Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III
xx. Et disegnamo che le mura che sono dalla parte di verso la porta,
sieno grosse braccia viij, et quelle che sono di verso le mulina, per non potere esser battute, sieno braccia vj. Et dalle mura del baluardo alla torre che rimane drento, sono per tutto quelli spatii che voi potrete vedere per il disegno vi mandiamo con questa. Ha da basso iiij cannoniere, due per fianco; et disegniamo che le sieno alte dal piano del fosso braccia iiij, et che da decto piano le sua mura alte braccia xviij. Et che si gittino archi da[612] la torre al muro nuovo; et sopra quegli archi si faccia un palco che habbia di parapetto due braccia, tanto che l'artiglerie che fieno di sotto hanno di sfogatoio tutto quello spatio, delle xviij braccia che sono alte le mura, che non sarà dal parapetto et dal palco mangiato. Al quale sfogatoio si aggiugne la rarità del palco, et le aperture che si faranno di verso la città, per potere entrare in detto baluardo. Gl'anguli di questo baluardo, come voi vedete, vengono acuti, et noi sappiamo bene che questi anguli sono più deboli che i recti et che gli ottusi: nondimeno si sono fatti così, perchè a volergli fare ottusi ci bisognava entrare in maggiore largheza, et così fatti ci paiono assai forti per havere, quelli duoi maxime che possono essere battuti, dieci braccia di sodo. La torre che resta di mezo disegniamo abbassarla infino al piano del palco, acciò che lo spatio delle artiglerie che hanno a trarre di sopra sia largo. Questo è in effecto come, secondo il consiglo del signore Vitello, ci parrebbe da farlo, di che vi se ne manda il disegno, acciò possiate mostrare tucto a nostro Signore, et intendere la opinione di Sua Santità.
Et perchè ci parve,[613] poi che noi eravamo in quello luogho, examinare el modo di fortificare dalle Mulina alla Porta al Prato, mandiamo el disegno di tutta decta fortificatione, per il quale vedrete come si disegna abracciare la Porta al Prato con uno baluardo chiuso, che non habbia uscita, et la Porta solo serva ad entrare in quello; et per uscire della città si facci una porta di nuovo allato a decto baluardo di verso el Canto del Prato. Disegnasi quella torretta che è nel mezo, infra la Porta et il Canto, bucarla dalla parte di drento, et aprirla um poco da ogni fianco, tanto che duoi vi si possino con li archobusi maneggiare. Disegnasi fasciare le Mulina con uno muro, secondo vedrete in sul disegno, facendo um poco di ricepto fra 'l muro vechio et il nuovo, che tiri artiglierie per li fossi. Pare anchora da fare una piactaforma in mezo, tra le Mulina et il Canto, che giri da ogni banda per il fosso. Disegnasi fare il fosso largo 30 braccia, seguitando el consiglio di Pietro Navarra, che danna i fossi di maggior largheza. Vero è che al signor Vitello pare che ad canto a' fossi sì faccia una via largha almeno x braccia; et che la terra si ha ad cavare del fosso, quella cioè che non si metterà dentro alle mura, per far terrapieno, si metta di là da questa via, et se ne faccia uno argine alto 3 braccia da decta via, il quale argine si spargha in modo verso li campi, che non facci grotta et parapetto alli inimici. Questa via disse esser necessaria per poter girare le mura di fuora, per dare adiuto, et più spatio al fosso; et sempre, respecto all'argine, si potrà da quelli di dentro usare. Et tutte queste cose così disegnate, per farsi hora e ad tempo, sono distribuite in modo che le risponderanno bene a tutte quelle cose che di là d'Arno si edificassino. Questo è tutto quello che si è col signor Vitello ragionato. Farete intendere tutto a N. Signore, adciò che Sua Santità ne dica la sua opinione.
Ricevemo hieri la vostra de' iiij del presente, et quanto al danaio che importa più d'ogni altra cosa, noi vi habbiamo a dire questo: come, considerato li tempi che si apparecchiano et le spese che potrieno sopravenire, noi siamo di quelli che se questa opera si havessi ad cominciare, che consiglieremo che la si soprasedesse, pensando che non fussi bene acchozare muraglia et guerra; ma da poi che la è con tanta demonstratione et expectatione, noi non possiamo consigliare che la si lasci indrieto. Et parrebbeci che questo si potessi fare sanza torre assegnamento di importanza alla guerra, entrando in imprese che si spendessi poco et si facessi demonstratione assai. Questo baluardo che si è disegnato in sul Canto del Prato, non ascenderebbe alla spesa di cinquemila ducati; li quali non si hanno ad spendere tutti ad un tratto, ma in iij o in iiij mesi che penerà ad fornirsi; in modo che, cominciando ad murare questo, et dall'altra parte, facta la ricolta, tenere due o tremila contadini intorno alle mura ad cavare li fossi (come si potrà sanza spesa fare), sarà la demonstratione grande et la spesa poca, nè tanta che l'habbia ad impedire le altre nostre necessità. Hora, piacendo a N. S. questo modo, conviene che S. Santità ordini qui che di quelli tanti danari che habbiamo di bisogno, noi ne siamo provisti, perchè di qualunque luogo e' si habbino ad trarre, o dalla Parte[614] o d'altrove, noi habbiamo bisogno della auctorità sua; maximamente perchè circa 1600 ducati, che avanzavono alla Parte, più settimane sono, pervennono alle mani del depositario, dal quale non si potrebbono sanza la auctorità di quella trarre. Infine, se noi sareno provisti, noi usereno quanta sollecitudine sapreno et potreno maggiore. Ma quando, respecto alli tempi, non si possa, ce ne rapportereno a l'iudicio et prudentia di Sua Santità. Non essendo anchora venuto Baccio Bigio, per avanzare tempo sopra 'l disegno che desidera N. S., habbiamo imposto a Giovanfrancesco da San Ghallo cominci ad levarlo; et venuto Baccio, li accozeremo insieme et acciò che 'l sia più perfecto et possa meglio satisfare.[615]
7
_A dì ij di giennaio 1526._
Perchè ci occorre havere bisogno di ......[616] huomini usi a maneggiare la terra, t'imponiamo che con quanta diligentia puoi gli provvegga, et sotto uno capo che gli conduca ce li mandi, et con tale presteza che sieno rapresentati venerdì proximo, che sareno adì 4 del presente, alla porta a San Giorgio, ad uno nostro commissario: il che fa' che non manchi per quanto stimi la gratia nostra. Et fa' loro intendere che saranno qui pagati da noi giorno per giorno, secondo l'opere di questi tempi. Et farai che portino il terzo vangha, il terzo zappa, et il terzo pala. Oltre a di questo comanderai a tutti i tuoi subditi, che ci conduchino fra 3 dì da hoggi, pure alla porta a San Giorgio, una soma di stipa per casa; la quale ancora sarà pagata da noi giusto prezo. _Bene vale._[617]
8
_A dì 21 di gennaio 1526._
Per ordinare et deliberare alcuna cosa che concerne al bene di questa città, voliamo che subito ricevuta la presente, raguni i capi di cotesta tua podesteria, et facci fare loro uno sindaco, huomo prudente, et quello, il più presto potrai, manderai qui con tue lettere al magistrato nostro. Fa' quanto t'imponiamo, usando grande et buona diligenza. _Vale_.[618]
9
_Abbati Cortusii. Dicta die_ (_26 gennaio 1526/27_).
Perchè noi intendiamo come voi havete propinquo al munistero vostro, o vero nella selva di Treggiaia, uno bosco di scope grande da taglarsi, però voliamo che subito vi facciate mettere, et da voi et da lo aiuto di questo tavolaccino presente apportatore, quanti taglatori potete, perchè habbiamo necessità di quella stipa, et vi sarà da noi giusto prezo sodisfacta.[619]
DOCUMENTO XX.
(Pag. 344)
_Lettera di Iacopo Fornaciaio al Machiavelli. Firenze, 5 agosto 1526._[620]
Carissimo Nicholò, a voi de chontinovo mi rachomando etc. Questa per dare risposta a una vostra, per la quale intendo chome avete venduto el chavalo, e dove ò avere e danari; e somi istati pagati, che tutto istà bene. Anchora per detta intendo chome la Barbera no' v'à mai ischritto, e ch'aresti disiderio intendere chome istà. Di che, subito ebi la vostra, andai a trovare detta Barbera; e di già v'aveva ischritto, e chredo l'abiate auta: e no' potei fare che io no' li dicessi una charta di vilania: i' modo me rispose che si maravigiava di me, e che non aveva uomo che la istimasi più, e che più le potesi chomandare; ma bene che la vi faceva qualche bischencha, per vedere se voi le volete bene. E arebe disiderio voi fusi più presto a Firenze, perchè gli pare, quando voi ci siete, dormir cho gi occi vostri. Ora voi la chonocete megio di me. Non so se s'è da chredegli ongni chosa. E a me si ischusò cho dire non ese istata a Firenze; che di questo so che la dice el vero, perchè io mandai più volte per lei, e subito fu tornata vene a l'orto, perchè v'avevo una romana (sic). E a' mi detto vi schriverà ongni settimana, po' che la vede che voi le vedete volentieri. E pregòmi istrettamente che io ve la rachomandasi, e pregasi non avesi istista con eso lei. Io salutai Rafaelo Chorbinegli per vostra parte, e lui mi dise che se io vi ischrivevo, che si rachomandava a voi, e ch'è tutto vostro. Se io posso qua chosa alchuna, chomandatemi, che voi no' mi potresti fare e magior piacere. Idio vi guardi.
A' dì 5 d'agosto 1526.
_Vostro_ JACOPO DI FILIPO _Fornaciaio, in Firenze._
_Spectabili viro Nicholò Maciavegli,_ _in chanpo de la Lega._
DOCUMENTO XXI.[621]
(Pag. 345)
LETTERE DI ROBERTO ACCIAIUOLI,[622] AMBASCIATORE DI CLEMENTE VII E DELLA REPUBBLICA FIORENTINA IN FRANCIA.
1[623]
_Al Cardinale di Cortona._
_R.^me Domine._ Io scrivo un poco largo a' Signori Octo, perchè io penso ch'allo arrivar di questa sia scoperta la Lega per tucto, et publicata; et per animarli, accenno dove ci troviamo, quando non ci aiutiamo, perch'io so certo ch'el disegno di Cesare è di andare a Roma et lì fermarsi uno anno o dua, et deporre el Papa et ridurre Toscana in Ducato, et darlo all'Arciduca,[624] et spacciare Ferrara et Mantova, et darli a sua amici, et dipoi spacciare e Vinitiani. Questi ragionamenti hebbe col Re più volte, confortandolo a non s'impacciar delle cose d'Italia, per apartenersi a lui; sicchè non è da dormire, et maxime havendo questo favore et questo appoggio, che vengon tanto di buona voglia quanto è possibile, et io mi trovo qui con gran favore, per haver ferma fede ch'el Papa vadia con animo sincero et stietto verso di loro, et dachè si ha a far la guerra, è bene farla da homini dabene, et in modo che possiamo vincere et non restare a discretione di questi lupi. Alla Ciptà è naturale questa compagnia, et ne possiamo sperare più sicurtà che dalli altri. Vostra Signoria conforti el Papa che, trovandosi horamai scoperto, s'appoggi tucto di qua, perch'io so che ci troverà tal riscontro et tale sicurtà che potrà godersi el suo pontificato et salvare noi.
Costoro ci hanno hoggi domandati, l'Anglico, el Veneto[625] et me, se volendosi partire el Vicerè hora che era excluso dell'acordo per venire in Italia, ci pareva che li dovessi dare licentia, et se ci pareva che si ordinassi a' passi che li corrieri et le lettere non fussin più lasciate passare d'Hispagna in Italia, et così e converso. Habbiamo resposto con molta ragione, non esser per modo alchuno da lasciare venire el Vicerè in Italia, nè che lettere o corrieri vadino a torno, et così ci hanno promesso di fare. Racomando a Vostra Signoria R.^ma Que bene valeat.
In Angolem. die XVII junii MDXXVI.
2[626]
_Alli Signori Octo di Pratica in Firentie._
_Magnifici Domini Obser.^mi._... Io credo che la tardità delle provisioni che si dovevan mandar di qua in favor dell'impresa, haranno non solamente facto danno alle cose di Lombardia, et causato più lungheza di guerra, ma facto anchora dubitare Nostro Signore et le Signorie Vostre di qualche vacillamento dell'animo et mente di questa Maestà Christianissima, perchè qualunque non vede le vere cause, ragionevolmente ne debba dubitare, et pensarne qualche mysterio diverso dalla verità. Nondimeno io non ho mai visto segno nessuno da farmi mutare di opinione, che tengo dell'animo sincero et fermo di sua Maestà in questa impresa. Et sebene ogni giorno el Vinitiano et io habbiamo importunato et solicitato et monstro li disordini che poteva fare tanta lunghezza, nondimeno, havendo conosciuto le vere cagione, ci siamo più doluti delli sua ministri et executori della sua commissione, che delle deliberatione di Sua Maestà et delli Signori del Consiglio, le quali si son facte in tempo, che, se l'exequtione havessino acompagnate, non si saria soportato questo danno et disagio. Ma havendo trovato le cose del regno al suo ritorno d'Hispagna, et maxime delle gente d'arme, in disordine, et volendo di 4000 lance cassarne una parte, consumorono molti giorni, per non si resolvere bene chi dovessino cassare, chè per non discontentare nessuno diminuirno poi la tertia parte a tucte le compagnie. Et di poi, facta la deputatione de capitani per Italia, et ordinato e quartieri, et spacciatili di Corte, e thesorieri che havevon la cura et a Lione et altrove di pagarli con mala contentezza del Re li hanno stratiati tre settimane. Di che havendo noi hauto notitia dopo qualche giorno da Lione, ce ne siamo forte risentiti et doluti, et al Re è dispiaciuto assai, et subito et per più mandati li ha facti solicitare et expedire, et insino non ci siamo assicurati che habbino hauto el quartiere, non habbiamo cessato d'importunare. Et però Vostre Signorie non si mararaviglino della lunghezza, nè suspectino di mala voluntà; ma l'atribuischino alla propria natura loro et modi di far le faccende, che son quelli che li hanno più volte facti ruinare. Perchè l'animo del Re è tanto inclinato al fare dal canto suo ogni possibile conato et spesa, quanto dir si possa, per vincere questa impresa. Et appresso a Svizeri non ha lasciato indrieto alchuna spetie di favore, per convertirli al venire in benefitio della Lega, come l'avanti lo arrivar di questa Vostre Signorie haranno inteso, perch'io sono avisato da messer capino,[627] che si partiva alli XXVI con 8300 Svizeri, et credo anchora che buona parte delle lance franzese a quel tempo medesimo saranno in Astigiano....
.... Il Re ha qualche aviso, ch'el Principe d'Orange debba passare per la Savoia con una banda di Alamanni, per venire in Italia, et però col Duca ha facto gran querela et protestatione, che non dia passo alli nimici sua, et ordinato al Marchese di Saluzo, che oltre alli 4 mila fanti, che farà a spese comun della Lega, ne faccia ancor 11 mila per suo conto proprio, acciò possa oporsi, bisognando, a decto Principe, dove vedessi di poterseli fare incontro.
Dipoi scripto el disopra, ho parlato alla Maestà del Re, et mi ha decto haver questa mattina scripto al Marchese di Saluzo, che parendoli di haver bisogno di più gente d'arme, che li manderà anchora 200 o 300 lance; et perch'io lo ho confortato al mandarle, credo che questo dì le ordineranno. Et così per tucti e segni si vede Sua Maestà infocata grandemente in questa impresa. Et a noi hanno facto più volte intendere, che noi ricordiano et pensiamo quello che sia per benefitio comune, ch'el Re non è per denegare alchuna cosa.
Nè per la presente occorrendo altro, a Vostre Signorie mi racomando. Que bene valeant.
Ex Ambusa. Die XXXI julii 1526.
3[628]
_Al Magnifico Luogotenente del Papa, M. Francesco Guicciardini, in Campo._[629]
Magnifico Signor Luogotenente. Io mandai di qua Barranino corriere, alli XXXI passato, et nel plico di Vostra Signoria erano le lettere di Roma aperte, acciò quella vedessi tucto che di qua si scriveva, et risuggellate, le mandassi subito con le altre lettere di Firentie; et alli XXIII havevo spacciato el Targa col medesimo ordine, li quali spacci reputando salvi, non replicherò altrimenti. Ho di poi di Vostra Signoria una de XVIII, et intendo per epsa e disegni vostri, i quali si mostron farsi più per necessità che per volontà. Dio ce ne adiuti, che quando el castello[630] si perda, come di già ce n'è qualche aviso esser seguito, veggo siamo inviluppati in una guerra da consumarci et forse ruinarci. Noi di qua non restiamo d'importunare questi signori, che ne hanno bisogno, non perchè si truovino freddi o mal disposti a questa impresa, ma per haver un modo di negotiare et di exequire da far disperare ogni homo che ha a far con loro, et poco si può havere honore, respecto alla difficultà che ci è nel redurre a fine quello che lor medesimi voglion fare; et poichè hanno dato l'expeditione, son di poi dalli lor ministri stratiati un mese, el che ha causato questa lor lunghezza dell'armata et gente d'arme, le quale troviamo pure che hanno cominciato a marciare col Marchese di Saluzzo; et pensiamo che se non tucte, almanco la sua persona con una parte, possa trovarsi di costà alli X di questo, perchè el Re lo ha forte solicitato da molti giorni in qua, et noi, sendo lontani, non possiamo misurare e passi sua.
Vidi una di Vostra Signoria, per la quale si mostrava che quella era contenta concorrere alli IIII mila fanti, et perchè una parte ne haveva di qua da' monti, et a causa non havessi a perder tempo, el Re li ha mandato di qua li denari per pagarli; et inoltre, parendoli haver bisogno di più somma di fanti, ne facci d'avantaggio dua mila a suo proprie spese. Li IIII mila vanno a comune spese della Lega, et come è decto, el Re li ha mandato e denari, et riterrà la parte et rata del Papa et della Signoria in su la seconda paga de XXXX mila D. El resto di decta paga, perchè di già ne ha ordinato XXV mila, si faranno di contanti; et però saria bene, allo arrivare di decto Marchese, quando non venga in campo così presto, mandare a rivedere se ha el pieno di decte fanterie, et quanto porta apunto decta spesa, et che io ne havessi notitia, acciò si possa fare el conto quello vi si spende, et ritrarre el resto in su la paga de XXXX mila. Et Vostre Signorie di costà, quello che dovevon pagare al decto Marchese, per la lor portione di decti iiii mila fanti, li potranno voltare dove harebbono a voltare li XXXX mila, per riempire quella somma. Et noi qua volentieri habbiamo consentito questo modo, per haver a risquoter da loro quel meno.
Al conte Pietro Navarra si è mandato el breve del Capitano Generale di tucta l'armata di mare della Lega, che così si è giudicato el meglio, per farli tanto più presto uscire all'impresa di Genova, che molto el Re desiderava se li dessi questo titulo. Et però siamo restati che Vostra Signoria lo avisi di quanto sia necessario, qualunque volta habbi commodo di mandar le lettere, et occurrendo al decto conte Pietro, quando sarà intorno a Genova, habbi bisogno che per terra si mandi qualche gente, per stringerli da più bande, Vostre Signorie liene potranno ordinare o di quelli del Marchese di Saluzo o dell'altre. Et lui ha commissione di governarsi secondo parerà a voi altri Signori del campo.
La sera che io spacciai l'ultimo corriere, arrivò qui el secretario Sanga,[631] mandato da Nostro Signore per solicitare queste lunghe provisione, et poi andare in Angliterra; ha trovato el medesimo, cioè animo prompto et sincero del Re et di tucti questi del governo, ma lunghi, confusi, irresoluti et con malissimo governo in le cose lor proprie, nonchè in le nostre. Et perchè Sua Sanctità vorrebbe esser soccorsa di maggior contribuitione in questa guerra, et maxime per cominciare ad assaltare el Regno di Napoli, per divertire ecc., non veggo conrespondino a molte offerte ne hanno facto. Pur quando Nostro Signore conceda lor certe decime che domandone, credo concorreranno alla spesa del Regno, nè altro siamo per trar de' casi loro, per trovarsi el regno molto exhausto et agravato da molte spese.
Sarà con questa una copia di lettera di Domenico Canigiani di Granata, la quale monstra che le cose di Cesare non sono spente, ma si vogliono adiutare per ogni canto. Et quando el Vicerè venga, le cose del Papa si troveranno in mal termine, se in Lombardia voi non vincete, perchè non mi pare basti stare in capitale a dove siamo condocti con la lunghezza della guerra.
Ho caro el Machiavello habbi dato ordine a disciplinare la fanteria, che volessi Dio fussi exequtato quello che lui ha in concepto; ma dubito che non sia come la Republica di Platone, che non fu possibile mai trovar chi in facto la mettessi o ne facessi una secondo che lui dispose. Et però mi pareria fussi meglio tornassi a Firentie a far l'offitio suo, per fortificare le mura, perchè corron tempi di haverne haver bisogno, et facci solicitare quella opera, se vuol che Gerozo[632] sia contento di lui. Racomandomi a Vostra Signoria et a lui.
Ex Ambuosa. Augusti vij[633] M.D.XXVI.
4[634]
_Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo._[635]
Magnifico Signor Locotenente. Io scripsi avantheri a Vostra Signoria, sotto lettere del Vinitiano, et non feci passare el corriere di costì, per torli meno quel tempo. Lo spaccio non conteneva altro che assicurare el Papa del buono animo del Re in questa impresa, et accertar Sua Beatitudine che Sua Maestà non vuole risparmiare la vita propria per la sua conservatione, et che quella non ha nessun pensiero nè altri in questa Corte di voler per sè lo stato di Melano, et va con tanta sincerità et fede quanto noi sapiamo desiderare, et così prego Vostra Signoria che confidi et si renda certa. Et ultra hoc, Sua Maestà è contenta contribuire XX mila D. el mese di più che li XXXXmila, perchè Sua Sanctità si possa aiutare; ma vorria bene che servissino all'impresa di Napoli, et di già ce li ha ordinati la prima paga, che sono a posta mia. Sichè non vi precipitate per li suspecti entrativi per la tardità delle gente d'arme, che io vi assicuro che si trovavono in tal disordine quando tornò d'Hispagna, che male potevano esser più presto, et ogni giorno lo veggiamo più riscaldare; et tucti confessono esser necessario che la curino come lor caso proprio.
Questo giorno in Consiglio, havendo aviso della mala resolutione della Dieta de Svizeri, habbiamo ordinato che Sua Maestà scriva alli sua in Svizeri, che favorregino la levata loro, et operino che quelli ha mandato messer Capino non sieno revocati, et che in Grigioni di nuovo scriva tenghino el passo alli Lanzchnet, et facci tucti quelli favori et aiuti come fussi sua particularità; el che ha facto et dove può far bene non manca in parte alchuna, et spesso ci fa dire che noi divisiamo et pensiamo quello possa fare in favore della impresa, che non lascerà indrieto alchun nostro ricordo. Et perchè el rimettere li XX mila D. a Roma non si può fare senza gran damno, ce li paga a Lione con 2000 di vantaggio, acciò prendiamo la cura di farli tenere a Roma.
Habbiamo apuntato questo dì con li Signori del Consiglio, che la paga de XXXX mila cominci alli XV di luglio, che più avanti non li habbiamo potuti tirare, nè siamo voluti stare duri, per haver condocto Sua Maestà a XX mila più el mese, et perchè non si sono cominciati a spender tucti avanti questo tempo: et mi hanno promesso che s'el Papa concede loro le decime, tucto quello ne trarranno lo vogliono per le spese d'Italia.
El Re ci ha facto dire che noi scriviamo a Vostra Signoria et al Proveditor veneto, ch'è advertito ch'el campo della Lega è un bel campo, et ben governato, et grande abondantia: ma ch'è necessario Vostre Signorie lo tenghino insieme et lo rassegnino spesso, perchè ha notitia certa, che l'imperiali hanno in disegno di non lo combattere per hora, ma che tucti e lor pensieri son volti a sviare li vostri soldati, et quelli che cominceranno a tirare dal canto loro, adoperar per mezani et instrumenti ad sviarne delli altri, et come havessino voto di molte compagnie, improvisamente darvi uno assalto. Però dice che vigiliate ogni loro andamento, et che pensiate tucti li progressi loro essere con artificio et inganno, et ne sta con grandissima gelosia.
Sua Maestà et questi Signori del Consiglio si maravigliono che noi habbiamo li avisi de' progressi tanto di raro, et se ne son doluti questo dì con noi, dicendo, sendo questa cosa tanto importante al Re, noi vorremo pure saper più spesso quello che segue, perchè ci è pure l'interesse del Re, et fa la spesa che voi vedete, et non solamente desideriamo sapere le factione, ma li disegni et pensieri che si fanno nel procedere della guerra. Et però el Vinitiano et io habbiamo consertato, che sia necessario dare al Re notitia di tucto, et che ogni dua dì almeno facciate correre la posta insino a Lucerna, et che tegnate uno homo vostro a Coyra et uno a Lucerna, insino dove sono le poste venete, che basteria ogni stradiotto con poco soldo a chi s'indirizassino le lettere prima a Coyra, et da questo fussin indiricte a quel di Lucerna, che le mandassi per le poste regie in Corte.
Conforta Sua Maestà che s'intratenga el duca Francesco, et da che è perso el castello, ha molto caro el Duca non sia acordato con loro.
Monsignor d'Autrec, parlando questa sera con Sua Signoria, mi ha commesso che io scriva a Vostra Signoria, et li ricordi che ha da fare con soldati vincitori, periti nella guerra et sagaci al possibile, et che quella proceda passo passo, et examini bene che cuore hanno e sua soldati, che voluntà, se son disposti ad assaltare l'inimico, se si amano et conoscono l'un l'altro, se fanno l'arte del soldo per honore o per leggierezza, et secondo li trova, secondo li metta ne' periculi; vegga che li capitani non faccino l'arte per mercantia, et più presto cerchi di guadagnare un miglio el dì, che dieci, purechè possi assicurarsi in sul guadagnato, et non si havere a ritirare. Et sendo Sua Signoria l'homo ch'è, et del paese et delle cose d'Italia molto instructo, mi è parso non pretermettere tale offitio.
Molti sarien d'opinione, et maxime li homini di guerra, che hora che è perso el Castello, arrivate fussin le lance franzese, si facessi la guerra più con li cavalli che con la fanteria, et si recassino li campi in su loro forte, et si travagliassino loro le vectovaglie el più si potessi, et che bastassi tenerli impegnati intorno a Melano, et che col meglio della fanteria si andassi alla volta del Regno, perchè si diminuirebbe la spesa, et consequenter si potria più in durarla, et mandarvi ad ogni modo 3000 Svizzeri infra loro.
El Sanga è partito questa sera per Angliterra, et domane o l'altro sarà qui el Batoniense[636] per quella Maestà, per tractare ecc.
Crederrei, non havendo a sforzare più el castello, nè l'Hispagnoli volendo uscire in campagna, ma starsi drento, si potessi fare senza levare più Svizzeri, che porton con loro spesa infinita; et bastassino quelli havete, perchè li troppi, mutinando loro come sogliono dal decto al facto, vi potrien rovinare; et questo rispiarmio vi faria soportare la guerra più tempo.
Ex Ambuosa. Augusti XIII M.D.XXVI.
5[637]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. Roma._[638]
_Reverendissime Domine ac Magnifice Vir._ .... Di poi tucti questi ragionamenti Monsignor d'Aultrech mi disse, per parte del Re et di tucti loro, che la Sanctità di Nostro Signore pensassi a questo accordo del Duca di Ferrara, perchè importava el tucto, et conoscevon bene ch'el non haver hauto et non haver un capo di reputatione rovinerebbe questa impresa, perchè lor sapevon certo che li capitani del Papa non eron d'accordo, et si trovavon in gran contentione, et l'inimici se ne trovavon lieti, et procedevono le cose con poca reputatione, et che di tucto questo male era causa non haver capo che sia stimato da tucti, et che le cose del Papa eron ridocte in termine, che l'honor di Sua Sanctità non consisteva nè in Modena nè in Reggio, ma liene andava tucto lo Stato della Chiesa et di Firentie, et che quando vinca, sarà più honorato et più glorioso, che fussi mai pontefice; nè lo havere un poco abassato el grado suo per vincere, li sarà imputato se non a prudentia et a maggior laude. Et che per questo lor col Re insieme sarieno d'opinione, che Sua Sanctità non indugiassi più et si lasciassi un poco ingannare,[639] perchè sarà causa d'intronare et confondere l'inimici sua et assicurarsi la victoria in mano. Et quando Sua Beatitudine stia pure dura, pensi ch'el Duca non sia per star suspeso, ma o secreto o palese farà tal guerra che ruinerà tutti li disegni della Lega. Et con tanta instantia ne parlorno tutti, che si vede temono grandemente et de danari et delle forze sua, et dicono che, accordandosi Sua Sanctità a fare composition con lui et farlo capo generale, unisce tucta Italia, et se ne può servire et all'impresa del Regno et a quella di Lombardia dove meglio li paressi, et expressamente dicono questo caso non essere bene inteso.
Havendo anchora parlato a Madama[640] con l'homo del Duca di Melano, Sua Excellentia mi tirò da parte et mi dixe: provedete al vostro campo, che noi intendiamo che sono in gran divisione et ne potria succedere qualche gran disordine, et di poi ch'el Re l'ha inteso, ne stiamo di malissima voglia et con gran paura, et di tucto è causa el non haver accordato el Duca di Ferrara. Io li dixi non era restato dal Papa, che con suo dishonore si reduceva a contentarlo. Resposemi: faccisi che accordo si vuole, el Papa non può haverci vergogna, perchè l'importa tanto che la necessità lo excuserà, et se vincereno, el Duca li sarà o voglia o no vasallo, et perdendo li sarà patrone: pregate el Papa che per l'amor di Dio si lasci ingannare, et serri li occhi, et faccilo suo amico, et non risparmi a niente, che ogni pacto è ben fare per vincere questa guerra, che se ne porta et Sua Sanctità et Italia et Francia et ogni altra cosa....
Ex Ambuosa. Augusti XXIII — Tenuta alli XXV.[641]
6[642]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. In Roma_.[643]
_Reverendissime Domine ac Magnifice Vir_ etc. Fu l'ultima mia delli VIII, et la mandai a Lione con ordine si mandassi per mano del Marchese di Saluzo in campo, non sendo anchora assicurato s'el camino di Saona sia aperto, come credo doverrà essere in breve. Ordinai per quello spaccio a Lione, che per via di Svizzeri fussin mandati in campo mille D., che restavono in su Salviati, della seconda paga, et 3387, che mi hanno costor dati qui per resto della prima, che per un disordine d'una cedola, eron sopratenuti da chi li haveva in mano, per non li pagar dua volte: nè resposi per quella alle de XV, XVIII, et XXX, per non haver hauto tempo; et di poi comparson le de XX, et se la memoria non mi inganna, responderò per la presente a quelle parte che sarà necessario. Ma avanti che parli di decte lettere, seguiterò di significare a Vostre Signorie quello che per l'ultime harrei decto, s'el tempo non mi fussi mancato.
E si truova qui in corte uno Spagnolo di Burgos, homo a casa sua di bon conto et ricco et molto pratico et svegliato in le cose del mondo, et che già in le sublevatione delle comunità d'Hispagna, molto si travagliò contro l'Imperatore, et anchora oggi tiene el medesimo veneno in corpo. Trovasi qui per certe robe li furon già tolte, et è drieto alla recuperatione di che ne ha hauto le sententie, ma per la exequtione li pare essere soprafacto et stratiato. Questo tale ha gran familiarità antiqua col Secretario veneto, per esser suto alloggiato in Hispagna in casa sua, et ne ha buona notitia, col quale sendosi assai doluto, non potere havere expeditione del suo negotio, li ha più volte decto: s'el Re mi facessi expedire, io sarei huomo per poter fare anchora io a Sua Maestà qualche servitio, et tale che non li pareria haver perso el benefitio mi facessi, et havendoli più volte accennato d'haver qualche notitia d'importantia per conto della Lega, è parso al Secretario di restringerlo più avanti et trarne qualche costructo, et havendoli promesso che, se vuole più particularmente allargar l'animo suo, farà opera insieme con meco di farlo expedire. Et tandem per ridursi in brevità, ha facto far sacramento al Vinitiano di non conferire se non al Re proprio et a Rubertet et a me quanto li dirà. Et così li ha aperto saper con certa et sicura notitia, che la Maestà Cesarea dà voce di preparare l'armata, per mandare el Vicerè in Italia con VIII mila fanti, ma re vera la prepara per la persona sua, per dar qui a Natale, una volta et non prima, per non poter se non a tal tempo esser in ordine. Et disegna di menare XVIII mila fanti et 2000 cavalli utili, et menare con seco Madama Leonora[644] et darla a Borbona col ducato di Melano, et de dua figlioli del Re menare seco el Delphino, per non lesciarli ambodua in Spagna, et in un tempo medesimo far passar l'arciduca con un'altra banda, sperando che l'exercito di Melano si mantenga et conservi insino a quel tempo, et disegna et pensa subito allo arrivar suo venire verso Roma, et forzare el Papa, et farlo calare alle voglie sua, et così la Toscana tucta, et di lì venire in Lombardia, et con l'exercito vi ha, et con l'Arciduca ridurre e Vinitiani ad ogni accordo et compositione vorrà Sua Maestà; et composto le cose d'Italia secondo lo arbitrio suo, el che spera li sarà facile per questa via, entrare dipoi in Francia con tucto quello exercito victorioso et apto ad ogni grande intrapresa, et sfogarsi con questa Maestà di tucte le iniurie et offese facteli da quella. Et per condurre tale effecto, ha provisto in Fiandra, per quel tempo, 160 D. all'Arciduca; et per la _sua passata fa tucte le provisione_ di danari che può, et spera dal Re di Portogallo valersi di qualche somma. Et la dilatione insino a Natale è per non poter prima essere in ordine, et perchè, sendo nel core del verno, el Re non possa offenderlo in Hispagna. La notitia di queste pratiche, questo Spagnolo monstra di trarla dall'oratore di Cesare che è qui, in casa del quale lui si torna, et per havere decto oratore obligo particulare con lui, per conto di servitio di danari, et per essere epso homo molto sagace et advertito, li trahe di corpo tucto quello che ha di Spagna, et quello che di là scrive.
Hauto che habbiamo questa notitia, ne andamo avanthieri dal Re, et postoli in secreto tucto questo ritracto, et dectoli la qualità dello Spagnolo, et donde ne trahe questi disegni, et ad che fine et con che sperantia si allarga, et che promette, quando sia expedito, di far molti altri servitii et ritracti d'Hispagna, Sua Maestà subito monstrò conoscere la persona per haverli parlato del caso suo, et ci dixe: questa cosa non è senza fondamento, perchè dal mio ambassatore sono avisato per le lettere hebbi a questi giorni, che molti erono di opinione che l'Imperatore volessi passare in Italia per di qua a martio, et che queste provisione de navilii raccoglieva, non era per altro, nè io per non lo scriver per certo, lo credevo nè vi adgiustavo fede; ma vedendo di presente un tal riscontro, lo voglio credere et pensare che sia vero. Et però circa el caso dello Spagnolo, ordinate facci motto a Rubertet, che harà in mano la sua expeditione; ma acciò ce ne serviamo in altri servitii, li dite che stia sicuro, che quando ci vorrà dare dell'altre notitie, non solo harà la sua expeditione, ma li renderò tal premio che si terrà contento di me. Et quanto alla passata dell'Imperatore, io credo sia per farlo, ma noi anchora non ci stareno. Però fate intendere et scrivete al Papa et alla Signoria, che io son deliberato, se l'Imperatore piglia un tal partito, di venire anchora io in Italia con XXX mila fanti, et non lasciare un paggio in Francia, che possa cavalcare armato, che io non lo meni, che mi voglio sgannare ad ogni modo con lui: et in questo molto copiosamente ne parlò di venire al sicuro, all'incontro di lui. Et di poi subiunse: ma quando el Papa et la Signoria, venendo io in Italia et vincendo, havessin sospecto della grandezza et forze mia, io lascerò el venire in Italia, et entrerrò in Spagna con una tal banda che vi ho decto. Et però scrivete che divisino et consultino intra tanto che viene questo tempo, quel che par loro ch'io facci, quando l'Imperatore vengha in Italia, et qual partito di questi dua debbo pigliare, perchè voglio ne deliberi el Papa et la Signoria, et parendo lor meglio io venga in Italia, io verrò, parendo meglio io entri in Hispagna, io vi entrerrò con tante forze che lo farò voltare l'animo a casa sua.
Però Sua Sanctità ne responda in questa parte lo animo suo, perchè quando pure in tal disegno andassi avanti, io credo che Sua Maestà non mancherà di prendere un de dua partiti; ma non lo sentendo riscaldare, non credo già sia per far molta impresa di qua insino a tempo nuovo. Credo bene, venuta sarà l'intimatione, romperà la guerra; ma non sarà se non guerra guerriabile da tener in traveglio tucte le marcie, et dar pure et spesa et suspitione all'Imperatore. Et di poi hieri questi signori del Consiglio mi hanno afermato ch'el Re ha commisso loro, che quando l'Imperatore pure passassi in Italia, facci d'havere un fondo di danari da potere fare una tale impresa, et vadin disegnando li assegnamenti donde trarli.
Respondendo alla lettera de' XV, dico che ho parlato al Re del far venire el signor Rentio,[645] et Sua Maestà lo aprova molto; ma non crede già venga senza haver conditione o qualche carica et grado, perchè, venendo costì nudo et col nome solo, come huomo del Re, non crede vogli venire, nondimeno ha mandato per lui, che si trova a Parigi, et sarà qui intra 4 o 6 giorni; ma credo si andrà pensando a darli qualche altro loco da non far men proficto che venir costì, come di sotto si dirà.
Quanto all'impresa del Regno, dico ch'el Re la vorria fare ad ogni modo; ma del mettere costì XXXX mila D. a un tracto, non ci veggo disegno, per haverne rimessi XX mila, che sono a Lione in man nostre per questo conto, et di mano in mano vi metteranno el resto, quando si facci per la lor portione. Ma insino non se li è dato principio, et veduto chi ne debba essere capo, et con che ordine, et la cosa in essere, non pare si possino gravare di tanto sborso, perchè so che hanno delle difficoltà a far per hora danari, et si son tracti a questi dì molte somme di mano, che hanno mandato 40 mila D., tra Svizeri et Grigioni, per le pensione, 40 mila per la nuova armata, et a noi le paghe del campo, et XX mila rimessi costì, et hora la tertia paga; et in su le marcie intratengono molti fanti et spese, che ne son gravati molto. Però bisogna fare e conti et disegni in modo possino riuscire, et da altro canto scrivendo Vostre Signorie le necessità in che si trova el Papa, et la penuria et difficultà che ha di sostenere la guerra di Lombardia, non so come si possa concorrere o far nuova impresa verso el Reame, perchè sendo per cadere di quella che è la principale, el tentare nuove et maggiori spese mi pare si contradica, non potendo metter la sua portione. _Adeo_ che volendo fare decta impresa, non conosco si possa fare se non per mano del Re, la più parte col darli decto Regno per un suo figliolo, el che non ho anchora tentato a mio modo, per non haver saputo discernere per le vostre lettere dove più inclinassi Nostro Signore, o darli lo stato di Melano o quel del Regno, non volendo, come è ragione, habbi se non un de dua. Perchè io sarei suto d'opinione, che più presto se li dessi quel del Regno che quel di Lombardia, et le ragioni che mi muovono son molte. Prima mi pare gran dishonore di Nostro Signore, lo haver facto una impresa tanto honorevole, per conservare el Duca in quello stato, et unitosi per tale effecto con le prime potentie del mondo, et in termini di tre mesi abandonarsi et mutare animo; dipoi, havendo la Excellentia del Duca soportato octo mesi l'obsidione, con tanti stenti et disagi, per servare la fede a Sua Sanctità, non veggo senza denigrare el nome suo et senza imputatione d'ingratitudine, possa non solo abandonarlo, ma consentire venga in altri lo stato et le fatiche sua. Movemi anchora che, quamprimum l'Hinghilese si sarà accorto ch'el Christianissimo habbi facto impresa per insignorirsi di quello stato, non entrerrà nella Lega, et se vi sarà entrato, per tenersi ingannato si rivolterà subito, et di amico diventerà inimico, et potria con l'Imperatore insieme dar tanto da fare al Re di qua, che con le difese facessino l'Hispagnoli in Italia, non ne potria seguire lo effecto che si disegnerebbe, et ci troverremo in peggior termine che prima.
Nè oltre a questo io mi posso persuadere che, quando bene hoggi el Re movessi le forze sua per cacciare l'Hispagnoli di Lombardia, potessi fare altri effecti che si facci hoggi l'exercito che vi si trova di presente. _Ultra hoc_ è da credere, che subito venissi in notitia di costà, lo stato di Lombardia essersi concesso al Re, el Duca di Melano se ne andria da l'Hispagnoli, et con loro capitolerebbe el meglio potessi, quando bene per vendicarsi conoscessi non li volessino dare lo stato, et con lui tucti e Ghibellini s'accorderebbono con l'Hispagnoli, et quel medesimo farieno e Guelphi, per tenersi malcontenti dei Franzesi, come di già buona parte di loro hanno cominciato ad accordarsi con Borbon.
Le ragion che mi portono al concedere più presto el regno di Napoli, sono che, conoscendosi la guerra di Lombardia non si possere ultimare se non per via di diversione in decto Regno, et el Papa non potere concorrere alla parte sua, et non potersi movere e populi et baroni, senza un capo di reputatione, et senza vedersi in chi debba cadere el Regno, però essere necessario eleggere Sua Maestà per principe, o un suo figliolo el quale havessi a dar el capo et soportare la più parte delle spese. Dipoi, havendo da desiderare che li stranieri non habbino più che fare in Italia, el modo mi pare el metter lì un principe, che habbi col tempo a diventare italiano, el che è forza succeda per la distantia del paese di qua, et la intersecatione delli stati si trovono in quel mezzo, e quali lo aiuterebbono conservare, ma non lo comporterebbono sublevare più alto ch'el grado suo. _Ultra hoc_ mi par per l'Italiani più sicuro che l'altro partito, non potendo di qua mandarvi più forze si havessino, senza consenso delli altri Italiani. Et quanto alla facilità della impresa, mi vi pare poca differentia, per la mutatione de' baroni, et per non vi haver guardie o gente d'arme, et in questo modo non si perde amici, non si offende el Duca, nè se li manca di fede, nè l'Inghilese ne ha da tener conto, potendo el Papa dare el suo a chi vuole, et fassi la guerra in casa de l'inimico suo. Et in questa opinione so che li Vinitiani più presto concorrono che in l'altra: et però, havendo anchora qualche odore che l'animo del Re più volentieri inclina a questo, per parerli meno offender la Lega, per la promessa data al Duca, et per potersi excusare di havere acceptato un presente da chi ne è patrone, mi sono resoluto intra dua giorni toccarne fondo, parendomi ch'el tempo ci porti et ci consumi....
D'Ambuosa. Die xj ..... M.D.XXVI.
7[646]
_A Messer Francesco Guicciardini, Locotenente del Papa. In Campo._[647]
.... Dua giorni sono ci furon lettere d'Hispagna come li oratori confederati havevon facto la requisitione a Cesare per la restitutione de figlioli del Re, come dicono e capituli, et ricercola (sic) dovessi entrare in la Lega etc. Sua Maestà Cesarea havea resposto non volere entrarvi, per essere facta contro di lui, et prima voler soportare che tucto l'imperio suo ruini pietra sopra pietra, che essere facto andar per forza; ma quando si habbi a far pace universale, sarà trovata tanto ardente a farla contro l'infedeli et contro li heretici, quanto nessun altro. Dipoi l'altro giorno feciono chiamare in Consiglio l'orator franzese, et li usurno molto benigne parole humane, et li domandorno, se haveva el mandato da poter concordare con quella Maestà Cesarea la restitutione de figlioli, che havendolo, troverrebbe tal riscontro in Sua Maestà, ch'el Christianissimo si contenterà delle conditione et pacti da che non li era parso di observare la capitulation di Madrit. L'orator del Christianissimo respose, che loro respondevon molto ambiguamente alla proposition facta dalli confederati, et che lui havea commissione di non tractare con Cesare alchuna cosa senza li oratori confederati et senza che prima acceptassi lo entrare nella Lega; et però era necessario respondere prima a quella parte, et quando sarà entrata in la Lega con li capituli contenuti, potrà far venire el mandato per tractar de particulari de figlioli del Re. Et haria voluto decto ambasciatore, ch'el Nuntio et el Vinitiano insieme con lui havessino pronuntiato la guerra offensiva all'Imperatore, come dicono li capituli; ma loro non lo hanno voluto fare, et hanno facto un grande errore, et costoro molto se ne dolgono, et hanno ragione; et io ho paura che non sia causa di fare ritardare el mover guerra di qua. Parmi che quello oratore sia proceduto con gran fede et prudentia, et così costoro, che subito ci hanno conferito le lettere, et non voglion respondere se non quanto resolveren con loro di comunicato parere, per responder conforme ciaschuno alli sua oratori. Però Vostra Signoria non dubiti della fede di costoro, che per tucti e segni veggo vanno a buon camino, nè consiste el mal nostro et loro, se non nella longura et tardità, et nel non voler pensieri. Ho lettere dal Nuntio d'Hispagna sopra questo, ma son tanto nude che è una vergogna.
Quanto al romper di qua, dua giorni sono, importunando noi el Re, mi disse che sicuramente io scrivessi al Papa, ch'era deliberato di presente romper di qua la guerra; et in nostra presentia commisse a Lautrec, che ha il governo di Ghienna, et a Monsignor di Vendome, che ha quel di Piccardia, che subito commettessin alli loro substituti in quelle provincie, che facessin ritirar li mercanti loro, et facessin cavalcare le gente d'arme in sul territorio dell'Imperatore, et romper la guerra, la quale non sarà da uscire in campagna, ma da tenere in travaglio et spesa quelle provincie di Cesare, et da conoscere ch'el Christianissimo lo tien per inimico.
Dell'armata d'Hispagna intendiamo che si va solicitando, et Domenico Canigiani mi scrive, che debba essere per tucto questo mese almeno in ordine. Ma l'orator franzese la mette più tarda, et monstra che va lentamente o per falta di danari o per altra causa, una volta alli XXX el Vicerè era anchora in corte. Altro non ho che dire. _Bene vale_.
Da Bles. Die XXIIII Septembris M.D.XXVI.
8[648]
_A M. Baldassarre da Castiglione, Nuntio del Papa appresso Cesare. In Corte dell'Imperatore._[649]
.... Quanto alla pace che propone la Maestà Cesarea, per non parerli honorevole entrare in una Lega dove non sia nominata principale, siamo rimasi questa Maestà Christianissima et el Venitiano et io, che pongasi qual nome si voglia, non si debba recusare lo accordo, quando vogli le conditione honeste et sicure, perchè ciaschuno ha l'intentione tanto inclinata alla pace quanto saprà pensare Sua Maestà, nè si è venuto alla guerra, se non per venire alla pace, et per la sua sicurtà; nè è nessuno che vogli dall'Imperatore, se non la sua salute propria et la restitutione de figlioli del Re con taglia ragionevole. Et a causa che Vostra Signoria possa certificare quella Maestà del buono animo del Papa et delli altri, quella li può far fede che io ho el potere et mandato di concludere pace et fare accordo con Sua Maestà, per la parte di Nostro Signore, et questo medesimo ha qui el Vinitiano; et che quando Sua Maestà Cesarea comincerà a mostrare lo animo et apetito suo essere di venire effectualmente ad compositione, troverrà in Sua Sanctità et li altri tanto riscontro che se contenterà. Et pertanto insieme con li altri o di comunicato consiglio et parere, perchè senza scientia di tucti non si debba praticare alchuna cosa, Vostre Signorie possono di nuovo parlare alla Maestà Cesarea, et ritornare in su li ragionamenti che ha proposto della pace, et cominciare ad intendere l'animo di Sua Maestà, et restringere el negotio in qualche forma di capitulatione, et mandarla qui; et quando si vegga domandi honeste conventione, in pochi giorni si potria concludere, perchè quando bisognassi, per honorarne Sua Maestà, concluderla, li potremo substituire el potere che habbiamo, in Vostra Signoria et nel Vinitiano. Saremo bene d'opinione che, sendo li confederati della sorte che sono, et intra loro Nostro Signore, capo di tucti e Christiani, per honore di Sua Sanctità, non si tractassi in casa l'inimici, et per essere el cammino di Roma lungo, et perder men tempo, potrebbe Sua Maestà mandare qui l'intentione sua al suo ambassatore, et con epsa el potere di tractare et concludere. Però Vostra Signoria con li altri insieme si certifichino della mente sua, et trovandola purgata di simulatione, la tirino avanti senza perdere tempo, che a Nostro Signore non potrà fare cosa più grata.
Più giorni sono ci furono di varii luoghi avisi securissimi et certi, ch'el Turcho si trovava in persona di qua dal Savo[650] con 200 mila huomini in campagna, et per el Danubio grandissimo numero di navilii non molto grandi, ma pieni di gente et munitione, et andava continue acquistando paese, et ch'el re d'Ungheria havea messo insieme 40 mila huomini de sua, et xx mila Boemi, et andava all'incontro di loro. Dipoi quattro giorni sono, per via di Svizeri, ci son nuove certe et con riscontro di più luoghi di Alamagna, che l'exercito unghero era suto disfacto, et morto XXX mila persone, et la persona del Re annegata in un fiume, nel fuggire, et la Regina essersi fuggita verso Vienna, et li Turchi venire alla volta di Buda, dove eron presso LX miglia, _adeo_ che quel reame si può dire ruinato et perduto, et Dio vogli el fuoco non venga più avanti. Lo Ill.^mo Arciduca, con una banda di Alemanni, che haveva preparato per mandare in Italia, havea mutato fantasia, et era andato verso Vienna, per tenere quelli popoli confortati et fermi. Quando non fussi mai altra cosa che dovessi movere quella Maestà Cesarea a pensare alla pace, questo caso miserabile lo doverria movere, perchè l'honore di Sua Maestà per el titulo che tiene, et per essere Christiano, pare che ne lo stringa. Dipoi la vendetta del suo cognato et el periculo dello Stato suo d'Austria lo debba non meno movere che l'altre cose, et a causa lo possi fare più volentieri, questa Maestà Christianissima ha chiamato l'oratore di Sua Maestà Cesarea, et in presentia nostra con molte parole benigne et humane, qual si conviene a l'uno et l'altro principe, si è doluto di questo accidente miserando, et confortatolo che scriva a Sua Maestà Cesarea, che sia contenta per el bene della Christianità, voltare la mente alla pace, et risparmiare el sangue de Christiani, per servarlo contro all'infedeli; et che si offera parato per tale effecto a far pace, non per paura, ma per zelo della religione christiana, con le honeste conditione saprà domandare; et quando la vogli fare, si offera andare in persona con quella banda di gente che vorrà Sua Maestà; et non la volendo, se n'excuserà con tucto el mondo, et sarà la colpa imputata a quella di haver lasciato perder tanto miseramente la fede di Christo; però non haver voluto mancare di scaricarne la sua conscientia, et offerirli la pace per far questo bene. Noi replicamo et offerimo el medesimo, in nome del Papa et della Signoria, el Vinitiano et io, et se li dette licentia spacciassi una posta per tale effecto.
In Lombardia si va drieto alla expugnation di Cremona, dove si trova el Duca d'Urbino con XIIII mila fanti, gente d'arme et 3000 guastatori et artiglierie et instrumenti assai, per minare muraglie; ma tucta la forza è nelle zappe, per raguagliare le trincee dell'inimici, e quali si aiutono valorosamente; ma s'intende non possono defenderla, per esser pochi, et molti malati, et ne stiamo con optima sperantia in brevi di haverne la fine. Quando sarà expedita quella impresa, si manderà X mila fanti a Genova per terra, perchè per mare si può male sforzare; et a Melano si faranno dua campi, et si tiene che, vinta l'impresa di Cremona, non sono per tenersi in Melano, ma ritirarsi a Pavia et Alexandria, per expectare el soccorso di Alamagna, che horamai non può venire; et in Melano patono di molte cose necessarie, et vi sono gran numero di Spagnoli malati, per continue guardie et fatiche, et a questi giorni si è facto una scaramuccia, dove è suto ferito el Marchese del Guasto, et morti molti dell'inimici, et li nostri si sono in modo fortificati nel campo, che son più forti che li di drento....
Da Bles. Die XXVIII Septembris M.D.XXVI.
9[651]
_Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo._[652]
Magnifico Signor Locotenente. L'ultima mia fu alli 24 passato, et li significai per epsa quanto ci havevo per la notitia di Vostra Signoria, et la resolutione del Sanga, et la resposta della intimatione facta per li oratori confederati da la Maestà Cesarea. Dipoi comparson le de X et XIII di Vostra Signoria, con el disegno di Cremona et la lettera del Machiavello,[653] che di tucto ne ho facto quel capitale che è suto necessario, et conferito et monstro alla Maestà del Re, che ne prese gran piacere, et molto vi passò su tempo per un pezzo.
È di poi venuta la miserabil novella dello inganno et tradimento de Colomnesi verso la persona di Nostro Signore, et della rapina et sacrilegio delle cose sacre, et rubamento di San Pietro, _a quibus Gothi et Vandali abstinuerunt_. Questo caso ha facto maravigliare ogn'homo et restare stupido di tanta sceleratezza et iniquità, perchè vi si vede acompagnate tante diaboliche intentione, che si debba presumere et tener per certo, che li lor tristi pensieri erono di non perdonare alla vita di Nostro Signore. Arrivato la nuova et narrato el caso alla Maestà del Re, restò stupefacto et attonito, et monstrò tanto risentirsene quanto meritava un tal caso; et subito entramo in Consiglio, dove si divisò tucto quello si dovessi fare....
Da Busansi. Die III octobris 1526.
10[654]
_Al R.^mo Datario et a Messer Iacopo Salviati, a Roma._[655]
.... Lunedì mattina, che fu el primo del presente, comparson le lettere, una de XX di messer Iacopo, contenente la causa della venuta di Langes, et un'altra del signor Datario con la miserabil nuova dello impudente tradimento dei signori Columnesi, el quale ha hauto in sè tucte le qualità si posson pensare per uno inganno scelerato, perchè sendo machinato con la perversa intentione di non perdonare alla vita di Nostro Signore, come si debba pensare, sendo accompagnato con la rapina delle robe di Palazzo et di tanti signori innocentissimi, con sacrilegio et rubamento delle cose sacre et con lo spoglio delle reliquie de martyri, si può dire che habbino adempiuto tucti e gradi di una nephanda et scelerata iniquità. Non replicherò quanto io restassi attonito et smarrito in su tal nova, per non saperlo exprimere; ma lecto le lettere, et trovandosi el Re levato da Ciambort et venuto la sera a Busansi, X leghe lontano da Bles, dove ero per ordine del Gran Cancelliere; et ha vendo a diciferare molte carte, et dubitando che qualche altro aviso non ne fussi dato al Re avanti al mio, presi partito, in mentre diciferavo et che spacciavo con la nuova del caso in Angliterra, mandare messer Lorentio Toscano, che è quel servitore di Nostro Signore, che sanno Vostre Signorie, alla Corte, in poste, per fare al Re noto tale iniquità et iniuria facta contro la persona di Nostro Signore et delle cose sacre. Et però sendo lui arrivato et trovato Sua Maestà a caccia, li expose per mia parte la perfidia et impietà del cardinale Columna et altri di casa sua, infame per tucti li seculi; et exaggerando et agravando efficacemente el caso, come si conveniva, mosse Sua Maestà grandemente, in su la prima expositione, come da lui Vostre Signorie per una sua potranno vedere. Di poi hiermattina arrivai qui a mezzo giorno, et trovai Sua Maestà mi expectava con desiderio; et intromesso da quella, li replicai di nuovo el contenuto della lettera, con quelle più impressive parole che potessi, per farli conoscere la iniquità del caso. Sua Maestà monstrò havere preso in lo animo suo grandissima perturbatione et maraviglia, et dixe: questo è un terribile et uno strano caso, che li Turchi in Ungheria non hanno facto altanto; e Colomnesi tanto nobil casa, sotto la fede et sotto una capitulatione facta pochi giorni avanti, hanno facto una tanta iniquità contro a un Papa et contro le cose sacre. Io vi prometto, che io non la posso soportare, et sono per riconoscere questa iniuria essere suta facta tanto contro di me, quanto contro la persona del Papa, perchè mi si apartiene vendicarla come confederato et come christiano, havendo offeso el Capo de Christiani, sotto la fede et le cose sacre; però andiamo in Consiglio et pensereno quello sia da fare per la sicurtà del Papa et della impresa di Lombardia, la quale dubito se non si provede presto, non vi segua qualche confusione o separatione de campi.
Io replicai che tucto quello si havessi a fare era necessario fare con prestezza et celerità; et subiungendo, dixi: Syre, el Papa fa noto a Vostra Maestà, che non è per uscire della sua voluntà, nè movere un passo senza el consenso di quella; et quanto Vostra Maestà voglia prendere el patrocinio suo et della sede apostolica, come son consueti li antiqui sua, li fo fede che Sua Beatitudine observerà et non observerà, secondo consiglierà la Maestà Vostra, la quale in su tale occasione non debba perdonare a cosa alchuna, per confermare la fede che tiene Sua Sanctità et tucta la Corte di Roma in la Maestà Vostra: quella, et per conoscere la Chiesa di Dio, per la invasione de Turchi, et per la heresi lutherana, et per la iniquità et perversa natura dell'Imperatore andare in ruina, non spera in altro defensore che la Casa di Francia; et però Sua Sanctità ha messo in mano a Vostra Maestà et la guerra et la pace: se vuol continuar la guerra, è necessario prenderla di sorte che si habbi a vincere, perchè noi possiamo vedere per li casi occorsi per man de Colomnesi, dove tenda l'Imperatore; quando anchora parerà a Vostra Maestà di venire a pace universale, come desidera Sua Sanctità, Vostra Maestà la tracti et concluda in quel modo li pare, perchè è tanta la fede ha el Papa in quella, che sa certo Vostra Maestà non volere altro che la conservatione della Chiesa et di Sua Sanctità et della libertà d'Italia; et perchè Sua Sanctità ha preso non minor travaglio et dispiacere della perdita d'Ungheria che della iniuria et ignominia factali da Colomnesi, si è desposta quando sia aprovato da Vostra Maestà, di venire in Francia et in Hispagna et Angliterra in persona, per suplicare a tucti li principi la unione de Christiani et la impresa contro l'infedeli. Sua Maestà et li altri del Consiglio udirno attentamente questo ragionamento, et epsa respose: questa ultima parte è da pensarla bene, perchè si metterebbe assai tempo ad far venire tanto viaggio Sua Sanctità, et forse poi verrebbe in vano; pur venendo l'homo suo che manda, potren tucto divisare; ma per hora pensiamo alla guerra, et che disordine non segua in Lombardia. Et mi domandorno: come credete voi che resti el campo, se le gente del Papa son sute revocate, che ordine et che commissione vi si è dato pel Papa? Io li dixi, che per quanto potevo comprehendere per le lettere del Datario, Sua Sanctità havea ordinato ch'el suo Locotenente con li altri condottieri della Chiesa si ritirassino a Piacentia, ma lasciassino una scelta de migliori in campo, che si nascondessino parte sotto le compagnie del signor Giovanni condottiere di Vostra Maestà, et parte sotto el Marchese di Saluzo, et parte sotto e Vinitiani, in modo che io credevo che lo exercito non si diminuirebbe tanto che facessi debolezza, et maxime hora che le gente di Cremona potevon ritornare in campo. Piacque a Sua Maestà questo disegno et ordine dato; et trovandoci in su tali ragionamenti, sopragiunse el Vinitiano da Bles, con un corri ero che havea portato la nuova dell'hauta di Cremona, che decte tanto conforto a Sua Maestà et a tucti li altri che fu maraviglia....
Die IIII Octobris M.D.XXVI.
11[656]
_Al R.^mo Datario et a Mess. Iacopo Salviati, a Roma._[657]
Hiermattina ce n'andamo[658] a trovar Sua Maestà, la qual subito inteso lo arrivar nostro, ne venne fuor della camera dove messer Paulo,[659] factoli la prima reverentia, li presentò el Breve di Nostro Signore, et di poi, havendo prima excusato la tardità del suo comparire, respecto alla turbatione del mare grosso, che lo havea sopratenuto molti giorni, li expose ordinatamente la causa della sua venuta; et havendo prima narrato la iniquità et iniuria de Colomnesi et Don Ugo contro la persona di Sua Sanctità, contro la sede apostolica et contro le cose sacre di S. Pietro, et con grande efficacia exposto non solo el facto horrendo et nephando, _sed etiam_ le arrogante parole et minaccie de delinquenti contro a Sua Beatitudine, et exaggerando el caso con molti particulari che non ci eran noti, entrò in excusare molto accomodatamente et con molte ragione el partito preso da Sua Sanctità, in haver consentito la tregua, monstrando la necessità haver indocto quella, per salvar la persona sua, et per fuggire el sacco di Roma, et levare l'arme di mano all'inimici; et fece con molti argumenti capace Sua Maestà, che questa suspensione d'arme di quattro mesi, non era per fare alteratione alchuna, nè dare impedimento, nè nocumento alla impresa, perchè quando Sua Maestà voglia continuare la guerra, come pensava volessi fare, che havea dato tal ordine et commissione nel campo, che questo caso non interromperebbe nessun disegno, perchè, se bene li capi si revocassino, vi restavono sotto el signor Giovanni tucti li sua fanti et molti altri cavalli et homini d'arme: et quando, nel continuar la guerra in nome di Sua Maestà et della Signoria di Venetia, quella si contenti che Sua Sanctità non observi la tregua, come cosa facta per forza et violentemente, che sarà contenta di observarla et non observarla secondo parerà a Sua Maestà, purchè li aiuti et favori di quella si monstrin di sorte presti et gagliardi che Sua Beatitudine si possa rendere sicura di non havere a star più a discretione dell'inimici; el che, quando quella vedrà et conoscerà Sua Maestà volerla vendicare, et riguadagnare l'honore della persona sua et della sede apostolica, Sua Sanctità sarà contenta al romper la tregua, et scoprirsi di nuovo, et impegnare sè medesima per non mancare del debito et honor suo. Ma quando Sua Maestà havessi in animo di aprovare la tregua per qualche suo commodo, et la trovassi utile per el comune proficto, lo haver Sua Sanctità facto la tregua senza participatione, li faceva men dishonore, che se la havessi saputa; et quando anchora Sua Maestà havessi l'animo inclinato alla pace universale, questo partito ne porgeva gran facilità, per possere intra questo tempo con più reposo et più agio praticarla.
.... Havendo Sua Maestà udito messer Paulo attentamente, li respose che alla Sanctità Sua non poteva esser imputata alchuna vergogna o dishonore del caso successo, perch'el tradimento usatoli lo excusava et defendeva, et che l'ingiuria si dovea ben vendicare, et che tucti li principi eron tenuti di aiutarlo et favorirlo, et che per quanto si expectava a Sua Maestà, non era per mancharli nè abandonarlo; et a questo non si obligava nè a poco nè a molto, nè li prometteva più uno particulare che un altro; ma li voleva ben promettere tucto quello che potrà fare, farlo di buona voglia; et in quanto alla tregua, che sapeva bene la prudentia et experientia di Sua Sanctità esser tale, che quello havea facto era suto pensato con buoni respecti et buone consideratione, et che poi la cosa era qui, Sua Maestà el primo dì che li fu noto el caso, havea facto de[li]beratione di continuar la guerra, et havea ordinato et provisto tucto quello che da Langes et da me li era suto narrato; el che pensava per hora dovessi bastare et alla sicurtà di Sua Beatitudine et alla continuatione della guerra in Lombardia; et quando quella voglia mover la guerra nel Reame, lo potrà consultare allo arrivar del signor Renzo, al quale ha dato commissione non esca della voluntà di Sua Sanctità; et tanto più li pareva ch'el Papa potessi rihavere l'animo et andar pensando di vendicarsi, quanto di poi la sua partita da Roma, Cremona si era guadagnata, et li campi di Lombardia fermi et rigiuntosi insieme; et Genova, andandovi gente per terra, come credeva, sperarsi anchora di guadagnarla. Dipoi l'armata d'Hispagna non essere ad ordine a mezzo novembre, come per una carovella mandata a posta, per spiare l'apparato di Cesare, havea nuovamente hauto notitia. A tucte queste apparentie di bene, et cagione da fare ripigliare vigore a Sua Sanctità, si aggiugneva che Sua Maestà dixe che come hieri havea hauto lettere d'Angliterra dal suo ambassatore, che quel Re Serenissimo si era forte perturbato et risentito del sinixtro accidente di Nostro Signore, et havea decto volerlo subvenire per hora di XXV o 30 mila D., et aiutarlo et favorirlo caldamente, el che, quando facessi, credeva che si ridurrebbe l'Imperatore a quello che sarà ragionevole....
Da Orliens. Die XVIII ..... M.D.XXVI.
12[660]
_A Messer Francesco Guicciardini, Locotenente del Papa. A Piacentia_.[661]
.... Li dua disordini et incovenienti mi scrive Vostra Signoria esser sopragiunti, mi pare si possino facilmente reparare, perchè quanto expecta alla revocatione de Svizeri del canton di Berna, più giorni sono el Re ne havea hauto notitia, et subito ne scripse alli sua a Berna, che vi dovessino provedere, et ne fece quella diligentia ne ricorda Vostra Signoria, et parlandone hieri in Consiglio, tucti mi dissono, ch'era suto errore lasciare andare avanti el corriere, perchè ogni dì ne accadrà di questi casi, et che, secretamente o in viaggio o come si potessi, si vorria farli prendere et penderli o nasconderli in galea, perchè simili revocatione nascono da Lutherani in quel Cantone che è diviso, e quali non vorrebbono andassino per la difesa del Papa. Et però el Re ha facto scrivere che Sua Maestà li manda non per defendere el Papa, ma perchè l'Imperatore non si facci patron di Roma, et non doventi grande in modo possa insignorirsi di tucta Italia; et sotto questo colore andranno più volentieri che per aiutare el Papa, et maxime e' Lutherani che sono in quelle compagnie: et però ricorda che di costà si tenga el medesimo colore.
Toccante al caso del signor Giovanni,[662] io ho confortato et pregato el Re, che vogli mandarne Giovanni della Stufa expedito et satisfacto presto, perchè Vostra Signoria mi scrivea ch'el decto signor Giovanni si voleva partire di campo per esser crucciato col Papa, respecto alla differentia del Conte Guido,[663] perchè haria voluto, al partirsi di campo, tucta la compagnia de fanti havea el decto Conte Guido, et perchè anchora vorria dal Papa maggiore provisione che non li dà, era entrato in colera et desperatione, et si voleva partire, nè Sua Sanctità, trovandosi exhausta et senza danari, lo poteva contentare, nè maneggiarlo, per non haver tanta fede o auctorità sopra di lui, che potessi disporlo alle voglie sua, per la sua fiera et stemperata natura, et però non ci restare altri che Sua Maestà, che lo possi piegare o rattenere, per esserli gran servitore et molto deliberato a non uscire della voluntà di quella. Sua Maestà ha monstro conoscere benissimo la natura sua et la ha ripresa in modo che, quando pur si partissi, non credo si facessi imputatione a Nostro Signore, ma bene si faria perdita grande, per restar l'exercito nostro come una conigliera senza lui. Et veramente el Re lo tiene per tale quale è, et mirabilmente lo loda, et s'el signor Giovanni ha patientia ad sapere comportare la lungheza di costoro, è per trarne non solamente la pensione, _sed etiam_ qualche Stato et recompensa del servitio suo. Ha ordinato Sua Maestà pagarli 3000 D. per hora, et di tempo in tempo le sua pensione; et Giovanni se ne torna expedito con li decti 3000, et credo el Signore doverrà contentarsi per hora di questo, et restare in campo, come li scrive el Re, che molto li pareria strana la sua partita, et se la fortuna non ha deliberato di ruinare Italia, et lui et li altri doverrien pensare di fare el debito loro, che non so se nasce da mal governo o dalla mala sorte nostra, che ogni dì ci surgon nuovi rampolli di scandali et disordini, et non pare che le cose si possino indirizare a buon camino, et che non ci sia intelligentia della mente l'un dell'altro, nè li capitani di mare sanno quello voglino fare quelli di terra, nè quelli di terra che debbino fare quelli di mare. Da ogni banda s'intende Genova non potere sostenersi, nè mancare da altro che dal non mandare a romper le strade per terra, nè per anchora s'intende farsi in campo alchuna resolutione, et così si consuma el tempo et li denari, et l'inimici che vivono di sogni, si fanno gloriosi per la nostra dapocaggine et per la confusione di noi medesimi.
El signor Giovanni domanda al Re dua cose per Giovanni Della Stufa, l'una la subventione de danari, la quale si è expedita come di sopra si dice; l'altra, che Sua Signoria vorrebe la condocta in sino alla somma di VI mila fanti della Lega; et perchè el Re molto confida nel suo valore et virtù, et si persuade, come è vero, che lui non facci mercantia del soldo, et che tenga l'intera quantità che li è pagata, però vuole che sia compiaciuto, pensando che, havendo una testa gagliarda, sotto di lui sia per fare ogni dì qualche factione fructuosa et honore vole, et a tal causa scrive et commette al signor Marchese di Saluzo et al proveditore Vinitiano, che oltre alli 4000 fanti ch'el Papa li paga, se liene dia insino alla somma di VI mila, a comune spese; et a me ha commisso io ne scriva el medesimo a Vostra Signoria, acciò s'intenda con li sopradecti di sorte che ne segua tale effecto, perchè molto iudica importare alla Lega el tener contento el signor Giovanni.
Et però io per sua parte fo noto a Vostra Signoria questa sua intentione, la qual credo, senza accrescimento di spesa a Nostro Signore, si possa mettere ad effecto col diminuire la compagnia del Conte Guido, non sendo necessario a tener a guardia delle terre di Piacentia et altri luoghi però molta gente, non sendo l'inimici tanti che possino uscire delle mura, non che assaltare altri. Et quando la Signoria vorrà concorrere a questa parte del suo accrescimento, che non è molto, si farà una testa da sostenere ogni gran piena, et saria pure necessario, andandone a tucti l'ultimo resto et l'ultima ruina di tucto el mondo, spendere el nostro et metter le arme in mano ad chi sappi et voglia defenderci, et ad chi le sappi adoperare, et lasciare le spetieltà et favori da canto, che è pur gran cosa rimettere lo Stato suo in soldati che faccino mercantia del soldo, et in gente che non sappin far quell'arte, et se li dia loro condocta, per far loro quello honore et non perchè sappin far l'arte....
DOCUMENTO XXII.
(Pag. 356)
_Lettera di Guido Machiavelli a suo padre Niccolò. Firenze, 17 aprile 1527._[664]
Ihs
Honorando Padre, salute etc. Per dare risposta alla vostra dei ij d'aprile, per la quale intendiamo voi esser sano, che Idio ne sia laudato, et a lui piaccia mantenervi.
Non vi si scripse di Totto, per non l'avere ancora riscoso; ma intendiamo dal balio, non esser ancora guarito degli ochi; ma dice, va tutta via migliorando; sì che statene di buona voglia. El mulectino non s'è ancora mandato in Monte Pugliano, per non esser l'erbe ancora rimesse; ma comunche il tempo si ferma, vi si manderà a ugni modo.
Per lectera vostra a mona Marietta intendemo chome havete compero così bella catena alla Baccina, che non fa mai altro che pensare a questa bella catenuza, et pregare Idio per voi, et che vi faccia tornare presto.
A' lanziginec non vi pensiamo più, perchè ci avete promesso di volere esser con esso noi, se nulla fussi. Sì che mona Marietta non à più pensiero.
Vi priegiamo ci scriviate quando i nimici facessino pensiero di venire a' danni nostri, perchè habiamo ancora di molte cose in villa: vino et olio; benchè habiamo condocto quagiù dell'olio venti o venti tre barili; et èvi le lecta. Le qua' cose ci scrivesti, sapessimo dal Sagrino, se lui le voleva in casa, il che lui l'à acceptate. Ve ne priegamo, perchè a condurre tante bazice a Santo Cassiano, bisognia dua over tre dì di tempo.
Noi siamo tutti sani, et io mi sento benissimo, et comincierò questa Pasqua, quanto Baccio sia guarito, a sonare et cantare et fare contra punto a tre. Et se l'uno et l'altro istarà sano, spero tra un mese potere fare sanza lui: ch'a Dio piaccia. Della gramatica io entro oggi a' participii; et àmmi lecto ser Luca quasi il primo di Ovidio Metamorphoseos: el quale vi voglio, comunche voi siate tornato, dire tutto a mente. Mona Marietta si raccomanda a voi, et vi manda 2 camicie, 2 sciugatoi, 2 berrettini, 3 paia di calcetti, et 4 fazoletti. Et vi prega torniate presto, et noi tutti insieme. Christo vi guardi, et in prosperità vi mantenga.
Di Firenze, a' dì 17 d'aprile MDXXVII.
_Vostro_ GUIDO MACHIAVELLI, _in Firenze_.
_Al suo honorando padre Niccolò_ _Machiaveglij in Furlì._ _In Furlì._
DOCUMENTO XXIII.
(Pag. 364)
_Documenti relativi alle elezioni di Francesco Tarugi e di Donato Giannotti all'ufficio di primo segretario dei Dieci._
1[665]
_A' dì 25 d'octobre 1527._
_Prefati Domini_ [_Decem_] _etc._ deliberorno, et per lor solenne partito elessono a servire in cancelleria del magistrato loro per lor primo secretario, et in luogo di messer Francesco Tarugi da Montepulciano predefunto, messer Donato di Lionardo Giannotti, cittadino fiorentino, con provisione et salario di fiorini cento larghi d'oro in oro netti, per ciascuno anno; con questo, che detta provisione et salario s'intenda essere cominciata et cominci a' dì 23 di settembre proxime passato, el quale dì cominciò a servire in detto luogo. Et così seguiti etc.
2[666]
_Die VIIII decembris MDXXVII, Salarii di Ministri del Magistrato, et prima_
Lorenzo di Phylippozo Gualterotti proveditore ec....
. . . . . . .
Messer Francesco Tarugi[667] da Montepulciano condotto a servire in cancelleria del magistrato loro con provisione di fiorini 200 larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli; sono per suo servito di mesi dua cominciati a' dì x di giugno passato, et finiti per tutto dì 9 d'agosto, el quale dì partì per a Montepulciano, dove morì fra dua giorni. In tutto, alla sopradetta ragione et per detto tempo come di sopra, fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli.
Messer Donato di Lionardo Giannotti, condotto da' prefati Signori X a servire in cancelleria del magistrato loro, in luogo del sopra detto messer Francesco, con provisione di fiorini cento larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli; sono per suo servito alla sopradetta ragione, da' dì 23 di settembre passato, el quale dì fu condocto, a tutto dì 9 del presente. In tutto fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli.
NOTA AL CAPITOLO VIII DEL LIBRO II.
(Pag. 118)
Come ho già detto, io non sono stato in tempo a valermi dell'opera recentemente pubblicata dal signor Martin Hobohm sul Machiavelli quale scrittore di cose militari, ed istitutore dell'Ordinanza o Milizia fiorentina. Lasciando ora da parte ogni disputa su particolari questioni, io non credo di dover mutare il giudizio generale che ho dato sull'argomento. Trattandosi però di materia speciale e quasi tecnica, sulla quale dovetti richiedere e spesso ho riportato le autorevoli opinioni di ufficiali superiori d'esercito, italiani o stranieri, potrebbe sembrare strano il non dir nulla della opinione di chi più ampiamente di tutti, e con maggiore diligenza, ha trattato il medesimo soggetto. Esporrò quindi brevemente il giudizio dato dall'autore.
La sua opera, scritta dapprima in una forma assai più sommaria, fu premiata dalla Facoltà filosofica di Berlino. Ampliata più tardi, venne pubblicata nel corrente anno (1913) in due grossi volumi.[668] Il primo si occupa dell'Ordinanza, il secondo dell'_Arte della Guerra_ e degli altri scritti militari del Machiavelli. Tutto ciò in relazione con la storia dell'arte e della scienza militare nel Rinascimento, dando continuo ragguaglio delle guerre combattute in Italia a quel tempo. Sotto un certo aspetto l'opera può dirsi un ampio Saggio della Storia militare nei secoli XV e XVI.
L'esame dell'Ordinanza, fin dalla sua origine, e nelle sue varie vicende, è minutissimo. L'autore ne espone il carattere, la formazione, i difetti: spiega le ragioni del nessun resultato pratico che essa ottenne, e doveva, secondo lui, ottenere quando fu messa alla prova. Riconosce che il concetto d'affidare al popolo in arme la difesa dello Stato, in un tempo in cui le compagnie di ventura infestavano l'Italia, fu degno del patriottismo e del genio del Machiavelli. Ma sebbene questi avesse visto, esaminato vari eserciti; sebbene a lui fosse stata affidata la costituzione dell'Ordinanza, egli non era uomo di guerra, non aveva preso parte nè ad una battaglia, nè ad una scaramuccia, non aveva comandato nè un esercito, nè una compagnia. E sebbene anche nei suoi scritti militari apparisca l'originalità del suo genio, essi sono pur sempre il resultato non d'una vera esperienza di guerra, ma del genio e del dilettantismo dell'autore. Nel momento della prova la sua Milizia doveva perciò fare _bancarotta_ (II, 147). È la parola di cui si serve l'autore.
Nel secondo volume, quantunque esso abbia un carattere più generale, si ritorna a parlar dell'Ordinanza, specialmente a proposito di coloro che vollero vedere nel Machiavelli un precursore del servizio militare obbligatorio prussiano. E dimostra quanto da esso differisse l'Ordinanza, la quale, assai diversamente costituita, chiamava sotto le armi una parte sola dei cittadini. Ciò era, dice l'autore, assai pericoloso, perchè dava a questa parte una forza militare e politica preponderante. Se il pericolo non si manifestò, poteva da un momento all'altro manifestarsi. Ma qui potrebbe osservarsi che l'Hobohm non ha tenuto gran conto di un fatto che attenuava allora non poco la gravità del pericolo accennato. La fanteria, che costituiva la parte principalissima e sostanziale dell'Ordinanza, si reclutava nel Contado, nel Distretto, evitando, per quanto era possibile, le grandi città. Ora nei Comuni italiani gli abitanti della campagna erano affatto esclusi dal partecipare alla vita politica, che era confinata quasi esclusivamente nella Città dominante. Nei Consigli, nelle magistrature politiche della Repubblica entravano infatti i soli Fiorentini, anzi una parte sola di essi, i veri e propri cittadini, quelli che avevano, come allora si diceva, _gli onori_. Il pericolo perciò era assai minore che non sarebbe stato nelle società moderne. Esso infatti non si manifestò mai. Pericoloso pei Fiorentini sarebbe stato invece il dare le armi ad Arezzo, a Pistoia, a Pisa, ad altre città del dominio, pronte sempre a ribellarsi, sempre lacerate dalle fazioni come la stessa Firenze. Questo però non toglie che la vera attuazione del servizio militare obbligatorio non vi era possibile. Esso suppone la costituzione unitaria dello Stato moderno, la quale allora non esisteva.
Non è da credere però che queste considerazioni siano interamente sfuggite a tutti coloro che videro nel Machiavelli un precursore del servizio militare obbligatorio. Essi osservarono la sua persistente avversione alle Compagnie di ventura, la sua ammirazione pei paesi della Svizzera e della Germania, là dove il popolo si esercitava alle armi, ed era pronto alla difesa della patria. Questo egli ammirava anche presso gli antichi Romani, ed era l'esempio che raccomandava a Firenze, all'Italia. In tal senso generico si è potuto vedere qualche somiglianza fra l'Ordinanza, il servizio militare obbligatorio e gli eserciti nazionali, senza che sia possibile negare le molte differenze osservate dall'Hobohm.
Naturalmente là dove la costituzione del Comune presentava ostacoli insuperabili, bisognava deviare, ricorrere a dei ripieghi. Ma è pur vero che il Machiavelli era talmente innamorato del suo concetto fondamentale, che anche così alterato gli pareva perfetto. E quando l'Ordinanza non dette alla prova i resultati che egli se ne aspettava, non volle mai credere che ciò dipendesse dalla poca disciplina, dallo scarso esercizio nell'uso delle armi, da alcun suo intrinseco difetto, ma piuttosto dal non averla saputa attuare nel modo preciso che da lui era stato consigliato.
Il pensiero dominante del Machiavelli, osserva l'Hobohm, era che è necessario sopra tutto avere un forte Stato, e che, per averlo, occorre un forte esercito nazionale. Un tale concetto rispondeva ad un bisogno reale del suo tempo e fa un grande onore al suo patriottismo ed al suo ingegno. Ma egli era un uomo politico e non un uomo di guerra, _Staatsmann aber kein Soldat_ (II, 147). L'arte della guerra era per lui un complemento di quella dello Stato, ed applicava ad essa lo stesso metodo, senza avere la necessaria esperienza militare. Di qui i suoi errori nella teoria e nella pratica.
Egli voleva riformare la scienza militare, valendosi della propria esperienza e di ciò che avevano fatto gli antichi, specialmente i Romani, che erano il suo perenne modello. Ma la sua esperienza militare era poco sicura, ed anche la sua conoscenza degli ordinamenti militari romani era spesso incerta, perchè non sempre riusciva a distinguere con precisione il loro diverso carattere nei diversi periodi della loro storia. Non è quindi da maravigliarsi che, sebbene facesse spesso osservazioni vere e profonde, le sue teorie militari non abbiano lasciato un germe fecondo per l'avvenire, nè siano riuscite a fondare una vera e propria scienza. Egli riconobbe che nel Rinascimento la natura degli eserciti era profondamente mutata da ciò che era stata nel Medio Evo; riconobbe la nuova importanza che in essi aveva assunto la fanteria. Non riconobbe però tutta l'importanza che doveva avere nell'avvenire la polvere da sparo, e le inevitabili conseguenze che doveva portare nella formazione degli eserciti, nella costruzione delle fortezze. Ma con tutto ciò l'Hobohm dichiara ripetutamente che, fra i molti scrittori di cose militari al suo tempo, il Machiavelli fu quello che dimostrò maggiore genio: _Am Geist der Grösste_ (II, 30). Giunto alla fine della sua opera, l'autore, ritornando a parlare dell'Ordinanza, ripete che essa fu un sogno, che non poteva, come il Machiavelli sperava, salvare la patria dalla rovina; ma fu un sogno che lo rese degno della gloria che circonda il suo nome, _In magnis voluisse sat est_. E queste sono le parole con cui l'opera finisce.
Io non ho qui inteso di far altro che accennare sommariamente il giudizio generale dell'autore. Venire ai più minuti particolari non sarebbe stato opportuno in questa semplice nota.
NOTA AL CAPITOLO XIV DEL LIBRO II.
(Pagg. 292-293)
_Alcune osservazioni sulla_ Storia d'Italia _di F. Guicciardini_.
Noi abbiamo assai spesso incontrato il Guicciardini, e ci siamo continuamente giovati della sua _Storia d'Italia_; ma non ne abbiamo potuto fare un'analisi minuta, perchè ci avrebbe portato troppo in lungo, e perchè l'opera fu scritta assai dopo la morte del Machiavelli. Crediamo però di dover qui prendere in esame le osservazioni fatte dal professore Leopoldo Ranke, per l'importanza che viene ad esse dal nome illustre di chi le fece, e perchè in parte si riferiscono a fatti che noi narrammo, seguendo l'autorità del Guicciardini.
L'insigne storico di Berlino le pubblicò l'anno 1824, nella sua opera giovanile: _Zur Kritik neuerer Geschichtschreiber_. Allora non erano ancora venute alla luce le _Opere inedite_ del Guicciardini. Ma se, in Italia e fuori, molti credettero di potere da queste cavar nuovo argomento a dimostrare il gran valore della _Storia d'Italia_, il professore Ranke invece credette trovarvi nuova conferma alle sue critiche, le quali perciò ribadiva l'anno 1874, nella seconda edizione del suo scritto, che egli riproduceva inalterato nella sostanza.
Due sono le principali accuse che in esso si muovono al Guicciardini. Quanto ai fatti di cui non fu parte o testimone oculare, egli, secondo il professore Ranke, copia largamente da altri, senza mai citarli, a segno tale che può non di rado chiamarsi plagiario. Quanto poi ai fatti di cui fu parte o testimone, spesso li narra con negligenza, continuando a copiare da altri; spesso invece li altera a disegno, per attribuire a sè stesso una parte maggiore assai e più onorevole di quella che vi ebbe veramente. Anzi qui appunto le _Opere inedite_ confermerebbero l'accusa fatta dal professore Ranke, perchè, secondo lui, il Guicciardini raccontò nelle sue lettere e nelle legazioni alcuni avvenimenti in un modo assai diverso da ciò che fece poi nella Storia.
Cominciamo da un fatto che c'importa particolarmente, perchè è fra quelli che abbiamo narrati anche noi. Discorrendo del primo tumulto seguìto a Firenze l'anno 1527, il Guicciardini dice nella _Storia_, che egli fu autore dell'accordo concluso fra i cittadini assediati in Palazzo e i rappresentanti dei Medici e della Lega. Federigo da Bozzolo era uscito di là, dopo essere stato assai mal ricevuto dai cittadini, ed era perciò deciso a consigliare ai cardinali Passerini, Cibo e Ridolfi di procedere colle armi, essendosi persuaso, che non era punto difficile sforzare il Palazzo. Ma il Guicciardini lo dissuase, facendogli considerare come ciò avrebbe portato un grande spargimento di sangue, cosa che al Papa stesso sarebbe dispiaciuta. Così tornò con Federigo in Palazzo, e riuscirono a concludere un accordo scritto e firmato. Di tutto ciò egli fu prima assai lodato; ma venne poi invece da ambedue le parti accusato. Il popolo disse che il Guicciardini, dimostrando a coloro che erano chiusi in Palazzo il pericolo maggiore che non era, gli aveva, in benefizio dei Medici, indotti a cedere senza necessità. Il cardinal Passerini lo accusò invece di aver pensato più alla vita dei cittadini colà rinchiusi, e massime al fratello gonfaloniere, che all'autorità dei Medici, il cui governo poteva quel giorno essere per sempre assicurato colle armi (_Storia d'Italia_, vol. IX, lib. XVIII, pagg. 42-44). Ora, osserva qui il professore Ranke, nulla dicono di tutto ciò gli altri storici contemporanei, i quali danno al Guicciardini la parte assai più modesta che veramente gli spetta. I Cardinali e Federigo da Bozzolo furono quelli che vollero evitare l'uso della forza e lo spargimento di sangue. Il Guicciardini fu, come uomo di legge, chiamato solo a mettere in carta i termini dell'accordo. La sua enfatica narrazione è falsa, e viene smentita dall'_Apologia dei Cappucci_, scritta da Iacopo Pitti (_Archivio Storico Italiano_, vol. IV, parte II, anno 1843), e dal racconto che, poche ore dopo l'accaduto, il Guicciardini stesso ne faceva al Datario.
Ma quanto al Pitti, che nel 1527 aveva soli otto anni, esso fu un fautore dei Medici e del partito democratico, nemico perciò del Guicciardini, che era degli ottimati, e scrisse quando questi erano caduti in disgrazia del granduca Cosimo, che favoriva allora i democratici. L'_Apologia dei Cappucci_ specialmente fu scritta a difesa dei democratici contro gli ottimati, massime contro il Guicciardini, che aveva perduto ogni favore, e verso di lui essa scaglia accuse d'ogni sorta, alcune delle quali sono così esagerate e goffe, che non mette neppur conto lo smentirle.
Che cosa scrisse poi il Guicciardini al Datario? In una lettera del 26 aprile 1527 (_Opere inedite_, vol. V, pag. 421), dopo aver narrato il tumulto, dice che il Governo sarebbe stato spacciato, se i tumultuanti, invece di chiudersi in Palazzo, avessero posto mano alle armi. Poi aggiunge, che egli e Federigo da Bozzolo andarono in Palazzo a trattare coi cittadini, «e si fece tanto che, avuto fede che fussi perdonato loro, furono contenti uscirsi di Palazzo, il quale in fatto non potevano difendere; ma _mi parse_ che il posarla con questo modo dolce fussi beneficio della Città e dello Stato, il quale può stare più sicuro del popolo che prima, perchè si è mostrato più da poco che forse non si credeva.» Questa narrazione adunque conferma al Datario che egli, il Guicciardini, credette preferibile l'accordo, e ne fu autore; tace solamente che dovette prima persuadere di ciò Federigo da Bozzolo, a tal fine dicendogli che al Papa stesso sarebbe dispiaciuto lo spargimento di sangue. Ora se si pensa che al Papa invece dispiacque assai l'accordo, e si sarebbe, secondo afferma il Nardi, vendicato aspramente contro i Fiorentini che s'erano sollevati, se non ne fosse allora stato impedito dal sacco di Roma (_Storia di Firenze_, vol. II, pag. 139-41), si capirà come il Guicciardini non potesse avere nessuna ragione di far conoscere a Roma tutta la parte da lui avuta nel concludere l'accordo, e che il silenzio della sua lettera su questo punto è spiegabilissimo.
Nè si può dire che gli altri storici lo smentiscano, quando, riconoscendo la gran parte che egli ebbe nell'indurre all'accordo, tacciono i particolari di un colloquio che non potevano conoscere, perchè ebbe luogo fra lui e Federigo solamente, ed egli non poteva allora aver voglia di propalarlo. Il Nardi dice che i Cardinali temevano il tumulto, che gli assediati vedevano di non poter resistere, e quindi prestarono orecchio ai ragionamenti dell'accordo, il quale fu concluso, quando vennero in Palazzo prima Federigo da Bozzolo, poi il Guicciardini, che promisero totale oblivione (_Storia_, vol. II, pagg. 137-39). Il Vettori dice, che il cardinal Ridolfi ed il Guicciardini, volendo evitar l'uso della forza, mandarono in Palazzo Federigo da Bozzolo. Non essendo questi riuscito a nulla, vi tornò col Guicciardini, e conclusero l'accordo. Dopo di che egli, Vettori, fece la scritta della convenzione, la quale fu firmata dai Cardinali, dal duca d'Urbino e da messer Federigo. Questo prova che è falsa invece la narrazione del Pitti, accettata dal Ranke, la quale dice che la scritta fu fatta dal Guicciardini come uomo di legge. Il Nerli accenna il fatto assai brevemente; il Varchi scrisse assai più tardi per commissione dei Medici, e seguì il Pitti. Noi non neghiamo che, nella sua _Storia d'Italia_, il Guicciardini abbia qualche volta lodato un po' troppo se stesso, e che anche in questo caso adoperi un linguaggio che non è molto modesto. Ci sembra chiaro però che la sua narrazione del tumulto seguito nell'aprile 1527, non è smentita nè dagli altri storici, nè dalla sua lettera, e che non ha nulla d'inverosimile.
Ma v'ha di più. Il racconto dello storico Francesco Guicciardini è sicuramente confermato dal fratello Luigi, quegli appunto che era gonfaloniere di Firenze, e si trovava allora in Palazzo Vecchio, e poteva perciò sapere con certezza come erano andate le cose. Nel principio del secondo libro del suo _Sacco di Roma_, a pag. 146 (Firenze, Barbèra, 1867), che per qualche tempo fu creduto scritto da Francesco Guicciardini, egli ci dà la stessa narrazione del fatto, il che basterebbe a togliere ogni dubbio, come fu osservato da O. Waltz (_Historische Zeitschrift_, N. F. Bd. XLII, pagg. 207-16). E si può aggiungere che il 29 aprile 1527, gli Otto di Pratica scrivevano all'Oratore fiorentino in Venezia, «perchè ne sappi il vero appunto», che da principio, quando i fanti si mossero verso il Palazzo, si temettero gravi disordini, «di qualità che debbono di gratia che il Sig. Federico de Bozoli et messer Francesco Guicciardini s'intromettessino di operare che si perdonassi a tutti quelli che erano in Palazzo». (V. Agostino Rossi, _Francesco Guicciardini e il Governo fiorentino dal 1527 al 1540._ Vol. I, pagg. 16-17. Bologna, Zanichelli, 1896).
Veniamo ora ad un altro fatto, a proposito del quale il professore Ranke ripete le stesse accuse. Nel 1521 i Francesi assalirono Reggio d'Emilia, dove il Guicciardini era governatore. Di ciò egli parla a lungo nella _Storia_, esaltando la propria condotta. Il generale Lescut, egli scrive, si presentò una volta alle mura con 400 uomini d'arme, dicendo di voler parlare col governatore, che fu subito ad una delle porte. Il generale si dolse che nelle terre del Papa s'accogliessero i fuorusciti francesi, ed il governatore rispose esser peggio che i Francesi vi entrassero armati senza permesso. In questo mezzo alcuni soldati tentarono d'entrare per un'altra porta, che a caso era aperta, ed i Reggiani si opposero, facendo fuoco. Allargatosi il tumulto, tirarono anche contro quelli che accompagnavano il generale, ferendone qualcuno, e avrebbero tirato contro il generale stesso, se non avessero temuto di colpire il governatore che gli era vicino. I Francesi si dettero alla fuga, ed il generale ne fu sgomento; ma il Guicciardini lo ricoverò in luogo sicuro, facendogli animo, e poi lo rimandò libero. Questo egli fece, perchè aveva dato la sua parola al Lescut, e perchè aveva allora ordine dal Papa di non offendere in nulla il re di Francia.
Ora, osserva qui il Ranke nuovamente, poco dopo seguìto il fatto, il Guicciardini lo narrava in una lettera al cardinal dei Medici in modo assai diverso (_Opere inedite_, vol. VII, pag. 281). Nella lettera non parla nè della fuga dei Francesi, nè dello sgomento del generale, nè della generosità propria nel salvarlo. Perchè mai il Guicciardini, cui non dispiaceva certo lodare sè stesso, doveva allora tacere quello che più gli faceva onore? Abbiamo dunque un'altra invenzione dello storico mal fido, smentita dalle sue stesse parole. — Se non che anche qui la _Storia_ spiega ampiamente il silenzio della lettera. La condotta del Guicciardini nel liberare il generale Lescut fu assai biasimata, perchè si credette allora che se egli lo avesse invece ritenuto, lo Stato di Milano si sarebbe ribellato contro i Francesi. Questa speranza, egli dice, era assai mal fondata, giacchè i Francesi che si dettero alla fuga erano pochi, ed a piccola distanza trovarono Federigo da Bozzolo con mille fanti, in modo che subito si fermarono e si riordinarono (_Storia d'Italia_, vol. VII, lib. XIV, pagg. 14-16). Tutto ciò dimostra chiarissimo che egli aveva avuto una ragione per non insistere molto presso il cardinale de' Medici, sulla facilità con cui avrebbe potuto ritenere il generale. Salvo però lo sgomento di questo nel vedersi abbandonato dai suoi, e l'essere stato prima messo in salvo e poi liberato dal Guicciardini, tutto il resto del racconto è nella lettera identico a quello della _Storia_: la resistenza fatta dai cittadini: i colpi tirati anche contro quelli che accompagnavano il generale, due dei quali morirono subito, un terzo poco dopo. Abbiamo dunque nella lettera un'altra omissione d'un particolare narrato nella _Storia_. Si possono fare supposizioni più o meno giustificate, ma non si può dire che la narrazione della _Storia_ sia dimostrata falsa dalla lettera, specialmente se si pensa che il silenzio da questa serbato sopra un particolare del fatto è assai facilmente spiegato da quella.
Il professore Ranke esamina inoltre quali sono le fonti di cui il Guicciardini si valse. Questa è una ricerca importantissima, che sola può condurre ad una vera critica della _Storia d'Italia_. È necessario però farla compiuta, ritrovare cioè, per quanto è possibile, tutte queste fonti; giudicarne il valore intrinseco e comparativo; vedere fino a che punto ed in che modo il Guicciardini se ne valse. Ma per arrivare a ciò con sicurezza, bisognerebbe esaminare i manoscritti originali dell'autore. Da questo esame e da un paragone accurato della _Storia_ con le legazioni e le lettere pubblicate nelle _Opere inedite_, risultano chiari il valore intrinseco, le molte ricerche, la grande accuratezza del Guicciardini. Sotto questo aspetto noi crediamo anzi che egli resterà sempre il primo storico del suo tempo. Ma se il professore Ranke ebbe qui il merito di avere iniziato lo studio delle fonti, egli lo cominciò quando le _Opere inedite_ non erano pubblicate, e quando non era facile, forse non era possibile, vedere i manoscritti originali. Le sue indagini potevano quindi indicare una nuova strada, ma non essere condotte al compimento desiderato. Egli si avvide che una delle fonti del Guicciardini era la storia di Galeazzo Capra, chiamato Capella (_Commentarii de rebus gestis pro restitutione Ducis Mediolanensis_). Questi era stato segretario del Morone e di Francesco II Sforza; aveva visto molti documenti, aveva avuto pratica di molti uomini; poteva quindi conoscere assai bene i fatti che narrava: la sua storia, che va dal 1521 al 1530, ebbe dal 1531 al 1542 undici edizioni latine; fu subito tradotta in italiano, in tedesco e spagnuolo. Il Guicciardini di certo se ne valse assai spesso dal quattordicesimo libro della sua _Storia_ in poi. Ma il dare troppa importanza ad un tal fatto, e credere, come fa il professore Ranke, plagiario il Guicciardini, perchè non cita la fonte di cui si vale, è, secondo noi, assai ingiusto, non solo perchè così si esagera l'uso che questi fece del Capella, ma anche perchè così non si tiene alcun conto del costume generalissimo in quei tempi, di non citare gli autori di cui si profittava. Che cosa si dovrebbe dire allora del Machiavelli e di tutti gli storici del Cinquecento, che facevano lo stesso anche più largamente? Non resterebbe salva la fama di un solo di essi. Il professore Ranke fa grandi elogi del Nardi; eppure nessuno ha copiato come lui, che riportò nella sua _Storia di Firenze_ tutto intiero il _Diario_ del Buonaccorsi, una sola volta citandolo e rendendogli giustizia, senza però dire che lo aveva addirittura copiato. Allora non si usava di rifar quello che si giudicava già fatto da altri abbastanza bene, e le storie di quel tempo non hanno mai una nota, mentre le nostre ne son piene.
Se si tien giusto conto di un uso così generale, si dovrà riconoscere che è eccessivamente severo il fermarsi con insistenza a provare certe somiglianze secondarie, per muoverne accusa al Guicciardini. Parlando della breccia, che nella notte precedente alla battaglia di Pavia, gl'imperiali aprirono nel muro del parco in cui erano alloggiati i Francesi, il Guicciardini dice che essa fu aperta _con muratori ed eziandio con aiuto di soldati, che gettarono in terra sessanta braccia di muro_. Questa frase medesima trovasi nel Capella: _Per fabros lapidarios, militum etiam auxilio, sexaginta muri passus tanto silentio prostravit_. Ciò pare al professore Ranke una prova che il Guicciardini copiava e copiava ciecamente, perchè il muro, egli osserva, fu abbattuto più con arieti che per opera di muratori, cosa che il Guicciardini doveva certamente sapere. Se dunque copia anche gli errori, quando si tratta di fatti che a lui dovevano essere notissimi, che cosa dobbiamo pensare dei fatti che personalmente non poteva conoscere? — A questo si può rispondere che il Guicciardini sarebbe stato di certo più esatto, se avesse detto _guastatori_ e soldati, invece di _muratori_ e soldati. Ma in un tempo in cui la scrupolosa esattezza moderna era ignota, errori come questi se ne trovano a migliaia negli storici più autorevoli, sia che raccolgano da altri le notizie, sia che scrivano per conoscenza propria. Il loro pregio non stava certo in una minuta esattezza, ma nella intelligenza e riproduzione vera dei fatti e dei particolari più sostanziali.
Il professore Ranke credette dapprima, che per gli avvenimenti di Firenze, massime per la venuta di Carlo VIII ed i successivi mutamenti nella Città, il Guicciardini si fosse valso dell'opera _De bello italico_ di Bernardo Rucellai, dalla quale avrebbe preso anche la risposta data da Pier Capponi a Carlo VIII, alterandola però e rendendola meno verosimile. Nella seconda edizione del suo scritto, si è però avvisto che le parole: «Voi sonerete le vostre trombe e noi soneremo le nostre campane», si ritrovavano già nella _Storia Fiorentina_ del Guicciardini, che fu da lui scritta assai prima, cioè nel 1509. Quindi riconosce implicitamente, che le sue osservazioni hanno in questo punto perduto una parte almeno del loro valore. Egli ripete tuttavia che nella _Storia d'Italia_ il Guicciardini si valse non poco del Rucellai; ma gli esempi che adduce son tali che provano invece quanto tenue dovette essere questa pretesa imitazione, se pure vi fu. Certe espressioni, certi giudizi sulla venuta di Carlo VIII, sulla politica di Lorenzo dei Medici e simili, si ritrovano in tutti quanti gli storici fiorentini di quel tempo, sono quasi tradizionali, e sarebbe molto difficile dire chi fu veramente il primo a pronunziarli. La verità è che il Guicciardini si valse di molti più autori che non suppone il professore Ranke. E questo si può adesso provare con certezza, come con pari certezza si può dimostrare che si valse anche di un numero infinito di documenti originali, dei quali fece uno studio accuratissimo, paziente, indefesso, il che è pur negato dall'illustre critico tedesco.
Nell'archivio di casa Guicciardini si trovano non solo più manoscritti della _Storia_, copiata, corretta e ricorretta moltissime volte, con lunghe cancellature e rifacimenti, ma anche quattro volumi di _Memorie Storiche_. Queste contengono i materiali con cui fu scritta la _Storia_, e da essi si vede chiaramente il modo tenuto nel comporla. Il fondamento principale della narrazione, così pel Guicciardini, come pel Machiavelli e per molti altri degli storici fiorentini più autorevoli di quel tempo, quando narravano fatti contemporanei, erano le lettere degli ambasciatori e dei commissarî[669] alla Signoria ed ai Dieci. Di esse si trovano nelle _Memorie Storiche_ del Guicciardini estratti infiniti, che sono ricopiati e distribuiti da lui per materie e per ordine di tempo, aggiungendovi in margine continui appunti cavati dalle narrazioni degli avvenimenti stessi, fatte da altri storici. Frequentissimi sono i sunti cavati dal Capella, dal Mocenigo, dal Giovio, dal Bartolini Salimbeni,[670] da Scipione Vegio,[671] da Girolamo Borgia[672] e da molti altri. Vi sono poi altrove copiati lunghi brani di cronache; lunghi estratti dal Giovio, da Pandolfo Collenuccio, da un libro di Alessandro Nasi, che incomincia dalla battaglia di Fornuovo, e da altri coltissimi: vi sono copie di trattati, di discorsi, di capitoli d'accordi, ed ancora qualche documento originale. Per un così lungo e paziente lavoro il Guicciardini si valse evidentemente di più segretari, lavorando moltissimo egli stesso. E solo un esame accurato di questi manoscritti preziosi darà modo di fare una critica definitiva della _Storia d'Italia_. Un tale esame potrebbe giovare del pari a mettere in chiaro alcuni fatti storici ancora dubbi, trovandosi nelle _Memorie_ estratti di molte lettere di ambasciatori, che ora sono perdute.
Il professore Ranke dà giustamente un gran valore ai discorsi che si leggono nella _Storia_ del Guicciardini; ma anche in essi crede di poter trovare nuova dimostrazione di poca veracità. C'è un discorso tenuto dal gonfaloniere Soderini nel Consiglio Maggiore, quando accennò ai pericoli in cui era la Repubblica, ed al probabile ritorno dei Medici. Il Nerli, che si trovava presente quando parlò il Gonfaloniere, dice che il Guicciardini riferì _elegantemente_ il discorso nella sua _Storia_. Ma il professore Ranke crede che il Nerli si sia espresso in questo modo, perchè non poteva dire: _fedelmente_. Infatti, egli osserva, il Nerli, parlando del discorso, dice che in esso il Soderini rese conto della sua amministrazione, ed aggiunse che allora si moveva guerra alla sua persona con lo scopo di mutare il governo, e che perciò egli era pronto a dimettersi solamente quando così volesse il popolo. Lo stesso dicono il Nardi ed altri. Invece, secondo il discorso che ci è dato nella _Storia,_ il Soderini non rese conto dell'amministrazione, ma insistè assai sui pericoli minacciati dal probabile ritorno dei Medici. Il Guicciardini, così conclude il professore Ranke, voleva aprirsi la via a parlare di questo ritorno, e lo fece col discorso del gonfaloniere. Pensò quindi assai meno alla fedeltà storica, che alla composizione ed alla eleganza letteraria, ed il discorso riuscì infatti più elegante che veridico. — Ma le cose stanno altrimenti. La verità è che il Soderini fece allora due discorsi. Nel primo, detto dopo la congiura di Prinzivalle della Stufa, e riferito dal Nardi (_Storia_, vol. II, pag. 17), rese conto della sua amministrazione. Nel secondo, che fu pronunziato più tardi ed è riportato dal Guicciardini, parlò del minacciato ritorno dei Medici. Alcuni cronisti del tempo ricordano l'uno e l'altro discorso, e sulla loro scorta il Capponi, nella sua _Storia della Repubblica fiorentina_ (vol. II, pagg. 306 e 307), li accenna distintamente; altri riportano solo uno dei due. Il Nerli ricorda il secondo, ma nel periodo stesso in cui ne parla, accenna a qualche cosa che fu detta nel primo. Il Guicciardini, che scriveva allora la storia d'Italia e non di Firenze, non si occupa del primo, ma riferisce minutamente il secondo discorso, che aveva una importanza più generale, ed in esso fa dire al Soderini solo quello che veramente disse in quella occasione. È quindi più esatto e fedele del Nerli, che però gli tributava la lode meritata.
Nel libro VIII della sua _Storia_ (vol. IV, pag. 45), il Guicciardini ci dà un altro discorso, fatto dall'ambasciatore veneto Antonio Giustinian nel 1509, e dice di averlo fedelmente tradotto dall'originale latino. Il professore Ranke sostiene che questo discorso non può essere altro che una composizione letteraria di tempi posteriori, perchè la commissione del Giustinian non ebbe effetto, e la lettera credenziale della Repubblica veneta, scritta con un linguaggio assai più dignitoso di quello attribuito al Giustinian, si ritrovò più tardi presso i discendenti di questo. — È vero che la commissione non potè essere eseguita, perchè l'ambasciatore non fu ricevuto: ma il discorso è certamente del tempo, e fu allora creduto da molti autentico, sebbene sia da ritenerlo, come dice il Ranke, composizione letteraria di altri e non del Giustinian.[673] Una copia se ne trova nelle _Carte del Machiavelli_, e da essa si vede che il Guicciardini lo tradusse davvero fedelmente. Il Ricci lo copiò nel suo _Priorista_ e ne difese l'autenticità contro gli scrittori veneti che, per patriottismo, secondo lui, la mettevano in dubbio. L'ambasciatore fiorentino a Roma ne mandò copia alla Signoria con lettera del 7 luglio 1509. Ad esso abbastanza chiaramente allude il Machiavelli nei suoi _Discorsi_ (Lib. III, cap. 3). Fu stampato a Napoli prima ancora che il Guicciardini lo traducesse.[674] Questi adunque s'ingannò insieme col Machiavelli, col Ricci e con altri molti del suo tempo.
Il nipote del Guicciardini, che ne pubblicò la _Storia_, disse ciò che egli poteva saper dai manoscritti dello zio, quando affermò che questi aveva con molta cura esaminato i documenti. Il professore Ranke non vuol credergli, ed a convalidare il suo dubbio ricorda quello che il Guicciardini stesso dice d'un trattato, che avrebbe dovuto assai ben conoscere, il trattato cioè che fu fatto nel 1512 dai Fiorentini col Cardona. Esso fu pubblicato dal Fabroni nella _Vita di Leone X_, e non risponde punto a quanto ne dice il Guicciardini. Secondo lui, Firenze sarebbe entrata nella Lega, ed in una alleanza offensiva e difensiva con la Spagna. Ora, prosegue il Ranke, il trattato non parla della Lega, nè di un'alleanza incondizionata col re di Spagna; dice solo che i Fiorentini si obbligarono per tre anni e sei mesi a difendere il Napoletano. Non dice che si obbligarono a pagare al Vicerè le somme promesse a lui dai Medici, come afferma il Guicciardini. Ed anche ciò che questi aggiunge delle 200 lance napoletane date in servizio dei Fiorentini, e della restituzione fatta ai Medici dei loro beni, è vero solamente in parte. Il Guicciardini ci ha dunque, secondo il professore Ranke, dato un trattato immaginario, che se corrisponde a ciò che realmente avvenne, non è però esatto quanto alle condizioni assai più onorevoli che i Fiorentini avevano stipulate, e che non furono poi rispettate. Ma nella _Storia d'Italia_ si leggono due cose ben distinte, che il professore Ranke riunisce in una, dal che nasce confusione. I Fiorentini, così dice la _Storia_, entrarono nella Lega e si obbligarono a pagare, secondo le promesse fatte dai Medici, quarantamila ducati al Re dei Romani, ottantamila al Vicerè per l'esercito, e ventimila per lui, in tutto centoquarantamila ducati. Queste somme furon di fatto pagate, e di esse parlano molti altri scrittori, fra cui anche il Vettori, il quale aggiunge che erano state promesse e votate dai Fiorentini prima della presa di Prato. _Fecero oltre a questo_, prosegue il Guicciardini, _lega col re d'Aragona, con obbligazione reciproca_ (e questo è il trattato riportato dal Fabroni) di un certo numero di genti d'arme a difesa degli Stati, e che i Fiorentini conducessero ai loro stipendi 200 uomini d'arme dei sudditi di quel re, la quale condotta, benchè non si esprimesse, era disegnata pel marchese delle Palude (_Storia d'Italia_, vol. V, lib. XI, pag. 63-64). Ora se è certo che i 140,000 ducati furono pagati, è certo pure che l'entrata di Firenze nella Lega era conseguenza implicita e necessaria del ritorno dei Medici. E se si distingue, come fa il Guicciardini, tutto ciò dal trattato fatto poi col Vicerè il 12 settembre, si vedrà che anche qui la _Storia_ è nel vero.
Il professore Ranke adduce ancora altri esempî di quelle che chiama false narrazioni del Guicciardini. La gelosia nata fra Alessandro VI, Cesare e Giovanni Borgia, a cagione di Lucrezia figlia del primo e sorella degli altri due, difficilmente si troverà, esso dice, narrata prima del Guicciardini: la fonte di questi suoi racconti sono gli epigrammi del Pontano e del Sannazzaro, alcuni accenni nelle lettere di Pietro Martire, ed un libello riportato dal Burcardo nel suo _Diario_. Ma Pietro Martire cadde in molti errori, nè si può dare autorità di fonti storiche ai libelli ed agli epigrammi. A tutto ciò si può rispondere che, dopo i lavori del Gregorovius, dopo i molti documenti pubblicati recentemente sui Borgia, quest'accusa non è più sostenibile. Il Guicciardini affermava quello che era stato prima di lui detto e creduto da moltissimi cronisti, da moltissimi ambasciatori italiani, le cui lettere egli consultava di continuo. Fra gli estratti di lettere e documenti che sono nelle _Memorie_ ne troviamo sotto l'anno 1497 alcuni _Ex Archivio_, poi altri _Ex Marcello_, cioè da carte che erano presso il segretario Marcello Virgilio. Fra questi ultimi leggiamo: _Giugno. La morte di Candia facta per ordine del fratello, per invidia et per la sorella_ (_Memorie Istoriche_, vol. I. Le pagine non sono regolarmente numerate). Abbiamo citato un solo esempio: ma assai grande è il numero degli appunti relativi ai Borgia, ed essi provano ad esuberanza, che se si possono ancora aver dubbi sopra molti fatti attribuiti ai Borgia, non si può certo supporre che il Guicciardini li avesse inventati o cavati solo da epigrammi e da libelli. Egli, per esempio, s'ingannò di certo nel credere che il Papa morisse dopo avere in una cena preso per sbaglio il veleno che aveva apparecchiato per un altro. I _Dispacci_ da noi pubblicati di A. Giustinian dimostrano che il racconto è falso, e che il Papa morì invece di febbre romana. Ma anche a questo racconto del veleno credettero allora molti: lo diè per certissimo il Giovio, e nella sua _Storia dei Papi_ vi crede lo stesso professore Ranke, il quale si dimostra tanto benevolo al Giovio, quanto è avverso al Guicciardini, che pure è assai più fedele e credibile narratore.
Il professore Ranke, venendo all'ordine generale della _Storia_ del Guicciardini, osserva giustamente che essa segue ancora troppo la vecchia forma degli Annali. Ogni anno l'autore ricomincia da capo, ed interrompe perciò di continuo il racconto di tutti quei fatti che, principiati in un anno, finiscono nei successivi. Un tal difetto diviene assai grave, abbracciando egli una vasta serie di avvenimenti, i quali spesso rimangono tutti troncati a mezzo, per essere poi tutti ripigliati da capo. Ben è vero che il Guicciardini suole respingere alla fine di ogni anno i fatti secondari, occupandosi innanzi tutto dei principali, il che dà un certo ordine alla narrazione. E i discorsi che spesso introduce, aiutano anch'essi non poco a spiegare, ordinare e collegare fra loro gli avvenimenti. A queste giuste osservazioni del Ranke si potrebbe anche aggiungere, che la divisione in libri e capitoli non è fatta per anni o per mesi, ma assai più secondo la natura degli avvenimenti, il che aiuta non poco la connessione logica e la chiarezza. È necessario inoltre ricordare che, ad eccezione del Machiavelli, nessuno s'era allora liberato affatto dalla forma annalistica, sebbene tutti cercassero di abbandonarla. Nella sua _Storia Fiorentina_, che abbraccia un assai minor numero di fatti, il Guicciardini era molto meglio riuscito ad ottenere una distribuzione meno meccanica e più razionale; ma la _Storia d'Italia_ doveva narrare una serie di avvenimenti ben più vasta, ben più intricata. La difficoltà di trovare in essi un filo conduttore, un ordine logico è tale, che neppure oggi si riesce a vincerla, e nel secolo XVI doveva essere addirittura insuperabile. Il cadere più o meno nella forma annalistica diveniva quindi inevitabile.
Ma come mai, domanda finalmente il professore Ranke, questa _Storia_ con tanti difetti potè avere una così grande fortuna? L'ardire, egli dice, con cui il Guicciardini parla dei papi, e svela senza adulazione i disegni e le ambizioni dei principi, fu una prima causa di ciò. Ed anche questo è verissimo. Ma il parlare liberamente dei papi e dei principi è una lode che spetta a molti dei nostri storici e cronisti dei secoli XV e XVI. Era un pregio che nasceva non tanto dalla indipendenza del carattere di chi scriveva, quanto dal bisogno assai generale allora di esaminare i fatti, descriverli quali erano, cercarne, esporne le cagioni obiettivamente. Questo bisogno era nel Guicciardini maggiore che in altri del suo tempo, quantunque la vanità personale o la parte politica qualche volta gli facessero velo, come pur troppo segue all'umana natura. In sostanza però a noi par certo che come dipintore della realtà vera dei fatti storici, come espositore delle loro vere e prossime cagioni, delle vere e prossime conseguenze, egli è il primo storico in un secolo che pur n'ebbe tanti e così eminenti.
Non vi fu mai un tempo, continua il professore Ranke assai giustamente, in cui si pigliasse una parte così viva, così generale alla vita pubblica, e tanto vi si pensasse, come allora si faceva in Italia, specialmente in Firenze. Da ciò ne seguì che ogni storia particolare veniva collegata cogli avvenimenti più generali, e prendeva perciò una maggiore importanza. Un tal pregio apparisce chiaro soprattutto nei discorsi, che il Guicciardini pose nella sua _Storia d'Italia_. Per comprender chiaramente il valore di essa, bisogna ricordarsi che le storie italiane di quel tempo sono tutte più o meno provinciali, questa sola è davvero generale. L'autore si è finalmente liberato da ogni concetto locale, e narra i fatti d'Italia più distesamente dei fiorentini. Egli non fu mai nè municipale, nè clericale, nè legato agl'interessi ecclesiastici in modo da perdere la indipendenza del proprio spirito. Una sola di queste qualità avrebbe limitato il suo intelletto; avendole ambedue, noi troviamo in lui quella forma generale ed indipendente di giudicare gli avvenimenti, che divenne propria dello storico moderno soltanto nel secolo XVIII, ma che era stata già iniziata dal Guicciardini nel secolo XVI. La sua opera sarà perciò sempre giudicata una delle più grandi produzioni storiche che noi possediamo.
Queste considerazioni, che il professore Ranke aveva appena accennate nella prima edizione del suo lavoro, e svolge alquanto più nella seconda, rendono piena giustizia al Guicciardini, e ne determinano l'ingegno ed il valore con una penetrazioue ed una originalità degne veramente del grande critico tedesco. Questi crede però sempre, che i pregi da lui accennati si ritrovino solo nei discorsi, non già nella narrazione, nella quale non si può, secondo lui, sperare d'aver mai la verità obbiettiva dei fatti. «Nur darf man nicht in dem Buche den objectiven Thatbestand der Ereignisse in den Händen zu haben glauben» (a pag. *57 della 2ª edizione). Noi abbiamo invece cercato di provare che questa verità vi si trova, e che le accuse d'inesattezza fatte al Guicciardini assai di rado sono pienamente giustificate. Non ostante però le nostre osservazioni, ci è pur forza conchiudere che, se il professore Ranke fu in questo suo lavoro giovanile troppo avverso al Guicciardini, fu anche il primo ad indicare la vera via che bisognava tenere, per fare una critica sicura della _Storia d'Italia_, e che le poche considerazioni generali con cui egli conchiude, sono ammirabili davvero. Se avesse potuto vedere i manoscritti del grande storico italiano, ci avrebbe certo dato di lui un giudizio diverso, una critica compiuta e definitiva. Per ora ci resta solo a far voti che qualcuno intraprenda una nuova edizione della _Storia_, riscontrandola sui manoscritti, e con l'aiuto di essi ne ricerchi le fonti, e la giudichi, non con la eccessiva severità dell'illustre professore Ranke, ma pur seguendo il metodo da lui indicato.[675]
INDICE DEI NOMI E DELLE MATERIE
A
_Accademia Coronaria_, esperimento letterario poetico fatto nel Duomo di Firenze, I, 183.
_Accademia Platonica_. Fondata da Cosimo de' Medici, I, 42, 107. Breve storia di essa ed esposizione delle sue dottrine, 165 e seg. Principali accademici, 170 e seg. Le sue dottrine si spargono anche fuori d'Italia, 182. Le riunioni degli Orti Oricellari non furono un rinnovamento o una continuazione d'essa, III, 47 e seg.
_Accademia Romana_, fondata da Pomponio Leto, I, 142; III, 142.
_Accademie_ varie italiane, ricordate, III, 142.
_Acciaiuoli Angelo_. Due sue lettere a Piero di Cosimo de' Medici, ricordate, III, 278.
_Acciaiuoli Donato_, traduttore dell'Historia di Leonardo Aretino, III, 200.
_Acciaiuoli Giovanni_, ambasciatore a Roma; brano di una sua lettera ai Dieci, II, 62.
_Acciaiuoli Roberto_. Ambasciatore a Consalvo, I, 486, 492. Sua lettera al M., ricordata, 509. Brano di una sua lettera al M., 559. Oratore in Francia, II, 133, 529, 531, 536. Altre sue lettere al M., ricordate, 133; e testo d'una di esse, 538. Sue lettere ai Dieci di balìa, ricordate, 151. Consiglio da lui dato a Clemente VII circa il governo di Firenze, III, 297. Lettere del Guicciardini a lui, ricordate, 344 e seg. Di nuovo oratore in Francia, e altre sue lettere a vari, 445 e seg.
_Adimari Andrea_, commissario nella montagna di Pistoia, I, 598.
_Adimari Duccio_, confinato, II, 555.
_Adriani Marcello Virgilio_. Ricordato a proposito dei primi studi del M., I, 301 e seg., 312. Sua elezione in cancelliere della Repubblica, 307. Brevi notizie della sua vita e dei suoi studi, 308, 309. Di una sua orazione latina per l'elezione di Paolo Vitelli in capitano generale della Repubblica, 315. Ricordato, 376. Sua lettera al M., 398, 586-87. Ricordato in lettere al M., 540, 541, 556, 571, 572. Compare al primo figliuolo del M., 606. A sua istigazione il M. scrive il lavoro intitolato _Le Maschere_, 477; III, 147. Conserva il suo ufficio nella cancelleria dopo il ritorno de' Medici, II, 188, 190. Ricordato, 539; III, 495.
_Adriano VI (Cardinale Adriano d'Utrecht)_. Brevi cenni del suo papato, III, 128, 129. Ricordato, 135. Fa imprigionare il Cardinal Soderini, 137. Muore, 294.
_Adriano (Cardinale)_. Piglia parte a una congiura contro Leone X, III, 21.
_Agnadello (Battaglia di)_, II, 109.
_Alamanni_, famiglia, amicissimi de' Medici, III, 46.
_Alamanni Lodovico_. È in Roma; lettera del M. a lui ricordata, III, 37, 173. È a Milano, 405.
_Alamanni Luigi di Piero_, il poeta. Uno dei più assidui frequentatori degli Orti Oricellari, III, 46, 47. È in Roma; sua lettera al padre, 404. A lui e a Zanobi Buondelmonti dedica il M. la sua _Vita di Castruccio_, 67. Interlocutore nell'_Arte della guerra_ del M., 75, 106. Si esalta contro il governo dei Medici, 130; e cospira per uccidere il cardinal Giulio, 135. Scopertasi la congiura, si pone in salvo con la fuga, 136.
_Alamanni Luigi_ di Tommaso. Congiura contro i Medici, ed è preso e decapitato, III, 136.
_Alamanni Piero_. Oratore a Napoli; sua lettera citata, I, 241. Oratore a Milano; sue lettere a Piero de' Medici, 243, 519. Lettera di Luigi suo figliuolo a lui, III, 404.
_Albany (Duca d')_, III, 298.
_Alberti Leon Battista,_ I, 172, 184. Della sua opera _La cura della famiglia_, 185. Erroneamente attribuitogli il disegno del Palazzo degli Orti Oricellari, III, 44.
_Alberti Niccolò_, capitano e commissario d'Arezzo; sua lettera alla Signoria, II, 62, 509.
_Alberti Piero_. Ricordo della sua sepoltura, III, 412.
_Albizzi_, famiglia. Emuli de' Medici, I, 40 e seg. Notizie di essi nella _Storia_ e a proposito della _Storia_ del M., III, 244 e seg., 253, 257 e seg.
_Albizzi Antonfrancesco._ S'adopra a rimettere i Medici in Firenze, II, 175; e conduce Giuliano in casa sua, 180, 551-52. Ricordato, 569, 590.
_Albizzi Giovanni_, I, 532.
_Albizzi Luca_. Commissario in campo contro Pisa; brani e sunti di sue lettere, I, 341 e seg. Minacciato dai soldati del campo, 344. Ricordato, 556. Commissario d'Arezzo, 383.
_Albizzi Rinaldo_. Si tocca delle sue _Commissioni_, I, 197. Si parla di lui nella _Storia_ del M., e a proposito di essa, III, 259 e seg., 272.
_Albret (d') Carlotta_. Sposa il Valentino, I, 269.
_Alègre (d') Ivo,_ capitano di Francia, I, 340, 346; II, 161, 162. Muore, 162.
_Alessandro VI_, papa. — Ved. _Borgia Roderigo_ cardinale — Sua elezione, I, 230, 234; e suoi primi atti, 234 e seg. Suo malanimo contro il Re di Napoli, 244; e sua politica mentre Carlo VIII sta per calare in Italia, _ivi_ e seg., 249-50. Celebra una messa a cui assiste il re Carlo, 254. Sborsa una taglia ai Francesi per riavere Giulia Farnese e Adriana Orsini cadute nelle lor mani, 253-54. Entra in una lega contro Carlo VIII, 256. Fa guerra agli Orsini, 258 e seg. Come senta la morte del Duca di Gandia suo figlio, 261. Fa lega col Re di Francia, e con qual fine, 269. Nomina a un tratto dodici cardinali, 275. Entra in un segreto accordo tra Francia e Spagna, 276. Della sua condotta col Savonarola, 282 e seg. Di un suo colloquio con un agente del re Federigo di Napoli, 537. Colloqui del M. col Cardinale di Rouen intorno a lui ed al Valentino, 352 e seg. S'appropria le sostanze del cardinale Battista Ferrari defunto, 381. Sua esultanza per l'occupazione di Camerino fatta dal Valentino, _ivi_. Cerca amicarsi i Fiorentini, 386. Ciò che facesse in Roma, dalla ribellione degli Orsini al Valentino alla loro cattura e morte, 411 e seg. Fa ogni opera per cattivarsi l'amicizia de' Veneziani, 413. S'impazientisce dei lenti progressi del Valentino in Romagna, 414. Simulati dissensi tra lui e il Valentino, 432-33. S'adopera con ogni mezzo a far denari, 433 e seg. Sua politica tra Francia e Spagna, 437-38. Sua malattia e morte, e sepoltura, 438 e seg.; e della voce sparsasi di veleno, 442. Si accenna a un suo strattagemma per impadronirsi dei Baglioni di Perugia, 479. Brani di lettere di Agostino Vespucci al M. relative a lui, 558 e seg. Ricordato, II, 329; e dal M. nel suo Principe, 381, 383, 386, 392, 601, 609, 610, 617 e seg. Giudizio che fa di lui Cristina di Svezia, 437, 601, 617. Ricordati i suoi mezzi di far danari in confronto con Leone X, III, 36. Ricordato, 491. Delle notizie relative ad esso e agli altri Borgia nella _Storia_ del Guicciardini, 495.
_Alexis_. Sua commedia intitolata _Mandragorizomene_, ricordata, III, 147.
_Alfieri Vittorio_, difensore del M., II, 447.
_Alfonso I d'Aragona_, re di Napoli, I, 75. Gli eruditi alla sua corte, 153 e seg. Della sua liberazione dalle mani del Duca di Milano, narrata dal M., III, 269.
_Alfonso II d'Aragona_, re di Napoli. — Ved. _Aragona (d') Alfonso_.
_Alfonso I d'Este_, duca di Ferrara. Sposa Lucrezia Borgia, I, 380. Notizie di lui e della sua corte, II, 33. Si dichiara contro Venezia dopo la battaglia di Vailà, 109. Sua celebre artiglieria ricordata, _ivi_; III, 84, 348. Si trova alla battaglia di Ravenna, II, 161. Promessa fattagli da Leone X di restituirgli Modena e Reggio, III, 17, 18. Assediato dai soldati della Chiesa, 28. Ricordato nell'_Arte della guerra_ del M., 117. Ricupera quasi tutto il suo stato toltogli da Leone X, 127-28. Manda aiuti di denari e d'armi agl'Imperiali di Carlo V, 348 e seg. Ricordato in lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 445, 454.
_Alidosi Francesco_, cardinale, legato di Giulio II in Bologna. Abbandona quella città ai Francesi, II, 143. Delle voci corse circa le sue relazioni col Papa, 144. Ucciso dal Duca d'Urbino, 145.
_Alighieri Dante._ Paragone tra lui e il Petrarca, I, 82 e seg. Del suo libro _De Monarchia_, II, 236 e seg. Ricordato dal M. nel _Principe_, 371, 372, 388: e nel _Dialogo sulla lingua_, III, 182-83, 185, 186, 191; e nella _Storia_, 230.
_Altoviti Bardo_, III, 278.
_Altoviti Iacopo_, III, 403.
_Alviano Bartolommeo_, I, 259. Si teme voglia tentare un'impresa nell'Italia centrale, 478, 616, 621 e seg. I suoi disegni si restringono in Toscana, 484 e seg. S'avanza, 489 e seg.; e relativa lettera dei Dieci a Antonio Giacomini, 624. Rotto dai Fiorentini, 491-92, 626. È al soldo di Venezia contro l'Imperatore; suoi fatti d'arme, II, 70 e seg. Fatto prigione alla battaglia d'Agnadello, 108-9. Rotto da Raimondo di Cardona, III, 9. Rompe gli Svizzeri a Malignano, 13.
_Amboise (d') Carlo,_ signore di Chaumont. Viene di Francia in aiuto del Valentino, I, 386; si ritira, 404. Mandato dal Re di Francia in aiuto di Giulio II, 501. Comanda la gente del Re nella guerra contro il Papa, II, 125, 131, 142. Muore, 142.
_Amboise (d') Giorgio_, arcivescovo di Rouen, I, 336. Cardinale e governatore di Milano per Luigi XII, 339, 340. Come debbano comportarsi seco il M. e Francesco della Casa inviati al Re di Francia, 348. Suoi colloqui col M., 352, 465. Sdegnato coi Veneziani, 458. Muore, II, 125. Ricordato dal M. nel _Principe_, 379.
_Ambrogini Angelo_. — Ved. _Poliziano_.
_Amico Gaspare_. Critica di alcuni luoghi della sua _Vita di N. M._, I, 466-67; II, 114, 147; III, 38, 132-33. Ricordata la detta _Vita_, II, 495.
_Ammirato Scipione_. Errori da lui riscontrati nella _Storia_ del M., e giudizio che fa di quell'opera, III, 278, 279.
_Ancona_, III, 391.
_Andrea (frate)_, III, 405.
_Anghiari._ Assediata dalle genti del Valentino, I, 564. Della battaglia _ivi_ presso seguita tra le genti dei Fiorentini e quelle di Filippo Maria Visconti, narrata dal M. e da altri storici, III, 270-71.
_Anghiari (d') Baldaccio_, I, 41; III, 272.
_Anna_, sorella d'Enrico VIII re d'Inghilterra e moglie di Luigi XII re di Francia, III, 10.
_Antinori Amerigo_, commissario di Castrocaro; lettera dei Dieci a lui, I, 449, 602.
_Appiano (d') Iacopo IV_. — Ved. _Iacopo IV._
_Aragona (d') Alfonso I_, re di Napoli. — Ved. _Alfonso I d'Aragona_.
_Aragona (d') Alfonso_, figlio di Ferdinando I re di Napoli, I, 78, 208. Dà per moglie una sua figliuola a Giuffrè Borgia, 246. Succede al padre nel regno, 249; che poi rinunzia, 255.
_Aragona (d') Beatrice_, I, 244.
_Aragona (d') Eleonora_, moglie del duca Ercole d'Este, I, 244.
_Aragona (d') don Federigo_, principe d'Altamura, I, 246. Va contro i Francesi nella loro venuta in Italia, ed è respinto, 250. Succede a Ferdinando II suo zio nel regno di Napoli, 257. — Ved. _Federigo d'Aragona_, re di Napoli.
_Aragona (d') Ferdinando_, duca di Calabria figlio di Alfonso II re di Napoli. Sue fazioni di guerra nella venuta dei Francesi in Italia, I, 250, 252, 255. Succede al padre nel regno, 255. Rientra in Napoli, e muore, 257.
_Aragona (d') Ferdinando I_, re di Napoli. — Ved. _Ferdinando I_.
_Aragona (d') Isabella_, moglie di Giovan Galeazzo Sforza, I, 229, 244, 249.
_Aragona (d') Sancia_. Si accenna al suo matrimonio con Giuffrè Borgia, I, 246. Ricordata a proposito dell'uccisione del Duca di Gandia, 263. Esiliata da Roma, 273. Assiste in Roma il Duca di Bisceglie suo fratello, ferito, _ivi_. Amata dal Valentino e dal cardinale Ippolito d'Este, 418.
_Aragonesi_, famiglia. S'estingue il loro dominio in Napoli, I, 363.
_Arbitrio_, tassa, I, 426.
_Ardinghelli Piero._ Sue _Lettere_ citate, I, 403, 408. Commissario al Borgo a San Sepolcro; lettera dei Dieci a lui, 594. Segretario di Leone X; sua lettera ostile al M., II, 370. Dubita il M. ch'e' si faccia onore co' Medici del suo libro del _Principe_, 374. Ricordato, 558, 563; III, 405.
_Aretino Carlo_. — Ved. _Marsuppini_.
_Aretino Leonardo_. — Ved. _Bruni_.
_Arezzo_. Cade in mano delle genti del Valentino, I, 366, 367. Ricuperata dai Fiorentini, 370, 371. Ricordata, III, 480.
_Arezzo (d') Paolo_, mandatario del Papa al Re di Francia, III, 469.
_Ariosto Lodovico_. Accenno al suo _Orlando Furioso_, I, 225. Notizie di lui e delle sue opere, e di nuovo dell'_Orlando_, II, 33, 37 e seg. Opere più recenti intorno a lui, ricordate, 43 e seg. Le sue commedie son recitate innanzi a Leone X, III, 32; che gli accorda il suo favore, a parole ma non in fatti, 33. Il M. legge con grande ammirazione il suo _Orlando_, 37. Governatore in Garfagnana, 136. Delle sue _Commedie_, 142 e seg.; e di nuovo dell'_Orlando_, 144. Ricordate le sue ottave in confronto con quelle del M., 180. Una delle sue Commedie ricordata dal M. nel _Dialogo sulla lingua_, 188.
_Ariosto Niccolò_, padre di Lodovico, II, 37.
_Ariosto Virginio_, figlio di Lodovico. Sue _Memorie_, ricordate, II, 40.
_Aristotele_. Del paragone fatto tra lui e il M., II, 278 e seg. Ricordato a proposito del libro del _Principe_, 394, 398, 399.
_Aristotele_. — Ved. _Sangallo (da) Bastiano_.
_Arlia C._ Citato a proposito d'una farsa attribuita al M., III, 167.
_Armellini (Cardinale)._ Debito lasciato con lui da Leone X, III, 36.
_Arno_, Vani tentativi dei Fiorentini per deviarne il corso da Pisa, I, 468 e seg., 609 e seg.
_Artaud._ Sua opera intorno al M., ricordata. II, 203, 272, 494; III, 198.
_Arte della Lana (Consoli dell')_. Commissioni da essi date al M., III, 124, 125, 328.
_Arti belle_ nel secolo di Leone X, anzi di Giulio II, II, 2 e seg. Principali opere sulla storia di esse, ricordate, 31 e seg.
_Arti maggiori e minori_ di Firenze. Accenni ad esse nella _Storia_ e a proposito della _Storia_ del M., III, 234, 244, 247, 253-54, 258, 259, 265.
_Ascoli (d') Enoch_, raccoglitore di codici per Niccolò V, I, 126.
_Aubigny (Monsignore d')_, I, 249, 252, 524.
_Auch (Cardinale d')_, II, 530.
_Austria (di) Eleonora_, sorella di Carlo V, III, 457.
B
_Baccio Bigio_. Si attende e sollecita la sua venuta a Firenze per conto della fortificazione delle mura, III, 436 e seg., 442.
_Bacone da Verulamio_, fautore del M., II, 446.
_Baglioni,_ signori di Perugia. Avversati dagli Oddi, I, 157. Fuggono da Perugia, 408. Ricordati dal M. nel _Principe_, II, 609.
_Baglioni Gentile._ Entra in una lega contro il Valentino, I, 384.
_Baglioni Giovan Paolo._ Occupa Arezzo per il Valentino, I, 366. Entra in una lega contro di lui, 384. Fugge da Perugia, 408; e va verso Lucca, 411. Notizie della sua condotta al soldo dei Fiorentini, 450, 465, 468. Scaduta la condotta non pare disposto a rinnovarla, 478. Lettera dei Dieci a lui, 616. È mandato a indagare l'animo suo il M., 479. Notizie precedenti di lui e della sua signoria in Perugia, 480 e seg. Si rifiuta di servire i Fiorentini, 482, 483. Si arrende a Giulio II, e relativo accenno nei _Discorsi_ del M., 497; II, 309. Ricordato, I, 568, 623, 624. È al soldo de' Veneziani, II, 124, 556. Spodestato della signoria di Perugia e decapitato, III, 24.
_Baglioni Grifone_, I, 480, 481.
_Baglioni Guido_. Si ricorda una sua risposta ad Alessandro VI, I, 479.
_Baglioni Malatesta_ e _Orazio_. Tornano in Perugia, III, 128. Cercano mutare il governo in Siena, 134. Il cardinal Giulio de' Medici gli conduce ai suoi stipendi, _ivi._
_Baglioni Orazio_. — Ved. _Baglioni Malatesta_.
_Baglioni Ridolfo_, I, 480.
_Baldelli Gio. Battista_. Suo Elogio del M. cit., I, 297; II, 414, 494; III, 370.
_Balìa_ creata in Firenze al ritorno de' Medici, II, 182-3, 208.
_Bandinelli Baccio_. Dà opera agli apparati per la venuta di Leone X in Firenze, III, 16. Gli è commessa dal Papa una copia del gruppo del Laocoonte, 17.
_Bandini Bernardo_, uno della congiura de' Pazzi, III, 282, 283.
_Bandini Francesco_. Di una sua commissione presso il Guicciardini in campo, III, 361.
_Baraballo_, verseggiatore alla corte di Leone X, III, 30, 31.
_Barbadori Niccolò_, III, 261, 262.
_Bàrbera_, commediante. Ricordata in lettere del M. al Guicciardini, III, 331, 334, 335; e in altra lettera al M., 344, 444.
_Bardella_, corsaro genovese, II, 92, 95.
_Bardi Cecco_, III, 390.
_Bardi Mariotto,_ III, 403.
_Bargagli contessa Caterina_. Possiede una filza di lettere di vari al M., e la mette a disposizione dell'Autore, II, 62, 509, 510; III, 340.
_Barlacchia_ o _Barlacchi_, sottoscrizione autografa del M. nel manoscritto, pure autografo, della _Commedia in versi_ a lui attribuita, III, 168; e notizie di questo nome, _ivi_.
_Barsizza Guiniforte_, I, 153.
_Barthélemy Saint-Hilaire_. Dei suoi giudizi sul M., II, 434.
_Bartolini Giovan Battista_. Commissario nel campo dei Fiorentini contro Pisa, I, 341, 343. Lettera dei Dieci a lui, II, 508.
_Bartolini Salimbeni Gherardo_. La sua _Cronichetta sopra le ultime azioni di Lorenzo Duca d'Urbino_ è una delle fonti del Guicciardini, III, 491.
_Baschi (de' ) Perrone_, I, 251, 524.
_Basilio (don)_, abate di Camaldoli. Fa testa ai Veneziani nel Casentino, I, 316. Guarda i dintorni di Firenze dalle incursioni del Valentino, 359.
_Baumgarten H._ Suoi giudizi intorno al _Principe_ del M., II, 487 e seg.
_Bayeux (Cardinale di)_. Aderisce al Concilio di Pisa contro Giulio II, ed è privato delle sue dignità e benefizi, II, 149.
_Bayle,_ III, 368, 369.
_Beaucaire (Etienne de Vesc, siniscalco di)_, I, 239, 244.
_Beaumont_. Mandato dal Re di Francia in aiuto dei Fiorentini contro Pisa, I, 340, 342, 343. Come debbano comportarsi con lui gli ambasciatori fiorentini mandati al Re di Francia, 348.
_Beccadelli Antonio_ detto _Il Panormita_, I, 75, 148. È alla corte d'Alfonso I di Napoli; e del suo _Hermaphroditus_, 154, 155. Ricordato dal M. nel _Principe_, II, 388.
_Becchi Gentile,_ oratore in Francia; che cosa pensi e scriva della prossima venuta di Carlo VIII in Italia, I, 242.
_Becchi Ricciardo_, oratore a Roma; estratti di sue lettere fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 491.
_Bellacci Pandolfo._ A lui indirizza il Buonaccorsi una copia manoscritta del _Principe_ del M., II, 415, 420.
_Bembo Pietro_, II, 35, 36. Segretario di Leone X, 206; III, 3; e uno de' migliori letterati della sua corte, 32.
_Benivieni Girolamo,_ III, 131.
_Bentivoglio_, famiglia. Rientrano in Bologna, II, 143.
_Bentivoglio Annibale_. È al soldo de' Fiorentini, I, 627.
_Bentivoglio Ercole_. Al soldo dei Fiorentini contro Pisa, I, 599; combatte i tentativi di deviare l'Arno presso quella città, 469. Di una sua lettera al M., relativa al suo _primo Decennale_, 476. Lettera dei Dieci a lui, 486, 620. Dà una rotta all'Alviano, 491, 492, 627; e propone d'assaltar Pisa, 492. Nominato capitano generale, 493.
_Bentivoglio Ermes_. Entra in una lega contro il Valentino, I, 384.
_Bentivoglio Giovanni._ Entra in una lega contro il Valentino, I, 384. Non è incluso nei capitoli dell'accordo tra il Valentino e i suoi collegati, 394. Cacciato di Bologna, 500, 501.
_Bernardi G._ Pubblica le lettere del Guicciardini, luogotenente del Papa, al card. G. B. Giberti, III, 343.
_Bernardini_, mercanti lucchesi, III, 406, 407.
_Berni Francesco_. Suo capitolo contro l'elezione d'Adriano VI, citato, III, 129.
_Bessarione (Cardinale)_, I, 125, 167.
_Bibbiena (da) Bernardo (Dovizi)_. Sue lettere al cardinal Giovanni de' Medici, ricordate, II, 157. Segretario del Cardinale, viene da Prato a Firenze, 180; sua lettera a Piero suo fratello, 550. Creato cardinale, 221. Ricordato ed elogio fattone da Francesco Vettori, 560. Vede alcune lettere del M., 574. Poche altre parole intorno a lui, e della sua morte, III, 3. Ricordata la sua nomina a cardinale, 5. Fa illuminar Roma alla falsa nuova d'una vittoria contro i Francesi, 14. Della sua commedia _La Calandria_, 32, 144.
_Bibbiena (da) Guglielmo_, II, 549.
_Bibbiena (da) Piero (Dovizi)_. Lettere a lui del cardinal Giovanni e di Giuliano de' Medici, II, 177, 549, 182, 552, 197, 553, 555; di Bernardo suo fratello, 550.
_Biblioteca Barberiniana_. Vi sono manoscritti del M., III, 371.
_Biblioteca Medicea_, già dei Frati di San Marco, trasportata in Roma poi ricondotta a Firenze, III, 2.
_Biblioteca Mediceo-Laurenziana_, I, 103; III, 2.
_Biblioteca Quiriniana_ di Brescia. Lettera autografa del M., ivi esistente, III, 396.
_Biblioteca reale di Parma_. Lettera originale del M. ivi esistente, III, 42.
_Biblioteca Strozziana di Firenze_. Vi sono manoscritti del M., III, 371.
_Biblioteca Vaticana._ Aperta al pubblico da Sisto V, I, 146. Manoscritti di opere del M. che vi si conservano, III, 182.
_Biliotti Pandolfo_, confinato, II, 555.
_Binet Stefano._ Suo racconto del preteso sogno avuto dal M. in punto di morte, III, 368.
_Bini (Banco dei)_. Debito lasciato con essi da Leone X, III, 36.
_Biondo Flavio_, I, 134. Di una sua lettera a Leonardo Aretino intorno alla lingua, III, 189. Principale iniziatore della critica storica, 201, 202; e citazione di alcune monografie intorno ad esso, _ivi_. Da lui imita e traduce il M. il primo libro delle _Storie_, 207 e seg., 216; e raffronti tra i due storici, 221 e seg. Esemplare a stampa delle sue _Storie_ postillato da Donato Giannotti, ricordato, 221. Di lui si vale il M. anche in altri libri delle _Storie_, 233, 266, 269, 270, 271.
_Bisceglie (duca di) Alfonso_. Sposa Lucrezia Borgia, I, 267. Fatto uccidere dal Valentino, 272 e seg.
_Blado_. Stampa per primo i _Discorsi_ e il _Principe_ del M., II, 420.
_Boccaccio_, I, 95. Di lui parla il M. nel _Dialogo sulla lingua_, III, 182, 185.
_Boccalini Trajano_. Come parli del M. nei suoi _Ragguagli di Parnaso_, II, 446.
_Bodino Giovanni_, avversario del M. nel suo libro _De Republica_, II, 431.
_Boiardo Matteo Maria_ e il suo _Orlando Innamorato_, I, 222 e seg.; II, 34.
_Bollmann_. Di un suo scritto in difesa del _Machiavellismo_, II, 450.
_Bologna._ Si dà a Giulio II, I, 501. V'entrano i Bentivoglio e i Francesi, II, 143-44. Assalita dalle genti del Papa e dei confederati, è soccorsa dai Francesi, 158. Ricordata dal M. nel _Principe_, 381, 618. Vi si stipula un trattato tra Leone X e Francesco I, III, 15 e seg.
_Bologna (da) Mancino_, I, 623.
_Bonciani Carlino_, ucciso, I, 584.
_Bonciani Ubertino_, confinato, II, 555.
_Bonifazio VIII_, II, 236.
_Borbone (Conestabile di)_. III, 27. Disertore della Francia, è nell'esercito di Carlo V, 297. Non vorrebbe che il Re di Francia, prigioniero, si abboccasse con l'Imperatore, 304. Giudizi dei contemporanei e dei posteri circa la sua defezione, 308. Ha il comando dell'esercito imperiale; accenni alla sua condotta e ai suoi rapporti con Girolamo Morone, 314 e seg., 319, 349, 353. Voce che Carlo V voglia dargli in moglie una sua sorella, 457. Ricordato, 460. Accenni al suo avanzarsi verso Roma, 352 e seg. Ricordata la sua morte, 315.
_Borgia Angiola_, II, 34.
_Borgia Cesare._ Ottiene l'arcivescovado di Valenza, I, 235, 238. Accompagna Carlo VIII nel suo viaggio a Napoli, 254. Dell'uccisione del Duca di Gandia suo fratello, 261, 262. Va a Napoli a incoronare re Federico d'Aragona, 266; e vorrebbe sposare Carlotta figlia di lui, _ivi._ Spoglia l'abito ecclesiastico, 267. Suo viaggio in Francia, _ivi._ Ottiene il ducato di Valentinois, _ivi_, 268. — Ved. _Valentino (Duca)_.
_Borgia Giovanni_, duca di Gandia, figlio d'Alessandro VI, I, 235, 238, 239. Della sua uccisione, 260 e seg., 525; III, 491. Delle notizie relative ad esso e agli altri Borgia nella _Storia_ del Guicciardini, 495.
_Borgia Giovanni_, figlio di Alessandro VI. Due brevi relativi alla sua legittimazione, ricordati, I, 264.
_Borgia Giovanni_, nipote d'Alessandro VI, vescovo di Monreale. Nominato cardinale, I, 235. Sua morte, 436. Ricordata una sua legazione a Perugia, 480.
_Borgia Girolamo_, autore citato dal Guicciardini nei materiali per la sua _Storia_, III, 491.
_Borgia Giuffrè_, I, 235, 238. Si tocca del suo matrimonio con una figliuola del Re di Napoli, I, 246.
_Borgia Lucrezia._ Fanciulla, sta in casa di Adriana Orsini, I, 234, 236. Si tocca della sua cultura e del suo carattere, _ivi_, 237. Promessa sposa a vari spagnuoli, si marita a Giovanni Sforza signore di Pesaro, 237; poi è separata da lui, 264. Partorisce un figlio illegittimo, _ivi_. Sposa don Alfonso duca di Bisceglie, 267; che le è poi ucciso, e come si comporti in tale occasione, 272, 273. Va sposa al duca Alfonso d'Este, 379 e seg. Notizie di lei in Ferrara, II, 34 e seg. Delle notizie relative a lei e agli altri Borgia nella _Storia_ del Guicciardini, III, 495.
_Borgia Roderigo_, cardinale. Eletto papa, prende il nome d'Alessandro VI, I, 231. Carattere e qualità di lui, e sua vita prima d'esser papa, _ivi_ e seg. — Ved. _Alessandro VI_.
_Borgognoni A._ Citato a proposito della _Mandragola_ del M., III, 148.
_Boscoli Pietro Paolo_ e _Capponi Agostino_. Della loro congiura contro i Medici, II, 194, 195. Sunto della narrazione della loro morte scritta da Luca della Robbia, _ivi_. Due lettere di Giuliano de' Medici intorno a detta congiura, 197, 198, 553 e seg. Sentenza contro di loro citata, 556.
_Bossi Donato_, grammatico, II, 564.
_Bozzolo (da) Federigo_. Aiuta Francesco Maria della Rovere a ricuperare il ducato d'Urbino, III, 18. Mediatore in un accordo tra i Medici e il popolo sollevato in Firenze, secondo la narrazione del Guicciardini, 358, 484 e seg. passim.
_Bracci_ o _Braccesi Alessandro_. Ambasciatore in Roma; sua lettera ai Dieci relativa all'uccisione del Duca di Gandia, I, 262, 525. Altre sue lettere, ricordate, 262 e seg. È uno dei segretari della Signoria, e gli succede il M., 307. Di nuovo oratore al Papa, 386, 579. Estratti di sue lettere fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 491.
_Bracci Giovambattista_. Due sue lettere al M., III, 64, 406 e seg.
_Braccio da Montone_, III, 88, 219.
_Bracciolini Poggio_, I, 107. Traduttore di Diodoro Siculo, 125, 535; II, 578. Della sua opera _De varietate fortunae_, I, 140. Del suo libro _De infelicitate principum_, II, 246. Ricordato dal M. nel _Principe_, 388. Si ragiona di lui come storico, III, 200 e seg. Sua _Storia_, ricordata, 205, 271.
_Bramante_, architetto, II, 29; III, 34.
_Brancacci Giuliano_. Ricordato in lettere di Francesco Vettori al M., II, 559 e seg.
_Brescia_. Tolta ai Francesi da Giulio II e da' suoi confederati, II, 158. Ricuperata e posta a sacco dai Francesi, 159. Ricordata dal M. nei suoi _Discorsi_, 323. Presa da Francesco I, III, 14. Lettera autografa del M. nella sua _Biblioteca Quiriniana_, 396.
_Brevio Giovanni_. Traduttore d'Isocrate, I, 534. A lui viene attribuita la _Novella di Belfagor_ del M., III, 198.
_Briçonnet Guglielmo_, signore de la Touraine e vescovo di San Malò, I, 239, 244. Nominato cardinale, 254. Aderisce al concilio di Pisa contro Giulio II, II, 147, 150. Privato delle sue dignità e benefizi, 149; poi rintegrato, 206.
_Broncone (Compagnia del)_, in Firenze, II, 184.
_Bruni Leonardo_ d'Arezzo, I, 98, 106, 116, 117. Sua traduzione della _Politica_ d'Aristotele, ricordata, II, 285, 393. Ricordato a proposito del _Dialogo sulla lingua_ del M., III, 189. Si ragiona di lui come storico, 200 e seg. Ricordata la sua _Storia_, 205, 207, 230; di cui si vale il M.; e luoghi di raffronto tra i due storici, citati, 251, 253. Dove termini la detta _Storia_, 272.
_Bruto Michele_. Accenno alla sua _Storia_ a proposito di quella del M., III, 279.
_Buonaccorsi Biagio_. Si lega d'intima amicizia col M., I, 313. Dell'opinione che vorrebbe attribuire il suo _Diario_ al M., 317. Sue lettere al M., oratore a Forlì, 325, 536 e seg. Notizie di lui e dei suoi scritti; e di nuovo del suo _Diario_ falsamente attribuito al M., 325; qual _Diario_ è tutto ricopiato dal Nardi nella sua _Storia_, 327; II, 183; III, 489. Altri suoi scritti ricordati intorno alla guerra pisana, I, 342. Sue lettere al M., ambasciatore in Francia, 355, 555. Una riflessione a proposito delle sue lettere al M., 387, 388. Sue lettere al M., ambasciatore al Valentino, 398, 400, 405, 573 e seg., 581 e seg.; 587 e seg.: e a Roma, 456, 463, 604 e seg.; 629 e seg. La sua moglie visita quella del M., 584, 606, 608. Sua relazione sui tentativi per deviare il corso dell'Arno a Pisa, ricordata, 469. Di nuovo ricordato in lettere al M., 572, 578. Pressato a recarsi in Francia non vuole andarvi, 585, 586; e se ne libera, 588. Compare al primo figliuolo del M., 606. Altre sue lettere al M., citate, II, 121, 134. Privato d'ogni ufficio al ritorno de' Medici in Firenze, 191. Di sua mano è ritenuta una copia del _Principe_ del M., 415, 416; e brano della lettera con cui la indirizza a Pandolfo Bellacci, _ivi_, 420. Ricordato in altra lettera al M., 500. Altre sue lettere al M., 502, 504, 523, 524, 539. Di nuovo ricordato il suo _Diario_, III, 199. Ricordati alcuni suoi estratti di lettere, 286.
_Buonarroti Michelangelo._ Porta denari al M., I, 630, 633. Delle sue opere d'arte, II, 15 e seg., 22, 27 e seg. Sue qualità morali, 31. Porta altri denari al M., 504. Adoprato da Leone X in opere non di suo genio, III, 33. Come si rompa un braccio alla sua statua del David, 358. Suo progetto di fortificazioni di Firenze, ricordato, 360.
_Buondelmonti Rosso_, I, 556.
_Buondelmonti Zanobi_. A lui ed a Cosimo Rucellai dedica il M. i suoi Discorsi, II, 286; III, 49. Uno dei più assidui frequentatori degli Orti Oricellari, III, 46. Ricordato, 410. Il M. dedica a lui ed a Luigi Alamanni la sua _Vita di Castruccio_, 67, e sua relativa lettera al M., ricordata, _ivi_, 74. Uno degli interlocutori dell'_Arte della Guerra_, 75. Si esalta contro il governo dei Medici, 130. Sua proposta di riforma del governo, ricordata, 131, 133. Cospira per uccidere il cardinal Giulio, 135; e scopertasi la congiura, si pone in salvo con la fuga, 136.
_Buonvicini fra Domenico_ da Pescia, discepolo del Savonarola, I, 286 e seg.
_Burchiello_, III, 182.
_Burckhardt Iacopo_. Si ricordano e lodano alcune sue opere, II, 5, 12, 80.
_Burd Arturo_. Sua introduzione al libro del _Principe_, ricordata, II, 279, 377, 385, 392, 393; III, 95. Altro suo scritto sull'_Arte della Guerra_, III, 95.
_Busini Gio. Battista_. Di una sua lettera a proposito del _Principe _del M., II, 422: e di una sua opinione circa l'_Asino d'oro_ dello stesso autore, III, 176. Di una sua lettera al Varchi relativa alla morte del M., 363, 366, 369.
C
_Caen_ (_Balì di_), al campo dei Fiorentini contro Pisa, I, 431.
_Caffini Giuliano_, vicario di Scarperia; lettera dei Dieci a lui, I, 563.
_Calco Bartolommeo_, segretario di Lodovico il Moro, I, 519, 520.
_Caldes Pietro_ o Pierotto, _cameriere_ d'Alessandro VI, ucciso dal Valentino, I, 274.
_Callisto III_, I, 65, 76.
_Cambi Giovanni_. Sue _Istorie_, ricordate, III, 199.
_Cambray_ (_Lega di_) contro i Veneziani. Se ne veggono i germi nei dispacci d'Antonio Giustinian e del M. oratori a Roma, fino dall'elezione di Giulio II, I, 452, 458. Conclusa, II, 107.
_Cambray_ (_Trattato di_) tra il Re di Spagna l'Imperatore e Francesco I, III, 15.
_Camerino_ (_Stato di_). Occupato dal Valentino, I, 381. Ricuperato da Giovan Maria da Varano, 385; III, 128.
_Cammelli Tommaso_, detto _Il Pistoia_, e la sua poesia popolare, I, 220, 335.
_Campanella Tommaso_, avversario del M., II, 433.
_Canacci Giovanni_, II, 530.
_Canello U. A._ Parla molto del M. nella sua _Storia della letteratura italiana_, II, 495.
_Canestrini Giuseppe_. Dei _suoi Scritti inediti di N. M._, I, 327, 330; II, 52; e dei suoi _Documenti sulla Milizia fiorentina_, I, 507; II, 52; III, 434.
_Canigiani Alberto_, III, 395, 396, 399.
_Canigiani Antonio_. — Ved. Martelli Braccio.
_Canigiani Domenico_, oratore in Spagna, III, 450, 463.
_Canossa Lodovico_, vescovo di Tricarico, nunzio del Papa presso Francesco I, III, 11. Nunzio a Venezia, 302, 329; sua lettera a Francesco Vettori, 431.
_Capella_. — Ved. _Capra Galeazzo_.
_Capitani di Parte Guelfa_ di Firenze, III, 442.
_Capo_ (_Da_) _Capino_, inviato del Papa al Re di Francia, III, 447.
_Capponi Agostino_. — Ved. Boscoli Pietro Paolo.
_Capponi Gino_. S'adopra a cacciare Piero Soderini e a rimettere i Medici in Firenze, II, 176.
_Capponi Gino_ di Neri. Suoi _Ricordi_ allegati nel trattato _del Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, II, 261. Sua narrazione del _Tumulto dei Ciompi_, ricordata, III, 199, 251; di cui si vale il M. nella sua _Storia_, 241; e luoghi di raffronto indicati, 248.
_Capponi marchese Gino_. Suoi giudizi sul M. nella sua _Storia della Repubblica di Firenze_, I, x; II, 317, 361; III, 279.
_Capponi Neri_ di Gino, III, 246. Dei _Commentari_ e d'un altro scritto di lui si vale il M. nella sua _Storia_, 269 e seg. Ricordato, 275.
_Capponi Niccolò_. Commissario generale nel campo contro Pisa, II, 95. Si duole che il M. non gli scriva, 503. Ricordato in una lettera al M. 521. Gonfaloniere, III, 360, 476.
_Capponi Piero_, oratore in Francia, I, 242. Si accenna alle sue relazioni con Piero de' Medici, 243, 244. Straccia i capitoli proposti da Carlo VIII, 253. Suo giudizio d'Alessandro VI, 282. Interlocutore nel dialogo del _Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, II, 259, 261. Il ritratto di lui, scritto dal M. ricordato, III, 288. Passo a lui relativo nella _Storia_ del Guicciardini, 490.
_Capra Galeazzo_ detto _Capella_. I suoi _Commentarii de rebus gestis pro restitutione Ducis Mediolanensis_ sono una fonte della _Storia_ del Guicciardini, III, 489, 491.
_Capua_ (_Cardinale di_), I, 560.
_Carafulla_, II, 206.
_Cardona_ (_da_) _Raimondo_, vicerè di Napoli. Capitano generale della Lega Santa contro Luigi XII, II, 149, 158. Viene col Cardinale de' Medici contro Firenze, e che cosa domandi, 169. Arriva a Prato, 172; e lo prende e pone a sacco, _ivi_, 173. Crescono le sue pretese contro la Repubblica, 175. Si adopera per pacificare i Medici con Piero Soderini, 550. Entrato in Firenze è menato in Consiglio e fatto sedere nel luogo del Gonfaloniere, 181. Dei suoi accordi con la Repubblica, a proposito del relativo passo nella Storia del Guicciardini, III, 494. Lascia Firenze e Prato, II, 184. Occupa Parma e Piacenza, III, 8; ed altre sue fazioni di guerra, 9, 12. Va verso Napoli, 13.
_Carducci Baldassarre_. Ambasciatore a Raimondo di Cardona; sua lettera citata, II, 169. Oratore al campo del Cardona e del Cardinale de' Medici, 550.
_Carli Plinio_. Suoi lavori sul M. citati, III, 287.
_Carlo I d'Angiò_ e suoi successori nel regno di Napoli, I, 74.
_Carlo_ (_Arciduca_). Fa alleanza con Francesco I re di Francia, III, 11; che gli promette in moglie la figliuola, 14. Succede al trono di Spagna dopo la morte di Ferdinando d'Aragona, _ivi_. Entra nel trattato di Cambray, 15. Gara tra esso e Francesco I per la successione all'Impero, 24. Suo trattato d'accordo con Leone X, ricordato, _ivi_. Eletto imperatore. — Ved. _Carlo V_.
_Carlo V_, imperatore. — Ved. _Carlo Arciduca_. — Gli è dedicato da Agostino Nifo il suo libro _De regnandi peritia_, II, 417. Studia il _Principe_ del M., 427; e sua ammirazione per esso, 436, 443. Eletto all'Impero, III, 24. Accordo da lui firmato con Leone X, 25, 27. Suo esercito contro Francesco I in Italia, 27. S'insignorisce di Milano, 28. Ricordato, 110. Sua strapotenza dopo la vittoria di Pavia, 299; e suoi accordi con gli avversari, 300. Delle pratiche d'una lega italiana con la Francia contro di lui, 301 e seg., e relative lettere del Marchese di Pescara a lui, ricordate; e brani d'alcune di esse, 306 e seg. Giudizi del Guicciardini circa i suoi disegni ed imprese, 321; e circa i possibili accordi tra lui e il Re di Francia, 335; e delle voci di questi accordi, _ivi_ e seg. Ricordato in lettera del M. al Guicciardini, 338. Cerca accordarsi col Papa, 341; e sua tregua con esso, 342, 346. Progressi e stato del suo esercito, 350. Sua nuova tregua col Papa, 353. Ricordato in lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 445 e seg. passim. Disegni che gli si attribuiscono contro Francesco I e i suoi collegati, 456 e seg. Si accenna a pratiche di pace tra i collegati e lui, 463 e seg.
_Carlo VIII_, re di Francia. Che cosa pensi e scriva poco innanzi alla sua venuta in Italia un ambasciatore veneto in Francia, I, 240; e che cosa pensino e scrivano di quella venuta gli oratori fiorentini a Napoli, 241; in Francia, _ivi_, 242; a Milano, 243, 519; a Venezia, 243. Che cosa ne pensi e scriva il Re di Napoli, 244 e seg. Sua venuta in Italia, 249 e seg.; e in Firenze, e suoi accordi colla Repubblica, 252. Entra in Roma e in Napoli, 253, 254. Torna in Francia, 256. Muore, 258, 286. Si fa umile innanzi al Savonarola, ambasciatore dei Fiorentini a lui, 277, 278. Ricordato dal M. nel _Principe_, II, 387, 617; e nei _Frammenti storici_, III, 287. Del racconto della sua venuta in Italia nella _Storia_ del Guicciardini, 490.
_Carmagnola Francesco_. Ricordato nell'_Arte della guerra_ del M., III, 97.
_Carnesecchi Pierantonio_, commissario in Maremma, I, 485, 486, 490; e lettere scrittegli dai Dieci, 618, 622.
_Carnesecchi Piero_, III, 363.
_Carpi_. Vi va ambasciatore il M. a un Capitolo generale dei Minori, III, 124.
_Carraresi_, signori di Padova, I, 51, 54.
_Carvaial Bernardino_, cardinale di S. Croce. Mandato dal Papa all'imperatore Massimiliano, II, 53.
_Casavecchia_ (_da_) _Filippo_. Sue lettere al M., II, 106, 500, 520. Vede per il primo il _Principe_ del M., 270, 373; che con lui ragiona d'indirizzare quel libro a Giuliano de' Medici, 374. Va a Roma e parla di ciò con Francesco Vettori, 375. Ricordato nelle lettere del Vettori al M., 529, 560 e seg.
_Cascina_. Presa dai Fiorentini, I, 327.
_Casentino_. Si accenna a un tumulto ivi successo, I, 630.
_Castellani Ciango_. Lascia le ragioni del patronato di una pieve ai Machiavelli, I, 531.
_Castello_ (_da_) _Cerbone_, I, 332.
_Castiglione_ (_da_) _Baldassarre_. Accenno al suo _Cortigiano_, I, 228. Gli è attribuita una Relazione scritta da Raffaello da Urbino, III, 35. Nunzio del Papa all'Imperatore; lettera di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia a lui, 463.
_Castiglione_ (_da_) _Bastiano_. Uno dei capi della milizia fiorentina ideata dal M., I, 629, 632.
_Castrocaro_ (_di_) _Feragano_, II, 514, 515.
_Catasto_ (_Legge del_) in Firenze, I, 39; III, 260.
_Catucci Lorenzo_. Di una sua domanda per ottenere il beneficio dello stato, I, 319.
_Cavalcanti Bartolommeo_, traduttore di Polibio, I, 534.
_Cavalcanti Giovanni_, accademico platonico. Esposizione di un suo commento ad un passo del _Simposio_, I, 174. Delle sue _Istorie Fiorentine_, e della loro pubblicazione; e come e quanto se ne valga il M. nella sua _Storia_, III, 254 e seg., 269. Raffronti tra i due storici, 257 e seg. Dove terminino le sue _Storie_, 272.
_Cavalcanti Luca_, I, 628.
_Cavour_ (_Cammillo di_). Si cita un suo giudizio di paragone tra il M. e il Guicciardini, II, 360.
_Cazzuola_ (_Compagnia della_) in Firenze, III, 168, 333.
_Cei Francesco_, I, 558.
_Cenami Bartolommeo_ e _Micheli Buonaventura_, lucchesi. Sotto loro nome alcuni mercanti fiorentini hanno un credito con Michele Guinigi di Lucca, III, 406 e seg.
_Centurioni Iacopo_, mercante genovese, III, 401, 402.
_Ceri_ (_da_) _Renzo_ (_Lorenzo Orsini_), I, 623. Mandato dal Cardinal Soderini a mutare il governo in Siena, III, 134; torna indietro, 135. Si tratta di condurlo agli stipendi della Lega contro Carlo V, 459, 471.
_Cerignola_, III, 108.
_Cerretani Bartolommeo_. Suo giudizio sul M., I, 387. Sua Storia ms. citata, II, 60 e seg. Ricordato, 122.
_Certaldo_ (_Vicario di_). Lettera dei Procuratori delle mura di Firenze a lui, ricordata, III, 438.
_Certosa_ (_Abate della_) presso Firenze. Gli è ordinato dai Procuratori delle mura di Firenze di far tagliare stipa in un suo bosco, III, 443.
_Cervia_, terra dei Veneziani, agognata da Leone X, III, 4.
_Cesari Antonio_. Raffronti della sua traduzione dell'_Andria_ di Terenzio con la traduzione del M., III, 171.
_Cesena_, II, 163. Ricordata dal M. nel _Principe_, 382, 608.
_Cesena (Vescovo di)._ Fatto imprigionare da Alessandro VI, I, 416.
_Châteaubriand (Contessa di)_, sorella di Odetto di Foix, III, 27.
_Châtillon_, II, 153. Riman ferito in un tumulto successo in Pisa, 155.
_Chaumont (Signore di)_. — Ved. _Amboise (d') Carlo_.
_Chiala Valentino_, ufficiale nell'esercito italiano, consultato e citato dall'autore di quest'opera intorno all'_Arte della guerra_ del M., III, 78 e seg. pass.
_Chiusi (Vescovo di)_. Muore, I, 417.
_Christ Gio. Federico_. Si ricorda e cita un suo scritto _De Nicolao Machiavelli libri tres_, II, 85, 414, 425, 431.
_Ciacchi Iacopo_, I, 633.
_Cibo Franceschetto_, I, 71, 72. Sposa Maddalena di Lorenzo de' Medici, _ivi_, 189. Vende due suoi feudi a Gentile Virginio Orsini, 235, 236.
_Cibo Innocenzo_. Creato cardinale, III, 5, Ricordato, 32, 357, 484.
_Citerna (da) Agnolo_. Lettera dei Nove della Milizia a lui, II, 507.
_Clemente_, gesuita spagnuolo. Sua opera contro il M., ricordata, II, 426.
_Clemente VII_. — Ved. _Medici Giulio_, cardinale. — Ricordato, II, 417, 422. Non si offende della libertà con cui il M. giudica i Papi nelle sue Storie, III, 213. Sua elezione, e suo carattere e qualità, 294, 296. Manda a governare Firenze in nome dei Medici il Cardinal Passerini, 297. Esita a scoprirsi tra Francia e Spagna, 298, 300. Accetta e promuove una proposta di una lega italiana con la Francia contro Carlo V, 301 e seg. Sua prigionia in Castel Sant'Angelo ricordata, 315. Il Guicciardini prevede quello che gli avverrà nella lotta con l'Imperatore, 322. Accorda un sussidio al M. per continuare le _Storie_, 324. Persuaso dal M., pensa all'istituzione d'una milizia nazionale nei suoi Stati, 325, 326; e manda perciò il M. a F. Guicciardini con un suo breve, _ivi_, 429; poi abbandona l'impresa, 327. Ricordato, 331. Respinge una proposta del M. di armare Giovanni delle Bande nere contro ogni possibile assalto degl'Imperiali, 337. Tratta col M. di fortificar le mura di Firenze, e come intenda fortificarle, _ivi_ e seg.; e relative lettere dei Procuratori delle mura all'oratore fiorentino presso di lui, 434 e seg. Insulto dei Colonnesi contro di lui, 341, 466, 467, 469. Lettere di Roberto Acciaiuoli, suo oratore in Francia, a vari, 445 e seg. Respinge, poi conclude per forza, una tregua coll'Imperatore, 341, 342, 346, 470. Non sa decidersi nè alla pace nè alla guerra, 350. Nuova tregua tra lui e l'Imperatore, 353. Chiuso in Castel Sant'Angelo, 359 e seg.
_Cognac (Lega di)_, III, 341. Suo esercito, 346. Notizie di essa nelle lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 447 e seg. passim.
_Colle (da) ser Antonio_, I, 574.
_Collenuccio Pandolfo._ La sua _Storia_ è una delle fonti del Guicciardini, III, 492.
_Colleone Bartolommeo._ _Vita_ di lui, ricordata, III, 279.
_Colombino,_ I, 469, 609.
_Colombo Cesare_, corrispondente in Roma di Francesco Guicciardini presidente in Romagna, III, 319, 325, 327.
_Colombo Cristoforo_, II, 32.
_Colonna_ famiglia, ricordata dal M. nel _Principe_, II, 386, 618.
_Colonna (Cardinale)_, nimicissimo di Clemente VII; assalto da lui fatto in Roma, III, 341, 466, 467, 469. Si ritira a Grottaferrata, 342. Ricordato, 346.
_Colonna Egidio_. Esposizione delle sue dottrine politiche, II, 234. Ricordato dal M. nel _Principe_, 388.
_Colonna Fabrizio._ Uno dei comandanti le genti del papa contro i Francesi, II, 142. È alla battaglia di Ravenna, II, 161. Fatto prigioniero, 162. Interlocutore nell'_Arte della guerra_ del M., III, 75; dove espone le dottrine dell'Autore, 87 e seg. pass., 114 e seg.
_Colonna Marcantonio._ Condotto al soldo dei Fiorentini, I, 468. Vuole alloggiare in Maremma, 612. Vuol venire in Firenze, 615. Ricordato, 623. Si trova a combattere e rompere le genti dell'Alviano, 491, 626. Sposa una nipote di Giulio II, 495. Mandato dai Fiorentini in aiuto al Papa, 500. È nel campo dei Fiorentini contro Pisa, II, 97. D'ordine di Giulio II, tenta di far sollevare Genova contro i Francesi, 125. Non accetta la rafferma della sua condotta co' Fiorentini, 527, 533. Si leva la voce essersi acconciato con la Chiesa, 528, 533; e delle sue imprese contro Genova, 530, 534 e seg. Ricordato, 532. Uno dei comandanti le genti del Papa contro i Francesi, 142. Uno dei comandanti della Lega Santa, 158. È alla guardia di Ravenna, 160.
_Colonna Muzio_, II, 535.
_Colonna Prospero_, II, 148. Uno dei comandanti della Lega Santa, 158. Comandante la cavalleria nell'esercito della lega contro Francesco I, III, 12. È proposto al M. di acconciarsi con lui per segretario, 123. È al servizio degli Spagnuoli, _ivi_.
_Commedia dell'Arte_ e _Commedia erudita_ in Italia, che cosa fossero e come nascessero, III, 139 e seg.
_Commines (de) Filippo,_ Delle sue _Memorie_, e giudizi intorno ad esso, I, 244, 251. Suo giudizio intorno agli uomini del suo tempo e intorno alle corti italiane, nella sua venuta con Carlo VIII, _ivi_. Ambasciatore del Re a Venezia, 256.
_Compagnie di ventura_, III, 79, 86, 88.
_Concilio_ o _Conciliabolo di Pisa_, adunato a istanza del Re di Francia, II, 146 e seg., 154. Trasferito a Milano, 155. Disdetto dal Re, 221; III, 9.
_Concilio Lateranense_, indetto da Giulio II contro il Conciliabolo di Pisa, II, 147, 154, 192; III, 9.
_Consalvo_ di Cordova, I, 259, 260. Gli è mandato oratore dai Fiorentini Roberto Acciaiuoli, 486. Manda gente a Piombino per sicurezza di quel signore, _ivi_, 620, 621. Manda gente a difendere Pisa da un assalto dei Fiorentini, 493. Va incontro al Re di Spagna che viene in Italia, e sue proteste d'amicizia ai Fiorentini, 634. Venuto in diffidenza del Re Cattolico vive ritirato in patria, II, 54. Ricordato nell'_Arte della guerra_, III, 97; e nel _Capitolo della ingratitudine_ del M., 178.
_Consiglio degli Ottanta_, I, 280, 281; III, 360.
_Consiglio dei Dugento_, III, 58, 59, 60.
_Consiglio dei Settanta_, I, 46; II, 212.
_Consiglio Maggiore_, I, 279, 281. Il M. vorrebbe ristabilirlo, III, 57, 59, 60. Ristabilito, 360.
_Constabili Beltrando_, ambasciatore ferrarese in Roma. Sua lettera al Duca di Ferrara, I, 600. Annunzia la morte di Alessandro VI, 443.
_Contarini Zaccaria_, ambasciatore veneto in Francia; si accenna a un suo ragguaglio sulle condizioni di quel regno, poco innanzi alla venuta di Carlo VIII in Italia, I, 240.
_Coppola Francesco_, conte di Sarno, I, 77.
_Corbinegli Raffaello_, III, 444.
_Cordova (di) Consalvo_. — Ved. _Consalvo_.
_Corella Pietro_, conestabile al soldo della Repubblica; sua lettera al M., II, 516.
_Coriglia o Coreglia (da) don Michele_ o _Micheletto_. Uccide il duca di Bisceglie, I, 274. Mandato dal Valentino contro i congiurati della Magione, 384, 385. È spagnuolo e non veneto, 384. Altra uccisione da lui commessa, 436, 600. Dopo la morte d'Alessandro VI, fa bottino dei suoi denari e robe pel Valentino, 440. Condotto prigione a Firenze, 460. Eletto bargello del contado e comandante la nuova Milizia fiorentina, 509 e seg., 515; II, 51. Licenziato e perchè, 61. Ucciso, 62. Brano di una lettera a lui relativa, e di nuovo della sua nazionalità, _ivi_, 509; e pagamento di denari fattogli dai Fiorentini, 509. Sue lettere al M., _ivi_, 515. Quando entrasse al servizio della Repubblica, _ivi_. Ricordato, 508.
_Corio Bernardino_, III, 280.
_Corneto (da) Adriano_, cardinale, I, 438-39, 442.
_Corsini Albertaccio._ Lettera del M. a lui, ricordata, I, 582. Eletto degli Otto, 593.
_Corsini Antonio_, II, 514, 515.
_Corsini Gherardo_ di Bertoldo, III, 411. Uno dei cinque Procuratori delle mura di Firenze, III, 435.
_Corsini Luigi_, II, 526.
_Corsini Marietta_. Si accenna al suo matrimonio col M., e si difende da quanto fu ingiustamente scritto contro di lei, I, 387. Si duole dell'assenza del marito, 396, 574, 593. Ricordata in lettere di Biagio Buonaccorsi al M., 574, 576, 584, 586, 594. Lettere del M. a lei ricordate, 586, 589. Dà alla luce il primo figliuolo, e sta in gran passione per l'assenza del marito, 605, 606, 608. Ricordata in altre lettere del Buonaccorsi al M., 629, 630; II, 525, 526. Mandata a salutare da Lodovico suo figliuolo, III, 390, 391. Di una sua lettera al marito, 40, 324; e testo di essa lettera, 397; e del suo affetto di moglie e di madre, 41. Ricordata in lettera del marito 392, 395, 396; e in lettere a lui, 399, 410. Fa premure al marito perchè torni da Lucca, 67. Di nuovo delle ingiuste accuse lanciate contro di lei, 197. Sta con i figliuoli in gran paura dell'arrivo dei Lanzichenecchi contro Firenze; il marito manda a rassicurarla, 355, 475. Nuove di lei mandate dal figliuolo Guido al M., 475. Ricordata a proposito del testamento e della morte del M., 366, 367.
_Corsini Piero_, commissario in campo contro Pisa, muore, I, 546.
_Cortona (Cardinale di)_. — Ved. _Passerini Silvio_.
_Cortona (da) Francesco_, II, 524.
_Cosenza (Cardinale di)_. Aderisce al concilio di Pisa contro Giulio II, II, 147, 150; ed è privato delle sue dignità e benefizi, 149.
_Cowper (Lord)_. Promuove e gli è dedicata un'edizione delle Opere del M., III, 371-72.
_Cremona_, assediata e presa dall'esercito della lega contro Carlo V, III, 343 e seg. passim., 465, 466, 469, 471.
_Criaco (messer)_, I, 597, 619.
_Criaco (di messer) Bernardino_, I, 597.
_Crisolora Emanuele_, I, 99, 100, 104, 106.
_Cristianesimo_ e _Paganesimo_ formano, secondo i neoplatonici, una sola cosa col Platonismo, I, 175, 176, 177; II, 196.
_Cristina_, regina di Svezia. Sue annotazioni al _Principe_ del M., II, 436, 437, 593 e seg.
_Crivellucci Amedeo_. Si cita un suo lavoro _Del governo popolare in Firenze secondo il Guicciardini_, II, 290.
_Crociata_ contro il Turco, propugnata da Pio II, I, 66, 67, 68.
_Cromwell Tommaso_. Studia il _Principe_ del M., 427, 428.
_Cusano Niccola_, I, 145.
D
_D'Ancona Alessandro_. Citato a proposito della _Calandra_ del Bibbiena, III, 145.
_Da Diacceto Francesco_ il _Nero_, uno dei più assidui frequentatori degli Orti Oricellari, III, 46.
_Da Diacceto Francesco_ il _Pagonazzo_, uno dei più assidui frequentatori degli Orti Oricelliiri, III, 47; e altre notizie di lui, _ivi_, 48.
_Da Diacceto Iacopo_. Si esalta contro il governo de' Medici, III, 130; e cospira per uccidere il cardinal Giulio, 135. Decapitato, 136.
_Da Diacceto Zanobi_. III, 46.
_Da Filicaia Antonio_, commissario in campo contro Pisa, II, 96.
_Da Filicaia Berto_, vicario di Pescia; lettera dei Nove della Milizia a lui, II, 506.
_Daguet Alessandro_. Sua memoria _Machiavel et les Suisses_, ricordata, II, 66.
_D'Aquino (san Tommaso)_. Esposizione delle sue dottrine politiche, II, 237. Ricordato a proposito del _Principe_ del M., 394.
_Da Uzzano Niccolò_, III, 257. D'un suo colloquio intorno a Cosimo de' Medici, nelle _Storie_ del Cavalcanti e del M., 261.
_D'Avalos Ferdinando_, marchese di Pescara. Prigione dei Francesi alla battaglia di Ravenna, II, 162. Ricordato, III, 27, 297. Sua eroica condotta alla battaglia di Pavia, 298 e seg. Sue ire contro il Vicerè di Napoli, 304. Gli è offerto il regno di Napoli, con la direzione di un'impresa italiana contro l'Imperatore, _ivi_, 305 e seg., 316 e seg. Sue lettere all'Imperatore, ricordate, e brani d'alcune di esse, 306 e seg. Notizia della sua morte, e particola del suo testamento relativa a Girolamo Morone, 313.
_Da Vinci Leonardo_, II, 11 e seg., 18 e seg., 22, 31; III, 346.
_Decima_, imposta. Sua istituzione in Firenze, I, 281.
_Decima scalata_, I, 365.
_De Grassi Paride_. Suo _Diario_ cit., III, 16.
_De Gubernatis Angelo_. Citato a proposito della _Mandragola_ del M., III, 147.
_De Langres_, capitano francese spedito in aiuto de' Fiorentini ad Arezzo, I, 371.
_De la Tour d'Auvergne Maddalena_, moglie di Lorenzo de' Medici, III, 22. Sua morte, 23.
_Del Bello_, famiglia, di Firenzuola, II, 511.
_Del Bello Achille_, II, 511.
_Del Bello Francesco_, II, 514.
_Del Bene_, compagnia di banco, II, 571, 574.
_Del Bene Piero_, amico privato del Valentino, inviato a lui dai Fiorentini, I, 358. Ricordato, II, 566, 571, 573, 574.
_Del Bene Tommaso_, II, 502.
_Del Benino Filippo_, II, 574.
_Del Benino Neri_, III, 392.
_Del Caccia Alessandro_, III, 350.
_Del Corno Donato_. Notizie di lui nel carteggio del M. con Francesco Vettori, II, 216, 217, 563-573 passim; III, 429, 431, 433; e in una lettera di Filippo de' Nerli al M., III, 412.
_De Leyva Antonio_. È alla battaglia di Pavia, III, 297 e seg. Suoi rapporti con Girolamo Morone, 311 e seg. Ricordato, 315, 360.
_Del Fiesco Gianluigi_, I, 634; II, 528.
_Della Casa Francesco_. Oratore in Francia poco innanzi alla venuta di Carlo VIII in Italia, che cosa ne pensi e scriva, I, 241. Commissario nel campo contro Pisa, 345. Di nuovo oratore in Francia col M., 347; e sunto delle istruzioni date loro, 348. Scarso salario assegnatogli, 349. S'ammala, 351. Ricordato in lettera di Biagio Buonaccorsi al M., 557.
_Della Golfaia Giorgio_, II, 513.
_Della Mirandola Antonio Maria_, I, 526.
_Della Mirandola Giovanfrancesco_, I, 637.
_Della Mirandola Giovanni_. — Ved. _Pico._
_Della Mirandola Lodovico_, I, 637.
_Della Palla Giovan Battista._ Alcune notizie intorno a lui, III, 47. Interlocutore nell'_Arte della guerra_ del M., 75. Congiura contro i Medici, 134, 135. Di una sua lettera al M., relativa alla _Mandragola_, 148.
_Della Porta fra Bartolommeo_, II, 10, 21, 22, 31.
_Della Robbia Luca_ Della sua _Recitazione del caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi_, II, 195 e seg.
_Della Rovere Francesco Maria_. Gli è tolta dal Valentino Sinigaglia, I, 405. Duca d'Urbino, II, 109; comanda le genti di Giulio II contro i Veneziani, _ivi_; poi contro i Francesi, 126, 141. Sconfitto, 144. Uccide il cardinale Francesco Alidosi, 145; ed è privato d'ufficio dal Papa e sottoposto a un giudizio, _ivi_; poi assoluto, 148. A lui dedica Polidoro Vergilio il suo libro _De Prodigiis_, 458. Della guerra mossagli da Leon X, per cui perde lo stato, III, 17 e seg.; che poi ricupera dopo la morte del Papa, 127-28. Sua libreria ricordata, 19. Cerca mutare il governo in Siena, 134. Il cardinal Giulio de' Medici lo conduce ai suoi stipendi, _ivi._ Capitano dei Veneziani nella lega contro l'Imperatore, 342 e seg.
_Della Rovere Giovanni_, I, 250, 405; III, 465.
_Della Rovere Giuliano_, cardinale. Torna a Roma dopo la morte d'Alessandro VI, I, 445. Eletto papa. — Ved. _Giulio II_.
_Della Sassetta Ranieri_, soldato di ventura, nemico dei Fiorentini, I, 329, 485, 545. Viene in Firenze al ritorno de' Medici, II, 182.
_Della Stufa Giovanni_, III, 472, 473.
_Della Stufa Luigi_ e _Martelli Ugolino_, oratori in Francia; brano di una loro lettera al M., I, 399.
_Della Stufa Prinzivalle._ Congiura contro la vita del gonfaloniere Soderini, II, 137.
_Della Valle ser Antonio._ Uno dei coadiutori nella cancelleria dei Dieci, I, 538, 540, 576, 577, 593. Fa un modello d'un «ponte levatoio sopr'Arno», II, 505. Sua lettera al M., 533. Ricordato, III, 286.
_Del Morello ser Filippo_, II, 526.
_Del Nero Bernardo_, interlocutore nel dialogo del _Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, II, 259 e seg.
_Del Nero Francesco_. Sua lettera al M., II, 120, 525. Ricordato, 524, 580. Notizie intorno ad esso e alla sua parentela col M., 525, 526. Uno degli Ufficiali dello Studio da' quali ebbe il M. la commissione di scrivere le _Storie_, III, 120. Lettera del M. a lui intorno a detta commissione, _ivi_. Lettera di lui al M., 324, 430. Lettera di Filippo de' Nerli a lui relativa al M., 333, 433. Ricordato, 366, 428.
_Del Nero Niccolò_. Designato oratore al Re di Spagna, I, 632.
_Del Nero Piero_, I, 584, 635, 637.
_Del Papa Antonio_ di Zanobi, trombetto di don Michele da Coreglia, II, 508.
_Del Pugliese Francesco_, II, 526.
_Del Sarto Andrea_. Dà opera agli apparati per la venuta di Leone X in Firenze, III, 16. Dipinge uno scenario per la _Mandragola_ del M., 333.
_Del Seppia Miniato_, II, 509.
_Del Tovaglia Masino_, II, 502.
_Del Verrocchio Andrea_, II, 11.
_Derôme_. Suo giudizio intorno al M., II, 428.
_De Sanctis Francesco_. Come discorra del M. nella sua _Storia della letteratura italiana_, e critica dei suoi giudizi, II, 482 e seg.
_De Scruciatis_ o _Scruciato Giulio_, napoletano. Il M. scrive in suo favore, I, 354; e altre notizie di lui, _ivi_.
_De Spiritibus Andrea_. Fatto imprigionare da Alessandro VI, I, 416:
_D'Este_, famiglia, I, 159.
_D'Este Alfonso_. — Ved. _Alfonso I d'Este_.
_D'Este Beatrice_, moglie di Lodovico il Moro, I, 230.
_D'Este Eleonora_. — Ved. _Aragona (d') Eleonora_.
_D'Este Ercole_. — Ved. _Ercole d'Este_.
_D'Este Ferrante_, II, 34, 35.
_D'Este Giulio_, II, 35.
_D'Este Ippolito_, cardinale. Fugge da Roma, I, 418. Fa trarre gli occhi a don Giulio suo fratello, II, 34, 35.
_Deti Ormannozzo_, II, 550.
_De Vesc Etienne_. — Ved. _Beaucaire_.
_Diaccetino (Il)_, uno dei principali frequentatori degli Orti Oricellari, III, 47.
_Diamante (Compagnia del)_, II, 187.
_Dieci di balìa_. Della loro cancelleria, I, 306, 540, 583. Loro balìa e loro abusi, 318. Se ne sospende la elezione, poi si rieleggono, 319, 334, 353, 356. Loro lettere a Paolo Vitelli, 542; ai Commissari fiorentini presso di lui, 543, 546; a un Vicario di Scarperia, 563; ad Antonio Giacomini, 564 e seg.; a Pier Soderini, 569; a Piero Ardinghelli commissario al Borgo San Sepolcro, 594; ai Commissari nel campo contro Pisa, 596, 599; al Commissario di Castrocaro, 602; ad Antonio Giacomini, e a Tommaso Tosinghi commissario contro Pisa, 609 e seg.; a Giampaolo Baglioni, 616; al Capitano di Livorno, 617; a Pierantonio Carnesecchi commissario in Maremma, 618, 622; ad Ercole Bentivoglio governatore nel campo contro Pisa, 620; ad Antonio Giacomini commissario contro Pisa, 624; a Giovambatista Bartolini, II, 508. Sono loro sostituiti gli Otto di pratica, 209; III, 58. Ristabiliti, 360, 364. Deliberazione con cui eleggono Donato Giannotti in loro segretario, 476; e loro stanziamenti di salario a favore d'esso Giannotti e di Francesco Tarugi suo predecessore, 477.
_Dijon (Balì di)_, I, 566.
_Dioscoride_. Sua opera _Ars medica_ tradotta da Marcello Adriani, I, 309.
_Doffi Iacopo_. Sunto del rapporto di una sua legazione all'Imperatore, I, 631, 632. Ricordato, III, 409.
_Donati G. B._, veneto. Sopruso da lui fatto ad alcuni mercanti fiorentini in mare, III, 328.
_Donati Onesta_ d'Amerigo, nella _Novella di Belfagor_ del M., III, 195.
_Doni Antonfrancesco_, ricordato a proposito della _Novella di Belfagor_ del M., III, 198.
_Doria Andrea_, I, 405. Ammiraglio delle navi pontificie, III, 343, 345, 348, 361. A lui va con un'ambasciata il M., 361.
_D'Ovidio Francesco_. Sua opinione intorno al _Dialogo sulla lingua_ del M., III, 184.
_Dovizi Bernardo_ e _Piero_. — Ved. _Bibbiena (da) Bernardo_ e _Piero_.
_Dschem_. — Ved. _Gemme_.
_Dubois Pietro_, II, 236.
_Dubreton Jean._ Della sua opera _La disgrâce de Nicolas Machiavel_, III, VI e seg.
_Duca d'Atene._ Ricordato nelle _Considerazioni_ del Guicciardini sui _Discorsi_ del M., II, 356. Vi si ferma a lungo il M. nelle sue _Storie_, e perchè, III, 235 e seg., 244, 245.
_Duplessis_, signore di Courçon, inviato di Luigi XII al campo dei Fiorentini contro Pisa, I, 346.
_Durero Alberto_, III, 113.
E
_Elba._ Vi va il Valentino sopra le navi del Papa, I, 361.
_Ellinger Giorgio_. Sua opera intorno al M. ricordata, II, 278, 287, 317, 377. Di nuovo ricordato a proposito del _Principe_ del M., 410-11.
_Elna (Cardinale d')_. — Ved. _Loris Francesco_.
_Enrico III,_ re di Francia, II, 425. Alla sua morte ha indosso il libro del _Principe_ del M., 428-29.
_Enrico IV,_ re di Francia. Alla sua morte ha indosso il libro del _Principe_ del M., II, 429.
_Enrico VII_, re d'Inghilterra, I, 637.
_Enrico VIII_, re d'Inghilterra. Considerazioni intorno ad esso nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, II, 224, 229, 231; III, 416 e seg. Sua lega con l'Imperatore, indi col re di Francia e col Papa, ricordata, III, 9. Rinnuova l'alleanza col Re di Francia, 11. Ricordato in lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 450, 453, 460, 461, 471.
_Ercole d'Este_, duca di Ferrara. Mediatore di pace tra Firenze, Pisa e Venezia, I, 317.
_Eruditi italiani_. Fonti per la storia di essi nel secolo XV, I, 94. Dei loro scritti politici, II, 245.
_Eugenio IV_, I, 63.
_Ezzelino da Romano_, II, 329.
F
_Faccenda Matteo_, II, 513, 514.
_Faenza._ Presa dai Veneziani, I, 457. Ricordata dal M. nel _Principe_, II, 381.
_Farnese (Cardinale)_, I, 601.
_Farnese Giulia_. Dei suoi amori col cardinale Roderigo Borgia poi Alessandro VI, I, 234, 236, 238, 253, 264.
_Fazio Bartolommeo_, I, 154, 156.
_Federigo d'Aragona_, re di Napoli. Sua incoronazione, I, 266. Si rifiuta di dare una sua figlia in moglie a Cesare Borgia, _ivi_, 268. Di un colloquio d'un suo agente con papa Alessandro VI, 537. Perde lo Stato; sua morte ed estinzione della sua casa, 363.
_Federigo II_, re di Prussia. Di un suo libro contro il _Principe_ del M., II, 437, di cui poi segue le dottrine nella sua politica, 438; e ragioni di tale contradizione, 439 e seg.
_Feltre (da) Vittorino_, I, 160, 161.
_Ferdinando il Cattolico_, re di Spagna. Entra in una lega contro Carlo VIII, I, 256. È atteso a Piombino, 632; e ambasciatori che disegnano mandargli i Fiorentini, _ivi_, 633. Ancora della sua venuta in Italia, 636. Accenni alla sua politica dopo la morte d'Isabella sua moglie, II, 54. Ricordato, 57. I Fiorentini si obbligano di pagargli cinquantamila ducati, 94. Entra nella lega di Cambray, 107 e seg. Manda genti in Puglia, 503. Voci di un accordo tra esso e il Papa contro la Francia, 531; che poi si effettua, 148-49. Ricordato, 156. Suo esercito in Italia, 158 e seg. Sua tregua col Re di Francia, 220; e giudizi e considerazioni su lui e su detta tregua nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, 223 e seg.; III, 414. Considerazioni e giudizi intorno a lui e al suo governo nella _Relazione di Spagna_ del Guicciardini, II, 249 e seg. Ricordato a proposito dei _Discorsi_ del M., 329; e nel suo libro del _Principe_, 387, 393, 400, 601, e a proposito del _Principe_, 425. Sua lega con l'Imperatore e col Papa, ricordata, III, 11. Ricordo della sua morte, 14.
_Ferdinando I d'Aragona_, re di Napoli, I, 76. Si accenna alle sue lettere politiche, come documento di lingua, 206. Si spaventa dell'elezione d'Alessandro VI, 234. Odiato dal Papa, e perchè, _ivi_, 235. Brani e sunti di sue lettere, relative alla prossima venuta di Carlo VIII in Italia, 244 e seg. Muore, 249. Ricordato a proposito dei _Discorsi_ del M., II, 329.
_Ferdinando II d'Aragona_, re di Napoli. — _Ved. Aragona (d') Ferdinando_.
_Fermo_, ricordata dal M. nel _Principe,_ II, 385.
_Fermo (da) Oliverotto._ Imprigionato e fatto strangolare dal Valentino, I, 406, 407. Di lui parla il M. nel _Principe_ specialmente a proposito del suo tradimento per impadronirsi di Fermo, 407; II, 385, 612.
_Ferrara._ Sotto gli Estensi nel secolo XVI l'arti e le lettere vi fioriscono, I, 158, 159. Le lettere in essa e la sua corte al principio del secolo XVI, II, 33 e seg. Ricordata a proposito del _Principe_ del M., 367. Leone X agogna alla sua signoria, III, 23. Il Teatro in essa nel secolo XV, 142. Ricordati i suoi scrittori nel _Dialogo sulla lingua_ del M., 188.
_Ferrara (Duca di)_. — Ved. _Ercole d'Este_ e _Alfonso I d'Este._
_Ferrari Battista_, cardinale e datario apostolico. Sua morte, I, 381.
_Ferrari Giuseppe_. Citato a proposito del _Principe_ del M., II, 418.
_Ferroni (dottor)_ autore dell'iscrizione per il monumento a M. in Santa Croce, III, 372.
_Feuerlin Emilio_. Di un suo scritto sul M., II, 479.
_Ficino Marsilio_, I, 168 e seg. Esame delle sue opere e delle sue dottrine, 177 e seg.; che si spargono anche fuori d'Italia, 182. Una sua nipote sposa Biagio Buonaccorsi, 326.
_Filelfo Francesco_, I, 111. Ricercato da Niccolò V per la traduzione d'Omero, 125, 152. Cenni della sua vita e delle sue opere, 148 e seg. Porta da Costantinopoli in Italia la _Politica_ d'Aristotele, II, 285.
_Filippo II_, re di Spagna, II, 425.
_Filippo il Bello_, re di Francia, II, 234, 235.
_Filonardi Ennio_, nunzio apostolico in Isvizzera; lettera di Clemente VII a lui ricordata, III, 301.
_Fiorentini_. Si ribellano a Piero de' Medici, e loro accordi con Carlo VIII, I, 252, 253, 257. Loro guerra con Pisa ribellata, ved. _Pisani_. Loro trattato e relazioni con Luigi XII re di Francia, 337, 339 e seg. Mandano oratori al Re di Francia, 347. Loro provvedimenti contro il Valentino in Toscana, e condotta che stipulano con lui, 358 e seg. Loro nuovo trattato col Re di Francia, 365. Richiesti d'aiuti dai congiurati contro il Valentino, si rifiutano, 386. Richiesti, mandano un oratore al Papa, e il M. al Valentino, _ivi_, 387. Chiedono e ottengono dal Valentino un salvacondotto pei loro mercanti, 389, 392. Richiesti d'alleanza dal Valentino, temporeggiano, 391 e seg., 429. Loro provvedimenti contro i Borgia, 449 e seg., 595; e contro l'ingrandirsi dei Veneziani, 448 e seg. Negano un salvacondotto al Valentino, 456. Sono in pericolo dopo la rotta dei Francesi al Garigliano, 464. Inclusi in una tregua tra Francia e Spagna, 466. Condotte di capitani da essi fatte, 468. Dei loro inutili tentativi di deviare il fiume Arno da Pisa, 468 e seg., 609 e seg. Loro apparecchi per difendersi dall'Alviano e da altri nemici, 484 e seg., 488 e seg. Danno una rotta all'Alviano, 491-92. Assaltano Pisa e son respinti, 493. Richiesti d'aiuti da Giulio II, 496; glieli mandano, e altri favori prestatigli nell'impresa di Bologna, 500. Loro incertezze tra Francia e Impero nella passata di Massimiliano I in Italia, II, 60 e seg. Non pagano nulla dei denari che voleva da essi l'Imperatore, 73. Si obbligano di pagare grandi somme di denari ai Re di Francia e di Spagna, 94. Fanno un trattato coll'Imperatore, 114. Il Re di Francia vuole che si dichiarino per una parte nella guerra tra lui e il Papa, 126 e seg. Negano il passo a gente del Papa che voleva andare all'impresa di Genova contro il Re di Francia, 533. Loro lega coi Senesi, 141. Si temporeggiano tra il Re di Francia ed il Papa, in occasione del Concilio di Pisa, 146 e seg. Interdetti dal Papa, 148. Deliberano d'imporre una tassa sui preti, 151-52. Sospeso l'interdetto contro di loro, 154. Cercano di mantenersi neutrali tra il Re di Francia ed il Papa, 157. Ritiratisi i Francesi dopo la battaglia di Ravenna, si trovano a mal partito, 164. Si accingono a resistere a Raimondo di Cardona e al Cardinale de' Medici, 170 e seg.; e dei loro accordi con essi, 178; e del passo relativo a detti accordi nella _Storia_ del Guicciardini, III, 494. Si rallegrano dell'elezione di Leone X, II, 193; e gli mandano una solenne ambasceria, 206. Ricordati nei _Discorsi_ del M., 309, 316, 323, 334; e nel _Principe_, 390, 400, 617. Mandano genti nell'esercito della lega contro Francesco I, III, 12. Spesa che incontrano per la guerra fatta da Leone X al Duca d'Urbino, e come siano compensati, 19, 20. Hanno gente nell'esercito del Papa collegato con Carlo V, 27; ma a malincuore combattono contro la Francia, _ivi_. Perdono San Leo e il piviere di Sestino, stati loro dati da Leone X, 128. Ricordati i loro scrittori nel _Dialogo sulla lingua_ del M., 184 e seg. Debbono pagare centomila ducati all'Imperatore, 300. Entrano in una lega contro Carlo V, 341. Loro preoccupazioni per i progressi degl'Imperiali, 344 e seg. Loro promessa di denari a Clemente VII ove concluda un accordo stabile con Carlo V, 350. Lettere di Roberto Acciaiuoli loro oratore in Francia, 445. Raccolgono denari da mandare al Borbone, 356. Si sollevano contro il cardinal Passerini ed i Medici, _ivi_, 357; e li cacciano, 359.
_Fiorentino prof. Francesco_. Di un suo scritto _Del Principe del Machiavelli e di un libro di Agostino Nifo_, II, 418.
_Fiorini Vittorio_. Sua prefazione ai primi tre libri delle _Storie Fiorentine_ del M., citata, III, 206, 287.
_Firenze_, sotto il governo delle Arti maggiori e minori, I, 37; e ai tempi di Cosimo e di Lorenzo de' Medici, 40, 43, 44. Paragone tra la sua storia e quella di Venezia, 48. Gli Eruditi in essa nel secolo XV e delle loro riunioni, 94 e seg. Nomi di Segretari della Repubblica, 100. Del suo pubblico Studio, e dell'insegnamento in esso del greco, 104, 105. Paragone tra gli ambasciatori suoi e quelli di Venezia, 240. Della riforma del suo governo per opera principalmente del Savonarola, 278 e seg. Nuove riforme nel suo governo, 375 e seg. Necessità e difficoltà di raccogliervi denari, e nuove imposte che si deliberano, 424 e seg.; e di un Discorso scritto dal M. in quell'occasione, 426 e seg. Come si trovi dopo il sacco di Prato, II, 175. Mutazione del suo governo dopo la cacciata del Soderini, 178; e riforme al ritorno dei Medici, 181 e seg., 553; e loro governo, 206 e seg. Si parla di un Discorso del Guicciardini circa il riordinarne e rafforzarne il governo, 253; e di un altro circa le condizioni dei partiti nella città e il modo di assicurarvi lo stato dei Medici, 257. Altre idee sul suo governo nel _Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, 258 e seg. Ricordato il suo governo repubblicano nei _Discorsi_ del M., 307, 324: e nelle _Considerazioni_ del Guicciardini su di essi, 355. Ricordata a proposito del _Principe_ del M., 387. Feste che vi si fanno per la venuta di Leone X, III, 15; e per il matrimonio di Lorenzo duca d'Urbino, ricordate, 22. Ancora dei _Discorsi_ del Guicciardini circa il suo governo, 51; e del _Discorso_ del M. _sopra il riformare il suo Stato_, ecc., 55. Ben governata dal cardinal Giulio de' Medici, 129. Altra proposta del M. per riformarne il governo, 130, 131. Ricordata nel _Dialogo sulla lingua_ del M., 184. Del paragone tra le nimicizie che furono in essa e in Roma tra il popolo ed i nobili, fatto dal M. nelle _Storie_ e nei _Discorsi_, 242, 243. Viene a governarla il cardinale Passerini, 296. Si provvede di fortificarne le mura; e disegni e progetti relativi, 337 e seg., 356, 434 e seg. Il Guicciardini pensa di difenderla da ogni possibile assalto degl'Imperiali, 351. Tumulti che vi accadono, 357; si esamina un passo della _Storia_ del Guicciardini relativo al primo di essi, 484. Vi è di nuovo proclamata la repubblica, 360; e di nuovo si pensa a rafforzarla e difenderla, _ivi_.
_Firenze_ (_Capitano del Popolo di_). Abolito, I, 376. Ricordata la sua istituzione, III, 233.
_Firenze_ (_Potestà di_). Abolito, I, 376. Ricordata la sua istituzione, III, 233.
_Flaminio_, poeta, ricordato, II, 458.
_Florido_, segretario dei brevi d'Alessandro VI. È carcerato e muore, I, 266.
_Fogliani Giovanni_, I, 407. Ricordato dal M. nel _Principe_, II, 385, 611.
_Foix_ (_di_) _Gastone_. Comandante l'esercito francese nella guerra contro Giulio II, II, 143. Governatore di Milano, 150, 153, 156. Sue fazioni militari, 157 e seg. Sua morte, 162.
_Foix_ (_di_) _Odetto_, signore di Lautrech, II, 153, 155. Governatore di Milano per Francesco I, aiuta Francesco Maria della Rovere a ricuperare il suo Stato, III, 18. Ha il comando dell'esercito francese in Italia contro Carlo V, 27. Conferisce con Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 453, 454. Il Re di Francia gli commette di rompere la guerra all'Imperatore, 462.
_Folchi Giovanni_. Compromesso nella congiura del Boscoli e del Capponi contro i Medici, II, 198; e imprigionato, _ivi_, 554, 555. A lui indirizza il M. il suo _Capitolo dell'Ingratitudine_, III, 177.
_Forlì_. I Fiorentini pensano d'impadronirsene, I, 448. Vi entra Antonio degli Ordelaffi, e successivi rapporti dei Fiorentini coi Forlivesi, _ivi_, 603. S'arrende ai Francesi, II, 163. Notizie intorno ad essa durante la presidenza del Guicciardini in Romagna, III, 320, 321.
_Fornaciaio_. — Ved. _Iacopo di Filippo_.
_Fornuovo_ (_Battaglia di_), I, 256. Nell'anniversario di essa Isabella Gonzaga fa celebrare un ufficio per le anime dei «valorosi» che «persero la vita per salvare Italia», 383. Un libro che comincia dalla narrazione di essa, ricordato, III, 492.
_Fortebracci Niccolò_, III, 267.
_Foscari Francesco_, I, 55.
_Foscari Iacopo_, I, 55.
_Foscolo Ugo_. Esalta il M., II, 449.
_Fossi Ferdinando_, editore d'opere inedite del M., III, 371.
_Francesco I_, re di Francia. Succede a Luigi XII, III, 10. Suoi disegni e alleanze, suo esercito e sue imprese in Italia, _ivi_ e seg. Suo trattato con Leone X in Bologna, 15 e seg. Gara tra esso e Carlo V per la successione all'Impero, 24. Il Papa vuol fermare con lui un accordo, che non riesce, _ivi_. Condizione del suo esercito paragonato a quello di Carlo V, 27. Torna in Italia, 297. È sconfitto alla battaglia di Pavia, e vi riman prigioniero, 298, 299; di una sua lettera alla madre, 299. Chiede di abboccarsi con Carlo V, 304. Delle voci d'accordo tra Francia e Spagna, per la sua liberazione, 335 e seg. Ricordato in una lettera del M. al Guicciardini, 338. Sua lega col Papa e con altri stati italiani, 341. Lettere di Roberto Acciaiuoli oratore presso di lui, 445 e seg. Si accenna a pratiche di pace tra lui, i suoi collegati e Carlo V, 463 e seg.
_Francesi_. Della loro venuta in Italia con Carlo VIII, I, 239 e seg. Come attenuti da essi i patti giurati ai Fiorentini da Carlo VIII, 257; e da Luigi XII, 337, 339, 340 e seg. Accenni alle guerre tra essi e gli Spagnuoli nel napoletano, 257, 258, 361, 363, 432, 437, 438, 464, 466, 495. Passaggio di un loro esercito per la Toscana, 361. Loro aiuti ai Fiorentini, 370, 371, 565, 566. Ve ne sono nell'esercito dell'Imperatore all'assedio di Padova, II, 113. Loro imprese contro Giulio II e la Lega Santa, 141 e seg. Vincono alla battaglia di Ravenna, 160 e seg.; poi inseguiti si ritirano, 163. Ricordati dal M. nel _Principe_, 379, 381, 610. Battuti dagli Svizzeri, poi dalle genti del Re d'Inghilterra e dell'Imperatore, III, 9. Vincono alla battaglia di Marignano, 12. Condizioni del loro esercito in confronto di quello di Carlo V, 27. Ricordati dal M. nell'_Arte della guerra_, 97, 109. Ancora della guerra tra essi e gli Spagnuoli, 297; dai quali sono disfatti alla battaglia di Pavia, 298. Delle pratiche di una lega tra essi e l'Italia contro Carlo V, 301 e seg. Non danno aiuti che di parole, 309, 311; e come li giudichi il Guicciardini, 321. Si esamina un passo della _Storia_ del Guicciardini relativo a un assalto da essi dato a Reggio d'Emilia, 486.
_Francia_. Si accenna alle sue condizioni innanzi alla venuta di Carlo VIII in Italia, I, 240-41. Ricordata, 502. Dei _Ritratti_ delle cose di quel paese, del M., II, 86 e seg. Ricordata dal M. nei _Discorsi_, 306, 316, 318, 321, 329; e nelle _Considerazioni_ del Guicciardini su di essi, 359, 360; e nel _Principe_ del M., 383, 399, 400, 404, 601, 602, 603, 608; e nell'_Arte della guerra_, III, 91, 92.
_Franck A_. Suo giudizio intorno al M., II, 452.
_Franco Matteo_, I, 219.
_Fregoso Ottaviano_. Ricordato dal M. nei suoi _Discorsi_, II, 322; e in una lettera di Pier Soderini, 528. Doge di Genova, s'accorda di nascosto colla Francia contro Leone X, III, 12.
_Frundsberg_, capitano di Lanzichenecchi nell'esercito di Carlo V. Sua eroica condotta alla battaglia di Pavia, III, 299. Vuol andare a Roma contro Clemente VII, 342. È nel bresciano, 348. Della sua morte, 352.
_Fulvio Andrea_, antiquario, III, 35.
G
_Gabrielli Pietro_, I, 605.
_Gaddi_ (_Banco dei_). Debito lasciato con essi da Leone X, III, 36.
_Gaddi_ (_Monsignor_). Gli è dedicata un'edizione del Principe del M., II, 419, 420.
_Gambacorti Piero_, I, 545. Del processo fattogli in Firenze, 333.
_Gargani Gargano_. Sua edizione della _Novella di Belfagor_ del M., ricordata, III, 198.
_Garigliano_ (_Rotta del_), I, 464.
_Gaspary A_. Suo articolo sugli ultimi critici del M., II, 487. Crede all'autenticità del _Dialogo sulla lingua_ del M., III, 184, 188.
_Gaza Teodoro_, I, 125, 167.
_Gelli Giovan Battista_. Della sua commedia _La Sporta_, composta su abbozzi e frammenti del M., III, 171; e della imitazione del M., in altre sue Commedie, _ivi_, 172.
_Gemme_ (_Dschem_), fratello di Baiazet sultano di Costantinopoli. Sua venuta e dimora in Roma, I, 71, 72, 239. Di un'anticipazione di denari chiesta da Alessandro VI al Sultano per la sua custodia, 250. Accompagna Carlo VIII nel suo viaggio a Napoli, dove muore, 254; e delle cagioni della sua morte, _ivi_.
_Genova_, I, 634. Aiuta i Pisani nella guerra contro Firenze, II, 95. Ricordata nei _Discorsi_ del M., 316, 322. «Sospesa e sollevata» dopo la morte di Gianluigi del Fiesco, 528. Giulio II vuol farla ribellare al Re di Francia, 125, 530, 533 e seg. Viaggio fattovi dal M., III, 43, 401. Accenni all'impresa disegnata contro di essa dalla lega contro Carlo V, 450, 465, 471, 473.
_Gentile Alberigo_. Scrive favorevolmente del M., II, 447.
_Gentile Giovanni_. Sua opera _Delle commedie di A. Grazzini detto il Lasca_, cit., III, 167.
_Gentillet Innocenzo_. Di un suo libro contro il M., II, 430.
_Gerber Adolph_. Sua opera sul M., ricordata o citata, III, v, 416.
_Germania_. Vi trovano gran favore le dottrine professate dal Ficino e dai platonici di Firenze, I, 182. Ricordata, 502; II, 236; III, 481. Degli scritti del M. intorno ad essa, II, 76 e seg. Ricordata dal M. nei suoi _Discorsi_, 306; e nel _Principe_, 404, 616. Vi si comincia a studiare e ammirare il M., 451. Ricordata dal M. nel suo _Asino d'oro_, III, 174.
_Gervinus_. Suoi studi sugli storici fiorentini, citati a proposito della questione se il M. sapesse di greco, I, 303; e a proposito dei suoi _Ritratti_ delle cose d'Alemagna e di Francia, II, 77, 81. Del suo saggio sul M., 469 e seg.; III, 207. Come parli delle _Storie_ del Cavalcanti per il confronto fattone con quelle del M., 255.
_Gesuiti_, II, 341. Guerra da essi fatta alle Opere del M., 423 e seg.
_Gherardi Francesco_. Commissario in campo contro Pisa, I, 546.
_Ghinucci Girolamo_. Lettera di Clemente VII a lui, ricordata, III, 301.
_Giacomini Tebalducci Antonio_. Commissario in Valdichiana, I, 367. Vi si porta animosamente, 370. Lettere dei Dieci a lui, _ivi_, 564 e seg. Uno dei commissari di guerra nel campo contro Pisa, 430. Lettere dei Dieci a lui e al suo collega, 596, 599. Richiamato, 432. È di nuovo commissario contro Pisa, 468. Combatte il tentativo di deviare l'Arno presso quella città, 469; e lettera dei Dieci a lui, relativa alla detta impresa, 609. Chiede e ottiene licenza di tornarsene a Firenze, 470. Richiamato in ufficio, 490. Deciso di venire a giornata coll'Alviano, e relativa lettera dei Dieci a lui, 491, 624. Rompe l'Alviano, e relativa sua lettera ai Dieci, 491-92, 626. Ingiustamente incolpato di un assalto dato a Pisa, rinunzia l'ufficio, 494. Ingratitudine della Repubblica verso di lui; encomiato dal M. e da Iacopo Nardi, _ivi_, II, 105. Ricordato a proposito di Michele da Coriglia eletto comandante della milizia fiorentina, I, 511. Ricordato in una lettera di don Michele da Coriglia, II, 514. Suo ritratto scritto dal M., ricordato, III, 288.
_Giacomino_ (_di_) _Lorenzo_, I, 578.
_Giampieri Innocenzio_. Primo a smentire quanto fu ingiustamente scritto contro la moglie del M., I, 388; III, 197.
_Gianfigliazzi_, famiglia. In una loro villa a Marignolle alloggia Leone X, III, 15.
_Gianfigliazzi Iacopo_, II, 561, 564, 569.
_Gianni Astorre_, III, 260.
_Giannotti Donato_. Sue teorie politiche, II, 256. Ricordato, 324; III, 57. Postilla un esemplare delle _Storie_ di Flavio Biondo, 221. Si accenna alla sua elezione in segretario dei Dieci, 364, 366; e documenti relativi a detta elezione, e al suo salario, 476, 477.
_Giberti Giovan Matteo_. Uno dei consiglieri di Clemente VII, III, 295. Come si adopri per una lega italiana con la Francia contro l'Imperatore, 301. Sua lettera a Lodovico Canossa, inviato di Francia a Venezia, ricordata, 302. Sunto d'altra sua lettera a Domenico Sauli, 310. Lettere di Francesco Guicciardini, luogotenente del Papa, a lui, ricordate, 343; e lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 454, 455, 466, 469.
_Giliberto_ (_don_) spagnuolo, conestabile al servizio dei Fiorentini, II, 506.
_Ginguené_. Ricordato tra i critici del M., II, 456.
_Gioda Carlo_. Del suo libro _Machiavelli e le sue opere_, II, 271, 272, 495.
_Giordano Bernardino_, III, 333.
_Giorgi Marino_, ambasciatore veneto a Roma. Come parli di Leon X, in una sua _Relazione_, III, 2, 4, 31. Suo giudizio di Lorenzo de' Medici nipote del Papa, 5; e del cardinal Giulio, _ivi_. Gli è data dal Papa la falsa nuova della disfatta dei Veneziani e Francesi a Marignano, 14; ed egli dà al Papa la nuova vera della loro vittoria, _ivi_.
_Giovanna II_, regina di Napoli, III, 88, 219.
_Giovanni da Parigi_, II, 236.
_Giovio Paolo_. Suo elogio del M. cit., I, 301, 302; III, 148. Sparla della morte del M., ed è confutato da Giuliano de' Ricci, III, 366 e seg. Le sue _Storie_ sono una delle fonti del Guicciardini, 492. Sue _Storie_ di nuovo ricordate, III, 496.
_Girolami Giovanni_, II, 128, 558-59.
_Girolami Raffaello_, ambasciatore eletto a Roma, I, 608. Sua ambasceria in Spagna, ricordata; e dell'_Istruzione_ fattagli in tale occasione dal M., II, 74. Uno dei cinque Procuratori delle mura di Firenze, III, 435.
_Giulio II_. — Ved. _Della Rovere Giuliano_, cardinale. — Sua elezione, suo carattere, suoi propositi, I, 446, 451 e seg. Legazione del M. a lui, 449 e seg. Sua condotta col Valentino, 454, 455, 456, 458. Dichiara volersi opporre alle conquiste dei Veneziani in Romagna, 458. Accenni alle sue imprese di Perugia e di Bologna, 495 e seg., 634, 636; e accenno alla resa di Perugia nei _Discorsi_ del M., II, 309. Torna in trionfo a Roma, I, 501. Da lui e non da Leone X è da intitolarsi il suo secolo, II, 1 e seg. Che cosa pensi e faccia mentre l'Imperatore sta per passare in Italia, 57 e seg. Conclude la lega di Cambray, 93, 107. Pubblica una bolla di scomunica contro i Veneziani, 108. Riavute le terre di Romagna si rivolge contro i Francesi, 111, 124; assolvendo i Veneziani, 124. Guerra tra esso e i Francesi, _ivi_ e seg., 141 e seg., 530, 534. Ricordato, 533. Fugge a Ravenna, 143-44. I Bolognesi atterrano la sua statua, opera di Michelangelo, _ivi_. Voci circa alle sue relazioni col cardinale Francesco Alidosi, _ivi_. Concilio di Pisa indetto contro di lui, 146 e seg.; e sua relativa lettera ai Fiorentini, 546. Nomina alcuni cardinali, 147. Intima un Concilio in Laterano, _ivi_. Si ammala ed è creduto morto, 148. Interdice Pisa e Firenze, 148. Conclude una lega con Venezia e la Spagna contro la Francia, _ivi_. Sospende l'interdetto lanciato contro i Fiorentini, 153-54. Si scoraggia dopo la battaglia di Ravenna vinta dai Francesi, poi riprende animo, 163. Ricupera Bologna ed altre città e terre dalle mani dei Francesi, 164. Lettera del cardinale Giovanni de' Medici a lui, 173, 548. Fa lega coll'Imperatore, 192. Muore, _ivi_. Ricordato dal M. nel _Principe_, 610, 618, 619; e in una lettera del M. al Vettori, III, 415, 420. Spesa della sua mensa, III, 31. Ricordato, 34, 36, 301.
_Giunti_. Stampano opere del M., II, 414, 419; III, 197.
_Giustinian Antonio_, oratore veneto a Roma. Suoi _Dispacci_ ricordati. I, XXII, 381, 382; III, 496. Paragone tra esso e il M., I, 411-12. Sunto di alcuni suoi dispacci, _ivi_ e seg., 433 e seg., 439 e seg. Scruta l'animo di Giulio II «circa l'avanzarsi dei Veneziani» in Romagna, 451-52. Un'osservazione generale intorno ai suoi dispacci e a quelli degli oratori suoi contemporanei, 460. Ambasciatore all'imperatore Massimiliano, e della orazione da lui preparata per tale occasione, II, 110; tradotta poi dal Guicciardini nella sua _Storia_, _ivi_; III, 493.
_Gonzaga_, signori di Mantova, nel secolo XV, I, 161.
_Gonzaga Giovanfrancesco_, marchese di Mantova, I, 161. I Fiorentini cercano di assoldarlo, 485.
_Gonzaga Isabella_. Sue lettere al marito, ricordate, I, 380, 382. Sua lettera al Valentino dopo il fatto di Sinigaglia, ricordata, 408.
_Graf Arturo_. Suo scritto sulla _Mandragola_ del M., ricordato, III, 146.
_Gravina_ (_Duca di_) degli Orsini. Entra in una lega contro il Valentino, I, 384. Imprigionato, 406; e fatto uccidere dal Valentino, 410.
_Gravina Pietro_, II, 418.
_Grazzini A._, detto il _Lasca_. D'una sua farsa attribuita al M., III, 167.
_Greco_. Del suo insegnamento e coltura in Firenze e in Italia nel secolo XV, I, 105. _ Grimaldi Luciano_, signore di Monaco. Il M. conclude con lui un trattato a nome della Repubblica, II, 141.
_Guadagni Bernardo_, III, 264, 268.
_Gualterotti Francesco_. Oratore a Milano; sua risposta a Lodovico il Moro, I, 336, 339. Oratore in Francia, 348, 350. Ricordato, 509. Destinato oratore al Re di Spagna, a Napoli, 632, 633.
_Guarino Veronese_. Gli è affidata la traduzione di Strabone, I, 125. Difende il Panormita, 155. Porta l'erudizione a Ferrara; e cenni della sua vita e delle sue opere, 160; II, 33. Sue traduzioni di un Discorso d'Isocrate, e di una delle _Vite_ di Plutarco, ricordate, 580, 587.
_Gubbio_ (_da_) _fra Bozio_. Sue opere contro il M., ricordate, II, 425.
_Guglielmo il Conquistatore_, II, 347.
_Guglielmo di Nogaret_, II, 236.
_Guicciardini_. Notizie di alcuni di quella famiglia dai Ricordi autobiografici di Francesco, II, 45 e seg. E notizie di alcuni manoscritti del loro Archivio, III, 490.
_Guicciardini Bongianni_. Alcune sue osservazioni sui discorsi del M., II, 588 e seg.
_Guicciardini conte Francesco_. Permette all'autore di esaminare i manoscritti del Guicciardini, III, 498.
_Guicciardini Francesco_. Esalta il Savonarola a proposito della istituzione del Consiglio Maggiore, I, 279. Elogio della sua _Storia Fiorentina_, I, 378. Brevi notizie di lui tratte dai suoi _Ricordi autobiografici_; e di nuovo della sua _Storia Fiorentina_, II, 45 e seg. Ambasciatore in Ispagna, 157. Attenua a vantaggio dei Medici gli orrori del sacco di Prato, 174. È sempre in Ispagna al ritorno de' Medici in Firenze, 180. Nelle sue opere politiche è definita e descritta la nuova scienza politica sorta tra il cadere del XV e il cominciare del XVI secolo, 247, 248. Esame della sua prima legazione in Ispagna, 248; e della sua _Relazione di Spagna_, 249. In che differisca come uomo politico dal M., 251, 259. I Medici rientrati in Firenze gli confermano la legazione in Ispagna; ed egli accetta e scrive a tutti loro, in particolare a Leone X, 252. Della sua mutabilità e dei suoi _Discorsi politici_, _ivi_ e seg. Suo trattato _Del Reggimento di Firenze_, 258 e seg. Dei suoi _Ricordi politici e civili_, 264 e seg.; e quanto in essi imiti dal M., _ivi_. Citazione di alcuni recenti scritti intorno a lui, 268. Nuovi confronti tra lui e il M., 324; e sue _Considerazioni_ sui _Discorsi_ del M., 350 e seg. Suo dispregio per il popolo, 356, 358. Dell'opinione che n'ebbero, come uomo politico, il Cavour e Gino Capponi, 360-61. Ricordato a proposito del _Principe_, 416. Come parli di Leone X nella sua _Storia_, III, 9. Suo parere circa la forma del governo di Firenze, ricordato, 23. Altri suoi giudizi su Leone X, 25. Governatore di Reggio pel Papa, manda denari al Morone, 27. Altro suo giudizio su Leone X, 29. Niente debbono a Leone X le sue opere, 32. Ancora dei suoi _Discorsi politici_ rispetto ai consigli dati ai Medici, diversi da quelli del M., 51, 61. Parla con lode dell'Ordinanza fiorentina, 59. Della sua corrispondenza col M., ambasciatore a Carpi, 125 e seg.; e testo di una sua lettera, 420. Difende Parma per la Sede pontificia, 128. Di nuovo della sua _Storia Fiorentina_, 204, 206, 285. Paragone tra i Discorsi messi in bocca da lui e dal M. ai personaggi delle loro Storie, 238. Lettera del M. a lui, ricordata, 266. Di alcuni suoi giudizi nella _Storia Fiorentina_, diversi da quelli del M., relativamente alla morte d'Iacopo Piccinino, 277, e alla battaglia della Molinella, 279. Paragone delle _Storie Fiorentine_ del M. con la sua _Storia d'Italia_, 291 e seg.; e osservazioni sulla medesima a proposito della critica fattane dal prof. Ranke, 483 e seg. Suoi _Ricordi autobiografici_, e sua _Storia d'Italia_, di nuovo citati, 291, 295, 303. Suoi giudizi sul Conestabile di Borbone, 309; e su Girolamo Morone, 316, 321. Sue eminenti qualità, 319. Suo governo dell'Emilia, ricordato, 320. Sua presidenza in Romagna; estratti del suo carteggio, _ivi_ e seg. Luogotenente generale del Papa in campo contro gl'Imperiali, 322 e seg. Lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia a lui, e lettere di lui all'Acciaiuoli ricordate, 448 e seg., 461, 466, 472. Nuovo raffronto tra lui e il M., 323. Gli è mandato il M., col disegno d'istituzione d'una milizia nazionale, 325; e che cosa egli pensi e scriva intorno a ciò, _ivi_, 326. Sua corrispondenza col M. tornato a Firenze, 327 e seg. Accenni al matrimonio di una sua figliuola, 327, 331, 332. Vuol far rappresentare a Faenza la _Mandragola_ del M., 327, 331; ma tale rappresentazione non ha luogo, 334. Sua opinione circa ai possibili accordi tra il Re di Francia e l'Imperatore; e lettera del M. a lui su tal proposito, 335. Sunto di lettere del M. a lui circa le fortificazioni delle mura di Firenze, 338, 340. Seguono le notizie della sua luogotenenza in campo contro gl'Imperiali; sue lettere ricordate, e brani e sunti di esse, 343 e seg. Brani di lettere di Filippo de' Nerli a lui, 350. Conduce l'esercito della lega presso Firenze, poi riparte con esso; sunti di altre sue lettere, 356 e seg. Mediatore di un accordo fra i Medici e il popolo sollevato, 358. Chiede aiuto a Firenze per il Papa chiuso in Castel Sant'Angelo, 359; e spera di far qualcosa per liberarlo, 361. Torna in Firenze e poi va in volontario esilio, 362. Notizie e osservazioni circa le fonti della sua _Storia_, e i materiali da lui raccolti per essa, 488 e seg. Sua _Storia fiorentina_, di nuovo ricordata, 498.
_Guicciardini Iacopo_. Sue lettere al fratello Francesco in Spagna, ricordate, II, 159, 161, 163, 171, 172, 173, 178. Succede al fratello nel governo della Romagna, III, 322.
_Guicciardini Luigi_, gonfaloniere nel Tumulto de' Ciompi, III, 248.
_Guicciardini Luigi_. Di una lettera del M. a lui, II, 117, 119. Opinione che ad esso alluda il M. nell'Asino d'oro, III, 176. A lui indirizza il M. il suo _Capitolo dell'Ambizione_, 179. Uno dei cinque Procuratori delle mura di Firenze, 435. Sua narrazione del _Sacco di Roma_, citata, III, 486.
_Guicciardini Piero_, I, 589. Commissario dei Fiorentini in Mugello, 500. Ricordato, 509. Eletto oratore all'imperatore Massimiliano, si oppone all'invio di quell'ambasciata, II, 63. Inviato all'Imperatore, 114. Sua lettera al figliuolo Francesco, ricordata, 162. I suoi figliuoli vanno a trovare Giuliano de' Medici tornato in Firenze, 180. Altra sua lettera al figliuolo Francesco, ricordata, 191. Interlocutore nel dialogo del _Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, 259. Estratti di sue lettere fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 488.
_Guidotti A._, oratore a Roma; brano di una sua lettera agli Otto di balìa, I, 246.
_Guidotti Lionardo_, affine del M., ricordato in lettere di Biagio Buonaccorsi a lui, I, 573, 575, 576, 577, 585, 587, 591.
_Guidotti Vincenzo_. Sue lettere ricordate, II, 552.
_Guinigi Giovanni_ di Lucca, III, 407.
_Guinigi Michele_ di Lucca. Di un suo debito con alcuni mercanti fiorentini; e ambasciata del M. a Lucca nell'interesse di detti mercanti, III, 63, 64, 407.
_Gurgense_ (_Cardinale_). — Ved. Lang Matteo.
H
_Heidenheimer H_. Di un suo scritto sul M., II, 75, 90.
_Hillebrand Carlo_. Parla del M. nei suoi _Studi storici e letterari_, II, 472. Suo giudizio intorno alla _Commedia in versi_ attribuita al M., III, 168, 169.
_Hobohm Martin_. Delle sue critiche al M. come scrittore di cose militari e come istitutore dell'Ordinanza o milizia fiorentina, III, 118, 479 e seg.
I
_Iacopo di Filippo_, fornaciaio. Nel suo orto presso la porta San Frediano si rappresenta la Clizia del M., III, 333, 344, 433. Sua lettera al M., 344, 444.
_Iacopo IV d'Appiano_, signore di Piombino. È a' servigi della Repubblica; missione del M. presso di lui, I, 317. Sue genti d'arme, ricordate, 545. Gli è tolto lo stato dal Valentino, 363. Gli è rimandato il M., 467. Sembra volersi unire all'Alviano e agli altri nemici dei Fiorentini, 485, 486; e relative lettere di questi al loro commissario in Maremma, e al governatore Ercole Bentivoglio, 618 e seg. Sua politica coi Fiorentini e con Pandolfo Petrucci, 620. Ricordato in una lettera al M., 632.
_Imbault_, capitano francese. Ricupera ai Fiorentini le terre dell'Aretino, I, 371; e dei relativi patti da esso stabiliti con Vitellozzo Vitelli, _ivi_, 567.
_Imola_. Si ribella al Valentino, I, 454. S'arrende ai Francesi II, 163.
_Inghilterra_, II, 330, 345. In quella corte si studia il Principe del M., 427.
_Inghilterra_ (_Re d'_). — Ved. _Enrico VII_ e _Enrico VIII_.
_Innocenzo VIII_, I, 70. Muore, 230. Ricordato, II, 329.
_Innocenzo IX_, avverso al M., II, 425.
_Isabella_, regina di Spagna, II, 54, 57, 220. Considerazioni del Guicciardini intorno alla sua politica, 250. Ricordata a proposito dei _Discorsi_ del M., 330.
_Italia_. Sguardo alla sua condizione civile e politica durante il Rinascimento in confronto con quella del Medio evo, I, 1 e seg. Paragone tra la sua condizione politica e sociale e quella del resto d'Europa nel secolo XV, 80. Da essa si propaga l'erudizione in tutta Europa, 146. Sue condizioni politiche alla fine del secolo XV, 229 e seg. In attesa della venuta di Carlo VIII tutto il suo lavoro letterario dà luogo al lavoro diplomatico, 240. La Chiesa e il suo potere temporale sono d'ostacolo alla sua unione, II, 296. Ricordata nei _Discorsi_ del M., _ivi_, 302, 303, 306, 307, 315, 322, 329; e nelle _Considerazioni_ del Guicciardini su di essi, 359, 360. Ricordata a proposito del _Principe_, e nel _Principe_ del M., 365, 379, 387, 400, 404, 405, 406, 409, 600, 601, 617, 618. Condizioni generali del suo Teatro nell'epoca del Rinascimento, III, 138 e seg. Delle pratiche di una lega nazionale per la sua indipendenza dagli stranieri, che a nulla approdano, e perchè, 301 e seg., 317.
_Italiani_, ricordati dal M. nel _Principe_, II, 379, 406; e nel _Dialogo sulla lingua_, III, 185 e seg. Ricordate le loro milizie nell'_Arte della guerra_, III, 115.
J
_Jähns Max_, ufficiale nell'esercito prussiano, autore di due scritti sul M., consultato e citato dall'autore di quest'opera, III, 78 e seg. passim, 338.
K
_Knies Carlo_. Suo lavoro intorno al patriottismo del M., ricordato, II, 77, 274; e giudizio d'altro suo lavoro intorno al valore economico delle Opere del M., 401.
L
_Lachi Niccolò_, III, 389.
_La Fontaine_. Sue imitazioni della Mandragola e della Novella di Belfagor, ricordate, III, 198.
_Lampugnani Giannandrea_, I, 35.
_Landino Cristoforo_, I, 171. Esposizione di un suo commento a un luogo del _Simposio_ di Platone, 176. Aiuta il Risorgimento della letteratura italiana, 184.
_Landucci Luca_. Sua Cronica ricordata, III, 16.
_Lang Matteo_, vescovo di Gurk, cancelliere di Massimiliano imperatore, detto il Cardinale Gurgense, II, 68. Sua elezione al cardinalato, 147. Rappresentante dell'Imperatore in Italia, 164. Fa lega col Papa per l'Imperatore, 191.
_Lannoy_ (_Visconte di_), vicerè di Napoli, III, 297, 348, 353, 446.
_Lanzichenecchi_, III, 299, 310, 311, 342, 452. Sono in Bolzano pronti a scendere in Italia, 347. Sono nel bresciano, 348; e loro successivi progressi, _ivi_, 349. Insorgono contro il loro comandante per le paghe, 352. La moglie e i figliuoli del M. stanno in gran timore della loro venuta contro Firenze; il M. manda a rassicurarli, 355, 475.
_Laocoonte_ (_Gruppo del_), scoperto in Roma, e richiesto da Francesco I a Leone X, III, 17.
_Lapi Giuliano_. Mandato al campo di Pisa, I, 469, 610, 612, 615. Ricordato in una lettera al M., 634. Console dei Fiorentini in Pera, III, 393.
_Lasca_ (_Il_). — Ved. _Grazzini A._
_Lascari Giovanni_, traduttore di Polibio, I, 534; II, 577.
_Lasinio Fausto_. Sua opinione circa la _Novella di Belfagor_ del M., III, 198.
_La Trémoille_, I, 370, 566. Fa ritirare gli Svizzeri da Milano, III, 9.
_Lautrec_ (_Signore di_). — Ved. _Foix_ (_di_) _Odetto_.
_Lecky Guglielmo E. H._ Di alcuni concetti della sua _History of European Morals_ identici ad altri dei Discorsi del M., II, 298.
_Lega Santa_, II, 148, 149. Suo esercito e suoi comandanti, 157 e seg.
_Lenzi Francesco_, III, 403.
_Lenzi Lorenzo_, oratore in Francia, I, 348, 350.
_Leo Enrico_. Sua traduzione delle _Lettere_ del M., ricordata, II, 212, 280, 427, 461; e suo giudizio intorno al libro del _Principe_ ed al suo Autore, 461 e seg. Come parli dell'epistola della _Descrizione della peste_ attribuita al M., III, 194.
_Leone X_. — Ved. _Medici Giovanni_, cardinale. — Il secolo che ha nome da lui dovrebbe averlo da Giulio II, II, 3. Sua elezione e consacrazione, 193. Vuole che si usi indulgenza nel fatto della congiura del Boscoli e del Capponi, 199. I Fiorentini gli mandano una solenne ambasceria, 206. Sunto delle istruzioni che dà a Lorenzo suo nipote per governare in Firenze, 207. Fa pace con Luigi XII re di Francia, 221. Segue con tutti i potentati una politica di mala fede, _ivi_; e di un recente giudizio intorno alla sua politica, 222. Giudizi e considerazioni su lui nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, 222; III, 415 e seg. Si tocca dei suoi disegni di creare Stati pei suoi parenti, II, 366. Ricordato, 416, 422, 558. Vede alcune lettere del M., 574. Ricordato, 595, 619. La sua politica e la sua corte, III, 1 e seg. Sue virtù e suoi difetti, 1; e suo ritratto fisico, 2. Sua inferiorità di fronte a Lorenzo de' Medici suo padre, 3. Vuol godersi la vita, e suo bisogno di aver danari, _ivi_, 4. Desidera vivamente di far grandi i suoi parenti, 4. Adopera molto gli altri ma vuol fare a suo modo, 6. Presume di moderare la politica generale d'Europa, e perchè non vi riesca, _ivi_. La sua politica è funesta all'Italia; e di nuovo di un recente giudizio intorno ad essa, 7, 8. Aderisce alla lega tra Enrico VIII e l'Imperatore, 8; poi fa lega anche con Luigi XII re di Francia e s'imparenta con esso, 9. Tratta in segreto altri accordi, _ivi_. Sue indiscrete domande a Francesco I di Francia, 11. Sua confederazione coll'Imperatore, il Re di Spagna e Massimiliano Sforza, _ivi_. Liete e poi tristi novelle che riceve della battaglia di Marignano, 13, 14. Passa da Firenze nel recarsi a Bologna e nel tornare; e feste che gli si fanno, 15, 16. Del trattato concluso tra esso e il Re di Francia in Bologna, 17. Disdice l'accordo con l'Imperatore, _ivi_; poi cerca riavvicinarsegli, 18. Guerra da esso fatta al Duca d'Urbino, 18 e seg. Congiura d'alcuni Cardinali contro di lui, 20, 21. Nomina un gran numero di Cardinali, e somma di danari che ne ricava, 21. Conclude il matrimonio di Lorenzo suo nipote con una parente del Re di Francia, 22. S'impadronisce di Perugia, 24. Come si comporti nella gara di successione all'Impero tra Carlo V e Francesco I, _ivi_. Vorrebbe fare alleanza con Francesco, poi fa un accordo con Carlo già eletto Imperatore, 25, 27; e delle ragioni che poterono indurlo a tale accordo, 25. Fa gran festa dell'acquisto di Milano per Carlo V, 28. Si ricorda la sua morte; e ancora del suo carattere, e delle sue qualità e abitudini, _ivi_ e seg., 404. Ama singolarmente e incoraggia la Commedia, 31. Tra i letterati favorisce più i mediocri che i sommi, 32. Favorisce i grandi artisti, in special modo Raffaello, 33 e seg. Gran cumulo di debiti che lascia alla sua morte, 36. Citazione di opere consultabili intorno a lui, _ivi_. Interviene, invitato, negli Orti Oricellari, 48. Ricordato a proposito del Discorso del M. intorno al riformare lo Stato di Firenze, 54 e seg. Sulla bolla relativa allo Studio di Firenze, ricordata, 120. Si accenna ai mutamenti politici avvenuti per la sua morte, 127. Ricordato in paragone con Clemente VII, 294, 301.
_Leopardi Giacomo_. Ricordato a proposito dei _Detti memorabili_ del M., III, 73.
_Lescut_, generale francese, III, 487.
_Leto Pomponio_, I, 142; III, 142.
_Lettenhove_ (_Barone di_). Della sua pubblicazione delle Lettere e negoziazioni del Commines, I, 244.
_Letteratura italiana_. Suo risorgimento, I, 183 e seg.
_Lioni Roberto_, III, 279.
_Lippomani_, patrizi veneti, amici della famiglia de' Medici, II, 550.
_Lipsio Giusto_, difensore del M., II, 445.
_Lisbona_ (_Cardinale di_), I, 560.
_Lisio G._ Sua opera sul _Principe_ del M., citata. III, 414-15.
_Livorno_. Lettera dei Dieci a quel Capitano circa le condizioni di detta terra, I, 617.
_Lombardia_. Ricordata dal M. nei suoi _Discorsi_, II, 307; e nel _Principe_, 600; e nel _Dialogo sulla lingua_, III, 185. Ricordate le sue fortificazioni a proposito di quelle che si disegnavano fare in Firenze, 436, 437, 439.
_Lomellino David_ di Genova. Ha debito con alcuni mercanti fiorentini, III, 401 e seg.
_Loredano Pietro_, I, 53.
_Lorena_ (_di_) Renato, I, 75, 77.
_Loris Francesco_, vescovo d'Elna e cardinale, I, 456, 601.
_Lucca_. Le genti dei Fiorentini fanno scorrerie in quel territorio, I, 468, 598. Ricordato il suo governo repubblicano nei _Discorsi_ del M., II, 307, 316. Vi va commissario per cause private il M., e vi scrive un _Sommario_ o relazione del suo governo, III, 63 e seg.; e la _Vita del Castracani_, 66 e seg. Guerra dei Fiorentini contro di essa, ricordata, 260.
_Lucchesi_. Aiutano Pisa nella guerra contro Firenze, I, 468, 598; II, 93, 96.
_Lucchesini_, gesuita. Suo scritto contro il M., ricordato, II, 426.
_Luigi XI_, re di Francia, II, 329.
_Luigi XII_, re di Francia. Succede a Carlo VIII, I, 258. Diritti da lui vantati in Italia, _ivi_, 314. Sua impresa di Milano, 269, 336 e seg., 537, 541, 545. Si obbliga ad aiutare i Fiorentini a risottometter Pisa, e relativi patti tra lui e la Repubblica, 337, 339. Mali portamenti delle sue genti in quell'impresa, 340 e seg., se ne conduole coi Fiorentini, 345; poi si sdegna con loro 346; che gli mandano per ambasciatori Francesco della Casa e il M., 347 e seg. I Fiorentini raccolgono denari da mandarsi a lui, 358. Suo nuovo trattato con la Repubblica, 365. Aiuti da esso mandati ai Fiorentini, 370 e seg., 565, 566. Accenni alle sue relazioni col Valentino, 391 e seg., 397, 404, 411, 412, 429, 432, 438, 444, 445, 450. Altri ambasciatori mandatigli dai Fiorentini, 585 e seg. Altra legazione del M. a lui, 464 e seg. Manda aiuti a Giulio II per l'impresa di Bologna, 501, 634, 636. Ricordato, 637. Antagonismo tra lui e Massimiliano imperatore, II, 55 e seg. Con lui si alleano i Veneziani, 58, 60; ai quali manda soccorsi nella venuta dell'Imperatore, 60. Promette di nuovo ai Fiorentini di risottomettere loro Pisa, ma non attiene la promessa, 91. Protesta contro il guasto dato alle terre dei Pisani dai Fiorentini, 93; i quali si obbligano a pagargli centomila ducati, 94. Entra nella lega di Cambray, 107; e suoi acquisti nel territorio veneto, 109. Torna in Francia, 113. Contro di lui si rivolge Giulio II, 111, 124 e seg., 531, 534. Legazione del M. a lui, 127 e seg. Raduna un concilio, 128, 129; da cui ha licenza di muover guerra al Papa, 141; e cenni di questa guerra, _ivi_ e seg. Procura che si aduni un Concilio in Pisa contro il Papa, 146, 147, 152. Lega del Papa con Venezia e Spagna contro di lui, 148. Suo esercito in Italia contro il Papa e i confederati, 157 e seg. Sua tregua col Re di Spagna, 220; e giudizi e considerazioni su lui e su detta tregua nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, 223 e seg.; III, 414 e seg. Fa pace col Papa e disdice il Conciliabolo, 221. Ricordato dal M. nei _Discorsi_, 322; e nel _Principe_, 379, 381, 387, 600. Sue leghe coi Veneziani e poi col Papa, ricordate, III, 8, 9. Si accenna al suo matrimonio con la sorella del Re d'Inghilterra, e alla sua morte, 10.
_Lusco Antonio_, I, 99, 124.
_Lutero Martino_. Con lui ha termine l'età del Rinascimento, I, 1. Ricordata la sua Riforma, III, 8.
_Lutoslawski W._ Una sua opera in cui si parla del M., ricordata, II, 280, 378.
M
_Macaulay_. Suo _Saggio_ sul M., citato, II, 328. Si discorre di detto _Saggio_, 464 e seg. Grande ammiratore della _Mandragola_; e dei suoi giudizi intorno ad essa, III, 147, 159 e seg. Suoi giudizi su altre Commedie del M., 165, 169, e sull'epistola della _Descrizione della peste_ attribuita a lui, 194.
_Machon Luigi_. Sua _Apologia_ del M., ricordata, II, 428.
_Machiavelli_ famiglia. Notizie di essa, I, 295 e seg. Di un suo diritto di patronato sostenuto in iscritto dal M., 300. Di un altro suo giuspatronato, 531. Un ramo di essa possiede beni a Sant'Angelo in Bibbione, II, 363. Loro patronato di una chiesa presso Sant'Andrea in Percussina, ricordato, III, 330. Della loro cappella gentilizia nella chiesa di Santa Croce, 370. Come e quando si estingua, _ivi_.
_Machiavelli Alessandro_ di Bernardo, nipote di N., II, 362; III, 370.
_Machiavelli Bartolommea_ o _Baccia_, figliuola di N., moglie di Giovanni e madre di Giuliano dei Ricci, I, 296. Alcune notizie intorno ad essa, III, 38, 40, 41, 365. Ricordata, 367, 475.
_Machiavelli Batista_, compare al primo figliuolo di N., I, 606.
_Machiavelli Bernardo_, padre di N. Si ricordano alcune notizie della sua famiglia da lui scritte, I, 297. Brevi notizie di lui, del suo patrimonio, della moglie e dei figli, _ivi_, 298. Si combatte l'opinione che nascesse illegittimo, II, 122. Sepolto in S. Croce, III, 370. Sonetto indirizzatogli dal figliuolo N., 425.
_Machiavelli Bernardo_, figliuolo di N., II, 362. Alcune notizie intorno ad esso, III, 38, 39. Ricordato, 391. Sua lettera al padre in Lucca, 67, 409. Ricordato, 183. Ammalato, 330. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 367. Altre notizie di lui, 370, 395. Ricordato, 399.
_Machiavelli Buoninsegna_, I, 531.
_Machiavelli Carlo_. Di un suo debito con Lodovico figliuolo di N., III, 389.
_Machiavelli Filippo_, I, 531; II, 560, 563; III, 392.
_Machiavelli Francesco Maria_. In lui si estingue un ramo della famiglia, I, 297.
_Machiavelli Ginevra_, sorella di N., I, 299.
_Machiavelli Giovanni_, II, 560, 563; III, 392.
_Machiavelli Guido_, figliuolo di N. Alcune notizie intorno ad esso, III, 39. Brano di lettera del padre a lui, e sua risposta al padre, 356, 474. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 367.
_Machiavelli Ippolita_, moglie di Pier Francesco de' Ricci. In lei si estingue la famiglia del M., I, 296; II, 362; III, 371.
_Machiavelli Lodovico_, figliuolo di N. Ricordato in una lettera a suo padre, II, 526. Altre notizie intorno ad esso, III, 38, 39, 40. Due lettere di lui al padre da Adrianopoli e da Ancona, 389, 391; ed altra da Adrianopoli, ricordata, 332. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 395, 399, 410.
_Machiavelli Lorenzino_ di Lorenzo di Ristoro, III, 371.
_Machiavelli Lorenzo_, I, 295, 296; III, 392, 393.
_Machiavelli Marietta_. — Vedi _Corsini Marietta_.
_Machiavelli Niccolò._ Giudizi diversi e contradittorii intorno ad esso, I, XIII e seg. Nuovi materiali storici che aiutano a meglio conoscerne la vita ed i tempi, XVIII. Numero stragrande delle sue lettere d'ufficio inedite, XV, 323, 338. Perchè e come si faccia in quest'opera «uno studio assai lungo» intorno ai suoi tempi, XIX. Importanza delle sue legazioni e delle sue lettere d'ufficio e che uso se ne faccia nell'opera, XX-XXII. Si accenna a un paragone tra esso e Antonio Giustinian, oratore veneto, XXII. Edizione dei suoi scritti citata, ed altra tenuta a riscontro in quest'opera, XXIII, 298. Notizia di alcuni volumi di lettere, erroneamente credute di lui, esistenti in Inghilterra, _xxiv_. Sua lettera dove parla delle prediche del Savonarola, ricordata, 293. I suoi primi anni sono avvolti nelle tenebre, 294; e diversità in ciò tra lui e il Guicciardini, 295. Prime cose che si trovino scritte da lui, 300; sua traduzione di un brano della _Historia_ di Vittore Vitense; e lettera di mano sua relativa ad affari di famiglia, 299, 527, 531. Della sua cultura in genere, e specialmente se egli sapesse di greco, 301 e seg., 533. Di un suo scritto perduto, intitolato _Le Maschere_, 305, 477. Succede ad Alessandro Braccesi nella seconda Cancelleria del Comune e vi rimane capo, 307-8; suo stipendio, 308. Delle sue qualità fisiche e morali; e notizie intorno ai suoi ritratti, 310. Si lega d'intima amicizia con Biagio Buonaccorsi, 313. Dell'opinione che vorrebbe attribuire a lui il _Diario_ del Buonaccorsi, 317, 325. Suo molto daffare nella Cancelleria, 317. Mandato a Pontedera presso Iacopo d'Appiano, _ivi_. Sua legazione a Caterina Sforza a Forlì, 320 e seg. Lettere di Biagio Buonaccorsi a lui, 325, 536 e seg. Brani di sue lettere d'ufficio, durante la guerra di Pisa, 327 e seg. Dei suoi _Scritti inediti_ pubblicati da G. Canestrini, 330. Di una lettera, scritta di sua mano, che parla della cattura di Paolo Vitelli, 333, 551 e seg. È di sua mano anche il processo fatto in Firenze a Piero Gambacorti, 333. Del suo _Discorso al Magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa_, 334. Destinato oratore a G. G. Trivulzio, non vi va altrimenti, 338. Segretario dei commissari fiorentini in campo contro Pisa, 341 e seg. Si parla delle lettere che compongono questa commissione, e si notano quelle scritte di sua mano, 345. Sua prima legazione in Francia insieme con Francesco della Casa, 347 e seg.; e sunto delle istruzioni date loro, 348. Scarso salario assegnatogli, 349. Firma col compagno le lettere, ma le scrive tutte di sua mano; e brani e sunti d'alcune di esse, 351 e seg. Riman solo nella legazione, che si fa subito più importante, 351. Parla in latino e in francese col Cardinale di Rouen, e dei suoi colloqui con esso intorno al Valentino ed al Papa, 352 e seg. Sunto delle due ultime lettere di questa legazione, 354; grandi elogi che ne riscuote in Firenze; lettera di B. Buonaccorsi a lui, 355, 555. Suo ritorno in Firenze, _ivi_. Inviato due volte a Pistoia; e relativi documenti stati male allogati tra le sue _Opere_, 357. Sua grande attività, e numero grandissimo delle sue lettere in occasione della venuta del Valentino in Toscana, 358 e seg. Si citano alcune delle molte lettere scritte da lui nel dominio, nel passaggio dei Francesi per la Toscana (1501), 362. Inviato a Siena ed a Cascina; e destinato a recarsi a Bologna, non pare vi vada altrimenti, 364. Rinviato a Pistoia a sedarvi le discordie; scrive una breve relazione di quei fatti, 365. Relazione del suo primo colloquio col Valentino, 368; e suo ritorno a Firenze, 369. Accompagna il De Langres al campo francese in Valdichiana, 371. Ritorna due volte ad Arezzo, 372. Si esamina il suo scritto _Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, ivi_. L'elezione del gonfaloniere Soderini è un fatto importante nella sua vita, 379. Sua legazione al Valentino in Romagna; accetta la commissione di mala voglia, 386. Vorrebbe essere in Firenze quando il Soderini piglia l'ufficio di gonfaloniere, 579. Si accenna al suo matrimonio con la Marietta Corsini, e ai suoi sentimenti per essa e per la famiglia, 387. Sunto dell'istruzione datagli nella legazione al Valentino, 389. Come e perchè cresca in lui l'ammirazione pel Valentino, 390. Sua partenza e arrivo in Imola alla presenza del Duca, 391. Sue conferenze con esso, e sue lettere, ricordate, _ivi_ e seg. È scontento e vorrebbe tornarsene, ma a Firenze non si vuol parlare di richiamarlo, 395 e seg., 578, 579, 582, 586, 592. S'indagano le cagioni della sua scontentezza, 395 e seg. Falso ch'ei consigliasse e guidasse le azioni del Valentino, 399. Lettere di amici a lui durante questa legazione, 570 e seg. Chiede d'avere le _Vite_ di Plutarco, 400, 576. Segue il Valentino a Forlì, 403; a Sinigaglia, 406; a Perugia, 408; ad Assisi, 409; a Castel della Pieve, _ivi_. Parte per tornare a Firenze, _ivi_. Frammento di una sua lettera in cui epiloga tutti i fatti di quell'impresa del Valentino, ricordato, 410. Scrive a Firenze troppo di rado, 581, 593. Nuovo paragone tra esso e Antonio Giustinian oratore veneto a Roma, 411. Non s'illude nel giudicare il Valentino ed il Papa, 419; e vero concetto che si forma del Duca, 420 e seg. Della sua _Descrizione_ dei fatti di Romagna, e in quanto e perchè essa diversifichi dalla relativa legazione, 421 e seg. Di un suo _Discorso_ sopra il provvedere danaro, ec., 426 e seg. Mandato a Siena, 429. Delle sue lettere di ufficio per difendere la Repubblica da ogni possibile assalto dei Borgia, _ivi_, 594; e di altre ai commissari in campo contro Pisa, 430, 431. Di una sua copia d'una lettera del Valentino, e di una sua gita, erroneamente supposta, a Roma, 435. Sue lettere d'ufficio dirette a impedire l'ingrandirsi dei Veneziani, ricordate, 448, 449. Sua legazione a Roma; sunto dell'istruzione, e brani e sunti delle sue lettere, 449 e seg. L'elezione di Giulio II muta lo scopo della sua legazione, 451; la cui importanza viene dal trovarsi egli di nuovo in presenza del Valentino, 453. Come debba spiegarsi l'indifferenza e il disprezzo con cui ora scrive del Valentino, _ivi_, 459, 462. Lettere di B. Buonaccorsi a lui, 456, 604 e seg. Gli nasce il primo figliuolo, 605. Prevede quello che accadrà ai Veneziani per l'impresa in Romagna, 457. Chiede denari ai Dieci; e stanziamento a suo favore, 458. A Firenze è biasimato di far sempre troppo gran caso del Duca, 459. Nuovo confronto tra le lettere sue e quelle dell'Oratore veneto; e da che dipendano in esse certe somiglianze, 460. Il Cardinale Soderini si separa malvolentieri da lui e lo trattiene in Roma, 463. Parte con una lettera del Cardinale piena di elogi, _ivi_. Di una sua lettera privata scritta in quella legazione, _ivi_. Sua seconda legazione in Francia, 479; e istruzioni dategli, _ivi_. Torna, 466. Si accenna a un'altra presunta ma non vera gita di lui in Francia, _ivi_. Mandato a Piombino, 467. Ha gran potere sul gonfaloniere Soderini, _ivi_. Caldeggia col Gonfaloniere il progetto di deviare l'Arno da Pisa; e scrive perciò un gran numero di lettere, 468 e seg. Del suo _Decennale primo_, e della prima edizione di esso, 472 e seg. Sua legazione a Giampaolo Baglioni a Perugia, 479 e seg. Si accenna alla sua legazione al Marchese di Mantova, 485. Pier Soderini vorrebbe mandarlo oratore a Consalvo, 486. Sua nuova legazione a Siena presso Pandolfo Petrucci, _ivi_ e seg. Mandato ai campo di Pisa, 493. Attende ai provvedimenti necessari per dare un assalto a quella città, _ivi_. Esalta la virtù di Antonio Giacomini, 494. Per l'infelice esito dell'assalto di Pisa, rivolge l'animo all'istituzione di una milizia fiorentina, 495, 498. Sua legazione presso Giulio II, 495 e seg.; che riesce una delle meno importanti, e perchè, 497 e seg. Ancora del suo disegno d'istituire una milizia, e di quanto operi per attuarlo, nel che si rivela il suo patriottismo, 501 e seg. Si ricorda il suo libro dell'_Arte della guerra_, 504; e una sua novella che si legge tra quelle di Matteo Bandello, _ivi_. Sua scrittura relativa all'istituzione della milizia, 506, 513, 637 e seg. Cancelliere dei _Nove_ della milizia, 514. Lettere di Agostino Vespucci a lui, 557, 560, 571. Altre lettere del Buonaccorsi a lui, 629 e seg.
Sull'animo e l'ingegno di lui non ebbero mai un'azione visibile le arti belle, II, 3; ma un'azione almeno indiretta ve l'ebbero, 4. Attende all'ordinamento della milizia; e gran numero di lettere da lui scritte per tale effetto, ricordate, 51-52. Lettere a lui di Alessandro Nasi, 499; di Filippo da Casavecchia, 500; di Biagio Buonaccorsi, 502, 504. Sue lettere autografe scritte come cancelliere dei Nove e dei Dieci, ricordate, 506 e seg. Inviato a Siena, 53; a Piombino, e richiamato, _ivi_. Filza di lettere di vari a lui, ricordata, 62, 509, 510. Lettere a lui di don Michele Coreglia, 510; e di Pietro Corella conestabile, 516. Sua legazione all'Imperatore, 64 e seg. Sue osservazioni sugli Svizzeri e i Tedeschi, fatte in detta legazione, 65. Brano di una sua lettera mancante in tutte le edizioni, 73. Quanto durò quella legazione, e del salario e altre spese pagategli per essa, _ivi_, 74. Si parla della sua _Istruzione_ a Raffaello Girolami ambasciatore in Spagna, 74; e dei suoi scritti sulla Germania, 76 e seg.; e dei _Ritratti delle cose di Francia_, 86 e seg. Raccoglie fanti nel territorio fiorentino e va al campo di Pisa, 92 e seg. Va a Piombino per trattare la resa dei Pisani; si corregge un errore circa il numero degli ambasciatori pisani ivi convenuti, 97 e seg. Torna a Firenze e ritorna al campo, 101. È a Pistoia, 102; a Cascina, 103; a Mezzana, _ivi_. Lettera di Lattanzio Tedaldi a lui, ricordata, 104. Per la resa di Pisa cresce la sua riputazione; lettere di elogio ad esso, ricordate, 105. Lettere di Filippo Casavecchia, e di Alamanno Salviati, 106, 520, 522. Sua legazione a Mantova, all'Imperatore, 115 e seg.; e suo ritorno a Firenze, 119. Del suo _Decennale secondo_, 117. Di una sua lettera a Luigi Guicciardini, _ivi_, 119. Di una sua lite di famiglia, 120. Altre lettere di Biagio Buonaccorsi e di Francesco del Nero a lui, 523 e seg. Piglia possesso dell'eredità paterna, 120. Di una deposizione fatta contro di lui ai Conservatori di legge, 121. È a Sansavino, 123; e in Valdinievole, _ivi_. Lettere del gonfaloniere Soderini, di Francesco Vettori e di un altro amico a lui, 527, 529, 531. Sua terza legazione in Francia, 126 e seg. Una osservazione a proposito delle lettere scritte in questa legazione, 129. Lettere di Antonio della Valle, di Roberto Acciaiuoli e di B. Buonaccorsi a lui, 533 e seg. Suo ritorno a Firenze, 133; durata della sua assenza, e stipendio da lui riscosso per questa legazione, _ivi_. Si occupa d'ordinare una milizia a cavallo, e conseguenti sue gite nel dominio della Repubblica, 140. Mandato a Siena, _ivi_; atto con cui disdice una tregua a quel Comune, 543. Mandato a Luciano Grimaldi, 141; incontro ai Cardinali che si recavano al Concilio di Pisa contro Giulio II, indi a Milano; e sua nuova legazione in Francia, 149 e seg. Ritorna a Pisa, per il Concilio, 151; e quello che vi faccia, 154, 155. Fa il suo primo testamento, 166. Di un suo _Consulto per l'elezione del comandante delle fanterie_, _ivi_. Fa leve d'uomini per l'Ordinanza a cavallo, 167; e scrive la provvisione per la sua istituzione, _ivi_. Si reca in vari luoghi del dominio per provvedere alla difesa della Repubblica, 168 e seg. Va a casa di Francesco Vettori a impetrarne asilo per il gonfaloniere Soderini, 176. Suo giudizio sul governo del Soderini, 177-78. Spera di conservare il suo ufficio acconciandosi coi Medici, 185-86. Sunto di una sua lettera forse all'Alfonsina Orsini, 186; e di un'altra al Cardinale Giovanni, 188; e di un suo scritto pubblicato col titolo _Ricordo ai Palleschi_, 189; e giudizio di questi tre scritti, _ivi._ Privato d'ogni ufficio e confinato, 191. Rende i conti della sua amministrazione, _ivi_. Come si trovi compromesso nella congiura del Boscoli e del Capponi contro i Medici, 194, 197, 198; bando contro di lui, 198, 556. È imprigionato e messo alla tortura, poi liberato come innocente, 198-99, 554; sunto di alcune sue lettere in proposito. 199. Continua a desiderare e sperare di essere adoperato dai Medici, 200. Che debba pensarsi di tre sonetti scritti da lui in quei giorni e indirizzati a Giuliano de' Medici, _ivi_ e seg. Solleva l'animo a delle speranze; ma non è cercato dai Medici, 210. Sue strettezze economiche e suo stato d'animo in questo tempo, 210 e seg. Sua corrispondenza epistolare con Francesco Vettori; grande importanza d'essa, e suoi argomenti principali, II, 212 e seg., 557 e seg.; III, 414; argomenti privati, II, 214 e seg.; considerazioni e discussioni sugli avvenimenti politici, 220 e seg., e particolarmente sulla tregua tra Spagna e Francia, 223; e sugli Svizzeri, 226 e seg. È convinto che l'alleanza francese sia necessaria all'Italia, 229. Sovraccaricato d'imposte, 219. Col fine di giovargli, il Vettori fa vedere due sue lettere al Papa, ma senza pro, 232, 574. In che differisca, come uomo politico, dal Guicciardini, 251, 258. Quanto imiti da lui il Guicciardini nei suoi _Ricordi politici e civili_, 265. In che anno scrivesse il _Principe_: e della data della lettera in cui parla di questa sua opera a Francesco Vettori, 270 e seg. Contemporaneamente pone mano ai _Discorsi_ cui attende per lungo tempo, e li lascia incompiuti, 271, 272. Si combatte e prova falsa l'opinione che il _Principe_ e i _Discorsi_ non abbiano relazione tra loro, 271. In questi suoi scritti politici segue una via diversa da quella tenuta dal Guicciardini, 272-73. Del suo paganesimo in politica, 276. Conserva sempre sentimenti repubblicani, 277. Del paragone da alcuni fatto tra lui ed Aristotele, 278 e seg. Esposizione dei suoi _Discorsi_, 285 e seg.; nei quali copia Polibio, 289, 471. Ancora sulla questione s'egli sapesse di greco, 289, 471, 575 e seg. Avverso al dominio temporale della Chiesa, e perchè, 295 e seg. Errore il supporlo nemico o indifferente alla virtù e alla libertà, 299. Non giudica il valore morale delle azioni individuali, ma il loro effetto come azioni politiche, 311. Della sua sentenza circa il ricondurre le istituzioni e i governi ai loro principii, 317. Brevi accenni a quella parte dei _Discorsi_ che tratta dell'arte della guerra, 321. Critica dei _Discorsi_, 323 e seg.; ed esame delle _Considerazioni_ del Guicciardini sui medesimi, 350 e seg. Si accenna all'opinione che di lui ebbero il Cavour e Gino Capponi in confronto col Guicciardini, 360-61. Notizie della sua villa a Sant'Andrea in Percussina presso San Casciano; e come quivi e non in altra villa scrivesse il _Principe_ e i _Discorsi_, 362-63. Come si formasse l'idea del _Principe_, 363 e seg.; di cui il Valentino gli apparisce il tipo più definito, 364. Occasione prossima che lo indusse a scriverlo, 366; e come per essa gli accrescesse il desiderio e la speranza di essere adoperato dai Medici, 368 e seg. passim. Brano ed estratto di una sua lettera a Francesco Vettori che si collega con quell'opera, 369. Brani ed estratti di altra sua lettera al Vettori, ove descrive la sua vita in villa e gli parla di nuovo del _Principe_, 371 e seg. A chi si proponga d'indirizzario, 373 e seg. Esposizione e critica del _Principe_, 378 e seg. Si combatte l'opinione d'uno scrittore ch'egli avesse idee originali in economia politica, 401. Lui vivente non furono dati alle stampe nè i _Discorsi_ nè il _Principe_, 414. Prime edizioni e manoscritti del _Principe_, 414 e seg. Agostino Nifo plagiario del suo libro del _Principe,_ 417 e seg. Detrattori di lui e del suo libro del _Principe,_ 420 e seg. Bruciato in effigie per opera dei Gesuiti, 423. Messe all'Indice le sue Opere, 424; si cerca poi farne un'edizione purgata, e come non riesca, _ivi._ A che si riduce la critica dei suoi avversari, 426. Le edizioni e traduzioni del _Principe_ si moltiplicano, 427. Entrano in lizza contro di lui i protestanti, 430; e anche i re e i loro ministri divengono suoi nemici, 435. Annotazioni di Cristina di Svezia al suo _Principe_, 436, 437, 593 e seg. Di uno scritto di Federigo di Prussia contro il _Principe_, ch'egli poi segue nella sua politica, 437 e seg. Ammirato e seguito da Napoleone I, 443. Spregiato dal Principe di Metternich, 444. Suoi difensori, 445 e seg. Detrattori e difensori di lui cadono in un medesimo errore, 448. Diviene per molti un idolo quando incominciano in Italia le aspirazioni nazionali, _ivi_, 449. Comincia ad essere studiato e ammirato anche in Germania, 449. Lavori di tedeschi intorno a lui, _ivi_ e seg.; e difetti della loro critica, 452 e seg. Si comincia a metterlo in relazione coi suoi tempi; ma non è ancora giudicato rettamente, e perchè, 455, 456. Primi tentativi di un esame scientifico delle sue Opere, in ispecie dei _Discorsi_ e del _Principe_, 456 e seg. Considerazioni e giudizi di L. Ranke intorno a lui ed al _Principe_, 456 e seg. Traduzione delle sue _Lettere_, fatta da E. Leo, ricordata; e suo giudizio intorno al _Principe_, opposto a quello del Ranke, 462 e seg. Si combatte l'opinione d'alcuni che l'ultimo capitolo del _Principe_ sia una giunta fattavi da lui più tardi, 462. Esame degli studi intorno ad esso: del Macaulay, 464 e seg.; del Gervinus, 476 e seg.; dello Zambelli, 469 e seg.; e di altri, 475 e seg. Perchè dopo tanti studi non si sia arrivati a un giudizio definitivo intorno ad esso, 493. Recenti tentativi di biografie, 494. Lavori più recenti intorno ad esso, ricordati, _ivi_, 495. Sua lettera a Francesco del Nero, e della sua parentela con esso, 525, 526. Si epiloga la disputa intorno all'ipotesi ch'egli conoscesse il greco, ec., 575 e seg. Si ricorda il dialogo _Dell'ira_ a lui attribuito, 576. Sua _Vita di Castruccio Castracani_, ricordata, 577. Sua _Arte della guerra_, ricordata, 588. Giudizio del Wicquefort e di un traduttore francese del _Principe_ intorno a quel libro, 593 e seg.
Di alcuni lavori intorno al M. venuti recentemente alla luce, III, V e seg. Dell'opinione che si rappresentasse la sua _Mandragola_ dinanzi a Leone X in Firenze, 17. Suo parere circa il governo di Firenze, ricordato, 23. S'illude sperando nelle aspirazioni ambiziose di Leone X, 27. Nulla debbono a Leone X le sue Opere, 32. Suoi _Decennali_, ricordati, 37. Sua lettera a Lodovico Alamanni, ricordata, _ivi_. Legge con grande ammirazione il poema dell'Ariosto, _ivi_. Suo poema dell'_Asino_, ricordato, _ivi_. Di nuovo della sua vita in villa, _ivi_ e seg.; e della sua famiglia, 38 e seg. Due lettere di Lodovico suo figliuolo a lui, 389, 391. Suo secondo testamento, ricordato, 40. Di una lettera della moglie a lui, _ivi_; e testo di essa lettera, 397. Saggio della sua corrispondenza epistolare con Giovanni Vernacci suo nipote, 39, 41 e seg.; e testo di alcune di esse lettere, 392 e seg., 398 e seg. Di una sua gita e commissione a Genova, 43, 401. Viene di tanto in tanto a Firenze dalla villa, 43. Introdotto negli Orti Oricellari, e in casa dei Medici, 48. Ancora della sua lettera creduta scritta all'Alfonsina Orsini, 49. Delle sue letture negli Orti Oricellari, _ivi_. Il cardinal Giulio de' Medici lo incita a scrivere sul modo di riformare il governo di Firenze, 51, 54; e di questo suo _Discorso_, 54 e seg., 119; dove non esiste contradizione col libro del _Principe_, 54. Sua commissione a Lucca, 93. Del suo _Sommario delle cose di Lucca_, 64 e seg. Lettere di Giovambattista Bracci a lui, 406 e seg. Lettere a lui del cardinal Giulio de' Medici e di amici, ricordate, 67; e lettere di Bernardo suo figliuolo e di Filippo de' Nerli, 409, 410. Esposizione e critica della sua _Vita di Castruccio_, 67 e seg. Si accenna alla sua teoria della superiorità dei fanti sui cavalli nelle guerre, 71, 79, 80. Della sua _Arte della guerra_: critica ed esposizione di essa, 75 e seg.; e della sua prima edizione, 76. Lettera del cardinale Salviati a lui a proposito di detta opera, _ivi_, 412. Descrizione d'un codice contenente lunghi frammenti autografi dell'_Arte della guerra_, 76. Di nuovo ricordati il suo _Principe_ e i _Discorsi_ in relazione coll'_Arte della guerra_, 77, 93, 99, 102, 118, 119. Due persone consultate dall'autore del presente libro intorno all'_Arte della guerra_, 78 e seg. passim. Ha poca fede nelle armi da fuoco e ragione di ciò, 82, 84. Nell'_Arte della guerra_ imita e copia dal libro _De re militari_ di Vegezio, 90 e seg., 94, 95, 98, 104, 105; e fa uso frequentissimo di Frontino, 94, 95, 107: e altre fonti di cui si vale, 94, 95. Condotto dagli Ufficiali dello Studio a scrivere le _Storie_, 120 e seg.; sua lettera a Francesco del Nero intorno a detta commissione, 120; e deliberazione della condotta e stanziamenti di salari, 121, 122. Piero Soderini gli propone di lasciar Firenze e acconciarsi per segretario con Prospero Colonna, 122-23; ma egli non accetta, 123. Della sua commissione al Capitolo dei frati Minori a Carpi, 124 e seg.; e relativa sua corrispondenza col Guicciardini, 125 e seg., 420. Torna a Firenze e attende alla _Storia_ e ad altri lavori, 127. Ancora dei suoi discorsi negli Orti Oricellari, 130. Di un'altra sua proposta per la riforma del governo in Firenze, 131, 132; e nuovo scritto sulla milizia cittadina, 132, 421. Non cade in sospetto per la congiura ordita contro il Cardinale de' Medici, che continua ad essergli benevolo, 137. Si ritira di nuovo in villa, dove attende alla _Storia_ e ad altri lavori, _ivi_. Notizie storiche e bibliografiche relative alla sua _Mandragola_, 146: esposizione ed esame critico di essa, 149 e seg.; e, a proposito d'essa, di nuovo del _Principe_ e di altre opere, 157-58. Della _Clizia_, 163 e seg. Della _Commedia in prosa_, 166; e della _Commedia in versi_, 167 e seg. _Descrizione della peste_, ec., attribuita a lui, ricordata, 168. Dell'_Andria_, traduzione di quella di Terenzio, 170. Dei suoi abbozzi o frammenti di un'altra commedia _La Sporta_, 171. Del suo poema _L'Asino d'oro_, 173 e seg.; dei _Canti carnascialeschi_, e d'altre poesie minori, 180 e seg. Di un suo Sonetto inedito; e ancora di uno dei suoi Sonetti a Giuliano de' Medici; e testo di essi, 181, 182, 425. Del _Dialogo sulla lingua_, 182 e seg. Della _Descrizione della peste_, e del _Dialogo dell'Ira_ attribuiti a lui, 191, 194. Della sua _Novella di Belfagor_, 195. Di altri scritti minori, 198. L'arte storica al suo tempo, 199 e seg. Sua _Vita di Castruccio_, ricordata, 204. Fine e limiti che si propone nello scrivere le _Storie, ivi._ «Vero fondatore della storia politica e civile», 205. Divide le _Storie_ in otto libri; e _frammenti_ di un libro nono, ricordati, 206 e seg. Esposizione e critica del primo libro, 207 e seg. Di nuovo si ricordano il _Principe_ e i _Discorsi_, 210, 215. Giudica severamente i papi, donde si trae motivo a ribattere l'accusa datagli d'astuzia e di falsità, 212 e seg. Epilogo del primo libro delle _Storie,_ 220; e brani di esso messi a riscontro con le Storie di Flavio Biondo, 221 e seg. Esposizione e critica del libro secondo delle _Storie_, 230 e seg. Di nuovo ricordata la sua _Vita di Castruccio_, 236. Si ferma a lungo sul Duca d'Atene, e perchè, _ivi_ e seg. Paragone tra i Discorsi di lui e del Guicciardini messi in bocca ai personaggi delle loro Storie, 238. Epilogo del secondo libro delle _Storie_, 240. Esposizione e critica del libro terzo, 241 e seg.; del quale è un episodio principalissimo il Tumulto dei Ciompi, _ivi_. A ogni libro delle Storie premette delle considerazioni generali, 242. Opportunità di paragonare l'introduzione al terzo libro delle _Storie_ con un luogo dei _Discorsi_, 243. Esposizione e critica del quarto libro delle _Storie_, 254 e seg.; e degli ultimi quattro libri, 266 e seg. Sua lettera al Guicciardini a proposito delle _Storie,_ ricordata, 266. Come e perchè esageri e sbagli nel narrare la battaglia d'Anghiari, 270-71; e i fatti di Francesco Sforza, 274; e la battaglia della _Molinella_, 279; e della sua narrazione delle congiure nei due ultimi libri, 276 e seg. Di nuovo ricordati i _Discorsi_, 281, 282. Suo giudizio di Lorenzo il Magnifico e confronto con quello datone dal Guicciardini, 284-85. Dei suoi _Frammenti Storici_ ed _Estratti di lettere ai Dieci_, 285 e seg. Sue _Nature d'uomini fiorentini_, ricordate, 288. Della sua _Bozza_ delle _Storie_, 289; e alcuni suoi raffronti con esse, _ivi_. Paragone delle sue _Storie_ con la _Storia d'Italia_ del Guicciardini, 290 e seg. Di nuovo ricordato il suo _Principe_, 300. Dell'idea ch'egli ebbe dell'indipendenza italiana, a proposito della congiura del Morone, 318. Si trova col Guicciardini al campo degli alleati contro Carlo V, 319. Ancora de' suoi ideali, e un altro raffronto tra lui e il Guicciardini, 322-23. Finisce l'ottavo libro delle _Storie_, 323. Lettera di Francesco Vettori a lui, 323-24, 428. Va a Roma a presentare le _Storie_ al Papa, e ne ottiene un sussidio per continuarle, 324. Lettera di Francesco del Nero a lui, e lettere di lui ricordate, 324, 430. Persuade al Papa l'istituzione della milizia nazionale, 325, 326; ed è perciò inviato presso il Guicciardini in Romagna con un breve apostolico, 325, 429. Ricordato a proposito di questa milizia, 450. Torna a Firenze, 327. Sua corrispondenza col Guicciardini, _ivi_ e seg.; che vuol rappresentare la sua _Mandragola_ a Faenza, 327, 331; ma la rappresentazione non ha luogo, 334. Di una medicina da lui usata e falsamente creduta causa della sua morte, 327, 328. Di una sua commissione a Venezia, 328, 431. Imborsato fra i cittadini abili agli uffici politici, 329. Di una sua pretesa vincita a Venezia, _ivi_. Ritorna a Firenze, 330. Si rimette a scrivere le _Storie_, 331. Si rappresentano le sue Commedie in Firenze, 333. Come scriva a lui e di lui Filippo de' Nerli, 333, 350, 351, 433. Sua opinione circa i possibili accordi tra il Re di Francia e l'Imperatore, 335; e sue lettere intorno a ciò a Filippo Strozzi e al Guicciardini, _ivi_, 336. Si occupa del disegno di fortificar le mura di Firenze, ed è cancelliere dei Procuratori a ciò eletti, 337 e seg.; e sue relative lettere d'ufficio, e brani e sunti di lettere al Guicciardini, 338 e seg., 434 e seg. Lettera di un potestà di Montespertoli a lui, ricordata, 340. Sua gita al campo della lega presso il Guicciardini, 344, da cui è inviato a Cremona, 345; e sua lettera di là, ricordata, _ivi_, 466. Lettera d'Iacopo fornaciaio, e lettere d'altri a lui, ricordate, 344, 444. Torna a Firenze, e della sua relazione, stampata come _lettera ad un amico_, 347, 348. Sua nuova gita al campo, e sua lettera da Modena, citata, 349. Nuovo ritorno a Firenze, _ivi_. Ritorna al campo la terza volta, 350. Scrive da Parma e da Bologna e d'altrove a Firenze, 351, 352; e sunti di alcune lettere, 354, 355. Brano di una lettera al figlio Guido, 355, 356; e lettera alla moglie, ricordata, _ivi_, 474. Ritorna a Firenze, 356. Sua nuova commissione al campo presso Roma, e sunto dell'ultima lettera di mano sua, 361. Ritorna a Firenze, 362. Condizione sua nella nuova repubblica; è trascurato e se ne addolora, _ivi_ e seg. Si ammala e muore, 364-65. Del suo testamento, 365. Vari racconti della sua morte, 366 e seg. Sue _Storie_ e _Discorsi_, di nuovo citati, 369. Sepolto in Santa Croce; e del monumento _ivi_ erettogli, 370, 372. Notizie di edizioni delle sue opere nel secolo XVIII, 371. Sguardo riassuntivo ai suoi tempi, alla sua vita e alle Opere, alle sue qualità e intendimenti, 373 e seg. Critiche recenti al M. come scrittore di cose militari e come istitutore della milizia fiorentina, 479 e seg.
_Machiavelli Niccolò_ d'Alessandro, I, 296.
_Machiavelli Niccolò_ di Bernardo, nipote del M. Apparecchia un'edizione dell'_Opere_ di lui, che non ha poi effetto, II, 424. Altre notizie intorno a lui, III, 370.
_Machiavelli Piero_, figliuolo di N. Alcune notizie intorno ad esso, III, 38, 39. Sua lettera intorno alla morte del padre, ricordata, 365, 367. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 367.
_Machiavelli Primerana_, sorella di N., III, 41.
_Machiavelli Ristoro_. Di uno suo quaderno di ricordanze di famiglia, I, 296.
_Machiavelli Totto_, I, 299. Sunto di una sua lettera al fratello N., 349. Ricordato in lettere di Biagio Buonaccorsi al M., 556, 608. Accordo da lui concluso con N., circa l'eredità paterna, ricordato, II, 120, 210. Ricordato, 525; III, 475.
_Macinghi negli Strozzi Alessandra_. Sue _Lettere_ a stampa, ricordate, II, 30.
_Macun I_. Suo discorso intorno al M., ricordato, III, 198.
_Magione_ presso Perugia. Vi si congiura contro il Valentino, I, 384. Ricordata dal M. nel _Principe_, II, 381.
_Magliana_, villa di Leone X presso Roma, III, 28, 31.
_Malatesta Sigismondo Pandolfo_, signore di Rimini, I, 157.
_Mancini Pasquale Stanislao_. Del suo libro intitolato _Prelezioni con un Saggio sul Machiavelli_, II, 453 e seg.
_Manente_ (_Maestro_), II, 563, 567.
_Manetti_ _Giannozzo_, I, 119, 154.
_Manfredi_ _Astorre_. Gli è tolto lo stato e la vita dal Valentino, I, 275.
_Mangabotti Andrea_ da Barberino in Val d'Elsa, e i suoi Reali di Francia e gli altri poemi cavallereschi, I, 210.
_Mannelli Giovanni_. Sua lettera al M., ricordata, III, 334.
_Mannelli Luigi_, II, 502.
_Mantova_. Illustrata nel secolo XV dalla dimora di Vittorino da Feltre, I, 161.
_Mantova_ (_Marchese di_), III, 44 5. — Ved. anche _Gonzaga Giovanfrancesco_.
_Marciano_ (_da_) _conte Rinuccio_. Capitano generale dei Fiorentini nella guerra contro Pisa; rotta da lui toccata, I, 314. Sue pretese, 316, 318.
_Mariano_ (_fra_), buffone di Leone X, III, 29, 32.
_Marignano_ (_Battaglia di_), III, 12. Ricordata a proposito dell'_Arte della guerra_ del M., 84.
_Marignolle_ presso Firenze. Vi alloggia Leone X, in una villa del Gianfigliazzi, III, 15.
_Marsili Luigi_, agostiniano, I, 96.
_Marsuppini Andrea_, II, 554.
_Marsuppini Carlo_ d'Arezzo, I, 118.
_Marsuppini Cristoforo_, accademico platonico, I, 176.
_Martelli Braccio_ e _Canigiani Antonio_, commissari dei Fiorentini, mandati ad impadronirsi di Paolo e Vitellozzo Vitelli, I, 331.
_Martelli Ugolino_. — Ved. _Della Stufa Luigi_.
_Martellini Antonio_, III, 403.
_Martesana_ (_Canale della_) in Milano, I, 34.
_Martini_.... prete, II, 554.
_Martino V_, I, 60, 62.
_Maruffi fra Silvestro_, I, 289, 290.
_Marzi D_. Sua opera _La Cancelleria della Repubblica fiorentina_, citata, I, 307; II, 123.
_Marzocco_, insegna della Repubblica fiorentina, I, 253.
_Masaccio_, II, 9.
_Massimiliano I_, imperatore. Entra in una lega contro Carlo VIII, I, 256. Sua inutile venuta in Italia a favore dei Pisani, 258, 282. Chiede denari ai Fiorentini, ma non li ottiene, 365. Voci di una sua nuova passata in Italia, 629 e seg.; II, 53, 54, 503. Condizioni politiche dei suoi stati, e suo antagonismo con la Francia, 55 e seg. Sue qualità fisiche e morali, 56 e seg., 69, 85. È di nuovo in via per l'Italia, 59. Di nuovo chiede denari ai Fiorentini, 60, 62, 70. Legazione di Francesco Vettori e del M. presso di lui; e notizie della sua impresa, 61 e seg., 68 e seg. Torna in Germania, 70. Tregua tra esso e i Veneziani, 72. Entra nella lega di Cambray, 107. Molte terre imperiali del dominio Veneto son pronte a rendersi a lui, 112. Torna in Italia, e sue imprese, 113 e seg. Gli è inviato il M.; e suo trattato coi Fiorentini, 115. Si unisce ai Francesi contro i Veneziani e il Papa, 125. Voci di accordi tra esso ed il Papa, 530-31. Aderisce al Concilio di Pisa, contro Giulio II, 147; e sua relativa lettera ai Fiorentini, 547. Minaccia di richiamare, poi richiama, le sue genti dall'esercito del Re di Francia, 160, 163. Fa lega col Papa, 192. Considerazioni e giudizi intorno ad esso nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, 224 e seg.; III, 416 e seg. Sua lega con Enrico VIII d'Inghilterra, ricordata, III, 8; poi col Re di Spagna e il Duca di Milano, 11. Difende Verona contro Francesco I, 15. Entra nel trattato di Cambray, _ivi_. Muore, 24. Ricordato l'assedio da lui posto a Padova, 112.
_Masuccio Salernitano_. Di lui e del suo Novellino, I, 207.
_Matteo_ (_frate_). Confessa e assiste il M. in punto di morte, III, 365.
_Matter_. Come giudichi il M., nel suo libro _Histoire des doctrines morales et politiques des trois derniers siècles_, II, 451.
_Mazzei Lapo_. Sue lettere a stampa ricordate, II, 30.
_Medici_ famiglia, I, 38 e seg. La Lega Santa delibera di rimetterli in Firenze, II, 165; e lettere e notizie relative al loro ritorno, 177 e seg., 549 e seg. Del loro governo in Firenze, 184, 205 e seg.; e scritti del Guicciardini ad esso relativi, 258 e seg. Ricordati a proposito del _Principe_ e nel _Principe_ del M., 368, 373, 405, 420, 422. In che relazione fossero con loro i frequentatori degli Orti Oricellari, III, 44 e seg., 130. Del predominio ch'essi ottennero in Firenze con Cosimo il vecchio, nelle _Storie_ del M., 254 e seg., 275. Di nuovo cacciati di Firenze, 359, 363.
_Medici Alessandro_. Gli è assegnata una pensione da Carlo V, III, 25. Sua origine, 296. Mandato da Clemente VII a Firenze, 297; è poi costretto ad uscirne, 360.
_Medici Caterina._ Introduce in Francia il _Principe_ del M., II, 428. Abita in Roma nel Palazzo a Sant'Eustachio detto poi da lei Palazzo Madama, III, 2. Della sua nascita, 23.
_Medici Clarice_ di Piero di Lorenzo. Del suo matrimonio con Filippo Strozzi, II, 136. Va a trovare Giuliano de' Medici al suo ritorno in Firenze, 552. Di una lettera del M. forse a lei indirizzata, II, 186, III, 49.
_Medici Contessina_, II, 552.
_Medici Cosimo_, il vecchio, I, 40, 43; II, 593; III, 55, 56, 255. Fondatore della Biblioteca medicea, I, 102. Restauratore dell'Accademia platonica, 168. Come parli di lui nelle sue _Storie_ il M., III, 261 e seg., 268, 275, 276.
_Medici Galeotto_, oratore a Roma; lettere scrittegli dai Procuratori delle mura di Firenze e lettere sue ad essi, ricordate, III, 436, 439.
_Medici Giovanni_ di Bicci, I, 39. Ricordato nella _Storia_ e a proposito della _Storia_ del M., III, 257, 259.
_Medici Giovanni_ di Pierfrancesco, I, 322.
_Medici Giovanni_, cardinale. Consigli datigli da Lorenzo suo padre, al suo partire per Roma, I, 72, 189. Si spaventa dell'elezione d'Alessandro VI, 231, 234. Capo della sua famiglia dopo la morte di Piero de' Medici; sue qualità e suo contegno, II, 135, 179. Conclude il matrimonio tra Filippo Strozzi e Clarice di Piero de' Medici, 136. Legato di Perugia, poi di Bologna, 149, 158. Prigione dei Francesi alla battaglia di Ravenna, 162, 163; liberato, 163. Sue pratiche per tornare in Firenze, 165. Viene con Raimondo di Cardona contro Firenze, 170, 172. Sua lettera al Papa, intorno al sacco di Prato, 173, 548. È in corrispondenza coi primari cittadini di Firenze, 175. Sua lettera a Piero da Bibbiena relativa al suo ritorno in Firenze, 177, 549. Sue modeste domande agli oratori inviatigli dai Fiorentini, 178. Accolto in Firenze a gran festa, 182. Altra sua lettera a Piero da Bibbiena, _ivi_, 552. Lettera e altro scritto indirizzatogli dal M., 188, 189. Ricordato in lettere di Francesco Vettori al M., 558, 559. Ancora del suo carattere e qualità, 192-93. Ricordato, 590. Eletto papa. — Ved. _Leone X_.
_Medici Giovanni_ delle Bande nere, I, 504; III, 296, 298, 320. Disegno del M. di armarlo a difesa della Toscana e della Chiesa contro l'Imperatore, 336, 337. Uno de' capitani della lega contro Carlo V, 347, 348, 469, 470. È crucciato, e vuol partirsi; e domande che fa al Re di Francia, 347, 472, 473. Sua morte, 349.
_Medici Giovenco_, potestà di Prato; lettera dei Nove della Milizia a lui, II, 508.
_Medici Giuliano_, fratello di Lorenzo il Magnifico, II, 501. Della sua uccisione nella congiura de' Pazzi, narrata dal M., III, 282, 283. È ricordata a questo proposito una recente apertura della sua tomba, 283.
_Medici Giuliano_ di Lorenzo il Magnifico. Segue il campo dei Veneziani contro Firenze, I, 316. È in Arezzo, 367. Sue pratiche per tornare in Firenze, II, 165. Sua lettera a Piero da Bibbiena, relativa al suo ritorno in Firenze, 177, 549. Si tratta di dargli in moglie una nipote di Pier Soderini, 180, 550. Carattere e qualità sue, 180. Suo ritorno in Firenze, _ivi_, 551, 552. Interviene in Consiglio alle prime riforme del governo, 181. Due sue lettere a Piero da Bibbiena intorno alla congiura del Boscoli e del Capponi, 197, 553, 555. Di tre sonetti indirizzati a lui dal M., 200 e seg. Capitano e Gonfaloniere della Chiesa, 206-7. Sposa Filiberta di Savoia e diviene duca di Nemours, _ivi_. Rifiuta il ducato d'Urbino, 207. Fantastica grandi disegni, 209. Si parla di formare per lui uno stato di Parma e Piacenza ec., 366 e seg.; III, 5; e questo disegno ebbe di mira il M. nello scrivere il _Principe_, II, 369, 370; III, 5; che però pensa di indirizzare a lui, II, 373, 374. Muore prima di ricevere quell'offerta, 375. Ricordato, 420, 541; e in lettere di Francesco Vettori al M., 558, 562, 563, 570, 571. Ancora della sua morte, III, 5. Comandante l'esercito dei Fiorentini e del Papa contro Francesco I, 12. Suo monumento in San Lorenzo di Firenze, ricordato, 33. Insussistenza delle pretese intime relazioni del M. con lui, 49. Sua noncuranza per Firenze e sue mire ambiziose al di fuori, ricordate, 52. Ricordato, 62. Ancora di uno dei Sonetti indirizzatigli dal M., e nuova edizione di esso, 181, 182, 427.
_Medici Giulio_, II, 175, 179. Arcivescovo di Firenze, poi cardinale, 206. Sue mire ambiziose, 209. Ricordato in lettere di Francesco Vettori al M., 558, 559, 570, 571, 572. Voce che debba andare legato in Francia, 562-63. Vede alcune lettere del M., 574. Altre notizie di lui e sue qualità, III, 5, 22, 23. Viene al governo di Firenze, 23. Voci di un accordo tra esso e Francesco Maria Sforza, 24. Ottiene una pensione sul vescovado di Toledo, 25. Conscio di tutti i segreti del Papa; sue rivelazioni al Guicciardini, 26. Alla sua iniziativa si devono i monumenti a Lorenzo e Giuliano de' Medici scolpiti da Michelangiolo, 33. Si fa intercessore di Luigi Alamanni presso il Papa, 404, 405. Comincia a dimostrare benevolenza al M., 49; e lo incita a scrivere sul modo di riformare il governo di Firenze, 51, 54, 57, 62; e suoi sentimenti veri e finti verso la Repubblica, 55. Vuole avvicinare a sè il M., 63. Scrive a Lucca in favore di alcuni mercanti fiorentini, 408. Sua lettera al M. a Lucca, ricordata, 67. Desidera di leggere l'_Arte della guerra_ del M., 76. A lui in parte è da attribuirsi l'incarico dato al M. di scrivere le _Storie_, 120, 206. Fa dare al M. la commissione di recarsi al Capitolo dei frati Minori in Carpi, 124. Aspira al papato dopo la morte di Leone X, 128; indi propone il Cardinale di Utrecht, _ivi_. Del suo prudente governo in Firenze, 129. Mostra di pensare a riordinar la Repubblica, 131; e gli son presentate varie proposte per la riforma, _ivi_; e uno scritto del M. per ricostituire l'Ordinanza, 132. Qual fosse il vero suo animo 133 e seg. Della congiura ordita contro di lui, 134 e seg. Eletto Papa. — Ved. _Clemente VII_.
_Medici Ippolito_, II, 180. Sua origine, III, 296. Mandato da Clemente VII a Firenze, 297. Uno dei cinque Procuratori delle mura, 435. Si solleva il popolo contro il suo governo, 357; e di nuovo, egli abbandona Firenze, 359.
_Medici Lorenzo_, il Magnifico, I, 43, 44, 172. Si parla delle sue _Lettere_, 188; e delle sue _Poesie_, 192 e seg., e per incidenza del suo matrimonio con Clarice Orsini, 193. Delle _Lettere_ di Luigi Pulci a lui, 217. Muore, 230. Gli è negata l'assoluzione dal Savonarola, 277. Si spenge il suo ramo di famiglia, III, 54. Ricordato il suo governo, 55 e seg. Ricordati i suoi _Canti Carnascialeschi_, in confronto con quelli del M., 180. Ricordato a proposito della Congiura dei Pazzi narrata dal M., 282, 283; e ricordata a questo proposito una recente apertura della sua tomba, 283. Giudizi dati di lui dal M. e dal Guicciardini nelle loro _Storie_, 284, 285, 490.
_Medici Lorenzo_ di Piero, II, 180. Si tratta di dargli in moglie una figliuola di Gianvittorio Soderini, 193; ma il matrimonio non ha effetto, 206. Suo governo in Firenze, 207 e seg.; e relative istruzioni dategli da Leone X, 207. Ricordato, 366. A lui dedica il M. il suo _Principe_, dopo la morte di Giuliano de' Medici, 375, 376; III, 19. Ricordato a proposito di quella dedica, II, 420, 421, 423. Ricordato in lettere di Francesco Vettori al M., 570 e seg. pass.; e nella prefazione a una traduzione francese del _Principe_, 595, 596. Leone X disegna di formare per lui uno stato di Modena e Parma, III, 4, 5. Giudizio dato di lui da un ambasciatore veneto in Roma, 5. Capitano del Papa e dei Fiorentini nell'esercito della lega contro Francesco I, 12. Fa guerra al Duca d'Urbino, e succede in quello stato, 18 e seg. Suo matrimonio, ultime notizie di lui e sua morte, 22, 23. Suo monumento in San Lorenzo di Firenze, ricordato, 33. Insussistenza delle pretese intime relazioni del M. con lui, 49. Sua noncuranza per Firenze e sue mire ambiziose al di fuori, ricordate, 52. È uno dei primi Otto di Pratica, 58. Ricordato, 62. Ricordata la sua impresa contro Urbino in un _Capitolo_ del M., 180.
_Medici Lorenzo_ di Pierfrancesco, I, 567.
_Medici Maddalena_, figlia di Lorenzo il Magnifico, I, 71, 189. Le è concessa da Leone X l'esazione delle indulgenze in molte parti della Germania, III, 26.
_Medici Piero_ di Cosimo, II, 501. Di lui e della congiura tramatagli contro, nelle _Storie_ del M., III, 277. Errore di fatto, relativo a lui, nelle dette _Storie_, 278.
_Medici Piero_ di Lorenzo, I, 230. Sua condotta politica mentre Carlo VIII sta per calare in Italia, I, 235, 242, 243, 244, 246, 249, 521. Sue lettere all'oratore fiorentino a Napoli, citate, 246, 251. Firenze gli si ribella; sua fuga, 252. Segue il campo dei Veneziani contro Firenze, 316. Pratiche dei Veneziani per rimetterlo in Firenze, con l'aiuto di Paolo Vitelli, 332, 548 e seg. Il Valentino vorrebbe rimetterlo in Firenze, 360. È in Arezzo, 367, 370. Giunge in Firenze la notizia della sua morte, 464. Ricordato, II, 121, 122, 135, 541 e seg.
_Medici Salvestro_, I, 38. Ricordato nella _Storia_ e a proposito della _Storia_ del M., III, 247, 253, 257, 264.
_Medici Vieri_, I, 38; III, 254.
_Medin A_. Citato a proposito della Mandragola del M., III, 148.
_Mercanzia_ (_Corte della_), in Firenze, riformata, I, 376.
_Metternich_ (_Principe di_). Parla con grande disprezzo del M. nelle sue _Memorie_, II, 444; ma in fatto riconosce vera la dottrina fondamentale del suo libro del _Principe_, 445.
_Meyncke_ (_dott_.) Due suoi articoli relativi al M., ricordati, II, 582.
_Michele di Lando_ nella _Storia_ del M. e in altre _Storie_, III, 250 e seg.
_Micheli_, mercanti lucchesi, III, 406 e seg.
_Micheli Bonaventura_ — Ved. _Cenami Bartolommeo_.
_Michelozzi Niccolò_, cancelliere degli Otto di Pratica. Di lui sono tre volumi di lettere credute del M., I, XXVI. Succede al M. al ritorno de' Medici in Firenze, II, 191, 207. Cassato dall'ufficio alla nuova cacciata de' Medici, III, 364.
_Michiel_ (_Cardinale_). Muore, e la sua casa è svaligiata d'ordine d'Alessandro VI, I, 433. Di nuovo ricordata la sua morte, 463.
_Milanesi_ (_Gaetano_). Sua opinione sull'origine della voce _Marzocco_, I, 253. — Ved. anche _Passerini_ (_Luigi_).
_Milanesi Ricciardo_, III, 405.
_Milano_ sotto i Visconti, I, 27 e seg.; sotto gli Sforza, 30 e seg. Condizioni de' suoi studi sotto Filippo Maria Visconti, 148. Non ha «un valore suo proprio nella storia dell'erudizione», 153. V'è trasferito il Concilio di Pisa contro Giulio II, II, 155; ch'è poi disdetto dal Re di Francia, 221. Ricordata dal M. nei suoi _Discorsi_, 305, 322; e nel _Principe_, 617. Si ribella a Massimiliano Sforza, III, 8. V'entra vittorioso Francesco I, 13. Presa dagli Imperiali di Carlo V, 28. Accenni all'impresa che disegnano farne Francesco I e i suoi alleati, 343 e seg. pass., 453, 465.
_Milano_ (_Duomo di_), I, 28.
_Milano_ (_Ospedale maggiore di_), I, 34.
_Milizia fiorentina_. — Ved. _Ordinanza_ e _Nove d'Ordinanza_.
_Miniati Dino_, uno dei cinque Procuratori delle mura di Firenze, III, 435.
_Minio Marco_, ambasciatore veneto a Roma; suo giudizio su Leone X, III, 2.
_Mino da Siena_, II, 573.
_Mocenigo_ (_Andrea_). La sua _Storia_ è una delle fonti di quella del Guicciardini, III, 491.
_Mocenigo Tommaso_, I, 53.
_Modena_. — Ved. _Parma_. — Acquistata per denari da Leone X, III, 10; che poi s'obbliga di renderla al Duca di Ferrara, 17; ma non la rende, 18, 128. V'è governatore per Clemente VII Filippo de' Nerli, 350.
_Mohl Roberto_. Suo lavoro sul M., ricordato, II, 282, 349, 402, 414, 426, 441, 442. Si esamina detto lavoro, 477 e seg.
_Molinella_ (_Battaglia della_), tra la gente dei Veneziani e dei Fiorentini, come narrata dal M., III, 279.
_Molza_. Uno dei migliori letterati della corte di Leone X, III, 32.
_Monaci prof. Ernesto_. Permette all'autore di valersi di un suo esemplare del _Principe_, postillato, II, 437, 593. Esamina e giudica la scrittura di due Sonetti del M., III, 182.
_Moncada_ (_di_) _don Ugo_, I, 385. Tratta e conclude un accordo tra Clemente VII e Carlo V, III, 341, 342.
_Mondaini G_. Citato a proposito della _Mandragola_ del M., III, 148.
_Montano Niccola_, I, 35; III, 280.
_Montecuccoli_ (_Raimondo_), ricordato a proposito dell'_Arte della guerra_ del M., III, 83.
_Monte di Pietà_ in Firenze, sua istituzione, I, 281.
_Montefeltro_, III, 411.
_Montefeltro_ (_da_) _Federico_, duca d'Urbino, I, 162. Della sua biblioteca, 163; III, 19.
_Montefeltro_ (_da_) _Giovanna_, I, 405.
_Montefeltro_ (_da_) _Guidobaldo_, duca d'Urbino, capitano delle genti d'Alessandro VI contro gli Orsini, I, 259. Fatto prigione, _ivi_. Chiede ed ottiene un salvacondotto da Paolo Vitelli, 316. Gli è tolto lo stato dal Valentino, 367. Lo ricupera, 385. Costretto a rilasciarlo al Valentino, 403. Ammette alla sua presenza il Valentino, che gli si scusa, 461-62. Comanda le genti di Giulio II, 497. Ricordato dal M. nei suoi _Discorsi_, II, 322.
_Montepulciano_, II, 141.
_Montesecco_ (_da_) _Giovambatista_, III, 281.
_Montespertoli_, castello redato dai Machiavelli, I, 295 e seg.
_Morandi_. Suo lavoro _Lorenzo il Magnifico, Leonardo da Vinci e la prima grammatica italiana_, citato, III, 186 e seg.
_Moratini Bartolommeo_, II, 514.
_Mordenti Francesco_. Suo _Diario di Niccolò Machiavelli_, ricordato, II, 495.
_Morelli Lodovico_. Compare al primo figliuolo del M., I, 606. Ricordato, 608.
_Moreni Domenico_. È il primo a notare che il M. si valse del Cavalcanti nelle sue _Storie_, III, 255.
_Moro Tommaso_. Della sua opera l'_Utopia_, e raffronto col _Principe_ del M., II, 409 e seg.
_Morone Andrea_ da Brescia, istrione alla corte di Leone X, III, 29.
_Morone Antonio_, III, 353.
_Morone Giovanni_, III, 353.
_Morone Girolamo_, segretario del Duca di Milano, II, 221; III, 8. Va in cerca d'aiuti a difesa del suo Signore, _ivi_. Scampa dalle mani dei Francesi dopo la battaglia di Marignano, 13. È a Trento presso Francesco Maria Sforza e gli son mandati denari da Francesco Guicciardini, 27. Suo _Esame_ e _Documenti concernenti la sua Vita_, ricordati, 303 e seg. Tratta con Carlo V per l'investitura del ducato di Milano allo Sforza, 303. Maneggiatore principale, ma non sincero, d'una lega italiana contro Carlo V, _ivi_ e seg. Accenni alla sua vita precedente, alla sua cultura, al suo ingegno, ecc., 305. Sue _Lettere e Orazioni latine_, citate, 307. Fatto prigioniero dagl'Imperiali, 312, 330; e della sua confessione ed _Esame_, 313. Della sua liberazione e altre notizie relative, e della sua morte, _ivi_ e seg., 349, 353; e giudizio di lui e della sua congiura, 315 e seg., 319, 320. Ricordato, 488.
_Mulina_ in Firenze. — Ved. _Porticciola delle mulina_.
_Müller Giovanni_ (_Regiomontanus_), I, 145.
_Mundi Teodoro_. Suo libro sul M., ricordato, II, 78, 82, 84, 479, 494. Sue osservazioni sulla _Mandragola_, citate, III, 163.
_Musachino_, I, 627.
N
_Naldi Dionigi_, I, 358.
_Napoleone I_, ammiratore del M., II, 443.
_Napoli_ sotto gli Angioini, I, 73; sotto Alfonso e Ferdinando d'Aragona, 75. Gli eruditi a quella corte nel secolo XV, 153 e seg. Occupata dai Francesi, 254; si solleva contro di essi, 256; e accenni alle guerre tra Francesi e Spagnuoli di quel regno, 257, 258, 361, 363, 432, 437, 438, 463, 464. Ricordata dal M. nei suoi Discorsi, II, 305, 307. Leone X vorrebbe dare quel regno a Giuliano de' Medici, 366; III, 5, 10, 11. Ricordato quel regno nel _Principe_, II, 601, 617; e nella _Novella di Belfagor_, III, 196. Offerta di quel regno fatta al Marchese di Pescara, 304, 306, 308. Ricordati i suoi scrittori nel _Dialogo sulla lingua_, 188. Accenni all'impresa di quel regno che intendeva fare il Re di Francia e i suoi collegati contro l'Imperatore, 451, 459 e seg., 471.
_Nardi Bernardo_. Della sua congiura contro i Medici in Prato, e come la narri il M., III, 279.
_Nardi Iacopo_. Nella sua _Storia_ di Firenze è riportato quasi per intero il _Diario_ del Buonaccorsi, I, 327; II, 183; III, 489. Gli sono affidati dalla Repubblica i conti da farsi coi Pisani dopo la resa di quella città, II, 104. Si ricordano alcuni suoi versi composti dopo il ritorno de' Medici nel 1512, 184. Frequentatore degli Orti Oricellari, III, 47, 49. Loda il governo del cardinal Giulio de' Medici in Firenze, 129, 133; ma accusa lui di simulazione, 133. Ricordato a proposito della difesa del palagio della Signoria in una sollevazione contro i Medici, 358; e ricordata la sua Storia a proposito di quella sollevazione, 485. Ricordato a proposito della morte del M., 366. Citazione d'un altro passo della sua _Storia_, 492.
_Nasi Alessandro_. Oratore in Francia, I, 583 e seg. Commissario a Cascina; sua lettera al M., II, 499; altra sua lettera ricordata, 503. Di nuovo oratore al Re di Francia, 94, 124, 528, 535. Ricordato, 565. Ad un suo libro attinge il Guicciardini per la sua _Storia_, III, 492.
_Nasi Bernardo_, I, 633.
_Nasi Giovambatista_, II, 559.
_Nasini Giovambatista_, III, 389.
_Navarro Pietro_. Uno dei comandanti l'esercito della Lega Santa contro il Re di Francia, II, 158, 161. Dei carri falcati di sua invenzione, 159, 160. Accusato di tradimento, 161. Fatto prigione alla battaglia di Ravenna, 162. Disertore della Spagna, comanda parte dell'esercito di Francesco I di Francia, III, 11. Ricordato, 110, 308. Visita col M. le mura di Firenze, 338, 439, 441. Comandante le navi francesi contro gl'Imperiali, 348, 450.
_Nazaria_ (_Abate di_), III, 312, 314.
_Nelli Bartolommea_, madre del M., I, 298. Sua pietà e cultura, _ivi_. Sua morte, 299.
_Nelli Francesco_, II, 526. Lettera di Piero Machiavelli a lui, ricordata, III, 365.
_Nemours_ (_Duca di_), II, 160.
_Nerli Filippo_, lo storico. Partigiano de' Medici; suo giudizio dei gonfaloniere Soderini, II, 177. Frequentatore degli Orti Oricellari, III, 47, 133. Sua lettera al M., 67, 410; ed altra, ricordata, 76. Si mantiene fedele al Medici; suoi _Commentari_ citati a proposito delle proposte di riforma del governo presentate al cardinale Giulio de' Medici, 133; e a proposito della congiura contro il Cardinale, 486. Ricordato, 136. Parla della recita della _Clizia_ del M. in una sua lettera ricordata, 163. Il M. gl'indirizza il suo _Capitolo dell'Occasione_, 176. Sue lettere al M., ricordate, 329, 333. Ostenta amicizia col M., ma in fatto non gli è benevolo, 333. Della data d'una sua lettera a Francesco del Nero, relativa al M., e testo di essa, _ivi_, 433. Governatore per il Papa in Modena; suo copialettere ricordato, dove parla anche del M., 350. Loda un passo della _Storia del Guicciardini_ nei suoi _Commentari_, 492, 493.
_Neroni Dietisalvi_, II, 501; III, 279.
_Niccoli Niccolò_, e i suoi codici, I, 100.
_Niccolini A._, oratore a Milano; estratti di sue lettere fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 491.
_Niccolò V_, I, 64. La sua è l'età dell'oro per gli eruditi in Roma, 124. Gran biblioteca di codici da lui raccolti, 126. Trasforma Roma in una città monumentale, 127.
_Nifo Agostino_. Del suo libro _De regnandi peritia_, cattiva imitazione del _Principe_ del M., II, 417.
_Nitti Francesco_. Suo libro intorno al M., ricordato; e critica d'alcuni luoghi di esso, I, 300, 333, 435, 463, 466, 552. Ricordato, II, 495.
_Nobili Lodovico_, II, 554.
_Nogaret_ (_di_) _Guglielmo_, II, 236.
_Nourrisson_. Si cita il suo libro sul M., II, 418, 424.
_Novara_ (_Battaglia di_), _ricordata_, III, 84.
_Nove d'Ordinanza e Milizia_. Loro istituzione, I, 514. Loro lettere, II, 506 e seg. Ricordo di una loro elezione, 524. Cassati, 190. — Ved. anche _Ordinanza e Milizia_.
_Novellino_ (_Il_). — Ved. _Masuccio Salernitano_.
_Nuto_ (_ser_), bargello in Firenze. Della sua uccisione narrata dal M. e da altri storici, III, 251.
O
_Oddi_ famiglia, capi della fazione avversa ai Baglioni in Perugia, I, 157, 479.
_Olgiati Girolamo_, I, 35; III, 280, 281.
_Orange_ (_Principe d'_), III, 308, 448.
_Orco_ (_d'_) _Ramiro_. — Ved. Ramiro.
_Ordelaffi Antonio_. Entra in Forlì, I, 449; e i Fiorentini lo invitano a recarsi in Firenze, _ivi_, 602.
_Ordinanza a cavallo_ in Firenze, II, 140. Sunto della provvisione che la istituisce, II, 167.
_Ordinanza e Milizia fiorentina_, ideata dal M., e sua istituzione, I, 495, 498, 501 e seg., 629, 630. Relazione del M. su di essa, 637 e seg. Elezione dei suoi _Nove Ufficiali_, 514. Il M. provvede al suo ordinamento; gran numero di lettere da lui scritte per tal effetto, ricordate, II, 51. Lettera al M. relativa ad essa, 516. È in campo contro Pisa, 94 e seg. Eccessiva fiducia che vi pongono i Fiorentini, 106. È alla guardia di Prato contro l'esercito del Cardona, 172; e vi fa mala prova, restandovi quasi distrutta, _ivi_, 173. Sciolta al ritorno de' Medici, 184, 190, 191. Ricostituita, e relativa provvisione ricordata, III, 58, 59. Ne parla con lode il Guicciardini, 59. Ricordata a proposito dell'_Arte della guerra_ del M., 81, 84; e nell'_Arte della guerra_, 91, 96 e seg. passim., 117. Il M. cerca persuadere il cardinale Giulio de' Medici a riordinarla, 132. Di nuovo raccomandata dal M., 344; e suo nuovo scritto sulla medesima, _ivi_, 421. — Ved. anche _Nove d'Ordinanza e Milizia_.
_Ordinanza e Milizia nazionale_, proposta dal M. a Clemente VII; e del disegno d'istituirla in Romagna, III, 325 e seg.; e relativo breve del Papa, 429.
_Orlandi Giovanni_, II, 509.
_Orlandini Piero_, II, 554.
_Orsello Bastiano_ di Forlì, III, 320.
_Orsini_, famiglia. Guerra tra essi e Alessandro VI, I, 258 e seg. Loro congiura e lega contro il Valentino, 384; e loro accordo con esso, 392, 393. Entrano per lui in Sinigaglia, 406. Alcuni di essi fatti morire dal Valentino e dal Papa, 410 e seg.; i superstiti si mettono sulla difesa, 418; cercano d'impadronirsi del Valentino, 445, 446. Ricordati, I, 478; e dal M. nel _Principe_, II, 381, 386, 609, 612, 618.
_Orsini Adriana_, I, 234, 236, 238, 253.
_Orsini Alfonsina_. Sunto di una lettera del M. che si crede a lei indirizzata, II, 186; e ancora di questa lettera, III, 49. Si oppone al matrimonio di Lorenzo suo figliuolo con una figliuola di Gianvittorio Soderini, II, 206.
_Orsini Bartolommea_, moglie di Bartolommeo d'Alviano, I, 259.
_Orsini_ (_Cardinale_). È di mezzo in un trattato tra Vitellozzo Vitelli e i Francesi sotto Arezzo, I, 370, 567. Imprigionato da Alessandro VI, 410, 416. Svaligiatane la casa, e cacciati i suoi parenti, 416. Come si andasse da se medesimo «intrappolando», 415. Sua morte, e inutili preghiere fatte al Papa per salvarlo, 417.
_Orsini Clarice_, moglie di Lorenzo de' Medici, I, 193.
_Orsini Frangiotto_. Entra in una lega contro il Valentino, I, 384.
_Orsini Gentile Virginio_. Compra due feudi di Franceschetto Cibo, I, 236, 246. Prigione degli Spagnuoli, e sua morte, 258.
_Orsini Giovan Giordano_. Sposa una figliuola di Giulio II, I, 495.
_Orsini Lorenzo_. — Ved. _Ceri_ (_da_) _Renzo_.
_Orsini Niccolò_, conte di Pitigliano. È al soldo dei Veneziani, II, 108. Muore, 124.
_Orsini Paolo_. Entra in una lega contro il Valentino, I, 384. Tratta e firma con lui un accordo in nome proprio e degli altri collegati, 393. Imprigionato, 406; e fatto uccidere dal Valentino, 410.
_Orti Oricellari_ di Firenze, e dei convegni letterari che vi si tennero, III, 44 e seg.; che non furono, come alcuni credono, un rinnovamento dell'Accademia platonica, 47. V'interviene invitato, Leone X, 48. V'è introdotto il M., e delle letture che vi fa, _ivi_ e seg., 118, 130. Vi si suppongono dall'autore tenuti i dialoghi dell'_Arte della guerra_, 75, 87. Vi si cospira contro i Medici, 135 e seg.; e sono chiusi dopo questa congiura, 137. Della opinione poco probabile, che vi si recitasse la _Mandragola_ del M. dinanzi a Leone X, 149.
_Osorio_, vescovo portoghese, detrattore del M., II, 423.
_Otomano Francesco_. Brano di una sua _Epistola_, riferito a proposito della morte del M., III, 370.
_Otto di guardia e balìa_ di Firenze. Minacciati dalle donne di mal affare, II, 135. Sono loro deferite le cause di stato, 208. Sentenza da essi pronunziata contro Filippo Strozzi, 539. Loro bando contro il M., 556. Ricordati, III, 58, 360.
_Otto di Pratica_, sostituiti ai Dieci della guerra, II, 209, 217; III, 58. Primi registri delle loro lettere, ricordati, 58. Lettera di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia a loro, 446. Soppressi, 360, 364.
_Otto Santi_, III, 246.
P
_Padova_. Perduta poi ricuperata dai Veneziani, II, 112, 113. Dell'assedio postovi dall'imperatore Massimiliano, 113, 522; III, 112, 113.
_Padova_ (_da_) _Marsilio_, e del suo libro _Defensor pacis_, II, 238 e seg.
_Paganesimo_. — Ved. _Cristianesimo_.
_Palazzo Madama_ in Roma, III, 2.
_Palmieri Matteo_. Suoi Ricordi citati, I, 39.
_Panciatichi Gualtieri_, III, 411.
_Pandolfini Agnolo_. Del suo _Governo della famiglia_, I, 185, 186. Ambasciatore a Milano, 243.
_Pandolfini Francesco_. Oratore fiorentino presso Luigi XII, II, 91, 535; e presso Gastone di Foix, e sua lettera citata, 150. Brani d'altre sue lettere, 153; e altre lettere ricordate, 159, 163.
_Pandoni_ (_de'_) _Porcellio_, I, 154.
_Panormita_. — Ved. _Beccadelli Antonio_.
_Paolo II_, I, 68. Infamato dal Platina nelle sue _Vite de' Papi, ivi_, 144. Ricordato, III, 278.
_Paolo IV_. Mette all'Indice le opere del M., II, 424.
_Papato_. Sguardo alla sua storia nel secolo XV, I, 60.
_Parenti Piero_. Sua storia ms. citata, I, 440, 441; II, 60 e seg.
_Parigi_ (_Parlamento di_). Ricordato nei _Discorsi_ del M., II, 318, 321.
_Parma_, difesa dal Guicciardini, ivi governatore per il Papa, III, 128.
_Parma e Modena_. Leone X disegna di formarne con Piacenza e Reggio uno stato per Lorenzo o per Giuliano de' Medici, II, 366 e seg.; III, 4, 11, 52, 54.
_Parma e Piacenza_. Occupate da Raimondo di Cardona, III, 8; e da lui date a Leone X, 9, 11. Francesco I disegna d'impadronirsene, 13; e gli sono poi cedute dal Papa, 17. Il Papa agogna a riaverle, 23; e gli sono promesse da Carlo V, 25. Occupate da Carlo V, 28.
_Parrano_ (_da_) _Paolo_, al soldo dei Fiorentini, I, 610, 626.
_Pascal_. Gli è attribuita un'apologia del M., II, 428.
_Pasquino_ (_Statua di_), in Roma, III, 128, 129.
_Passerini Luigi_ e _Milanesi Gaetano_. Della loro edizione delle Opere del M.; e osservazioni intorno ad alcuni luoghi di essa, I, XIV, XVIII, XXIII, XXIV, 297, 298, 299, 302, 307, 334, 342, 345, 357, 358, 384, 399, 410, 434, 465; II, 65, 68 e seg., 101, 102, 103, 123, 363; III, 38, 62, 67, 76, 285, 286, 289, 334.
_Passerini Silvio_, cardinale di Cortona. Mandato a governare Firenze da Clemente VII, III, 137, 296. Lettera di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia a lui, 445. Il popolo insorge contro di lui e contro i Medici; poi si accorda, 356, 357, 484; poi insorge di nuovo, ed egli abbandona Firenze, 359.
_Pavia_ (_Battaglia di_), III, 84. Brevi notizie di essa, 298, 299. Previstone l'esito dal Guicciardini, 321. Ricordata a proposito di un passo della _Storia_ del Guicciardini, 489.
_Pavia_ (_Certosa di_), I, 28.
_Pavia_ (_Università di_), I, 28.
_Pazzi Alessandro_. Suo discorso intorno alla riforma del governo di Firenze, ricordato, III, 61, 131. Sua orazione latina, ricordata, 133.
_Pazzi Antonio_, oratore a Roma; estratti di sue lettere, fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 491.
_Pazzi_ (_Congiura dei_), I, 45, 69. Della narrazione fattane dal M. nelle sue Storie, III, 281 e seg.
_Pazzi Cosimo_, arcivescovo di Firenze, II, 206, 590.
_Pazzi Francesco_, II, 501. Traditore e uccisore di Giuliano de' Medici; come ne parli il M. nelle _Storie_, III, 282, 283.
_Pazzi Francesco_, vescovo d'Arezzo. Suo ritratto scritto dal M., ricordato, III, 288.
_Pazzi Guglielmo_. Commissario nella guerra contro Pisa, I, 314. Commissario di guerra ad Arezzo, 366.
_Pazzi Iacopo_, III, 283.
_Pazzi Piero_, I, 101; oratore a Roma, II, 110.
_Pazzi Poldo_, II, 552.
_Pepi Francesco_. Oratore a Giulio II, I, 501. Ricordato nei _Frammenti storici_ del M., III, 287. Suo ritratto scritto dal M., ricordato, 288.
_Périès M._ Sua _Histoire de Machiavel_, ricordata, II, 194.
_Perugia_. L'arte vi fiorisce in mezzo al più gran disordine civile, I, 157. È in arme per opporsi all'entrata del Valentino, 568. Abbandonata dai Baglioni, 408. Vi va oratore il M., e sue tristi condizioni in quel tempo, 479. Si arrende a Giulio II, e relativo accenno nei _Discorsi_ del M., 497; II, 309. Leone X agogna alla sua signoria, III, 23; e l'ottiene, 24. Vi ritornano i Baglioni, 128.
_Peruzzi Baldassarre_. Dipinge le scene per la recitazione della _Calandria_ del Bibbiena, III, 32.
Pesaro, III, 128.
_Pescara_ (_Marchese di_). — Ved. D'Avalos Ferdinando.
_Petrarca_, I, 82 e seg. Con lui comincia il Rinascimento, I, 91. Allegato dal M. nel _Principe_, II, 407; e nel _Dialogo sulla lingua_, III, 182, 185.
_Petrucci_ famiglia, ricordata dal M. nel _Capitolo dell'Ambizione_, III, 179.
_Petrucci Alfonso_, cardinale, capo di una congiura contro Leone X, III, 20; per cui è giustiziato, 21.
_Petrucci Antonello_, I, 77, 78.
_Petrucci Borghese_. Gli è tolto lo stato di Siena, III, 20.
_Petrucci Pandolfo_. Gli è inviato il M., I, 364. Entra in una lega contro il Valentino, 384. Il Valentino va per cacciarlo da Siena, 409. Esce di Siena con un salvacondotto, ma è inseguito e scampa per miracolo, 411. Aiutato a rientrare in Siena, 429. Politica tenuta con esso da Iacopo IV signore di Piombino, 486, 620. Della legazione del M. a lui, 486 e seg. S'offre di fare alleanza coi Fiorentini; e che uomo egli fosse, 487. Ricordato a proposito di una lega tra Firenze e Siena, II, 141. Cerca distorre Giulio II dal muovere le armi contro i Fiorentini, 152. Ricordato dal M. nel _Principe_, 402. Fautore del ritorno de' Medici in Firenze, III, 20.
_Petrucci Raffaello_. Posto a governare in Siena da Leone X, III, 20. Il cardinal Soderini cerca cacciarnelo, 134.
_Piacenza_. Ricordate certe sue fortificazioni a proposito di altre che si disegnava farne in Firenze, III, 439. Ved. _Parma e Modena_ e _Parma e Piacenza_.
_Pianosa_, presa dal Valentino, I, 361.
_Piccinino Iacopo_, I, 33. Confronto tra le _Storie_ del M. e del Guicciardini dove parlano della sua morte, III, 276, 277.
_Piccinino Niccolò_, III, 267, 270.
_Piccolomini Enea Silvio_. — Ved. Pio II.
_Piccolomini prof. Enea_. Sua lettera intorno alla questione se il M. conoscesse la lingua greca, I, 304, 533; e di nuovo ricordato a tal proposito, II, 575 e seg.
_Piccolomini Paolo_. Pubblica i versi di Iacopo da Diacceto, III, 136.
_Pico della Mirandola Giovanni_, I, 182, 277.
_Pierotto_. — Ved. _Caldes Pietro_.
_Pietro Leopoldo_, granduca di Toscana, promuove un'edizione dell'_Opere_ del M., III, 372.
_Pilli Girolamo_, commissario in Lunigiana, I, 598, 623.
_Pintor Fortunato_. Suo articolo sul Barlacchia, citato, III, 168, 170.
_Pinzon Sebastiano_, segretario del cardinale Battista Ferrari, e forse suo avvelenatore; succede nella maggior parte dei suoi benefizi, I, 381.
_Pio II_ (_Enea Silvio Piccolomini_), I, 66, 67, 115, 136, 158, 163. Si ricorda una traduzione di Diodoro Siculo a lui dedicata, II, 578. Suo compendio delle _Storie_ di Flavio Biondo, ricordato, III, 207.
_Pio III_. Sua elezione, I, 445; e sua morte, 446.
_Piombino_. Dell'impresa del Valentino contro quella città, I, 360, 361, 363. Fanti spagnuoli mandativi da Consalvo contro i Fiorentini, 485, 620. V'è aspettato il Re di Spagna, 631.
_Pisani_. Si ribellano ai Fiorentini, I, 252. Occupano la fortezza della città ceduta loro dai Francesi, 257. Notizie della guerra tra essi e i Fiorentini, 282, 313 e seg., 326 e seg., 337 e seg., 365, 430, 467 e seg., 478, 479, 490 e seg., 536, 538, 541 e seg., 596 e seg., 609 e seg.; II, 91 e seg., 261, 503, 505; e notizie della resa, 98 e seg. Interdetti da Giulio II, 148. Ricordati nei _Discorsi_ del M., 309, 316; e nel _Principe_, 400. Di nuovo ricordata la loro guerra coi Fiorentini, III, 111, 112.
_Pistoia_. Vi accadono dei tumulti, I, 356, 556; il M. è più volte spedito a sedarli, 357, 364; e ne scrive una relazione, 365. Ricordata nei _Discorsi_ del M., II, 309, 316; e nel _Principe_, 390, 400.
_Pistoia (Il)_. — Ved. _Cammelli Tommaso_.
_Pitigliano (di) conte Lodovico_, condotto al soldo dei Fiorentini, I, 623.
_Pitti Iacopo._ Sua _Storia Fiorentina_ allegata a proposito del governo di Giulio de' Medici in Firenze, III, 134. Alcune osservazioni critiche sulla sua _Apologia dei Cappucci_, 484.
_Pitti Leonardo_ di Piero, II, 211.
_Pitti Luca_, III, 275, 278.
_Platina_. — Ved. _Sacchi Bartolommeo_.
_Plauto_. Paragone fra esso e Terenzio, a proposito del teatro italiano nel Rinascimento, III, 141 e seg.; e raffronto della _Clizia_ del M. con la sua _Casina_, 163 e seg.
_Pletone Giorgio Gemisto_, I, 107. Fondatore del neoplatonismo, 166. Combattuto dagli aristotelici, 167.
_Poemi cavallereschi_, I, 208 e seg.
_Poesia volgare_. Due generi d'essa nel Trecento; e suo risorgimento alla fine del secolo XV, I, 190.
_Polibio,_ copiato dal M. nei _Discorsi_, II, 289.
_Polidori Filippo Luigi_. Di alcuni suoi giudizi sulla _Commedia in prosa_ del M. e sulla _Commedia in versi_ a lui attribuita, III, 167, 168, 169. Si combattono i suoi dubbi sull'autenticità del _Dialogo sulla lingua_ del M., 182.
_Politi Catarino_, detrattore del M., 423.
_Politica (Scienza)_. — Ved. _Scrittori politici_.
_Poliziano Angelo._ Brevi notizie della sua vita e delle sue opere, I, 172, 195 e seg. Sepolto in San Marco, 277. Traduttore di Erodiano, II, 586. Ricordate le sue ottave in confronto con quelle del M., III, 180.
_Polo Reginaldo_, cardinale, grande avversario del M.; come parli del suo libro del _Principe_, II, 421; e delle sue Opere in genere, 423.
_Pontano Giovanni Gioviano_, I, 77, 156. Della sua vita e delle opere, in specie delle poesie, 202 e seg. Brani e sunti di sue lettere, 244 e seg. Ricordato il suo libro _De Principe_, II, 245, e l'altro _De Fortuna_, 572. Ricordato dal M. nel _Principe_, 388.
_Poppi (Vicario di)_. Lettera dei Procuratori delle mura di Firenze a lui, ricordata, III, 438.
_Porcari Stefano_, I, 304.
_Porfirogenito_. Suoi _Excerpta_ d'autori greci, ricordati, II, 583 e seg.
_Possente (di) Bastiano_, detto _Il Zinzi_, III, 412.
_Posserino_, detrattore del M., II, 424.
_Prato._ Provvedimenti per difenderla dagli Spagnuoli condotti da Raimondo di Cardona, II, 172. Assediata e messa a sacco, _ivi_, 173, 174, 184, 548. Si vendono in Firenze le spoglie sanguinose di quei terrazzani, 182. Della congiura orditavi da Bernardo Nardi, relativamente alla narrazione fattane dal M., III, 280.
_Procuratori delle mura_ di Firenze, III, 339. Lettere, patenti ecc., scritte dal M. loro cancelliere, 434 e seg.
_Pucci Lorenzo_, datario di Giulio II. Mandato dal Papa a invitare i Fiorentini alla lega contro i Francesi, II, 164. Creato cardinale (dei _Santi Quattro_), III, 5. Debito lasciato con esso da Leone X, 36.
_Puglia (di) fra Francesco_, I, 286.
_Pulci Luigi_ e il suo _Morgante maggiore_, I, 223; II, 33, 34. Delle sue _Lettere a Lorenzo il Magnifico_, I, 217.
_Pulci Raffaello_, I, 558, 561.
_Puliga (da) ser Francesco_, I, 558.
Q
_Querno Camillo_, poeta istrione alla corte di Leone X, III, 30.
_Quirini Vincenzo_, ambasciatore veneto presso l'Imperatore; sua relazione citata, II, 67, 79, 82, 86.
R
_Radicchi Filippo_, commissario in Lunigiana, I, 542.
_Ragusa_. Vi è la peste, III, 391.
_Rajna Pio_. Suo giudizio intorno al _Dialogo sulla lingua_ del M., III, 182, 184.
_Ramazzotto_, capo di bande, I, 359; II, 182.
_Ramiro d'Orco_. Amministra la giustizia per il Valentino in Romagna, I, 403. Fatto prigione, poi ucciso, 404. Ricordato dal M. in alcune sue lettere e nel _Principe_, II, 369, 382, 383, 608.
_Rangoni_ di Modena, eredi di un ramo del Machiavelli, I, 297.
_Rangoni conte Guido_, III, 472, 474.
_Ranke Leopoldo_. Della sua critica della _Storia d'Italia_ del Guicciardini, I, 378; III, 292, 483 e seg.; e delle sue considerazioni sulle opere e il carattere del M., II, 279, 365, 393, 457 e seg.
_Rappresentazioni sacre in Italia_. Cenni storici intorno ad esse, III, 139 e seg.
_Raumer_, critico del M., II, 451.
_Ravenna_, posseduta dai Veneziani e agognata da Leone X, III, 4.
_Ravenna (Battaglia di)_, II, 160 e seg. Ricordata a proposito dell'_Arte della guerra_ del M., III, 83, 84; e nell'_Arte della guerra_, 97.
_Reggio._ Leone X s'obbliga di renderla al Duca di Ferrara, III, 17. Ricordata, 128. Si esamina un passo della _Storia_ del Guicciardini relativo a un assalto datole dai Francesi, 486. — Ved. _Parma e Modena_.
_Regiomontanus_. — Ved. _Müller Giovanni_.
_Rehberg A. W._ Di un suo lavoro sul M., II, 455.
_Reuchlin Giovanni_, I, 145, 182.
_Riario (Cardinale)_. Piglia parte a una congiura contro Leone X; e, scoperto, come si salvi, III, 20, 21; ricordate le sue esequie, 36.
_Riario Girolamo_, I, 69, 70.
_Riario Ottaviano_. Della sua condotta al soldo dei Fiorentini, I, 321, 323.
_Riario Pietro,_ I, 69.
_Ribadeneira_, gesuita. Sue opere contro il M., ricordate, II, 425.
_Ricasoli (da) Antonio_, II, 551.
_Ricasoli (Banco dei)_. Debito lasciatovi da Leone X, III, 36.
_Ricci_ famiglia. Si accenna alle carte del M., passate in essa dopo la morte di lui, I, XVIII. Loro discordie con gli Albizzi, ricordate, III, 257.
_Ricci Bernardo_, I, 571. Destinato oratore in Francia, 572, 574; e all'Imperatore, 632.
_Ricci Cassandra_, II, 362.
_Ricci Daniello_, III, 339.
_Ricci Giovanni_, marito della Baccia figlia del M., I, 296; III, 365.
_Ricci Giuliano_. Figlio di una figliuola del M., I, 296. Suo _Priorista_ ms., ricordato, _ivi_; II, 199, 201, 217; e _Codice Ricci_ dove egli raccoglie notizie e carte intorno al M., pur ricordato, I, 297, 299, 302, 303, 478. Apparecchia un'edizione delle Opere del M., che non ha poi effetto, II, 424. Passi del suo _Priorista_ relativi a una Commedia del M. intitolata _Le Maschere_, III, 147, e ad altra intitolata _La Sporta_, 171; al suo _Dialogo sulla lingua_; 183; alla morte del M., 367; e alla sua cappella gentilizia in Santa Croce, 370.
_Ricci Pierfrancesco_. Ha in moglie l'ultima discendente della famiglia del M., I, 296: II, 362.
_Riccia (La)_, II, 569; III, 412.
_Richelieu_. Dà incarico di scrivere un'apologia del M., II, 428.
_Ridolfi A._ Come difenda il M. nel suo libro _Pensieri_ ec. sul _Principe_, II, 449.
_Ridolfi (Cardinale)_, III, 357, 484.
_Ridolfi Giovambattista_. Commissario in campo contro Pisa, I, 341, 342. Commissario generale in Romagna; sunto di lettere del M. a lui, 448. Ricordato, 509, 603. Potestà di Montepulciano; sunto d'una sua lettera, II, 168. Gonfaloniere di giustizia, 181. Oratore a Milano; estratti di sue lettere fatti dal Guicciardini, ricordati, III, 491.
_Ridolfi Giovanni_. Brano d'una lettera del M. a lui, I, 432. Commissario generale in Cascina; e brano d'altra lettera del M., 510. Ricordato, 593. Oratore in Francia, II, 94.
_Ridolfi Luigi._ Gli è data in moglie una figliuola di Gianvittorio Soderini, II, 206.
_Riforma_ religiosa ai primi del secolo XVI, I, 1; II, 273 e seg.; III, 6, 8, 25, 29, 34.
_Rimbotti Alberto_, iniziatore d'una sottoscrizione per un monumento al M., III, 372.
_Rimini_, I, 157. Ricordata dal M. nel _Principe_, II, 381.
_Rinascimento_ I, XXVI. Comincia col Petrarca e finisce con Martino Lutero e la Riforma; sguardo generale a quella età, 1 seg. La sua letteratura diventa subito nazionale in Italia, 201 e seg. Riassunto della sua storia e considerazioni intorno ad esso, 226 e seg.; II, 30 e seg.
_Rinuccini Alamanno_, I, 172.
_Roma._ Sguardo alla sua storia fino al Concilio di Costanza, I, 59, e per tutto il secolo XV, 60; sotto Martino V, 62; sotto Eugenio IV, 63; sotto Niccolò V, 64; sotto Callisto III, 65: sotto Pio II, 66; sotto Paolo II, 68; sotto Sisto IV, 69; sotto Innocenzo VIII, 71. Gli Eruditi in essa nel secolo XV, 123 e seg. Opere monumentali che vi restaura o inalza Niccolò V, 127. Di un sarcofago ivi scoperto, 146. Suo stato alla morte d'Innocenzo VIII, 235; e ai primi tempi d'Alessandro VI, 237. Vi è arsa viva una donna in Campo di Fiore, 558. Ricordata dal M. nei suoi _Discorsi_, II, 307; e nel _Principe_, 609. Illuminata alla falsa nuova di una vittoria, III, 14. Assalto fattovi dal Cardinale Colonna, 341. È senza difesa, 353; e accenno al sacco datole dagl'Imperiali, 358, 359.
_Roma (Chiesa e Corte di)_. Ragioni allegate dal M. nei _Discorsi_ per provare la contrarietà sua al benessere d'Italia, II, 295. Come ne parli il Guicciardini nelle _Considerazioni sui Discorsi_ del M., 359. Ricordata la sua potenza nel Principe del M., 617 e seg.
_Romagna_. Imprese fattevi dal Valentino, I, 270 e seg.; e della _Descrizione_ fattane dal M., 421 e seg. Ricordata dal M. nei _Discorsi_, II, 307, 326; e a proposito del _Principe_ e nel _Principe_, 367, 369, 382 e seg., 390; e nel _Dialogo sulla lingua_, III, 185. Della presidenza tenutavi dal Guicciardini per il Papa, 320 e seg.: e delle sue tristi condizioni in quel tempo, 326. Dell'idea d'ordinarvi una milizia nazionale secondo il disegno del M., _ivi_, 327.
_Romolo_ (_di_) _ser Andrea_, uno dei coadiutori nella Cancelleria de' Dieci, I, 577.
_Rondinelli fra Giuliano_, I, 287.
_Rossi Agostino_. Sua opera sul Guicciardini, citata, III, 486.
_Rossi Roberto_, I, 103.
_Rouen_ e _Roano_ (_Cardinale arcivescovo di_). — Ved. _Amboise_ (_d'_) _Giorgio_.
_Rousseau_. Suo giudizio del M., e del suo _Principe_, II, 447.
_Rovaio_ (_frate_) dei Minori. Commissione data dai Consoli dell'Arte della lana al M., relativa ad esso, III, 124.
_Rovezzano_ (_da_) _Benedetto_. D'un monumento da lui eretto nella chiesa del Carmine in Firenze, III, 137.
_Rubertet_, ministro di Luigi XII, II, 125. Suoi colloqui col M., oratore in Francia, 130, 131. Ricordato ed elogiato in lettere al M., 534, 536. Di nuovo ricordato in lettere di un oratore in Francia, III, 458.
_Rucellai Bernardo_. I suoi figliuoli si adoperano a cacciar Pier Soderini e rimettere i Medici in Firenze II, 176. Ricordato, 569. Compratore del terreno che poi si chiamò gli _Orti Oricellari_, III, 44, 45. Della sua opera _De bello italico_, ricordata a proposito della Storia del Guicciardini, 490.
_Rucellai Bernardo_ di Cosimo detto _Cosimino_. A lui e a Zanobi Buondelmonti dedica i suoi _Discorsi_ il M., II, 286; III, 49. Inizia «in modo regolare» i convegni degli Orti Oricellari, III, 45. Di lui parla il M. nell'_Arte della guerra_; dove è tra gl'interlocutori, 49, 75, 87, 91, 102, 103. Della data della sua morte, 75, 87.
_Rucellai Cosimo_ di Bernardo, III, 45.
_Rucellai Cosimo_ o _Cosimino_. — Ved. Rucellai Bernardo di Cosimo.
_Rucellai Giovanni_ di Bernardo, II, 551, 558; III, 32. Uno de' migliori letterati della corte di Leone X, III, 32. Altre notizie di lui e delle sue opere, 45, 50, 139.
_Rucellai Palla_, III, 45.
_Rucellai Piero_, III, 45.
_Ruffini Bartolommeo_. Brano di una sua lettera al M., I, 400. Ricordato, 635.
_Ruota_, magistrato di Firenze; sua istituzione, I, 376.
S
_Sacchi Bartolommeo_, detto _Il Platina_, I, 143.
_Sadoleto Giovanni_, segretario di Leone X, II, 206; III, 3; è uno dei migliori letterati della sua corte, 32.
_Salutati Coluccio_, I, 97. Corregge e raffazzona una versione latina d'un opuscolo di Plutarco, 305, 534; II, 576, 578.
_Saluzzo (Marchese di)_. Uno de' capitani della lega contro Carlo V, III, 448, 449, 455, 469, 474.
_Salvadori Giulio_. Copia per l'autore due sonetti del M., e ne esamina e giudica la scrittura, III, 182.
_Salvago Stefano_, genovese, III, 403.
_Salviati Alamanno_. Il M. gli dedica il suo _Decennale primo_, I, 472. Brano di una sua lettera al M., 592. Ricordato, 632, 635. Eletto oratore all'imperatore Massimiliano, II, 63. Commissario in campo contro Pisa, 97, 103. Ricordato, 520. Capitano di Pisa; sua lettera al M., 522.
_Salviati (Cardinale)_. Debito lasciato con lui da Leone X, III, 36. Sua lettera al M., 76, 412. Lettere d'Iacopo suo padre a lui, relative al M., ricordate, 324.
_Salviati Iacopo._ Sua lettera al M., oratore al Valentino, I, 580, 582, 585; a cui succede in detta legazione, 409. Lettera del M. a lui, ricordata, 582. Destinato oratore al Re di Spagna, a Napoli, 633. Ambasciatore ai Medici in Prato, II, 549, 551. Oratore a Leone X, 206. Tenuto lontano da Firenze, e perchè, 207. Gli è accordato di tornare, _ivi_. Consiglia Lorenzo de' Medici circa il governo in Firenze, 209; indi Clemente VII, III, 297. Si adopra presso il Papa a favore del M., 324, 325, 327. Due lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia a lui, 454, 455, 466, 469.
_San Casciano (Comune di)_. Vi ha i suoi beni Bernardo Machiavelli, I, 296; e notizie della villa che poi passò in N. suo figliuolo, II, 362 e seg.
_San Domenico_, ricordato nei _Discorsi_ del M., II, 318, 595.
_San Francesco_, ricordato nei _Discorsi_ del M., II, 318, 595.
_Sanga Gio. Battista_. Sua lettera a un ambasciatore francese in Venezia, III, 309. Mandatario del Papa al Re di Francia e poi al Re d'Inghilterra, 450, 453, 466.
_San Gallo (da) Antonio_. Si ricorda il modo trovato da lui e da Giuliano per trasportare il _David_ di Michelangelo, II, 16. È nel campo dei Fiorentini contro Pisa, 95, 503. Dà opera agli apparati per la venuta di Leone X in Firenze, III, 16. Va in Lombardia a visitare le fortificazioni di quelle terre; e se ne attende e sollecita la venuta in Firenze per fortificarne le mura, 339, 436, 439.
_San Gallo (da) Bastiano_, detto _Aristotele._ Dipinge scenari per la rappresentazione delle commedie del M., III, 333.
_San Gallo (da) Giovanfrancesco_, ingegnere e architetto. Patente a suo favore perchè possa ritrarre «il sito della città di Firenze con il paese circostante» ec., III, 438. Ricordata questa sua commissione, 442.
_San Gallo (da) Giuliano_. Si ricorda il modo trovato da lui e da Antonio per trasportare il _David_ di Michelangelo, II, 16. È a Roma; sunto di una lettera scrittagli dai Procuratori delle mura di Firenze, III, 435.
_San Giovanni (Vicario di)_. Lettera dei Procuratori delle mura di Firenze a lui, ricordata, III, 438.
_San Leo (Rôcca di)_, nel ducato d'Urbino, I, 383. Data da Leone X ai Fiorentini, III, 19, 411; poi ricuperata dal Duca d'Urbino, 128, 352.
_San Lodovico re di Francia (Chiesa di)_ in Roma. Di una solenne funzione fattavi, I, 561.
_San Malò (Vescovo e Cardinale di)_. — Ved. _Briçonnet Guglielmo_.
_San Miniato (Vicario di)_. Lettera dei Procuratori delle mura di Firenze a lui, ricordata, III, 438.
_Sano (ser)_, II, 558, 561, 564.
_San Piero in Grado_, II, 95.
_San Piero in Mercato (Pieve di)_, giuspadronato dei Machiavelli, I, 531.
_San Pietro (Chiesa di)_ in Roma. Accenno alla storia della sua costruzione, III, 33.
_San Savino (da) Antonio_. Mandato dal Valentino ad amministrare la giustizia nel ducato d'Urbino, I, 403.
_Sanseverino (Cardinale)_. Aderisce al Concilio di Pisa contro Giulio II, II, 149, 150. Reintegrato nelle sue dignità e benefizi, 206.
_Sanseverino Giovanfrancesco_, conte di Chiazzo, I, 521.
_Sansovino Francesco_. Sua raccolta di Novelle, ricordata, III, 198.
_Sansovino Iacopo_. Dà opera agli apparati per la venuta di Leone X in Firenze, III, 16.
_Santa Croce_ (_Cardinale di_). Aderisce al Concilio di Pisa contro Giulio II, II, 147, 150. Privato delle sue dignità e benefizi, 149. Celebra la messa solenne per l'apertura del Concilio, 154. Il M. cerca indurlo a trasferire il Concilio in Francia o in Germania, 155. Reintegrato nelle sue dignità e benefizi, 206.
_Santa Croce_ (_Chiesa di_), in Firenze. Vi è sepolto e vi ha un monumento il M., III, 370, 372.
_Santa Croce_ (_da_) _Iacopo_. Aiuta Alessandro VI a impadronirsi del cardinale Orsini, I, 416. Imprigionato e morto, 434, 600.
_Santa Maria della Fagna_ (_Chiesa di_), giuspadronato dei Machiavelli, I, 300.
_Santa Maria Novella_ (_Convento di_). Vi alloggia Leone X nella sua venuta in Firenze, III, 16.
_Sant'Andrea in Percussina_. Notizie della villa del M. in detto luogo, II, 362 e seg., 532. Si ricorda una chiesa di patronato dei Machiavelli ivi presso, III, 330, 390.
_Sant'Angelo a Bibbione_. Dell'erronea tradizione che in una villa in quel luogo il M. scrivesse il Principe, II, 363.
_Sant'Eustachio_ (_Palazzo a_), poi Palazzo Madama in Roma, III, 2.
_Santini Emilio_. Sua opera su Leonardo Bruni, citata, III, 118, 203.
_Santi Quattro_ (_Cardinale dei_). — Ved. Pucci Lorenzo.
_San Tommaso d'Aquino_. Esposizione delle sue dottrine politiche, II, 234.
_Sanudo Marino_. Della sua opera _De adventu Karoli regis Francorum in Italiam_; e dei suoi _Diarii_, I, 250; III, 288.
_Sauli_ (_Cardinale_). Piglia parte a una congiura contro Leone X, III, 21.
_Sauli Domenico_. Tratta una lega italiana con la Francia contro Carlo V, III, 301, 304. Sunto d'una lettera di Giovan Matteo Giberti a lui, 310.
_Savelli Iacopo_. È al soldo dei Fiorentini nel campo contro Pisa, I, 491, 626; II, 96. Proposto dal M. per capitano dell'Ordinanza fiorentina, 166, 167.
_Savelli Luca_. È al soldo dei Fiorentini, I, 598. È alla guardia di Prato all'appressarsi di Raimondo da Cardona, II, 172. Fatto prigione dagli Spagnuoli con un suo figliuolo, 173, 548.
_Savoia_ (_di_) _Bona_, I, 229.
_Savoia_ (_di_) _Filiberta_. Sposa a Giuliano de' Medici, II, 207; III, 9.
_Savoia (di) Luisa_, reggente il trono di Francia, III, 299. Profferte che fa al Duca di Milano, ai Veneziani ed al Papa contro gl'Imperiali in Italia, 300. Conferisce con Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 455.
_Savoia (Duca di)_, III, 448.
_Savonarola Girolamo_. Succinta storia della sua vita in Firenze, I, 276 e seg. Della riforma del governo da esso consigliata, 277 e seg. Qual fosse veramente la base del suo potere e come riuscisse al Papa e ai partiti avversi d'opprimerlo, 283 e seg. Lettera del M. intorno alle sue prediche, ricordata, 293. Del suo _Reggimento del governo della città di Firenze_, II, 244. Ricordato il governo fondato in Firenze al suo tempo, III, 57. Ricordato nei _Frammenti storici_ del M., 287.
_Sbaraglino_, I, 577.
_Scala Bartolommeo_, segretario della Repubblica, I, 307.
_Scali Giorgio_, III, 253, 264.
_Scaramuccia (di) Lazzero_, I, 597.
_Scarperia (Vicario di)_. Lettera dei Procuratori delle mura di Firenze a lui, ricordata, III, 438.
_Schirren C._ Un suo discorso sul M. citato, II, 292.
_Schlegel Federigo._ Come giudichi il M., II, 451.
_Schomberg Niccolò_, fidatissimo del cardinal Giulio de' Medici; che cosa risponda all'autore di un'orazione in lode della libertà di Firenze, III, 133. Consigliere di Clemente VII; sue qualità, 297. Ricordato, 325, 327.
_Schwegler._ Si cita la sua _Römische Geschichte_, dove parla dei _Discorsi_ del M., II, 293.
_Scolano Giorgio_, I, 167.
_Scrittori politici del medio evo_, II, 233 e seg. Citazione di scrittori moderni che ne parlano, 242.
_Scrittori politici del secolo XV_, II, 242 e seg.
_Scruciato_. — Ved. _De Scruciatis_.
_Segni Antonio_, torturato e morto, II, 183.
_Sernigi Cristofano_, II, 557; III, 411.
_Serragli Francesco_, I, 609. Imprigionato, II, 554; e confinato, 555.
_Serristori Antonio_, II, 362.
_Serristori Luigi_, erede dei beni del M., II, 362.
_Sestino (Piviere di)_, nel ducato d'Urbino, dato da Leone X ai Fiorentini, III, 19. Ricuperato dal Duca d'Urbino, 128.
_Settembrini Francesco_, ricordato a proposito del _Principe_ del M., e del libro _De regnandi peritia_ di Agostino Nifo, II, 418.
_Sforza_, famiglia. Paragone tra essi e i Visconti, I, 30, 34. Ricordati, II, 329.
_Sforza Ascanio_, cardinale. Ricordato in alcuni colloqui tra il Duca di Milano e l'oratore fiorentino presso di lui, I, 521, 522. Su lui cadono i sospetti dell'uccisione del Duca di Gandia, 262. Chiamato dal Duca suo fratello a Milano, 537. Fugge col Duca in Germania, 337. Cade in mano dei Francesi, poi è rimesso in libertà, 339, 445. Aspira di succedere al fratello nel governo di Milano, 484.
_Sforza Attendolo Muzio_, I, 32. Ricordato dal M. nell'_Arte della guerra_, III, 88.
_Sforza Batista_, figlia d'Alessandro signore di Pesaro, I, 153.
_Sforza Caterina_. Si accenna alla sua eroica difesa d'Imola e di Forlì, I, 281. Ambasceria del M. presso di lei, e brevi notizie della sua vita, 330 e seg. Si parla d'un suo ritratto, 336, 555. Ricordata, 619.
_Sforza Francesco_, I, 31, 33, 44. Ricordato dal M. nei _Discorsi_, II, 322; nel _Principe_, 608; nell'_Arte della guerra_, III, 88. Come ne parli il M. nelle _Storie_, 219, 267, 272, 273, 274, 277, 278.
_Sforza Francesco Maria_, figlio di Lodovico il Moro. Voci di un segreto accordo tra esso e Leone X, III, 24. Carlo V e Leone X patteggiano di dargli Milano, 25. Sue pratiche con la Francia, col Papa e con l'Imperatore per ottenere libero il ducato di Milano, 300 e seg. passim. Entra nella lega di Cognac contro Carlo V, 341; e successive notizie di lui, 453, 460, 461. Ricordato, 305, 488.
_Sforza Galeazzo Maria_, I, 35, 153. Della congiura ordita contro di lui narrata dal M., III, 280.
_Sforza Giovan Galeazzo_, I, 229. Sua morte, 251.
_Sforza Giovanni_, signore di Pesaro. Sposa Lucrezia Borgia, I, 237. Separato a forza da lei, 264; a che ne attribuisca la ragione, 276. Gli è tolto lo stato dal Valentino, 265.
_Sforza Ippolita_, figlia di Francesco I, 34, 153; e moglie d'Alfonso II d'Aragona, 208.
_Sforza Lodovico detto il Moro_. Dipinta la sua mutabilità in una lettera di Lorenzo de' Medici, I, 189. Usurpa il ducato di Milano al nipote, 229. Pensa di chiamare i Francesi in Italia, 230; e suoi relativi maneggi e disegni, 236, 240, 241 e seg., 251. Come giudicato dagli oratori fiorentini, 251 e seg. Suoi colloqui con un oratore fiorentino, 519. Piglia l'investitura del ducato di Milano, 251. Sunto di una sua lettera ai Veneziani che lo invitavano a una lega contro Carlo VIII, 255. Entra nella lega, 256. S'accorda da solo con i Francesi, 257. Perde lo Stato; lo ricupera e perde di nuovo, 269 e seg. Fatto prigione, e sua morte, 271. Aiuta segretamente i Fiorentini nella guerra contro Pisa, 314, 316. Si accenna ai suoi apparecchi per opporsi ai Francesi, 537, 541. Si crede arbitro delle cose d'Italia; e di nuovo della perdita del suo Stato, e della sua prigionia e morte, 335 e seg.
_Sforza Massimiliano._ Si delibera dalla Lega Santa di rimetterlo in Milano, II, 165. Prende possesso del Ducato, 192; dove regna più di nome che di fatto, III, 8. Gli si ribella Milano, _ivi_. Fa lega con l'Imperatore, il Re di Spagna ed il Papa, 11. Si ritira in Francia, 13, 305. Non vuole il Morone ch'egli ritorni al governo di Milano, 310.
_Siena_, I, 409, 411. Vi va due volte oratore il M., 429; II, 53; e di nuovo a disdire una tregua, 140; e testo dell'atto relativo, 543. Lega tra essa e Firenze, 141. Ricordato il suo governo repubblicano nei _Discorsi_ del M., 307, 316. Respinge alcune genti mandate da Clemente VII per mutarvi il governo, III, 342, 344.
_Signorelli Luca_, II, 10.
_Signoria di Firenze_. Della sua Cancelleria, I, 306, 540, 583. Dirige le cose della guerra in mancanza dei Dieci di balìa, 319.
_Silib Rodolfo_, II, 78.
_Simonetta Cicco_, segretario di Francesco Sforza, I, 34, 153. Ricordata la sua morte, 229.
_Simonetta Giovanni_, storiografo di Francesco Sforza, I, 34, 153. Di lui si vale il M. nelle sue _Storie_, III, 266, 269, 273.
_Sinigaglia_. Occupata dal Valentino, I, 405; e posta a sacco, 406. Ricordata dal M. nel _Principe_, II, 381.
_Sion (Vescovo di)_, II, 125; fatto cardinale, 147.
_Sismondi_ famiglia pisana. Va esule dopo la resa di quella città a' Fiorentini, II, 105.
_Sisto IV_, I, 68; II, 329.
_Sisto V._ Fa un sunto del _Principe_ del M., II, 429.
_Soderini_ famiglia. Confinati, II, 183. Tornano dal confine, 206. Ricordati in lettere del M. al Vettori, 374; e di questi al M., 376. Tramano una congiura contro i Medici, III, 123, 124, 130, 131, 134. Dichiarati ribelli, 136.
_Soderini Francesco_, vescovo di Volterra. Oratore al Valentino, I, 367, 369, 564; e in Francia, 583 e seg. Tratta in Roma i principali negozi della Repubblica; e da lui dipende il M. oratore colà, 450. Malvolentieri si separa dal M. e ne fa grandi elogi, 463. Brano di una sua lettera circa il disegno della Repubblica di deviare l'Arno da Pisa, 472. Lettere del M. a lui, e di lui al M. e a Piero Soderini, relative all'istituzione della Milizia fiorentina, ricordate, 508, 515. Ricordata la sua affezione al M., 575. Ricordato in lettere di B. Buonaccorsi al M., 606, 607, 629 e seg. Gli è fatto carico di svolgere i Fiorentini dall'amicizia del Re di Francia, II, 536. Manda ad avvertire il fratello Piero che corre pericolo della vita, 183. Avverso all'elezione di Leone X, e come guadagnato alla sua parte, 193. Ricordato, 526, 562. Piglia parte a una congiura contro il Papa, III, 20; e, scoperto, come si salvi, 21. Aspira al papato dopo la morte di Leone X, 128. S'adopra a cacciare di Siena Raffaello Petrucci, 134. Chiuso in Castel Sant'Angelo, 137. Aiuta in conclave l'elezione di Clemente VII, 294.
_Soderini Gianvittorio_. Oratore a Roma, I, 386, 436, 579. Designato oratore al Re di Spagna, 632. Inviato all'Imperatore, II, 114, 164. Confinato, 183. Il cardinale Giovanni de' Medici promette di liberarlo e di dare una figliuola di lui in moglie a Lorenzo suo nipote, 193; ma il matrimonio non ha effetto, 206; e la sua figliuola è data in moglie a Luigi Ridolfi, _ivi_. Ricordato, 525, 526.
_Soderini Giovanbattista_, I, 584, 589, 635; II, 526. A lui indirizza il M. il suo _Capitolo di Fortuna_, III, 177.
_Soderini Niccolò_, III, 278.
_Soderini Paolantonio_. Oratore fiorentino a Venezia; sue lettere ricordate, I, 243, 252. Capo di un partito per la riforma del governo dopo la cacciata di Piero de' Medici, 279. Commissario in campo contro Pisa, 546. Interlocutore nel dialogo del _Reggimento di Firenze_ del Guicciardini, II, 259.
_Soderini Piero_. Spedito a Milano per affrettare gli aiuti francesi contro il Valentino, I, 367. Commissario ad Arezzo, 371. Eletto gonfaloniere a vita, 377, 378; lettera dei Dieci che gli partecipa la nomina, 569. Quando entrasse in ufficio, 387. Il M. vorrebbe trovarsi a quella cerimonia, 580. Suoi primi atti, 582 e seg. Sua lettera al M. presso il Valentino, ricordata, 398. Giudica necessaria la permanenza del M. in quella legazione, _ivi_, 579, 580; e non vuol richiamarlo, 586, 592. Come si adoperi in raccogliere il denaro necessario alla Repubblica, 424 e seg. Si ricorda la sua moglie, 425. Si tocca del suo governo, e del potere che ha su lui il M., 467. Propugna un progetto di deviare l'Arno da Pisa, 468, 471. Fa vincere nei Consigli il partito di assaltar Pisa, 492. Respinto l'assalto, scade la sua autorità, 494. Persuaso dal M. a istituire la Milizia fiorentina, 505; e lettere scrittegli intorno a ciò dal Cardinale Soderini suo fratello a istanza del M., ricordate, 508. Ricordato, 570, 573, 575, 617, 618, 635. Il suo governo dà un grande impulso alle arti, II, 4. Amico di Francia contro l'Imperatore, 60; un partito comincia a formarsi contro di lui, 61, 64. Si coniano fiorini col suo ritratto, ma egli li fa ritirare, 61. Gli è raccomandata una causa del M., 526. Sue lettere al M., 527, 529. Ricordato, 538. Crescono i suoi avversari, 134-35. Rende conto della sua amministrazione, 137. Congiura ordita contro di lui, _ivi_, 138. Fa votare una legge a difesa della libertà, 138. Abbandonato dagli uomini più autorevoli, come cerchi destreggiarsi, 165, 166. Si accinge a resistere all'esercito condotto dal Cardona e dal Cardinale de' Medici: e di un suo relativo discorso nel Consiglio maggiore, 169 e seg. È deposto, e sua partenza da Firenze, 176, 549, 550. Vari giudizi sul suo governo, 177. Trattative per dare in moglie a Giuliano de' Medici una sua nipote, 180, 550. Confinato, 183. Viene a patti coi Medici, 185. Difeso pubblicamente dal M. in uno suo scritto, 186. Dell'epigramma del M. contro di lui, 201. Si stabilisce in Roma, 206. Raccomanda Firenze al Papa, _ivi_. Ricordato dal M. nei suoi _Discorsi_, 304; e in lettere di Francesco Vettori al M., 376, 562. Si accenna alla sua morte. III, 20. Di una sua lettera al M., da Ragusa, 122; e della proposta che gli fa di acconciarsi per segretario con Prospero Colonna, 123. Trama contro i Medici, _ivi_, 130. Confiscatigli i beni e dannata la sua memoria, 137. Di un monumento nel Carmine di Firenze nel coro eretto dalla sua famiglia, _ivi_. Ricordato, 364. Di due discorsi da lui fatti nel suo gonfalonierato, secondo il Guicciardini e altri storici, 492.
_Soderini Tommaso_, ambasciatore a Luigi XII, in Milano, I, 339.
_Solerti A._ Citato a proposito della Calandra del Bibbiena, III, 145.
_Soriano Antonio_, ambasciatore veneto in Roma; come parli di Leone X nella sua _Relazione_, III, 7.
_Sostegni Roberto_, III, 278.
_Spada Stefano_, III, 409.
_Spagna_, I, 502. Vi va ambasciatore Francesco Guicciardini, II, 157, 248: e della sua _Relazione_ di quel regno, 249. Ricordata dal M. nei _Discorsi_, 306, 330; e nel _Principe_, 379, 404.
_Spagna_ (_Re di_). — Ved. _Ferdinando il Cattolico_.
_Spagnuoli_. Accenni alle guerre tra essi e i Francesi nel regno di Napoli, I, 257, 258, 361, 363, 432, 437, 438, 464, 466, 495. Ricordati, 260, 261. Loro ingerenza nella guerra di Pisa a danno dei Fiorentini, 464, 465, 466, 486, 492, 493, 494. Ricordati, II, 55. Sono nell'esercito dell'Imperatore all'assedio di Padova, 113; nell'esercito di Giulio II contro Bologna, 141. Rotti dai Francesi alla battaglia di Ravenna, 157 e seg. Prendono e pongono a sacco Prato, 173. Giudizio che fa di loro il Guicciardini, 249. Ricordati dal M. nel _Principe_, 383, 407. Rotti coi loro alleati a Marignano, III, 12. Ricordati dal M. nell'_Arte della guerra_, 97, 100, 108, 110, 116. Ancora della guerra tra essi e i Francesi, 297; che sono disfatti alla battaglia di Pavia, 298.
_Spinazzi Innocenzo_, scultore del monumento al M. in Santa Croce, III, 372.
_Spinelli Lorenzo_, commissario in Val di Nievole, I, 598.
_Spinoli Carlo_ e _Giorgio_, mercanti genovesi, III, 402.
_Stampa (Arte della)_, I, 144.
_Stampace (Torre di)_, in Pisa, presa dai Fiorentini, I, 328, 333, 334.
_Stati_ moderni nazionali; della loro costituzione, II, 274 e seg. Argomento principale dei _Discorsi_, 312 e seg.; e del _Principe_, 363 e seg., 378 e seg.
_Stefani Marchionne_. Della sua _Istoria Fiorentina_, ricordata, III, 201; di cui si vale il M. nel secondo libro delle sue _Storie_, III, 241 e seg.; e luoghi di raffronto indicati, 246, 248, 251.
_Sterpeto (Conte di)_, I, 627.
_Stradi Domenico_, I, 594.
_Strozzi (Banco degli)_. Sta per fallire per il debito lasciatovi da Leone X, III, 36.
_Strozzi Carlo_ di Niccolò, III, 403.
_Strozzi Daniele_, II, 554.
_Strozzi Ercole_, poeta ferrarese, ucciso, II, 36. Ricordato, 38.
_Strozzi Filippo_. Traduttore di Polibio, I, 534. Sposa Clarice de' Medici, e della condanna da lui incontrata perciò, II, 122, 136; e testo di essa condanna, 539. Rivela al gonfaloniere Soderini una congiura ordita contro di lui, 137. Ricordato, 580, 591. Fa compagnia a Lorenzo duca d'Urbino negli ultimi tempi della sua vita, III, 23. Di una sua lettera al fratello Lorenzo, relativa al M., 49. È autore della _Commedia in versi_ attribuita al M., 168, 170. Ottiene da Clemente VII un sussidio al M., 324, 430. Lettere del M. a lui, e di lui al M., ricordate, circa i possibili accordi tra Carlo V e Francesco I, 335, 336, 337. Ostaggio in un accordo tra il Papa e l'Imperatore, 342. Partecipa alla rivolta contro il cardinale Passerini ed i Medici in Firenze, 359. Ricordato, 366, 433.
_Strozzi Lorenzo._ Di una lettera di Filippo suo fratello a lui, III, 49. Introduce il M. in casa dei Medici, _ivi_, 75. Il M. gli dedica la sua _Arte della guerra_, 75, 86. Di lui sembra l'epistola della _Descrizione della peste_ attribuita al M., 191, 192.
_Strozzi Matteo_, eletto oratore a Roma, I, 608.
_Strozzi Palla_, I, 101, 103.
_Studio di Firenze_, I, 104.
_Studio di Firenze e Pisa (Ufficiali dello)_. Deliberazione con cui conducono il M. a scrivere le _Storie_, III, 121; e stanziamenti che gli fanno del suo salario, _ivi_.
_Svizzera_, I, 502. Osservazioni e scritti del M. intorno ad essa, II, 65 e seg., 76 e seg., 306, 387; e osservazioni ec. di un oratore veneto presso l'Imperatore, 67, 82.
_Svizzeri_. Loro trattative di andare al soldo di Giulio II; si muovono per venire e repentinamente tornano indietro, II, 124, 126, 502, 528, 535. Scendono in Italia per far guerra ai Francesi, 157; poi si ritirano, _ivi_. Ritornano in aiuto de' confederati contro la Francia, 163. Considerazioni e giudizi intorno ad essi nella corrispondenza del M. con Francesco Vettori, 226 e seg. Ricordati dal M. nel _Principe_, 387, 407. Danno una disfatta ai Francesi, III, 8, 9; poi si ritirano a Milano, 9. Tornano in Italia contro i Francesi, 12. Sconfitti alla battaglia di Marignano, ripassano le Alpi, 13. Fanno perpetua alleanza con Francesco I, 15. Tornano in Italia e si uniscono agl'Imperiali di Carlo V, 28. Loro fanterie ricordate, 79, 81, 84, 96, 97, 101, 104, 107, 110, 116. Rotti alla battaglia di Pavia, 299. Vengono alla spicciolata nell'esercito della lega contro l'Imperatore, 343; quanti siano, 346; e altre notizie circa la condotta che voleva farne la Lega, 447, 452 e seg. passim, 472.
T
_Tanzini Reginaldo_. Sua prefazione alle _Opere_ del M., ricordata, III, 371.
_Tarugi Francesco_. Eletto segretario dei Dieci della guerra, III, 364, 366: e documenti e notizie relative alla sua elezione e al salario, 476; e data della sua morte, 477.
_Tassi Francesco_. Sua prefazione alle _Opere_ del M., ricordata, III, 371.
_Teatro_. Sue condizioni in Italia all'epoca del Rinascimento, III, 138 e seg.; e opere intorno ad esso, citate, 146.
_Tedaldi Lattanzio_. Sua lettera al M., ricordata, II, 104.
_Tedeschi_, II, 65, 113; III, 96, 97, 102.
_Tempi_, famiglia, III, 400.
_Terenzio_. Breve paragone tra esso e Plauto, a proposito del teatro italiano nel Rinascimento, III, 141 e seg. L'_Andria_ del M. è una traduzione della sua, 170.
_Terranuova_ (_da_) _Agostino_, III, 286.
_Thomson Ninian_. Sua traduzione in inglese di scritti del M., ricordata, II, 419.
_Tombara Giovanni_. Suo scritto Intorno alla Clizia di N. M., III, 166.
_Tommasini Oreste_. Sua opera sul M. citata a vari propositi, I, 300, 476, 509; II, 122, 123, 129, 168, 169, 204, 276, 289, 365, 416, 419, 420, 495; III, v, 148, 162, 183, 184, 243, 249, 250, 252, 335, 343, 348, 365, 414, 426, 429, 435, 444.
_Torello Barbara_, II, 36.
_Tornabuoni Lucrezia_. Brano di una sua lettera a Piero de' Medici suo marito, I, 193. Ricordata, 217.
_Torre Giuseppe_, I, 475.
_Tortello Giovanni_, bibliotecario di Niccolò V, I, 126.
_Toscanelli Paolo_, I, 122.
_Toscani_. Della loro lingua e dei loro scrittori, III, 185 e seg.
_Toscano Lorenzo_, III, 309, 467.
_Toscano Matteo_. Suo giudizio del M., a proposito del _Principe_, II, 421.
_Tosinghi Ceccotto_, II, 554.
_Tosinghi Pier Francesco_, uno dei commissari nel campo de' Fiorentini contro Pisa, I, 333. Eletto oratore al Re di Francia, 352. Di nuovo commissario in campo contro Pisa; lettere dei Dieci a lui e al compagno, 596, 599.
_Tosinghi Tommaso_, commissario di guerra nel campo contro Pisa, I, 430; e di nuovo, 470 e seg. Lettere dei Dieci a lui, 610 e seg. Richiamato, 472.
_Trani_ (_Cardinale di_), 1, 601.
_Trapezunzio Giorgio_, I, 125, 154, 167.
_Traversari Ambrogio_, I, 102. Traduttore di Diogene Laerzio, 534, 535; II, 578, 580.
_Treggiaia_, selva dell'abate di Certosa; s'ordina dai Procuratori delle mura di Firenze di tagliarvi della stipa, III, 443.
_Trendelenburg Adolfo_. Giudizio di un suo libro sul M., II, 442.
_Tréverret_. Sua opera dove parla del M., ricordata, II, 495.
_Triantafillis_ prof. C. Dei suoi scritti diretti a provare che il M. conoscesse il greco, I, 303 e seg., 533; II, 289, 377, 385, 407, 575 e seg. Sue _Ricerche sulla Vita di C. Castracani_ del M., ricordate, III, 73.
_Trissino Giangiorgio_, III, 32. Frequenta gli Orti Oricellari di Firenze, 47, 184. Sue tragedie ricordate, 47, 139.
_Trivulzio Giangiacomo_, I, 250, 255, 256. Comandante l'esercito francese contro il Duca di Milano, I, 336 e seg. Gli è destinato oratore il M., ma la legazione non ha effetto, 338. Comandante l'esercito francese contro Giulio II, II, 143. È alla battaglia di Marignano, III, 13. Allontanato dal campo, 27.
_Trivulzio Teodoro_, raccomandato dal Re di Francia per una condotta ai Fiorentini, II, 538.
_Troches_ o _Troccio_, strumento degli assassinii dei Borgia, fatto poi uccidere dal Valentino, I, 434 e seg., 600. 601.
_Tucci Agnolo_, I, 607.
_Tumulto de' Ciompi_, episodio principalissimo nel terzo libro delle _Storie_ del M., III, 241, 247 e seg.
_Turchi_, I, 537, 541; II, 227. Notizia di una disfatta data da essi al Re d'Ungheria, III, 464.
_Turchia_, II, 602.
U
_Uguccioni Giovanni_, II, 526-27.
_Umbria_. Sue triste condizioni al tempo della legazione del M. a Perugia, I, 478 e seg.
_Ungheria_ (_Re di_). Notizie di una disfatta datagli dai Turchi, III, 464.
_Urbino_ (_Duca di_). — Ved. Montefeltro (da) Federico e Guidobaldo, e Della Rovere Francesco Maria.
_Urbino_(_Ducato d'_). Arti e lettere vi son coltivate e protette da Federico di Montefeltro, I, 162. Occupato dal Valentino, 367; gli si ribella, 384. Ricuperato da Guidobaldo da Montefeltro, 385; ch'è poi costretto a rilasciarlo al Valentino, 403. Passa in Francesco Maria della Rovere, II, 109. Ricordato dal M. nel _Principe_, 381. Francesco Maria della Rovere è costretto a cederlo a Lorenzo de' Medici, III, 19; poi lo ricupera, 128.
_Urbino_ (_da_) _Raffaello Sanzio,_ II, 21 e seg., 31. Ricordata la sua pittura del _Sonatore di violino_, III, 30; e la scena dipinta per la rappresentazione della _Calandria_ del Cardinal Bibbiena, 32. Singolarmente amato e protetto da Leone X; e gran numero delle sue opere in Roma sotto di lui, 34. Di una sua pianta di Roma antica, attribuita ad altri poi a lui rivendicata, 35.
_Utrecht_ (_d'_) _Adriano_, cardinale. — Ved. Adriano VI.
V
_Valdichiana_. Vi va commissario Antonio Giacomini, I, 367. Interamente occupata dalle genti del Valentino, _ivi_.
_Valentino_ (_Duca_). — Ved. _Borgia Cesare_. — Sposa Carlotta d'Albret, sorella del Re di Navarra, I, 269. Sue imprese in Romagna, 270, 271; e suo trionfale ingresso in Roma, 271. Fa uccidere il Duca di Bisceglie, 273. Uccide Pietro Caldes cameriere del Papa, 274. Prosegue le sue imprese in Romagna, 275. Fa uccidere Astorre Manfredi, _ivi_. Nominato duca di Romagna; e come allora si componeva e dovea allargarsi il suo stato, 276. Colloqui del M. col Cardinale di Rouen intorno a lui ed al Papa, 352, 353. Entra in Toscana e condotta da esso stipulata coi Fiorentini, 358 e seg. Della sua impresa contro Piombino, 360, 361. Passa nell'Elba; e chiamato dai Francesi alla guerra del napoletano, va a Roma, 361, 362. S'abbandona ad ogni eccesso nel saccheggio di Capua, 363. S'impadronisce di Piombino, _ivi_. Si accenna alle sue pratiche coi Pisani contro i Fiorentini, 366. Occupa Arezzo, _ivi_. S'impadronisce d'Urbino, 367. Quello che trattasse col M. e con Francesco Soderini oratori fiorentini, 368. Le sue genti lasciano Arezzo, 370. S'impadronisce di Camerino, 381. Titoli che assume, 382. Gli è vietato dalla Francia di avanzarsi contro Bologna e la Toscana, _ivi_. Congiura e lega dei suoi capitani contro di lui, 383. Manda parte dell'esercito contro di loro, 384; fazioni tra le due parti, 385. Riceve aiuti di Francia, 386. Cerca amicarsi i Fiorentini e chiede gli mandino un oratore, _ivi_. Gli è mandato il M., _ivi_ e seg.; e suoi colloqui con esso, toccanti l'alleanza ch'egli desidera fare coi Fiorentini e sue contemporanee relazioni con Francia, 390 e seg., 397, 404, 410, 411, 412, 429, 432, 438, 444, 445, 450, 590. Tratta e stipula un accordo con gli Orsini e i loro collegati, 393, 394, 403. Torna signore d'Urbino, 403. Va a Forlì e lo segue il M., _ivi_. Gli aiuti venuti di Francia lo abbandonano, ma egli prosegue le sue imprese, 404. Entra in Sinigaglia, 406. Fa prigioni gli Orsini, Vitellozzo e Oliverotto da Fermo, _ivi_. Continua a instare presso il M. per fermare un'alleanza con Firenze, 407. Fa strangolare Vitellozzo e Oliverotto, _ivi_. S'impadronisce di Perugia, 408. Va contro Pandolfo Petrucci, 409; cui accorda un salvacondotto per uscire di Siena; poi lo fa inseguire per averlo morto o vivo, 411. Fa strangolare il Duca di Gravina e Paolo Orsini, 410. Va verso Roma, chiamatovi dal Papa durante quella impresa contro gli Orsini e gli altri ribelli, ec., _ivi_, 412, 413. Atrocità da lui commesse per via nel suo ritorno a Roma, 418. Entra in Roma, 419. Concetto che di lui si forma il M., _ivi_ e seg. Apparecchi dei Fiorentini contro di lui, e concetto ch'essi ne hanno, 429 e seg., 595. Simulati dissensi tra lui ed il Papa, 433. Fa prendere e uccidere il Troches, 434 e seg., 600, 601. Per la guerra tra Francia e Spagna nel Reame non può continuare le sue imprese, 438. Si ammala, 439. Denari e gioie raccolte per lui in Vaticano, appena morto Alessandro VI, 440. È in fin di vita, 444. Mègliora e parte da Roma, _ivi_. Perde gran parte dello Stato, 445. Torna a Roma; cercato a morte dagli Orsini, si salva in Castel Sant'Angelo, _ivi_, 446. Con lui tratta il cardinale Giuliano della Rovere per la sua elezione al papato, 447. Come si governino i Fiorentini con lui dopo l'entrata d'Antonio degli Ordelaffi in Forlì, 449, 602, 603. Come debba spiegarsi che il M. parli con dispregio e indifferenza di lui dopo la sua caduta, 453, 459, 462. Gli si ribella Imola, 454. Sue minaccie contro i Fiorentini, _ivi_, 457. Si apparecchia ad andare a difendere i suoi possessi in Romagna contro i Veneziani, 455. Sua irresolutezza, 456. Gli è negato un salvacondotto dai Fiorentini, 456, 604. Parte per Ostia con le sue genti, 457. Preso per ordine del Papa, 458; e ricondotto a Roma, 460. Sono svaligiate le sue genti, _ivi_. Accenni a fatti successivi relativi ad esso, _ivi_, 461. Si presenta e scusa umilmente a Guidobaldo duca d'Urbino, 461, 462. Ricordato, 562 e seg.; e dal M. nel _Decennale primo_, 473; e nei suoi Discorsi, II, 326. Apparisce alla mente del M. come il tipo più definito del _Principe_, 364; e come questi ne ragioni in una sua lettera al Vettori, 369; e in quel libro, 380 e seg., 387, 390, 397, 596, 608 e seg., 618. Accenni alle qualità del suo governo in Romagna, 382; III, 377. Ricordato, III, 491. Delle notizie relative ad esso e agli altri Borgia nella _Storia_ del Guicciardini, III, 495.
_Valla Lorenzo_, I, 76, 113, 115. Gli è affidata da Niccolò V la traduzione di Tucidide e di Erodoto, 125. Cenni della sua vita e delle sue opere, 127. È alla corte d'Alfonso I di Napoli, 154, 155, 156.
_Vallombrosa_ (_Generale di_), III, 404.
_Valori Bartolommeo_. Si adopera a cacciare Pier Soderini e rimettere i Medici in Firenze, II, 176. Accompagna il Soderini a Siena, 177. Ricordato, 591.
_Valori Niccolò_. Sue lettere al M., I, 398, 570, 578, 579. Ambasciatore in Francia, 464, 606; è mandato presso di lui il M., 464 e seg. Suoi uffici a favore del M., 582, 590. Oratore al campo di Raimondo da Cardona e del Cardinale de' Medici, II, 550, 552. Compromesso nella congiura del Boscoli e del Capponi contro i Medici, II, 198; e imprigionato, _ivi_, 554, 555.
_Vannucci Atto_. Iscrizione da lui dettata per la villa del M., II, 362.
_Varano_ (_da_) _Giovan Maria_, unico superstite della sua famiglia ricupera lo stato di Camerino, I, 385; poi n'è cacciato, III, 128.
_Varano_ (_da_) _Giulio Cesare_. Fatto prigioniero dal Valentino, I, 381; e ucciso con la moglie e i figliuoli, 385.
_Varano_ (_da_) _Sigismondo_. Occupa lo stato di Camerino, III, 128.
_Varchi Benedetto_. Non è punto benevolo al M., II, 422. Di una lettera del Busini a lui circa la morte del M., III, 366. Sua Storia citata, 486.
_Vasto_ (_Marchese del_), III, 311, 465.
_Vegio Scipione_. Un suo lavoro col titolo Ephemerides è una delle fonti della _Storia_ del Guicciardini, III, 491.
_Venafro_ (_da_) _Antonio_, consigliere e segretario di Pandolfo Petrucci, I, 384, 487, e come tale lodato dal M. nel Principe, II, 402.
_Venezia_. Paragone tra la sua storia e quella di Firenze; e costituzione del suo governo aristocratico, I, 48. Signora de' mari si volge alle conquiste di terraferma, 50 e seg. Suo stato e condizioni sotto il dogato di Francesco Foscari, 53; dopo il quale comincia a decadere, 56. Sguardo alla sua storia fino alla lega di Cambray, _ivi_ e seg. Paragone tra i suoi ambasciatori e i fiorentini, 240. Ricordata in una lettera al M., II, 532. Come ne parli il M. nei suoi _Discorsi_, 307. Ricordata nel _Principe_, 387, 600; nell'_Asino d'Oro_, III, 174. Vi si recita la _Mandragola_ del M., 149. Ricordati i suoi scrittori nel _Dialogo sulla lingua_, 188. Vi va con una commissione il M., 328. Vi si recita la _Mandragola_ del M., e i _Menecmi_ di Plauto, 334.
_Veneziani_. Che cosa pensino della prossima venuta di Carlo VIII in Italia, I, 243. Entrano in una lega contro di lui, 256. Aiutano i Pisani ribellatisi, e loro fazioni di guerra contro i Fiorentini, 314 e seg. Si fa pace tra essi e i Fiorentini, 317. Loro pratiche per rimettere Pietro de' Medici in Firenze, 332, 548 e seg. Fanno lega con Luigi XII per la conquista del ducato di Milano, 336. Il papa cerca di cattivarsene l'amicizia, 413. Si accenna ai loro apparecchi di difesa contro al Turco, e per aiutare il Re di Francia nell'impresa di Milano, 541. Dopo la morte d'Alessandro VI, s'avanzano in Romagna, e loro progressi, 448, 452, 454, 457, 458, 603, 604. Che cosa facciano e pensino nelle prime imprese di Giulio II contro Perugia e Bologna, 496, 499; e voci che spargono intorno alla venuta dell'Imperatore in Italia, 631. Fanno alleanza con la Francia, II, 58, 59; da cui ricevono soccorsi nella passata dell'Imperatore in Italia, 60. Fatti d'arme tra le loro genti e quelle dell'Imperatore, 70. Fanno tregua con lui, 72. Ricordati, 502. Scomunicati dal Papa; e rotti ad Agnadello, 108. Loro umiliazione, 109, 110. Riprendono animo e riacquistano parte del loro territorio, 110 e seg. Una loro flotta viene disfatta, 123. Danno il comando del loro esercito a Gian Paolo Baglioni, 124. Assoluti dal Papa, si uniscono con lui contro la Francia, _ivi_. Entrano in lega col Papa contro la Francia, 151, 530; e delle loro mosse, 533, 534. Ricordati dal M. nel _Principe_, 381, 400, 600, 617, 618. Loro lega col Re di Francia, ricordata, III, 8; e rinnovazione di essa, 11. È loro ceduta Verona dall'Imperatore, 15. Ricordati dal M. nell'_Arte della guerra_, 92, 117; e nelle _Storie_, 219. Non si curano della oltrapotenza di Carlo V in Italia, 300. Proposte fatte loro da Luisa di Savoia reggente in Francia contro gl'Imperiali in Italia, 301; che cosa rispondano, 303. Entrano in una lega con Francesco I contro Carlo V, 341; e il Duca d'Urbino è loro capitano, 342 e seg. Desiderano, come sembra, l'umiliazione di Clemente VII, 351. Ricordati in lettere di Roberto Acciaiuoli oratore in Francia, 445 e seg. passim.
_Venturi Luigi_, I, 582.
_Venturi Piero_, III, 400.
_Vergilio Polidoro_. Suo libro _De Prodigiis_, ricordato, II, 458.
_Vernaccia Giovanni_, nipote del M. Della sua corrispondenza epistolare con lo zio, II, 199; III, 39, 41 e seg.; e testo d'alcune loro lettere, 392 e seg., 398 e seg. Ricordato, 389.
_Verona_. Descrizione fattane dal M. in una sua lettera, ricordata, II, 116. Difesa dall'imperatore Massimiliano contro Francesco I, III, 14; e da lui ceduta ai Veneziani, 15.
_Verrucola_. I Dieci raccomandano ai loro Commissari in campo contro Pisa di espugnarla, I, 600.
_Vespucci Agostino_, uno dei coadiutori del M. nella Cancelleria dei Dieci, I, 342. Dà alle stampe il _Decennale primo_ del M., 475. Vuol entrare al servizio dei Nove della Milizia, 515. Sue lettere al M., 557 e seg., 571. Ricordato, 607. Brano d'altra sua lettera al M., II, 105.
_Vespucci ser Antonio_, I, 584; II, 554.
_Vespucci Guidantonio_, capo di un partito per la riforma del governo dopo la cacciata di Piero de' Medici, I, 279.
_Vespucci Piero_, commissario fiorentino nel campo contro Pisa, I, 345.
_Vettori Francesco_, Oratore all'imperatore Massimiliano, II, 61 e seg. Suo Viaggio in Alemagna, citato, 80. Sua lettera al M., 529. Inviato ai Cardinali scismatici che si recavano al Concilio di Pisa, 153. Raccoglie e arringa il Consiglio per far deporre il gonfaloniere Soderini, 176; poi lo accompagna a Siena, 177. Suo giudizio sul governo di lui, _ivi_; e sul governo de' Medici tornati in Firenze, 183. Persecuzioni che soffre, _ivi_. Gli scrive il M., 199. Oratore a Roma, 206. Sua corrispondenza epistolare col M., II, 213 e seg., 557 e seg.; III, 414. Giudizio erroneo di Enrico Leo intorno ad esso, 212, 463. Sue qualità, e vita che fa in Roma, 213 e seg., 557 e seg. Cerca di guadagnare il favore de' Medici per sè e per gli amici tra cui il M., 213. Invita e pressa il M. a recarsi a Roma, 216 e seg. Scrive a Firenze in raccomandazione del M. sovraccaricato d'imposte, 219. Per giovare al M. fa vedere al Papa alcune sue lettere, ma senza pro, 232. Altri brani ed estratti di lettere del M. a lui, 369 e seg. Il M. gli chiede consiglio intorno al dedicare a Giuliano de' Medici il suo _Principe_, 375; e com'egli si comporti su tal proposito, _ivi_, 562. Gli piace il _Principe_ «oltre a modo,» 375, 416, 567. Suoi giudizi su Leone X nel _Sommario della Storia d'Italia_, III, 1, 2, 4, 10. Ambasciatore in Francia, 22, 25. Altre sue notizie e giudizi su Leone X, 22, 25, 28, 29. Suo giudizio sul Borbone, 309. Va a San Leo e a Montefeltro a pigliarne il possesso per la Repubblica. 411. Consiglio da lui dato a Clemente VII circa il governo di Firenze, 297. Sconsiglia il M. dal recarsi a Roma per presentare al papa le Storie; e sua relativa lettera, 323, 324, 428. Ricordato, 430. Lettera di Lodovico Canossa a lui, relativa al M., 329, 431. Ricordato, 433. Sunto di altre sue lettere al M., 344; e di lettere del M. a lui, 355. Altre citazioni del suo Sommario, 485, 486, 495.
_Vettori Paolo_. S'adopra a cacciare Pier Soderini e a rimettere i Medici in Firenze, II, 176, 183. Ambasciatore ai Medici in Prato, 177, 549, 551. In casa sua si riduce in salvo Pier Soderini, 549. Fa sedere Raimondo da Cardona in Consiglio nel luogo del Gonfaloniere, 181. È voce che debba andare governatore di uno Stato per Giuliano dei Medici, 369, 371. Ricordato, 572; III, 420.
_Vico_, nel Pisano, viene in mano dei Fiorentini, I, 599.
_Vico Giovambattista_, II, 288, 333.
_Villani Giovanni_. Come si valga della sua _Cronica_ il M. nelle _Storie_, III, 230 e seg.
_Visconti_. Paragone tra essi e gli Sforza, I, 30, 34. Ricordati, II, 329; III, 218, 219.
_Visconti Bernabò_, I, 27.
_Visconti Bianca_, I, 29.
_Visconti Carlo_, I, 35.
_Visconti Filippo Maria_, I, 29, 54, 148; III, 219. Notizie di lui nelle _Storie_ e a proposito delle _Storie_ del M., 257, 268, 269.
_Visconti Giovan Galeazzo_, I, 27; III, 219, 254.
_Visconti Giovan Maria_, I, 29.
_Vitelli famiglia_, I, 478, 616; II, 609.
_Vitelli Paolo_. Sua elezione in capitano generale dell'esercito fiorentino contro Pisa, I, 309, 315. Primi sospetti destatisi nei Fiorentini sulla sua fede, 316. Ottiene un aumento di paga, 318. Occupa Cascina, 327. Lettere dei Dieci di balìa ad esso, 542; e ai Commissari fiorentini presso di lui, 543, 546. Stando sotto Pisa fa ritirare le sue genti; e crescono nei Fiorentini i sospetti contro di lui, 328. Altre voci a suo carico, 330. Della sua cattura e decapitazione, e della sua vera o presunta reità, 331 e seg., 551 e seg. Sua lettera a Cerbone Cerboni per avvisarlo della sua cattura, 547. Pratiche dei Veneziani con lui per rimettere Piero de' Medici in Firenze, 332, 548 e seg.
_Vitelli Vitello_. Viene in Firenze, III, 437; e si trova coi Procuratori delle mura per conto delle fortificazioni, 439 e seg.
_Vitelli Vitellozzo_. È al soldo de' Fiorentini, I, 315, 328. Si cerca di imprigionarlo, ma egli fugge, 331. Occupa Arezzo per il Valentino, 366, 368. Viene a patti coll'Imbault capitano francese spedito in aiuto dei Fiorentini, 370, 567. Entra in una lega contro il Valentino, 384. Il Valentino sparla di lui col M., 392, 403. Entra nell'accordo fatto dagli altri collegati col Valentino, _ivi_. Entra in Sinigaglia, 406. Imprigionato e fatto strangolare dal Valentino, _ivi_, 407. Ricordato, 562, 567.
_Vittore Vitense_. Traduzione di un brano della sua _Historia_, ec. fatta dal M. ricordata, I, 299: testo di essa traduzione, 527.
_Volgare italiano_. Scaduto per opera degli eruditi, ricominciato a usare e coltivare coi platonici, I, 183, 184.
W
_Waltz O._ Si cita un suo articolo a proposito della Storia d'Italia del Guicciardini, III, 486.
_Wicquefort_. Suo giudizio intorno al _Principe_ del M., II, 593.
_Wolsey_ (_Cardinale_). Aspira al papato dopo la morte di Leone X, III, 128. Deve recarsi in Francia oratore del Re d'Inghilterra, 453.
X
_Ximenes_ (_Cardinale_), governatore della Spagna, III, 14.
Z
_Zagonara_ (_Rotta di_), nelle _Storie_ del Cavalcanti, e del M., III, 258.
_Zambelli Andrea_. Sue _Considerazioni sul libro del Principe_, ricordate, I, 79; II, 330, 449; e critica di esse, 475.
_Zefi Francesco_. Traduttore di Polibio, I, 534, 535; II, 289, 295, 577, e altre notizie a lui relative, 578, 579, 584.
_Zinzi_ (_Il_). — Ved. _Possente_ (_di_) _Bastiano_.
_Zitolo_ (_Il_), soldato dei Fiorentini, I, 626.
INDICE DEL TERZO VOLUME
AVVERTENZA Pag. V
LIBRO SECONDO
Cap. VI Leone X, la sua politica e la sua Corte 1 VII Il Machiavelli e la sua famiglia in villa. — I suoi figli. — Corrispondenza col nipote Giovanni Vernacci. — Viaggio a Genova. — Gli Orti Oricellari. — _Discorsi_ del Guicciardini. — Il _Discorso sopra il riformare lo Stato di Firenze_. — Commissione a Lucca. — _Sommario delle cose di Lucca. — Vita di Castruccio Castracani_ 37 VIII _L'Arte della Guerra_ 75 IX Il Machiavelli ha la commissione di scrivere le _Storie_. — Il Soderini cerca dissuaderlo dall'accettare. — Gita a Carpi e corrispondenza col Guicciardini. — Papa Adriano VI. — Nuove proposte di riforme in Firenze. — Congiura contro i Medici e condanna dei congiurati 119 X Condizioni generali del teatro in Italia. — Le Sacre Rappresentazioni, la Commedia dell'arte e la Commedia erudita. — Le Commedie dell'Ariosto. — _La Calandra_ del cardinal Bibbiena. — Le Commedie del Machiavelli: _La Mandragola, La Clizia_, la _Commedia in prosa_, la _Commedia in versi_, la traduzione dell'_Andria_ 138 XI L'_Asino d'Oro_. — I _Capitoli_ ed altre poesie minori. — Il _Dialogo sulla lingua_. — La _Descrizione della Peste_. — Il _Dialogo dell'ira e dei modi di curarla_. — La _Novella di Belfagor arcidiavolo_. — Altri scritti minori 173 XII Le _Istorie fiorentine_. — Il primo libro o la introduzione generale 199 XIII Le _Istorie fiorentine_. — I libri II, III e IV, o la Storia interna di Firenze sino al trionfo dei Medici 230 XIV _Le Istorie fiorentine._ — I libri V e VI, il trionfo dei Medici e le guerre d'Italia. — I libri VII e VIII, Lorenzo dei Medici e le congiure. — I _Frammenti storici_. — Gli _Estratti di lettere ai Dieci di Balìa_. — La prima bozza delle _Istorie_ 266 XV Morte di Adriano VI. — Elezione di Clemente VII. — Battaglia di Pavia. — Congiura del Morone 294 XVI L'esercito imperiale s'avanza in Lombardia. — Il Guicciardini Presidente della Romagna, poi Luogotenente al campo. — Il Machiavelli rientra negli affari. — Sua gita a Roma. — È inviato presso il Guicciardini a Faenza. — Sua gita a Venezia. — Corrispondenza col Guicciardini. — È nominato Cancelliere dei Procuratori delle Mura. — Attende ai lavori per le fortificazioni della Città 319 XVII Assalto dei Colonna in Roma. — Tregua del Papa coll'Imperatore. — Il Guicciardini e il Machiavelli al campo. — Cremona s'arrende alla Lega. — Ordine al Guicciardini di ritirare il campo di qua dal Po. — Gl'imperiali s'avanzano verso Bologna. — Vani tentativi d'accordo tra il Papa e gl'imperiali. — Il Machiavelli torna a Firenze. — Tumulto di Firenze. — Sacco di Roma. — Cacciata dei Medici, e ricostituzione della repubblica fiorentina 341 XVIII Il Machiavelli inviato al campo presso Roma. — Suo ritorno a Firenze. — Nuove calamità e nuovi dolori. — Malattia e morte. — Testamento. — Preteso sogno del Machiavelli 361
CONCLUSIONE 373
APPENDICE DI DOCUMENTI
Doc.
I Due lettere di Lodovico Machiavelli a Niccolò suo padre 389 1. Adrianopoli, 14 agosto 1525 ivi 2. Ancona, 22 maggio 1527 391 II Cinque lettere di Niccolò Machiavelli al nipote Giovanni Vernacci in Pera 392 1. Firenze, 4 agosto 1513 ivi 2. Firenze, 20 aprile 1514 393 3. Di Villa, 8 giugno 1517 394 4. Firenze, 5 gennaio 1517/18 395 5. Firenze, 25 gennaio 1517/18 396 III Lettera di Marietta Machiavelli al marito Niccolò. — Firenze, di data incerta 397 IV Due lettere di Giovanni Vernacci allo zio Niccolò Machiavelli 398 1. Da Pera, 31 ottobre 1517 ivi 2. Da Pera, 8 maggio 1521 399 V Lettera di alcuni cittadini fiorentini a Niccolò Machiavelli, relativa alla sua commissione a Genova. — Firenze, 8 aprile 1518 401 VI Lettera di Luigi Alamanni a Piero suo padre. — Roma, 7 gennaio 1518 404 VII Due lettere di Giovambattista Bracci al Machiavelli, relative alla commissione in Lucca 406 1. Da Firenze, 14 agosto 1520 ivi 2. Da Firenze, 7 settembre 1520 408 VIII Lettera di Bernardo Machiavelli a Niccolò suo padre in Lucca. — Firenze, 30 luglio 1520 409 IX Lettera di Filippo de' Nerli a Niccolò Machiavelli in Lucca. — Firenze, 1 agosto 1520 410 X 1. Lettera del cardinale Salviati a Niccolò Machiavelli. — 6 settembre 1521 412 2. Lettera di Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori. — 29 aprile 1513 414 XI Lettera di Francesco Guicciardini al Machiavelli. — Modena, 18 maggio 1521 420 XII Scritto di N. Machiavelli sul modo di ricostituire l'Ordinanza 421 XIII Due sonetti di Niccolò Machiavelli 425 1. Niccolò Machiavelli ad M. Bernardo suo padre. — In villa a S. Casciano ivi 2. Nicolo Machiavellj a Mgº Giuliano de' Medici, quando esso Nicolo era in prigione, nel 1512 427 XIV Lettera di Francesco Vettori al Machiavelli. — Roma, 8 marzo 1524/25 428 XV Breve di Clemente VII a Francesco Guicciardini 429 XVI Lettera di Francesco del Nero a Niccolò Machiavelli. — Firenze, 27 luglio 1525 430 XVII Lettera di Monsignor Ludovico Canossa a Francesco Vettori. — Venezia, 15 settembre 1525 431 XVIII Lettera di Filippo de' Nerli a Francesco del Nero. — Modena, 1 marzo 1525 433 XIX Minute di lettere, patenti ed ordini scritti dal Machiavelli, come Cancelliere dei Cinque Procuratori delle mura 434 1. MDXXVI, a dì 24 d'aprile. A Giuliano ingegnere a Roma 435 2. A dì detto, a Galeotto de Medici oratore a Roma 436 3. A dì primo di giugno, a Galeotto de Medici oratore a Roma ivi 4. A dì detto, a tutti i Podestà del contado di Firenze 438 5. Patente per Giovanfrancesco da Sangallo e Baccio Bigio ivi 6. A Galeotto de Medici, oratore in Roma. 7 giugno 1526 439 7. A dì 2 di gennaio 1526/27 (Circolare) 442 8. A dì 21 di gennaio 1526/27 (Circolare) 443 9. Abbati Cortusii. Dicta die (26 gennaio 1526/27) ivi XX Lettera di Iacopo Fornaciaio al Machiavelli. — Firenze, 5 agosto 1526 444 XXI Lettere di Roberto Acciaiuoli, ambasciatore di Clemente VII e della Repubblica fiorentina in Francia (anno 1526) 445 1. Al Cardinale di Cortona ivi 2. Ai Signori Otto di Pratica in Firenze 446 3. Al Magnifico Luogotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo 448 4. Al Signor Luogotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo 451 5. Al R.^mo Datario ed a Messer Iacopo Salviati in Roma 454 6. Al R.^mo Datario ed a Messer Iacopo Salviati in Roma 455 7. A Messer Francesco Guicciardini, Luogotenente del Papa. In Campo 461 8. A M. Baldassarre da Castiglione, nuntio del Papa appresso Cesare. In Corte dell'Imperatore 463 9. Al Signor Luogotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo 466 10. Al R.^mo Datario ed a Messer Iacopo Salviati, a Roma ivi 11. Al R.^mo Datario ed a Messer Iacopo Salviati, a Roma 469 12. A Messer Francesco Guicciardini, Luogotenente del Papa. A Piacenza 472 XXII Lettera di Guido Machiavelli a suo padre Niccolò. — Firenze, 17 aprile 1527 474 XXIII Documenti relativi alle elezioni di Francesco Tarugi e di Donato Giannotti all'ufficio di primo segretario dei Dieci 476 1. A' dì 25 d'octobre 1527 ivi 2. Die VIIII decembris MDXXVII, Salarii di Ministri del Magistrato ivi
Nota al Capitolo VIII del Libro II 479 Nota al Capitolo XIV del Libro II. Alcune osservazioni sulla _Storia d'Italia_ di F. Guicciardini 483
INDICE DEI NOMI E DELLE MATERIE 499
NOTE:
[1] _Niccolò Machiavelli. Die Handschriften, Ausgaben und Übersetzungen seiner Werke in 16 und 17 Jahrhundert, mit 147 Faksimiles und zahlreichen Auszugen. Eine kritisch-bibliographische Untersuchung_, von ADOLF GERBER (Terza parte). Gotha, F. A. Perthes, 1913.
[2] Paris, Mercure de France, 1913.
[3] _Sommario della Storia d'Italia_, nell'_Archivio Stor. It._, Append., vol. VI, pag. 297.
[4] VETTORI, _Sommario_, pag. 322.
[5] ALBÈRI, _Relazioni degli Ambasciatori veneti_, serie 2ª, vol. III. _Relazione_ di MARIN GIORGI, pag. 56.
[6] ALBÈRI, _Relazioni_, ecc., vol. cit. _Relazione_ di MARCO MINIO, pag. 63.
[7] Chiamato poi Palazzo Madama, perchè abitato da Caterina dei Medici, prima che andasse in Francia. Ora è residenza del Senato italiano.
[8] Riportata nel 1521 a Firenze, fu il nucleo principale della Laurenziana.
[9] ALBÈRI, _Relazione_ già citata di Marin Giorgi, pag. 52.
[10] ALBÈRI, _Relazione_ citata, pag. 51.
[11] VETTORI, _Sommario_, pag. 322.
[12] ALBÈRI, _Relazione_ citata, pag. 51.
[13] ALBÈRI, _Relazione_ citata, pag. 45. Marin Giorgi scrisse questa Relazione nel 1517.
[14] ALBÈRI, _Relazione_ già citata, del Giorgi, pag. 51-52.
[15] ALBÈRI, _Relazioni_, già citate, del Giorgi, pag. 52, e di Marco Minio, pag. 65.
[16] Abbiamo altrove notato (vol. II, pag. 222, nota 1), che il NITTI, nel libro _Leone X e la sua politica_, cercò con molto acume di difendere la condotta del Papa dall'accusa d'essere stato guidato quasi sempre da interessi personali e di famiglia, come è opinione di molti moderni, e, quello che è più, come fu anche di quasi tutti i contemporanei. Questi, in fatti, non solo spiegavano sempre con fini personali la politica di Leone X, ma quando lo volevano indurre a seguire un qualunque partito, non tralasciavano mai di proporgli qualche cosa a vantaggio suo personale e dei parenti. Mettendo però da parte le molte esagerazioni, che il Nitti giustamente corregge, osserveremo che egli stesso deve concludere col riconoscere come questi fini personali erano pure così potenti nell'animo del Papa, da non potere qualche volta egli medesimo avere «chiara consapevolezza,» per sapere se era veramente guidato da essi o dal bisogno di «assicurare l'indipendenza della Santa Sede,» come pretendeva. Vedi pag. 63.
[17] ALBÈRI, _Relazioni degli Ambasciatori veneti_, serie 2ª, vol. III. _Relazione_ di ANTONIO SORIANO, pag. 290.
[18] GREGOROVIUS, _Geschichte der Stadt Rom_, vol. VIII, pag. 23; DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. I, pag. 163.
[19] GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. VI, pag. 31; DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. I, pag. 175 e seg.
[20] GUICCIARDINI, vol. cit., pag. 20-31.
[21] VETTORI, _Sommario_, pag. 303.
[22] VETTORI, op. cit., pag. 303.
[23] DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. I, cap. VI; MIGNET, _Rivalitè de François I et de Charles-Quint_ (Paris, Didier, 1875), vol. I, cap. I.
[24] Vedi i _Documenti riguardanti Giuliano de' Medici e il Pontefice Leone X_, nell'_Arch. stor. it._, Appendice, vol. I, p. 310.
[25] DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. I, pag. 207; MIGNET, _Rivalité_, etc., vol. I, pag. 64.
[26] «E si dize questo ezercito fa el, non è per esser contro Franza, ma per aver mior partido.» Marin Sanuto nel DE LEVA, _Storia_, ecc., vol. I, pag. 208, nota. Vedi anche CAPPONI, _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. II, pag. 319 e seg..; FRANCESCO VETTORI, _Sommario_, pag. 308.
In questo momento Ottaviano Fregoso, doge di Genova, che pur era amicissimo del Papa, da cui era stato beneficato, s'accordò di nascosto colla Francia, prima ingannandolo e poi scrivendogli una lunga lettera, nella quale diceva, che sarebbe a lui stato difficilissimo scusarsi, scrivendo ad uomini privati od a principi che misurassero le cose degli Stati secondo i rispetti privati; ma che era perfino superfluo scusarsi, scrivendo ad un principe savissimo, che sapeva meglio d'ogni altro quel che era lecito per salvare o anche per accrescere lo Stato. GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. VI, pag. 57.
[27] DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. I, pag. 214.
[28] ALBÈRI, _Relazione_ già citata del Giorgi, pag. 44-45.
[29] MIGNET, _Rivalité_, etc., vol. I, cap. I.
[30] Ora Porta Romana.
[31] Ne parla fra gli altri la _Cronica_ di LUCA D'ANTONIO DI LUCA LANDUCCI speziale, che il signor Del Badia dell'Archivio di Stato, ha pubblicata in Firenze, Sansoni, 1883. Essa contiene una minuta descrizione delle feste.
[32] VASARI, _Vite_, ecc., ediz. Le Monnier (Vita di Andrea del Sarto), vol. VIII, pag. 267.
[33] «Erant variae structurae similes illis quae videntur in Urbe Roma, videlicet obeliscus sicut in Vaticano, columna sicut in Campo Martio, et huiusmodi usque ad Sanctam Mariam Novellam.» _Diario_ di PARIDE DE GRASSIS. Questo ed altri brani del _Diario_ furono pubblicati dal ROSCOE nella sua _Vita di Leone X_.
[34] VASARI, op. cit., vol. VIII, pag. 267.
[35] Si affermò ripetutamente che in queste feste fiorentine fu rappresentata la _Mandragola_ del Machiavelli dinanzi al Papa. Ma di ciò non troviamo notizia nei cronisti contemporanei, e, come vedremo, vi sono documenti che non rendono la cosa credibile.
[36] MIGNET, _Rivalité_, etc., pag. 103-4; GREGOROVIUS, _Geschichte_, etc., vol. VIII, pag. 192.
[37] GREGOROVIUS, op. cit., vol. VIII, pag. 191.
[38] MIGNET, op. cit., vol. I, pag. 103-4; GREGOROVIUS, op. cit., vol. VIII, pag. 192; VETTORI, _Sommario_, ecc., pag. 315.
[39] VETTORI, _Sommario_, pag. 319.
[40] CAPPONI, _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. II, pag. 324-26; VETTORI, _Sommario_, pag. 319-22.
[41] CREIGHTON, IV, pag. 244 e seg.
[42] GREGOROVIUS, _Geschickte_, etc., vol. VIII, pag. 214; CAPPONI, _Storia_, ecc., vol. II, pag. 326; M. BROSCH, _Geschichte des Kirchen Staates_, vol. I, pag. 50. — Il Gregorovius dice che i cardinali eletti furono 39, ma forse vi unisce gli altri otto, che erano stati creati prima. Il Vettori dice che i cardinali creati da Leone X, in tutto il suo pontificato, furono 42, «e trasse danari da parte di quelli che nominò e da quelli che condannò.» _Sommario_, pag. 339.
[43] VETTORI, _Sommario_, pag. 527.
[44] VETTORI, _Sommario_, pag. 328. Un brano, senza data, di lettera del Machiavelli, indicato col numero XV, nel vol. VIII, pag. 39, delle _Opere_, dice che Lorenzo aveva empito di grande speranza tutta la Città, lodandone perciò altamente i modi civili e le altre buone qualità.
[45] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, vol. II, pag. 325; MACHIAVELLI, _Opere_, vol. IV, pag. 105; CAPPONI, _Storia_, ecc., vol. II, pag. 328.
[46] CAPPONI, _Storia_, ecc., vol. II, pag. 329-32. Vedi anche i documenti da lui pubblicati nell'Appendice allo stesso volume, pag. 535-46.
[47] CAPPONI, _Storia_, ecc., vol. II, pag. 329-32.
[48] VETTORI, _Sommario_, pag. 334-35.
[49] GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. VI, pag. 216-17.
[50] GUICCIARDINI, op. cit., vol. VII, pag. 5.
[51] GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. VII, pag. 40-67; VETTORI, _Sommario_, pag. 334-35; GREGOROVIUS, _Geschichte_, etc., vol. VIII, pag. 261-65; MIGNET, _Rivalité_, etc., vol. I, pag. 287 e seg.; DE LEVA, _Storia di Carlo V_, vol. II, cap. II.
[52] VETTORI, _Sommario_, pag. 336-40.
[53] GUICCIARDINI, _Storia d'Italia_, vol. VII, pag. 71.
[54] GREGOROVIUS, _Geschichte_, etc., vol. VIII, pag. 264 e seg.
[55] SETTEMBRINI, _Lezioni di letteratura italiana_ (1ª edizione), vol. II, pagine 36-37; TIRABOSCHI, _Storia della letteratura italiana_ (Firenze, 1812), tomo VII, pag. 15-17. Vedi in fine del volume stesso: FR. ARSILLI SENOGALLIENSIS, _De Poetis urbanis ad Paulum Jovium_.
[56] REUMONT, _Geschichte der Stadt Rom_, vol. III, parte II, pag. 131-32.
[57] ALBÈRI, _Relazione_ già citata di Marin Giorgi, pag. 56-57. Lo stesso ripetono altri contemporanei.
[58] REUMONT, _Geschichte der Stadt Rom_, vol. III, pag. 133-34. La festa è minutamente descritta in una lettera assai nota dell'ambasciatore di Ferrara. Vedi anche E. MUNTZ, _Raphael, sa vie, son œuvre et son temps_, pagine 421-22: Paris, Hachette, 1881.
[59] ARIOSTO, Satira IV, versi 154 e seg. nelle _Opere Minori_ (ediz. Le Monnier), vol. I, pag. 184 e seg.
[60] Di lui scrisse il Calcagnimi
_Nunc Romam in Roma querit, reperitque Raphael._ _Querere magni hominis, sed reperire Dei est._
[61] Molto si è scritto su di ciò. Vedi E. MUNTZ, _Raphael_, etc., cap. XII, pag. 426 e segg.; e R. LANCIANI, _La pianta e i disegni archeologici di Raffaello Sanzio_, nei _Rendiconti_ dell'Accademia dei Lincei, seduta del 25 novembre 1894.
[62] GREGOROVIUS, _Geschichte_, etc., vol. VIII, pag. 260-62. Per la vita di questo papa, oltre le opere ben note del Fabroni, del Roscoe, del Ranke, del Gregorovius e del Reumont, possono adesso riscontrarsi anche MUNTZ, _Raphael_; BROSCH, _Geschichte des Kirchen Staates_, che incomincia il suo primo volume con un breve ragguaglio della vita di Leone X; CREIGHTON, _History of the Papacy_. vol. V. — PASTOR, _Geschichte der Päpste seit dem Ausgang des Mittelalters_. Vol. 4. Freiburg i/B. 1906.
[63] _Opere_, vol. VIII, lettera XLVI.
[64] Questa data si trova nel PASSERINI (_Opere_ (P. M.), vol. I, pag. L), in molti altri scrittori, ed è confermata nel _Libro III dell'Età_ (a c. 10^t, S. Spirito, gonfalone Nicchio) che è nell'Archivio delle Tratte in Firenze.
[65] Il Passerini dice 14 dicembre 1514, senza citar documenti. Nel breve cenno biografico di Piero, che fu scritto dal fratello Guido, trovasi nelle _Carte del Machiavelli_ (Cassetta V, n. 188) e fu pubblicato dall'AMICO in fine della sua _Vita di N. Machiavelli_, si legge, invece, che Piero nacque il 4 settembre 1514, _dum sol oriebatur_. Questa data è poi confermata dagli epitaffi, che per detto Piero scrisse il medesimo Guido (Cassetta V, n. 170 e seg.).
[66] Di lui si ha uno scritto indirizzato al Duca Cosimo de' Medici, _Per cacciare di Toscana Francesi e Spagnuoli, e per istituire una armata toscana, 1560_. Lo pubblicò il D'Amico dal codice di Giuliano de' Ricci, in appendice alla sua biografia del Machiavelli, e più recentemente fu ripubblicato, in Firenze, Bemporad, 1894.
[67] Nella sopra citata cassetta V sono vari altri scritti di Guido: sermoni, traduzioni, commedie, ecc.
[68] Fu condannato in contumacia, con sentenza degli Otto, il 22 novembre, ad un anno d'esilio, a tre miglia da Firenze, e ad una multa di 150 lire. Così dice l'Amico, pag. 613. Noi però non abbiamo potuto ritrovare in Archivio la sentenza originale, non avendone egli dato la citazione precisa. Dopo tre anni nel 1536, ottenne grazia (Tommasini I, 219).
[69] Trovasi, con un'altra del 22 maggio 1527, nelle _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 46 e 22. Vedi _Appendice_, doc. I. Poco ci deve correre dalla nascita di Bernardo a quella di Lodovico, perchè si trovano squittinati nello stesso tempo, pel gonfalone del Nicchio. (Reg. orig. dello squittinio del 1524, a c. 12). Il dì 8 giugno 1517, il Machiavelli scriveva al nipote Giovanni Vernacci: «Bernardo et Lodovico si fanno huomini.» Vedi _Appendice_, doc. II.
[70] Queste condanne si trovano anch'esse ricordate dall'Amico a pag. 614. Abbiamo trovato in Archivio solo la prima, in data 11 maggio 1525. Sta fra i partiti degli Otto (maggio e agosto 1525 a c. 6^t). Lodovico è in essa condannato in due fiorini d'oro, per aver bastonato un notaio.
[71] Di questo fatto parlano gli storici dell'assedio.
[72] Questa lettera fu la prima volta pubblicata dal signor INNOCENZO GIAMPIERI nel volume _Monumenti del Giardino Puccini_ (Pistoia, 1845), a pag. 288, e poi in una _Strenna Poliantea_ (Firenze, Stamperia granducale, 1846), a p. 43. Venne anche ripubblicata dall'Amico e dal Mordenti, ma sempre assai scorrettamente. Tutti vi pongono la data 1524, a torto interpretando così lo scritto originale, che dice solo: _a dì_ 24. Si può solo congetturare che sia stata scritta nel 1506. Allora il Machiavelli era nella seconda sua legazione a Roma, e sebbene, avendo dovuto seguire papa Giulio II, non apparisca che si fermasse mai in quella città, pure le lettere si mandavano a Roma, dov'egli era accreditato. Il suo continuo viaggiare allora spiegherebbe anche la scarsità delle sue lettere alla famiglia, di che tanto si doleva la Marietta. La bambina, di cui ella scriveva, era la Bartolommea; il bimbo deve essere Lodovico. Nel 1503, quando il Machiavelli andò nella prima sua legazione a Roma, non aveva che un figlio solo. Nè si può supporre che la lettera sia del 1527, perchè, sebbene allora andasse per qualche giorno presso Roma ed a Civitavecchia, non ebbe, che si sappia, in quell'anno un figlio, nè la Bartolommea era una bimba. E per le stesse ragioni non si può neppure supporre che sia del 1525, quando il Machiavelli fece, come vedremo, un'altra breve gita a Roma. Diamo in _Appendice_, doc. III, la lettera nella sua vera forma.
[73] Vedi in _Appendice_, doc. II, la lettera del 4 agosto 1513, il cui originale è nella Biblioteca reale di Parma. Una copia di essa ci fu gentilmente mandata da quel bibliotecario, cui ne rendiamo grazie.
[74] Vedi in _Appendice_, doc. II, lettera del 20 aprile 1514, ed _Opere_, voi. Vili, lettera (17 agosto 1515) XLII, pag. 150.
[75] _Opere_, vol. VIII, pag. 151, lettere (19 novembre 1515, e 15 febbraio 1515), XLIII, XLIV.
[76] Vedi in _Appendice_, doc. II, le lettere del 5 e 25 gennaio 1518.
[77] _Opere_, vol. VIII, lettera XLV, pag. 152.
[78] Vedi _Appendice_, doc. IV. L'originale di questa lettera trovasi nell'Archivio Bargagli.
[79] Vedi la lettera del 15 aprile 1520, che fu pubblicata la prima volta dal prof. A. D'ANCONA, ed è la LV, a pag. 1194, nell'edizione delle _Opere,_ fatta a Firenze, Usigli, 1857. Vedi anche in _Appendice_, doc. IV, la lettera del Vernacci, in data 8 maggio 1521.
[80] Vedi _Appendice_, doc. V.
[81] Vedi nelle _Curiosità storico-artistiche fiorentine_ del conte LUIGI PASSERINI (Prima Serie: Firenze, Jouhaud, 1866) quella intitolata: _Degli Orti Oricellari._ L'autore osserva che il terreno, su cui fu costruito il palazzo, essendo stato comperato nel 1482, nel quale anno L. B. Alberti era già morto, non potè questi essere stato, come fu detto da molti, l'architetto adoperato dal Rucellai.
[82] Pur troppo tutto ciò è ora mutato. Il Palazzo, con una piccolissima parte degli Orti, fu recentemente venduto alla famiglia Ginori; ma le collezioni d'arte andarono disperse. Tutto il resto degli Orti fu venduto ad un appaltatore, e sebbene una parte di essi sia stata dichiarata monumento nazionale, sul resto gli alberi cadono e si costruiscono villini.
[83] NARDI, _Storia_, vol. II, pag. 85-6; NERLI, _Commentari_, pag. 138; PASSERINI, _Genealogia della famiglia Rucellai_: Firenze, Cellini, 1861.
[84] Vedi in _Appendice_, doc. VI, una lettera di Luigi Alamanni, fratello minore di Lodovico più sopra menzionato, al padre, scritta da Roma con la data 7 gennaio 1518. Essa prova come allora gli Alamanni fossero tuttavia amicissimi de' Medici.
[85] Morì nel 1522, e BENEDETTO VARCHI ne scrisse la vita, che fa pubblicata insieme con _i tre libri d'amore_ di F. DA DIACCETO, a Venezia, Giolito, 1561.
[86] Fra le molte carte del Varchi, che contengono gli abbozzi e gli spogli da lui fatti per le sue Storie, si trova notato che questo Diacceto «non apparteneva cosa alcuna a Francesco, perchè originalmente non erano d'una medesima famiglia. Gli fu bene sempre amicissimo et scolare, et eziandio, mentre che leggeva greco, l'udiva.» Biblioteca Nazionale di Firenze, 9, F. 11. Della lezione avuta nello Studio fanno cenno il Nardi ed altri. Il Nerli ed il Nardi danno parecchie notizie intorno a quelli che frequentavano allora gli Orti.
[87] Vedi, a questo proposito, il libro di B. MORSOLIN, _G. G. Trissino o monografia di un letterato del secolo XVI_: Vicenza, 1878.
[88] Archivio fiorentino, Carte Strozzi-Uguccioni, filza 108, a c. 40^t. Dobbiamo la comunicazione di questa lettera al prof. L. A. Ferrai, ed a lui ne rendiamo grazie. Filippo Strozzi, amico del Machiavelli, era stato discepolo di Marcello Adriani, ed era parente dei Medici, avendo sposato Clarice figlia di Piero di Lorenzo de' Medici e di Alfonsina Orsini. Questo fatto può forse spiegarci, come mai il Machiavelli, sin dal 1512, quando non conosceva ancora personalmente i Medici, avesse loro indirizzato alcuni suoi scritti (Vedi vol. II, pag. 186 e segg. di quest'opera). E la lettera ad una signora, che molti supposero indirizzata all'Alfonsina (vol. II, pag. 186, nota 1), potrebbe forse con maggiore probabilità essere stata indirizzata a Clarice dei Medici, moglie di Filippo. Quella di Filippo, qui sopra citata, ha la data di Roma, 17 marzo 1519. Rimane però incerto se l'indicazione dell'anno sia secondo lo stile romano o fiorentino.
[89] NARDI, _Storia_, vol. II. pag. 86.
[90] Volume II di quest'opera, pag. 252 e segg.
[91] Il primo di questi discorsi, che è terzo nelle _Opere inedite_ (vol. II, pag. 262 e seg.), porta la data del 27 agosto, e vi si legge inoltre, di mano del Guicciardini: «In Spagna l'anno 1512, et ero presso alla fine, quando ebbi nuova che i Medici erano entrati in Firenze.» Il secondo vien dopo, ed è perciò quarto nelle _Opere inedite_ (vol. II, pag. 316 e seg.). Sono preceduti da altri due, che si riferiscono ad avvenimenti del 1495, e possono ritenersi come esercizî letterari. Di questi il Guicciardini ne scrisse molti, spesso con intendimento di valersene poi nelle sue Storie, come di fatti qualche volta fece.
[92] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, vol. II, pag. 329.
[93] _Opere inedite_, vol. II, _Discorso quinto_, pag. 325 e segg.
[94] _Discorso sopra il riformare lo Stato di Firenze, fatto ad istanza di papa Leone X._ Nelle _Opere_, vol. IV, pag. 105 e segg. Sebbene le stampe dicano che il discorso fu fatto _ad istanza di papa Leone X_, pure, leggendolo, si vede chiaro che il Machiavelli non fu interrogato direttamente dal Papa, cui pur lo diresse, ma dal Cardinale.
[95] _Opere_, vol. IV, pag. 112-13.
[96] Questa provvisione trovasi nell'Archivio fiorentino, _Balìe_, (1512- 26), n. 58; e secondo l'antico ordinamento: Cl. II, dist. 18, n. 19; a c. 157^t. Incomincia dicendo che il Gonfaloniere ed i Signori di Firenze giudicano essere bene di «provvedere in modo che lo Stato suo (la repubblica) si habbi lunghissimo tempo a conservare, e da qualunque insulto, massime repentino, rendere totalmente sicuro. Il che pensano potere facilmente seguire ogni volta che delle gente sue proprie sia bene armata et ordinata, et non tenti a ricercare et adoperare l'arme et gente externe et mercenarie.» Si ristabilisce quindi l'Ordinanza, deliberando la iscrizione sotto le bandiere di diecimila uomini a piedi del contado e distretto, ed affidandone la direzione al «magistrato degli spectabili X di Balìa, et non veghiando tale magistrato, al magistrato degli spectabili Octo di Pratica.» Questo si diceva, perchè allora s'era già deliberato di sopprimere i Dieci e sostituirvi gli Otto di Pratica, che di fatto entrarono in ufficio il 10 giugno di quell'anno. Le lettere dei Dieci Uniscono a dì 9 di giugno 1514, e i primi due volumi di quelle degli Otto di Pratica (n. 28 e 29 secondo la nuova classificazione, e secondo l'antica: Cl. X, dist. 5, n. 49 e 50) hanno questo titolo che è lo stesso in ambedue: «Alter ex libris litterarum intra Dominium scriptarum per magn.^cos Octoviros Pratice Reip. Flo.^ne, in ceptus die x^ma iunii MDXIIII, qua die incepit officium dicti Octoviratus, et est primus magistratus,» ecc. Lorenzo dei Medici, nipote del Papa, fu di questi primi Otto. I due volumi citati vanno dal 1514 al 1516, e si compiono a vicenda. La prima lettera è del 13 giugno 1514. La provvisione sopra citata fu solo in parte e di mala voglia eseguita; l'Ordinanza venne nel fatto sempre trascurata dai Medici.
Vogliamo qui ricordare, che anche il GUICCIARDINI, nei discorsi qui sopra menzionati, parla dell'Ordinanza con lode, e la vuole aumentata e rafforzata. _Opere inedite_, vol. II, _Discorso terzo_, pag. 264.
[97] _Opere_, vol. IV, pag. 117.
[98] _Opere_, vol. IV, pag. 121-22.
[99] _Discorso terzo_ nelle _Opere inedite_, vol. II, pag. 262 e seg.
[100] Il discorso del Pazzi fu scritto nel 1522 e trovasi pubblicato nell'_Archivio Stor. It._, vol. I, pag. 420 e seg. L'autore chiama la forma di governo proposta dal Machiavelli «insolita a quella città e stravagante» (pag. 429).
[101] In fine del discorso il Machiavelli sembra addirittura rimettere il Papa alle informazioni che gli darà a voce il Cardinale. Egli dice in fatti che, se non si provvede a tempo, le condizioni in cui Firenze si trova, possono da un momento all'altro, esporre i Medici a mille pericoli inaspettati, e già li tengono fra mille fastidî insopportabili a qualunque uomo: «Dei quali fastidî vi farà fede la Reverendissima Signoria del Cardinale, sendo stato in questi mesi passati in Firenze.» _Opere_, vol. IV, pag. 122. Questa ci sembra un'altra prova che l'invito venne per mezzo del Cardinale, il quale del resto, anche secondo gli storici del tempo, fu quegli che interrogò i cittadini, lasciando intendere che lo faceva d'accordo col Papa.
[102] Più documenti relativi a questo affare si trovano nelle _Carte del Machiavelli_, Cassetta I, n. 60, e vennero pubblicati nelle _Opere_ (P. M.), vol. VI, pag. 267-276. Essi sono: una petizione dei mercanti fiorentini alla Signoria di Lucca, senza data; una seconda petizione degli stessi, con la data.... _Settembre 1520_; un ricordo a Niccolò Machiavelli, di mano ignota, che lo ragguaglia particolarmente di tutto l'affare; una _nota di cose che bisogna avere conto e chiarezza sopra le partite di Michele Ghinigi_: finalmente la deliberazione del Consiglio generale di Lucca. Tutti questi documenti, salvo il terzo, si trovano scritti di mano del Machiavelli. Aggiungiamo in _Appendice_, doc. VII, due lettere di G. B. Bracci, scritte al Machiavelli, in data del 14 agosto e del 7 settembre 1520, sullo stesso argomento, perchè compiono la serie dei documenti su questo affare. Alcuni altri documenti ha ora pubblicati il Tommasini. Vol. II, doc. XV.
[103] _Opere_, vol. IV, pag. 124-133.
[104] Qui si può notare un primo errore, giacchè erano 90 e non 72, e coi supplenti, cui accenna anche il Machiavelli, formavano un Consiglio di 120. Così almeno dice lo Statuto del 1446, che era allora sempre in vigore.
[105] Qui le stampe dicono un _Potestà fiorentino_, ma è certo un errore, invece di _Potestà forestiero_. Da tutti gli ufficî che in Lucca si dovevano dare ad un forestiero, erano sempre esclusi i Fiorentini e i loro sudditi.
[106] Questa lettera fu due volte pubblicata, in due forme diverse, nelle _Opere_ (P. M.). Nel vol. I, pag. LXXXVIII, la stampa è abbastanza corretta, tranne la data, _Ex Florentia, ultima iunii MDXXX_, che è errata. Invece nel vol. VI, a pag. 210, è corretta la data, _Ex Palatio fiorentino_ (l'originale però dice, _Ex Florentia_) _ultima iulii MDXX_, ma la lettera poi ha parecchi errori. E così pure è detto erroneamente, che essa si trova nelle _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 51, quando si trova al n. 41, com'è ricordato nel vol. I.
[107] Diamo in Appendice, doc. VIII, una lettera del 30 luglio, scritta da Bernardo Machiavelli al padre in Lucca, e nel doc. IX una allo stesso di Filippo de' Nerli, in data 1º agosto 1520. Diverse altre del medesimo tempo furono pubblicate nelle _Opere_ (P. M.).
[108] La lettera del Buondelmonti trovasi fra le _Carte del Machiavelli_, cass. V, n. 43, e fu pubblicata nelle _Opere_ (P. M.). vol. I, pag. LXXXVII.
[109] _Opere_, vol. II, pag. 413.
[110] _Ibidem_, vol. II, pag. 414.
[111] Per la vita di Castruccio si possono fra gli altri consultare la biografia latina, scritta da Niccolò Tegrimi, stampata la prima volta a Mantova per M. Dominicum Rocociolam 1496, ristampata a Parigi nel 1546, e poi nel 1742 a Lucca insieme con la versione italiana; _Le attioni di Castruccio Castracane degli Antelminélli, signore di Lucca_, etc.: Roma, presso gli eredi Gigliucci; PIGNOTTI, _Storia della Toscana_, libro III, in fine. Il signor F. L. POLIDORI pubblicò un _Esame critico della vita di Castruccio Castracani_, nella sua edizione delle _Opere minori_ del Machiavelli (Firenze, Le Monnier, 1852), pag. 33 e segg. In questo esame egli si fermò principalmente a notare gli errori storici che si trovano nel lavoro del Machiavelli, cosa cominciata a fare assai prima anche da altri.
Era stato già da molti osservato, che in questo lavoro del Machiavelli si trovavano imitazioni dall'antico. Crediamo però che il prof. C. Triantafillis sia stato il primo a dimostrare come la narrazione fosse in gran parte imitata dalla _Vita d'Agatocle_, narrata da Diodoro Siculo. Vedi _Sulla vita di Castruccio Castracani scritta da Niccolò Machiavelli, ricerche_ di C. TRIANTAFILLIS. Questo lavoro, pubblicato nell'_Archivio Veneto_, tomo X, parte I, anno 1875, venne poi ripubblicato in opuscolo a parte: Venezia, tipografia del Commercio, 1875.
[112] Il Menagio, nella Biblioteca del Fabricio, aveva affermato che i detti memorabili dal Machiavelli attribuiti a Castruccio erano presi dagli _Apoftegmi_ di Plutarco; ma il prof. Triantafillis ne trovò undici evidentemente copiati dalla _Vita d'Aristippo_ di Diogene Laerzio, autore (è bene notarlo) già tradotto dal Traversari nel secolo XV. Giacomo Leopardi, nei _Pensieri_, vol. VII, p. 310, osserva che questi _detti_ erano tutti o quasi tutti gli stessissimi «che il Laerzio, ecc., riferiscono di filosofi antichi, mutati solo i nomi.»
[113] _Discorsi_, libro II, cap. XIII, pag. 222. «Mostra Senofonte, nella sua vita di Ciro, questa necessità dello ingannare, considerato che la prima ispedizione che fa fare a Ciro contro il re di Armenia, è piena di fraude, e come con inganno e non con forza gli fa occupare il suo regno.»
[114] Vedi la lettera nelle _Opere_ (P. M.), vol. I, pag. LXXXVII.
[115] Nella sua _Genealogia e Storia della famiglia Rucellai_ (Firenze, Cellini, 1861), il PASSERINI lo dice nato nel 1495, morto circa il 1520. Nelle _Curiosità storico-artistiche_, invece, lo dice, così a pag. 69, come a pag. 71, morto nel 1519.
[116] _Opere_ (P. M.), vol. I, pag. LXXXVI. Certo le parole _De re militari_ potrebbero accennare anche al libro di Vegezio, che ha questo titolo appunto. Ma il menzionarlo insieme con la _Vita di Castruccio_ fa credere che si tratti dell'_Arte della guerra_; nè sarebbe presumibile, che, per vedere l'opera di Vegezio, il cardinal de' Medici avesse bisogno di ricorrere al Machiavelli.
[117] Fu qualche volta supposto a torto, che quest'edizione sia identica a quella del 1529. L'una e l'altra erano nella Palatina e son ora nella Nazionale di Firenze. Infine della prima si legge: «Impresso in Firenze per li Heredi di Philippo di Giunta, nelli anni del Signore MDXXI a dì XVI d'agosto. Leone X pontefice.» Vedi _Il Quarto Centenario di Niccolò Machiavelli_. Il 21 settembre 1521, il Cardinale Salviati gli scriveva, ringraziandolo d'avergliene mandata una copia, la prima che fosse giunta a Roma. Vedi _Appendice_, doc. x.
Il Codice 1451, Cl. VIII, nella Biblioteca Nazionale di Firenze, contiene lunghi frammenti autografi dell'_Arte della Guerra_. Par che fossero 183 carte, ma ne mancano parecchie, e quelle che restano non sono in ordine. Vanno dal n. 7 al 16, dal 97 al 110, dal 113 al 154, dal 161 al 166, dal 169 al 183. La prima carta n. 7, comincia: «Cosimo. Basterebbe quando io fossi certo, che la occasione.» La carta 176 contiene la fine dell'opera. Le carte dal n. 177 al 183 contengono le tavole, precedute dall'avvertenza esplicativa al lettore. Seguono due carte doppie, non numerate, che contengono aggiunte e correzioni dell'autore. In mezzo a questi frammenti si trova un foglio staccato, certo del tempo, ma non autografo del Machiavelli, che contiene l'alfabeto greco con spiegazioni in latino. Sembra che, avendo bisogno, per indicare la disposizione delle varie parti d'un esercito, di molti e diversi segni, senza i quali non avrebbe potuto formare le sue tavole, e non bastandogli le lettere latine, il Machiavelli ricorresse ad un amico, per avere l'alfabeto greco, che non conosceva abbastanza. E l'amico gli mandò, scritto di sua mano, l'alfabeto, aggiungendo spiegazioni sulle vocali, le consonanti, i dittonghi, ecc. Tale almeno sembra a noi la sola spiegazione plausibile del trovarsi questo foglio, scritto da un'altra mano, ma dello stesso tempo, tra gli autografi dell'_Arte della Guerra_, nella quale in fatti l'autore si vale più volte delle lettere greche.
[118] Due persone vennero più specialmente da noi consultate: una di queste fu il signor Max Jähns, noto scrittore di cose militari, maggiore di Stato Maggiore nell'esercito prussiano, autore dell'opera: _Geschichte des Kriegswesens von der Urzeit bis zur Renaissance_, il quale aveva già nel 1876 pubblicato un suo discorso intitolato: _Machiavelli und der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht_ (nella _Kölnische Zeitung_ dell'agosto 1877, n. 108, 110, 112 e 115). A lui rivolgemmo, per mezzo del nostro amico prof. Karl Hillebrand, alcune domande. E la sua cortesia fu grande davvero, giacchè egli ci rispose amplissimamente con uno scritto intitolato: _Machiavelli als militärischer Techniker_, pubblicato poi nel n. XIII (24 marzo 1881) del giornale, _Die Grenzboten für Politik, Literatur und Kunst_, che si stampa a Lipsia. Noi professiamo qui al dotto e cortese straniero tutta la nostra più profonda riconoscenza. — Ci rivolgemmo poi ripetutamente al maggiore di Stato Maggiore (ora generale) nell'esercito italiano, signor Valentino Chiala; e dare un'idea della sua cortesia nel rispondere alle continue domande che, durante due anni, gli facemmo, non è assolutamente possibile. Diremo solo, che senza i suoi autorevoli, sempre pronti e cortesi consigli, ci saremmo più volte smarriti nell'esaminar l'_Arte della Guerra_ del Machiavelli. Per grande fortuna della nostra patria, gli ufficiali dell'esercito italiano, come è noto a tutti, uniscono alle qualità più virili dell'animo la più squisita gentilezza e cortesia.
Nel rivolgerci, senza personalmente conoscerli, ai due dotti e cortesi maggiori di Stato Maggiore, l'uno straniero e l'altro italiano, non sapevamo punto che erano del pari ammiratori dell'_Arte della Guerra_ del Machiavelli, e la tenevano in altissima stima, anche giudicandola come lavoro tecnico e militare. Non avendo il maggiore Chiala pubblicato le osservazioni, che espose a noi nelle sue lettere, citeremo alcuni brani di esse, intitolandole: _Osservazioni_ del maggiore Chiala. Speriamo di non offendere la sua modestia, che in lui è pari alla dottrina.
[119] Il maggiore Jähns, scrive: «Wenn man diese Sätze liest, so glaubt man einen Theoretiker aus unsern eignen Tagen zu hören.» JÄHNS, _Machiavelli als militärischer Techniker_, nel fascicolo più sopra citato, _Die Grenzboten_, pag. 555. L'autore allude a ciò che il Machiavelli scrisse della cavalleria nei _Discorsi_ (lib. II, cap. XVIII; _Opere_, vol. III, pag. 244), e nell'_Arte della Guerra_ (lib. II; _Opere_, vol. IV, pag. 239).
[120] Nel suo discorso, _Machiavelli und der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht_, più sopra citato, il maggiore Jähns comincia col pregare l'uditorio di sospender l'orrore morale che desta il nome del Machiavelli, giacche «nicht von der sittlichen Haltung des Mannes will ich reden, sondern ich will ihn bezeichnen als den ersten modernen Menschen, dem der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht zum Gegenstände wissenschaftlicher Erwägung wurde.» E poi aggiunge, che il merito attribuito al Machiavelli come fondatore della scienza politica, gli si può attribuire del pari nelle cose militari. «Dies gilt auch von den militär-politischen Ideen Machiavelli's. Sie zeichnen ihn als einen die Zeitgenossen hoch überragenden Geist, welcher die schweren Gebrechen des damaligen Kriegswesens erkannte, und die Mittel angab, sie zu heilen.» Vedi il principio del discorso nella _Kölnische Zeitung_.
[121] _Discorsi_, lib. II, cap. XVII.
[122] Su di ciò il maggiore Chiala insiste molto nelle sue _Osservazioni_.
[123] Il maggiore Jähns, a proposito del poco conto che il Machiavelli faceva dell'artiglieria, osserva: «Diese Nichtachtung war nach dem Erfolge von Ravenna ein Anachronismus.» _Machiavelli als militärischer Techniker_, nel citato fascicolo del giornale, _Die Grenzboten_, etc., pag. 556. Il maggiore Chiala crede che nella battaglia di Ravenna le artiglierie non avessero fatto ancora gran prova, e sarebbe quindi più indulgente verso il Machiavelli. Aggiunge però che, dopo la battaglia di Marignano, l'errore era assai meno scusabile.
[124] Il maggiore Chiala così scriveva: «Leggendo i sette libri dell'_Arte della Guerra_ non è possibile negare che di tutto ciò che ha relazione alla parte immutabile dell'arte, il Machiavelli discorre con tanta lucidezza, con tanta assennatezza, che anche colui il quale abbia poca conoscenza delle condizioni dell'arte stessa a que' tempi, è condotto ad ammettere in lui, non soltanto una mente superiore, ma altresì una pratica non superficiale delle cose della guerra. — Certo nessuno scrittore solamente teorico ha mai scritto così.» Ed altrove: «Il libro dell'_Arte della Guerra_ mi sembra davvero un portento, non solo per que' tempi, ma anche considerato assolutamente.»
[125] Tale è la opinione espressa ripetutamente dal maggior Jähns, il quale conchiude il suo saggio, _Machiavelli als militärischer Techniker_, con un pensiero non molto diverso da quello, da noi già citato, che si trova nel principio della sua lettura sul Machiavelli: «Alles in Allem genommen, erkennt man, dass Machiavelli, der durch seine begeisterte Verkündigung des Gedankens der allgemeinen Wehrpflicht, als ein wahrhaft prophetischer Geist und als einer der wichtigsten Denker auf dem Gebiete des militärischen Verfassungslebens erscheint, auch das Wesen der kriegerischen Technik in einer für seine Zeit ganz ungewöhnlichen Deutlichkeit durchschaute, und es ist ein neuer, ich möchte sagen, psycologischer Beweis für die nahe Verwandschaft von Kriegskunst und Staatskunst, dass _der Begründer des modernen Staatsrecht zugleich der erste moderne militärische Klassiker ist_.» Prima della pubblicazione di questo scritto, il maggiore Chiala ripetutamente mi aveva esposto lo stesso concetto, concludendo: «Come nella parte politica ed organica delle milizie, le vedute del Machiavelli furono ispirate ai veri principi dell'arte della guerra, così anche nel campo tecnico per lui più difficile.»
[126] _Opere_, vol. IV, pag. 187.
[127] _Opere_, vol. IV, pag. 196-7.
[128] _Opere_, vol. IV, pag. 202-4.
[129] _Ibidem_, vol. IV, pag. 204.
[130] _Opere_, vol. IV, pag. 209. «Omnes nationes quae vicinae sunt soli, nimio calore siccatas, amplius quidem sapere, sed minus habere, sanguinis dicunt, ac propterea constantiam ac fiduciam cominus non habere pugnandi, quia metuunt vulnera, qui se exiguum sanguinem habere noverunt. Contra, septentrionales populi remoti a solis ardoribus, inconsultiores quidem, sed tamen, largo sanguine redundantes, sunt ad bella promtissimi, etc.» FLAVII VEGETII RENATI COMITIS _De re militari libri quinque_. Ex recensione Nicolai Schwebelii. Argentorati, ex typographia Societatis Bipontinae, 1806. Lib. I, cap. II, pag. 5-6.
[131] _Opere_, vol. IV, pag. 209-10.
[132] _Opere_, vol. IV, pag. 218. Ecco le parole di Vegezio: «Sit ergo adolescens, Martio operi deputandus, vigilantibus oculis, erecta cervice, lato pectore, humeris musculosis, valentibus brachiis, digitis longioribus, ventre modicus, exilior cruribus, suris et pedibus non superflua carne distentis, sed nervorum duritia collectis.» F. Vegetii, op. cit., lib. I, cap. VI, pag. 9. Anche le parole del Machiavelli, che, nel brano qui sopra riportato, accennano alle qualità morali del soldato, sono imitate dallo stesso autore. Qui ed altrove egli lo ricorda, come sempre, indirettamente, senza mai nominarlo. Nel cap. VII, Vegezio continua: «Iuventus enim, cui defensio provinciarum, cui bellorum committenda fortuna est, et genere, si copia suppetat, et moribus debet excellere. Honestas enim idoneum militem reddit. Verecundia dum prohibet fugere, facit esse victorem. Quid enim prodest si exerceatur ignavus? si pluribus stipendiis moretur in castris? Nunquam exercitus profecit, tempore cuius [belli] in probandis tironibus claudicarit electio.» È il concetto, e spesso anche son le parole medesime adoperate dal Machiavelli.
[133] _Opere_, vol. IV, pag. 212-16.
[134] Il concetto politico ed il concetto militare del Machiavelli, come abbiam detto, s'immedesimano sempre e ne formano uno solo, il secondo essendo conseguenza logica del primo. L'esercito popolare, nazionale porta di necessità la preponderanza della fanteria. Anche le trasformazioni militari sono nella storia conseguenza delle trasformazioni sociali e politiche. Vedi a questo proposito: L. BLANCH, _Della scienza militare, considerata ne' suoi rapporti colle altre scienze e col sistema sociale. Discorsi nove_: Napoli, Porcelli, 1831.
[135] Che, oltre Livio, Cesare ed i soliti autori noti al Machiavelli, questi si fosse valso nell'_Arte della Guerra_ principalmente di Vegezio, era stato già da molti osservato. Il primo però, che io sappia, il quale notò l'uso frequentissimo che, nella stessa opera, il Machiavelli fece di Frontino, è stato il signor Burd. Dopo il suo pregevole lavoro, da noi più volte citato, nel quale cercò le fonti antiche del _Principe_, ne ha fatto un altro simile sull'_Arte della Guerra: The literary sources of Machiavelli's «Arte della Guerra» together with some illustrative diagrams_. È uno studio assai pregevole, nel quale sono messe in luce moltissime imitazioni da autori greci e latini, che erano rimaste finora inosservate. Citiamo, fra molte altre, non poche imitazioni da Polibio. In fine del lavoro sono aggiunte alcune tavole, che danno chiara e precisa idea dell'ordinamento militare proposto dal Machiavelli, correggendo le inesattezze che si trovano in quelle stampate nelle edizioni delle _Opere_. Questo lavoro sarebbe utilissimo anche per una nuova edizione dell'_Arte della Guerra_. Il signor Burd, con una cortesia, di cui non sapremmo abbastanza ringraziarlo, volle permetterci di farne uso, inviandoci dall'Inghilterra il manoscritto. Nel ringraziarlo, noi facemmo voti che, a benefizio degli studiosi, le sue nuove ricerche venissero ben presto date alla luce. E più tardi, d'accordo col collega O. Tommasini, ci riuscì di farle pubblicare, tradotte in italiano, col titolo, _Le Fonti letterarie di Machiavelli nell'«Arte della Guerra»_, fra le _Memorie della classe di scienze morali storiche e filologiche_, vol. IV, Parte I. Seduta del 21 maggio 1896.
[136] _Arte della Guerra_, lib. II, nelle _Opere_, vol. IV, pag. 231. Qui, si è valso di Polibio, che descrive a lungo la falange greca (XVIII, 12-16). Nella pagina precedente (230), in cui parla delle armi dei Romani, si valse di Polibio e forse anche, come suppone il Burd, di Giuseppe Flavio. È singolare poi, come osserva lo stesso signor Burd, che mentre il Machiavelli ha certamente preso la descrizione dello scudo da Polibio, di cui ripete le parole, ponga la spada (_gladius hispaniensis_) del legionario, non a destra come dice Polibio, e come usava generalmente, a cagione dello scudo; ma a sinistra, come dice Giuseppe Flavio (_Bell. Jud._, III, 55), e come i monumenti provano che usava a suo tempo.
[137] Fra le altre cose, dice di non ricordare che, nella battaglia di Pydna (168 a. C.) fra L. Emilio Paolo e Perseo, figlio di Filippo V re di Macedonia, si parli di scudo. Ma da Livio (XLIV, 36-43), che il Machiavelli ben conosceva, apparisce che coloro i quali portavano la sarissa, avevano anche uno scudo leggiero, il che vien confermato da Plutarco (_Aem. Pau._, 16-23), che il Machiavelli pur conosceva. Ed è però che, come diciamo nel testo, più di un moderno trovò difficile capire in che modo si potessero adoperare insieme lo scudo e la lunghissima sarissa.
[138] _Arte della Guerra_, lib. II, pag. 230-39. Le osservazioni sulla cavalleria, che si trovano a pag. 239, son fra quelle che al maggiore Jähns sembrano tali, che potrebbero essere scritte da un tattico moderno.
[139] Se si paragona Vegezio, lib. I, cap. IX-XVIII, pag. 12, 13, 14, 19, con l'_Arte della Guerra_ del Machiavelli, lib. II, pag. 243-45, si vedrà chiaramente l'imitazione e spesso anche la traduzione.
[140] _Arte della Guerra_, pag. 246.
[141] Il Machiavelli allude generalmente alla legione descritta da Vegezio (lib. II, cap. VI) ed anche a quella descritta da Polibio, non a quella di Servio Tullio che, assai più agile e meglio ordinata, non superava di molto i 3000 fanti.
[142] _Arte della Guerra_, lib. II, pag. 250-1.
[143] _Arte della Guerra_, lib. II, pag. 257.
[144] Questo notano tutti gli storici dell'arte della guerra, e questo osserva anche LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE nella sua opera: _Du présent, du passé et de l'avenir de l'artillerie_, vol. I, pag. 83.
[145] «Machiavelli nimmt also die Legionartaktik der Römer zum Vorbilde. Aber trotzdem bleibt auch seine Schlachtordnung mehr auf die Defensive als auf den Angriff angerichtet; denn selbst dieser grosse Geist vermag sich nicht ganz frei zu machen von dem Banne der mittelalterlichen Tradition, welche dem Fussvolke unbedingt die inferiore Stellung gegenüber der Reiterei zuwies. Er vermag das römische Vorbild nicht zu erreichen.» JÄHNS, _Machiavelli als militärischer Techniker_, pag. 554. La medesima contradizione è più volte notata dal maggiore Chiala.
[146] «Si paragonino» osserva il maggiore Chiala, «le formazioni del Machiavelli con quelle adottate dagli Svizzeri, e non si durerà fatica a trovare che le prime vincono immensamente di leggerezza e di frazionabilità le seconde. Assai primitiva doveva essere l'ordinanza svizzera, che pur era l'ordinanza classica di quel tempo, per procedere in grossi quadrati pieni di circa 10,000 uomini l'uno: l'ordinanza del Machiavelli quanto non è più leggiera, frazionata, mobile!»
[147] «Si potrebbe osservare che, se non fosse intervenuto questo nuovo elemento delle armi da fuoco, l'arte della guerra si sarebbe svolta in modo da tendere alla imitazione del modello proposto dal Machiavelli. — È certo che dalla falange svizzera si sarebbe venuto a poco a poco a formazioni più leggere, più elastiche, più articolate, sempre più modellate sul tipo della legione, un _quid simile_ appunto a ciò che propose il Machiavelli.» _Osservazioni_ del maggiore Chiala.
[148] _Arte della Guerra_. lib. II, pag. 271.
[149] _Arte della Guerra_, lib. II, pag. 273.
[150] _Ibidem_, lib. II, pag. 274.
[151] _Arte della guerra_, lib. III, pag. 280. Qui c'è qualche confusione ed inesattezza. L'autore non distingue la composizione della legione quale era ai tempi di Servio Tullio, da quella che più tardi fu divisa in coorti, e però, come abbiam detto, riunisce in uno ordinamenti di tempi diversissimi. La prima, divisa in manipoli, era composta di più di 3000 fanti, cioè 1200 Astati, 1200 Principi e 800 Triarî, cui s'aggiungevano i Rorari e gli Accensi, di cui il Machiavelli, non parla. Non è vero che i Principi fossero in numero minore. È vero però, che erano disposti in modo da poter ricevere gli Astati, quando questi retrocedevano, e da potere gli uni e gli altri essere ricevuti dai Triarî, minori di numero, e disposti in ordine assai più rado. Il Machiavelli qualche volta sembra parlare di questa legione, qualche altra di quella che trova descritta da Vegezio o da Livio o da Polibio, senza mai distinguere.
[152] Anche qui è continuamente imitato Vegezio. Si riscontri l'_Arte della Guerra_, paragonando le pag. 278, 279, 281, 282 e 283 con VEGEZIO, _De re militari_, ediz. citata, pag. 21, 22, 31, 33, 35, 87, 88, 89.
[153] _Arte della Guerra_, lib. III, pag. 294.
[154] _Arte della Guerra_, lib. III, pag. 293-301.
[155] Si paragoni l'_Arte della Guerra_, pag. 319, 321, 322, 324, 326, 353, 356, con FRONTINO, _Stratagematicon_, II, III, § 17; II, IV, 17; II, VII, 1, 2, 3, 5; II, X, 1: II, I, 1; I, V, 27, ed I, V, 3; I, V, 16. Anche nel sesto e settimo libro dell'_Arte della Guerra_, continuo è l'uso che il Machiavelli fa di Frontino. Qualche volta ricorda senz'altro i fatti citati da Frontino, adoperando quasi le stesse parole; altra volta invece formula prima regole generali, e si vale poi, a conferma di esse, degli esempî addotti dallo stesso autore. A pag. 319 parla dei carri falcati (_falcatae quadrigae_) descritti da Livio (XXXVII, 41) e da Vegezio (III, 24). Poi dice in quali modi si può ad essi resistere, adducendo a conferma l'esempio di Silla contro Archelao, quale si trova in Frontino (II, III, 17). Lo stesso fa in moltissimi altri simili casi.
[156] _Arte della Guerra_, lib. IV, pag. 314.
[157] _Ibidem_, lib. IV, pag. 316.
[158] _Ibidem_, lib. IV, pag. 332.
[159] _Arte della Guerra_, lib. VI, pag. 360.
[160] _Ibidem_, lib. VI, pag. 380; VEGEZIO, lib. II, cap. IV.
[161] _Arte della Guerra_, lib. VI, pag. 380.
[162] _Arte della Guerra_, lib. VI, pag. 376.
[163] _Ibidem_, lib. VI, pag. 380.
[164] «Kuhn und scharfsinnig sind seine fortificatorischen Ideen.» Così dice il maggiore Jähns nel più volte citato suo scritto: V. _Die Grenzboten_, a pag. 556.
[165] «D'après Machiavelli qui dans son _Art de la Guerre_ nous a donnè des renseignements applicables à une époque un peu antérieure à celle où il écrit, le mur doit être aussi haut que possible, etc.» LOUIS NAPOLÉON BONAPARTE, _Du présent, du passé et de l'avenir de l'artillerie_, vol. II, pag. 106.
[166] _Arte della Guerra_, lib. VII, pag. 398.
[167] NARDI, _Storia di Firenze_, vol. I, pag. 225 e 362.
[168] _Storia d'Italia_, lib. VIII, cap. IV.
[169] Vedi nell'_Appendice_ al vol. II di quest'opera, il doc. VI, a pag. 520.
[170] _Arte della Guerra_, lib. VII, pag. 394-5.
[171] _Ibidem_, lib. VII, pag. 401.
[172] Ecco come giudica queste idee il maggiore Jähns, in fine dello scritto sopra citato: «Machiavellis Vorschläge ähneln in mancher Beziehung denjenigen, welche Dürer zur Verstärkung vorhandener alter Stadtbefestigungen macht; wahrscheinlich hatten beide ihr Vorbild in Padua, dessen vergebliche Belagerung im Jahre 1509 durch Kaiser Maximilian so grosses Aufsehen gemacht hatte; denn diese Stadt war in einer Weise remparirt, welche der von Machiavelli empfohlenen sehr nahe kommt. Wie einsichtig und klardenkend übrigens Machiavelli in Dingen der Befestigunskunst war, lehrt sein Protokoll über die Besichtigung der Fortificationen von Florenz durch Navarro, und sein Schreiben an Guicciardini über denselben Gegenstand (1526). Merkwürdig erscheint es, dass er bereits mit Entschiedenheit die Forderung eines Rayongesetzes ausspricht und zwar eines viel strengem als es irgend eine neuere Verordnung gethan hat. — Bis zu einer Meile Entfernung von der Festung darf weder Manerwerk aufgeführt, noch auch das Feld bestellt werden.»
[173] _Arte della Guerra_, lib. VII, pag. 413-14.
[174] _Ibidem_, lib. VII, pag. 415.
[175] _Arte della Guerra_. lib. VII, pag. 416.
[176] _Arte della Guerra_, lib. VII, pag. 418-19.
[177] _Arte della Guerra_, lib. VII, pag. 419-23.
Avevo già liberato per la stampa questo foglio, quando mi pervenne notizia della pubblicazione di una nuova opera sul Machiavelli come scrittore di cose militari. — MARTIN HOBOHM, _Machiavellis Renaissance der Kriegskunst_: Berlin, Karl Curtius, 1913. Vol. due. — Mi duole assai di non essere stato in tempo, per poterne tener conto in questo capitolo.
[178] PREZZINER, _Storia del Pubblico Studio_, ecc., vol. I, pag. 201-2, doc. XII.
[179] È una lettera del Machiavelli al Del Nero, che si trova nell'Archivio fiorentino, e fu pubblicata la prima volta dal prof. CORAZZINI nella sua _Miscellanea di cose inedite o rare_, pag. 114: Firenze, 1853. Venne poi data più compiutamente nelle _Opere_ del Machiavelli (Firenze, Usigli, 1857) a pag. 1198. La riproduciamo qui sotto:
«_Spectabilis vir_,
«La sustanza della condotta sia questa. Sia condotto per anni, ecc., con salario ogni anno, ecc., con obbligo che debba e sia tenuto scrivere gli annali ovvero la istoria delle cose fatte dallo Stato e città di Firenze, da quello tempo gli parrà più conveniente, et in quella lingua o latina o toscana, che a lui parrà.
«NICHOLAUS MACHIAVELLI.
«_Honorando cognato Francisco del Nero_.»
[180] La deliberazione degli ufficiali fu pubblicata nelle _Opere_ (P. M.), vol. I, pag. LXXXIX. La riproduciamo qui sotto, aggiungendovi gli appunti delle prime rate che furono pagate al Machiavelli, le quali si trovano notate anch'esse nel _Libro degli stipendiati per lo Studio, dal 1514 al 1521_, che si conserva nell'Archivio fiorentino.
«Die viij mensis novembris M. D. xx. Conduxerunt Niccholaum de Machiavellis civem florentinum ad serviendum dicto eorum officio, et inter alia ad componendum annalia et cronacas florent. et alia faciendum, que et prout dictis dominis officialibus fuerit expediens pro tempore et termino duorum annorum initiatorum die prima presentis mensis novembris, uno scilicet firmo, altero vero ad beneplacitum dictorum dominorum officialium, cum salario quolibet anno florenorum centum, ad rationem librarum quatuor pro quolibet floreno solvendorum de quatuor mensibus in quatuor menses cum taxis obligationibus et aliis consuetis» (a c. 104).
. . . . . . .
«Die xiij junii M. D. xxj» (a c. 144).
. . . . . . .
«Item infrascriptis eourum ministris servientibus tam Florentie quam Pisis, pro dictis quatuor mensibus initiatis et finitis ut supra [initiat, die prima mensis novembris proxime preteriti (a c. 144^t-145)].»
. . . . . . .
«Niccholao domini Bernardi de Machiavellis, fi. 33. 6. 8» (a c. 145^t).
. . . . . . .
«Item infrascriptis eorum ministris, etc., c. s., pro dictis quatuor mensibus initiatis ut supra [die prima mensis martii prox, preteriti (a c. 145^t)]» (a c. 146^t).
«Niccholao, etc., c. s.»
. . . . . . .
Nell'Archivio pisano, dove andarono poi parecchie carte dello Studio fiorentino, mancano i _Libri dello Studio_ degli anni 1521-25; ma in un registro d'entrata e uscita dello stesso, per l'anno 1526, a c. 24^t, si legge:
«Ad li ministri (_dello Studio fiorentino e pisano_):
«A Francesco Del Nero fior, ottantaquattro di suggello. 84»
«A Niccolò Machiavelli fior, centosettantacinque di suggello 175»
Mancano anche i registri successivi fino al 1544. Queste notizie, le quali provano che il sussidio fu per più anni continuato, le dobbiamo al signor Tanfani Centofanti direttore dell'Archivio pisano.
Il Tommasini (App. doc. X, pag. 1069 e segg.) ha pubblicato alcuni altri documenti, dai quali risulta che poco prima (il 25 giugno 1519) era stato nominato insegnante a Pisa Agostino Nifo da Sessa, quello stesso che aveva commesso il plagio del _Principe_, di che abbiamo parlato nel vol. II (pag. 417 e segg.).
[181] Ciò si argomenta dalla lettera con cui il Machiavelli rispose, la XLI nelle _Opere_, vol. VIII, pag. 147, la quale è però scritta in un modo assai poco intelligibile, e fu scorrettamente pubblicata. Essa incomincia: «Una vostra lettera mi si presenta in pappafico.» Il che io credo voglia dire: in gergo, quasi in maschera. Il Ricci dice che la copiò da un originale annotato, quasi indeciferabile, ma non dice se questo originale era autografo, nè di chi siano le note, che non valgono certo a rendere più chiaro il testo, essendo più che altro sentenze generali, cavate dagli scritti del Machiavelli. Vedi le note riprodotte nel TOMMASINI, I, 632.
[182] Questa lettera è nelle _Opere_ (P. M.), vol. I, pag. LXXXIX. L'originale trovasi nello _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 40.
[183] _Opere_, vol. VII, pag. 439-41.
[184] _Opere_ (P. M.), vol. VI, pag. 215-16.
[185] Vedi la lettera del Machiavelli al cardinale dei Medici, nelle _Opere_, voi. VII, pag. 445-49.
[186] Le parole in corsivo mancano in tutte le edizioni delle _Opere,_ dove sono indicate con puntolini. Una nota avverte che il manoscritto originale dovette esser venuto in mano di persona timorata, che cancellò in questa lettera e nella seguente, le parole più licenziose o poco rispettose alla religione. Esse si ritrovano però nella copia del Codice Ricci.
[187] _Opere_, vol. VIII, pag. 155-6.
[188] Il Guicciardini mandò in fatti il secondo fante, con una lettera del 18 maggio 1521, la quale trovasi nelle _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 111. Vedi _Appendice_, doc. XI.
[189] _Opere,_ vol. VIII, pag. 156-9, lettera XLIX. Diamo qui sotto le parole che furono soppresse nelle stampe dove sono indicate con puntolini.
_predicatore; — _
_insegnassi loro la via d'andare a casa il diavolo; — _
_pazzo che il Ponzo, più versuto_ (furbo) _che fra Girolamo, più ipocrito che frate Alberto; — _
_tristo: — _
_mantello della religione; — _
_pestando i fanghi di S. Francesco; — _
_scandalo; — _
_alle zoccolate; — _
_questi frati dicono che quando uno è confermato in grazia, il diavolo non ha più potenzia di tentarlo. Così io non ho paura che questi frati mi appicchino la ippocrisia, perchè io credo essere assai ben confermato; — _
_nè credo mai quel che io dico; — _
_fra tante bugie. — _
[190] Allude a ciò che dice PLUTARCO nella _Vita di Lisandro_.
[191] Lettera del 18 maggio 1521, _Opere,_ vol. VIII, pag. 159-61.
[192] BERNI, CASA, ecc., _Opere Burlesche_: Londra, 1723, vol. I, pag. 77.
[193] GREGOROVIUS, _Geschichte_, vol. VIII, pag. 392 e segg.; DE LEVA, _Storia di Carlo V_, lib. II, cap. 3; RANKE, _Die Römischen Päpste_, lib. I, cap. III; REUMONT, _Geschichte der Stadt Rom_, lib. VIII, parte II; CONSTANTIN RITTER VON HÖFLER, _Papst Adrian VI_ (1522- 1523): Wien, Braumüller, 1880.
[194] NARDI, _Storia_, vol. II, pag. 73-5
[195] NARDI, _Storia di Firenze_, vol. II, pag. 74-75.
[196] Vedi il _Discorso_ dei Pazzi nell'_Arch. stor. it.,_ vol. I, pag. 420 e seg.
[197] Questa seconda proposta di riforma, fatta dal Machiavelli, fu prima pubblicata da A. D'ANCONA, insieme con un altro scritto sull'Ordinanza, nel suo opuscolo per nozze Cavalieri-Zabban, 16 ottobre 1872, col titolo: _Due scritture inedite di Niccolò Machiavelli_: Pisa, Nistri, 1872. La ripubblicò poi l'AMICO nella sua _Vita del Machiavelli_, pag. 550 e segg. L'originale trovasi nelle _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 79.
[198] Questo scritto autografo si trova nelle _Carte del Machiavelli_, cassetta I, n. 63. Vedi _Appendice_, doc. XII. Ne fu pubblicato un brano dal signor AMICO nella sua _Vita di N. Machiavelli_, a pag. 269. Egli lo crede un abbozzo di lettera scritta al cardinal Soderini, quando fu la prima volta istituita l'Ordinanza. Leggendolo con attenzione, si vede però che non è una lettera, ma una proposta indirizzata al cardinal de' Medici, per ricostituire l'Ordinanza.
[199] FILIPPO DE' NERLI, _Commentarî_, pag. 137-8.
[200] NARDI, vol. II, pag. 83-4. Di tutto ciò parla minutamente anche IACOPO PITTI, nella sua _Storia fiorentina_, lib. II, pag. 122. (_Arch. stor. it._, vol. I). Dice che era apparecchiata la Provvisione per la riforma, ed a pag. 124 la riepiloga, dando un sunto di quella stessa che era stata scritta dal Machiavelli, il che ci conferma che questi ne aveva ricevuto commissione dal Cardinale.
[201] NARDI, _Storia_, vol. II, pag. 85; CAPPONI, _Storia della repubblica di Firenze_, vol. II, pag. 336; PITTI, _Storia fiorentina_, pag. 125.
[202] «Ma non riuscendo l'impresa del signor Renzo..., si trovarono poi Zanobi e Luigi implicati in quella congiura, senza poterla eseguire, e dubitando, essendosene troppo allargati, che ella non si scoprisse; però amendue erano tanto più di quelli che assai sollecitavano il cardinale de' Medici, perchè si mettessero in esecuzione i disegni di sopra narrati, e que' vani parlamenti, che andavano attorno per la nuova riforma del governo, parendo loro, se tale effetto seguiva, d'assicurarsi de' pericoli che portavano scoprendosi la loro congiura, la quale male si poteva più mandare ad effetto.» NERLI. _Commentarî_, pag. 138.
[203] NARDI, _Storia_, vol. II, pag. 89.
[204] Furono pubblicati da Paolo Piccolomini nel _Giornale Storico della letteratura italiana_, 1902, vol. XXXIX, pag. 327 e segg.
[205] _Et mortuus non posset damnari_, dice la sentenza. Vedi i _Documenti_ su questa congiura pubblicati nel _Giornale Storico degli Archivi Toscani_, vol. III, pag. 123 e segg.: Firenze, Vieusseux. La sentenza relativa a Piero Soderini trovasi a pag. 133-4. Egli morì e fu sepolto in Roma. Nel coro della chiesa del Carmine a Firenze, che era stato costruito dalla sua famiglia, si vede un monumento fatto da Benedetto da Rovezzano, che il Soderini avrebbe, così almeno si dice, destinato a sè stesso.
[206] A. D'ANCONA, _Origini del teatro italiano_, vol. II, pag. 456 n. ed altrove, 2ª edizione: Torino, Loescher, 1891; A. SOLERTI, _La rappresentazione della Calandria a Lione nel 1548_, nella _Raccolta di Studi critici dedicata ad Alessandro d'Ancona_, Torino, Loescher, 1901.
[207] Vedi il prologo della _Calandra_ nel _Teatro italiano antico_, vol. I, pag. 195-7: Milano, Società tipografica dei Classici italiani.
[208] Vedi A. D'ANCONA, _Origini del teatro in Italia_; RUTH, _Geschichte der italienischen Poesie_ (Leipzig, 1847, volumi due), opera che ha vero merito, ed è poco citata, ma spesso saccheggiata; KARL HILLEBRAND, _Études historiques et littéraires_: Paris, Franck, 1878. Vedi anche _L'imitazione classica nella Commedia italiana del secolo XVI_, del dott. VINCENZO DE AMICIS, negli _Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa_ (vol. II: Pisa, Nistri, 1873); ARTURO GRAF, _Studî drammatici_ (Torino, Loescher, 1878), nei quali discorre anche della _Mandragola_. Molte notizie si trovano nell'opera del KLEIN, _Geschichte des Drama's_, che nel vol. IV (Leipzig, 1866) comincia a trattare del teatro italiano. Essa è però così diffusa e confusa, e (per non parlare della forma stranissima) unisce a notizie utili tanto materiale eterogeneo, che riesce difficile valersene con profitto. Vedi anche i due ultimi volumi (Londra, 1881) dell'opera del SYMONDS, _Renaissance in Italy_.
[209] Vedi Atto I, sc. I. Il comico Alexis scrisse una commedia intitolata: _Mandragorizomene_, la donna che fa uso della mandragora. I cinque frammenti che ne restano, non danno però modo di conoscerne il soggetto e l'intreccio, benchè si veda che trattavasi di fatti amorosi. Gli antichi ed i moderni han sempre attribuito virtù miracolosa alla mandragora, che, appunto pel suo potere magico in casi d'amore, era dai Greci chiamata radice _circea_, e greco è il nome stesso, mandragora. Apollodoro (lib. III, cap. XV) riferisce una favola, in cui ne è dimostrata la virtù in casi d'amore, ma essa non ha relazione con la commedia del Machiavelli, il quale apprese le virtù della mandragora o mandragola dalle superstizioni popolari, orali e scritte, che correvano allora e corrono anche oggi fra i popoli latini e germanici.
Il prof. De Gubernatis, prima nella sua _Storia del teatro drammatico italiano_ (parte IV, cap. I, Milano, Hoepli, 1883) e poi nelle sue lezioni di letteratura (nel volume che ha per titolo _Niccolò Machiavelli:_ Frascati, 1907, a pag. 175 e segg.) ha esposto l'ipotesi che il titolo ed il concetto della _Mandragola_ siano stati suggeriti dalla _Mandragorizomene_ del comico Alexis, commedia della quale, lo abbiamo già detto, ci restano solo alcuni frammenti. Come nella commedia, ora perduta, delle _Maschere_, noi sappiamo, che il Machiavelli, per consiglio di Marcello Virgilio Adriani, imitò Aristofane, così nella _Mandragola_, secondo il De Gubernatis, per consiglio dello stesso Adriani, avrebbe imitato Alexis. Se non che della imitazione nelle _Maschere_ ci dette esplicita notizia Giuliano de' Ricci, della imitazione nella _Mandragola_ nessuno degli antichi parlò mai. Primo a parlarne fu il De Gubernatis, ma la sua ipotesi non venne, che io sappia, accettata da nessuno; alcuni la respinsero esplicitamente. Egli fu confortato ad esporla dall'avere trovato nei Mss. dell'Adriani ricordato il nome dell'Alexis. Ma ciò è troppo poco per poter dimostrare che l'Adriani conobbe la commedia greca e che ne parlò al Machiavelli. Il De Gubernatis ha esaminato i pochi frammenti che ci restano della _Mandragorizomene_ e, sebbene non bastino a dare un'idea nè del soggetto, nè dell'intreccio, ha creduto di scorgervi qualche vaga somiglianza con alcuni brani della _Mandragola_. Tutto questo a noi par troppo poco per trarne qualche conclusione sicura. Non crediamo provato che il Machiavelli avesse notizia della commedia greca e che da essa prendesse il titolo della sua _Mandragola_, parola allora di uso comune in Italia. Questa è la ragione per la quale non possiamo accettare la ipotesi, con diligenza e persistenza, sostenuta dal prof. De Gubernatis.
[210] Su quella data si è recentemente disputato dal Borgognoni (_Domenica letteraria_, anno 1882, n.º 46), dal Medin (_ibid_., n.º 43 e nel _Giornale storico della letteratura italiana_, II) e da U. G. Mondolfo (nello stesso Giornale, XXIX, pag. 115). Anche G. Mondaini si è occupato della questione in un suo scritto _Il Machiavelli comico_, pubblicato nel fasc. LXXXVIII del _Pensiero Italiano_ di Milano (marzo 1898). Egli crede col Medin che la commedia sia stata scritta nel 1513. Anche il Tommasini, nel vol. II del suo libro, si è molto occupato di questa questione. In conclusione riman confermato che la _Mandragola_ non può essere stata scritta prima del 1513, nè dopo dell'aprile 1520. Ma l'anno preciso non risulta chiaramente dimostrato.
[211] ... «in Nicia praesertim comoedia, in qua adeo iucunde vel in tristibus risum excitavit, ut illi ipsi ex persona scite expressa, in scaenam inducti cives, quanquam praealte commorderentur, totam inustae notae iniuriam, civili lenitate pertulerint: actamque Florentiae, ex ea miri leporis fama, Leo pontifex, instaurato ludo, ut Urbi ea voluptas communicaretur, cum toto scenae cultu, ipsisque histrionibus Romam acciverit.» _Elogia doctorum virorum_, authore PAULO JOVIO. LXXVII. Nicolaus Macciavellus: Antverpiae, apud I. Bellerum, 1557.
[212] Questa lettera trovasi fra le carte del Machiavelli, e fu pubblicata nelle _Opere_ (P. M.), vol. I, pag. LXXXIX. In essa, fra le altre cose, il Della Palla scrive da Roma al Machiavelli, che trovò il Papa molto ben disposto verso di lui, e favorevole a fargli aver qualche commissione per iscrivere o altro. Questo Battista Della Palla, ora così nelle buone grazie del Papa, è lo stesso che poi cospirò contro i Medici.
[213] Un esemplare di questa edizione trovasi nella Marciana di Venezia, CXXXIII, B 8-48010. Esso non ha data, ma è legato con un'altra commedia chiamata _Aristippia_, che è del medesimo sesto, caratteri, carta, divisione delle parole, numerazione, ecc., ed ha la data di _Roma_ 1524, _nel mese di agosto_. Perciò anche l'edizione della _Mandragola_ fu dal Gamba e da altri giudicata del 1524. Il titolo è: _Comedia_ | _facetissima_ | _intitolata_ | _Mandragola_ | _et recitata in Firenze._ Questa edizione romana fa supporre l'esistenza di qualche edizione fiorentina più antica. Nella Biblioteca Nazionale di Firenze trovasi infatti un esemplare di altra edizione antica, in-8, tra i libri della Magliabechiana (K. 7. 58). Esso è mancante delle carte 1 e 4, ed è descritto nel Catalogo del Fossi (vol. III, col. 105), il quale, esaminando la carta, in cui si vede un giglio, crede che l'edizione sia fiorentina. Il Brunet la dice della fine del secolo XV o dei primi del XVI, e conchiude: «Elle doit être la première de l'ouvrage.» Del secolo XV, in ogni caso, non può essere.
[214] _Opere_, vol. V, pag. 72. Queste parole dimostrano chiaro, che egli scriveva, quando era già fuori d'ufficio.
[215] _Opere_, vol. V, pag. 73.
[216] Atto III, scena III.
[217] Atto III, scena XI.
[218] Atto IV, scena I.
[219] Atto IV, scena VI.
[220] MACAULAY'S, _Essays_ (ediz. Tauchnitz), vol. I, pag. 86.
[221] «But old Nicias is the glory of the piece. We cannot call to mind anything that resembles him. The follies which Molière ridicules are those of affectation, not those of fatuity. Coxcombs and pedants, not absolute simpletons are his game. Shakspeare has indeed a vast assortment of fools; but the precise species of which we speak is not, if we remember right, to be found there.... Cloten is an arrogant fool, Osiric a foppish fool, Ajax a savage fool; but Nicias is, as Thersites says of Patroclus, a fool positive.» MACAULAY, _Essays_, vol. I, pag. 87.
[222] Queste parole non sono piaciute al Tommasini, che domanda: dove è mai la vivisezione? Il Machiavelli, egli dice, ha fatto «piuttosto una fotografia di quelle che più scontentano la vanità umana» (II, 402). — Descrivere una madre che persuade la figlia a commettere l'adulterio, un frate che bonariamente prima lo incoraggia, dicendo che con esso s'acquista un'anima a messer Domeneddio, e poi lo benedice, non si può chiamare fotografia della natura umana, specialmente se si considera che tutto ciò avviene in mezzo al sorriso e all'indifferenza. Somiglia piuttosto a quel così detto _verismo_, che della natura umana descrive un lato solo. Ed è la ragione per la quale ho adoperato la parola vivisezione, ed ho aggiunto che nell'arte si vuole la realtà intera. Tutto questo non toglie che in altre parti, sotto altri aspetti, la commedia resti un capolavoro di verità. Nè in ciò v'è contradizione alcuna.
[223] Oltre gli autori più sopra menzionati, fa sulla _Mandragola_ alcune giuste osservazioni anche il signor TEODORO MUNDT, nel paragrafo XIV (_Die Mandragola oder Komödie und Kirche_) del suo libro sul Machiavelli, da noi già altrove citato.
[224] Come vedremo a suo luogo, parlano di questa recita il VASARI nelle _Vite dei Pittori_, ed il NERLI in una sua lettera.
[225] Nella prima scena del primo atto, Cleandro dice: «Quando dodici anni sono, nel 1494.» _Opere_, vol. V, pag. 139.
[226] Questo è anche il giudizio del MACAULAY'S, _Essays_, vol. I, pag. 88.
[227] In fatti la quarta scena del quarto atto è quasi letteralmente tradotta dalla seconda del terzo della _Casina_. La quinta è in parte tradotta anch'essa dalla terza del terzo atto della _Casina_, e così la sesta dalla quarta, la settima dalla quinta. Anche il soliloquio, nella scena ottava del quarto atto della _Clizia_, è imitato dalla prima scena dell'atto quarto della _Casina_. Il Machiavelli ha aggiunto di suo l'intero primo atto, il secondo, salvo l'ultima scena, e le quattro ultime scene dell'atto quinto. Tutto il resto è, più o meno, imitato o tradotto da Plauto. Merita di essere qui ricordato un lavoro di G. TOMBARA, _Intorno alla Clizia di Niccolo Machiavelli_: Rovigo, 1895. L'autore fa un diligente esame della commedia, di ciò che è in essa d'imitato o di originale. Ma io non so vedervi l'alto concetto filosofico che egli vi trova, e che, in ogni caso, alla commedia come commedia, riescirebbe, anche secondo lui, più di danno che di vantaggio.
[228] Anch'io su di ciò m'ingannai. Fu l'Arlia che, primo, dimostrò essere il Lasca l'autore della _Commedia_. V. _Una farsa del Lasca attribuita al Machiavelli_, nel _Bibliofilo_, 1886, pag. 74. Il Polidori ne aveva già messo in dubbio l'autenticità, senza però addurne ragioni, aggiungendo anzi non esservi in essa cosa «per la quale non potesse aggiudicarsi al commediografo fiorentino.» V. anche GENTILE, _Delle Commedie di A. Grazzini, detto il Lasca_, a pag. 49. Pisa, Nistri, 1896. Estr. dagli _Annali della Scuola Norm. Sup. di Pisa_, 1896. Questo lavoro, pubblicato, quando già era stampata la seconda edizione del presente volume, mi pervenne assai tardi, e da esso ebbi notizia del breve articolo dell'Arlia. Corressi così, come meglio potei, l'errore, nelle sole copie non ancora messe in vendita.
[229] Il Polidori ricorda che questo Barlacchia o Barlacchi era un pubblico banditore in Firenze, e suppone (cosa poco probabile) che il Machiavelli ne assumesse il nome, quasi a dire di se stesso, che nelle commedie egli era un pubblico banditore dei vizi de' suoi concittadini. Vedi la citata prefazione alle _Opere Minori_ del MACHIAVELLI, pag. XIII; la nota in fine della commedia, a pag. 586, e la descrizione del codice strozziano, a pag. 415 dello stesso volume. Il prof. Hillebrand, invece, dice che la parola _recensui_ qui significa rividi, e Barlacchia, secondo lui, vuol dire solo imbecille, tale essendo infatti l'uso volgare della parola _barlacchio_ o _barbalacchio_, ed il Machiavelli avrebbe per semplice capriccio assunto un tal nome (HILLEBRAND, _Études_, etc., pag. 352, nota 1). Ma questa è un'altra ipotesi. Discorrendo delle feste e rappresentazioni fatte dalla Compagnia della Cazzuola in Firenze, il VASARI ricorda il Barlacchi come uno dei piacevoli uomini di quel tempo. _Vite_, ecc., vol. XII, pag. 16. Il Barlacchia in fatti era uno spirito bizzarro, che fu tra coloro che recitarono a Lione la _Calandra_ del Bibbiena. Dalle più recenti ricerche risulta che la _Commedia_ in versi è dello Strozzi. Il Pintor in un notevole articolo, che citiamo a pag. 170 sostiene che le parole _Ego Barlacchia recensui_ sono scritte scherzosamente dal Machiavelli, come per dire che quella Commedia fu recitata dal Barlacchia, sebbene però non vi sia nessuna prova che la Commedia sia stata veramente recitata da lui o da altri.
[230] Atto I, scena V.
[231] Atto II, scena V.
[232] «The latter we can scarcely believe to be genuine. Neither its merits, nor its defects remind us of the reputed author.» MACAULAY'S, _Essays_, vol. I, pag. 88.
[233] V. nel _Giornale storico della letteratura italiana_, vol. XXXIX, 1º semestre del 1902, pag. 103, l'articolo del prof. Pintor _Ego Barlachia recensui_. Egli, ricorda a questo proposito le ricerche di A. Salza, di P. Terrieri e di V. Rossi, che fu il primo a supporre che la _Commedia in versi_ fosse dello Strozzi.
[234] Diamo qualche esempio. Panfilo (Atto I, scena V), parlando di Cremete, che prima gli negava ed ora vuol dargli la figlia, s'è insospettito e dice: _Aliquid monstri alunt_. Il Machiavelli traduce alla lettera: _Nutriscono qualche mostro_, il che non si capisce. Il Cesari traduce assai meglio: _Qualche diavoleria ci deve esser sotto_. Più oltre si parla di Miside, la quale _laborat e dolore_, il che vuol dire in quel luogo, che essa ha le doglie del parto, ed il Machiavelli traduce semplicemente: _la muore di dolore_. Il servo Davo (Atto II, scena III) consiglia a Panfilo di fingere co' suoi di voler sempre la ragazza, perchè così avrà modo di continuare lo sue cattive pratiche. Se invece dichiara di non volerla, essi per distorlo dalle male pratiche, gli cercheranno un'altra sposa e gliela troveranno, sebbene egli sia povero, perchè la cercheranno senza dote. Certo è, così dice Davo, che Cremete non ti darà la sua figlia, e tu avrai modo di continuar le tue pratiche: _nec tu ea causa minueris_ — _Haec quae facis_. Il Machiavelli traduce: _Nè tu per questa cagione ti rimarrai di non fare quello che tu fai_, il che è assai men chiaro della traduzione del Cesari: _non fia bisogno che voi vi leviate dalla vostra pratica_. Quanto poi al dire, così continua il servo, che non ne troveranno altra, perchè nessuno darebbe moglie ad uno che è nella tua condizione, questo si smentisce facilmente, perchè tuo padre te la darà povera, piuttosto che lasciarti continuare in una vita contraria al buon costume. _Nam quod tu speras, propulsabo facile: uxorem his moribus_ — _Dabit nemo. Inopem inveniet potius quam te corrumpi sinat_. Il Machiavelli traduce: _E facilmente si confuta quello che tu temi, perchè nessuno darà moglie a cotesti costumi: ei la darà piuttosto ad un povero_. Qui c'è inesattezza ed oscurità. Non si capisce facilmente che cosa significhi: _dar moglie a cotesti costumi_. Le altre parole non traducono l'originale. Il Cesari traduce: _Imperocchè quanto alla vostra speranza di dire: nessuno darebbe moglie a un mio pari, ve la getto a terra con un soffio. Vostro padre ve ne troverebbe una senza dote, piuttosto che lasciarvi andare a male così_. V'è certo affettazione, ma anche maggiore chiarezza e precisione.
[235] MORENI, _Annali della tipografia del Torrentino_, pag. 19 (Firenze, Francesco Daddi, 1819), e così pure altri scrittori.
[236] V. _Il Priorista, Quartiere S. Spirito_, a carte 160^t.
[237] «Il suggetto de la commedia è un caso simile alla _Clizia_ del Machiavelli.» Prologo all'_Errore_.
[238] _Opere_, vol. VII, lettera XLVI, pag. 152.
[239] _Opere_, vol. V, _Asino d'Oro_, cap. IV, pag. 397.
[240] _Asino d'Oro_, cap. V.
[241] Il LA FONTAINE nella sua favola, _Les Compagnons d'Ulysse_, ed il FÉNÉLON nel suo dialogo, _Ulysse et Gryllus_, hanno del pari imitato Plutarco, indotti forse dall'esempio del Machiavelli e del Gelli. Nel La Fontaine non figura il porcello, ma un lupo, un leone, un orso; nel Fénélon, come nel Machiavelli ed in Plutarco, è il porcello che non vuol tornare uomo.
[242] BUSINI, _Lettere_, pag. 243.
[243] _Opere_, vol. V, pag. 419.
[244] L'epigramma greco trovasi nell'_Anthologia Planudea_, IV, 275. L'imitazione di AUSONIO, _In simulacrum Occasionis et Poenitentiae_, contiene, come ci fu fatto notare dal prof. Piccolomini, alcuni particolari, che mancano nell'originale e sono nel Machiavelli, il che mette fuori d'ogni dubbio che questi ha imitato Ausonio. — La Penitenza, di cui parla il Machiavelli, egli diceva, manca nell'epigramma greco e trovasi nel latino, che del resto è quasi tradotto nell'italiano. Il Poliziano aveva già confrontato l'epigramma greco con quello d'Ausonio, notandone le concordanze e le differenze. _Miscell._, cap. XLIX, pag. 265, ediz. di Basilea, 1553. Vedi anche JACOBS, _Anthol_. _Gr_., vol. VIII, pag. 145 e seg.
[245] _Opere_, vol. V, pag. 425.
[246] _Opere_, vol. V, pag. 427.
[247] _Opere_, vol. V, pag. 427-432.
[248] _Opere_, vol. V, pag. 433.
[249] _Opere_, vol. V, pag. 438.
[250] _Opere_, vol. V, pag. 456.
[251] L'epigramma XII, 78, dell'_Anthologia Palatina_.
[252] Recentemente il Tommasini (II, 824) ha pubblicato un nuovo epigramma del Machiavelli, il quale, come giustamente osserva egli stesso, non aggiunge nulla alla sua fama poetica.
[253] Diamo in _Appendice_ (doc. XIII) questo sonetto, e quello, ben noto, a Giuliano de' Medici, _Io ho, Giuliano, in gamba un paio di geti_, che trovasi nel medesimo codice vaticano, con alcune varianti che meritano di essere conosciute. Dobbiamo la copia dell'uno e dell'altro alla cortesia del valente giovane signor Giulio Salvadori, che li trovò nel vol. III del Codice miscellaneo vaticano 5225, a pag. 673 e pag. 674. Si trovano insieme con molti Capitoli di Cinquecentisti, fra i quali ve ne sono anche del Machiavelli, scritti però da mano più recente che i due sonetti, i quali, sono su carta più rozza e bruna, che si distingue perciò dagli altri fogli ond'è composto il volume. Dopo aver paragonato la scrittura dei due sonetti all'autografo del Machiavelli, il signor Salvadori giudicò che essa vi somiglia assai, ma non è autografa. È però certo, egli dice, del Cinquecento. Questa fu pure l'opinione del professor Monaci dell'Università di Roma, quando venne, a mia preghiera, consultato dal signor Salvadori. Il trovarsi poi nella Vaticana, fra altri scritti del Machiavelli, una copia così antica del sonetto a Giuliano de' Medici, ci sembra che venga a convalidare tutto quello che abbiamo già detto (vol. II, pag. 202 e segg.) su di esso e sulla sua autenticità.
[254] RAJNA, _La data del «Dialogo intorno alla lingua»_ di N. Machiavelli nei Rendiconti dell'Accad. dei Lincei, seduta del 19 marzo 1893. Lavoro eccellente come sono generalmente tutti quelli del Rajna.
[255] Vedi la più volte citata _Prefazione_ POLIDORI, a pag. XIV e XV.
[256] _Codice Ricci_, Palatino, 815 (già 21, 2, 692), pag. 819.
[257] Al Tommasini (I, pag. 100) non parve possibile che il Machiavelli fosse autore di questo _Dialogo_, che egli giudicava irreverente verso Dante, scritto «da pedantuccio uggioso, che con insufficienti ragioni gli si volle attribuire.» Ma più riesamino la questione, e più io sono costretto a persistere nel mio primo giudizio, che del resto è stato recentemente avvalorato da scrittori, che son pure autorevolissimi nella filologia e nella storia della lingua. Il compianto e benemerito Gaspary, nella sua bella Storia della letteratura italiana (II, 536) attribuisce il _Dialogo_ al Machiavelli, e lo chiama _höchst originelle_. Il professore Rajna se ne occupò a lungo, nella _Memoria_ qui sopra citata. In essa egli afferma che il contenuto del _Dialogo_ è «tale davvero da rivelarci una mente così poderosa e originale, che il pensiero correrebbe al Machiavelli, quand'anche non fossimo assolutamente costretti a non uscir di Firenze.» La stessa opinione fu, in modo egualmente esplicito, manifestata dal professore F. D'Ovidio.
[258] Nella prima edizione io credetti possibile supporre che il _Dialogo _fosse stato scritto anche prima del 1512. Il Gaspary dimostrò invece che non poteva essere anteriore al 1513, ed il Rajna, continuando la stessa ricerca, dimostrò con valide ragioni e con logica stringente, che quasi certamente il _Dialogo_ fu scritto nell'autunno del 1514; certo non più tardi del 1516, nè prima del 1514.
— Recentemente, nel suo secondo volume (pag. 349 e segg.), il Tommasini modificò alquanto la sua prima opinione, senza però abbandonarla del tutto, senza cioè accettare come interamente provata l'autenticità del _Dialogo_.
[259] _Opere_, vol. V, pag. 3-21.
[260] Le stampe dicono _huis_, ma il cod. Ricci dice _huy_.
[261] Nelle precedenti edizioni io avevo qui, in nota, osservato che c'era una certa somiglianza tra questo riassumere, per mezzo degli scrittori antichi, la lingua imbastardita, corrotta, ed il restaurare le istituzioni corrotte, riconducendole ai loro principii, di che il Machiavelli parlò spesso ne' suoi scritti politici.
Il sen. Morandi, in un suo recente lavoro, osservò che il Machiavelli, nel luogo citato, parla di lingue addirittura trasformate (_divenute un'altra cosa_) come il greco e latino. E trovò che io ero caduto in un grosso errore, che egli combattè vivacemente. (MORANDI, _Lorenzo il Magnifico_, _Leonardo da Vinci e la prima grammatica italiana_, pagg. 105 e segg. Città di Castello, Lapi, 1908). Il Machiavelli, secondo lui, confutava in anticipazione la dottrina del Bembo, il quale sosteneva la lingua essere formata dagli scrittori, il che era contrario alla dottrina sostenuta da lui, che la diceva fiorentina, ed affermava che essa trovava la sua sorgente nel popolo di Firenze. Aggiungeva che con quella nota io veniva a dar ragione al Bembo contro il Machiavelli.
La dottrina del Machiavelli io l'ho esposta nel testo assai chiaramente, e non ho nulla da mutare. Nè ho inteso in nessun modo combatterla nella fugace osservazione fatta in una nota. Siccome però il Morandi ha ragione quando dice che, nel luogo citato, il Machiavelli accenna a lingue affatto decadute o morte come il greco ed il latino, così, per non generare equivoco, ho soppresso la nota incriminata. Mi sia lecito però osservare che, quando si dicesse che ai tempi del Beccaria e del Filangieri la lingua italiana era infranciosata e decaduta, e venne coll'aiuto e l'esempio dei buoni scrittori riassunta e rimessa nella buona via dal Parini, dal Foscolo, da altri, non direbbe un'eresia e non sarebbe perciò sostenitore della dottrina del Bembo contro quella del Machiavelli.
[262] Qui c'è qualche divergenza da quello che dice nell'_Arte della Guerra_ (_Opere_, vol. IV, pag. 282-3), che fu scritta dopo. Ma sarebbe strano vedere in ciò (come fa il Polidori) un'altra ragione per negare che il Machiavelli sia autore del _Dialogo_.
[263] Questo modo di ricordar l'Ariosto, come notò il Gaspary, dimostra che allora non era anche pubblicato l'_Orlando Furioso_, che il Machiavelli, nel dicembre 1517, aveva letto ed ammirato (Lettera 17 dicembre 1517, a L. Alamanni).
[264] _Opere_, vol. V, pag. 19.
[265] _Opere_, vol. V, pag. 21.
[266] Debbo qui riconoscere che, indotto dall'autorità del Bartoli e di altri storici della letteratura, anche io detti, nella prima edizione di quest'opera (vol. I, pag. 123-4), troppa importanza alla lettera dell'Aretino al Biondo, sulla questione della lingua. Di ciò mi son dovuto convincere dopo che, per le osservazioni giuste e cortesi del prof. F. C. Pellegrini, rilessi la lettera dell'Aretino insieme con quella del Biondo, quasi affatto dimenticata, e recentemente ripubblicata dal signor Mignini nel _Propugnatore_ di Bologna (gennaio-aprile 1890). In sostanza i due eruditi discorrono, senza un criterio filologico determinato, sulle differenze che corrono fra il latino letterario ed il volgare. L'Aretino, esagerando molto, fa del volgare una lingua identica all'italiano, e affatto diversa dal latino letterario. Il Biondo, sebbene esageri, invece, nel voler troppo attenuare le differenze che pur riconosce fra il latino letterario ed il latino volgare, è assai più vicino al vero, vedendo nel secondo una semplice alterazione o corruzione del primo. Egli dà invece un'eccessiva importanza alle invasioni germaniche nella formazione della lingua italiana, ma la fa pure, in parte almeno, derivare dal latino volgare. Il vero è che ambedue discutono non dell'origine dell'italiano, ma principalmente, anzi quasi esclusivamente, della differenza che passa fra le due forme del latino. Dal modo però in cui una tal questione si risolve, deriva naturalmente anche la soluzione dell'altra. Ma essi non hanno nessun'idea precisa di ciò che forma il carattere essenziale d'una lingua; e qui appunto si vede assai chiara la enorme superiorità dell'ingegno divinatore del Machiavelli.
[267] Vedi vol. II, pag. 75 di quest'opera.
[268] _Opere_, vol. V, pag. 36.
[269] Il Codice che contiene l'autografo, è quello più volte citato da noi, e descritto nell'opuscolo, _Quarto Centenario_, ecc., sotto il titolo: _Libro degli autografi machiavelliani della Magliabechiana_. Era indicato fra i Magliabechiani col numero 1451, fra gli Strozziani col numero 366. Ora è conservato fra i codici più rari e preziosi della Biblioteca Nazionale di Firenze, e contiene otto diversi manoscritti, sei dei quali autografi del Machiavelli. Fra questi è la _Descrizione della peste_, in un quaderno di 16 carte. Nella prima è scritto: _Epistola fatta per la peste_. E subito dopo: _hanc epistolam agit laurentius Philippi stroci, cives florentinus, qui colebant plateam strociorum apud forum, et est multa plurcha, quia fecit illam Cum magna diligentia et studio temporis et laboris, et ob id laudo illam Cum amiratione ob elegantiam illius, et doctrinam magniam, ò rem inauditam et amirabilem, quod est ista, et testor Deum et homines bonos_. — A tergo della carta 5ª trovasi ripetuto il principio della stessa dichiarazione, più in breve, ma con un linguaggio non meno strano e scorretto: _Questa Pistola compose Laurentius Philippi Strozi cives florentinus, que colebat plateam strocioram apud forum, et est plurca_. Segue la _Descrizione della peste_, di mano del Machiavelli, preceduta da una introduzione, pubblicata già dal Polidori e da altri, la quale è scritta da una terza mano. Dopo la _Descrizione_ si leggono queste parole, della mano stessa di chi scriveva in così strana latinità: _Copiata allibro grande nero di Lorenzo alla fine_ (qui seguono alcuni segni poco intelligibili, che sembrerebbero indicare il numero della carta), _et così mi disse_. Vedi Opere Minori di N. Machiavelli, pubblicate da L. E. Polidori, nota alla pag. 415: Firenze, Le Monnier, 1852.
[270] _Opere_, vol. V, pag. 36. Questa è quasi tutta l'introduzione, quale trovasi nella _Descrizione_ scritta di mano del Machiavelli. Più lunga e non meno intricata è l'altra, che, come già dissi, si legge trascritta separatamente, di mano diversa, nello stesso Codice.
[271] _Opere_, vol. V, pag. 46-47. Il prof. L. A. Ferrai osservò che lo stile della _Vita_ di Filippo Strozzi, scritta dal fratello Lorenzo, «ha qualche somiglianza con lo stile gonfio e prolisso» della _Descrizione_ (_Giornale storico della lett. italiana_, vol. I, pag. 12 e seg.).
[272] _Opere_, vol. V, pag. 45.
[273] «Of this last composition, the strongest external evidence would scarcely induce us to believe him guilty. Nothing was ever written more detestable in matter and manner. The narrations, the reflections, the jokes, the lamentations are all the very worst of their respective kinds.... A foolish school-boy might write such a piece, and, after he had written it, think it much finer than the incomparable introduction of the _Decameron_. But that a shrewd statesman, whose earliest works are characterised by manliness of thought and language, should at near sixty years of age, descend to such puerility, is utterly inconceivable.» MACAULAY'S, _Essays_, vol. I, pag. 89. Con tali parole il Macaulay dimostra un criterio ed un gusto letterario ben più sicuri di quelli del Leo, il quale si fonda invece sulla _Descrizione della peste_, per denigrare il carattere morale del Machiavelli: «Wie leicht Machiavelli mit dem Tode umspringt, und wie er alles, was anderen schrecklich ist, mit der grössten Anmuth zu verhöhnen weiss sicht man recht gut aus der satyrischen Erzählung einer fingirten Heirath, während der Pest im Jahr 1527 in Florenz; es enthält diese Erzählung zugleich in jeder Zeile Beweise wie Machiavelli zu einer Zeit, wo ihn überall Unglück umgab, und kaum vier Wochen vor seinem eignem Tode (also nicht mehr bei jungen Jahren) seine Phantasie noch voll Bilder weiblicher Schönheit und sinnlicher Verhältnisse zu Weibern hatte.» Vedi la prefazione più volte citata, dal Leo premessa alla sua traduzione tedesca delle lettere del Machiavelli, pag. XIV, in nota.
[274] In quest'opera, vol. I, pag. 303 n., e _Appendice_ allo stesso volume, doc. V, pag. 533 e segg.; vol. II, _Appendice_, doc. XXII, pag. 575 e segg.
[275] _Opere Minori_: Firenze, Le Monnier, 1852, pag. 626.
[276] _Opere_, vol. V, pag. 22 e seg.
[277] Vedi, fra gli altri, INNOCENZIO GIAMPIERI, _Niccolò Machiavelli e Marietta Corsini_, nel volume intitolato: _Monumenti del Giardino Puccini_, a pag. 275-90: Pistoia, tipografia Cino, 1845.
[278] Sopra una copia dell'edizione dei Giunti, il Magliabechi scrisse di sua mano: «Questa novella di Niccolò Machiavelli si trova fra quelle del Brevio, come anche nella seconda parte della _Libreria_ del Doni, e nel terzo canto del _Tristarello_, poema eroicomico sciocchissimo, e tra le novelle raccolte dal Sansovino. Nell'originale del Machiavelli che mi fu donato dalla cortesia del signor Benvenuti, ci sono alcune varie lezioni bellissime.» Una imitazione in terza rima, fatta dal Fagiuoli, fu pubblicata l'anno 1851 nel giornale _L'Arte_ (Firenze, Tip. Mariani). Il signor G. Gargani ripubblicò la novella dall'autografo (Firenze, Dotti, 1869), in trenta esemplari numerati, ed otto distinti col nome della persona cui furono dati. La sua prefazione contiene varie utili notizie.
[279] Classe VII, n. 335.
[280] L'ARTAUD, _Machiavelli, son génie et ses erreurs_, vol. II, pag. 94, fu il primo, che io sappia, a notare che questa novella trovasi nei _Quaranta Visiri_, i quali egli lesse tradotti dal Gauthier. Anche il prof. Fausto Lasinio, da me consultato, crede che la novella sia venuta in Italia per mezzo dei _Quaranta Visiri_.
[281] Prof. I. MACUN, _Niccolò Machiavelli als Dichter, Historiker und Staatsmann_. È un discorso pubblicato in occasione del terzo centenario del Ginnasio di Graz. Nella nota 2 a pag. 11, l'autore dice: «Merkwürdig ist diese Novelle für die Südslaven, dadurch dass sie dort im Volke selbst landläufig ist.» L'autore domanda: come mai la novella è arrivata in questi luoghi? Possiamo rispondere, che l'origine orientale di essa rende facile la spiegazione del fatto. Il prof. Pitrè ne dà una redazione siciliana col titolo: _Lu diavulu zuppiddu_, nel volume _Fiabe, Novelle e Racconti_. Palermo, 1895.
[282] _Opere_, vol. V, pag. 51.
[283] _Opere_, vol. V, pag. 57.
[284] _Ibidem_, pag. 61.
[285] Ne abbiamo accennato qualche cosa nella _Introduzione_ di quest'opera, vol. I, pag. 117 e segg.
[286] «Nominumepie denique asperitas, vix cuiuscumque elegantiae patiens.» LEONARDO ARETINO, _Istoria fiorentina tradotta in volgare_ da Donato Acciaioli col testo a fronte, vol. I, pag. 51 e 52: Firenze, Le Monnier (in tre volumi) 1856, 1858 e 1860.
[287] V., oltre il Voigt, anche _Flavio Biondo sein Leben und seine Werke. Inaugural Dissertation_ von ALFRED MASIUS (Leipzig, Teubner, 1879); P. BUCHHOLZ, _Die Quellen der_ Historiarum Decades _des Flavius Blondus, Inaugural Dissertation_ (Naumburg, Sieling, 1881). Anche il signor A. WILMANNS ha pubblicato notizie importanti sullo stesso autore V. _Göttingische gelehrten Anzeigen_ del 1879.
[288] L. ARETINO, _Istoria_, vol. I, pag. 52.
[289] L. ARETINO, op. cit., vol. I, pag. 54.
[290] Di ciò non sembra esser persuaso il signor E. Santini, il cui pregevole lavoro (pubblicato nel vol. XXII degli _Annali della Scuola normale superiore di Pisa_, 1910) abbiamo già più sopra citato e di cui più d'una osservazione abbiamo accettata.
[291] Perchè si abbia un'idea del modo in cui trascura i fatti interni, ecco come accenna alla rivoluzione importantissima, conosciuta col nome di Tumulto dei Ciompi: «Quieta ab externis bellis civitate, pax in dissensiones domesticas versa est. Nam civiles discordiae e vestigio Civitatem invasere: quae pestis omni externo bello perniciosior est; inde enim et rerumpublicarum interitus et urbium seguitur eversio.» Nè altro dice. POGGII, _Historia Florentina_, pag. 78: Venetiis, Hertz, 1715.
[292] Vol. II di quest'opera, pag. 49 e seg.
[293] Proemio alle _Istorie Fiorentine_. _Opere_, vol. I, pag. CLI.
[294] Su di ciò fa giuste osservazioni il comm. Fiorini nella sua edizione dei primi tre libri delle _Istorie Fiorentine_ (Firenze, Sansoni, 1907). Nelle molte note al testo egli riesamina con diligenza le fonti di cui il Machiavelli si è valso.
[295] «Machiavelli hat in diesem ersten Abschnitte, der gleichsam eine Einleitung in die fiorentini sehe Specialgeschichte bildet, die Epochen der italienischen Geschichte bis zum XV Jahrhundert hin so geschieden, dass seitdem keiner seine Spur verlassen konnte, ohne sogleich Mangel an Einsicht in die Sache zu verrathen.» Così si esprime il GERVINUS, _Historische Schriften_, pag. 165.
[296] BLONDI FLAVII forlivensis, _Historiarum ab inclinatione Romanorum_ libri XXXI: Basileae, ex officina Frobeniana, 1531. Quanto al nome di questo scrittore, che alcuni chiamano Biondo Flavio, altri invece Flavio Biondo, si possono, nel lavoro più sopra citato del Masius, vedere le ragioni per le quali vennero in uso le due forme.
Debbo qui osservare, che della storia di Flavio Biondo venne da papa Pio II fatto un compendio, il quale fu poi anche tradotto in italiano: _Abreviatio Pii II Pont. max. supra Decades Biondi ab inclinatione imperii usque ad tempora Joannis vicesimi tertii Pont. maxi:_ Venetiis per Thomam Alexandrinum, anno salutis MCCCCLXXXIIII, IIII kalendas iulii. _Le historie del Biondo da la declination de l'imperio di Roma insino al tempo suo (che vi corsero circa mille anni), ridotte in compendio da Papa Pio, e tradotte per Lucio Fauno in buona lingua volgare_, vol. I: Venezia, 1543; vol. II: Venezia, per Michel Tromezino, 1550. Questa è l'edizione che trovasi nella Biblioteca Nazionale di Firenze.
Ci venne naturalmente il dubbio, che di tal compendio, a risparmio di tempo e fatica, si fosse valso il Machiavelli nel riassumere la narrazione del Biondo; ma, dopo un attento esame, ci siam dovuti persuadere che egli si valse invece dell'originale. Molte espressioni e qualche volta interi periodi che si trovano nell'opera del Biondo, e sono scomparsi nel compendio fatto da Pio II, ricompariscono nel Machiavelli, il che distrugge ogni dubbio. Dall'originale perciò noi citeremo alcuni dei brani imitati.
[297] Per non porre a piè di pagina note troppo lunghe, riportiamo, in fine del capitolo, alcuni brani del Machiavelli e del Biondo, che servono a provare quello che qui si afferma nel testo.
[298] Vedi i brani che riportiamo in fine del capitolo.
[299] _Opere_, vol. I, pag. 7. Qualche volta anche le più semplici frasi di questo primo libro ricordano il Biondo: «Sed iam ad _barbarorum regem, qui primus Romam et Italiam possedit_, revertamur.» BLONDI FLAVII, _Historiarum_, etc., pag. 31.
[300] Il Biondo (pag. 34), dopo aver detto che Teodorico restaurò i monumenti e le istituzioni dei Romani, aggiunge: «Prohibuit autem edicto, et curam impendit attentiorem, ne quis Romanus aut paterna origine Italus, nedum militaret, sed arma domi haberet.» Questo periodo, alterato, ma pure in parte riprodotto dal Machiavelli, non lo abbiam trovato nel compendio di Pio II.
[301] _Opere_, vol. I, pag. 8-9.
[302] _Opere_, vol. I, pag. 9-11.
[303] _Opere,_ vol. I, pag. 18.
[304] _Opere_, vol. I, pag. 25.
[305] _Opere_, vol. I, pag. 27-28.
[306] _Ibidem_, pag. 28.
[307] _Opere_, vol. I, pag. 31.
[308] _Ibidem_, pag. 37.
[309] _Opere_, vol. I, pag. 39.
[310] _Ibidem_, pag. 40.
[311] _Opere_, vol. I, pag. 49.
[312] Filippo Maria Visconti.
[313] _Opere_, vol. I, pag. 59-69.
[314] Delle opere del Biondo (Basilea, 1531) si trova la copia, di cui ci siamo valsi, nella biblioteca dell'Istituto di Studî Superiori in Firenze. Essa fu già di Donato Giannotti, che la postillò di sua mano, il che è un'altra prova del gran pregio in cui erano allora meritamente tenuti gli scritti storici del Biondo.
[315] _Opere_, vol. I, pag. 63.
[316] _Opere_, vol. I, pag. 66-68; VILLANI, _Cronica_, lib. V, cap. 38 e 39. Qui è identico nei due scrittori ancora l'elenco delle famiglie guelfe e ghibelline.
[317] _Opere_, vol. I, pag. 69; VILLANI, _Cronica_, lib. VI, cap. 29.
[318] _Opere_, vol. I, pag. 76; VILLANI, _Cronica_, lib. VII, cap. 16 e 17.
[319] _Opere_, vol. I, pag. 77 e 78; VILLANI, _Cronica_, lib. VII, cap. 79.
[320] _Opere_, vol. I, pag. 79-86; VILLANI, _Cronica_, lib. VII, cap. 8, 12, 26, 38, 39.
[321] Abbandonando così il proposito, espresso nel _Proemio_, di fermarsi ai soli fatti interni della Città.
[322] Di ciò abbiamo parlato più a lungo nel nostro libro: _I primi due secoli della Storia di Firenze_, vol. due: Firenze, Sansoni, 1905. Vedi cap. 3 e 4, e la nota 2 a pag. 188 e seg.
[323] Pare che, sebbene qui il Machiavelli avesse dinanzi a sè quasi unicamente il Villani, pure continuasse di tanto in tanto a gettar qualche sguardo anche alla storia di Flavio Biondo. Parlando in fatti della nuova costituzione fiorentina, egli dice: «Con questi ordini militari e civili fondarono i fiorentini la loro libertà. Nè si potrebbe pensare quanto di autorità e forze in poco tempo Firenze si acquistasse; e non solamente capo di Toscana divenne, ma in tra le prime città d'Italia era numerata, e sarebbe a qualunque grandezza salita, se le spesse e nuove divisioni non l'avessero afflitta.» Opere, vol. I, pag. 70. E FLAVIO BIONDO, a pag. 299, dopo avere esposta la riforma, osserva: «Crevitque mirum in modum, sub ea libertate populi fiorentini, simul cum potentatu audacia, adeo ut finitimos Hetruriae populos contraria sentientes, aut foederibus sibi coniungere, aut viribus domare coeperit.»
[324] _Opere_, vol. I, pag. 78.
[325] _Opere_, vol. I, pag. 79.
[326] _Ibidem_, pag. 84.
[327] _Opere_, vol. I, pag. 118-120.
[328] _Opere_, vol. I, pag. 121 e seg.; VILLANI, _Cronica_, vol. IV, lib. XII, cap. 15; 16, 17, 18.
[329] _Opere_, vol. I, pag. 129.
[330] _Ibidem_, pag. 137.
[331] Secondo ciò che dice nel _Proemio_, il secondo libro avrebbe dovuto arrivare invece fino al 1375.
[332] Per comprendere bene tutta questa introduzione, nella quale sono alcuni periodi alquanto oscuri, sarà opportuno paragonarla con ciò che il Machiavelli scrisse alla fine del capitolo II, nel libro I dei _Discorsi. Opere_, vol. III, pag. 18 e 19.
Il Tommasini (II, 516) biasima l'espressione da me adoperata (pag. 240) di latini e germanici, come un gergo, egli dice, estraneo al secolo XVI. Si sopprima pure l'espressione, rimarrà il fatto, che io ho notato. Ed il fatto è che il Machiavelli, con grandissimo acume, mise in luce le vicende della continua lotta, che ebbe luogo in Firenze tra nobili e popolo. Ma quando paragonò questa lotta con quella che ebbe luogo a Roma fra i patrizî e la plebe, non osservò che la nobiltà dei Comuni italiani era feudale, di origine germanica, assai diversa dal patriziato romano, e che perciò le conseguenze della lotta dovevano essere diverse. Nel dire ciò io non ho inteso biasimare quello che poco prima avevo lodato, come pare al Tommasini (II, 519, nota 1).
[333] _Opere_, vol. I, pag. 141.
[334] _Opere_, vol. I, pag. 146-151.
[335] _Ibidem_, pag. 151.
[336] _Ibidem_, pag. 153. Abbiamo già notato che queste parole, in altra occasione, ricordate anche dal Guicciardini, furono la prima volta adoperate da Neri di Gino Capponi. Quanto agli _Otto Santi_, lo Stefani non ne discorre; li ricorda però il NARDI, _Storia_, vol. I, pag. 7.
Il Machiavelli, fino a questo punto, si vale delle _Istorie Fiorentine_ di MARCHIONNE DI COPPO STEFANI, pubblicate nelle _Delizie degli Eruditi Toscani_ del Padre ILDEFONSO DI SAN LUIGI, vol. VII e seg. Per vedere come e quanto se ne sia valso, si paragonino i luoghi seguenti: MACHIAVELLI, _Opere_, vol. I, pag. 141-2 e STEFANI, rubrica 662; M., pag. 143, e S., rubr. 665; M., pag. 144 e S., rubr. 674 e 695; M., pag. 145, e S., rubr. 725 e 726; M., pag. 151, e S., rubr. 732 (qui però lo Stefani accenna a molte riforme non ricordate dal Machiavelli); M., pag. 152 e S., rubr. 751; M., pag. 153, e S., rubr. 751, 760, 761.
[337] _Opere_, vol. I, pag. 158.
[338] _Tumulto dei Ciompi narrato da Gino Capponi_, e pubblicato nelle _Cronichette antiche di vari scrittori_: Firenze, Domenico Maria Manni, 1733 (da pag. 219 a 249 del volume). Si paragonino il MACHIAVELLI, _Opere_, vol. I, pagine 156 e 157 col CAPPONI, pag. 220; M., pag. 158, e C., pag. 221; M., pag. 159, e C., pag. 221, 223 e 225; M., pag. 160, e C., pag. 223, 224; M., pag. 160, e C., pagina 233; M., pag. 170, e C., pag. 234, 235, 236 e 238; M., pagina 171, e C., pag. 237, 239 e 240; M., pag. 172, e C., pag. 243; M., pag. 173, e C., pag. 244 e 245; M., pag. 174, e C., pag. 246; M., pag. 175, e C., pag. 246. Arrivato al gonfalonierato di Michele di Lando, finisce lo scritto del Capponi, ed il Machiavelli torna a Marchionne di Coppo Stefani. Vedi M., pag. 177, e S., rubrica, 804; M., pag. 178, e 179, S., rubrica, 805.
[339] _Opere_, vol. I, pag. 161-163.
[340] Il Tommasini (II, 524, nota 2) nega assolutamente che in questo discorso vi sia nulla di pagano, nulla che ricordi Sallustio. Non c'è, egli dice, neppure un inciso che si possa dire imitato o tradotto. Che il discorso del Machiavelli ricordi Sallustio è un'osservazione già fatta da altri altre volte. Il Ranalli (_Ammaestramenti di letteratura_, vol. III, pag. 345 e segg., Firenze, Le Monnier, 1862) riproduce i due discorsi l'uno accanto all'altro, osservando che «leggendo il Machiavelli.... si sente.... che si recò alla memoria la feroce orazione che in Sallustio volge Catilina, ecc.». E quasi per rispondere anticipatamente alla osservazione del Tommasini aggiunge: «diresti che tutto quel furore d'eloquenza turbolenta gli si travasasse nella mente, e tuttavia nessun vestigio d'imitazione si scorge». E quanto allo spirito pagano che io ho trovato nel discorso, si faccia attenzione alle parole: «nè coscienza, nè infamia vi debbe sbigottire»; ed a quelle che seguono poco dopo: «e della coscienza noi non dobbiamo tener conto, perchè dove è, come è in noi, la paura della fame e della carcere, non può nè debbe quella dell'inferno capere.» Esse ricordano quelle già tante volte ripetute nel Rinascimento — che bisogna preferire la salute della patria alla salvezza dell'anima. — E così le une come le altre non sono certo espressione di spirito cristiano. Senza ammettere il rivivere dello spirito pagano nel Rinascimento, non è possibile farsi un'idea chiara di quell'epoca. Ma questo è ben diverso dal «rivendere il Machiavelli per idoleggiatore del Paganesimo, come se tornare al Politeismo fosse possibile» (Tommasini, II, 704).
[341] _Opere_, vol. I, pag. 165-7.
[342] _Opere_, vol. I, pag. 173-4.
[343] Ne parlano Marchionne di Coppo Stefani nella rubrica 795, e l'Aretino in principio del lib. IX. Per altre notizie intorno al _Tumulto dei Ciompi_, si legga il bel lavoro pubblicato con questo titolo dal prof. CARLO FALLETTI FOSSATI nel vol. I delle _Pubblicazioni del R. Istituto di Studi Superiori in Firenze_ (Sezione di Filosofia e Filologia): Firenze, Successori Le Monnier, 1875. Una 2ª ediz. ne fu pubblicata a Siena, nel 1882. Nel cap. IV, § III, l'autore narra il fatto di ser Nuto, secondo autentiche relazioni edite e inedite, e viene alle medesime nostre conclusioni. Vedi anche CORAZZINI, _I Ciompi, Cronache e Documenti_: Firenze, Sansoni, 1888.
[344] Il Tommasini (II, 255, e nota 3; 257 e nota 5) non approva ciò che io dico del ritratto che il Machiavelli ci ha lasciato di Michele di Lando, e meno ancora approva l'allusione al Valentino. Il Machiavelli afferma che Michele di Lando, per evitare gli eccessi di una rivoluzione, e dare in qualche modo sfogo all'ira dal popolo, lo spinse a trucidare ser Nuto bargello, e indirettamente lo loda di avere così evitato un male maggiore. Ora nessuno dei cronisti o storici contemporanei (come lo stesso Tommasini ne conviene) attribuisce questo atto a Michele. Esso, può ben dirsi, è pura invenzione del Machiavelli; e somiglia molto a ciò che egli disse del Valentino quando fece ammazzare Ramiro d'Orco. Il Machiavelli, che spesso è insuperabile nell'indagare lo spirito e le leggi della storia, non è sempre sicuro nell'affermazione dei fatti particolari e minuti, come, a cominciare dall'Ammirato, fu più volte osservato e provato coi documenti, come più volte abbiamo avuto occasione di provare anche noi.
[345] _Opere_, vol. I, pag. 177-8.
[346] Vedi a questo proposito ciò che di lui dice il Fossati Falletti nel lavoro più sopra citato.
[347] Abbiamo più sopra citato le rubriche.
[348] Vedi MACHIAVELLI, pag. 180, e ARETINO, edizione italiana, pag. 478; M., pag. 182, e A., pag. 484, 489 e 490; M., pag. 183, e A., pag. 490; M., pag. 184, e A., pag. 491; M., pag. 186, e A., pag. 491; M., pag. 188 e 189, e A., pag. 506; M., pag. 192, e A., pag. 566. Qui il Machiavelli si è qualche volta valso anche di altri storici, e lo accenna egli stesso a pag. 193. Fra questi storici bisogna porre la _Cronica_ di Piero Minerbetti, che va dal 1385 al 1409.
[349] _Opere_, vol. I, pag. 191.
[350] Esse promettono d'arrivare fino al 1450, ma in realtà si fermano al 1440. Più tardi, in un altro lavoro, che l'editore chiama la _Seconda Storia_, il Cavalcanti narrò gli avvenimenti seguiti dal 1440 al 1447. Egli era un uomo credulo e fantastico, esaltato dalla filosofia platonica, di poco ingegno, e cattivo scrittore. Grande ammiratore di Cosimo dei Medici, che pur qualche volta biasima, il Cavalcanti scrisse le sue _Istorie fiorentine_ in prigione, dove fu chiuso per non aver pagato le imposte. La sua opera venne pubblicata da Filippo Polidori in due volumi, con appendice di documenti: Firenze, Tipografia all'insegna di Dante, 1838 e 1839.
Il GERVINUS nei suoi _Historische Schriften_, dopo aver paragonato le storie manoscritte del Cavalcanti, con quelle a stampa del Machiavelli, rimproverò gl'Italiani di non aver ancora pubblicato le prime, quando pur perdevano il loro tempo a studiare e pubblicare manoscritti letterarî, da cui potevano cavar solo frasi e parole per la Crusca. Il rimprovero non era del tutto immeritato, ma l'illustre storico tedesco avrebbe dovuto anche osservare più cose, di cui tacque. Egli, che era stato in Firenze e che pubblicava il suo lavoro nel 1833 in Germania, doveva ricordarsi che già molto prima di lui il canonico Domenico Moreni, in una _Lettera bibliografica_ al canonico Carlo Ciocchi (Firenze, Ciardetti, 1803, a pag. 12 e 13), aveva raccomandato la pubblicazione delle _Istorie_ del Cavalcanti, delle quali parlò poi nella sua _Bibliografia storico-ragionata della Toscana,_ pubblicandone nel 1821 la parte più importante, in un volume in-8º, intitolato: _Della carcere, dell'ingiusto esilio e del trionfale ritorno di Cosimo Padre della Patria, tratto dall'Istoria fiorentina manoscritta di Giovanni Cavalcanti_: Firenze, Magheri, 1821. E nella prefazione a questo volume (pag. XXVII-XXVIII), lo stesso Moreni sin d'allora notava quello che il Gervinus credeva essere stato il primo a scoprire: «Questa istoria, sebbene in fatto di lingua, come abbiam veduto, la sia difettosa, servì, e ciò non è stato da chicchessia avvertito, di norma e di scorta al Machiavelli per la sua storia, siccome può ciascuno facilmente osservare da sè medesimo, purchè il voglia, senza che noi ne arrechiamo di sì fatta nostra osservazione riscontro o esempio alcuno.»
La _Seconda Storia_ è la meno importante e la peggio scritta. Il Polidori ne pubblicò la parte principale in forma di libro aggiunto. In appendice dette ancora alcuni brani di un'altra opera del Cavalcanti, la quale tratta di politica o piuttosto di morale, e non ha valore. Questa _Seconda Storia_ fu scritta fuori di carcere, come l'autore ricorda sin da principio. E dopo tutto quello che abbiam detto, dobbiamo ora aggiungere, che i rimproveri del Gervinus non furono inutili, perchè spinsero anch'essi il Polidori a pubblicare in Firenze una buona e compiuta edizione delle _Istorie_ del Cavalcanti.
[351] _Opere_, vol. I, pag. 203-6.
[352] Vedi _Opere_, vol. I, pag. 206 e 209, e CAVALCANTI, _Storie_, vol. I, pag. 6.
[353] CAVALCANTI, _Istorie Fiorentine_, vol. I, pag. 59-64.
[354] AMMIRATO, _Storie_, lib. XVIII in fine.
[355] _Opere_, vol. I, pag. 211.
[356] _Ibidem_, pag. 211-212.
[357] Ecco infatti il discorso del Cavalcanti: «Ora saziatevi, lupi famelici, i quali sareste crepati se questa città si fosse un poco riposata. Voi sempre andate cercando nuove guerre, innecessarie cagioni e abominevoli ingiurie: voi incominciaste insino alla guerra del Re, non avendo riguardo nè alle sue ragioni, nè ai benefizî de' suoi passati. Ora saziatevi di noi, pascetevi di queste misere carni; altro non ci avete lasciato da vivere con le nostre famiglie. «Voi cercate sempre guerra, e poi come voi le governate, voi stessi vel vedete.... A chi ricorrete? Quale aiuto vi scamperà dalle forze de' vostri nimici? Con quale arme difenderete la vostra ingrata superbia? I regi di Puglia non ci sono, se non questa madonna Giovannella, la quale avete piuttosto fatta sottomettere a sì barbara gente, che porre silenzio a un sì vile saccomanno.... Chi fia ora il vostro soccorso? Papa Martino, che tanto sfacciatamente sofferivate che i vostri figliuoli così piccolo pregio lo stimassino? Non sapete voi che le loro canzoni dicevano: Papa Martino non vale un quattrino, e Braccio valente che vince ogni gente? Voi non credevate mai di persona aver bisogno. Del lione si legge che una volta gli abbisognò il topo. Ove correrete per il vostro scampo? Ora pigliate le guerre, e fate i Dieci, e dite che fanno terrore al nemico; or fate queste vostre pensate, pazze e non considerate con nulla ragione, ecc.». CAVALCANTI, vol. I, lib. II, cap. 21, pag. 65-67.
[358] _Opere_, vol. I, pag. 215. Per dare un altro esempio dello scrivere del Cavalcanti, citiamo il primo periodo del suo discorso: «Molto mi rallegro e grandissimo conforto m'è, signori militi e spettabili cittadini, vedervi in questo tempio, in così magnifica rotondità di circolo in verso di me riguardanti ed attenti, per aumentare il bene e l'onore della nostra Repubblica.» CAVALCANTI, _Storie fiorentine_, vol. I, lib. III, pag. 74. Il discorso continua sino alla pag. 90 sempre allo stesso modo.
[359] _Opere_, vol. I, pag. 215-17; CAVALCANTI, vol. I, lib. III, cap. 3 e 5.
[360] _Opere_, pag. 224; CAVALCANTI, lib. IV, cap. 8 e 9; lib. V, cap. 1.
[361] _Opere_, vol. I, pag. 225; CAVALCANTI, vol. I, lib. V, cap. 3, 4 e 5.
Ecco come il Cavalcanti (cap. 3) incomincia a parlar della morte di Giovanni de' Medici: «Due topi, uno nero e uno bianco, avendo rose le barbe di quel pomo che alimentato aveva l'ottimo cittadino Giovanni de' Medici, cominciò forte a piegare le sue cime verso la dura terra. Per questa cotale infermità conobbe Giovanni che la vita sua voleva gli umori umidi e frigidi all'acqua riducere, e il suo fiato all'aria tramischiare, le carni alla terra rendere, e così il caldo, con le cose secche, al fuoco restituire.» Il Polidori crede che i due topi, bianco e nero, significhino il giorno e la notte, cioè il tempo omai trascorso, o forse anche il piacere ed il dolore.
[362] _Opere_, vol. I, pag. 235. Nel Cavalcanti il discorso, invece, è fatto non dai Seravezzesi, ma dalla plebe fiorentina, e comincia: «Noi sapevamo che lupo non partorì agnello; e però di costui non dovevamo noi pensare che, essendo di sì vituperosa gente disceso, ch'e' fosse di disguagliante natura dai suoi genitori, e sanguinario, ecc.» CAVALCANTI, lib. VI, cap. 11.
[363] _Opere_, vol. I, pag. 236-7; CAVALCANTI, lib. VI, cap. 13 e 14. Secondo il Machiavelli i due commissarî andarono contemporaneamente al campo, e pare che così fosse. Secondo il Cavalcanti invece l'Albizzi fu mandato a sostituire il Gianni. Tutto quello che il Cavalcanti dice poi contro quest'ultimo, e che il Machiavelli copia, si può affermare che è per lo meno assai esagerato. Vedi GINO CAPPONI, _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. I, pag. 496 e segg., e le _Commissioni_ di RINALDO DEGLI ALBIZZI, pubblicate dalla Deputazione di Storia Patria, in tre volumi: Firenze, 1867, 1869, 1873.
[364] Il Machiavelli, parlando di questa visita del Barbadori all'Uzzano, dice che «lo andò a trovare a casa, dove tutto pensoso in un suo studio dimorava.» _Opere_, vol. I, pag. 244. Il Cavalcanti dice che «Niccolò era da umana compagnia tutto solo nel suo scrittoio, e gravissime confusioni se li ravviluppavano per la mente.... Della mano aveva fatto piumaccio dal mento alla guancia, ecc.» Vol. I, lib. VII, cap. 6, pag. 380.
[365] _Opere_, vol. I, pag. 244-48. Ecco come il discorso comincia nel Cavalcanti: «Niccolò, Niccolò Barbadori, volesse Dio che ragionevolmente tu fossi chiamato Barba argenti! perocchè significherebbe uomo antico e veterano, nei quali si trova vero giudicio e ottima prudenza.» Vol. I, lib. VII, cap. 8, pag. 382.
[366] Anche qui il Machiavelli imita il Cavalcanti, il quale scrive: «noi non siamo nè d'animo nè di volere l'uno quello che l'altro» (lib. VII, cap. 8, pag. 383); e poi accenna anch'egli alle molte discordie fiorentine, nelle quali i nobili ebbero sempre la peggio.
[367] «Che colpa o che cagione si può opporre a quest'uomo, che il popolo stia queto al suo disfacimento? ecc.» CAVALCANTI, vol. I, pag. 386.
[368] «Anderanne tutto buono, e tornerà tutto di diversi modi; perocchè fia costretto da necessarie cagioni mutare natura e costumi, per la iniquità del suo cacciamento, passando ogni giusto modo di vivere politico. E non tanto per lui, quanto che e' fia indotto dagli stimoli degli uomini malvagi; perocchè ne anderà libero, e tornerà obbligato a ciascuno dell'arrabbiata setta, ai quali, pel beneficio che avrà ricevuto da loro, in averlo richiamato nella patria, fia costretto da necessità grata a promettere, o ad operare che le coloro iniquità abbiano compimento.» CAVALCANTI, vol. I, lib. VII, cap. 8, pag. 386.
[369] _Opere_, vol. I, pag. 248. Il CAVALCANTI dice: «E' non erano sì tosto tratti gli uffizi principali, che per la Città si teneva conto quanti ve n'era dell'una parte e quanti dell'altra.... E' non era mai tratta di Signori, che tutta la Città non istesse sollevata, ecc.» vol. I, pag. 494. «E non era caso innanzi ad alcuno officio, per giusto od ingiusto, o per utile o dannificio, che da' cittadini in gara non fusse messo: e così la poverella città era governata.» _Ibidem_, pag. 495.
[370] _Opere_, vol. I, pag. 248; CAVALCANTI, vol. I, lib. IX, cap. 3.
[371] Lo stessissimo pensiero trovasi nel CAVALCANTI, vol. I, pag. 503.
[372] E nel CAVALCANTI: «Noi con segreto modo ci forniremo di fanti, avvisandoti che tutti gli antichi del reggimento t'adorano a giunte mani. Egli hanno sotto le mantella l'armi prese, per difendere la giustizia.» vol. I, pag. 504. «Non dubitare di nulla e massimamente della plebe, perocchè dove non è capo, ogni moltitudine è perduta.... Piglia l'esempio da messer Giorgio Scali.» _Ibidem_, pag. 505. «Ancora, le ricchezze non fieno a lato a cui le possa spendere; però ch'elle gli fieno negate, quando lo avrete nella vostra forza.... Tu ne sarai glorificato da tutta la Città; gli scrittori ti glorificheranno di gloria e di fama.» _Ibidem_, pag. 506.
[373] _Opere_, vol. I, pag. 253-60; CAVALCANTI, vol. I, lib. IX, cap. 23, 24, 25 e 28; lib. X, cap. 1, 2, 3, 4, 5 e 19.
[374] Nel MACHIAVELLI (Opere, vol. I, pag. 259) l'Albizzi dice: «Ma io più di me stesso che di alcuno mi dolgo, poi che io credetti, che voi che eri stato cacciato dalla patria vostra, poteste tener me nella mia.» E nel CAVALCANTI (vol. I, pag. 608): «Io mi dolgo bene di me medesimo di fidarmi, sotto le tante promesse, di cui è stato insufficiente ad aiutare sè medesimo, conciossia cosa che chi è impotente per sè, mai non fia potente per altrui.»
[375] _Opere_, vol. VIII, pag. 165, lettera LIII.
[376] _Opere_, vol. II, pag. 1-4.
[377] Il Machiavelli dice che lo Sforza ed il Fortebracci andarono a guerreggiare nello Stato della Chiesa, per proprio conto, non sapendo vivere senza far guerra; ma la verità è che furono in segreto mandati da Filippo Maria Visconti. Parla (_Opere_, vol. II, pag. 5), fra le altre cose, d'un accordo seguito tra lo Sforza ed il Fortebracci, per opera del Visconti, che non fu mai paciere, ma suscitatore di guerre fra di loro. Dice che lo Sforza, per mostrar disprezzo al Papa, scriveva le sue lettere con la data: _Ex Girifalco nostro firmiano, invitis Petro et Paulo_ (_Opere_, vol. II, pag. 5); ma queste parole non si trovano, che io sappia, in nessun documento, nè sono ricordate da altri storici. Il Rubieri osserva giustamente che, se anche fossero state adoperate dallo Sforza, ciò poteva avvenire solo più tardi di quel che suppone il Machiavelli, perchè negli anni 1433-35 lo Sforza non aveva nessuna ragione d'essere scontento del Papa. E. RUBIERI, _Francesco I Sforza, Narrazione storica_: Firenze, Success. Le Monnier, 1879, volumi due. Vol. I, pag. 225, nota 2, e pag. 342, nota 2.
[378] _Opere_, vol. II, pag. 8; CAVALCANTI, lib. X, cap. 21-25.
[379] _Opere_, vol. II, pag. 9; CAVALCANTI, lib. X, cap. 20.
[380] Ricordiamo qui le opere di cui il Machiavelli si vale per tali guerre. IOHANNIS SIMONETAE, _Historia de rebus gestis Francisci Primi Sfortiae vicecomitis Mediolanensium ducis_, pubblicato in MURATORI, _Rerum italicarum Scriptores_, vol. XXI; la storia di Flavio Biondo, che, per le guerre fatte nello Stato della Chiesa in questi anni, è la fonte più autorevole (Deca III, cap. 5 e 6); i _Commentarî di Neri di Gino Capponi_ (1419-1456), in MURATORI, _Rerum italicarum Scriptores_, vol. XVIII; la Cacciata del Conte di Poppi dello stesso Capponi, nel medesimo volume del Muratori.
[381] Ecco come incominciò, secondo il CAVALCANTI, il discorso del Duca: «O serenissimi re, o mansuetissimi signori, o illustrissimi cavalieri, voi non siete presi, anzi siete stati pigliatori del nostro amore, ecc.» Vol. II, lib. IX, cap. 5, pag. 11.
[382] _Opere_, vol. II, pag. 11.
[383] _Ibidem_, pag. 11 e seg.; FLAVIO BIONDO, Deca III, lib. VII, pag. 503 e seg.
[384] Si paragonino le parole con cui il MACHIAVELLI (_Opere_, vol. II, pag. 37-40) narra le accoglienze fatte al Capponi nel Senato veneto, con la narrazione che dello stesso fatto ci dà il Capponi nei suoi _Commentarî_ (MURATORI, _Rer. ital._, vol. XVIII, col. 188-89). Anche dalla descrizione delle varie strade che poteva prendere lo Sforza, si vede che il Machiavelli segue il Capponi. Poco più oltre il Capponi (col. 190, D) parla della rotta data dallo Sforza al Piccinini presso Brescia, e narra che questi fuggì attraverso il campo, facendosi portare da uno Schiavone. Ed il MACHIAVELLI (vol. II, pag. 44), per rendere il racconto più fantastico, dice che il Piccinini aveva un servitore tedesco assai robusto, cui persuase di metterlo in un sacco, e, come se portasse arnesi di guerra, menarlo attraverso il campo nemico, che era senza guardia, e così salvarlo. Il Tedesco, «levatoselo in spalla, vestito come saccomanno, passò per tutto il campo senza alcuno impedimento, tanto che salvo alle sue genti lo condusse.»
[385] Deca IV, lib. I, pag. 563 e seg.
[386] _Opere_, vol. II, pag. 65-66.
[387] CAPPONI, _Commentari_, col. 1195.
[388] BIONDO, ecc., nell'unico libro della Deca IV.
[389] POGGII, _Historia florentina_, lib. VII, pag. 349: Venetiis, 1715. Vedi anche GINO CAPPONI, _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. II, pag. 23 e nota 1.
[390] In quest'ultima parte del lib. V (_Opere_, vol. II, pag. 60 e seg.), il Machiavelli si vale non solo dei _Commentarî_ del Capponi (Vedi _Commentari_, col. 1194, C, D); ma anche della _Cacciata del Conte di Poppi_, scritta dallo stesso, e pubblicata dal Muratori dopo dei _Commentari_. In essa (MURATORI, vol. XVIII, col. 1220) si trova il discorso fra il conte di Poppi ed il Capponi, riferito pure dal MACHIAVELLI (_Opere_, vol. II, pag. 69). Colla battaglia d'Anghiari finisce la storia di L. Aretino. Il Cavalcanti senza narrare la battaglia d'Anghiari, salta alla morte dell'Albizzi. I fatti intermedi si trovano, in parte solamente, narrati da lui nei frammenti a stampa di quella che il Polidori chiamò _Seconda Storia_.
[391] _Opere_, vol. II, pag. 81-3.
[392] CAVALCANTI, vol. II, pag. 161; _Opere_, vol. II, pag. 82-84.
[393] _Storia fiorentina_, nel volume III delle _Opere inedite_, pag. 8.
[394] _Historia de rebus gestis Fr. Sfortiae_, etc., in MURATORI,