Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2)

Part 7

Chapter 73,950 wordsPublic domain

-- Duca, però che se la mia casa annovera parecchi cardinali di santa Chiesa, non fu sortita fin qui all'altissimo onore di dare un Papa alla cattedra di San Pietro....

-- Mentre voi, signor Duca... ardete... credo... m'immagino... di amore legittimo certamente, ma profano.

-- Senza fallo; pure io credo, che se la stessa fonte di tutta purità avesse mirato il povero santo Ignazio avvampare dello amore, ond'io ho acceso il petto, non avrebbe consentito a farne un san Bartolomeo durante il giorno, e un san Lorenzo la notte.

-- Lasciamo queste cose da canto, signor Duca: ciò che avete detto basta a chiarire, che il paragone di santo Ignazio con la Madonna non tornava in chiave...

-- Sì, ma pel corpo di santo Alfonso, che riposa in Zamora, come volete, mia signora, ch'io vi ami? Lasciamo questo velo di terra che ci fascia, e pure ci è caro; diventiamo anime, e come nudi spiriti amiamoci; allora fieno nostri diletti correre sopra gli aliti della notte, i quali fanno tentennare i fiori come capi d'innamorati, che si accostano per baciarsi, o voleremo pei cieli a cavallo di quale stella più splende amorosa; o meglio ancora ci avvolgeremo deliziando nell'onda armonica, che esce dalle corde dell'arpa di David quando suona i salmi di laude al trono di Dio... ma finchè questo connubio della materia con l'anima dura, deh! non mi sia colpa amarvi come Adamo amò Eva, come i Patriarchi amarono le mogli loro... e così essendo, perchè ricuserete la umile offerta? Sara non respinse i doni di Faraone, e di Abimelec, e cotesti doni diversi dai miei, ed anco dati per fine meno santo davvero.

-- No, Duca, nelle vostre parole non ci ha cosa che io non possa udire, nè nelle profferte vostre, cosa che io non possa accettare; solo ci sono cose che nè dovrei udire, nè posso accogliere prima del signor marchese mio padre. La notte amica cuopre il mio rossore, però protetta dalle sue ombre mi attento, signor Duca, porgervi la mia mano in pegno, che il vostro affetto non mi torna sgradito.

La mano della Violante fu strinta bramosamente da entrambe le mani di Paolo, e baciata con sì focosi baci, che per poco non ci levarono sopra le galle; e tra un bacio e l'altro non si udivano che esclamazioni: -- _o suma bondad! o muis contiento_! gioie maravigliose anzi divine! _o mia querida prenda!_ anima dell'anima mia! _mio dulce cuidado!_ con altre più voci di cui va composto il grande dizionario italiano e spagnolo dello Amore. Fin qui, come avranno potuto notare i miei lettori, e sopratutto le mie amabili leggitrici, i discorsi dei nostri amanti sonarono perfettamente imbecilli: cotesto non si nega; ma non è mia colpa; chi se ne intende mi accerta la imbecillità essere vizio proprio dei colloquii di amore, il quale essi possiedono in comune co' discorsi di apertura dei Parlamenti, che i ministri mettono su la bocca alla corona, e co' discorsi dei ministri stessi, eccetto quando parlano di gravarci con nuovi balzelli le spalle, nel medesimo modo che i favellii di amore cessano di comparire vacui quando danno la stretta del matrimonio; chè quanto a questa faccenda non ci ha femmina al mondo, la quale non valga a reggere il bacile al più _involpito_ fra i diplomatici; nè la Violante era donna da dimenticare il fatto suo; di vero, appena riscossa la mano al rapace amatore che ne menava strazio (già s'intende co' baci), ella mostrando vaghezza di allontanarsi favellò:

-- Addio, signor Duca; il Signore vi tenga nella sua santa guardia... continuate ad amarmi come io vi amo; -- di tanto vivete sicuro, che mi sarà grato portare il vostro nome, e il titolo di Duchessa, ma al medesimo tempo, non vogliate obliare mai che in questa casa non si entra se non per la porta, e consenziente mio padre... intanto scrivete a Roma, fate venire le prove della vostra nobiltà, le carte concernenti il Principato... voleva dire la Duchea, i feudi, e i maggioraschi vostri, e dopo che tutto questo sarà chiarito, ventilato e cribrato, persuadetevi, mio signor Duca, che voi non potrete desiderare più zelante avvocato di me presso il signor Marchese mio padre, perchè vi conceda la mia mano.

Detto questo, ella si allontanò intostita, piuttosto radendo che mutando passi sul pavimento, come quelli che le videro, affermano costumare le statue quando, scese dai coperchi dei sepolcri per fare le faccende loro, si affrettano ritornare al posto. --

Paolo rimasto solo chiuse a pugno la destra e poi l'aperse di forza avventando dietro costei una imprecazione che a cotesti tempi ricorreva spesso sopra le labbra dei vassallacci di Roma, e vi s'incontra anco ai nostri, ma che non può trovare onestamente luogo in questo libro.

La Violante condottasi nella sua camera si pose innanzi tratto genuflessa davanti a bellissimo crocifisso di avorio, avvertendo bene, che il cuscino di velluto non le cascasse di sotto le ginocchia, e quivi si accusò, e si pentì del peccato commesso contro la religione, i costumi di gentildonna cristiana, e soprattutto contro il decoro d'_idalga_ spagnuola, concludendo col fermo proponimento di tornare da capo alla prima occasione. Dopo ciò, parendole di avere saldato il conto della giornata, si mise a giacere.

Ed ora che dorme guardiamola un po' adagio, e procuriamo in succinto porgere idea della sua persona. Vi ricordate la cara statuetta di Canova, che rappresenta Psiche con la farfalla tra le mani? Canova la donò; altri la vendeva; adesso si trova in Baviera, ma voi ve ne ricorderete. Or bene, nel modo che la farfalla sta tra le dita di Psiche, l'anima della Violante si trovava imprigionata fra quelle della Superbia; ma ohimè! con sorte quanto diversa; Psiche l'accarezza, e ne scuote soavemente la tenue forfora dalle ali dorate, mentre la Superbia mena strage dell'anima caduta nel suo fiero dominio. I tratti che la benevolenza s'industriava condurre sopra cotesto sembiante, l'asperità ostinavasi cancellare: le labbra di lei, comecchè vermiglie ignoravano le molli curve onde la bocca di donna sorride quei placidi sorrisi somiglievoli a sfumature di odore soverchiamente acuto, nè gli occhi suoi conoscevano i lunghi sguardi e miti come le mestissime tinte della luce che tramonta: anco per gioia i suoi sopraccigli aggrondavansi, e guardavano il supplichevole del pari che lo irreverente; e quante volte i suoi labbri si atteggiavano a sorriso facevano greppo come fanciullo che si disponga a piangere. Dalla madre spagnuola ella ebbe i capelli neri, lucidi quanto bitume giudaico, e la pelle colorita di un pallido gentile arieggiante l'umore più puro che si cava dalla pingue oliva toscana, altro da lei non ebbe, che la lasciò bambina; nè forse più nè meglio avria potuto cavarne, allevata come fu in corte di Spagna, dove respiravasi sempre un'aura di superstizione che emanava dall'arca d'Isabella regina, tenuta aperta dalla sacra crudeltà dei frati..... Signore! Quando considero cotesta donna levata a cielo, non pure dai vetusti, bensì anco dai moderni scrittori, e perfino da quelli che nacquero e crebbero fra popoli liberissimi, la mia mente si sbigottisce[12]. Per me mi sento ribollire il sangue alla ipocrita ferocia, e alla stolida credulità di costei, la quale o fingeva, o sperava spegnere con alcune poche lagrime lo incendio dei roghi della Inquisizione, ch'ella pure aveva suscitato. Ormai a estinguere il maledetto fuoco mantenuto vivo dalla cupida rabbia dei frati, non che lacrime di donna, basterà appena il diluvio di sangue di cento generazioni. --

Quali fossero le doti dell'animo di Violante d'Ayerba questo racconto andrà significando a parte a parte; intanto, per terminare con quelle del suo corpo, conchiuderemo, che bella appariva nel volto, e nelle membra per eccellenza disposta, e non dimanco tale, che un pittore antico l'avrebbe tolta a modello di Melpomene, la Musa della Tragedia, mentre un moderno ci avrebbe cavato la immagine di Erodiade che, tra le sorrise parolette brevi, e le blandizie proterve della voluttà, domandava a Erode le s'imbandisse sopra la mensa il capo mozzo del Battista, deliziosissimo sopra ogni frutto all'ira muliebre, che non perdona mai.

NOTE.

[11] Per i grani del mio rosario.

[12] Il PRESCOTT americano. _Storia del Regno di Ferdinando e Isabella_.

CAPITOLO QUINTO.

Contradizioni.

Paolo trovò Ciriaco alla svolta del canto, il quale se ne stava con ambo le mani intrecciate dietro il capo, e fisso al muro come cariatide di sasso: fattosigli da vicino, con voce cupa gli disse:

-- Andiamo. --

E l'altro:

-- Che nuove dei nostri amori?

-- Hanno messo i bordoni, ma non vogliono volare...

-- E allora come ci abbiamo a schermire? Noi siamo al verde con gli scudi.

-- Come vedi io m'ingegno di cavare da questi amori tanto da rifornire la borsa.

-- Io lo vedo; ma l'indugio piglia vizio, temo avvenga a noi come ho udito intervenisse ai nostri padri, che mentre consultavano a Roma abbruciava Sagunto.

-- Tu parli di oro, ma donde ho da spremere danari io?

-- Io ve lo diceva le mille volte, signor Paolo, vostra Signoria ha le mani bucate più di un vaglio; e nè meno mi garbava quel pagare lì subito come un banco, e peggio ancora senza il diffalco di un quattrino di tara cotesti conti da speziali...

-- Ormai acqua passata non manda il mulino. --

-- E sì, che l'esempio di tirare innanzi falliti ce lo avevano dato i gentiluomini romani, e i napolitani, e poi a voi che siete cima di nobiltà non fanno mestieri insegnamenti; i creditori si scarrucolano di mese in mese, e se menano chiasso si pestano di legnate... pare impossibile, che abbiate voluto buttare proprio ai cani tutti i privilegi della vostra illustre prosapia!

-- Eh! che vuoi tu? Del senno del poi ne vanno piene le fosse...

-- Mentre voi ragionavate di amore, io abbacava così tra me sul modo di cavarci di pena, e parmi, secondo il mio povero giudizio, averlo trovato.

-- O Ciriaco! tu leverai un'anima dal purgatorio.

-- O ne manderò un'altra nello inferno; questo non fa caso. Signor Paolo io non ci vedo altra via, che quella di rubare.

-- Rubare? Esclamò Paolo agguantando con la manca l'elsa della spada, e nella faccia avvampava come fiamma di fuoco.

-- O Signore benedetto, e che abbiamo fatto fin ora? Ammazzare e rubare. Adesso invece di pigliarcela con due comandamenti della legge di Dio, diamo addosso ad uno solo.

-- Noi abbiamo combattuto a viso aperto: lo assalito poteva difendersi, e noi perdere: tra i sommi capitani e noi non cade disuguaglianza in questo, forse il pericolo maggiore dalla parte nostra, chè noi non perdonano mai; ma cogliere alla sprovvista chi dorme e spogliarlo, o invadere con piè furtivo la casa altrui per rubarla gli è mestiere da topi, non da banditi pari nostri.

-- Ma! bisogna adattarci; quel rubare e ammazzare di un tratto mi sembra troppo di punto in bianco...

-- Per me penso, che l'omicidio non guasti; chi muore muore; quanto a vivi ti perdonano la morte dei padri; se poi togli loro il podere non ti perdonano mai. Anzi può succedere benissimo che qualche erede stantio nel suo segreto ti benedica, però che tu sai il proverbio vecchio, che i Padri eterni fanno i figliuoli crocifissi: a noi poi bastano i denari, l'altro sì mobile che immobile lasciamo: ora qual figlio, comecchè tenero o avaro, non vorrebbe pagare doppio il balzello della successione, a patto di redare in giornata dall'amatissimo padre?

-- Vi domando mille volte perdono, illustrissimo signor padrone, ma il nostro bisogno sta nel rubare molto, e a man salva; dunque, seguitate bene il mio discorso. Assaltando una persona per via, poco le possiamo trovare addosso; aggiungete, che di rado i gentiluomini camminano senza compagnia; e per ultimo pensate che alla macchia il rumore delle archibugiate non chiama soccorso; forse lo allontana, mentre in città come questa fra i cittadini, che traggono al balcone, la Corte che accorre per le strade, noi ci mettiamo al cimento di trovarci tra la incudine e il martello.

-- Veramente, io non lo nego, queste tue avvertenze meritano considerazione, e volendotele menare per buone giudico che il meglio sarebbe svaligiare una chiesa...

-- Una chiesa!

-- Già; -- mira! nella chiesa non troveremo danari, ma ori, argenti e gioie, i quali potremo vendere a qualche manutengolo, o esitare in altromodo; veruno in chiesa ci contrasterà, persona ci vedrà...

-- E Dio?

-- Se non ci vorrà vedere si tapperà gli occhi.

-- Paolo!

-- Ciriaco! O non ti sembra più religioso immaginare ch'ei faccia a cotesto modo, che supporre li tenga aperti, e ci lasci condurre a fine le tante belle cose, che noi abbiamo operate fin qui?

-- Ma in chiesa poi!

-- Tonto che sei; o Dio si trova da per tutto, o in verun luogo; o vede ogni cosa, o nulla.

-- E nondimanco in chiesa...

-- Non dubitare; libbra più libbra meno, la bilancia su la quale sarà pesata la nostr'anima non si rimarrà da dare il tonfo giù nello inferno; qui non giace il nodo, sibbene in quest'altra parte, che io non mi adatterò mai a rubare in chiesa nè fuori; e nè anco a te lo permetterei...

-- Quanto a questo il suo rimedio ci sarebbe ed io ci avrei pensato...

-- E sarebbe?

-- Renzo farebbe il servizio, e noi altri gli daremo spalla.

-- Credi, che ci sarebbe da fidarci di Renzo?

-- Io metto pegno per lui... ma in questo modo vi capacita?

-- Sicuro!... egli non appartiene... non fece mai parte di compagnia di banditi, donde ne viene che per le sue opere noi non possiamo restarne macchiati... non è vero?

-- Vero come il santo vangelo...

-- E tu pensi, che non ci sia pericolo di fidarci a lui?

-- Il garzone mi sembra del ferro che si fanno i coltelli, e voi signor Paolo gli siete andato a genio, sicchè vi ha messo addosso un bene pazzo. --

-- Con la paura non si arriva a capo di nulla: chi teme non ama, e del male che puoi arrecare ogni uomo confida schermirsi; e questo si trova accadere anco ai principi che tengono al servizio loro sbirri, giudici e maestri di giustizia...

-- Sì, da questo lato vi siete condotto da quel valent'uomo che siete, ma dall'altro non mi pare che meritate l'alloro...

-- E dove?

-- Nel beneficarlo troppo...

-- Non ti avrebbe per caso punto la invidia, Ciriaco?

-- Me! Voi mi uscite dal seminato, signor Paolo; lasciatevi servire, voi ragionerete bene delle cose vostre come padrone, ma noi, come servitori, delle nostre ce ne intendiamo meglio di voi. Il servo si attacca al padrone, più che pel benefizio presente, per la speranza del benefizio futuro; il benefizio presente, se minore dell'aspettativa, ti aliena l'anima del servo, se pari, lo sazia come per soverchio di cibo; e quando non ti resta altro da donare, se non ti taglia come legno secco e non ti butta sul fuoco, almeno non viene più a ripararcisi sotto, perchè brullo di fronde. Dà poco, e prometti molto, che la speranza allora si conserva verde, perpetuamente rinfrescata dal desiderio. Questo vi ho voluto dire, Paolo, perchè quanto al vostro Ciriaco egli vi ama senza nulla sperare, e nulla temere da voi, eccetto perdere la grazia vostra, ma caso mai voi aveste a rimanere privo di me, e' vi converrà avvertire bene a non mettere il piede in fallo; se inciampate in un filo di paglia vi aspetta una fune di canapa: badate a non dimenticarlo.

* * * * *

Nel colmo della notte, muniti di ferramenti, corde, e di quanto altro è necessario al mestiere del ladro, o per dire più retto, ad una delle infinite specie del mestiere del ladro, uscirono di casa Paolo Pelliccioni, Ciriaco e Renzo il giovane di belle speranze. Pigliarono da tre parti diverse per riunirsi poi, secondo che gli ottimi capitani costumano, in un punto solo, il quale fu certa porticina di fianco della chiesa del Carmine; colà Ciriaco e Renzo adoperando i loro arnesi vennero agevolmente a capo di aprire la porta; Paolo con romana superbia stava a mirarli con disprezzo. Ciriaco appena si fu intromesso in chiesa con Renzo gli disse:

-- Va, figliuolo, e Dio ti aiuti; empi il sacco e vientene; io ti aspetto qui fintantochè non torni; se la Corte capitasse da queste bande, il padrone di fuori darà l'avviso, ed io te lo passerò con un fischio; piglia del buono e del meglio, gemme e ori; l'argento lascia; ora affrettati; rammentati che il pendolo del ladro è attaccato alla corda del boia.

Andò il giovane, e Ciriaco attese un pezzo con pazienza, prima immaginando la copiosa raccolta del bottino, poi con inquietudine; e Paolo, il quale ostentava, e forse sentiva davvero spregio per l'atto, ma molto gli premeva l'esito fortunato, due volte si accostò alla porta, e dall'uscio socchiuso lanciò dentro queste parole: -- O che vi state a donzellare? Gli è proprio un mettere a cimento la Provvidenza; mi sembra di arrostirmi su la gratella come san Lorenzo.

-- E' non si vede ancora; io andrò per esso... che se a voi pare arrostirvi come san Lorenzo, e a me sembra giacermi su la ruota come santa Caterina.

Poco più che durassero a favellare i ladri recitavano intere le litanie dei santi, ma Ciriaco lasciate le scarpe si avviò cauto e guardingo per iscoprire quale accidente fosse mai successo, ed arrivato vicino l'altare con maraviglia pari alla collera mirava Renzo, che in ginocchioni sul primo gradino pregava divotamente.

-- Che fai tu costà, che ti pigli una saetta?

-- Recito il rosario.

-- E i voti?

-- Non mi riesce pigliarli... non posso.

-- Va via, o che ti ammazzo qui come un cane.

E Renzo: -- Perchè mi vuoi ammazzare come un cane? Va e staccali tu se ti riesce. Poi si alzò ripigliando il cammino fatto, al termine del quale avendo incontrato Paolo, questi gli disse:

-- E Ciriaco, onde non è teco?

-- Rimase a spogliare la Madonna, ma non potrà...

-- E perchè non potrà?

-- Perchè nè manco io ho potuto...

-- Non ti bastavano gli arnesi?

-- Degli arnesi ce ne avanzava; non mi è bastato il cuore.... appena io aveva messo la mano sul vezzo delle perle, che la santissima Vergine ha intorno al collo, ella, proprio ella, mi ha detto: perchè mi spogli figliuolo? -- E queste parole ha favellato con la stessa, stessissima voce con la quale mia madre morendo mi raccomandò che, caso mai entrassi nella via della perdizione, poco premevano gli altri santi, e poco anco Cristo, purchè badassi bene a non guastarmi con la Madonna; allora, che vi ho da dire? Le gambe mi sono mancate sotto, e ho preso a recitare il rosario. --

Ventura fu per Renzo, che in quel punto sopraggiunse Ciriaco stravolto in vista, e gli occhi strabuzzati; richiesto a sua posta da Paolo se avesse fornito la faccenda rispose:

-- Non si può; andiamo via. --

-- Anco tu hai avuto paura?

-- Io non ho avuto paura; ma non posso... la faccia della Madonna rassomiglia la faccia di Maria... e quando sono stato lì per levarle il vezzo ha chiuso gli occhi. --

Questo, già come s'intende, non era vero, ma facilmente gli parve, però che in cotesto punto una delle lampade accese davanti alla immagine, tirando a finire, mandasse un getto lungo di luce, e poi si spense; onde in quel subito trapasso sembrò che la pittura stringesse le palpebre. Paolo, forte indispettito, tratto meno dalla cupidità che dall'ira, e dalla vanità di spuntare la prova fallita per l'altrui paura, non avvertendo, o dannando, quanto prima aveva professato su le ragioni del furto, diè una spinta ai compagni facendosi largo, e prorompendo in bestemmie si cacciò in chiesa col sacco strappato di mano a Ciriaco. Anch'egli andò diritto all'altare, salì su la mensa, stese sicuro alla immagine la mano, la guardò torvo in faccia quasi a sfidarla e di un tratto le staccò dal lato destro il vezzo... poi si rimase... il vezzo cascò giù da un capo pigliando a ciondolare appuntato dall'altro, e col vezzo cadde il braccio di Paolo, nè più ebbe balía di rialzarlo; stette alquanto a contemplare la faccia divinamente serena della Immagine, come per attestarle, che s'ei si rimaneva non era per paura, e poi borbottando si allontanò. --

Forse si sentiva costui meno ladro o più tristo di Caligola, il quale non contento di spogliare le statue di Giove dei mantelli di oro, aggiunse lo scherno dicendo: gli Dei non patire caldo nè freddo! Per me penso, che non fosse meno tristo di lui. Forse il ribrezzo di rubare senza assalire ed uccidere, vinto uno istante dalla stizza, tornava a mulinargli pel capo, o la superstizione religiosa fece forza a lui come agli altri; chè gli uomini vogliono essere considerati a mo' dei santi dentro la nicchia loro; vale a dire di rimpetto ai tempi in cui nacquero, e alle opinioni in mezzo alle quali essi vissero; non anco gli aveva cullati la Enciclopedia, nè Voltaire nudriti, nè i più moderni filosofi alemanni bagnati e cimati: perversi si sentivano, ed erano; però persuasi delle iniquità che commettevano, da un lato tremanti di averne a rendere conto a Dio, fiduciosi dall'altro di poterlo placare con la penitenza, o co' suffragi; ed anco dopo la scuola d'incredulità, che ho accennato (e un tempo fu più cosa di oggi, ma tuttavia dura), molti pure rimangono divoti a Maria, nè a mio giudicio cesseranno. Maria madre del Figlio del popolo, per la bontà sua venerato Dio, che lo partorisce nel presepio per la persecuzione di un tiranno, e lo perde sul patibolo per la persecuzione dei preti. Maria simbolo di ogni più caro affetto, capace di vibrare le fibre del cuore, però che sempre vergine ed immacolata ella ti rammenti colei, che prima ti destò all'amore, quel divino fiore dell'anima che colto una volta non rinasce più, e nel punto medesimo ti _riporta_[13] il vario ed inesausto tesoro della bontà di madre; lei invocano con isperanza di soccorso i marinai per le procelle del mare, e lei con uguale fiducia gli sbattuti dalle tempeste troppo più perniciose suscitate dalle passioni proprie, o dalla malignità altrui; i colpevoli in abominio agli uomini, quando non che ricorrere a Dio non si attenterebbero di levare gli occhi al cielo, si raccomandano con fiducia a Maria, e sperano di ottenere il perdono mercè questa perpetua avvocata dei peccatori. -- Bene io so, e lo deploro, che nell'idolo dipinto di tinte sfacciate, guarnito di oro e di gemme e posto lì come l'uccellatore mette il richiamo per chiappare gli uccelli, male possiamo ravvisare noi la fanciulla di Ges, la moglie del falegname, la madre del condannato per amore del prossimo, ma tanto e tanto non seppero guastare i sacerdoti questa sembianza d'infinita bontà che non si accosti soavemente all'anima di quale nacque di donna, e per battesimo diventò cristiano.

Paolo tornava anch'egli col sacco vuoto; non fiatò verbo se togli questi pochi: -- Sì, andiamo, veramente non si può.

NOTA.

[13] Se anco dettando racconti, io mi studio, per quanto so, pigliare cura della lingua, sia procurando rimondarla da modi e voci barbari, sia rimettendo in uso parole obliate, sia raccogliendone altre sfuggite alla diligenza dei Collettori, confido non cavarne biasimo; molto più che per le scritture degli ufficiali del Governo, le dicerie dei parlatori nel Parlamento, e lo scombiccherare della più parte dei giornalisti, se lo idioma nostro non diventa il _gergo franco_ adoperato su per gli scali del Levante, e' vuol essere un vero miracolo di Dio. Però parmi bene notare qui, che nelle pagine antecedenti adoperai la parola _sgallinare_ la quale non mi occorse registrata nei Vocabolari delle lingue; tu la troverai nel t. VIII, pag. 81 delle opere di N. MACCHIAVELLI ed. Conti. -- Niccolò aveva domandato ai Signori Dieci, durante la legazione al Valentino, gli mandassero 50 ducati, e 16 braccia di damasco nero per farne presente, e questi mandarongli i ducati e il damasco; Biagio Bonaccorsi scrivendo a Niccolò il 12 Dicembre 1502, rispetto a queste sedici braccia di damasco, avvertiva: = voi _sgallinerete_ pure un farsetto da questo drappo, tristaccio, che siete! = Onde e' sembra che stia a significare: buscare su, o avvantaggiarsi con malizia; ed io lo reputo modo vivo e pieno di acconciatezza da meritarsi che si rimetta in onore.