# Orlando Furioso

## Part 12

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Ben che di Ruggier fosse ogni desire di ritornare a Bradamante presto; pur, gustato il piacer ch'avea di gire cercando il mondo, non restò per questo, ch'alli Pollacchi, agli Ungari venire non volesse anco, alli Germani, e al resto di quella boreale orrida terra: e venne al fin ne l'ultima Inghilterra.

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Non crediate, Signor, che però stia per sì lungo camin sempre su l'ale: ogni sera all'albergo se ne gìa, schivando a suo poter d'alloggiar male. E spese giorni e mesi in questa via, sì di veder la terra e il mar gli cale. Or presso a Londra giunto una matina, sopra Tamigi il volator declina.

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Dove ne' prati alla città vicini vide adunati uomini d'arme e fanti, ch'a suon di trombe e a suon di tamburini venian, partiti a belle schiere, avanti il buon Rinaldo, onor de' paladini; del qual, se vi ricorda, io dissi inanti, che mandato da Carlo, era venuto in queste parti a ricercar aiuto.

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Giunse a punto Ruggier, che si facea la bella mostra fuor di quella terra; e per sapere il tutto, ne chiedea un cavallier, ma scese prima in terra: e quel, ch'affabil era, gli dicea che di Scozia e d'Irlanda e d'Inghilterra e de l'isole intorno eran le schiere che quivi alzate avean tante bandiere:

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e finita la mostra che faceano, alla marina se distenderanno, dove aspettati per solcar l'Oceano son dai navili che nel porto stanno. I Franceschi assediati si ricreano, sperando in questi che a salvar li vanno. — Ma acciò tu te n'informi pienamente, io ti distinguerò tutta la gente.

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Tu vedi ben quella bandiera grande, ch'insieme pon la fiordaligi e i pardi: quella il gran capitano all'aria spande, e quella han da seguir gli altri stendardi. Il suo nome, famoso in queste bande, è Leonetto, il fior de li gagliardi, di consiglio e d'ardire in guerra mastro, del re nipote, e duca di Lincastro.

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La prima, appresso il gonfalon reale, che 'l vento tremolar fa verso il monte, e tien nel campo verde tre bianche ale, porta Ricardo, di Varvecia conte. Del duca di Glocestra è quel segnale, c'ha duo corna di cervio e mezza fronte. Del duca di Chiarenza è quella face; quel arbore è del duca d'Eborace.

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Vedi in tre pezzi una spezzata lancia: gli è 'l gonfalon del duca di Nortfozia. La fulgure è del buon conte di Cancia; il grifone è del conte di Pembrozia. Il duca di Sufolcia ha la bilancia. Vedi quel giogo che due serpi assozia: è del conte d'Esenia, e la ghirlanda in campo azzurro ha quel di Norbelanda.

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Il conte d'Arindelia è quel c'ha messo in mar quella barchetta che s'affonda. Vedi il marchese di Barclei; e appresso di Marchia il conte e il conte di Ritmonda: il primo porta in bianco un monte fesso, l'altro la palma, il terzo un pin ne l'onda. Quel di Dorsezia è conte, e quel d'Antona, che l'uno ha il carro, e l'altro la corona.

81

Il falcon che sul nido i vanni inchina, porta Raimondo, il conte di Devonia. Il giallo e negro ha quel di Vigorina; il can quel d'Erbia un orso quel d'Osonia. La croce che là vedi cristallina, è del ricco prelato di Battonia. Vedi nel bigio una spezzata sedia: è del duca Ariman di Sormosedia.

82

Gli uomini d'arme e gli arcieri a cavallo di quarantaduomila numer fanno. Sono duo tanti, o di cento non fallo, quelli ch'a piè ne la battaglia vanno. Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo, e di nero e d'azzur listato un panno: Gofredo, Enrigo, Ermante ed Odoardo guidan pedoni, ognun col suo stendardo.

83

Duca di Bocchingamia è quel dinante; Enrigo ha la contea di Sarisberia; signoreggia Burgenia il vecchio Ermante; quello Odoardo è conte di Croisberia. Questi alloggiati più verso levante sono gl'Inglesi. Or volgeti all'Esperia, dove si veggion trentamila Scotti, da Zerbin, figlio del lor re, condotti.

84

Vedi tra duo unicorni il gran leone, che la spada d'argento ha ne la zampa: quell'è del re di Scozia il gonfalone; il suo figliol Zerbino ivi s'accampa. Non è un sì bello in tante altre persone: natura il fece, e poi roppe la stampa. Non è in cui tal virtù, tal grazia luca, o tal possanza: ed è di Roscia duca.

85

Porta in azzurro una dorata sbarra il conte d'Ottonlei ne lo stendardo. L'altra bandiera è del duca di Marra, che nel travaglio porta il leopardo. Di più colori e di più augei bizzarra mira l'insegna d'Alcabrun gagliardo, che non è duca, conte, né marchese, ma primo nel salvatico paese.

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Del duca di Trasfordia è quella insegna, dove è l'augel ch'al sol tien gli occhi franchi. Lurcanio conte, ch'in Angoscia regna, porta quel tauro, c'ha duo veltri ai fianchi. Vedi là il duca d'Albania, che segna il campo di colori azzurri e bianchi. Quel avoltor, ch'un drago verde lania, è l'insegna del conte di Boccania.

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Signoreggia Forbesse il forte Armano, che di bianco e di nero ha la bandiera; ed ha il conte d'Erelia a destra mano, che porta in campo verde una lumiera. Or guarda gl'Ibernesi appresso il piano: sono duo squadre; e il conte di Childera mena la prima, e il conte di Desmonda da fieri monti ha tratta la seconda.

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Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente; l'altro nel bianco una vermiglia banda. Non dà soccorso a Carlo solamente la terra inglese, e la Scozia e l'Irlanda; ma vien di Svezia e di Norvegia gente, da Tile, e fin da la remota Islanda: da ogni terra, insomma, che là giace, nimica naturalmente di pace.

89

Sedicimila sono, o poco manco, de le spelonche usciti e de le selve; hanno piloso il viso, il petto, il fianco, e dossi e braccia e gambe, come belve. Intorno allo stendardo tutto bianco par che quel pian di lor lance s'inselve: così Moratto il porta, il capo loro, per dipingerlo poi di sangue Moro. —

90

Mentre Ruggier di quella gente bella, che per soccorrer Francia si prepara, mira le varie insegne e ne favella, e dei signor britanni i nomi impara; uno ed un altro a lui, per mirar quella bestia sopra cui siede, unica o rara, maraviglioso corre e stupefatto; e tosto il cerchio intorno gli fu fatto.

91

Sì che per dare ancor più maraviglia, e per pigliarne il buon Ruggier più gioco, al volante corsier scuote la briglia, e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco: quel verso il ciel per l'aria il camin piglia, e lascia ognuno attonito in quel loco. Quindi Ruggier, poi che di banda in banda vide gl'Inglesi, andò verso l'Irlanda.

92

E vide Ibernia fabulosa, dove il santo vecchiarel fece la cava, in che tanta mercé par che si truove, che l'uom vi purga ogni sua colpa prava. Quindi poi sopra il mare il destrier muove là dove la minor Bretagna lava: e nel passar vide, mirando a basso, Angelica legata al nudo sasso.

93

Al nudo sasso, all'Isola del pianto; che l'Isola del pianto era nomata quella che da crudele e fiera tanto ed inumana gente era abitata, che (come io vi dicea sopra nel canto) per vari liti sparsa iva in armata tutte le belle donne depredando, per farne a un mostro poi cibo nefando.

94

Vi fu legata pur quella matina, dove venìa per trangugiarla viva quel smisurato mostro, orca marina, che di aborrevole esca si nutriva. Dissi di sopra, come fu rapina di quei che la trovaro in su la riva dormire al vecchio incantatore a canto, ch'ivi l'avea tirata per incanto.

95

La fiera gente inospitale e cruda alla bestia crudel nel lito espose la bellissima donna, così ignuda come Natura prima la compose. Un velo non ha pure, in che richiuda i bianchi gigli e le vermiglie rose, da non cader per luglio o per dicembre, di che son sparse le polite membre.

96

Creduto avria che fosse statua finta o d'alabastro o d'altri marmi illustri Ruggiero, e su lo scoglio così avinta per artificio di scultori industri; se non vedea la lacrima distinta tra fresche rose e candidi ligustri far rugiadose le crudette pome, e l'aura sventolar l'aurate chiome.

97

E come ne' begli occhi gli occhi affisse, de la sua Bradamante gli sovvenne. Pietade e amore a un tempo lo trafisse, e di piangere a pena si ritenne; e dolcemente alla donzella disse, poi che del suo destrier frenò le penne: — O donna, degna sol de la catena con chi i suoi servi Amor legati mena,

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e ben di questo e d'ogni male indegna, chi è quel crudel che con voler perverso d'importuno livor stringendo segna di queste belle man l'avorio terso? — Forza è ch'a quel parlare ella divegna quale è di grana un bianco avorio asperso, di sé vedendo quelle parti ignude, ch'ancor che belle sian, vergogna chiude.

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E coperto con man s'avrebbe il volto, se non eran legate al duro sasso; ma del pianto, ch'almen non l'era tolto, lo sparse, e si sforzò di tener basso. E dopo alcun' signozzi il parlar sciolto, incominciò con fioco suono e lasso: ma non seguì; che dentro il fe' restare il gran rumor che si sentì nel mare.

100

Ecco apparir lo smisurato mostro mezzo ascoso ne l'onda e mezzo sorto. Come sospinto suol da borea o d'ostro venir lungo navilio a pigliar porto, così ne viene al cibo che l'è mostro la bestia orrenda; e l'intervallo è corto. La donna è mezza morta di paura; né per conforto altrui si rassicura.

101

Tenea Ruggier la lancia non in resta, ma sopra mano, e percoteva l'orca. Altro non so che s'assimigli a questa, ch'una gran massa che s'aggiri e torca; né forma ha d'animal, se non la testa, c'ha gli occhi e i denti fuor, come di porca. Ruggier in fronte la ferìa tra gli occhi; ma par che un ferro o un duro sasso tocchi.

102

Poi che la prima botta poco vale, ritorna per far meglio la seconda. L'orca, che vede sotto le grandi ale l'ombra di qua e di là correr su l'onda, lascia la preda certa litorale, e quella vana segue furibonda: dietro quella si volve e si raggira. Ruggier giù cala, e spessi colpi tira.

103

Come d'alto venendo aquila suole, ch'errar fra l'erbe visto abbia la biscia, o che stia sopra un nudo sasso al sole, dove le spoglie d'oro abbella e liscia; non assalir da quel lato la vuole onde la velenosa e soffia e striscia, ma da tergo la adugna, e batte i vanni, acciò non se le volga e non la azzanni:

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così Ruggier con l'asta e con la spada, non dove era de' denti armato il muso, ma vuol che 'l colpo tra l'orecchie cada, or su le schene, or ne la coda giuso. Se la fera si volta, ei muta strada, ed a tempo giù cala, e poggia in suso: ma come sempre giunga in un diaspro, non può tagliar lo scoglio duro ed aspro.

105

Simil battaglia fa la mosca audace contra il mastin nel polveroso agosto, o nel mese dinanzi o nel seguace, l'uno di spiche e l'altro pien di mosto: negli occhi il punge e nel grifo mordace, volagli intorno e gli sta sempre accosto; e quel suonar fa spesso il dente asciutto: ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto.

106

Sì forte ella nel mar batte la coda, che fa vicino al ciel l'acqua inalzare; tal che non sa se l'ale in aria snoda, o pur se 'l suo destrier nuota nel mare. Gli è spesso che disia trovarsi a proda; che se lo sprazzo in tal modo ha a durare, teme sì l'ale inaffi all'ippogrifo, che brami invano avere o zucca o schifo.

107

Prese nuovo consiglio, e fu il migliore, di vincer con altre arme il mostro crudo: abbarbagliar lo vuol con lo splendore ch'era incantato nel coperto scudo. Vola nel lito; e per non fare errore, alla donna legata al sasso nudo lascia nel minor dito de la mano l'annel, che potea far l'incanto vano:

108

dico l'annel che Bradamante avea, per liberar Ruggier, tolto a Brunello, poi per trarlo di man d'Alcina rea, mandato in India per Melissa a quello. Melissa (come dianzi io vi dicea) in ben di molti adoperò l'annello; indi l'avea a Ruggier restituito, dal qual poi sempre fu portato in dito.

109

Lo dà ad Angelica ora, perché teme che del suo scudo il fulgurar non viete, e perché a lei ne sien difesi insieme gli occhi che già l'avean preso alla rete. Or viene al lito e sotto il ventre preme ben mezzo il mar la smisurata cete. Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo; e par ch'aggiunga un altro sole al cielo.

110

Ferì negli occhi l'incantato lume di quella fera, e fece al modo usato. Quale o trota o scaglion va giù pel fiume c'ha con calcina il montanar turbato, tal si vedea ne le marine schiume il mostro orribilmente riversciato. Di qua di là Ruggier percuote assai, ma di ferirlo via non truova mai.

111

La bella donna tuttavolta priega ch'invan la dura squama oltre non pesti. — Torna, per Dio, signor: prima mi slega (dicea piangendo), che l'orca si desti: portami teco e in mezzo il mar mi anniega: non far ch'in ventre al brutto pesce io resti. — Ruggier, commosso dunque al giusto grido, slegò la donna, e la levò dal lido.

112

Il destrier punto, ponta i piè all'arena e sbalza in aria, e per lo ciel galoppa; e porta il cavalliero in su la schena, e la donzella dietro in su la groppa. Così privò la fera de la cena per lei soave e delicata troppa. Ruggier si va volgendo, e mille baci figge nel petto e negli occhi vivaci.

113

Non più tenne la via, come propose prima, di circundar tutta la Spagna; ma nel propinquo lito il destrier pose, dove entra in mar più la minor Bretagna. Sul lito un bosco era di querce ombrose, dove ognor par che Filomena piagna; ch'in mezzo avea un pratel con una fonte, e quinci e quindi un solitario monte.

114

Quivi il bramoso cavallier ritenne l'audace corso, e nel pratel discese; e fe' raccorre al suo destrier le penne, ma non a tal che più le avea distese. Del destrier sceso, a pena si ritenne di salir altri; ma tennel l'arnese: l'arnese il tenne, che bisognò trarre, e contra il suo disir messe le sbarre.

115

Frettoloso, or da questo or da quel canto confusamente l'arme si levava. Non gli parve altra volta mai star tanto; che s'un laccio sciogliea, dui n'annodava. Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto, e forse ch'anco l'ascoltar vi grava: sì ch'io differirò l'istoria mia in altro tempo che più grata sia.

CANTO UNDICESIMO

1

Quantunque debil freno a mezzo il corso animoso destrier spesso raccolga, raro è però che di ragione il morso libidinosa furia a dietro volga, quando il piacere ha in pronto; a guisa d'orso che dal mel non sì tosto si distolga, poi che gli n'è venuto odore al naso, o qualche stilla ne gustò sul vaso.

2

Qual ragion fia che 'l buon Ruggier raffrene, sì che non voglia ora pigliar diletto d'Angelica gentil che nuda tiene nel solitario e commodo boschetto? Di Bradamante più non gli soviene, che tanto aver solea fissa nel petto: e se gli ne sovien pur come prima, pazzo è se questa ancor non prezza e stima;

3

con la qual non saria stato quel crudo Zenocrate di lui più continente. Gittato avea Ruggier l'asta e lo scudo, e si traea l'altre arme impaziente; quando abbassando pel bel corpo ignudo la donna gli occhi vergognosamente, si vide in dito il prezioso annello che già le tolse ad Albracca Brunello.

4

Questo è l'annel ch'ella portò già in Francia la prima volta che fe' quel camino col fratel suo, che v'arrecò la lancia, la qual fu poi d'Astolfo paladino. Con questo fe' gl'incanti uscire in ciancia di Malagigi al petron di Merlino; con questo Orlando ed altri una matina tolse di servitù di Dragontina;

5

con questo uscì invisibil de la torre dove l'avea richiusa un vecchio rio. A che voglio io tutte sue prove accorre, se le sapete voi così come io? Brunel sin nel giron lel venne a torre; ch'Agramante d'averlo ebbe disio. Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno ebbe costei, fin che le tolse il regno.

6

Or che sel vede, come ho detto, in mano, sì di stupore e d'allegrezza è piena, che quasi dubbia di sognarsi invano, agli occhi, alla man sua dà fede a pena. Del dito se lo leva, e a mano a mano sel chiude in bocca: e in men che non balena, così dagli occhi di Ruggier si cela, come fa il sol quando la nube il vela.

7

Ruggier pur d'ogn'intorno riguardava, e s'aggirava a cerco come un matto; ma poi che de l'annel si ricordava, scornato vi rimase e stupefatto: e la sua inavvertenza bestemiava, e la donna accusava di quello atto ingrato e discortese, che renduto in ricompensa gli era del suo aiuto.

8

— Ingrata damigella, è questo quello guiderdone (dicea), che tu mi rendi? che più tosto involar vogli l'annello, ch'averlo in don? Perché da me nol prendi? Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello e me ti dono, e come vuoi mi spendi; sol che 'l bel viso tuo non mi nascondi. Io so, crudel, che m'odi, e non rispondi. —

9

Così dicendo, intorno alla fontana brancolando n'andava come cieco. Oh quante volte abbracciò l'aria vana, sperando la donzella abbracciar seco! Quella, che s'era già fatta lontana, mai non cessò d'andar, che giunse a un speco che sotto un monte era capace e grande, dove al bisogno suo trovò vivande.

10

Quivi un vecchio pastor, che di cavalle un grande armento avea, facea soggiorno. Le iumente pascean giù per la valle le tenere erbe ai freschi rivi intorno. Di qua di là da l'antro erano stalle, dove fuggìano il sol del mezzo giorno. Angelica quel dì lunga dimora là dentro fece, e non fu vista ancora.

11

E circa il vespro, poi che rifrescossi, e le fu aviso esser posata assai, in certi drappi rozzi aviluppossi, dissimil troppo ai portamenti gai, che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi ebbe, e di quante fogge furon mai. Non le può tor però tanto umil gonna, che bella non rassembri e nobil donna.

12

Taccia chi loda Fillide, o Neera, o Amarilli, o Galatea fugace; che d'esse alcuna sì bella non era, Titiro e Melibeo, con vostra pace. La bella donna tra' fuor de la schiera de le iumente una che più le piace. Allora allora se le fece inante un pensier di tornarsene in Levante.

13

Ruggiero intanto, poi ch'ebbe gran pezzo indarno atteso s'ella si scopriva, e che s'avide del suo error da sezzo, che non era vicina e non l'udiva; dove lasciato avea il cavallo, avezzo in cielo e in terra, a rimontar veniva: e ritrovò che s'avea tratto il morso, e salia in aria a più libero corso.

14

Fu grave e mala aggiunta all'altro danno vedersi anco restar senza l'augello. Questo, non men che 'l feminile inganno, gli preme al cor; ma più che questo e quello, gli preme e fa sentir noioso affanno l'aver perduto il prezioso annello; per le virtù non tanto ch'in lui sono, quanto che fu de la sua donna dono.

15

Oltremodo dolente si ripose indosso l'arme, e lo scudo alle spalle; dal mar slungossi, e per le piaggie erbose prese il camin verso una larga valle, dove per mezzo all'alte selve ombrose vide il più largo e 'l più segnato calle. Non molto va, ch'a destra, ove più folta è quella selva, un gran strepito ascolta.

16

Strepito ascolta e spaventevol suono d'arme percosse insieme; onde s'affretta tra pianta e pianta, e trova dui, che sono a gran battaglia in poca piazza e stretta. Non s'hanno alcun riguardo né perdono, per far, non so di che, dura vendetta. L'uno è gigante, alla sembianza fiero; ardito l'altro e franco cavalliero.

17

E questo con lo scudo e con la spada, di qua di là saltando, si difende, perché la mazza sopra non gli cada, con che il gigante a due man sempre offende. Giace morto il cavallo in su la strada. Ruggier si ferma, e alla battaglia attende; e tosto inchina l'animo, e disia che vincitore il cavallier ne sia.

18

Non che per questo gli dia alcun aiuto; ma si tira da parte, e sta a vedere. Ecco col baston grave il più membruto sopra l'elmo a due man del minor fere. De la percossa è il cavallier caduto: l'altro, che 'l vide attonito giacere, per dargli morte l'elmo gli dislaccia; e fa sì che Ruggier lo vede in faccia.

19

Vede Ruggier de la sua dolce e bella e carissima donna Bradamante scoperto il viso; e lei vede esser quella a cui dar morte vuol l'empio gigante: sì che a battaglia subito l'appella, e con la spada nuda si fa inante: ma quel, che nuova pugna non attende, la donna tramortita in braccio prende;

20

e se l'arreca in spalla, e via la porta, come lupo talor piccolo agnello, o l'aquila portar ne l'ugna torta suole o colombo o simile altro augello. Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa, e vien correndo a più poter; ma quello con tanta fretta i lunghi passi mena, che con gli occhi Ruggier lo segue a pena.

21

Così correndo l'uno, e seguitando l'altro, per un sentiero ombroso e fosco, che sempre si venìa più dilatando, in un gran prato uscir fuor di quel bosco. Non più di questo; ch'io ritorno a Orlando, che 'l fulgur che portò già il re Cimosco, avea gittato in mar nel maggior fondo, acciò mai più non si trovasse al mondo.

22

Ma poco ci giovò: che 'l nimico empio de l'umana natura, il qual del telo fu l'inventor, ch'ebbe da quel l'esempio, ch'apre le nubi e in terra vien dal cielo; con quasi non minor di quello scempio che ci diè quando Eva ingannò col melo, lo fece ritrovar da un negromante, al tempo de' nostri avi, o poco inante.

23

La machina infernal, di più di cento passi d'acqua ove stè ascosa molt'anni, al sommo tratta per incantamento, prima portata fu tra gli Alamanni; li quali uno ed un altro esperimento facendone, e il demonio a' nostri danni assuttigliando lor via più la mente, ne ritrovaro l'uso finalmente.

24

Italia e Francia e tutte l'altre bande del mondo han poi la crudele arte appresa. Alcuno il bronzo in cave forme spande, che liquefatto ha la fornace accesa; bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande il vaso forma, che più e meno pesa: e qual bombarda e qual nomina scoppio, qual semplice cannon, qual cannon doppio;

25

qual sagra, qual falcon, qual colubrina sento nomar, come al suo autor più agrada; che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina, e ovunque passa si fa dar la strada. Rendi, miser soldato, alla fucina per tutte l'arme c'hai, fin alla spada; e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi; che senza, io so, non toccherai stipendi.

26

Come trovasti, o scelerata e brutta invenzion, mai loco in uman core? Per te la militar gloria è distrutta, per te il mestier de l'arme è senza onore; per te è il valore e la virtù ridutta, che spesso par del buono il rio migliore: non più la gagliardia, non più l'ardire per te può in campo al paragon venire.

27

Per te son giti ed anderan sotterra tanti signori e cavallieri tanti, prima che sia finita questa guerra, che 'l mondo, ma più Italia ha messo in pianti; che s'io v'ho detto, il detto mio non erra, che ben fu il più crudele e il più di quanti mai furo al mondo ingegni empi e maligni, ch'imaginò sì abominosi ordigni.

28

E crederò che Dio, perché vendetta ne sia in eterno, nel profondo chiuda del cieco abisso quella maladetta anima, appresso al maladetto Giuda. Ma seguitiamo il cavallier ch'in fretta brama trovarsi all'isola d'Ebuda, dove le belle donne e delicate son per vivanda a un marin mostro date.

29

Ma quanto avea più fretta il paladino, tanto parea che men l'avesse il vento. Spiri o dal lato destro o dal mancino, o ne le poppe, sempre è così lento, che si può far con lui poco camino; e rimanea talvolta in tutto spento: soffia talor sì averso, che gli è forza o di tornare, o d'ir girando all'orza.

30

Fu volontà di Dio che non venisse prima che 'l re d'Ibernia in quella parte, acciò con più facilità seguisse quel ch'udir vi farò fra poche carte. Sopra l'isola sorti, Orlando disse al suo nochiero: — Or qui potrai fermarte, e 'l battel darmi; che portar mi voglio senz'altra compagnia sopra lo scoglio.

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