Part 9
Per tirar briglia, non gli può dar volta: più e più sempre quel si caccia in alto. Ella tenea la vesta in su raccolta per non bagnarla, e traea i piedi in alto. Per le spalle la chioma iva disciolta, e l'aura le facea lascivo assalto. Stavano cheti tutti i maggior venti, forse a tanta beltà, col mare, attenti.
37
Ella volgea i begli occhi a terra invano, che bagnavan di pianto il viso e 'l seno, e vedea il lito andar sempre lontano e decrescer più sempre e venir meno. Il destrier, che nuotava a destra mano, dopo un gran giro la portò al terreno tra scuri sassi e spaventose grotte, già cominciando ad oscurar la notte.
38
Quando si vide sola in quel deserto, che a riguardarlo sol, mettea paura, ne l'ora che nel mar Febo coperto l'aria e la terra avea lasciata oscura, fermossi in atto ch'avria fatto incerto chiunque avesse vista sua figura, s'ella era donna sensitiva e vera, o sasso colorito in tal maniera.
39
Stupida e fissa ne la incerta sabbia, coi capelli disciolti e rabuffati, con le man giunte e con l'immote labbia, i languidi occhi al ciel tenea levati, come accusando il gran Motor che l'abbia tutti inclinati nel suo danno i fati. Immota e come attonita stè alquanto; poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.
40
Dicea: — Fortuna, che più a far ti resta acciò di me ti sazi e ti disfami? che dar ti posso omai più, se non questa misera vita? ma tu non la brami; ch'ora a trarla del mar sei stata presta, quando potea finir suoi giorni grami: perché ti parve di voler più ancora vedermi tormentar prima ch'io muora.
41
Ma che mi possi nuocere non veggio, più di quel che sin qui nociuto m'hai. Per te cacciata son del real seggio, dove più ritornar non spero mai: ho perduto l'onor, ch'è stato peggio; che, se ben con effetto io non peccai, io do però materia ch'ognun dica, ch'essendo vagabonda, io sia impudica.
42
Ch'aver può donna al mondo più di buono, a cui la castità levata sia? Mi nuoce, ahimè! ch'io son giovane, e sono tenuta bella, o sia vero o bugia. Già non ringrazio il ciel di questo dono; che di qui nasce ogni ruina mia: morto per questo fu Argalia mio frate, che poco gli giovar l'arme incantate:
43
per questo il re di Tartaria Agricane disfece il genitor mio Galafrone, ch'in India, del Cataio era gran Cane; onde io son giunta a tal condizione, che muto albergo da sera a dimane. Se l'aver, se l'onor, se le persone m'hai tolto, e fatto il mal che far mi puoi, a che più doglia anco serbar mi vuoi?
44
Se l'affogarmi in mar morte non era a tuo senno crudel, pur ch'io ti sazi, non recuso che mandi alcuna fera che mi divori, e non mi tenga in strazi. D'ogni martir che sia, pur ch'io ne pera, esser non può ch'assai non ti ringrazi. — Così dicea la donna con gran pianto, quando le apparve l'eremita accanto.
45
Avea mirato da l'estrema cima d'un rilevato sasso l'eremita Angelica, che giunta alla parte ima è dello scoglio, afflitta e sbigottita. Era sei giorni egli venuto prima; ch'un demonio il portò per via non trita: e venne a lei fingendo divozione quanta avesse mai Paulo o Ilarione.
46
Come la donna il cominciò a vedere, prese, non conoscendolo, conforto; e cessò a poco a poco il suo temere, ben che ella avesse ancora il viso smorto. Come fu presso, disse: — Miserere, padre, di me, ch'i' son giunta a mal porto. — E con voce interrotta dal singulto gli disse quel ch'a lui non era occulto.
47
Comincia l'eremita a confortarla con alquante ragion belle e divote; e pon l'audaci man, mentre che parla, or per lo seno, or per l'umide gote: poi più sicuro va per abbracciarla; ed ella sdegnosetta lo percuote con una man nel petto, e lo rispinge, e d'onesto rossor tutta si tinge.
48
Egli, ch'allato avea una tasca, aprilla, e trassene una ampolla di liquore; e negli occhi possenti, onde sfavilla la più cocente face ch'abbia Amore, spruzzò di quel leggiermente una stilla, che di farla dormire ebbe valore. Già resupina ne l'arena giace a tutte voglie del vecchio rapace.
49
Egli l'abbraccia ed a piacer la tocca ed ella dorme e non può fare ischermo. Or le bacia il bel petto, ora la bocca; non è chi 'l veggia in quel loco aspro ed ermo. Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca; ch'al disio non risponde il corpo infermo: era mal atto, perché avea troppi anni; e potrà peggio, quanto più l'affanni.
50
Tutte le vie, tutti li modi tenta, ma quel pigro rozzon non però salta. Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta; e non può far che tenga la testa alta. Al fin presso alla donna s'addormenta; e nuova altra sciagura anco l'assalta: non comincia Fortuna mai per poco, quando un mortal si piglia a scherno e a gioco.
51
Bisogna, prima ch'io vi narri il caso, ch'un poco dal sentier dritto mi torca. Nel mar di tramontana invêr l'occaso, oltre l'Irlanda una isola si corca, Ebuda nominata; ove è rimaso il popul raro, poi che la brutta orca e l'altro marin gregge la distrusse, ch'in sua vendetta Proteo vi condusse.
52
Narran l'antique istorie, o vere o false, che tenne già quel luogo un re possente, ch'ebbe una figlia, in cui bellezza valse e grazia sì, che poté facilmente, poi che mostrossi in su l'arene salse, Proteo lasciare in mezzo l'acque ardente; e quello, un dì che sola ritrovolla, compresse, e di sé gravida lasciolla.
53
La cosa fu gravissima e molesta al padre, più d'ogn'altro empio e severo: né per iscusa o per pietà, la testa le perdonò: sì può lo sdegno fiero. Né per vederla gravida, si resta di subito esequire il crudo impero: e 'l nipotin che non avea peccato, prima fece morir che fosse nato.
54
Proteo marin, che pasce il fiero armento di Nettunno che l'onda tutta regge, sente de la sua donna aspro tormento, e per grand'ira, rompe ordine e legge; sì che a mandare in terra non è lento l'orche e le foche, e tutto il marin gregge, che distruggon non sol pecore e buoi, ma ville e borghi e li cultori suoi:
55
e spesso vanno alle città murate, e d'ogn'intorno lor mettono assedio. Notte e dì stanno le persone armate, con gran timore e dispiacevol tedio: tutte hanno le campagne abbandonate; e per trovarvi al fin qualche rimedio, andarsi a consigliar di queste cose all'oracol, che lor così rispose:
56
che trovar bisognava una donzella che fosse all'altra di bellezza pare, ed a Proteo sdegnato offerir quella, in cambio de la morta, in lito al mare. S'a sua satisfazion gli parrà bella, se la terrà, né li verrà a sturbare: se per questo non sta, se gli appresenti una ed un'altra, fin che si contenti.
57
E così cominciò la dura sorte tra quelle che più grate eran di faccia, ch'a Proteo ciascun giorno una si porte, fin che trovino donna che gli piaccia. La prima e tutte l'altre ebbero morte; che tutte giù pel ventre se le caccia un'orca, che restò presso alla foce, poi che 'l resto partì del gregge atroce.
58
O vera o falsa che fosse la cosa di Proteo (ch'io non so che me ne dica), servosse in quella terra, con tal chiosa, contra le donne un'empia lege antica: che di lor carne l'orca mostruosa che viene ogni dì al lito, si notrica. Ben ch'esser donna sia in tutte le bande danno e sciagura, quivi era pur grande.
59
Oh misere donzelle che trasporte fortuna ingiuriosa al lito infausto! dove le genti stan sul mare accorte per far de le straniere empio olocausto; che, come più di fuor ne sono morte, il numer de le loro è meno esausto: ma perché il vento ognor preda non mena, ricercando ne van per ogni arena.
60
Van discorrendo tutta la marina con fuste e grippi ed altri legni loro, e da lontana parte e da vicina portan sollevamento al lor martoro. Molte donne han per forza e per rapina, alcune per lusinghe, altre per oro; e sempre da diverse regioni n'hanno piene le torri e le prigioni.
61
Passando una lor fusta a terra a terra inanzi a quella solitaria riva dove fra sterpi in su l'erbosa terra la sfortunata Angelica dormiva, smontaro alquanti galeotti in terra per riportarne e legna ed acqua viva; e di quante mai fur belle e leggiadre trovaro il fiore in braccio al santo padre.
62
Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda per sì barbare genti e sì villane! Oh Fortuna crudel, chi fia ch'il creda, che tanta forza hai ne le cose umane, che per cibo d'un mostro tu conceda la gran beltà, ch'in India il re Agricane fece venir da le caucasee porte con mezza Scizia a guadagnar la morte?
63
La gran beltà, che fu da Sacripante posta inanzi al suo onore e al suo bel regno; la gran beltà, ch'al gran signor d'Anglante macchiò la chiara fama e l'alto ingegno; la gran beltà che fe' tutto Levante sottosopra voltarsi e stare al segno, ora non ha (così è rimasa sola) chi le dia aiuto pur d'una parola.
64
La bella donna, di gran sonno oppressa, incatenata fu prima che desta. Portaro il frate incantator con essa nel legno pien di turba afflitta e mesta. La vela, in cima all'arbore rimessa, rendé la nave all'isola funesta, dove chiuser la donna in rocca forte, fin a quel dì ch'a lei toccò la sorte.
65
Ma poté sì, per esser tanto bella, la fiera gente muovere a pietade, che molti dì le differiron quella morte, e serbarla a gran necessitade; e fin ch'ebber di fuore altra donzella, perdonaro all'angelica beltade. Al mostro fu condotta finalmente, piangendo dietro a lei tutta la gente.
66
Chi narrerà l'angosce, i pianti, i gridi, l'alta querela che nel ciel penetra? maraviglia ho che non s'apriro i lidi, quando fu posta in su la fredda pietra, dove in catena, priva di sussidi, morte aspettava abominosa e tetra. Io nol dirò; che sì il dolor mi muove, che mi sforza voltar le rime altrove,
67
e trovar versi non tanto lugubri, fin che 'l mio spirto stanco si riabbia; che non potrian li squalidi colubri, né l'orba tigre accesa in maggior rabbia, né ciò che da l'Atlante ai liti rubri venenoso erra per la calda sabbia, né veder né pensar senza cordoglio, Angelica legata al nudo scoglio.
68
Oh se l'avesse il suo Orlando saputo, ch'era per ritrovarla ito a Parigi; o li dui ch'ingannò quel vecchio astuto col messo che venìa dai luoghi stigi! fra mille morti, per donarle aiuto, cercato avrian gli angelici vestigi: ma che fariano, avendone anco spia, poi che distanti son di tanta via?
69
Parigi intanto avea l'assedio intorno dal famoso figliuol del re Troiano; e venne a tanta estremitade un giorno, che n'andò quasi al suo nimico in mano: e se non che li voti il ciel placorno, che dilagò di pioggia oscura il piano, cadea quel dì per l'africana lancia il santo Impero e 'l gran nome di Francia.
70
Il sommo Creator gli occhi rivolse al giusto lamentar del vecchio Carlo; e con subita pioggia il fuoco tolse: né forse uman saper potea smorzarlo. Savio chiunque a Dio sempre si volse; ch'altri non poté mai meglio aiutarlo. Ben dal devoto re fu conosciuto, che si salvò per lo divino aiuto.
71
La notte Orlando alle noiose piume del veloce pensier fa parte assai. Or quinci or quindi il volta, or lo rassume tutto in un loco, e non l'afferma mai: qual d'acqua chiara il tremolante lume, dal sol percossa o da' notturni rai, per gli ampli tetti va con lungo salto a destra ed a sinistra, e basso ed alto.
72
La donna sua, che gli ritorna a mente, anzi che mai non era indi partita, gli raccende nel core e fa più ardente la fiamma che nel dì parea sopita. Costei venuta seco era in Ponente fin dal Cataio; e qui l'avea smarrita, né ritrovato poi vestigio d'ella che Carlo rotto fu presso a Bordella.
73
Di questo Orlando avea gran doglia, e seco indarno a sua sciocchezza ripensava. — Cor mio (dicea), come vilmente teco mi son portato! ohimè, quanto mi grava che potendoti aver notte e dì meco, quando la tua bontà non mel negava, t'abbia lasciato in man di Namo porre, per non sapermi a tanta ingiuria opporre!
74
Non aveva ragione io di scusarme? e Carlo non m'avria forse disdetto: se pur disdetto, e chi potea sforzarme? chi ti mi volea torre al mio dispetto? non poteva io venir più tosto all'arme? lasciar più tosto trarmi il cor del petto? Ma né Carlo né tutta la sua gente di tormiti per forza era possente.
75
Almen l'avesse posta in guardia buona dentro a Parigi o in qualche rocca forte. Che l'abbia data a Namo mi consona, sol perché a perder l'abbia a questa sorte. Chi la dovea guardar meglio persona di me? ch'io dovea farlo fino a morte; guardarla più che 'l cor, che gli occhi miei: e dovea e potea farlo, e pur nol fei.
76
Deh, dove senza me, dolce mia vita, rimasa sei sì giovane e sì bella? come, poi che la luce è dipartita, riman tra' boschi la smarrita agnella, che dal pastor sperando esser udita, si va lagnando in questa parte e in quella; tanto che 'l lupo l'ode da lontano, e 'l misero pastor ne piagne invano.
77
Dove, speranza mia, dove ora sei? vai tu soletta forse ancor errando? o pur t'hanno trovata i lupi rei senza la guardia del tuo fido Orlando? e il fior ch'in ciel potea pormi fra i dei, il fior ch'intatto io mi venìa serbando per non turbarti, ohimè! l'animo casto, ohimè! per forza avranno colto e guasto.
78
Oh infelice! oh misero! che voglio se non morir, se 'l mio bel fior colto hanno? O sommo Dio, fammi sentir cordoglio prima d'ogn'altro, che di questo danno. Se questo è ver, con le mie man mi toglio la vita, e l'alma disperata danno. — Così, piangendo forte e sospirando, seco dicea l'addolorato Orlando.
79
Già in ogni parte gli animanti lassi davan riposo ai travagliati spirti, chi su le piume, e chi sui duri sassi, e chi su l'erbe, e chi su faggi o mirti: tu le palpebre, Orlando, a pena abbassi, punto da' tuoi pensieri acuti ed irti; né quel sì breve e fuggitivo sonno godere in pace anco lasciar ti ponno.
80
Parea ad Orlando, s'una verde riva d'odoriferi fior tutta dipinta, mirare il bello avorio, e la nativa purpura ch'avea Amor di sua man tinta, e le due chiare stelle onde nutriva ne le reti d'Amor l'anima avinta: io parlo de' begli occhi e del bel volto, che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.
81
Sentia il maggior piacer, la maggior festa che sentir possa alcun felice amante: ma ecco intanto uscire una tempesta che struggea i fior, ed abbattea le piante: non se ne suol veder simile a questa, quando giostra aquilone, austro e levante. Parea che per trovar qualche coperto, andasse errando invan per un deserto.
82
Intanto l'infelice (e non sa come) perde la donna sua per l'aer fosco; onde di qua e di là del suo bel nome fa risonare ogni campagna e bosco. E mentre dice indarno: — Misero me! chi ha cangiata mia dolcezza in tosco? — ode la donna sua che gli domanda, piangendo, aiuto, e se gli raccomanda.
83
Onde par ch'esca il grido, va veloce, e quinci e quindi s'affatica assai. Oh quanto è il suo dolore aspro ed atroce, che non può rivedere i dolci rai! Ecco ch'altronde ode da un'altra voce: — Non sperar più gioirne in terra mai. — A questo orribil grido risvegliossi, e tutto pien di lacrime trovossi.
84
Senza pensar che sian l'immagin false quando per tema o per disio si sogna, de la donzella per modo gli calse, che stimò giunta a danno od a vergogna, che fulminando fuor del letto salse. Di piastra e maglia, quanto gli bisogna, tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse; né di scudiero alcun servigio volse.
85
E per poter entrare ogni sentiero, che la sua dignità macchia non pigli, non l'onorata insegna del quartiero, distinta di color bianchi e vermigli, ma portar volse un ornamento nero; e forse acciò ch'al suo dolor simigli: e quello avea già tolto a uno amostante, ch'uccise di sua man pochi anni inante.
86
Da mezza notte tacito si parte, e non saluta e non fa motto al zio; né al fido suo compagno Brandimarte, che tanto amar solea, pur dice a Dio. Ma poi che 'l Sol con l'auree chiome sparte del ricco albergo di Titone uscìo e fe' l'ombra fugire umida e nera, s'avide il re che 'l paladin non v'era.
87
Con suo gran dispiacer s'avede Carlo che partito la notte è 'l suo nipote, quando esser dovea seco e più aiutarlo; e ritener la colera non puote, ch'a lamentarsi d'esso, ed a gravarlo non incominci di biasmevol note: e minacciar, se non ritorna, e dire che lo faria di tanto error pentire.
88
Brandimarte, ch'Orlando amava a pare di sé medesmo, non fece soggiorno; o che sperasse farlo ritornare, o sdegno avesse udirne biasmo e scorno; e volse a pena tanto dimorare, ch'uscisse fuor ne l'oscurar del giorno. A Fiordiligi sua nulla ne disse, perché 'l disegno suo non gl'impedisse.
89
Era questa una donna che fu molto da lui diletta, e ne fu raro senza; di costumi, di grazia e di bel volto dotata e d'accortezza e di prudenza: e se licenza or non n'aveva tolto, fu che sperò tornarle alla presenza il dì medesmo; ma gli accadde poi, che lo tardò più dei disegni suoi.
90
E poi ch'ella aspettato quasi un mese indarno l'ebbe, e che tornar nol vide, di desiderio sì di lui s'accese, che si partì senza compagni o guide; e cercandone andò molto paese, come l'istoria al luogo suo dicide. Di questi dua non vi dico or più inante; che più m'importa il cavallier d'Anglante.
91
Il qual, poi che mutato ebbe d'Almonte le gloriose insegne, andò alla porta, e disse ne l'orecchio: — Io sono il conte — a un capitan che vi facea la scorta; e fattosi abassar subito il ponte, per quella strada che più breve porta agl'inimici, se n'andò diritto. Quel che seguì, ne l'altro canto è scritto.
CANTO NONO
1
Che non può far d'un cor ch'abbia suggetto questo crudele e traditore Amore, poi ch'ad Orlando può levar del petto la tanta fe' che debbe al suo Signore? Già savio e pieno fu d'ogni rispetto, e de la santa Chiesa difensore; or per un vano amor, poco del zio, e di sé poco, e men cura di Dio.
2
Ma l'escuso io pur troppo, e mi rallegro nel mio difetto aver compagno tale; ch'anch'io sono al mio ben languido ed egro, sano e gagliardo a seguitare il male. Quel se ne va tutto vestito a negro, né tanti amici abandonar gli cale; e passa dove d'Africa e di Spagna la gente era attendata alla campagna:
3
anzi non attendata, perché sotto alberi e tetti l'ha sparsa la pioggia a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto; chi più distante e chi più presso alloggia. Ognuno dorme travagliato e rotto: chi steso in terra, e chi alla man s'appoggia. Dormono; e il conte uccider ne può assai: né però stringe Durindana mai.
4
Di tanto core è il generoso Orlando, che non degna ferir gente che dorma. Or questo, e quando quel luogo cercando va, per trovar de la sua donna l'orma. Se truova alcun che veggi, sospirando gli ne dipinge l'abito e la forma; e poi lo priega che per cortesia gl'insegni andar in parte ove ella sia.
5
E poi che venne il dì chiaro e lucente, tutto cercò l'esercito moresco: e ben lo potea far sicuramente, avendo indosso l'abito arabesco; ed aiutollo in questo parimente, che sapeva altro idioma che francesco, e l'africano tanto avea espedito, che parea nato a Tripoli e nutrito.
6
Quivi il tutto cercò, dove dimora fece tre giorni, e non per altro effetto; poi dentro alle cittadi e a' borghi fuora non spiò sol per Francia e suo distretto, ma per Uvernia e per Guascogna ancora rivide sin all'ultimo borghetto: e cercò da Provenza alla Bretagna, e dai Picardi ai termini di Spagna.
7
Tra il fin d'ottobre e il capo di novembre, ne la stagion che la frondosa vesta vede levarsi e discoprir le membre trepida pianta, fin che nuda resta, e van gli augelli a strette schiere insembre, Orlando entrò ne l'amorosa inchiesta; né tutto il verno appresso lasciò quella, né la lasciò ne la stagion novella.
8
Passando un giorno, come avea costume, d'un paese in un altro, arrivò dove parte i Normandi dai Bretoni un fiume, e verso il vicin mar cheto si muove; ch'allora gonfio e bianco già di spume per nieve sciolta e per montane piove: e l'impeto de l'acqua avea disciolto e tratto seco il ponte, e il passo tolto.
9
Con gli occhi cerca or questo lato or quello, lungo le ripe il paladin, se vede (quando né pesce egli non è, né augello) come abbia a por ne l'altra ripa il piede: ed ecco a sé venir vede un battello, ne la cui poppa una donzella siede, che di volere a lui venir fa segno; né lascia poi ch'arrivi in terra il legno.
10
Prora in terra non pon; ché d'esser carca contra sua volontà forse sospetta. Orlando priega lei che ne la barca seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta. Ed ella lui: — Qui cavallier non varca, il qual su la sua fé non mi prometta di fare una battaglia a mia richiesta, la più giusta del mondo e la più onesta.
11
Sì che s'avete, cavallier, desire di por per me ne l'altra ripa i passi, promettetemi, prima che finire quest'altro mese prossimo si lassi, ch'al re d'Ibernia v'anderete a unire, appresso al qual la bella armata fassi per distrugger quell'isola d'Ebuda, che, di quante il mar cinge, è la più cruda.
12
Voi dovete saper ch'oltre l'Irlanda, fra molte che vi son, l'isola giace nomata Ebuda, che per legge manda rubando intorno il suo popul rapace; e quante donne può pigliar, vivanda tutte destina a un animal vorace, che viene ogni dì al lito, e sempre nuova donna o donzella, onde si pasca, truova;
13
che mercanti e corsar che vanno attorno, ve ne fan copia, e più de le più belle. Ben potete contare, una per giorno, quante morte vi sian donne e donzelle. Ma se pietade in voi truova soggiorno, se non sete d'Amor tutto ribelle, siate contento esser tra questi eletto, che van per far sì fruttuoso effetto. —
14
Orlando volse a pena udire il tutto, che giurò d'esser primo a quella impresa, come quel ch'alcun atto iniquo e brutto non può sentire, e d'ascoltar gli pesa: e fu a pensare, indi a temere indutto, che quella gente Angelica abbia presa; poi che cercata l'ha per tanta via, né potutone ancor ritrovar spia.
15
Questa imaginazion sì gli confuse e sì gli tolse ogni primier disegno, che, quanto in fretta più potea, conchiuse di navigare a quello iniquo regno. Né prima l'altro sol nel mar si chiuse, che presso a San Malò ritrovò un legno, nel qual si pose; e fatto alzar le vele, passò la notte il monte San Michele.
16
Breaco e Landriglier lascia a man manca, e va radendo il gran lito britone; e poi si drizza invêr l'arena bianca, onde Ingleterra si nomò Albione; ma il vento, ch'era da meriggie, manca, e soffia tra il ponente e l'aquilone con tanta forza, che fa al basso porre tutte le vele, e sé per poppa torre.
17
Quanto il navilio inanzi era venuto in quattro giorni, in un ritornò indietro, ne l'alto mar dal buon nochier tenuto, che non dia in terra e sembri un fragil vetro. Il vento, poi che furioso suto fu quattro giorni, il quinto cangiò metro: lasciò senza contrasto il legno entrare dove il fiume d'Anversa ha foce in mare.
18
Tosto che ne la foce entrò lo stanco nochier col legno afflitto, e il lito prese, fuor d'una terra che sul destro fianco di quel fiume sedeva, un vecchio scese, di molta età, per quanto il crine bianco ne dava indicio; il qual tutto cortese, dopo i saluti, al conte rivoltosse, che capo giudicò che di lor fosse.
19