Part 26
--Credete che non soffra, io, che non ho trovato che voi nella vita, che vi ho concesso tutte le mie primizie? Lo sapete: vi è un uomo in ogni vita di donna, che ella non può dimenticare; vi e un momento nella nostra vita femminile, unico come quello della nascita e della morte. Io soffro, amico mio, ma voi non potete chiedermi di più: Dio domandava solamente le primizie ad Abele. Lasciatemi partire.
--No, no,--l'interrompeva, scuotendole la mano, già con le lagrime agli occhi:--non intendo e non voglio.
--Eppure dovrete essere ragionevole. Forse non mi amate quanto credete, subite un'illusione per me. Lasciatemi andare; se fra sei mesi non mi avrete dimenticata, vi prometto di tornare, potendo.
--No, no,--ripeteva ostinatamente:--non parliamone più, o me ne vado. È una malvagità. Venivo per confortarmi, ho tanto sofferto, ho avuto tante noie in questi otto giorni, Jela che si è ammalata, ma ora sta meglio... ed ecco che mi trattate peggio degli altri. Dovreste già avermi invitato a pranzo e dato un bacio.
--V'invito.
--E il bacio?
--Dopo... ma siamo intesi.
Questa volta le si inginocchiò improvvisamente davanti, le cinse con un braccio la vita, e guardandole in faccia con una passione così vera, che cessava quasi di essere ridicola:
--Che sia l'ultima volta,--le disse,--o mi farete impazzire. Eppure vi deve costare tanto poco l'essere buona!--Ma non potè seguitare, gli mancò la voce e, nascondendole il viso in grembo come un bambino, soffocò a stento un singhiozzo. Ida fremè: un lampo di orgoglio le bruciò negli occhi neri, come un lampo di saetta in fondo alla notte: si lasciò il duca in grembo per un istante, poi chinandosi improvvisamente gli prese la fronte tinta di nero fra le mani, e gli diede un bacio quasi figliale.
--Per oggi non parliamone più. Via, rimettetevi: se sapeste come vi sono grata del vostro dispiacere! Fa tanto bene nella vita l'essere amati. V'invito a pranzo.
--Siamo soli?
--Oh! a proposito, aspettate: c'è anche Savelli, me lo ero dimenticato. Sta nel mio gabinetto, traducendomi un passo di Sofocle, che mi ha fatto quasi impazzire. Povero Savelli, tanto buono! Non ho che voi due ad amarmi, ma il suo amore è più puro del vostro,--aggiunse col suo sorriso ammaliatore.
Il duca ancora sconvolto, ma radiante, sorrise.
--Aspettate,--ella ripetè già in piedi: venne ad aprire la porta, riempiendola prudentemente di tutta sè stessa.
--Savelli! Savelli!--gli urlò sul viso, come lo chiamasse dal gabinetto, poi cacciandoselo innanzi per la camera, che il duca non potesse vederlo, lo condusse alla finestra.--E così avete tradotto?--seguitava ad alta voce per dargli il tempo di rimettersi, mentre egli la guardava con due grandi occhi spalancati.
Ma Ida, che vide il duca entrare nella camera, spinse Savelli per un braccio sotto la tenda, e piantandoglisi superbamente dinanzi:
--Mi credete adesso?--dimandò con un sorriso d'impazienza.
Savelli era pensieroso; attese un istante, poi sulla sua faccia, ancora abbattuta, passò una luce soave.
--La maternità è una riconciliazione, poichè riproducendo la vita la si accetta; voi un giorno sarete madre,--disse lentamente.
--No.
--È difficile amare, ma è altrettanto difficile non amare; ricordatevi questo passo di Anacreonte.
--No,--ella ruggì soffocatamente, impennandosi sotto queste due verità senza trovare una risposta: ma d'improvviso alzò una mano, ed afferrandogliene un'altra, come per una violenta solennità di giuramento:
--A che cosa credete voi nella vita?--domandò.
--A tutto.
Ella si arrestò ancora, spianò la fronte, e colla calma di un deserto nella voce rispose lentamente:
--E io solamente a me stessa.
* * * * * *
NOTE DEL TRASCRITTORE
--Corretti gli ovvii errori di stampa e di punteggiatura.
--A pag. 178 sull'originale è riportato erroneamente l'intestazione del capitolo V.; corretto in capitolo IV.
--Il libro originale risulta mancante dell'indice. Prodotto ed inserito a cura del trascrittore.