Part 15
Che versi! E dire che non li aveva finiti... che mancavano _due terzine_!... Oimè, non li avrebbe finiti più... almeno per lei!... Pazienza! Come altre si votano al chiostro, ella si era votata al suo babbo.
E quando non era coi nonni o con la zia, era con lui. Uscivano insieme a malgrado del tempo piovoso, facevano lunghe passeggiate, sostando di tratto in tratto in un casolare, in una fattoria ove l'Antonietta si rasciugava i panni e Giulio Frassini, che portava sempre con sè l'occorrente per dipingere, buttava giù qualche schizzo, qualcheduno de' suoi _effetti di grigio_. Quello che aveva cominciato a Villarosa e che si proponeva di dedicare all'Angela non era riuscito di suo gusto, ed egli lo aveva distrutto... Ora cercava un motivo nuovo... d'una novità tale da far crepare di rabbia i pedanti, i _filistei_, gli accademici.
L'Antonietta, attraverso gli scoraggiamenti che pur la coglievano, si sforzava di credere al successo finale. E pensava alla gloria che si sarebbe ripercossa su lei se un giorno si fosse potuto dire: — Giulio Frassini era un debole e un visionario, ma la figliuola, immolandogli la sua giovinezza, le sue speranze, i suoi sogni, lo ajutò a ricuperar l'equilibrio del suo spirito e a diventare un grande artista.
Ella aveva anche in animo d'indur suo padre a intraprendere un lungo viaggio (con lei s'intende) appena avessero lasciata Villarosa. Frassini, in massima, era favorevole all'idea; solo non riuscivano a mettersi d'accordo sull'itinerario; l'Antonietta suggeriva la Sicilia, l'Egitto, le terre fortunate del sole; Giulio Frassini aspirava al Nord, ai ghiacci, alle nebbie... alle nebbie sopratutto, che fondono le tinte, smussano i contorni e danno alle cose aspetti fantastici... Lo assalivano inoltre degli scrupoli di coscienza... Se la Marialì avesse voluto venir con loro?... O ch'era lecito di non interrogarla?... E il viaggio non sarebbe stato più bello a farlo in tre?
Ma l'Antonietta non era persuasa. — No, no, sai che in viaggio la mamma non si diverte. Ella non ha i nostri gusti... Ella ama i salotti, i teatri... E non abbiamo il rimorso di lasciarla sola... Ha tanti amici a Firenze... Sicuro, avvertirla bisogna, ma vedrai ch'ella sarà la prima a dirci: — Andate voi due.
Nella mente dell'Antonietta il gran viaggio, si capisce, doveva, oltre al resto, essere un modo di dimenticare il cugino; lo strano si è che, mentr'ella allargava sempre con la fantasia i confini di queste sue peregrinazioni future, non curava un rimedio molto più semplice, ch'era quello di affrettar la partenza da Villarosa, non foss'altro che per tornarsene in santa pace a casa sua... Che la tratteneva alla villa ora che la zia Angela principiava ad alzarsi e che lo stato di lei non inspirava alcuna inquietudine? Era soltanto la tenerezza pei nonni? Era una speciale vocazione d'infermiera? O non piuttosto, per una di quelle contraddizioni che sono proprie del cuore umano e che noi non vogliamo confessare a noi stessi, ella esitava ad abbandonare i luoghi ove l'era stata susurrata la prima parola d'amore, quei luoghi ov'ella, pur mostrando sfuggirlo, incontrava ogni momento Tullio Torralba, e udiva la sua voce, e si sentiva avvolta dalla fiamma or corrucciata or supplice del suo sguardo?
Per dir la verità da qualche giorno ella lo vedeva meno. Cedendo alle sollecitazioni del dottore, Tullio andava la mattina presto a caccia con lui, e spesso non ricompariva che per ora di pranzo. Da due sere poi lo zio Cesare se lo accaparrava per sè. Si rincantucciavano in un angolo o se smetteva di piovere scendevano a passeggiare in giardino discorrendo animatamente fra loro come persone che abbiano da trattare affari importanti.
— La bella compagnia che ci fanno quei due! — borbottava, fra uno sbadiglio e l'altro, la Marialì.
Non certo per elezione ell'aveva prolungato la sua dimora alla villa. Ma il diavolo aveva messo la coda ne' suoi disegni. Delle amiche presso le quali ella voleva recarsi una s'era ammalata lei, l'altra aveva ammalato il marito, la terza, abbandonata lì per lì dall'amante e non provvista ancora d'un sostituto, si trovava in uno stato d'animo eccezionalmente depresso per la sua vedovanza extraconjugale. In questa condizione di cose, la Marialì ebbe un risveglio improvviso di tenerezza pei suoi due ragazzi ch'erano in collegio a Losanna, e benchè li avesse visti appena due mesi addietro in compagnia di suo marito e dell'Antonietta, decise di rivederli da sola... Chi può segnar limiti all'amor materno?... Al suo ritorno in Italia ell'avrebbe fatto una corsa fino a Montecarlo a tentarvi la fortuna che in altra occasione simile l'era stata propizia e a godervi un po' di quello svago che l'era più necessario che mai dopo il tempo passato nella funerea Villarosa.
Ma di Montecarlo la Marialì non fiatò, per non provocare osservazioni nojose; annunziò invece la sua gita imminente a Losanna. — Voi già vi tratterrete quì per alcuni giorni — ella disse a suo marito e all'Antonietta. — Ci riuniremo poi a Firenze.
— E quando parti? — le domandò il fratello Cesare ch'era presente.
— Domani no... doman l'altro forse — ella rispose.
— Per Modane o pel Gottardo?
— Non ci ho pensato... In fondo è lo stesso.
— È vero... E sarà lo stesso anche per Tullio che va a Parigi.
— A Parigi? — esclamarono in coro Giulio Frassini, la Marialì e l'Antonietta.
E quest'ultima, visibilmente turbata, soggiunse: — Non aveva accennato a questa sua intenzione.
— Va a congedarsi da suo padre — riprese Cesare.
— Se sono stati insieme fino a Giovedì! — notò l'Antonietta.
— Sicuro — rispose lo zio. — Ma si tratta d'una risoluzione presa dopo... Tullio viene con me a Nuova York.
Frassini e sua moglie fecero un segno di maraviglia; l'Antonietta impallidì.
— L'ho consigliato io a venire — seguitò impassibile Cesare Torralba. — Studierà la vita in un paese dove non ci si perde dietro le fisime del passato, e potrà esser più utile ai suoi simili che seppellendosi negli Archivi a ricercar quante sottane portasse Caterina Cornaro o quanti galanti abbia avuto Bianca Capello.
— Dunque Tullio si stabilirebbe in America? — chiese l'Antonietta sforzandosi di non tradire la sua commozione.
— Dipenderà dalle circostanze — replicò Cesare. — Potrebbe non trovarsi bene e tornar indietro di quì a pochi mesi, potrebbe rimanere degli anni...
— Perchè no? — disse ironicamente la ragazza. — Si troverà bene senza dubbio... Quell'America è il Paradiso terrestre.
— Ove non ci sono ancora abitanti... forse — ribattè Giulio Frassini. — Ma dove Cesare vuol condur suo nipote, è l'inferno... Tra quei paesi e il polo, sceglierei il polo.
Cesare chinò la testa. — _De gustibus..._
— Oh! — saltò su la Marialì. — I gusti di mio marito sono sempre originali... Intanto ecco una piacevole sorpresa per me... Avrò compagnia per una parte del viaggio.
Ma questa _piacevole sorpresa_ di sua madre era fatta apposta per inviperir l'Antonietta.
— Si, sì — ella ripigliò. — Bel cuore hanno i giovani verso i vecchi!... Chi va di quà, chi di là, magari in capo al mondo, e ai nonni che sono con un piede nella fossa, e alla zia Angela, ch'è stata così ammalata, non pensa nessuno.
Dimenticando che anch'ella aveva fatto i suoi gran progetti di peregrinazioni in Europa e fuori, l'Antonietta investì lo zio Cesare.
— È da lei, scusi, che viene il cattivo esempio.
Ella gli dava ora del _tu_ ora del _lei_ secondo i momenti. Adesso, essendo in collera, ella usava il pronome meno confidenziale.
Cesare sorrise. — Via, nipotina, non mangiarmi vivo. Vedi che fino ad oggi il mio esempio non lo ha seguito nessuno... Se oggi lo segue Tullio, tutto il resto della famiglia, con una chiamata per telegrafo, può essere a Villarosa in un giorno.
Stese la mano all'Antonietta per far la pace, ma ella che si sentiva salir le lacrime agli occhi gli voltò bruscamente le spalle e sguisciò fuori della stanza.
— Cos'ha? — disse, inquieto, Giulio Frassini guardando verso l'uscio con la manifesta intenzione di correr dietro alla figliuola.
Ma un gesto della moglie lo intimidì.
— Lasciala andare... Sei ridicolo con quello starle eternamente appiccicato alle gonnelle... Cos'ha?... Ha i suoi nervi, ecco...
Cesare tentennò la testa. — Che c'entrano i nervi?
— O che altro sarebbe?
— Ci vuol tanto a capirlo?... È innamorata di Tullio, e l'ha con me perchè glielo porto in America.
XXX.
Un languido raggio di sole, il primo che squarciasse le nuvole dopo il giorno delle nozze d'oro, andò a posarsi sulla parete. L'Angela l'ebbe per un lieto augurio e attaccò più risolutamente il discorso.
Ell'era stesa sulla sua poltrona accanto alla finestra e aveva presso di sè la sorella e il cognato fatti chiamare da lei.
— Dunque — ella disse — ormai lo sapete; l'Antonietta ama suo cugino Tullio.
La Marialì che s'aggiustava le pieghe del vestito replicò stringendosi nelle spalle: — Sono idee di nostro fratello Cesare.
E Giulio Frassini soggiunse vivamente: — Ella nega.
Ma non meno vivamente l'Angela ribattè:
— Non sono idee di nostro fratello, e i dinieghi dell'Antonietta non valgono... Ella parla così per stordirsi... parla per partito preso... per puntiglio... per un concetto esagerato dei suoi doveri filiali.
— Ih, quanta roba! — esclamò la Marialì. — Per me non le ho mai imposto gravi sacrifizi.
— E io ho sempre cercato di contentarla in tutto — piagnucolò Frassini.
L'Angela represse un moto d'impazienza.
— Non mi capite, o fate mostra di non capirmi... Tanto peggio... Mi forzate a dirvi delle cose dure.
— Un momento! — interruppe la Marialì. — Prima che tu le dica e che noi le sentiamo, non sarebbe male considerare che nostro nipote Tullio se ne va in America con suo zio e che quindi, dato pure che l'Antonietta lo amasse, il meglio sarebbe di levarglielo dal cuore.
Il marito approvò: — È chiaro.
— Sarà chiaro per voi — riprese l'Angela — che non volete incomodarvi a guardar più in là delle apparenze. Ma come non v'è venuto il dubbio che ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla disperazione...
— Allora è lei che non l'ama! — gridò, trionfante, la Marialì.
La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai bracciuoli della poltrona.
— L'ama, l'ama — ella ripetè con voce concitata e vibrante — ed è per cagion vostra ch'ella scaccia da sè, come una tentazione pericolosa, la felicità di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.
— A me no sicuro — protestò la Marialì.
— Lo credi? — disse l'Angela. — Ah tu credi che se la vostra fosse una famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perchè sente che quando non ci sarà lei non avrete più neanche una casa, sarete come due zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo la maggior colpa è tua, Marialì.
L'accusata non si curò di difendersi; nella sua calma superba ella guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si squarciavano quà e là come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: — Ma è impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?
L'Angela scattò. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio divenne aggressivo, quasi brutale.
— Ecco il grido dell'egoista! _Che cosa farei io?_... E che importa quello che tu faccia?... Ciò che preme è che tu non faccia del male a tua figlia... Ah, perchè la tua esistenza è rovinata, è finita, vorresti troncare, rovinare anche la sua?
— Io? — gemette Frassini. — Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!
— Tu appunto — confermò l'Angela. — Non c'è mica un solo modo d'essere egoisti... E vi sono tenerezze, sdilinquimenti più funesti dell'indifferenza... E pure, povero Giulio — ella soggiunse mutando tono, e c'era nel suo accento come un'eco del lontano passato, come una nota dell'amore lontano — e pure tu non eri cattivo... Sono le tue fisime d'artista che ti hanno guastato il cuore... E una volta, pazienza!... Eri giovine, e ai giovani, pare, è permesso di correr dietro a un loro sogno di gloria, di cercar di raggiungerlo, non badando alle lacrime che fanno spargere... Ma ormai?... Che speri?... Che aspetti?... La gloria non viene a chi ha i capelli bianchi... E i tuoi cominciano ad imbiancare... Contentati d'essere un uomo ordinario, un buon padre sopra tutto... Val tanto meglio e dovrebb'esser tanto più facile.
Frassini si disperava. — Rinunciare all'arte e perdere l'Antonietta... Tu non sai quello che domandi, Angela... Non hai proprio pietà di me... Che cosa mi resta se non ho più l'Antonietta?... Lo sai bene quella lì come mi tratta...
E accennò a sua moglie.
La Marialì aperse la bocca a un lungo sbadiglio che mise in mostra i suoi bei dentini bianchi simili a due fili di perle in uno scrigno di raso.
— Dio mio!... Come sei nojoso!
E si alzò per andarsene.
Ma l'Angela la trattenne con un gesto.
— Rimani!
— A che prò?
— Tu non puoi lagnarti ch'io ti abbia tediata con le mie querimonie, Marialì — riprese la sorella. — Sei passata sopra il mio cuore, e io ho sofferto in silenzio, augurandoti di render felice l'uomo che m'aveva abbandonata per te... Desideravo così ardentemente di non serbar rancore a nessuno di voi... nè a te, nè a lui...
— Oh senti, Angela — interruppe la Marialì — se vuoi ch'io riconosca il mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara mia, perchè hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta sola.
L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca d'altri poteva sonare come un elogio ferì profondamente l'Angela.
— E tu sei di quelle che non amano mai — ella disse.
La Marialì ebbe un risolino di compassione.
— Davvero?
— Mai — insistè l'Angela. — Almeno se l'amore è quale io lo intendo... E quello che intendo io, vedi, può durare e può esser confessato in tutte le età. Il tuo... non saprei che nome dargli... è qualche cosa che dopo passata la giovinezza non ha neanche una scusa.
Sempre padrona di sè nonostante che la voce le tremasse un poco, la Marialì disse freddamente: — Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano tenaci i rancori delle vecchio zitelle.
Un intenso rossore salì alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e dell'equanimità a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marialì sviasse dai veri suoi fini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due antiche rivali!
Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di Tullio e dell'Antonietta, la Marialì che s'era levata in piedi ed era passata dinanzi allo specchio le si riaccostò con volto ridente e sereno. S'era vista ancora così bella, così fresca e desiderabile, così lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante l'età poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della pelle.
— Via, via — ella disse. — Facciamo la pace... Io non sono una cattiva diavola, e non mi oppongo alla felicità di chicchessia... Se l'Antonietta vuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir tuo cognato... Sarà un osso più duro.
Con un movimento rapidissimo dell'agile persona la Marialì si chinò sulla sorella e le sfiorò la fronte con le labbra. Indi, senz'attendere nè il ricambio del bacio, nè risposta alcuna, uscì dalla camera col suo passo leggero.
— Chi le darebbe più di trent'anni? — sospirò Giulio Frassini, scoprendo il viso ch'egli aveva tenuto fino allora nascosto fra le palme.
— Oggi è più generosa di te — disse l'Angela senza curarsi dell'osservazione.
— Perchè non le importa nè dell'Antonietta nè di nessuno — ribattè Frassini protestando contro l'indiretto rimprovero. — A lei non importa che di sè stessa, d'esser bella e di parer giovine... Che bisogno ha di una casa, di una famiglia, se non si cura d'altro che d'esser corteggiata, e se i corteggiatori non le mancano mai?... Ma io, ma io...
— Tu non devi permettere che il tuo amore sia più fatale all'Antonietta dell'indifferenza materna — replicò l'Angela.
Egli s'agitava sulla sedia.
— In nome del cielo, che cosa pretendi da me?... Che, come la Marialì, io ti lasci libero il campo?
— Ah no! — proruppe la convalescente. — Da te pretendo molto di più... Mia sorella, in fin dei conti, non era mai un ostacolo serio... Anzi, se non ci fosse stata che lei, l'Antonietta avrebbe accolto con entusiasmo il primo sposo che le si fosse offerto... L'ostacolo vero sei tu che, atteggiandoti a vittima, hai fatto sorger nel cervellino della tua figliuola l'idea d'esser la tua salvatrice...
— E non sono una vittima? — esclamò Giulio Frassini. — E da chi dovrei aspettare conforti se non da mia figlia?
— Bada a me, Giulio — riprese l'Angela, e la sua voce era grave e commossa. — Chi è o si crede vittima non ha diritto di far pesare sugli altri la sua cattiva fortuna... No, no, lasciami parlare... Forse me ne intendo... La condizione di vittima può avere le sue dolcezze e la sua nobiltà quand'è sopportata con rassegnazione, con la coscienza che se siamo stati sempre disgraziati, la colpa n'è in gran parte nostra... Vuol dire che c'è mancato qualche cosa fin dalla nascita... qualche dote fisica o morale ch'è necessaria al successo.
Frassini la guardava con un'ammirazione mista di sgomento. Ell'avrebbe avuto ragione di odiarlo, e invece egli sentiva vibrar nella voce di lei una nota dell'antico affetto... _Se siamo stati sempre disgraziati_ — ella diceva, associando le loro due sorti... Ma d'altro lato, che stava ella per chiedergli?
L'Angela lo dispensò dal rinnovar la domanda.
Fissa nella sua idea, ella ripigliò: — No, non mi basta che tu sia neutrale, che tu mi lasci libero il campo... Tu devi essere il mio alleato... L'Antonietta deve persuadersi che non hai bisogno di lei, che tu stesso desideri vederla seguir gl'impulsi del suo cuore, cercar la felicità con l'uomo ch'ell'ama.
— Angela, Angela, è la mia condanna che tu decreti.
— È la tua redenzione che ti offro... Quest'atto di volontà e di sacrifizio ti ridarà la stima di te medesimo... e la mia... Ci tieni alla mia stima?
— Oh, Angela, e puoi dubitarne?
— Riconquistala dunque — ella disse. E soggiunse, abbassando la voce: — Pensa come ti ho visto, Giulio... e non ero sola, e c'era tua figlia!... Ti ho visto, la sera prima ch'io mi ammalassi, correr dietro a una delle mie serve!.. E t'ho rivisto, prima e poi, dimentico della tua dignità, querulo, lacrimoso come uno scolaretto di quindici anni, attaccarti alle gonne della Marialì e subire le sue ripulse, i suoi disprezzi, i suoi sarcasmi... Ho arrossito per te, Giulio!... Ma ora sarebbe peggio se ti vedessi ostinato a immolar l'Antonietta al tuo egoismo...
— E pure — rispose Giulio Frassini difendendo a palmo a palmo il terreno — e pure quella mattina, in giardino, non eri così spietata... Parevi convinta che lo staccarmi dall'Antonietta sarebbe stata la mia estrema rovina.
— Può darsi ch'io fossi perplessa — ribattè l'Angela con la mal celata impazienza di chi è colto in contraddizione. — Credevo che si potesse guadagnar tempo... Ora non più... Ora gli avvenimenti incalzano, e se questo matrimonio non si combina subito l'occasione è perduta per sempre... Tullio se ne andrà in America con mio fratello Cesare, voi ripiglierete le vostre peregrinazioni... e addio la mia speranza di ripopolar Villarosa, di rinnovellarla con un soffio d'amore e di giovinezza. Quand'anche un giorno i dispersi si ritrovassero quì, io non ci sarei...
— Oh Angela!...
— È vano illudersi, Giulio... La mia malattia è stata un avvertimento, il primo segnale di partenza del treno...
— Angela! Angela!
Più dell'esortazioni austere, più dei giusti rimproveri potè su Giulio Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva più vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili, ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per sè... Ed egli le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e tradita... tradita per la Marialì!
Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la prese e se la portò al cuore.
— Angela — egli disse, — se facessi quello che tu desideri, mi perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di aver rovinato la tua esistenza?
Il volto dell'Angela s'illuminò di contentezza.
— Tu accondiscendi?
— Perdonami, perdonami — egli implorava. — Ho espiato tanto.
— Lascia il passato in pace — ella interruppe con un sospiro. — Lo sai che non ho rancori.
— Non mi basta. Perdonami — egli ripeteva con l'insistenza di un bambino.
L'Angela sorrise.
— Perdono tutto... Ma non pensiamo a noi che siamo vecchi, che abbiamo finito... Pensiamo a quelli che cominciano.
Giulio Frassini seguitava concitatamente: — Mi ajuterai a risollevarmi? Vorrai essere la mia guida, la mia consigliera, la mia confortatrice? Mi permetterai, nei momenti più tristi, di cercare un rifugio a Villarosa?
— Villarosa t'è sempre stata aperta — disse l'Angela. — Eri tu che ci venivi così poco.
— Non osavo — egli susurrò.
— Avevi torto.
Ritirando con dolcezza la mano ch'egli copriva di baci, ella lo pregò di suonare il campanello ch'era accanto al letto.
— Vuoi qualche cosa? — chiese il cognato timidamente mentre si accingeva a ubbidire.
Ell'aspettò ch'egli avesse suonato e poi soggiunse:
— Intanto volevo questo... Ora vorrò che tu non ti penta delle tue buone disposizioni e che tu mostri d'esser in pieno accordo con me.
— Ma... — obbiettò Frassini che non capiva.
— Tss! — fece l'Angela portandosi il dito alla bocca. E rivoltasi alla Maddalena che s'era affacciata all'uscio, le disse: — Dov'è la signorina Antonietta?
— Credo sia giù in salotto, coi padroni.
— Ebbene, che faccia il piacere di salire un momento... subito.
Appena la Maddalena ebbe chiuso l'uscio, Giulio Frassini si alzò in piedi inquieto, turbato.
— Che precipizio, Angela, che precipizio!
— A che servirebbero gl'indugi?
— Potevo parlarle io.
— No, io le parlerò in nome di tutti e due alla tua presenza.. Oh, tu devi fidarti... Non aver paura ch'io le carpisca un _sì_ contrario alle sue inclinazioni... Se l'Antonietta persisterà nel suo rifiuto, se mi proverà ch'io m'ero ingannata sui suoi sentimenti, io chinerò il capo... Ma io son certa di non essermi ingannata... Quando non ti crederà più ostile al suo amore, ella non avrà più ragione di fingere... Su, su, Giulio, ricomponiti... Sii un uomo... Che tua figlia non ti veda così... Eccola. Mi par di sentire il suo passo.
L'Antonietta entrò, rossa in viso dalla fretta con cui aveva fatto le scale.
— Mi avete chiamata?