Opere, Volume Secondo : scritti critici e letterari

Part 20

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[1] Letto il 27 marzo 1848 a Firenze, sotto le logge degli Uffizi, da Giuseppe Massari, in luogo del Berchet, presente, al popolo reduce da un solenne _Te Deum_ cantato in duomo, per celebrare la vittoria dei milanesi nelle Cinque giornate. [Ed.].

[p.229]

XXV

AI LOMBARDI

(14 maggio 1848)

Lombardi!

Il governo provvisorio della Lombardia ha dovuto finalmente persuadersi che, in mezzo alla precipitazione degli eventi, i quali d'ogni parte ne travolgono e ne sospingono, lo starsene piú a lungo immobile a custodire la propria neutralitá era un tradire la patria. Quindi egli ha pubblicato il suo decreto del 12 corrente, con cui chiama l'intiera popolazione a dare il suo voto intorno alla risoluzione da prendersi per uscire dalla triste situazione nostra, che ogni dí, ogni ora piú si fa pericolosa.

Lombardi! voi dovete essere grati al governo di questa sua determinazione. Tocca adesso a voi di giovarvene tutti alacremente, e di provvedere cosí alla vostra salvezza. Che voi siate deliberati a farlo con tutto lo zelo, con tutta quella sagace ponderazione ch'è richiesta dal supremo momento, chi può dubitarne? Non io, di certo. E, se mi fo lecito d'indirizzarvi una breve parola, non è menomamente perché io creda necessario d'infiammarvi e di stimolarvi all'adempimento di un dovere, ma soltanto per rischiarare un'apparente oscuritá, che a taluno parrá forse di ravvisare nella enunciazione dei due quesiti postivi dal governo provvisorio.

Se nella scrupolosa sua onoratezza il governo ha creduto di dovere accondiscendere financo ad alcune esigenze o astute [p.230] o meticolose, e di dover financo deviare dallo stesso andamento logico, ponendovi ad un tratto due quesiti, voi, o lombardi, dovete rispettare in esso il buon volere, ma stare altresí bene all'erta e non lasciarvi abbindolare da quei sofistici arzigogoli, che, sotto la finta larva d'una legalitá mal definita e mal definibile, potrebbono essere susurrati all'orecchio vostro.

Nel primo quesito, __il piú prolisso__, vi è domandato se volete __immediata fusione__ col Piemonte, usando, in far ciò, di tutte quelle cautele che pongono in sicuro il piú ampio godimento della libertá da voi conquistata.

Nel secondo quesito, il __meno prolisso__, v'è domandato se voi volete continuare nello stato presente fino __a guerra finita__.

Farei troppo torto, o lombardi, al vostro buon senso, se perdessi tempo a dimostrarvi che la salute vostra sta nel rispondere francamente di sí al primo quesito.

Per poco che voi ci pensiate, vi sbalzerá evidentissima alla mente l'inconseguenza del secondo quesito, il quale, contraddicendo a tutte le conseguenze logiche dei motivi del decreto, v'invita a lasciar stare le cose come le stanno, vale a dire nell'anarchia, nell'agitazione, nell'impotenza a difendervi dai tanti pericoli che da tante parti vi minacciano; il che non a altro riuscirebbe da ultimo se non a far ridere in cuor dell'Austriaco l'agognata vendetta ed a trascinar voi alla totale rovina, alla distruzione di quella indipendenza che avete comperata col sangue e colle barricate della generosa Milano, di Milano, l'audacissima delle cittá battagliere.

Lombardi, all'erta; ve ne scongiuro! Raccogliete tutta l'anima vostra, consultate l'intimo amor vostro per la patria, mettetevi seriamente la mano sul petto; e poi, nel recarvi a deporre il vostro «sí» ne' libri parrocchiali, fate quello che la coscienza vi detta. Interrogatela questa vostra coscienza senza passioni e senza pregiudizi; ed allora il primo quesito, quello che propone __l'immediata fusione__, è certo del trionfo, perché, viva Dio, il vero trionfa sempre sul falso nel cuore dell'uomo onesto. So che alcuni pochi di voi, nel contribuire a quel trionfo, faranno de' segreti sagrifici. E chi vi dice che io forse non ne faccia [p.231] anch'io nel condurmi a lealmente consigliarvi la subita fusione? Ma periscano tutte le private simpatie, periscano tutt'i rancori privati in faccia alla salute della patria. Tanto piú splendida sará la nostra libertá, se avvalorata da sagrifici individuali. L'unico sagrificio che non è lecito mai di fare è quello di tacere la veritá, quando il dirla può in qualche modo cooperare al pubblico bene.

L'amantissimo di voi e lombardo anch'esso

|Giovanni Berchet.|

[p.232][p.233]

XXVI

ALL'ONOREVOLE PRESIDENTE |del collegio elettorale di Monticelli D'ongina|

Il suffragio, per me inopinato, del quale hanno voluto onorarmi gli elettori di codesto collegio, meritava da parte mia una piú pronta espressione della gratitudine, che ne sento vivissima. Ma la notizia di esso mi pervenne tardi in questo ritiro campestre, e, dirò il vero, non creduta quasi sulle prime. Ciò mi scusi presso di lei, egregio signore, e presso de' benevoli miei elettori, a' quali la prego di volere Ella essere interprete de' miei ringraziamenti. Questi, comunque pienissimi, non possono pareggiare la grandezza di un favore tanto spontaneo. e ch'io sentirei di non meritarmi, se dovessi por mente soltanto alla picciolezza mia individuale. Ma il voto di codesti elettori io lo ravviso piuttosto come un omaggio voluto rendere a de' princípi; e di questo mi trovo lieto, e direi quasi superbo e consolato.

Sí, egregio signor presidente, io sono convinto che gli elettori di Monticelli, nel nominar me, lombardo, a deputato alla Camera, non hanno voluto fare altro che protestare della ferma adesione loro al principio d'unione che stringe i popoli dell'alta Italia in un popolo solo, guardiano e difensore guerriero de' confini dell'intera nazione: principio, questo, che è sempre stato il desiderio de' miei tanti anni d'esilio, perché tenuto da me sempre come il fondamento imprescindibile di quella libertá e di quella indipendenza che tutti vogliamo quanti siamo popoli di quest'Italia. Che se io, sinceramente zelatore ostinato di libertá, sono altrettanto nemico della licenza e della [p.234] anarchia, non penso che i miei elettori di scordassero da me ne' sentimenti, allorquando deponevano nell'urna il nome mio. I tempi sono difficili; e, nell'assumere io l'onorevole incarico di rappresentante del popolo, sento quanto poveramente potrò sostenerne la dignitá. Solo mi affida alquanto il buon volere in me, e piú assai il buon volere negli elettori, se vogliano assistermi de' loro consigli.

Sí, davvero, i tempi sono difficili; e tanto piú lo sono, in quanto che le moltitudini lasciano gavazzare a tutta lor posta gli scompigliatori d'ogni concordia, i suscitatori d'improntitudini, e se ne stanno esse oziose colle mani sotto le ascelle: come se la sopravvegnente anarchia non fosse per essere la rovina loro universale, la rovina di ogni bene morale e materiale, la rovina di tutto quanto esse hanno sperato nei lunghi secoli della servitú; come se tutto questo scombuglio non fosse per tornar profittevole all'Austria, che lo fomenta ella stessa per mezzo de' molti suoi segreti emissari, travestiti da demagoghi e mascherati da sicofanti.

Per poco che dovesse durare ancora questa sfiduciata indifferenza delle moltitudini; per poco che la valorosa saviezza dell'esercito fosse di soppiatto avvelenata ancora da perfide suggestioni, che insegnano l'indisciplina e l'inobbedienza; per poco che la caritá della patria proseguisse ancora a trasformarsi in invidie personali, e la veritá dei fatti continuasse a non ottener fede, e tutta la fede invece la si desse sfrontatamente ancora ai sogni della fantasia: io non so a che buon fine potrebbe mai capitare questo tanto vantato risorgimento d'Italia.

Ma io ho fede, e fede viva, nel buon senso delle in apparenza neghittose popolazioni. E del loro risvegliarsi mi dá giá qualche sentore un grido spontaneo, levatosi, son pochi giorni, in una delle piú colte cittá d'Italia, il grido:--Vogliamo i galantuomini! vogliamo i galantuomini!--grido, che rammenta l'antica saviezza, l'antica onestá popolana. Se un altro grido bisognasse a qualche altra cittá, davvero mi farei lecito di proporre questi:--Non vogliamo licenza! non vogliamo anarchia!--Perché [p.235] davvero libertá non può essere dove non sia amor dell'ordine, dove non sia religioso rispetto alle leggi ed alle istituzioni che ci reggono. Attenendoci di buona voglia a queste, in queste lealmente confidando, di queste alacremente giovandoci, traendone tutte le conseguenze, ci salveremo, io spero, trionfanti, dai nemici interni; la guerra, che per avventura ci sovrasta contro lo straniero, noi la potremo imprendere sicuri della vittoria; e la libertá, che noi vogliamo con tutto il cuor nostro, noi la consolideremo e la consegneremo pura, splendida, ampliata ai figli nostri.

Ma, se lasciamo che la licenza cresca, che non governi chi ha da governare, che non obbedisca chi ha da obbedire, che l'impazienza tenga luogo della prudenza, e voglia conseguire in un giorno solo tutto quello che a maturare vuol tempo e tempo, io non veggo in fondo al futuro che un fantasma esosissimo. Non voglio dirne il nome, perché troppo mi suona orrendo: cerchinlo i miei elettori nella storia del passato, sia in Italia, sia fuori; lo troveranno dopo qualunque periodo di discordia e disordine sociale.

La prego, egregio signor presidente, di perdonarmi, se mi sono lasciato andare ad aprire un pochino l'animo mio con lei e, per di lei mezzo, coi miei elettori; ai quali vorrei pure di qualche maniera esser noto, anche prima che la fortuna mi dia di visitarli e ringraziarli in persona.

Mi giovo intanto di questa occasione per presentare a lei, egregio signore, le assicurazioni rispettose della mia stima.

Di Pegli, 24 ottobre 1848.

[p.236][p.237]

NOTA

[p.238][p.239]

La raccolta piú ampia di prose del Berchet, pubblicata finora, è quella contenuta nelle _Opere edite ed inedite_ di lui, date in luce da Luigi Cusani (Milano, Pirotta e compagno, 1863). Non è però completa, perché il Cusani non solo non riprodusse le traduzioni del_ Vicario di Wakefield_ del Goldsmith, del _Visionario_ dello Schiller e del _Telemaco_ del Fénelon (che non sembrò opportuno di raccogliere nemmeno in questo volume), ma anche o non ristampò o ristampò solamente in parte alcuni articoli del _Conciliatore_, che non gli parvero di grande importanza. E, naturalmente, mancano nella sua raccolta anche quelle poche prose del Berchet, che furono conosciute e videro la luce dopo il 1863.

In compenso, il Cusani ristampò la piú antica prosa del Berchet della quale abbiamo notizia, cioè la _Lettera sul dramma «Demetrio e Polibio«_, della quale non è stato possibile a me rintracciare l'edizione originale, fattane a Milano, dal Pirotta, nel 1813.

Seguendo adunque i criteri esposti giá nella _Nota_ con la quale si chiude il primo volume delle _Opere_ del Berchet, io riprodussi il testo offertoci dal Cusani nel ristampare la _Lettera_, testé accennata; ma ricorsi invece, per le altre prose, alle edizioni originali, come risulta dall'elenco seguente, nel quale gli scritti del Nostro vengono ricordati nello stesso ordine strettamente cronologico col quale sono disposti nel presente volume[1].

[1] Avverto che i titoli degli scritti, i quali nell'elenco sono compresi tra parentesi quadre, non sono del Berchet. Egli lasciò questi scritti senza titolo; ma si credette di apporne loro uno nella presente edizione, o di accogliere quello dato loro dai precedenti editori, per comodo delle eventuali citazioni e delle ricerche.

I. _Lettera sul dramma «Demetrio e Polibio», cantato nel teatro Carcano_, della quale si parla piú sopra.

II. _Sul «Cacciatore feroce» e sulla «Eleonora» di Goffredo Augusto Bürger. Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo_ [p.240] (Milano, Bernardoni, 1816). Fu ristampata dal Cusani nelle citate _Opere edite ed inedite_.

III. _Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani, celebrati nella chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817_ (Milano, Ferrario, 1817). Ristampata dal Cusani.

IV. _Del criterio ne' discorsi._ Nel numero 4 del _Conciliatore_, 13 settembre 1818. Ristampato dal Cusani.

V. [_Scortesie maschili al teatro della Scala_]. Nel numero 5 del _Conciliatore_, 17 settembre 1818.

VI. [_Sulla «Storia della poesia e dell'eloquenza» del Bouterweck_]. Nei numeri 9, 13 e 21 del _Conciliatore_, 1 e 15 ottobre e 12 novembre 1818. Ristampato parzialmente dal Cusani.

VII. [_Intorno al significato del vocabolo «estetica«_]. Nel numero 10 del _Conciliatore_, 4 ottobre 1818. Ristampato dal Cusani.

VIII. [_Di un libro sulla romanticomachia_]. Nel numero 17 del _Conciliatore_, 29 ottobre 1818[1]

[1] Il _Conciliatore_, riferendo il titolo del libro di cui si parla in questo scritto, dice che esso fu pubblicato a Torino «coi tipi di Domenico Pane stampatore di S. A. I. il principe di Carignano». Ma veramente nel frontispizio dell'opera, al posto di quell'«I.» («imperiale»), vi è, com'è naturale che vi sia, un «S.» («serenissima»). Se l'«I.» del _Conciliatore_ sia effetto di una svista o sia un'alterazione fatta a bella posta per alludere alla parentela del principe di Carignano con casa d'Austria, non saprei; ma, nel dubbio, lo conservai anche nella presente ristampa (p. 105, nota).

IX. [Guerre letterarie in Italia]. Nel numero 19 del _Conciliatore_, 5 novembre 1818. Ristampato dal Cusani.

X. _Lettera di Grisostomo al molto reverendo signor canonico don Ruffino._ Nel numero 26 del _Conciliatore_, 29 novembre 1818. Ristampato da Guido Mazzoni nell'opuscolo _Due articoli di Giovanni Berchet_ (Firenze, Barbèra, 1902), per nozze Guidotti-Della Torre.

XI. [_Intorno all'«Origine delle lettere» del Roscoe_]. Nel numero 33 del _Conciliatore_, 24 dicembre 1818. Ristampato da Guido Mazzoni nell'opuscolo testé citato.

XII. _Articolo sopra un articolo._ Nel numero 34 del _Conciliatore_, 27 dicembre 1818. Ristampato dal Cusani.

XIII. _Idee del signor Sismondi sul poema di Dante._ Nel numero 37 del _Conciliatore_, 7 gennaio 1819. Ristampato dal Cusani.

XIV. [_Intorno ad un poemetto di C. Tedaldi-Fores_]. Nel numero 46 del _Conciliatore_, 7 febbraio 1819.

[p.241]

XV. _Lettera ad una signora milanese gentile sí, nobile no._ Nel numero 47 del _Conciliatore_, 11 febbraio 1819. Ristampato dal Cusani.

XVI. _Sulla «Sacontala» ossia «L'anello fatale», dramma indiano di Calidasa._ Nei numeri 53 e 55 del _Conciliatore_, 4 e 11 marzo 1819. Ristampato a Milano, 1819, dall'editore del _Conciliatore_, Vincenzo Ferrario, in opuscolo; e riprodotto poi anche dal Cusani.

XVII. [_Sulla «Storia della letteratura italiana» del Ginguené_]. Nel numero 61 del _Conciliatore_, 1 aprile 1819.

XVIII. [_Benedetto Castelli_]. Nel numero 69 del _Conciliatore_, 29 aprile 1819. Ristampato dal Cusani.

XIX. [_Intorno alla «Servitú presso i popoli antichi e moderni» del Grégoire_]. Nel numero 73 del Conciliatore, 13 maggio 1819.

XX. _Sopra un manoscritto inedito degli autori del foglio periodico «Il caffé»._ Nel numero 91 del _Conciliatore_, 15 luglio 1819. Ristampato dal Cusani[1].

[1] Questo scritto è firmato «|P.--Grisostomo|». Guido Mazzoni (_Ottocento_, p. 236) dice che questo «P.» significa «Pellico»; ma il Pellico firmò sempre gli articoli, da lui pubblicati sul _Conciliatore_, «S. P.». «P» è invece la sigla adottata da Pietro Borsieri, in sostituzione delle iniziali «P. B.», da lui usate nel firmare il _Programma_ del periodico, e della sigla «B.» apposta poi in calce agli articoli pubblicati nei primi numeri (si veda |Rinieri|, _Della vita e delle opere di Silvio Pellico_, Torino, 1898. 1, 59, 304, e un mio scritto sulla _Censura austriaca e il «Conciliatore«_, nella miscellanea in onore di Rodolfo Renier, che vedrá la luce prossimamente).

XXI. [_Sulla «Filosofia delle scienze» del Jullien_]. Nel numero 92 del _Conciliatore_, 18 luglio 1819. Ristampato dal Cusani.

XXII. [_Quadro storico della poesia castigliana_]. Nei numeri 99 e 111 del _Conciliatore_, 12 agosto e 23 settembre 1819. Ristampato in parte dal Cusani.

XXIII. [_Due rapporti ufficiali al governo austriaco_]. Pubblicati, di sugli autografi che si conservano nell'Archivio di Stato di Milano, il primo da |Cesare Cantú|, _Il «Conciliatore» e i carbonari_ (Milano, Treves, 1878, pp. 36-38, nota 1), il secondo da me, in appendice allo scritto su _Giovanni Berchet imperial regio impiegato_ (nel _Giornale storico della letteratura italiana_, LVII, 1911, pp. 17-20). Nel ristampare questi due rapporti li rividi sulle trascrizioni dell'autografo fatte da me.

XXIV. [_Discorso ai toscani_]. Letto da Giuseppe Massari sulla piazza della Signoria a Firenze, il 27 marzo 1848. Fu riferito dal giornale _La patria_, di Firenze, del 28 marzo 1848, e dal giornale [p.242] _Il 22 marzo, primo giorno dell'indipendenza lombarda_, di Milano, del 2 aprile 1848. Lo ristampò anche il Cusani.

XXV. [_Proclama ai lombardi_]. Stampato in foglio volante a Milano, dalla tipografia dei Classici, con la data del 14 maggio 1848, e riprodotto poi dal Cusani.

XXVI. [_All'onorevole presidente del collegio elettorale di Monticelli d'Ongina_]. Lettera stampata per la prima volta nel giornale _La concordia_ del 6 novembre 1848, donde, pochi giorni dopo, fu tratta, per ristamparla in foglio volante, dalla tipografia Del Maino, di Piacenza. Di questa ultima edizione si valse Vittorio Osimo, che ristampò ultimamente la lettera del Berchet nel suo studio su _Giovanni Berchet deputato_ (_Giornale storico della letteratura italiana_, LVIII, 1911, pp. 382-5), e quest'ultima ristampa serví di base alla presente edizione.

Come appare da questo elenco, gli scritti pubblicati sotto i numeri IV-XXII furono tratti dal _Conciliatore_. Essi hanno tutti in questo periodico la firma di «Grisostomo». Non è impossibile che possa essere del Berchet anche qualche altro articolo, che nel _Conciliatore_ non ha firma alcuna, o che è firmato con pseudonimi o con sigle, che non si sa a quali dei soliti collaboratori si debbano attribuire. Ma, se in qualche caso l'attribuzione al Nostro può anche sembrare probabile, questa probabilitá si fonda sempre su indizi tanto malsicuri, che non sarebbe lecito lasciarsi indurre a comprendere gli scritti, ch'essa ci addita, in un'edizione critica delle opere di Giovanni Berchet.

[p.243]

INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI

Abencerrages, 216. Achille, 202. Adamo, 14. Adelung, 31. Aditi, 166, 168. Adonio, 187. Agamennone, 58. _Agnese_ (dramma), 67. Agostino (sant'), 30. Albano (Francesco), 4. Alberico (frate), 124. _Albero sistematico_, dell'Alberti, 194-5· Alberti di Villanova (Francesco), 195· _Alemagna_, vedi _Allemagne_. Alessandro magno, 203, 204. _Alexandro magno (De)_, del Segura, 203. _Alfabeto ed elementi d'istruzione morale_, 221. Alfieri (Vittorio), 15, 52, 57, 99-100, 105, 121, 172. Alfonso decimo di Castiglia,204-5. Alighieri (Dante), 15, 24, 29, 57, 74, 75, 82, 87, 88, 94, 95, 96, 97, 108, 123-7, 129-132, 166, 201, 208, 211-3. Allegoria, 106, 132, 205, 208, 210, 215, 222. _Allemagne (De l')_, della Staël, 30. Alonso de Cartagena, 214. Alta Italia, 233. Alvaro de Luna (don), 209. _Amadigi_, di Vasco Lobeira, 206. Amaury-Duval, v. Duval. Amore, 74, 83, 85-8, 145, 205, 208, 215, 217. Amor patrio, 120. _Amra_, 150. _Ana_, 187. _Analisi delle scienze_, del Lancelin, 193. Anarchia, 230, 234. Anastagi (Guido degli), 40. Anacreonte, 53. Anastasio (don), v. Caramella. Andely (I.), 71. Andrés (Giovanni), 76. _Anello fatale_, v. _Sacontala_. Antiromantico, 135. Antonia (donna), 185. Anusuya,150, 151, 155, 156-160. Apollo, 210. Apologhi, 222, 223. Appiani (Andrea), 59-60, 66. Apsarastirtha, 162. Arabia, Arabo, 85, 131, 209. Arcadia (accademia), 208, 215-6. _Arcadia_, del Sannazaro, 106. Arcadiche fanciullaggini, 75. Argensolas (Bartolomé e Lupercio), 198. Argonauti, 85. [p.244] Ariosto (Lodovico), 15, 24, 29, 31, 57, 75, 84, 87, 95, 96, 97, 107, 108, 113. Aristofane, 23. Aristotile, 29, 55, 89-90, 97· Arjona (duca di), 208. Arriaza (Giovambattista), 198. Arte (origine e vicende), 119-122. _Arte di congedarsi a tempo_, 183. _Arti poetiche_, 28-30, 66, 89. Aspasia, 17. Atene, 52, 117· Ateneo, 171. Atridi, 38. Augusto, 23, 122. Austria, 234. Austriaci, 228, 230. Ayala (Pedro Lopez), 205.

Babilonia, 22, 186. Bacone (Tommaso), 192. Balaya, 206. Balbuena (Bernardo), 198. Ballo, 137-8. Baretti (Giuseppe), 91, 110. Barocco, 103. Bartolomeo da San Concordio (fra), 92. _Basvilliana_, del Monti, 52, 100. Beatrice, 87, 88, 126. Beccaria (Cesare), 14, 184, 188. Belle arti, 194. -- lettere, 194. Bellersheim (P.I. de), 182. Bellona, 55. Bellotti (Felice), 10. Bengala, 142. Berceo (Gonzalo de), 203. Berito, 176. Berlino, 10. Bersabea, 22. Bisogno estetico, 101, 103, 104. Blair (Ugo), 14. Boccaccio (Giovanni), 38, 40-1. Boiardo (Matteo Maria), 87. Boileau (Nicola), 91. Bonafede (Appiano), 110. Bonaparte, v. Napoleone. Borgonuovo, 137. Bouterweck (Federico), 12, 14, 73-100, 199. Bracciolini (Poggio), 110. Bramino, 142, 161-2. Branda (padre Orazio), 110. Brescia, 173-4. Brianza, 183. Bruguière, 144. Buona speranza (capo di), 17. Buon gusto, v. Gusto. Bürger (Goffredo Augusto), 9, 12, 13, 27, 31, 39, 41, 51, 52, 147. Burke (Edmondo), 14, 30.

_Caccia_, di Erasmo di Valvasone, 39-40. _Cacciatore feroce_, del Bürger, 9, 12, 26, 30, 31-9, 50, 51, 52, 147. Cadalso (Giuseppe), 199. Cadice, 69. _Caffè_ (giornale), 181-9. Calabria, 130. Calanémi, 165. Calcutta, 141. Calderon (Pietro C. de la Barca) 15, 130. Caledoni, 66. Calidasa, 139-48. Calliope, 210. Caloandro de' bei parlari, 204. Caluso (abate di), 172. Camera dei deputati, 233. Camoens (Luigi di), 15. Cancellieri (Francesco), 124-5. _Cancionero general_, 214. Canna, 145, 149, 152, 154, 158-60, 168. Cantanti, 3-6. _Canzoniere_ del Petrarca, 214. [p.245] Caramella (don Anastasio), 183-5. Carcano (teatro), 1, 6-7. Carignano (principe di), 105, 240. Carlo Alberto, 228, v. Carignano (principe di). Carme, 28. Carnovale, 137-8. Cary (M.), 126. Castelli (Benedetto), 173-4. Casyapa, 166-8. Causica, 152. Cavalca (Domenico), 182. Cavalleria, 20, 85-8, 108, 203. Cellini (Benvenuto), 29. Ceramico, 55. Cervantes (Michele), 62, 201. Cesare, 24. Cesarea, 176. Cesarotti (Melchiorre), 77. Chesterfield (lord), 182. Chisciotte (don), 63. Cid, 201, 202, 206. Cimarosa (Domenico), 2. Cinquecento, 97. Cinque giornate di Milano, 227, 230. Cipriano (san), 124. _Cittá di Dio_ (di sant'Agostino), 30. _Classici italiani_, 40. Classicismo e Classico, 20-7, 52, 64-7, 97, 105-8, 182. Codro, 187. Colebrooke, 142. Collegio elettorale, 233. Colpi di scena, 7. _Commedia_, di Dante, v. _Divina commedia_. Comprafumo, v. Tribú dei comprafumo. _Conciliatore (Il)_, 70, 71, 109, 115, 116, 129, 133, 140, 145, 147, 183, 184, 191, 240-2. _Considérations sur les principaux événements de la Révolution française_, della Staël, 123. Conte Lucanor (dell'infante don Giovanni Manuele), 205. Conti (Giovambattista), 197. -- (Natale de'), 26. Cooperwaker, 91. _Coplas_, 206, 208. Corinto, 25. _Cortes_, 199. Costantinopoli, 19. _Couplet_, 155. Crescimbeni (Giovanni Maria), 90. Cristoforo (signor), 186-7. Criterio nei discorsi, 61-7. Critica, 15-8, 21, 23, 47, 50, 66, 75, 89, 90, 92, 93, 97, 115-8, 120, 130, 135, 170, 199-200, 203, 204, 212-3, 216. _Crusca_ (Vocabolario della), 12, 52, 58, 182. Cuoco (Vincenzo), 14. _Curnoaca_, 153. Cusa, 153.