Orlando Furioso

Part 27

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Alessandra a quel detto non rispose se non un gran sospiro, e dipartisse, e portò nel partir mille amorose punte nel cor, mai non sanabil, fisse. Venne alla madre, e voluntà le pose di non lasciar che 'l cavallier morisse, quando si dimostrasse così forte, che, solo, avesse posto i dieci a morte.

47

La regina Orontea fece raccorre il suo consiglio, e disse: — A noi conviene sempre il miglior che ritroviamo, porre a guardar nostri porti e nostre arene; e per saper chi ben lasciar, chi torre, prova è sempre da far quando gli avviene; per non patir con nostro danno a torto, che regni il vile, e chi ha valor sia morto.

48

A me par, se a voi par, che statuito sia, ch'ogni cavallier per lo avvenire, che fortuna abbia tratto al nostro lito, prima ch'al tempio si faccia morire, possa egli sol, se gli piace il partito, incontra i dieci alla battaglia uscire; e se di tutti vincerli è possente, guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.

49

Parlo così, perché abbian qui un prigione che par che vincer dieci s'offerisca. Quando, sol, vaglia tante altre persone, dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca. Così in contrario avrà punizione, quando vaneggi e temerario ardisca. — Orontea fine al suo parlar qui pose, a cui de le più antique una rispose:

50

— La principal cagion ch'a far disegno sul comercio degli uomini ci mosse, non fu perch'a difender questo regno del loro aiuto alcun bisogno fosse; che per far questo abbiamo ardire e ingegno da noi medesme, e a sufficienza posse: così senza sapessimo far anco, che non venisse il propagarci a manco!

51

Ma poi che senza lor questo non lece, tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia, che mai ne sia più d'uno incontra diece, sì ch'aver di noi possa signoria. Per conciper di lor questo si fece, non che di lor difesa uopo ci sia. La lor prodezza sol ne vaglia in questo, e sieno ignavi e inutili nel resto.

52

Tra noi tenere un uom che sia sì forte, contrario è in tutto al principal disegno. Se può un solo a dieci uomini dar morte, quante donne farà stare egli al segno? Se i dieci nostri fosser di tal sorte, il primo dì n'avrebbon tolto il regno. Non è la via di dominar, se vuoi por l'arme in mano a chi può più di noi.

53

Pon mente ancor, che quando così aiti Fortuna questo tuo, che i dieci uccida, di cento donne che de' lor mariti rimarran prive, sentirai le grida. Se vuol campar, proponga altri partiti, ch'esser di dieci gioveni omicida. Pur, se per far con cento donne è buono quel che dieci fariano, abbi perdono. —

54

Fu d'Artemia crudel questo il parere (così avea nome), e non mancò per lei di far nel tempio Elbanio rimanere scannato inanzi agli spietati dèi. Ma la madre Orontea che compiacere volse alla figlia, replicò a colei altre ed altre ragioni, e modo tenne che nel senato il suo parer s'ottenne.

55

L'aver Elbanio di bellezza il vanto sopra ogni cavallier che fosse al mondo, fu nei cor de le giovani di tanto, ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo, che 'l parer de le vecchie andò da canto, che con Artemia volean far secondo l'ordine antiquo; né lontan fu molto ad esser per favore Elbanio assolto.

56

Di perdonargli in somma fu concluso, ma poi che la decina avesse spento, e che ne l'altro assalto fosse ad uso di diece donne buono, e non di cento. Di carcer l'altro giorno fu dischiuso; e avuto arme e cavallo a suo talento, contra dieci guerrier, solo, si mise, e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.

57

Fu la notte seguente a prova messo contra diece donzelle ignudo e solo, dove ebbe all'ardir suo sì buon successo, che fece il saggio di tutto lo stuolo. E questo gli acquistò tal grazia appresso ad Orontea, che l'ebbe per figliuolo; e gli diede Alessandra e l'altre nove con ch'avea fatto le notturne prove.

58

E lo lasciò con Alessandra bella, che poi diè nome a questa terra, erede, con patto, ch'a servare egli abbia quella legge, ed ogn'altro che da lui succede: che ciascun che già mai sua fiera stella farà qui por lo sventurato piede, elegger possa, o in sacrificio darsi, o con dieci guerrier, solo, provarsi.

59

E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida, la notte con le femine si provi; e quando in questo ancor tanto gli arrida la sorte sua, che vincitor si trovi, sia del femineo stuol principe e guida, e la decina a scelta sua rinovi, con la qual regni, fin ch'un altro arrivi, che sia più forte, e lui di vita privi.

60

Appresso a duamila anni il costume empio si è mantenuto, e si mantiene ancora; e sono pochi giorni che nel tempio uno infelice peregrin non mora. Se contra dieci alcun chiede, ad esempio d'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora), spesso la vita al primo assalto lassa; né di mille uno all'altra prova passa.

61

Pur ci passano alcuni, ma sì rari, che su le dita annoverar si ponno. Uno di questi fu Argilon: ma guari con la decina sua non fu qui donno; che cacciandomi qui venti contrari, gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno. Così fossi io con lui morto quel giorno, prima che viver servo in tanto scorno.

62

Che piaceri amorosi e riso e gioco, che suole amar ciascun de la mia etade, le purpure e le gemme e l'aver loco inanzi agli altri ne la sua cittade, potuto hanno, per Dio, mai giovar poco all'uom che privo sia di libertade: e 'l non poter mai più di qui levarmi, servitù grave e intolerabil parmi.

63

Il vedermi lograr dei miglior anni il più bel fiore in sì vile opra e molle, tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni, ed ogni gusto di piacer mi tolle. La fama del mio sangue spiega i vanni per tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle; che forse buona parte anch'io n'avrei, s'esser potessi coi fratelli miei.

64

Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia, avendomi a sì vil servigio eletto; come chi ne l'armento il destrier caccia, il qual d'occhi o di piedi abbia difetto, o per altro accidente che dispiaccia, sia fatto all'arme e a miglior uso inetto: né sperando io, se non per morte, uscire di sì vil servitù, bramo morire. —

65

Guidon qui fine alle parole pose, e maledì quel giorno per isdegno, il qual dei cavallieri e de le spose gli diè vittoria in acquistar quel regno. Astolfo stette a udire, e si nascose tanto, che si fe' certo a più d'un segno, che, come detto avea, questo Guidone era figliol del suo parente Amone.

66

Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese, il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo, e con atto amorevole e cortese, non senza sparger lagrime, baciollo. — Caro parente mio, non più palese tua madre ti potea por segno al collo; ch'a farne fede che tu sei de' nostri, basta il valor che con la spada mostri. —

67

Guidon, ch'altrove avria fatto gran festa d'aver trovato un sì stretto parente, quivi l'accolse con la faccia mesta, perché fu di vedervilo dolente. Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta, né il termine è più là che 'l dì seguente; se fia libero Astolfo, ne more esso: sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso.

68

Gli duol che gli altri cavallieri ancora abbia, vincendo, a far sempre captivi; né più, quando esso in quel contrasto mora, potrà giovar che servitù lor schivi: che se d'un fango ben gli porta fuora, e poi s'inciampi come all'altro arrivi, avrà lui senza pro vinto Marfisa; ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.

69

Da l'altro canto avea l'acerba etade, la cortesia e il valor del giovinetto d'amore intenerito e di pietade tanto a Marfisa ed ai compagni il petto, che, con morte di lui lor libertade esser dovendo, avean quasi a dispetto: e se Marfisa non può far con manco ch'uccider lui, vuol essa morir anco.

70

Ella disse a Guidon: — Vientene insieme con noi, ch'a viva forza usciren quinci. — — Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme di mai più uscirne, o perdi meco o vinci. — Ella suggiunse: — Il mio cor mai non teme di non dar fine a cosa che cominci; né trovar so la più sicura strada di quella ove mi sia guida la spada.

71

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato, che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa. Quando la turba intorno allo steccato sarà domani in sul teatro ascesa, io vo' che l'uccidian per ogni lato, o vada in fuga o cerchi far difesa, e ch'agli lupi e agli avoltoi del loco lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. —

72

Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai pronto a seguitarti ed a morirti a canto, ma vivi rimaner non facciàn conto; bastar ne può di vendicarci alquanto: che spesso diecimila in piazza conto del popul feminile, ed altretanto resta a guardare e porto e rocca e mura, né alcuna via d'uscir trovo sicura. —

73

Disse Marfisa: — E molto più sieno elle degli uomini che Serse ebbe già intorno, e sieno più de l'anime ribelle ch'uscir del ciel con lor perpetuo scorno; se tu sei meco, o almen non sie con quelle, tutte le voglio uccidere in un giorno. — Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcuna ch'a valer n'abbia, se non val quest'una.

74

Ne può sola salvar, se ne succede, quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene. Fuor ch'alle donne, uscir non si concede, né metter piede in su le salse arene: e per questo commettermi alla fede d'una de le mie donne mi conviene, del cui perfetto amor fatta ho sovente più pruova ancor, ch'io non farò al presente.

75

Non men di me tormi costei disia di servitù, pur che ne venga meco, che così spera, senza compagnia de le rivali sue, ch'io viva seco. Ella nel porto o fuste o saettia farà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco, che i marinai vostri troveranno acconcia a navigar, come vi vanno.

76

Dietro a me tutti in un drappel ristretti, cavallieri, mercanti e galeotti, ch'ad albergarvi sotto a questi tetti meco, vostra merce, sète ridotti, avrete a farvi amplo sentier coi petti, se del nostro camin siamo interrotti: così spero, aiutandoci le spade, ch'io vi trarrò de la crudel cittade. —

77

— Tu fa come ti par (disse Marfisa), ch'io son per me d'uscir di qui sicura. Più facil fia che di mia mano uccisa la gente sia, che è dentro a queste mura, che mi veggi fuggire, o in altra guisa alcun possa notar ch'abbi paura. Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme; che per ogn'altro modo obbrobrio parme.

78

S'io ci fossi per donna conosciuta, so ch'avrei da le donne onore e pregio; e volentieri io ci sarei tenuta e tra le prime forse del collegio: ma con costoro essendoci venuta, non ci vo' d'essi aver più privilegio. Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassi libera, e gli altri in servitù lasciassi. —

79

Queste parole ed altre seguitando, mostrò Marfisa che 'l rispetto solo ch'avea al periglio de' compagni (quando potria loro il suo ardir tornare in duolo), la tenea che con alto e memorando segno d'ardir non assalia lo stuolo: e per questo a Guidon lascia la cura d'usar la via che più gli par sicura.

80

Guidon la notte con Aleria parla (così avea nome la più fida moglie), né bisogno gli fu molto pregarla, che la trovò disposta alle sue voglie. Ella tolse una nave e fece armarla, e v'arrecò le sue più ricche spoglie, fingendo di volere al nuovo albore con le compagne uscire in corso fuore.

81

Ella avea fatto nel palazzo inanti spade e lance arrecar, corazze e scudi, onde armar si potessero i mercanti e i galeotti ch'eran mezzo nudi. Altri dormiro, ed altri ster vegghianti, compartendo tra lor gli ozi e gli studi; spesso guardando, e pur con l' arme indosso, se l'oriente ancor si facea rosso.

82

Dal duro volto de la terra il sole non tollea ancora il velo oscuro ed atro; a pena avea la licaonia prole per li solchi del ciel volto l'aratro: quando il femineo stuol, che veder vuole il fin de la battaglia, empì il teatro, come ape del suo claustro empie la soglia, che mutar regno al nuovo tempo voglia.

83

Di trombe, di tambur, di suon de corni il popul risonar fa cielo e terra, così citando il suo signor, che torni a terminar la cominciata guerra. Aquilante e Grifon stavano adorni de le lor arme, e il duca d'Inghilterra, Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti gli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti.

84

Per scender dal palazzo al mare e al porto, la piazza traversar si convenia, né v'era altro camin lungo né corto: così Guidon disse alla compagnia. E poi che di ben far molto conforto lor diede, entrò senza rumore in via; e ne la piazza, dove il popul era, s'appresentò con più di cento in schiera.

85

Molto affrettando i suoi compagni, andava Guidone all'altra porta per uscire: ma la gran moltitudine che stava intorno armata, e sempre atta a ferire, pensò, come lo vide che menava seco quegli altri, che volea fuggire; e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse, e parte, onde s'uscia, venne ad opporse.

86

Guidone e gli altri cavallier gagliardi, e sopra tutti lor Marfisa forte, al menar de le man non furon tardi, e molto fer per isforzar le porte: ma tanta e tanta copia era dei dardi che, con ferite dei compagni e morte, pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno, ch'al fin temean d'averne danno e scorno.

87

D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto; che se non era, avean più da temere. Fu morto il destrier sotto a Sansonetto; quel di Marfisa v'ebbe a rimanere. Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspetto che mai mi possa il corno più valere? Io vo' veder, poi che non giova spada, s'io so col corno assicurar la strada. —

88

Come aiutar ne le fortune estreme sempre si suol, si pone il corno a bocca. Par che la terra e tutto 'l mondo trieme, quando l'orribil suon ne l'aria scocca. Sì nel cor de la gente il timor preme, che per disio di fuga si trabocca giù del teatro sbigottita e smorta, non che lasci la guardia de la porta.

89

Come talor si getta e si periglia e da finestra e da sublime loco l'esterrefatta subito famiglia, che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco, che mentre le tenea gravi le ciglia il pigro sonno, crebbe a poco a poco: così messa la vita in abandono, ognun fuggia lo spaventoso suono.

90

Di qua di là, di su di giù smarrita surge la turba, e di fuggir procaccia. Son più di mille a un tempo ad ogni uscita: cascano a monti, e l'una l'altra impaccia. In tanta calca perde altra la vita; da palchi e da finestre altra si schiaccia: più d'un braccio si rompe e d'una testa, di ch'altra morta, altra storpiata resta.

91

Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva, d'alta ruina misto e di fraccasso. Affretta, ovunque il suon del corno arriva, la turba spaventata in fuga il passo. Se udite dir che d'ardimento priva la vil plebe si mostri e di cor basso, non vi maravigliate, che natura è de la lepre aver sempre paura.

92

Ma che direte del già tanto fiero cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio? dei dua giovini figli d'Oliviero, che già tanto onoraro il lor lignaggio? Già centomila avean stimato un zero; e in fuga or se ne van senza coraggio, come conigli, o timidi colombi a cui vicino alto rumor rimbombi.

93

Così noceva ai suoi come agli strani la forza che nel corno era incantata. Sansonetto, Guidone e i duo germani fuggon dietro a Marfisa spaventata; né fuggendo ponno ir tanto lontani, che lor non sia l'orecchia anco intronata. Scorre Astolfo la terra in ogni lato, dando via sempre al corno maggior fiato.

94

Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte, e chi tra i boschi ad occultar si venne: alcuna, senza mai volger la fronte, fuggir per dieci dì non si ritenne: uscì in tal punto alcuna fuor del ponte, ch'in vita sua mai più non vi rivenne. Sgombraro in modo e piazze e templi e case, che quasi vota la città rimase.

95

Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratelli e Sansonetto, pallidi e tremanti, fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli fuggian i marinari e i mercatanti; ove Aleria trovar, che, fra i castelli, loro avea un legno apparecchiato inanti. Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse, diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.

96

Dentro e d'intorno il duca la cittade avea scorsa dai colli insino all'onde; fatto avea vote rimaner le strade: ognun lo fugge, ognun se gli nasconde. Molte trovate fur, che per viltade s'eran gittate in parti oscure e immonde; e molte, non sappiendo ove s'andare, messesi a nuoto ed affogate in mare.

97

Per trovare i compagni il duca viene, che si credea di riveder sul molo. Si volge intorno, e le deserte arene guarda per tutto, e non v'appare un solo. Leva più gli occhi, e in alto a vele piene da sé lontani andar li vede a volo: sì che gli convien fare altro disegno al suo camin, poi che partito è il legno.

98

Lasciamolo andar pur — né vi rincresca che tanta strada far debba soletto per terra d'infedeli e barbaresca, dove mai non si va senza sospetto: non è periglio alcuno, onde non esca con quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; — e dei compagni suoi pigliamo cura, ch'al mar fuggian tremando di paura.

99

A piena vela si cacciaron lunge da la crudele e sanguinosa spiaggia: e poi che di gran lunga non li giunge l'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia, insolita vergogna sì gli punge, che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia. L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassi tristo, senza parlar, con gli occhi bassi.

100

Passa il nocchiero, al suo viaggio intento, e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egea da sé vede fuggire isole cento col periglioso capo di Malea; e con propizio ed immutabil vento asconder vede la greca Morea; volta Sicilia, e per lo mar Tirreno costeggia de l'Italia il lito ameno:

101

e sopra Luna ultimamente sorse, dove lasciato avea la sua famiglia. Dio ringraziando che 'l pelago corse senza più danno, il noto lito piglia. Quindi un nochier trovar per Francia sciorse, il qual di venir seco li consiglia: e nel suo legno ancor quel dì montaro, ed a Marsilia in breve si trovaro.

102

Quivi non era Bradamante allora, ch'aver solea governo del paese; che se vi fosse, a far seco dimora gli avria sforzati con parlar cortese. Sceser nel lito, e la medesima ora dai quattro cavallier congedo prese Marfisa, e da la donna del Selvaggio; e pigliò alla ventura il suo viaggio,

103

dicendo che lodevole non era ch'andasser tanti cavallieri insieme: che gli storni e i colombi vanno in schiera, i daini e i cervi e ogn'animal che teme; ma l'audace falcon, l'aquila altiera, che ne l'aiuto altrui non metton speme orsi, tigri, leon, soli ne vanno; che di più forza alcun timor non hanno.

104

Nessun degli altri fu di quel pensiero; sì ch'a lei sola toccò a far partita. Per mezzo i boschi e per strano sentiero dunque ella se n'andò sola e romita. Grifone il bianco ed Aquilante il nero pigliar con gli altri duo la via più trita, e giunsero a un castello il dì seguente, dove albergati fur cortesemente.

105

Cortesemente dico in apparenza, ma tosto vi sentir contrario effetto; che 'l signor del castel, benivolenza fingendo e cortesia, lor dè ricetto: e poi la notte, che sicuri senza timor dormian, gli fe' pigliar nel letto; né prima li lasciò, che d'osservare una costuma ria li fe' giurare.

106

Ma vo' seguir la bellicosa donna, prima, Signor, che di costor più dica. Passò Druenza, il Rodano e la Sonna, e venne a piè d'una montagna aprica. Quivi lungo un torrente, in negra gonna vide venire una femina antica, che stanca e lassa era di lunga via, ma via più afflitta di malenconia.

107

Questa è la vecchia che solea servire ai malandrin nel cavernoso monte, là dove alta giustizia fe' venire e dar lor morte il paladino conte. La vecchia, che timore ha di morire per le cagion che poi vi saran conte, già molti dì va per via oscura e fosca, fuggendo ritrovar chi la conosca.

108

Quivi d'estrano cavallier sembianza l'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese; e perciò non fuggì, com'avea usanza fuggir dagli altri ch'eran del paese; anzi con sicurezza e con baldanza si fermò al guado, e di lontan l'attese: al guado del torrente, ove trovolla, la vecchia le uscì incontra e salutolla.

109

Poi la pregò che seco oltr'a quell'acque ne l'altra ripa in groppa la portasse. Marfisa che gentil fu da che nacque, di là dal fiumicel seco la trasse; e portarla anch'un pezzo non le spiacque, fin ch'a miglior camin la ritornasse, fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentiero si videro all'incontro un cavalliero.

110

Il cavallier su ben guernita sella, di lucide arme e di bei panni ornato, verso il fiume venìa da una donzella e da un solo scudiero accompagnato. La donna ch'avea seco era assai bella, ma d'altiero sembiante e poco grato, tutta d'orgoglio e di fastidio piena, del cavallier ben degna che la mena.

111

Pinabello, un de' conti maganzesi, era quel cavallier ch'ella avea seco; quel medesmo che dianzi a pochi mesi Bradamante gittò nel cavo speco. Quei sospir, quei singulti così accesi, quel pianto che lo fe' già quasi cieco, tutto fu per costei ch'or seco avea, che 'l negromante allor gli ritenea.

112

Ma poi che fu levato di sul colle l'incantato castel del vecchio Atlante, e che poté ciascuno ire ove volle, per opra e per virtù di Bradamante; costei, ch'agli disii facile e molle di Pinabel sempre era stata inante, si tornò a lui, ed in sua compagnia da un castello ad un altro or se ne gìa.

113

E sì come vezzosa era e mal usa, quando vide la vecchia di Marfisa, non si poté tenere a bocca chiusa di non la motteggiar con beffe e risa. Marfisa altiera, appresso a cui non s'usa sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa, rispose d'ira accesa alla donzella, che di lei quella vecchia era più bella;

114

e ch'al suo cavallier volea provallo, con patto di poi torre a lei la gonna e il palafren ch'avea, se da cavallo gittava il cavallier di ch'era donna. Pinabel che faria, tacendo, fallo, di risponder con l'arme non assonna: piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira, poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

115

Marfisa incontra una gran lancia afferra, e ne la vista a Pinabel l'arresta, e sì stordito lo riversa in terra, che tarda un'ora a rilevar la testa. Marfisa vincitrice de la guerra, fe' trarre a quella giovane la vesta, ed ogn'altro ornamento le fe' porre, e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:

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e di quel giovenile abito volse che si vestisse e se n'ornasse tutta; e fe' che 'l palafreno anco si tolse, che la giovane avea quivi condutta. Indi al preso camin con lei si volse, che quant'era più ornata, era più brutta. Tre giorni se n'andar per lunga strada, senza far cosa onde a parlar m'accada.

117

Il quarto giorno un cavallier trovaro, che venìa in fretta galoppando solo. Se di saper chi sia forse v'è caro, dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo, di virtù esempio e di bellezza raro, che se stesso rodea d'ira e di duolo di non aver potuto far vendetta d'un che gli avea gran cortesia interdetta.

118

Zerbino indarno per la selva corse dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio; ma sì a tempo colui seppe via torse, sì seppe nel fuggir prender vantaggio, sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse, ch'avea offuscato il matutino raggio, che di man di Zerbin si levò netto, fin che l'ira e il furor gli uscì del petto.

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Non poté, ancor che Zerbin fosse irato, tener, vedendo quella vecchia, il riso; che gli parea dal giovenile ornato troppo diverso il brutto antiquo viso; ed a Marfisa, che le venìa a lato, disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso, che damigella di tal sorte guidi, che non temi trovar chi te la invidi.

120