# Orlando Furioso

## Part 37

Book page: https://www.cyberlibrary.org/it/books/orlando-furioso-3747/index.md

Ruggier sul capo al Saracin tempesta: e se la spada sua si ritrovasse, che, come ho detto, al comminciar di questa pugna, di man gran fellonia gli trasse, mi credo ch'a difendere la testa di Rodomonte l'elmo non bastasse, l'elmo che fece il re far di Babelle quando muover pensò guerra alle stelle.

122

La Discordia, credendo non potere altro esser quivi che contese e risse, né vi dovesse mai più luogo avere o pace o triegua, alla sorella disse ch'omai sicuramente a rivedere i monachetti suoi seco venisse. Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte Ruggiero avea ferito Rodomonte.

123

Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza, che fece in su la groppa di Frontino percuoter l'elmo e quella dura scorza di ch'avea armato il dosso il Saracino, e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza piegar per gire in terra a capo chino; e la spada egli ancora avria perduta, se legata alla man non fosse suta.

124

Avea Marfisa a Mandricardo intanto fatto sudar la fronte, il viso e il petto, ed egli aveva a lei fatto altretanto; ma sì l'osbergo d'ambi era perfetto, che mai poter falsarlo in nessun canto, e stati eran sin qui pari in effetto: ma in un voltar che fece il suo destriero, bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero.

125

Il destrier di Marfisa in un voltarsi che fece stretto, ov'era molle il prato, sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi di non tutto cader sul destro lato; e nel volere in fretta rilevarsi, da Brigliador fu pel traverso urtato, con che il pagan poco cortese venne; sì che cader di nuovo gli convenne.

126

Ruggier che la donzella a mal partito vide giacer, non differì il soccorso, or che l'agio n'avea, poi che stordito da sé lontan quell'altro era trascorso: ferì su l'elmo il Tartaro; e partito quel colpo gli avria il capo, come un torso, se Ruggier Balisarda avesse avuta, o Mandricardo in capo altra barbuta.

127

Il re d'Algier che si risente in questo, si volge intorno, e Ricciardetto vede; e si ricorda che gli fu molesto dianzi, quando soccorso a Ruggier diede. A lui si drizza, e saria stato presto a darli del ben fare aspra mercede, se con grande arte e nuovo incanto tosto non se gli fosse Malagigi opposto.

128

Malagigi, che sa d'ogni malia quel che ne sappia alcun mago eccellente, ancor che 'l libro suo seco non sia, con che fermare il sole era possente, pur la scongiurazione onde solia commandare ai demoni aveva a mente: tosto in corpo al ronzino un ne costringe di Doralice, ed in furor lo spinge.

129

Nel mansueto ubino che sul dosso avea la figlia del re Stordilano, fece entrar un degli angel di Minosso sol con parole il frate di Viviano: e quel che dianzi mai non s'era mosso, se non quanto ubidito avea alla mano, or d'improviso spiccò in aria un salto, che trenta piè fu lungo e sedeci alto.

130

Fu grande il salto, non però di sorte che ne dovesse alcun perder la sella. Quando si vide in alto, gridò forte (che si tenne per morta) la donzella. Quel ronzin, come il diavol se lo porte, dopo un gran salto se ne va con quella, che pur grida soccorso, in tanta fretta, che non l'avrebbe giunto una saetta.

131

Da la battaglia il figlio d'Ulieno si levò al primo suon di quella voce; e dove furiava il palafreno, per la donna aiutar n'andò veloce. Mandricardo di lui non fece meno, né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce; ma, senza chieder loro o paci o tregue, e Rodomonte e Doralice segue.

132

Marfisa intanto si levò di terra, e tutta ardendo di disdegno e d'ira, credesi far la sua vendetta, ed erra; che troppo lungi il suo nimico mira. Ruggier, ch'aver tal fin vede la guerra, rugge come un leon, non che sospira. Ben sanno che Frontino e Brigliadoro giunger non ponno coi cavalli loro.

133

Ruggier non vuol cessar fin che decisa col re d'Algier non l'abbia del cavallo: non vuol quietar il Tartaro Marfisa, che provato a suo senno anco non hallo. Lasciar la sua querela a questa guisa parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo. Di commune parer disegno fassi di chi offesi gli avea seguire i passi.

134

Nel campo saracin li troveranno, quando non possan ritrovarli prima; che per levar l'assedio iti seranno, prima che 'l re di Francia il tutto opprima. Così dirittamente se ne vanno dove averli a man salva fanno stima. Già non andò Ruggier così di botto, che non facesse ai suoi compagni motto.

135

Ruggier se ne ritorna ove in disparte era il fratel de la sua donna bella, e se gli proferisce in ogni parte amico, per fortuna e buona e fella: indi lo priega (e lo fa con bella arte) che saluti in suo nome la sorella; e questo così ben gli venne detto, che né a lui diè né agli altri alcun sospetto.

136

E da lui, da Vivian, da Malagigi, dal ferito Aldigier tolse commiato. Si proferiro anch'essi alli servigi di lui, debitor sempre in ogni lato. Marfisa avea sì il cor d'ire a Parigi, che 'l salutar gli amici avea scordato; ma Malagigi andò tanto e Viviano, che pur la salutaron di lontano;

137

e così Ricciardetto; ma Aldigiero giace, e convien che suo malgrado resti. Verso Parigi avean preso il sentiero quelli duo prima, ed or lo piglian questi. Dirvi, Signor, ne l'altro canto spero miracolosi e sopraumani gesti, che con danno degli uomini di Carlo ambe le coppie fer, di ch'io vi parlo.

CANTO VENTISETTESIMO

1

Molti consigli de le donne sono meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti; che questo è speziale e proprio dono fra tanti e tanti lor dal ciel largiti. Ma può mal quel degli uomini esser buono, che maturo discorso non aiti, ove non s'abbia a ruminarvi sopra speso alcun tempo e molto studio ed opra.

2

Parve, e non fu però buono il consiglio di Malagigi, ancor che (come ho detto) per questo di grandissimo periglio liberassi il cugin suo Ricciardetto. A levare indi Rodomonte e il figlio del re Agrican, lo spirto avea costretto, non avvertendo che sarebbon tratti dove i cristian ne rimarrian disfatti.

3

Ma se spazio a pensarvi avesse avuto, creder si può che dato similmente al suo cugino avria debito aiuto, né fatto danno alla cristiana gente. Commandare allo spirto avria potuto, ch'alla via di levante o di ponente sì dilungata avesse la donzella, che non n'udisse Francia più novella.

4

Così gli amanti suoi l'avrian seguìta, come a Parigi, anco in ogn'altro loco; ma fu questa avvertenza inavvertita da Malagigi, per pensarvi poco: e la Malignità dal ciel bandita, che sempre vorria sangue e strage e fuoco, prese la via donde più Carlo afflisse, poi che nessuna il mastro gli prescrisse.

5

Il palafren ch'avea il demonio al fianco, portò la spaventata Doralice, che non poté arrestarla fiume, e manco fossa, bosco, palude, erta o pendice; fin che per mezzo il campo inglese e franco, e l'altra moltitudine fautrice de l'insegne di Cristo, rassegnata non l'ebbe al padre suo re di Granata.

6

Rodomonte col figlio d'Agricane la seguitaro il primo giorno un pezzo, che le vedean le spalle, ma lontane: di vista poi perderonla da sezzo, e venner per la traccia, come il cane la lepre o il capriol trovare avezzo; né si fermar, che furo in parte, dove di lei ch'era col padre ebbono nuove.

7

Guardati, Carlo, che 'l ti viene addosso tanto furor, ch'io non ti veggo scampo: né questi pur, ma 'l re Gradasso è mosso con Sacripante a danno del tuo campo. Fortuna, per toccarti fin all'osso, ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo di forza e di saper, che vivea teco; e tu rimaso in tenebre sei cieco.

8

Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo; che l'uno al tutto furioso e folle, al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo, nudo va discorrendo il piano e 'l colle: l'altro, con senno non troppo più saldo, d'appresso al gran bisogno ti si tolle; che non trovando Angelica in Parigi, si parte, e va cercandone vestigi.

9

Un fraudolente vecchio incantatore gli fe' (come a principio vi si disse) creder per un fantastico suo errore, che con Orlando Angelica venisse: ondè di gelosia tocco nel core, de la maggior ch'amante mai sentisse, venne a Parigi, e come apparve in corte, d'ire in Bretagna gli toccò per sorte.

10

Or fatta la battaglia onde portonne egli l'onor d'aver chiuso Agramante, tornò a Parigi, e monister di donne e case e rocche cercò tutte quante. Se murata non è tra le colonne, l'avria trovata il curioso amante. Vedendo al fin ch'ella non v'è né Orlando, amenduo va con gran disio cercando.

11

Pensò che dentro Anglante o dentro a Brava se la godesse Orlando in festa e in giuoco; e qua e là per ritrovarla andava, né in quel la ritrovò né in questo loco. A Parigi di nuovo ritornava, pensando che tardar dovesse poco di capitare il paladino al varco; che 'l suo star fuor non era senza incarco.

12

Un giorno o duo ne la città soggiorna Rinaldo; e poi ch'Orlando non arriva, or verso Anglante, or verso Brava torna, cercando se di lui novella udiva. Cavalca e quando annotta e quando aggiorna, alla fresca alba e all'ardente ora estiva; e fa al lume del sole e de la luna dugento volte questa via, non ch'una.

13

Ma l'antiquo aversario, il qual fece Eva all'interdetto pome alzar la mano, a Carlo un giorno i lividi occhi leva, che 'l buon Rinaldo era da lui lontano; e vedendo la rotta che poteva darsi in quel punto al populo cristiano, quanta eccellenza d'arme al mondo fusse fra tutti i Saracini, ivi condusse.

14

Al re Gradasso e al buon re Sacripante, ch'eran fatti compagni all'uscir fuore de la piena d'error casa d'Atlante, di venire in soccorso messe in core alle genti assediate d'Agramante, e a distruzion di Carlo imperatore: ed egli per l'incognite contrade fe' lor la scorta e agevolò le strade.

15

Ed ad un altro suo diede negozio d'affrettar Rodomonte e Mandricardo per le vestigie donde l'altro sozio a condur Doralice non è tardo. Ne manda ancora un altro, perché in ozio non stia Marfisa né Ruggier gagliardo; ma chi guidò l'ultima coppia tenne la briglia più, né quando gli altri venne.

16

La coppia di Marfisa e di Ruggiero di mezza ora più tarda si condusse; però ch'astutamente l'angel nero, volendo agli cristian dar de le busse, provide che la lite del destriero per impedire il suo desir non fusse, che rinovata si saria, se giunto fosse Ruggiero e Rodomonte a un punto.

17

I quattro primi si trovaro insieme onde potean veder gli alloggiamenti de l'esercito oppresso e di chi 'l preme, e le bandiere in che feriano i venti. Si consigliaro alquanto; e fur l'estreme conclusion dei lor ragionamenti di dare aiuto, mal grado di Carlo, al re Agramante, e de l'assedio trarlo.

18

Stringonsi insieme, e prendono la via per mezzo ove s'alloggiano i cristiani, gridando Africa e Spagna tuttavia; e si scopriro in tutto esser pagani. Pel campo, arme, arme risonar s'udia; ma menar si sentir prima le mani: e de la retroguardia una gran frotta, non ch'assalita sia, ma fugge in rotta.

19

L'esercito cristian mosso a tumulto sozzopra va senza sapere il fatto. Estima alcun che sia un usato insulto che Svizzari o Guasconi abbino fatto. Ma perch'alla più parte è il caso occulto, s'aduna insieme ogni nazion di fatto, altri a suon di tamburo, altri di tromba: grande è 'l rumore, e fin al ciel rimbomba.

20

Il magno imperator, fuor che la testa, è tutto armato, e i paladini ha presso; e domandando vien che cosa è questa che le squadre in disordine gli ha messo; e minacciando, or questi or quelli arresta; e vede a molti il viso o il petto fesso, ad altri insanguinare o il capo o il gozzo, alcun tornar con mano o braccio mozzo.

21

Giunge più inanzi, e ne ritrova molti giacere in terra, anzi in vermiglio lago nel proprio sangue orribilmente involti, né giovar lor può medico né mago; e vede dagli busti i capi sciolti e braccia e gambe con crudele imago; e ritrova dai primi alloggiamenti agli ultimi per tutto uomini spenti.

22

Dove passato era il piccol drappello, di chiara fama eternamente degno, per lunga riga era rimaso quello al mondo sempre memorabil segno. Carlo mirando va il crudel macello, maraviglioso, e pien d'ira e di sdegno, come alcun, in cui danno il fulgur venne, cerca per casa ogni sentier che tenne.

23

Non era agli ripari anco arrivato del re african questo primiero aiuto, che con Marfisa fu da un altro lato l'animoso Ruggier sopravenuto. Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato ebbe la degna coppia, e ben veduto qual via più breve per soccorrer fosse l'assediato signor, ratto si mosse.

24

Come quando si dà fuoco alla mina, pel lungo solco de la negra polve licenziosa fiamma arde e camina sì ch'occhio a dietro a pena se le volve; e qual si sente poi l'alta ruina che 'l duro sasso o il grosso muro solve: così Ruggiero e Marfisa veniro, e tai ne la battaglia si sentiro.

25

Per lungo e per traverso a fender teste incominciaro, e tagliar braccia e spalle de le turbe che male erano preste ad espedire e sgombrar loro il calle. C'ha notato il passar de le tempeste, ch'una parte d'un monte o d'una valle offende, e l'altra lascia, s'appresenti la via di questi duo fra quelle genti.

26

Molti che dal furor di Rodomonte e di quegli altri primi eran fuggiti, Dio ringraziavan ch'avea lor sì pronte gambe concesse, e piedi sì spediti; e poi, dando del petto e de la fronte in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti, come l'uom né per star né per fuggire, al suo fisso destin può contradire.

27

Chi fugge l'un pericolo, rimane ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe. Così cader coi figli in bocca al cane suol, sperando fuggir, timida volpe, poi che la caccia de l'antique tane il suo vicin che le dà mille colpe, e cautamente con fumo e con fuoco turbata l'ha da non temuto loco.

28

Negli ripari entrò de' Saracini Marfisa con Ruggiero a salvamento. Quivi tutti con gli occhi al ciel supini Dio ringraziar del buono avvenimento. Or non v'è più timor de' paladini: il più tristo pagan ne sfida cento; ed è concluso che senza riposo si torni a fare il campo sanguinoso.

29

Corni, bussoni, timpani moreschi empieno il ciel di formidabil suoni: ne l'aria tremolare ai venti freschi si veggon le bandiere e i gonfaloni. Da l'altra parte i capitan carleschi stringon con Alamanni e con Britoni quei di Francia, d'Italia e d'Inghilterra; e si mesce aspra e sanguinosa guerra.

30

La forza del terribil Rodomonte, quella di Mandricardo furibondo, quella del buon Ruggier, di virtù fonte, del re Gradasso, sì famoso al mondo, e di Marfisa l'intrepida fronte, col re circasso a nessun mai secondo, feron chiamar san Gianni e san Dionigi al re di Francia, e ritrovar Parigi.

31

Di questi cavallieri e di Marfisa l'ardire invitto e la mirabil possa non fu, Signor, di sorte, non fu in guisa ch'imaginar, non che descriver possa. Quindi si può stimar che gente uccisa fosse quel giorno, e che crudel percossa avesse Carlo. Arroge poi con loro, con Ferraù più d'un famoso Moro.

32

Molti per fretta s'affogaro in Senna (che 'l ponte non potea supplire a tanti), e desiar, come Icaro, la penna, perché la morte avean dietro e davanti. Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna, i paladin fur presi tutti quanti. Olivier ritornò ferito sotto la spalla destra, Uggier col capo rotto.

33

E se, come Rinaldo e come Orlando, lasciato Brandimarte avesse il giuoco, Carlo n'andava di Parigi in bando, se potea vivo uscir di sì gran fuoco. Ciò che poté, fe' Brandimarte, e quando non poté più, diede alla furia loco. Così Fortuna ad Agramante arrise, ch'un'altra volta a Carlo assedio mise.

34

Di vedovelle i gridi e le querele, e d'orfani fanciulli e di vecchi orbi, ne l'eterno seren dove Michele sedea, salir fuor di questi aer torbi; e gli fecion veder come il fedele popul preda de' lupi era e de' corbi, di Francia, d'Inghilterra e di Lamagna, che tutta avea coperta la campagna.

35

Nel viso s'arrossì l'angel beato, parendogli che mal fosse ubidito al Creatore, e si chiamò ingannato da la Discordia perfida e tradito. D'accender liti tra i pagani dato le avea l'assunto, e mal era esequito; anzi tutto il contrario al suo disegno parea aver fatto, a chi guardava al segno.

36

Come servo fedel, che più d'amore che di memoria abondi, e che s'aveggia aver messo in oblio cosa ch'a core quanto la vita e l'anima aver deggia, studia con fretta d'emendar l'errore, né vuol che prima il suo signor lo veggia: così l'angelo a Dio salir non volse, se de l'obligo prima non si sciolse.

37

Al monister, dove altre volte avea la Discordia veduta, drizzò l'ali. Trovolla ch'in capitulo sedea a nuova elezion degli ufficiali; e di veder diletto si prendea, volar pel capo a' frati i breviali. Le man le pose l'angelo nel crine, e pugna e calci le diè senza fine.

38

Indi le roppe un manico di croce per la testa, pel dosso e per le braccia. Mercé grida la misera a gran voce, e le genocchia al divin nunzio abbraccia. Michel non l'abandona, che veloce nel campo del re d'Africa la caccia; e poi le dice: — Aspettati aver peggio, se fuor di questo campo più ti veggio. —

39

Come che la Discordia avesse rotto tutto il dosso e le braccia, pur temendo un'altra volta ritrovarsi sotto a quei gran colpi, a quel furor tremendo, corre a pigliare i mantici di botto, ed agli accesi fuochi esca aggiungendo, ed accendendone altri, fa salire da molti cori un alto incendio d'ire.

40

E Rodomonte e Mandricardo e insieme Ruggier n'infiamma sì, che inanzi al Moro li fa tutti venire, or che non preme Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro. Le differenze narrano, ed il seme fanno saper, da cui produtte foro; poi del re si rimettono al parere, chi di lor prima il campo debba avere.

41

Marfisa del suo caso anco favella, e dice che la pugna vuol finire, che cominciò col Tartaro; perch'ella provocata da lui vi fu a venire: né, per dar loco all'altre, volea quella un'ora, non che un giorno, differire; ma d'esser prima fa l'instanza grande, ch'alla battaglia il Tartaro domande.

42

Non men vuol Rodomonte il primo campo da terminar col suo rival l'impresa, che per soccorrer l'africano campo ha già interrotta, e fin a qui sospesa. Mette Ruggier le sue parole a campo, e dice che patir troppo gli pesa che Rodomonte il suo destrier gli tenga, e ch'a pugna con lui prima non venga.

43

Per più intricarla il Tartaro viene anche, e niega che Ruggiero ad alcun patto debba l'aquila aver da l'ale bianche; e d'ira e di furore è così matto, che vuol, quando dagli altri tre non manche, combatter tutte le querele a un tratto. Né più dagli altri ancor saria mancato, se 'l consenso del re vi fosse stato.

44

Con prieghi il re Agramante e buon ricordi fa quanto può, perché la pace segua; e quando al fin tutti li vede sordi non volere assentire a pace o a triegua, va discorrendo come almen gli accordi sì, che l'un dopo l'altro il campo assegua: e pel miglior partito al fin gli occorre ch'ognuno a sorte il campo s'abbia a torre.

45

Fe' quattro brevi porre: un Mandricardo e Rodomonte insieme scritto avea; ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo. Rodomonte e Ruggier l'altro dicea; dicea l'altro Marfisa e Mandricardo. Indi all'arbitrio de l'instabil dea li fece trarre: e 'l primo fu il signore di Sarza a uscir con Mandricardo fuore.

46

Mandricardo e Ruggier fu nel secondo; nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte; restò Marfisa e Mandricardo in fondo, di che la donna ebbe turbata fronte. Né Ruggier più di lei parve giocondo: sa che le forze dei duo primi pronte han tra lor da finir le liti in guisa, che non ne fia per sé né per Marfisa.

47

Giacea non lungi da Parigi un loco, che volgea un miglio o poco meno intorno: lo cingea tutto un argine non poco sublime, a guisa d'un teatro adorno. Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco le mura e i tetti ed a ruina andorno. Un simil può vederne in su la strada, qual volta a Borgo il Parmigiano vada.

48

In questo loco fu la lizza fatta, di brevi legni d'ogn'intorno chiusa, per giusto spazio quadra, al bisogno atta, con due capaci porte, come s'usa. Giunto il dì ch'al re par che si combatta tra i cavallier che non ricercan scusa, furo appresso alle sbarre in ambi i lati contra i rastrelli i padiglion tirati.

49

Nel padiglion ch'è più verso ponente sta il re d'Algier, c'ha membra di gigante. Gli pon lo scoglio indosso del serpente l'ardito Ferraù con Sacripante. Il re Gradasso e Falsiron possente sono in quell'altro al lato di levante, e metton di sua man l'arme troiane indosso al successor del re Agricane.

50

Sedeva in tribunale amplo e sublime il re d'Africa, e seco era l'Ispano; poi Stordilano, e l'altre genti prime che riveria l'esercito pagano. Beato a chi pôn dare argini e cime d'arbori stanza che gli alzi dal piano! Grande è la calca, e grande in ogni lato populo ondeggia intorno al gran steccato.

51

Eran con la regina di Castiglia regine e principesse e nobil donne d'Aragon, di Granata e di Siviglia, e fin di presso all'atlantee colonne: tra quai di Stordilan sedea la figlia, che di duo drappi avea le ricche gonne, l'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde; ma 'l primo quasi imbianca e il color perde.

52

In abito succinta era Marfisa, qual si convenne a donna ed a guerriera. Termoodonte forse a quella guisa vide Ippolita ornarsi e la sua schiera. Già, con la cotta d'arme alla divisa del re Agramante, in campo venut'era l'araldo a far divieto e metter leggi, che né in fatto né in detto alcun parteggi.

53

La spessa turba aspetta disiando la pugna, e spesso incolpa il venir tardo dei duo famosi cavallieri; quando s'ode dal padiglion di Mandricardo alto rumor che vien moltiplicando. Or sappiate, Signor, che 'l re gagliardo di Sericana e 'l Tartaro possente fanno il tumulto e 'l grido che si sente.

54

Avendo armato il re di Sericana di sua man tutto il re di Tartaria, per porgli al fianco la spada soprana che già d'Orlando fu, se ne venìa; quando nel pome scritto Durindana vide, e 'l quartier ch'Almonte aver solia, ch'a quel meschin fu tolto ad una fonte dal giovenetto Orlando in Aspramonte.

55

Vedendola, fu certo ch'era quella tanto famosa del signor d'Anglante, per cui con grande armata, e la più bella che giamai si partisse di Levante, soggiogato avea il regno di Castella, e Francia vinta esso pochi anni inante: ma non può imaginarsi come avenga ch'or Mandricardo in suo poter la tenga.

56

E dimandògli se per forza o patto l'avesse tolta al conte, e dove e quando. E Mandricardo disse ch'avea fatto gran battaglia per essa con Orlando; e come finto quel s'era poi matto, così coprire il suo timor sperando, ch'era d'aver continua guerra meco, fin che la buona spada avesse seco.

57

E dicea ch'imitato avea il castore, il qual si strappa i genitali sui, vedendosi alle spalle il cacciatore, che sa che non ricerca altro da lui. Gradasso non udì tutto il tenore, che disse: — Non vo' darla a te né altrui: tanto oro, tanto affanno e tanta gente ci ho speso, che è ben mia debitamente.

58

Cercati pur fornir d'un'altra spada, ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo. Pazzo o saggio ch'Orlando se ne vada, averla intendo, ovunque io la ritrovo. Tu senza testimoni in su la strada te l'usurpasti: io qui lite ne muovo. La mia ragion dirà mia scimitarra, e faremo il giudicio ne la sbarra.

59

