Orlando Furioso

Part 34

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Tra i cavallier la donna di gran core si mette, e dice loro: — Io vi comando, per quanto so che mi portate amore, che riserbiate a miglior uso il brando, e ne vegnate subito in favore del nostro campo saracino, quando si trova ora assediato ne le tende, e presto aiuto, o gran ruina attende. —

112

Indi il messo soggiunse il gran periglio dei Saracini, e narrò il fatto a pieno; e diede insieme lettere del figlio del re Troiano al figlio d'Ulieno. Si piglia finalmente per consiglio che i duo guerrier, deposto ogni veneno, facciano insieme triegua fin al giorno che sia tolto l'assedio ai Mori intorno;

113

e senza più dimora, come pria liberato d'assedio abbian lor gente, non s'intendano aver più compagnia, ma crudel guerra e inimicizia ardente, fin che con l'arme diffinito sia chi la donna aver de' meritamente. Quella, ne le cui man giurato fue, fece la sicurtà per amendue.

114

Quivi era la Discordia impaziente, inimica di pace e d'ogni triegua; e la Superbia v'è, che non consente né vuol patir che tale accordo segua. Ma più di lor può Amor quivi presente, di cui l'alto valor nessuno adegua; e fe' ch'indietro, a colpi di saette, e la Discordia e la Superbia stette.

115

Fu conclusa la triegua fra costoro sì come piacque a chi di lor potea. Vi mancava uno dei cavalli loro, che morto quel del Tartaro giacea: però vi venne a tempo Brigliadoro, che le fresche erbe lungo il rio pascea. Ma al fin del canto io mi trovo esser giunto; sì ch'io farò, con vostra grazia, punto.

CANTO VENTICINQUESIMO

1

Oh gran contrasto in giovenil pensiero, desir di laude ed impeto d'amore! né chi più vaglia, ancor si trova il vero; che resta or questo or quel superiore. Ne l'uno ebbe e ne l'altro cavalliero quivi gran forza il debito e l'onore; che l'amorosa lite s'intermesse, fin che soccorso il campo lor s'avesse.

2

Ma più ve l'ebbe Amor: che se non era che così commandò la donna loro, non si sciogliea quella battaglia fiera, che l'un n'avrebbe il triunfale alloro; ed Agramante invan con la sua schiera l'aiuto avria aspettato di costoro. Dunque Amor sempre rio non si ritrova: se spesso nuoce, anco talvolta giova.

3

Or l'uno e l'altro cavallier pagano, che tutti ha differiti i suoi litigi, va, per salvar l'esercito africano, con la donna gentil verso Parigi; e va con essi ancora il piccol nano che seguitò del Tartaro i vestigi, fin che con lui condotto a fronte a fronte avea quivi il geloso Rodomonte.

4

Capitaro in un prato ove a diletto erano cavallier sopra un ruscello, duo disarmati e duo ch'avean l'elmetto, e una donna con lor di viso bello. Chi fosser quelli, altrove vi fia detto; or no, che di Ruggier prima favello, del buon Ruggier di cui vi fu narrato che lo scudo nel pozzo avea gittato.

5

Non è dal pozzo ancor lontano un miglio, che venire un corrier vede in gran fretta, di quei che manda di Troiano il figlio ai cavallieri onde soccorso aspetta; dal qual ode che Carlo in tal periglio la gente saracina tien ristretta, che, se non è chi tosto le dia aita, tosto l'onor vi lascerà o la vita.

6

Fu da molti pensier ridutto in forse Ruggier, che tutti l'assaliro a un tratto; ma qual per lo miglior dovesse torse, né luogo avea né tempo a pensar atto. Lasciò andare il messaggio, e 'l freno torse là dove fu da quella donna tratto, ch'ad or ad or in modo egli affrettava, che nessun tempo d'indugiar le dava.

7

Quindi seguendo il camin preso, venne (già declinando il sole) ad una terra che 'l re Marsilio in mezzo Francia tenne, tolta di man di Carlo in quella guerra. Né al ponte né alla porta si ritenne, che non gli niega alcuno il passo o serra, ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse gran quantità d'uomini e d'arme fosse.

8

Perch'era conosciuta da la gente quella donzella ch'avea in compagnia, fu lasciato passar liberamente, né domandato pure onde venìa. Giunse alla piazza, e di fuoco lucente, e piena la trovò di gente ria; e vide in mezzo star con viso smorto il giovine dannato ad esser morto.

9

Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso, che chino a terra e lacrimoso stava, di veder Bradamante gli fu aviso, tanto il giovine a lei rassimigliava. Più dessa gli parea, quanto più fiso al volto e alla persona il riguardava; e fra sé disse: — O questa è Bradamante, o ch'io non son Ruggier com'era inante.

10

Per troppo ardir si sarà forse messa del garzon condennato alla difesa; e poi che mal la cosa l'è successa, ne sarà stata, come io veggo, presa. Deh perché tanta fretta, che con essa io non potei trovarmi a questa impresa? Ma Dio ringrazio che ci son venuto, ch'a tempo ancora io potrò darle aiuto. —

11

E sanza più indugiar la spada stringe (ch'avea all'altro castel rotta la lancia), e adosso il vulgo inerme il destrier spinge per lo petto, pei fianchi e per la pancia. Mena la spada a cerco, ed a chi cinge la fronte, a chi la gola, a chi la guancia. Fugge il popul gridando; e la gran frotta resta o sciancata o con la testa rotta.

12

Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno vola sicuro e a sua pastura attende, s'improviso dal ciel falcon grifagno gli dà nel mezzo ed un ne batte o prende, si sparge in fuga, ognun lascia il compagno, e de lo scampo suo cura si prende; così veduto avreste far costoro, tosto che 'l buon Ruggier diede fra loro.

13

A quattro o sei dai colli i capi netti levò Ruggier, ch'indi a fuggir fur lenti; ne divise altretanti infin ai petti, fin agli occhi infiniti e fin ai denti. Concederò che non trovasse elmetti, ma ben di ferro assai cuffie lucenti: e s'elmi fini anco vi fosser stati, così gli avrebbe, o poco men, tagliati.

14

La forza di Ruggier non era quale or si ritrovi in cavallier moderno, né in orso né in leon né in animale altro più fiero, o nostrale od esterno. Forse il tremuoto le sarebbe uguale, forse il Gran Diavol: non quel de lo 'nferno, ma quel del mio signor, che va col fuoco ch'a cielo e a terra e a mar si fa dar loco.

15

D'ogni suo colpo mai non cadea manco d'un uomo in terra, e le più volte un paio; e quattro a un colpo e cinque n'uccise anco, sì che si venne tosto al centinaio. Tagliava il brando che trasse dal fianco, come un tenero latte, il duro acciaio. Falerina, per dar morte ad Orlando, fe' nel giardin d'Orgagna il crudel brando.

16

Averlo fatto poi ben le rincrebbe, che 'l suo giardin disfar vide con esso. Che strazio dunque, che ruina debbe far or ch'in man di tal guerriero è messo? Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe, se mai fu l'alto suo valore espresso, qui l'ebbe, il pose qui, qui fu veduto, sperando dare alla sua donna aiuto.

17

Qual fa la lepre contra i cani sciolti, facea la turba contra lui riparo. Quei che restaro uccisi, furo molti; furo infiniti quei ch'in fuga andaro. Avea la donna intanto i lacci tolti, ch'ambe le mani al giovine legaro; e come poté meglio, presto armollo, gli diè una spada in mano e un scudo al collo.

18

Egli che molto è offeso, più che puote si cerca vendicar di quella gente: e quivi son sì le sue forze note, che riputar si fa prode e valente. Già avea attuffato le dorate ruote il Sol ne la marina d'occidente, quando Ruggier vittorioso e quello giovine seco uscir fuor del castello.

19

Quando il garzon sicuro de la vita con Ruggier si trovò fuor de le porte, gli rendé molta grazia ed infinita con gentil modi e con parole accorte, che non lo conoscendo, a dargli aita si fosse messo a rischio de la morte; e pregò che 'l suo nome gli dicesse, per sapere a chi tanto obligo avesse.

20

— Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella e le belle fattezze e 'l bel sembiante, ma la suavità de la favella non odo già de la mia Bradamante; né la relazion di grazie è quella ch'ella usar debba al suo fedele amante. Ma se pur questa è Bradamante, or come ha sì tosto in oblio messo il mio nome? —

21

Per ben saperne il certo, accortamente Ruggier le disse: — Io v'ho veduto altrove; ed ho pensato e penso, e finalmente non so né posso ricordarmi dove. Ditemel voi, se vi ritorna a mente, e fate che 'l nome anco udir mi giove, acciò che saper possa a cui mia aita dal fuoco abbia salvata oggi la vita. —

22

— Che voi m'abbiate visto esser potria (rispose quel), che non so dove o quando: ben vo pel mondo anch'io la parte mia, strane aventure or qua or là cercando. Forse una mia sorella stata fia, che veste l'arme e porta al lato il brando; che nacque meco, e tanto mi somiglia, che non ne può discerner la famiglia.

23

Né primo né secondo né ben quarto sète di quei ch'errore in ciò preso hanno: né 'l padre né i fratelli né chi a un parto ci produsse ambi, scernere ci sanno. Gli è ver che questo crin raccorcio e sparto ch'io porto, come gli altri uomini fanno, ed il suo lungo e in treccia al capo avvolta, ci solea far già differenza molta:

24

ma poi ch'un giorno ella ferita fu nel capo (lungo saria a dirvi come), e per sanarla un servo di Iesù a mezza orecchia le tagliò le chiome, alcun segno tra noi non restò più di differenza, fuor che 'l sesso e 'l nome. Ricciardetto son io, Bradamante ella; io fratel di Rinaldo, essa sorella.

25

E se non v'increscesse l'ascoltarmi, cosa direi che vi faria stupire, la qual m'occorse per assimigliarmi a lei: gioia al principio e al fin martìre. — Ruggiero il qual più graziosi carmi, più dolce istoria non potrebbe udire, che dove alcun ricordo intervenisse de la sua donna, il pregò sì, che disse.

26

— Accadde a questi dì, che pei vicini boschi passando la sorella mia, ferita da uno stuol de Saracini che senza l'elmo la trovar per via, fu di scorciarsi astretta i lunghi crini, se sanar volse d'una piaga ria ch'avea con gran periglio ne la testa; e così scorcia errò per la foresta.

27

Errando giunse ad una ombrosa fonte; e perché afflitta e stanca ritrovosse, dal destrier scese e disarmò la fronte, e su le tenere erbe addormentosse. Io non credo che fabula si conte, che più di questa istoria bella fosse. Fiordispina di Spagna soprarriva, che per cacciar nel bosco ne veniva.

28

E quando ritrovò la mia sirocchia tutta coperta d'arme, eccetto il viso, ch'avea la spada in luogo di conocchia, le fu vedere un cavalliero aviso. La faccia e le viril fattezze adocchia tanto, che se ne sente il cor conquiso; la invita a caccia, e tra l'ombrose fronde lunge dagli altri al fin seco s'asconde.

29

Poi che l'ha seco in solitario loco dove non teme d'esser sopraggiunta, con atti e con parole a poco a poco le scopre il fisso cuor di grave punta. Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco le mostra l'alma di disio consunta. Or si scolora in viso, or si raccende; tanto s'arrischia, ch'un bacio ne prende.

30

La mia sorella avea ben conosciuto che questa donna in cambio l'avea tolta: né dar poteale a quel bisogno aiuto, e si trovava in grande impaccio avvolta. — Gli è meglio (dicea seco) s'io rifiuto questa avuta di me credenza stolta e s'io mi mostro femina gentile, che lasciar riputarmi un uomo vile. —

31

E dicea il ver; ch'era viltade espressa, conveniente a un uom fatto di stucco, con cui sì bella donna fosse messa, piena di dolce e di nettareo succo, e tuttavia stesse a parlar con essa, tenendo basse l'ale come il cucco. Con modo accorto ella il parlar ridusse, che venne a dir come donzella fusse;

32

che gloria, qual già Ippolita e Camilla, cerca ne l'arme; e in Africa era nata in lito al mar ne la città d'Arzilla, a scudo e a lancia da fanciulla usata. Per questo non si smorza una scintilla del fuoco de la donna inamorata. Questo rimedio all'alta piaga è tardo: tant'avea Amor cacciato inanzi il dardo.

33

Per questo non le par men bello il viso, men bel lo sguardo e men belli i costumi; per ciò non torna il cor, che già diviso da lei, godea dentro gli amati lumi. Vedendola in quell'abito, l'è aviso che può far che 'l desir non la consumi; e quando, ch'ella è pur femina, pensa, sospira e piange e mostra doglia immensa.

34

Chi avesse il suo ramarico e 'l suo pianto quel giorno udito, avria pianto con lei. — Quai tormenti (dicea) furon mai tanto crudel, che più non sian crudeli i miei? D'ogn'altro amore, o scelerato o santo, il desiato fin sperar potrei; saprei partir la rosa da le spine: solo il mio desiderio è senza fine!

35

Se pur volevi, Amor, darmi tormento che t'increscesse il mio felice stato, d'alcun martìr dovevi star contento, che fosse ancor negli altri amanti usato. Né tra gli uomini mai né tra l'armento, che femina ami femina ho trovato: non par la donna all'altre donne bella, né a cervie cervia, né all'agnelle agnella.

36

In terra, in aria, in mar, sola son io che patisco da te sì duro scempio; e questo hai fatto acciò che l'error mio sia ne l'imperio tuo l'ultimo esempio. La moglie del re Nino ebbe disio, il figlio amando, scelerato ed empio, e Mirra il padre, e la Cretense il toro: ma gli è più folle il mio, ch'alcun dei loro.

37

La femina nel maschio fe' disegno, speronne il fine, ed ebbelo, come odo: Pasife ne la vacca entrò del legno, altre per altri mezzi e vario modo. Ma se volasse a me con ogni ingegno Dedalo, non potria scioglier quel nodo che fece il mastro troppo diligente, Natura d'ogni cosa più possente. —

38

Così si duole e si consuma ed ange la bella donna, e non s'accheta in fretta. Talor si batte il viso e il capel frange, e di sé contra sé cerca vendetta. La mia sorella per pietà ne piange, ed è a sentir di quel dolor costretta. Del folle e van disio si studia trarla, ma non fa alcun profitto, e invano parla.

39

Ella ch'aiuto cerca e non conforto, sempre più si lamenta e più si duole. Era del giorno il termine ormai corto, che rosseggiava in occidente il sole, ora oportuna da ritrarsi in porto a chi la notte al bosco star non vuole; quando la donna invitò Bradamante a questa terra sua poco distante.

40

Non le seppe negar la mia sorella: e così insieme ne vennero al loco, dove la turba scelerata e fella posto m'avria, se tu non v'eri, al fuoco. Fece là dentro Fiordispina bella la mia sirocchia accarezzar non poco: e rivestita di feminil gonna, conoscer fe' a ciascun ch'ella era donna.

41

Però che conoscendo che nessuno util traea da quel virile aspetto, non le parve anco di voler ch'alcuno biasmo di sé per questo fosse detto: féllo anco, acciò che 'l mal ch'avea da l'uno virile abito, errando, già concetto, ora con l'altro, discoprendo il vero, provassi di cacciar fuor del pensiero.

42

Commune il letto ebbon la notte insieme, ma molto differente ebbon riposo; che l'una dorme, e l'altra piange e geme che sempre il suo desir sia più focoso. E se 'l sonno talor gli occhi le preme, quel breve sonno è tutto imaginoso: le par veder che 'l ciel l'abbia concesso Bradamante cangiata in miglior sesso.

43

Come l'infermo acceso di gran sete, s'in quella ingorda voglia s'addormenta, nell'interrotta e turbida quiete, d'ogn'acqua che mai vide si ramenta; così a costei di far sue voglie liete l'imagine del sonno rappresenta. Si desta; e nel destar mette la mano, e ritrova pur sempre il sogno vano.

44

Quanti prieghi la notte, quanti voti, offerse al suo Macone e a tutti i dei, che con miracoli apparenti e noti mutassero in miglior sesso costei! ma tutti vede andar d'effetto voti, e forse ancora il ciel ridea di lei. Passa la notte; e Febo il capo biondo traea del mare, e dava luce al mondo.

45

Poi che 'l dì venne e che lasciaro il letto, a Fiordispina s'augumenta doglia; che Bradamante ha del partir già detto, ch'uscir di questo impaccio avea gran voglia. La gentil donna un ottimo ginetto in don da lei vuol che partendo toglia, guernito d'oro, ed una sopravesta che riccamente ha di sua man contesta.

46

Accompagnolla un pezzo Fiordispina, poi fe' piangendo al suo castel ritorno. La mia sorella sì ratto camina, che venne a Montalbano anco quel giorno. Noi suoi fratelli e la madre meschina tutti le siamo festeggiando intorno; che di lei non sentendo, avuto forte dubbio e tema avevàn de la sua morte.

47

Mirammo (al trar de l'elmo) al mozzo crine, ch'intorno al capo prima s'avolgea; così le sopraveste peregrine ne fer meravigliar, ch'indosso avea. Ed ella il tutto dal principio al fine narronne, come dianzi io vi dicea: come ferita fosse al bosco, e come lasciasse, per guarir, le belle chiome;

48

e come poi dormendo in ripa all'acque, la bella cacciatrice sopragiunse, a cui la falsa sua sembianza piacque; e come da la schiera la disgiunse. Del lamento di lei poi nulla tacque, che di pietade l'anima ci punse; e come alloggiò seco, e tutto quello che fece fin che ritornò al castello.

49

Di Fiordispina gran notizia ebb'io, ch'in Siragozza e già la vidi in Francia, e piacquer molto all'appetito mio i suoi begli occhi e la polita guancia: ma non lasciai fermarvisi il disio, che l'amar senza speme è sogno e ciancia. Or, quando in tal ampiezza mi si porge, l'antiqua fiamma subito risorge.

50

Di queste speme Amor ordisce i nodi, che d'altre fila ordir non li potea, onde mi piglia: e mostra insieme i modi che da la donna avrei quel ch'io chiedea. A succeder saran facil le frodi; che come spesso altri ingannato avea la simiglianza c'ho di mia sorella, forse anco ingannerà questa donzella.

51

Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono sempre cercar quel che diletti sia. Del mio pensier con altri non ragiono, né vo' ch'in ciò consiglio altri mi dia. Io vo la notte ove quell'arme sono che s'avea tratte la sorella mia: tolgole, e col destrier suo via camino, né sto aspettar che luca il matutino.

52

Io me ne vo la notte (Amore è duce) a ritrovar la bella Fiordispina; e v'arrivai che non era la luce del sole ascosa ancor ne la marina. Beato è chi correndo si conduce prima degli altri a dirlo alla regina, da lei sperando per l'annunzio buono acquistar grazia e riportarne dono.

53

Tutti m'aveano tolto così in fallo, com'hai tu fatto ancor, per Bradamante; tanto più che le vesti ebbi e 'l cavallo con che partita era ella il giorno inante. Vien Fiordispina di poco intervallo con feste incontra e con carezze tante, e con sì allegro viso e sì giocondo, che più gioia mostrar non potria al mondo.

54

Le belle braccia al collo indi mi getta, e dolcemente stringe, e bacia in bocca. Tu puoi pensar s'allora la saetta dirizzi Amor, s'in mezzo il cor mi tocca. Per man mi piglia, e in camera con fretta mi mena; e non ad altri, ch'a lei, tocca che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci e nessun altro vuol che se n'impacci.

55

Poi fattasi arrecare una sua veste adorna e ricca, di sua man la spiega, e come io fossi femina, mi veste, e in reticella d'oro il crin mi lega. Io muovo gli occhi con maniere oneste, né ch'io sia donna alcun mio gesto niega. La voce ch'accusar mi potea forse, sì ben usai, ch'alcun non se n'accorse.

56

Uscimmo poi là dove erano molte persone in sala, e cavallieri e donne, dai quali fummo con l'onor raccolte, ch'alle regine fassi e gran madonne. Quivi d'alcuni mi risi io più volte, che non sappiendo ciò che sotto gonne si nascondesse valido e gagliardo, mi vagheggiavan con lascivo sguardo.

57

Poi che si fece la notte più grande, e già un pezzo la mensa era levata, la mensa, che fu d'ottime vivande, secondo la stagione, apparecchiata; non aspetta la donna ch'io domande quel che m'era cagion del venir stata: ella m'invita per sua cortesia, che quella notte a giacer seco io stia.

58

Poi che donne e donzelle ormai levate si furo, e paggi e camerieri intorno, essendo ambe nel letto dispogliate, coi torchi accesi che parea di giorno, io cominciai: — Non vi maravigliate, madonna, se sì tosto a voi ritorno; che forse v'andavate imaginando di non mi riveder fin Dio sa quando.

59

Dirò prima la causa del partire, poi del ritorno l'udirete ancora. Se 'l vostro ardor, madonna, intiepidire potuto avessi col mio far dimora, vivere in vostro servizio e morire voluto avrei, né starne senza un'ora; ma visto quanto il mio star vi nocessi, per non poter far meglio, andare elessi.

60

Fortuna mi tirò fuor del camino in mezzo un bosco d'intricati rami, dove odo un grido risonar vicino, come di donna che soccorso chiami. V'accorro, e sopra un lago cristallino ritrovo un fauno ch'avea preso agli ami in mezzo l'acqua una donzella nuda, e mangiarsi, il crudel, la volea cruda.

61

Colà mi trassi, e con la spada in mano (perch'aiutar non la potea altrimente) tolsi di vita il pescator villano: ella saltò ne l'acqua immantinente. — Non m'avrai (disse) dato aiuto invano: ben ne sarai premiato e riccamente quanto chieder saprai, perché son ninfa che vivo dentro a questa chiara linfa;

62

ed ho possanza far cose stupende, e sforzar gli elementi e la natura. Chiedi tu, quanto il mio valor s'estende, poi lascia a me di satisfarti cura. Dal ciel la luna al mio cantar discende, s'agghiaccia il fuoco, e l'aria si fa dura; ed ho talor con semplici parole mossa la terra, ed ho fermato il sole. —

63

Non le domando a questa offerta unire tesor, né dominar populi e terre, né in più virtù né in più vigor salire, né vincer con onor tutte le guerre; ma sol che qualche via donde il desire vostro s'adempia, mi schiuda e disserre: né più le domando un ch'un altro effetto, ma tutta al suo giudicio mi rimetto.

64

Ebbile a pena mia domanda esposta, ch'un'altra volta la vidi attuffata; né fece al mio parlare altra risposta, che di spruzzar vêr me l'acqua incantata: la qual non prima al viso mi s'accosta, ch'io (non so come) son tutta mutata. Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero parmi: sento in maschio, di femina, mutarmi.

65

E se non fosse che senza dimora vi potete chiarir, nol credereste: e qual nell'altro sesso, in questo ancora ho le mie voglie ad ubbidirvi preste. Commandate lor pur, che fieno or ora e sempremai per voi vigile e deste. — Così le dissi; e feci ch'ella istessa trovò con man la veritade espressa.

66

Come interviene a chi già fuor di speme di cosa sia che nel pensier molt'abbia, che mentre più d'esserne privo geme, più se n'afflige e se ne strugge e arrabbia; se ben la trova poi, tanto gli preme l'aver gran tempo seminato in sabbia, e la disperazion l'ha sì male uso, che non crede a se stesso, e sta confuso:

67

così la donna, poi che tocca e vede quel di ch'avuto avea tanto desire, agli occhi, al tatto, a se stessa non crede, e sta dubbiosa ancor di non dormire; e buona prova bisognò a far fede, che sentia quel che le parea sentire. — Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi, ch'io dorma sempre, e mai più non mi desti. —

68

Non rumor di tamburi o suon di trombe furon principio all'amoroso assalto, ma baci ch'imitavan le colombe, davan segno or di gire, or di fare alto. Usammo altr'arme che saette o frombe. Io senza scale in su la rocca salto e lo stendardo piantovi di botto, e la nimica mia mi caccio sotto.

69

Se fu quel letto la notte dinanti pien di sospiri e di querele gravi, non stette l'altra poi senza altretanti risi, feste, gioir, giochi soavi. Non con più nodi i flessuosi acanti le colonne circondano e le travi, di quelli con che noi legammo stretti e colli e fianchi e braccia e gambe e petti.

70