Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III
volume V a pag. 245 e segg., le lettere scritte da Francesco
Guicciardini, luogotenente generale del Papa, al Cardinale G. B. Giberti (luglio 1526). Esse furono però assai scorrettamente pubblicate dal Sig. G. Bernardi. Il Tommasini, che primo le aveva esaminate nell'Archivio Vaticano, e ne aveva dato notizia all'Accademia dei Lincei, le ripubblicò correttamente (Vol. II, Appendice, pag. 1194 e segg.).
[514] _Luogotenenza generale per il Papa Clemente VII_, parte I, lettera del 31 luglio 1526, nelle _Opere inedite_, vol. IV, pag. 145.
[515] _Opere_, vol. VIII, pag. 207-215. Lettere LXXIII e LXXIV, scritte dal Vettori il 5 e 7 agosto 1526. Altre lettere ancora ricevette il Machiavelli da Firenze al campo, fra le quali, come per tener sempre a noi presenti le singolari contraddizioni del suo carattere, ne troviamo una di quel Iacopo Fornaciaio che aveva fatto rappresentare la Clizia nel suo giardino. Questo Iacopo gli parlava della Barbera, della quale pare che il Machiavelli s'occupasse anche in momenti come questi, aggiungendo che essa gli scriverebbe ogni settimana, dimostrando egli così grande premura per lei. Vedi _Appendice_, documento XX.
Nell'Archivio Fiorentino si trovano, in uno stesso foglio (V. Guasti, _Carte strozziane_, I, 585) due lettere attribuite al Machiavelli, non però autografe. La prima, che manca della fine, ed è quindi senza firma e senza data, fu pubblicata nelle _Opere_, vol. VII, p. 215, e ripubblicate da altri, anche dal Tommasini che la riscontrò sul codice. L'altra lettera invece manca del principio, non della fine. Ha la data 3 luglio 1526, e fu pubblicata la prima volta nella già citata _Miscellanea_ del Corazzini (Firenze, 1853), e poi nell'edizione delle _Opere_ colla data di Firenze, Usigli, 1857. Danno anche notizie importanti sull'andamento della guerra.
[516] Copialettere di R. Acciaiuoli e c. 122^t. Si trova nella Biblioteca di Parma, e potemmo esaminarlo per cortesia del bibliotecario E. Alvisi, che ce ne dette notizia. Esso ha molta importanza pel tempo cui si riferisce, e perchè dà compimento alla _Legazione di R. Acciaiuoli_, pubblicata dal DESJARDINS. Ne diamo qualche saggio in Appendice, doc. XXI. Altre lettere dello stesso, che noi non credemmo di pubblicare, furono invece pubblicate dal Tommasini (II, Appendice, pag. 1159 e segg.).
[517] _Opere_, vol. VII, pag. 456. V. la _Istruzione di F. Guicciardini al Machiavelli_, nelle _Opere inedite_ del GUICCIARDINI, vol. IV, pag. 340, lettera del 9 settembre 1526.
[518] Le due lettere si trovano pubblicate nel vol. XLII dei _Diarî_ del SANUTO. La prima nella col. 616: _Di campo, di Lambrà, del Proveditor veneto, dì 12, hore 3_. La seconda nella col. 628: _Del ditto Proveditor, general Pexaro, venuta questa matina, data sotto Cremona, a dì 13, hore 4._
[519] Il 15 settembre 1526, il GUICCIARDINI incominciava così una sua lettera a Roberto Acciaiuoli: «Scrissi a V. S. a' 13 del presente; gli mandai una lettera del Machiavello del campo di Cremona, uno disegno di quelle trincee, fatto non per mano di Lionardo da Vinci, ecc.» _Opere inedite_, vol. IV, pag. 367. Dubitai che quel non fosse un errore di stampa, Leonardo da Vinci essendo morto sin dal 1519: ma così non è, perchè il _non_ trovasi anche nell'autografo che riscontrai. Forse il Guicciardini parlava in senso ironico, per dire: un disegno fatto alla peggio, da tutt'altra mano che quella del gran Leonardo.
[520] _Eneide_, VI, 95. Nelle _Opere inedite_, vol. IV, pag. 395, è per errore stampato: _audacior oro_. Virgilio dice _audentior ito_, in qualche manoscritto si legge anche _audacior ito_.
[521] _Opere inedite_, vol. IV, pag. 393 e 397, lettere del 24 e 26 settembre 1526.
[522] _Opere inedite_, vol. IV, lettere del 2 ottobre 1526, pag. 411 e 413; lettera del 19 ottobre, pag. 458; lettera del 7 novembre, pag. 511; lettera del 9 novembre, pag. 520.
[523] Questa relazione è, come _lettera ad un amico_, stampata nell'epistolario del MACHIAVELLI, _Opere_, vol. VIII, pag. 215-19. Ma il suo contenuto, la sua forma, e l'essersene, come avvertono gli editori stessi, trovato l'autografo senza data, senza indirizzo, senza firma, tra le carte della Segreteria Vecchia di Firenze, ci persuadono che non è una lettera privata, ma una relazione scritta d'ufficio.
[524] Questa lettera fu pubblicata dal TOMMASINI (II, Appendice, pag. 1245).
[525] _Opere_, vol. VII, pag. 459-61. _Istruzione degli Otto di Pratica al Machiavelli_.
[526] _Ibidem_, pag. 464, lettera da Modena, 2 dicembre 1526.
[527] _Opere inedite_, vol. V, _Luogotenenza generale_, parte II, lettere del dicembre 1526, del gennaio e febbraio 1527.
[528] _Opere_, vol. VIII, pag. 231, lettera da Forlì, 16 aprile 1527.
Nell'Archivio di Stato in Modena (_Registri ducali, partimento I_) si trova, come già notammo, il copialettere di Filippo de' Nerli, allora governatore di Modena per il Papa. In queste lettere si parla spesso del Machiavelli, e più d'una volta vi trasparisce la poca simpatia che il Nerli aveva per lui, che qualche volta chiama il Machia. Il 7 ottobre 1525, scrivendo al Guicciardini, dice: «Il Camurana, che presentò la lettera, harà suplito faccendo intender a Vostra Signoria, che più stimo un minimo cenno di quella, che quanto havessi potuto scrivere Alexandro del Caccia, et maxime essendosi mescolata in su la lettera la auctorità del Machia.» E il 31 ottobre 1526 scriveva allo stesso: «Al Machiavello si manderà la sua (_lettera_), che V. S. ha mandata aperta, per la prima istaffetta che passerà, che occorrendomi scrivere anche a me in compagnia di questa, non voglio che le sua cantafavole faccino tediare la istaffetta.» Da queste lettere apparisce che il Machiavelli viaggiava allora infaticabilmente di giorno, di notte, solo o accompagnato da scorte armate, fra i due eserciti nemici.
[529] _Opere inedite_, vol. V, pag. 203, lettera del 7 febbraio 1527.
[530] _Ibidem_, pag. 217 e 227, lettere del 9 e del 15 febbraio.
[531] _Ibidem_, pag. 203, lettera del 7 febbraio.
[532] _Opere_, vol. VII, pag. 471 e seg.
[533] _Opere inedite_, vol. V, pag. 242 e seg., lettera del 20 febbraio 1527.
[534] Il Morone non era riuscito a pagare tutti i 20,000 ducati della taglia promessa. Quando fu liberato, doveva darne ancora 6000, pei quali aveva lasciato in ostaggio suo figlio Antonio. Più tardi, trovandosi l'esercito imperiale in grandi strettezze, egli potè dare 3000 ducati, per avere i quali dal duca di Ferrara, dovette dargli in ostaggio il figlio Giovanni. Per questi ed altri servigi da lui resi agl'Imperiali, il Borbone liberò Antonio, e sciolse il padre dall'obbligo di dare gli altri 3000 ducati, cui era tenuto secondo la promessa. Restava però sempre in ostaggio l'altro figlio Giovanni, per la somma appunto che il Morone voleva ora con inganno cavare dal Guicciardini. Vedi DANDOLO, _Ricordi_, pag. 226-7; _Opere inedite_, vol. V, pag. 363, lettera del 26 marzo. Nella _Storia d'Italia_ (volume IX, lib. XVIII, cap. I, pag. 25) il Guicciardini parla anche di altre pratiche fatte allora dal Morone con persone della Lega «simulatamente e con fraude.»
[535] _Opere inedite_, vol. V, pag. 415, lettera del 19 aprile 1527.
[536] _Opere_, vol. VII, pag. 489, lettera da Bologna, 23 marzo 1527.
[537] _Ibidem_, pag. 496, lettera da Bologna, 30 marzo 1527.
[538] _Opere_, vol. VII, pag. 498, lettera da Bologna, 2 aprile 1527.
[539] _Opere_, vol. VIII, pag. 226, lettera LXXX.
[540] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 21. _Appendice_, doc. XXII.
[541] _Opere inedite_, vol. V, pag. 428, lettera del 29 aprile 1527, da Firenze.
[542] Una di queste pietre cadde sul Davide di Michelangiolo, e ne ruppe il braccio sinistro in tre pezzi, che poi furono rimessi.
[543] NARDI, _Storia_, vol. II, pag. 133 e seg.; NERLI, _Commentarî_, pag. 148; VARCHI, _Storia_, vol. I, pag. 130 e seg.; GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. IX, lib. XVIII, pag. 41 e seg.; _Opere inedite_, vol. V, pag. 423 e seg. Nella _Miscellanea fiorentina_ di J. del Badia, N. 9, pag. 32 e segg., anno 1886, il Fiorini pubblicò _una lettera di Iacopo Nardi sulla mutazione dello Stato nel 1527_.
[544] _Opere inedite_, vol. IX: _La prigionia di Clemente VII e la caduta della Repubblica fiorentina_, pag. 10, lettera del 18 maggio 1527. — Per la vita del Guicciardini in questi tempi è utile consultare l'opera di A. ROSSI, _Francesco Guicciardini e il Governo fiorentino dal 1527 al 1540_, vol. due: Bologna, Zanichelli, 1896-99. Un nuovo libro ha pubblicato recentemente anche E. ZANNONI, _La Vita pubblica di F. Guicciardini_: Bologna, Zanichelli, 1896.
[545] _Opere inedite,_ lettere del 21 e 26 maggio.
[546] NARDI, _Storia di Firenze_, vol. II, pag. 161.
[547] _Opere_, vol. VII, pag. 509.
[548] Ecco le parole del BUSINI: «Dice mess. Piero Carnesecchi, che venne seco da Roma con una sua sorella, che l'udì molte volte sospirare, avendo inteso come la Città era libera. Credo che si dolessi de' modi suoi, perchè in fatti amava la libertà e straordinarissimamente; ma si doleva avere impacciatosi con papa Chimenti.» _Lettere_, pag. 84-85 (lettera IX).
[549] Vedi _Appendice_, doc. XXIII. Da esso apparisce come Donato Giannotti fu nominato segretario solo nell'ottobre del 1527.
[550] MORDENTI, _Diario di Niccolò Machiavelli_: Firenze, 1880, pag. 577.
[551] _Libro dei Morti (della Grascia)_ dal 1457 al 1506, n. 5, a c. 289^t. Sotto l'anno 1500 si legge: «Messer Bernardo Machiavegli riposto in Santa Croce, a dì 10 di detto (maggio 1500).» E nel _Libro dei Morti (o dei Becchini) Medici e Speziali_, n. 249, segnato _G_, a c. 128, sotto la data 22 giugno 1527: «Niccolò di.... Machiavelli, a dì 22 riposto in Santa Croce.» Questi due libri sono nell'Archivio fiorentino.
[552] _Opere_, vol. I, pag. CXXIX.
[553] La lettera manoscritta trovasi nelle _Carte del Machiavelli_ (Cassetta I, n. 84). È indirizzata a Francesco Nelli, ed ha la sola data dell'anno. Anche il compianto cav. Gherardi, direttore dell'Archivio fiorentino, dubitò della sua autenticità.
[554] I due testamenti si trovano nelle _Opere_, vol. I, pag. CXXXIII-VIII e CXXXIX-XLIV.
[555] BUSINI, _Lettere_, Lettera IX, pag. 84-85.
[556] Ecco quello che scrive il Ricci, a pag. 193 del più volte citato Codice (fra i Mss. rari della Nazionale di Firenze, 5, I, 16).
«Giuliano de' Ricci a chi legge:
«Il Giovio nelli elogii, sotto alla imagine del Machiavello, tassandolo di maligno et di poco religioso, dice che egli si morì per avere preso una medicina a sua fantasia, mediante la quale, scherzando egli pazzamente con la Divinità, si condusse alla morte. Et poichè io veggo la ricetta di queste pillole tanto da lui celebrate, mi vo immaginando che in quelli tempi si potesse spargere qualche falso romore di questa cosa, perchè in verità egli morì cristianamente nel suo letto, visitato da tutti gli amici, in braccio della moglie et de' figliuoli, et io che li sono nipote non ho mai inteso dire nè da madonna Marietta de' Corsini sua moglie, nè da madonna Baccia mia madre et sua figliola, nè da messer Bernardo et messer Guido et messer Piero suoi figlioli et miei zii, tal cosa, et la ho per una vanità. Et la compositione di quelle pillole è tale che non merita di essere da scrittore maledico et falso, come è il Giovio, fattoci un commento sopra, che, pigliandole, si voglia scherzare con la religione, o trattare con esse di farsi immortale, poichè gli ingredienti in essa sono tutti di droghe et semplici ordinarii et communissimi a tutti li medici et a tutti gli speziali.» Le parole del Giovio nell'elogio del Machiavelli sono queste: «Fuit exinde semper inops uti irrisor et atheos, fatoque functus est, quum accepto temere pharmaco, quo se adversus morbos praemuniret, vitae suae iocabundus illusisset, paulo antequam Florentia Caesarianis subacta armis, Mediceos veteres dominos recipere cogeretur.» È certo però che, avendo il Machiavelli presa invano la solita medicina, molti credettero, sebbene non vero, che essa fosse stata la causa del male. Anche la citata lettera attribuita al figlio Pietro dice infatti: «È morto il dì 22 di questo mese Niccolò Machiavelli nostro padre di dolori di ventre, cagionati da un medicamento preso il dì 20.» È notevole poi che nè il Ricci, nè il Giovio alludano esplicitamente al sogno.
[557] STEFANO BINET di Digione (_Du Salut d'Origène,_ a pag. 359: Paris, 1629), racconta il sogno, senza citare alcuna autorità. Ecco le sue parole, riportate dal Bayle (2ª ediz.): «On arrive à ce détestable poinct d'honneur, où arriva Machiavel sur la fin de sa vie: car il eut cette illusion peu devant que rendre son esprit. Il vit un tas de pauvres gens, comme coquins, deschirez, affamez, contrefaits, fort mal en ordre et en assez petit nombre; on luy dit que c'estoient ceux de Paradis, desquels il estoit escrit: _Beati pauperes, quoniam ipsorum est regnum coelorum_. Ceux-ci estans retirez, on fit paroistre un nombre innombrable de personnages pleins de gravité et de majesté: on les voyoit comme un Sénat, où on traitoit d'affaires d'Estat, et fort serieuses: il entrevit Platon, Seneque, Plutarque, Tacite, et d'autres de cette qualité. Il demanda qui estoient ces messieurs-là si venerables; on lui dit que c'estoient les damnez, et que c'estoient des ames reprouvées du Ciel: Sapientia hujus soeculi inimica est Dei. Cela estant passé, on luy demanda desquels il vouloit estre. Il respondit qu'il aimoit beaucoup mieux estre en Enfer avec ces grands esprits, pour deviser avec eux des affaires d'Estat, que d'estre avec cette vermine de ces belistres qu'on luy avoit fait voir. Et à tant il mourut, et alla voir comme vont les affaires d'Estat de l'autre monde.»
[558] «Volphius nuper Augustae mortuus, in suis Commentariis in Tusculanas, quos anno superiore mihi donavit, Machiavellum scelerum, impietatum et flagitiorum omnium magistrum appellat, ac testatur illum quodam loco scripsisse: sibi multo optabilius esse post mortem ad inferos et diabolos detrudi quam in coelum ascendere. Nam hic nullos reperturum nisi mendiculos et misellos quosdam monachos, heremitas, apostolos; illic victurum se cum cardinalibus, cum papis, regibus et principibus.» Epistola Francisci Hotomani, 28 decembre 1580, n. 99 in Francisci et Joanis Hotomanorum, _Epistolae_: Amstelodami, 1700. Vedi anche il BALDELLI nel suo _Elogio_ del Machiavelli, nota 16. L'opera del Volfio, citata dall'Otomano è assai rara. Ne discorre il Blondheim nella Rivista, _Modern Language Notes_ (Marzo, 1909, pag. 73 e seg.). Egli osserva che il sogno è ricordato nel Folengo prima della morte del Machiavelli.
[559] Di ciò parla il RICCI nel suo _Priorista_ (Quartiere S. Spirito a c. 160). Egli dice, che la cappella trovavasi nella «parete del muro che guarda verso tramontana, accanto alla porta che dicevasi de' Guardi.» Racconta poi che un religioso della Chiesa di Santa Croce, andò dal canonico Niccolò, figlio di Bernardo di Niccolò Machiavelli, e gli fece sapere come molti non appartenenti alla famiglia, venissero allora sepolti alla rinfusa, nella cappella de' Machiavelli, il che non pareva nè decoroso, nè conveniente: sarebbe perciò stato opportuno porvi riparo, e restaurarla. Ma il canonico rispose: «Deh! lasciateli fare, perchè mio padre era amico della conversazione, e quanti più morti andranno a trattenerlo, tanto maggior piacere ne harà.»
[560] Nel _Priorista_, RICCI, Quartiere S. Spirito, a c. 273^t si trova notato, che Bernardo di Niccolò Machiavelli aveva nel 1581 «più di 70 anni, era quasi vicino alli 80.» Il canonico Niccolò, figlio di questo Bernardo, morì il 10 giugno 1597 d'una resipola, ed il fratello di lui, Alessandro, morì pure nel 1597, lasciando Ippolita di nove anni. Così si estinse la famiglia. Nello stesso anno morì Lorenzino di Lorenzo di Ristoro Machiavelli. Con lui s'estinse un altro ramo della famiglia. Ne rimaneva un terzo, che finì anch'esso nel principio del secolo XVIII.
[561] Aia, 1726; Londra (Parigi), 1768; Venezia, 1769; Londra, 1772.
[562] Questa edizione è preceduta da una dotta prefazione di Reginaldo Tanzini. Gli editori non avevano potuto far uso della biblioteca Strozzi, nella quale erano altri manoscritti del Machiavelli. Ben presto però si estinse il ramo degli Strozzi, che li possedeva, ed il Granduca acquistò i codici più preziosi. Fu poi scoperto nella Barberiniana di Roma un codice che conteneva altri scritti inediti del Machiavelli. Si fece perciò nel 1796 una seconda edizione delle _Opere_, in otto volumi, la quale doveva contenere molte legazioni e lettere ancora inedite. Ma essa rimase incompiuta, mancandovi appunto il carteggio diplomatico e privato, e fu condotta con molta fretta, tanto che nel libro secondo dei _Discorsi_ v'è una lacuna, la quale va dalla metà del capitolo XXX agli ultimi periodi del XXXIII. Vedi la prefazione di Francesco Tassi all'edizione delle _Opere_: Italia, 1813 (Firenze, 1826).
[563] Giorgio Nassau Clavering, terzo conte Cowper, nato nel 1738, si fermò assai giovane a Firenze, e nel 1775 sposò Anna Gore, figlia d'un gentiluomo inglese del Lincolnshire, assai amata dal Granduca. Ad eccezione di sir Horace Mann, nessun Inglese fu in Firenze popolare quanto lord Cowper. Nel 1768 venne nominato accademico della Crusca. Egli corrispose alle molte prove di benevolenza, con pari affetto a Firenze, generosamente favorendo opere utili al decoro della Città. V. REUMONT, _Geschichte Toscana's_: GOTHA, _Perthes_, 1876-7, vol. II, pagg. 360-1.
[564] _A partu Virgini_s. Allora era stato già abbandonato lo stile fiorentino, che cominciava l'anno _ab incarnatione_.
[565] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 46.
[566] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 22.
[567] Biblioteca reale di Parma. Autografa.
[568] Questa lettera trovavasi fra i Mss. della biblioteca che fu già di sir Thomas Phillipps, che poi appartenne al rev. E. Fenwick in Cheltenham, più tardi andò dispersa. È autografa, ed era segnata col numero 11,017.
[569] Sebbene di semplici artigiani, la famiglia aveva gli _uffizî_, cioè i suoi membri potevano occupare gli uffizî politici della repubblica.
[570] L'autografo di questa lettera trovasi nell'Archivio di Stato in Firenze, fra le carte dell'acquisto Salari, fatto nel 1874. Essa fu in parte pubblicata nelle _Opere_, cioè tutto il primo paragrafo sino a _maraviglia_, ed il secondo periodo del secondo paragrafo da _et quando_ a _sgratiata_. Nella parte già stampata si trovano però diversi errori, che abbiamo corretti.
[571] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 59. Autografa. Di questa lettera fu nelle Opere del Machiavelli pubblicata una sola parte, cioè il secondo paragrafo, da _Come io a quanto te_.
[572] Biblioteca Quiriniana di Brescia. Autografa.
[573] Biblioteca Laurenziana. Cod. Tempi, num. 2 (già 57), a c. 165. Autografa.
[574] L'originale ha: uiciqco.
[575] Archivio Bargagli.
[576] Forse, Bernardo.
[577] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 14.
[578] Archivio Bargagli. Pubblichiamo questa lettera, che non ha molta importanza, principalmente perchè ci fa conoscere la commissione a Genova e lo scopo che ebbe.
[579] Si propone cioè di pagare in quattro anni, un quarto per anno, e dare robbia invece di danaro. Inoltre, appena ricevuta la robbia, i creditori dovevano mandare panni garbi o di S. Martino o altri simili, al prezzo corrente in quell'anno, e per una somma equivalente alla robbia ricevuta. Si estingueva così un credito, aprendone un altro, e però la proposta è chiamata un pagamento di sogni, e non viene accettata.
[580] Qui ed in appresso lacune per essere rotta la carta.
[581] Lasciata in bianco la data.
[582] Archivio Bargagli.
[583] Archivio Bargagli. Pubblichiamo queste due lettere del Bracci, perchè fanno meglio conoscere lo scopo della commissione a Lucca, e compiono la serie dei documenti intorno ad essa dati in luce nelle Opere (P. M).
[584] Lacuna per essere rotta la carta.
[585] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 38.
[586] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 37.
[587] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 42.
[588] Laurenziana, Mes. Ashburnham, 639, c. 154.
[589] Questa lettera, che riproduciamo dallo stesso Ms. Ashb., a c. 152 e segg., è già data nelle stampe (_Opere_, vol. VIII, pagg. 46-55), secondo una minuta, che si trova nel Codice Ricci, nella quale mancano la fine, la data e la firma. In questa copia Ashb., che è del secolo XVII, non sempre correttissima, sono notevoli varianti così di forma come di sostanza. Il codice Ashb. manca del principio, che è nelle stampe, da «Io, nel mezzo di tutte le mie felicità» sino a «me ne scusi la preallegata cagione,» il senso del quale è invece riferito, succintamente e solo in parte, in fine della lettera che noi pubblichiamo. Del resto, in questa nuova forma, essa ha tutto l'aspetto di un documento compiuto; nè le importanti variazioni che vi si trovano, in confronto dell'altra, che sembra essere la minuta, possono attribuirsi a errori o a capricci del copista. Laonde io credo di poter concludere, che il Cod. Ashb. ci dà la lettera quale, rifacendo la prima minuta, fu spedita dal Machiavelli al Vettori. Questa fu anche l'opinione dei miei amici, prof. C. Paoli e A. Gherardi, che consultai in proposito.
Il Tommasini (III, 86 nota 1) pubblicò più tardi le semplici varianti, che così pose in maggiore evidenza.
[590] Il cod. ha chiaramente m.^ra, ma il senso richiede questa correzione. M.^re di Gursa è il noto Cardinale Gurgense.
[591] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 111.
[592] _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 63. Autografo.
[593] In margine si trova notato: — _più volontarii, minore spesa: — megliore — manco incommodarà al paese_. Ma queste note marginali si riferiscono più sotto, al periodo che comincia: «Et prima e' dicono che togliendone meno,» ecc.
[594] In margine: — _di' perchè cagione non sene era ordinate ad Pistoia._
[595] In margine: — _Come e' si pagavano_.
[596] Sottintendi: _allegano_.
[597] Codice miscellaneo vaticano 5225, a f. 673 e 674. Non sono autografi, ma, come abbiamo già detto, la scrittura è certo del secolo XVI, forse della prima metà. Solo il primo dei due sonetti è inedito, ma il secondo ha notabili varianti, che segniamo in nota. Riproduciamo fedelmente la grafia del Codice.
[598] Non è facile la interpretazione di questo sonetto, che in alcuni punti, specialmente nella prima terzina, riesce oscurissimo. Il Machiavelli scrive al padre Bernardo in villa, che gli aveva mandato un'oca, e pare anche raccomandato gli altri figli, specialmente uno di essi, perchè tutti menavano lassù una vita assai stentata.
Costoro, così comincia il sonetto, sono vissuti costà un mese e più, a noce, fichi, fave e carne secca, talchè sarebbe danno vero e non beffa (_malitia et non cilecca_) il farvi più lunga dimora.
Come il bue fiesolano assetato guarda Arno all'ingiù (_a l'angúe_), e per non potervi bere si lecca i mocci, così costoro fanno con l'uova, che vende la contadina (_la trecca_), col castrone e col bue del beccaio.
Ma (e qui cresce l'oscurità) perchè non si continui a vivere costà solo di carne salata (_per non fare afamar le marmegge_: le marmegge sono vermi che nascono sulla carne salata, ed esse affamerebbero se altri mangiasse tutta la carne secca, di cui si parla nel secondo verso del Sonetto), io farò motto a Daniello, il quale forse già legge qualche raccomandazione mandatagli a favore di mio fratello (_Faren motto drieto a Daniello, che forse già v'è qualcosa che legge_. Non sappiamo chi sia questo Daniello, nè è facile indovinare il significato delle parole: _già v'è qualcosa che legge_. Abbiamo dato una interpretazione probabile, ma non sicura).
Mangiando poco altro che pane (_pane et coltello_), abbiamo fatto per la fame visi lunghi come becchi di beccacce (_becchi che paion d'accegge_), ed appena teniamo gli occhi semiaperti (_a sportello_).
Dite a quel mio fratello, che intanto venga a godersi l'oca che giovedì avemmo da voi.
Alla fine del gioco poi, messer Bernardo mio, se si va innanzi così, voi comprerete paperi ed oche, e non ne mangerete.
[599] Il prof. Salvadori, cui dobbiamo questo Sonetto, non potè interpetrare nel codice la parola _daniello_, il che riuscì poi al Tommasini (I, 509-10) la cui lezione perciò accettiamo. E così pure nel quarto verso accettiamo da lui il _sì_ invece di _più_ come lesse il Salvadori.
[600] Notiamo le varianti della lezione Aiazzi (Vedi vol. II, pag. 203, nota 1 di quest'opera). Verso 2 _fune_: corda. 3 _antre fatighe mia ui no_: altre miserie mie non vo'. 4 _poi che_: perchè. _e'_: i. 5 _menon_: menan. _questi_: queste. 7 _mai fu_: fu mai. 8 _né lá in_: né in. _tra_: fra. 9 _quanto è_: come. _piú_: sì. 10 _par proprio_: proprio par. 11 _tutto_: e tutto. 12 _si scatena_: s'incatena, _quell'_: l'. _sferra_: disferra. 13 Con batter toppe chiavi, e chiavistelli. 14 Grida un altro che troppo alto è da terra. 15 _fa_: fe'. 16 _è_: fu. 17 Cantando sentii dire: per voi s'ora. 18 _uadino_: vadano, _buon'hora_: malora. 19 _la tua_: vostra. _voglia_: volga. 20 Buon padre, e questi rei lacciuol ne scioglia. Facciamo notare specialmente la variante _vadino in buon'ora_, invece di vadano in mal'ora, perchè attenua, senza distruggerla, la cattiva impressione prodotta in noi dalla lezione Rosini.
[601] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 34. Il Vettori, anche scrivendo da Roma, seguiva nella data delle sue lettere lo stile fiorentino.
[602] Questo è il Breve cui accenna il Guicciardini nella sua lettera 6 giugno 1525, ed a cui accenniamo noi a pag. 325. Nella seconda edizione lo pubblicammo in fine dei documenti, perchè ne avemmo notizia quando essi erano già stampati. Ci fu comunicato dal Dr. E. Alvisi che lo credeva inedito, e tale lo credemmo anche noi. Il Tommasini (II, 787), dopo averne avuto copia direttamente dall'Archivio Vaticano, s'accorse che era stato già pubblicato dal Balan (_Monumenta saeculi XV_) con qualche inesattezza e lo ripubblicò più corretto (doc. XXIV, pag. 1150). Lo ripubblichiamo anche noi, perchè ci pare importante. Trovasi nell'Archivio Vaticano: _Clementi VII Brevia ad Principes per Sadaletum exarata_.
[603] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 45.
[604] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 12.
[605] L'autografo è nei Mss. Magliabechiani II, 3, 432.
[606] Si trovano in un quaderno (o frammento di quaderno) di sedici carte, nell'Archivio di Stato in Firenze. Pubblichiamo, salvo qualche cosa di nessun momento, tutto ciò che è scritto di mano del Machiavelli, indicando in nota, dove sono brani d'altra mano. Questi documenti compiono le pubblicazioni degli scritti militari del Machiavelli, fatte dal Canestrini.
[607] Manca la data del giorno. Qui e nella lettera che segue il Machiavelli deve essere incorso in errore, scrivendo aprile invece di maggio. Ciò vien confermato dalla lettera del primo di giugno, e dalla provvisione pubblicata nelle _Opere_ (P. M.), vol. VI, pag. 360, che istituiva il magistrato dei Cinque Procuratori delle mura, e fu vinta nel Consiglio del Cento il 9 maggio 1526. I Procuratori furono eletti il 19. È possibile che la confusione nelle date sia seguita perchè essi cominciarono, anche prima della elezione definitiva, ad esercitare in qualche modo il loro ufficio. Il Tommasini (II, 848, nota 3) respinge questa ipotesi, perchè dice che il Machiavelli doveva assai bene conoscere la data, il che è vero. Non è ugualmente vero, che perciò l'errore avrebbe dovuto essere non una svista, ma una falsità. Non c'era nessuna ragione al mondo per commettere una falsità. Io mi sono indotto a supporre una svista, non solamente per le ragioni che ho addotte; ma anche perchè, nelle moltissime lettere autografe, d'ufficio, che ho esaminate nell'Archivio fiorentino, ho più di una volta riscontrato simili sviste del Machiavelli. In sostanza erano minute di lettere, che poi venivano copiate in forme definitive, e la svista poteva esser corretta.
[608] Spazio bianco.
[609] Di qui si confermerebbe che la prima e la seconda lettera furono scritte il 24 maggio, e non il 24 aprile.
[610] Questo verso è d'altra mano. Segue un'altra lettera circolare, quasi identica alla precedente, scritta dal Machiavelli, in data del 6 giugno, ed indirizzata ai vicari di Certaldo, Scarperia, San Miniato, San Giovanni e Poppi.
[611] Il principio e la fine di questa lettera sono d'altra mano. Indicheremo in nota la parte che è scritta dal Machiavelli.
[612] Qui comincia la mano del Machiavelli.
[613] Qui, sino alla fine della lettera, cessa la mano del Machiavelli.
[614] I Capitani di Parte Guelfa.
[615] Qui segue, scritta di mano del Machiavelli, una nota di 18 potesterie col rispettivo numero di uomini (50, 60 o 150) da richiedersi ad esse con la circolare che pubblichiamo.
[616] Spazio bianco, che doveva essere riempito nelle varie copie di questa circolare, col numero d'uomini che toccavano a ciascuna delle potesterie, secondo la nota, cui abbiamo più sopra accennato.
[617] Segue, sempre di mano del Machiavelli, una nota di 24 potesterie o vicariati, dove bisognava chiedere marraiuoli e stipa; poi una nota di 31 potesterie, cui doveva essere indirizzata la circolare del 21 gennaio, che diamo qui sotto.
[618] Seguono, sotto la data 26 gennaio, i nomi di tre tavolaccini, cui si doveva dar patente «ad comandare bestie per levare stipa, a fare tagliare stipa etc.»
[619] Qui cessa la mano del Machiavelli. Seguono altre lettere ed ordini simili ai precedenti, non scritti però da lui.
[620] Archivio Bargagli. Questa lettera da me pubblicata nella prima edizione del terzo volume (1882, doc. XVIII), venne poi dall'Alvisi, al pari di qualche altro documento, ripubblicata l'anno seguente nella sua edizione (1883) delle _Lettere familiari_ del Machiavelli. Il Tommasini (II, 386, nota 2) credette invece che io l'avessi presa dall'Alvisi.
[621] Dal già citato copialettere, che trovasi nel R. Archivio di Parma.
[622] Nato nel 1467, s'era dato alla vita ecclesiastica, che abbandonò poi per la politica. Ebbe molte ambascerie, specialmente in Francia, dove, sebbene laico, era adesso nunzio del Papa. I suoi dispacci venivano diretti a Roma, a Firenze, spesso anche al Guicciardini, luogotenente del Papa.
[623] A c. 10-10^t.
[624] Arciduca Ferdinando d'Austria.
[625] Gli ambasciatori d'Inghilterra e di Venezia.
[626] A cc. 16^t-18.
[627] Capino da Capo, gentiluomo mantovano, altro inviato del Papa.
[628] A cc. 121-122^t.
[629] In margine è scritto: _Mandato per currieri apposta. Augusti VI_
[630] Il Castello di Milano.
[631] Giovanbattista Sanga, mandatario del Papa a Francesco I.
[632] Sembra un nome convenzionale, per alludere a Clemente VII.
[633] In margine è scritto: _VI Agosto_, come abbiamo più sopra accennato; e deve esser la vera data, giacchè da un'altra nota marginale, in alcune parti poco intelligibile, si capisce chiaro che la lettera fu spedita il VI Agosto.
[634] A cc. 136-137.
[635] In margine: _Augusti 13_.
[636] Tommaso Wolsey cardinale ed arcivescovo di York, noto in Italia col nome di Eboracense. Nel 1518 ebbe da Leone X le chiese unite di Bath e Wels. CARDELLA, _Memorie storiche dei Cardinali_, ecc. IV, 10.
[637] A cc. 161^t-162.
[638] In margine è scritto: _Augusti XXIII_.
[639] Chiuda gli occhi, finga di non vedere nè capire.
[640] Luisa di Savoia, madre di Francesco I.
[641] In margine è scritto: «Andarono alli XXVI, dirette al Marchese di Saluzzo, che le mandassi in campo, a hore X.»
[642] A cc. 185-188.
[643] In margine: _Septembris xi_.
[644] La Principessa Eleonora d'Austria, sorella dell'Imperatore.
[645] Il capitano Renzo da Ceri.
[646] A cc. 206-206^t.
[647] In margine: _Septembris_ 24.
[648] A c. 213^t.
[649] In margine: _Septembris_ 28.
[650] Fiume Sava, che va nel Danubio.
[651] A cc. 219^t-220.
[652] In margine: _Octobris_ III.
[653] V. pag. 345 e nota 1, in questo volume.
[654] A cc. 220-221^t.
[655] In margine è scritto: _Octobris IIII. Portò Pier Porco corriere._
[656] A cc. 237^t-239.
[657] In margine: _Octobris 18, tenuta a_ XX.
[658] L'Acciaiuoli e Messer Paolo d'Arezzo.
[659] Paolo d'Arezzo, mandatario del Papa.
[660] A cc. 204^t-242.
[661] In margine: _Octobris 24_.
[662] Giovanni de' Medici.
[663] Guido Rangone, altro capitano del Papa.
[664] _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 21.
[665] _Archivio di Stato_ in Firenze. _X di Balia. Stanziamenti e Condotte_ dal 1527 al 1529 (Classe XII, Dist. ii, 79) a c. 5^t.
[666] Ivi a c. 74^t.
[667] Il partito dell'elezione di Francesco Tarugi non si conosce, ma verisimilmente dovette essere del tenore stesso di quello preso pel Giannotti; la sua data si rileva dal presente stanziamento di salario. La nuova Signoria, col gonfaloniere Capponi, entrò in ufficio il primo di giugno, ed il Tarugi fu segretario per brevissimo tempo.
[668] MARTIN HOBOHM, _Machiavellis Renaissance der Kriegskunst_; Berlin, Karl Curtius, 1913. I due volumi hanno anche, ciascuno di essi, un titolo speciale. Il primo: _Machiavellis florentinisches Staatsheer_; il secondo: _Machiavellis Kriegskunst_.
[669] Nelle _Memorie storiche_ abbiamo trovato lettere o estratti da lettere di M. A. Niccolini oratore a Milano (1492), di Piero Guicciardini oratore a Milano (1493), dei Commissarî in Pisa (1494), di G. B. Ridolfi oratore a Milano (1495), di Antonio dei Pazzi oratore a Roma (1497), del Becchi oratore a Roma (1496), del Bracci oratore a Roma (1497). Questi estratti si trovano nel principio del volume I; ma continuano poi per tutti i quattro volumi. Alcuni sono autografi del Guicciardini, moltissimi invece copiati d'altra mano.
[670] È nelle _Memorie Storiche_ indicato semplicemente così: _Bartol._ Gherardo Bartolini Salimbeni era cognato del Guicciardini, cui indirizzò, in forma di lettera, la sua _Cronichetta sopra le ultime azioni di Lorenzo de' Medici duca d'Urbino_, pubblicata poi nel 1786 dal Padre Ildefonso, nell'Appendice al vol. XXIII delle _Delizie degli Eruditi toscani_.
[671] Scipio Vegius autore dell'_Ephemerides_, lavoro che si trova manoscritto nell'Ambrosiana. Nelle _Memorie Storiche_ è indicato semplicemente così: _Scipio_.
[672] Questo autore, che nelle _Memorie Storiche_ è chiamato _El Borgia_, deve essere Girolamo Borgia nato in Sirisio di Basilicata, l'anno 1475. Il signor Camillo Minieri Riccio, nelle sue _Biografie degli Accademici Alfonsini, detti poi Pontaniani_ (1442-1543), pubblicate nell'_Italia Reale_, e più tardi in venti esemplari a parte, lo dice (a pag. 235 e segg.) parente di papa Alessandro VI, intimo di Giovanni Borgia duca di Gandia. Aggiunge che quando questi fu fatto nel 1497 uccidere dal fratello Cesare, Girolamo Borgia dovette fuggire e nascondersi, «per essere a lui palesi tutti i segreti del defunto.» Fu autore di molte opere in verso ed in prosa, fra le quali una _Historia Aragonensium,_ in venti libri, che «rimase manoscritta, ed andò poi perduta. La sola prefazione del libro XIX fu salvata e si conservava da Gio. Vincenzo Meola, come costui lo attesta nella nota XIII, pag. 48 alle lettere di Onorato Fascitelli (Napoli, 1776).» Noi argomentiamo che questo Girolamo Borgia sia l'autore citato dal Guicciardini, perchè non ne conosciamo altri dello stesso nome in quel tempo, e perchè le citazioni e gli estratti che ne abbiamo trovati nelle _Memorie_, si riferiscono principalmente a fatti seguiti ai Borgia nel Napoletano.
[673] Vedi pagg. 110 e segg. del vol. II di quest'opera.
[674] Vedi la mia prefazione ai _Dispacci di A. Giustinian_; la recensione che di essi fece G. E. Saltini, con nuovi documenti, nell'_Archivio Storico Italiano_, terza serie, vol. XXVI, anno 1877: e specialmente quel che dico nelle già citate pagg. 110 e segg. del vol. II di quest'opera.
[675] Debbo qui ringraziare il conte Francesco Guicciardini, che assai gentilmente mi permise di esaminare i manoscritti del suo illustre antenato. E come ho già altrove ringraziato i miei amici prof. Cesare Paoli e cav. A. Gherardi (pur troppo ora defunti), così debbo anche esprimere la mia gratitudine al già Sopraintendente degli Archivi Toscani, C. Guasti, a T. Gar, e B. Cecchetti Sopraintendenti degli Archivi Veneti, tutti successivamente scomparsi.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.