# Orlando Furioso

## Part 30

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Quella ch'a piè rimase, dispettosa, e di vendetta ingorda e sitibonda, congiunta a Pinabel che d'ogni cosa dove sia da mal far, ben la seconda, né giorno mai, né notte mai riposa, e dice che non fia mai più gioconda, se mille cavallieri e mille donne non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne.

52

Giunsero il dì medesmo, come accade, quattro gran cavallieri ad un suo loco, li quai di rimotissime contrade venuti a queste parti eran di poco; di tal valor, che non ha nostra etade tant'altri buoni al bellicoso gioco: Aquilante, Grifone e Sansonetto, ed un Guidon Selvaggio giovinetto.

53

Pinabel con sembiante assai cortese al castel ch'io v'ho detto gli raccolse. La notte poi tutti nel letto prese, e presi tenne; e prima non li sciolse, che li fece giurar ch'un anno e un mese (questo fu a punto il termine che tolse) stariano quivi, e spogliarebbon quanti vi capitasson cavallieri erranti;

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e le donzelle ch'avesson con loro porriano a piedi, e torrian lor le vesti. Così giurar, così costretti foro ad osservar, ben che turbati e mesti. Non par che fin a qui contra costoro alcun possa giostrar, ch'a piè non resti: e capitati vi sono infiniti, ch'a piè e senz'arme se ne son partiti.

55

È ordine tra lor, che chi per sorte esce fuor prima, vada a correr solo: ma se trova il nimico così forte, che resti in sella, e getti lui nel suolo, sono ubligati gli altri infin a morte pigliar l'impresa tutti in uno stuolo. Vedi or, se ciascun d'essi è così buono, quel ch'esser de', se tutti insieme sono.

56

Poi non conviene all'importanza nostra che ne vieta ogni indugio, ogni dimora, che punto vi fermiate a quella giostra; e presuppongo che vinciate ancora, che vostra alta presenza lo dimostra, ma non è cosa da fare in un'ora; ed è gran dubbio che 'l giovine s'arda, se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. —

57

Disse Ruggier: — Non riguardiamo a questo: facciàn nui quel che si può far per nui; abbia chi regge il ciel cura del resto, o la Fortuna, se non tocca a lui. Ti fia per questa giostra manifesto, se buoni siamo d'aiutar colui che per cagion sì debole e sì lieve, come n'hai detto, oggi bruciar si deve. —

58

Senza risponder altro, la donzella si messe per la via ch'era più corta. Più di tre miglia non andar per quella, che si trovaro al ponte ed alla porta dove si perdon l'arme e la gonnella, e de la vita gran dubbio si porta. Al primo apparir lor, di su la rocca è chi duo botti la campana tocca.

59

Ed ecco de la porta con gran fretta, trottando s'un ronzino, un vecchio uscìo; e quel venìa gridando: — Aspetta aspetta: restate olà, che qui si paga il fio: e se l'usanza non v'è stata detta, che qui si tiene, or ve la vo' dir io. — E contar loro incominciò di quello costume, che servar fa Pinabello.

60

Poi seguitò, volendo dar consigli, com'era usato agli altri cavallieri: — Fate spogliar la donna (dicea), figli, e voi l'arme lasciateci e i destrieri; e non vogliate mettervi a perigli d'andare incontra a tai quattro guerrieri. Per tutto vesti, arme e cavalli s'hanno: la vita sol mai non ripara il danno. —

61

— Non più (disse Ruggier), non più; ch'io sono del tutto informatissimo, e qui venni per far prova di me, se così buono in fatti son, come nel cor mi tenni. Arme, vesti e cavallo altrui non dono, s'altro non sento che minacce e cenni; e son ben certo ancor, che per parole il mio compagno le sue dar non vuole.

62

Ma, per Dio, fa ch'io vegga tosto in fronte quei che ne voglion torre arme e cavallo; ch'abbiamo da passar anco quel monte, e qui non si può far troppo intervallo. — Rispose il vecchio: — Eccoti fuor del ponte chi vien per farlo: — e non lo disse in fallo; ch'un cavallier n'uscì, che sopraveste vermiglie avea, di bianchi fior conteste.

63

Bradamante pregò molto Ruggiero che le lasciasse in cortesia l'assunto di gittar de la sella il cavalliero, ch'avea di fiori il bel vestir trapunto; ma non poté impetrarlo, e fu mestiero a lei far ciò che Ruggier volse a punto. Egli volse l'impresa tutta avere, e Bradamante si stesse a vedere.

64

Ruggiero al vecchio domandò chi fosse questo primo ch'uscia fuor de la porta. — È Sansonetto (disse); che le rosse veste conosco e i bianchi fior che porta. — L'uno di qua, l'altro di là si mosse senza parlarsi, e fu l'indugia corta; che s'andaro a trovar coi ferri bassi, molto affrettando i lor destrieri i passi.

65

In questo mezzo de la rocca usciti eran con Pinabel molti pedoni, presti per levar l'arme ed espediti ai cavallier ch'uscian fuor degli arcioni. Veniansi incontra i cavallieri arditi, fermando in su le reste i gran lancioni, grossi duo palmi, di nativo cerro, che quasi erano uguali insino al ferro.

66

Di tali n'avea più d'una decina fatto tagliar di su lor ceppi vivi Sansonetto a una selva indi vicina, e portatone duo per giostrar quivi. Aver scudo e corazza adamantina bisogna ben, che le percosse schivi. Aveane fatto dar, tosto che venne, l'uno a Ruggier, l'altro per sé ritenne.

67

Con questi, che passar dovean gl'incudi (sì ben ferrate avean le punte estreme), di qua e di là fermandoli agli scudi, a mezzo il corso si scontraro insieme. Quel di Ruggiero, che i demòni ignudi fece sudar, poco del colpo teme: de lo scudo vo' dir che fece Atlante, de le cui forze io v'ho già detto inante.

68

Io v'ho già detto che con tanta forza l'incantato splendor negli occhi fere, ch'al discoprirsi ogni veduta ammorza, e tramortito l'uom fa rimanere: perciò, s'un gran bisogno non lo sforza, d'un vel coperto lo solea tenere. Si crede ch'anco impenetrabil fosse, poi ch'a questo incontrar nulla si mosse.

69

L'altro, ch'ebbe l'artefice men dotto, il gravissimo colpo non sofferse. Come tocco da fulmine, di botto diè loco al ferro, e pel mezzo s'aperse; diè loco al ferro, e quel trovò di sotto il braccio ch'assai mal si ricoperse; sì che ne fu ferito Sansonetto, e de la sella tratto al suo dispetto.

70

E questo il primo fu di quei compagni che quivi mantenean l'usanza fella, che de le spoglie altrui non fe' guadagni, e ch'alla giostra uscì fuor de la sella. Convien chi ride, anco talor si lagni, e Fortuna talor trovi ribella. Quel da la rocca, replicando il botto, ne fece agli altri cavallieri motto.

71

S'era accostato Pinabello intanto a Bradamante, per saper chi fusse colui che con prodezza e valor tanto il cavallier del suo castel percusse. La giustizia di Dio, per dargli quanto era il merito suo, vi lo condusse su quel destrier medesimo ch'inante tolto avea per inganno a Bradamante.

72

Fornito a punto era l'ottavo mese che, con lei ritrovandosi a camino, (se 'l vi raccorda) questo Maganzese la gittò ne la tomba di Merlino, quando da morte un ramo la difese, che seco cadde, anzi il suo buon destino; e trassene, credendo ne lo speco ch'ella fosse sepolta, il destrier seco.

73

Bradamante conosce il suo cavallo, e conosce per lui l'iniquo conte; e poi ch'ode la voce, e vicino hallo con maggiore attenzion mirato in fronte: — Questo è il traditor (disse), senza fallo, che procacciò di farmi oltraggio ed onte: ecco il peccato suo, che l'ha condutto ove avrà de' suoi merti il premio tutto. —

74

Il minacciare e il por mano alla spada fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello; ma inanzi tratto gli levò la strada, che non poté fuggir verso il castello. Tolta è la speme ch'a salvar si vada, come volpe alla tana, Pinabello. Egli gridando e senza mai far testa, fuggendo si cacciò ne la foresta.

75

Pallido e sbigottito il miser sprona, che posto ha nel fuggir l'ultima speme. L'animosa donzella di Dordona gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme: vien con lui sempre, e mai non l'abbandona. Grande è il rumore, e il bosco intorno geme. Nulla al castel di questo ancor s'intende, però ch'ognuno a Ruggier solo attende.

76

Gli altri tre cavallier de la fortezza intanto erano usciti in su la via; ed avean seco quella male avezza che v'avea posta la costuma ria. A ciascun di lor tre, che 'l morir prezza più ch'aver vita che con biasmo sia, di vergogna arde il viso, e il cor di duolo, che tanti ad assalir vadano un solo.

77

La crudel meretrice ch'avea fatto por quella iniqua usanza ed osservarla, il giuramento lor ricorda e il patto ch'essi fatti l'avean, di vendicarla. — Se sol con questa lancia te gli abbatto, perché mi vòi con altre accompagnarla? (dicea Guidon Selvaggio): e s'io ne mento, levami il capo poi, ch'io son contento. —

78

Così dicea Grifon, così Aquilante. Giostrar da sol a sol volea ciascuno, e preso e morto rimanere inante ch'incontra un sol volere andar più d'uno. La donna dicea loro: — A che far tante parole qui senza profitto alcuno? Per torre a colui l'arme io v'ho qui tratti, non per far nuove leggi e nuovi patti.

79

Quando io v'avea in prigione, era da farme queste escuse, e non ora, che son tarde. Voi dovete il preso ordine servarme, non vostre lingue far vane e bugiarde. — Ruggier gridava lor: — Eccovi l'arme, ecco il destrier c'ha nuovo e sella e barde; i panni de la donna eccovi ancora: se li volete, a che più far dimora? —

80

La donna del castel da un lato preme, Ruggier da l'altro li chiama e rampogna, tanto ch'a forza si spiccaro insieme, ma nel viso infiammati di vergogna. Dinanzi apparve l'uno e l'altro seme del marchese onorato di Borgogna; ma Guidon, che più grave ebbe il cavallo, venìa lor dietro con poco intervallo.

81

Con la medesima asta con che avea Sansonetto abbattuto, Ruggier viene, coperto da lo scudo che solea Atlante aver sui monti di Pirene: dico quello incantato, che splendea tanto, ch'umana vista nol sostiene; a cui Ruggier per l'ultimo soccorso nei più gravi perigli avea ricorso.

82

Ben che sol tre fiate bisognolli, e certo in gran perigli, usarne il lume: le prime due, quando dai regni molli si trasse a più lodevole costume; la terza, quando i denti mal satolli lasciò de l'orca alle marine spume, che dovean devorar la bella nuda che fu a chi la campò poi così cruda.

83

Fuor che queste tre volte, tutto 'l resto lo tenea sotto un velo in modo ascoso, ch'a discoprirlo esser potea ben presto, che del suo aiuto fosse bisognoso. Quivi alla giostra ne venìa con questo, come io v'ho detto ancora, sì animoso, che quei tre cavallier che vedea inanti, manco temea che pargoletti infanti.

84

Ruggier scontra Grifone, ove la penna de lo scudo alla vista si congiunge. Quel di cader da ciascun lato accenna, ed al fin cade, e resta al destrier lunge. Mette allo scudo a lui Grifon l'antenna; ma pel traverso e non pel dritto giunge: e perché lo trovò forbito e netto, l'andò strisciando, e fe' contrario effetto.

85

Roppe il velo e squarciò, che gli copria lo spaventoso ed incantato lampo, al cui splendor cader si convenia con gli occhi ciechi, e non vi s'ha alcun scampo. Aquilante, ch'a par seco venìa, stracciò l'avanzo, e fe' lo scudo vampo. Lo splendor ferì gli occhi ai duo fratelli ed a Guidon, che correa dopo quelli.

86

Chi di qua, chi di là cade per terra: lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia, ma fa che ogn'altro senso attonito erra. Ruggier, che non sa il fin de la battaglia, volta il cavallo; e nel voltare afferra la spada sua che sì ben punge e taglia: e nessun vede che gli sia all'incontro, che tutti eran caduti a quello scontro.

87

I cavallieri e insieme quei ch'a piede erano usciti, e così le donne anco, e non meno i destrieri in guisa vede, che par che per morir battano il fianco. Prima si maraviglia, e poi s'avvede che 'l velo ne pendea dal lato manco: dico il velo di seta, in che solea chiuder la luce di quel caso rea.

88

Presto si volge, e nel voltar, cercando con gli occhi va l'amata sua guerriera; e vien là dove era rimasa, quando la prima giostra cominciata s'era. Pensa ch'andata sia (non la trovando) a vietar che quel giovine non pera, per dubbio ch'ella ha forse che non s'arda in questo mezzo ch'a giostrar si tarda.

89

Fra gli altri che giacean vede la donna, la donna che l'avea quivi guidato. Dinanzi se la pon, sì come assonna, e via cavalca tutto conturbato. D'un manto ch'essa avea sopra la gonna, poi ricoperse lo scudo incantato; e i sensi riaver le fece, tosto che 'l nocivo splendore ebbe nascosto.

90

Via se ne va Ruggier con faccia rossa che, per vergogna, di levar non osa: gli par ch'ognuno improverar gli possa quella vittoria poco gloriosa. — Ch'emenda poss'io fare, onde rimossa mi sia una colpa tanto obbrobriosa? che ciò ch'io vinsi mai, fu per favore, diran, d'incanti, e non per mio valore. —

91

Mentre così pensando seco giva, venne in quel che cercava a dar di cozzo; che 'n mezzo de la strada soprarriva dove profondo era cavato un pozzo. Quivi l'armento alla calda ora estiva si ritraea, poi ch'avea pieno il gozzo. Disse Ruggiero: — Or proveder bisogna, che non mi facci, o scudo, più vergogna.

92

Più non starai tu meco; e questo sia l'ultimo biasmo c'ho d'averne al mondo. — Così dicendo, smonta ne la via: piglia una grossa pietra e di gran pondo, e la lega allo scudo, ed ambi invia per l'alto pozzo a ritrovarne il fondo; e dice: — Costà giù statti sepulto, e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. —

93

Il pozzo è cavo, e pieno al sommo d'acque: grieve è lo scudo, e quella pietra grieve. Non si fermò fin che nel fondo giacque: sopra si chiuse il liquor molle e lieve. Il nobil atto e di splendor non tacque la vaga Fama, e divulgollo in breve; e di rumor n'empì, suonando il corno, e Francia e Spagna e le province intorno.

94

Poi che di voce in voce si fe' questa strana aventura in tutto il mondo nota, molti guerrier si missero all'inchiesta e di parte vicina e di remota: ma non sapean qual fosse la foresta dove nel pozzo il sacro scudo nuota; che la donna che fe' l'atto palese, dir mai non volse il pozzo né il paese.

95

Al partir che Ruggier fe' dal castello, dove avea vinto con poca battaglia; che i quattro gran campion di Pinabello fece restar come uomini di paglia; tolto lo scudo, avea levato quello lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia: e quei che giaciuti eran come morti, pieni di meraviglia eran risorti.

96

Né per tutto quel giorno si favella altro fra lor, che de lo strano caso, e come fu che ciascun d'essi a quella orribil luce vinto era rimaso. Mentre parlan di questo, la novella vien lor di Pinabel giunto all'occaso: che Pinabello è morto hanno l'aviso, ma non sanno però chi l'abbia ucciso.

97

L'ardita Bradamante in questo mezzo giunto avea Pinabello a un passo stretto; e cento volte gli avea fin a mezzo messo il brando pei fianchi e per lo petto. Tolto ch'ebbe dal mondo il puzzo e 'l lezzo che tutto intorno avea il paese infetto, le spalle al bosco testimonio volse con quel destrier che già il fellon le tolse.

98

Volse tornar dove lasciato avea Ruggier; né seppe mai trovar la strada. Or per valle or per monte s'avvolgea: tutta quasi cercò quella contrada. Non volse mai la sua fortuna rea, che via trovasse onde a Ruggier si vada. Questo altro canto ad ascoltare aspetto chi de l'istoria mia prende diletto.

CANTO VENTITREESIMO

1

Studisi ognun giovare altrui; che rade volte il ben far senza il suo premio fia: e se pur senza, almen non te ne accade morte né danno né ignominia ria. Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade il debito a scontar, che non s'oblia. Dice il proverbio, ch'a trovar si vanno gli uomini spesso, e i monti fermi stanno.

2

Or vedi quel ch'a Pinabello avviene per essersi portato iniquamente: è giunto in somma alle dovute pene, dovute e giuste alla sua ingiusta mente. E Dio, che le più volte non sostiene veder patire a torto uno innocente, salvò la donna; e salverà ciascuno che d'ogni fellonia viva digiuno.

3

Credette Pinabel questa donzella già d'aver morta, e colà giù sepulta; né la pensava mai veder, non ch'ella gli avesse a tor degli error suoi la multa. Né il ritrovarsi in mezzo le castella del padre, in alcun util gli risulta. Quivi Altaripa era tra monti fieri vicina al tenitorio di Pontieri.

4

Tenea quell'Altaripa il vecchio conte Anselmo, di ch'uscì questo malvagio, che, per fuggir la man di Chiaramonte, d'amici e di soccorso ebbe disagio. La donna al traditore a piè d'un monte tolse l'indegna vita a suo grande agio; che d'altro aiuto quel non si provede, che d'alti gridi e di chiamar mercede.

5

Morto ch'ella ebbe il falso cavalliero che lei voluto avea già porre a morte, volse tornare ove lasciò Ruggiero; ma non lo consentì sua dura sorte, che la fe' traviar per un sentiero che la portò dov'era spesso e forte, dove più strano e più solingo il bosco, lasciando il sol già il mondo all'aer fosco.

6

Né sappiendo ella ove potersi altrove la notte riparar, si fermò quivi sotto le frasche in su l'erbette nuove, parte dormendo, fin che 'l giorno arrivi, parte mirando ora Saturno or Giove, Venere e Marte e gli altri erranti divi; ma sempre, o vegli o dorma, con la mente contemplando Ruggier come presente.

7

Spesso di cor profondo ella sospira, di pentimento e di dolor compunta, ch'abbia in lei, più ch'amor, potuto l'ira. — L'ira (dicea) m'ha dal mio amor disgiunta: almen ci avessi io posta alcuna mira, poi ch'avea pur la mala impresa assunta, di saper ritornar donde io veniva; che ben fui d'occhi e di memoria priva. —

8

Queste ed altre parole ella non tacque, e molto più ne ragionò col core. Il vento intanto di sospiri, e l'acque di pianto facean pioggia di dolore. Dopo una lunga aspettazion pur nacque in oriente il disiato albore: ed ella prese il suo destrier ch'intorno giva pascendo, ed andò contra il giorno.

9

Né molto andò, che si trovò all'uscita del bosco, ove pur dianzi era il palagio, là dove molti dì l'avea schernita con tanto error l'incantator malvagio. Ritrovò quivi Astolfo, che fornita la briglia all'ippogrifo avea a grande agio, e stava in gran pensier di Rabicano, per non sapere a chi lasciarlo in mano.

10

A caso si trovò che fuor di testa l'elmo allor s'avea tratto il paladino; sì che tosto ch'uscì de la foresta, Bradamante conobbe il suo cugino. Di lontan salutollo, e con gran festa gli corse, e l'abbracciò poi più vicino; e nominossi, ed alzò la visiera, e chiaramente fe' veder ch'ell'era.

11

Non potea Astolfo ritrovar persona a chi il suo Rabican meglio lasciasse, perché dovesse averne guardia buona e renderglielo poi come tornasse, de la figlia del duca di Dordona; e parvegli che Dio gli la mandasse. Vederla volentier sempre solea, ma pel bisogno or più ch'egli n'avea.

12

Da poi che due o tre volte ritornati fraternamente ad abbracciar si foro, e si for l'uno a l'altro domandati con molta affezion de l'esser loro, Astolfo disse: — Ormai, se dei pennati vo' 'l paese cercar, troppo dimoro: — ed aprendo alla donna il suo pensiero, veder le fece il volator destriero.

13

A lei non fu di molta maraviglia veder spiegare a quel destrier le penne; ch'altra volta, reggendogli la briglia Atlante incantator, contra le venne; e le fece doler gli occhi e le ciglia: sì fisse dietro a quel volar le tenne quel giorno, che da lei Ruggier lontano portato fu per camin lungo e strano.

14

Astolfo disse a lei, che le volea dar Rabican, che sì nel corso affretta, che, se scoccando l'arco si movea, si solea lasciar dietro la saetta; e tutte l'arme ancor, quante n'avea, che vuol che a Montalban gli le rimetta, e gli le serbi fin al suo ritorno; che non gli fanno or di bisogno intorno.

15

Volendosene andar per l'aria a volo, aveasi a far quanto potea più lieve. Tiensi la spada e 'l corno, ancor che solo bastargli il corno ad ogni risco deve. Bradamante la lancia che 'l figliuolo portò di Galafrone, anco riceve; la lancia che di quanti ne percuote fa le selle restar subito vote.

16

Salito Astolfo sul destrier volante, lo fa mover per l'aria lento lento; indi lo caccia sì, che Bradamante ogni vista ne perde in un momento. Così si parte col pilota inante il nochier che gli scogli teme e 'l vento; e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa, spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.

17

La donna, poi che fu partito il duca, rimase in gran travaglio de la mente; che non sa come a Montalban conduca l'armatura e il destrier del suo parente; però che 'l cuor le cuoce e le manuca l'ingorda voglia e il desiderio ardente di riveder Ruggier, che, se non prima, a Vallombrosa ritrovar lo stima.

18

Stando quivi suspesa, per ventura si vede inanzi giungere un villano, dal qual fa rassettar quella armatura, come si puote, e por su Rabicano; poi di menarsi dietro gli diè cura i duo cavalli, un carco e l'altro a mano: ella n'avea duo prima; ch'avea quello sopra il qual levò l'altro a Pinabello.

19

Di Vallombrosa pensò far la strada, che trovar quivi il suo Ruggier ha speme; ma qual più breve o qual miglior vi vada, poco discerne, e d'ire errando teme. Il villan non avea de la contrada pratica molta; ed erreranno insieme. Pur andare a ventura ella si messe, dove pensò che 'l loco esser dovesse.

20

Di qua di là si volse, né persona incontrò mai da domandar la via. Si trovò uscir del bosco in su la nona dove un castel poco lontan scoprìa, il qual la cima a un monticel corona. Lo mira, e Montalban le par che sia: ed era certo Montalbano; e in quello avea la matre ed alcun suo fratello.

21

Come la donna conosciuto ha il loco, nel cor s'attrista, e più ch'i' non so dire: sarà scoperta, se si ferma un poco, né più le sarà lecito a partire; se non si parte, l'amoroso foco l'arderà sì, che la farà morire: non vedrà più Ruggier, né farà cosa di quel ch'era ordinato a Vallombrosa.

22

Stette alquanto a pensar; poi si risolse di voler dar a Montalban le spalle: e verso la badia pur si rivolse, che quindi ben sapea qual era il calle. Ma sua fortuna, o buona o trista, volse che prima ch'ella uscisse de la valle, scontrasse Alardo, un de' fratelli sui; né tempo di celarsi ebbe da lui.

23

Veniva da partir gli alloggiamenti per quel contado a cavallieri e a fanti; ch'ad istanza di Carlo nuove genti fatto avea de le terre circostanti. I saluti e i fraterni abbracciamenti con le grate accoglienze andaro inanti; e poi, di molte cose a paro a paro tra lor parlando, in Montalban tornaro.

24

Entrò la bella donna in Montalbano, dove l'avea con lacrimosa guancia Beatrice molto desiata invano, e fattone cercar per tutta Francia. Or quivi i baci e il giunger mano a mano di matre e di fratelli estimò ciancia verso gli avuti con Ruggier complessi, ch'avrà ne l'alma eternamente impressi.

25

Non potendo ella andar, fece pensiero ch'a Vallombrosa altri in suo nome andasse immantinente ad avisar Ruggiero de la cagion ch'andar lei non lasciasse; e lui pregar (s'era pregar mestiero) che quivi per suo amor si battezzasse, e poi venisse a far quanto era detto, sì che si desse al matrimonio effetto.

26

Pel medesimo messo fe' disegno di mandar a Ruggiero il suo cavallo, che gli solea tanto esser caro: e degno d'essergli caro era ben senza fallo; che non s'avria trovato in tutto 'l regno dei Saracin, né sotto il signor Gallo, più bel destrier di questo o più gagliardo, eccetti Brigliador, soli, e Baiardo.

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