Orlando Furioso

Part 66

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Ben che tua fellonia si vegga aperta, perché essendo cristian non pòi negarla; pur per farla apparere anco più certa, in questo campo vengoti a provarla: e se persona hai qui che faccia offerta di combatter per te, voglio accettarla. Se non basta una, e quattro e sei n'accetto; e a tutte manterrò quel ch'io t'ho detto. —

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Ruggiero a quel parlar ritto levosse, e con licenza rispose di Carlo, che mentiva egli, e qualunqu'altro fosse, che traditor volesse nominarlo; che sempre col suo re così portosse, che giustamente alcun non può biasmarlo; e ch'era apparecchiato sostenere che verso lui fe' sempre il suo dovere:

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e ch'a difender la sua causa era atto, senza torre in aiuto suo veruno; e che sperava di mostrargli in fatto, ch'assai n'avrebbe e forse troppo d'uno. Quivi Rinaldo, quivi Orlando tratto, quivi il marchese, e 'l figlio bianco e 'l bruno, Dudon, Marfisa, contra il pagan fiero s'eran per la difesa di Ruggiero;

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mostrando ch'essendo egli nuovo sposo, non dovea conturbar le proprie nozze. Ruggier rispose lor: — State in riposo; che per me fôran queste scuse sozze. — L'arme che tolse al Tartaro famoso, vennero, e fur tutte le lunghe mozze. Gli sproni il conte Orlando a Ruggier strinse, e Carlo al fianco la spada gli cinse.

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Bradamante e Marfisa la corazza posta gli aveano, e tutto l'altro arnese. Tenne Astolfo il destrier di buona razza, tenne la staffa il figlio del Danese. Feron d'intorno far subito piazza Rinaldo, Namo ed Olivier marchese: cacciaro in fretta ognun de lo steccato a tal bisogni sempre apparecchiato.

111

Donne e donzelle con pallida faccia timide a guisa di columbe stanno, che da' granosi paschi ai nidi caccia rabbia de' venti che fremendo vanno con tuoni e lampi, e 'l nero aer minaccia grandine e pioggia, e a' campi strage e danno: timide stanno per Ruggier; che male a quel fiero pagan lor parea uguale.

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Così a tutta la plebe e alla più parte dei cavallieri e dei baron parea; che di memoria ancor lor non si parte quel ch'in Parigi il pagan fatto avea; che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte n'avea distrutta, e ancor vi rimanea, e rimarrà per molti giorni il segno: né maggior danno altronde ebbe quel regno.

113

Tremava, più ch'a tutti gli altri, il core a Bradamante; non ch'ella credesse che 'l Saracin di forza, e del valore che vien dal cor, più di Ruggier potesse; né che ragion, che spesso dà l'onore a chi l'ha seco, Rodomonte avesse: pur stare ella non può senza sospetto; che di temere, amando, ha degno effetto.

114

Oh quanto volentier sopra sé tolta l'impresa avria di quella pugna incerta, ancor che rimaner di vita sciolta per quella fosse stata più che certa! Avria eletto a morir più d'una volta, se può più d'una morte esser sofferta, più tosto che patir che 'l suo consorte si ponesse a pericol de la morte.

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Ma non sa ritrovar priego che vaglia, perché Ruggiero a lei l'impresa lassi. A riguardare adunque la battaglia con mesto viso e cor trepido stassi. Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia, e vengonsi a trovar coi ferri bassi. Le lance all'incontrar parver di gielo; i tronchi, augelli a salir verso il cielo.

116

La lancia del pagan, che venne a corre lo scudo a mezzo, fe' debole effetto: tanto l'acciar, che pel famoso Ettorre temprato avea Vulcano, era perfetto. Ruggier la lancia parimente a porre gli andò allo scudo, e gliele passò netto; tutto che fosse appresso un palmo grosso, dentro e di fuor d'acciaro, e in mezzo d'osso.

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E se non che la lancia non sostenne il grave scontro, e mancò al primo assalto, e rotta in schegge e in tronchi aver le penne parve per l'aria, tanto volò in alto; l'osbergo aprìa (si furiosa venne), se fosse stato adamantino smalto, e finìa la battaglia; ma si roppe: posero in terra ambi i destrier le groppe.

118

Con briglia e sproni i cavallieri instando, risalir feron subito i destrieri; e donde gittar l'aste, preso il brando, si tornaro a ferir crudeli e fieri: di qua di là con maestria girando gli animosi cavalli atti e leggieri, con le pungenti spade incominciaro a tentar dove il ferro era più raro.

119

Non si trovò lo scoglio del serpente, che fu sì duro, al petto Rodomonte, né di Nembrotte la spada tagliente, né 'l solito elmo ebbe quel dì alla fronte; che l'usate arme, quando fu perdente contra la donna di Dordona al ponte, lasciato avea sospese ai sacri marmi, come di sopra avervi detto parmi.

120

Egli avea un'altra assai buona armatura, non come era la prima già perfetta: ma né questa né quella né più dura a Balisarda si sarebbe retta; a cui non osta incanto né fattura, né finezza d'acciar né tempra eletta. Ruggier di qua di là sì ben lavora, ch'al pagan l'arme in più d'un loco fora.

121

Quando si vide in tante parti rosse il pagan l'arme, e non poter schivare che la più parte di quelle percosse non gli andasse la carne a ritrovare; a maggior rabbia, a più furor si mosse, ch'a mezzo il verno il tempestoso mare: getta lo scudo, e a tutto suo potere su l'elmo di Ruggiero a due man fere.

122

Con quella estrema forza che percuote la machina ch'in Po sta su due navi, e levata con uomini e con ruote cader si lascia su le aguzze travi; fere il pagan Ruggier, quanto più puote, con ambe man sopra ogni peso gravi: giova l'elmo incantato; che senza esso, lui col cavallo avria in un colpo fesso.

123

Ruggiero andò due volte a capo chino, e per cadere e braccia e gambe aperse. Raddoppia il fiero colpo il Saracino, che quel non abbia tempo a riaverse: poi vien col terzo ancor; ma il brando fino sì lungo martellar più non sofferse; che volò in pezzi, ed al crudel pagano disarmata lasciò di sé la mano.

124

Rodomonte per questo non s'arresta, ma s'aventa a Ruggier che nulla sente; in tal modo intronata avea la testa, in tal modo offuscata avea la mente. Ma ben dal sonno il Saracin lo desta: gli cinge il collo col braccio possente; e con tal nodo e tanta forza afferra, che de l'arcion lo svelle, e caccia in terra.

125

Non fu in terra sì tosto, che risorse, via più che d'ira, di vergogna pieno; però che a Bradamante gli occhi torse, e turbar vide il bel viso sereno. Ella al cader di lui rimase in forse, e fu la vita sua per venir meno. Ruggiero ad emendar presto quell'onta, stringe la spada, e col pagan s'affronta.

126

Quel gli urta il destrier contra, ma Ruggiero lo cansa accortamente, e si ritira, e nel passare, al fren piglia il destriero con la man manca, e intorno lo raggira; e con la destra intanto al cavalliero ferire il fianco o il ventre o il petto mira; e di due punte fe' sentirgli angoscia, l'una nel fianco, e l'altra ne la coscia.

127

Rodomonte, ch'in mano ancor tenea il pome e l'elsa de la spada rotta, Ruggier su l'elmo in guisa percotea, che lo potea stordire all'altra botta. Ma Ruggier ch'a ragion vincer dovea, gli prese il braccio, e tirò tanto allotta, aggiungendo alla destra l'altra mano, che fuor di sella al fin trasse il pagano.

128

Sua forza o sua destrezza vuol che cada il pagan sì, ch'a Ruggier resti al paro: vo dir che cadde in piè; che per la spada Ruggiero averne il meglio giudicaro. Ruggier cerca il pagan tenere a bada lungi da sé, né di accostarsi ha caro: per lui non fa lasciar venirsi adosso un corpo così grande e così grosso.

129

E insanguinargli pur tuttavia il fianco vede e la coscia e l'altre sue ferite. Spera che venga a poco a poco manco, sì che al fin gli abbia a dar vinta la lite. L'elsa e 'l pome avea in mano il pagan anco, e con tutte le forze insieme unite da sé scagliolli, e sì Ruggier percosse, che stordito ne fu più che mai fosse.

130

Ne la guancia de l'elmo, e ne la spalla fu Ruggier colto, e sì quel colpo sente, che tutto ne vacilla e ne traballa, e ritto se sostien difficilmente. Il pagan vuole entrar, ma il piè gli falla, che per la coscia offesa era impotente: e 'l volersi affrettar più del potere, con un ginocchio in terra il fa cadere.

131

Ruggier non perde il tempo, e di grande urto lo percuote nel petto e ne la faccia; e sopra gli martella, e tien sì curto, che con la mano in terra anco lo caccia. Ma tanto fa il pagan che gli è risurto; si stringe con Ruggier sì, che l'abbraccia: l'uno e l'altro s'aggira, e scuote e preme, arte aggiungendo alle sue forze estreme.

132

Di forza a Rodomonte una gran parte la coscia e 'l fianco aperto aveano tolto. Ruggiero avea destrezza, avea grande arte, era alla lotta esercitato molto: sente il vantaggio suo, né se ne parte; e donde il sangue uscir vede più sciolto, e dove più ferito il pagan vede, puon braccia e petto, e l'uno e l'altro piede.

133

Rodomonte pien d'ira e di dispetto Ruggier nel collo e ne le spalle prende: or lo tira, or lo spinge, or sopra il petto sollevato da terra lo sospende, quinci e quindi lo ruota, e lo tien stretto, e per farlo cader molto contende. Ruggier sta in sé raccolto, e mette in opra senno e valor, per rimaner di sopra.

134

Tanto le prese andò mutando il franco e buon Ruggier, che Rodomonte cinse: calcogli il petto sul sinistro fianco, e con tutta sua forza ivi lo strinse. La gamba destra a un tempo inanzi al manco ginocchio e all'altro attraversogli e spinse; e da la terra in alto sollevollo, e con la testa in giù steso tornollo.

135

Del capo e de le schene Rodomonte la terra impresse; e tal fu la percossa, che da le piaghe sue, come da fonte, lungi andò il sangue a far la terra rossa. Ruggier, c'ha la Fortuna per la fronte, perché levarsi il Saracin non possa, l'una man col pugnal gli ha sopra gli occhi, l'altra alla gola, al ventre gli ha i ginocchi.

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Come talvolta, ove si cava l'oro là tra' Pannoni o ne le mine ibere, se improvisa ruina su coloro che vi condusse empia avarizia, fere, ne restano sì oppressi, che può il loro spirto a pena, onde uscire, adito avere: così fu il Saracin non meno oppresso dal vincitor, tosto ch'in terra messo.

137

Alla vista de l'elmo gli appresenta la punta del pugnal ch'avea già tratto; e che si renda, minacciando, tenta, e di lasciarlo vivo gli fa patto. Ma quel, che di morir manco paventa, che di mostrar viltade a un minimo atto, si torce e scuote, e per por lui di sotto mette ogni suo vigor, né gli fa motto.

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Come mastin sotto il feroce alano che fissi i denti ne la gola gli abbia, molto s'affanna e si dibatte invano con occhi ardenti e con spumose labbia, e non può uscire al predator di mano, che vince di vigor, non già di rabbia: così falla al pagano ogni pensiero d'uscir di sotto al vincitor Ruggiero.

139

Pur si torce e dibatte sì, che viene ad espedirsi col braccio migliore; e con la destra man che 'l pugnal tiene, che trasse anch'egli in quel contrasto fuore, tenta ferir Ruggier sotto le rene: ma il giovene s'accorse de l'errore in che potea cader, per differire di far quel empio Saracin morire.

140

E due e tre volte ne l'orribil fronte, alzando, più ch'alzar si possa, il braccio, il ferro del pugnale a Rodomonte tutto nascose, e si levò d'impaccio. Alle squalide ripe d'Acheronte, sciolta dal corpo più freddo che giaccio, bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa, che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.