Opere, Volume Secondo : scritti critici e letterari

Part 14

Chapter 14 3,644 words Public domain Markdown

Dopo i giuramenti del re, le ancelle, mendicate alcune scuse, destramente si ritirano e lasciano libertá agli amanti. La vergine. trovandosi sola con un uomo, diventa timida oltre l'usato, china gli occhi, accusa di tradimento le compagne, e vorrebbe partire anch'ella. Dushmanta gentilmente le si oppone. Ed ella:--Lasciami, lasciami andare, te ne scongiuro. Oh destino mio infelice!--Il re la lusinga tuttavia, e la rattiene afferrandole la fimbria del mantello. Ed ella:--Figlio di Puru, serba, deh! serba la tua ragione.--Qui ha luogo una scena di galanterie, di sospiri, di oneste repulse, di desidèri, d'astuzie amorose, ma decenti, ecc. ecc.; e tutto finisce con un bacio che l'amante furtivamente stampa sulle labbra all'amata. Sopravviene in quel mezzo Guatámi, la matrona guardiana di Sacontala. La fanciulla, intimorita, prega l'amante a nascondersi. Egli obbedisce. Il giorno cade. Guatámi persuade a Sacontala di ritirarsi alla capanna; e la fanciulla, docile all'invito, tiene dietro ai passi della matrona; ma il cuore le piange di doversi separare dall'amante.

L'atto ha termine con un soliloquio di Dushmanta, il quale, riandando i momenti passati, si duole d'essere stato troppo timido, ed intanto si pasce delle dolci memorie[14] che in lui destano il sasso su cui sedeva Sacontala, i rami del _vetasas_ che formavano come una pergola sul capo di lei, la foglia di ninfea ch'ella teneva nelle mani, ecc. ecc. ecc.

ATTO IV

{Pianura innanzi alla capanna.}

{|Anusuya| e |Priyamvada| vanno cogliendo fiori.}

|Anusuya|. O Priyamvada! È vero, l'amica nostra è felice: s'è maritata, è vero, secondo i riti de' _gandharvas_[15] ad uno sposo pari a lei per dignitá e per meriti. Eppure il cuor mio non è senza angustie per amore di Sacontala, e mi tormenta un dubbio...

[p.157]

|Priyamvada|. E che dubbio è il tuo, Anusuya?

|Anusuya|. Questa mattina, compiute le mistiche cerimonie, i nostri eremiti pieni di gratitudine diedero commiato al re. Egli se n'è ito alla capitale, ad Hastinápura[16], dove, circondato da cento donne, ne' recessi del suo palazzo, chi sa se ancora serberá memoria della leggiadra sua sposa?

|Priyamvada|. Datti pace: non temer nulla. Confida nell'onore d'un uomo gentile ed educato alla sapienza...

Ma un altro timore suggerisce a Priyamvada:--Canna è tuttavia lontano: nulla sa del matrimonio di Sacontala. Quando tornerá dal suo pellegrinaggio, che dirá egli? L'approverá?--Pare ad entrambe che sí; e continuano a raccogliere fiori per adornare i templi della dea delle nozze.

Intanto l'iracondo Durvasas, uno degli uomini santi dell'India, a cui la povera Sacontala, occupata da tutt'altri pensieri, trascurò di far le dovute accoglienze, grida terribilmente:--E che? Tu non rendi ossequio ad un ospite? Ebbene, ascolta la imprecazione mia. Quegli a cui meditativa tu stai pensando, quegli a cui ora è rivolto interamente il cuor tuo, quegli per cui trascuri una pura gemma di divozione che ti cerca ospitalitá, quegli, sí, quegli, a guisa d'uomo che, tornato sobrio, dimentica le parole pronunziate nell'ubbriachezza, non si ricorderá piú di te, non ti riconoscerá piú, allorché tornerai al suo cospetto.-

Anusuya corre per placare l'ira dell'uomo santo e gli si getta a' piedi; ma né preghiere né lagrime lo muovono interamente a pietá. Però risponde:--La parola mia è irrevocabile. Ma l'incantamento creato da essa andrá disciolto affatto, allorquando lo sposo mirerá l'anello posto da lui in dito alla sposa.--Dushmanta infatti, prima di partire, aveva dato a Sacontala un anello con incisovi sopra il proprio nome. Quindi le donne si consolano, perché veggono facile il modo di distruggere l'incantamento. Sacontala, tutta assorta nelle idee amorose, nulla sa [p.158] dell'imprecazione. E nulla gliene dicono le compagne sue, per non atterrirla:--Sarebbe un versare acqua bollente sui fiori della tenera _mallica_.--

L'incantamento dell'uomo santo comincia ad avere effetto. Dushmanta non torna e non manda tampoco messaggi. Sacontala è nel dolore. Le compagne di lei s'accorgono ch'ella è incinta. Canna è tornato. Con che cuore manifestargli lo stato della pupilla sua?

Fortunatamente una voce del cielo ha avvertito Canna delle nozze di Sacontala col re. I desidèri del savio eremita sono compiuti. Traendo buon augurio dai segni d'un sacrificio, egli delibera d'inviare la sposa allo sposo. Sacontala viene incoronata di fiori e sparsa di profumi. Le ninfe silvestri le hanno preparati gli ornamenti nuziali. Le ancelle apprestano le sontuose vesti a Sacontala; e, intanto che la stanno abbellendo, piangono la vicina partenza di lei, che piange in lor compagnia. Canna ordina il sacrificio solenne, e piange anch'egli, e manda voti di felicitá e benedizioni sul capo della sua cara Sacontala.

Piene di tenerezza sono tutte le parole dell'addio. Un coro invisibile di ninfe prega felice il viaggio a Sacontala, cantando:--Sulla via ch'ella sta per correre venga compagna di lei la prosperitá. Propizi venticelli spargano intorno, per delizia di lei, la polve odorosa de' piú bei fiori. Stagni di limpide acque, verdeggianti per le foglie della ninfea, le apprestino frescura nel suo viaggio; e rami ombrosi la difendano dai raggi infocati del sole.--

|Sacontala|. M'è dolce il pensiero di dover rivedere lo sposo mio; sí, m'è dolce... Eppure il piede mi vacilla nell'abbandonare questo bosco, questo asilo della mia giovinezza.

|Priyamvada|. Oh! non sei giá mesta tu sola. Or che il momento della tua andata è vicino, mira qui come ogni cosa è afflitta! L'antelope non istá piú brucando intorno al mucchiarello d'erba _cusa_. La paonessa non balla piú sul prato. Gli alberi del bosco lasciano cader pallide sul terreno le loro foglie; non hanno piú vigore, non hanno piú bellezza[17].

|Sacontala|. Padre mio venerando, contèntati ch'io parli a questo _madhavi_, i di cui fiori rubicondi infiammano il bosco.

|Canna|. So, figliuola mia, quanto l'ami.

[p.159]

|Sacontala|, abbracciando il _madhavi_: O la piú radiosa delle piante, ricevi l'amplesso mio e me lo rendi colle tue flessibili braccia. Da questo dí innanzi, benché lontana, sarò pur tua sempre. O padre, abbiti cara questa pianta; considerala come un'altra me stessa.

|Canna|. La tua amabilitá, o figliuola, ti ha procurato uno sposo che ti somiglia. Questo evento fu lungamente il desiderio piú vivo dell'anima mia. Ed ora che in me la sollecitudine per le tue nozze è finita, avrò cara questa tua pianta prediletta e la mariterò all'_amra_ che manda fragranze vicino ad essa. Va', figliuola mia; pónti in viaggio.

|Sacontala|, accostandosi alle ancelle: Dolci amiche, questa pianta di _madhavi_ sia un prezioso deposito nelle vostre mani.

|Anusuya e Priyamvada|. Ahi! ahi! E di noi chi avrá cura? Piangono entrambe.

|Canna|. Sono superflue le lagrime, o Anusuya. La nostra Sacontala ha bisogno d'essere rinvigorita dal nostro coraggio, e non giá d'essere intenerita dai nostri lamenti.

|Sacontala|. Padre, allorché quella povera antelope, che or cammina lenta lenta pel peso de' suoi portati, gli avrá partoriti, mandami un messaggio cortese che me l'annunzi salva e vispa. Non dimenticartelo, te ne scongiuro.

|Canna|. Carissima mia, sta' certa, nol dimenticherò.

|Sacontala| muove il passo, poi s'arresta. Chi m'afferra il lembo della veste? Chi mi rattiene? Si volge e guarda.

|Canna|. È il tuo figlio adottivo; è il cavriuolo giovinetto, quello la di cui bocca tu tante volte medicasti di tua mano col salutifero olio dell'_ingudí_[18], quando gliel'avevano piagata le cime acute dell'erba _cusa_; quello che tante volte fu pasciuto da te con una manata di grani di _syamaka_. Vedilo: or non vuole scostarsi dalle pedate della sua protettrice.

|Sacontala|. Perché piangi, povero cavriuolo? Perché piangi per me, cui bisogna abbandonare il nostro comune domicilio? In quella stessa maniera con cui ti allevai io quando appena nato perdesti la madre, con quella cura stessa provvederá a te il padre mio quando saremo separati. Vanne, povera creatura, vanne: è necessitá il separarci. {Ella dá in un gran pianto.}

[p.160]

|Canna|. Le lagrime tue non si convengono, o cara, al momento presente. Fa' cuore. Ci rivedremo, ci rivedremo ancora. Pon' mente alla strada innanzi a te, e sieguila. Quando ti sta gonfia la lagrima sotto la bella palpebra, raccogli l'animo tuo e sfòrzati di frenare l'impeto primo ch'ella fa per iscoppiare. Nel tuo viaggio su questa terra, ove i sentieri or sono alti or bassi, e '1 sentiero buono rade volte è conosciuto, le orme de' passi tuoi di necessitá saranno ineguali; ma la virtú ti spignerá innanzi dirittamente.

Anusuya trae in disparte Sacontala, ed abbracciatala:--Ogni cuore--le dice,--ogni cuore, amica mia, in questo sacro asilo pende da te; e il dolore della tua partenza li percuote tutti. Osserva la _sciacravaca_[19]. Senti la compagna sua che lá, mezzo nascosta tra le foglie della ninfea, lo sta chiamando. Ed egli non le risponde; ma, lasciate cascar dal becco le fibre d'un gambo di loto da lui pelato, ti guarda fiso fiso, con una pietá infinita.--

Continuano gli abbracciamenti, i pianti, le savie ammonizioni di Canna a Sacontala. Partita la quale, una malinconia taciturna pon fine all'atto.

ATTO V

{Il palazzo reale di Hastinápura.}

Dushmanta non si ricorda piú di Sacontala. Riposandosi alcun poco dalle cure dell'impero, ode una canzone che parla di affezioni dimenticate. L'armonia di quel canto è mesta. Egli diventa mesto; ma non ne sa indovinare la cagione.--E perché dunque mi viene sull'anima tanta malinconia in udire un semplice canto che rammenta i lontani, se davvero non so d'essere diviso da oggetto alcuno dell'amor mio? L'aspetto della bellezza, le melodie soavi inducono talvolta a malinconia gli uomini per altro felici. Chi sa? Forse è una malinconia che proviene in essi da qualche languida memoria di gioie passate; forse è l'ultima traccia di alleanze contratte in una esistenza anteriore.--Siede pensoso ed afflitto. I bramini, inviati a lui da Canna colla sposa, cercano udienza: sono intromessi. Durante la cerimonia del ricevimento Sacontala, [p.161] velata il volto, trema incerta dell'esito.--Che donna è quella? La beltà sua splende in mezzo agli anacoreti siccome un bocciuolo fresco che verdeggia tra foglie ingiallite e passe. Ma non le togliete il velo. Ella pare essere incinta; e neppure io re deggio mirare in volto la moglie d'un altro.--

I bramini gli annunziano che quella è Sacontala, la sposa legittima di lui. Stupisce il re: gli pare strano che gli si parli di nozze.--Che favola è questa mai?--È levato il velo a Sacontala. Dushmanta la rimira, confessa che è bella; ma non la riconosce.--Per quanto io mediti, non mi ricordo d'avere sposata costei. Né io darò luogo mai nella mia reggia a donna che porti in seno la prole altrui.-

Sacontala gli rammenta il bosco sacro, gli amori, le nozze contratte. E quegli niega ogni cosa.--Ebbene, ti mostrerò l'anello che m'hai donato col nome tuo.--Ella si cerca su' diti l'anello.--Aimè, sventurata! Non ho più l'anello.--È cascato dal dito; lo ha perduto. La misera si dispera; narra altre circostanze che precedettero gli sponsali.--Falsità tutte!--grida il re--falsità femminili!

|Sacontala|, {irritata.} Uomo vuoto d'onore, tu misuri dal tuo perfido cuore il mondo intero. Tu sotto il manto della religione e della virtù altro non sei che un vile ingannatore. Somigli ad un abisso profondo, il cui orlo è coperto da ridenti arboscelli.

|Dushmanta|... O giovinetta, a tutti è noto il cuore di Dushmanta; e qual sia il tuo, lo palesano i tuoi modi presenti.

|Sacontala|, {con ironia.} A voi tutti, o monarchi, bisogna prestar cieca fede sempre. Voi siete i savi; voi sapete appieno qual rispetto si debba alla virtù ed alla razza umana. Per quanto modeste, per quanto virtuose sieno le donne, nulla sanno esse, nulla dicono mai di vero. In buon punto sono io qui venuta a cercare l'oggetto degli amori miei. In buon punto la mano d'un principe strinse la mia. Col miele delle sue parole la stirpe di Puru vinceva la mia confidenza; ed intanto il suo cuore celava il pugnale che doveva trafiggermi.

La povera Sacontala non ha ancor finito di dire, che, copertosi il volto, dà in uno scoppio di pianto[20].

Persiste il re nel ricusare di accogliere siccome sposa Sacontala. I bramini dichiarano che Sacontala è moglie di lui secondo [p.162] la legge, che il ripudiarla o 'l ritenerla sta in poter suo, che la podestá del marito è senza limiti, e che però eglino abbandonano a lui la donna, e se ne ritornano al bosco sacro.

|Sacontala|. Questo perfido m'ha ingannata; e voi pure, amici miei, voi pure mi abbandonerete? {E siegue supplichevole i bramini che partono.}

|Uno de' bramini|. Donna! tu vedi quali sieno i delitti di tuo marito; brami tu d'esser libera? {Sacontala s'arretra inorridita e trema.}

|Altro bramino|. Se il re dice il vero di te, che ragione hai tu di lamentarti? Ma, se tu sei conscia a te stessa della purezza dell'anima tua, conviene che tu rimanga a servire come ancella nella casa del signor tuo. Sta' dunque ove sei... A noi è d'uopo andarcene.

|Dushmanta|. È vano lusingarla con isperanze. Traetela pure con voi, o anacoreti... La moglie altrui è donna da cui bisogna astenersi.

Il gran sacerdote di corte, interrogato da Dushmanta, propone di ritenere egli presso di sé Sacontala fino al termine della gravidanza.--Gli astrologi hanno vaticinato, o re, che tu abbia ad esser padre d'un principe illustre, i cui domini non avranno altri confini che i mari dell'oriente e dell'occidente. Or bene, se questa figliuola dell'uomo di Dio partorirá tale fanciullo che da' piedi e dalle mani dia manifesti segni di vasta sovranitá, io renderò omaggio a lei siccome a mia regina, e la condurrò alle stanze reali. Altrimenti, ella tornerá al padre suo.--

Il re acconsente. E 'l sacerdote mena seco la misera, che altro non fa che piangere, e pregar la terra «dea clemente, perché si apra e la raccolga nel suo seno».

Poco dopo torna il sacerdote, e proclama un miracolo.--Gli anacoreti erano partiti. Sacontala singhiozzava, e, protendendo le braccia, piangeva la sua trista fortuna. Quand'ecco una massa luminosa in forma di donna scendere vicino all'Apsarastirtha, fonte dove s'adorano le ninfe del cielo, ed abbracciar Sacontala, e sparire con lei in un attimo.--

Dushmanta sente nell'anima un'agitazione. Ma l'incantamento dura tuttavia. Egli medita sul passato; eppure nessuna reminiscenza gli si richiama al pensiero d'avere conosciuta mai la figlia dell'anacoreta.

[p.163]

ATTO VI

{Strada.}

L'anello nuziale era stato perduto da Sacontala nell'attigner acqua ad un pelaghetto vicino a Sacravatara. Un pescatore di que' luoghi, nello sventrare un grosso rohita còlto un dí nella rete, gli rinvenne fra gli interiori quel gioiello, e pensò di trarne danaro. Stava appunto vendendolo; quando alcuni ufficiali di palazzo, messo l'occhio su lui, lo sospettano tagliaborse, lo legano e, ad onta delle discolpe ch'egli adduce, ad onta de' giuramenti suoi, lo vengono traendo prigione.

Uno degli ufficiali parte recando al re l'anello, e lascia intanto che i suoi compagni custodiscano il meschino, che trema della propria vita.

Torna quell'ufficiale: ordina che sia posto subito in libertà il pescatore.--Il re ha avuto carissimo l'anello; al vederlo gli si commosse l'anima repentinamente. Parve che quel gioiello gli richiamasse alla mente una persona diletta. Il pescatore sará ricompensato con larghi doni.--

{Giardini del palazzo.}

Appare nell'aere la ninfa Misracesi; e dal discorso di lei si raccoglie ch'ella è la protettrice di Sacontala. Due ancelle del dio dell'amore stanno ragunando fiori per una festa sacra. Sopravviene l'anziano de' ciamberlani, ed intima loro di desistere dallo scavezzar tanti steli di fiori: il re è afflitto, e per quell'anno non vuole giubbileo.

|Una delle ancelle|. Dolce è per noi l'obbedire al signor nostro... Ma, se ci è lecito il chiederlo, perché mai il re proibisce la solita festività?

|Il ciamberlano|. E non sapete dunque dell'infausta perdita di Sacontala?

|Una delle ancelle|. Sí, sappiamo;... e dell'anello inoltre venuto in mano del re.

|Il ciamberlano|. Poco adunque mi resta a dirvi. Quando al rimirare la propria gemma tornò la memoria al re, egli die' [p.164] subito in questo grido:--Sí, l'incomparabile Sacontala è sposa mia legittima; ed io ero al tutto fuori di senno allorché la ributtai.--E mostrò segni evidenti d'estremo cordoglio e di pentimento. Da quell'istante i piaceri della vita gli sono in odio; la mente sua è stravolta; non dice parola che non sia un delirio; chiama col nome di Sacontala qualsiasi donna gli venga innanzi; e per lo piú siede vergognoso, col capo sulle ginocchia.

Entra Dushmanta vestito a penitenza. Ogni parola sua è l'emanazione del dolore. I circostanti s'industriano di sviarlo dal suo pensiero affannoso. Non giova: egli non dá ascolto; par che abbia in animo d'imprendere un lungo viaggio. Voltosi poscia all'amico suo:--O Madavuya--gli dice,--quando persone accusate di gravi delitti mettono in chiaro tutta la loro innocenza, mira di che modo sono puniti i loro accusatori! Una frenesia m'aveva tolto la memoria...: quell'anello fatale me l'ha restituita. Vedi con che lagrime di pentimento piango la perdita della diletta mia, che rifiutai senza ragione! Vedimi fatto gramo e oppresso dall'ambascia! Eppure la bella stagione è questa della primavera, che col suo ritorno riempie tutti i cuori altrui di gioconditá: tutti, ma non il mio.--

E ciò che piú lo addolora è il pensare ai patimenti della povera anima di Sacontala. L'amico tenta ogni via di consolarlo. È vano ogni conforto. La ninfa protettrice di Sacontala ode, non veduta, i sospiri del re; s'accorge della veracitá del di lui pentimento, e ne gioisce, e comincia a sentirne pietá anch'ella.

In obbedienza ai voleri di Dushmanta, un'ancella s'ingegnò di dipingere sovra una gran tela l'immagine di Sacontala. Recano al re quel ritratto. Allora nella fantasia di lui si riaccendono piú che mai tutte le memorie amorose. Sta contemplando la pittura, e parla fra sé e sé, e geme miseramente. Non è contento del lavoro, e dá ordine che sia migliorato; ma tuttavia non sa finir di mirare quella pittura.

La ragione del re è perturbata da un delirio. Ogni oggetto che gli cade sotto l'occhio gli richiama alla mente la crudele ripulsa data a Sacontala. Il rimorso è immenso. Il cordoglio gli opprime l'anima. Vede un'ape dipinta sul quadro, ha paura che indiscreta voli sulla bocca a Sacontala, dá nelle smanie[21], e parla all'ape, [p.165] e la minaccia, affinché non osi contaminare le labbra della donna bella. Madhavuya rammenta al re che quell'ape non è viva e ch'altro non è ch'una pittura.--Crudele!--risponde egli.--E perché rammentarmelo? Io mi godeva l'aspetto della donna dell'anima mia; e tu che bisogno avevi, o crudele, di farmi avvertito ch'ell'è una pittura?--

I lamenti di Dushmanta sono interrotti da alcuni ministri reali, che vengono ad interrogare la volontá di lui intorno a cose pubbliche di gran momento. Chiamato ad esercitare l'ufficio regio, il re raccoglie l'animo ed emana decreti savi. Il cuor suo è inclinato ad una beneficenza inusitata.--Chiunque d'ora innanzi rimarrá orfano troverá in Dushmanta un padre amoroso. A chiunque perderá alcuno de' suoi congiunti verrá in soccorso Dushmanta, e terrá luogo egli de' defunti[22].--S'intenerisce, torna al delirio, prorompe in un pianto dirotto, e sviene.

La ninfa, contenta del pentimento di Dushmanta, corre a consolare Sacontala. Un tumulto dietro la scena scuote il re dalla sua prostrazione. È Madhavuya, l'amico suo, che grida d'essere rapito da un cattivo genio ed implora soccorso. Il re si leva in armi e libera l'amico. Mátali, auriga del dio Indra, aveva finto quel rapimento, onde provocare ad ira il re e toglierlo cosí all'acerbitá della sua afflizione. Mátali per ordine celeste intima a Dushmanta di andare a sconfiggere i figliuoli di Calanémi, i dèmoni Danavas, giganti indomiti.--Tu dèi salire sul carro d'Indra. Vieni meco; io stesso ti condurrò alla battaglia.--Il re obbedisce; monta sul carro e parte.

ATTO VII

{|Dushmanta| e |Mátali| nel carro del dio Indra. (Si suppone ch'eglino sieno al di sopra delle nubi).}

I fieri dèmoni, che muovevano assalto al trono del dio Indra, furono vinti e dispersi da Dushmanta. Indra ha ricompensato il vittorioso, facendoselo sedere a destra ed esaltandolo al cospetto [p.166] di tutti gli abitatori dell'empireo.--Sorrideva--dice il re,--sorrideva il dio in veggendo lo stesso suo figliuolo Jayanta stargli tacito accanto ed agognar per sé quell'onore; e profumava intanto il mio seno colle fragranti essenze del sandalo[23] celeste, e cingeva il collo mio d'una ghirlanda di fiori cresciuti in paradiso.--

|Mátali|. Mira, o re, il coro del tuo trionfo tornarsene alla vetta de' cieli. Lieti i geni hanno còlto dalle piante della vita i bei colori della porpora e dell'azzurro..., e stanno ora scrivendo i tuoi fatti in versi degni del canto degli dèi.

Mátali rende conto a Dushmanta delle qualitá de' luoghi aerei pei quali viaggiano, tornando dal cielo all'India; e, mentre che il dialogo prosiegue, il carro viene approssimandosi alla terra.

|Dushmanta|. Rapida, benché impercettibile, è la scesa de' corsieri celesti. Ecco lá, ecco la stanza degli uomini. Oh vista maravigliosa! È tuttavia lontana tanto da noi, che le basse pianure paiono confuse con le alte cime delle montagne. Gli alberi sollevano le ramose spalle, ma par che non abbiano foglie. I fiumi sembrano striscie lucenti, ma non se ne veggono i flutti. Ed ora, ecco ecco, par che il globo della terra sia spinto in su da qualche forza miracolosa[24].

|Mátali|. Oh come è bella l'abitazione de' mortali!

|Dushmanta|. Che monte, o Mátali, che monte è quello lá, che come nube vespertina versa larghe acque consolatrici e forma un'aurea zona tra i mari d'oriente e que' d'occidente?

|Mátali|. È il monte de' Gandharvas, chiamato Hemacuta... Ivi in beata solitudine con la sua sposa Aditi siede Casyapa, padre degli immortali e rettore degli uomini.

Dushmanta prega Mátali di condurlo alla sede del dio che governa il mondo, onde possa rendergli omaggio ed adorarlo da vicino. Mátali seconda quel pio desiderio. Eccoli scendere entrambi al santuario e chiedere del dio. Casyapa è ritirato ne' segreti alberghi della sua reggia. Mátali entra per annunziargli la venuta di Dushmanta; e questi intanto siede all'ombra d'un albero, aspettando. Gli pulsa il braccio destro[25].--O braccio mio, perché [p.167] mi lusinghi tu con un vano augurio? La felicitá per me è finita; non mi rimane che la miseria.--

A un grido messo da alcune donne, Dushmanta si rivolge e, maravigliando, vede un bel fanciullino scherzare con un lioncello, ed aggrappargli senza paura la giubba, e tirarselo dietro vigorosamente.

|Dushmanta|. Ah! perché il cuor mi s'innamora di quel fanciullo come se fosse figliuolo mio?... (Medita un pezzo). Me infelice! non ho figli... E questo pensiero mi lacera l'anima.