Nuovi racconti Dopo venticinque anni; Lo Specchio rotto; Il Parassita indipendente; Il Maestro di calligrafia; L'Orologio fermo; La Lettera di Margherita

Part 3

Chapter 33,749 wordsPublic domain

--Me ne dispiace. L'avrei fatto giuocare con questi signori. Invece toccherà giuocare a me... E se si trattasse d'una partita a scacchi con la Matilde?

--Ben volentieri--rispose con premura il signor Arsandi--gli scacchi furono sempre la mia passione.

--Oh allora--sclamò con viva soddisfazione la giovinetta--lei mi spiegherà un problema che c'è nell'ultimo numero dell'_Illustrazione_ inglese.

--Come? È abbuonata all'_Illustrazione_ inglese?

--Sì, la mamma mi ci ha abbuonata questo anno.

--Dunque sa la lingua?

--Un poco, ma non ho mai occasione di fare esercizio.

--Ebbene, parli adesso con me.

--Oh Dio buono, sentirà quanti spropositi.

--Non importa: tanto bisogna farsi coraggio.

--Or ora vado a prendere lo scacchiere e il giornale e torno.

E la vispa ragazza uscì di corsa dal salotto.

Gli altri quattro personaggi si erano messi intanto al tavolino da giuoco.

--Sentite caro professore--diceva la signora Amalia al Benvoglio--vi raccomando di non pigliar le cose troppo in epico, perchè io non intendo mettermi a giuocare a _tresette_ col raccoglimento con cui mi accingerei a studiare un problema di matematica... se sperassi di capirne qualche cosa. Vi do per compagno il dottore. Io giuocherò col signor Nerini. Mi prenda come sono e non si scandolezzi delle mie distrazioni.

--Debbo esserle avversario?--mormorò in tuono compassionevole il professore.

--Già, spero che non morrete per così poco.

--Ecco--disse la Matilde che tornava in salotto facendo portare dietro di sè un altro tavolino con suvvi lo scacchiere e un numero dell'_Illustrazione_.--Qui, mettete due sedie e accendete due candele--ella soggiunse, rivolgendosi al servo. Indi spiegò il giornale.--Guardi un po' signor Arsandi, il nero dà scacco in cinque mosse. Lei prenda il bianco, perchè voglio dar scacco matto io, ma prima mi sono provata da me e non ci ho capito nulla.

--Adesso vedremo--rispose il signor Michele--ma a patto che mi parli in inglese.

La Matilde cominciò con qualche stento ma non senza grazia a cinguettare nella lingua di Byron, e il signor Arsandi le spiegò in poche parole il problema dell'_Illustrazione_, aggiungendo poi un'infinità di cose gentili all'indirizzo della giovinetta con una varietà di frasi e una disinvoltura che mostravano la sua molta perizia nell'idioma della sua seconda patria. A chi vinca la prima ritrosia non c'è quanto il parlare in una lingua straniera per dire o lasciar dire certe cose che nella lingua propria non si direbbero o non si vorrebbe fossero dette. È un modo di fare esercizio.

E così la Matilde imparò le molte maniere con cui si può dire in inglese ad una fanciulla che la si trova eminentemente garbata e simpatica, imparò le voci più appropriate ad esprimere la tinta e la curva particolare de' suoi capelli, imparò, assai meglio che dalla grammatica, la esatta differenza tra le parole _pretty_, _handsome_, _beautiful_, raggranellò infine una buona somma di cognizioni filologiche, senza contare la descrizione fattale dal suo interlocutore dei costumi delle strade e dei monumenti di Londra. Ella interponeva qua e là alcune frasi, rideva di cuore quand'era avvertita di un grosso sproposito e quando il signor Michele, sempre allo scopo di addestrarla nelle difficoltà della lingua, le spiattellava un complimento troppo sonoro.

--Mi congratulo de' tuoi progressi--disse dopo un certo tempo la signora Amalia alla figliuola--ma mi pare che ormai potreste ripigliare il vostro dialogo in italiano... anche per non offendere l'orecchio greco del professore Benvoglio.

--_Napoletana di spade!_--gridò il professore spiegando le sue carte a ventaglio. Indi prese tabacco e soggiunse con la sua gravità consueta:--Confesso che quegli accenti gutturali mi urtano i nervi.

--Carino!--mormorò la Matilde che invece trovava l'inglese un idioma armoniosissimo. Con la fissazione che aveva sua madre di vivere in un guscio, ella non aveva mai provato la compiacenza di sentirsi far la corte nella sua lingua. Perchè non doveva lasciarsela fare in inglese?

Il signor Michele e la giovinetta ripresero di malavoglia il loro dialogo in italiano, ma non era più la stessa cosa. Non più quello scoppiettìo di domande e risposte, non più da parte della Matilde quei graziosissimi errori di pronunzia e di sintassi, e da parte del signor Arsandi quelle correzioni piene di garbo e di benevolenza, non più le frasi lusinghiere, non più le allegre risate. Si mieteva nel campo neutro della stagione, del clima, dei passatempi della villeggiatura, della malattia del baco da seta e della crittogama. Di tratto in tratto la conversazione languiva e c'era qualche secondo di silenzio.

--Pare che non abbiate spirito altro che in inglese--osservò la signora Amalia che pure attendendo alla sua partita non perdeva d'occhio la figlia.

Questa osservazione venne a cadere in un momento nel quale la Matilde e il signor Arsandi si occupavano in silenzio di una operazione di calcolo mentale.

--Quanti anni avrà questa ragazza?--almanaccava fra sè il signor Michele.--Forse non più di diciassette o diciotto, ma forse potrebbero essere anche venti.

La giovane intanto speculava così:--Venticinque anni fa il signor Arsandi era in Venezia come volontario. Quanti anni avrà egli avuto in quel tempo? Pochi assai, perchè ho sentito dire che la maggior parte dei volontarî del 48 erano adolescenti... A ogni modo non meno di sedici... Potrebbero essere stati anche diciotto, diciannove, ma non è credibile; saranno stati sedici... Venticinque e sedici fanno....

Sembra che la somma non persuadesse molto la Matilde, perchè co' suoi bei dentini ella si morsicò il labbro di sotto.

--È verissimo!--disse il signor Michele rispondendo pel primo alle parole della padrona di casa--e se la signora Amalia lo desidera, io torno ad aver spirito in inglese...

--Quando si dice le combinazioni!--replicò vivamente la signora Amalia--è una lingua di cui non capisco una parola... Via, via, adesso usciremo un poco in giardino a veder la luna, e chi sa che la _casta diva_ non la inspiri anche in italiano.

I giuocatori regolarono i loro conti. Il giudice Nerini guadagnava 50 centesimi, ciocchè per un magistrato del Regno d'Italia non è cosa indifferente. Il professore Benvoglio che perdeva altrettanto sborsò il grosso peculio brontolando e attribuendo la sua cattiva fortuna di quella sera allo stupido cicaleccio del forestiero. Egli sentiva di non poterlo soffrire, ma era troppo prudente per attaccar lite con lui. Anzi, avvicinatoglisi con piglio piuttosto amichevole un momento in cui le due donne erano passate nella stanza attigua per prender qualche cosa onde coprirsi il capo, gli bisbigliò sotto voce:--La signora Amalia ha l'idea fissa di questa passeggiata notturna. Ella crede che la sua villeggiatura sia un paradiso, ma io so invece che la è un'aria da febbri, sopratutto per chi non ci sia abituato...Ma guai a dirlo alla signora Nottoli; ella va in tutte le furie...Perciò mi raccomando, non mi comprometta.

Il buon professore sperava in questo modo d'indurre l'anglo-sassone, com'egli lo chiamava in tuono dispregiativo, ad abbreviare il suo soggiorno in casa Nottoli.

La signora Amalia e la Matilde tornarono ben presto ravvolte in due mantelli bianchi col cappuccio guernito di rosso. Erano entrambe assai belle e attraenti, tantochè il professore Benvoglio si sarebbe gettato volentieri ai piedi della madre e il cavaliere Arsandi a quelli della figliuola. Per buona ventura essi frenarono i loro impeti cavallereschi.

--Coraggio, signori,--disse la padrona di casa,--mettano i loro soprabiti e i loro cappelli.

--Non prima ch'io mi sia assicurato del suo braccio--sclamò il professore slanciandosi verso di lei.

--Scusate--ella rispose--questo privilegio tocca oggi all'amico che non vedevo da venticinque anni... anche se per avventura egli non se ne mostra troppo sollecito.

Le ultime parole erano indirizzate all'Arsandi, il quale calcolava invece di offrire il braccio alla Matilde ed accolse quindi con mediocre entusiasmo il cortese invito della sua antica fiamma.

La signora Amalia si mise a ridere.--Chi lo avrebbe detto, sempre in quei nostri tempi preistorici, che venticinque anni dopo ella si sarebbe fatto pregare ad esser mio cavaliere?

--Ma che pensa mai?...

--E allora--ella continuò senza dargli retta--io la conducevo con la punta del dito mignolo... Ma! Come mutano i saggi!

--Creda pure, signora Amalia, che io...

--Che lei non ha mutato... Sarebbe curiosa. È vedovo; ha un figliuolo di ventidue anni, e vorrebbe non aver mutato? Badi, signor Michele, con la corteccia bisogna mutare anche il midollo.

--Come? Non le sembra che il cuore possa rimaner giovane?

--Oh! Giovane sì, ma non di quella giovinezza spensierata che si cura soltanto dell'oggi; bensì di quella giovinezza virile che si rende conto delle proprie azioni, e che non ischerza coi sentimenti altrui....

--Mi spieghi meglio....

--Zitto, zitto... Bisogna confortare il professore Benvoglio... Andiamo, professore, non istia così ingrugnato... Venga qui... E la Matilde ov'è andata?

--Ci ha preceduti in giardino.

Infatti la ragazza era corsa avanti per paura che il professore Benvoglio avesse il ghiribizzo di mettersele al fianco.

L'aria era mite, la notte bellissima, i rosignoli gorgheggiavano fra gli alberi, e i gelsomini e le tuberose spandevano intorno soavi fragranze; ma tutti gli incanti della natura non bastavano a dissipare la musoneria che si era stesa sulla comitiva. Nessuno pareva trovarsi a suo agio. Il dialogo tra la signora Amalia e l'Arsandi cadeva ad ogni momento; il professore, mortificato della ripulsa della sua dama, tentava invano di riappiccare il discorso recitando a mezza voce l'anacreontica del Vittorelli _Guarda che bianca luna_--il giudice e il medico parlavano, brontolando, della tassa di ricchezza mobile e del caro dei viveri. La Matilde, sola, sulla cima d'una collinetta artificiale, contemplava la luna specchiantesi nelle acque limpide di un piccolo lago.

La padrona di casa chiamò a raccolta sperando che la cena facesse ritrovar una parte del buon umore smarrito. Ed ella non s'apponeva a torto, perchè la vista d'una tavola bene apparecchiata rinfrancò gli spiriti, e l'arrivo della geniale polenta coi beccafichi riuscì perfino a spianare la fronte corrugata del professore Benvoglio. Quanto all'Arsandi rimane dubbio s'egli si rasserenasse per l'arrivo dell'appetitosa vivanda, o per quello quasi contemporaneo della bella Matilde. Fatto si è ch'egli tornò espansivo, loquace, pieno di premure per la signora Amalia che gli sedeva a fianco e per la figliuola di lei che gli stava di fronte, pieno di tolleranza anche pegli aneddoti e per le citazioni latine del professore Benvoglio.

--Ah signor Michele! Un'ammirazione così entusiastica pe' miei arrosti e appena qualche parola di elogio pel mio giardino!--sclamò a mezza voce la vedova mentre il suo ospite andava in estasi pei beccafichi.--Capisco, che gli entusiasmi gastronomici sono propri dell'età più matura.....

--Donna implacabile! Io le assicuro che il suo giardino mi è piaciuto infinitamente...

--Che! Non ci ha nemmeno badato... Oh se ci fosse stato qui il suo figliuolo, che è artista.....

--Come?--interruppe la Matilde, la quale aveva côlto queste ultime parole.--Il signor Michele è ammogliato?....

--Son vedovo--rispose costui facendo, come direbbero i Francesi, _bonne mine à mauvais jeu_.

--Vedovo con prole--soggiunse la signora Amalia.

--Sì, ho un figlio...

--Un ragazzo di ventidue anni.

La Matilde avvallò gli occhi nel piatto.

CAPITOLO SESTO

--Bellissimo uomo quel forestiero!--disse la cameriera della signora Amalia, mentre aiutava la sua padrona a spogliarsi.

--Sì--rispose con piglio indifferente la vedova--è ben conservato.

--Ma, scusi, quanti anni può avere? Trentasei o trentasette al più.

--Con la coda... Ne ha quarantacinque....

--Mi canzona? Quarantacinque.... Oh allora poi....

--Ebbene?

--Nulla... Una mia fantasia... Nulla, nulla.

E si mise a ridere.

--Sentiamo questa fantasia--insistè la signora un po' infastidita.

--Oh una sciocchezza... Cose che non si sa nemmeno come vengano in capo... Quasi quasi supponevo che potesse essere un partito per la signorina..

--Per la Matilde! Siete matta?.... Quarantacinque anni.... vedovo....

--Anche vedovo?

--Sicuro! E con un bambino di ventidue anni.....

--Madonna santa! Quand'è così....

--Ma vorrei un po' sapere che razza d'idee vi frullino nel cervello.... E su che basi?

--Mi perdoni... Ha ragione Lei... Che vuol che le dica? M'era venuto quel ghiribizzo vedendo che il signore forestiero e la padroncina stavano volentieri in compagnia.

--Furba davvero! Se non avete migliori indizi di questo... Basta, basta; andatevene a letto e tenete la lingua a casa.

Chi si corruccia ha torto, dice il proverbio, e la signora Amalia s'era corrucciata, tanto più che mentre la cameriera le acconciava i capelli da notte, ella aveva visto nello specchio certi riflessi argentini, che piacciono assai più nelle acque di un ruscello che nella chioma di una donna. Ma era dunque possibile? Ma il dubbio che le si era già affacciato allo spirito, aveva dunque un fondamento di verità? E ciò che le pareva assurdo era giudicato naturale dagli altri? E il signor Michele, che era stato in procinto di diventare suo sposo, ardiva adesso, rivedendola dopo venticinque anni, fare il vagheggino a sua figlia? E la Matilde gli dava retta? Oh per poco! Avrebbe ben ella, sua madre, impedito che la fanciulla sciupasse le primizie del suo cuore con un libertino sfrontato! Meno male ch'ella aveva già tirato un colpo a fondo pubblicando ai quattro venti, al cospetto della Matilde, l'età del figliuolo del signor Michele!

Mentre faceva queste riflessioni, la signora Amalia passeggiava su e giù per la camera in pieno _déshabillé_.

Come si stenta, nel mondo fisico, a trovar corpi semplici, così si stenta a trovar sentimenti semplici nel mondo morale. E direi quasi che ogni nostro sentimento, per diventar forza attiva, ha bisogno di una piccola infusione di sentimenti contrari. Ciò vale soprattutto nei sentimenti più nobili, i quali sono come i metalli preziosi che non resterebbero in circolazione senza una lega di metalli più bassi.

La collera della signora Amalia derivava da una serie di cause. Certo vi aveva il suo posto anche la naturale ansietà della madre. Lo sposo ch'ella vagheggiava per la sua Matilde non viveva finora che nella sua fantasia. Doveva esser giovane, bello, generoso d'animo e gagliardo d'ingegno, e nessuno fra quelli che avevano chiesto o fatto chiedere la mano della ragazza aveva corrisposto al suo tipo. Figuriamoci se poteva corrispondervi il cavaliere Arsandi! Oh! s'egli avesse avuto venticinque anni meno! Ma quando egli li aveva questi venticinque anni meno, la Matilde non esisteva neppure e c'era invece un'altra fanciulla che s'era lasciata affascinare dall'incanto della voce e degli occhi del signor Michele, e aveva sognato con lui il suo primo sogno d'amore. Quella fanciulla era lei, lei medesima, quell'Amalia Nottoli, oggi vedova e madre, com'era padre e vedovo anch'egli. E così, a poco a poco, quasi senza ch'ella se ne accorgesse, la sua persona faceva capolino, e l'orgoglio offeso si metteva a paro con la sollecitudine materna a ordir la tela dei suoi ragionamenti.

Il più difficile era giungere a una conclusione sulla via da tenersi. C'era un partito eroico, quello di prendere a quattr'occhi il signor Michele, fargli intendere la sconvenienza della sua condotta, e dargli pulitamente il benservito. Ma in verità non bisognava nemmeno pensarci. Come licenziare un ospite pella sola colpa di essersi mostrato gentile verso la padroncina di casa? Chi non avrebbe detto che c'era di mezzo un dispettuccio della signora Amalia, punta di non essere corteggiata abbastanza? Mettere in guardia la Matilde dimostrandole sul serio che il signor Michele non era fatto per lei? Sarebbe stata un'imprudenza: da Eva in poi le donne amano il fratto proibito e il cervellino della Matilde non era più sano di quello della sua progenitrice. Restava la cosidetta politica d'osservazione: seguire cioè i passi del nemico senza dar fuoco alle miccie, ma lasciandogli scorgere ch'egli è invigilato. Posto così sull'avviso, probabilmente il signor Michele avrebbe fatto senno e suonato a raccolta.

Queste ultime considerazioni la signora Nottoli le faceva dopo aver già spento il lume, acconciata la testa sul capezzale, e tirate su le coltri in modo da non lasciar fuori che la punta della sua cuffia da notte. E secondo le idee che le frullavano in capo quella punta oscillava con maggiore o minore vivacità. A poco a poco però i movimenti divennero sempre più tardi, come di un battaglio che non arriva a toccare le pareti della campana, sinchè finirono affatto. La signora Amalia aveva preso sonno e russava decorosamente come una donna di quarantadue anni ha il diritto di fare.

Ed ella sognò. Sognò di esser tornata ragazza e di avere a' suoi piedi un bell'artigliere nell'uniforme dei _Bandiera e Moro_, e di sentirsi bisbigliar da lui le più dolci promesse d'amore, a cui ella rispondeva con le lagrime agli occhi e il sorriso sul labbro. Ed egli copriva di baci la sua mano, quando ad un punto lo sguardo di lui si rivolgeva da un'altra parte, si fissava sopra un'altra immagine. Una giovinetta tanto simile a lei da potersi pigliare in iscambio appariva d'improvviso sulla scena, e con un cenno giunonico del capo chiamava a sè l'artigliere, che non esitava un istante a obbedirle. Non c'era dubbio; quella giovinetta, al gesto, all'aspetto era la Matilde, quell'artigliere era Michele Arsandi. E prima ch'ella potesse lagnarsi del subito ed incivile abbandono le si affacciava un terzo e assai noto personaggio, nientemeno che il signor Nottoli buon'anima. Nè egli si presentava sotto le forme paurose di fantasma, ma con la sua florida apparenza di ecclesiastico investito d'una grassa prebenda; nè alzava il dito e la voce ad ammonire, come si afferma esser costume dei defunti, ma chiedeva assai rimessamente alla moglie che gli saldasse un bottone del soprabito.

In mezzo a questa confusione di date e di individui, di serio e di comico, la signora Amalia si svegliò che già il sole tremolava sul soffitto della sua camera. Ella non aveva ancora finito di stropicciarsi le palpebre quando udì il rumore di una carrozza che entrava in giardino e la voce dello stalliere che diceva: È qui il signor Gustavo.

La signora Amalia, che non s'aspettava l'arrivo di suo fratello così presto, pensò di confidare a lui le sue dubbiezze. Perciò, scese di balzo dal letto, corse alla finestra, aperse lo spiraglio di un'imposta e gridò:--Gustavo! Gustavo!

Il chiamato alzò il capo e veduta la sorella la salutò con la mano soggiungendo--Addio, addio, ci vedremo più tardi. Ho patito la notte e voglio dormire un paio d'ore.

--No--replicò la signora Amalia--dormirai dopo. Mi preme di parlarti. Vieni su un momento, nel mio gabinetto da lavoro. Passo una vesta da camera e sono subito con te.

--Che diamine può aver mia sorella?... pensò il signor Gustavo mentre saliva la scala dopo aver consegnato al cameriere la sua valigia, il _plaid_ e gli ombrelli. Il signor Gustavo era di quattro anni più giovane della signora Amalia, aveva come lei una certa tendenza alla pinguedine, era di statura media con baffi castani e capelli _idem_, che però cominciavano a cadergli lasciandogli a poco a poco una fronte da pensatore. Ed era cosa a cui egli non teneva punto. Ingegno pronto, vivace, cultura non iscarsa, ma superficiale, era piuttosto un uomo di spirito che un uomo di studio. Avrebbe potuto riuscir deputato, ma preferiva starsene in disparte criticando destra e sinistra. Del resto era un buon diavolaccio e nella sua maldicenza raramente maligno.

La signora Amalia, fedele alla sua parola, non aveva fatto che infilare una vesta da camera.

--Dio buono!--esclamò il signor Michele appena la vide--perchè una signora elegante si presenti in quello stato ad un uomo, sia pur suo fratello, bisogna che ci sia qualche cosa di molto grave...

--Andiamo, Gustavo, sii serio. Debbo chiederti un consiglio. Sai chi c'è qui?

--Quell'amabile creatura del professore Benvoglio, m'immagino. L'ospite inevitabile della tua villeggiatura..... Ah mi viene un'idea, ti saresti decisa di sposarlo?

--Che sciocchezze! Chi parla del professore Benvoglio?

--Ma non è lui che è qui?

--Sicuro, ma ce n'è un altro.

--O chi dunque?

--Indovinalo in mille.

--È inutile, non ci arrivo.

--Michele Arsandi.

--Michele Arsandi!

--Egli in persona.

--È venuto da Londra?

--Già, a meno che non siamo noi a Londra credendo d'essere a Conegliano.

--Hai ragione, sono uno stordito..... Ma adesso capisco tutto..... Egli viene a ridomandare la sposa dopo venticinque anni... Amalia, Amalia, ricordati i versi di Dante:

_Questa è colei che s'ancise amorosa E ruppe fede al cener di Sicheo....._

--Questa mattina tu non capisci proprio nulla...

--Spiegati allora.

--Io sono fuori di questione affatto. Nè il signor Arsandi ha la matta idea di chiedere la mia mano, nè io ho quella più matta ancora di accordargliela.

--Quand'è così, non mi raccapezzo più.

--La mia paura si è--continuò la signora Amalia--che egli voglia prender nelle sue reti la Matilde.

--Mia nipote? Ah tu scherzi! S'egli può esser suo padre.

--Senza dubbio, ma se tu vedessi che aspetto fresco egli conserva.

--Eh me lo immagino. Nel 1866 pareva ancora un giovinotto. È vero che son passati otto anni.....

--Per lui non passano--disse la signora Amalia con un tuono che teneva il mezzo fra l'ammirazione e il dispetto.

Suo fratello le fissò in viso uno sguardo penetrante e leggermente ironico; indi continuò:--Vorrei sapere su che appoggi i tuoi sospetti. Da quanto tempo è qui l'Arsandi?

--Da ieri alle sei.

--Della mattina?

--No, del dopo pranzo.

--E così presto?..... Ah perdonami, voglio ammettere che i veterani della galanteria siano formidabili, ma che in una sera soltanto un nomo possa mettere in pericolo il cuore d'una ragazza, con la quale probabilmente avrà parlato sempre in presenza della madre.....

--Sì certo, ma ha parlato un'ora in inglese...

--Eh via... in ogni modo--rispose il signor Gustavo ridendo--le tue paure non hanno senso comune. Sai una cosa? Tu fai la donna forte, ma non puoi dimenticare l'artigliere del 1849, e i tuoi scrupoli nascono da un tantino di gelosia... Non andare in collera... Son casi che nascono... La madre rivale della figlia, commedia!

--E tu sei sempre un ragazzaccio--ripigliò la signora Nottoli.--Io ti ripeto che non ci entro, che non so che farne del signor Arsandi, ma che non voglio niente affatto ch'egli si metta in capo di corteggiare la Matilde... E che egli abbia questa intenzione si capisce subito...

--Ma come?

--Dio mio! In tutti i modi. È venuto qui ch'io non c'ero. L'ha vista in giardino, ha cominciato, Dio sa con quanta buona fede, a prenderla in iscambio per me...

--Era un complimento anche questo?

--Fratello amabilissimo! Sì, voleva essere un complimento. Poi l'Arsandi fu tutta la sera con la Matilde, giuocarono a scacchi, parlarono in inglese, e anche la mia cameriera ha notato che stavano molto volentieri in compagnia.

--Ma scusa, il signor Arsandi ha intenzione di trattenersi in villa per un pezzo?

--Sono io che l'ho impegnato a rimanervi almeno per una settimana. Non avevo ancora questo spino...

--E a proposito, che ce n'è del suo pargoletto?

--Del figlio del signor Michele?

--Sì, di quello che ho conosciuto a Londra nel 1866. Era già grande e grosso quasi come suo padre.

--È a Venezia.

--È a Venezia con lui e non lo ha condotto qui?

--No. Del resto ciò si capisce. Egli voleva fare una visitina di poche ore... Perchè sorridi? Che ghiribizzo ti frulla in capo?... Forse una nuova impertinenza...