Orlando Furioso

Part 45

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Ma né questi ella, né alcun altro vuole, ch'al mondo in arme esser non creda il primo. — Ch'abbiate fatto prove (lor dir suole) in questi luoghi appresso, poco istimo; e s'un di voi, qual fra le stelle il sole, fra gli altri duo sarà, ben lo sublimo: ma non però che tenga il vanto parme del miglior cavallier ch'oggi port'arme.

57

A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro pel più savio signor ch'al mondo sia, son per mandare un ricco scudo d'oro, con patto e condizion ch'esso lo dia al cavalliero il quale abbia fra loro il vanto e il primo onor di gagliardia. Sia il cavalliero o suo vasallo o d'altri, il parer di quel re vo' che mi scaltri.

58

Se, poi che Carlo avrà lo scudo avuto, e l'avrà dato a quel sì ardito e forte, che d'ogn'altro migliore abbia creduto, che 'n sua si trovi o in alcun'altra corte, uno di voi sarà, che con l'aiuto di sua virtù lo scudo mi riporte; porrò in quello ogni amore, ogni disio, e quel sarà il marito e 'l signor mio. —

59

Queste parole han qui fatto venire questi tre re dal mar tanto discosto, che riportarne lo scudo, o morire per man di chi l'avrà, s'hanno proposto. — Ste' molto attenta Bradamante a udire quanto le fu da lo scudier risposto; il qual poi l'entrò inanzi, e così punse il suo cavallo, che i compagni giunse.

60

Dietro non gli galoppa né gli corre ella; ch'adagio il suo camin dispensa, e molte cose tuttavia discorre, che son per accadere: e in somma pensa che questo scudo di Francia sia per porre discordia e rissa e nimicizia immensa fra paladini ed altri, se vuol Carlo chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo.

61

Le preme il cor questo pensier; ma molto più le lo preme e strugge in peggior guisa quel ch'ebbe prima, di Ruggier, che tolto il suo amor le abbia e datolo a Marfisa. Ogni suo senso in questo è sì sepolto, che non mira la strada, né divisa ove arrivar, né se troverà inanzi commodo albergo ove la notte stanzi.

62

Come nave, che vento da la riva, o qualch'altro accidente abbia disciolta, va di nochiero e di governo priva ove la porti o meni il fiume in volta; così l'amante giovane veniva, tutta a pensare al suo Ruggier rivolta, ove vuol Rabican; che molte miglia lontano è il cor che de' girar la briglia.

63

Leva al fin gli occhi, e vede il sol che 'l tergo avea mostrato alle città di Bocco, e poi s'era attuffato, come il mergo, in grembo alla nutrice oltr'a Marocco: e se disegna che la frasca albergo le dia ne' campi, fa pensier di sciocco; che soffia un vento freddo, e l'aria grieve pioggia la notte le minaccia o nieve.

64

Con maggior fretta fa movere il piede al suo cavallo; e non fece via molta, che lasciar le campagne a un pastor vede, che s'avea la sua gregge inanzi tolta. La donna lui con molta istanza chiede che le 'nsegni ove possa esser raccolta o ben o mal; che mal sì non s'alloggia, che non sia peggio star fuori alla pioggia.

65

Disse il pastore: — Io non so loco alcuno ch'io vi sappia insegnar, se non lontano più di quattro o di sei leghe, for ch'uno che si chiama la rocca di Tristano. Ma d'alloggiarvi non succede a ognuno; perché bisogna, con la lancia in mano che se l'acquisti e che se la difenda il cavallier che d'alloggiarvi intenda.

66

Se, quando arriva un cavallier, si trova vota la stanza, il castellan l'accetta; ma vuol se sopravien poi gente nuova, ch'uscir fuori alla giostra gli prometta. Se non vien, non accade che si mova: se vien, forza è che l'arme si rimetta e con lui giostri, e chi di lor val meno, ceda l'albergo ed esca al ciel sereno.

67

Se duo, tre, quattro o più guerrieri a un tratto vi giungon prima, in pace albergo v'hanno; e chi di poi vien solo, ha peggior patto, perché seco giostrar quei più lo fanno. Così, se prima un sol si sarà fatto quivi alloggiar, con lui giostrar voranno in duo, tre, quattro o più che verran dopo; sì che, s'avrà valor, gli fia a grande uopo.

68

Non men, se donna capita o donzella, accompagnata o sola a questa rocca, e poi v'arrivi un'altra, alla più bella l'albergo, ed alla men star di fuor tocca. — Domanda Bradamante ove sia quella; e il buon pastor non pur dice con bocca, ma le dimostra il loco anco con mano, da cinque o da sei miglia indi lontano.

69

La donna, ancor che Rabican ben trotte, solecitar però non lo sa tanto per quelle vie tutte fangose e rotte da la stagion ch'era piovosa alquanto, che prima arrivi, che la cieca notte fatt'abbia oscuro il mondo in ogni canto. Trovò chiusa la porta; e a chi n'avea la guardia disse ch'alloggiar volea.

70

Rispose quel, ch'era occupato il loco da donne e da guerrier che venner dianzi, e stavano aspettando intorno al fuoco che posta fosse lor la cena inanzi. — Per lor non credo l'avrà fatta il cuoco, s'ella v'è ancor, né l'han mangiata inanzi (disse la donna): or va, che qui gli attendo; che so l'usanza, e di servarla intendo. —

71

Parte la guardia, e porta l'imbasciata là dove i cavallier stanno a grand'agio, la qual non poté lor troppo esser grata, ch'all'aer li fa uscir freddo e malvagio; ed era una gran pioggia incomminciata. Si levan pure, e piglian l'arme adagio: restano gli altri; e quei non troppo in fretta escono insieme ove la donna aspetta.

72

Eran tre cavallier che valean tanto, che pochi al mondo valean più di loro; ed eran quei che 'l dì medesmo a canto veduti a quella messaggiera foro; quei ch'in Islanda s'avean dato vanto di Francia riportar lo scudo d'oro: e perché avean meglio i cavalli punti, prima di Bradamante eran giunti.

73

Di loro in arme pochi erano migliori, ma di quei pochi ella sarà ben l'una; ch'a nessun patto rimaner di fuori quella notte intendea molle e digiuna. Quei dentro alle finestre e ai corridori miran la giostra al lume de la luna, che mal grado de' nugoli lo spande e fa veder, ben che la pioggia è grande.

74

Come s'allegra un bene acceso amante ch'ai dolci furti per entrar si trova, quando al fin senta dopo indugie tante, che 'l taciturno chiavistel si muova; così volontarosa Bradamante di far di sé coi cavallieri prova, s'allegrò quando udì le porte aprire, calare il ponte, e fuor li vide uscire.

75

Tosto che fuor del ponte i guerrier vede uscire insieme o con poco intervallo, si volge a pigliar campo, e di poi riede cacciando a tutta briglia il buon cavallo, e la lancia arrestando, che le diede il suo cugin, che non si corre in fallo, che fuor di sella è forza che trabocchi, se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi.

76

Il re di Svezia, che primier si mosse, fu primier anco a riversciarsi al piano: con tanta forza l'elmo gli percosse l'asta che mai non fu abbassata invano. Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse coi piedi in aria al suo destrier lontano. Rimase il terzo sottosopra volto, ne l'acqua e nel pantan mezzo sepolto.

77

Tosto ch'ella ai tre colpi tutti gli ebbe fatto andar coi piedi alti e i capi bassi, alla rocca ne va, dove aver debbe la notte albergo; ma prima che passi, v'è chi la fa giurar che n'uscirebbe, sempre ch'a giostrar fuori altri chiamassi. Il signor de là dentro, che 'l valore ben n'ha veduto, le fa grande onore.

78

Così le fa la donna che venuta era con quegli tre quivi la sera, come io dicea, da l'Isola Perduta, mandata al re di Francia messaggiera. Cortesemente a lei che la saluta, sì come graziosa e affabil era, si leva incontra, e con faccia serena piglia per mano, e seco al fuoco mena.

79

La donna, cominciando a disarmarsi, s'avea lo scudo e dipoi l'elmo tratto; quando una cuffia d'oro, in che celarsi soleano i capei lunghi e star di piatto, uscì con l'elmo; onde caderon sparsi giù per le spalle, e la scopriro a un tratto e la feron conoscer per donzella, non men che fiera in arme, in viso bella.

80

Quale al cader de le cortine suole parer fra mille lampade la scena, d'archi e di più d'una superba mole, d'oro e di statue e di pitture piena; o come suol fuor de la nube il sole scoprir la faccia limpida e serena: così, l'elmo levandosi dal viso, mostrò la donna aprisse il paradiso.

81

Già son cresciute e fatte lunghe in modo le belle chiome che tagliolle il frate, che dietro al capo ne può fare un nodo, ben che non sian come son prima state. Che Bradamante sia, tien fermo e sodo (che ben l'avea veduta altre fiate) il signor de la rocca; e più che prima or l'accarezza e mostra farne stima.

82

Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto ragionamento dan cibo all'orecchia, mentre, per ricreare ancora il resto del corpo, altra vivanda s'apparecchia. La donna all'oste domandò se questo modo d'albergo è nuova usanza o vecchia, e quando ebbe principio, e chi la pose; e 'l cavalliero a lei così rispose:

83

— Nel tempo che regnava Fieramonte, Clodione, il figliuolo, ebbe una amica leggiadra e bella e di maniere conte quant'altra fosse a quella etade antica; la quale amava tanto, che la fronte non rivolgea da lei, più che si dica che facesse da Ione il suo pastore, perch'avea ugual la gelosia all'amore.

84

Qui la tenea; che 'l luogo avuto in dono avea dal padre, e raro egli n'uscia; e con lui dieci cavallier ci sono, e dei miglior di Francia tuttavia. Qui stando, venne a capitarci il buono Tristano, ed una donna in compagnia, liberata da lui poch'ore inante, che traea presa a forza un fier gigante.

85

Tristano ci arrivò che 'l sol già volto avea le spalle ai liti di Siviglia; e domandò qui dentro esser raccolto, perché non c'è altra stanza a dieci miglia. Ma Clodion, che molto amava e molto era geloso, in somma si consiglia che forestier, sia chi si voglia, mentre ci stia la bella donna, qui non entre.

86

Poi che con lunghe ed iterate preci non poté aver qui albergo il cavalliero: — Or quel che far con prieghi io non ti feci, che 'l facci (disse) tuo mal grado, spero, — E sfidò Clodion con tutti i dieci che tenea appresso, e con un grido altiero se gli offerse con lancia e spada in mano provar che discortese era e villano;

87

con patto, che se fa che con lo stuolo suo cada in terra, ed ei stia in sella forte, ne la rocca alloggiar vuole egli solo, e vuol gli altri serrar fuor de le porte. Per non patir quest'onta, va il figliuolo del re di Francia a rischio de la morte; ch'aspramente percosso cade in terra, e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra.

88

Entrato ne la rocca, trova quella la qual v'ho detta a Clodion sì cara, e ch'avea, a par d'ogn'altra, fatto bella Natura, a dar bellezze così avara. Con lei ragiona: intanto arde e martella di fuor l'amante aspra passione amara; il qual non differisce a mandar prieghi al cavallier, che dar non gli la nieghi.

89

Tristano, ancor che lei molto non prezze, né prezzar, fuor ch'Isotta, altra potrebbe (ch'altra né ch'ami vuol né ch'accarezze la pozion che già incantata bebbe), pur, perché vendicarsi de l'asprezze che Clodion gli ha usate si vorebbe: — Di far gran torto mi parria (gli disse) che tal bellezza del suo albergo uscisse.

90

E quando a Clodion dormire incresca solo alla frasca, e compagnia domandi, una giovane ho meco bella e fresca, non però di bellezze così grandi. Questa sarò contento che fuor esca, e ch'ubbidisca a tutti i suoi comandi; ma la più bella mi par dritto e giusto che stia con quel di noi ch'è più robusto. —

91

Escluso Clodione e malcontento, andò sbuffando tutta notte in volta, come s'a quei che ne l'alloggiamento dormiano ad agio, fêsse egli l'ascolta; e molto più che del freddo e del vento, si dolea de la donna che gli è tolta. La mattina Tristano a cui ne 'ncrebbe, gli la rendé, donde il dolor fin ebbe:

92

perché gli disse, e lo fe' chiaro e certo, che qual trovolla, tal gli la rendea; e ben che degno era d'ogni onta in merto de la discortesia ch'usata avea, pur contentar d'averlo allo scoperto fatto star tutta notte si volea: né l'escusa accettò, che fosse Amore stato cagion di così grave errore;

93

ch'Amor de' far gentile un cor villano, e non far d'un gentil contrario effetto. Partito che si fu di qui Tristano, Clodion non ste' molto a mutar tetto; ma prima consegnò la rocca in mano a un cavallier, che molto gli era accetto, con patto ch'egli e chi da lui venisse, quest'uso in albergar sempre seguisse:

94

che 'l cavallier ch'abbia maggior possanza, e la donna beltà, sempre ci alloggi; e chi vinto riman, voti la stanza, dorma sul prato, o altrove scenda e poggi. E finalmente ci fe' por l'usanza che vedete durar fin al dì d'oggi. — Or, mentre il cavallier questo dicea, lo scalco por la mensa fatto avea.

95

Fatto l'avea ne la gran sala porre, di che non era al mondo la più bella; indi con torchi accesi venne a torre le belle donne, e le condusse in quella. Bradamante, all'entrar, con gli occhi scorre, e similmente fa l'altra donzella; e tutte piene le superbe mura veggon di nobilissima pittura.

96

Di sì belle figure è adorno il loco, che per mirarle oblian la cena quasi, ancor che ai corpi non bisogni poco, pel travaglio del dì lassi rimasi, e lo scalco si doglia e doglia il coco, che i cibi lascin raffreddar nei vasi. Pur fu chi disse: — Meglio fia che voi pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. —

97

S'erano assisi, e porre alle vivande voleano man, quando il signor s'avide che l'alloggiar due donne è un error grande: l'una ha da star, l'altra convien che snide. Stia la più bella, e la men fuor si mande, dove la pioggia bagna e 'l vento stride. Perché non vi son giunte amendue a un'ora, l'una ha a partire, e l'altra a far dimora.

98

Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue donne di casa, a tal giudizio buone; e le donzelle mira, e di lor due chi la più bella sia, fa paragone. Finalmente parer di tutti fue ch'era più bella la figlia d'Amone; e non men di beltà l'altra vincea, che di valore i guerrier vinti avea.

99

Alla donna d'Islanda, che non sanza molta sospizion stava di questo, il signor disse: — Che serviàn l'usanza, non v'ha, donna, a parer se non onesto. A voi convien procacciar d'altra stanza, quando a noi tutti è chiaro e manifesto che costei di bellezze e di sembianti, ancor ch'inculta sia, vi passa inanti. —

100

Come si vede in un momento oscura nube salir d'umida valle al cielo, che la faccia che prima era sì pura cuopre del sol con tenebroso velo; così la donna alla sentenza dura che fuor la caccia ove è la pioggia e 'l gielo, cangiar si vide, e non parer più quella che fu pur dianzi sì gioconda e bella.

101

S'impallidisce e tutta cangia in viso, che tal sentenza udir poco le aggrada. Ma Bradamante con un saggio aviso, che per pietà non vuol che se ne vada, rispose: — A me non par che ben deciso, né che ben giusto alcun giudicio cada, ove prima non s'oda quanto nieghi la parte o affermi, e sue ragioni alleghi.

102

Io ch'a difender questa causa toglio, dico: o più bella o men ch'io sia di lei, non venni come donna qui, né voglio che sian di donna ora i progressi miei. Ma chi dirà, se tutta non mi spoglio, s'io sono o s'io non son quel ch'è costei? E quel che non si sa non si de' dire, e tanto men, quando altri n'ha a patire.

103

Ben son degli altri ancor, c'hanno le chiome lunghe, com'io, né donne son per questo. Se come cavallier la stanza, o come donna acquistata m'abbia, è manifesto: perché dunque volete darmi nome di donna, se di maschio è ogni mio gesto? La legge vostra vuol che ne sian spinte donne da donne, e non da guerrier vinte.

104

Poniamo ancor, che, come a voi pur pare, io donna sia (che non però il concedo), ma che la mia beltà non fosse pare a quella di costei; non però credo che mi vorreste la mercé levare di mia virtù, se ben di viso io cedo. Perder per men beltà giusto non parmi quel c'ho acquistato per virtù con l'armi.

105

E quando ancor fosse l'usanza tale, che chi perde in beltà ne dovesse ire, io ci vorrei restare, o bene o male che la mia ostinazion dovesse uscire. Per questo, che contesa diseguale è tra me e questa donna, vo' inferire che, contendendo di beltà, può assai perdere, e meco guadagnar non mai.

106

E se guadagni e perdite non sono in tutto pari, ingiusto è ogni partito: sì ch'a lei per ragion, sì ancor per dono spezial, non sia l'albergo proibito. E s'alcuno di dir che non sia buono e dritto il mio giudizio sarà ardito, sarò per sostenergli a suo piacere, che 'l mio sia vero, e falso il suo parere. —

107

La figliuola d'Amon, mossa a pietade che questa gentil donna debba a torto esser cacciata ove la pioggia cade, ove né tetto, ove né pure è un sporto, al signor de l'albergo persuade con ragion molte e con parlare accorto, ma molto più con quel ch'al fin concluse, che resti cheto e accetti le sue scuse.

108

Qual sotto il più cocente ardore estivo, quando di ber più desiosa è l'erba, il fior ch'era vicino a restar privo di tutto quell'umor ch'in vita il serba, sente l'amata pioggia e si fa vivo; così, poi che difesa sì superba si vide apparecchiar la messaggera, lieta e bella tornò come prim'era.

109

La cena, stata lor buon pezzo avante, né ancor pur tocca, al fin godersi in festa, senza che più di cavalliero errante nuova venuta fosse lor molesta. La goder gli altri, ma non Bradamante, pure all'usanza addolorata e mesta; che quel timor, che quel sospetto ingiusto che sempre avea nel cor, le tollea il gusto.

110

Finita ch'ella fu (che saria forse stata più lunga, se 'l desir non era di cibar gli occhi), Bradamante sorse, e sorse appresso a lei la messaggera. Accennò quel signore ad un che corse e prestamente allumò molta cera, che splender fe' la sala in ogni canto. Quel che seguì dirò ne l'altro canto.

CANTO TRENTATREESIMO

1

Timagora, Parrasio, Polignoto, Protogene, Timante, Apollodoro, Apelle, più di tutti questi noto, e Zeusi, e gli altri ch'a quei tempi foro; di quai la fama (mal grado di Cloto, che spinse i corpi e dipoi l'opre loro) sempre starà, fin che si legga e scriva, mercé degli scrittori, al mondo viva:

2

e quei che furo a' nostri dì, o sono ora, Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino, duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora, Michel, più che mortale, angel divino; Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora non men Cador, che quei Venezia e Urbino; e gli altri di cui tal l'opra si vede, qual de la prisca età si legge e crede:

3

questi che noi veggiàn pittori, e quelli che già mille e mill'anni in pregio furo, le cose che son state, coi pennelli fatt'hanno, altri su l'asse, altri sul muro. Non però udiste antiqui, né novelli vedeste mai dipingere il futuro: e pur si sono istorie anco trovate, che son dipinte inanzi che sian state.

4

Ma di saperlo far non si dia vanto pittore antico né pittor moderno; e ceda pur quest'arte al solo incanto, del qual trieman gli spirti de lo 'nferno. La sala ch'io dicea ne l'altro canto, Merlin col libro, o fosse al lago Averno, o fosse sacro alle Nursine grotte, fece far dai demonii in una notte.

5

Quest'arte, con che i nostri antiqui fenno mirande prove, a nostra etade è estinta. Ma ritornando ove aspettar mi denno quei che la sala hanno a veder dipinta, dico ch'a uno scudier fu fatto cenno, ch'accese i torchi; onde la notte, vinta dal gran splendor, si dileguò d'intorno; né più vi si vedria, se fosse giorno.

6

Quel signor disse lor: — Vo' che sappiate, che de le guerre che son qui ritratte, fin al dì d'oggi poche ne son state; e son prima dipinte, che sian fatte. Chi l'ha dipinte, ancor l'ha indovinate. Quando vittoria avran, quando disfatte in Italia saran le genti nostre, potrete qui veder come si mostre.

7

Le guerre ch'i Franceschi da far hanno di là da l'Alpe, o bene o mal successe, dal tempo suo fin al millesim'anno, Merlin profeta in questa sala messe; il qual mandato fu dal re britanno al franco re ch'a Marcomir successe: e perché lo mandassi, e perché fatto da Merlin fu il lavor, vi dirò a un tratto.

8

Re Fieramonte, che passò primiero con l'esercito franco in Gallia il Reno, poi che quella occupò, facea pensiero di porre alla superba Italia il freno. Faceal perciò, che più 'l romano Impero vedea di giorno in giorno venir meno: e per tal causa col britanno Arturo volse far lega; ch'ambi a un tempo furo.

9

Artur, ch'impresa ancor senza consiglio del profeta Merlin non fece mai, di Merlin, dico, del demonio figlio, che del futuro antivedeva assai, per lui seppe, e saper fece il periglio a Fieramonte, a che di molti guai porrà sua gente, s'entra ne la terra ch'Apenin parte, e il mare e l'Alpe serra.

10

Merlin gli fe' veder che quasi tutti gli altri che poi di Francia scettro avranno, o di ferro gli eserciti distrutti, o di fame o di peste si vedranno; e che brevi allegrezze e lunghi lutti, poco guadagno ed infinito danno riporteran d'Italia; che non lice che 'l Giglio in quel terreno abbia radice.

11

Re Fieramonte gli prestò tal fede, ch'altrove disegnò volger l'armata; e Merlin, che così la cosa vede, ch'abbia a venir, come se già sia stata, avere a' prieghi di quel re si crede la sala per incanto istoriata, ove dei Franchi ogni futuro gesto, come già stato sia, fa manifesto.

12

Acciò chi poi succederà, comprenda che, come ha d'acquistar vittoria e onore, qualor d'Italia la difesa prenda incontra ogn'altro barbaro furore; così, s'avvien ch'a danneggiarla scenda, per porle il giogo e farsene signore, comprenda, dico, e rendasi ben certo ch'oltre a quei monti avrà il sepulcro aperto. —

13

Così disse; e menò le donne dove incomincian l'istorie: e Singiberto fa lor veder, che per tesor si muove, che gli ha Maurizio imperatore offerto. — Ecco che scende dal monte di Giove nel pian da l'Ambra e dal Ticino aperto. Vedete Eutar, che non pur l'ha respinto, ma volto in fuga e fracassato e vinto.

14

Vedete Clodoveo, ch'a più di cento mila persone fa passare il monte: vedete il duca là di Benevento, che con numer dispar vien loro a fronte. Ecco finge lasciar l'alloggiamento, e pon gli aguati: ecco, con morti ed onte, al vin lombardo la gente francesca corre, e riman come la lasca all'esca.

15

Ecco in Italia Childiberto quanta gente di Francia e capitani invia; né più che Clodoveo, si gloria e vanta ch'abbia spogliata o vinta Lombardia; che la spada del ciel scende con tanta strage de' suoi, che n'è piena ogni via, morti di caldo e di profluvio d'alvo; sì che di dieci un non ne torna salvo. —

16

Mostra Pipino, e mostra Carlo appresso, come in Italia un dopo l'altro scenda, e v'abbia questo e quel lieto successo, che venuto non v'è perché l'offenda; ma l'uno, acciò il pastor Stefano oppresso, l'altro Adriano, e poi Leon difenda: l'un doma Aistulfo, e l'altro vince e prende il successore, e al papa il suo onor rende.

17

Lor mostra appresso un giovene Pipino, che con sua gente par che tutto cuopra da le Fornaci al lito pelestino; e faccia con gran spesa e con lung'opra il ponte a Malamocco, e che vicino giunga a Rialto, e vi combatta sopra. Poi fuggir sembra, e che i suoi lasci sotto l'acque; che 'l ponte il vento e 'l mar gli han rotto.

18

— Ecco Luigi Borgognon, che scende là dove par che resti vinto e preso, e che giurar gli faccia chi lo prende, che più da l'arme sue non sarà offeso. Ecco che 'l giuramento vilipende; ecco di nuovo cade al laccio teso; ecco vi lascia gli occhi, e come talpe lo riportano i suoi di qua da l'Alpe.

19