Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2)

Part 5

Chapter 53,903 wordsPublic domain

Pari in orrore, se non forse più strano, questo altro caso; uno sbirro, con le mani aiutandosi e co' piedi, dopo inaudito travaglio di scheggia in ischeggia già arriva alla sponda estrema della rupe, già vi pone la destra, dopo la manca, e raccogliendosi in sè già spinge la persona in alto per sopramettere il petto al ciglione; un bandito che lo mira a un tratto, piglia con ambedue le mani l'archibugio per la canna, e quanto può leva le braccia in alto per dargli del calcio nel cranio: voglioso di acconsentire con ogni sforzo al colpo, allarga le gambe sporgendo innanzi la destra e si curva. -- Qui si fa buio; e chiunque si trovò presente al caso, ormai al chiarore del nuovo lampo teneva per fermo o non avrebbe più veduto lo sbirro, o lo avrebbe visto rotoloni per l'aria, quando con maraviglia pari allo spavento contemplò lo sbirro salvo, e il bandito tracollato giù nel precipizio, e questo accadde in grazia della intrepidezza, o piuttosto dello istinto di conservazione dello sbirro, che lo mosse a stendere la mano, ed, agguantata la gamba al bandito, con supremo anelito tirarla a sè, onde costui troppo in cima, su terra sdrucciolevole, diede la balta, e l'altro, che si potè mantenere attaccato al vivagno, di un salto fu sopra e si salvò.

Per questo caso presero tanto animo gli sbirri quanto ne perderono i banditi; nè, superate una volta le alture, restava modo alle difese, però che quelli troppo vincessero di numero i secondi, i quali adesso si vedevano ridotti a venti, e nè manco tutti illesi. Paolo allora pensò allo scampo, e due e tre volte cacciava fuori fischi acutissimi, segnale ai banditi, perchè, cessato il combattere, riparassero alla caverna, asilo fidatissimo negli estremi accidenti; al fianco suo erano rimasti, fin lì non tocchi, Ciriaco e Maria la figliuola dell'oste, la quale in cotesta notte mostrò esserle l'arcobugio assai più familiare della rocca e del fuso; e quante volte Ciriaco per bontà d'indole, o per altro affetto presumeva farle schermo del proprio corpo, ella tirandolo da parte gli disse dispettosamente:

-- O che credete che io non sappia come voi mettermi a repentaglio? O immaginate, che stimi la mia pelle più cara della vostra? In là... in là... ch'è tempo perso, ognuno di noi nacque con la sua morte in tasca. --

E sembra proprio che la deva andare così, però che ella, mentre stava per voltarsi al segno del capitano, si sentisse colpita di sotto al lato manco; nè tanto potè tenersi, che non prorompesse in uno strido, e subito dopo girando sopra sè medesima stramazzò.

-- Maria è cascata, disse Ciriaco a Paolo.

-- Lasciala stare; ne cascarono tanti, rispose Paolo.

-- No: vado a pigliarla. --

-- Lasciala, la traccia del sangue ci scoprirà.

-- No: se ci è verso la vo' salvare....

-- Se capitasse viva in mano agli sbirri potrebbe farci la spia; va bene, vengo teco a pigliarla.

E andarono. Presto, presto, Paolo le fu al fianco, dove, piegato un ginocchio a terra, interrogò:

-- Siete ferita?

-- Oh! signore sì, mi sento morire....

-- Versate di molto sangue?

-- Per di fuori... no... non pare....

-- Badate a non tracciare col sangue la via agli sbirri; avete nulla addosso per fasciarvi?

-- Sì. --

-- Ciriaco aiutala a fasciarla, e stringi forte; -- dopo queste parole Paolo tentò il terreno per conoscere se fosse bagnato di sangue, poi unì insieme le dita avvertendo se restassero appicicate, nè questa prova bastandogli gustò con la lingua l'umidore, e parve assicurarsi; allora diè mano a Ciriaco per rilevare Maria, la quale essendosi costoro recata sopra le braccia conserte portarono via a precipizio.

Gli stessi banditi ebbero a penare non poco, prima che nel buio trovassero la caverna, la quale non abitavano già cotidianamente, serbandola, come ho detto, per estremo rifugio; al fine, trovatala, presero a rimoverne dalla bocca le marruche, e ogni altra ragione pruni, che per natura e per arte vi erano cresciuti foltissimi; passati, li raddrizzarono, e intrecciarono; lì presso, uguale il roveto, e per buon tratto esteso, onde quasi disperato rintracciare la caverna nel dì, pel buio poi impossibile. Appena penetrava nella caverna il bagliore dei lampi, dacchè la tempesta imperversasse tuttavia, però tanto bastava a far sì, che i banditi disposti in mezzo cerchio, con un ginocchio chino, atteggiati in varie guise, tenessero gli occhi aguzzi e le bocche degli arcobugi rivolte allo spiraglio.

Gli sbirri, poichè dopo molto altro trarre si accorsero che i banditi erano scomparsi, cessato il timore di essere presi di mira, smaniosi per la rabbia, che scappasse la fiera, ripresero a tagliare schiappe di pini, e con quelle accese cominciarono a frugare bramosamente le macchie; chi avesse veduto quelle strane sembianze correre su e giù per la foresta con quei fuochi sinistri nelle mani e udito gli urli ferini, che mescevano con lo strepito dei tuoni, e il fragore delle fronde sbattute, e delle acque, certo avria immaginato di trovarsi nel Citerone, o su lo Ismaro mentre le Menadi correvano furiando sotto la sferza del Dio che le agitava; di vero, se i miliziotti non ispingeva ebbrezza di vino, erano mossi dalla ebbrezza del sangue, della ferocia e dell'avarizia; ma ora che ci penso, anco le donne tessale e tebane, se nelle corse matte occorrevano in qualche uomo, lo stracciavano, e fitto il capo di lui sur una picca portavano a processione; così pare provato che uomini e donne, digiuni od ebbri, tranquilli o maniaci fossero sempre micidiali del sangue loro. Forse muterà un giorno, anzi io ci credo, non mica perchè faccia capitale sopra la benevolenza, ma sì sopra lo ingegno malvagio degli uomini, che nell'arte di distruggersi andando sempre innanzi troveranno modo di potersi sterminare in un attimo, allora, ma non prima di allora, dando spese al cervello, brontoleranno sempre, e non si morderanno mai.

Non una o due, bensì delle volte più di dieci gli sbirri passarono e ripassarono davanti la bocca della caverna, anzi uno di loro prese a sbrattare la rosta, ma, trafitto da un pruno, si rimase bestemmiando. E' fu giusto allora, che la povera Maria, travagliata da febbre mortale, vagellando prese a lagnarsi, e in mezzo al delirio ricorrendole alla mente le cose, o gli affetti che più la tenevano presa, ricordò la madre defunta, e la Madonna; sovente fu udita raccomandarsi a un signor Paolo, pel quale pareva ella nudrisse non minore paura, che passione; per ultimo l'atterrivano le pene dello inferno, e supplicava le menassero il prete, affinchè, confessati i peccati, potesse ridursi in luogo di salute. Paolo, che, caso fosse o consiglio, le stava allato; da principio le disse: -- taci; -- ma poichè vide il comando riuscire indarno, stese la mano, ed ebbe compreso la donna travagliarsi negli spasimi supremi; allora adagio adagio ei scinse la fascia, che portava attorno la vita, e fecene groppo, il quale poi soprappose alla bocca della misera donna; nè punto lo rimoveva, al contrario sempre e più sempre ce lo pigiava, procurando che non pure il rammarichío ma nè anco l'alito si potesse sentire.

Ventura volle, che ora i tre bargelli s'incontrassero poc'oltre di là, e subito prendessero a favellare. Primo fu Arrichino a dire:

-- E' mi pare che dobbiamo appendere il voto alla santissima Vergine di Loreto se la è andata a finire così.

-- Che noi ce ne abbiamo a vantare, ciò sta nelle regole, riprese il Riccio, ma tra noi buttiamo carte in tavola; se non eravamo un esercito ci rimanevamo tutti. -- E l'altro:

-- Caro mio; tu non ti contenti mai; io avrei voluto vederci un po' uno di quei colonnelli famosi, che vanno per la maggiore sia francese, sia spagnuolo... nella notte... in mezzo alla tempesta che appena cessa... abbiamo superato rupi da disperarne le capre; il nemico disparve, il campo è nostro.

-- Certo è sparito ma non fu sterminato; ci rimase il campo, ma ci tocca a lasciarlo subito se non ci vogliamo morire di fame e di freddo... quanto a morti e feriti, io vo' restare ammazzato se per dieci sbirri e miliziotti noi avremo un bandito....

-- Abbi pazienza Riccio, cominciò Angelotto, ma tu guasti l'arte: a noi basti vincere, ho sempre sentito dire, che si aguzzò il piolo sul ginocchio chi pretese stravincere, e in due parole io ti chiarisco; il Papa pagherà gli sbirri, finchè ci saranno banditi; e sta sicuro di questo, che dopo l'ultimo bandito egli impiccherà l'ultimo sbirro....

-- Incomincio a capire, e mi pare che tu abbia ragione.

-- Lo so anche io, che ho ragione, e bada a questo altro: domani quando raccoglieremo le teste dei banditi, un paio di dozzine e' ci hanno da essere....

-- Per me crederei di no.

-- E tu credi così perchè tondo nascesti e tondo morirai, chi ti para a mescolare co' capi dei banditi qualche testa di sbirro? Le non si distinguono le teste come sono tagliate, massime quando piglia a disfarle la morte... allora un ladro vale quanto un vescovo, e ci è da sbagliare....

-- Dici bene tu, ma se taluno ci fa la spia... con Sisto, Domine aiutaci!

-- Restando la cosa tra te, me ed Arrichino non si ha da temere tradimenti; e di grazia a che pro tradirci? Sisto promette alle spie Roma e Toma, e anco le paga, ma se tu ci hai avvertito, presto o tardi le agguanta, e solo che inciampino in un filo di strame e' vanno a finire al canapaio, però messe a monte le altre ragioni, basta questa per noi a tenerci la fede.

-- Anzi, osservava Arrichino, tra le teste dei banditi non potremmo trovarne una giovane, e dare ad intendere che fosse dello stesso Venanzio...?

-- Io la tengo per cosa da non ci pensare, rispose Angelotto, perchè il Papa sa ch'egli è bellissimo, di capello biondo d'oro, e forse gli hanno dato altri segnali di lui: anche te ammonisco a non volere stravincere. --

Il Riccio allora come studioso di non iscapitare nella reputazione di mascagno soggiunse:

-- Di' un po' Angelotto, le taglie promesse si avranno a spartire fra coloro che rimasero vivi? --

-- Ma sicuro, i morti non contano, e poi hanno sempre torto marcio.

-- Giusto come pensava anch'io! Dunque meno che saremo e più ci toccherà?

-- Per lo appunto a quel modo.

-- Allora, sarei di avviso, che ce ne tornassimo addietro noi altri; ai passi metteremo guardie, nè grosse, nè sottili, perchè i banditi non ci possano sgusciare di mano: voi vedrete, che, come aggiorna, da qualche buco scapperanno fuori cotesti dannati a fare impeto su le guardie per mettersi in salvo; e noi gli lasceremo arrabattare un pezzo fra loro, perchè per ogni bandito che casca morto le taglie crescono, e per ogni sbirro che pigli la via dell'altro mondo meno ci tocca a spartire....

-- Non è mica pensato male, sai? Ma ci ha di mezzo l'anima, Riccio mio....

-- Ed anco a questo ho avvertito... non ti sembra che si possa aggiustare la faccenda con qualche messa?

-- Sicuro... con le messe... e gli uffizii. --

Così rimasti d'accordo, ordinarono alle squadre rifacessero i passi; domani a giorno chiaro sarebbero tornati a seppellire i morti ed a mozzare il capo ai banditi, e tutti insieme scesero cantando canzoni, dove, ad onta della parola, per paura di Sisto, pudibonda, non iscaturiva meno sfacciato il concetto; tanto l'aspettazione del poco danaro delle taglie valeva a soffocare il senso di angoscia presente e del pericolo trascorso, anzi il dolore pei compagni perduti e il rimorso della strage menata!

Paolo levò tardi la mano di su la bocca di Maria; allora solo, che il vento non gli portò nè manco il susurro del canto degli sbirri che si allontanavano, e Maria da parecchio tempo non respirava più. Levatosi in piedi Paolo favellò in questa sentenza ai compagni:

-- Se vi abbia voluto bene e vi ami, voi lo sapete, però non dico nulla dell'angoscia che provo a dovervi parlare siccome faccio; fratelli miei, e' non ci vedo caso, bisogna separarci. Ora un acquazzone ci rovina addosso; passerà, e la prudenza insegna di aspettare al coperto, che smetta; non possiamo mica fare alle capate co' muri. Papa Sisto in questo quarto di luna vive in pace con la Spagna, i Viniziani, il serenissimo di Toscana, insomma con tutti; l'accordo dei gatti fa la tribolazione dei topi: ma quanto durerà egli? Staremo a vedere; intanto il punto giace nello scansare la forca, figliuoli miei, e attendere tempi migliori. Dividiamoci dunque per ritrovarci con meno tristi auspici più tardi, voi conservatemi la vostra benevolenza, com'io vi do pegno di perdurare nella mia; se ho commesso qualche errore, ne chiedo perdono prima a Dio, poi a voi altri; voi sapete che verun uomo può vantarsi perfetto: pensate se io! Il patrimonio comune, ch'io rivenni al verde, mi sembra, che se non risponde ai desiderii vostri (e questo sarebbe un po' difficile), pure ora sia tale da potervene contentare; adesso lo dividerò tra voi, qui lascerete le armi, gli argenti, e gli ori lavorati, come pure le gioie, chè per queste cose voi cadreste facilmente in sospetto, e ricordatevi che i sospetti mettono i pioli alla scala di compar Gigolo. Dell'oro monetato fate tre parti, una darete al prete per la faccenda dell'altro mondo, la seconda al giudice, caso mai vi fastidisse nella faccenda di questo mondo, la terza serbate per voi. Rendetevi terziarii di San Francesco, o meglio torzoni in qualche convento; quello che si fa con la veste corta del bandito, il tonacone del frate sembra tagliato a posta per coprire: se vi occorre barattare moneta, cercatene al priore, o al sagrestano, e a patto che non istiate su lo spiluzzico a riscontrare il danaro del cambio, egli non vi tradirà; non vi confidate mai con donne, e i capelli non vi saranno tosi da altri, eccettochè dal barbiere; fate la carità in segreto, e Dio, che la vede anche al buio, vi ricompenserà; godete anche in segreto, perchè allora il bargello non lo saprà: e mastro Gigolo non v'impiccherà. --

A considerarlo bene come merita, non si può dire, che questo discorso abbia virtù di movere troppo gli affetti, e tuttavolta i banditi piangevano _a sprone battuto_. Tanto è, uno scampolo di tenerezza la possedevano anch'essi; e....

-- Capitano, fra i singulti dicevano, e avrete cuore di lasciarci così...?

-- Figliuoli miei, e' mi pare che sia bazza per noi lasciarci a questo modo.

-- E finchè voi non tornate noi avremo a dormire interrati come le testuggini?

-- Oh! no, come le vipere, per mordere più velenose a primavera.

Acceso un lume, cavarono con le zappe di sotto terra una cassa, e presero a spartire il danaro noverando per ogni uomo un ducato. Quando toccò la volta di Ciriaco, Paolo disse:

-- A te Ciriaco. --

Ma Ciriaco non era quivi, e Paolo rinnovò la chiamata; allora Ciriaco sbigottito rispondeva con voce lamentosa:

-- Capitano, Maria è morta... non so che farmi della moneta.

-- Vien qui tosto, che la si sveglierà più che non vorresti.

-- Io vo' vedere se dorme, o se è morta Maria.

-- E tu sta ad aspettare che si risvegli....

E mise su la tavola il ducato; quando ebbe a contare sè, si mise da parte, onde i banditi notarono:

-- E voi, Capitano, e voi?

-- Io, povero qui venni, e povero io voglio morire, Dio provvederà....

-- Questo non patiremo mai.... voi avete a pigliare la parte doppia... sì, doppia..... doppia vogliamo.

-- Intendete contendere meco all'ultimo? Duro vostro capitano, obbedite....

Chinarono il capo, brontolando forte: per poco non s'insanguinarono a ributtare la moneta, che pure essi avevano con mani sanguinose arraffato.

Venuti al fondo della cassa, Paolo la gittò all'aria dicendo allegramente:

-- Fiera finita; le botteghe si chiudono.

-- Capitano, o signor Paolo, interruppe qui Ciriaco, Maria non dorme, io vi accerto ch'è morta.

-- E che conti a me? La ho uccisa io? Te la posso risuscitare io? Piglia questa moneta e consolati; se non puoi consolarti chetati. -- Compagni, su, non ciondolate; per quanto udii, la via del torrente rimase libera; una volta che abbiate messo il piè sul ciglione si trova il viottolo anco ad occhi chiusi.

Tolsero funi e ferramenti preparati al bisogno, e usciti fuori con molto riguardo dalla caverna, si condussero su la sponda della rupe, traverso le spaccature della quale ruggiva il torrente; i fianchi di lei per lungo tratto erano tagliati a picco, e lisci così, che meglio non saria potuto farsi per via di pomice, poi occorreva una maniera di cornice capace al passo mala pena di un uomo, che di ora in ora serpeggiando s'incassava nei fianchi del dirupo per riuscire da capo senza riparo sul burrone. Aiutaronsi a calare; ultimo volle rimanersi Paolo, sempre confortando i compagni a pigliarsi cura di sè; a lui non pensassero; potrebbe scendere dopo gli altri agguantandosi alle funi. Quando tutti furono discesi, Paolo si affacciò al vivagno gridando:

-- Addio, compagni, l'avoltoio ha da vivere, o morire sul monte... salute a tutti, e ricordatevi di me.

I banditi tacquero, temendo con le voci loro dare la sveglia alle scolte, e l'ora, il luogo, e la paura di mettere il piede in fallo troppo li tenevano stretti perchè si pigliassero cura di altrui.

Paolo, studiando il passo, ritorna alla caverna: qui giunto cava fuoco dal focile, e accende il lume: ciò fatto, seguendo l'usato costume, si volta intorno a speculare, e mira Ciriaco, che genuflesso a capo di Maria, le recitava le preghiere, che, monche e a stento, si richiamava alla memoria.

-- Oh! Ciriaco, perchè non ti salvi con gli altri?...

Signor Paolo non posso, mi pare che qui mi rimanga il cuore....

-- Diamole sepoltura, e non ci pensiamo più....

-- Non ci pensiamo più, la è presto detta, ma io di Maria non mi dimenticherò mai, Capitano, mai.

-- Ti premeva molto questa ragazza, Ciriaco?

-- Molto.

-- Ed ella ti amava?

-- No: ella amava voi.

-- Me! Io non me ne sono mai accorto....

-- Me n'era accorto io.

-- Se stava come me la conti, Ciriaco, felice lei, ch'è morta, felici noi!

-- Capitano, per Cristo! voi parlate da matto... da matto e da peggio.

-- Non ingrugnarti Ciriaco, che io ti chiarisco: saresti stato felice tu se vivendo ella l'avessi veduta ardere per altri che per te?

-- Non importa, a patto che riviva....

-- E questo dici perchè vivendo ti rimarrebbe la speranza, che un dì o l'altro di colta o di seconda mano potesse cascarti nelle braccia; quando poi questa speranza ti venisse spenta, tu l'avresti presa in odio, forse tu stesso ammazzata....

-- No... no....

-- Ad ogni modo tu avresti concepito rancore contro me innocentissimo, nè tu sai, o puoi sapere dove questa gozzaia ti avrebbe condotto, e per noi, usi a palesare i nostri pensieri più col coltello che con la lingua, ci è da mettere su pegno, che un giorno o l'altro, senza volerlo, anzi con inestimabile tuo cordoglio, mi avresti ficcato così tra costa e costa un mezzo palmo di coltello, e morto che tu avessi il compagno della tua puerizia, -- il tuo padrone, -- il tuo fratello, saresti stato contento? Avresti vissuto in pace con lei? Sarebbero stati tranquilli i tuoi sonni dormiti sul medesimo capezzale con la donna che ti armava la mano al fratricidio? -- Felice te, ed io pure felice, perchè, dà retta, io avrei fatto certo di queste due cose una: o l'avrei tenuta, o l'avrei respinta. Se tenuta; nello stato in cui peniamo, Ciriaco, che diventa per noi una donna? Un demonio se piglia i nostri costumi, uno sfiancamento di cuore se si conserva mansueta e pia. Respinta, si rifiniva nell'angoscia? E peggio per lei. La struggeva l'ira? E ci avrebbe mosso nemici il cielo e la terra, e peggio per me, per te, per tutti. Dunque sta bene, dove sta: _requiem æternam_. --

Ciriaco arrovellava di sentirsi convincere, voleva trovare una ragione per rispondere e non la rinveniva; s'industriava formare una parola, e pareva la lingua e le labbra gli negassero l'ufficio, mentre l'altro insolentendo nella potenza della favella continuava:

-- Felice lei, ch'è morta tenendo occulto il fuoco di amore, perchè solo a questo modo e' sembra divino: pensieri soavi, e cari palpiti, e desii lo alimentano sempre splendidamente vivace, ad ogni istante gli nascono nuove ali, e, con le ali, nuove forze per poggiare senza quiete in su; manifestato che sia, brucia ogni cosa e si spenge soffocato nella sua propria cenere. Felice te! che non provasti che sia doversi vergognare per l'uomo del tuo cuore, nè tremasti che ogni latrato di cane lo svelasse alla persecuzione degli sbirri, ed ogni colpo di arcobugio gli rompesse le membra. Oltraggiata, derisa, tu non ti trarrai per le pietre e pel fango sotto la forca, dove te conduce l'agonia di carpire a volo uno sguardo obliquo del marito, e di porgergli un detto, od anco una voce sola, che gli attesti non tutti maledirlo, e in cotesta arsura di morte gli scenda refrigerio nell'anima. Felice te! che non ti sentirai ghiacciare il sangue, per terrore che una parola non riveli al tuo figliuolo la sua nascita; nè dovrai desiderare che ti si apra sotto la terra, quando egli in onta dei tuoi sforzi, consapevole dell'essere suo, ti getterà in faccia come rampogna la sua vita.....

Ciriaco a questo punto recandosi in mano i capelli della morta, che lunghi e neri le cascavano sopra il petto e le spalle, nello sporgerli che faceva verso Paolo, tra i singhiozzi sclamò:

-- Così giovane! Signore! così giovane!

-- Mira, ella era più saputa di te. Te lo ricordi? Ora fa poche ore ti diceva: ogni creatura nasce col suo destino in tasca. Che significa il tempo? Un palmo più, meno di vita, un anello aggiunto o tolto alla catena; e tu, Ciriaco, non vorresti piuttosto un'ora come un falco, che un giorno come un lumbrico? Tra la melma, dove si dibatte, questo non ha da temere nè anco che un piede lo calpesti, quello senza requie insidia il piombo de cacciatore.... ma in mezzo al cielo.... fra i raggi del sole, ben venuta la morte.... Senti, Ciriaco, scaviamole la fossa profonda, perchè non la offendano le bestie, commettiamola nelle braccia del Creatore, egli la vestirà ogni anno a primavera di un manto di erbe verdi, e di margherite; a lui lascia la cura di bagnare con le rugiade le viole sul capo di Maria; non temere, no; qui verranno uccelli a lamentare la vergine sparita come stella cadente, -- splendida e passeggera. E noi, Ciriaco, dalla sua morte caviamo argomento di amarci e sovvenirci nella vita, dacchè tu amasti lei, ed ella, come tu affermi, amò me, con questo amore rafforziamo il vincolo che ci lega. Di un'altra cosa ti avverto; supreme nemiche sono la morte e la vita, sicchè, anco quando questa abbandona il corpo umano, l'altra pare che si periti a surrogarla, e così per un po' di tempo la persona non sembra morta, bensì dormente; ma da un punto all'altro la morte, smessa la paura, irrompe dentro e ci pianta la sua bandiera; allora torci altrove lo sguardo, e per Dio non mirarla perchè la faccia che tanto amasti, di subito tramutata ti spaventerà; ti staranno sempre davanti cotesti occhi fissi senza sguardo; la immagine dei labbri, che ti sorrisero di amore tu scaccerai dalla memoria come una tentazione del diavolo. Vuoi serbarti pio e caro ricordo la donna che amasti?

Velala quando è spenta. Non venire a contesa con la morte allorchè questa le ha ficcate le unghie nelle tempie; allora potrai rammentarti la donna dolce parlante, e dolce ridente; allora, come l'amasti viva, l'amerai morta; forse più.

Paolo favellò assai più cose, e con copia di paragoni, e di figure come costumano gli uomini ingegnosi quando li commuove la passione, però che allora sieno tutti poeti, massime in quelle parti d'Italia, che ha in delizia il sole.