Part 11
--I danari è lei che li tiene, se gliene domanderai per sciuparli forse te li darà lo stesso ma ne avrà dispiacere.
--E non sono qui io?--disse il cugino.--Se vi occorre nulla, disponete.
--Piuttosto Natale, piuttosto, ma che non nascano guai.--E con cento lire fu accomodata ogni cosa.
A suo tempo nacque una bella bambina che fu battezzata Maria Maddalena come la madre, ma che in casa chiamarono Lena. Natale si avvicinava alla culla e toccava la bambina come se fosse stata di vetro soffiato. Quando gliela davano in braccio, provava un senso di sgomento; gli pareva che tutta la forza virile che era ne' suoi muscoli dovesse avventarsi su quel corpicino e soffocarlo. Si tagliò la barba per poterla baciare. La sua gran festa era di assistere alla toeletta di Lena; aveva imparato a fasciarla, e come le si sollevasse la testina reggendola sotto la nuca, ma non l'avrebbe fasciata per un impero. Stava fermo a guardarla poppare inghiottendo la saliva come se il latte scendesse in gola a lui e quando l'ingorda che era cercava il seno materno agitando le manine e dimenando con impazienza la testa, egli rideva, rideva, ammirato ed intenerito. Qualche volta, attristatosi al pensiero della prosperità perduta (prima non gli veniva mai quel pensiero), andava a sedere presso la culla e metteva le sue grosse mani da gigante daccanto il viso di Lena e si confortava pensando che finchè quelle gli fossero durate non sarebbe mancato nulla alla piccina.
E come lavorava di voglia, come si era fatto abile al lavoro! Tuttavia, di quando in quando una piccola somma bisognava pur sempre richiederla al cugino, ma questi, Maria Maddalena lo sapeva di certo, così ricco com'era, non dava ad imprestito con interesse e d'altronde la vecchia s'era fatta avara. Maria Maddalena aveva le prove in mano che essa metteva in serbo dei quattrini, Maria Maddalena teneva i conti delle entrate e delle uscite e queste non combinavano mai; ne entrava sempre più che non si spendesse.
La Lena a sette anni era un fiore rosso di melagrano, anzi un melagrano aperto; si tirava i baci delle comari colle sue arie leziose di signora e sopra tutti adorava suo padre il quale poveretto cominciava ad averne gran bisogno di quella adorazione. Infatti, avendo la vecchia tentato un'altra volta di metterlo in guardia contro le troppe spese ed avendone egli tenuto discorso colla moglie, questa gli si era apertamente rivoltata; era stanca infine delle sorde persecuzioni di quella vipera, sapeva bene che suo studio era di guastarla col marito, perchè non aveva portato dote in casa, ma ormai glie le avrebbe dette sul muso le sue ragioni che non era una vita questa.
A Natale ci volle di tutto per ammansarla.
--Abbi pazienza, hai ragione, vedo anch'io che hai ragione, ma non facciamo dispute, che non lo sappia il paese.
E quando essa ebbe promesso di tacere:
--Non basta, questi primi giorni non sapresti celarle il tuo rancore. Tu non fosti mai a Torino, io ho bisogno di un po' di svago, andiamoci insieme e ci porteremo la Lena.
--Ecco come sei tu. Così pensi alle economie!
--Lascia, andrò poi a giornata se occorre, l'estate farò la guida cogli Inglesi, ma ora mi sento stanco, ho paura di ammalare; sono certo che un giretto mi risana.
--Sei tu che lo vuoi, Natale; che si sappia bene che sei tu!
--Sì, sì, non temere.
La vecchia diede ottanta lire. Natale, che già ne aveva tolte dugento in prestito dal cugino, giurò che bastavano, anzi che ce n'era d'avanzo e fecero il viaggio.
Ma nel fondo del cuore il brav'uomo sentiva che la vecchia ci vedeva giusto e le aspre parole della moglie lo avevano dolorosamente maravigliato. Gli parve di intravvedere i maneggi di Maria Maddalena, capì che egli faceva la zampa del gatto, ma riconobbe insieme con indicibile scoramento che la propria indole buona, affettuosa e larga gli avrebbe sempre impedito di contrastare alla corrente.
Poi si mise a confutare se stesso: egli calunniava la moglie; che ragione aveva di giudicarla a quel modo? E metteva insieme tutti i piccoli fatti che potevano sollevarla nel suo giudizio e li ingrossava.
--Ho torto, ho torto, fu un momento di viltà il mio; io stesso non sono così poltrone quale mi faccio, saprei pure all'occorrenza mostrarmi uomo, ma non è il caso per ora, non è il caso.
E il grande bisogno che aveva di pace e di amore gli faceva respingere la dolorosa antiveggenza. D'altronde, non lavorava egli come un disperato? Che vizi aveva? Nemmeno quella poca fumata sull'uscio, non la faceva più. Era stato sempre buon figlio, era buon marito e buon padre, perchè farneticare di avversità? Andiamo! andiamo!
Tuttavia tali battaglie interne lo avevano reso taciturno e la moglie non se ne dava pensiero e del suo non darsi pensiero egli si accorava. Ma i baci di Lena lo avrebbero consolato di ben altri dolori.
***
Lena compiva quindici anni, quando la moglie del barone Lanther, che per caso quell'anno passava l'inverno a Gressoney, invitò mezzo il paese alla cena del ceppo, e dopo cena a fare i giovani, due salti al suono dell'organetto. Perchè le famiglie meno agiate non avessero a scomparire, fu inteso che le donne vestirebbero alla foggia del luogo, la veste di panno rosso col giubbino scuro.
Otto giorni prima della festa Natale una sera domandò alla moglie ed alla figliuola come stessero a vestiti. Maria Maddalena aveva certo le sue buone ragioni per aspettar quella domanda, perchè senza nemmeno aprir bocca si levò, tolse due abiti da una panca lì nella stalla e li gettò sulla tavola.
--Eccoli, io non parlo;--e lanciò un'occhiata al marito ed alla suocera.
--Belli belli non sono,--disse timidamente Natale senza quasi guardarli.
--Fatene dei nuovi,--suggerì la vecchia.--Con sessanta lire si compera a Pont San Martino tanto panno che basti per due. Gli abiti restano, se ne farà di meno quest'altr'anno.
E Natale:
--Sessanta lire non è gran spesa. Di più non direi, ma tre marenghi!
--Oh, nonna! Sessanta lire! Tanto vale mettere questi. Tutti vedranno che sono usati e per usati passano, ma a farli nuovi questa lanaccia non serve; si avrebbe l'aria di volere e non potere.
--Brava Lena, teniamo quelli, dà retta a tua madre.
--No, no, che figura ci fareste? Vediamo, Lena, figlia mia, quanto ci vorrebbe a farti contenta?
--Padre, lo scarlatto fino costa almeno un terzo di più. Poi ci vuole il giubbino che accompagni. Il doppio a dir poco.
--È troppo,--affermò coraggiosamente Natale, e guardava la vecchia.
Maria Maddalena prese gli abiti dalla tavola e li gettò risoluta sulla panca donde li aveva levati. Dopo un po' di silenzio Natale riprese:
--È vero che un'occasione simile non si ripresenta: se non fosse proprio il doppio, se cento lire bastassero...
--Senza contare,--interruppe Maria Maddalena,--senza contare che a Pont San Martino lo scarlatto bello non si trova: bisogna mandare a Biella, locchè fa alla misera dieci lire di più.
--Per questo il padre ci potrebbe andar lui.
--È vero, figliuola.
La vecchia fermò l'arcolaio e si volse alla nipote:
--Oh, Lena, avresti tanto coraggio! d'inverno colla neve su per le scogliere della Mologna!
--Il padre conosce la montagna e l'inverno.
A Natale non pareva vero di uscirne a così buon mercato, cioè avendo l'aria di fare una economia di dieci lire, mentre in realtà ne spendeva quaranta più del convenuto. Perciò ribattè ridendo tutte le obbiezioni della vecchia; non era il passo del Lysjoch, in fin dei conti, la Mologna! Bella cosa! Dieci ore, al più dodici di cammino, e le prime e le ultime piane come la mano. Avrebbe portato con sè da mangiare per strada e in due giorni il giro era fatto.
Partì la notte istessa verso le quattro della mattina. Quando giunse a mezza salita, la neve in terra era tanta che colmava i burroni.
--Buono che è sereno, diceva Natale, e freddo se no questa volta ci resterei.
Pensava alla sua Lena vestita di nuovo, bella come nessun'altra in paese.
--Che aria contenta avrà al mio ritorno! Come mi guarderà dolcemente dicendomi: Grazie, padre!
Perduta, per la fatica, la facoltà di seguire il filo di un pensiero, quelle parole: Grazie padre, si rivolgevano nella sua mente, battevano quasi la misura ad ogni suo passo. Poi si accorse che le diceva ad alta voce: Grazie, padre, grazie padre, e ne rise.
Sulla vetta il sole si oscurò senza vento e l'aria parve addolcita: segno di neve. E la neve sopraggiunse, calma, larga, eguale, silenziosa, mortale livellatrice dei valli. Natale doveva ad ogni momento scuoterla dal cappello e dalle spalle dove si ammucchiava pesante; le scarpe ad ogni passo ne levavano degli strati larghi come una grossa focaccia e gli toccava staccarsela pestando a forza la terra. I fiocchi fitti, il sudore, l'arsura lo acciecavano, mentre egli precipitava a salti furibondo ed atterrito. A un punto dovè fermarsi e temette di non poterla durare; si pose a sedere sulla neve ansando come un moribondo. Allora gli venne un cattivo pensiero:
--È la Lena che mi ha mandato a questa morte. Pure di levarsi un capriccio, la Lena non esitò un momento ad esporre la vita di suo padre!
Oh che pensiero doloroso! Perchè gli era venuto? Non l'avrebbe cacciato mai più: lo sentiva mordergli il cervello ed il cuore, avrebbe dato la vita per poterlo respingere. Trasognato per la febbre, smarrita quasi la percezione delle cose esterne e la coscienza del proprio stato, seguiva con lucidezza tormentosa la disputa orrenda che gli lacerava l'anima. Erano due in lui, due avversari accaniti, uno a difendere con tenerezza lacrimosa la sua Lena, l'altro ad accusarla con logica inesorabile. Chi gli aveva messo quello inferno nel cuore? Quell'inferno lo salvò: frustato a sangue da tanto tormento, trovò la forza di risollevarsi, capì che doveva superare ogni ostacolo e vivere ad ogni costo, se non voleva morire maledicendo nel delirio dell'agonia la propria figliuola.
Giunse a Biella sull'imbrunire, corse difilato a comprare il panno, poi riprese la strada dei monti per dormire al primo cascinale dove non pagare la nottata. Il ritorno fu agevole, il tempo essendosi rimesso, e l'indomani sera Natale riabbracciò la famiglia.
La notte della festa seguì un incidente spiacevole. Intorno a Lena, che era la più bella, si affollavano tutti i giovani del paese, ma essa con sicurezza impertinente non degnava di ballare che coi più ricchi. Un suo primo cugino, bravo ragazzo, ma povero in canna, venne ad invitarla risoluto di rompere il cerchio delle preferenze. Essa rispose ridendo aver promesso a Necio il geometra e lo chiamò ad alta voce da un capo all'altro della sala. Lo sfregio era patente. Il cugino aspettò ritto in piedi che finisse il giro, poi si accostò a Necio e gli diede una forte spallata, dopo di che uscirono insieme nell'aia e si bastonarono di santa ragione, finchè il geometra ebbe mezza rotta la testa.
Il ballo terminò in tumulto e tutti furono alle loro case.
Per strada, rincasando, Natale non fece motto: precedeva le donne di pochi passi, tanto che al giungere di queste aveva già aperta la porta ed acceso il lume. Lena infilava lesta l'uscio della sua stanza, ma il padre la prese con dolcezza per le due mani, la tenne ferma dirimpetto a sè e le disse:
--Lena, perchè hai fatto a quel modo?
--Andiamo, andiamo, non è ora di scene, già lo vedevo per strada che masticavi amaro; mandatela a letto che casca dal sonno.
--Tacete, Maria, e tu, Lena, rispondi.
--Che rispondi? Che ha da dire? Perchè ha fatto a quel modo? Perchè ha fatto bene, ecco; mia figlia non balla cogli straccioni. Voi pensate ai fatti vostri; ad allevare la figliuola ci penso io.
E afferrata la ragazza, la strappò dalle mani di Natale e si mosse per accompagnarla.
Natale diventò un leone. D'un salto fu di contro le donne e le attanagliò colle mani di acciaio fino a farle urlare dal dolore. Era la prima volta che montava in collera ed apparve terribile. Scagliò sulla moglie tutto il sacco de' suoi rancori, martellava a colpi di parole rapide ed incisive; la moglie e la figliuola tacevano sbigottite. Poi la grossa collera di quell'uomo forte cadde fiaccata dalla propria forza, per far luogo alla bontà infinita ed affettuosa, sorgente continua di ogni suo male. Fu quasi vergognoso della propria violenza, si intenerì al silenzio passivo di Lena, gli passò negli occhi la visione della figliuola piccina, carezzevole e sorridente, rivide nelle sue fattezze addolcita la cara faccia del padre morto e diede in uno scoppio di pianto:
--Lena, Lena, sii buona, dimmi che sei pentita dello sgarbo che hai commesso. Era tuo parente, Lena; sua madre era sorella di mio padre. Perchè è povero tu lo respingi, ma lo siamo anche noi, anche noi!
Maria Maddalena vide l'uomo disarmato.
--Per ciò fece bene. Se vostro padre prima e voi dopo, non le sciupavate quel poco avere essa poteva ballare con tutti i mendicanti della valle, che un marito di conto lo trovava lo stesso; ma ridotta com'è, sposerà la fame e la sete se non si aiuta con quella poca dote che non le potete levare, che è la sua bellezza.
--Lascia mamma, lascia, le parole non servono. Quello che voglio ha da essere lo stesso.
--E che vuoi?--gridò Natale con paurosa sorpresa.
--Non voglio fare la vitaccia che ha fatto mia madre.
Natale sentì come una mazzata sulla testa, ma fu presente a se stesso e volle riaversi. Come pochi giorni innanzi, quando per strada lo aveva colto quello sfinimento, capì che guai durare inerte nell'idea dell'ingratitudine di sua figlia.
--Oh, Lena, mi rispondi così! Ho veduto la morte sai, Lena? per saperti contenta. Là, sulla montagna, quando andavo a comprarti la veste per farti bella, mi ha colto la tormenta e ho creduto di essere alla mia ultima ora. E non te l'ho detto, tornando, non l'ho detto a nessuno per non guastarvi la festa. Lo sai, Lena?
--Tutti i giorni passa gente sulla Mologna--esclamò Lena scrollando le spalle. Ed entrò nella sua stanza.
***
Il giorno dopo Natale apparve l'uomo di prima; se non che dopo cena, invece di sedere come al solito nella stalla e farvi un po' di lettura, uscì in silenzio e s'avviò lentamente verso la piazzetta della chiesa dov'era l'osteria; ma non vi giunse, rincasò in fretta e andò diritto a dormire.
La sera appresso fece notte tarda discorrendo e bevendo alla bettola cogli amici e così seguitò di poi tutte le sere. Ma avvezzo alla sobrietà propria degli uomini attivi, il vino tracannato a quell'ora non gli dava gusto e lo ammalava senza ubriacarlo; perciò si volse ai liquori e una mattina fu trovato dormire sulla neve briaco fradicio. Svegliato e ricondotto a casa, si imbattè sull'uscio in Lena, levata di fresco, e gli parve riceverne uno sguardo così sprezzante che se lo sentì come una coltellata nel cuore. Allora smesse di bere, ma il male era fatto; la moglie era andata piagnucolando per tutto il paese a raccontare gli stravizi del marito e tutti dicevano:
--Peccato! quel Natale Lysbak come si mette in rovina!
In luglio di quell'anno stesso, Natale sperò per un momento di aver riconquistato la pace e l'affetto della famiglia. Quel tale Frantz che era salito per levar Daniele dal crepaccio, accompagnando un giorno due Inglesi attraverso il ghiacciaio dell'Aventina, vide lontano sulla neve, giusto nel punto dove era caduto Daniele, una macchia nera che non gli era mai apparsa gli anni addietro. Una roccia non poteva essere, in quel luogo il ghiacciaio era altissimo e compatto.
--È Daniele--pensò.
Le ghiacciaie respingono spesso i corpi inghiottiti; i crepacci, chiudendosi dal basso in alto, li fanno risalire fra le pareti liscie e li ripongono alla faccia del sole.
Frantz aveva indovinato. Il corpo del povero Daniele stava disteso sulla neve, riconoscibile come se fosse morto poche ore innanzi; solo la guancia esposta al sole prendeva ad allividire, ma l'altra ed il resto della persona duravano intatti.
Gli Inglesi acconsentirono volentieri di tornare indietro a recare la gran notizia alla famiglia; ed ecco tutta Gressoney in subbuglio e Natale risalire un'altra volta su quelle pianure mortali con quanti erano uomini validi in paese. L'incontro fu tragico e silenzioso. Al cospetto del padre, Natale durò un gran pezzo immobile, colle mani sul petto, a fissarlo senza lacrime nè singhiozzi. Quando lo scossero, perchè occorreva discendere, disse:
--Povero padre, ti ho voluto bene, io!
Fu la sua orazione funebre. Poi lo mise da sè nel sacco che legò alla bocca con mano ferma e non volle che altri portasse il doloroso carico al villaggio.
Come furono in vista di Gressoney, le campane rintoccarono a morto; come vi giunsero, tutte le donne ed i pochi uomini rimasti fecero ala al corteo. La stagione estiva era appena in principio, non c'era forestieri nel villaggio; le vesti rosse risaltavano sole sulla tinta petrosa dei muriccioli e sullo smalto dei prati. La mandria non essendo anche salita alle alte montagne, suonava sull'erba l'accordo placido delle vacche pascolanti; la scena aveva una dolcissima intimità paesana e famigliare, si sentiva che tutti erano parenti, nati tutti sotto quel poco cielo, all'ombra grave di quei monti. La novità del caso metteva nell'animo di tutti una trepidanza sospettosa di miracoli: i vecchi vedevano passarsi dinanzi l'amico durato vegeto nella morte, ai giovani appariva sensibile e reale l'oggetto del più affascinante fra i racconti uditi negli anni infantili; quel morto ringiovaniva i viventi.
Maria Maddalena e la figliuola stavano fra le donne in seconda fila, quella singhiozzando da rompersi il petto, questa pallidissima e gli occhi sbarrati. Natale ebbe appena veduta la figliuola che dovette cedere il carico ai vicini. Le gambe gli tremavano e fu per cadere; aperse le braccia, si tirò sul petto la fanciulla con impeto selvaggio di tenerezza come se quello solo potesse essere il suo sostegno e scoppiò, baciandola, in pianto dirotto.
La sera dopo seppellito Daniele, la famiglia parve tornata ai giorni tranquilli, quando Lena era piccina. Natale, superstizioso, pensava che suo padre era riapparso sulla faccia del mondo per comporre gli animi discordi, e lo disse; e le donne a commuoversi e ad abbracciarlo. L'indomani scese ad Ivrea e vi ordinò una bella colonna di serpentino portante nel mezzo una lastra d'ottone con suvvi inciso il nome di Daniele Lysbak e reggente una croce.
Risalito al paese, si mise tosto per guida agli alpinisti. Che buone giornate faceva! Ma che vitaccia rischiosa e faticosa! Su e giù per le ghiacciaie, tentando valichi inesplorati, incitando la vanità dei padroni di un giorno, servendoli con zelo ed intrepidezza ammirabili, sobrio, contegnoso, temerario e prudente, si acquistò il nome di guida insuperabile ed in fin di stagione ebbe raccolto un gruzzolo di cinquecento lire.
--Questi andranno a fare pazientare tuo cugino, diceva una sera con sua moglie. Da qualche mese egli mi si fa brusco e vuol essere pagato.
--C'è tempo, osservò questa. Al cugino ne darai per ora quattrocento, cento occorrono per la casa.
--Da farne che, Maria?
La Lena sospira da un pezzo una croce d'oro da portare al collo come l'altre ragazze; di più siamo tutte e due calzate di grosso che è una miseria.
Natale, la prima volta in sua vita, tenne duro. S'era finalmente persuaso che lo scredito in cui era caduto presso la moglie e la figliuola, proveniva dalle troppo colpevoli condiscendenze. D'altronde quel denaro guadagnato in due mesi avendogli fatto intravvedere possibile un assetto del patrimonio, egli era fermamente risoluto a conseguirlo. Resistette persino alle preghiere di Lena la quale, bisogna dirlo, non parve impermalirsi del rifiuto.
Il giorno che giunse da Ivrea la colonna mortuaria del povero Daniele, dopo che l'ebbe collocata a suo posto e arrotonditovi ai piedi un bel cuscino di zolle fitte. Natale andò in casa a pigliarvi le donne e le menò seco al camposanto.
--Ci sta bene, è vero Lena? Non è vero che è bella?
--Quanto costa?--domandò senz'altro la ragazza, come se avesse da un pezzo meditata la domanda.
--Sessanta lire.
--La mia croce l'avreste avuta a miglior mercato,--replicò questa con tono mordente.
--Dovevo seppellirlo come un cane, Lena?
--È durato ventiquattro anni nel ghiacciaio senza uno straccio di croce, poteva durarla anche qui. Se il Signore io voleva in Paradiso, ce l'ha chiamato lo stesso.
Natale levò il pugno serrato, poi si contenne e scappò correndo.
***
In principio d'inverno morì la vecchia madre e non lasciò pure un soldo. Quel poco di suo era venuta man mano mettendolo in casa per veder di scemare la lista dei debiti dei quali s'era avveduta.
--La pitocca,--diceva Maria Maddalena colle comari,--la pitocca dovette aver vizi secreti perchè in casa rubacchiava a man salva. Ma già tutti i Lysbak sono sregolati; io m'aspetto ogni giorno che scoppi qualche grosso debitaccio di quel briccone di Natale.
--All'osteria non lo si vede più.
--Beve in casa, beve in casa e poi ci maltratta quante siamo.
E il debitaccio scoppiò che era grosso davvero. Ventimila lire tra capitale e interessi, delle quali il cugino voleva essere pagato subito o avrebbe mandato l'usciere.
Che strilli fece Maria Maddalena! Chi l'avrebbe immaginato! Venti mila lire! eccole sul lastrico tutte e due, essa e la figliuola! E piangeva e si dimenava e correva da una casa all'altra a raccontare le dissennatezze del marito. Poi volle si radunasse una specie di consiglio di famiglia, chiamandovi due vecchi parenti dei Lysbak.
Fu una domenica nel pomeriggio. Di fuori nevicava da empire la valle; i due vecchi, Maria Maddalena e la figliuola sedevano intorno alla tavola come giudici, Natale passeggiava su e giù per la stanza, fermandosi di quando in quando ad attizzare il fuoco, in apparenza tranquillo.
Maria Maddalena fece un lungo esordio compunto: essa aveva voluto che i due vecchi parenti intervenissero a consulta, perchè tanto essa quanto Natale riposavano nel loro senno.
Bisognava pensare a mettere al sicuro quel poco che sarebbe rimasto a debito saldato, perchè quello era l'avere di Lena, di questa povera Lena così docile e riguardosa! Oh, se non avesse avuto quella figliola, essa avrebbe sostenuto senza pure un lamento, il rovescio; essa era avvezza alla miseria perchè, non arrossiva a confessarlo, era nata povera e cresciuta guadagnandosi il pane. Ed eccola raccontare la propria vita dal giorno che era entrata nella casa dei Lysbak. Chi era stato a levar Natale dall'ozio in cui viveva per metterlo al lavoro? Lo dicesse Natale lì presente, non era stata lei forse? E quando la vecchia, Dio abbia in pace l'anima sua, quando la vecchia predicava le economie, essa non le faceva eco forse? Non è vero Natale? Ma già alla scuola di quel brav'omo di Daniele che aveva le mani e le tasche e la borsa bucate, non poteva crescere un ragazzo assennato!
Qui Natale, rimasto fino allora in silenzio misurando a gran passi la sala, si fermò a un tratto e disse, accennando la Lena:
--Mandatela di là almeno quella figliuola! Questi discorsi non fanno per lei.
--Non fanno per lei? O state a sentire! Di chi si tratta, del Lucio forse? Già non udirà cosa che non conosca per veduta, che anch'essa li ha lamentati più volte, scusandoli poverina, gli sperperi del padre.
E via e via, ne passavano delle accuse, una aggravando l'altra, chiare, determinate! Ogni fatto aveva la sua brava data e il come e il dove. I festeggiamenti alla bambina appena venne al mondo, l'eleganza del piccolo corredo, lo scampanare a festa per il battesimo, e due torcie, una non bastava! Tutto questo, essa lo predicava sempre al vento. Non è vero. Natale? Poi la casa rifornita più del bisogno e il vino di Barolo e di Caluso e il viaggio a Torino, al quale il marito l'aveva costretta dandosi per malato. Anche il lusso delle malattie, miei cari, delle malattie che guariscono viaggiando. E quella pazzia di portarvi la piccina a rischio di ammalarla davvero! Che non aveva fatto e detto essa per svogliarlo da quel viaggio! Non è vero Natale? Mi smentisca, mi smentisca se può.