# Orlando Furioso

## Part 36

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Questo principe avrà quanta eccellenza aver felice imperator mai debbia: l'animo del gran Cesar, la prudenza di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia, con la fortuna d'Alessandro, senza cui saria fumo ogni disegno, e nebbia. Sarà sì liberal, ch'io lo contemplo qui non aver né paragon né esemplo. —

48

Così diceva Malagigi, e messe desire a' cavallier d'aver contezza del nome d'alcun altro ch'uccidesse l'infernal bestia, uccider gli altri avezza. Quivi un Bernardo tra' primi si lesse, che Merlin molto nel suo scritto apprezza. — Fia nota per costui (dicea) Bibiena, quanto Fiorenza sua vicina e Siena. —

49

Non mette piede inanzi ivi persona a Sismondo, a Giovanni, a Ludovico: un Gonzaga, un Salviati, un d'Aragona, ciascuno al brutto mostro aspro nimico. V'è Francesco Gonzaga, né abandona le sue vestigie il figlio Federico; ed ha il cognato e il genero vicino, quel di Ferrara, e quel duca d'Urbino.

50

De l'un di questi il figlio Guidobaldo non vuol che 'l padre o ch'altri a dietro il metta. Con Otobon dal Flisco, Sinibaldo caccia la fera, e van di pari in fretta. Luigi da Gazolo il ferro caldo fatto nel collo le ha d'una saetta, che con l'arco gli diè Febo, quando anco Marte la spada sua gli messe al fianco.

51

Duo Erculi, duo Ippoliti da Este, un altro Ercule, un altro Ippolito anco, da Gonzaga, de' Medici, le peste seguon del mostro, e l'han, cacciando, stanco. Né Giuliano al figliuol, né par che reste Ferrante al fratel dietro; né che manco Andrea Doria sia pronto; né che lassi Francesco Sforza, ch'ivi uomo lo passi.

52

Del generoso, illustre e chiaro sangue d'Avalo vi son dui ch'han per insegna lo scoglio, che dal capo ai piedi d'angue par che l'empio Tifeo sotto si tegna. Non è di questi duo, per fare esangue l'orribil mostro, che più inanzi vegna: l'uno Francesco di Pescara invitto, l'altro Alfonso del Vasto ai piedi ha scritto.

53

Ma Consalvo Ferrante ove ho lasciato, l'ispano onor, ch'in tanto pregio v'era, che fu da Malagigi sì lodato, che pochi il pareggiar di quella schiera? Guglielmo si vedea di Monferrato fra quei che morto avean la brutta fera; ed eran pochi verso gl'infiniti ch'ella v'avea chi morti e chi feriti.

54

In giuochi onesti e parlamenti lieti, dopo mangiar, spesero il caldo giorno, corcati su finissimi tapeti tra gli arbuscelli ond'era il rivo adorno. Malagigi e Vivian, perché quieti più fosser gli altri, tenean l'arme intorno; quando una donna senza compagnia vider, che verso lor ratto venìa.

55

Questa era quella Ippalca a cui fu tolto Frontino, il bon destrier, da Rodomonte. L'avea il dì inanzi ella seguito molto, pregandolo ora, ora dicendogli onte; ma non giovando, avea il camin rivolto per ritrovar Ruggiero in Agrismonte. Tra via le fu (non so già come) detto che quivi il troveria con Ricciardetto.

56

E perché il luogo ben sapea (che v'era stata altre volte), se ne venne al dritto alla fontana; ed in quella maniera ve lo trovò, ch'io v'ho di sopra scritto. Ma come buona e cauta messaggera che sa meglio esequir che non l'è ditto, quando vide il fratel di Bradamante, non conoscer Ruggier fece sembiante.

57

A Ricciardetto tutta rivoltosse, sì come drittamente a lui venisse; e quel che la conobbe, se le mosse incontra, e domandò dove ne gisse. Ella ch'ancora avea le luci rosse del pianger lungo, sospirando disse; ma disse forte, acciò che fosse espresso a Ruggiero il suo dir, che gli era presso.

58

— Mi traea dietro (disse) per la briglia, come imposto m'avea la tua sorella, un bel cavallo e buono a maraviglia, ch'ella molto ama e che Frontino appella; e l'avea tratto più di trenta miglia verso Marsilia, ove venir debbe ella fra pochi giorni, e dove ella mi disse ch'io l'aspettassi fin che vi venisse.

59

Era sì baldanzoso il creder mio, ch'io non stimava alcun di cor sì saldo, che me l'avesse a tor, dicendogli io ch'era de la sorella di Rinaldo. Ma vano il mio disegno ieri m'uscìo, che me lo tolse un Saracin ribaldo; né per udir di chi Frontino fusse, a volermelo rendere s'indusse.

60

Tutto ieri ed oggi l'ho pregato; e quando ho visto uscir prieghi e minacce invano, maledicendol molto e bestemmiando, l'ho lasciato di qui poco lontano, dove il cavallo e sé molto affannando, s'aiuta, quanto può, con l'arme in mano contra un guerrier ch'in tal travaglio il mette, che spero ch'abbia a far le mie vendette. —

61

Ruggiero a quel parlar salito in piede, ch'avea potuto a pena il tutto udire, si volta a Ricciardetto, e per mercede e premio e guidardon del ben servire (prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede che con la donna solo il lasci gire tanto che 'l Saracin gli sia mostrato, ch'a lei di mano ha il buon destrier levato.

62

A Ricciardetto, ancor che discortese il concedere altrui troppo paresse di terminar le a sé debite imprese, al voler di Ruggier pur si rimesse: e quel licenza dai compagni prese, e con Ippalca a ritornar si messe, lasciando a quei che rimanean, stupore, con maraviglia pur del suo valore.

63

Poi che dagli altri allontanato alquanto Ippalca l'ebbe, gli narrò ch'ad esso era mandata da colei che tanto avea nel core il suo valore impresso; e senza finger più, seguitò quanto la sua donna al partir le avea commesso, e che se dianzi avea altrimente detto, per la presenza fu di Ricciardetto.

64

Disse, che chi le avea tolto il destriero, ancor detto l'avea con molto orgoglio: — Perché so che 'l cavallo è di Ruggiero, più volontier per questo te lo toglio. S'egli di racquistarlo avrà pensiero, fagli saper (ch'asconder non gli voglio) ch'io son quel Rodomonte il cui valore mostra per tutto 'l mondo il suo splendore. —

65

Ascoltando, Ruggier mostra nel volto, di quanto sdegno acceso il cor gli sia, sì perché caro avria Frontino molto, sì perché venìa il dono onde venìa sì perché in suo dispregio gli par tolto; vede che biasmo e disonor gli fia, se torlo a Rodomonte non s'affretta, e sopra lui non fa degna vendetta.

66

La donna Ruggier guida, e non soggiorna, che por lo brama col Pagano a fronte; e giunge ove la strada fa dua corna: l'un va giù al piano, e l'altro va su al monte; e questo e quel ne la vallea ritorna, dov'ella avea lasciato Rodomonte. Aspra, ma breve era la via del colle; l'altra più lunga assai, ma piana e molle.

67

Il desiderio che conduce Ippalca d'aver Frontino e vendicar l'oltraggio, fa che 'l sentier de la montagna calca, onde molto più corto era il viaggio. Per l'altra intanto il re d'Algier cavalca col Tartaro e cogli altri che detto aggio; e giù nel pian la via più facil tiene, né con Ruggier ad incontrar si viene.

68

Già son le lor querele differite fin che soccorso ad Agramante sia (questo sapete); ed han d'ogni lor lite la cagion, Doralice, in compagnia. Ora il successo de l'istoria udite. Alla fontana è la lor dritta via, ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto, Malagigi e Vivian stanno a diletto.

69

Marfisa a' prieghi de' compagni avea veste da donna ed ornamenti presi, di quelli ch'a Lanfusa si credea mandare il traditor de' Maganzesi; e ben che veder raro si solea senza l'osbergo e gli altri buoni arnesi, pur quel dì se li trasse; e come donna, a' prieghi lor lasciò vedersi in gonna.

70

Tosto che vede il Tartaro Marfisa, per la credenza c'ha di guadagnarla, in ricompensa e in cambio ugual s'avisa di Doralice, a Rodomonte darla; sì come Amor si regga a questa guisa, che vender la sua donna o permutarla possa l'amante, né a ragion s'attrista, se quando una ne perde, una n'acquista.

71

Per dunque provedergli di donzella, acciò per sé quest'altra si ritegna, Marfisa, che gli par leggiadra e bella, e d'ogni cavallier femina degna, come abbia ad aver questa, come quella, subito cara, a lui donar disegna; e tutti i cavallier che con lei vede, a giostra seco ed a battaglia chiede.

72

Malagigi e Vivian, che l'arme aveano come per guardia e sicurtà del resto, si mossero dal luogo ove sedeano, l'un come l'altro alla battaglia presto, perché giostrar con amenduo credeano; ma l'African che non venìa per questo, non ne fe' segno o movimento alcuno: sì che la giostra restò lor contra uno.

73

Viviano è il primo, e con gran cor si muove, e nel venire abbassa un'asta grossa: e 'l re pagan da le famose pruove da l'altra parte vien con maggior possa. Dirizza l'uno e l'altro, e segna dove crede meglio fermar l'aspra percossa. Viviano indarno a l'elmo il pagan fere; che non lo fa piegar, non che cadere.

74

Il re pagan, ch'avea più l'asta dura, fe' lo scudo a Vivian parer di ghiaccio; e fuor di sella in mezzo alla verdura, all'erbe e ai fiori il fe' cadere in braccio. Vien Malagigi, e ponsi in aventura di vendicare il suo fratello avaccio; ma poi d'andargli appresso ebbe tal fretta, che gli fe' compagnia più che vendetta.

75

L'altro fratel fu prima del cugino coll'arme indosso, e sul destrier salito; e disfidato contra il Saracino venne a scontrarlo a tutta briglia ardito. Risonò il colpo in mezzo a l'elmo fino di quel pagan sotto la vista un dito: volò al ciel l'asta in quattro tronchi rotta; ma non mosse il pagan per quella botta.

76

Il pagan ferì lui dal lato manco; e perché il colpo fu con troppa forza, poco lo scudo, e la corazza manco gli valse, che s'aprir come una scorza. Passò il ferro crudel l'omero bianco: piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza; tra fiori ed erbe al fin si vide avolto, rosso su l'arme, e pallido nel volto.

77

Con molto ardir vien Ricciardetto appresso; e nel venire arresta sì gran lancia, che mostra ben, come ha mostrato spesso, che degnamente è paladin di Francia: ed al pagan ne facea segno espresso, se fosse stato pari alla bilancia; ma sozzopra n'andò, perché il cavallo gli cadde adosso, e non già per suo fallo.

78

Poi ch'altro cavallier non si dimostra, ch'al pagan per giostrar volti la fronte, pensa aver guadagnato de la giostra la donna, e venne a lei presso alla fonte; e disse: — Damigella, sète nostra, s'altri non è per voi ch'in sella monte. Nol potete negar, né farne iscusa; che di ragion di guerra così s'usa. —

79

Marfisa, alzando con un viso altiero la faccia, disse: — Il tuo parer molto erra. Io ti concedo che diresti il vero, ch'io sarei tua per la ragion di guerra, quando mio signor fosse o cavalliero alcun di questi ch'hai gittato in terra. Io sua non son, né d'altri son che mia: dunque me tolga a me chi mi desia.

80

So scudo e lancia adoperare anch'io, e più d'un cavalliero in terra ho posto. — — Datemi l'arme, disse, e il destrier mio, — agli scudier che l'ubbidiron tosto. Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo; e le belle fattezze e il ben disposto corpo mostrò, ch'in ciascuna sua parte, fuor che nel viso, assimigliava a Marte.

81

Poi che fu armata, la spada si cinse e sul destrier montò d'un leggier salto; e qua e là tre volte e più lo spinse, e quinci e quindi fe' girare in alto; e poi, sfidando il Saracino, strinse la grossa lancia e cominciò l'assalto. Tal nel campo troian Pentesilea contra il tessalo Achille esser dovea.

82

Le lance infin al calce si fiaccaro a quel superbo scontro, come vetro; né pero chi le corsero, piegaro, che si notasse, un dito solo a dietro. Marfisa che volea conoscer chiaro s'a più stretta battaglia simil metro le serverebbe contra il fier pagano, se gli rivolse con la spada in mano.

83

Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo pagan, poi che restar la vide in sella: ella, che gli pensò romper lo scudo, non men sdegnosa contra il ciel favella. Già l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo e su le fatal arme si martella: l'arme fatali han parimente intorno, che mai non bisognar più di quel giorno.

84

Sì buona è quella piastra e quella maglia, che spada o lancia non le taglia o fora; sì che potea seguir l'aspra battaglia tutto quel giorno e l'altro appresso ancora. Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia, e riprende il rival de la dimora, dicendo: — Se battaglia pur far vuoi, finiàn la cominciata oggi fra noi.

85

Facemmo, come sai, triegua con patto di dar soccorso alla milizia nostra. Non debbiàn, prima che sia questo fatto, incominciare altra battaglia o giostra. — Indi a Marfisa, riverente in atto si volta, e quel messaggio le dimostra; e le racconta come era venuto a chieder lor per Agramante aiuto.

86

La priega poi che le piaccia non solo lasciar quella battaglia o differire, ma che voglia in aiuto del figliuolo del re Troian con essi lor venire; onde la fama sua con maggior volo potrà far meglio infin al ciel salire, che, per querela di poco momento, dando a tanto disegno impedimento.

87

Marfisa, che fu sempre disiosa di provar quei di Carlo a spada e a lancia, né l'avea indotta a venire altra cosa di sì lontana regione in Francia, se non per esser certa se famosa lor nominanza era per vero o ciancia, tosto d'andar con lor partito prese, che d'Agramante il gran bisogno intese.

88

Ruggiero in questo mezzo avea seguito indarno Ippalca per la via del monte; e trovò, giunto al loco, che partito per altra via se n'era Rodomonte: e pensando che lungi non era ito, e che 'l sentier tenea dritto alla fonte, trottando in fretta dietro gli venìa per l'orme ch'eran fresche in su la via.

89

Volse che Ippalca a Montalban pigliasse la via, ch'una giornata era vicino; perché s'alla fontana ritornasse, si torria troppo dal dritto camino. E disse a lei, che già non dubitasse che non s'avesse a ricovrar Frontino: ben le farebbe a Montalbano, o dove ella si trovi, udir tosto le nuove.

90

E le diede la lettera che scrisse in Agrismonte, e che si portò in seno; e molte cose a bocca anco le disse, e la pregò che l'escusasse a pieno. Ne la memoria Ippalca il tutto fisse, prese licenza e voltò il palafreno; e non cessò la buona messaggera, ch'in Montalban si ritrovò la sera.

91

Seguia Ruggiero in fretta il Saracino per l'orme ch'apparian ne la via piana, ma non lo giunse prima che vicino con Mandricardo il vide alla fontana. Già promesso s'avean che per camino l'un non farebbe all'altro cosa strana, né fin ch'al campo si fosse soccorso, a cui Carlo era appresso a porre il morso.

92

Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe, e conobbe per lui chi adosso gli era; e su la lancia fe' le spalle gobbe, e sfidò l'African con voce altiera. Rodomonte quel dì fe' più che Iobbe, poi che domò la sua superbia fiera; e ricusò la pugna ch'avea usanza di sempre egli cercar con ogni istanza.

93

Il primo giorno e l'ultimo, che pugna mai ricusasse il re d'Algier, fu questo; ma tanto il desiderio che si giugna, in soccorso al suo re gli pare onesto, che se credesse aver Ruggier ne l'ugna più che mai lepre il pardo isnello e presto, non se vorria fermar tanto con lui, che fêsse un colpo de la spada o dui.

94

Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero che seco per Frontin facea battaglia, tanto famoso, ch'altro cavalliero non è ch'a par di lui di gloria saglia, l'uom che bramato ha di saper per vero esperimento quanto in arme vaglia; e pur non vuol seco accettar l'impresa: tanto l'assedio del suo re gli pesa.

95

Trecento miglia sarebbe ito e mille, se ciò non fosse, a comperar tal lite; ma se l'avesse oggi sfidato Achille, più fatto non avria di quel ch'udite: tanto a quel punto sotto le faville le fiamme avea del suo furor sopite. Narra a Ruggier perché pugna rifiuti; ed anco il priega che l'impresa aiuti:

96

che facendol, farà quel che far deve al suo signore un cavallier fedele. Sempre che questo assedio poi si leve, avran ben tempo da finir querele. Ruggier rispose a lui: — Mi sarà lieve differir questa pugna, fin che de le forze di Carlo si traggia Agramante, pur che mi rendi il mio Frontino inante.

97

Se di provarti c'hai fatto gran fallo, e fatto hai cosa indegna ad un uom forte, d'aver tolto a una donna il mio cavallo, vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte, lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo. Non pensare altrimente ch'io sopporte che la battaglia qui tra noi non segua, o ch'io ti faccia sol d'un'ora triegua. —

98

Mentre Ruggiero all'African domanda o Frontino o battaglia allora allora, e quello in lungo e l'uno e l'altro manda, né vuol dare il destrier, né far dimora; Mandricardo ne vien da un'altra banda, e mette in campo un'altra lite ancora, poi che vede Ruggier che per insegna porta l'augel che sopra gli altri regna.

99

Nel campo azzur l'aquila bianca avea, che de' Troiani fu l'insegna bella: perché Ruggier l'origine traea dal fortissimo Ettòr, portava quella. Ma questo Mandricardo non sapea; né vuol patire, e grande ingiuria appella, che ne lo scudo un altro debba porre l'aquila bianca del famoso Ettorre.

100

Portava Mandricardo similmente l'augel che rapì in Ida Ganimede. Come l'ebbe quel dì che fu vincente al castel periglioso, per mercede, credo vi sia con l'altre istorie a mente, e come quella fata gli lo diede con tutte le bell'arme che Vulcano avea già date al cavallier troiano.

101

Altra volta a battaglia erano stati Mandricardo e Ruggier solo per questo; e per che caso fosser distornati, io nol dirò, che già v'è manifesto. Dopo non s'eran mai più raccozzati, se non quivi ora; e Mandricardo presto, visto lo scudo alzò il superbo grido minacciando, e a Ruggier disse: — Io ti sfido.

102

Tu la mia insegna, temerario, porti; né questo è il primo dì ch'io te l'ho detto. E credi, pazzo, ancor ch'io tel comporti, per una volta ch'io t'ebbi rispetto? Ma poi che né minacce né conforti ti pôn questa follia levar del petto, ti mostrerò quanto miglior partito t'era d'avermi subito ubbidito. —

103

Come ben riscaldato arrido legno a piccol soffio subito s'accende, così s'avampa di Ruggier lo sdegno al primo motto che di questo intende. — Ti pensi (disse) farmi stare al segno, perché quest'altro ancor meco contende? Ma mostrerotti ch'io son buon per torre Frontino a lui, lo scudo a te d'Ettorre.

104

Un'altra volta pur per questo venni teco a battaglia, e non è gran tempo anco; ma d'ucciderti allora mi contenni, perché tu non avevi spada al fianco. Questi fatti saran, quelli fur cenni; e mal sarà per te quell'augel bianco, ch'antiqua insegna è stata di mia gente: tu te l'usurpi, io 'l porto giustamente. —

105

— Anzi t'usurpi tu l'insegna mia! — rispose Mandricardo; e trasse il brando, quello che poco inanzi per follia avea gittato alla foresta Orlando. Il buon Ruggier, che di sua cortesia non può non sempre ricordarsi, quando vide il Pagan ch'avea tratta la spada, lasciò cader la lancia ne la strada.

106

E tutto a un tempo Balisarda stringe, la buona spada, e me' lo scudo imbraccia: ma l'Africano in mezzo il destrier spinge, e Marfisa con lui presta si caccia; e l'uno questo, e l'altro quel respinge, e priegano amendui che non si faccia. Rodomonte si duol che rotto il patto due volte ha Mandricardo, che fu fatto.

107

Prima, credendo d'acquistar Marfisa, fermato s'era a far più d'una giostra; or per privar Ruggier d'una divisa, di curar poco il re Agramante mostra. — Se pur (dicea) déi fare a questa guisa, finiàn prima tra noi la lite nostra, conveniente e più debita assai, ch'alcuna di quest'altre che prese hai.

108

Con tal condizion fu stabilita la triegua e questo accordo ch'è fra nui. Come la pugna teco avrò finita, poi del destrier risponderò a costui. Tu del tuo scudo, rimanendo in vita, la lite avrai da terminar con lui; ma ti darò da far tanto, mi spero, che non n'avanzarà troppo a Ruggiero. —

109

— La parte che ti pensi, non n'avrai (rispose Mandricardo a Rodomonte): io te ne darò più che non vorrai, e ti farò sudar dal piè alla fronte: e me ne rimarrà per darne assai (come non manca mai l'acqua del fonte) ed a Ruggiero ed a mill'altri seco, e a tutto il mondo che la voglia meco. —

110

Moltiplicavan l'ire e le parole quando da questo e quando da quel lato: con Rodomonte e con Ruggier la vuole tutto in un tempo Mandricardo irato; Ruggier, ch'oltraggio sopportar non suole, non vuol più accordo, anzi litigio e piato. Marfisa or va da questo or da quel canto per riparar, ma non può sola tanto.

111

Come il villan, se fuor per l'alte sponde trapela il fiume e cerca nuova strada, frettoloso a vietar che non affonde i verdi paschi e la sperata biada, chiude una via ed un'altra, e si confonde; che se ripara quinci che non cada, quindi vede lassar gli argini molli, e fuor l'acqua spicciar con più rampolli:

112

così, mentre Ruggiero e Mandricardo e Rodomonte son tutti sozzopra, ch'ognun vuol dimostrarsi più gagliardo, ed ai compagni rimaner di sopra, Marfisa ad acchetarli have riguardo, e s'affatica, e perde il tempo e l'opra; che, come ne spicca uno e lo ritira, gli altri duo risalir vede con ira.

113

Marfisa, che volea porgli d'accordo, dicea: — Signori, udite il mio consiglio: differire ogni lite è buon ricordo fin ch'Agramante sia fuor di periglio. S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo, anch'io con Mandricardo mi ripiglio; e vo' vedere al fin se guadagnarme, come egli ha detto, è buon per forza d'arme.

114

Ma se si de' soccorrere Agramante, soccorrasi, e tra noi non si contenda. — — Per me non si starà d'andare inante (disse Ruggier), pur che 'l destrier si renda. O che mi dia il cavallo, a far di tante una parola, o che da me il difenda: o che qui morto ho da restare, o ch'io in campo ho da tornar sul destrier mio. —

115

Rispose Rodomonte: — Ottener questo non fia così, come quell'altro, lieve. — E seguitò dicendo: — Io ti protesto che, s'alcun danno il nostro re riceve, fia per tua colpa; ch'io per me non resto di fare a tempo quel che far si deve. — Ruggiero a quel protesto poco bada; ma stretto dal furor stringe la spada.

116

Al re d'Algier come cingial si scaglia, e l'urta con lo scudo e con la spalla; e in modo lo disordina e sbarraglia, che fa che d'una staffa il piè gli falla. Mandricardo gli grida: — O la battaglia differisci, Ruggiero, o meco falla; — e crudele e fellon più che mai fosse, Ruggier su l'elmo in questo dir percosse.

117

Fin sul collo al destrier Ruggier s'inchina, né, quando vuolsi rilevar, si puote; perché gli sopragiunge la ruina del figlio d'Ulien che lo percuote. Se non era di tempra adamantina, fesso l'elmo gli avria fin tra le gote. Apre Ruggier le mani per l'ambascia, e l'una il fren, l'altra la spada lascia.

118

Se lo porta il destrier per la campagna: dietro gli resta in terra Balisarda. Marfisa che quel dì fatta compagna se gli era d'arme, par ch'avampi ed arda, che solo fra que' duo così rimagna: e come era magnanima e gagliarda, si drizza a Mandricardo, e col potere ch'avea maggior, sopra la testa il fiere.

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Rodomonte a Ruggier dietro si spinge: vinto è Frontin, s'un'altra gli n'appicca; ma Ricciardetto con Vivian si stringe, e tra Ruggiero e 'l Saracin si ficca. L'uno urta Rodomonte e lo rispinge, e da Ruggier per forza lo dispicca; l'altro la spada sua, che fu Viviano, pone a Ruggier, già risentito, in mano.

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Tosto che 'l buon Ruggiero in sé ritorna, e che Vivian la spada gli appresenta, a vendicar l'ingiuria non soggiorna, e verso il re d'Algier ratto s'aventa, come il leon che tolto su le corna dal bue sia stato, e che 'l dolor non senta: sì sdegno ed ira ed impeto l'affretta, stimula e sferza a far la sua vendetta.

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