Opera nova amorosa, vol. 3 Comedia nova

Chapter 4

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N un'onza

V Quell'altra poi

N ecco quell'altra anchora L'una andò ben, l'altra fu quasi sconza

V Chi, è quel che con quell'altro, ivi dimora

N Gli è Orio, & il suo servo

V a, quel insano Per mia fé questa, apunto, è proprio l'hora Numio

N patron

V non iochasti de mano Per che qual vederai, cogli ho parlato Farò il suo fal conoscer, 'sto villanno

O Avido il drapesel, me l'hai, ben dato Manegoldo, pultron, va corri in fretta Che gli è in sul letto, vil, disgratiato

A To', piglia questo, i' verrò, adesso, expetta Tu mi tratti a 'sto modo, basta, al fine Vederen chi de noi fia la civetta Questo, è virido pur, questo, è il confine Che non debbe passar: pò far il cielo Ch'io non porrò a tal cosa, sesto, o fine A quel ch'io vegio, il non mi stima un pelo Hor che gli è qui finirla al tutto, i' voglio E solgiermi da gli occhi, questo velo Virido pò far me, che habi anco, orgoglio A passar di qua via

V orio in 'sta impresa Son fermo, e fisso, ognhor, più che in mar, scoglio Né pensi alcun, per ciancie, o per offesa Farmi mai cangiar stile: e ben faresti Haver tua rete, in altro loco, tesa

O Oltra diserto, e vil, che non potresti Haver ferite, e bastonate, tante Quante che di ragion, meriteresti Non ti vergogni sozo, e reo furfante A volerti aguagliar a un ricco, e un degno Che essergli schiavo, tu non sei bastante Altro che frasche, ciancie, astutie, e ingegno Suoni, canti, e dottrina ci bisogna Che di questi, n'habiamo il capo pregno Stupisco, che non mori, da vergogna A equiparar con gemme, argento, & oro Il sterco, il fango, & una vil carogna

V Ah, ah, non posso più, da riso, i' moro Anci, per che ove duolti, t'hai percosso Da parte tua, per gran pietade, i' ploro Sì come il stolto, a far proprio t'hai mosso Che volendo sputar da lunge, in alto Cadendo il sputo, gli ritorna adosso Far meco non potrei, peggior, salto Di questo: il qual m'insegna, & argumenta A mostrar che sei cera, & io son smalto Le gemme, e l'or, son io, che rapresenta La mia virtù: di valore, e splendore Che fa l'anima in terra, e in ciel, contenta Il sterco, e il fango, sei tu, che entro, e fore Ti mostra tutto: per tuo danno, e scorno Qual si vede al collo, sente, al fettore Non, è tua quella vesta, che tu ha, intorno Né quei pallaci, e possession, che tu hai Ma de chi rota sempre, notte, e giorno Hoggi tu l'ha, doman, tu non l'harrai E se vi fusse in te, virtù, veruna Non ti potria la sorte, offender, mai Sì che taci, e non dir più cosa, alcuna Né sprezar mio saper, ma tua ignorantia Che virtù vince 'l il ciel, morte, e fortuna

O Per certo, è stata in me, pur gran, constantia Ad ascoltarti, non dicendo cosa Miser, che habbi in sé, punto, di substantia Ascondi il spini, e sol, mosti, la rosa E in fino qui, come mendico, e tristo Hai ricerchato il testo, e non, la chiosa Dimi un poco impacito, onde hai tu visto Che un huom vil, come te, povero, e nudo Facesse mai, d'un alto dono, acquisto Non hai pur dir possuto, in me, rinchiudo Tanto cibbo una volta, ch'io son satio Sì, ognhor ti copre, di miseria, 'l scudo Mai non havesti tanto ingegno, e spatio Di tempo: che potesti cangiar, stile Di povertà, di miseria, e di stratio Huomo, o fanciul, non v'è, sì abietto, e vile Che ti doni la strada, quando, passi Fatti pur quanto sai, feroce, o humile In fin, va dove vuoi, che insino i sassi De tue miserie, vitiose e, strane Cantando, e dil desnhor, che adrieto, lassi E val più quel che manza un sol mio cane Che quel che mai manzasti, o un de' mie' astori Che pur satio non fusti mai di pane Con gli primi che, sian, duchi, e signori Vado a paro, qual sai, e tu vuoi meco Parangonarti, o d'intelletto, fuori

V Orio per che, ignorante, stolto, e cieco Sopra ogn'altro ti vegio: i' sto dubioso S'io debbo di virtù, disputar, teco Pur per ch'io son, dil tuo fallir doglioso Voglio veder di quel, la strada aprirti Per farti s'io potrò, da lui, retroso Prima questo per sempre, voglio, dirti Che n'habbi sì dal ver, l'alma, discosta Che tu lodi le ortiche, e sprezi i mirti Dicessi che 'l bel dir, giova, e non costa Però da saggio, qual vedi, mi reggio Che ogni parola, non de' haver, risposta Sì che dimi se sai, pur questo, è peggio Che d'una sola cosa, i' mi conforto Che quel che dici a me tutto in te, vegio La mia riccheza, e il mio thesor, qui, porto E son per che ho virtute, e riccho, e vivo Tu che sei senza: sei povero, e morto Dimi nudo d'ingegno, e senso privo Ove vedesti mai, che la richezza Un hom mortal facesse, eterno, e divo Curio che hebbe in thesor, l'alma, sì aveza Et altri assai, sprezior quel per virtude Che l'uno al fondo, e l'altra al ciel ne adreza Quanti son già molt'anni che, compiute Han lor giornate, e vivon più che prima Che le chiome, ha virtù, bionde, e canute Se loro, e non e virtù, si pone in cima Gli è il vulgo ignaro: che è come il fanciulo Che un pome, più, che tutto il mondo extima Guarda omero, caton, Plauto e catullo Mario, Mutio, Marcel, Claudio, Pompeo Demostene, Zenon, Plinio, e Tibullo Che ognun de lor, tenuto, è un scemideo Sol per virtù: però tuo grave errore Vogli conoscer, stolto, insano, e reo

V Ecco provida apunto, che vien fore Di quella strada: ch'io li dia una voce

A Patron, eccola qui

O merti l'honore

A Famil donque

O ti 'l fo sì che 'l mi noce Ch'io non posso talhor tenirmi, in piede

V Orio non più che la sen va, veloce

O Donagli un grido

A provida

P chi chiede

A Il mio patron, e virido, ti chiama I' vengo: hor che 'l ciel gratia mi concede Voglio loro sfochar, mia ardente brama

V Orio, voi tu che ad hor, la si decida

N Sì, ch'io voglio saper, qual de noi l'ama Ben venuta tu sia, provida, fida

P Per trovarti orio, adesso, apunto andava Perché forza, è che un pezo teco, i' grida Dishonesta persona, ingrata, e prava Chi ti condusse, a farmi, un tanto insulto In casa mia, se alcun non ti oltraggiava Che hai tu da far, se in palese, o in occulto Far vo' una cosa: vo' ch'abbi di gratia Ch'io mi degna guardarti, rozo e inculto Che credi tu ch'io sia, una tua stratia Da piè: che mi usi tanta inhonestade Non posso udirti, sì mi se', in disgratia Credo che credi per ch'ai facultade Ch'io ti debba adorar, e correr dietro Non siamo giunti anchora, a quella etade Tu credevi per farti, obscuro e tetro Nel volto con minacie, e bravarie Far che 'l disegno mio fusse di vetro Orio, oh, oh, queste non son, le vie Che a voler adimpir le voglie tue Bisogna che conosci ben, le mie Non sian ad un taglier, giotti, ambe due Né guardar ch'io sia donna che dormendo Sempre una, è più svegliata, di le grue Che più tu assendi, ov'io son, non pertendo Anci vo' d'ogni gratia, che dismonti Che patir tanta offesa mai, no intendo Tu sai quanto signor, principi, e conti Vengono in casa mia né son discosti Dal mio voler, anci a quel, caldi, e pronti Non sia sì stolto alcun, che a me si accosti Per obtener da me, con modi rei Cosa alcuna: che alfin saran, discosti Ma con dolcezza, il proprio, i' porgerei Che crudeltà, e durezza, mi dispiace Che l'hano in odio sino, i sacri dei Guarda virido qui, che ascolta, e tace Come spirto gentil, modesto, e humano Questo, è quel che mi agrada, e che mi piace Questo è sol quel che tien mia vita in mano Questo, è solo collui, che pò guidarmi Ovonque piace a lui, per monte, e piano La più bella ricchezza, questa, parmi Che in gentilezza, virtute, e costumi Dolcemente, la notte e 'l dì trovarmi

O O sian ringratiati, i sacri, numi Provida, hor pur tu m'ai chiarito apieno È questo il far per me, degli occhi, fiumi È questo il dir orio mio, fin che a meno Non mi venga esta frale, e mortal gonna Mai non resterò amarti, e senza freno È questo il dir, sol tu sei mia collonna Che hor senza causa, per un vil, mi scaci O quanto, è stolto: chi si fida, in donna

V Orio tu ha inteso il tutto hor non più taci

O Taci pur tu, poltron, ruffian, da poco

P Virido vane, e non gridar con paci Ancho men vado

A o questo, e sta il bel ioco Mio patrone

O o imbriaco ti par bello Che altri, posseder deba, il proprio loco

A Devriati tor la vita, tristo, e fello

N So l'hai conzo patron

V non ti 'l diss'io Ch'io 'l faria perder subito il cervello Per tua fé dimi 'l ver, non ti par ch'io Habbia con lei guidato ben, il ballo E l'un, e l'altro, vinto

N sì per dio

S Madonna, certo hai fatto, expresso, fallo

P Come

S in cangiar un richo per un povero

P Dhe va, che 'l non saria suo buon vassallo Non ha far col piombo, or, nè col pin rovero

Finito, è il quarto atto, & provida va in casa Scaltra, & dentro si conclude le noci, cioè Provida in virido, Scaltra in Belvico & livida in Numio, e Scaltra vien fuori per ir dal sarto, & in altri servitù, chusì da sé dicendo.

S Et ho l'anima mia, di gaudio piena Che sol si acquista, in seguitar, tal arte Scorno affanno, faticha, biasmo, e pena Se col pensier mi volgo, in ogni parte Provida i' veggio, che con gran dissegno Come saputa, il viver suo comparte De honor, e facultade, a grado, degno Fin qui si trova, hor non bisogna dire Che alfin si vede, un pellegrin ingegno Parmi veder in qua, Orio venire Non so s'io i dicha, o taccia, esta novella Hor ge la voglio in ogni modo, aprire

O Avido è quella scaltra

A egli è ben quella

O Dil tutto sieco i' vo' chiarirmi, adesso Perché me, è fatta provida, ribella Scaltra

S signor

O o' vai

S quivi dapresso

O Ben che ti par di tua madonna

S o pegio Per te: di quel, da novo, hora, è successo

O Come, di' su

S che voi ch'io dica, i' vegio Il viver nostro, andar a tal partito Che d'hora in hor, si muta forma, e segio

O Che voi dir

S provida ha preso, marito

O Marito

S sì

O e cui

S virido ha tolto

O Certo

S certo

O hor il bal donque, è finito Questo, è che mi mostrò sì obscuro il volto

S Non a te, sol mostrol, ma a tutti quanti Quei che li haveano il cor, e il spirto volto Tutti amici, amorosi, e tutti, i amanti Che ella havea, li ha privati che altro stile Vol tener, come lice, da qui inanti Da una parte, mi duoli Orio gentile Per te, di questo: da l'altra mi piace Che la sia fuor, di exercitio, sì vile

O Scaltra tu puoi pensar che 'l mi dispiace Ma di tal dispiacer, me ne contento Pur che ciò fusse, causa, di sua pace Che anchor, che ognhor l'havesse il spirto intento A mio danno, e vergogna, i' non vorei Intender mai, che la vivesse, in stento Se fatto altro l'havesse i' non potrei Restar de ognhor seguirla: ma no soglio Ir contra quel, che fanno, i sacri dei D'ogni affettion, per sempre, hor, mi dispoglio Che virido se, è ben nimico, mio Offender in tal cosa, mai, nol voglio Scaltra qual dei saper ho moglie, anch'io Che di bellezza, un amoroso raggio Spiega, che accende i sassi, da disio E se da provida era, il mio, viaggio Ogni giorno qual sai, Scaltra, il fu solo Per che la mi facea qualche, avantaggio S'io non fusse ito al radiante stuolo Non harrei preso sì veloce, corsa Che senza causa, non mi levo, a volo Ma lassian pur andar, la cosa, è occorsa Né a te, né a lei, mai no fui scaltra, avaro Che aperta ognhor qual sai, vi fu, mia borsa Non quei che ho speso, ma sei tanti, ho caro Conoscio d'haver, in donna, questo Che più d'ogn'altro, volontier imparo E se non occorrea tal caso presto Dilla mia facultade, in poco spatio Scaltra tien certo, ch'io facea dil resto Sì che per questo solo: la ringratio Che se lo haver traggea che mi mantene Saria stato altro, che amoroso stratio Hor sì come tal volto, l'intravene Di me, bisogno havesse, in qualche cosa Gli mostrerei, quant'io le volsi, bene E a te scaltra mia, fida, & amorosa Non mi voglio offerir, per che tu sai Che a tua, mia volia, mai non fu retrosa

S Orio, ti refferisco gratie, assai S'io ti potrò servir, in qualche banda Al tuo comando sempre, mi haverai Hor su, convien che a te mi ricomanda Orio, che, è tarda l'hora, i' mi diparto O E dove vai

S io vo, che la mi manda Dal calzolar, dal marcer, e dal sarto A tor pantoffe, scuffie, e vestimenti Per questo, non ti fuggo, né ti scarto Un'altra volta, su 'sti parlamenti Staremo: e forsi i' ti dirò parole Che tuoi spirti faran sempre, contenti Hor men vo, che mi par che smonti, il sole

O Scaltra va in pace, io son al tuo comando

S Resta dio 'l sa che assai partir, mi dole Certo, credea trovarlo, lagrimando Horsù non v'è più amor: chi udiva lui Mostrava esser di vita sempre, in bando Poltrona me, che sempre pegra, fui Ch'io dovea come provida, pelarlo Che era da farse richi, con costui Ma se sotto la rete, i' posso tirarlo Un'altra volta: i' saro tanto desta Che a la madre de urlando, i' sarò starlo

O Avido che ti par

A mi par la testa

O Come la testa

A i' non so quel ch'io dica Pensava da iersera, in quella agresta Che tu dicesti le vernaza antica E i' dissi la non val pur un quatrino Anchor che la sia forte, vostra amica

O Che sto poltron, da la sera, al matino Parli mai d'altro, hor, anco, è buon segnale Quando un affanno, si converte, in vino

S Ecco livida so, che la mette ale O come il foco dentro, la lavora Livida

L scaltra

S come stai tu

L male

S Come mal

L non ho preso cibbo, ancora

S Credea che fusti amalata, a la morte Ma tu stai ben: va pur, che l'è a, bon'hora Che hai tu qui

L confetioni de ogni sorte Cedri, aranci, limon, peri, e maroni Zucharo, mele, spetie, dolce, e forte Et altre cose

S questi en cibbi boni

L Ben scaltra che ti par, pur giunto, è il giorno Che harremo un solo, e non tanti patroni

S Mai sì alegri miei spirti, anco, non forno Che sequitando come sai, tal ballo, Non riceveva se non, danno, e scorno, E non v'è troppo, che Avido vassallo Come, imbriaco in mio dispregio, volse Con la padella, donarmi, un cavallo Livida poi pensar, mo, se 'l mi dolse E tanto più, che le mie cose havea, Hor buttai vintiun, che 'l non mi accolse, Guarda come son fatta sozza, e rea, Che 'l volto mio qual sai, n'haveal parecchio De natura era bella: e mi facea

L Perché, ancor, non ti fai

S perché quel spechio Che bella mi facea, perso ho, né trovo, Alcun, che non mi faci il volto vecchio

L Che tempo haver poi

S naqui de anno novo Dil quatrocento e trenta, e a punto, a punto, Vinti anni adesso haver, i' mi ritrovo,

L Ti par scaltra, che sappi, ben far cunto Po tu se' gioveneta, ma devresti Farti bella, e tenerti, ornata, e in punto

S Se quando mi fo bella mi, vedesti, Io pareriati la fada, Morgana, Ai squardi, a i risi, a le parole, e a i gesti E s'io volesse far la cortesana Haveria de gli primi, di la terra, Ma più tosto mi batti, la quartana

L Tacerò scaltra, e tu le labbia serra Men vo, tu va, che 'l par che se mi chiame Come le trombe, gli soldati, in guerra Il tempo, la patrona, e poi la fame

S Donque livida resta

L scaltra vane Son una man, di queste vecchie grame Torte, grime, sdentate, lorde, e insane Che fan la nympha, e dal tempo, e faticha Gli gozzan gli ochi, e callose han le mane

B Non so quel ch'io mi faccia, né mi dicha Tanto mi trovo alegro, che fortuna Fatta mi sia, più di l'usato, amicha Non temo più de adversitade, alcuna Poi che la robba harrò, tutta, di scaltra Potrò sguazzar, al sole, & a la luna E non pur quella harrò, ma anchor di l'altra Che in dotta mi darà, per lei, madonna O, felice mia vita, sopra ogn'altra Chi è quel che vien vestito in lunga gonna Cusì veloce in qua, parmi sia il sposo Voglio affrettami, non pur, gli è una donna Credea che fusse scaltra, che, ioiosa Era per ralegrarmi fiero, alquanto Che fatto i' son marito, de amoroso

D Vendi tu quei capon

B ma de sì

D quanto

B Tre carlin

D ne voi dua

B ma de no, Mia madonna non vol manco de tanto dagli

D E come vendi l'un, 'sti caschavali

B Qual volete

D i' vo' questo

B i' voglio un grosso

D Credo che mi bertegi, o mi travalia Se 'l fusse almanca, più l'uno, e più grosso

B Non so che

D horsù voi tu un baioco

B Certo madona mia, dar non vi 'l posso Togliete 'l mezo

D mezo, è troppo poco Damil tutto, se vuoi

B i' vi fo certa Che tal pretio n'harrete, in alcun loco

D A tua posta

B hor son stato pur imberta Un pezo, dolcemente qui, a contendere Con donna durlindana, over, fiusberta La si credea, ch'io gli volesse vendere Queste cose, e non sa che sian, da noce Che in vivande anco assai ci conven spendere

S Belvico, belvico

B ove vien, 'sta voce Ben sei tu, scaltra

S sì, ti fai da sordo

B Non certo i' non sentia, che iva veloce Tu carca, io carco, segno che d'acordo Fussemo sempre, in tutto, Scaltra cara Tu dil mio ben bramosa, io dil tuo ingordo Mai non mi fusti in cosa alcuna, avara Anci sopra d'ognuna, a tutte l'hore Ti trova liberal, splendida, e chiara Ma dapoi che per gratia, dil signore Insieme habian legato, il cor, e il piede Ti prego Scaltra, che mi faci honore

S Belvico a me dir questo, non richiede Che sai che ogni mio effetto e, fantasia Fu pronta, a mantenerti amor e fede Ma lassian questo andar, la robba mia Ti la do tutta, ben che 'l mi vien detto Che sei uso a buttar, de fora via

B Odi Scaltra mia bella, tien pur stretto Quel che tu hai, che s'io ne spando un gozo Chiamami tristo, e colmo, de diffetto E se a te par ch'io habbia ingegno mozzo Poni la robba, ove tu vuoi, te stessa Ch'io non vo' teco ognor, darmi di cozo Hor da poi che per mia, mi sei concessa Voria sposarti, e far quel che si deve

S Belvico, oh, non si corre, sì impressa Come sai fin quel'hora, il tempo, è breve Il patron pria de far, gli effetti suoi E non il servo, che biasmo, riceve Vorrei saper dove sposar mi vuoi Belvico mio gentil, volto mio bello

B Dove a te piace, in publico, o tra noi

S Belvico a segno ben drizza il cervello Che più non si usa a por l'anello, in dito Da un tempo in qua, ma il dito, ne lo anello

B Per dio che d'un gran dubio, m'ai chiarito

S Tu mi berteggi, tal moglie, se ha visto Che in più modi aperto a l'ochio al marito

B U, siamo a cha, che non se habbiano advisto Scaltra va inanti, che 'l patron non creda Che sian d'acordo, che li è, acuto e tristo

S Sì, sì, meglio, è, sta qui, che 'l non ti veda

B Con questa vechia, andar bisogna a pelo Fin che fatto ho, di la sua robba, preda Com'io la guardo, la vien foco, e gelo Mille fiate all'hora, e s'io la toccho La non sa poi, se la sia, in terra, o in cielo Se trovato n'havesse, questo, alocho Che la borsa mi tien sempre, inserrata Saria tenuto, un disertazo, e un fioccho Ma ad esto i' vo', de buoni panni ornati Haver questa persona, e de vivande Morbide, e buone, haverla, satiata Che la robba me abonda, in tutte bande, Non son belvico più, ma son felice Non son povero più non, ma richo, e grande Hor mi ne volio andar, star più non lice Ecco provida, Scaltra, e Livida, anco Scaltra parla, qualchosa, di me dice

P Belvico

B che vi piace

P sei tu stanco

B Madonna non

P mo sei sì aflitto, e lasso, Son pur due hore, che sei fuori, almanco

B I' ti dirò, scontrato ho quivi, al passo Orio, il qual con parlar, tristo e vilano, Come un poltron, m'a fatto, drieto, il chiasso

P E che tal detto

B po

P di' suso

B insano, Il m'ha detto, vil tristo, doloroso Giotto, giorgin, messetto, e ruffiano Et altre cose

P e tu che gli hai risposo

B Gli dissi come il dovea vergognarsi A usarmi tal parlar, ingiurioso

P E lui che disse

B il cominciò, a sdegnarsi Spiegando de viltà, magior volume Qual, chi vol de alcun mal suo, vendicarsi

P Et tu

B gli dissi che 'l non, è costume D'un signor, contrastar, con l'humil servo Che non si pone, il mar co un piciol fiume

P E lui

B me disse, rustico, e protervo Che se un tratto, ti havesse, in poter mio I' ti distruggerei, ogni osso, e nervo

P E tu, e lui, e tu, & io