Part 42
— Deh, vita mia, non vi mettete affanno, deh non, per Dio, di così lieve cosa; che se Carlo e 'l re d'Africa, e ciò c'hanno qui di gente moresca e di franciosa, spiegasson le bandiere in mio sol danno, voi pur non ne dovreste esser pensosa. Ben mi mostrate in poco conto avere, se per me un Ruggier sol vi fa temere.
39
E vi dovria pur ramentar che, solo (e spada io non avea né scimitarra), con un troncon di lancia a un grosso stuolo d'armati cavallier tolsi la sbarra. Gradasso, ancor che con vergogna e duolo lo dica, pure, a chi 'l domanda, narra che fu in Soria a un castel mio prigioniero; ed è pur d'altra fama che Ruggiero.
40
Non niega similmente il re Gradasso, e sallo Isolier vostro e Sacripante, io dico Sacripante, il re circasso, e 'l famoso Grifone ed Aquilante, cent'altri e più, che pure a questo passo stati eran presi alcuni giorni inante, macometani e gente di battesmo, che tutti liberai quel dì medesmo.
41
Non cessa ancor la maraviglia loro de la gran prova ch'io feci quel giorno, maggior, che se l'esercito del Moro e del Franco inimici avessi intorno. Ed or potrà Ruggier, giovine soro, farmi da solo a solo o danno o scorno? Ed or c'ho Durindana e l'armatura d'Ettòr, vi de' Ruggier metter paura?
42
Deh, perché dianzi in prova non venni io, se far di voi con l'arme io potea acquisto? So che v'avrei sì aperto il valor mio, ch'avresti il fin già di Ruggier previsto. Asciugate le lacrime, e, per Dio, non mi fate uno augurio così tristo; e siate certa che 'l mio onor m'ha spinto, non ne lo scudo il bianco augel dipinto. —
43
Così disse egli; e molto ben risposto gli fu da la mestissima sua donna, che non pur lui mutato di proposto, ma di luogo avria mossa una colonna. Ella era per dover vincer lui tosto, ancor ch'armato, e ch'ella fosse in gonna; e l'avea indutto a dir, se 'l re gli parla d'accordo più, che volea contentarla.
44
E lo facea; se non, tosto ch'al Sole la vaga Aurora fe' l'usata scorta, l'animoso Ruggier, che mostrar vuole che con ragion la bella aquila porta, per non udir più d'atti e di parole dilazion, ma far la lite corta, dove circonda il popul lo steccato, sonando il corno s'appresenta armato.
45
Tosto che sente il Tartaro superbo, ch'alla battaglia il suono altier lo sfida, non vuol più de l'accordo intender verbo, ma si lancia del letto, ed arme grida; e si dimostra sì nel viso acerbo, che Doralice istessa non si fida di dirgli più di pace né di triegua: e forza è infin che la battaglia segua.
46
Subito s'arma, ed a fatica aspetta da' suoi scudieri i debiti servigi; poi monta sopra il buon cavallo in fretta, che del gran difensor fu di Parigi; e vien correndo invêr la piazza eletta a terminar con l'arme i gran litigi. Vi giunse il re e la corte allora allora; sì ch'all'assalto fu poca dimora.
47
Posti lor furo ed allacciati in testa i lucidi elmi, e date lor le lance. Siegue la tromba a dare il segno presta, che fece a mille impallidir le guance. Posero l'aste i cavallieri in resta, e i corridori punsero alle pance; e venner con tale impeto a ferirsi, che parve il ciel cader, la terra aprirsi.
48
Quinci e quindi venir si vede il bianco augel che Giove per l'aria sostenne; come ne la Tessalia si vide anco venir più volte, ma con altre penne. Quanto sia l'uno e l'altro ardito e franco, mostra il portar de le massicce antenne; e molto più, ch'a quello incontro duro, quai torri ai venti, o scogli all'onde furo.
49
I tronchi fin al ciel ne sono ascesi: scrive Turpin, verace in questo loco, che dui o tre giù ne tornaro accesi, ch'eran saliti alla sfera del fuoco. I cavallieri i brandi aveano presi: e come quei che si temeano poco, si ritornaro incontra; e a prima giunta ambi alla vista si ferir di punta.
50
Ferirsi alla visiera al primo tratto; e non miraron, per mettersi in terra, dare ai cavalli morte, ch'è mal atto, perch'essi non han colpa de la guerra. Chi pensa che tra lor fosse tal patto, non sa l'usanza antiqua, e di molto erra: senz'altro patto, era vergogna e fallo e biasmo eterno a chi feria il cavallo.
51
Ferirsi alla visiera, ch'era doppia, ed a pena anco a tanta furia resse. L'un colpo appresso all'altro si raddoppia: le botte più che grandine son spesse, che spezza fronde e rami e grano e stoppia, e uscir invan fa la sperata messe. Se Durindana e Balisarda taglia, sapete, e quanto in queste mani vaglia.
52
Ma degno di sé colpo ancor non fanno, sì l'uno e l'altro ben sta su l'aviso. Uscì da Mandricardo il primo danno, per cui fu quasi il buon Ruggiero ucciso: d'uno di quei gran colpi che far sanno, gli fu lo scudo pel mezzo diviso, e la corazza apertagli di sotto; e fin sul vivo il crudel brando ha rotto.
53
L'aspra percossa agghiacciò il cor nel petto, per dubbio di Ruggiero, ai circostanti, nel cui favor si conoscea lo affetto dei più inchinar, se non di tutti quanti. E se Fortuna ponesse ad effetto quel che la maggior parte vorria inanti, già Mandricardo saria morto o preso: sì che 'l suo colpo ha tutto il campo offeso.
54
Io credo che qualche agnol s'interpose per salvar da quel colpo il cavalliero. Ma ben senza più indugio gli rispose, terribil più che mai fosse, Ruggiero. La spada in capo a Mandricardo pose; ma sì lo sdegno fu subito e fiero, e tal fretta gli fe', ch'io men l'incolpo se non mandò a ferir di taglio il colpo.
55
Se Balisarda lo giungea pel dritto, l'elmo d'Ettorre era incantato invano. Fu sì del colpo Mandricardo afflitto, che si lasciò la briglia uscir di mano. D'andar tre volte accenna a capo fitto, mentre scorrendo va d'intorno il piano quel Brigliador che conoscete al nome, dolente ancor de le mutate some.
56
Calcata serpe mai tanto non ebbe, né ferito leon, sdegno e furore, quanto il Tartaro, poi che si riebbe dal colpo che di sé lo trasse fuore. E quanto l'ira e la superbia crebbe, tanto e più crebbe in lui forza e valore: fece spiccare a Brigliadoro un salto verso Ruggiero, e alzò la spada in alto.
57
Levossi in su le staffe, ed all'elmetto segnolli; e si credette veramente partirlo a quella volta fin al petto: ma fu di lui Ruggier più diligente; che, pria che 'l braccio scenda al duro effetto, gli caccia sotto la spada pungente, e gli fa ne la maglia ampla finestra, che sotto difendea l'ascella destra.
58
E Balisarda al suo ritorno trasse di fuori il sangue tiepido e vermiglio, e vietò a Durindana che calasse impetuosa con tanto periglio; ben che fin su la groppa si piegasse Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio: e s'elmo in capo avea di peggior tempre, gli era quel colpo memorabil sempre.
59
Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo, e Mandricardo al destro fianco trova. Quivi scelta finezza di metallo e ben condutta tempra poco giova contra la spada che non scende in fallo, che fu incantata non per altra prova, che per far ch'a' suoi colpi nulla vaglia piastra incantata ed incantata maglia.
60
Taglionne quanto ella ne prese, e insieme lasciò ferito il Tartaro nel fianco, che 'l ciel bestemmia, e di tant'ira freme, che 'l tempestoso mare è orribil manco. Or s'apparecchia a por le forze estreme: lo scudo ove in azzurro è l'augel bianco, vinto da sdegno, si gittò lontano, e messe al brando e l'una e l'altra mano.
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— Ah (disse a lui Ruggier), senza più basti a mostrar che non merti quella insegna, ch'or tu la getti, e dianzi la tagliasti; né potrai dir mai più che ti convegna. — Così dicendo, forza è che egli attasti con quanta furia Durindana vegna; che sì gli grava e sì gli pesa in fronte, che più leggier potea cadervi un monte.
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E per mezzo gli fende la visiera; buon per lui che dal viso si discosta: poi calò su l'arcion che ferrato era, né lo difese averne doppia crosta: giunse al fin su l'arnese, e come cera l'aperse con la falda sopraposta; e ferì gravemente ne la coscia Ruggier, sì ch'assai stette a guarir poscia.
63
De l'un, come de l'altro, fatte rosse il sangue l'arme avea con doppia riga; tal che diverso era il parer, chi fosse di lor, ch'avesse il meglio in quella briga. Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse con la spada che tanti ne castiga: mena di punta, e drizza il colpo crudo onde gittato avea colui lo scudo.
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Fora de la corazza il lato manco, e di venire al cor trova la strada, che gli entra più d'un palmo sopra il fianco: sì che convien che Mandricardo cada d'ogni ragion che può ne l'augel bianco, o che può aver ne la famosa spada; e da la cara vita cada insieme, che, più che spada e scudo, assai gli preme.
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Non morì quel meschin senza vendetta; ch'a quel medesmo tempo che fu colto, la spada, poco sua, menò di fretta; ed a Ruggier avria partito il volto, se già Ruggier non gli avesse intercetta prima la forza, e assai del vigor tolto: di forza e di vigor troppo gli tolse dianzi, che sotto il destro braccio il colse.
66
Da Mandricardo fu Ruggier percosso nel punto ch'egli a lui tolse la vita; tal ch'un cerchio di ferro, anco che grosso, e una cuffia d'acciar ne fu partita. Durindana tagliò cotenna ed osso, e nel capo a Ruggiero entrò due dita. Ruggier stordito in terra si riversa, e di sangue un ruscel dal capo versa.
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Il primo fu Ruggier, ch'andò per terra; e dipoi stette l'altro a cader tanto, che quasi crede ognun che de la guerra riporti Mandricardo il pregio e il vanto: e Doralice sua, che con gli altri erra, e che quel dì più volte ha riso e pianto, Dio ringraziò con mani al ciel supine, ch'avesse avuta la pugna tal fine.
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Ma poi ch'appare a manifesti segni vivo chi vive, e senza vita il morto, nei petti dei fautor mutano regni: di là mestizia, e di qua vien conforto. I re, i signori, i cavallier più degni, con Ruggier ch'a fatica era risorto, a rallegrarsi ed abbracciarsi vanno, e gloria senza fine e onor gli danno.
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Ognun s'allegra con Ruggiero, e sente il medesmo nel cor, c'ha ne la bocca. Sol Gradasso il pensiero ha differente tutto da quel che fuor la lingua scocca: mostra gaudio nel viso; e occultamente del glorioso acquisto invidia il tocca; e maledice o sia destino o caso, il qual trasse Ruggier prima del vaso.
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Che dirò del favor, che de le tante carezze e tante, affettuose e vere, che fece a quel Ruggiero il re Agramante, senza il qual dare al vento le bandiere, né volse muover d'Africa le piante, né senza lui si fidò in tante schiere? Or che del re Agricane ha spento il seme, prezza più lui, che tutto il mondo insieme.
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Né di tal volontà gli uomini soli eran verso Ruggier, ma le donne anco, che d'Africa e di Spagna fra gli stuoli eran venute al tenitorio franco. E Doralice istessa, che con duoli piangea l'amante suo pallido e bianco, forse con l'altre ita sarebbe in schiera, se di vergogna un duro fren non era.
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Io dico forse, non ch'io ve l'accerti, ma potrebbe esser stato di leggiero: tal la bellezza e tali erano i merti, i costumi e i sembianti di Ruggiero. Ella, per quel che già ne siamo esperti, sì facile era a variar pensiero, che per non si veder priva d'amore, avria potuto in Ruggier porre il core.
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Per lei buono era vivo Mandricardo: ma che ne volea far dopo la morte? Proveder le convien d'un che gagliardo sia notte e dì ne' suoi bisogni, e forte. Non era stato intanto a venir tardo il più perito medico di corte, che di Ruggier veduta ogni ferita, già l'avea assicurato de la vita.
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Con molta diligenza il re Agramante fece colcar Ruggier ne le sue tende; che notte e dì veder sel vuole inante: sì l'ama, sì di lui cura si prende. Lo scudo al letto e l'arme tutte quante, che fur di Mandricardo, il re gli appende; tutte le appende, eccetto Durindana, che fu lasciata al re di Sericana.
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Con l'arme l'altre spoglie a Ruggier sono date di Mandricardo, e insieme dato gli è Brigliador, quel destrier bello e buono, che per furore Orlando avea lasciato. Poi quello al re diede Ruggiero in dono, che s'avide ch'assai gli saria grato. Non più di questo; che tornar bisogna a chi Ruggiero invan sospira e agogna.
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Gli amorosi tormenti che sostenne Bradamante aspettando, io v'ho da dire. A Montalbano Ippalca a lei rivenne e nuova le arrecò del suo desire. Prima, di quanto di Frontin le avenne con Rodomonte, l'ebbe a riferire; poi di Ruggier, che ritrovò alla fonte con Ricciardetto e' frati d'Agrismonte:
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e che con esso lei s'era partito con speme di trovare il Saracino, e punirlo di quanto avea fallito d'aver tolto a una donna il suo Frontino; e che 'l disegno poi non gli era uscito, perché diverso avea fatto il camino. La cagione anco, perché non venisse a Montalban Ruggier, tutta le disse;
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e riferille le parole a pieno, ch'in sua scusa Ruggier le avea commesse. Poi si trasse la lettera di seno, ch'egli le diè, perch'ella a lei la desse. Con viso più turbato che sereno prese la carta Bradamante, e lesse; che, se non fosse la credenza stata già di veder Ruggier, fôra più grata.
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L'aver Ruggiero ella aspettato, e invece di lui vedersi ora appagar d'un scritto, del bel viso turbar l'aria le fece di timor, di cordoglio e di despitto. Baciò la carta diece volte e diece, avendo a chi la scrisse il cor diritto. Le lacrime vietar, che su vi sparse, che con sospiri ardenti ella non l'arse.
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Lesse la carta quattro volte e sei, e volse ch'altretante l'imbasciata replicata le fosse da colei che l'una e l'altra avea quivi arrecata, pur tuttavia piangendo: e crederei che mai non si saria più racchetata, se non avesse avuto pur conforto di riveder il suo Ruggier di corto.
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Termine a ritornar quindici o venti giorni avea Ruggier tolto, ed affermato l'avea ad Ippalca poi con giuramenti da non temer che mai fosse mancato. — Chi m'assicura, ohimè, degli accidenti (ella dicea), c'han forza in ogni lato, ma ne le guerre più, che non distorni alcun tanto Ruggier, che più non torni?
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Ohimè! Ruggiero, ohimè! chi arìa creduto ch'avendoti amato io più di me stessa, tu più di me, non ch'altri, ma potuto abbi amar gente tua inimica espressa? A chi opprimer dovresti, doni aiuto: chi tu dovresti aitare, è da te oppressa. Non so se biasmo o laude esser ti credi, ch'al premiar e al punir sì poco vedi.
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Fu morto da Troian (non so se 'l sai) il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno: e tu del figlio di Troian cura hai che non riceva alcun disnor né danno. È questa la vendetta che ne fai, Ruggiero? e a quei che vendicato l'hanno, rendi tal premio, che del sangue loro me fai morir di strazio e di martoro? —
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Dicea la donna al suo Ruggiero assente queste parole ed altre, lacrimando, non una sola volta, ma sovente. Ippalca la venìa pur confortando, che Ruggier servarebbe interamente sua fede, e ch'ella l'aspettasse, quando altro far non potea, fin a quel giorno ch'avea Ruggier prescritto al suo ritorno.
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I conforti d'Ippalca, e la speranza che degli amanti suole esser compagna, alla tema e al dolor tolgon possanza di far che Bradamante ognora piagna; in Montalban senza mutar mai stanza voglion che fin al termine rimagna, fino al promesso termine e giurato, che poi fu da Ruggier male osservato.
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Ma ch'egli alla promessa sua mancasse non però debbe aver la colpa affatto; ch'una causa ed un'altra sì lo trasse, che gli fu forza preterire il patto. Convenne che nel letto si colcasse, e più d'un mese si stesse di piatto in dubbio di morir, sì il dolor crebbe dopo la pugna che col Tartaro ebbe.
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L'innamorata giovane l'attese tutto quel giorno e desiollo invano, né mai ne seppe, fuor quanto ne 'ntese ora da Ippalca, e poi dal suo germano, che le narrò che Ruggier lui difese, e Malagigi liberò e Viviano. Questa novella, ancor ch'avesse grata, pur di qualche amarezza era turbata:
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che di Marfisa in quel discorso udito l'alto valore e le bellezze avea: udì come Ruggier s'era partito con esso lei, e che d'andar dicea là dove con disagio in debol sito malsicuro Agramante si tenea. Sì degna compagnia la donna lauda ma non che se n'allegri, o che l'applauda.
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Né picciolo è il sospetto che la preme; che se Marfisa è bella, come ha fama, e che fin a quel dì sien giti insieme, è maraviglia se Ruggier non l'ama. Pur non vuol creder anco, e spera e teme: e 'l giorno che la può far lieta e grama, misera aspetta; e sospirando stassi, da Montalban mai non movendo i passi.
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Stando ella quivi, il principe, il signore del bel castello, il primo de' suoi frati (io non dico d'etade, ma d'onore, che di lui prima dui n'erano nati), Rinaldo, che di gloria e di splendore gli ha, come il sol le stelle, illuminati, giunse al castello un giorno in su la nona; né, fuor ch'un paggio, era con lui persona.
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Cagion del suo venir fu, che da Brava ritornandosi un dì verso Parigi (come v'ho detto che sovente andava per ritrovar d'Angelica vestigi), avea sentita la novella prava del suo Viviano e del suo Malagigi, ch'eran per essere dati al Maganzese; e perciò ad Agrismonte la via prese.
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Dove intendendo poi ch'eran salvati, e gli aversari lor morti e distrutti, e Marfisa e Ruggiero erano stati, che gli aveano a quei termini ridutti; e suoi fratelli e suoi cugin tornati a Montalbano insieme erano tutti; gli parve un'ora un anno di trovarsi con esso lor là dentro ad abbracciarsi.
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Venne Rinaldo a Montalbano, e quivi madre, moglie abbracciò, figli e fratelli, e i cugini che dianzi eran captivi; e parve, quando egli arrivò tra quelli, dopo gran fame irondine ch'arrivi col cibo in bocca ai pargoletti augelli. E poi ch'un giorno vi fu stato o dui, partissi, e fe' partire altri con lui.
94
Ricciardo, Alardo, Ricciardetto, e d'essi figli d'Amone, il più vecchio Guicciardo, Malagigi e Vivian, si furon messi in arme dietro al paladin gagliardo. Bradamante aspettando che s'appressi il tempo ch'al disio suo ne vien tardo, inferma disse agli fratelli ch'era, e non volse con lor venire in schiera.
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E ben lor disse il ver, ch'ella era inferma, ma non per febbre o corporal dolore: era il disio che l'alma dentro inferma, e le fa alterazion patir d'amore. Rinaldo in Montalban più non si ferma, e seco mena di sua gente il fiore. Come a Parigi appropinquosse, e quanto Carlo aiutò, vi dirà l'altro canto.
CANTO TRENTUNESIMO
1
Che dolce più, che più giocondo stato saria di quel d'un amoroso core? che viver più felice e più beato, che ritrovarsi in servitù d'Amore? se non fosse l'uom sempre stimulato da quel sospetto rio, da quel timore, da quel martìr, da quella frenesia, da quella rabbia detta gelosia.
2
Però ch'ogni altro amaro che si pone tra questa soavissima dolcezza, è un augumento, una perfezione, ed è un condurre amore a più finezza. L'acque parer fa saporite e buone la sete, e il cibo pel digiun s'apprezza: non conosce la pace e non l'estima chi provato non ha la guerra prima.
3
Se ben non veggon gli occhi ciò che vede ognora il core, in pace si sopporta. Lo star lontano, poi quando si riede, quanto più lungo fu, più riconforta. Lo stare in servitù senza mercede (pur che non resti la speranza morta) patir si può: che premio al ben servire pur viene al fin, se ben tarda a venire.
4
Gli sdegni, le repulse, e finalmente tutti i martìr d'amor, tutte le pene, fan per lor rimembranza, che si sente con miglior gusto un piacer quando viene. Ma se l'infernal peste una egra mente avvien ch'infetti, ammorbi ed avelene; se ben segue poi festa ed allegrezza, non la cura l'amante e non l'apprezza.
5
Questa è la cruda e avelenata piaga a cui non val liquor, non vale impiastro, né murmure, né imagine di saga, né val lungo osservar di benigno astro, né quanta esperienza d'arte maga fece mai l'inventor suo Zoroastro: piaga crudel che sopra ogni dolore conduce l'uom, che disperato muore.
6
Oh incurabil piaga che nel petto d'un amator sì facile s'imprime, non men per falso che per ver sospetto! piaga che l'uom sì crudelmente opprime, che la ragion gli offusca e l'intelletto, e lo tra' fuor de le sembianze prime! Oh iniqua gelosia, che così a torto levasti a Bradamante ogni conforto!
7
Non di questo ch'Ippalca e che 'l fratello le avea nel core amaramente impresso, ma dico d'uno annunzio crudo e fello che le fu dato pochi giorni appresso. Questo era nulla a paragon di quello ch'io vi dirò, ma dopo alcun digresso. Di Rinaldo ho da dir primieramente, che vêr Parigi vien con la sua gente.
8
Scontraro il dì seguente invêr la sera un cavallier ch'avea una donna al fianco, con scudo e sopravesta tutta nera, se non che per traverso ha un fregio bianco. Sfidò alla giostra Ricciardetto, ch'era dinanzi, e vista avea di guerrier franco: e quel, che mai nessun ricusar volse, girò la briglia e spazio a correr tolse.
9
Senza dir altro, o più notizia darsi de l'esser lor, si vengono all'incontro. Rinaldo e gli altri cavallier fermarsi per veder come seguiria lo scontro. — Tosto costui per terra ha da versarsi, se in luogo fermo a mio modo lo incontro — dicea tra sé medesmo Ricciardetto; ma contrario al pensier seguì l'effetto:
10
però che lui sotto la vista offese di tanto colpo il cavalliero istrano, che lo levò di sella, e lo distese più di due lance al suo destrier lontano. Di vendicarlo incontinente prese l'assunto Alardo, e ritrovossi al piano stordito e male acconcio: sì fu crudo lo scontro fier, che gli spezzò lo scudo.
11
Guicciardo pone incontinente in resta l'asta, che vede i duo germani in terra, ben che Rinaldo gridi: — Resta, resta; che mia convien che sia la terza guerra: — ma l'elmo ancor non ha allacciato in testa sì che Guicciardo al corso si disserra; né più degli altri si seppe tenere, e ritrovossi subito a giacere.
12
Vuol Ricciardo, Viviano e Malagigi, e l'un prima de l'altro essere in giostra: ma Rinaldo pon fine ai lor litigi; ch'inanzi a tutti armato si dimostra, dicendo loro: — È tempo ire a Parigi; e saria troppo la tardanza nostra, s'io volesse aspettar fin che ciascuno di voi fosse abbattuto ad uno ad uno. —
13
Dissel tra sé, ma non che fosse inteso, che saria stato agli altri ingiuria e scorno. L'uno e l'altro del campo avea già preso, e si faceano incontra aspro ritorno. Non fu Rinaldo per terra disteso, che valea tutti gli altri ch'avea intorno; le lance si fiaccar, come di vetro, né i cavallier si piegar oncia a dietro.
14
L'uno e l'altro cavallo in guisa urtosse, che gli fu forza in terra a por le groppe. Baiardo immantinente ridrizzosse, tanto ch'a pena il correre interroppe. Sinistramente sì l'altro percosse, che la spalla e la schena insieme roppe. Il cavallier che 'l destrier morto vede, lascia le staffe ed è subito in piede.
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Ed al figlio d'Amon, che già rivolto tornava a lui con la man vota, disse: — Signore, il buon destrier che tu m'hai tolto, perché caro mi fu mentre che visse, mi faria uscir del mio debito molto, se così invendicato si morisse: sì che vientene, e fa ciò che tu puoi, perché battaglia esser convien tra noi. —
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Disse Rinaldo a lui: — Se 'l destrier morto, e non altro ci de' porre a battaglia, un de' miei ti darò, piglia conforto, che men del tuo non crederò che vaglia. — Colui soggiunse: — Tu sei malaccorto, se creder vuoi che d'un destrier mi caglia. Ma poi che non comprendi ciò ch'io voglio, ti spiegherò più chiaramente il foglio.
17