Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni)

Part 14

Chapter 141,705 wordsPublic domain

[18] De Gubernatis op. cit.

[19] Bellezza, o. c.

[20] Vedi Uomo di Genio di C. Lombroso, VI ed., Torino.

[21] Toselli — Sulla religiosità degli epilettici. Torino. 1887.

[22] "È un fatto che intorno alla sua conversione tornarono vane le indagini non solo di scrittori di grido, ma pur di coloro che più avean avuto dimestichezza con lui" scrive Magenta, che pretende spiegarlo facilmente coll'influenza di Tosi e Degola e non pensa che la ragione per cui un'ingegno sì forte preferisse costoro a Tracy e Cabanis cui praticava allora ogni giorno è appunto quella che deve trovarsi.

[23]

.. nodrito In sozzo ovil di mercenarii armenti _In morte di C. Imbonati_.

[24] Anche Graf.... "Fu tutto un nodo di renitenze e ripugnanze religiose e morali quello che gli strinse l'animo e lo ridusse innanzi tempo all'inoperosità od al silenzio." (o. c.)

[25] L'abbandono fu così doloroso che non volle più ridestarne il ricordo ritornando in quei luoghi e il dolore espresse nella pagina del Romanzo: — "Addio monti sorgenti dell'acque ed elevati al cielo, cime ineguali, note a chi è cresciuto fra voi.... Quanto è triste il passo di chi cresciuto tra voi se ne allontana." (Petrocchi, o. c.).

[26] Cesare e Paola Lombroso. Sulla psicosi di Beccaria. (Archivio di Psichiatria, 1896).

[27] Vedi Bellezza, o, c., pag. 20 e seg. — Graf, o. c., N. Antologia 1895, p. 417.

[28] Vedi Cappelli. Sa Giulia Beccaria. (Pensiero Italiano, 1883), — Paola Lombroso. Su Cesare Beccaria. — 1896.

[29] BERTANI. — _La paura nei Promessi Sposi_. Iride, n. 46, 1900. — E. CARRARA _La paura in Manzoni_, idem. n. 48.

[30] GILBERT BALLET — _Swedenborg. Histoire d'un visionaire au XVIII siècle_. Paris ed. Masson, 1900.

DI ROBERTO. — _Il colore del tempo_. 1900.

MATTEY. — _Notice Biographique et bibliographique de Swedenborg_, 1888.

[31] FINZI. Petrarca. _Firenze, Barbera_, 1900.

[32] Giornale Dantesco. Anno VIII, 1900.

[33] Petrarca. _Firenze, Barbera,_ 1900.

[34] LEGGIADRI-LAURA. — _Su Pascal_. — Archiv. di Psichiatria ed Antropologia Criminale. Torino, XXI, 1900.

REINET-SANGLÉ. — _La maladie de Blaise Pascal_ (Annales medico-psychologiques, 1899, n. 2). COUSIN — Jacqueline Pascal. 1900.

RÉGNARD. — _Gènie et folie_. (Id., id., 1899, n. 1).

[35] Vedi pag. avanti.

[36] Come negli Inni sacri del Manzoni (v. s.)

[37] Attingo la maggior parte di questi dati alla _Nota Autobiografica_ di Guerrazzi ed ad una bellissima monografia del D.r Mondolfo, (edita nell'Archivio di Psichiatria ed Antrop. crim., 1900, Fasc. V, Anno XX) ed all'opera del Dott. R. Guastalla: _Su alcuni scritti inediti dei Guerrazzi_. Firenze, 1899.

[38] Si veggano anche a proposito del carattere di Temistocle e, in genere, delle sue anomalie psichiche, questi due passi di lettere direttegli dal fratello nel 1840: "La lena ti basta e lo gambe hai buone! così tu avessi il cervello!... Non portare dunque, come spesso fai, la testa sopra il cappello, ma ingegnati a mantenerla nella sua sede naturale, cioè sotto.... Ma tu ragionando con la tua coscienza urli: io ho ingegno, e glie lo farò, vedere, per Dio santissimo!" — "Oh potesse guardarti meno in cagnesco la fortuna. — Ma a te sarà più arduo che agli altri, perchè non solo altero, ma superbo, e di modi gravi più spesso e stizzosi che magnanimi".

[39] Di questa precoce criminalità il Guerrazzi si vanta nelle Note, chiamando queste lotte (dirette contro gli ebrei) in cui adoperavano, oltre i sassi, anche i coltelli e, talvolta, le armi da fuoco, le sue guerre, e glorificava la propria strategia. In queste lotte riportò una ferita al capo e altre, di cui una grave, nella coscia sinistra.

[40] Scrive il Guerrazzi: "Parrà impossibile, ma io di dodici anni a tutte queste cose pensavo, e immaginai un poema e lo scrissi". La frase è ambigua ad arte per dar a credere di avere a dodici anni scritto il poema che invece, se fu allora pensato, non potè, come osserva il Guastalla, esser scritto e compiuto che tra i 16 e i 18 anni, accennando in un passo a fatti del 1822.

[41] Il Guerrazzi fu durante la sua vita continuamente (o quasi) afflitto da mali intestinali, frequentemente da febbri, cefalee e violentissime emicranie oftalmiche, cardiopatie e, come vedremo in seguito, anche dalla epilessia. (Mondolfo o. c.)

[42] Si cfr. l'ottimo libro del Roncoroni: Sull'epilessia e le nevrosi epilettiche.

[43] Le accuse che gli muove il Giusti sono gravissime, così per riguardo alla vita politica come alla vita privata (sopratutto forense). Dell'accuse politiche basti ricordare quella di avere in Livorno aizzato il popolo a la rivolta per esser poi chiamato a domarlo. Per affari privati, gravi accuse di appropriazione indebita gli furono anche rivolte dal Sanna nel libro _I due Guerrazzi_ (zio e nipote) e nella lite Temistocle si pose dalla parte del Sanna, onde un odio feroce tra i due fratelli, tanto che Temistocle non andò neppure ai funerali del fratello; dal 1840 al '46, narra il Martini, il Guerrazzi fu tenuto in Toscana _un orco, un parricida, un immane divorator di fanciulli_; e anche ora, in quelle province, per significar brutti tempi, si vuole ripetere "tempi del Guerrazzi". A guadagnarsi questa bella fama egli stesso pose opera, dicendo che "viveva di rabbia", che "nessuno poteva amarlo non amando egli nessuno"; che, se fosse stato Dio, avrebbe "soffiato sul mondo come sopra una candela di sego". Le contrarietà lo esasperarono; la professione d'avvocato fu per lui "come la catena alla gamba del galeotto", la vita "un osso datogli a rodere". I suoi sfoghi erano violenti, i suoi motti pungenti e caustici. Del sentimento marziale degli Italiani, poeticamente espresso negli inni patriottici —

Chi discende da sangue latino Nacque, visse e guerriero morì! —

rise, dicendo che "noi siam figli dei Romani come i vermi di un cavallo di battaglia morto da un mese a questa parte". E quando salì al governo gli parve di "recitare una tragedia d'Alfieri coi burattini". — E disse il Governo una _fattoria da sfruttare_. (Mondolfo o. c.)

[44] Se quest'ultima affermazione sia vera non so. Vero è che l'abbondante capigliatura che si vede nel ritratto era null'altro che una parrucca parigina; ma d'altra parte al Viesseux, nel 43, scrive d'avere i capelli bianchi prima del tempo, e la malattia fu anteriore, essendo ancora in vita il padre (1838). Riferisco qui il passo delle Memorie al Mazzini, in cui si narra di questa malattia: Avuta la notizia "quello che avvenisse non so; mi ricordo soltanto essermi rinvenuto in banco di certi amici.... Mi levai e piuttosto fuggii che mi accomiatai; mi sentivo affatto diverso da quello di prima, parevami che dove appoggiavo il piede si sprofondasse la terra".... Andò a vederla: "non la custodiva persona; _solo con sola_ tutto il giorno: le ficcai gli occhi nel volto e non li rimossi più. A che pensai? A nulla. Che feci? Nulla. Passò l'ora del cibo e non me ne accorsi, declinò il giorno e non me ne accorsi". Venne un uomo con la cassa: Qui cominciò di nuovo la sensazione del terreno che si sprofonda sotto i piedi, — ma quando presero con colpi raddoppiati a conficcare i chiodi, — io giuro che fisicamente sentii quei chiodi trapassarmi il cervello; mi venne meno il lume degli occhi, e svenni di nuovo. Rinsensato, mi vidi circondato da donne; senza profferire parola mi levai dispettoso, e mi ridussi a casa ove mi assalse la tremenda infermità che chiamano _tick_ nervoso. Quanto io per tre anni soffrissi non è a dirsi; diventai l'ombra di me stesso, curvo della persona e giallo ed estenuato da mettere spavento; mi caddero tutti i capelli. L'assalto del male cominciava con certo intorpidimento dei nervi dell'occhio destro, sicchè cotesta parte del capo pareva mi fosse diventata di metallo; ad un tratto sentivo come uno stringermi con pinzette infuocate i nervi del sesto paio in fondo all'occhio e scuoterli violentemente e celerissimamente: non penso che la inquisizione sapesse inventare mai così atroce martoro; perdevo ogni conoscenza, non già il sentimento del male, le lagrime sgorgavano a fonte, mugolava avvolgendomi per terra, a morsi stracciavo lenzuola, camice, e qualche volta me stesso morsi.... Spesso determinai troncare una vita troppo dolorosa, ma dopo mi pentiva e al padre raccomandai levasse di casa le armi e facesse badare alle finestre.... Negli intervalli, — salivo e correvo da disperato: certa volta privo di sentimento, caddi sul terreno e quivi rimasi fino al tramonto... L'accesso terminava con informicolamento e trafitte angosciosissime. (Mondolfo, o. c.).

[45] Verlaine. Oenvores: Paris, 1900. — Donos. Verlaine Intime. 1898.

[46] Lombroso. — Grafologia, Milano 1889.

[47] LEWES. — _Vita di Goethe_, Milano, (Traduz. Pisa).

[48] Archivio di Psichiatria ed Antropologia criminale, 1901, II Tav.

[49] Tolgo dalla N. Antologia 16 Maggio 1901 questa lettera degna di un brigante dei più feroci diretta da Napoleone a Re Giuseppe a proposito dei ribelli di Napoli:

"Ho inteso avete promesso non imporre tasse di guerra, e proibito di esigere la tavola dai vostri ospiti. Piccolezze! Non colle moine si guadagnano i popoli. Decretate una contribuzione di trenta milioni. A Vienna dove non c'era un soldo io ne posi una di 100 milioni, e fu trovata ragionevole. Avrei gusto che la canaglia di Napoli si ammutinasse; in ogni popolo conquistato un'insurrezione è necessaria.... Non sento abbiate fatto saltare il cervello a un solo lazzarone.... Ho udito con piacere la fucilazione del marchese di Radio.... mi fa gusto il sapere che fu incendiato un villaggio insorto: mi immagino l'avrete lasciato saccheggiare dai soldati.... La giustizia e la forza sono la bontà dei Re, che non bisogna confondere con la bontà dei privati. — Aspetto d'udire quanti beni avete conquistati in Calabria, quanti insorgenti giustiziati. Niente perdono. _Fate passare per le anni almeno seicento insorgenti_, bruciar le case dei trenta prìmari di ogni villaggio, e distribuite i loro averi all'esercito. Mettete a sacco due o tre delle borgate che si condussero peggio: servirà d'esempio, e restituirà ai soldati l'allegria e la voglia di operare".

[50] A. AMATI. Di Don Pietro Agnesi e delle sue figlie Maria Gaetana, Maria Teresa e Paolina (Rendiconti Ist. Lom., Milano 1798). — L. ANZOLETTI. Maria Gaetana Agnesi. 1900 (Milano, Cogliati),

[51] _Elogio storico di G. Agnesi_, 1899.

[52] _L. Dufour-Vernes_, Los ascendants de Rousseau. 1890. Iden d. Rousseau et ses parentes 1898. Genev. — _Ritter_. Les nouvelles recherches suri I. I. Rousseau. — R. des deux Mondes, 1896.

[53] LOMBROSO. — _L'uomo delinquente_. II Vol. — _Medicina Legale_, 2a ediz., 1890.

[54] L'invenzione geniale — Un esempio: Augusto Comte, Torino 1900.

[55] M. L. PATRIZI. — _Nell'estetica e nella scienza_. — Conferenze e Polemiche. — Sandron, Milano-Palermo, 1899.

[56] _Leopardi al lume della scienza_. — Sandron, 1899.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. 2 (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.