Part 11
Tanto desire il paladino preme di saper se la donna ivi si truova, ch'ama assai più che tutto il mondo insieme, né un'ora senza lei viver gli giova; che s'in Ibernia mette il piede, teme di non dar tempo a qualche cosa nuova, sì ch'abbia poi da dir invano: — Ahi lasso! ch'al venir mio non affrettai più il passo. —
93
Né scala in Inghelterra né in Irlanda mai lasciò far, né sul contrario lito. Ma lasciamolo andar dove lo manda il nudo arcier che l'ha nel cor ferito. Prima che più io ne parli, io vo' in Olanda tornare, e voi meco a tornarvi invito; che, come a me, so spiacerebbe a voi, che quelle nozze fosson senza noi.
94
Le nozze belle e sontuose fanno; ma non sì sontuose né sì belle, come in Selandia dicon che faranno. Pur non disegno che vegnate a quelle; perché nuovi accidenti a nascere hanno per disturbarle, de' quai le novelle all'altro canto vi farò sentire, s'all'altro canto mi verrete a udire.
CANTO DECIMO
1
Fra quanti amor, fra quante fede al mondo mai si trovar, fra quanti cor constanti, fra quante, o per dolente o per iocondo stato, fer prove mai famosi amanti; più tosto il primo loco ch'il secondo darò ad Olimpia: e se pur non va inanti, ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi maggior de l'amor suo non si ritruovi;
2
e che con tante e con sì chiare note di questo ha fatto il suo Bireno certo, che donna più far certo uomo non puote, quando anco il petto e 'l cor mostrasse aperto. E s'anime sì fide e sì devote d'un reciproco amor denno aver merto, dico ch'Olimpia è degna che non meno, anzi più che sé ancor, l'ami Bireno:
3
e che non pur l'abandoni mai per altra donna, se ben fosse quella ch'Europa ed Asia messe in tanti guai, o s'altra ha maggior titolo di bella; ma più tosto che lei, lasci coi rai del sol l'udita e il gusto e la favella e la vita e la fama, e s'altra cosa dire o pensar si può più preciosa.
4
Se Bireno amò lei come ella amato Bireno avea, se fu sì a lei fedele come ella a lui, se mai non ha voltato ad altra via, che a seguir lei, le vele; o pur s'a tanta servitù fu ingrato, a tanta fede e a tanto amor crudele, io vi vo' dire, e far di maraviglia stringer le labra ed inarcar le ciglia.
5
E poi che nota l'impietà vi fia, che di tanta bontà fu a lei mercede, donne, alcuna di voi mai più non sia, ch'a parole d'amante abbia a dar fede. L'amante, per aver quel che desia, senza guardar che Dio tutto ode e vede, aviluppa promesse e giuramenti, che tutti spargon poi per l'aria i venti.
6
I giuramenti e le promesse vanno dai venti in aria disipate e sparse, tosto che tratta questi amanti s'hanno l'avida sete che gli accese ed arse. Siate a' prieghi ed a' pianti che vi fanno, per questo esempio, a credere più scarse. Bene è felice quel, donne mie care, ch'essere accorto all'altrui spese impare.
7
Guardatevi da questi che sul fiore de' lor begli anni il viso han sì polito; che presto nasce in loro e presto muore, quasi un foco di paglia, ogni appetito. Come segue la lepre il cacciatore al freddo, al caldo, alla montagna, al lito, né più l'estima poi che presa vede; e sol dietro a chi fugge affretta il piede:
8
così fan questi gioveni, che tanto che vi mostrate lor dure e proterve, v'amano e riveriscono con quanto studio de' far chi fedelmente serve; ma non sì tosto si potran dar vanto de la vittoria, che, di donne, serve vi dorrete esser fatte; e da voi tolto vedrete il falso amore, e altrove volto.
9
Non vi vieto per questo (ch'avrei torto) che vi lasciate amar; che senza amante sareste come inculta vite in orto, che non ha palo ove s'appoggi o piante. Sol la prima lanugine vi esorto tutta a fuggir, volubile e incostante, e corre i frutti non acerbi e duri, ma che non sien però troppo maturi.
10
Di sopra io vi dicea ch'una figliuola del re di Frisa quivi hanno trovata, che fia, per quanto n'han mosso parola, da Bireno al fratel per moglie data. Ma, a dire il vero, esso v'avea la gola; che vivanda era troppo delicata: e riputato avria cortesia sciocca, per darla altrui, levarsela di bocca.
11
La damigella non passava ancora quattordici anni, ed era bella e fresca, come rosa che spunti alora alora fuor de la buccia e col sol nuovo cresca. Non pur di lei Bireno s'innamora, ma fuoco mai così non accese esca, né se lo pongan l'invide e nimiche mani talor ne le mature spiche;
12
come egli se n'accese immantinente, come egli n'arse fin ne le medolle, che sopra il padre morto lei dolente vide di pianto il bel viso far molle. E come suol, se l'acqua fredda sente, quella restar che prima al fuoco bolle; così l'ardor ch'accese Olimpia, vinto dal nuovo successore, in lui fu estinto.
13
Non pur sazio di lei, ma fastidito n'è già così, che può vederla a pena; e sì de l'altra acceso ha l'appetito, che ne morrà se troppo in lungo il mena: pur fin che giunga il dì c'ha statuito a dar fine al disio, tanto l'affrena, che par ch'adori Olimpia, non che l'ami, e quel che piace a lei, sol voglia e brami.
14
E se accarezza l'altra (che non puote far che non l'accarezzi più del dritto), non è chi questo in mala parte note; anzi a pietade, anzi a bontà gli è ascritto: che rilevare un che Fortuna ruote talora al fondo, e consolar l'afflitto, mai non fu biasmo, ma gloria sovente; tanto più una fanciulla, una innocente.
15
Oh sommo Dio, come i giudìci umani spesso offuscati son da un nembo oscuro! i modi di Bireno empi e profani, pietosi e santi riputati furo. I marinari, già messo le mani ai remi, e sciolti dal lito sicuro, portavan lieti pei salati stagni verso Selandia il duca e i suoi compagni.
16
Già dietro rimasi erano e perduti tutti di vista i termini d'Olanda (che per non toccar Frisa, più tenuti s'eran vêr Scozia alla sinistra banda), quando da un vento fur sopravenuti, ch'errando in alto mar tre dì li manda. Sursero il terzo, già presso alla sera, dove inculta e deserta un'isola era.
17
Tratti che si fur dentro un picciol seno, Olimpia venne in terra; e con diletto in compagnia de l'infedel Bireno cenò contenta e fuor d'ogni sospetto: indi con lui, là dove in loco ameno teso era un padiglione, entrò nel letto. Tutti gli altri compagni ritornaro, e sopra i legni lor si riposaro.
18
Il travaglio del mare e la paura che tenuta alcun dì l'aveano desta, il ritrovarsi al lito ora sicura, lontana da rumor ne la foresta, e che nessun pensier, nessuna cura, poi che 'l suo amante ha seco, la molesta; fur cagion ch'ebbe Olimpia sì gran sonno, che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno.
19
Il falso amante che i pensati inganni veggiar facean, come dormir lei sente, pian piano esce del letto, e de' suoi panni fatto un fastel, non si veste altrimente; e lascia il padiglione; e come i vanni nati gli sian, rivola alla sua gente, e li risveglia; e senza udirsi un grido, fa entrar ne l'alto e abandonare il lido.
20
Rimase a dietro il lido e la meschina Olimpia, che dormì senza destarse, fin che l'Aurora la gelata brina da le dorate ruote in terra sparse, e s'udir le Alcione alla marina de l'antico infortunio lamentarse. Né desta né dormendo, ella la mano per Bireno abbracciar stese, ma invano.
21
Nessuno truova: a sé la man ritira: di nuovo tenta, e pur nessuno truova. Di qua l'un braccio, e di là l'altro gira, or l'una or l'altra gamba; e nulla giova. Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira: non vede alcuno. Or già non scalda e cova più le vedove piume, ma si getta del letto e fuor del padiglione in fretta:
22
e corre al mar, graffiandosi le gote, presaga e certa ormai di sua fortuna. Si straccia i crini, e il petto si percuote, e va guardando (che splendea la luna) se veder cosa, fuor che 'l lito, puote; né fuor che 'l lito, vede cosa alcuna. Bireno chiama: e al nome di Bireno rispondean gli Antri che pietà n'avieno.
23
Quivi surgea nel lito estremo un sasso, ch'aveano l'onde, col picchiar frequente, cavo e ridutto a guisa d'arco al basso; e stava sopra il mar curvo e pendente. Olimpia in cima vi salì a gran passo (così la facea l'animo possente), e di lontano le gonfiate vele vide fuggir del suo signor crudele:
24
vide lontano, o le parve vedere; che l'aria chiara ancor non era molto. Tutta tremante si lasciò cadere, più bianca e più che nieve fredda in volto; ma poi che di levarsi ebbe potere, al camin de le navi il grido volto, chiamò, quanto potea chiamar più forte, più volte il nome del crudel consorte:
25
e dove non potea la debil voce, supliva il pianto e 'l batter' palma a palma. — Dove fuggi, crudel, così veloce? Non ha il tuo legno la debita salma. Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce che porti il corpo, poi che porta l'alma. — E con le braccia e con le vesti segno fa tuttavia, perché ritorni il legno.
26
Ma i venti che portavano le vele per l'alto mar di quel giovene infido, portavano anco i prieghi e le querele de l'infelice Olimpia, e 'l pianto e 'l grido; la qual tre volte, a se stessa crudele, per affogarsi si spiccò dal lido: pur al fin si levò da mirar l'acque, e ritornò dove la notte giacque.
27
E con la faccia in giù stesa sul letto, bagnandolo di pianto, dicea lui: — Iersera desti insieme a dui ricetto; perché insieme al levar non siamo dui? O perfido Bireno, o maladetto giorno ch'al mondo generata fui! Che debbo far? che poss'io far qui sola? chi mi dà aiuto? ohimè, chi mi consola?
28
Uomo non veggio qui, non ci veggio opra donde io possa stimar ch'uomo qui sia; nave non veggio, a cui salendo sopra, speri allo scampo mio ritrovar via. Di disagio morrò; né chi mi cuopra gli occhi sarà, né chi sepolcro dia, se forse in ventre lor non me lo dànno i lupi, ohimè, ch'in queste selve stanno.
29
Io sto in sospetto, e già di veder parmi di questi boschi orsi o leoni uscire, o tigri o fiere tal, che natura armi d'aguzzi denti e d'ugne da ferire. Ma quai fere crudel potriano farmi, fera crudel, peggio di te morire? darmi una morte, so, lor parrà assai; e tu di mille, ohimè, morir mi fai.
30
Ma presupongo ancor ch'or ora arrivi nochier che per pietà di qui mi porti; e così lupi, orsi, leoni schivi, strazi, disagi ed altre orribil morti: mi porterà forse in Olanda, s'ivi per te si guardan le fortezze e i porti? mi porterà alla terra ove son nata, se tu con fraude già me l'hai levata?
31
Tu m'hai lo stato mio, sotto pretesto di parentado e d'amicizia, tolto. Ben fosti a porvi le tue genti presto, per avere il dominio a te rivolto. Tornerò in Fiandra? ove ho venduto il resto di che io vivea, ben che non fossi molto, per sovenirti e di prigione trarte. Mischina! dove andrò? non so in qual parte.
32
Debbo forse ire in Frisa, ove io potei, e per te non vi volsi esser regina? il che del padre e dei fratelli miei e d'ogn'altro mio ben fu la ruina. Quel c'ho fatto per te, non ti vorrei, ingrato, improverar, né disciplina dartene; che non men di me lo sai: or ecco il guiderdon che me ne dai.
33
Deh, pur che da color che vanno in corso io non sia presa, e poi venduta schiava! Prima che questo, il lupo, il leon, l'orso venga, e la tigre e ogn'altra fera brava, di cui l'ugna mi stracci, e franga il morso; e morta mi strascini alla sua cava. — Così dicendo, le mani si caccia ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia.
34
Corre di nuovo in su l'estrema sabbia, e ruota il capo e sparge all'aria il crine; e sembra forsennata, e ch'adosso abbia non un demonio sol, ma le decine; o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia, vistosi morto Polidoro al fine. Or si ferma s'un sasso, e guarda il mare; né men d'un vero sasso, un sasso pare.
35
Ma lasciànla doler fin ch'io ritorno, per voler di Ruggier dirvi pur anco, che nel più intenso ardor del mezzo giorno cavalca il lito, affaticato e stanco. Percuote il sol nel colle e fa ritorno: di sotto bolle il sabbion trito e bianco. Mancava all'arme ch'avea indosso, poco ad esser, come già, tutte di fuoco.
36
Mentre la sete, e de l'andar fatica per l'alta sabbia e la solinga via gli facean, lungo quella spiaggia aprica, noiosa e dispiacevol compagnia; trovò ch'all'ombra d'una torre antica che fuor de l'onde appresso il lito uscia, de la corte d'Alcina eran tre donne, che le conobbe ai gesti ed alle gonne.
37
Corcate su tapeti allessandrini godeansi il fresco rezzo in gran diletto, fra molti vasi di diversi vini e d'ogni buona sorte di confetto. Presso alla spiaggia, coi flutti marini scherzando, le aspettava un lor legnetto fin che la vela empiesse agevol òra; ch'un fiato pur non ne spirava allora.
38
Queste, ch'andar per la non ferma sabbia vider Ruggier al suo viaggio dritto, che sculta avea la sete in su le labbia, tutto pien di sudore il viso afflitto, gli cominciaro a dir che sì non abbia il cor voluntaroso al camin fitto, ch'alla fresca e dolce ombra non si pieghi, e ristorar lo stanco corpo nieghi.
39
E di lor una s'accostò al cavallo per la staffa tener, che ne scendesse; l'altra con una coppa di cristallo di vin spumante, più sete gli messe: ma Ruggiero a quel suon non entrò in ballo; perché d'ogni tardar che fatto avesse, tempo di giunger dato avria ad Alcina, che venìa dietro ed era omai vicina.
40
Non così fin salnitro e zolfo puro, tocco dal fuoco, subito s'avampa; né così freme il mar quando l'oscuro turbo discende e in mezzo se gli accampa: come, vedendo che Ruggier sicuro al suo dritto camin l'arena stampa, e che le sprezza (e pur si tenean belle), d'ira arse e di furor la terza d'elle.
41
— Tu non sei né gentil né cavalliero (dice gridando quanto può più forte), ed hai rubate l'arme; e quel destriero non saria tuo per veruna altra sorte: e così, come ben m'appongo al vero, ti vedessi punir di degna morte; che fossi fatto in quarti, arso o impiccato, brutto ladron, villan, superbo, ingrato. —
42
Oltr'a queste e molt'altre ingiuriose parole che gli usò la donna altiera, ancor che mai Ruggier non le rispose, che di sì vil tenzon poco onor spera; con le sorelle tosto ella si pose sul legno in mar, che al lor servigio v'era: ed affrettando i remi, lo seguiva, vedendol tuttavia dietro alla riva.
43
Minaccia sempre, maledice e incarca; che l'onte sa trovar per ogni punto. Intanto a quello stretto, onde si varca alla fata più bella, è Ruggier giunto; dove un vecchio nochiero una sua barca scioglier da l'altra ripa vede, a punto come, avisato e già provisto, quivi si stia aspettando che Ruggiero arrivi.
44
Scioglie il nochier, come venir lo vede, di trasportarlo a miglior ripa lieto; che, se la faccia può del cor dar fede, tutto benigno e tutto era discreto. Pose Ruggier sopra il navilio il piede, Dio ringraziando; e per lo mar quieto ragionando venìa col galeotto, saggio e di lunga esperienza dotto.
45
Quel lodava Ruggier, che sì se avesse saputo a tempo tor da Alcina, e inanti che 'l calice incantato ella gli desse, ch'avea al fin dato a tutti gli altri amanti; e poi, che a Logistilla si traesse, dove veder potria costumi santi, bellezza eterna ed infinita grazia che 'l cor notrisce e pasce, e mai non sazia.
46
— Costei (dicea) stupore e riverenza induce all'alma, ove si scuopre prima. Contempla meglio poi l'alta presenza: ogn'altro ben ti par di poca stima. Il suo amore ha dagli altri differenza: speme o timor negli altri il cor ti lima; in questo il desiderio più non chiede, e contento riman come la vede.
47
Ella t'insegnerà studi più grati, che suoni, danze, odori, bagni e cibi: ma come i pensier tuoi meglio formati poggin più ad alto, che per l'aria i nibi, e come de la gloria de' beati nel mortal corpo parte si delibi. — Così parlando il marinar veniva, lontano ancora alla sicura riva;
48
quando vide scoprire alla marina molti navili, e tutti alla sua volta. Con quei ne vien l'ingiuriata Alcina; e molta di sua gente have raccolta per por lo stato a se stessa in ruina, o racquistar la cara cosa tolta. E bene è amor di ciò cagion non lieve, ma l'ingiuria non men che ne riceve.
49
Ella non ebbe sdegno, da che nacque, di questo il maggior mai, ch'ora la rode; onde fa i remi sì affrettar per l'acque, che la spuma ne sparge ambe le prode. Al gran rumor né mar né ripa tacque, ed Ecco risonar per tutto s'ode. — Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna; se non, sei morto, o preso con vergogna. —
50
Così disse il nocchier di Logistilla: ed oltre il detto, egli medesmo prese la tasca e da lo scudo dipartilla, e fe' il lume di quel chiaro e palese. L'incantato splendor che ne sfavilla, gli occhi degli aversari così offese, che li fe' restar ciechi allora allora, e cader chi da poppa e chi da prora.
51
Un ch'era alla veletta in su la rocca, de l'armata d'Alcina si fu accorto; e la campana martellando tocca, onde il soccorso vien subito al porto. L'artegliaria, come tempesta, fiocca contra chi vuole al buon Ruggier far torto: sì che gli venne d'ogni parte aita, tal che salvò la libertà e la vita.
52
Giunte son quattro donne in su la spiaggia, che subito ha mandate Logistilla: la valorosa Andronica e la saggia Fronesia e l'onestissima Dicilla e Sofrosina casta, che, come aggia quivi a far più che l'altre, arde e sfavilla. L'esercito ch'al mondo è senza pare, del castello esce, e si distende al mare.
53
Sotto il castel ne la tranquilla foce di molti e grossi legni era una armata, ad un botto di squilla, ad una voce giorno e notte a battaglia apparecchiata. E così fu la pugna aspra ed atroce, e per acqua e per terra, incominciata; per cui fu il regno sottosopra volto, ch'avea già Alcina alla sorella tolto.
54
Oh di quante battaglie il fin successe diverso a quel che si credette inante! Non sol ch'Alcina alor non riavesse, come stimossi, il fugitivo amante; ma dele navi che pur dianzi spesse fur sì, ch'a pena il mar ne capia tante, fuor de la fiamma che tutt'altre avampa, con un legnetto sol misera scampa.
55
Fuggesi Alcina, e sua misera gente arsa e presa riman, rotta e sommersa. D'aver Ruggier perduto, ella si sente via più doler che d'altra cosa aversa: notte e dì per lui geme amaramente, e lacrime per lui dagli occhi versa; e per dar fine a tanto aspro martire, spesso si duol di non poter morire.
56
Morir non puote alcuna fata mai, fin che 'l sol gira, o il ciel non muta stilo. Se ciò non fosse, era il dolore assai per muover Cloto ad inasparle il filo; o, qual Didon, finia col ferro i guai; o la regina splendida del Nilo avria imitata con mortifer sonno: ma le fate morir sempre non ponno.
57
Torniamo a quel di eterna gloria degno Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena. Dico di lui, che poi che fuor del legno si fu condutto in più sicura arena, Dio ringraziando che tutto il disegno gli era successo, al mar voltò la schiena; ed affrettando per l'asciutto il piede, alla rocca ne va che quivi siede.
58
Né la più forte ancor né la più bella mai vide occhio mortal prima né dopo. Son di più prezzo le mura di quella, che se diamante fossino o piropo. Di tai gemme qua giù non si favella: ed a chi vuol notizia averne, è d'uopo che vada quivi; che non credo altrove, se non forse su in ciel, se ne ritruove.
59
Quel che più fa che lor si inchina e cede ogn'altra gemma, è che, mirando in esse, l'uom sin in mezzo all'anima si vede; vede suoi vizi e sue virtudi espresse, sì che a lusinghe poi di sé non crede, né a chi dar biasmo a torto gli volesse: fassi, mirando allo specchio lucente se stesso, conoscendosi, prudente.
60
Il chiaro lume lor, ch'imita il sole, manda splendore in tanta copia intorno, che chi l'ha, ovunque sia, sempre che vuole, Febo, mal grado tuo, si può far giorno. Né mirabil vi son le pietre sole; ma la materia e l'artificio adorno contendon sì, che mal giudicar puossi qual de le due eccellenze maggior fossi.
61
Sopra gli altissimi archi, che puntelli parean che del ciel fossino a vederli, eran giardin sì spaziosi e belli, che saria al piano anco fatica averli. Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli si puon veder fra i luminosi merli, ch'adorni son l'estate e il verno tutti di vaghi fiori e di maturi frutti.
62
Di così nobili arbori non suole prodursi fuor di questi bei giardini, né di tai rose o di simil viole, di gigli, di amaranti o di gesmini. Altrove appar come a un medesmo sole e nasca e viva, e morto il capo inchini, e come lasci vedovo il suo stelo il fior suggetto al variar del cielo:
63
ma quivi era perpetua la verdura, perpetua la beltà de' fiori eterni: non che benignità de la Natura sì temperatamente li governi; ma Logistilla con suo studio e cura, senza bisogno de' moti superni (quel che agli altri impossibile parea), sua primavera ognor ferma tenea.
64
Logistilla mostrò molto aver grato ch'a lei venisse un sì gentil signore; e comandò che fosse accarezzato, e che studiasse ognun di fargli onore. Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato, che visto da Ruggier fu di buon core. Fra pochi giorni venner gli altri tutti, ch'a l'esser lor Melissa avea ridutti.
65
Poi che si fur posati un giorno e dui, venne Ruggiero alla fata prudente col duca Astolfo, che non men di lui avea desir di riveder Ponente. Melissa le parlò per amendui; e supplica la fata umilemente, che li consigli, favorisca e aiuti, sì che ritornin donde eran venuti.
66
Disse la fata: — Io ci porrò il pensiero, e fra dui dì te li darò espediti. — Discorre poi tra sé, come Ruggiero, e dopo lui, come quel duca aiti: conchiude infin che 'l volator destriero ritorni il primo agli aquitani liti; ma prima vuol che se gli faccia un morso, con che lo volga, e gli raffreni il corso.
67
Gli mostra come egli abbia a far, se vuole che poggi in alto, e come a far che cali; e come, se vorrà che in giro vole, o vada ratto, o che si stia su l'ali: e quali effetti il cavallier far suole di buon destriero in piana terra, tali facea Ruggier che mastro ne divenne, per l'aria, del destrier ch'avea le penne.
68
Poi che Ruggier fu d'ogni cosa in punto, da la fata gentil comiato prese, alla qual restò poi sempre congiunto di grande amore; e uscì di quel paese. Prima di lui che se n'andò in buon punto, e poi dirò come il guerriero inglese tornasse con più tempo e più fatica al magno Carlo ed alla corte amica.
69
Quindi partì Ruggier, ma non rivenne per quella via che fe' già suo mal grado, allor che sempre l'ippogrifo il tenne sopra il mare, e terren vide di rado: ma potendogli or far batter le penne di qua di là, dove più gli era a grado, volse al ritorno far nuovo sentiero, come, schivando Erode, i Magi fero.
70
Al venir quivi, era, lasciando Spagna, venuto India a trovar per dritta riga, là dove il mare oriental la bagna; dove una fata avea con l'altra briga. Or veder si dispose altra campagna, che quella dove i venti Eolo istiga, e finir tutto il cominciato tondo, per aver, come il sol, girato il mondo.
71
Quinci il Cataio, e quindi Mangiana sopra il gran Quinsaì vide passando: volò sopra l'Imavo, e Sericana lasciò a man destra; e sempre declinando da l'iperborei Sciti a l'onda ircana, giunse alle parti di Sarmazia: e quando fu dove Asia da Europa si divide, Russi e Pruteni e la Pomeria vide.
72