Nuovi racconti Dopo venticinque anni; Lo Specchio rotto; Il Parassita indipendente; Il Maestro di calligrafia; L'Orologio fermo; La Lettera di Margherita

Part 2

Chapter 23,691 wordsPublic domain

Il signor Michele si avviò per la strada indicatagli, e giunse presto ad un cancello aperto. Su uno dei pilastri erano scolpite le parole _Villa Nottoli_. Non c'era sbaglio possibile; il volontario del 1848 era giunto alla sua meta.

Egli entrò colla speranza d'incontrare un servo, un giardiniere, un contadino a cui chiedere della padrona. Ma non c'era nessuno. Vide spalancato il portone d'un fabbricato laterale che doveva servire da rimessa e da scuderia. Non c'era nessuno neppure lì, ad eccezione di tre cavalli che voltarono il muso per guardarlo con aria di diffidenza. Il signor Michele si fece coraggio, e, ascesa la gradinata che metteva alla casa, entrò per una porta a vetri colorati in un salotto addobbato senza ricercatezza, ma con buon gusto. C'era in una poltrona un signore attempatello che russava profondamente. Il signor Michele ridiscese, incerto se dovesse tornare fino al cancello e suonare, o andarsene via a dirittura. E, invero, perchè aveva egli avuto tanta fretta? Perchè non era ricorso al mezzo assai comodo e semplice di una lettera? Perchè voler fare una sorpresa a ogni costo? Ma del resto doveva pensarci prima; ormai era una vigliaccheria il retrocedere. Il signor Michele fece ancora qualche passo in giardino; era così strano quell'entrar furtivo in una casa che quasi istintivamente egli tratteneva il fiato e camminava in punta di piedi. Questa volta le sue ricerche non furono infruttuose. Com'ebbe girato attorno a un boschetto di lauri, vide poco lontano, china sopra un'aiuola di fiori, una donna che, nel portamento signorile, nelle giuste proporzioni delle membra, gli evocava dinanzi, meglio che non avesse potuto fino allora ogni sforzo della fantasia, l'immagine di colei che venticinque anni prima gli era parsa sì bella. Egli non poteva vederne la fisonomia, e per la posizione nella quale ella si trovava, e per la incerta luce del crepuscolo, ma non v'era dubbio; era dessa, invecchiata certo nel volto, ma ancora giovanilmente fresca nella persona. Non glielo avevano detto ch'ella si conservava sempre una bella donna?

Il signor Michele non esitò più, ed avvicinandosi disse:--signora Amalia!

La chiamata si alzò rapidamente, si voltò e guardò in faccia l'incognito ed elegante signore che le stava ritto dinanzi. La sua fisonomia esprimeva una sorpresa mista di curiosità; il signor Michele, appena l'ebbe veduta, parve singolarmente imbarazzato. Poteva mai esser quella la donna ch'egli cercava? La rassomiglianza era invero parlante; gli stessi capelli, gli stessi occhi, la statura medesima; ma era possibile che ella paresse ancor più giovane di venticinque anni addietro?

--Scusi, la signora Amalia Nottoli?--tornò a dire il signor Michele.

--È la mamma--rispose la ragazza sorridendo.

L'Arsandi comprese il goffo equivoco che aveva preso, e, contro la sua abitudine, restò un momento confuso.

--La mamma--ripigliò la simpatica giovanetta--è uscita in carrozza mezz'ora fa.....

--Allora--disse il signor Michele--se ella ha la bontà di ricevere un biglietto di visita....

--Ma, prego, se non le spiace attendere, la mamma non può tardare....

--Non vorrei disturbarla....

--No, no, tutt'altro, si accomodi.--E gli additò un sedile di ferro, mentr'ella ne avvicinava un altro e vi prendeva posto.--Dunque è un pezzo ch'ella non vede la mamma?

--La bagattella di venticinque anni.

La Matilde (era il nome della fanciulla) guardò con qualche attenzione lo sconosciuto, e pensò che venticinque anni addietro egli doveva essere ben giovane.

--È italiano?--ella chiese.

--Italianissimo.... Ma sono vissuto all'estero dal 49 in poi.... Nel 49 io ero volontario alla difesa di Venezia, e fui ospite presso i signori Martelli, i genitori della signora Amalia.

--Ah!--esclamò la Matilde come persona che si raccapezza.

--In quel tempo, signorina, le mancavano degli anni a nascere, ma forse nella sua vita avrà inteso qualche volta pronunziare il nome di Michele Arsandi.....

--Oh sicuro che l'ho inteso a pronunziare... Moltissime volte, dallo zio sopratutto che deve averla riveduta a Londra.

--Nel 1866, dopo la guerra. Ma tornando un momento indietro, lei non può credere come somigli alla sua signora madre..... Quando la ho veduta poco fa, mi parve di veder tal quale la signora Amalia, mi sentivo trasportato a venticinque anni or sono.

--Me lo hanno detto parecchi--osservò la vispa fanciulla--che io sono precisamente quello che era la mamma alla mia età.

--Ah!--pensò il signor Arsandi--ciò significa che la signora Amalia adesso è tutt'altra cosa.--Ma questa considerazione egli la tenne per sè, e invece riprese a voce alta con molta galanteria:--È anche farle il miglior elogio possibile, perchè sua madre passava di gran lunga in bellezza e in leggiadria tutte te sue coetanee.

La Matilde divenne, rossa e non rispose. Poi, per mutare argomento:--E nell'entrare in giardino, lei non ha trovato nessuno?

--No davvero. Il cancello era aperto....

--Solita trascuranza--osservò la giovinetta.--Il cocchiere è fuori con la mamma, il giardiniere è andato a Ceneda; e circa agli altri, vattelapesca.

--Le dirò anzi ch'io avevo salito la gradinata del palazzino e avevo sospinto un momento l'uscio del salotto per vedere se ci fosse qualche servo a cui rivolgermi. Ma non c'era che un signore di mezza età, il quale dormiva saporitamente.

--Ah!--sclamò ridendo la Matilde.--Il professore Benvoglio... Dopo pranzo egli dormirebbe anche ritto....

--Il professore Benvoglio.... Quel membro dell'Istituto?

--Lo conosce?

--Io no... L'ho sentito a nominare.

--A Londra?

--No davvero. A Conegliano... È una brava persona?

--Ma!--sospirò la Matilde.--Dicono... Del resto è perfettamente innocuo, quando non si leggono i suoi scritti.

--Come! I suoi scritti sono immorali?

--Tutt'altro. Sono noiosi--rispose la ragazza con la massima serietà.

Il signor Michele scoppiò in una risata sonora, e notò fra sè che, oltre alla fisonomia e al portamento, la sua leggiadra interlocutrice aveva anche il piglio ironico della signora Amalia. Egli si trovava a meraviglia in sua compagnia, ma ormai faceva buio e non gli era dato trattenersi più a lungo senza abusare della gentilezza della signorina Matilde. Inoltre, l'aria era un po' umida e la conversazione all'aperto non poteva durare, nè forse la Matilde, in assenza della sua genitrice, stimava opportuno entrare in casa con un uomo ch'ella vedeva per la prima volta. È vero che ci correva un bel numero d'anni fra loro, è vero ch'egli avrebbe potuto esserle padre... Ma questa paternità non sorrideva punto al signor Michele.--Che padre! Che padre!--egli pensava in cuor suo.--Vorrei vedere quanti zerbinotti di primo pelo hanno l'aspetto giovanile che io ho.

--Ebbene, signorina--egli disse alzandosi in piedi--faccia i miei complimenti alla sua mamma, e abbia la cortesia di annunziarle la mia visita per domani.--Il signor Michele s'era ormai risolto a prolungare d'un giorno la sua assenza da Venezia.

Però, mentre egli stava accomiatandosi, si udì il rumore di una carrozza che entrava in giardino.

--Ecco la mamma--disse la Matilde--adesso non se ne andrà.

E si mosse accennando al signor Michele di seguirla.

Si udì la voce della padrona di casa.

--Qui non c'è anima viva. Dovevano pur sapere in cucina che il giardiniere è a Vittorio. Teodoro! Giovanna!... O chi sa dove sono?... Ebbene, Carlo--ella soggiunse rivoltasi al cocchiere--chiuderete voi il cancello, chè a quest'ora è una vera imprudenza il lasciarlo aperto. Può entrare chi vuole.

--E infatti, mamma--gridò la Matilde, che accorreva saltellando--e infatti in tua assenza è entrato un nemico... Dio mio, con questa oscurità come si fa a presentare la gente?...

--Chi è? Che cosa vai dicendo, mia cara?--domandò la signora Amalia, che non capiva troppo i discorsi della figliuola.--C'è qualcheduno teco?

--Ma sì, ma sì... Un tuo conoscente che m'aveva presa in iscambio per te.

La signora Amalia si mise a ridere.--Dev'essere ben miope questo signore. Che si faccia avanti... Ma no, anzi, entriamo in casa, perchè qui non ci si vede quasi più... In salotto hanno acceso il lume... pare che si siano svegliati.

Infine un cameriere si presentò sulla scalinata: Bravissimo, Teodoro. Eravate scomparso.--E la signora Amalia salì la gradinata dicendo scherzosamente a sua figlia:--Vienmi dietro coll'invasore.

--Signora Amalia--cominciò la persona qualificata con questo aggettivo--io non so s'ella mi perdonerà l'ardire ch'io ebbi di venir da lei così alla sprovvista dopo un intervallo di venticinque anni... Ahi! È troppo grassa--soggiunse fra sè il signor Michele vedendo disegnarsi i contorni della sua antica fiamma alla luce che veniva dall'interno della sala.

--Venticinqu'anni!--disse la signora Amalia voltandosi con vivacità.--Ma allora non può essere, non è anzi che....

--Michele Arsandi per servirla,... l'artigliere del 1849.

--Oh signor Michele--sclamò la signora Nottoli, stendendogli ambe le mani con una cordialità schietta ed affettuosa.--Avanti.... Ma, quando se ne levi la barba, lei non ha punto cambiato dal 49.

E poichè questi primi saluti furono scambiati sulla soglia, la signora Amalia, il signor Michele e la Matilde entrarono nel salotto, ch'era rischiarato da un lume a petrolio posto su un tavolino laterale vicino al sofà. Nel mezzo c'era un altro tavolino da giuoco con due candele spente. Una parte della stanza era in ombra, e colà, adagiato sulla sua poltrona, dormiva tranquillo, russando talvolta, il professore Benvoglio.

--Badi che adesso è nostro prigioniero--ripigliò la signora Amalia, mentre una cameriera, venuta in quel punto, le toglieva di dosso lo sciallo ed il velo.

--Io la ringrazio infinitamente--rispose il signor Michele--ma devo ritornare questa sera medesima a Conegliano per ripartire domani con la prima corsa.

--Che? Che? Nemmeno per idea. Dov'è alloggiato a Conegliano?

--All'_Europa_, ma non ho che l'occorrente per una notte.

--Scriverà a Venezia perchè le spediscano quanto può abbisognarle per due settimane..... Oh non c'è da dire di no.... Matilde, ordina a Carlo che attacchi la timonella e... aspetta un momento... scusi, signor Arsandi, avrà con sè un biglietto di visita... Me lo favorisca.

--Eccolo... ma...

--Egregiamente. Dirai dunque a Carlo che vada subito a Conegliano all'albergo dell'_Europa_, e con questo biglietto si faccia consegnare la roba del signor Michele Arsandi e la porti qui...

--Signora Amalia, lei mi confonde..... Permetta almeno che vada io stesso a Conegliano... Debbo anche pagare il conto.

--Oh! A Conegliano si passerà domani insieme... Carlo dirà all'albergatore che verremo domattina pel conto... Senti, Matilde.

E disse alla figliuola un'altra parolina in disparte, indi la lasciò andare. La Matilde volò via come una farfalla.

--Adesso, signor prigioniero, si rimetta del suo sbalordimento, e riprenda l'uso della parola.

La signora Amalia si sprofondò in una poltrona a molle, e, additandone un'altra al suo ospite, soggiunse con un sorriso malizioso--Ah! Come si sta bene sdraiati, quando s'invecchia.

CAPITOLO QUARTO

--In verità--ripigliò la disinvolta vedova--caro signor Michele, per un vecchio artigliere e per un presente milionario, lei mi pare un po' troppo confuso.....

Il signor Michele si persuase anch'egli di esser molto più imbarazzato di quello ch'egli non avesse supposto, e questa persuasione lo imbarazzava ancora di più. Inoltre egli si trovava in uno stato d'animo curioso. Quella signora che gli stava dinanzi era senza dubbio l'antica Amalia, ma era un'Amalia un po' ingrassata, un po' floscia. Quanto più rassomigliava all'antica colei ch'egli aveva vista prima, la giovinetta Matilde!

E involontariamente, mentre cercava le parole, rivolse lo sguardo verso la porta.

La signora Amalia credette ch'egli fosse preoccupato della presenza del professor Benvoglio.

--A proposito--ella disse--faccio una mezza presentazione. Farò l'altra mezza più tardi. Il professore Benvoglio, membro dell'Istituto, lontano parente del mio defunto marito....Dorme infallantemente dalle 6 alle 8 precise.

--E le altre ore?

--Fa dormire..... Eh, bisogna adattarsi..... Farfalloni intorno a mia figlia non ne voglio, e per me chi vuol che ci venga ormai?...

--Oh, signora Amalia, che dice?...

--Via, via, caro signor Michele, non faccia l'adulatore... Mi narri piuttosto....

A questo punto la signora Nottoli scoppiò in una risata e sclamò:--Eppure chi lo avrebbe detto che ci si sarebbe rivisti dopo venticinque anni... e con questa calma?

--Andiamo, signora Amalia, non ischerzi.

--Vuol ch'io vada in patetico?... Alla mia... alla nostra età?...

Il signor Michele si agitò inquieto sulla sedia.

--Orsù--riprese la signora Nottoli stendendogli di nuovo la mano--mi racconti un po' la sua storia da venticinque anni a questa parte... io ne so appena i fasti principali.

--Fasti?

--Dico così per dire.... Partito di qui alla fine di agosto del 1849....

--Tornai a Bologna presso i miei genitori...

--I quali....

--Mi dissero che bisognava ch'io mi mettessi al sodo.....

--E che non potevano assolutamente secondare i suoi capricci giovanili... Questo me lo ha scritto.... Del resto, le precise parole le avevano dette i miei genitori a me.... Lei, memore delle sue gesta militari, mi soggiungeva che avrebbe trovato un campo di battaglia ove farsi ammazzare.... Per disgrazia vi furono parecchi anni di pace... quando se ne levino forse le piccole avvisaglie tra l'Austria e la Prussia, ove credo non sia morto che un cavallo bianco.... Come vede, non valeva la spesa di prender le armi.

--Ella è inesorabile, signora Amalia.... Ma se io le dicessi che nella sua risposta c'era un giuramento....

--Quale?

--Quello di prendere il velo.

--Aspettavo che lei si fosse fatto ammazzare.

--È davvero crudele...

--Tiri via... A Bologna ci si è trattenuto poco.

--Pochissimo... Nell'arte non riuscivo che una mediocrità. Inoltre la polizia mi dava noia... Ebbi qualche raccomandazione e mi recai a Londra...

--Ove le si manifestò un genio commerciale straordinario.

--Entrai come apprendista nella casa Bertheen Harris e C.

--Forti negozianti di spazzole e frutta secche...

--Pel commercio, signora, come per la scienza non c'è nulla di ignobile.

--Si figuri... E poi le frutta secche le avranno rammentato la patria... Quelle prugne, quelle uve, quei fichi...

--Il principale ha preso a volermi bene...

--Anche la _principalina_... Questo si vide col fatto...

--È vero... Sono divenuto genero del signor Bertheen.

--Lei era innamorato morto della signorina...

--Mentirei se dicessi questo... Io non avevo ancora dimenticato un'altra donna che proprio in quell'epoca andava a marito...

--Ella vorrebbe dire con ciò che i conti sono pareggiati. Ci sarebbe molto e molto da discutere a questo riguardo, ma a che pro? Alla nostra età possiamo guardare con calma il passato.... Continui invece il suo racconto che m'interessa... La sua felicità coniugale...?

--Fu mediocre... Mia moglie spiegò dopo il matrimonio un carattere bisbetico.

--Pur troppo queste cose si spiegano sempre dopo il matrimonio.

--Ella voleva a tutti i costi convertirmi al protestantesimo.

--Oh diamine. E lei ha ricusato?

--Ho ricusato. Non sono un credente, ma mi ripugna il cambiar di religione come di vestito. Anzi opino che per convertirsi ci voglia la fede.

--A ogni modo, sua moglie, poveretta, morì presto....

--Sì, e me ne afflissi vivamente.... Non sorrida, signora Amalia, è proprio vero quel ch'io le dico. Io non potevo a meno di ricordarmi che quella donna aveva scelto a suo sposo me straniero, me povero, respingendo altri brillanti partiti che le erano offerti e resistendo a tutte le obbiezioni di suo padre, il quale, malgrado la sua benevolenza per me, avrebbe voluto maritare in ben altro modo la sua unica figliuola. E quando la vidi sul suo letto di morte, mi pentii di aver dato troppa importanza a semplici bizzarrie di carattere.

La signora Amalia non rispose nulla, ma i suoi occhi guardavano l'anello nuziale ch'ella portava in dito.

Dopo una breve pausa, ella ricominciò con tuono più serio.

--Lei ha un figliuolo.

--Sì, un ragazzo....

Questa risposta fece svanire la serietà della signora Amalia. Ed ella ripigliò con una compunzione ironica.--Dunque ella ha perduto il suo primogenito?

--Che primogenito, se non ne ho che uno?

--Scusi. Nel 1866 quando mio fratello fu a Londra egli conobbe un suo figliuolo che aveva 14 anni; ora siamo nel 1874, dunque sono passati 8 anni; 14 e 8 fanno 22. Il ragazzo ha messo i denti.

--Sì, sì, saranno ventidue.

--Ventidue denti?

--Ha un gran buon umore. Ventidue anni.

--In nome del cielo! E perchè non ha condotto seco questo figliuolo?

--Sì che l'ho condotto.

--Dove?

--A Venezia.

--Ma perchè non venne qui in sua compagnia?

--Oh! È la cosa più naturale del mondo, io calcolavo di fare una visitina di poche ore.

--Dunque scriviamogli adesso che venga.

--No, no, è meglio lasciarlo stare. Mio figlio è d'indole piuttosto selvatica e i suoi compagni più graditi sono i monumenti, i quadri.

--Che cos'è? Antiquario, o artista?

--È artista, almeno d'inclinazioni. E questa è la ragione per la quale finirò collo stabilirmi in Italia.

--Patatrac! E non mi aveva detto nulla. Lei viene a stabilirsi in Italia?

--Non sono ancora deciso, ma credo che mi deciderò. Voglio mettermi in quiete.

--E poi mi neghi i suoi milioni!

--Nego i milioni, non nego d'aver messo da parte una certa sostanza.

--E s'è annoiato delle spazzole e delle frutta secche?

--Veda, sarei rimasto negli affari se mio figlio avesse avuto amore pel commercio, ma non c'è caso, non vuol saperne. Per chi dovrei dunque lavorare? Finchè viveva mio suocero era un'altra cosa. Non avrei potuto certo abbandonarlo.

--E suo suocero è morto da un pezzo?

--Da quattro anni, lasciando tutto il suo avere diviso per giusta metà tra mio figlio e me.

--Insomma lei si prepara una vecchiezza da papa.

--Come ci tiene a rinfacciarmi questa vecchiezza!... Dopo tutto non mi pare...

--D'esser vecchio... Non è tale veramente; le lasci dire a una povera donna queste cose...

--Oh--sclamò con galanteria il signor Michele--Lei è fresca come una rosa.--E soggiunse fra sè:--Spampanata!

--Lasciamo i complimenti. Che le pare di Matilde?

--Un angelo, un amore, un portento.

--Ih! Ih! Come va in epico!

--E non dovrei andarci se quella ragazza somiglia a sua madre?... Basta, la dev'essere una gran consolazione per lei.

--È la mia unica compagna dacchè son rimasta vedova, vale a dire da due anni, e non penso senza sgomento alla necessità di separarmene...

--La signora Matilde è già fidanzata?--chiese con premura il signor Michele.

--No--rispose la--vedova guardando il suo interlocutore--ma presto o tardi bisognerà pur venirci.

In quella l'orologio ch'era appeso alla parete suonò le otto.

Contemporaneamente si udì un piccolo movimento nella poltrona ove dormiva il professore Benvoglio.

--Ecco il professore che si sveglia con la sua ordinaria puntualità--osservò la signora Amalia.

Il signor Michele rivolse la sua attenzione alla poltrona e vide il singolar personaggio agitare prima le braccia come lottando contro nemici invisibili, e poi emergere tutto d'un pezzo della sedia.

--Venga qui, venga qui, professore--disse, sorridendo, la signora Amalia.

--Avrei forse dormito?--rispose macchinalmente l'accademico che non era ben desto.

--Oh un pochino.... Via, si faccia animo.

Il professore Benvoglio si avvicinò al tavolino presso il quale c'era la padrona di casa, non senza guardare con una curiosità sospettosa l'estranio che le sedeva di fronte.

--Mi permette di baciare la sua bella mano?--chiese con voce nasale il professore inchinandosi.

Era costui un uomo d'una cinquantina d'anni, di statura media, magro, giallastro, senza barba, coi capelli picchiettati di bianco, vestito di nero, ma con un taglio d'abito molto antiquato; una _toilette_ tra l'erudito e il sacrestano.

--Auff!--rispose la signora lasciandosi di mala voglia prender la destra--quando smetterete queste anticaglie?

--Il culto del bello non sarà mai un'anticaglia, almeno per noi uomini del vecchio stampo... Focione ateniese...

--Volete finirla?... Vi presento un mio antichissimo amico, il signor Michele Arsandi di Bologna, che torna in Italia, dopo venticinque anni vissuti in Londra. Il professore Ettore Benvoglio, membro dell'Istituto.

I due scambiarono un inchino, mal dissimulando però la noia scambievole che si recavano. La signora Amalia sorrideva a fior di labbro.

Il professore ruppe pel primo il silenzio.--Non amo l'Inghilterra--egli disse--il paese del carbon fossile e del cotone, il paese della nebbia e dello _spleen_, senza grazia e senza colore.

E pronunciate queste sentenze il degno uomo si atteggiò a guisa di persona illuminata dal più vivo raggio della greca bellezza.

--Ma scusi--replicò il signor Arsandi--c'è stato in Inghilterra?

--Io... no...

--E allora, mi perdoni, come ne giudica?

--O non si sa forse che l'Inghilterra è il paese del carbon fossile?

--E per questo?

L'arrivo della vispa Matilde interruppe questo divertente colloquio.

CAPITOLO QUINTO

--Carlo è tornato con la roba del signor Arsandi, che ho fatto portare nella camera azzurra--disse la ragazza. E soggiunse.--Egli trovò poi il fattorino che gli consegnò questa lettera. È lo scritto dello zio...

--Oh, vediamo... Con permesso.

E la signora Amalia si avvicinò al lume e ruppe la busta.

--Oh che bella combinazione!--ella esclamò dopo aver scorso cogli occhi la lettera di suo fratello.--Gustavo mi scrive da Firenze che sarà qui domattina... Ella vede, signor Arsandi, che tutto cospira a farla rimanere con noi... Mio fratello, che non è molto complimentoso, dice sempre che si annoia quando viene a visitarci in campagna. Sarà per lui una sorpresa molto gradevole l'aver modo questa volta di scambiar quattro chiacchiere... Un'altra faccenda per te, Matilde. Farai preparare a tuo zio la sua solita camera. Che avete mai, caro professore?--continuò la signora Nottoli rivolgendosi al Benvoglio, e durando fatica a non ridere.

--Io? balbettò l'interrogato.--Ma io non ho nulla...

Fatto si è che l'arrivo di questi ospiti noiava grandemente l'esimio professore. Se non gli riusciva mai di farsi prendere sul serio dalla signora Amalia quand'era solo con lei, figuriamoci poi quando c'erano degli altri in villa... E il signor Gustavo gli era tanto antipatico. Aveva un tuono così canzonatore, così beffardo.

--Ebbene signor Michele--ripigliò la padrona di casa--se vuol prender possesso della sua camera, chiamo subito il servo affinchè l'accompagni. Ivi ella troverà anche carta, penna e calamaio per iscrivere a Venezia che le mandino l'occorrente per un lungo soggiorno nella mia villa.

Il signor Michele si diffuse in ringraziamenti e in proteste circa alla sua impossibilità di trattenersi molto in campagna. Quanto al salire nella sua stanza egli non ne aveva punto bisogno in quel momento. A Venezia avrebbe scritto più tardi.

Si aperse la porta a vetri che dava sulla gradinata ed entrarono due nuovi personaggi.

--Il dottor Gerolami, il signor Nerini, giudice del Tribunale--disse la signora Amalia a modo di presentazione.--Il mio vecchio amico, signor Michele Arsandi. Scusi, titoli non ne ha nessuno?

--Oh--rispose ridendo l'Arsandi--il Governo italiano mi ha fatto cavaliere... Uno dei tanti.

--Presento dunque il signor cavaliere Arsandi.

Il giudice Nerini che non era ancora _uno dei tanti_ guardò con aria d'invidia questo signore dall'aspetto di forestiero che era già insignito di un ordine cavalleresco italiano.

--Il cavaliere Arsandi fu uno dei difensori di Venezia nel 1848-49--soggiunse la signora Nottoli.

--Oh!--fecero il dottore ed il giudice chinandosi. Indi salutarono come una vecchia conoscenza il professore Benvoglio che rivolse loro un sorriso benevolo e scrollò il capo in modo espressivo.

--Signor Michele--ripigliò la padrona di casa--sa giuocare a _tresette_?

--No, punto; non conosco nemmeno le carte.