Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2)

Part 15

Chapter 153,175 wordsPublic domain

-- Di fatti non ricordo più dove mi sia rimasto: oh! ecco, i Papi dunque prima che il Macchiavello lo scrivesse, conobbero che i profeti disarmati capitano sempre male, e presero ad avvantaggiarsi, e per me fecero bene, ma non in tutto nè sempre; a modo di esempio, non operarono avvisatamente quando ricorrendo alla potenza temporale si confidarono troppo alla divina, conciossiachè noi tutti dobbiamo sperare che Dio non fie per mancarci mai di aiuto, anzi farà il miracolo a posta per noi, e tuttavia prudenza vuole che noi ci sovveniamo più che possiamo da noi; insomma, ond'io di corto chiarisca il mio concetto, la religione doveva provvedere e rinforzare i partiti umani, non già i partiti umani puntellare le forze religiose.

-- Perdonate, Cavaliere, parmi che la Chiesa abbia proceduto precisamente nel modo che accennate.

-- Illustrissimo, domando mille perdoni a voi, ma se non presumo troppo concedete che io vi persuada del contrario. Mirate, da prima si volle abbracciare troppo, però invece di attendere allo incremento delle forze materiali in casa, e mettere salda base di signoria, furono usate ed abusate le spirituali fuori in lontane regioni, cosicchè mentre qui in Roma ammazzavansi i Papi co' sassi, esultava la Chiesa nel sapere tremanti innanzi ai suoi antistiti remoti dominatori. Certo la forza scevra da pensiero non parrà cosa durevole, ma il pensiero scemo di forza vale anco meno. Bene sta che i Romani spedissero un legato o due i quali si attentassero chiudere come Popilio[25] il re Antioco dentro un cerchio, e lo intimassero a piegare il capo; però, che se il legato non arrivava a persuaderli con le parole, tenevano dietro quasi tuono a baleno le legioni a stritolarli con le armi; considerate di grazia, il bel civanzo che hanno fatto i Papi inviando messaggi difesi dalle parole, e non dalle armi, ai potenti del mondo; o gli hanno presi per la barba come Luigi XI di Francia il cardinale Bessarione, e con tale strazio, che il valentuomo ne morì, o li costrinsero a mangiarsi pergamena, sigillo e salimbacca delle bolle o ad annegare nel Lambro, come Bernabò Visconti, Grimaldo da san Vittore, che poi fu Papa; e si può dire gli usasse cortesia, imperciocchè quando gliene pigliava il ghiribizzo gli arrostiva, e così accadde a cotesto frate tapino, il quale per commissione d'Innocenzo sesto andò a predicargli contro la crociata a Milano; o gli impiccarono addirittura, come a Firenze adoperarono contro il Certosino spedito da Innocenzio IX a pubblicare i cedoloni della scomunica; e per istringere il molto e il vario in un ultimo esempio, si racconta di un re d'Inghilterra che rese scemi dei testicoli loro i Canonici di Seez per avere obbedito nella elezione del Vescovo piuttosto alla volontà del Papa che alla sua; e dopo tagliati volle che li guardassero disposti in bell'ordine su di una tafferia. Dalla quale disgrazia, Illustrissimo, Dio scampi e liberi ogni fedele cristiano.

-- Il Cardinale sorrise alquanto, ma subito dopo tornato pensoso soggiunse:

-- Ma noi non difettiamo di eserciti; armi possiede la Chiesa, e non poche....

-- Tante da chiamarti il pericolo in casa, e non poterlo vincere; del presente non parliamo, che se mi togliete le guardie svizzere e i micheletti, altre non so vederne; per lo passato le armi pontificie salvarono Roma dal Borbone? Se la provvidenza non aiutava, chi ai giorni nostri ci scampava dal Duca di Alva? La Chiesa nei primordii assai lodevolmente si comportò spogliando un altare e rivestendone un altro, contenta di guadagnarci i moccoli; e come vassalla crebbe la sua potenza fin dove non è più lecito rimanere sottoposto altrui senza certezza di trovarsi a volta sua spogliata da un punto all'altro...

-- Cavaliere, voi non vi apponete, la Chiesa attese a farsi padrona di tutto; se non ne venne a capo bisogna cercarne la colpa altrove.

-- Non erro; voi, Illustrissimo, accennate adesso agli Adriani, ai Gregori e agl'Innocenzi e agli altri vetusti; questi procederono sempre per via di arnesi religiosi, non già materiali; il Papa a cui si ruppero in mano gli arnesi religiosi fu Bonifazio VIII, quando in risposta alla Bolla: _ausculta fili_ si ebbe dal Re di Francia la famosa ceffata. Aspra lezione cotesta, ma tale, che avrieno dovuto capire anco i sordi; dopo questo caso, gli arnesi religiosi non dico si avessero a smettere, bensì non si volevano adoperare soli, nè come principali, bensì in sussidio delle armi molte e gagliarde.

-- E lo tentarono, Lione, Giulio, Alessandro ed altri parecchi.

-- Certo; ma nel modo che ho avvertito; da attirare il pericolo in casa, non vincerlo; da spogliare uno per vestire un altro; per appoggiarsi al braccio di quello o di questo, e non camminare mai solo; insomma armi atte a perpetuare la servitù, non per istituire signoria.

-- Ma queste armi come si provvedono esse?

-- Trasformando lo stato e rendendole armi stanziali.

-- Piacciavi chiarirmi, ch'io non ci vedo lume.

-- Lo stato, finchè durerà ordinato nel modo che oggi si vede, non può procurare armi molte, nè gagliarde. La vita dei Papi, per ordinario durando poco, non dà campo allo eletto Pontefice di mettere in pratica i suoi concetti, e assodarli con buone provvisioni; aggiungi, che rado avviene non si elegga Papa vecchio, e per arroto infermo, e voi sapete che al vostro grande zio giovò non poco ad acquistare il Papato il trovarsi in là con gli anni e fingersi malescio; poni eziandio, che sebbene questo stroppio oggi nuoca meno, tuttavia ogni Papa cerca, com'è naturale, avvantaggiare i suoi; e se i nipoti del Papa, o i figliuoli non si portano più via o Castro, o Parma, pur si hanno Paliano, ed altre possessioni cotali, e alla più trista parecchi milioni di oro; il che taglia i nervi allo stato, e lo condanna a perpetua debolezza. Lo dico o lo taccio? Lo dirò senza tante ambagi; lo stato della Chiesa bisogna che, per successione, si mantenga nella famiglia del Papa....

-- Parlate sommesso, disse il Cardinale ponendosi il dito traverso le labbra, ed accostandosi a lui; poi riprese; -- e' fu tentato e non riuscì...

-- Dal duca Valentino, è vero? Cotesto veramente fu tratto fuori dalla pietra dove si tagliano i principi; ma non ci ebbe colpa, lo tradì la fortuna a cui la gente non sa trovare riparo.

-- Il Collegio dei Cardinali dove si manda?

-- Si tiene in Roma, e si corrompe, o si atterrisce, o si spenge. I Papi, ch'io sappia, non si mostrarono in verun tempo troppo teneri del sangue dei Cardinali; il colore rosso impedisce, che il Pontefice si accorga del sangue, che casca su la vesta dei Cardinali; in ogni caso si strozzano come fece Urbano VI, o si avvelenano come Alessandro VI...

-- Silenzio, io sono cardinale...

-- Ma nipote del Papa... Togliete ai Cardinali i benefizii; pagateli coi danari dello stato, e quando vi presenterete sotto l'aspetto del pane loro quotidiano vi porranno maggior bene, che al _pater noster_.

-- Tuttavia, o farne a meno non sarebbe più spiccio?

-- Più spiccio sì, non però più sicuro; diventati i Cardinali specchi da riflettere i vostri raggi, voi potrete con essi incendiare altrui e romperli quando fa bisogno; pure che diate loro potestà di dominare per di sotto, si mostreranno servi umilissimi per di sopra: anco Tiberio anzichè diminuire accrebbe le prerogative del Senato: pensateci...

-- Ve lo dirò aperto, comecchè uso ai negoziati quello incessante perfidiare mi uggisce; animale di contradizione è l'uomo...

-- Lasciateli dire, purchè vi lascino fare. Parla se vuoi che ti conosca, dicevano gli antichi: dove li costringiate a tacere, come saprete voi che cosa molini nel suo cervello la gente? La docile assemblea sembra la mano di Dio, illustrissimo; ella è quasi un sigillo per suggellare gli atti vostri; con essa portate a fine quello che solo non vi attentereste pensare nè manco; essa piglia inizio di tutte le pratiche perigliose, e se escono a bene, l'utile è vostro, se a male, suo l'obbrobrio e la pena. -- Il re che sappia il suo mestiere raddoppia le forze per procacciarsi i comodi propri con le assemblee, e trova nelle assemblee il becco emissario sul quale riversare la colpa, caso mai il popolo venisse a rompere la catena.

-- Cavaliere, voi potreste argomentare come Marco Tullio; io da gentiluomo vi confesso, che queste università di cicale mi hanno dato sempre uggia, imperciocchè tenetele quanto volete umili, gratificatele quanto sapete, voi non potete fare in modo che talora non le pigli la bizza di parere libere, e allora o ti agguantano il morso co' denti, o tirano calci al vaglio dove hanno mangiato la biada. I calci più pericolosi ti dà la bestia della quale ti fidi.

-- Per me penso, che il rimedio di alzare la mangiatoia basti, e in ogni caso non avete ai vostri ordini le milizie?

-- Le milizie, che si avventino come cani mastini sul popolo, donde si cavano elleno?

-- Donde? dal popolo.

-- Se dal popolo, quanto capitale voi ci potrete fare sopra? Uscite dal popolo un giorno, un'ora si troveranno d'accordo con lui per darti addosso.

-- No, mai; nudrite il soldato di carne del popolo ed essi diventeranno nemici tra loro come il diavolo e la croce. Ponete mente a questo, mercè vino, carne, e costume di belva educaronsi gladiatori a trucidarsi ferocemente e allegramente l'un l'altro per dare spettacolo al senato, _populusque_ romani; con qual ragione dubitate voi, che una parte di popolo armato rifugga da sbranare il popolo disarmato? Solletica così acuta la voluttà di far sangue! Inebria tanto, che chi la provò una volta ama piuttosto morirvi annegato dentro che astenersene!

-- E allora tu avrai i pretoriani, che porranno lo impero allo incanto; e se mai ti cingano il capo di corona, sì il faranno per venderlo più caro.

-- E nè anco questo parmi vero, imperciocchè durante lo impero unica forza dello stato furono gli eserciti, ma noi terremo su ritti il senato, e il popolo, e li opporremo alle milizie in questa maniera, che abbiano potenza di nocersi tra loro, non a te, e l'uno astii l'altro, e lo contradii, e tu in mezzo a dare un colpo al cerchio, e un altro alla botte. Ed avverti altresì, che il senato ha da tenere i cordoni della borsa in mano, sicchè se non paga, la milizia sfuma: certo tra soldati non ci ha scarto, escono tutti eroi come i mattoni di una misura fuori dalla stampa, ma se li privi della luce dei due baiocchi al giorno, cotesto eroismo casca morto dentro un boccale vuoto di vino. Per ultimo bisogna tenerci sempre sotto la mano il popolo per valercene come àncora di salvezza...

-- Dio mi guardi dal popolo, in fede di gentiluomo io sento pel popolo odio naturale, nè so distinguere bene se più lo detesti o lo disprezzi.

-- Illustrissimo, voi avete torto: è tanto dabbene il popolo! Così paziente! Un vero bove battezzato in Duomo; come il bove vive di lavoro e muore di macello. Se volete averlo tutto vostro, e se vi piace vederlo piangere di tenerezza, adoperate, come i nostri vecchi Romani costumavano nei lupercali co' servi: un dì per celia li dicevano padroni e gli servivano a tavola purchè il rimanente dell'anno essi servissero davvero: procura provvedere al popolo l'alimento tanto che non muoia, ed egli dirà doverti la vita; fa che il Senato, ed i soldati non lo stritolino come ruota molare, ed egli giurerà doverti la libertà. I nostri vecchi qui la sbagliarono, perchè il pane e i circensi rendono il popolo scioperato, e querulo, e ladro; pel popolo prima ci vuole la forca, poi l'aratro; a spizzico ancora la festa, e la baldoria.

-- Questi sono concetti smisurati....

-- Degni di chi sortì il sangue di colui che medita disperdere i Turchi dalla faccia del mondo unendo insieme quante ha forze l'Europa da mezzogiorno a tramontana, da levante a ponente, e intende conquistare l'Egitto, mettere il mare Rosso in comunicazione col Mediterraneo, rendere alla Italia la prosperità dello antico commercio, costituire Roma metropoli della cristianità, epperò trasformare i monumenti gentili in monumenti cristiani, e con la magnificenza moderna vince l'antica[26]....

-- A tanto non basterebbe Cesare, od Alessandro Magno.

-- E il vostro grande zio avrebbe accettato le nozze di Elisabetta d'Inghilterra per generare un nuovo Alessandro....

-- Le sono baie di novellieri coteste....

-- Ma non sono baie queste altre, che Sisto sacerdote, e vecchio, irridendo le nozze della regina scismatica, nè reputando spedienti i sussidii della remota Inghilterra, non era alieno, per venire a capo dei suoi disegni, di procurarsi ad ogni patto quelli di Francia...

-- A me non sono noti siffatti arcani, ed in fede di.... nè credo punto, che accennino al vero.

-- Illustrissimo, che da voi s'ignorino può darsi, ma io so, che il cardinale Morosino certo dì propose, e segnatamente dopo la morte di monsignore di Guisa a Blois, a sua maestà Enrico III, che dov'egli avesse istituito suo erede don Michele marchese di Lamentana[27] vostro illustre fratello, il Papa gli avrebbe ottenuto a consorte la infante di Spagna, e così, composte in saldo accordo le liti tra i principati cattolici, con forze unite combattere, e disperdere gli eretici e i Turchi da tutta la cristianità.

-- E come vedete a prova ciò non accadde. Ora come potrebbe augurarsi di tentare con buono esito un nipote del Papa ridotto alle sue poche facoltà, senza gli aiuti di Francia e di Spagna, e forse dovendole sperimentare nemiche?

-- Con ardimento maggiore, forze più intere, premio di fama immortale, incremento sicuro della propria terra....

-- Basta, basta, Cavaliere, voi mi avete portato un pezzo qua e là girandolando su l'ippogrifo di messere Ludovico, sicchè mi ha preso il capo giro; e' sarà tempo scendere per tornarcene a casa....

-- Quando vi piace; tuttavia, Illustrissimo, pensate bene a quanto vi ho detto.

-- In fede di gentiluomo io ci aveva pensato, Dio sa quante volte, ma siamo giunti tardi; tardi pei tempi, e tardi per l'uomo; pei tempi, perchè tra Alessandro VI e Sisto V ci ha il concilio di Trento, e peggio di questo, il caso dei Caraffa; per l'uomo, perchè Sisto promosso al pontificato di sessantacinque anni, adesso ne annovera sessantanove, nè penso egli abbia a durare molto, che quei suoi spiriti irrequieti se porgono testimonio della alacrità della sua mente, temo altresì che, come la lama troppo affilata, taglino il fodero. -- Basta, adesso attendiamo a quello che più importa: mentre il Pontefice reputava spenti i banditi, ecco rinfocolarsi non solo ai confini, ma qui su le porte di Roma, anzi in Roma; potreste voi suggerire rimedio alcuno per estirpare questo cancro? Se siete da tanto, beato voi! Fate conto, che non vi sarà cosa, per quanto alta ella sia, che il Pontefice non si troverà disposto a concedervi in guiderdone del fatto.

-- Illustrissimo, l'uomo fa quello che può, ci proveremo.

-- Piacevi, che io vi presenti a Sua Santità?

-- Lo desidero quanto il cieco di vedere la luce.

-- In questo caso state disposto, che vi manderò l'avviso della udienza fino a casa....

Da un lato e dall'altro, essendosi poi ricambiate affettuose salutazioni, si separarono. Se cotesto colloquio fosse accaduto al buio, veruno sarebbesi accorto chi di loro era il bandito, e chi il cardinale; ma anco alla luce aperta avresti giudicato così, che nel Cardinale occorrevano occasione difficile non impossibile, volontà languida, ardimento nessuno, all'opposto nel bandito col difetto di ogni facoltà, volere e ardire piuttosto eccessivi che inclinati di mettersi allo sbaraglio. -- Animo malo in entrambi pari.

NOTE.

[22]

Senz'arme n'esce e solo con la lancia Con la qual _giostrò Giuda_.

_Purgat._ 20.

[23] Però alcuni sostengono la Venere dei _Medici_ fosse per lo appunto quella di Gnido.

[24] Diego di Alcalà dell'ordine dei Francescani canonizzato da Sisto V nel 1588.

[25] Ormai è comune errore, che Popilio Lena fosse il legato romano che chiuse Antioco nel cerchio; chi veramente lo fece si chiamava Gneo Ottavio. CICERONE, Phil. 9. PLINIO, Hist., L. 34, c. 14.

[26] Tali con altri molti fu creduto che molinasse in quel suo fervido cervello Sisto V: è certo che in Persia, e co' maggiorenti degli Arabi e dei Drusi tenne pratica, non meno che con altre parti di Oriente: armò galere, si fece amico Stefano Battori re di Polonia, e sottoposte a lui le forze della Moscovia ebbe per fermo di salutarlo compagno e capitano nella impresa contro i Turchi. Su i Moscoviti egli esercitava autorità grande fino da quando Ivano Vasiliovitz tzar di Mosca mandò oratore a Roma, e parve mirabile per la barbarie sua: le credenziali di che andava munito per Venezia dicevano: _al grande governatore della signoria di Venezia_, ed interrogato della ragione di siffatto titolo rispose: per comune opinione in Moscovia reputarsi la Venezia dominio del Papa dov'egli inviasse governatori come a Bologna, e questo nel 1580! Il vino invece di temperare con l'acqua mescolava con l'acquavite, comecchè gliene apparecchiassero dei più fumosi. Non volendo questo ambasciatore per nessun verso baciare il piede al Papa, Sisto, allora cardinale di Montalto, con tante buone parole lo raumiliò, che alla fine si chiarì disposto a farlo; conservando poi sempre, finchè stette in Roma, usanza con lui, così lo edificava co' costumi, co' sermoni e con le opere che partendo disse: -- tanto avere provato il cardinale di Montalto diverso dagli altri, che se fratelli erano, di certo egli ebbe a nascere bastardo. -- Questo moscovita poi, perché udiva che si chiamavano fratelli fra loro, credè che fossero davvero figliuoli di un medesimo padre. -- Quanto al concetto di restituire il commercio di oriente alla Italia conquistando l'Egitto e mettendo il mediterraneo in comunicazione col mare rosso, ne abbiamo memoria dal dispaccio del 23 agosto 1587 dell'Oratore Gritti al senato di Venezia, nè manca monumento storico della strana pratica di far succedere don Michele Peretti ad Enrico III: così ne parla il Ranke nella _Storia del Papato_, T. III. -- Questo occorre in certa memoria del signor di Schomberg maresciallo di Francia sotto Enrico III, che si conserva nella biblioteca imperiale di Vienna, n. 114, fra i manoscritti di Hohenbaum: «Qualche tempo dopo la morte del signore di Guisa accaduta a Blois il cardinale Morosini, per parte del santo padre, propose che dove S. M. avesse voluto dichiarare il marchese di _Pom_ (il nome certamente è errato) suo nipote erede della corona, e farlo accettare con le richieste solennità, il Papa da parte sua lo assicurava di fare in guisa che il re di Spagna concedesse in matrimonio al prelodato suo nipote la infante, donde avrebbero avuto termine i disordini della Francia. Il signor di Schomberg afferma come S. M. mostrandosi propenso ad accettare il partito, egli giunse a mandarlo a monte persuadendo il re che questo tornerebbe a rovesciare l'ordine di Francia, abolire le leggi fondamentali e lasciare ai posteri testimonio perenne della dappocaggine e pusillanimità sue.»

[27] O della Mentana.

FINE DEL PRIMO VOLUME.

INDICE.

DEDICA _Pag._ v CAPITOLO I. Sisto Quinto e il conte Olivarez » 9 » II. Paolo Pelliccioni » 49 » III. Il Bandito e il Bargello » 74 » IV. La donna superba » 132 » V. Contradizioni » 156 » VI. Nuove contradizioni » 173 » VII. È morta » 212 » VIII. Sangue romano » 250 » IX. Il Cardinale » 306

* * * * *

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (vice-cancelliere/vicecancelliere, follia/follìa, scancìo/scancío e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Al termine del capitolo VI, per la nota n. 16 è stato aggiunto il richiamo, mancante nell'originale.