Part 57
Quando allo scontro vengono a trovarsi, e in tronchi vola al ciel rotta ogni lancia, del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi, del gran rumor che s'udì sino in Francia. Venne Orlando e Gradasso a riscontrarsi; e potea stare ugual questa bilancia, se non era il vantaggio di Baiardo, che fe' parer Gradasso più gagliardo.
70
Percosse egli il destrier di minor forza, ch'Orlando avea, d'un urto così strano, che lo fece piegare a poggia e ad orza, e poi cader, quanto era lungo, al piano. Orlando di levarlo si risforza tre volte e quattro, e con sproni e con mano; e quando al fin nol può levar, ne scende, lo scudo imbraccia, e Balisarda prende.
71
Scontrossi col re d'Africa Oliviero; e fur di quello incontro a paro a paro. Brandimarte restar senza destriero fece Sobrin: ma non si seppe chiaro se v'ebbe il destrier colpa o il cavalliero; ch'avezzo era cader Sobrin di raro. O del destriero o suo pur fosse il fallo, Sobrin si ritrovò giù del cavallo.
72
Or Brandimarte che vide per terra il re Sobrin, non l'assalì altrimente, ma contra il re Gradasso si disserra, ch'avea abbattuto Orlando parimente. Tra il marchese e Agramante andò la guerra come fu cominciata primamente: poi che si roppon l'aste negli scudi, s'eran tornati incontra a stocchi ignudi.
73
Orlando, che Gradasso in atto vede, che par ch'a lui tornar poco gli caglia; né tornar Brandimarte gli concede, tanto lo stringe e tanto lo travaglia; si volge intorno, e similmente a piede vede Sobrin che sta senza battaglia. Vêr lui s'aventa; e al muover de le piante fa il ciel tremar del suo fiero sembiante.
74
Sobrin che di tanto uom vede l'assalto, stretto ne l'arme s'apparecchia tutto: come nocchiero a cui vegna a gran salto muggendo incontra il minaccioso flutto, drizza la prora; e quando il mar tant'alto vede salire, esser vorria all'asciutto. Sobrin lo scudo oppone alla ruina che da la spada vien di Falerina.
75
Di tal finezza è quella Balisarda, che l'arme le puon far poco riparo; in man poi di persona sì gagliarda, in man d'Orlando, unico al mondo o raro, taglia lo scudo; e nulla la ritarda, perché cerchiato sia tutto d'acciaro: taglia lo scudo e sino al fondo fende, e sotto a quello in su la spalla scende.
76
Scende alla spalla; e perché la ritrovi di doppia lama e di maglia coperta, non vuol però che molto ella le giovi, che di gran piaga non la lasci aperta. Mena Sobrin; ma indarno è che si provi ferire Orlando, a cui per grazia certa diede il Motor del cielo e de le stelle, che mai forar non se gli può la pelle.
77
Radoppia il colpo il valoroso conte, e pensa da le spalle il capo torgli. Sobrin che sa il valor di Chiaramonte, e che poco gli val lo scudo opporgli, s'arretra, ma non tanto, che la fronte non venisse anco Balisarda a corgli. Di piatto fu, ma il colpo tanto fello, ch'amaccò l'elmo, e gl'intronò il cervello.
78
Cadde Sobrin del fiero colpo in terra, onde a gran pezzo poi non è risorto. Crede finita aver con lui la guerra il paladino, e che si giaccia morto; e verso il re Gradasso si disserra, che Brandimarte non meni a mal porto: che 'l pagan d'arme e di spada l'avanza e di destriero, e forse di possanza.
79
L'ardito Brandimarte in su Frontino, quel buon destrier che di Ruggier fu dianzi, si porta così ben col Saracino, che non par già che quel troppo l'avanzi: e s'egli avesse osbergo così fino come il pagan, gli staria meglio inanzi; ma gli convien (che mal si sente armato) spesso dar luogo or d'uno or d'altro lato.
80
Altro destrier non è che meglio intenda di quel Frontino il cavalliero a cenno: par che dovunque Durindana scenda, or quinci or quindi abbia a schivarla senno. Agramante e Olivier battaglia orrenda altrove fanno, e giudicar si denno per duo guerrier di pari in arme accorti, e pochi differenti in esser forti.
81
Avea lasciato, come io dissi, Orlando Sobrino in terra; e contra il re Gradasso, soccorrer Brandimarte disiando, come si trovò a piè, venìa a gran passo. Era vicin per assalirlo, quando vide in mezzo del campo andare a spasso il buon cavallo onde Sobrin fu spinto; e per averlo, presto si fu accinto.
82
Ebbe il destrier, che non trovò contesa, e levò un salto, ed entrò ne la sella. Ne l'una man la spada tien sospesa, mette l'altra alla briglia ricca e bella. Gradasso vede Orlando, e non gli pesa, ch'a lui ne viene, e per nome l'appella. Ad esso e a Brandimarte e all'altro spera far parer notte, e che non sia ancor sera.
83
Voltasi al conte, e Brandimarte lassa, e d'una punta lo trova al camaglio: fuor che la carne, ogni altra cosa passa: per forar quella è vano ogni travaglio. Orlando a un tempo Balisarda abbassa: non vale incanto ov'ella mette il taglio. L'elmo, lo scudo, l'osbergo e l'arnese, venne fendendo in giù ciò ch'ella prese;
84
e nel volto e nel petto e ne la coscia lasciò ferito il re di Sericana, di cui non fu mai tratto sangue, poscia ch'ebbe quell'arme: or gli par cosa strana che quella spada (e n'ha dispetto e angoscia) le tagli or sì; né pur è Durindana. E se più lungo il colpo era o più appresso, l'avria dal capo insino al ventre fesso.
85
Non bisogna più aver ne l'arme fede, come avea dianzi; che la prova è fatta. Con più riguardo e più ragion procede, che non solea; meglio al parar si adatta. Brandimarte ch'Orlando entrato vede, che gli ha di man quella battaglia tratta, si pone in mezzo all'una e all'altra pugna, perché in aiuto, ove è bisogno, giugna.
86
Essendo la battaglia in tale istato, Sobrin, ch'era giaciuto in terra molto, si levò, poi ch'in sé fu ritornato; e molto gli dolea la spalla e 'l volto: alzò la vista e mirò in ogni lato; poi dove vide il suo signor, rivolto, per dargli aiuto i lunghi passi torse tacito sì, ch'alcun non se n'accorse.
87
Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi al re Agramante e poco altro attendea; e gli ferì nei deretan ginocchi il destrier di percossa in modo rea, che senza indugio è forza che trabocchi. Cade Olivier, né 'l piede aver potea, il manco piè, ch'al non pensato caso sotto il cavallo in staffa era rimaso.
88
Sobrin radoppia il colpo, e di riverso gli mena, e se gli crede il capo torre; ma lo vieta l'acciar lucido e terso, che temprò già Vulcan, portò già Ettorre. Vede il periglio Brandimarte, e verso il re Sobrino a tutta briglia corre; e lo fere in sul capo, e gli dà d'urto; ma il fiero vecchio è tosto in piè risurto;
89
e torna ad Olivier per dargli spaccio, sì ch'espedito all'altra vita vada; o non lasciare almen ch'esca d'impaccio, ma che si stia sotto 'l cavallo a bada. Olivier c'ha di sopra il miglior braccio, sì che si può difender con la spada, di qua di là tanto percuote e punge, che, quanta è lunga, fa Sobrin star lunge.
90
Spera, s'alquanto il tien da sé rispinto, in poco spazio uscir di quella pena. Tutto di sangue il vede molle e tinto, e che ne versa tanto in su l'arena, che gli par ch'abbia tosto a restar vinto: debole è sì, che si sostiene a pena. Fa per levarsi Olivier molte prove, né da dosso il destrier però si muove.
91
Trovato ha Brandimarte il re Agramante, e cominciato a tempestargli intorno: or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante, con quel Frontin che gira come un torno. Buon cavallo ha il figliuol di Monodante: non l'ha peggiore il re di Mezzogiorno; ha Brigliador che gli donò Ruggiero poi che lo tolse a Mandricardo altiero.
92
Vantaggio ha bene assai de l'armatura; a tutta prova l'ha buona e perfetta. Brandimarte la sua tolse a ventura, qual poté avere a tal bisogno in fretta: ma sua animosità sì l'assicura, ch'in miglior tosto di cangiarla aspetta; come che 'l re african d'aspra percossa la spalla destra gli avea fatta rossa;
93
e serbi da Gradasso anco nel fianco piaga da non pigliar però da giuoco. Tanto l'attese al varco il guerrier franco, che di cacciar la spada trovò loco. Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco, e poi ne la man destra il toccò un poco. Ma questo un scherzo si può dire e un spasso verso quel che fa Orlando e 'l re Gradasso.
94
Gradasso ha mezzo Orlando disarmato; l'elmo gli ha in cima e da dui lati rotto, e fattogli cader lo scudo al prato, osbergo e maglia apertagli di sotto: non l'ha ferito già, ch'era affatato. Ma il paladino ha lui peggio condotto: in faccia, ne la gola, in mezzo il petto l'ha ferito, oltre a quel che già v'ho detto.
95
Gradasso disperato, che si vede del proprio sangue tutto molle e brutto, e ch'Orlando del suo dal capo al piede sta dopo tanti colpi ancora asciutto; leva il brando a due mani, e ben si crede partirgli il capo, il petto, il ventre e 'l tutto: e a punto, come vuol, sopra la fronte percuote a mezza spada il fiero conte.
96
E s'era altro ch'Orlando, l'avria fatto, l'avria sparato fin sopra la sella: ma, come colto l'avesse di piatto, la spada ritornò lucida e bella. De la percossa Orlando stupefatto, vide, mirando in terra, alcuna stella: lasciò la briglia, e 'l brando avria lasciato; ma di catena al braccio era legato.
97
Del suon del colpo fu tanto smarrito il corridor ch'Orlando avea sul dorso, che discorrendo il polveroso lito, mostrando gìa quanto era buono al corso. De la percossa il conte tramortito, non ha valor di ritenergli il morso. Segue Gradasso, e l'avria tosto giunto, poco più che Baiardo avesse punto.
98
Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante vide condotto all'ultimo periglio: che ne l'elmo il figliuol di Monodante col braccio manco gli ha dato di piglio; e glie l'ha dislacciato già davante, e tenta col pugnal nuovo consiglio: né gli può far quel re difesa molta, perché di man gli ha ancor la spada tolta.
99
Volta Gradasso, e più non segue Orlando, ma, dove vede il re Agramante, accorre. L'incauto Brandimarte, non pensando ch'Orlando costui lasci da sé torre, non gli ha né gli occhi né 'l pensiero, instando il coltel ne la gola al pagan porre. Giunge Gradasso, e a tutto suo potere con la spada a due man l'elmo gli fere.
100
Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi spiriti luogo al martir tuo fedele, che giunto al fin de' tempestosi suoi viaggi, in porto ormai lega le vele. Ah Durindana, dunque esser tu puoi al tuo signore Orlando sì crudele, che la più grata compagnia e più fida ch'egli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida?
101
Di ferro un cerchio grosso era duo dita intorno all'elmo, e fu tagliato e rotto dal gravissimo colpo, e fu partita la cuffia de l'acciar ch'era di sotto. Brandimarte con faccia sbigottita giù del destrier si riversciò di botto; e fuor del capo fe' con larga vena correr di sangue un fiume in su l'arena.
102
Il conte si risente, e gli occhi gira, ed ha il suo Brandimarte in terra scorto; e sopra in atto il Serican gli mira, che ben conoscer può che glie l'ha morto. Non so se in lui poté più il duolo o l'ira; ma da piangere il tempo avea sì corto, che restò il duolo, e l'ira uscì più in fretta. Ma tempo è ormai che fine al canto io metta.
CANTO QUARANTADUESIMO
1
Qual duro freno o qual ferrigno nodo, qual, s'esser può, catena di diamante farà che l'ira servi ordine e modo, che non trascorra oltre al prescritto inante, quando persona che con saldo chiodo t'abbia già fissa Amor nel cor costante, tu vegga o per violenza o per inganno patire o disonore o mortal danno?
2
E s'a crudel, s'ad inumano effetto quell'impeto talor l'animo svia, merita escusa, perché allor del petto non ha ragione imperio né balìa. Achille, poi che sotto il falso elmetto vide Patròclo insanguinar la via, d'uccider chi l'uccise non fu sazio, se nol traea, se non ne facea strazio.
3
Invitto Alfonso, simile ira accese la vostra gente il dì che vi percosse la fronte il grave sasso, e sì v'offese, ch'ognun pensò che l'alma gita fosse: l'accese in tal furor, che non difese vostri inimici argini o mura o fosse, che non fossino insieme tutti morti, senza lasciar chi la novella porti.
4
Il vedervi cader causò il dolore che i vostri a furor mosse e a crudeltade. S'eravate in piè voi, forse minore licenza avriano avute le lor spade. Eravi assai, che la Bastia in manche ore v'aveste ritornata in potestade, che tolta in giorni a voi non era stata da gente cordovese e di Granata.
5
Forse fu da Dio vindice permesso che vi trovaste a quel caso impedito, acciò che 'l crudo e scelerato eccesso che dianzi fatto avean, fosse punito: che, poi ch'in lor man vinto si fu messo il miser Vestidel, lasso e ferito, senz'arme fu tra cento spade ucciso dal popul la più parte circonciso.
6
Ma perch'io vo' concludere, vi dico che nessun'altra quell'ira pareggia, quando signor, parente, o sozio antico dinanzi agli occhi ingiuriar ti veggia. Dunque è ben dritto per sì caro amico, che subit'ira il cor d'Orlando feggia; che de l'orribil colpo che gli diede il re Gradasso, morto in terra il vede.
7
Quel nomade pastor che vedut'abbia fuggir strisciando l'orrido serpente che il figliuol che giocava ne la sabbia, ucciso gli ha col venenoso dente, stringe il baston con colera e con rabbia; tal la spada d'ogni altra più tagliente stringe con ira il cavallier d'Anglante: il primo che trovò, fu 'l re Agramante;
8
che sanguinoso e de la spada privo, con mezzo scudo e con l'elmo disciolto, e ferito in più parti ch'io non scrivo, s'era di man di Brandimarte tolto, come di piè all'astor sparvier mal vivo, a cui lasciò alla coda invido o stolto. Orlando giunse, e messe il colpo giusto ove il capo si termina col busto.
9
Sciolto era l'elmo e disarmato il collo, sì che lo tagliò netto come un giunco. Cadde, e diè nel sabbion l'ultimo crollo del regnator di Libia il grave trunco. Corse lo spirto all'acque, onde tirollo Caron nel legno suo col graffio adunco. Orlando sopra lui non si ritarda, ma trova il Serican con Balisarda.
10
Come vide Gradasso d'Agramante cadere il busto dal capo diviso; quel ch'accaduto mai non gli era inante, tremò nel core e si smarrì nel viso; e all'arrivar del cavallier d'Anglante, presago del suo mal, parve conquiso. Per schermo suo partito alcun non prese, quando il colpo mortal sopra gli scese.
11
Orlando lo ferì nel destro fianco sotto l'ultima costa; e il ferro, immerso nel ventre, un palmo uscì dal lato manco, di sangue sin all'elsa tutto asperso. Mostrò ben che di man fu del più franco e del meglior guerrier de l'universo il colpo ch'un signor condusse a morte, di cui non era in Pagania il più forte.
12
Di tal vittoria non troppo gioioso, presto di sella il paladin si getta; e col viso turbato e lacrimoso a Brandimarte suo corre a gran fretta. Gli vede intorno il campo sanguinoso: l'elmo che par ch'aperto abbia una accetta, se fosse stato fral più che di scorza, difeso non l'avria con minor forza.
13
Orlando l'elmo gli levò dal viso, e ritrovò che 'l capo sino al naso fra l'uno e l'altro ciglio era diviso: ma pur gli è tanto spirto anco rimaso, che de' suoi falli al Re del paradiso può domandar perdono anzi l'occaso; e confortare il conte, che le gote sparge di pianto, a pazienza puote;
14
e dirgli: — Orlando, fa che ti raccordi di me ne l'orazion tue grate a Dio; né men ti raccomando la mia Fiordi... — ma dir non poté: — ... ligi —, e qui finio. E voci e suoni d'angeli concordi tosto in aria s'udir, che l'alma uscìo; la qual disciolta dal corporeo velo fra dolce melodia salì nel cielo.
15
Orlando, ancor che far dovea allegrezza di sì devoto fine, e sapea certo che Brandimarte alla suprema altezza salito era (che 'l ciel gli vide aperto); pur da la umana volontade, avezza coi fragil sensi, male era sofferto ch'un tal più che fratel gli fosse tolto, e non aver di pianto umido il volto.
16
Sobrin che molto sangue avea perduto, che gli piovea sul fianco e su le gote, riverso già gran pezzo era caduto, e aver ne dovea ormai le vene vote. Ancor giacea Olivier, né riavuto il piede avea, né riaver lo puote se non ismosso, e de lo star che tanto gli fece il destrier sopra, mezzo infranto:
17
e se 'l cognato non venìa ad aitarlo (sì come lacrimoso era e dolente), per sé medesmo non potea ritrarlo; e tanta doglia e tal martìr ne sente, che ritratto che l'ebbe, né a mutarlo né a fermarvisi sopra era possente; e n'ha insieme la gamba sì stordita, che muover non si può, se non si aita.
18
De la vittoria poco rallegrosse Orlando; e troppo gli era acerbo e duro veder che morto Brandimarte fosse, né del cognato molto esser sicuro. Sobrin, che vivea ancora, ritrovosse, ma poco chiaro avea con molto oscuro; che la sua vita per l'uscito sangue era vicina a rimanere esangue.
19
Lo fece tor, che tutto era sanguigno, il conte, e medicar discretamente; e confortollo con parlar benigno, come se stato gli fosse parente; che dopo il fatto nulla di maligno in sé tenea, ma tutto era clemente. Fece dei morti arme e cavalli torre; del resto a' servi lor lasciò disporre.
20
Qui de la istoria mia, che non sia vera, Federigo Fulgoso è in dubbio alquanto; che con l'armata avendo la riviera di Barberia trascorsa in ogni canto, capitò quivi, e l'isola sì fiera, montuosa e inegual ritrovò tanto, che non è, dice, in tutto il luogo strano, ove un sol piè si possa metter piano:
21
né verisimil tien che ne l'alpestre scoglio sei cavallieri, il fior del mondo, potesson far quella battaglia equestre. Alla quale obiezion così rispondo: ch'a quel tempo una piazza de le destre, che sieno a questo, avea lo scoglio al fondo; ma poi, ch'un sasso che 'l tremuoto aperse, le cadde sopra, e tutta la coperse.
22
Sì che, o chiaro fulgor de la Fulgosa stirpe, o serena, o sempre viva luce, se mai mi riprendeste in questa cosa, e forse inanti a quello invitto duce per cui la vostra patria or si riposa, lascia ogni odio, e in amor tutta s'induce; vi priego che non siate a dirgli tardo, ch'esser può che né in questo io sia bugiardo.
23
In questo tempo, alzando gli occhi al mare, vide Orlando venire a vela in fretta un navilio leggier, che di calare facea sembiante sopra l'isoletta. Di chi si fosse, io non voglio or contare, perc'ho più d'uno altrove che m'aspetta. Veggiamo in Francia, poi che spinto n'hanno i Saracin, se mesti o lieti stanno.
24
Veggiàn che fa quella fedele amante che vede il suo contento ir sì lontano; dico la travagliata Bradamante, poi che ritrova il giuramento vano, ch'avea fatto Ruggier pochi dì inante, udendo il nostro e l'altro stuol pagano. Poi ch'in questo ancor manca, non le avanza in ch'ella debba più metter speranza.
25
E ripetendo i pianti e le querele che pur troppo domestiche le furo, tornò a sua usanza a nominar crudele Ruggiero, e 'l suo destin spietato e duro. Indi sciogliendo al gran dolor le vele, il ciel, che consentia tanto pergiuro, né fatto n'avea ancor segno evidente, ingiusto chiama, debole e impotente.
26
Ad accusar Melissa si converse, e maledir l'oracol de la grotta; ch'a lor mendace suasion s'immerse nel mar d'amore, ov'è a morir condotta. Poi con Marfisa ritornò a dolerse del suo fratel che le ha la fede rotta: con lei grida e si sfoga, e le domanda, piangendo, aiuto, e se le raccomanda.
27
Marfisa si ristringe ne le spalle, e, quel sol che pò far, le dà conforto; né crede che Ruggier mai così falle, ch'a lei non debba ritornar di corto. E se non torna pur, sua fede dalle, ch'ella non patirà sì grave torto; o che battaglia piglierà con esso, o gli farà osservar ciò c'ha promesso.
28
Così fa ch'ella un poco il duol raffrena; ch'avendo ove sfogarlo, è meno acerbo. Or ch'abbiam vista Bradamante in pena, chiamar Ruggier pergiuro, empio e superbo; veggiamo ancor, se miglior vita mena il fratel suo che non ha polso o nerbo, osso o medolla che non senta caldo de le fiamme d'amor; dico Rinaldo.
29
dico Rinaldo, il qual, come sapete, Angelica la bella amava tanto; né l'avea tratto all'amorosa rete sì la beltà di lei, come l'incanto. Aveano gli altri paladin quiete, essendo ai Mori ogni vigore affranto: tra i vincitori era rimaso solo egli captivo in amoroso duolo.
30
Cento messi a cercar che di lei fusse avea mandato, e cerconne egli stesso. Al fine a Malagigi si ridusse, che nei bisogni suoi l'aiutò spesso. A narrar il suo amor se gli condusse col viso rosso e col ciglio demesso; indi lo priega che gli insegni dove la desiata Angelica si trove.
31
Gran maraviglia di sì strano caso va rivolgendo a Malagigi il petto. Sa che sol per Rinaldo era rimaso d'averla cento volte e più nel letto: ed egli stesso, acciò che persuaso fosse di questo, avea assai fatto e detto con prieghi e con minacce per piegarlo; né mai avuto avea poter di farlo:
32
e tanto più, ch'allor Rinaldo avrebbe tratto fuor Malagigi di prigione. Fare or spontaneamente lo vorrebbe, che nulla giova, e n'ha minor cagione. Poi priega lui che ricordar si debbe pur quanto ha offeso in questo oltr'a ragione; che per negargli già, vi mancò poco di non farlo morire in scuro loco.
33
Ma quanto a Malagigi le domande di Rinaldo importune più pareano, tanto, che l'amor suo fosse più grande, indizio manifesto gli faceano. I prieghi che con lui vani non spande, fan che subito immerge ne l'oceano ogni memoria de la ingiuria vecchia, e che a dargli soccorso s'apparecchia.
34
Termine tolse alla risposta, e spene gli diè, che favorevol gli saria, e che gli saprà dir la via che tiene Angelica, o sia in Francia o dove sia. E quindi Malagigi al luogo viene ove i demoni scongiurar solia, ch'era fra monti inaccessibil grotta: apre il libro, e li spirti chiama in frotta.
35
Poi ne sceglie un che de' casi d'amore avea notizia, e da lui saper volle, come sia che Rinaldo ch'avea il core dianzi sì duro, or l'abbia tanto molle: e di quelle due fonti ode il tenore, di che l'una dà il fuoco, e l'altra il tolle; e al mal che l'una fa, nulla soccorre, se non l'altra acqua che contraria corre.
36
Ed ode come avendo già di quella che l'amor caccia, beuto Rinaldo, ai lunghi prieghi d'Angelica bella si dimostrò così ostinato e saldo; e che poi giunto per sua iniqua stella a ber ne l'altra l'amoroso caldo, tornò ad amar, per forza di quelle acque, lei che pur dianzi oltr'al dover gli spiacque.
37
Da iniqua stella e fier destin fu giunto a ber la fiamma in quel ghiacciato rivo; perché Angelica venne quasi a un punto a ber ne l'altro di dolcezza privo, che d'ogni amor le lasciò il cor sì emunto, ch'indi ebbe lui più che le serpi a schivo: egli amò lei, e l'amor giunse al segno in ch'era già di lei l'odio e lo sdegno.
38
Del caso strano di Rinaldo a pieno fu Malagigi dal demonio istrutto, che gli narrò d'Angelica non meno, ch'a un giovine african si donò in tutto; e come poi lasciato avea il terreno tutto d'Europa, e per l'instabil flutto verso India sciolto avea dai liti ispani su l'audaci galee de' Catallani.
39
Poi che venne il cugin per la risposta, molto gli disuase Malagigi di più Angelica amar, che s'era posta d'un vilissimo barbaro ai servigi; ed ora sì da Francia si discosta, che mal seguir se ne potria i vestigi: ch'era oggimai più là ch'a mezza strada, per andar con Medoro in sua contrada.
40