Part 10
Lilì, la cagnolina prediletta della signora Letizia, che Carlinetto allevava in casa in memoria della defunta, cominciò a piangere in cucina, dove l'avevano legata sotto la tavola, perchè non venisse a disturbare gli ospiti. Ma quando questi sentirono la ragione del castigo, non vollero permettere che in un giorno di tanta festa la povera bestiola non avesse il suo piattello a tavola.
Lilì, un gomitolo di peli bianchi, venne a corsa, saltò in grembo a Paolina, appoggiò le zampette sulla tovaglia mugolando di gioia, fissando gli occhi lucidi e neri pieni di gratitudine in faccia al padrone.
Man mano che i piatti e i bicchieri andavano vuotandosi, cresceva il rumore dei piatti e dei bicchieri. La suggezione scompariva da una parte e dall'altra. Alle facezie di don Procolo due o tre volte la Paolina dovette ridere e piangere nel tovagliolo, facendo due belle pozzette nelle guance.
--Quando penso--osservò Carlinetto--che c'è della gente che va a cercare la felicità in America, provo una grande compassione.
--_Felix qui potest rerum cognoscere caussas_--disse, alzando un poco la voce, don Procolo.
--La felicità--disse il Cavaliere--fu definita da un filosofo un albero che bisogna abbattere chi vuole coglierne i frutti.
--Ma Carlinetto--soggiunse il prete--è un gatto che sa arrampicare sulla pianta.
--E chi vi proibisce di fare altrettanto, vecchi giovinastri?
--I sacri canoni proibiscono ai preti di arrampicare. Che cosa ne dice la sora Paolina?
--Io?--disse la ragazza tutta confusa.
--Sì, sì, sentiamo il suo parere.
--Che ne so io di piante e di frutti?
--La biricchina vuol togliere le castagne dal fuoco colla zampa del gatto.
--Eh no, vedete. Essa aspetta che i pomi caschino da sè.
--Lor signori scherzano.
---Ebbene, sentiamo il parere della sora Erminia.
--Su che cosa?
--Sui pomi.
--È Adamo che ha mangiato il pomo.
--Bene, brava. Parli allora Carlinetto.
--O che sono Adamo io?--
In questi discorsi, a cui dava un sapore gustoso il ripieno del tacchino arrosto, e che sembrano inconcludenti soltanto a chi non ha mai posti i piedi sotto una tavola, la serata passava deliziosamente.... quando si udì improvvisamente una scampanellata così furiosa in anticamera, che fece trasalire i commensali.
--Chi sarà a quest'ora?--disse Carlinetto.
--Zitto--soggiunse l'avvocato--è l'ombra dello zio.
--Va a vedere, Immacolata.
--Che sia la sora Letizia?--pensò in cuor suo il prete.--In paradiso non si mangia di questa mostarda....
Immacolata aveva paura ed esitava a pigliare il lume. Una seconda scampanellata non meno furiosa della prima persuase Carlinetto a levarsi da tavola. Uscì e andò ad aprire. Intanto i commensali che erano arrivati al formaggio, rimasero immobili sulle loro sedie, colle bocche aperte, cogli orecchi intenti, quasi in pena, per paura di una qualche diavoleria che venisse a guastare la digestione.
Udirono la voce di Carlinetto che gridava!--Le dico che non ne so nulla.
--Ed io le dico che è qui...--rispondeva una voce sguaiata.
Battistone si alzò improvvisamente, pallido come un morto e sconcertato come un ragazzo colto dal padrone sulla pianta dei fichi. Aveva riconosciuta la voce della Ludovina, la sua donna di servizio e la sua persecuzione, che non contenta d'aver accompagnato il padrone fino alla stazione, messa in sospetto, era venuta a cercarlo in casa di queste donne.
--Non voglio portarlo via. Voglio soltanto dirgli che è un bugiardo.
--Non mi faccia scappare la pazienza, benedetta donna.
--Non lo porto via. Mi basta verificare ch'è un bugiardone come tutti gli altri....
Così dicendo, la donna cercava di mettere in disparte il padrone e di passar oltre; ma Carlinetto fu pronto a mettere la mano sulla chiave.--Oh insomma, vada fuori dei piedi....!--strillava colla sua voce di clarinetto.
Battistone, confuso, impaurito, supplicava la signora Erminia perchè lo nascondesse in qualche angolo della casa; ma non trovando lì per lì niente di meglio, si cacciò ginocchioni sotto la tavola, appena a tempo. La Ludovina entrava sgarbatamente in sala col suo dito teso in atto d'accusare e di svergognare il brutto traditore; ma non trovandolo a tavola, rimase alquanto sconcertata e confusa.
--Ecco, è persuasa ora che ha visto che non c'è?---disse Carlinetto, affettando un gran sussiego per soffocare la gran voglia di ridere.--È contenta ora della bella figura che ha fatto? Vada, si vergogni, alla sua età! Se io fossi il capitano, vorrei insegnarle io il rispetto.
--Mi scusino....--balbettò la donna, ritirandosi.
--Che scuse! quando il capitano saprà di di questa scenaccia, non sarà niente edificato.
--Mi scusino....--Tornò a ripetere la donna, mentre Carlinetto la sospingeva verso l'uscio di scala. Quando però essa fu sulla soglia, volle pigliarsi la sua vendetta: e indicando un'ombrella dal manico a becco d'oca che il capitano soleva portare in viaggio, disse colla bocca amara:--Però le bugie hanno il becco d'oca.
Carlinetto non la lasciò finire e chiuse l'uscio con fracasso sul muso della megera.
Allora tutti si abbassarono per trarre il povero avanzo di Crimea dal suo nascondiglio. Sulle prime si ebbe compassione del suo abbattimento, ma poi una sonora risata accolse il povero risuscitato, che colla fronte bagnata e coll'aria d'uomo sfinito si abbandonò su una sedia.
Lilì, che non era in grado di giudicare, cominciò ad abbaiare senza riguardo alla dignità umana.
--Vede che cosa si guadagna a far dei misteri?--disse l'Erminia al capitano con un tono di benevolo compatimento.
--_Oportet ut scandala eveniant_--predicò il prete.
--Chi di voi è senza peccati scagli la prima tavoletta di torrone--gridò Carlinetto, che stava appunto intaccando il suo torrone col coltello.
--Bene, non se ne parli più--comandò la gentile padrona di casa. Capitano, mi dia la mano e mi faccia una promessa...
--Tutto quello che vuole...--sospirò l'omone cogli occhi lustri.
--Carlinetto le darà un buon consiglio--soggiunse la Erminia.--E ora facciamo un brindisi Bebi...
--Viva la sora Erminia!
--Viva la sora Paolina!
--Viva Carlinetto e la sua felicità!
--Viva Bebi!
--Viva la vecchia amicizia!
Bebi si era risvegliato al frastuono e veniva in braccio di Immacolata a cercare il pranzo di Natale. Stese subito le piccole mani alla mamma, che lo accolse e se lo strinse al seno. Bebi era vestito d'un costumino bianco orlato di fiocchetti, un vero gomitolo anche lui come Lilì, con due buchi lucenti.
--Questi bravi signori permetteranno un'opera di misericordia: dare da mangiare a chi ha fame. Erminia sedette innanzi al caminetto in maniera da voltare le spalle ai signori uomini e servì il signor Bebi della sua buona grazia.
Battistone, a cui certe cose facevano l'effetto di una piuma sul cuore, abbassò il muso e s'ingrugnò in un umile silenzio.
Venne il caffè che ciascuno prese come gli piacque, col rhum e senza rhum, in piedi, seduto, accanto al fuoco.
Carlinetto condusse l'avvocato a contemplare la Madonna della seggiola. Anche don Procolo, dopo aver scaldata un poco la schiena al fuoco, dolcemente ispirato dal profumo del caffè, cominciò una predica dolce come la mostarda sulla santità dell'affetto materno, sulla castità sublime della madre nutrice de' suoi figli, che desta il sorriso sulle labbra degli angeli, e citò i versi dell'abate Pozzone:
Se con labbro inesperto il fanciulletto La giovin madre folleggiando appella.... Qual altro nome di più santo affetto Ha la mortal favella?
Il Cavaliere messo in vena dal vin dolce faceva esplicite dichiarazioni alla Paolina, che rispondeva per le rime, ridendo, dando di tempo in tempo un bacio sulla testa di Lilì.
--Lei mi fa invidiare la brutta bestia--diceva il vecchio galante.
--Non è poi così brutta. Ce n'è di peggio...--rispondeva la briccona.
Ho detto che don Procolo era in vena di predicare. Dopo che Carlinetto ebbe stappata una bottiglia di Siracusa, il vecchio teologo divenne un padre Segneri. Le citazioni latine traboccavano a proposito e a sproposito dalla memoria scossa in una giuliva ed insolita emozione, come l'acqua da una spugna che tu spremi colla mano. Alzava il calice contro la fiamma della lucerna e nell'ambra splendente del liquore rivedeva come di scorcio il fantasma della sua vita passata e trapassata, dai caldi entusiasmi della prima messa ai rosei tramonti della sua prima parrocchia di montagna, dov'era arrivato quarant'anni fa con un breviario sotto il braccio e un sacco di fede in ispalla, dove avrebbe potuto e dovuto rassegnarsi a vivere e a morire, vergine di cuore e di pensieri, fra la povera gente, se il diavolo...
--Sa lei che cosa è il diavolo?--chiese a un tratto alla Paolina.
--Non, l'ho mai visto...--disse la ragazza.
--Io sì...--aggiunse il povero vecchio, ripigliando il filo delle reminiscenze, alzando di nuovo il bicchiere color dell'ambra a specchio della fiamma. «Il diavolo l'aveva condotto in mezzo a cento insidie e una volta che si sbaglia il primo bottone si sbaglian tutti. Si va giù alla maledetta per i gradini del disordine e il sacco della buona fede si sparpaglia per la strada. Brutta vita quella di predicar bene e razzolar male! brutto quel correr dietro ai morti colle scarpe rotte a mendicare una candela di cera vergine e le due lire e mezza del funerale! Brutti, o bisogni, che fate il vestito rattoppato, intabaccato, e le calze ragnose! Un vizio tira l'altro. Ci si attacca al tarocco, al tabacco, al vin di Stradella.... e si finisce col non capir più nemmeno il latino del papa, il quale anche lui ha il suo diavolo che lo attacca alla roba di questo mondo. E intanto le coscienze precipitano....--Don Procolo indicò anche col dito l'abisso in cui gli pareva di veder precipitare le coscienze--le pecorelle si sbandano, _sitiunt animae_ e il pastore è ubbriaco...
--No, no, non va bene, non va bene... non va bene....
Il prete che era rimasto solo davanti al caminetto seguitò un pezzo a leggere nello viscere del fuoco quest'eterna filosofia:--_Sitiunt animae_ e il pastore è ubbriaco. Eppure si potrebbe ancora accendere colla fiaccola gli spiriti morti. Il mondo non si governa colle ciarle. Ben venga il _pastor novus_ a predicar la carità e il mondo gli andrà dietro come un greggie solo; ma non deve aver la mitria e il piviale d'oro. Gesù poveretto sarà sempre lui il padrone del mondo...
* * *
Carlinetto aveva menato gli altri a vedere Bebi che poppava. Egli teneva il lume: Paolina s'era inginocchiata in terra e andava posando dei piccolissimi baci sul cucuzzolo del bambino, mentre la mammina, tra il vergognoso e il superbo, abbassava gli occhi per non vedere d'esser veduta.
Don Procolo credette nella sua malinconia di veder il presepio in lontananza. Bebi era il bambino, l'Erminia la Madonna, gli altri i Re Magi e Carlinetto San Giuseppe. E lui don Procolo, lui era l'asino, a cui è stato imposto di soffiare sui figli degli altri. Se il salotto di Carlinetto era caldo e rischiarato, non bisognava dimenticare che la neve cadeva sui tetti, sulle strade, sulle campagne, a seppellire i casolari dei poveri, che non sanno come ripararsi. Perchè non mandava, almeno lui prete, un pensiero d'amore ai bisognosi, ai mendicanti, ai malati, agli orfanelli pei quali non v'è nè pane nè panettone? perchè non usciva anche lui, sacerdote e padre dell'amore e della misericordia, a bussare a tutti gli usci dei poverelli e a portare un cesto di pane a chi non ha nemmeno la mostarda per accompagnarlo? Ma la gola tira l'egoismo e tutti e due insieme fanno l'asino del presepio cocciuto contro il bene. Una soave carità scendeva a scaldare il suo cuore. Oh se egli avesse avuto le tasche piene di marenghi, avrebbe voluto attraversare Milano e sparpagliare quel bel giallo sul bianco della neve e _plif e plaf_..... allegri poveretti! Il Signore è nato per tutti...
Il buon vecchio, trascinato a girar come un arcolaio sopra il suo pensiero, mentre, faceva l'atto di buttar marenghi nella cenere del caminetto, cantarellò a voce alta: e _plif e plaf_.
* * *
--Che cosa fa, don Procolo? animo, aiuti la balia.
Così dicendo, Carlinetto collocò sulle braccia del prete il bamboccio gonfio come una mignatta, sprofondato nel cuscinetto, colle gote accese, che aveva accora sui labbruzzi la rugiada.
--Lo tenga sollevato il tempo della digestione.
Carlinetto andò a informare l'Erminia come la Ludovina nell'uscire avesse scoperta l'ombrella della bugia e insieme combinarono d'avvertirne il capitano perchè sapesse regolarsi. Battistone, tornando a casa, doveva aspettarsi una scenaccia di gelosia, ma forse l'occasione era opportuna per rompere definitivamente dei rapporti che non facevano troppo onore a un uomo di sentimento.
Battistone, preso in un angolo, stette a sentire tutto umile e raccolto la predica dei buoni amici, riconoscente che lo aiutassero a uscire da una posizione falsa e tratto tratto stringeva la mano dell'Erminia per ringraziarla.
Se si trovasse sempre sulle cantonate il nostro angelo custode, non si sbaglierebbe la strada; ma forse bisogna meritarseli i consigli!
Don Procolo, felice d'aver trovato anche lui un uomo a cui predicare la verità, dondolando Bebi sulle braccia, gli diceva:
--Anche tu correrai dietro a una visione, vorrai salire sulla scala di Giacobbe; ma verrà anche per te il tuo diavolo....
--_Glo, glo_--rispondeva il bimbo.
--E allora con tutta la tua superbia farai fior di spropositi anche tu, o correndo dietro a un diavolo vestito da donna, o correndo dietro a una fissazione, cristiano battezzato anche tu nell'acqua sporca dell'egoismo. Vedrai vedrai che mestiere birbone è la vita...
--_Glo, glo, bu, bu..._
--Tuo padre non è un milionario--seguitava il brontolone.
--Se tuo padre non ti lascierà un milione, la tua mamma ti farà un cuore d'oro....--interruppe l'Erminia, togliendo il bimbo dalle mani di don Procolo, a cui disse in tono quasi di rimprovero:--E lei non me lo strologhi....
Don Procolo crollò due volte la testa, inghiottì qualche cosa di amaro e disse con un mezzo sospiro:--Sono un vecchio scettico, ma credo nella Madonna...
Il prete aveva gli occhi pieni di lagrime.
* * *
La serata finì allegramente.
Carlinetto si ricordò che l'avvocato Chiodini aveva portato un panettone fresco comperato da lui stesso nella bottega del Biffi.
Mandò a pigliarlo in anticamera e subito dopo l'Immacolata entrò col bel cartoccio bianco sopra un vassoio e con un coltello per l'incruento sacrificio.
Carlinetto prese il coltello, tagliò il nastrino, tolse la carta leggiera che avviluppava il panettone, e oh vista!.... non era un panettone.
Sulle prime rimasero tutti stupefatti, ma non tardarono a capire quel che l'avvocato nella sua solita distrazione stentava a spiegare a sè stesso. Nell'uscir in fretta di casa, dopo esservi ritornato a cambiar le scarpe, invece del panettone aveva preso un cappello nuovo nella sua fodera di carta come lo avevano portato la mattina.
Il panettone vero era stato chiuso in guardaroba.
Le rise delle donne e specialmente dell'Immacolata andarono al cielo. L'avvocato più balordo di prima girava intorno gli occhi affumicati, come un uomo che si sveglia e si trova seduto su un cataletto. Questo episodio fece dimenticare la Ludovina e la serata finì serenamente a onore e gloria di Carlinetto.
* * *
Quando i vecchi giovinastri furono nella via, il vento gelato che soffiava dal Sempione sbattè loro in faccia un villano nevischio. Don Procolo arrivò appena a tempo a stringere per un'ala il suo tricorno e ammainò le falde del tabarro. Tutta la piazza era coperta di neve che mandava fuori cento mille scintilluzze sotto la luce tenera dei fanali. Non un uomo, non un cane intorno, non un uscio aperto.
Attraversarono in silenzio la piazza e prima di svoltare in S. Vicenzino, alzarono gli occhi alla finestra d'angolo. Dalla stanza, quella dell'altare, usciva una luce calda attraversata da ombre fuggevoli.
--Sul letto degli uomini felici non nevica mai...--disse uno dei tre.
Dopo cinque minuti gli amici si divisero. Don Procolo si rintanò nella sua stanzaccia gelata vicino al solaio della chiesa. Il Cavaliere, che aveva la fantasia riscaldata e i piedi freddi, andò a bere un puncino nell'unico caffè aperto sotto i portici di piazza del Duomo, dove un uomo generoso trova sempre da pagare qualche cosa a un'anima raminga.
Battistone e per essere coerente a sè stesso e per paura della Ludovina, andò a cercare alloggio all'albergo del Biscione in piazza Fontana. Siccome non aspettavano forestieri in una sera consacrata alle dolci intimità della famiglia, così dovette picchiare alla porta. Il cameriere che accorse gli levò di mano la valigia e l'ombrello e guardandolo in viso con un'aria sospettosa, lo pregò di scrivere il nome e la provenienza sul registro.
L'altro girò un poco la penna tra le dita e scrisse: Capitano G. B. Tazza, Monza.
Il letto gli parve duro e freddo. Certo stava meglio Carlinetto.
L'avvocato Chiodini, in collera con sè stesso prese la strada più corta per andare a casa. Ma sentendo un continuo freddo che gli montava su per la gamba, si fermò e alla luce d'un lampione si accorse di avere una pantofola al posto della scarpa.
La scarpa la ricevette il giorno dopo in un paniere insieme al cappello.
* * *
L'Erminia aveva dato il permesso. Carlinetto doveva l'ultimo giorno dell'anno raggiungere la compagnia nel caffè del Paolo, dove si sarebbe bevuta una bottiglia in onore della vecchia amicizia. Ma poche ore prima don Procolo moriva, pare per un vizio di cuore. Lo trovarono disteso lungo la scaletta che mena alla sua stanza, già freddo da un pezzo.--Da qualche tempo s'era fatto troppo filosofo--disse il Paolo, quando gli portarono la brutta notizia.
FINE.
INDICE
DEDICA . . . . . . . . . . . . Pag. v All'ombrellino rosso . . . . . » 1 Medici e spadaccini . . . . . » 17 Zoccoli e stivaletti . . . . . » 39 L'anatra selvatica . . . . . . » 59 Certe economie . . . . . . . . » 79 Lord From . . . . . . . . . . » 91 Parlatene alla zia . . . . . . » 111 Ai tempi dei tedeschi . . . . » 129 Regi Impegati . . . . . . . . » 143 Elogi funebri . . . . . . . . » 155 Vecchi giovinastri . . . . . . » 173
End of Project Gutenberg's Nuove storie d'ogni colore, by Emilio De Marchi