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Part 18

Chapter 183,668 wordsPublic domain

.... Ebbene, che è questo? Cosa accade qui? La riva della Slavonia è sparita, il cielo s'oscura, le acque s'agitano, il vento mugge, la sala splendida s'è cangiata in uno stambugio rischiarato da un lanternino, l'elegante capitano Schopper in un vecchio cencioso, la bella signorina ungherese in una povera contadina con due bimbi in braccio; e il bastimento rulla, beccheggia e scroscia spaventosamente mandando ogni cosa sossopra. — _No, no, señor Capitan_, per amor di Dio, per pietà delle mie due creaturine, non ci moviamo di qua, il mare è cattivo, può seguire una disgrazia, aspettiamo che faccia giorno, non passiamo il capo Trafalgar, ve ne scongiuro, non per me, per le mie povere creaturine! — Non posso, buona donna; _el capitan tiene sus obligaciones_: ci son cinque passeggieri che vanno in Africa; io debbo sbarcarli domattina all'alba a Algesira; non posso passar la notte a Trafalgar; bisogna tentar d'andare innanzi; seguirà quello che Dio vuole! — No! no! _señor Capitan!_ noi naufraghiamo! noi moriamo! i miei bambini! _Ave Maria purissima_, se n'è andato! Lei, signor italiano, per carità, vada lei, vada a supplicare il capitano che non si mova di qui, che non ci faccia morire! Dio mio! Dio mio! — Chetatevi, buona donna, vado io. Capitano! Dov'è il capitano? Non c'è modo di trovare questo capitano? È a prua! — È a poppa! — Passi di qui! — Scenda di là!...

Di qua, di là! Che il malanno vi colga! Son tre ore che cammino e non mi sono ancora raccapezzato. Sarà ben sonata la mezzanotte. Ah! se me ne fossi rimasto nel mio piccolo albergo di Leicester-square, invece di venirmi a cacciare in questo labirinto fetido e oscuro! Dopo una strada un'altra strada, dopo una svolta un'altra svolta, e crocicchi dietro crocicchi, e case accanto a case, e non una porta aperta, non un lume a una finestra, non un _policeman_, non una voce umana, non il suono d'un passo, non un indizio di vita; null'altro che interminabili muraglie nere che si perdono nella nebbia, e un silenzio di città disabitata. Cammino, corro, divoro la via, e mi par sempre d'essere nello stesso luogo. Forse non faccio che girare e rigirare nelle medesime strade. Questo sospetto mi sgomenta e le forze cominciano a mancarmi. E poi.... che serve ch'io lo nasconda a me stesso? Ho paura! paura d'essere assassinato, di cadere in una fogna, d'inciampare in un cadavere, di mettere i piedi in una pozza di sangue. Come son venuto qui? Dove sono? Sapessi almeno dove sono! Sono in White Chapel? a San Gilles? in Waping? Se fossi sicuro d'essere a Bethnal Green, per esempio, cercherei di trovare Mile end Road, e di là saprei andare alla torre di Londra; o se fossi in Seven Dials, potrei sperare di riuscire in Regen Street o d'infilare Piccadilly. Ma qui non so da che parte voltarmi, cammino a caso, come un pazzo. M'imbattessi anche in un branco di ladri, purchè incontrassi qualcuno! Questo silenzio sepolcrale mi gela il sangue. Dio mio! non domando che il rumore d'un passo o il latrato d'un cane! E un'altra strada, un'altra di queste interminabili e lugubri strade! Ah, io non vado più innanzi; in questa strada c'è qualcosa d'orrendo, ci son dei morti, le mie gambe tremano, il mio cuore si agghiaccia, la mia ragione si perde, io mi metto a gridare, io.... Che! Sei tu! Tu, mia amica! Tu, amor mio! Tu qui, a Londra! con me! Ma è un sogno! Ma parla! No! fuggimmo prima, qua la mano, coraggio, seguimi, vola.... Oh l'inesprimibile piacere! il vento ci porta, il cielo si rischiara, il sole ci batte in fronte, Londra è sparita, siamo sul mare, siam salvi!

.... Dove siamo? Ah! tu mi domandi dove siamo, classichetta che tu sei, piena di greci e di romani, tu che diventi rossa a nominarti Pindaro, che piangi quando ti dico che un giorno faremo un viaggio nella Troade, tu che mi hai fatto diventar geloso di Annibale e prendere in tasca Catone, testolina imbottita di grandi nomi e di grandi versi! Ebbene. Questa volta sarai felice; ma devi indovinar tu dove siamo. Guarda questo cielo splendido, questo mare azzurro, questi colli cinerini, queste roccie nude, queste pietre sparse, e indovina. Ah, tu impallidisci! — Ebbene, non è la Troade. — No, non sono le rovine di Cartagine. — Nicea? Meno che mai, signorina. Cerchi, cerchi ancora, frughi nelle sue reminiscenze storiche, interroghi tutti i suoi desiderî classici. Ma sì, amica mia, sì! Atene! Atene! Atene! Siamo sull'Acropoli! Ah io sono pazzo della tua gioia! Qua, nelle mia braccia, ed ammira: quella è la costa orientale del Peloponneso, — più in qua l'isola di Salamina; — lì il Pireo, — là il Falereo, — a destra, su quel colle nudo, il tempio di Teseo, — su questa roccia, in direzione della mia mano, le rovine dell'Areopago; — qui sotto il teatro di Bacco, dove il tuo Eschilo e il tuo Sofocle facevano rappresentare le loro tragedie; — in fondo a quella gola, il tempio delle Eumenidi; — tu tremi, poverina, a sentir questi nomi; — ed ora, voltati: ecco le quarantasei colonne del Partenone, — e adesso alzati e fa pure qualche pazzia perchè le pietre su cui sei stata seduta finora sostenevano l'enorme Minerva Promacos di Fidia, la quale mostrava al cielo la punta della sua lancia dorata, la prima immagine della patria che rivedeva il navigatore ateniese, venendo dal capo Sunium. Ah! la mia cara classichina che piange!... Dov'è il nostro bambino? Era qui un momento fa. Zitta! Non t'inquietare; non può esser lontano; tu cercalo di qua, io lo cerco di là; si sarà nascosto nell'Erecteo; Checchino, dove sei? Checchino! Checchino!...

.... Sentite, galantuomo: ho girato il mondo, e ho conosciuti molti buffoni; ma vi dico schiettamente che uno del vostro stampo l'avevo ancora da inciampare. Animo, via; il proverbio insegna che ogni bel gioco dura poco, il che vuol dire che un gioco stupido deve finire appena incominciato. Mettete giù il bambino che avete nella mano destra, che è mio, e quello che avete sulle spalle, e quello che avete sotto il braccio, e i tre che tenete nella cesta. Eh, dico, metteteli giù, o m'arrampico su per la vostra colonna, e vi scaravento in terra come un sacco di cenci. Vi paiono scherzi da fare codesti? O di dove siete sbucato, faccia patibolare? Chi siete? Come? Osereste? Ah! l'orribile mostro, che si mette in bocca la testa del mio bambino! Aiuto! A me, a me, Ateniesi! Sia lodato il Cielo, vien gente. O perchè tutti ridono? Che c'è da ridere, Ateniesi? È una vergogna che in una città colta e gentile come la vostra, si permetta a un mascalzone come costui di torturare i bambini in mezzo a una piazza pubblica. Rispondete dunque. A voi, cittadino, rendetemi conto voi di quest'infamie. Sentiamo! — _Eh, monsieur, vous êtes fou; vous n'êtes pas à Athènes, vous êtes dans la ville de Berne, devant la statue du mangeur d'enfants, devant la Kindlifresser-Brunnen, que tout le monde connait; regardez donc dans votre guide Bedeker, farçeur...._

.... Statue! Berna! Son baie. A Berna non c'è questa campagna solitaria, nè questo cielo di zaffiro, nè questa immensa pace che mi penetra fino al più profondo dell'anima. Oh la mia bella Bulgaria! Belle roccie coniche, coronate di castelli muscosi, e tinte di rosa e di viola dai primi raggi del sole; belle colline vestite di macchie inestricabili che l'autunno ha screziate dei suoi mille colori pomposi e tristi; bruni villaggi mezzo sepolti nella terra, come per sottrarvi alla vista del minareto odioso che vi torreggia sul capo; vasti pascoli ondulati, immensi armenti, alti pastori dal grande saio e dal berretto velloso, curvi sopra le traccie dei cavalli dei lilas, che passarono or ora trascinando alle fortezze del Danubio i vostri fratelli incatenati; bel paese selvaggio e melanconico, bel popolo austero, silenzioso e dolce, io ti rispetto e ti amo! Sia maledetta la strada ferrata che m'ha rotto il filo delle fantasie. Ora convien scendere e asciugarsi a piedi una galleria d'un miglio e mezzo: cose che non seguono che in Turchia. Entriamo dunque nella tana. Ma stiamo stretti, signori, e badiamo di non perderci, perchè è buio fitto. Vorrei però sapere come fa a passare il treno per questo cunicolo largo due braccia. Mi spieghino loro questo miracolo, signo.... Non c'è più nessuno! Poh, peggio per loro. Io accendo il mio cerino e tiro innanzi tranquillamente.... Oh! che vuol dir questo? Qui non ci sono rotaie! Questa non è una galleria di strada ferrata! Questo è un corridoio! I muri son segnati di croci e d'iscrizioni.... spagnuole! Oh l'orribile cosa! I sotterranei dell'Escuriale!...

.... È stato un momento di debolezza; la preghiera m'ha ridato coraggio; andiamo innanzi; troverò un'uscita; Dio m'assisterà; il tutto è di riuscire a un cortile. Mi trema il cuore però. Mi spaventa questo corridoio sterminato. Questo corridoio non c'era la prima volta che venni al convento. E questo rumore.... che non è quel del mio passo! Ah! mi si rizzano i capelli! No, un momento, un po' di riflessione: questo è il suono del mio passo; infatti se io mi fermo.... Gran Dio! suona ancora! Io divento pazzo! Ma dove suona dunque? Non certo davanti a me, perchè mi metto a correre e lo sento sempre alla stessa distanza; nemmeno di dietro, perchè se mi fermo, non mi raggiunge; e sopra la vôlta non può essere, perchè non lo sentirei così distinto; sotto, è impossibile. Dov'è dunque? Ho sognato? Eppure no, lo sento, lo sento vicino a me, monotono, ostinato, sinistro. Questo non è uno spettro, questo è un frate, un prete, un custode che vuol farmi incanutire dal terrore. Oh! ma la rabbia che mi divora è anche più forte del terrore. Questo sconosciuto aguzzino mi è anche più odioso che terribile. O tu che mi cammini davanti, o dietro, o accanto, o sopra, o sotto, chiunque tu sia, sei un miserabile che disprezzo e sbeffeggio; e ti sfido a comparirmi davanti! E se non compari, ti dico che sei un vigliacco e ti sputo nel viso; e se fosti anche Filippo II, in carne ed ossa, colla corona e colla spada, io ti giuro che non ho paura di te, e ti comando di farmiti dinanzi, perchè possa piantarti nel cuore un palmo del mio pugnale marocchino, e rimandarti a marcire colla tua stupida prosapia sotto l'altar maggiore di San Lorenzo! — Nessuna risposta, e il passo continua a risuonare vicino a me, lento, cadenzato, implacabile! Io divento furioso! Avanti, avvicinati, dimmi da che parte sei, vieni a portata della mia mano, chè io mi possa liberare da questa tortura! Sei dentro al muro? Ebbene, guarda, io lo percoto coi pugni e coi calci, io lo raschio col pugnale, lo sgretolo colle unghie, lo rigo col mio sangue. Fuori! fuori! fuori! — E nessuno risponde, e sempre alla medesima distanza, quel passo misurato, sonoro, lugubre come il picchio d'un martello sopra una bara! Ah questo è troppo, non posso più, ho paura, è un sogno che m'uccide, svegliatemi, svegliatemi!....

..... Dev'essere il barcarolo che m'ha svegliato con una pedata in un fianco. Dove andiamo? La campagna è tutta piana e velata dalla pioggia come da una nebbia; si vede confusamente qualche mulino a vento e qualche campanile; il canale è largo e colmo; mi pare che si debba essere tra Leuwarden e Dokkum. Non si starebbe mica male tappati in questo _trekschuit_ piccino e tepido, con un libro in mano e colla pipa in bocca; ma bisognerebbe buttar fuori questi diciassette bimbi paffuti, che mi premono da tutte le parti, e questo donnone, questo faccione di luna in quintadecima, questa sorella carnale della _Veneranda_, che mi fa gli occhi soavi parlando a fior di labbra. E bisogna dire che di questi diciassette marmocchi, le sia molto piaciuto il primo, poichè l'ha ristampato sedici volte senza correzioni, e tutti portano l'impronta netta della beata melensaggine della mamma. Oh questa è Olanda davvero! E chi sarà quel capo matto che ha rovesciato sui Paesi Bassi questa valanga di putti? e com'è possibile che questa madre d'un popolo, abbia ancora dei grilli per la testa? E mi tocca i piedi! Tocca? Pesta, per Giove! Avete una maniera un po' troppo vigorosa di manifestare le vostre simpatie, signora mia.... vorrei dirle. Che cosa dite? Eh? Io? Ma voi siete pazza. Io vostro marito? Io v'ho sposata davanti al borgomastro di Dokkum? Questi diciassette bimbi son.... nostri? Voi avete il contratto matrimoniale? Ah! la mia memoria si rischiara.... Ma dunque è vero! Dunque finora io ho sognato! Non v'inquietate, moglie mia: apro la finestra e metto la testa fuori per pigliare una boccata d'aria; — vi amo più della vita; — metto fuori anche il busto; — v'adoro; — mi sporgo ancora un po' innanzi; — lasciatemi appoggiare il piede sulla seggiola; — così, amor mio; — ed ora tu, Dio pietoso, accogli il mio spirito, e voi, acque dell'Olanda, il mio corpo!... Dannazione eterna! Chi mi trattiene?

.... _Caballero_, ci perdoni se l'abbiamo tirato indietro così bruscamente; siamo guardie civili, dobbiamo obbedire agli ordini; è proibito ai viaggiatori di metter la testa fuori del finestrino dei vagoni; potrebbe seguire una disgrazia; ci son Carlisti da ogni parte; ieri erano a Calatayud; avanti ieri scorrazzavano intorno a Siguenza; non per nulla ci hanno messi cinque per vagone, armati fino ai denti; non s'appoggi sui fucili: son carichi. — E sta bene! E anche questo è un bel modo di viaggiare! Due facili carichi dinanzi, due fucili carichi di dietro, un pistolone rasente il ginocchio, il manico d'una daga contro il fianco, e sei cinghie di zaino che mi spenzolano sulle spalle; e se m'affaccio al finestrino, una palla cilindro-conica nel cranio; e tutte queste dolcezze, per andare al Marocco. Povera Spagna! Quanto la ritrovo mutata! La campagna, deserta, i villaggi barricati, le stazioni della strada ferrata arse, diroccate, circondate di parapetti e di fossi; per tutto gruppi di contadini oziosi e di soldati stanchi; tende, sentinelle, cavalli rifiniti, traccie d'accampamenti, case affumicate, miseria. Non sembra però che i miei compagni di viaggio si diano gran pensiero di questo sottosopra. Vedo là due sposi che colombeggiano; qui un operaio brillo che fa delle proposte di matrimonio a una vecchia contadina aragonese; più in là cinque scamiciati che giocano alle carte; un ufficiale dei cacciatori che canta, un postiglione castigliano che trinca, e un vecchio parroco di campagna che stabacca voluttuosamente fra un periodo e l'altro dell'_España católica_. Allegri, figliuoli, e che Dio vi conservi. Ora canta anche il postiglione, l'operaio gli fa eco, i cinque scamiciati entrano nel coro; come, come, anche loro, le signore guardie? Ma, e la _consegna_? E la disciplina? E i Carlisti? Oh che bel paese di matti! Il carnovale in mezzo alla guerra civile. Ma bene! Viva la.... darei un buffetto sul naso a quei due sposi, che si guardano nel bianco degli occhi. Corpo di Carlo V! Non c'è peggior supplizio per un povero viaggiatore, che di dover assistere a queste fanciullaggini! Smettiamo dunque; il vagone non è un'alcova, che diavolo!

.... E un'altra coppia, — e un'altra, — e un'altra. Eccomi qui in piena Arcadia. Ora mi dovrò asciugare quest'uggioso spettacolo fino a Colonia. Già non ci dovevo venire. Me l'avevano detto che questi scellerati piroscafi del Reno, in autunno, sono il nido galleggiante di tutti gli amori nuziali del Belgio, dell'Olanda, della Svizzera tedesca e dei paesi delle due rive. Eccole qui, tutte queste bionde sdolcinate e scarmigliate, che alzano gli occhi al cielo e lasciano ricadere la testa. Ecco gli sguardi velati, le strette di mano furtive, i baci mandati col ventaglio, le toccatine di piede, i bisbigli, i languori, le sciocchezze infinite che cinquanta maledetti notari tabaccosi hanno legittimate pel mio malanno. Quella belga fraschetta! Quella magontina petulante! Questa lussemburghese ipocrita che nasconde coll'_Allgemeine Zeitung_ il braccio di suo marito! Le sfrontate! Gli ufficiali tedeschi salutano il piroscafo dalle terrazze delle ville, le chiese gotiche specchiano le loro guglie cesellate nelle acque, i vecchi castelli disegnano le loro gigantesche forme nere sul cielo, passa la roccia di Coblenza, sparisce la rovina di Hammerstein, si nasconde dietro ai monti lo splendido castello di Rheineck, si dileguano come sette nuvole enormi le Sette Montagne; e loro non vedono nulla! e continuano a bamboleggiare colla punta delle dita e colla punta dei piedi, stupidamente sicuri di non esser visti, come se fossimo tutti addormentati, orbi, o cretini.... Eppure se tutte queste sciocchezze non si facessero, non avrei trovato, le sere dei giorni di festa, nei giardini d'Anversa e nei viali di Basilea, una folla d'angioletti coi capelli d'oro, che mi scacciarono dal capo le idee nere, e mi riempirono il cuore di dolcezza! Ah! io sono un ingrato! Ebbene, sì, sorridete, guardatevi, amatevi, parlatevi nell'orecchio, giocate colle punte dei piedi, godete, inebbriatevi, scordatevi di noi e del Reno e dell'universo! purchè vengano gli angioletti coi capelli d'oro....

.... Eccoli qui! Una folla di bimbi e di bambine che invadono il _Prater_ di Vienna, sparpagliandosi in mezzo agli alberi sfrondati, per i viali coperti di foglie gialle. L'autunno s'è cangiato a un tratto in primavera; l'aria grigia s'è riempita di fragranze e risuona di voci armoniose, e tutto spira freschezza e allegria. A gruppi, a schiere, a circoli, a stormi, vanno e vengono, come un nuvolo d'uccelletti e di farfalle; e rendono l'immagine d'un grande giardino di rose e di gigli vivi, che da sè stessi intreccino e disfacciano rapidamente mazzi, corone e ghirlande palpitanti e sonore. Ciarpe scozzesi e pelliccie russe, giubbette ungheresi e berrette polacche, penne purpuree, riccioli biondi e nastri azzurri, ondeggiano e si confondono in mezzo ai cerchi, alle carrozzine, alle racchette, ai cervi volanti, ai palloncini color di rosa. Tutto ride, tutto brilla, tutto splende, tutto tripudia, e un senso divino di giovinezza e di speranza invade l'anima mia. Siate benedetti, o bei fiori appena sbocciati della razza umana! Benedetti i vostri visi rosei, benedetti i vostri capelli di seta, benedette le vostre gambettine nude, benedetti i vostri giochi, la vostra gioia, la vostra innocenza, le vostre famiglie, la vostra vita! Io v'adoro, creaturine! Venite, accorrete intorno a me, fatemi fare qualche cosa, fatevi servire, imponetemi i vostri capricci, divertitevi di me! Volete picchiarmi? Volete farmi l'urlata? Volete saltarmi a piedi giunti? Volete ch'io vi porti sulle spalle? Volete che m'arrampichi sopra un albero, per farvi ridere? Se mi rompessi la testa, voi dite. E che m'importa di rompermi la testa per voi! Animo, sull'albero. Sono già molto alto, non è vero? Ma salirò ancora. Così? — Noch! — Così? — _Immer noch!_ — Ma volete dunque ch'io salga fino....

.... Oh l'incantevole panorama! Un golfo coperto di navi, due mari che si congiungono, tre città che s'abbracciano, l'Europa e l'Asia che si guardano, mille minareti e mille cupole, in mezzo a migliaia di chioschi, di bazar, di bagni, di terrazze, d'acquedotti, dentro a una corona immensa di giardini e di boschi; e in ogni parte una folla variopinta e innumerevole che sale e scende per venti colline e venti porti, in mezzo ai cipressi, alle fontane e alle tombe; e su tutto questo il cielo d'Oriente! Oh com'è bello, splendido e grande! Io non credevo che una così meravigliosa bellezza si potesse vedere sulla terra altro che in sogno. Ora comprendo il musulmano moribondo che dice: — portatemi alla finestra. — Vi comprendo, poeti che avete spezzata la penna, pittori che avete lacerato la tela, scienziati che avete perduta la flemma, mercanti che avete balbettato dei versi, fanciulle che avete gettato un grido e abbracciato vostra madre, gente d'ogni paese e d'ogni tempra, che vi siete sentiti rimescolare il sangue e inumidire gli occhi davanti a questa visione di paradiso! Oh se potessi portar qui tutto quello che amo, e viver qui, a questa sublime altezza, su questa terrazza aerea salutata dal primo e dall'ultimo raggio del sole! Custode, non mi seccate. — Faccio il mio dovere, _captàn_. Tutta Costantinopoli sa che il nostro signore e padrone Abdul Aziz, che Allà protegga e conservi, non vuole che nessuna fronte umana si alzi sopra l'ultimo parapetto della torre del Seraskir. Fammi dunque il favore di abbassare la testa. — Lasciami in pace, ti do cinque lire franche. — Abbassa la testa, _captàn_. — Ti do due scudi franchi. — Abbassa la testa, _captàn_! — Ti do un napoleone d'oro, che tua moglie diventi sterile e gli uccelli del cielo insudicino la tua barba! S'è mai visto un mulo di turco più mulo di costui? Siamo d'accordo?

.... _D'accord, monsieur, d'accord. Donnez moi le napoleon et voici la chaise._ — Sta bene; ma aiutatemi a salire, perchè è buio fitto, e sostenetemi di dietro perchè la folla ondeggia. Ed ora dove devo guardare? — Al di là della Senna, signore. — Ah! un fascio di raggi bianchi ha illuminato per un momento un mare di teste nel Campo di Marte. Ora dalla riva in faccia s'alza e s'allarga un nembo di foco che vien giù a schizzi, a sprazzi, a pioggioline, a cascatelle splendide in forma di fiori, di pagliole, di stelle, di fiocchi, d'anelli, e produce nelle acque un tremolío di riflessi, un turbinío di scintille, un lampeggiamento di colori, che par che la Senna travolga perle, cristalli e vezzi d'oro. Intanto dal ponte, dalle case, dalla riva destra si spandono torrenti di luce che colorano via via di verde smeraldo, di giallo sulfureo e di rosso sanguigno le sponde, la folla, l'altura del Trocadero, il padiglione dello Scià; cento cannoni tonano, cento musiche echeggiano, e l'immensa voce della moltitudine empie il cielo come il muggito d'un oceano. A un tratto, tutto si spegne, tutto tace, e la folla, immersa daccapo nelle tenebre, volta le sue trecentomila teste a monte della Senna. L'incendio di Parigi comincia. Vampe di luce indiana e fasci di luce elettrica vibrati tutt'insieme da mille punti, illuminano tutte le sommità dei più alti edifizî. I tetti delle Tuilleries sfolgorano come piramidi di carbonchio, la cupola del Panteon è di bragia, il palazzo dell'Industria è d'argento percosso dal sole, il palazzo degli Invalidi è verde acceso, la torre di San Giacomo, la colonna di Grenelle, la scuola militare, San Sulpizio, Nostra Signora di Parigi mostrano i loro grandiosi contorni segnati di foco, le loro cime coronate d'aureole e velate di fumo luminoso, e il cielo appare colorato qua e là d'aurore e di tramonti di soli ignoti; e infine una miriade di razzi scoppia da un capo all'altro di Parigi con un fragore formidabile, e si risolve in una immensa pioggia silenziosa di fiori ardenti, accompagnata da un grido universale d'allegrezza infantile....