Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2)
Part 14
La Distruzione insediata sul trono scelse i suoi ministri, e secondo il costume dei re tristi, li scavò peggio di lei; primo di tutti il fuoco, il quale per darle saggio della propria abilità arrovellandosi su i travi, i travicelli, le porte, e le imposte gl'incenerì mezzo regno; per la quale cosa la Distruzione, ammirandone i forti partiti, e lodandone lo zelo, lo mise in riserba per servirsene al bisogno: poi venne la volta dell'acqua, che non osservando regola nè misura si rovesciò a diluvi sul tetto, mandando giù sopra i passeggeri una benedizione mista di tegoli, e di embrici; entrata in casa non rinvenne via più spedita per uscirne, che le crepe antiche, e allora non parve più ridere, ma piangere; dopo Democrito, Eraclito; quantunque non manchino autori degni di fede, i quali ci affermino, che in antico Eraclito e Democrito non fossero già due filosofi sì bene uno solo; e questo credo ancora io. Non potendo adoperare quotidianamente un ministro del continuo lagrimoso, fu provata l'aria; e l'aria al cimento rinvennero, se non più dannosa, più molesta di tutti; imperciocchè ora sibilasse come se miriadi di boa andassero in volta, ed ora guaisse a mo' di centomila anime dannate che si fossero data la posta là dentro, ora con terribile rombo annunziava imminente il finimondo, ed ora modulava un gemito come di amante, rimescolato dal soverchio affetto; e la Distruzione ora accorreva tutta impaurita, ora afflitta e non trovava mai nulla; che vento erano le minaccie, e vento i sospiri; altri ministri di polso non si presentarono a reggere; e' fu mestieri servirsi di questi alternando l'uno con l'altro, come costumavano in Francia ai tempi di Luigi Filippo, e come costumano in Italia ai tempi nostri; se potevano mettersi insieme, se ne sarebbe composto un lievito eccellente per formare tutti i ministeri del mondo, ma non si potè fare.
Ognuno di loro tirò su sempre secondo il solito l'acqua al suo mulino; di topi un nugolo, che primi a entrare, si mostrano anco primi disposti a uscire solo che fiutino alla lontana la schiaccia; modello vero del perfetto cortigiano sempre inteso a rodere, sia di notte come di giorno, berretti frigi, o bende imperiali, l'oro del tempio di Efeso, o i calzari di Diogene: e con essi i tarli, stampa di amore senza pari come quello che si addentra fin là dove altri non può arrivare; vennero i biacchi a insegnare come si conservi la dignità nella reggia, e nei parlamenti, i rospi e le vipere ci portarono l'arte di comporre i giornali, gli scarafaggi, e i lumbrichi spontanei o invitati ci si recarono a dare lezioni di diritto costituzionale, i gatti furono professori di generosità, i corvi cappellani. La vetriola e l'edera in compagnia di altre sorelle parasite si offersero a fare ufficio di poeta di Corte adombrando gli spacchi e le latrine; e col verde bugiardo non pure ascondere ogni più sozza cosa, ma dare ad intendere alla lontana, che fosse incoronata di alloro.
Allo improvviso, e mentre ormai la Distruzione reputandosi donna e madonna non sospettava di guai, ecco irrompere dentro il palazzo una frotta di architetti, muratori, manovali, operai di ogni maniera, di ogni ragione artisti, e ciascheduno armato dei suoi arnesi, sopra di lei avventarsi con assalti riuniti, contro i quali non valse pertinacia di difesa, o maligno volere; molto più che un giovane biondo e bello al pari di Apollo di Belvedere lì compariva sovente con lo incesso di cotesto Dio, che saetta il Pitone, e sembrava accendere co' raggi della sua anima gl'intelletti degli uomini, di cui la opera allora ferveva per trasformare in sede di magnificenza, di giocondità e di piacere l'albergo che fu poco anzi di miseria, di tristezza e di dolore.
Questo giovane era Paolo, e come in tratto così breve di tempo avesse potuto mutare la sua condizione di mendico in ricco io ve lo dirò senza viluppi, che di colpi di scena non abbisogna il racconto, e poi noi altri Italiani siamo di quelli che desideriamo mettere ogni cosa al suo posto, e fare che il dieci venga subito dopo il nove; almeno una volta era così.
Voi pertanto ricordate, che Paolo sorpreso nella caverna da Ciriaco, vergognando di comparire ladro al cospetto del suo compagno bandito, prese delle gioie arrapinate quelle che potè; gli argenti furono relitti tutti: certo i tesori di Montecristo non erano sepolti là dentro, ma il trofeo del ladroneggio costà superava troppo in valsente quanto n'era stato rimosso. Quando Paolo con la famiglia ripigliò la via di Roma, due fini si era proposto, il primo dei quali certo o poco dubbio, incertissimo il secondo; gli pareva facile ripescare gli antichi compagni, e aggiungendovene parecchi dei nuovi ricomporre la sua banda per rompere le strade, e condurre altre non meno onorate imprese; gli riusciva più arduo credere che i suoi compagni si fossero astenuti da pellegrinare fino alla caverna per rovistarla ed appropriarsi quanto era rimasto lassù; tuttavia volle tentare; però fatta sosta alla famosa osteria della Ferrata, si diede a conoscere dall'oste pressochè spiantato per falta di avventori, di salute mal fermo, e quasi losco dal tanto piangere che aveva fatto la sua figliuola Maria; accolto a braccia aperte sul subito come conoscenza antica, e consolatore delle presenti miserie, crebbe di corto nella svisceratezza dell'oste, avendogli rifiorito le languide speranze con promessa di migliorare in un modo o nell'altro le sue condizioni. Interrogato l'oste da Paolo, insieme ad altre cose, se qualcheduno dei compagni fosse a sorte comparso da codeste parti ebbe a risposta, che non ci si era visto persona, però preso maggiore coraggio gli disse, che pel dì veniente procurasse avere sei muli od otto, e provvedesse zappe: se si sentisse in forze di accompagnarlo insieme con Renzo fino alla caverna ben per lui; se no, sarebbero iti egli e Renzo; nè per questo avrebbe avuto parte minore delle robe, che egli viveva quasi sicuro di ritrovare.
Supremo scongiuro per l'uomo fu sempre il guadagno; pensate poi se lo stringa il bisogno; in mal termine si trovava l'oste, ma fosse stato peggio, sarebbe ito col materasso dietro; però vuolsi confessare che alla cupidità si aggiungeva come in embrione il pio desiderio di recitare un po' di _De profundis_ proprio sopra la fossa dove riposava sepolta la povera Maria; e devo confessare altresì, che mano a mano saliva, questo desiderio pigliava colore, sicchè, quando furono vicini alla caverna, l'amore della figliuola bilanciava l'amore dello acquisto, o poco gli rimaneva di sotto: entrato poi nella caverna e indicatogli il luogo dove giaceva la sua creatura, si gittò giù di sfascio, rompendo in dolorosi omei da movere a pietà, non che altro, i tronchi e i sassi, e con le braccia aperte pure tentava di abbracciare il terreno. Paolo lasciò sboglientarlo, che forse ci aveva il suo conto, e parve fosse per lo appunto così, imperciocchè presto presto si dette a zappare in certi luoghi a lui noti, dove trasse fuori due forzieretti, che si ripose in tasca. Mentr'egli operava ciò, allegando non so quale pretesto, aveva mandato Renzo fuori della spelonca, sicchè quando ei fu di ritorno i forzierini erano spariti; di costui Paolo si fidava sì e no: gli faceva mestieri di parecchie altre prove per isperimentarlo, ma in tempo di carestia pane di vecce: rientrato il garzone, Paolo si volse all'oste, e con sinistra cera gli ordinò che pigliasse la zappa per dargli aiuto, e quegli la prese quasi trasognato, poi tornato al luogo donde si era partito cominciò a menar giù a furia gridando:
-- Qui dentro è il mio tesoro, or ora lo metto allo scoperto.
Paolo parve atterrito al proponimento dell'oste, per la quale cosa, fattosegli da presso, gli fermò il braccio dicendogli con voce benigna:
-- Il Padre Eterno solo, aprendo le fosse, ci caverà tesori, noi non possiamo scoprirci altro che vermi; lascia stare, che hai pianto assai; vien meco a procacciarti da vivere men tristo.
La parte spirituale, che aveva preso per un istante il sopravvento nell'oste, cesse il campo alla cupidità; però senz'altre parole attesero tutti e tre a scavare: l'aspettativa di Paolo invece di rimanere delusa fu oltre il presagio soddisfatta; l'argento era stato battuto ma non così che non lasciasse vestigio della forma antica, e quel pezzo ben si conosceva essere stato pisside, l'altro candeliere, taluno anco Cristo; non mancavano argenti profani, ma primeggiava il sacrilegio. Così rinsanguato di pecunia Paolo scese dal Monte di Bove, nè mosse sì tosto dalla Ferrata con la famiglia; lasciatavi la Violante, cui un sinistro presentimento andava rodendo le viscere, si recò a Roma, dove dopo avere tolto a pigione certa villa a Nettuno in luogo appartato e ombroso per foltissime piante, ci trasportava in più volte le nuove ricchezze. Parrà strano come a veruno dei compagni di Paolo saltasse in testa di prevenirlo, ma chi visse molto nel mondo conosce non essere la stranezza causa buona per discredere una cosa; e la stranezza troveremo minore quante volte tu consideri che parecchi di loro ignoravano il tesoro nascosto, e Paolo stesso nol conosceva intero; dei consapevoli, a quale mancò il comodo di recarsi costà, a cui il coraggio; chi aveva preso moglie e aperto un po' di traffico non cercava miglior pane che di grano, chi si era fatto frate, e s'incocciava sul serio di santità: insomma i benestanti non si movevano; chi si sarebbe mosso si trovava ridotto in tale arnese, che correva rischio, scorrazzando per la campagna, di capitare in mano a qualche sbirro a cui paresse acquistare la indulgenza plenaria se lo avesse impiccato al primo arbore gli occorresse per via. Messe in salvo le robe nella villa, Paolo ci condusse la moglie dandole ad intendere com'egli adoperasse così per pigliar tempo ad ammannirle il palazzo in modo conveniente all'eccelso grado di lei, e ciò per solleticarla nella vanità, ma non ce n'era bisogno, cupida come adesso ella si sentiva di tenebre e di solitudine.
La Distruzione del palazzo Pelliccioni, dopo avere tentato resistere, di padrona parve rassegnarsi a diventare vassalla, contentandosi di un lembo estremo in soffitta, o in cantina; non le dettero requie; da per tutto cacciata si disfece a mo' di quei nugoli, che dondolandosi per lo emisfero si consumano e sfumano. Però quando le sale sfolgoravano di doppieri riflessi dentro gli specchi di Venezia, ripresero a ronzarvi dintorno i parpaglioni della fortuna, i quali conoscono l'arte di sfruttare la luce degli altri, senza bruciarvisi le ali; e più poi allorchè dai camini sorse la colonna di fumo annunziatrice, che costà si faceva grasso mangiare, ci capitarono a frotte amici vecchi e amici nuovi fissi in lei con ansietà pari a quella degli isdraeliti con la quale seguitavano la colonna di fuoco pel deserto; i vecchi abbracciando Paolo gli venivano ricordando i motti, le blandizie, i gesti degli anni suoi primi e per tenerezza piangevano, i giovani si recavano ad ammirare il gentiluomo perfetto, di cui nelle lunghe sere di verno avevano udito raccontare _mirabilia_ dai genitori, adesso, ahimè! sepolti. Dicono i naturalisti che i soli pesci pigliansi per la gola, e non è vero, imperciocchè per la gola si piglino anco gli uomini, se non che questi si acchiappano per molte altre cose; di fatti parecchi facevano capo al palazzo Pelliccioni per danaro, offerendo tutto sè stessi, il che tornava a non offerire nulla. Paolo, stupendo a dirsi! non negava a persona, o poco o assai veruno si partiva senza qualche soccorso, sicchè tu pensa se la processione degl'impronti per la strada che menava al suo palazzo occorresse gremita più di quella delle formiche. E da capo le dicerie intorno alla origine delle sue ricchezze, nè onorevoli tutte; i mercanti affermavano non potere averle fatte se non trafficando, e i soldati se non combattendo; non mancò chi dichiarava avere sentito dire, ch'ei si fosse imposto signore di certa isola in certe contrade rimote, dove il fiume mena sabbia di oro per la ripe di argento, e i bimbi per la strada giocano a' noccioli co' diamanti grossi quanto una pina o poco meno; i nobili reputavano imbroccare nel segno pensando che S. M. Cattolica lo avesse con la sua consueta munificenza rimunerato con grosse pensioni _dei lunghi ed onorati servizii_ prestati alla corona co' negoziati e con la spada; i prelati più che tutto trovavano probabile, qualche vecchia vedova ricca sfondolata lo avesse tolto a marito, e di corto mortagli con suo _inenarrabile rammarico_, egli ne avesse raccolto l'intero retaggio; gli ammicchi degli occhi, e il sorriso tenue, e lo stringere pietoso delle mani servivano quasi di condimento a questa cicuta del Diavolo: altri altre cose; veruno pensò al furto, e sì che la spiegazione l'avevano proprio all'uscio senza mandare tanto in volta il cervello; ma così nelle faccende fisiche come nelle morali talora per notare gli obietti bisogna patire del balusante. Il ceto amplissimo femminino poi ne faceva di quelle coll'ulivo, e sembrava avere dato nelle girelle per Paolo; non vi era mamma nobile, o borghese, di molta o di poca sostanza, che non vagheggiasse in lui il cappellinaio al quale attaccare le care gioie delle loro figliuole; le fanciulle lo guardavano come il pellegrino contempla il santo ch'è termine dello affannoso pellegrinaggio; e se il pellegrinaggio verso il santo matrimonio a taluna di loro pesasse, lascio che lo immaginiate voi altre mie cortesi leggitrici o leggitori, come meglio si abbia a dire; massime poi a quelle cui pareva essere destinate di girarci sempre dintorno e non entrarci mai; appunto nel modo che successe agli ebrei quando lasciarono l'Egitto per la Terra promessa. Era, direbbe Omero, spettacolo degno degli Dei mirare il coro delle donzelle disposte in giro intorno a Paolo e sfolgorarlo con gli sguardi a mo' di balestrieri che mirino uno stesso bersaglio; a canestrate gli gittavano virtù sopra la testa come i fiori; tutta roba (già s'intende) prestata al futuro marito di tutte, che poi tutte dopo la scelta vanno a risquotere con la usura, non esclusa la moglie, e spesso questa più esigente di ogni altra. Nè meno delle femmine comparivano alla prova prodighi gli uomini, che come suole, ognuno di loro gli regalava la virtù, che gli premeva maggiormente fosse posseduta da lui; i poeti lo predicavano generoso, gli artisti di buon gusto nelle arti, i preti devoto, i gentiluomini spiantati nobilmente cortese, e via via; maraviglia universale metteva considerare come in _età così fresca_ tante cose sapesse, tante genti avesse veduto, e tanti gesti operati (almeno per quello ch'ei ne diceva), e qui pure ci entrava l'adulazione, imperciocchè sebbene la fronte di Paolo fosse tale dove:
I suoi strali spuntava amore e morte,
tuttavia anco da quanto appariva, la turba adulatrice dibatteva una dozzina di anni.
Ma in Roma sacerdotale, massime a cotesti tempi, piacque due cotanti più che a Napoli lo studio alla religione santissima, e quello messo nella osservanza delle pratiche di santa madre chiesa: per la quale cosa ogni mattina Paolo assisteva divotamente a messa genuflesso alla balaustrata dello altare; e la messa la pagava di suo, raggiungendo il prete in sagrestia, dove dopo avergli detto: _prosit_, gli pigliava la mano e ci deponeva un ducato di oro smagliante; onde il prete quando si voltava dall'altare implorando al popolo: _Dominus vobiscum_, sbarrava gli occhi come spiritato per mirare se ci fosse: desiderò essere ascritto a parecchie confraternite, e prima delle altre a quella dei Fiorentini di San Giovanni decollato, di cui istituto è accompagnare i condannati a guastarsi: in questa occasione apprestò rinfresco a tutti i fratelli, ed i più eletti nel suo palazzo pasteggiò alla grande, nelle processioni s'industriava far sì, che gli toccasse a portare taluna delle aste del baldacchino o la residenza, e certa volta dette dieci scudi di elemosina per portare il Cristo di legno, che gli parve peso; ma il tratto proprio da maestro fu quello di scegliere confessore il padre Migali gesuita, il quale per essere stato già confessore del povero Francesco Peretti nipote del Papa, miseramente assassinato, si vedeva tutto giorno per casa del cardinale Alessandro: certo era un mettersi tra male branche, ma egli non si sentiva sortito alle parti di sorcio. Da ambe le parti perfetti; proprio qui si vedeva alla prova che tra pirata e corsale non ci corre altro che i barili vuoti; egli non rifiniva mai di levare al sesto cielo la sapienza del Gesuita (la pietà non importava, chè si suppone in tutti gli ecclesiastici, e in modo singolare nei Gesuiti), il Gesuita mostrava andare in visibilio per la pietà di Paolo (di opinione, di sapienza non faceva mestieri, supponendosi sempre in cui spende a mano aperta, e mette tavola spesso). Ora accadde che certo dì favellando insieme Paolo col padre Migali delle parti degl'infedeli, e sul modo di propagarci la fede, tante eccellenti cose costui gli disse in parte non conosciute prima ed in parte accomodate così che parvero nuove, che il padre si dispose in tutto fare motto di questo distinto _soggetto_ al Cardinale nipote, non mica perchè egli fosse capo della Congregazione _de Propaganda fide_, a cui presiedeva lo stesso Papa, ma sì perchè il cardinale Alessandro, se non la sola, per certo si considerava la più sicura chiave di aprire il cuore dello zio. Nè fu difficile ottenere udienza dal Cardinale, atteso il credito del Gesuita, e l'indole facile del nipote di Sisto; il quale, per giudizio dei contemporanei, oltre la buona natura ebbe pratica grande di negozi più che scienza, negoziando sempre al cospetto del Papa, ovvero a norma delle sue istruzioni, onde lo prepose alla Congregazione della Consulta per il governo della santa Chiesa, che rispondeva a cappello a ciò che nei giorni nostri chiamiamo _ministero dello interno_, e all'altro ufficio troppo più importante pel Papa, ed arduo pel giovane, voglio dire, quello di ascoltare gli spioni, e riferirgli con sagace diligenza quanto ne avesse cavato. -- Ancora, si deve avvertire, che Paolo, appena si presentò, piacque al Cardinale, però che la simpatia da taluni non si osserva nella sua genesi, e da molti altri si nega, ma pur troppo vive, e dirò regna; impossibile, almeno per ora, dichiarare in che cosa consista, ma per me quasi mi persuado, che proceda da cause tutte animali, effluvi di sangue, virtù magnetica di sguardo, od altre cotali; e dopo un po' di commercio la simpatia crebbe, dacchè Paolo nascesse gentiluomo, ma la educazione materna e il suo mescolarsi con gente di piccolo affare lo avessero in certo modo invilito; mentre Alessandro, comecchè di lignaggio villano, facevano gentile l'esempio dei colleghi, ed il continuo negoziare con personaggi potenti; per la quale cosa si sentirono subito bilanciati perfettamente tra loro, successo che da essi non fu mai prima di ora provato, imperciocchè trovandosi con persone o affatto volgari, o affatto signorili si sentissero come a disagio. Inoltre se bello era Paolo, brutto non compariva Alessandro, e se in avvenenza egli cedeva all'altro, ciò giudicava nel suo segreto la gente, ma non andava a dirglielo, mentre a lui la naturale prosunzione impediva darsi per vinto; di poi, non si poteva dubitare, che con le vesti da cavaliere un giovane avesse a parere più elegante che incamuffato con quel viluppo di panni rossi. Quanto a magnificenza, che la fama gli aveva porto occorrere nel Cavaliere grandissima, il Cardinale non se ne pigliava fastidio, anzi ci aveva gusto, perchè godendo di centomila scudi di rendita sentiva poterlo superare: per ultimo rispetto a sapienza conobbe, come Paolo fosse uomo sagace più per pratica di faccende, che per istudio di libri (e qui pure non si confessò, nè era inferiore a lui); e per quel po' di lettera ch'ebbe Paolo occasione di metter fuori non era tale nè tanta da farne le stimate per chi viveva a cotesto tempo in Roma, nè tra l'uno e l'altro ci correva un filaro di case. Insomma Paolo possedeva tutte le doti per andare a genio ad Alessandro, dacchè in quelle che riescono ad acquistarsi impossibili, come lignaggio e bellezza, il Cardinale aveva argomento buono di reputarsi pari, e per le altre che possono acquistarsi si reputava superiore.
Parlarono di molte faccende, un po' per tastarsi e un po' menati dal giovanile talento, e finalmente caddero su quello che premeva all'uno ascoltare, all'altro dire:
-- Sicchè a voi, Cavaliere, questa istituzione del Papato non garba...
-- Illustrissimo, per amore di San Diego ultimamente canonizzato[24], non mi apponete di questa fatta eresie. Come non mi avrebbe a garbare il Papato se istituito dalla propria bocca di Gesù Cristo? Io non sono così tristo cristiano per ignorare che Pietro fu la pietra sopra cui si fonda la Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dello inferno, bensì dubito, rimettendomene sempre all'autorità dei miei superiori, massime alla vostra, che la _navicella_ di San Pietro diventata _galera_ abbisogni di qualche altra vela, e di parecchi remi di rinforzo.
-- Cavaliere, parlatemi col cuore in mano; quantunque per ufficio mi corra il debito riferire qualsivoglia cosa per me si oda, o si veda, a Sua Santità, tuttavolta in fede di gentiluomo vi prometto, che delle cose a voi piacesse favellarmi egli apprenderà quelle che voi vorrete egli sappia, e se niente ha da saperne, e nulla saprà.
-- Illustrissimo, voi adopererete secondo la prudenza vostra, perchè a me sembra non avere a dire cosa che possa tornare sgradevole a Sua Santità. Il Papato nacque inerme e debole, e così un pezzo durò: se l'uomo fosse meno perverso, e non si ostinasse nel peggio, il Papato, per trionfare nel mondo, dalla sua origine divina in fuori non avria dovuto avere mestieri di altri soccorsi: ma costoro, che pure si attentarono mettere le mani nel sangue prezioso di Cristo, pensate se volevano peritarsi a menare strage dei suoi pontefici! La storia pertanto della prima Chiesa è tutta un martirio; le sue fondamenta, si può dire, furono poste sopra sangue cagliato...
-- Questo non contrastano nè anco i nostri più fieri nemici....
-- Ed appunto per ciò, chi venne dopo considerava come divina cosa sia il martirio, ma arcidivina il trionfo.
-- Avvertite, Cavaliere, che il terreno incomincia a farsi lubrico...
-- Illustrissimo, se male mi appongo, lascio a vostra signoria libertà piena pienissima di anteporre il martirio al trionfo, e vedete e' ci è da scegliere; tra i Monsulmani impalano, i Tartari segano in mezzo; nella China uccidono frastornando il sonno...
-- Basta, basta, interruppe il Cardinale sorridendo, in fede di gentiluomo, io mi confesso giusto, la passione del martirio non è la mia dominante...
-- Appunto voleva dire... a diciannove anni... potente... copioso di beni di fortuna, e capace ad usarne con prudenza... il martirio non è ospite accetto. Per assicurare il trionfo della Chiesa, oltre gli aiuti divini, prudenza volle che si facesse procaccio degli umani...
-- Gli aiuti divini non mancano mai a cui gl'implora con cuore contrito, e gli attende con mente umiliata...
-- Illustrissimo, voi parlate da quel luminare di santa madre Chiesa che siete; però piacciavi considerare che i primi a ricorrere agli umani sussidii furono i Papi, non io: io racconto; apprenderò volontieri da voi le cause che mossero i sommi Pontefici ad aggiungere alla fune celeste un po' di filo umano....
-- Voi siete arguto, messere....
-- Illustrissimo, perchè mostrate il vischio se non mi volete impaniare?
-- Vi ho dato fede di gentiluomo e basta: nobiltà lega; forse mi piace non ismettere la pratica, e giocare di scherma con maestro schermitore.... Ora però basti, che lo spesso romperla guasta la misura...