Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2)
Part 4
Angelotto con una squadra di trecento tra sbirri e miliziotti cavati da Roma, e dalle terre più prossime alla frontiera, capitò alla Ferrata un giovedì mattina, giorno nel quale i banditi mandavano co' muli a caricare le provviste raccolte dall'oste amico.
Il Bargello, veramente aveva commissione di aspettare il Riccio e Arrichino, i quali già stavano su le mosse per sovvenirlo nella impresa con le proprie bande, senonchè Angelotto ustolava di terminarla ad un tratto e senza compagni, per avarizia di non ispartire le taglie con altri, ed anco per cupidità di gloria, dacchè la fama, che viene dal solo menare delle mani, ambiscono eziandio gli sbirri, e la possono conseguire; quantunque egli non si fidasse dell'oste, al contrario lo tenesse in sospetto, pure per averne sentito dire un monte di bene nei dintorni, massime dai preti, i quali non rifinivano mai dallo attestare la pietà insigne dell'uomo, sia praticando le chiese, sia favorendo con l'elemosine i sacerdoti, ed i conventi, egli reputò prudente tastarlo un po' intorno le faccende de' banditi, e l'oste veramente rispose alla estimazione che facevano di lui; favellò sincero, dando ragguagli precisi intorno alle forze delle bande, sul valore e costume dei capi, e dei modi di guerreggiarli con vantaggio; non tacque come in cotesto giorno usassero calarsi dal monte per vettovagliarsi sul mercato; certo a cotesta ora avere essi preso fumo della venuta di lui, nè si sarebbero visti, forse esserci modo di finirla a un tratto per via di qualche trovato; avere udito come certo signore ne avesse praticato uno a un dipresso simile, però egli più esperto avvisasse, quanto a sè profferirsi divotissimo al sommo Pontefice, e disposto a servire il signor capitano di cuore nel poco che per lui si poteva.
Allora Angelotto prese a mulinare col suo cervello, e gli parve un bel che se gli venisse fatto di finirla di un colpo senza mettere a repentaglio la vita; non vuolsi dubitare nè manco, che difettasse di cuore; romano egli era, e poi aveva, si può dire, ogni giorno la morte alla bocca, tuttavia prudenza insegna che, potendo ire per la piana, non si ha da cercare l'erta, nè la scesa: pensa e ripensa, non trovò meglio di un tiro già messo in opera, e si accinse a rinnovarlo nella speranza che i banditi lo ignorassero, o sapendolo non lo temessero.
Tutto quel dì si sbracciò ad allestire la frode, raccogliendo muli ed uomini, che li conducessero. Nel fitto della notte si strinse a colloquio con l'Oste, il quale, per quanto si poteva indovinare dai cenni del capo, acconsentiva, se non che parlando a strappi dava a conoscere, che non gli pareva sicuro: -- badate, Capitano, le sono volpi vecchie.... capisco... ad ogni modo è da tentarsi... già... gli uccelli si pigliano con gli archetti, e i pesci con gli ami da Adamo in qua, -- e non se ne sono accorti i bietoloni... un po' di sorte ci vuole in ogni cosa... fortuna e dormi... ad ogni modo la carne vale il giunco... lascerei il pane e il companatico... perchè non ci si può stemperare a modo e a verso, onde se taluno gusta il primo boccone amaro, la è faccenda fallita; secondo il mio debole giudizio basterebbe il vino.
E Angelotto rispondeva: appunto avere ei disegnato governare il vino, però lo aiutasse alla conciatura dei barili, e questo fecero ambedue alternando parole e lazzi da mettere i brividi addosso a quanti gli avessero ascoltati.
Prima assai che sorgesse il dì, parecchi sbirri, travestiti da villani, cacciandosi dietro la scorta di talune guide del contado, menavano a mano una fila di muli carichi di vettovaglie e di barili di vino su pei colli dirotti del monte di Bove; accidente fosse o cosa pensata dondolavano coteste bestie certi campanacci da farsi sentire da un miglio attorno pel paese, sicchè del cammino loro la gente era avvertita o in mezzo al buio, o in mezzo alla bruma in cui vennero avvolti dopo l'apparire del sole.
Il Bargello non trovava posa, significando la propria impazienza con le infinite guise ond'ella si manifesta, ma quando a vespro furono visti tornare giù i muli a scavezzacollo scarichi e senza accompagnatura, ei si rimase fermo come un piolo: a cotesta novità non sembra si aspettasse lo sbirro, fece inseguirli, e procurò che gli agguantassero, cosa che loro successe: contatili, trovarono mancarne uno, ma uno di essi portava la cesta coperta di panno rosso assai sfoggiato; il Bargello, punto dalla curiosità, si fece a levarlo e ci trovò la testa mozza del mulo, che mancava, con la seguente scritta:
-- Ti mando il capo del mulo, perchè mi manca l'asino: lascia le frodi ai Duchi, e se ti basta il cuore vieni a trovarci con le armi in mano. --
Per intendere il cartello, bisogna sapere, come Francesco Maria della Rovere duca di Urbino, desideroso di gratificarsi l'animo del Papa, avendo preso lingua che trenta banditi, ridottisi a vivere su le montagne di Urbino, avevano messo il Papa alla disperazione di poterli ormai quindi snidare, immaginasse uno strattagemma, per venirne a capo; il quale fu questo: caricò certo numero di muli con robe e vettovaglie, procurando prima le fossero industremente avvelenate, e poi li fece condurre in parte, dove i banditi gli avrebbero visti, e senza fallo svaligiati, di vero come presagì avvenne; essendosi i banditi di cotesti cibi nudriti, rimasero tutti morti con maravigliosa consolazione di Sisto, il quale pareva che, per l'allegrezza, non potesse capire dentro la pelle!
E se a taluno piacesse conoscere per qual modo ne avessero odore i banditi, ricordisi di quanto avvertimmo sul principio del capitolo; l'oste cortese aveva trovato modo di avvisarneli; certo, se gli avesse traditi, egli avrebbe ottimamente meritato della legge scritta, ma nel cuore dell'uomo fu impressa una legge che dice: -- tu non tradirai; -- nè distingue tra colpevole od innocente; però vuolsi notare come la medesima legge abbia ordinato eziandio: -- tu non ti accompagnerai con quelli di cui i passi vanno fuori di strada.
E poi, ove l'oste fosse mancato, vigilava la figliuola, la quale dei banditi non mirando che la parte, diremo così, eroica, e non volendone considerare altra, a molti di loro portava affetto fraterno, per uno sentiva passione, la quale, non che altrui, non osava confessare a sè stessa; l'amore pari al sole co' raggi suoi abbella ogni cosa. La giovane, vestiti abiti maschili, col favore della notte si confuse insieme agli altri, e, prima che aggiornasse, trovò modo per via di tragetti a precorrere ed ammonire i suoi protetti.
Avendo preso a dettare questo racconto non ci sembra inopportuno di mettere taluna parola intorno al bargello Angelotto, sia per dare a conoscere i tempi suoi, sia perchè questo personaggio tiene parte assai importante nel dramma ch'esponiamo. Costui nacque di popolo, non però di plebe, e fu giovane aggraziato, non senza lettere; anch'egli bandito un tempo, e, se non famoso, almanco infame per molteplici misfatti, dove la rapina contrastava alla ferocia: caduto in mano della Corte, guai a lui se avesse imperato Sisto V! chè a questa ora saria stato libro, e chi sa da quanto tempo, letto; il caso per sua ventura successe sotto Gregorio XIII, però, essendosi adoperati scudi e di molti, e femmine, ed altro che non si dice, prima si spuntò a salvarlo dalla forca, e dopo alcuno spazio di tempo, sempre in grazia dei soliti santi, anco dalla galera, a patto ch'ei si mettesse sbirro; ed egli accettò, considerando ormai come la sua vita non potesse girare che sopra questi due arpioni: o stare in galera, o mandarci. Il primo delitto, e le cause del misfare questi: il poco sapere lo rese presuntuoso; e reputandosi pertanto superiore ai compagni, male si recò a tedio il mestiere paterno; anch'egli vide cocchi, cavalli, e ricchi armeggiamenti, e sontuose cavalcate turbinarglisi intorno agli occhi come cerchi di fiamma infernale, dagli usci appena schiusi tuffò lo sguardo nelle sale dorate dove gli balenò lo spettacolo di festini, di balli, di donne stupendamente formose, e di voluttà non sapeva se divine, ma senz'altro sovrumane, e ad ogni modo da lui non gustate mai; e dal gaudio di tante delizie egli bandito come Caino dal paradiso terrestre. Le cento e forse le mille volte, guardandosi entrambe le mani, aveva detto: con queste dieci dita io disfarò i dieci comandamenti della legge di Dio; tuttavolta il suo primo delitto non mosse da ferocia, da vendetta, e nè manco da cupidità; lo generò il benefizio; essendosi ridotto in certa casa dove si giocava allo sbaraglino, prese parte al gioco, e ci provò la fortuna contraria; certo giovane amico suo, a cui pareva avesse messo il maggior bene del mondo, notando come gli fosse venuto meno il danaro, per tentare di ricattarsi, gliene profferse, ed ei lo rifiutò borbottando; si trasse da parte col cuore grosso di odio, e poichè il giovane amico, favorito dalla sorte guadagnava colpo su colpo, il diavolo finì per cacciargli le mani dentro a' capelli; usciva fuori di sè; lo attese al varco, e lo uccise.
La giustizia, per quante ricerche instituisse, ed a quei tempi ne faceva poche, non venne a capo di scoprire il colpevole, però che avendo trovato addosso all'ucciso le anella e i danari, stimarono il caso accaduto per gelosia di donne, o per altra nimicizia; onde il sospetto non poteva mai cadere sopra Angelotto riputato intimissimo suo, il quale, quando cotesta febbre dell'anima gli fu un poco queta, si sentì sconvolto; e nelle notti vigili, si vide comparire dinanzi lo spettro di lui a maledirlo pel fiore dei suoi anni reciso a tradimento; ed egli piangeva, e buttatosi a terra del letto s'inginocchiava sul pavimento, e camminando su i nudi mattoni traeva dietro allo spettro domandando perdono. Stupendo a dirsi! E' si trovò come strascinato a nuovi delitti per attutire il rimorso di cotesto primo, cocente troppo ed insopportabile; poi anco l'anima fa il callo; nè giovò poco a consolarlo la fede, ch'egli professava fermissima, che Dio, mediante certi suoi angioli ed arcangioli, tenesse i libri a partita doppia di ogni vivente, dove da un lato registravano il loro _dare_, e dall'altro il loro _avere_, onde sperò saldare il conto per via di messe, offizi da morto, ed altri preci siffatte; la quale fede gli crebbe due cotanti quando di bandito si trasformò in bargello: anzi, per parlare giusto, bisogna dire, che s'egli si propose di menare strage, e la menò, dei comandamenti della legge di Dio, ebbe poi sempre riverenza ai precetti della Chiesa, nè ardì contraffarli; si confessava una volta l'anno almeno, di elemosine si mostrava prodigo come un ladro; non ci fu caso che mangiasse mai carne il venerdì, nè il sabato; su la persona portò sempre medaglie benedette, ed _agnus dei_, e queste a Roma in cotesti tempi, ed anco ai nostri, si riputavano virtù capaci a lavare bene altre colpe, che non erano quelle commesse dall'Angelotto.
Egli si era fatto portare un boccale di vino, così per non parere, più che per altro, dacchè se ne stesse intatto dinanzi a lui, ed egli solo dentro una stanza con la manca si reggeva la testa mentre con lo indice della destra andava segnando linee sopra la tavola; carattere diabolico quello, però che ogni linea significasse morte procurata con le infinite guise fin lì scoperte dall'uomo, che non erano poche, quantunque poi le sieno cresciute fuori di misura, e gli premeva affrettarsi perchè adesso davvero gli toccava dire: _morte tua vita mia_; e stante il colpo fallito, e le sopraggiunte angustie affrettava co' voti l'arrivo dei bargelli compagni, quanto poco prima gli aveva desiderati lontani.
Però il Riccio e l'Arrichino non si fecero troppo aspettare, che regnando Sisto, camminavano tutti più che di passo; e la parola _impossibile_ egli aveva cancellata dal suo dizionario: in due recavano rinforzi di altri trecento miliziotti e sbirri: riunite le squadre sommavano a seicento: proprio per quei tempi uno esercito.
Tosto si chiusero nella stanza per fermare tra loro il modo della impresa; nè sembra che leggermente e presto si mettessero d'accordo, perchè dibattendo ora questa, ora quell'altra cosa, si condussero a buio: avendo chiesto lumi e vino, l'oste colse la occasione a volo per vedere se spillava covelle, e da prima lo sperò essendogliene porto il bandolo da Arrichino, il quale gli chiese:
-- Che tempo fa compare?
-- Il sole è ito sotto, che pareva il capo di san Giovambattista quando fu presentato a Erode dentro un catino di sangue....
Arrichino ch'era guercio, e bolognese, e per arroto sbirro, gli cacciò addosso gli occhi stralunati, e subito dopo pigliatolo pel braccio lo spinse fuori della stanza dicendo:
-- Tu l'avresti a saper lunga il mio uomo. --
Subito dopo si fece alla finestra per ordinare agli sbirri raccolti intorno alla osteria:
-- Non esca persona; a cui trasgredisce, addosso -- di poi speculò il tempo diligentemente, e tornato dentro soggiunse; -- stanotte avremo tempesta, forse fra tre ore; quattro non istarà; direi non dessimo tempo al tempo.
-- Sta bene, rispose Angelotto.
-- Anch'io ci sto, dal canto suo soggiunse il Riccio.
Allora Angelotto, ch'era a capo di tutti, scese, e salì sul muricciolo allato alla osteria; non visto, e non vedendo gli altri lanciò nel buio queste parole:
-- O gente dabbene, il tempo stringe; tre degli otto giorni assegnati da papa Sisto se ne sono iti; se non gli portiamo, prima ch'ei spirino, una dozzina di teste di banditi, e' le farà mozzare a una dozzina di noi altri; oltre la dozzina, per ogni capo di bandito ha promesso la mancia, e papa Sisto è uomo di parola: però il migliore avanzo voi avete a contare di farlo su quello dei banditi: alla più trista badate che non vi accada come ai pifferi di montagna.
Questa concione non sarà raccolta da verun maestro di rettorica; persona oserà proporla di esempio ai giovancelli di liete speranze, e tuttavia ricercò tutto le passioni alte e basse del cuore degli sbirri: così una mano anco inesperta, strisciando sul gravicembalo, ha virtù di cavare suono da tutti i tasti.
Dalla parrocchia vicina si udivano i rintocchi della squilla che annunzia la prima ora della notte; l'ora dei morti; pareva che ella singhiozzasse, ed in mezzo ai singulti lanciasse pei cieli la domanda cotidiana: _perchè fu aggiunto un altro giorno al cumulo dei giorni di dolore e di miseria? perchè l'alba qui si affaccia sempre ridente come la donna straniera di Salomone, che tende insidie al giovane inesperto? Qui si avvicenda la eterna promessa con la eterna menzogna_. Quando la squilla ebbe lamentato un pezzo, tacque sfinita, e le sue ultime vibrazioni si spensero nell'aere come il dì del quale annunziava la fine; cascò goccia senza peso, spazio senza misura nello infinito della eternità. E le stelle, che poche e a malincuore comparvero sul firmamento, simili a schiave tratte alla catena, già dileguaronsi nel buio, chè oblio e buio fanno ciò che può dirsi la libertà dello schiavo. La traccia unica rimasta di loro sopra la terra sono le rugiade, lagrime che chiamano lagrime; e sia così, dacchè se le stelle, queste splendide figlie del cielo, non si pigliassero cura di piangere sopra i nostri morti, chi bagnerebbe amoroso la terra sotto la quale riposano le ossa di Francesco Ferruccio? Santa Croce possiede tombe per diverse e molteplici manifestazioni dello ingegno antico, ne avrà qualcheduna forse dello ingegno moderno, ma fin qui è vedova del sepolcro di Francesco Ferruccio. Forse non si reputa per anco dagl'Italiani, risorti con _licenza dei superiori, e il visto dei Riformatori dello studio di Padova_, il sangue versato per la Patria gloria d'Italia? O forse sangue di popolo non merita onore di memoria? Resta dunque, o Ferruccio, sotto le grondaie della Chiesa di Cavinana, e nel cuore del popolo; certo monumenti non superbi questi; non costruiti dalla moneta accompagnata da una lacrima, e sincera; perchè pianta da cui per paura ebbe ad assottigliarsi il pane a fare splendido il lutto degli uomini dichiarati grandi per partito municipale vinto a fave bianche e a fave nere...
Incomincia a sentirsi per la notte una smania come di cui male sta e teme peggio Il ventipiovolo inquieto commove le fronde e le piante, donde esce un lagno indistinto e nondimanco pertinace: il poeta desolato potrebbe credere che il genio della pazienza offesa si sforzi d'insegnare ai mortali il modo di ribellarsi con frutto dalla onnipotente tirannide, e non sappia poi formare accenti umani, o preso da terrore balbetti le parole.
Le squadre degli assalitori avevano a circondare le falde del monte a larghi intervalli, per istringersi poi mano a mano che salivano, ma come suole, ottimo disegno in concetto, nella pratica compariva impossibile, perchè troppo largo il giro, e rotto qua da torrenti, là da bricche; tuttavia come venne loro imposto fecero, così salirono buon tratto di via taciti con la mano chi sul draghetto della miccia, chi sul grilletto della ruota, però che allora quello che noi diciamo _acciarino_ non fosse anco inventato, ed altri pronti a conficcare in terra il puntale della forcina sul quale avevano adattato gli arcobugi loro.
Di un tratto un lampo ruppe il buio, fu il primo colpo, dopo quello il fuoco straripò a modo di fiumana, molti i tiri dalla parte degli assalitori, ma inefficaci; scarsi quelli degli assaliti, e apportatori sempre di ferite o di morte, dacchè essi da fermo traessero, dietro i tronchi degli alberi si riparassero, e gli altri procedessero alla scoperta; dalla parte degli sbirri si udivano gemiti, preghiere, e voci lamentevoli di cui cascava; da quella dei banditi non si sentiva alito, e sì che qualche ferito, e qualche morto avevano avuto anch'essi, ma i feriti si cacciavano in bocca i lembi del mantello od altro togliendosi la facoltà di gridare, forse chi sa per tema di nocere ai compagni, o piuttosto per sospetto, che il compagno a canto gli mettesse le mani addosso e lo spogliasse. L'uno e l'altro può essere; chi se ne intende scelga.
Uomini e lupi però costumano ad un medesimo modo; quando sono feriti si danno addosso.
Ferveva l'opera della distruzione, e fin qui con la peggio degli assalitori, allorchè taluno di essi si avvisò tagliare qualche ramo di pino, e accenderlo per vedere almeno dove mettessero i piedi; non lo avesse mai fatto! però che servendo i fuochi per punto di mira, la morte rovinò a modo di gragnuola in mezzo a loro; gettarono via i maluriosi tizzoni, e da capo gli avvolse la oscurità.
Ma adesso era venuta la volta del cielo, il quale, quasi provocato, sembra che intendesse mostrare di faccia alla sua quant'è inane la furia dell'uomo; con immenso baleno si squarciò da un punto all'altro tingendo ogni cosa di color sanguigno, e subito dopo un tuono parve schiantasse i cardini del mondo, poi giù a rovescio grandine, acqua, e con assidua vicenda saette, lampi e tuoni: non per questo rimisero punto gli sbirri la rabbia della persecuzione; anzi la crebbero, al fine primo della impresa non pensavano più, adesso appetivano solo la vendetta; di vero alla luce sinistra dei folgori ora vedevano stramazzare agonizzante un compagno; ed ora, più orribile aspetto, miravano gli uomini di scorta ai muli portatori del vino avvelenato ciondolare appesi pel collo ai rami degli alberi secondochè l'impeto della bufera gli sbatacchiava.
Quantunque però ci si mettessero coll'arco del dosso è da credersi, che gli sbirri non l'avrebbono sgarata se prima la banda di Arrichino, e dopo poco l'altra del Riccio non avessero investito i masnadieri dal fianco destro e dalle spalle; allora Paolo conobbe in un attimo, che non bisognava appillottarsi, e in meno che non si dice _amen_ ebbe ordinato si ritirassero nei luoghi più alti, dove per balzi dirotti l'accesso si faceva piuttosto disperato che difficile, e vi erano di lunga mano allestite l'estreme difese.
Dall'una parte e dall'altra si sentivano stanchi, però, quasi per accordo tacito, accadde una tregua, durante la quale gli sbirri ripararonsi come poterono sotto gli alberi, i banditi nei ridotti dove si rinfrescarono di polvere e di piombo, mentre gli altri con pena infinita poterono preservare la polvere da bagnarsi, non però dal restarne inumidita.
Di asciugarsi le vesti, anzi spremere l'acqua dai capelli non era il caso e non ci pensarono nè meno, solo tentarono col dito se le coltella tagliassero, e con queste ammannironsi alle ultime prove. E poichè lo starsi si fece di corto più grave del moversi, stantechè la procella durasse a imperversare più fiera che mai, si levarono urlando: -- ammazza! ammazza! -- proprio a mo' che i lupi si sferzano i fianchi con la coda per darsi coraggio. E veramente di molto ardire era mestieri adesso non solo contro gli uomini, bensì contro il cielo, che diluviava saette, e grandine mescolata coll'acqua, le fonti schizzavano getti, e fischiavano pari ai flagelli delle furie, il torrente ruggiva a sbalzi di roccia in roccia, come leone che fugga spaventato, le fronde degli alberi turbinavano stridenti quasi chiome agitate dalla disperazione: non più di voci che sonassero lagni andavano pieni il monte e le valli, bensì di stridi di rabbia, di furore e di sterminio quali sono o si finge abbiano ad essere dentro lo inferno: che in questi tormenti della natura le anime dei morti escano dai sepolcri a empire di dolorosi guai i luoghi dove trassero la vita non credo, nè piacemi dare ad intendere altrui, ma che un elemento spirituale diffuso pel creato si addolori commosso dalle convulsioni della natura potrebbe darsi, nè vi ha cosa che c'induca a negarlo.
Ormai i sentieri per salire in alto o non si trovavano, o scarso, e questi dirotti o lubrici non meno pei rigagnoli delle acque, che per la belletta menata giù dal monte: anco qui orribili aspetti rivelò di tratto in tratto la luce dei lampi; uomini sfracellati da una pietra nel capo annaspare per l'aria con le mani come fa il naufrago piombando giù nello abisso; altri capovoltarsi sdrucciolando e rotolare a saltelloni di sasso in sasso fino alla falda del monte; chi rimanere appeso ciondolone da una macchia come bestia al gancio del beccaio, ad altri, altri casi, e tutti da mettere il ribrezzo addosso al solo pensarci. Tra i molti offersero un molto terribile gruppo due: avendo uno sbirro superato un giogo, si spinse innanzi per levarsi dal pericolo di ruinare nel precipizio, ma fatti appena una diecina di passi, ecco serrarglisi addosso un bandito e stringerlo fra le braccia, lo sbirro sottentra e lo ricinge alla vita, così avviticchiati insieme scotonsi, scrollansi, di qua e di là sbattacchiansi, ora tentano levarsi in alto e soffocarsi, ed ora framettendo la gamba alle gambe, o picchiando forte del tallone nelle giunture si sforzano a sternare l'un l'altro; la vicenda assidua del buio e della luce dei lampi ora sanguigna, ora bianca, ed ora verdastra palesava i sempre vari atteggiamenti dei lottatori, la rabbia di che andavano invasi, come pure il pericolo, che di momento in momento li minacciava, imperciocchè il bandito guadagnando terreno spingesse lo sbirro spossato vicino al dirupo, quegli caldo della vittoria non ci avvertiva, o se pure lo avvertiva, non gliene importava, all'altro sì, che spaventato gridò:
-- Bada, precipitiamo....
-- All'inferno! urlò il bandito; e giù di fascio rotoloni ambedue; nè le percosse delle roccie dove stracciavansi valsero a far sì, che si staccassero; all'opposto il bandito (ed anco questo si vide allo sfolgorare di un lampo ) ficcò i denti nella gota allo sbirro, e vuolsi credere, che in cotesto sforzo dell'odio spirasse l'anima.