Part 1
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NOTE DEL TRASCRITTORE
Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.
Il testo in grassetto è tra due segni uguale: =testo grassetto=.
NUOVI RACCONTI
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=DELLO STESSO AUTORE=
RACCONTI E BOZZETTI.
IL QUADERNO DELLA ZIA.
LA CASA BIANCA.
VITTORINA.
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NUOVI RACCONTI
DI
ENRICO CASTELNUOVO
=Dopo venticinque anni.= =Lo specchio rotto.--Il parassita indipendente.= =Il maestro di calligrafia.--L'orologio fermo.= =La lettera di Margherita.=
Torino F. Casanova, Editore Via Accademia delle Scienze, 2. 1876.
Proprietà letteraria.
TIPOGRAFIA C. FAVALE E COMP.
=Dopo venticinque anni=
CAPITOLO PRIMO
In un compartimento di prima classe, sulla linea Torino-Venezia, viaggiavano un giorno dell'autunno 1874 tre uomini soli. Fra due di essi vi era una singolare rassomiglianza, temperata dalla differenza di età, che nell'uno poteva essere di quarantacinque anni al più, nell'altro di 21 a 22. Erano evidentemente padre e figlio, bellissime persone entrambi, vestite con semplicità signorile ed elegante. A studiare il carattere delle loro fisonomie, pur così somiglianti, si sarebbe venuti alla singolar conclusione che il padre aveva un tipo italiano con qualche mistura d'inglese, il figlio un tipo inglese con qualche mistura d'italiano. E quest'ultimo infatti rispondeva talvolta in inglese alle interrogazioni che gli venivano fatte, o, se rispondeva in italiano, il suo linguaggio era correttissimo ma non spedito.
A ogni modo, il dialogo fra essi non era molto animato. Il giovane teneva per lo più la testa fuori del finestrino ricevendo in faccia con visibile compiacenza il vento che agitava la sua abbondante capigliatura. Quando ritirava il capo entro la carrozza, egli sfogliava un album di disegni a lapis, oppure un romanzo della collezione di Tauchnitz, e lasciava che suo padre discorresse a suo agio col terzo viaggiatore.
Di questo non vale la spesa che noi ci occupiamo a lungo, giacchè non avremo da star con lui che pochi minuti. Era un ometto di mezza età, assai rubizzo, assai lindo, assai officioso, che trovava un gusto matto a rispondere alle domande del suo interlocutore, a prevenirle anche, a mostrarsi persona molto bene informata e molto bene accetta io società.
--Sicuro, sicuro--egli disse a un certo momento, ripigliando dopo una breve pausa un discorso già avviato da un pezzo--Eugenio Nottoli è morto da due anni, e la signora Amalia vive con la figliuola.
--I vecchi Martelli devono esser morti anche loro?
--Oh sì, da lungo tempo.
--Lasciando una fortuna?
--Non mica molto. Il più è il palazzo a San Giovanni e Paolo.
--Eh lo conosco benissimo....... Fui ospite colà per dieci mesi... la signora Amalia lo abita?
--Lo ha ereditato insieme al fratello, e abita il primo piano.
--Il fratello l'ho visto a Londra nel 1866. Ha preso moglie?
--Non signore;... del resto egli vive per lo più a Firenze o a Roma.
--E lei visita queste signore quando va a Venezia?
--Chi? La signora Nottoli e sua figlia?..... Ecco,--rispose l'interrogato, combattuto fra la voglia di farsi credere conoscente di tutto il mondo e il naturale impulso a dir la verità.--Frequentarle proprio, no... Ebbi occasione di vederle presso famiglie amiche... Ottime e distinte signore.
--E se la passano bene? La signora Amalia sopporta rassegnata la sua vedovanza?
--Le dirò, il Nottoli aveva fama di essere molto bisbetico...
--E così la sua morte non fu una disgrazia...
--Sa, disgrazia e non disgrazia... Si comincia col piangere ma poi ci si adatta, eh, eh... Una posizione indipendente, età ancora fresca...
--Eh--osservò l'altro facendo un conto mentale--devono essere quarantadue o quarantatre anni.
--Saranno, ma li porta bene... È sempre una bella donna. E lei, scusi, non la vede da...?
--Dal 49. Non son più tornato a Venezia... Allora, come le narrai, ero ospite nella casa paterna della signora Amalia.
--Loro volontarî devono essere stati trattati da principi in quel tempo.
--Eh, signor mio, certo i cittadini andavano a gara per mostrarci ogni sollecitudine, ma le palle piovevano e a Marghera si ebbe per qualche giorno una pioggia di fuoco da disgradarne Sodoma e Gomorra. E poi le febbri palustri e il coléra... Le assicuro io che non c'era da scherzare.
--Oh lo so, me lo immagino, si figuri... Anche noi qui a Vicenza il 10 giugno 1848 fummo a un pelo di essere bombardati... Ecco lì la Madonna di Monte, in quella sera c'erano gli Austriaci coi loro bravi cannoni... Se ne rammenterà?
--Senza dubbio..... Del resto bei tempi.... E prima di tutto venticinque anni di meno..... Mal gioventù, entusiasmi, illusioni, tutto sfuma!
--Pur troppo, pur troppo..... Oh, eccoci a Vicenza, e io debbo scendere, privarmi del bene della sua compagnia.--E con queste parole il viaggiatore si alzò in piedi e tolse dalla reticella un ombrello e una sacchetta da viaggio.
Indi ripigliò:--Conta di trattenersi un pezzo in Venezia?
--Non ho ancora deciso... Vorrei stabilirmi in Italia, ma son dubbio sulla scelta.
--Speriamo che resti a Venezia. Una città che ha un avvenire... oh senza dubbio... E in questo caso confido che ci rivedremo... Eccole intanto la mia carta di visita.
--Ed eccole la mia.
Il convoglio si fermò sotto la tettoia della Stazione. Si scambiò una stretta di mano fra chi restava e chi scendeva, e il conduttore tornò a chiudere lo sportello lasciando soli padre e figlio.
Ciò però non li rese molto loquaci. Il giovine volle vedere il nome del signore che se n'era andato e disse poi in inglese:--Un gran chiacchierone.--Indi lodò la bellezza delle colline tra Verona e Vicenza e si rimise a guardar fuori del finestrino. Poi, calando la sera, egli si rannicchiò nel suo cantuccio e andò via via sonnecchiando.
Non dormiva invece suo padre; con la testa appoggiata ai guanciali del sedile contemplava i globi di fumo mandati dal suo sigaro e correva col pensiero agli anni fuggiti.
Dopo Mestre toccò a lui a guardar fuori della finestra. E al lume della luna, che di tratto in tratto si faceva strada fra i nuvoli, vide Marghera, l'eroica, la memoranda Marghera. E ricordò la grandine di palle rovesciatasi sovr'essa nel maggio 1849 e gli amici mortigli a fianco e lo spirito di sacrifizio e di fratellanza che animava capi e soldati. Ricordò la malinconica sera, quando, reso impossibile ormai il resistere, il sottile manipolo dei difensori con le scarpe rotte, cogli abiti sdrusciti, col viso annerito dalla polvere e dal fumo, diede un ultimo addio a quegli spalti squarciati, a quelle casematte arse, a quei quartieri distrutti, e, non visto dal nemico, sfilò silenzioso pel ponte riportando a Venezia il saluto di quelli ch'erano caduti. E nella città, che angoscie quella sera, che pianti, che baci di sorelle, di fidanzate, di spose, di madri! E anch'egli aveva visto illuminarsi al suo comparire un pallido e bellissimo volto, e aveva sentito una mano bianca e gentile tremar nella sua mano incallita. Ahimè! da venticinque anni egli non rivedeva più quel bel viso, egli non toccava più quella mano! E in venticinque anni ci aveva pensato talvolta, ma, confessiamolo, ci aveva pensato assai poco... Ora invece... ora invece, lettore cortese, abbi pazienza perchè siamo arrivati a Venezia e il signor Michele Arsandi e suo figlio Arturo devono ritirare i loro bagagli.
CAPITOLO SECONDO
Il mattino seguente il signor Michele Arsandi e suo figlio Arturo (chè così si chiamano i nostri due viaggiatori) dopo aver fatto una lunga passeggiata sulla piazza, sul molo, sulla Riva degli Schiavoni, dopo esser entrati nella Chiesa di San Marco e nel cortile del Palazzo Ducale, si erano ridotti all'albergo a farvi colazione. Ma il giovane Arturo era così entusiasmato delle cose vedute, così impaziente di ripigliare il suo pellegrinaggio per la fantastica città, che non istava fermo sulla sedia e appena tastava le vivande. Egli, poco loquace per abitudine, usciva ogni momento in esclamazioni di _Bello! Bellissimo! Stupendo!_ e assediava suo padre di domande circa alle origini di Venezia, alla sua storia politica e artistica, ai suoi uomini illustri, ecc., ecc. Il signor Michele aveva da giovane adoperato un po' la matita e il pennello, ma non aveva mai goduto riputazione di erudito e trovava qualche imbarazzo a soddisfare la curiosità del figliuolo. Quando furono alla frutta, questi si alzò senz'altro, e disse:--Mi pare che ne abbiamo abbastanza e che si possa uscire.
--Ah--rispose il signor Michele stirando le braccia--esci quando ti piace, ma io voglio starmene un pochino in albergo. Del resto Venezia è bellissima, ma venticinque anni fa io l'ho girata per tutti i versi e posso dire che la conosco a memoria... Di me non hai punto bisogno. Pigliati la tua brava guida sotto il braccio e va intanto al Palazzo Ducale. Avrai da impiegarci tre ore buone.--Tirò fuori l'orologio e soggiunse:--Adesso sono le undici, fra le due e le tre troviamoci sotto le Procuratie.
Al giovinotto non parve vero di andarsene.
Il signor Michele risalì nella sua stanza e cominciò a disfare i bauli.--Già capisco--egli diceva fra sè--: che Arturo s'è innamorato di Venezia e non si potrà andarsene così presto.
Dopo aver riposte con molta diligenza alcune camicie nel cassetto dell'armadio, posò sul tavolino una mezza dozzina di libri.--Oh, per miracolo--egli esclamò osservando uno di questi libri legato in marocchino nero--la Kate ci ha cacciato la inevitabile Bibbia. Anche quella benedetta vecchia ha la manìa che aveva la mia consorte buon'anima, di voler convertirmi al protestantesimo... Quando poi sentirà che torno a stabilirmi in Italia, nel paese della _popery_! Mi par di vederla colle mani nei capelli o piuttosto nella parrucca!.... E questa qui che roba è?... Oh diamine.... il mio vecchio album.... quello che giaceva dimenticato in uno degli scaffali del mio studio. Scommetto che la Kate, dal colore, dalla legatura e dai fermagli d'ottone, lo ha preso per un altro libro d'orazioni... Basta, la Kate è a Londra e non può rispondere, nè merita la spesa di rompersi il capo per così poco.
Pure egli non potè resistere alla curiosità di ridare un'occhiata al suo album. E lo aperse dicendo:--Vediamo un po' questi scarabocchi di gioventù... Quando penso che oggi saprei appena tenere il lapis in mano!
Quelli che il sig. Michele chiamava i suoi scarabocchi erano stati fatti in Venezia negli anni 1848-49. Avevano per lo più il cosidetto color locale; in una pagina un gruppo d'artiglieri caricanti un cannone, in un'altra una veduta della laguna con le sue isolette lontane, poi una barchetta di pescatori chioggiotti, o una delle pittoresche casupole dei nostri quartieri più poveri, tutto buttato giù alla buona con quattro segni. Ma v'era una pagina ove si vedeva che il giovane artista aveva posto ogni suo studio, ove egli aveva cercato di superare sè stesso. Era una mezza figura di fanciulla fra i sedici ed i diecisette anni, bella sì, ma piuttosto bizzarramente che artisticamente bella. I grandi occhi bruni erano pieni di vita, le labbra tumidette si atteggiavano a un sorriso malizioso, e il nasetto rivolto alquanto all'insù aggiungeva alla fisionomia una tal quale espressione di canzonatura. Folte le ciglia e le chiome, quelle un po' lunghe, queste piuttosto ribelli al pettine e con qualche ricciolino, che, facendo parte da se stesso, veniva a ricader sulla fronte. Nè un nastro nè un pizzo sulla veste succinta e accollata che lasciava indovinare una certa ricchezza di forme consapevole di sè. La fanciulla pareva puntellarsi con un gomito al davanzale d'una finestra e stringendo il mento fra l'indice e il pollice reggeva la vaga testina. Non era uno dei soliti tipi e ci voleva poco ad intendere che quella leggiadra figurina era copiata dal vero.
--Per bacco!--proruppe il signor Michele dopo aver contemplato per qualche minuto il suo lavoro giovanile--la era pur bella in quel tempo l'Amalia Martelli. E non è da meravigliarsi se n'ero cotto... Nè lei mi vedeva di mal occhio... Ma i fuochi di vent'anni sono fuochi di paglia... Tre anni dopo io avevo preso moglie, ella aveva preso marito, e di tutto quell'incendio si stentava a trovare la cenere... E adesso siamo vedovi tutti e due... Oh andrò a trovarla sicuramente, son curioso di vedere s'ella si rammenta della sua prima fiamma... Tenermi il broncio non può... A rigore dovrei essere in collera io... In ogni caso il rischio è piccolo; mi farò annunziare e mi manderà a dire che non vuol ricevermi... pazienza.
E di lì ad un momento il signor Michele si trovò ritto davanti allo specchio ravviandosi i capelli e la barba con un pettinino tascabile di tartaruga.--Se le donne non hanno che gli anni che mostrano--pensava il nostro viaggiatore--che sarà degli uomini? Che sarà di me che non ho nemmeno un pelo bianco? Chi mi darebbe quarantacinque anni? Io ho tutto il diritto di sostenere che ne ho trentacinque o trentotto al massimo...--Si rifece il nodo della cravatta, infilò un altro soprabito, prese il suo bastoncino di canna d'India, e solfeggiando la marcia del _Profeta_, fece le scale dell'albergo in quattro salti e si avviò verso il quartiere ove un tempo dimoravano i Martelli. Egli aveva deciso di far la sua visita subito.
Non v'erano mutazioni importanti nelle strade ch'egli doveva percorrere. Qualche allargamento qua e là, qualche ponte nuovo, qualche fabbrica rifatta, in complesso piccole bagattelle da permettergli di trovare il suo cammino domandando appena un paio di volte. Egli si sforzava di sorridere e di canterellare; pur, scendendo nell'intimo del suo cuore, si sarebbe visto ch'egli era singolarmente agitato. Cosa curiosissima, ventiquattr'ore prima egli si ricordava appena che avesse esistito un'Amalia Martelli, la credeva sempre maritata e probabilmente non avrebbe neppur cercato di lei; adesso invece, dopo le notizie avute dal suo compagno di viaggio, egli aveva una gran voglia di rivederla, e sentiva un gran batticuore avvicinandosi alla casa di lei. Gli è che certe memorie possono dormire a lungo, ma quando si svegliano durano molta fatica a riaddormentarsi; gli è che il primo amore può non essere una passione intensa, ma è il primo, il più gentile, il più casto, e non v'è soffio di disinganni che lo spogli interamente del suo profumo.
Ecco il ponte dal quale il giovane artigliere soleva venticinque anni addietro veder la sua bella alla finestra nell'atteggiamento in cui l'aveva poscia ritratta a memoria nell'album, ed ecco le finestre le cui imposte verdi in questo momento eran chiuse. Ecco il terrazzo, ove, nei pochi giorni in cui non era sui forti, egli aveva conversato con lei al chiaro della luna, o, il dopopranzo, l'aveva aiutata ad annaffiare i suoi vasi di fiori. Tutto chiuso... forse a cagione del sole... Ecco la porta.
Il signor Michele suonò il campanello.--Non ci sono mica, sa--disse una fruttaiuola che aveva una bottega di fronte alla casa e ch'era loquace e officiosa come sogliono essere le nostre popolane.
--Domando della signora Nottoli.
--La signora Amalia... la vedova, capisco benissimo. La conosco da tanti anni... Non c'è...
--È fuori?
--Fuori di città... è in campagna da tre settimane... Sì, saranno tre settimane domani... Ma forse ci sarà in casa qualcheduno della servitù... Provi a suonare di nuovo.
Il signor Michele non sapeva che farsi della servitù; nondimeno tornò a suonare.
Alla lunga si affacciò alla finestra un cameriere sonnacchioso, e confermò l'annunzio dato dalla fruttaiuola circa all'assenza della padrona.
--E dove va a villeggiare la signora Amalia?--chiese il signor Michele.
--A due miglia da Conegliano... Se vuol lasciare il biglietto...
--No, no, non importa.--E il signor Michele tornò dalla parte ond'era venuto. Indi prese una stradicciuola di fianco e si trovò sulle Fondamenta Nuove. Percorrendo quella malinconica via che gli svegliava nell'animo tanti ricordi del 1848, egli fermò il proposito di fare una improvvisata alla signora Amalia in campagna. Era una faccenda di poche ore. E, del resto, che affari d'urgenza lo trattenevano in Venezia? Arturo non aveva bisogno di lui, infatuato com'era delle maraviglie artistiche della città; la contemplazione dell'Assunta e del Palazzo Ducale poteva tener luogo per lui della più cara e piacevole compagnia. Così il signor Michele deliberava di partire il dì appresso alle 10 per tornarsene la sera con l'ultima corsa; l'orario ch'egli aveva in tasca gli mostrava la possibilità di questa rapida gita.
Intanto l'orologio dei Ss. Giovanni e Paolo battè le quattro. Il nostro romantico amico si rammentò dell'appuntamento dato a suo figlio fra le due e le tre, e si avviò frettoloso verso la piazza S. Marco. Ma Arturo non c'era più; stanco di attendere, egli era tornato in albergo, e suo padre lo trovò che stava esaminando l'album da lui lasciato aperto sul tavolino.
--Sapevo ch'eri un po' artista--disse Arturo--ma non avevo mai visto questa raccolta di disegni tuoi. Perchè sono tuoi, non è vero?
--Sì, sì, roba vecchia, roba di venticinque anni addietro....
--È peccato che tu abbia smesso... Del resto è alquanto singolare che questo libro rimanesse gelosamente nascosto...
--T'inganni--rispose il signor Michele--non mi son mai curato di metterlo in mostra, ma del resto, non era nascosto punto. Era in uno degli scaffali del mio studio.
--Davvero? Ma levami una curiosità. Questa mezza figura qui è un ritratto, o è una testa di fantasia?
Il signor Michele rimase un istante perplesso. Che male ci sarebbe stato a dire intera la verità? Eppur non la disse, e con un tuono mezzo infastidito replicò:--Più di fantasia che d'altro: c'è qualche reminiscenza, ma nulla più.
--Pare impossibile..... C'è tanta vita qui dentro.... E che tipo originale, caratteristico!... Se mai faccio un quadro, devi permettermi che io mi serva di questa testina.
--Figurati! Quando vuoi... Oh ma lasciamo l'album, e andiamo a pranzo. Narrami intanto che cosa hai visto di bello.
Il signor Michele sapeva di aver toccato la _corde sensible_ di suo figlio. Questi infatti cominciò a magnificare le cose vedute e non si arrestò per un pezzo.
CAPITOLO TERZO
La mattina dopo, con la corsa delle 9 55, il signor Michele si metteva in viaggio per Conegliano. Era solo, e aveva portato seco soltanto per precauzione una piccola sacchetta, mentre egli contava di tornare la sera. Nondimeno egli aveva detto a suo figlio che non istesse in pena seppur non lo vedeva arrivare. Le combinazioni sono tante!
In Conegliano il signor Arsandi ebbe ben presto l'indirizzo preciso della villa Nottoli. Era a tre quarti d'ora dalla città recandovisi a piedi; in carrozza ci si andava in circa venti minuti. Ma quantunque si fosse ormai ai primi d'ottobre, faceva un caldo d'estate; non pioveva da un pezzo e le strade erano aride e polverose, onde il nostro pellegrino decise di porsi in via un poco più tardi, quando il sole piegasse verso il tramonto. Inoltre una visita di quella specie non doveva farsi a ora di pranzo; sarebbe stato un mettere in imbarazzo la padrona di casa e un costringerla quasi a far porre un coperto sulla tavola per un ospite forse increscioso. Queste considerazioni indussero il signor Michele a modificare una parte del suo disegno, e lo fecero decidere a passar la notte in Conegliano.
Nei piccoli paesi non c'è mai il dubbio di saper meno di quello che si vuole intorno a un dato argomento; c'è anzi la certezza di saper più. Così le poche domande del signor Arsandi circa alla signora Amalia Martelli, vedova Nottoli, furono onorate d'una quantità infinita di risposte. La signora Nottoli viveva in campagna, nel casino lasciatole da suo marito, un mese di primavera e due mesi d'autunno; veniva poco in città, trattava pochissima gente, quantunque bisognasse riconoscere ch'ella era di modi affabili anzichenò. Conveniva dire ch'ella non avesse molte relazioni nemmeno in Venezia, perchè erano ben rare le visite ch'ella riceveva nella sua villa. In questo momento non c'era che un parente lontano del defunto signor Nottoli, certo professore Benvoglio, dottissima e pedantissima persona. Costui era molto assiduo presso la vedova, tanto da far credere ch'egli la corteggiasse, se non fosse ridicolo il pensare, ch'ella, donna di spirito, desse retta a quel fossile. In complesso, non si capiva come questa signora, avendo una bella figliuola ormai da marito, volesse tenersi appartata dalla società. E sì che in Conegliano, senza vanterìe, si poteva dire che c'era una società da non lasciar nulla a desiderare. Anche il teatro in autunno, meritava qualche riguardo... Ma i caratteri e i gusti son vari, e bisogna rispettare tutte le opinioni. Grazie al cielo si era in un paese nè pettegolo, nè curioso.--Ed egli, il signor forestiero, contava di trattenervisi un pezzo?... E forse avrebbe alloggiato in casa Nottoli?... Era una stagione deliziosa, meritava proprio di passare una quindicina di giorni in campagna... Aria balsamica, vedute magnifiche, buon vino e buona compagnia...
Il signor Michele non potè in altro modo porre argine a questo fiume di parole che accusando un po' di stanchezza e rinchiudendosi per qualche ora nella sua camera. Verso le sei essendosi velato il sole, egli si mosse per far la sua gita a piedi, non senza aver durato fatica a sbarazzarsi dei vetturali che gli offrivano i loro servigi. Ma gli sorrideva l'idea d'una passeggiata di tre quarti d'ora. E lasciò che i curiosi almanaccassero a loro posta sulle ragioni che lo spingevano a visitare la signora Martelli vedova Nottoli.
La campagna era bella e ridente. In alcuni luoghi il _cinquantino_, già mietuto, era raccolto in covoni, in altri esso era ancora sul gambo e un venticello leggiero faceva ondeggiar le pannocchie. Le viti a festoni sfoggiavano la ricca promessa dei grappoli arrubinati, e il fieno appena falciato e disposto a mucchi sulle praterie, spandeva intorno un grato odor d'erba. Dondolavano, agitate dalla brezza, le cime dei pioppi fiancheggianti la strada, e di tratto in tratto un buffo di vento più forte sollevava dal suolo un nembo di polvere, e, strappate le prime foglie agli alberi, le moveva in giro vorticosamente, Il sole, apertosi un varco tra un gruppo di nuvole del più bel colore d'arancio, mandava, prima di nascondersi dietro i monti, il suo ultimo saluto ai campi ubertosi e ai casolari fumanti, e gli allegri e improvvidi uccelletti rispondevano per tutti al saluto del sole. E intanto nell'anima del signor Michele scendeva una mesta poesia, si svegliava un dolce ricordo dei giorni perduti, un desiderio infinito delle prime illusioni. Tanti anni vissuti fra le nebbie di Londra, tra le cure affannose dei traffici, non avevano soffocato interamente i suoi giovanili entusiasmi d'artista. E la natura, amica discreta che co' suoi mille suoni non assorda, che coi suoi mille splendori non abbaglia, che co' suoi mille spettacoli non turba mai, ma feconda il raccoglimento entro cui si forma il pensiero, evocava oggi io lui l'uomo antico, il soldato, il pittore d'un quarto di secolo addietro.
Ed egli procedeva in silenzio, battendo col suo bastoncello di canna d'India i monti di ghiaia che incontrava lungo la via, quando temette di essere andato un po' troppo innanzi. Passava in quell'istante un gran carro di fieno tirato da due bovi. Il conduttore, sdraiato sul fieno, lasciava andare le bestie a lor posta contentandosi di animarle di tratto in tratto colla voce. A costui si rivolse il signor Michele per domandargli della villa Nottoli.
E l'altro, accennando col dito, rispose ch'egli non aveva se non da prendere una strada laterale, che avrebbe trovata dopo il terzo paracarro a sinistra. A un tiro di schioppo c'era una palazzina bianca, nascosta in quel momento da una macchia di pini. Era quella la villa ch'egli cercava.