Part 10
E per svagarla, la mattina dopo condusse colà tutti, la chioccia coi pulcini. E le mura umide e il tetto risonarono degli allegri strilli delle ragazze che si rincorrevano per le stanze senza usci e coi pavimenti di gesso. Madonna Rita diè un pizzicotto alla figliuola, facendola ritirare dal terrazzino, perchè laggiù nello stradone passeggiava lo sbarbatello malcreato, col sigaro in bocca, con le mani nelle tasche dei calzoni e il naso per aria, verso il terrazzino, impertinente sfacciato!
* * *
Ah! quel dottor Ballocco era stato un uccellaccio di malo augurio.
Sì, sì, nella casa nuova si stava larghi e comodi; ma quell'inverno il povero notaio, che cominciava a sentire gli acciacchi della vecchiaia, aveva passato terribili nottate e bruttissime giornate col vento di levante che urlava e fischiava e pareva volesse schiantar la casa dalle fondamenta. Due, tre inverni di quella sorta, ed essa sarebbe stata sconquassata peggio di prima. I due peschi, stroncati; i nespoli, sfrondati; il pergolato buttato giù a catafascio; i vasi dei fiori, la più parte ruzzolati per terra come se durante la nottata ci fosse stato qualcuno che avea giocato alle bocce con essi; parecchi ridotti in frantumi. Miracolo che le imposte avessero resistito e che soltanto pochi tegoli fossero stati portati via, come foglietti di carta, e buttati sul selciato di Via Lunga!
Quella mattina il povero notaio, imbacuccato nel vecchio ferraiuolo, col berretto da casa calcato fin su gli orecchi, per poco non pianse vedendo tanta distruzione. Le figlie e donna Rita gli andavano dietro, rizzando i vasi, sollevando i sostegni del pergolato, raccontandosi le paure della nottata, perchè esse, nate e cresciute in quell'altra casetta incastrata fra case più alte che la proteggevano da ogni lato, non avevano nessuna idea delle ventate di levante. Colà avevano dormito come tra la bambagia; qui invece, la notte avanti, avevano avuto tanta paura che erano saltate giù dai letti; e il notaio e donna Rita, che recitavano paternostri e avemmarie, se le erano viste comparire in camera, mezze vestite, a piedi scalzi, atterrite, piagnucolanti. C'era voluta tutta la severa autorità del notaio per indurle a tornare nelle loro camerette.
Ora ridevano tra loro, rammentando certi gesti, certe parole di questa e di quella, durante il terrore del vento; facevano un chiacchiericcio allegro che indispettiva il notaio; parevano divertirsi in mezzo a tutta quella rovina che dava loro tanto da fare lì dove il babbo non voleva che mettessero le mani e quasi quasi neppure i piedi, perchè la cura dell'orto doveva essere tutta sua. Ma ecco: il danno che egli temeva venisse fatto dalla sbadataggine delle ragazze, il vento glielo aveva fatto, e centuplicato, in poche ore!
E stava a guardare, divagando, dando incoraggiamenti; soltanto si meravigliava che Lisa se ne stesse zitta in un canto, e che donna Rita brontolasse sotto voce rivolgendosi a lei.
-- Ma che hai -- le domandò -- con quella figliuola?
-- Niente!
La solita risposta. Non poteva dirgli: Guardate lì, quello sbarbatello che fa l'asino con lei!
Lo studentino, seduto sul muricciolo dello stradone lì sotto, fumava, dondolando le gambe, guardando lassù, fingendo di cavar di tasca il fazzoletto per soffiarsi il naso, e agitandolo un po' in segno di saluto, lo smorfioso!
Ed erano passati due anni, due anni cattivi. I fondi avevano fruttato poco, ora perchè le piogge non erano venute a tempo, ora perchè i seminati erano stati invasi dalla ruggine, e gli ulivi malmenati dalla nebbia sul punto della fioritura. Anche gli affari cominciavano a scarseggiare; le tasse si mangiavan tutto. Chi aveva quattrini se li teneva in tasca! E poi c'era la concorrenza del nuovo notaio, giovinastro che si dava l'aria di pezzo grosso, perchè aveva messo su uno studio con bei mobili e faceva aspettare i clienti in anticamera, quasi fosse stato un ministro. E i babbei abboccavano; accorrevano da lui che li spennacchiava senza farli stridere, buttando loro negli occhi la polvere delle belle maniere, dei salamelecchi, come se il codice e la procedura consistessero nei salamelecchi e nelle belle maniere! Ah che tempi! Veniva in uso la moda anche pei notai! Si doveva giungere a questo con l'_Italia una e pagnotte cento_! Basta! Egli era vecchio ormai! E senza quel nugolo di figlie, avrebbe chiuso lo studio notarile; e chi avrebbe voluto l'opera sua, avrebbe dovuto venire a pregarlo in casa, col cappello in mano, quasi per ottenere una grazia!
Passava lunghe ore nell'orto, a covare con gli occhi le nespole del Giappone che pendevano a grappoli dai rami, e covare l'uva del pergolato che ingrossava al sole... cento, dugento, trecento grappoli... non riusciva a contarli esattamente; li avrebbe colti con le sue mani fra qualche mese: intanto bisognava difenderli con la zolfatura dall'_oidium_, e anche dal barbaro gusto delle ragazze a cui piaceva l'agresto!
Soltanto a Lisa egli permetteva di accompagnarlo laggiù certe mattine, a Lisa che era savia, seria, e che gli ispirava una particolar tenerezza scorgendola, inesplicabilmente, avversata dalla mamma in ogni cosa.
Visto che donna Rita non gli dava nessuna plausibile spiegazione di quel suo strano contegno, egli si era rivolto alla figlia, un po' acre anche lei nelle risposte e nei modi:
-- Ma insomma, che avete tutte e due?
-- Niente.
Se la faceva sedere accanto, sul muricciolo; ragionava con lei delle piante, delle faccende di casa; e di mano in mano che passavano per lo stradone persone di sua conoscenza, si metteva a sparlar di loro ricordando il passato: -- Quello lì è un gran ladro! Quell'altro un usuraio! Questo qui un ipocrita, che va a messa tutti giorni, ed ha spogliato i pupilli di suo fratello!
E una mattina che scorse laggiù lo studentino col sigaro in bocca e il naso per aria, disse:
-- È della razza! Poveri e superbi! Suo padre era usciere di pretura, ma si è messo a fare lo strascina-faccende davanti al conciliatore, dopo che è stato cacciato via dall'ufficio! Sua madre... lasciamola stare!... Suo fratello maggiore è andato a far la guardia di finanza! Costui vuol diventare... che cosa? Non lo sa neppur lui! Finge di studiare!... Invece del sigaro, comprati due soldi di pane, morto di fame!...
Lisa si faceva di mille colori, udendolo parlare così.
-- Che ve ne importa? -- esclamò stizzita. -- Ognuno deve badare ai fatti propri.
E lei infatti badava, zitta zitta, sorniona, ai fatti propri, con la testina sconvolta e il cuore in fiamme per lo studentello; e resisteva alla guerra sorda della mamma che la minacciava di accusarla al notaio, com'ella chiamava abitualmente suo marito.
-- Accusatemi!
-- Ti spaccherà la testa! Ti farà uscir dal cervello il sangue pazzo!
-- Lasciate che me la spacchi!
-- Te la spaccherò io prima di lui!
-- Spaccatemela!
Intanto il cattivo esempio di Lisa noceva alle altre sorelle che venivano immediatamente dietro a lei.
Con quelle finestre su lo stradone, era un via vai di ragazzacci. Donna Rita non poteva aver occhi per tutte. E quelle testoline sventate si aiutavano a vicenda.
Un'amica avea avvertita donna Rita dello _scandalo_ che dava tanto da ciarlare in paese; e la poveretta ci perdeva la salute dalla gran bile che inghiottiva. Un giorno o l'altro, se la cosa arrivava agli orecchi del _notaio_, sarebbe stato il finimondo in casa loro; quando il _notaio_ imbestialiva... Dio ne scampi! Tanto più ora che gli affari andavano male e le spese aumentavano di giorno in giorno. Solamente a pensare ai vestiti e alle scarpe per tutte, c'era da sentirsi prendere dalle vertigini! Donna Rita malediceva la casa nuova e chi l'aveva consigliata a suo marito. Nell'altra, le ragazze stavano un po' ristrette, sì, ma come in un convento. Qui, con tutte quelle finestre!... Se lei badava alla parte di via Lunga, le ragazze _facevano il telegrafo_ dal lato opposto. E poi, con quella nuova diavoleria del saper leggere e scrivere! Prima almeno non c'era da temere che le vecchie povere venissero a picchiare all'uscio per l'elemosina e per portare biglietti amorosi! Viveva per ciò in continua ansietà; e ogni volta che il notaio tornava a casa più abbuiato del solito, ella tremava di veder scoppiare l'uragano paventato.
Scoppiò una sera, quando meno donna Rita se l'aspettava.
Quel giorno il notaio era stato più allegro dell'ordinario. Aveva condotto giù nell'orto le figlie con panieri e canestri per cogliere l'uva. Montato su la scaletta, con una mano afferrava delicatamente il grappolo e tagliava il gambo con l'altra, armato di una forbice arrotata a posta per non fare strappi alla vite. Prima l'uva bianca, poi la nera; e le ragazze erano salite in casa in processione, coi panieri e coi canestri su la testa come tante vendemmiatrici. Poi il notaio, che non aveva mai loro permesso di assagiarne un chicco, ne aveva distribuito un grappolo a ognuna, dando su la voce alle scontente che volevano i grappoli più belli e più grossi. I più grossi voleva mandarli in regalo al dottor Ballocco; glielo avrebbe annunziato durante la passeggiata.
E fu allora, bel ringraziamento! che il dottore gli disse a bruciapelo:
-- Tu rimbambisci con l'uva, e intanto c'è chi vuol coglierti l'altra uva, assai più saporita!
-- Quale? che intendi?
-- Le ragazze! Non avete occhi dunque, tu e tua moglie?
-- Bada a quel che dici!
-- Dico la verità!
E siccome il notaio, sbalordito dall'incredibile rivelazione, si era rimesso inavvertitamente a zufolare, il dottore, per dovere di amico, si capisce, continuò:
-- Ecco il bel profitto della casa nuova!
E raccontò quel che sapeva. Non avevano occhi dunque, lui e sua moglie?
-- Anche Lisa? -- balbettò il notaio.
-- Sì, sì, peggio delle sorelle; col figlio dell'usciere Caniglia!
Nominò pure gli altri; una filza! Il povero notaio non zufolava più; il sangue gli era salito al capo.
Arrivò a casa con gli occhi iniettati di bile, con la schiuma alle labbra; e sbatacchiato l'uscio dietro a sè, cominciò a distribuire schiaffi e pugni come un pazzo furioso.
-- Ah! te lo do io il figlio di Caniglia! Te lo do io Bacarella! Te lo do io Rumasuglia! Civette! Screanzate! Ah! Ah!
Inseguiva per le stanze le figlie che tentavano di salvarsi, urlando e piangendo. E quando non poteva colpir loro, buttava per aria seggiole, tavolini, dava calci agli usci delle camere dove le ragazze erano corse a rinchiudersi mettendo i paletti. Trovatosi faccia a faccia con sua moglie che piangeva e strillava con le mani fra i capelli, le si piantò dinanzi agitando in alto i pugni convulsi:
-- E voi, signora donna Rita, non sapevate niente, non vi accorgevate di niente!
-- Ho fatto tanto! -- esclamò la disgraziata per scusarsi.
E fu peggio. Il notaio le mise brutalmente le mani al collo, e forse l'avrebbe mezza strozzata, se donna Rita, fatto un falso movimento per scansarsi, non fosse cascata per terra.
-- Donna Rita!
Il notaio, che infine non era una bestiaccia senza cuore, diè un grido e l'aiutò a rialzarsi. E accertatosi che sua moglie non si era fatta male, un po' meno irritato, cominciò a rimproverarla:
-- Perchè non me n'hai detto mai niente? Perchè!
-- Per non farvi prender collera, Gesùmmaria!
-- Brava!... Brava davvero!... Bravissima!...
Le faceva profondi inchini, torceva la bocca, gestiva con ironica approvazione, tornava a farle sarcastiche riverenze, girandole attorno con vivacità giovanile. Poi tutt'a un tratto, si lanciava a chiudere gli scuri della finestra, sbatacchiandoli, spingendo rabbiosamente i lucchetti.
-- Così!... Così!... Tutte le finestre! Saranno anzi inchiodate con chiodoni da ottanta!
E picchiava agli usci delle camere delle ragazze.
-- Aprite; se no, sfondo l'uscio a calci! Aprite!
Mezza giornata d'inferno; col gran guaio che qui non c'erano vicini da poter accorrere per calmare il notaio e condurlo via. Tutte le finestre chiuse; le ragazze tremanti attorno alla tavola da pranzo, coi lumi accesi quasi fosse notte, ognuna col suo lavoro in mano, zitte zitte, a testa bassa, sotto il roteare furibondo degli occhi del notaio che, a intervalli, si rivolgeva a questa o a quella, a Lisa sopratutte:
-- Te lo do io il figlio di Caniglia! A quel morto di fame fa gola la casa, la dote! Sì! Sì!
Uno, due, tre giorni, va bene, poteva durare. Con le finestre ermeticamente chiuse la casa sembrava disabitata, o la famiglia colpita da lutto. Il dottor Ballocco, che se n'era accorto durante la solita passeggiata e nel passar da Via Lunga andando attorno per le sue visite, disse al notaio, scherzando:
-- Fate gli esercizi spirituali in casa?
Il notaio grugnì. Il dottore, indovinato quel che doveva essere accaduto, soggiunse:
-- Non andare in eccessi! Infine... le ragazze...
Sentendosi quasi dar torto da colui che primo gli aveva aperto gli occhi, il notaio perdè la pazienza e rispose:
-- Tu bada ad ammazzare i tuoi clienti!
Risposta che fece ridere il dottore, quantunque avesse davvero su la coscienza parecchi e parecchi dei suoi clienti in tant'anni di pratica.
* * *
Il notaio Barreca, pareva incredibile! non aveva mai pensato che un giorno o l'altro quelle otto ragazze doveva maritarle, dotarle, se non voleva vedersele spighire in casa. E perciò dava ragione a sua moglie che timidamente gli diceva: Bisogna pensarci!
Ma in che modo? Conducendole alla fiera, forse? O mettendole all'asta? Bisognava raccomandarsi a Dio, al Patriarca San Giuseppe e a San Francesco di Paola! Se non provvedevano loro che sono santi misericordiosi!...
E aspettando, intanto mutava tattica. Spalancava le finestre, tentava di prender le figlie con le buone:
-- Ci penseremo io e vostra madre! Vogliamo il bene vostro; non vogliamo infelicitarvi! Qui vivete da regine. Che vi manca? Una casa che è un palazzo! Un orto! E aria e luce!
La casa era il suo orgoglio. Magnificava anche l'orto con le ragazze, dimenticando che se stendevano un dito alle pesche, alle nespole o all'uva, le sgridava quasi avessero commesso un sacrilegio.
E si figurava di esser riuscito nell'intento, perchè vedeva e Lisa e Rosa e Clementina e Paolina assorte nel cucire, nel ricamare, nel far di calza quando il babbo stava in casa; perchè non levavano gli occhi dal libriccino delle preghiere, le domeniche in chiesa, ora che egli le accompagnava come un cane da guardia, e i mosconi che ronzavano là attorno, alla vista di lui, prendevano il largo; eccettuato quell'impertinente del Caniglia! Egli, al contrario, andava a piantarsi vicino a una colonna, imperterrito, col petto dell'abito infiorato, dando occhiate di fuoco a Lisa, sfidando lo sdegno del notaio, che non sapeva chi lo trattenesse dal rompergli su la testa la mazza di sorbo, e si rodeva il fegato per non fare uno scandalo. Frenarsi gli costava uno sforzo immenso; tanto che una volta, invece di dir le devozioni durante la messa, dimenticò di essere in chiesa, e si mise così sbadatamente a zufolare, -- fìchiti-fon! fìchiti-fon! -- che donna Rita dovette tirarlo per la falda dell'abito e rammentargli che si trovava nella casa di Dio!
E cascò dalle nuvole il giorno che il canonico Tasca, confessore di Lisa, dopo avergli offerto una presa di ottimo rapè, con molte circonlocuzioni, per dovere del suo santo ministero, venne a dirgli nello studio notarile:
-- Fate la volontà di Dio! Date la vostra benedizione!
Il notaio lo guardò in viso, stralunato, senza poter profferire una parola.
-- Si sa, matrimoni e vescovati dal ciel son destinati! -- conchiuse il canonico.
E offerse una seconda presa di rapè.
-- Sentite, signor canonico -- gli disse, scattando, il notaio -- Ringraziate prima Dio e poi l'abito sacro che portate addosso. Qualunque altro...
-- Non ne parliamo più; voi siete il padre. Io ho fatto il mio dovere di confessore. _Benedicite!_ E scusate! -- replicò secco secco il canonico, levandosi da sedere per andar via.
Il notaio corse a casa.
-- Dov'è Lisa?
Ansava, balbettava.
-- Dio mio! Che è accaduto? -- esclamò donna Rita.
-- Niente. Dov'è Lisa? Chiamatela.
E quando dava del voi, voleva dire tempesta!
Appunto Lisa usciva di camera sua, tranquilla, a testa alta, più spilungona dell'ordinario, tanto si teneva ritta sul busto e su le gambe, fermatasi, dopo aver fatto pochi passi, alla vista del padre che la fulminava con lo sguardo.
-- Ah, tu mi mandi il confessore!
Lisa accennò di sì con la testa.
Il notaio allibì.
-- Ed hai la faccia tosta di volere la mia benedizione?
Lisa fece una mossa con la testa per significare: Se volete darmela!
-- Ti maledico! -- urlò il notaio.
Donna Rita gli turò la bocca:
-- No, no!... È peccato mortale!
-- La maledico!... -- replicò il notaio, scansando la mano della moglie. -- Dalla testa ai piedi!...
E si avanzò coi pugni stretti, levati in alto, contro la figlia che rimase là, impassibile, pallida come un cencio, mordendosi le labbra. Donna Rita la prese per le spalle e la spinse in camera gridandole:
-- Pazza! Pazza! Farai morire di crepacuore tuo padre!
Infatti, fu proprio miracolo che il notaio non morisse di un accidente la mattina che donna Rita -- quasi il cuore glielo presagisse -- alzatasi per tempo, andò difilata nella cameretta di Lisa. Visto il letto intatto e non trovata lei colà, cominciò a correre per la casa, dandosi pugni su la testa, chiamando sottovoce: Lisa! Lisa! svegliando le altre figlie, perchè l'aiutassero a cercare dappertutto, prima che il notaio potesse capire di che si trattava. Fortunatamente il notaio dormiva, russando; e il dottor Ballocco, mandato a chiamare in fretta e in furia con la serva, potè arrivare in tempo per dargli lui la trista nuova. Donna Rita si raccomandava.
-- Lasciate fare a me! -- la rassicurò il dottore.
-- Sarà un terribile colpo!
-- Lasciate fare a me!
Ed entrò nella camera del notaio, che aperse gli occhi allo scricchiolare dell'uscio, meravigliato di veder lì, a quell'ora, il suo amico che soleva venire da lui soltanto per qualche visita da medico.
-- Chi sta male?
-- Nessuno. Non ti spaventare... Cose che accadono!... -- si lasciò scappar di bocca il dottore.
-- Quali cose?
E il notaio, tossendo, si rizzò a sedere sul letto.
-- Quali cose!... Quali cose! Niente... Lisa... è scappata... ecco!... Col figlio di Caniglia!... Giacchè vuoi saperlo! Ecco! Meglio che tu lo apprenda subito. Eh? Eh? Non fare il ragazzo!
Il povero notaio si era rovesciato, smorto smorto, sui cuscini.
Il colpo era stato così forte e così inatteso che lo aveva istupidito.
-- Benissimo! -- egli diceva (la voce però gli tremava). -- Una di meno! Si starà più larghi!... Con la scala di legno? Dalla parte dell'orto? Benissimo!... Io le avrei aperto il portone a due battenti, se avessi saputo... Si starà più larghi!... E la sua camera rimarrà chiusa per sempre... Quella figlia è morta! Nessuno qui deve nominarmela! È morta; per me e per tutte, capite? Ora si chiama Caniglia, non più Barreca! Già l'avevo maledetta!... E torno a maledirla!... Vi dispiace? (S'era rivoltato contro la moglie, a un gesto di orrore di lei). È morta e sepolta... Che si credono? Che mi lascierò intenerire? Che darò la dote? Ha fatto male i suoi conti il signor Caniglia!... Chi vuole andarsene, se ne vada! Tu, donna Rosa, col tuo Bacarella! Tu, donna Clementina, col tuo Rumasuglia!... Mie figlie sono soltanto quelle che mi rispettano e mi vogliono bene. Chi vuole andarsene, se ne vada; l'uscio è lì. Chiamatemi un prete; voglio far ribenedire la casa! Questa è casa maledetta!...
Donna Rita e le figlie piangevano zitte zitte, col fazzoletto agli occhi, come se davvero fosse morto qualcuno in quella casa nuova che aveva sconvolto le teste delle ragazze, prima così timide e così savie!... Donna Rita se la prendeva con la casa anche lei; anche lei stimava necessario farla ribenedire da cima a fondo!
In pochi mesi, il notaio sembrava invecchiato di dieci anni; donna Rita, peggio. Ora egli passava lunghe ore nell'orto, badando alle zucchine che vi aveva piantate in un angolo e che venivano a meraviglia; al pergolato che metteva tralci nuovi e pampini da coprire l'incannucciata e non lasciar passare un raggio di sole; alle nespole del Giappone, che ingrossavano penzolanti a gruppi dai rami. E donna Rita badava a recitar rosari e a raccomandarsi alla Madonna e a tutti i santi del paradiso, perchè guardassero loro le sue figliuole, mentre invece avrebbe dovuto guardarle lei e avvedersi che Rosa e Clementina avevano già ripreso a civettare più accanitamente di prima.
Pareva volessero protestare in quel modo contro la vita da monache a cui erano condannate. Dopo la fuga di Lisa, casa e chiesa, chiesa e casa; messa tutte le mattine; mai una passeggiata, mai visite ad amiche. E le ragazze si sfogavano telegrafando disperatamente dalle finestre, scendendo giù nell'orto prima dell'alba per trovarvi qualche biglietto lanciato su dallo stradone con un sasso avvolto in un pezzo di giornale, e lanciando allo stesso modo le risposte dalla finestra, con meravigliosa destrezza.
Rumasuglia insisteva con Clementina:
-- Facciamo come tua sorella e Caniglia! Non c'è altro verso!
-- Se mi vuoi bene, non parlarmi più di questa cosa! -- ella rispondeva.
-- Facciamo come tua sorella e Caniglia! -- ripigliava l'innamorato.
E visto che non c'era proprio altro verso!...
Fu dopo quasi diciotto mesi dalla fuga di Lisa. Stavano per andare a cena. Donna Rita condiva l'insalata in cucina; il notaio già seduto a tavola, in maniche di camicia pel gran caldo, affettava anticipatamente un bel cocomero grondante ancora dell'acqua del pozzo dov'era stato immerso mezza giornata per rinfrescarlo. Ed egli era sul punto di assagiarne una fettina, quando rizzò le orecchie al parlottìo sommesso che si udiva in cucina, all'andare e venire frettoloso delle ragazze da una stanza all'altra... Paolina, la minore di tutte, s'era affacciata all'uscio della sala da pranzo, aveva guardato il babbo ed era scappata via. Egli chiamò, per sapere che diamine era accaduto, nessuno rispose, nessuno accorse. Tornò a chiamare più forte:
-- Clementina! Clementina!
Il primo nome che gli era venuto alle labbra.
Gli risposero strilli e singhiozzi dalla cucina. Allora il pover'uomo, con la fettina di cocomero in mano corse colà.
-- Che è stato? Che è stato?
Le ragazze erano scappate via. Donna Rita lo prese pei polsi:
-- Notaio mio! Notaio mio! -- balbettava, guardandolo negli occhi atterrita.
Il notaio si lasciò cascar di mano la fetta di cocomero; aveva capito!
-- Chi? -- domandò.
-- Clementina!... Scellerata!... Scellerata!
-- Non è niente!... Zitta! Non è niente!... Morrà di fame, come l'altra!... Non è niente!... Ma darò querela... Ratto di minorenne! C'è la giustizia! Ratto di minorenne, ti dico! -- replicò calcando la voce, al gesto di negazione fatto da donna Rita:
-- Ha compiuto ieri i ventun anni!
Il notaio non seppe che rispondere, avvilito:
-- Andiamo a tavola! -- disse tutt'a un tratto.
Donna Rita credette che dal gran dolore, egli fosse impazzito.
-- È destino! Andiamo a tavola!
E uscì di cucina, e andò a picchiare agli usci delle camere delle figlie:
-- A tavola! A tavola!
E tutte dovettero sedersi a tavola, come se niente fosse accaduto; e dovettero mangiare l'insalata e il pesce fritto. Mentre egli faceva, al suo solito, le parti, la forchetta però gli tremava in mano e tintinnava su l'orlo del piatto. Silenzio funebre. Sottecchi, di tanto in tanto, alla sfuggita, le figlie guardavano il padre che stentava a inghiottire.
E siccome l'altra volta non aveva più pensato a far ribenedire la casa, il notaio rifletteva:
-- Qui c'è qualche spirito diabolico! Non può essere diversamente!
* * *