Olanda

Chapter 31

Chapter 313,628 wordsPublic domain

Riguardo ai costumi, ebbi da un personaggio di Groninga delle notizie preziose, che credo non si trovino in nessun libro di viaggi. Là le consuetudini che informano la vita delle ragazze e delle donne maritate sono affatto diverse da quelle dei nostri paesi. Fra noi una ragazza che si marita esce da uno stato di soggezione e direi quasi di prigionia, per entrare in una vita libera, nella quale si trova improvvisamente circondata dalla considerazione, dagli omaggi e dai corteggiamenti della gente che prima la trascurava. Là invece la libertà e la galanteria sono un privilegio delle ragazze, e le signore vivon raccolte, vincolate da mille riguardi, avvicinate con mille cautele, circondate d'un freddo rispetto, quasi neglette. I giovanotti non si dedicano che alle signorine, e in questo è concessa loro una grande libertà. Un giovane, che frequenti una famiglia, se anche non è un amico dei più intimi, offre alle ragazze, o pure ad una ragazza, di accompagnarla al concerto o al teatro, in carrozza, di notte, da solo a sola, e non c'è nè padre nè madre che vi si opponga; e chi vi si opponesse, passerebbe per sciocco o per villano, e sarebbe deriso o biasimato. Un giovane e una signorina rimangon fidanzati per molti anni; e per tutto questo tempo, si vedono ogni giorno, vanno a passeggiare insieme, stanno in casa soli, e la sera, prima di separarsi, fanno una conversazione di mezz'ora sulla soglia della porta, senza testimoni. Ragazze di quindici anni, delle prime famiglie, attraversano la città da un capo all'altro per andar alla scuola e per tornare a casa, anche sul far della notte, sole, e dovunque si fermino e con chiunque parlino, nessuno vi bada. All'opposto, della menoma libertà che si pigli una signora, si fa un dire infinito; il che però occorre così raramente, da poter quasi dire che non occorre mai. "I nostri giovani," mi diceva quel signore, "non sono punto pericolosi. Sanno fare i galanti colle signorine, perchè le signorine son timide, e la loro timidità gli incoraggia; ma colle signore non ci hanno il verso. A mia memoria, in questa città non vi sono stati che due casi notorii d'infedeltà coniugale." E mi specificò i casi. "Così è, caro signor mio," soggiunse poi, battendomi una mano sul ginocchio, "qui non si fanno altre conquiste che in agricoltura, e chi vuol farne in un altro campo, bisogna che si compiaccia di far attestare da un notaro, ch'egli ha intenzione di combattere secondo le leggi della buona guerra e coll'onesto fine della pace." Argomentando falsamente dal mio silenzio, che quello stato di cose non m'andasse a' versi, "Tale è il nostro modo di vivere," soggiunse; "noioso, se volete; ma sano. La vita voi la tracannate, noi la beviamo a lenti sorsi. Voi godrete qualche volta di più; ma noi siamo più continuatamente contenti."--"Dio vi benedica," io dissi. "Dio vi converta," rispose.

Ma veniamo al mercato, che è l'ultimo spettacolo vivo ch'io vidi in Olanda.

La mattina per tempo feci un giro intorno alla città per veder arrivare i contadini. Ogni ora arrivava un treno che ne versava una folla; da tutte le strade della campagna venivan carrozze variopinte, tirate da bei cavalli neri, sulle quali sedevano maestosamente delle coppie coniugali; per tutti i canali giungevano barconi a vela carichi di derrate; in poche ore la città fu piena di gente e di rumore. I contadini son tutti vestiti d'un panno quasi nero, hanno un cravattone di lana intorno al collo, guanti, catenelle, gran portafoglio di bulgaro, sigaro in bocca, e un faccione di cor contento. Le contadine sono infiorate, rinfronzolite, ingioiellate, come le madonne delle chiese spagnole. Terminate le loro faccende, si spandono per le trattorie e per le botteghe, non già come i nostri contadini, che guardano qua e là timidamente coll'aria di chiedere il permesso d'entrare; ma con viso e piglio di gente che sa di essere da per tutto desiderata e inchinata. Nelle trattorie, le tavole si coprono di bottiglie di vino di Bordeaux e di vino del Reno; nelle botteghe, i fattorini si sbracciano a tirar giù roba. Le contadine vi son ricevute come principesse e vi spendono infatti principescamente. Seguono, per esempio, di queste scene, che intesi raccontare da testimoni oculari. Un mercante dice a una signora di città il prezzo d'una veste di seta.--Troppo caro,--risponde la signora.--La piglio io;--dice una contadina che le è accanto, e se la piglia. Un'altra contadina va a comprare un pianoforte. Il negoziante glie ne fa veder uno che costa mille lire.--Non ne avrebbe di più cari?--essa domanda;--dei pianoforti di mille lire ne hanno anche le mie amiche.--Marito e moglie passano dinanzi alla vetrina di un venditore di stampe, vedono un bel paesaggio a olio colla cornice d'oro, si fermano, vi scoprono una vaga rassomiglianza colla loro casa e il loro podere; la moglie dice:--Compriamolo?--il marito risponde:--Compriamolo!--entrano nella bottega, mettono sul banco trecento fiorini l'un sull'altro, e si portan via il quadro. Quando hanno fatto le loro compre, vanno a vedere i Musei, entrano nei caffè a legger giornali, o fanno un giro per la città guardando con aria pietosa tutto quel popolo di bottegai, d'impiegati, di professori, d'uffiziali, di proprietari, che in altri paesi sono invidiati da chi lavora la terra, e che a loro paion povera gente. Chi non sapesse come stanno le cose, crederebbe, a veder quello spettacolo, di essere capitato in un paese dove una grande rivoluzione sociale abbia tutt'a un tratto fatto passare la ricchezza dai palazzi alle capanne, e i nuovi ricchi sian venuti dalla campagna in città per beffare i signori spogliati. Ma il più bello è la sera, quando ritornano alle loro fattorie e ai loro villaggi. Allora per tutte le strade della campagna si vedono quei bizzarri veicoli correre rapidissimamente, cercando di passar gli uni davanti agli altri; le donne stesse stimolano i cavalli, per riuscir vittoriose nella gara; i vincitori fanno schioccare la frusta in segno di trionfo: l'aria echeggia di risa e di canti; fin che il turbinio festoso dispare nel verde infinito della campagna cogli ultimi barlumi del tramonto.

DA GRONINGA AD ARNHEM.

A Groninga voltai le spalle al Mare del Nord, il viso alla Germania, il cuore all'Italia, e cominciai il mio viaggio di ritorno attraversando rapidamente le tre provincie olandesi della Drenta, dell'Over-Yssel e della Gheldria, che si stendono intorno al golfo di Zuiderzee, fra quella della Frisia e quella d'Utrecht; una parte dell'Olanda, che, visitata tratto per tratto, riuscirebbe uggiosa a chi non viaggia con curiosità d'agronomo o di naturalista; ma che, vista di volo, lascia in chi abbia sentimento della natura, un'impressione incancellabile. Per tutto il tempo del viaggio, il cielo fu quale si conveniva all'aspetto del paese: grigio ed eguale; ed io fui quasi sempre solo. Così godetti lo spettacolo in tutta la sua trista bellezza, e in silenzio.

* * * * *

Uscendo dalla provincia di Groninga, si entra in quella della Drenta, e si vede un cangiamento improvviso nell'aspetto del paese. Di qua e di là si stendono a perdita d'occhio campi immensi, coperti di sterpi, nei quali non si vedono nè strade, nè case, nè rigagnoli, nè siepi, nè alcun indizio d'abitazione o di lavoro. Qualche macchia di piccole quercie, che si considerano come traccie dell'esistenza di antiche foreste, sono la sola vegetazione che s'innalzi al di sopra della sterpaglia; le pernici, le lepri e i galli selvatici, i soli animali che richiamino il viaggiatore al sentimento della vita. Quando si crede d'essere alla fine della landa, la landa ricomincia; agli sterpeti succedono gli sterpeti, alla solitudine la solitudine. In questa triste pianura, si vedono qua e là dei monticciuoli, che altri crede siano stati innalzati dai Celti, altri dai Germani, nei quali, scavando, furon trovati vasi di terra, seghe, martelli, ossa calcinate, cocche di freccie, pietre da macinare il grano, anelli che si suppone servissero di monete. Oltre a questi monticciuoli, si ritrovarono, e rimangono tuttora degli smisurati massi di granito rosso ammontati e disposti in una forma che rivela un'intenzione di monumento, come di altare e di tomba; ma senza iscrizione, nudi, solitarii, come enormi aeroliti caduti in mezzo a un deserto. Nel paese si chiamano tombe degli Unni, la tradizione li attribuisce alle bande di Attila, il popolo dice che sono stati portati in Olanda da una razza antichissima di giganti, il geologo crede che siano giunti dalla Norvegia sul dorso dei ghiacci antidiluviani, lo storico si perde in vaghe congetture. Tutto è arcanamente antico in questa strana provincia. Vi si ritrovano degli usi della Germania primitiva, la coltura in comune sugli _esschen_, la tromba rustica che chiama i contadini al lavoro, le case descritte dagli storici romani, e su questo vecchio mondo il mistero perpetuo d'un silenzio immenso:

«. . . . . . ove per poco Il cor non si spaura.»

Andando innanzi, si comincia a veder paludi, grandi stagni, zone di terra limacciosa, attraversati da canali d'acqua nerognola, fossi lunghi e profondi come trincee, mucchi di glebe color di bitume, qualche barcone, qualche creatura umana. Sono i campi di torba, il cui solo nome suscita nella mente mille immagini di avvenimenti fantastici: i lenti ed immensi incendi della terra; le praterie galleggianti coi loro abitanti e i loro animali sulle acque degli antichi laghi; le foreste erranti pei golfi; i campi staccati dal continente e turbinati dalle tempeste del mare; le immense nuvole di fumo che dalle torbiere arse della Drenta, il vento del nord spande sulla metà dell'Europa, fino a Parigi, in Svizzera, sul Danubio. La torba, la terra che vive, come la chiama il contadino olandese, è la principale ricchezza della Drenta, e una delle principali dell'Olanda. Nessun paese ne è più ricco, e ne trae maggiore vantaggio. Essa dà lavoro a migliaia di braccia; quasi tutta la popolazione dell'Olanda ne alimenta il focolare; serve a mille usi: colle glebe a fortificare le fondamenta delle case, colle ceneri a infertilire la terra, con la filiggine a nettare i metalli, col fumo a salare le aringhe. Sulle acque del Wahal, del Leck, della Mosa, per i canali della Frisia e della Groninga, nel Zuiderzee, per tutto circolano battelli carichi di questo gran combustibile nazionale. Le torbiere esaurite si convertono in praterie, in orti, in oasi feconde. Assen, la città capitale della Drenta, è il centro di tutto questo lavoro di trasformazione. Un grande canale, a cui metton capo tutti i piccoli canali delle torbiere, si stende a traverso quasi tutta la Drenta da Assen fino alla città di Meppel. Da ogni parte si lavora a dissodare il terreno. La popolazione della provincia ch'era di poco più di trentamila abitanti sulla fine del secolo scorso, si è quasi triplicata.

* * * * *

Appena s'è oltrepassato Meppel, si entra nella provincia dell'Over-Yssel, che presenta per un certo tratto il medesimo aspetto della Drenta: sterpeti, torbiere, solitudine; e s'arriva poco dopo a un villaggio, se pure si può chiamare villaggio, dei più strani che mente umana possa immaginare. È una fila di case rustiche, colle facciate di legno e coi tetti di stoppia, che si succedono, a una qualche distanza l'una dall'altra, per la lunghezza di più di otto chilometri: posta ciascuna sopra una stretta zona di terra che se le prolunga dietro sin dove arriva la vista, e circondata da un fosso pieno di piante acquatiche, sull'orlo del quale s'innalzano dei gruppi di ontani, di pioppi e di salici. Gli abitanti di questo villaggio, che è diviso in due parti chiamate Rouveen e Staphorst, sono i discendenti di due antiche colonie frisone, i quali hanno conservato religiosamente il vestire, gli usi, le tradizioni agricole dei loro padri, e vivono agiatamente col prodotto delle terre e di qualche piccola industria loro propria. In questo singolare villaggio, non ci sono caffè, non ci sono cammini, poichè gli avi non li usavano, non ci sono strade, perchè le case sono tutte sur una sola fila, non c'è nulla di simile agli altri villaggi. Gli abitanti son tutti calvinisti austeri, sobri, operosissimi. Gli uomini si fanno essi medesimi le calze nei ritagli di tempo che lascia loro la coltivazione della terra, e abborriscono a tal segno dall'ozio, che gli stessi amministratori del villaggio, quando debbono radunarsi a consiglio, portano seco il filo e i ferri da calza per non istar colle mani in mano mentre si discute. Il Comune possiede seimila ettari di terreno, divisi in novecento zone lunghe circa cinquemila metri, e larghe da venti a trenta. Quasi tutti gli abitanti sono proprietari, sanno leggere e scrivere, hanno un cavallo e una diecina di vacche, non s'allontanano mai dalla loro colonia, si maritano dove son nati, e passan la vita nella stessa zona di terra, e chiudono gli occhi sotto lo stesso tetto dove vissero e morirono i nonni dei loro nonni.

* * * * *

Via via che si va oltre nell'Over-Yssel, la campagna cangia aspetto. Presso Zvolle, città natale del pittore Terburg, capitale della provincia, di poco più di ventimila abitanti, presso la quale, nel piccolo convento di monte Sant'Agnese, visse sessantaquattr'anni e morì Tommaso da Kempis, il supposto autore dell'_Imitazione di Gesù Cristo_; si vedono bellissime strade fiancheggiate da betulle, da faggi, da pioppi, da quercie, che rifanno gratamente gli occhi del paese nudo e tristo percorso fino allora. Da ogni parte lo sterpeto indietreggia, s'alzano mucchi di verzura, si stendono praterie, pullulano piantagioni nuove, sorgono case, si sparpagliano armenti, s'allungano nuovi canali, che dalle torbiere vanno a sboccare in un gran canale chiamato il Dedemsvaart, l'arteria vitale dell'Over-Yssel, che ha trasformato quella terra desolata in una provincia fiorente, dove una popolazione industriosa procede colla letizia d'un esercito vittorioso, e il povero trova lavoro, il lavoratore proprietà, il proprietario ricchezza, e tutti la speranza d'un avvenire migliore. Di qui la strada s'addentra, fiancheggiando l'Yssel, nel Salland, la Sala degli antichi, dove soggiornarono i Franco-Salii prima di scendere verso il mezzogiorno per conquistare la Gallia, dove fu redatta la legge salica, a Saleheim e a Windoheim, che esistono ancora col nome di Salk e di Windesheim; dove rimangono tuttavia tradizioni e convenzioni agricole di quei tempi lontani. E infine tocca Deventer, l'ultima città dell'Over-Yssel, la città di Giacomo Gronovius, dei tappeti e del pan di spezie, che conserva nell'edifizio del peso pubblico la caldaia dove si facevan bollire i monetari falsi, e si compiace della vicinanza del castello di Loo, la residenza prediletta dei Re d'Olanda. Oltrepassata Deventer, si entra nella Gheldria.

Qui lo spettacolo cangia. Si fiancheggia la terra abitata dagli antichi Sassoni, la Veluwe, una regione sabbiosa che si stende fra il Reno, l'Yssel, e il Zuiderzee, dove non sono che pochi villaggi perduti in mezzo a vaste lande ondulate come un mare in tempesta. Fin dove giunge lo sguardo, non sono che colline aride, le più lontane velate da una nebbia azzurrina, le altre, parte vestite dei colori cupi della vegetazione selvatica, parte biancastre delle loro sabbie mobili, che il vento spande sulla faccia del paese. Non si vedono nè alberi nè case; tutto è solitario, nudo, sinistro, come in una steppa della Tartaria; e il pauroso silenzio di questa solitudine, non è rotto che dal canto dell'allodola e dal ronzìo delle api. Pure in alcune parti di questa regione, gli Olandesi sono riusciti col loro paziente coraggio e a prezzo d'infinite fatiche, a far crescere il pino, il faggio, la quercia; a formare bei parchi, a creare boschi interi, a coprire di piante utili, in meno di trent'anni, più di diecimila ettari di terreno; a far sorgere dei villaggi popolosi e floridi dove non c'era nè legno, nè pietre, nè acqua e i primi coltivatori dovevan vivere in tane scavate nella terra, e coperte colle glebe.

* * * * *

La strada passa accanto alla città di Zutphen e arriva in breve ad Arnhem, la capitale della Gheldria, città illustre e gentile, posta sulla riva destra del Reno, in una regione coperta di belle colline, che le valsero il nome di Svizzera olandese, e abitata da un popolo che ha fama di essere il più poetico dell'Olanda, giusta il proverbio che lo definisce: «grande di coraggio, povero di beni, la spada alla mano, ecco il mio blasone.» Ma per questa loro stessa singolarità, non presentano nè il paese nè il popolo nulla di strano a uno straniero del mezzogiorno d'Europa, che sia andato in Olanda per vedere l'Olanda; e però tutti i viaggiatori vi passan di volo colla persona e colla penna. E lo stesso può dirsi del Limburgo e del Brabante settentrionale, le due sole provincie dell'Olanda, nelle quali non mi parve necessario di penetrare. Perciò, visto che ebbi la città di Arnhem, partii per Colonia. Il cielo era scuro e basso più che non fosse stato mai in tutta quella giornata, ed io, benchè in fondo al cuore godessi di ritornare in Italia, sentivo il peso di quel tempo triste, e appoggiato allo sportello del vagone, guardavo immobilmente la campagna, più coll'aria di chi parte dal suo, che di chi abbandona un paese straniero. Arrivai senz'accorgermene fin quasi alla frontiera tedesca, assorto nel pensiero delle fatiche, dei dubbi, degli sconforti coi quali avrei dovuto lottare per molti mesi in un cantuccio della mia cameretta per scrivere queste povere pagine; e solo quando un viaggiatore mi disse ch'eravamo vicini alla frontiera, mi riscossi, e mi avvidi ch'ero ancora in Olanda. Girai gli occhi sulla campagna e vidi ancora un mulino a vento. Già il terreno, la vegetazione, la forma delle case, la lingua dei miei compagni di viaggio, non eran più olandesi. Mi rivolsi perciò a quel mulino come all'ultima immagine dell'Olanda, e lo guardai colla medesima curiosità con cui avevo guardato il primo, un anno innanzi, sulle rive della Schelda. Dopo un po'che lo fissavo, mi parve di veder qualcosa muoversi con esso nel vano delle sue grandi ali; il cuore mi battè più forte, guardai ancora, e vidi infatti le bandierine dei bastimenti, i tigli dei canali, le facciate a scalini, le finestre infiorate, i caschi d'argento, il mare livido, le dune, i pescatori di Scheveningen, Rembrandt, Guglielmo d'Orange, Erasmo, Barendtz, i miei amici, tutte le più belle e più nobili immagini di quel paese glorioso, modesto ed austero; e come se davvero le vedessi, vi tenni gli occhi fissi, con un sentimento di tenerezza e di rispetto, fin che il mulino non mi apparve più che come una croce nera a traverso la nebbia che copriva la campagna; e quando anche quell'ombra scomparve, rimasi come chi partendo per un viaggio che non avrà ritorno, vede svanire la figura dell'ultimo amico che lo salutava dalla riva.

FINE.

INDICE.

DEDICA Pag. V

L'Olanda 1

Zelanda 18

Rotterdam 42

Delft 111

L'Aja 147

Leida 245

Haarlem 266

Amsterdam 289

Utrecht 323

Broek 337

Zaandam 356

Alkmaar 367

Helder 384

Il Zuiderzee 402

Frisia 417

Groninga 450

Da Groninga ad Arnhem 471

* * * * *

NOTA DEL TRASCRITTORE

L'ortografia e la punteggiatura del testo originale sono state mantenute, eccetto per le seguenti correzioni, (testo originale sulla prima riga, testo corretto sulla seconda riga):

del lago di Harlem, che aveva quarantaquattro chilometri del lago di Haarlem, che aveva quarantaquattro chilometri

cha val due lire e centesimi, come noi spendiamo la che val due lire e centesimi, come noi spendiamo la

quella che fa l'una fa l'altra; quello che il quello che fa l'una fa l'altra; quello che il

basti dire che i barcaioli del _treschkuit_, che basti dire che i barcaioli del _trekschuit_, che

in Germania, in Italia; l'Hemskerk imitava il in Germania, in Italia; l'Heemskerk imitava il

coscenziosi che non iscordano nulla, ci mettono coscienziosi che non iscordano nulla, ci mettono

che fanno gli offici di sotto; il Brouver, rappresenta che fanno gli offici di sotto; il Brouwer, rappresenta

gli assedi di Leida e di Harlem a ispirare, a gli assedi di Leida e di Haarlem a ispirare, a

Questa pittura così varia e così coscenziosa nel ritrarre Questa pittura così varia e così coscienziosa nel ritrarre

bianca; se son gemelli, la trina è doppia; e per alalcuni bianca; se son gemelli, la trina è doppia; e per alcuni

quella casa aveva le imposte socchiuse, e mi disse quella casa avevano le imposte socchiuse, e mi disse

d'Amsterdam e l'antico lago d'Harlem, la quale d'Amsterdam e l'antico lago d'Haarlem, la quale

Leida, rompendo le dighe dell'Issel e della Mosa, e Leida, rompendo le dighe dell'Yssel e della Mosa, e

trionfi da tavola, di candellieri e di spegnitoi che trionfi da tavola, di candelieri e di spegnitoi che

du Jardin, il Van Ostade, il Cuip, il Metzu, il Van du Jardin, il Van Ostade, il Cuyp, il Metzu, il Van

che restituì la pace all'Europa dopo la guerre che restituì la pace all'Europa dopo le guerre

muro, parevano d'argento. Il cammino era un vero muro, parevano d'argento. Il camino era un vero

cavallo, è probito di stare in sella, e bisogna condurlo cavallo, è proibito di stare in sella, e bisogna condurlo

Zaandam è un grande Broek, meno puerile è più Zaandam è un grande Broek, meno puerile e più

_illum usque tantum natura_, come dice Tacito; _illuc usque tantum natura_, come dice Tacito;

_fama super etera notus_. _fama super aethera notus_.

gli espressi la mia infinita gratitudine con un diluluvio gli espressi la mia infinita gratitudine con un diluvio

in un città come Harlingen, tutta casette liliputtiane, in una città come Harlingen, tutta casette liliputtiane,

di verde chiaro, di tutti i colori di Broeck. I di verde chiaro, di tutti i colori di Broek. I

senz'accorgemene, un atto che voleva dire che ero senz'accorgermene, un atto che voleva dire che ero

la pulizia degna di Broeck; nulla di strano nelle la pulizia degna di Broek; nulla di strano nelle

popolazione dell'Olanda ne alimenta il focolare popolazione dell'Olanda ne alimenta il focolare;

Si dà di seguito un elenco delle grafie alternative mantenute nel testo:

Backhuizen / Backuisen Barendtz / Barenz Barneveld / Barneveldt / Barnevelt / Barnewelt Bies-bosch / Biesbosch Dow / Dou / Dov Enckhuisen / Enkhuisen / Enkhuizen Hoorn / Horn Medemblik / Medenblik / Medenblick Metsu / Metzu Middelburg / Middlebourg Naaldvijk / Naaldwijk Nieuwdiep /Nieuwediep Ruysdael / Ruysdaël Scheveningen / Scheveningue Waal / Vaal Werf / Werff Wouvermans / Wouvermam / Wouvermann Zaandam / Zandam