Opera nova amorosa, vol. 2 Traggedia
Chapter 2
Mai non sia del lodar mia lingua stancha Tua divina beltà che al fin mi mena: Mai fin che 'l debil fiato non mi mancha Resterò dir, di tua faccia serena Mai sia la vita mia libera o francha In sopportar per te sempre aspra pena Mai fin che non mi sei foco de gelo Mai non starò, de alciar le voci al cielo
Donque donna gentil, piaquate aitarme Ch'io son d'ogni altro il più forte in battaglia Eccome in punto guarnito, a tutte arme E questa spada, ogni armatura taglia Et vogli in qualche effetto tuo, provarme Che l'huom forte, si vede in gran travaglia: Ascolta quanti millitando ho vinti Quai feriti, quai presi, & quali extincti
Qual simplice fanciul, che gira intorno E doppo il giro, in terra lo transporta Tal io de tua beltà, sì vinto e storno Trovomi: che ho dil dir la strada torta Volea dirti fin qui, dal primo giorno Quanto per te mia vita duol supporta Ma il timor, la speranza: il giaccio e il foco Spinse mia debil mente, in altro loco.
Chy. O quanto sei dapoco vile e tristo Che ancor far di me aquisto, fai pensiero Dimonstrandoti fiero, in atto humile Ognhor con novo stile: e novi inganni Né te accorgi che gli anni, indarno spendi Et anchor non ti mendi: ma ti acerto Che un dì sarati offerto: altro che amore: Non ti varà il furore: che dimostri Se ben combatti, giostri, e sei gagliardo.
No. Dhe per che al venir tardo: e quel che dici Se mi fusser nimici, gli animali: Quadrupedi, con l'ali: & ogni humano E ciaschun mostro stranno. crudo, e reo Più che Hercule, Perseo, Hettor, e Achille: Io getterei faville.
Chy. hor su, ti 'l credo Ma però non aciedo, a quel che brami.
No. Et io forza è, ch'io t'ami.
Ch. & io non voglio.
No. Polesser che sei scoglio.
Ch. io son più dura.
No. O mia disaventura, o vita accerba Che esta ingrata, e superba, mai si mova Anci il pensier rinova: più severo:
Ma pur, quantonque mai, giunger non spero Non sia ch'io resti ognhor, scoprir mia fede Mia servitute, e l'amor mio senciero Fin qui premiato, aymè, di rea mercede E doppo il pianto doloroso, e fero Qual mostra quanto l'amo, e lei nol crede E le dolenti notti, e i giorni bui Che mi fan dir tapin, chi son chi fui.
Spesse fiate, sotto le tue mura Lasso vengo la notte lagrimando Dicendo sacra, e angelica figura: Pietà dil stato mio, sì miserando E con doglia, timor, pianto, e paura E a morte, e a te secorso, o fin dimando E poi che acciò, non ho risposta alcuna Parto qual nave spinta da fortuna:
Cusì al mio albergo, vo lagrimebondo Dove un pellago fo, con miei lamenti Del pianto, faccio il mar, largo e profundo Degli sospiri, gli rabiosi venti Degli singulti, il tonar furibondo E degli gridi, i fulmini cocenti O miracol de amor, che de uno amante Lo albergo, i' facci un mar, lui navicante:
Hor poi ch'io vidi tua radiante imago Lassato ho studii piaceri, e compagni E in seguitarti donna, i' fui sì vago Che mai nol penso, che 'l volto, no abagni Cusì de pianto, e de suspir, me apago Questi en gli premii miei, questi i guadagni Se morte il vital corso mio, non troncha Vo farmi citadin, d'una speloncha.
Ivi almen so, che me odiranno i sassi: E al mio dolor risponderanno, i monti: Ivi al men so, che gli sospir ch'io trassi E quei ch'io traggio, ad uno, ad uno, fien conti Ivi al men so, che le fatiche, e i passi Fian note, a selve a boschi, a fiumi, e a fonti: Ivi al men so, che ogni fera sdegnosa Fia più che te: dil mio penar pietosa.
Nobile partesi: & Rustico vien cantando al solito suo exercitio in questo modo dicendo.
Rus. Sia benedetta Cerere, e Filia Che gli campi e gli prati hanno in custodia Et maledetto chi odia Queste per Iris, che grandine germina: Sia benedetto quel che alegra e humilia Che senza lui, senza piacer si termina Che l'ombra sol soave de' suoi pampani: Più che ogni suono e canto, il cor avampami.
Chyreresis sente Rustico: & dice a le sue donzelle
Chy. Sento cantar levate, e quiete andiamo Ad che fuggi s'io t'amo, ah volto adorno Siatele tutte intorno.
Rus. aymè, che fate.
Chy. Per niente nol lassate.
Rus. hor su, che vuoi.
Chy. Sol veder gli occhi tuoi, e il caro viso.
Rus. O, o, che ioco, riso, e piacer sento Guardami i' son contento acio me lassi.
Chy. Dhe perché son tuoi passi, tanto in fugga Voi tu ch'io mi distrugga: ah crudel orso Se me puoi dar soccorso, con un sguardo.
Rus. Non più che 'l tempo è tardo, e gir men voglio.
Chy. Aymè, non tanto orgoglio: crudo sei.
Ru. Lassate, i panni miei.
Chy. serai lassato: Ma prima a te mio stato, i' vo scoprir.
Rus. Parla non mi tenir la mano adosso.
Chy. Vorrei dir, ma non posso: perché quando I' ti vo contemplando, e fisso penso El mi mancha ogni senso: & resto persa.
Rus. Se ben fusti summersa, e che fia poi Perché se tu mi vuoi e i' non ti voglia senti pena, e doglia, tu la merti Mi parto.
Chy. eh non volerti, anchor partire.
Ru. Anchor tu m'hai da dire.
Ch. aymè, che mai Non finirei miei guai, e più mi strugge Che tua beltà mi fugge: ond'io m'accoro Dhe dimmi car thesoro, esser pò questo Che tu fia sì molesto, a cui, te adora: Non poi star meco un'hora: e pur gli è tale Che non gli parria male, restar morto: Se sol per suo conforto, un dolce sguardo Mio, non gli fusse tardo, e anchor mi segue Chiedendomi ognor triegue o morte, o pace Ma perché sol mi piace, tua figura De lui non facio cura: & te sol amo Et solo invoco e chiamo: il tuo bel nome: Hor dimmi donque come: se altrui lasso E a te sol stendo il passo: non mi extimi Forsi che ti delimi, de altra donna: Dimil cara collona, e mio sostegno.
Ru. Voi saper dov'io tegno: il mio pensiero Et in cui penso e spero: hora me ascolta Sappi la mente ho volta: non in femine Ma in parti, in campi, in semine, e in raccogliere Varii frutti che togliere la fame Sogliono e impir le brame, a' corpi humani Ma sian da noi lontani: e prati e campi Tu mi dici che avampi: pel mio volto E un altro, è per te stolto: anchor m'hai detto Guarda che belli diletto, o ben confassi Che fuggi gli suoi passi: & io i tuoi fuggo Ma mai sotto il tuo giuggo: non me tiri Dimmi perché, i martyri: e gli suoi pianti Non movon tuoi sembianti: ad aiutarlo.
Ch. Per ch'io non posso amarlo.
R. e anch'io non posso Ponerti amor adosso: e però resta: Femina pronta e presta, a mia ruina Che a questo non se inchina, la mia mente Anci per sempre absente: ad hor mi fatio.
Rustico partesi sdegnato: & Chyreresis dogliendosi dice.
Chy. Credo che donna sotto il ciel anchora Mai di me non fu vista, più infelice Seguo chi me odia, e fuggo chi me adora Pipistrel fommi: & posso esser Phenice Pur s'io non ho costui forza è ch'io mora Che a me star senza lui, viva non lice Non posso più cusì vol la mia sorte Pon sol duo in me, lui prima, e dapoi morte.
Chyreresis tace: & Nobile sopragiunge vestito da dottore: & salutandola in questo modo dice.
No. Quel pharetrato, cieco, alato, e nudo Che ogni dur petto, intenerisce, e scalda Quel fanciullin, spietato, orrendo, e crudo Che dato il colpo suo, mai più non salda Quel contra il qual, non giova elmo né scudo Né fuggir per stagion fredda né calda Quel te saluti, e se dormi ti svegli E che alquanto me ascolti te consegli
Dapoi per gratia al men se non per merto Piaquati haver pietà, dil mio tormento O farmi un qual segno, ch'io sia certo Che non sen porti, mie parole il vento Che se ben d'altro gaudio, resto incerto Pur ch'io veggia me ascolti i' mi, contento Che non v'è doglia più spietata, e molta Che narrar suoi martyri, a cui n'ascolta.
Ecco che a iusti prieghi il ciel, si move Ecco già fato a me, l'aer sereno: Ch'io veggio le bellezze excelse, e nove: Firmate ad ascoltar, quanto ch'io peno I' non so chi lodar, Cupido, o Iove De tanta gratia che mi cade, in seno Ma pur vedendo aperto, il paradiso Convengo a te voltar: la voce, e il viso
E perché forsi, non comprehendi quanto Vivo in martyr, dapoi ch'io presi amarte Vogliotil palesar con duro pianto De sospir, in sospir, de parte, in parte E se non bagni il volto divo, e santo Pietosa né gentil, potrò chiamarte Che chi sente un che pena, a cappo basso Si move alquanto, se non è, di sasso.
Chy. O quanto nudo e casso sei d'ingegno E come a sdegno: tua presontione Mi move, che cagione, ho farti offesa Ma se più a tal contesa: un'altra volta Vien tua persona stolta: con reo scorno Farà adietro ritorno.
Nob. ah cor di scoglio Se a gran ragion mi doglio: per che sempre Son più dur tue tempre.
Ch. hor non più omai Che gli sospiri, i guai, gli affanni, e i pianti C'hai fatto & farme inanti: al vento en sparsi.
No. Sai perché me fur scharsi: i tuoi soccorsi.
Ch. Mai non ti tenni, in forsi, anci, più aperto: Ch'io seppi, ti fei certo: i' non te amava.
No. Et hor tua voglia, è prava: come prima:
Ch. Gli è più, e men fo stima: ch'io facesse.
No. N'hai le voglie rimmesse: in farmi torto.
Ch. Ti vorrei veder morto.
No. morto.
Ch. sì.
No. Tu voresti cusì.
Chy. sì ch'io vorrei.
No. O iustitia de i Dei: ve è pur palese Gli tormenti, le offese: e le querele E la voglia crudele: di esta serpa Che l'alma e il cor, mi sterpa: fuor dil petto Credea con intelletto, alto aquistarla E da sdegno ritrarla: o mia ruina: Che non mi val dotrina: suono, o canto Richezza, riso pianto o stil di Marte: Hor donque oprar altr'arte, al tutto intende Sotto sopra volgendo, ogni quaderno Fin che a me de lo inferno: vengi Pluto: El qual farà compiuto il voler mio Che a lui volse, il disio: quando che nacque O cieli, o terra, o aqua, o fochi ardenti O sol, o luna, o stelle, o luci, o lumi O pianeti, o influentie, o corsi, o venti O lagi, o stagni, o rive, o fonti, o fiumi O monti, o boschi, o selve, o piaggie, o campi O caverne, o spelonche, o antri, o dumi O fiamme, o focho, o ardori, o braggie, o vampi O mari, o spiagge, o scogli, o rive, o porti O pioggie, o nevi, o tuoni, o eclypsi, o lampi O ombre, o sogni, o spirti, o vivi, o morti O herbe, o frondi, o rami, o fiori, o frutti: O sciagure, o fortune, o fati, o sorti O singulti, o sospiri, o pianti, o lutti O giorni, o notti, o speranze, o timori: O domicilii, o togurii, o ridutti O scorni, o biasmi, o spaventi, o terrori: O paci, o guerre, o lagrime, o sospiri: O angustie, o stenti, o stimuli, o rancori: O incendii, o stratii, o tormenti, o martyri O augelli, o pesci, o homini, o Dei O messagieri, o novelle, o disiri: O satyri: o fauni: o semidei: O Nereide: o Nappee: o Amadriade O voci: o gridi: o ulluli: o omei O Nimphe: o Dee: o inuane: o naiade O pastori: biffolci: o mandre: o greggi O pascoli: o capane: o troggi: o strade O corone: o stati: o mitrie: o segi O gioie: o perle: o austri: o gemme: o pietre: O vittorie: o trophei: o palme: o preggi O archi: o strali: o saette: o pharetre O pernaso: o Elicona: o pierii schanni O suoni: o canti: o rime: o corni: o cetre Voi veri testimonii, de' miei danni: Venite al suon de mie voci tapine Ch'or giunta, è l'hora, omai, de uscir d'affani Che queste membra, misere, e meschine: Voglio hor con questa mano, ardita, e francha Per contentar amor: condurle al fine Ma: l'alma afflita, tormentata, e stancha Spero che gran vendetta, ottegni anchora Se iustitia dil Ciel, qua giù, non mancha Che una fede verace: a l'ultim'hora Un raro amor: un servir sviscerato: Debbia condurmi: e causa esser ch'io mora Ma perché il tutto ho fino a qui, tentato Ecetto un punto, periglioso, e forte Prima ch'io stesso impiagimi il constato Chiamar vo' il Dio di la tartarea corte.
Nobile si parte: & madona Chyreresis dice a le sue Donzelle.
Ch. Silentio, udir mi par la voce, amena In che sta la mia vita, e la mia morte Levati suso Angelica, e tu Almena E in veder se gli è quello hor siate accorte.
Al. Gli è quel madonna.
Chy. o voce de Syrena Che humilmente mi tira, a dura sorte.
Ru. Poi che ognhor, quando al proprio ben, sto intento Mi sturbi: resta, e spargi il fiato al vento.
Ch. Eh non voler partirte per men male che tu saresti causa de mia morte.
Ru. Et io ti vo' fugir, furia infernale Uscita fuor, di le Clutonee porte.
Ch. Eh car conforto de mia vita frale: Habbi pietà de la mia dura sorte Che se mi lassi sola, in queste selve Darommi in pasta, a le silvestre belve.
Ru. Tu meriti ben, de esser devorata E haver per urna, il ventre de le fiere.
Ch. Dhe perché la tua voglia, è sì spietata Perché non segui le amorose schere.
Ru. Oltra in mal punto, serpe avenenata Vipera, ascosta, de opre, e di maniere Mai più non me vedrai, per tempo alcuno Tanto andar vo' lontano, da ciascuno.
Partesi Rustico, & non torna più: & Nobile viene a Madonna Chyreresis vestito da negromante a' suoi servi dicendo.
No. Aspettateme qui: dateme, i libri Che non bisogna meco, vengi alcuno S'io vo' che altrui, dil gran mal, me delibri Per ch'io faccio ond'io vo', l'aer sì bruno Che animal non v'è al mondo, sì feroce Che stando là, non brami, esser degiuno Orrendo gride, e paventosa voce: Fumi, puce, tempesta, tuoni, e foco Con furor tal, che 'l ciel penetra, e cuoce Si vede, e sente: e questo seria un gioco Se per poca sientia, o tema, il mastro Non fusse tratto giù nel stiggio loco Io che son quello ardito qual, Geroastro Men vo coi spiron d'amor, sprezzando morte Che cusì vol, mio inexorabil astro. Eccome qui, venuto per vie torte Vestito in punto, a far lo experimento Et ho qui il libro mio, valido, e forte Senza altro scongiurar, senza argumento Apprendo questo, pien de linee, e segni Charattere, & figure, harò il mio intento E tu signor, de i tenebrosi regni Che sempre stai parato, in ogni banda S'io appro il libro: prego non ti sdegni: Che 'l convien, de mia pena miseranda Ch'io cerchi ussirne, over ch'al tutto, i' mora.
Plu. Io son qui presto quel che vuoi, comando.
No. Io ti comando, Pluto, che in breve hora Tenti Chyreresis, de l'amor: mio Ch'io non trarotte più, dil seggio, fora Et fa che muti in tutto, il suo disio E che la voglia, quel che hora, non vole Hor va, che fin, che, torni, te expetto io Et sappimi ben dir, se la si dole Mentre che la molesti, e torna tosto E nota ben, suoi cenni, e sue parole Vanne veloce, & fa quel che thi imposto.
Pluto tornato da l'impresa senza operare dice.
Pl. La forza de virtù sforza mia forza Indarno mi mandasti, e indarno torno Per una pietra che l'inferno sforza Qual ella sempre ha in dito notte e giorno E l'altra poi, per la virgena scorza Che la natura, gli rivolse intorno Hor fatto havendo al tutto, ogni experientia Né potendo altro far, dammi licentia.
No. Poi che ho contrario il: ciel, lo abisso, e il mondo E che tu che n'hai vinte tante, e tanti Non hai possuto farmi un dì iocondo Darò con questa man fine, a' miei pianti Partite, & vane, al luoco tuo proffondo E senza lesion, de circonstanti E per ch'io son d'ognun più afflito, e mesto Senzo fallo verroti a trovar presto.
Pluto dispare, e Nobile sconsolato si parte: & di là un poco torna, dogliendosi fra lui, e dice
No. O quanto in tutto è prive d'intelletto Quel che in volubil dona, ferma il core: Me havevo di costei fatto suggetto: A doglia a stratio, a danno, e a dishonore Et hora ho inteso, che in un vil negletto Ha fermata sua speme, e ogni suo amore: E per più mia vergogna e più suo scorno Lui fugge & ella il segue, e notte e giorno
O reo destin a che condotto m'hai: Che de un rustico meno i' sia tenuto: El non serà già vero, che più mai Donna ami alcuna, o ch'io gli chieggia aiuto Sia maledette, le fatiche, e guai Et l'essergli sì caldo, sempre futo: Hor non più: per sempre escho, di tal ballo Che è da excusar, per una volta, il fallo.
Nobile partesi colmo di sdegno: & Chyreresis inteso che Nobile ha scoperto tanto errore e viltà: conclude non viver più: ma per extinguere la infamia, purgar lo errore: & essere a l'altre exempio, vol totalmente a le silvestre fere in pasto donarse, dove viene scapigliata dicendo.
Chy. Potentia immensa, de gli acuti strali: De amor protervo, che fa, il giaccio, foco Et foco, il giaccio: & varia, gli mortali Breve tempo, e pur ch'io temeva poco Le saette amorose: hor son sì accesa Che da spasmo, e martir non trovo loco: E per più mia vergogna, e più mia offesa Fugo chi m'ama, & seguo chi me offende: La propria pace, havendo ognor contesa E più dentro de l'alma, anchor me incende Che Nobile de Rustico, hasse accorto Et me lassando, altrove il passo, extende E l'uno, e l'altro ha da me il camin, torto Et è ben iusto: però che la Nave Che haver periglio vol, non merta, il porto: O maxima sciochezza, o error mio grave: O mio insano appetito, che m'induce Al doloroso fin, o voglie prave Quel gran clamor quella gente, e quel Duce Che sognando me apparve, era la insegna De Nobile che a morte mi conduce Quel urtar, poi nel sasso, era la indegna De Rustico persona, nella quale L'alma pensando, pur si strugge, e sdegna O mio poco saper, chaduco, e frale: Anci mio reo disio, vile e severo: Dal qual deriva, ogni mio scorno, e male Perché non hebbi il cor, sì acuto, e intiero Ch'io pensasse: ah volubile, & lassiva: Che 'l lognarsi ne l'alba, è sempre vero Per mia caggione i' son d'ambe duo priva E non solo di lor, ma di l'honore Donque non lice più, che al mondo i' viva Voi iovencelle, che seguite amore Aprite gli occhi ben: pensate al fine Che 'l pentir nulla val dopoi, lo errore Hor per dar fin, a tante mie ruine E punir mille errori, in un momento Volgomi, a esti aspri, bronchi, e acute spine E tanto ardita extenderommi drento Ch'io giungerò, tra le arabiate fiere Che adimpirano il mio disiato intento E questa membra mie, che hor sonno intiere Fien fatte in mille parti, e il spirto lasso Fia tratto al centro: da le infernal schiere Ma pria ch'io giunga, a cusì accerbo passo Perché alcuna, no incorra in tanta asprezza Questo Epigramma iscrivo, in su esto sasso: Per disprezzar, virtute, e gentilezza E per amar, ignorantia, e viltate Chyreresis il passo a morte, adrezza Hor spechiateve in me, voi, che restate.
Stampata in Milano per Magistro Gotardo da Ponto ad instantia Domino Io. Iacobo & Fratelli de Legnano Anno domini M.ccccc.xyiii. Adi. xx. de Novembre.
Edizione del 1519
[Illustrazione: frontespizio]
Impresso in Milano per Rocho & fratello valle ad instantia de miser Nicolo da Gorgonzola.
Nota del Trascrittore
La trascrizione di quest'opera è stata effettuata sulla base dell'edizione pubblicata nel 1518. Si è cercato, pur modernizzando il testo per alcuni aspetti, riguardanti essenzialmente le convenzioni tipografiche dell'epoca, di mantenerlo il più possibile fedele all'originale. Minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione. Si è fatto riferimento anche a un'altra edizione (1519), della quale al termine del testo è presentata l'illustrazione di copertina unitamente ai dati di pubblicazione.
End of Project Gutenberg's Opera nova amorosa, vol. 2, by Nocturno Napolitano