Orlando Furioso

Part 8

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Ma quella gentil maga, che più cura n'avea ch'egli medesmo di se stesso, pensò di trarlo per via alpestre e dura alla vera virtù, mal grado d'esso: come eccellente medico, che cura con ferro e fuoco e con veneno spesso, che se ben molto da principio offende, poi giova al fine, e grazia se gli rende.

43

Ella non gli era facile, e talmente fattane cieca di superchio amore, che, come facea Atlante, solamente a darli vita avesse posto il core. Quel più tosto volea che lungamente vivesse e senza fama e senza onore, che, con tutta la laude che sia al mondo, mancasse un anno al suo viver giocondo.

44

L'avea mandato all'isola d'Alcina, perché obliasse l'arme in quella corte; e come mago di somma dottrina, ch'usar sapea gl'incanti d'ogni sorte, avea il cor stretto di quella regina ne l'amor d'esso d'un laccio sì forte, che non se ne era mai per poter sciorre, s'invecchiasse Ruggier più di Nestorre.

45

Or tornando a colei, ch'era presaga di quanto de' avvenir, dico che tenne la dritta via dove l'errante e vaga figlia d'Amon seco a incontrar si venne. Bradamante vedendo la sua maga, muta la pena che prima sostenne, tutta in speranza; e quella l'apre il vero: ch'ad Alcina è condotto il suo Ruggiero.

46

La giovane riman presso che morta, quando ode che 'l suo amante è così lunge; e più, che nel suo amor periglio porta, se gran rimedio e subito non giunge: ma la benigna maga la conforta, e presta pon l'impiastro ove il duol punge, e le promette e giura, in pochi giorni far che Ruggiero a riveder lei torni.

47

— Da che, donna (dicea), l'annello hai teco, che val contra ogni magica fattura, io non ho dubbio alcun, che s'io l'arreco là dove Alcina ogni tuo ben ti fura, ch'io non le rompa il suo disegno, e meco non ti rimeni la tua dolce cura. Me n'andrò questa sera alla prim'ora, e sarò in India al nascer de l'aurora. —

48

E seguitando, del modo narrolle che disegnato avea d'adoperarlo, per trar del regno effeminato e molle il caro amante, e in Francia rimenarlo. Bradamante l'annel del dito tolle; né solamente avria voluto darlo, ma dato il core e dato avria la vita, pur che n'avesse il suo Ruggiero aita.

49

Le dà l'annello e se le raccomanda; e più le raccomanda il suo Ruggiero, a cui per lei mille saluti manda: poi prese vêr Provenza altro sentiero. Andò l'incantatrice a un'altra banda; e per porre in effetto il suo pensiero, un palafren fece apparir la sera, ch'avea un piè rosso, e ogn'altra parte nera.

50

Credo fosse un Alchino o un Farfarello, che da l'Inferno in quella forma trasse; e scinta e scalza montò sopra a quello, a chiome sciolte e orribilmente passe: ma ben di dito si levò l'annello, perché gl'incanti suoi non le vietasse. Poi con tal fretta andò, che la matina si ritrovò ne l'isola d'Alcina.

51

Quivi mirabilmente transmutosse: s'accrebbe più d'un palmo di statura, e fe' le membra a proporzion più grosse; e restò a punto di quella misura che si pensò che 'l negromante fosse, quel che nutrì Ruggier con sì gran cura. Vestì di lunga barba le mascelle, e fe' crespa la fronte e l'altra pelle.

52

Di faccia, di parole e di sembiante sì lo seppe imitar, che totalmente potea parer l'incantator Atlante. Poi si nascose, e tanto pose mente, che da Ruggiero allontanar l'amante Alcina vide un giorno finalmente: e fu gran sorte; che di stare o d'ire senza esso un'ora potea mal patire.

53

Soletto lo trovò, come lo volle, che si godea il matin fresco e sereno lungo un bel rio che discorrea d'un colle verso un laghetto limpido ed ameno. Il suo vestir delizioso e molle tutto era d'ozio e di lascivia pieno, che de sua man gli avea di seta e d'oro tessuto Alcina con sottil lavoro.

54

Di ricche gemme un splendido monile gli discendea dal collo in mezzo il petto; e ne l'uno e ne l'altro già virile braccio girava un lucido cerchietto. Gli avea forato un fil d'oro sottile ambe l'orecchie, in forma d'annelletto; e due gran perle pendevano quindi, qua' mai non ebbon gli Arabi né gl'Indi.

55

Umide avea l'innanellate chiome de' più suavi odor che sieno in prezzo: tutto ne' gesti era amoroso, come fosse in Valenza a servir donne avezzo: non era in lui di sano altro che 'l nome; corrotto tutto il resto, e più che mézzo. Così Ruggier fu ritrovato, tanto da l'esser suo mutato per incanto.

56

Ne la forma d'Atlante se gli affaccia colei, che la sembianza ne tenea, con quella grave e venerabil faccia che Ruggier sempre riverir solea, con quello occhio pien d'ira e di minaccia, che sì temuto già fanciullo avea; dicendo: — È questo dunque il frutto ch'io lungamente atteso ho del sudor mio?

57

Di medolle già d'orsi e di leoni ti porsi io dunque li primi alimenti; t'ho per caverne ed orridi burroni fanciullo avezzo a strangolar serpenti, pantere e tigri disarmar d'ungioni ed a vivi cingial trar spesso i denti, acciò che, dopo tanta disciplina, tu sii l'Adone o l'Atide d'Alcina?

58

È questo, quel che l'osservate stelle, le sacre fibre e gli accoppiati punti, responsi, auguri, sogni e tutte quelle sorti, ove ho troppo i miei studi consunti, di te promesso sin da le mammelle m'avean, come quest'anni fusser giunti: ch'in arme l'opre tue così preclare esser dovean, che sarian senza pare?

59

Questo è ben veramente alto principio onde si può sperar che tu sia presto a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio! Chi potea, ohimè! di te mai creder questo, che ti facessi d'Alcina mancipio? E perché ognun lo veggia manifesto, al collo ed alle braccia hai la catena con che ella a voglia sua preso ti mena.

60

Se non ti muovon le tue proprie laudi, e l'opre eccelse a chi t'ha il cielo eletto, la tua succession perché defraudi del ben che mille volte io t'ho predetto? deh, perché il ventre eternamente claudi, dove il ciel vuol che sia per te concetto la gloriosa e soprumana prole ch'esser de' al mondo più chiara che 'l sole?

61

Deh non vietar che le più nobil alme, che sian formate ne l'eterne idee, di tempo in tempo abbian corporee salme dal ceppo che radice in te aver dee! Deh non vietar mille trionfi e palme, con che, dopo aspri danni e piaghe ree, tuoi figli, tuoi nipoti e successori Italia torneran nei primi onori!

62

Non ch'a piegarti a questo tante e tante anime belle aver dovesson pondo, che chiare, illustri, inclite, invitte e sante son per fiorir da l'arbor tuo fecondo; ma ti dovria una coppia esser bastante: Ippolito e il fratel; che pochi il mondo ha tali avuti ancor fin al dì d'oggi, per tutti i gradi onde a virtù si poggi.

63

Io solea più di questi dui narrarti, ch'io non facea di tutti gli altri insieme; sì perché essi terran le maggior parti, che gli altri tuoi, ne le virtù supreme; sì perché al dir di lor mi vedea darti più attenzion, che d'altri del tuo seme: vedea goderti che sì chiari eroi esser dovessen dei nipoti tuoi.

64

Che ha costei che t'hai fatto regina, che non abbian mill'altre meretrici? costei che di tant'altri è concubina, ch'al fin sai ben s'ella suol far felici. Ma perché tu conosca chi sia Alcina, levatone le fraudi e gli artifici, tien questo annello in dito, e torna ad ella, ch'aveder ti potrai come sia bella. —

65

Ruggier si stava vergognoso e muto mirando in terra, e mal sapea che dire; a cui la maga nel dito minuto pose l'annello, e lo fe' risentire. Come Ruggiero in sé fu rivenuto, di tanto scorno si vide assalire, ch'esser vorria sotterra mille braccia, ch'alcun veder non lo potesse in faccia.

66

Ne la sua prima forma in uno istante, così parlando, la maga rivenne; né bisognava più quella d'Atlante, seguitone l'effetto per che venne. Per dirvi quel ch'io non vi dissi inante, costei Melissa nominata venne, ch'or diè a Ruggier di sé notizia vera, e dissegli a che effetto venuta era;

67

mandata da colei, che d'amor piena sempre il disia, né più può starne senza, per liberarlo da quella catena di che lo cinse magica violenza: e preso avea d'Atlante di Carena la forma, per trovar meglio credenza. Ma poi ch'a sanità l'ha ormai ridutto, gli vuole aprire e far che veggia il tutto.

68

— Quella donna gentil che t'ama tanto, quella che del tuo amor degna sarebbe, a cui, se non ti scorda, tu sai quanto tua libertà, da lei servata, debbe; questo annel che ripara ad ogni incanto, ti manda: e così il cor mandato avrebbe, s'avesse avuto il cor così virtute, come l'annello, atta alla tua salute. —

69

E seguitò narrandogli l'amore che Bradamante gli ha portato e porta; di questa insieme comendò il valore, in quanto il vero e l'affezion comporta; ed usò modo e termine migliore che si convenga a messaggera accorta: ed in quel odio Alcina a Ruggier pose, in che soglionsi aver l'orribil cose.

70

In odio gli la pose, ancor che tanto l'amasse dianzi: e non vi paia strano, quando il suo amor per forza era d'incanto, ch'essendovi l'annel, rimase vano. Fece l'annel palese ancor, che quanto di beltà Alcina avea, tutto era estrano: estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia; il bel ne sparve, e le restò la feccia.

71

Come fanciullo che maturo frutto ripone, e poi si scorda ove è riposto, e dopo molti giorni è ricondutto là dove truova a caso il suo deposto, si maraviglia di vederlo tutto putrido e guasto, e non come fu posto; e dove amarlo e caro aver solia, l'odia, sprezza, n'ha schivo, e getta via:

72

così Ruggier, poi che Melissa fece ch'a riveder se ne tornò la fata con quell'annello inanzi a cui non lece, quando s'ha in dito, usare opra incantata, ritruova, contra ogni sua stima, invece de la bella, che dianzi avea lasciata, donna sì laida, che la terra tutta né la più vecchia avea né la più brutta.

73

Pallido, crespo e macilente avea Alcina il viso, il crin raro e canuto, sua statura a sei palmi non giungea: ogni dente di bocca era caduto; che più d'Ecuba e più de la Cumea, ed avea più d'ogn'altra mai vivuto. Ma sì l'arti usa al nostro tempo ignote, che bella e giovanetta parer puote.

74

Giovane e bella ella si fa con arte, sì che molti ingannò come Ruggiero; ma l'annel venne a interpretar le carte che già molti anni avean celato il vero. Miracol non è dunque, se si parte de l'animo a Ruggier ogni pensiero ch'avea d'amare Alcina, or che la truova in guisa, che sua fraude non le giova.

75

Ma come l'avisò Melissa, stette senza mutare il solito sembiante, fin che l'arme sue, più dì neglette, si fu vestito dal capo alle piante; e per non farle ad Alcina suspette, finse provar s'in esse era aiutante, finse provar se gli era fatto grosso, dopo alcun dì che non l'ha avute indosso.

76

E Balisarda poi si messe al fianco (che così nome la sua spada avea); e lo scudo mirabile tolse anco, che non pur gli occhi abbarbagliar solea, ma l'anima facea sì venir manco, che dal corpo esalata esser parea. Lo tolse, e col zendado in che trovollo, che tutto lo copria, sel messe al collo.

77

Venne alla stalla, e fece briglia e sella porre a un destrier più che la pece nero: così Melissa l'avea istrutto; ch'ella sapea quanto nel corso era leggiero. Chi lo conosce, Rabican l'appella; ed è quel proprio che col cavalliero del quale i venti or presso al mar fan gioco, portò già la balena in questo loco.

78

Potea aver l'ippogrifo similmente, che presso a Rabicano era legato; ma gli avea detto la maga: — Abbi mente, ch'egli è (come tu sai) troppo sfrenato. — E gli diede intenzion che 'l dì seguente gli lo trarrebbe fuor di quello stato, là dove ad agio poi sarebbe istrutto come frenarlo e farlo gir per tutto.

79

Né sospetto darà, se non lo tolle, de la tacita fuga ch'apparecchia. Fece Ruggier come Melissa volle, ch'invisibile ognor gli era all'orecchia. Così fingendo, del lascivo e molle palazzo uscì de la puttana vecchia; e si venne accostando ad una porta, donde è la via ch'a Logistilla il porta.

80

Assaltò li guardiani all'improviso, e si cacciò tra lor col ferro in mano, e qual lasciò ferito, e quale ucciso; e corse fuor del ponte a mano a mano: e prima che n'avesse Alcina aviso, di molto spazio fu Ruggier lontano. Dirò ne l'altro canto che via tenne; poi come a Logistilla se ne venne.

CANTO OTTAVO

1

Oh quante sono incantatrici, oh quanti incantator tra noi, che non si sanno! che con lor arti uomini e donne amanti di sé, cangiando i visi lor, fatto hanno. Non con spirti costretti tali incanti, né con osservazion di stelle fanno; ma con simulazion, menzogne e frodi legano i cor d'indissolubil nodi.

2

Chi l'annello d'Angelica, o più tosto chi avesse quel de la ragion, potria veder a tutti il viso, che nascosto da finzione e d'arte non saria. Tal ci par bello e buono, che, deposto il liscio, brutto e rio forse parria. Fu gran ventura quella di Ruggiero, ch'ebbe l'annel che gli scoperse il vero.

3

Ruggier (come io dicea) dissimulando, su Rabican venne alla porta armato: trovò le guardie sprovedute, e quando giunse tra lor, non tenne il brando a lato. Chi morto e chi a mal termine lasciando, esce del ponte, e il rastrello ha spezzato: prende al bosco la via; ma poco corre, ch'ad un de' servi de la fata occorre.

4

Il servo in pugno avea un augel grifagno che volar con piacer facea ogni giorno, ora a campagna, ora a un vicino stagno, dove era sempre da far preda intorno: avea da lato il can fido compagno: cavalcava un ronzin non troppo adorno. Ben pensò che Ruggier dovea fuggire, quando lo vide in tal fretta venire.

5

Se gli fe' incontra, e con sembiante altiero gli domandò perché in tal fretta gisse. Risponder non gli volse il buon Ruggiero: perciò colui, più certo che fuggisse, di volerlo arrestar fece pensiero; e distendendo il braccio manco, disse: — Che dirai tu, se subito ti fermo? se contra questo augel non avrai schermo? —

6

Spinge l'augello: e quel batte sì l'ale, che non l'avanza Rabican di corso. Del palafreno il cacciator giù sale, e tutto a un tempo gli ha levato il morso. Quel par da l'arco uno aventato strale, di calci formidabile e di morso; e 'l servo dietro sì veloce viene, che par ch'il vento, anzi che il fuoco il mene.

7

Non vuol parere il can d'esser più tardo; ma segue Rabican con quella fretta con che le lepri suol seguire il pardo. Vergogna a Ruggier par, se non aspetta. Voltasi a quel che vien sì a piè gagliardo; né gli vede arme, fuor ch'una bacchetta, quella con che ubidire al cane insegna: Ruggier di trar la spada si disdegna.

8

Quel se gli appressa, e forte lo percuote: lo morde a un tempo il can nel piede manco. Lo sfrenato destrier la groppa scuote tre volte e più, né falla il destro fianco. Gira l'augello e gli fa mille ruote, e con l'ugna sovente il ferisce anco: sì il destrier collo strido impaurisce, ch'alla mano e allo spron poco ubidisce.

9

Ruggiero, al fin costretto, il ferro caccia: e perché tal molestia se ne vada, or gli animali, or quel villan minaccia col taglio e con la punta de la spada. Quella importuna turba più l'impaccia: presa ha chi qua chi là tutta la strada. Vede Ruggiero il disonore e il danno che gli avverrà, se più tardar lo fanno.

10

Sa ch'ogni poco più ch'ivi rimane, Alcina avrà col populo alle spalle: di trombe, di tamburi e di campane già s'ode alto rumore in ogni valle. Contra un servo senza arme e contra un cane gli par ch'a usar la spada troppo falle: meglio e più breve è dunque che gli scopra lo scudo che d'Atlante era stato opra.

11

Levò il drappo vermiglio in che coperto già molti giorni lo scudo si tenne. Fece l'effetto mille volte esperto il lume, ove a ferir negli occhi venne: resta dai sensi il cacciator deserto, cade il cane e il ronzin, cadon le penne, ch'in aria sostener l'augel non ponno. Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno.

12

Alcina, ch'avea intanto avuto aviso di Ruggier, che sforzato avea la porta, e de la guardia buon numero ucciso, fu, vinta dal dolor, per restar morta. Squarciossi i panni e si percosse il viso, e sciocca nominossi e malaccorta; e fece dar all'arme immantinente, e intorno a sé raccor tutta sua gente.

13

E poi ne fa due parti, e manda l'una per quella strada ove Ruggier camina; al porto l'altra subito raguna, imbarca, ed uscir fa ne la marina: sotto le vele aperte il mar s'imbruna. Con questi va la disperata Alcina, che 'l desiderio di Ruggier sì rode, che lascia sua città senza custode.

14

Non lascia alcuno a guardia del palagio: il che a Melissa che stava alla posta per liberar di quel regno malvagio la gente ch'in miseria v'era posta, diede commodità, diede grande agio di gir cercando ogni cosa a sua posta, imagini abbruciar, suggelli torre, e nodi e rombi e turbini disciorre.

15

Indi pei campi accelerando i passi, gli antiqui amanti, ch'erano in gran torma conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi, fe' ritornar ne la lor prima forma. E quei, poi ch'allargati furo i passi, tutti del buon Ruggier seguiron l'orma: a Logistilla si salvaro; ed indi tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi.

16

Li rimandò Melissa in lor paesi, con obligo di mai non esser sciolto. Fu inanzi agli altri il duca degl'Inglesi ad esser ritornato in uman volto; che 'l parentado in questo e li cortesi prieghi del buon Ruggier gli giovar molto: oltre i prieghi, Ruggier le diè l'annello, acciò meglio potesse aiutar quello.

17

A' prieghi dunque di Ruggier, rifatto fu 'l paladin ne la sua prima faccia. Nulla pare a Melissa d'aver fatto, quando ricovrar l'arme non gli faccia, e quella lancia d'or, ch'al primo tratto quanti ne tocca de la sella caccia: de l'Argalia, poi fu d'Astolfo lancia, e molto onor fe' all'uno e a l'altro in Francia.

18

Trovò Melissa questa lancia d'oro, ch'Alcina avea reposta nel palagio, e tutte l'arme che del duca foro, e gli fur tolte ne l'ostel malvagio. Montò il destrier del negromante moro, e fe' montar Astolfo in groppa ad agio; e quindi a Logistilla si condusse d'un'ora prima che Ruggier vi fusse.

19

Tra duri sassi e folte spine gìa Ruggiero intanto invêr la fata saggia, di balzo in balzo, e d'una in altra via aspra, solinga, inospita e selvaggia; tanto ch'a gran fatica riuscia su la fervida nona in una spiaggia tra 'l mare e 'l monte, al mezzodì scoperta, arsiccia, nuda, sterile e deserta.

20

Percuote il sole ardente il vicin colle; e del calor che si riflette a dietro, in modo l'aria e l'arena ne bolle, che saria troppo a far liquido il vetro. Stassi cheto ogni augello all'ombra molle: sol la cicala col noioso metro fra i densi rami del fronzuto stelo le valli e i monti assorda, e il mare e il cielo.

21

Quivi il caldo, la sete, e la fatica ch'era di gir per quella via arenosa, facean, lungo la spiaggia erma ed aprica, a Ruggier compagnia grave e noiosa. Ma perché non convien che sempre io dica, né ch'io vi occupi sempre in una cosa, io lascerò Ruggiero in questo caldo, e girò in Scozia a ritrovar Rinaldo.

22

Era Rinaldo molto ben veduto dal re, da la figliuola e dal paese. Poi la cagion che quivi era venuto, più ad agio il paladin fece palese: ch'in nome del suo re chiedeva aiuto e dal regno di Scozia e da l'Inglese; ed ai preghi soggiunse anco di Carlo, giustissime cagion di dover farlo.

23

Dal re, senza indugiar, gli fu risposto, che di quanto sua forza s'estendea, per utile ed onor sempre disposto di Carlo e de l'Imperio esser volea; e che fra pochi dì gli avrebbe posto più cavallieri in punto che potea; e se non ch'esso era oggimai pur vecchio, capitano verria del suo apparecchio.

24

Né tal rispetto ancor gli parria degno di farlo rimaner, se non avesse il figlio, che di forza, e più d'ingegno, dignissimo era a chi'l governo desse, ben che non si trovasse allor nel regno; ma che sperava che venir dovesse mentre ch'insieme aduneria lo stuolo; e ch'adunato il troveria il figliuolo.

25

Così mandò per tutta la sua terra suoi tesorieri a far cavalli e gente; navi apparecchia e munizion da guerra, vettovaglia e danar maturamente. Venne intanto Rinaldo in Inghilterra, e 'l re nel suo partir cortesemente insino a Beroicche accompagnollo; e visto pianger fu quando lasciollo.

26

Spirando il vento prospero alla poppa, monta Rinaldo, ed a Dio dice a tutti: la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa; tanto che giunge ove nei salsi flutti il bel Tamigi amareggiando intoppa. Col gran flusso del mar quindi condutti i naviganti per camin sicuro a vela e remi insino a Londra furo.

27

Rinaldo avea da Carlo e dal re Otone, che con Carlo in Parigi era assediato, al principe di Vallia commissione per contrasegni e lettere portato, che ciò che potea far la regione di fanti e di cavalli in ogni lato, tutto debba a Calesio traghittarlo, sì che aiutar si possa Francia e Carlo.

28

Il principe ch'io dico, ch'era, in vece d'Oton, rimaso nel seggio reale, a Rinaldo d'Amon tanto onor fece, che non l'avrebbe al suo re fatto uguale: indi alle sue domande satisfece; perché a tutta la gente marziale e di Bretagna e de l'isole intorno di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.

29

Signor, far mi convien come fa il buono sonator sopra il suo istrumento arguto, che spesso muta corda, e varia suono, ricercando ora il grave, ora l'acuto. Mentre a dir di Rinaldo attento sono, d'Angelica gentil m'è sovenuto, di che lasciai ch'era da lui fuggita, e ch'avea riscontrato uno eremita.

30

Alquanto la sua istoria io vo' seguire. Dissi che domandava con gran cura, come potesse alla marina gire; che di Rinaldo avea tanta paura, che, non passando il mar, credea morire, né in tutta Europa si tenea sicura: ma l'eremita a bada la tenea, perché di star con lei piacere avea.

31

Quella rara bellezza il cor gli accese, e gli scaldò le frigide medolle: ma poi che vide che poco gli attese, e ch'oltra soggiornar seco non volle, di cento punte l'asinello offese; né di sua tardità però lo tolle: e poco va di passo e men di trotto, né stender gli si vuol la bestia sotto.

32

E perché molto dilungata s'era, e poco più, n'avria perduta l'orma, ricorse il frate alla spelonca nera, e di demoni uscir fece una torma: e ne sceglie uno di tutta la schiera, e del bisogno suo prima l'informa; poi lo fa entrare adosso al corridore, che via gli porta con la donna il core.

33

E qual sagace can, nel monte usato a volpi o lepri dar spesso la caccia, che se la fera andar vede da un lato, ne va da un altro, e par sprezzi la traccia; al varco poi lo sentono arrivato, che l'ha già in bocca, e l'apre il fianco e straccia: tal l'eremita per diversa strada aggiugnerà la donna ovunque vada.

34

Che sia il disegno suo, ben io comprendo: e dirollo anco a voi, ma in altro loco. Angelica di ciò nulla temendo, cavalcava a giornate, or molto or poco. Nel cavallo il demon si gìa coprendo, come si cuopre alcuna volta il fuoco, che con sì grave incendio poscia avampa, che non si estingue, e a pena se ne scampa.

35

Poi che la donna preso ebbe il sentiero dietro il gran mar che li Guasconi lava, tenendo appresso all'onde il suo destriero, dove l'umor la via più ferma dava; quel le fu tratto dal demonio fiero ne l'acqua sì, che dentro vi nuotava. Non sa che far la timida donzella, se non tenersi ferma in su la sella.

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