Orlando Furioso

Part 64

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Quando allo scudo e quando al buon elmetto, quando all'osbergo fa gittar scintille con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto mena dritti e riversi, e mille e mille, e spessi più, che sul sonante tetto la grandine far soglia de le ville. Ruggier sta su l'avviso, e si difende con gran destrezza, e lei mai non offende.

77

Or si ferma, or volteggia, or si ritira, e con la man spesso accompagna il piede. Porge or lo scudo, ed or la spada gira ove girar la man nimica vede. O lei non fere, o se la fere, mira ferirla in parte ove men nuocer crede. La donna, prima che quel dì s'inchine, brama di dare alla battaglia fine.

78

Si ricordò del bando, e si ravvide del suo periglio, se non era presta; che se in un dì non prende o non uccide il suo domandator, presa ella resta. Era già presso ai termini d'Alcide per attuffar nel mar Febo la testa, quando ella cominciò di sua possanza a difidarsi, e perder la speranza.

79

Quanto mancò più la speranza, crebbe tanto più l'ira, e radoppiò le botte; che pur quell'arme rompere vorrebbe, ch'in tutto un dì non avea ancora rotte: come colui ch'al lavorio che debbe, sia stato lento, e già vegga esser notte, s'affretta indarno, si travaglia e stanca, fin che la forza a un tempo e il dì gli manca.

80

O misera donzella, se costui tu conoscessi, a cui dar morte brami, se lo sapessi esser Ruggier, da cui de la tua vita pendono li stami; so ben ch'uccider te, prima che lui, vorresti; che di te so che più l'ami: e quando lui Ruggiero esser saprai, di questi colpi ancor, so, ti dorrai.

81

Carlo e molt'altri seco, che Leone esser costui credeansi, e non Ruggiero, veduto come in arme, al paragone di Bradamante, forte era e leggiero; e, senza offender lei, con che ragione difender si sapea; mutan pensiero, e dicon: — Ben convengono amendui; ch'egli è di lei ben degno, ella di lui. —

82

Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso, Carlo, fatta partir quella battaglia, giudica che la donna per suo sposo prenda Leon, né ricusar lo vaglia. Ruggier, senza pigliar quivi riposo, senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia, sopra un picciol ronzin torna in gran fretta ai padiglioni ove Leon l'aspetta.

83

Gittò Leone al cavallier le braccia duo volte e più fraternamente al collo; e poi, trattogli l'elmo da la faccia, di qua e di là con grande amor baciollo. — Vo' (disse) che di me sempre tu faccia come ti par; che mai trovar satollo non mi potrai, che me e lo stato mio spender tu possa ad ogni tuo disio.

84

Né veggo ricompensa che mai questa obligazion ch'io t'ho, possi disciorre; e non, s'ancora io mi levi di testa la mia corona, e a te la venghi a porre. — Ruggier, di cui la mente ange e molesta alto dolore, e che la vita aborre, poco risponde, e l'insegne gli rende, che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende.

85

E stanco dimostrandosi e svogliato, più tosto che poté, da lui levosse; ed al suo alloggiamento ritornato, poi che fu mezzanotte, tutto armosse; e sellato il destrier, senza commiato, e senza che d'alcun sentito fosse, sopra vi salse, e si drizzò al camino che più piacer gli parve al suo Frontino.

86

Frontino or per via dritta or per via torta, quando per selve e quando per campagna il suo signor tutta la notte porta, che non cessa un momento che non piagna: chiama la morte, e in quella si conforta, che l'ostinata doglia sola fragna; né vede, altro che morte, chi finire possa l'insopportabil suo martire.

87

— Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere, che così m'abbia a un punto ogni ben tolto? Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere senza vendetta, incontra a cui mi volto? Fuor che me stesso, altri non so vedere, che m'abbia offeso ed in miseria volto. Io m'ho dunque di me contra a me stesso da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.

88

Pur, quando io avessi fatto solamente a me l'ingiuria, a me forse potrei donar perdon, se ben difficilmente; anzi vo' dir che far non lo vorrei: or quanto, poi che Bradamante sente meco l'ingiuria ugual, men lo farei? Quando bene a me ancora io perdonassi, lei non convien ch'invendicata lassi.

89

Per vendicar lei dunque debbo e voglio ogni modo morir, né ciò mi pesa; ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio, fuor che la morte, far possa difesa. Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio, che fatto ancora io non le aveva offesa. Oh me felice, s'io moriva allora ch'era prigion de la crudel Teodora!

90

Se ben m'avesse ucciso, tormentato prima ad arbitrio di sua crudeltade, da Bradamante almeno avrei sperato di ritrovare al mio caso pietade. Ma quando ella saprà ch'avrò più amato Leon di lei, e di mia volontade io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo; avrà ragion d'odiarmi e morto e vivo. —

91

Questo dicendo e molte altre parole che sospiri accompagnano e singulti, si trova all'apparir del nuovo sole fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti; e perché è disperato, e morir vuole, e, più che può, che 'l suo morir s'occulti, questo luogo gli par molto nascosto, ed atto a far quant'ha di sé disposto.

92

Entra nel folto bosco, ove più spesse l'ombrose frasche e più intricate vede; ma Frontin prima al tutto sciolto messe da sé lontano, e libertà gli diede. — O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse di dare a' merti tuoi degna mercede, avresti a quel destrier da invidiar poco, che volò al cielo, e fra le stelle ha loco.

93

Cillaro, so, non fu, non fu Arione di te miglior, né meritò più lode; né alcun altro destrier di cui menzione fatta da' Greci o da' Latini s'ode. Se ti fur par ne l'altre parti buone, di questa so ch'alcun di lor non gode, di potersi vantar ch'avuto mai abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai;

94

poi ch'alla più che mai sia stata o sia donna gentile e valorosa e bella sì caro stato sei, che ti nutria, e di sua man ti ponea freno e sella. Caro eri alla mia donna: ah perché mia la dirò più, se mia non è più quella? s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso di volger questa spada ora in me stesso? —

95

Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta, e le fere e gli augelli a pietà muove (ch'altri non è che questi gridi senta né vegga il pianto che nel sen gli piove), non dovete pensar che più contenta Bradamante in Parigi si ritrove, poi che scusa non ha che la difenda, o più l'indugi, che Leon non prenda.

96

Ella, prima ch'avere altro consorte che 'l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi; mancar del detto suo; Carlo e la corte, i parenti e gli amici inimicarsi: e quando altro non possa, al fin la morte o col veneno o con la spada darsi; che le par meglio assai non esser viva, che, vivendo, restar di Ruggier priva.

97

— Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito? Puote esser che tu sia tanto discosto, che tu non abbi questo bando udito, a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto? Se tu 'l sapesse, io so che comparito nessun altro saria di te più tosto. Misera me! ch'altro pensar mi deggio, se non quel che pensar si possa peggio?

98

Come è, Ruggier, possibil che tu solo non abbi quel che tutto il mondo ha inteso? Se inteso l'hai, né sei venuto a volo, come esser può che non sii morto o preso? Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo di Costantin t'avrà alcun laccio teso; il traditor t'avrà chiusa la via, acciò prima di lui tu qui non sia.

99

Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno men di me forte avessi ad esser data, con credenza che tu fossi quell'uno a cui star contra io non potessi armata. Fuor che te solo, io non stimava alcuno: ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata; poi che costui che mai più non fe' impresa d'onore in vita sua, così m'ha presa.

100

Se però presa son per non avere uccider lui né prenderlo potuto; il che non mi par giusto; né al parere mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto. So ch'incostante io mi farò tenere, se da quel c'ho già detto ora mi muto; ma né la prima son né la sezzaia, la qual paruta sia incostante, e paia.

101

Basti che nel servar fede al mio amante, d'ogni scoglio più salda mi ritrovi, e passi in questo di gran lunga quante mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi. Che nel resto mi dichino incostante, non curo, pur che l'incostanza giovi: pur ch'io non sia di costui torre astretta, volubil più che foglia anco sia detta. —

102

Queste parole ed altre, ch'interrotte da sospiri e da pianti erano spesso, seguì dicendo tutta quella notte ch'all'infelice giorno venne appresso. Ma poi che dentro alle cimerie grotte con l'ombre sue Notturno fu rimesso, il ciel, ch'eternamente avea voluto farla di Ruggier moglie, le diè aiuto.

103

Fe' la mattina la donzella altiera Marfisa inanzi a Carlo comparire, dicendo ch'al fratel suo Ruggier era fatto gran torto, e nol volea patire, che gli fosse levata la mogliera, né pure una parola gliene dire: e contra chi si vuol di provar toglie, che Bradamante di Ruggiero è moglie.

104

E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole, quando pur di negarlo fosse ardita, ch'in sua presenza ella ha quelle parole dette a Ruggier, che fa chi si marita; e con la cerimonia che si suole, già sì tra lor la cosa è stabilita, che più di sé non possono disporre, né l'un l'altro lasciar, per altri torre.

105

Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse, pur lo dicea, ben credo con pensiero, perché Leon più tosto interrompesse a dritto e a torto, che per dire il vero, e che di volontade lo facesse di Bradamante, che a riaver Ruggiero ed escluder Leon, né la più onesta né la più breve via vedea di questa.

106

Turbato il re di questa cosa molto, Bradamante chiamar fa immantinente; e quanto di provar Marfisa ha tolto, le fa sapere, ed ecci Amon presente. Tien Bradamante chino a terra il volto, e confusa non niega né consente, in guisa che comprender di leggiero si può che Marfisa abbia detto il vero.

107

Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante tal cosa udir, ch'esser potrà cagione che 'l parentado non andrà più inante, che già conchiuso aver credea Leone; e pur Ruggier la bella Bradamante mal grado avrà de l'ostinato Amone; e potran senza lite, e senza trarla di man per forza al padre, a Ruggier darla.

108

Che se tra lor queste parole stanno, la cosa è ferma, e non andrà per terra, così atterràn quel che promesso gli hanno, più onestamente e senza nuova guerra. — Questo è (diceva Amon), questo è un inganno contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra; ch'ancor che fosse ver quanto voi finto tra voi v'avete, io non son però vinto.

109

Che prosupposto (che né ancor confesso, né vo' credere ancor) ch'abbia costei scioccamente a Ruggier così promesso, come voi dite, e Ruggiero abbia a lei; quando e dove fu questo? che più espresso, più chiaro e piano intenderlo vorrei. Stato so che non è, se non è stato prima che Ruggier fosse battezzato.

110

Ma se gli è stato inanzi che cristiano fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia; ch'essendo ella fedele, egli pagano, non crederò che 'l matrimonio vaglia. Non si debbe per questo essere invano posto al risco Leon de la battaglia; né il nostro imperator credo vogli anco venir del detto suo per questo manco.

111

Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando era intera la cosa, né ancor fatto a prieghi costei Carlo avea il bando che qui Leone alla battaglia ha tratto. — Così contra Rinaldo e contra Orlando Amon dicea, per rompere il contratto fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire, né per l'un né per l'altro volea dire.

112

Come si senton, s'austro o borea spira, per l'alte selve murmurar le fronde; o come soglion, s'Eolo s'adira contra Nettunno, al lito fremer l'onde: così un rumor che corre e che s'aggira, e che per tutta Francia si difonde, di questo dà da dire e da udir tanto, ch'ogni altra cosa è muta in ogni canto.

113

Chi parla per Ruggier, chi per Leone; ma la più parte è con Ruggiero in lega: son dieci e più per un che n'abbia Amone. L'imperator né qua né là si piega; ma la causa rimette alla ragione, ed al suo parlamento la delega. Or vien Marfisa, poi ch'è diferito lo sponsalizio, e pon nuovo partito;

114

e dice: — Con ciò sia ch'esser non possa d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive; se Leon la vuol pur, suo ardire e possa adopri sì, che lui di vita prive: e chi manda di lor l'altro alla fossa, senza rivale al suo contento arrive. — Tosto Carlo a Leon fa intender questo, come anco intender gli avea fatto il resto.

115

Leon che, quando seco il cavalliero del liocorno sia, si tien sicuro di riportar vittoria di Ruggiero, né gli abbia alcun assunto a parer duro; non sappiendo che l'abbia il dolor fiero tratto nel bosco solitario e oscuro, ma che, per tornar tosto, uno o due miglia sia andato a spasso, il mal partito piglia.

116

Ben se ne pente in breve; che colui del qual più del dover si promettea, non comparve quel dì, né gli altri dui che lo seguir, né nuova se n'avea; e tor questa battaglia senza lui contra Ruggier, sicur non gli parea: mandò, per schivar dunque danno e scorno, per trovar il guerrier dal liocorno.

117

Per cittadi mandò, ville e castella, d'appresso e da lontan, per ritrovarlo; né contento di questo, montò in sella egli in persona, e si pose a cercarlo. Ma non n'avrebbe avuto già novella, né l'avria avuta uom di quei di Carlo, se non era Melissa che fe' quanto mi serbo a farvi udir ne l'altro canto.

CANTO QUARANTASEIESIMO

1

Or, se mi mostra la mia carta il vero, non è lontano a discoprirsi il porto; sì che nel lito i voti scioglier spero a chi nel mar per tanta via m'ha scorto; ove, o di non tornar col legno intero, o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto. Ma mi par di veder, ma veggo certo, veggo la terra, e veggo il lito aperto.

2

Sento venir per allegrezza un tuono che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde: odo di squille, odo di trombe un suono che l'alto popular grido confonde. Or comincio a discernere chi sono questi che empion del porto ambe le sponde. Par che tutti s'allegrino ch'io sia venuto a fin di così lunga via.

3

Oh di che belle e sagge donne veggio, oh di che cavallieri il lito adorno! Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio per la letizia c'han del mio ritorno! Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio veggo del molo in su l'estremo corno: Veronica da Gambera è con loro, sì grata a Febo e al santo aonio coro.

4

Veggo un'altra Genevra, pur uscita del medesmo sangue, e Iulia seco; veggo Ippolita Sforza, e la notrita Damigella rivulzia al sacro speco: veggo te, Emilia Pia, te, Margherita, ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco. Con Ricciarda da Este ecco le belle Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle.

5

Ecco la bella, ma più saggia e onesta, Barbara Turca, e la compagna è Laura: non vede il sol di più bontà di questa coppia da l'Indo all'estrema onda maura. Ecco Genevra che la Malatesta casa col suo valor sì ingemma e inaura, che mai palagi imperiali o regi non ebbon più onorati e degni fregi.

6

S'a quella etade ella in Arimino era, quando superbo de la Gallia doma Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera dovea passando inimicarsi Roma; crederò che piegata ogni bandiera, e scarca di trofei la ricca soma, tolto avria leggi e patti a voglia d'essa, né forse mai la libertade oppressa.

7

Del mio signor di Bozolo la moglie, la madre, le sirocchie e le cugine, e le Torelle con le Bentivoglie, e le Visconte e le Palavigine; ecco qui a quante oggi ne sono, toglie, e a quante o greche o barbere o latine ne furon mai, di quai la fama s'oda, di grazia e di beltà la prima loda,

8

Iulia Gonzaga, che dovunque il piede volge, e dovunque i sereni occhi gira, non pur ogn'altra di beltà le cede, ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira. La cognata è con lei, che di sua fede non mosse mai, perché l'avesse in ira Fortuna che le fe' lungo contrasto. Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;

9

Anna, bella, gentil, cortese e saggia, di castità, di fede e d'amor tempio. La sorella è con lei, ch'ove ne irraggia l'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio. Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia di Stige, e fa con non più visto esempio, mal grado de le Parche e de la Morte, splender nel ciel l'invitto suo consorte.

10

Le Ferrarese mie qui sono, e quelle de la corte d'Urbino; e riconosco quelle di Mantua, e quante donne belle ha Lombardia, quante il paese tosco. Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle onoran sì, s'io non ho l'occhio losco, da la luce offuscato de' bei volti, è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.

11

Benedetto, il nipote, ecco là veggio, c'ha purpureo il capel, purpureo il manto, col cardinal di Mantua e col Campeggio, gloria e splendor del consistorio santo: e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio) al viso e ai gesti rallegrarsi tanto del mio ritorno, che non facil parmi ch'io possa mai di tanto obligo trarmi.

12

Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei, e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino Iuvenal parmi, e i Capilupi miei, e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino; e quel che per guidarci ai rivi ascrei mostra piano e più breve altro camino, Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna, Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.

13

Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese: oh dotta compagnia che seco mena! Fedro, Capella, Porzio, il bolognese Filippo, il Volterano, il Madalena, Blosio, Pierio, il Vida cremonese, d'alta facondia inessicabil vena, e Lascari e Mussuro e Navagero, e Andrea Marone e 'l monaco Severo.

14

Ecco altri duo Alessandri in quel drappello, dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino. Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello de' principi, il divin Pietro Aretino. Duo Ieronimi veggo, l'uno è quello di Veritade, e l'altro il Cittadino. Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno, il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.

15

Là Bernardo Capel, là veggo Pietro Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro, levato fuor del volgare uso tetro, quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro. Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro, ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro. Io veggo il Fracastorio, il Bevazano, Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.

16

Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso Nicolò Amanio in me affissar le ciglia; Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso al lito mostra gaudio e maraviglia. Il mio Valerio è quel che là s'è messo fuor de le donne; e forse si consiglia col Barignan c'ha seco, come, offeso sempre da lor, non ne sia sempre acceso.

17

Veggo sublimi e soprumani ingegni di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio. Colui che con lor viene, e da' più degni ha tanto onor, mai più non conobbi io; ma, se me ne fur dati veri segni, è l'uom che di veder tanto desio, Iacobo Sanazar, ch'alle Camene lasciar fa i monti ed abitar l'arene.

18

Ecco il dotto, il fedele, il diligente secretario Pistofilo, ch'insieme con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente piacer, che più del mar per me non teme. Annibal Malaguzzo, il mio parente, veggo con l'Adoardo, che gran speme mi dà, ch'ancor del mio nativo nido udir farà da Calpe agli Indi il grido.

19

Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa di rivedermi, e la fanno altri cento. Veggo le donne e gli uomini di questa mia ritornata ognun parer contento. Dunque, a finir la breve via che resta, non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento; e torniamo a Melissa, e con che aita salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.

20

Questa Melissa, come so che detto v'ho molte volte, avea sommo desire che Bradamante con Ruggier di stretto nodo s'avesse in matrimonio a unire; e d'ambi il bene e il male avea sì a petto, che d'ora in ora ne volea sentire. Per questo spirti avea sempre per via, che, quando andava l'un, l'altro venìa.

21

In preda del dolor tenace e forte Ruggier tra le scure ombre vide posto, il qual di non gustar d'alcuna sorte mai più vivanda fermo era e disposto, e col digiun si volea dar la morte: ma fu l'aiuto di Melissa tosto; che, del suo albergo uscita, la via tenne ove in Leone ad incontrar si venne:

22

il qual mandato, l'uno a l'altro appresso, sua gente avea per tutti i luoghi intorno; e poscia era in persona andato anch'esso per trovare il guerrier dal liocorno. La saggia incantatrice, la qual messo freno e sella a uno spirto avea quel giorno, e l'avea sotto in forma di ronzino, trovò questo figliuol di Costantino.

23

— Se de l'animo è tal la nobiltate, qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra; se la cortesia dentro e la bontade ben corrisponde alla presenza vostra, qualche conforto, qualche aiuto date al miglior cavallier de l'età nostra; che s'aiuto non ha tosto e conforto, non è molto lontano a restar morto.

24

Il miglior cavallier, che spada a lato e scudo in braccio mai portassi o porti; il più bello e gentil ch'al mondo stato mai sia di quanti ne son vivi o morti, sol per un'alta cortesia c'ha usato, sta per morir, se non ha chi 'l conforti. Per Dio, signor, venite, e fate prova s'allo suo scampo alcun consiglio giova. —

25

Ne l'animo a Leon subito cade che 'l cavallier di chi costei ragiona, sia quel che per trovar fa le contrade cercare intorno, e cerca egli in persona; sì ch'a lei dietro, che gli persuade sì pietosa opra, in molta fretta sprona: la qual lo trasse (e non fer gran camino) ove alla morte era Ruggier vicino.

26

Lo ritrovar che senza cibo stato era tre giorni, e in modo lasso e vinto, ch'in piè a fatica si saria levato, per ricader, se ben non fosse spinto. Giacea disteso in terra tutto armato, con l'elmo in testa, e de la spada cinto; e guancial de lo scudo s'avea fatto, in che 'l bianco liocorno era ritratto.

27

Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto isconoscente le sia stato, arrabbia, non pur si duole; e se n'affligge tanto, che si morde le man, morde le labbia, sparge le guance di continuo pianto; e per la fantasia che v'ha sì fissa, né Leon venir sente né Melissa;

28

né per questo interrompe il suo lamento, né cessano i sospir, né il pianto cessa. Leon si ferma, e sta ad udire intento; poi smonta del cavallo, e se gli appressa. Amore esser cagion di quel tormento conosce ben; ma la persona espressa non gli è, per cui sostien tanto martire; ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.

29

Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta, tanto che se gli accosta a faccia a faccia; e con fraterno affetto lo saluta, e se gli china a lato, e al collo abbraccia. Io non so quanto ben questa venuta di Leone improvisa a Ruggier piaccia; che teme che lo turbi e gli dia noia, e se gli voglia oppor, perché non muoia.

30

Leon con le più dolci e più soavi parole che sa dir, con quel più amore che può mostrar, gli dice: — Non ti gravi d'aprirmi la cagion del tuo dolore; che pochi mali al mondo son sì pravi, che l'uomo trar non se ne possa fuore, se la cagion si sa; né debbe privo di speranza esser mai, fin che sia vivo.

31

Ben mi duol che celar t'abbi voluto da me, che sai s'io ti son vero amico, non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto, che mai dal nodo tuo non mi districo, ma fin allora ch'avrei causa avuto d'esserti sempre capital nimico; e dèi sperar ch'io sia per darti aita con l'aver, con gli amici e con la vita.

32