Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. II
volume VIII; lettera XXX del Machiavelli in data del 25 febbraio
1513/4.
[358] L'Arbitrio e la Decima erano imposte diverse.
[359] _Opere_, vol. VIII; lettera XXXI, del 16 aprile 1514.
[360] Fu pubblicata prima dal PASSERINI nel giornale fiorentino lo _Statuto_, poi nelle _Opere_: Firenze, Usigli, 1857, pag. 1146, in nota.
[361] _Opere_, vol. VIII; lettera XXXIII, del 10 giugno 1514.
[362] _Ibidem_, lettere XXXIV e XL, del 3 agosto 1514 e 31 gennaio 1514/5.
[363] VETTORI, _Sommario_, pag. 300-3.
[364] VETTORI, _Sommario_, pag. 304; CREIGHTON, _History of the Papacy_, vol. IV, lib. V, cap. XVIII; NITTI, _Leone X e la sua politica, secondo documenti e carteggi inediti_. Firenze, Barbèra, 1892. Il Nitti riconosce pienamente il carattere doppio di Leone X, ma con nuove indagini e con molto acume cerca dimostrare, che la politica di questo Papa fu assai male giudicata da coloro che la credettero mossa soprattutto dal desiderio di far principi di nuovi Stati Giuliano e Lorenzo, di rendere in ogni modo potente la propria famiglia. La sua politica fu invece, secondo il Nitti, guidata principalmente dal desiderio di assicurare lo Stato della Chiesa. Ammettendo che si sia da alcuni esagerato a danno del Papa, è pur certo che il rendere potente in Italia la propria famiglia, fu, secondo tutti i contemporanei, desiderio ardentissimo di Leone X, il che non esclude punto che suo principale desiderio fosse anche quello di assicurare lo Stato della Chiesa. L'una cosa anzi poteva spesso aiutar l'altra. Ma che in alcuni casi l'interesse pubblico venisse a soffrirne, e restasse di necessità sacrificato a quello della famiglia, ci par difficile negarlo addirittura.
[365] _Opere_, vol. VIII; lettera XIII, del 9 aprile 1513.
[366] _Opere_, vol. VIII; lettera XVI, del 21 aprile 1513.
[367] In altra lettera del 16 maggio 1514 esprime, a proposito dei principi, una simile opinione: «Compare mio, io so che questi re e questi principi sono uomini come voi ed io, e so che noi facciamo di molte cose a caso, e di quelle che c'importano bene assai, e così è da pensare che facciano loro.» _Opere_, vol. VIII; lettera XXXII, pag. 118.
[368] _Opere_, vol. VIII; lettera XVII, pag. 46-55. Nelle edizioni mancano alcuni versi in fine, e quindi anche la data e la firma. Tutto ciò si ritrova nel Codice Ashburnham 639 (Biblioteca Laurenziana), e fu pubblicato dal Tommasini (II, 86, nota 1). La lettera ha la data: _Florentia, die 29 aprilis 1513_, ed è firmata: _Vº compare N. Mac_. Nel Cod. Ash. manca invece il principio, che si trova nelle stampe.
[369] _Ibidem_, lettera XVIII, del 20 giugno 1513.
[370] _Opere_, vol. VIII; lettera XX (del Vettori), in data 27 giugno 1513.
[371] _Ibidem_, lettera XXI, pag. 66. Quello che qui dice il Vettori, si connette anche con lo strano disegno attribuito all'Imperatore di volersi far Papa.
[372] _Ibidem_, lettera XXI (del Vettori), in data 12 luglio 1513.
[373] _Opere_, vol. VIII; lettera XVIII, del 20 giugno 1513.
[374] Federigo d'Aragona morto in Francia nel 1504.
[375] _Opere_, vol. VIII; lettera XXII (del Vettori), in data 5 agosto 1513.
[376] _Opere_, vol. VIII; lettera XXIII, del 10 agosto 1513.
[377] _Opere_, vol. VIII; lettera XXIV (del Vettori), 20 agosto 1513.
[378] _Opere_, vol. VIII; lettera XXV, del 26 agosto 1513.
[379] _Opere_, vol. VIII; lettera XXXV (del Vettori), 3 dicembre 1514.
[380] _Ibidem_, lettera XXXVII. Di questa lettera si trovava a Siena un'antica copia manoscritta, in casa del sacerdote Toti (ora vescovo a Pienza), con la data: _20 dicembre 1514, more florentino_. Il manoscritto sembrò del secolo XVI al prof. Carlo Falletti, cui ne dobbiamo la notizia. La stessa data trovasi ripetuta anche nel noto codice (LVII, 47, a pag. 117) della biblioteca Barberini di Roma. Deve però essere errata, invece del 10 dicembre, perchè il Vettori scriveva il 15 d'aver ricevuto la lettera il 14. _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 31.
[381] _Ibidem_, lettera XXXVIII, del 20 dicembre 1514.
[382] _Opere_, vol. VIII; lettera XXXIX, anch'essa del 20 dicembre.
[383] Lettere del Vettori in data del 15 e 30 dicembre 1514; _Carte del Machiavelli_, cassetta V, n. 31 e 32. Vedi _Appendice_, doc. XXI.
[384] È ben noto che il trattato con questo titolo, attribuito a San Tommaso, solo in parte è suo. Vedi fra gli altri molti, FRANCK, _Réformateurs et publicistes_, Paris, M. Lévy, 1864, pag. 39 e segg.
[385] Egidio Colonna compose anch'egli un'opera intitolata _De Regimine principum_, che fu scritta a richiesta del principe ereditario di Francia, il quale fu poi Filippo il Bello. In essa però l'autore non si occupò nè dell'Impero, nè della Chiesa, ma della Monarchia ossia del Regno, e sostiene il potere assoluto del principe sui suoi sudditi.
[386] Vedi il bel libro di JAMES BRYCE, _The holy Roman Empire_. London, Macmillan, 1866. Ivi, a pag. 291, l'autore osserva: «With Henry the Seventh ends the history of the Empire in Italy, and Dante's book is an epithaph, instead of a prophecy.» — Vedi anche, nei miei _Scritti varî_ (Bologna, Zanichelli, 1912) _Il De Monarchia di Dante Alighieri_.
[387] È singolare che GIUSEPPE FERRARI, nel suo _Corso sugli scrittori politici italiani_ (Milano, Manini, 1862), pur cercando d'esaltare anche esageratamente tutti coloro che difesero le idee ghibelline, non parli affatto di Marsilio da Padova, che ne fu il principale sostenitore.
[388] Il NEANDER, discorrendo dell'opera di Marsilio, dice: «Dieses in der That epochemachende Werk.» _Allgemeine Geschichte der christhlichen Religion und Kirche_, vol. XI, pag. 32. Giudizio non molto diverso esprimono altri scrittori tedeschi.
[389] Di ciò parlano il BEZOLD ed il RIEZLER nelle opere che si troveranno citate più avanti.
[390] Fra quelli che hanno ragionato con maggiore autorità ed esattezza degli scrittori qui sopra menzionati, e delle questioni che hanno attinenza colle loro principali opere, sono da consultare i seguenti: A. FRANCK, _Réformateurs et publicistes de l'Europe_. Paris, 1864. SIGMUND RIEZLER, _Die literarischen Widersacher der Päpste zur Zeit Ludwig des Baiers_. Leipzig, 1874. F. VON BEZOLD, _Die Lehre von der Volkssouveräinität, während des Mittelalters_, nell'_Historische Zeitschrift_ di H. VON SYBEL, anno VIII, fasc. IV. München, 1876. Vedi anche il primo volume dell'opera di ROBERTO MOHL, _Die Geschichte und Literatur der Staatwissenschaften_, in tre volumi. Erlangen, 1853-58. Il GREGOROVIUS, nella sua _Storia di Roma_, ha pure importanti osservazioni e notizie. Citiamo finalmente una tesi di laurea presentata da PAOLO E. MEYER alla Facoltà di teologia protestante di Strasburgo, il 25 maggio 1870: _Étude sur Marsile de Padoue_. Strasbourg, Silbermann, 1870. Questa tesi contiene una esatta esposizione degli scritti di Marsilio, dei quali il Meyer non par grande ammiratore. Egli pone sopra tutto in evidenza come Marsilio, nel sottomettere la Chiesa allo Stato, non distingua le loro diverse attribuzioni nè il loro scopo. — Vedi anche SCADUTO, _Stato e Chiesa negli Scritti politici dalla fine delle lotte per le investiture fino alla morte di Lodovico il Bavaro_ (1022-1447). Firenze, Successori Le Monnier, 1882. B. LABANCA, _Marsilio da Padova_. Padova, 1882.
[391] _La Legazione di Spagna_ (1512-13), nelle _Opere inedite_ di F. GUICCIARDINI, vol. VI.
[392] Non molto diversa risposta ricevette il De Amicis (come racconta nel suo libro sulla Spagna) da uno Spagnuolo che fu da lui interrogato: La nazione è bella, gli rispose, ma non sa governarsi.
[393] _Relazione di Spagna_, nelle _Opere inedite_, vol. VI, pag. 271-297.
[394] _Opere inedite_, vol. I. _Ricordi_ LXXVII e CCLXXIII.
[395] _Ibidem, Ricordo_ CXLII.
[396] _Opere inedite_, vol. X, pag. 89. Queste parole furono scritte, come ivi è notato: _In Spagna l'anno 1513_.
[397] _Opere inedite_, vol. II, pag. 262 e seg.
[398] _Ibidem_, pag. 263.
[399] _Ibidem_, pag. 267.
[400] _Opere inedite_, vol. II, pag. 270 e 271.
[401] _Ibidem_. pag. 272.
[402] _Opere inedite_, vol. II, pag. 303-4.
[403] GIANNOTTI, _Opere_, volumi due: Firenze, Le Monnier, 1850.
[404] _Opere inedite_, vol. II, pag. 311-312.
[405] _Ibidem, Discorso_ IV, pag. 316-24.
[406] Opere inedite, vol. II. pag. 1-223.
[407] _Ricordi di Gino di Neri Capponi_ in _Rerum Italicarum Scriptores_, vol. XVIII: Mediolani, 1731, col. 1149: «Fate de' Dieci della Balìa uomini pratichi, e che amino il Comune più che il loro proprio bene e che l'anima.» Il buon Muratori trova che queste parole _impietatem sapiunt_, e però vorrebbe credere che _anima_ qui stia «ad significandam aut, more Hebraeorum, _vitam_, aut intensiorem et delicatiorem illam animae curam.» Praef. col. 1101. Ma le stesse parole, nel loro vero e chiaro significato, secondo cui le intende il Guicciardini, si trovano ripetute anche nelle _Storie_ del MACHIAVELLI.
[408] _Opere inedite_, vol. II, pag. 210-12.
[409] _Opere inedite_. vol. I. _Ricordi_ VI, CCLVII e CCCXLIII.
[410] _Ibidem, Ricordo_ XXXV.
[411] _Opere inedite_, vol. I. _Ricordo_ CXVII.
[412] _Ibidem, Ricordo_ CX.
[413] _Ibidem, Ricordo_ CCCXXXVI.
[414] _Ibidem, Ricordi_ XXX e XXXI.
[415] _Opere inedite_, vol. I. _Ricordo_ XLVIII. Tutto il ricordo è ripetuto nel trattato _Del Reggimento di Firenze_, a pag. 211.
[416] _Ibidem, Ricordo_ CVII. Anche il Vettori, dopo aver detto che il governo dei Medici era tirannico, aggiunge che «a parlare libero, tutti i governi sono tirannici.» Al quale proposito è notevole ciò che scrive di quello di Francia (allora assai lodato da molti), perchè sembra anticipare le osservazioni dei migliori storici moderni sulle origini della Rivoluzione francese. «Non resta però che sia una grande tirannide che li gentiluomini abbino l'arme, e li altri no; non paghino gravezza alcuna, e sopra li poveri villani si posino tutte le spese; che vi siano parlamenti nelli quali le liti durino tanto che li poveri non possino trovare ragione; che vi sia in molte città canonicati ricchissimi, de' quali quelli che non sono gentiluomini, sono esclusi.» (_Sommario_, pag. 294).
[417] _Ibidem, Ricordo_ CCCXLVI.
[418] _Opere inedite, Ricordo_ CCXLII.
[419] _Ibidem, Ricordi_ CIV e CCLXVII.
[420] _Ibidem, Ricordi_ CXVIII e CCCXXVII.
[421] _Ibidem, Ricordo_ XXXIV.
[422] _Opere inedite, Ricordo_ XXXVII.
[423] _Ibidem, Ricordo_ XXVIII.
[424] _Ibidem. Ricordi_ CCXXXVI, CCCLVI.
[425] _Nuovi saggi critici_ di FRANCESCO DE SANCTIS: Napoli, Morano, 1872, pag. 203-228. Vedi anche _Une autobiographie de Guichardin d'après ses œuvres inédites_, lavoro pubblicato dal prof. A. GEFFROY nella _Revue des Deux Mondes_, 1 février 1874. Il libro del signor E. BENOIST, _Guichardin historien et homme d'état italien au XVI^e siècle_ (Paris. 1862), fu pubblicato prima che fossero stampate la più parte delle _Opere inedite_, e non poteva perciò avere gran valore. Recentemente il signor CARLO GIODA ha pubblicato un grosso volume: _Guicciardini e le sue opere inedite_: Bologna, Zanichelli, 1880. L'autore dà in esso un sunto ed una esposizione assai minuta delle _Opere inedite_.
[426] Vedi la lettera XXVI nelle _Opere_, vol. VIII, pag. 93 e segg. In essa il Machiavelli, dopo aver detto all'amico Vettori come aveva composto il suo lavoro, aggiunge: «Filippo Casavecchia l'ha visto; vi potrà ragguagliare della cosa in sè, e de' ragionamenti ho avuti seco, ancorchè tutta volta io lo ingrasso e ripulisco.» Questa celebre lettera fu trovata nel codice LVIII, 47 della biblioteca Barberini di Roma, dove ha la data del 10 ottobre 1513, come nella prefazione (a pag. XXXVII) notarono gli editori delle _Opere_, che primi la pubblicarono, e come abbiamo noi stessi riscontrato. Ma essi poi, senza dirne il perchè, la stamparono invece con la data del 10 dicembre, e noi crediamo che abbiano avuto ragione. Francesco Vettori, nella sua del 24 dicembre, dice, la prima volta, d'averla ricevuta, e in una del 23 novembre, dice che l'ultima lettera del Machiavelli da lui ricevuta è quella del 26 agosto, nella quale si narra la favola del leone e della volpe. Vedi _Appendice_, doc. XXI.
[427] L'opera non ha una vera e propria conclusione. Il Giunta, nella edizione del 1543, dice che il Machiavelli andava tuttavia correggendo il suo lavoro, e voleva portarvi nuove modificazioni.
[428] Il secondo capitolo del _Principe_ incomincia: «Io lascerò indietro il ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne ragionai a lungo. Volterommi solo al principato, ecc.» _Opere_, vol. IV. pag. 2. E anche i _Discorsi_ citano più volte il _Principe_. Nel capitolo I del libro II troviamo: «Sarebbesi da mostrare a questo proposito il modo tenuto dal popolo romano nello entrare nelle provincie d'altrui, se nel nostro trattato dei principati non ne avessimo parlato a lungo, perchè in quello questa materia è diffusamente disputata.» _Opere_, vol. III, pag. 183. Nel cap. XIX del libro III, dopo aver detto che il principe deve guardarsi più dalla rapina della roba altrui che dal sangue, il Machiavelli aggiunge: «Come in altro trattato sopra questa materia s'è largamente discorso.» _Ibidem_, pag. 377. Nel capitolo XLII del libro III, dopo aver detto che i principi non osservano le promesse, quando mancano le cagioni che fanno promettere, continua: «Il che se è cosa laudabile o no, o se da un principe si debbono osservare simili modi o no, largamente è dimostrato da noi nel nostro trattato del _Principe_; però al presente lo taceremo,» pag. 437.
Il signor CARLO GIODA (_Machiavelli e le sue opere_, Firenze, Barbèra, 1874), a pag. 292, parlando della citazione che nel _Principe_ si fa dei _Discorsi_, dice: «Questo periodo è stato, secondo l'Artaud, alterato, allorchè i Medici concessero che il libro venisse stampato; eppure non si trova nella copia del 1513, nel qual anno non aveva composto i _Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio_; e dee averlo aggiunto parecchi anni dopo, cioè dopo averlo _ingrassato e ripulito_.» Ma io non so dove sia questa copia del 1513, in cui manca il periodo. Non lo dicono l'Artaud, nè il Gioda, nè altri. (Vedi ARTAUD, _Machiavelli, son génie_, etc., vol. I, pag. 285, nota 1). Del resto l'Artaud, cui si riferisce il Gioda, non ha nè molta autorità, nè molta esattezza. Le due più antiche copie del _Principe_, che ad alcuni sembrarono di mano del Buonaccorsi, si trovano, una nella Laurenziana (Plut. XLIV, cod. 32), l'altra nella Riccardiana (cod. 2603), e contengono ambedue il periodo citato. La prima lo ha in questa forma: «Io lascerò indrieto el ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne ragionai ad lungo.» La seconda dice: «Io lascerò indreto el ragionare delle repubbliche, perchè altra volta ne parlai a lungo.» Un'altra copia assai antica, che si trova nella Barberiniana di Roma, cod. LVI, 7, contiene del pari lo stesso periodo.
[429] Nel cap. 23 del I libro (pag. 83) dei _Discorsi_, il Machiavelli cita _un freschissimo esempio del 1515_. Nel cap. 10 del II libro (pagina 213) parla della guerra tra i Fiorentini e il duca d'Urbino, seguìta nel 1517, ed osserva: «_pochi giorni sono_ il Papa e i Fiorentini insieme non avrebbono avuto difficoltà in vincere Francesco Maria, nipote di papa Giulio II, nella guerra d'Urbino.» Nel capitolo XXIV dello stesso libro (pag. 217), parla di Ottaviano Fregoso, che disfece la fortezza di Genova, e che, assalito poi dai nemici, li respinse, il che avvenne nel 1521. Nel cap. 27 del libro III (pag. 396), alludendo alle fazioni che lacerarono Pistoia nel 1501, ed ai provvedimenti allora presi dai Fiorentini, dice: _quindici anni sono_. Queste parole dovrebbero quindi essere state scritte nel 1516. Tutto ciò prova che egli andò per parecchi anni ricorreggendo il suo lavoro.
[430] Il signor KARL KNIES, nel suo scritto intitolato: _Der Pratriotismus Machiavelli's_ (_Preussische Jahrbücher_, fascicolo del giugno 1871), dopo avere osservato, che se il Machiavelli pensò male degli uomini, anche Martino Lutero e la Riforma cominciarono col non avere nessuna fede nella bontà umana, conchiude anch'egli col dire che uno stesso concetto dell'uomo trovavasi allora nella nuova politica e nella religione riformata.
[431] Il Tommasini (II, 38-39) crede invece che il Machiavelli adoperi la parola _virtù_ nel senso in cui l'adoperavano Galeno e i medici quando accennavano alla virtù del farmaco. Ed, insistendo sul paragone colla medicina, dice che chi questo non riconosce non può comprendere il sistema filosofico del Machiavelli. In una nota poi (pag. 39 nota 1) aggiunge: — Il Villari riconosce che pel Machiavelli la parola virtù significa sempre coraggio, energia così nel bene come nel male, ma ha torto di credere che tale significazione abbia soltanto «per lui», che alla virtù cristiana «dà piuttosto il nome di bontà.» —
Non mi fermo qui sopra una questione sulla quale più oltre discorro a lungo. Osservo solamente che il Machiavelli spesso deplorò che la religione cristiana spingesse alla mansuetudine mentre quella dei Greci e dei Romani inculcava invece l'energia ed il patriottismo. Nel Principe (cap. VII) egli parla della _ferocia e virtù_ del Valentino. E io non so che altri molti facciano uso della stessa parola nello stesso significato.
[432] Nella lettera già citata del Vettori, che non era poi un erudito, questi scriveva da Roma al Machiavelli, il 23 novembre 1513 (Vedi _Appendice_, documento XXI), che, per «passar tempo,» aveva raccolto: «Livio con lo epitome di Lucio, Floro, Sallustio, Plutarco, Appiano Alessandrino, Tacito, Svetonio, Lampridio, Sparziano, Erodiano, Ammiano Marcellino e Procopio.»
[433] Fra coloro che si sono recentemente occupati delle fonti antiche del Machiavelli, va citato GEORG ELLINGER, _Die Antiken Quellen der Staatslehre Machiavelli's_. Tübingen, H. Laupp, 1888. Questo autore ha senza dubbio fatto molte ricerche, ed è venuto ad alcuni utili resultati; ma esagerandone l'importanza, ha recato danno al suo lavoro. Spesso infatti sembra attribuire il medesimo valore alle imitazioni di parole o di frasi, ed a quelle di dottrine e di idee. Si aggiunge poi che si ferma a notare non solamente imitazioni che egli stesso crede solo possibili, ma anche espressioni che il Machiavelli potè avere imitate non da uno, ma da molti autori, come potè anche non averle imitate da nessuno, perchè sono di quelle che era difficile allora non adoperare.
Il signor L. ARTHUR BURD, nella edizione da lui fatta del Principe, preceduta da una sua introduzione e da un'altra di Lord Acton, ha, in molte note e comenti, fatto anch'egli assai utili ricerche sulle antiche fonti del Machiavelli. Vedi _Il Principe by Niccolò Machiavelli_, edited by L. ARTHUR BURD. Oxford, at the Clarendon Press, 1891.
[434] Infatti egli, che fu il primo a cercare nel Principe le imitazioni da Aristotele, dice: «Wenn die Wiederholungen aristotelischen Sätze von grosser Merkwurdigkeit sind, so sind die Abweichungen beinahe noch von einer grösseren.» Queste parole si leggono a pag. 169 della sua critica degli storici italiani del secolo XVI, messa in appendice all'opera: _Geschichten der romanischen und germanischen Völker_, pubblicata prima nel 1824, poi nel 1874 a Berlino. Nella seconda edizione il Ranke riconosce, assai più che nella prima, il valore affatto originale e indipendente del _Principe_.
Il BURD che più di tutti ha ricercato nel _Principe_ le imitazioni dagli antichi, conchiude riconoscendone tutta l'originalità: «In any case, the value of _The Prince_ is quite unaffected by its superficial resemblance to ancient writings.» Op. cit., pag. 173.
[435] Il primo a sostener questa opinione fu il Leo, nella prefazione (pagina XX) alla sua traduzione delle lettere del Machiavelli. A proposito degli Svizzeri, dei quali il Machiavelli era grande ammiratore, il Vettori, gli scriveva il 20 agosto 1513: «Se voi leggerete bene la _Politica_ e le repubbliche che sono state, non troverete che una repubblica come quella, divulsa, possa fare progresso.» Al che il Machiavelli rispondeva il 26 dello stesso mese: «Nè so quello si dica Aristotele delle repubbliche divulse; ma io penso bene quello che ragionevolmente potrebbe essere, quello che è, e quello che è stato.» Opere, vol. VIII. pag. 89 e 90. Il Leo da questa risposta deduce, che il Machiavelli non poteva allora aver letto la _Politica_ di Aristotele, altrimenti avrebbe saputo che in essa non si parla, nè poteva parlarsi delle repubbliche divulse, e conclude che il paragone tra Aristotele e Machiavelli (fatto due anni prima, cioè dal Ranke nel 1824): «muss mit Bestimmtheit zurückegewiesen sein.» Vedi, _Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers Niccolò Machiavelli an seine Freunde aus dem Italienischen übersetzt_ von D.^r H. LEO: Berlin, Dümmler, 1826. Ma in verità la conclusione che il Leo tira dalle premesse è arrischiata. Anche avendo letto la _Politica_, poteva il Machiavelli non ricordarsi bene se in essa parlava o no delle repubbliche divulse. Le due lettere provano però che l'opera di Aristotele era allora assai nota e diffusa.
Un altro scrittore più recente, che si è pure occupato delle relazioni fra Aristotele e il Machiavelli, crede che questi abbia conosciuto la _Politica_ solo di seconda mano, non sapendosi altrimenti spiegare come mai egli, che tanto amava citare esempî storici, «non si sia almeno una volta» valso di quelli assai notevoli e adatti che si trovano nella _Politica_. E ne conchiude che, non ostante la somiglianza, «dürfen wir Rankes Behauptung, Aristoteles sei die Quelle für Machiavelli gewesen, nicht für bewiesen halten.» W. LUTOSLAWSKI, _Erhaltung und Untergang der Staatverfassungen nach Plato, Aristoteles und Machiavelli_. Breslau, Koebner, 1888, pag. 132-3.
[436] Basta aprire la _Politica_ di Aristotele per persuadersene. Vedi a questo proposito l'opera: _Die Staatslehre des Aristoteles in historisch-politischen Umrissen_ von prof. WILHELM ONCKEN, zwei Hälfte: Leipzig, Engelmann, 1870 e 1875. È dello stesso autore un opuscolo intitolato: _Aristoteles und seine Lehre vom Staat_. Berlin, 1870.
[437] Queste idee che si posson dire elementari, si trovano nei trattati più noti. Vedi: _Théorie générale de l'État_ par M. BLUNTSCHLI, trad. de M. A. de Riedmatten. Paris, Guillemain, 1877. Nel lib. I, cap. III, l'autore espone l'_Histoire du développement de l'idée de l'État._ E più estesamente ancora ragiona delle differenze che passano fra lo Stato del Medio Evo e quello dei tempi moderni, in un suo discorso: _Ueber den Unterschied der mittelalterlichen und der modernen Staatsidee. Ein wissenschaftlicher Vortrag gehalten zu München, am 5 februar 1855_. München, 1855. Vedi anche: THEODORE D. WOOLSEY, _Political Science or the State theoretically and practically considered_. Part II, chap. I: _Opinions on the Nature and Origin of the State_: London, Sampson Low.
[438] ROBERTO VON MOHL, nel suo eccellente lavoro: _Die Machiavelli-Literatur_, che fa parte della sua grande opera: _Die Geschichte und Literatur Staatswissenschaften_ (Erlangen, Enke, 1855-58, in tre volumi), dopo altre considerazioni sul Machiavelli, aggiunge: «Zweitens aber ist seine Methode eine treffliche. Seit Aristoteles war er wieder der erste, welcher die inneren allgemeinen Gründe der von der Geschichte erzählten, oder von ihm selbst erlebten und beobachteten Thatsachen aufzusuchen sich bemühte, und aus den einzelnen Erscheinungen auf die Ursache schloss. Diess ist allerdings noch nicht vollendete und am wenigsten systematische Wissenschaft, allein es ist die einzig richtige Grundlage für eine Erfahrungslehre, wie diess die Staatskunst ist oder wenigsten sein soll.» Vol. III, pag. 539.
[439] Questo fu assai bene osservato dall'Oncken, che perciò appunto avrebbe, secondo noi, dovuto riconoscere più esplicitamente anche il cammino fatto dalla scienza politica nel Rinascimento.
[440] Il FABRICIUS (4ª ediz.: Amburgo, 1793) cita (III, 309) una edizione s. l. et a. dell'_Etica_, della _Politica_ e dell'_Economia_, tradotte dal Bruni, e dice: _hanc editionem esse forte omnium primam, saltem ante annum 1477, a Io. Mentlim excusam_. Altrove (III, 308) ricorda un'altra edizione: _Aristotel. Politicorum, libri VIII, Leonardo Aretino_ interprete. Florentiae, 1478, in-fol. Dal 1480 al 90 molte nuove edizioni della _Politica_, tradotta dal Bruni e da altri, in diverse lingue, vennero alla luce in Italia e fuori.
[441] _Opere_, vol. III, pag. 1.
[442] _Ibidem_, vol. III, pag. 5.
[443] _Opere_, vol. III, pag. 6-7. L'ELLINGER, pag. 13, 14 e 15, crede che il concetto dell'importanza della storia il Machiavelli l'abbia trovato in Polibio, Dione Cassio, e Isocrate. Poteva aggiungere che si trova anche in Cicerone ed in altri. Ma qui si tratta di prendere, con nuovo metodo, la storia a base della scienza politica, ed è cosa, ci pare, assai diversa.
[444] _Discorsi_, lib. I, cap. II.
[445] La somiglianza che troviamo fra la successione dei governi quale è determinata nella _Scienza Nuova_ e nei _Discorsi_, non deve meravigliarci, perchè l'una e l'altra teoria è cavata dalla storia di Roma, e sono ambedue suggerite da antichi scrittori. La teoria, del resto, è in parte ammessa anche dai moderni. Sir HENRY MAINE, nella sua opera, _Ancient Law_ (London, Murray, 1878; cap. I, pag. 10-11), dice: «The proposition that a historical era of aristocracies succeded a historical era of heroic kings, may be considered as true, if not of all mankind, at all events of all branches of the Indo-European family of nations.» E poco prima aveva osservato, parlando degli ottimati, i quali successero ai re: «Unless they were prematurely overthrown by the popular party, they all ultimately approached very closely to what we should now understand by a political aristocracy.»
[446] Vol. I, nota alla pag. 303 di quest'opera. Vedasi anche nell'_Appendice_ a questo volume, il doc. XXII. Il professor TRIANTAFILLIS, nel suo scritto, _Niccolò Machiavelli e gli scrittori greci_ (Venezia, 1875, pag. 9 e seg.) riportò il frammento originale di Polibio, la traduzione italiana del dott. J. Kohen, ed il brano del Machiavelli, per dimostrarne di nuovo la grande somiglianza coll'originale greco, già notata dal Fabricius. Noi abbiamo più sopra citato il Cod. laurenziano (40 del Plut. 89 inf.), che contiene la traduzione latina fatta dallo Zefi dei brani (fra cui quello appunto sui governi) del libro VI di Polibio. Questa parte del Codice (c. 30 a c. 47) è dei primi del secolo XVI, come crede anche il Bandini, il quale dice che lo Zefi morì nel 1442. La seconda parte, da c. 48 in poi, sembra del secolo XVI inoltrato.
Recentemente il Tommasini (II, 165 e seg., nota 1) ha con diligenza confrontato il testo di Polibio, la traduzione dello Zefi e la traduzione o imitazione del Machiavelli, dimostrando come questi s'allontanasse spesso dall'autore greco, più fedelmente riprodotto dallo Zefi. Come abbiamo più volte osservato, il Machiavelli, nel valersi continuamente degli antichi, li riassumeva, e spesso anche li modificava, per meglio valersene a sostegno delle proprie idee.
[447] Il prof. CRIVELLUCCI, nel suo breve scritto, _Del Governo popolare in Firenze_ (1494-5), _secondo il Guicciardini_ (Pisa, Nistri, 1877), a pag. 102 e seg., fa qualche giusta osservazione sul modo in cui allora si diffuse tra noi l'idea del governo misto.
[448] _Discorsi_, lib. I, cap. VI.
[449] _Ibidem_, cap. III.
[450] _Discorsi_, lib. I, cap. IX.
[451] Il prof. C. SCHIRREN, nel suo discorso inaugurale, _Ueber Machiavelli_, fatto da lui come Rettore della Università di Kiel (1878), dice che la chiave del _Principe_ si trova nel cap. 8 del libro I dei _Discorsi_: «Unter den vielen Schlüsseln zum System des _Principe_ ist indess der einfachste in achtzehnten Capitel des ersten Buches der _Discorsi_ gegeben» (pag. 8). Altri scrittori dicono lo stesso di altri capitoli della stessa opera.
[452] Sebbene quello che diciamo qui sopra sia per sè stesso evidente, pure vogliamo riferire le parole che, a questo proposito, scrive uno storico assai autorevole. Lo SCHWEGLER (_Römische Geschichte_, vol. I, cap. II, § 29) parlando dei _Discorsi_, osserva: «Die Schrift ist reich an den feinsten und treffendsten Wahrnehmungen im Gebiete der politischen Psychologie....; über die allgemeinen psychologischen Gesetze des Staats- und Völkerlebens werden darin höchst kluge und geistreiche Urtheile vorgetragen. Was dagegen dem Verfasser fehlt ist ein richtiger Begriff, eine objectivhistorische Anschauung des römischen Alterthums.... Eine eindringende, selbständige Kentniss des römischen Alterthums besitzt er nichts, daher sind seine Urtheile, z. B. diejenigen über Julius Caesar gar oft unhistorisch, und durch conventionelles Vorurtheil dictirt.» Questo difetto diviene naturalmente maggiore là dove Tito Livio ci dà solo tradizioni primitive. Quanto poi al giudizio dato su Cesare, poteva l'illustre tedesco, che tanto lo biasima, ricordarsi quello che di Cesare pensavano e dicevano quasi tutti fino al principio del secolo XIX.
[453] _Discorsi_, lib. I, cap. XI e XII.
[454] _Discorsi_, cap. XIV. Polibio, nel secondo frammento del libro VI, espone un concetto non molto diverso. Riferiamo le parole della già ricordata traduzione dello Zefi, che forse il Machiavelli ebbe sott'occhio. (Laurenz. 40, Plut. LXXXIX inf., f. 43^v. Cfr. POLYB., Hist. (ed. Didot), col. 371, LVI, n. 6 e segg.): «Verum longe ab aliis differunt Romani, meliusque sibi consulere uidentur in iis quae ad Deorum praeceptionem pertinent. Quod enim despicitur apud alios, id mihi uidetur Rem romanam constituere, superstitionem dico. Usque adeo haec illis formidolosa est, atque ita in re tam priuata quam pubblica admittitur, ut supra fidem uideatur. Sed quod multis mirabile fit, hoc ego multitudinis causa puto introductum. Si enim ciuitas ex sapientibus uiris universa cogi posset, non erant forte eiusmodi ceremoniae necessariae. Cum uero plebs ipsa uarium et mutabile sit, refercta emormibus (sic) appetitionibus, temeraria indignatione uiolentique ira, restat ut incerto metu et id genus territamentis contineatur. Quapropter non temere uidentur nostri maiores Deorum cognitionem et inferorum commenta ad multitudinem detulisse. Multo illi inconsideratius faciunt nostra tempestate, qui haec deturbare expungereque conantur.»
[455] _Discorsi_, lib. I, cap. XII, pag. 54-56.
[456] Discorsi, lib. II, cap. II, pag. 188-9. Nell'opera di WILLIAM E. H. LECKY, History of European Morals (in due volumi: Londra, Longmans, 1869), si trovano alcune pagine che si direbbero copiate dal Machiavelli. Il concetto fondamentale che il Lecky più volte espone a questo proposito, è certamente identico a quello dei _Discorsi_. «A candid examination will show that the Christian civilisations have been as inferior to the Pagan ones in civic and intellectual virtues, as they have been superior to them in the virtues of humanity and chastity. We have already seen that one remarkable feature of the intellectual movement that preceded Christianity, was the gradual decadence of patriotism, etc.» Vol. II, pag. 148.
[457] _Discorsi_, lib. III, cap. XLI.
[458] Abbiamo già detto che lo Schwegler biasima il Machiavelli per questo suo giudizio su Giulio Cesare; ed abbiamo aggiunto la nostra opinione in proposito.
[459] _Discorsi_, lib. I, cap. X, pag. 46-48.
[460] TUCIDIDE (Didot), I, 22 e III, 82; POLIBIO (Didot), VI, 4 e 9. Lo stesso concetto si ritrova nella _Poetica_ di ARISTOTELE e nel _De republica_ di CICERONE. E non senza ragione il BURD, pag. 208, dice a questo proposito: «Such ideas are indeed part of the classical prejudice of the Renaissance.»
[461] _Discorsi_, lib. I, cap. XXXIX. Vedi anche libro III, cap. XLIII.
[462] Prologo della _Clizia; Asino d'oro_, cap. V.
[463] Questa, che può parere un'idea assai singolare, è stata ai nostri giorni sostenuta ampiamente dal Buckle.
[464] È singolare che qui ricordi Roma e l'Impero d'Oriente, non la Grecia repubblicana, cui indirettamente accenna poco dopo. La vera, la grande antichità il Machiavelli la vedeva nella Repubblica e nell'Impero romano.
[465] _Discorsi_, Proemio al II libro.
[466] _Discorsi_, lib. III, cap. VIII.
[467] _Ibidem_, lib. III, cap. IX.
[468] _Discorsi_, lib. II, cap. 29, pag. 288. Grandissimo era il potere che, nelle cose umane, s'attribuiva allora alla fortuna. Qualche volta ho trovato pubblici documenti che incominciano: _In nomine Domini_; e dentro l'I maiuscolo è scritto: _Fortuna in omni re dominatur._
[469] _Ibidem_, lib. I, cap. XVI, pag. 65.
[470] _Ibidem_, lib. I, cap. XVI, pag. 66.
[471] _Ibidem_, lib. III, cap. III.
[472] _Discorsi_, lib. I, cap. XVII.
[473] _Discorsi_, lib. I, cap. XVIII, pag. 74-5.
[474] _Discorsi_, lib. I, cap. LV.
[475] _Discorsi_, lib. I, cap. XXV.
[476] _Ibidem_, lib. I, cap. XXVI.
[477] _Ibidem_, lib. II, cap. XXIII.
[478] _Discorsi_, lib. III, cap. XXVII, pag. 397.
[479] _Discorsi_, lib. I, cap. XXVII.
[480] _Ibidem_, lib. II, cap. XIII.
[481] _Discorsi_, lib. III, cap. XL.
[482] _Ibidem_, lib. III, cap. VI.
[483] _Ibidem_, pag. 316.
[484] _Discorsi_, lib. III, cap. VI, pag. 331.
[485] _Discorsi_, lib. II, cap. II, pag. 191.
[486] Si vede che ora aveva mutato le sue idee intorno alle «repubbliche divulse,» delle quali gli parlava il Vettori, e che era alquanto diminuita la sua fede esagerata nella futura potenza degli Svizzeri.
[487] _Discorsi_, lib. II, cap. IV.
[488] _Discorsi_, lib. II, cap. XXI, pag. 257.
[489] Invece di _loro_. È uno dei tanti idiotismi, che si trovano nel Machiavelli.
[490] _Discorsi_, lib. II, cap. XXI, pag. 258.
[491] _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. II, lib. VI, cap. VII, pag. 366.
[492] Io credo che s'inganni l'Ellinger quando vuol vedere l'origine di questa teoria in Sallustio, Cat. II, là dove dice: «Nam imperium facile eis artibus retinetur, quibus initio partum est, verum ubi pro labore desidia, pro continentia et aequitate lubido atque superbia invasere, fortuna simul cum moribus immutatur. Itaque imperium semper ad optimum quemque a minus bono transfertur.» Sallustio dice che gl'imperi colla virtù si acquistano e si mantengono; il Machiavelli non parla qui solo di virtù o di vizî, nè d'impero, ma d'istituzioni e dei principii che le informano. Quando esse decadono, il miglior modo di correggerle è il ricondurle ai loro principii.
[493] _Discorsi_, lib. III, cap. I.
[494] _Discorsi_, lib. I, cap. LVIII.
[495] _Ibidem_, lib. II, cap. II.
[496] _Ibidem_, lib. III, cap. XXV, pag. 392-94.
[497] _Discorsi_, lib. I, cap. XXXIV.
[498] _Ibidem_, lib. I, cap. XXXV.
[499] _Ibidem_, lib. I, cap. XL.
[500] _Discorsi_, lib. II, cap. XXIV.
[501] _Discorsi_, lib. I, cap. XXI, pag. 79, e lib. III, cap. XXXVIII, pagina 430.
[502] _Ibidem_, lib. III, cap. XXIX, intitolato: _Che gli peccati dei popoli nascono dai principi_.
[503] Non si può negare però che più di una volta egli osserva che dove c'è grande uguaglianza e amore alla libertà, ivi non è facile fondare un principato, come non si riesce a fondare una repubblica dove tali qualità fanno difetto. Occorrono allora mezzi violenti, e non sempre si ottiene l'intento.
[504] Il Macaulay, nel suo eloquente Saggio sul Machiavelli, osserva: «The whole man seems to be an _enigma_, a grotesque assemblage of incongruous qualities, selfishness and generosity, cruelty and benevolance, craft and simplicity, abject villany and romantic heroism.... An act of dexterous perfidy and an act of patriotic self-devotion call forth the same kind and the same degree of respectful admiration. The moral sensibility of the writer seems at once to be morbidly obtuse and morbidly acute. Two characters altogether dissimilar are united in him. They are not merely joined, but interwoven.» MACAULAY'S _Essay_, Leipzig, 1850, vol. I, pag. 63. Dei meriti e difetti di questo lavoro parleremo altrove.
[505] Tutto ciò fu con molta verità e dottrina esposto anche dal prof. ANDREA ZAMBELLI nelle sue belle considerazioni sul _Principe_, ripubblicate nel volume: Machiavelli, _Il Principe_, ecc. Firenze, Le Monnier, 1857. Ma l'autore, come vedremo, fu di quelli che spiegano tutto coi tempi. Egli sembra credere, che a giustificare il Machiavelli e l'Italia del Rinascimento, basti provare che il resto dell'Europa era corrotto del pari, e seguiva una politica non meno immorale.
[506] BRYCE, _The Holy Roman Empire_. London, Macmillan, 1866, cap. XV, pag. 287.
[507] Vedi Sir HENRY MAIN, _Ancient Law_, cap. III e IV. London, Murray, 1878, settima edizione.
[508] MACHIAVELLI, _Storie_, nelle _Opere_, vol. I, pag. 166.
[509] «He who begins to read the history of Middle Ages, is alternately amused and provoked by the seeming absurdities that meet him at every step. He finds writers proclaiming amidst universal assent magnificent theories, which no one attempts to carry out.» La divergenza fra la teoria e la pratica è stata sempre grande, osserva lo stesso scrittore, ma nel Medio Evo «this perpetual opposition of theory and practice was peculiarly abrupt. Men's impulses were more violent and their conduct more reckless than is often witnessed in modern society, while the absence of a criticizing and measuring spirit made them surrender their minds more unreservedly than they would now do, to a complete and imposing theory.» BRYCE, _The Holy Roman Empire_, pag. 145-46.
[510] «Le prince, quand une urgent circonstance, et quelque impetueux et inopiné accident du besoing de son estat luy faiet gauchir sa parole et sa foy, ou aultrement le iecte hors de son debvoir ordinaire, doibt attribuer cette necessité à un coup de la verge divine: vice n'est ce pas, car il a quitté sa raison à une plus universelle et puissante raison; mais, certes, c'est malheur; de manière qu'à quelqu'un qui me demandoit: — Quel remède? — Nul remède, feis ie, s'il feust véritablement gehenné (_tourmenté_) entre ces deux extrèmes, _sed videat ne quaeratur latebra periurio_. Il le falloit faire; mais s'il le feit saus regret, s'il ne luy greva de le faire, c'est signe que sa conscience est en mauvais termes.» — MONTAIGNE, _Essais_, vol. IV, lib. III, cap. I, pag. 351-2: Paris, Tardieu-Denesle, 1828.
[511] Chi vuol vedere quanto sia incerta ancora la scienza moderna su tal questione, può leggere un trattato qualsiasi di politica. Citeremo quello del dottor HOLTZENDORFF (_Die Principien der Politik_. Berlin, 1869) e specialmente ciò che si legge a pag. 151 e segg., nel capitolo intitolato: _Das Verhältniss der Moral zur Politik_. L'autore, al solito, combatte il machiavellismo come immorale; riconosce però che la morale politica è diversa dalla privata; insiste sulle loro relazioni, sui comuni principii, e combatte ogni immoralità in politica. Ma poi si presentano (a pag. 175) alcune _Streitfragen_, nelle quali ricomparisce l'opposizione, che egli non riesce a spiegare.
[512] Citiamo a questo proposito alcune brevi e chiare osservazioni del dottor BLUNTSCHLI, nel suo scritto intitolato: _Über den Unterschied der mittelalterlicher und der modernen Staatsidee. Ein wissenschaftlicher Vortrag_. «Indem das Mittelalter von Gott aus den Staat betrachtete, konfundirte es noch vielfache Politik und Religion, Staat und Kirche (pag. 10).... Die heutigen Streitigkeiten zwischen dem Staat und der Kirche sind daher unbedeutend im Vergleich mit denen des Mittelalters (pag. 15). Das Mittelalter vermengte ferner öffentliches und Privatrecht: wiederum eine natürliche Folge seines Gedankenganges.... Daher vermischten sich die beiderlei Rechte in der Vorstellungen und in den Institutionen. Daher nahm das Mittelalter keinen Anstoss daran, dass alle öffentlichen Aemter mit dem Grundbesitz verbunden wurden, und erblich von Vater auf Sohn überging wie diese» (pag. 16-17). Tutto questo è quello appunto che il Machiavelli mirava a distruggere, per arrivare ad un chiaro concetto dello Stato moderno.
[513] «The full grandeur of his indomitable will, his large and patient statemanship, the loftiness of aim which lifts him out of his age, had still to be disclosed. But there never was a moment from his boyhood when he was not among the greatest of men.... His vengeance had no touch of human pity. William tore out the eyes of the prisoners he had taken, cut off their hands and feet, and flung them into the town. At the close of his greatest victory he refused Harold's body a grave.» J. R. GREEN, _A short history of the English People_. London, Macmillan, 1878, a pag. 71-72.
[514] «Machiavelli hat gesündigt, aber noch mehr ist gegen ihn gesündigt worden.» MOHL, op. cit., pag. 541.
[515] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, vol. I: _Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima Deca di Tito Livio_. Esse si riferiscono ai ventotto capitoli del primo libro dei _Discorsi_, al proemio ed ai sette capitoli del secondo libro, e finalmente ai tre capitoli del terzo libro. Vedi la _Considerazione_ sul cap. I del lib. I dei _Discorsi_.
[516] _Considerazione_ sul cap. IX del lib. I dei _Discorsi_.
[517] _Considerazione_ sul cap. X del lib. I dei _Discorsi_.
[518] _Considerazione_ sul cap III del lib. I dei _Discorsi_.
[519] _Considerazione_ sul cap. XVI del lib. I dei _Discorsi_.
[520] _Considerazione_ sul cap. XXVI del lib. I dei _Discorsi_.
[521] _Considerazione_ sul cap. XIII del lib. II dei _Discorsi_. — A sempre meglio provare, che non pochi erano allora quelli che non osavano arrivare fino alle ultime conseguenze che il Machiavelli tirava dalle sue premesse, anzi spesso lo biasimavano, diamo in _Appendice_, documento XXIII, lo scritto di un fratello di Francesco Guicciardini. Esso ci è stato, durante la stampa, comunicato dall'amico A. Gherardi, cui ne rendiamo le dovute grazie; e conferma ancora, che il concetto del _Principe_ trovavasi in germe nei _Discorsi_. Infatti l'autore, facendo la critica di un capitolo dei _Discorsi_ (lib. I, cap. 25), è indotto a fare, nello stesso tempo, quella del _Principe_.
[522] _Considerazione_ sul cap. IV del lib. I dei _Discorsi_.
[523] _Considerazione_ sul cap. XL del lib. I dei _Discorsi_.
[524] _Considerazione_ sul cap. V del lib. I dei _Discorsi_.
[525] _Considerazione_ sul cap. LVIII del lib. I dei _Discorsi_.
[526] _Considerazione_ sul cap. XLIX del lib. I dei _Discorsi_.
[527] _Considerazione_ sul cap. XXIV del lib. II dei _Discorsi_.
[528] _Considerazione_ sul cap. XXIV del lib. II dei _Discorsi_.
[529] _Considerazione_ sul cap. XII del lib. I dei _Discorsi_.
[530] Quando furono pubblicate le _Opere inedite_ del Guicciardini, il Cavour cominciò subito a leggerle, e poi disse ad un amico: — «Questi era un uomo che conosceva veramente gli affari, e li conosceva assai meglio del Machiavelli.» — Anche Gino Capponi soleva insistere, nei suoi familiari colloqui, come fa pure nella sua Storia, sulla superiorità pratica del Guicciardini, e sulla più sicura conoscenza che questi aveva degli uomini. A lui sembrava che gli scritti del Machiavelli «non siano pratici abbastanza, come di chi avesse fatto le cose da sè, le avesse fatte più che guardate.... Parve a me sempre, che il Machiavelli conoscesse gli uomini meglio che l'uomo; gli conoscesse per quello che fanno in comune, e che importa alla vita pubblica; ma non gli guardasse e intendesse per quello che sono ciascuno in sè stesso e in casa e in famiglia, le quali cose fanno ostacoli, ai quali non pensano gl'ingegni speculativi, ma bene gli sentono i veri pratici del governo.» _Storia della Repubblica di Firenze_, vol. II, pag. 65. Bisogna però osservare, che il Machiavelli voleva studiare la vita politica e non la privata; i popoli, i governi e i principi, non l'individuo o la famiglia. Fu anzi il primo a distinguere chiaramente i due ordini di ricerche, il che era pur necessario allora.
[531] Questa villa si trova a poco meno di sette miglia toscane da Firenze, sulla strada Romana, circa tre miglia prima d'arrivare a San Casciano in val di Pesa, in un luogo chiamato Sant'Andrea in Percussina. Assai piccola e modesta, porta anche oggi il suo antico nome l'_Albergaccio_, ed è divenuta in gran parte abitazione d'un fattore. Pervenne alla famiglia Serristori insieme coi poderi annessi, i quali costituivano quasi tutto il _paululo patrimonio_ del Machiavelli, e conservano anch'essi i loro antichi nomi. Ippolita Machiavelli (in cui s'estinse la famiglia di Niccolò) figlia di Alessandro di Bernardo di Niccolò, andò in moglie (1610) a Pierfrancesco de' Ricci, e la loro figlia Cassandra sposò (1639) in seconde nozze il senatore Antonio Serristori, matrimonio da cui nacque (1647) Luigi Serristori che così ereditò i beni del Machiavelli.
Nell'interno della villa si legge:
NICCOLÒ MACHIAVELLI ABITÒ QUESTA SUA VILLA NELL'ANNO 1513.
L'anno 1869 il Comune di San Casciano pose sul muro esterno della villa quest'altra iscrizione dettata dal prof. Atto Vannucci:
A NICCOLÒ MACHIAVELLI CHE QUI MEDITÒ E PROPUGNÒ LA LIBERAZIONE d'ITALIA SCRIVENDO LE SUE OPERE IMMORTALI SULL'ARTE DI REGGERE E DIFENDERE CON ARMI PROPRIE GLI STATI
IL COMUNE DI SAN CASCIANO POSE QUESTA MEMORIA NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA DEL GRANDE STATISTA ITALIANO.
Anche il testamento del Machiavelli dice chiaro che la sua villa e i suoi poderi erano in Sant'Andrea in Percussina, e il documento in cui sono minutamente descritti i suoi beni, cioè la _Portata davanti agli ufficiali del Catasto_, pubblicata nel primo volume delle _Opere_ (P. M.), pag. LV, conferma che la villa modestissima dal Machiavelli abitata, era in Sant'Andrea in Percussina. A Sant'Angelo in Bibbione, dove possedeva un altro ramo della famiglia, trovasi un antico e grandioso castello, che certo non poteva essere la modestissima villa del Machiavelli, come vorrebbe far credere una tradizione ancora vivente colà (_Fanfulla della Domenica_, 30 novembre, 1879). Vedi anche nel _Dizionario geografico, fisico, storico_ del REPETTI, l'articolo _Percussina (Sant'Andrea in)_.
[532] _Il Principe_, cap. XIII. Il Tommasini osserva che il Machiavelli qui non parla in genere, ma allude al caso speciale delle milizie ausiliari e mercenarie. Nel _Principe_, egli aggiunge, molti sono gli esempi tratti dalla storia antica. Ed è vero. Forse la mia espressione era in questo luogo troppo assoluta; l'ho perciò attenuata, aggiungendo le parole _qualche volta_. Non è però men vero che, pur citando gli esempi antichi, che io stesso ho di continuo ricordati, il _Principe_ è tutto animato dallo spirito del Rinascimento, e sostanzialmente ispirato da uomini vissuti, da fatti avvenuti in quel tempo. Una prova, fra le molte altre, se ne ha nelle frequenti allusioni al Valentino ed ai Borgia.
[533] Assai giustamente, a questo proposito, il RANKE osserva: «Alles aber hat erst dann wahrhaft Hand und Fuss, wenn er auf seine eigne Zeit zu reden kommt.» Pag. 165.
[534] Ciò apparisce chiarissimo anche dalle lettere che di là scrisse il Guicciardini nel 1516, quando andò governatore dell'Emilia. Vedi la sua _Legazione dell'Emilia_ nelle _Opere inedite_, vol. VII; e la monografia del signor GIOVANNI LIVI, _Il Guicciardini e Domenico d'Amorotto_ (Nuova edizione: Bologna, Romagnoli, 1879). Merita qui di essere pure ricordato lo scritto di A. GEFFROY: _Une Autobiographie de Guichardin d'après ses œuvres inédites._ (Extrait de la _Revue des Deux Mondes_, 1^er février 1874).
[535] Qui le stampe dicono _Monsignore_..., e manca il nome. È certo però che il Machiavelli vuol parlare di messer Rimino o Ramiro d'Orco come lo chiamava, ma che si firmava _Remigius de Lorqua_.
[536] Lettera XL nelle _Opere_, vol. VIII.
[537] Il BAUMGARTEN, a pag. 525 della sua _Geschichte Karls V_, vol. I (Stuttgart, Cotta, 1885), non osservando che, anche nella prima edizione del mio libro (II, 364), io dicevo che di quel disegno parlavasi, nel gennaio del 1515, _di nuovo e con maggiore insistenza_, trova naturalmente assurdo che un fatto, il quale egli suppone la prima volta seguìto nel 1515, potesse avere ispirato un libro che, come io stesso poco dopo dicevo, era stato già scritto nel 1513. Ma l'errore è nato dal non essersi egli accorto che il fatto, o piuttosto discorso _ripetuto_ nel 1515, era assai più antico, come avevo notato anche a pag. 362. Nell'esame che farò della critica del Baumgarten, risponderò all'accusa, che egli muove a me ed al prof. Ranke, circa la impossibilità (secondo lui) che un libro, ispirato da un fatto particolare, con uno scopo pratico determinato, possa avere anche un carattere scientifico e generale.
[538] Questa lettera, citata nella STORIA DI CARLO V del Baumgarten (vol. I, pagina 526), trovasi in parte pubblicata nei _Manoscritti Torrigiani_, ecc., _Arch. Stor. It_., serie III, vol. XIX, pag. 231. — Il Tommasini (II, 105, nota 3) la pubblica intera nell'Appendice VIII. Mi era sfuggita nella prima edizione di quest'opera; la ricordai nella seconda.
[539] _Cricca_, giuoco di carte; _tric trac_, giuoco di dadi.
[540]
che non fa scienza Senza lo ritenere, avere inteso. _Paradiso_, Canto V, 41-42.
[541] Anche queste parole han dato occasione a molte dispute sul vero titolo del libro. È assai probabile che, quando il Machiavelli scriveva la sua lettera, non avesse ancora fissato il titolo preciso che voleva dare al suo lavoro. Nei _Discorsi_ lo chiamò prima (lib. II, cap. I, pag. 183) il «nostro trattato dei Principati,» e poi (lib. III, cap. XLII, pag. 437) il «nostro trattato del Principe,» titolo che esso ebbe quando, dopo la morte dell'autore, fu nel 1532 la prima volta pubblicato. Si è anche fantasticato per indovinare da quale autore greco o romano il Machiavelli avesse preso, imitato questo titolo; quale ne fosse la _fonte_. Ma è un titolo che somiglia a quello di tanti altri libri scritti da S. Tommaso in poi sullo stesso soggetto (_De Monarchia, De Regimine principum, De Principe, Institutio principis_, etc.), che parmi inutile andarsi su di ciò stillando il cervello. Io non credo neppure che i _Discorsi_ d'Isocrate o il _Ierone_ di Senofonte abbiano ispirato il _Principe_, come si è qualche volta supposto. Basta un paragone anche superficiale per convincersene. Il concetto fondamentale è sostanzialmente diverso.
[542] Il Casavecchia era stato già commissario della Repubblica a Barga, Fivizzano ed altrove, donde aveva scritte più lettere al Machiavelli, alcune delle quali abbiamo pubblicate nell'_Appendice_.
[543] Da quanto abbiam visto precedentemente, l'Ardinghelli, tenuto uomo molto intrigante, non doveva esser punto amico del Machiavelli.
[544] _Opere_, vol. VIII; lettera XXVI, del 10 dicembre 1513.
[545] Lettera del Vettori, in data 18 gennaio 1514. Vedi anche la lettera precedente dello stesso, in data 24 dicembre 1513. Le diamo ambedue in _Appendice_, documento XXI.
[546] Vedi in _Appendice_, doc. XXI, le lettere del Vettori più volte citate.
[547] Vedi la lettera nelle _Opere_, in principio del vol. IV.
[548] Io non ho accettato, ho anzi combattuto la conclusione, cui volle venire il Triantafillis, che il Machiavelli conoscesse il greco (Vedi _Appendice_, documento XXII). Debbo perciò tanto maggiormente riconoscere che, se prima il Cristio aveva notato le imitazioni da Polibio, ed il Ranke quelle da Aristotele, spetta a lui il merito di aver primo iniziato nuove ricerche per scoprire gli altri autori greci di cui il Machiavelli si valse. Dopo di lui l'Ellinger le estese, occupandosi anche delle imitazioni dai molti autori latini. Il Burd finalmente le continuò con grandissima diligenza, tanto che potè darci (p. 172) un elenco di tutti gli autori greci e latini che il Machiavelli ricorda nelle sue opere, aggiungendovi ancora quelli di cui fece uso senza citarli. Fra questi sono principalissimi, come era già noto, Polibio, del quale molto si valse nei _Discorsi_, e Vegezio, _De re militari_, che fu la principal fonte dell'_Arte della Guerra_.
Gli autori che cita sono: Livio, Tacito, Cicerone, Cesare, Sallustio, Quinto Curzio, Svetonio, Terenzio, Tibullo, Ovidio, Giovenale, Ausonio, Virgilio, Plutarco, Diodoro Siculo, Erodiano, Aristotele, Tucidide, Senofonte, Procopio, Giuseppe Flavio. Quelli di cui poco o punto ricorda il nome, ma dei quali si valse, sono, secondo il Burd: Polibio, Vegezio, Giustino, Seneca (_De Clementia_), Plauto, Orazio, Erodoto, Isocrate, Diogene Laerzio e forse Plinio (_Panegyricus_).
Ripetiamo però, come già notammo altrove, che dopo tutte queste ricerche, il Burd conclude giustamente che il _Principe_ (e lo stesso si può dire dei _Discorsi_) _is quite unaffected by its superficial resemblance to ancient writings: it still remains an original work_.
[549] Questa ipotesi fu, tra gli altri, messa innanzi dal Triantafillis e dal Lutoslawski. Non è però in nessun modo accettabile l'idea che il Machiavelli conoscesse gli _Excerpta_ del Porfirogenito (Vedi _Appendice_, doc. XXII).
[550] _Il Principe_, cap. II, pag. 2.
[551] _Il Principe_, cap. III.
[552] _Il Principe_, cap. V.
[553] _Ibidem_, cap. VI.
[554] Per questi particolari vedi anche i _Discorsi_, lib. III, cap. XXIX.
[555] _Il Principe_, cap. VII.
[556] E. ALVISI, _Cesare Borgia, Duca di Romagna_. Imola, Galeati, 1878.
[557] _Il Principe_, cap. VII.
[558] Il Triantafillis sostenne, che pel racconto di questi fatti il Machiavelli si valse di Diodoro Siculo e di Polibio, i quali avrebbe letti nell'originale greco; ma il Burd (p. 231-232) ha dimostrato invece, con opportuni confronti, che tutto è cavato dal libro XXII di Giustino.
[559] _Il Principe_, cap. VIII.
[560] _Il Principe_, cap. IX.
[561] _Ibidem_, cap. X.
[562] _Ibidem_, cap. XI.
[563] _Il Principe_, cap. XII.
[564] _Il Principe_, cap. XIII.
[565] _Ibidem_, cap. XIV.
[566] _Il Principe_, cap. XV.
[567] _Il Principe_, cap. XVI.
[568] _Ibidem_, cap. XVII.
[569] Mad. DE RÉMUSAT nelle sue _Mémoires_, parlando di Napoleone I, dice: «Toujours il se défiait des apparences d'un bon sentiment; il ne faisait nul cas de la sincérité, et n'a pas craint de dire qu'il reconnaissait la supériorité d'un homme au plus ou moins d'habilité avec laquelle il savait manier le mensonge; et à cette occasion il se plaisait à rappeler, que l'un de ses oncles, dès son enfance, avait prédit qu'il gouvernerait le monde, parce qu'il avait coutume de toujours mentir. M. de Metternich, dissait-il encore, est tout près d'être un homme d'État, il ment très-bien.» _Mémoires_ (Paris, C. Lévy, 1880), vol. I, pag. 105. E altrove riferisce queste altre parole di Napoleone I: «Tenez, au fond, il n'y a rien de noble ni de bas dans ce monde; j'ai dans mon caractère tout ce qui peut contribuer à affermir le pouvoir, et à tromper ceux qui prétendent me connaître.» _Ibidem_, vol. I, pag. 108.
[570] Questo è un modo di dire assai diffuso ed antico. I Francesi hanno il proverbio: «il faut coudre la peau du renard à celle du lion.» Ma già Plutarco, nella _Vita_ di Lisandro faceva dire a questo, che dove non giunge la pelle del leone, si vuol cucire quella della volpe. E Pindaro, nella terza delle _Odi Istmiche_, aveva descritto chi lottava con la forza del leone e l'astuzia della volpe. Più volte Cicerone fece lo stesso paragone, ma per venire a conclusioni ben diverse, anzi opposte a quelle del Machiavelli. Nel _De Officiis_ (I, xiii, § 41) dice che vi sono due modi di combattere, di fare ingiuria, «aut vi, aut fraude» e poi continua: «fraus quasi vulpeculae, vis leonis videtur; utrumque homine alienissimum, sed fraus odio digna maiore. Totius autem iniustitiae nulla capitalior est, quam eorum qui, quum maxime fallunt, id agunt ut viri boni videantur.» V. il BURD nel suo comento al cap. XVIII del _Principe_.
[571] _Il Principe_, cap. XVIII. Qui l'autore sembra alludere a Ferdinando il Cattolico, tenuto in Italia e fuori grande maestro d'inganni.
[572] _Politica_ (Didot), lib. V, cap. IX.
[573] Questo comento venne spesso stampato insieme con la _Politica_ tradotta da Leonardo Bruni, traduzione che assai probabilmente fu, come suppone il Ranke, quella di cui si valse il Machiavelli. Citiamo l'ediz. colla data: Venetiis, apud Juntas, 1568.
[574] Comentando Aristotele, S. Tommaso dice: «expedit tyranno ad salvandum tyrannidem, quod non _appareat_ subditis saevus, sive crudelis, et ratio huius est quia ex hoc quod _apparet_ subditis saevus, reddit se odiosum eis...: reverentia enim debetur bono excellenti, et si non habeat illud bonum excellens, _debet simulare_ se habere illud.... Et ideo tyrannus _debet_ se reddere talem quod _videatur_ subditis ipsos eccellere in aliquo bono excellenti.» È ben chiaro che qui le parole _debet, simulare, appareat_, che si trovano così spesso ripetute anche nel _Principe_, hanno significato diversissimo, se non vogliam dire opposto. Lo stesso può dirsi delle parole di Aristotele, che paiono imitate dal Machiavelli. Il tiranno deve fare il contrario di ciò che si è detto del re. «Contrariumque agendum est supradictorum fere omnium. Corroboranda enim et ornanda est civitas ab eo, tanquam a curatore, ac non tyranno. _Videri_ enim _oportet_ ipsum erga religionem Deorum affici vehementer, minus enim formidabunt populi ne quid contra iustitiam fiat, si religioni deditum illum existimabunt.... Hos autem honores ipsemet tribuere debet tyrannus. Poenas vero et animadversiones per alios infligere, per magistratus videlicet et iudicia.... Insuper ab omni contumelia abstinendum, praecipue tamen a duabus, ne in corpus flagris, neve in aetatem libidine insultet. Maximeque id cavendum in illis hominibus, qui honorem magnifaciunt. Nam in pecunias illatam iniuriam avari homines graviter ferunt, in honorem vero illatam, et qui boni sunt viri, et qui honorem magnifaciunt permoleste patiuntur.» lib. V, Lectio 12, fol. 88. Tutte queste sentenze e molte altre ancora si possono, più o meno, ritrovare nel Machiavelli, ma sempre con diverso significato. V. la _Politica_, ediz. Didot. lib. V, cap. 9, pag. 586-587.
[575] Erodiano, Tacito, Quinto Curzio, Livio, Giustino, Sallustio, Erodoto, Tucidide, Platone. Naturalmente agli esempi di congiure cavati dalla storia antica, il Machiavelli ne aggiunse moltissimi cavati dalla storia italiana. Vedi BURD nel comento al capitolo XIX del _Principe_.
[576] Anche qui si può credere che vi sia imitazione da Aristotele, ma il concetto del Machiavelli è sempre assai diverso. Secondo la _Politica_ il governo dei re si fonda sull'aristocrazia, la tirannide rampolla della moltitudine a danno dei potenti. La storia prova che quasi tutti i tiranni cominciarono col farla da demagoghi: «Tyrannis vero originem habet a populo ac multitudine contra nobilitatem, ut populus iniuriam ab illis non patiatur. Patet hoc ex ipsis his quae contingerunt. Fere enim tyranni ut plurimum facti sunt ex ducibus populorum.» Lib. V, lectio 8, fol. 82. Ediz. Didot, lib. V, cap. 8, pag. 582.
[577] _Il Principe_, cap. XIX.
[578] _Ibidem_, cap. XXI.
[579] _Il Principe_, cap. XXI.
[580] Gli sforzi fatti a provare il contrario riuscirono sempre vani, poichè troppo evidentemente in contradizione col fatto. Il signor KARL KNIES pubblicò un diligente lavoro col titolo: _Niccolò Machiavelli als volkswirthschaftlicher Schriftsteller_, nella _Zeitschrift für die gesammte Staatswissenschaft_ (Achter Jahrgang, zweites und drittes Heft). Tübingen, 1852. Egli vorrebbe provare che il Machiavelli aveva idee originali anche in economia politica; ma non riesce ad altro che a cavare dalle opere di lui una serie di frasi e di osservazioni, che risguardano più o meno direttamente fenomeni economici, e che sarebbe difficile non trovare del pari in molti altri storici o politici del tempo. Nei cronisti del Trecento, come per esempio il Villani, si trovano in assai maggior numero registrati fatti ed osservazioni, che hanno valore economico e finanziario. Pur lodando questo scritto, il Mohl assai giustamente osservò, che esso dimostra più l'acume e la diligenza del signor Knies, che il valore economico delle opere del Machiavelli. «Mit grossem Fleisse sind die ganz gelegentlichen und zerstreuten Sprüche Machiavelli's über wirthschaftliche Beziehungen zusammengestellt; das Hauptergebniss dürfte aber doch wohl mehr ein Beweis von dem Scharfsinne des Bearbeiters, als ein Nachweis von irgend bemerkenswerthen Kenntnissen und Gedanken des Florentiners über die Wirthschaft der Völker und Staaten sein. Sagt er doch selbst in einem seiner Briefe, dass er über die Verarbeitung von Seide und Wolle, über Gewinn und Verlust nicht zu reden wisse.» MOHL, Op. cit., pag. 532, in nota.
[581] _Il Principe_, cap. XXII.
[582] _Il Principe_, cap. XXIII. Intorno alla necessità di fuggire gli adulatori, di saper dare ascolto ai buoni consigli, anzi provocarli, spesso ragionarono gli antichi ed i moderni, senza che perciò si debba dire che il Machiavelli li copiasse.
[583] _Ibidem_, cap. XXIV.
[584] _Il Principe_, cap. XXV.
[585] Qui c'è forse un'allusione al Valentino.
[586] Il prof. Triantafillis sostenne, che questa esortazione sia imitata dal _Discorso sul Principato_ d'Isocrate a Nicocle. Ma, come dico altrove (_Appendice_, doc. XXII), è una opinione già combattuta da altri, e che io non credo punto accettabile.
[587] L'ELLINGER nella _Vierteljahrsschrift für Kultur und Litteratur der Renaissance_ (vol. II, pag. 17 e segg., Berlin, 1886) osserva che nell'_Utopia_ si trovano alcuni concetti assai poco morali, che ricordano il _Principe_. Gli abitanti dell'isola, per far la guerra, si valgono di un altro popolo, che pagano bene, ma che espongono a tutti i pericoli, salvo alcuni casi, nei quali difendono essi con grandissimo valore la loro patria. E quando debbono combattere un qualche Stato vicino, cercano, con tutte le arti lecite ed illecite, di promuovere in esso la guerra civile, ed anche di farne ammazzare il sovrano, con promesse di larghi premi. Da ciò il sig. Ellinger conclude, che certe massime sono proprie dei tempi di guerre e di odii religiosi, nei quali, senza scrupolo di sorta, si ricorre ad ogni mezzo onesto o disonesto. Ma bisogna notare che tutto quello che viene dal critico tedesco giustamente osservato e biasimato, è nell'_Utopia_ affatto secondario ed eccezionale, nè costituisce punto il carattere generale del libro, che è invece animato da un alto senso morale: si potrebbe dire piuttosto che si tratta d'una delle fantastiche bizzarrie, che non mancano in lui. Quanto al Machiavelli, non è possibile parlare di passioni o di odii religiosi, che nè egli, nè la società in cui viveva, sentivano allora.
[588] Parecchie notizie furono raccolte nel _Theatrum prudentiae elegantioris_ del REINHARD (pag. 37 e seg.) pubblicato nel 1702, e nella _Bibliotheca politico-heraldica_ (pag. 38-68), pubblicata nel 1706. Molto si trova ancora (spesso sono riportati per esteso i brani degli autori citati) in JOH. FRIDER. CHRISTII, _De Nicolao Machiavello libri tres_, da noi già ricordato, e così pure nella prefazione alla grande edizione delle opere del Machiavelli fatta nel 1782 a Firenze, e nell'_Elogio di Niccolò Machiavelli_, scritto da GIOVAN BATTISTA BALDELLI, pubblicato colla data di Londra, 1794. Da questi autori moltissimi poi copiarono senza citarli. Il lavoro eccellente del MOHL, _Die Machiavelli-Literatur_, lo abbiamo già più sopra citato.
[589] Questa edizione contiene anche la _Vita di Castruccio Castracane_, la _Narrazione_ del modo in cui il Duca Valentino si disfece degli Orsini e degli altri suoi nemici in Sinigaglia, i _Ritratti delle Cose della Francia et della Alemagna_. È qui da notare che in questa edizione i titoli così dell'opera come dei capitoli di essa sono in italiano, mentre nei Mss. più antichi erano in latino, come fu notato anche dal prof. Lisio.
[590] G. LISIO, _Il Principe di Niccolò Machiavelli, testo critico con introduzione e note_. Firenze, Sansoni, 1899. Di quest'opera si occuparono il Tommasini nei _Rendiconti_ dell'Accademia dei Lincei (Seduta del 17 giugno 1900); M. BROSCH, in _Beilage zur Allgemeine Zeitung_ (26 marzo 1900); CIAN, nel _Giornale storico della letteratura italiana_, vol. XXXV, pag. 106 e seg. (anno, 1900).
[591] Dopo un attento esame, del Mss. ciò è messo in dubbio, o addirittura negato dal Lisio e da altri. Il prof. Marzi, sopraintendente dell'Archivio di Stato in Firenze lo nega affatto. Recentemente il Tommasini, nell'Appendice alla sua opera (doc. V), ha dato una minuta e diligente descrizione dei vari Mss. del Principe. Mentre stiamo correggendo le bozze di stampa, il sig. Adolfo Gerber c'invia un suo nuovo lavoro, in cui con grande diligenza descrive, e con molti fac-simili illustra i manoscritti, le edizioni e traduzioni delle varie opere del Machiavelli, nei secoli 16 e 17. ADOLPH GERBER, _Niccolò Machiavelli: Die Handschriften, Ausgaben und Übersetzungen seiner Werke im 16. und 17- Jahrhundert mit 147 Fac-similes_. Erster Theile. _Die Handschriften_. Manca ancora la seconda parte che dovrà descrivere le edizioni.
[592] Questa lettera, già più volte pubblicata, trovasi nella copia apografa del _Principe_, che si conserva nella Laurenziana di Firenze, banco XLIV, cod. 32.
[593] AUGUSTINI NIFI, Medices, philosophi suessani, _De regnandi peritia_. Il libro, dedicato a Carlo V, fu finito di scrivere a Sessa nel 1522, e stampato a Napoli nel 1523, aedibus Catharinae de Sylvestro.
[594] Fu infatti pubblicato insieme con lettere ed epigrammi laudativi. Uno di questi dice, che il libro contiene:
_Quid laetos faciat populos urbesque beatas,_ _Quid regem similem reddat in orbe Deo._
Una lettera di Pietro Gravina lo dice «aureum quidem et vere regium,» aggiungendo che come Alessandro teneva presso di sè l'_Iliade_, «sic tuum hoc opus in augustissimo Caesaris nostri pectore perpetuo reponendum putem.» A questa lettera lo stesso Gravina aggiunse versi latini, nei quali diceva che il piccolo e prezioso volume doveva essere il fido Acate dei re.
[595] _Corso sugli scrittori politici italiani_. Milano, 1862, pag. 338.
[596] Così disse nella seconda edizione delle sue _Lezioni di letteratura italiana_ (vol. II, pag. 171. Napoli, Morano, 1870), dove espresse anche il dubbio che ambedue avessero imitato Aristotele. Nelle edizioni successive, dopo che il Triantafillis ebbe (1875) notato nel _Principe_ qualche imitazione da Isocrate, modificò la sua prima opinione.
[597] NOURRISSON, _Machiavel_, cap. XII, XIII, XIV, Paris, Didier, 1875. Non ho trovato che egli ricordi il Settembrini, il quale non pare che conoscesse il libro del Nourrisson, non citandolo nelle edizioni della sua opera, posteriori alla pubblicazione di esso.
[598] _Del Principe del Machiavelli e di un libro di Agostino Nifo_ nel _Giornale Napoletano di filosofia e lettere, scienze morali e politiche._ Nuova serie, anno I, fascicolo I, anno 1879.
[599] Il sig. Ninian Thomson, che ha mirabilmente tradotto in inglese varie opere del Guicciardini e del Machiavelli, fra cui il _Principe_, possiede una copia dell'edizione giuntina, e richiamò la mia attenzione sulle parole qui sopra riferite. Di ciò mi fu grato, nella 2ª ediz. di quest'opera (vol. III, pag. 211, in nota), testimoniargli tutta la mia riconoscenza, che qui nuovamente ripeto.
[600] Questa edizione del Blado, e quelle in diversi tempi pubblicate dai Giunta si trovano descritte nel Gamba; nell'opuscolo intitolato: _Quarto Centenario di Niccolò Machiavelli_ (Firenze, tip. Succ. Le Monnier, 1869), e nel BURD, op. cit.
[601] Il cardinale REGINALDO POLO, grande avversario del Machiavelli, fu dei primi a parlare di ciò nella sua _Apologia ad Carolum V Caesarem, super libro de Unitate_. Brixiae, 1744, tom. I, pag. 152. Egli dice che nell'anno 1534, cioè appena sette anni dopo la morte del Machiavelli, sentì come gli amici scusavano l'autore del _Principe_, specialmente per avere scritto esser meglio governare ispirando timore piuttosto che amore. «Illi responderunt idem quod dicebant ab ipso Machiavello, cum idem illi aliquando opponeretur, fuisse responsum: se non solum quidem iudicium suum in illo libro fuisse sequutum, sed illius ad quem scriberet, quem cum sciret tyrannica natura fuisse, ea inseruit quae non potuerunt tali naturae non maxime arridere; eadem tamen si exerceret, se idem iudicare quod reliqui omnes, quicumque de Regis vel Principis viri institutione scripserant, et experientia docet, breve eius imperium futurum; id quod maxime exoptabat, cum intus odio flagraret illius principis ad quem scriberet: neque aliud spectasse in eo libro quam, scribendo ad tyrannum ea quae tyranno placent, eum sua sponte ruentem praecipitem si posset dare.»
MATTEO TOSCANO nel suo _Peplus Italiae_ (Parisiis, 1578), a pagina 52, dice: «Sed iuvat commemorare quid ipse responderit se eo nomine arguentibus. Ideo enim impiis praeceptis a se imbutos principes affirmavit, ut qui tum Italiam tyrannice vexabant, sua institutione deteriores redditi, eo celerius scelerum suorum poenas penderent. Fore enim ut cum se penitus vitiis immersissent, statim meritam Numinis iram experirentur.» È da ricordare che nè il Polo nè il Toscano furono contemporanei del Machiavelli.
[602] _Lettere di G. B. Busini a Benedetto Varchi_, ripubblicate per cura di Gaetano Milanesi in Firenze, Le Monnier, 1861. Lettera IX in data di Roma, 23 gennaio 1549, pag. 84.
[603] VARCHI, _Storie fiorentine_. Firenze, 1843, a spese della Società editrice del Nardi e del Varchi, vol. I, lib. IV, pag. 266 e seg.
[604] L'abbiamo citata più sopra.
[605] _De libris a Christiano detestandis_. Romae, 1522.
[606] _De Nobilitate Christiana_, libri III. Florentiae, 1552.
[607] Apponendovi questa iscrizione: «Quoniam fuit homo vafer ac subdolus, diabolicarum cogitationum faber optimus, cacodaemonis auxiliator.» Vedi fra gli altri UGO FOSCOLO, _Prose letterarie_, vol. II, pag. 452. Firenze, Le Monnier, 1850. Il Foscolo cita anch'egli molti di coloro che assalirono o difesero il Machiavelli.
[608] APOSTOLO ZENO, _Annotazioni al Fontanini_, parte II, pag. 14; GINGUENÉ, _Histoire littéraire d'Italie_, vol. VIII, pag. 72 (Paris, 1819); NOURRISSON, _Machiavel_, pag. 5. Più tardi, volendo mostrare qualche indulgenza, la Commissione dell'Indice propose a Giuliano de' Ricci ed a Niccolò Machiavelli, nipoti del Segretario fiorentino, di apparecchiare un'edizione purgata delle _Opere_, levando non solo tutto ciò che poteva essere contrario alla Chiesa, ma anche il nome stesso dell'autore. Essi accettarono l'incarico, e nel 1573 presentarono il lavoro compiuto. Ma quando i cardinali incaricati di rivedere l'Indice, non contenti che il nome del Machiavelli fosse cancellato, volevano ancora che al suo ne fosse sostituito un altro, i nipoti ricusarono d'accettare una condizione così umiliante, e non se ne parlò più. Vedi GINGUENÉ, op. cit., pag. 75 e segg.; NOURRISSON, op. cit., pag. 7. Un volume contenente le _Storie_ del Machiavelli (Firenze, 1551), che trovasi presso di me, è corretto dai due nipoti, i quali v'hanno cancellato il nome dell'autore e tutte le espressioni contrarie alla Chiesa romana. In fine poi la stessa mano, che ha segnato le cancellature e fatto le poche alterazioni, ha scritto le seguenti parole: «Questo libro è 194 carte, Historie di Niccolò Machiavelli, riviste prima da Niccolò Machiavelli e Giulia' de' Ricci, e poi dal teologo dell'Ill. Cardinal Alessandrino, per ordine de' superiori.»
[609] POSSEVINUS A., _De N. Machiavelli etc. quibusdam scriptis_: Romae, 1592. Fu poi dall'autore ristampato nella sua _Bibliotheca selecta._ Discorre del Machiavelli e de' suoi avversarî.
[610] _De religione et virtutibus Principis christiani adversus Machiavellum_, libri II. Madrid, 1597.
[611] Questa lettera, che fu riportata anche dal Cristio (capitolo XIII), trovasi nella edizione italiana dell'opera del Ribadeneira, e fu omessa nella latina. Vedi anche l'altra opera dello stesso autore: _De simulatione virtutum fugienda_.
[612] Anche qui i titoli stessi delle opere dicono abbastanza: — _De imperio virtutis, sive imperia pendere a veris virtutibus, non a simulatis_, lib. II, _adv. Machiavellum_. Coloniae, 1594. — _De robore bellico, diuturnis et amplis catholicorum regnis_, lib. I, _adversus Machiavellum_. Coloniae, 1594. — _De Italiae statu antiquo et novo_, lib. IV, _adversus Machiavellum_. Coloniae, 1595. — _De ruinis gentium ac regnorum, adversus impios politicos_, lib. VIII. Coloniae, 1598.
[613] Pubblicato in Alcalà, 1687.
[614] Pubblicato in Roma, 1697.
[615] Vedi REIFFEMBERG, _Particularités inédites sur Charles V_, in _Mémoires de l'Académie royale de Bruxelles_, vol. VIII. Vedi anche la prefazione del Leo alla sua traduzione tedesca delle lettere del Machiavelli, nella quale sono a questo proposito giuste osservazioni, specialmente a pag. VII e VIII.
[616] Il BROSCH (_Geschichte von England_, vol. VI, pag. 259. Gotha, Perthes, 1890), sostiene che la notizia pubblicata dal cardinal Polo (_Epistolarium_. Brixiae, 1774, I, 126 e 136) sia una favola da lui inventata per odio al Machiavelli ed a Tommaso Cromwell. Perchè fosse vera, sarebbe stato necessario, egli dice, che il Cromwell avesse conosciuto il _Principe_ prima del 1532, anno in cui il libro fu la prima volta pubblicato, ed in cui il cardinal Polo venne in Italia, non tornando più in Inghilterra, durante tutto il regno di Enrico VIII. Il Cromwell avrebbe quindi dovuto avere un manoscritto dell'opera, il che è possibile, ma non è probabile. Ma lasciando da parte che il plagio del Nifo dimostra (e se ne hanno ancora altre prove), che il _Principe_, prima d'esser pubblicato, era già assai conosciuto in Italia, dove era stato il Cromwell, e lasciando da parte che la mala fede del cardinal Polo non si può quindi dir sicuramente provata, resta il fatto indubitabile, che la sua asserzione venne, senza discuterla, generalmente creduta, il che basta a provare quello che qui sopra diciamo.
[617] RAYMOND CÉLESTE. _Louis Machon, apologiste de Machiavel et de la politique du cardinal Richelieu_. Bordeaux, Gounouilhon, 1883.
[618] Vedi gli articoli pubblicati dal signor Derôme, nella Rivista francese, _Le Correspondant_, dell'anno 1882. Nel terzo articolo, fascicolo del 10 luglio, pagina 157, l'autore dice: «Machiavel n'a vraiment regné qu'en France, où il a exercé une autorité en quelque sorte dynastique par Catherine des Médicis, par les Valois, par l'Hôpital, par les Guines, par le rôle qu'il a joué dans les guerres de religion, et à la Cour. Par l'action lente de ses doctrines sur les errements de notre diplomatie, il est plus Français qu'italien.... Sa glorie française est due à Catherine des Médicis.»
[619] L'autografo di questo sunto è citato da coloro che nel 1782 fecero la grande edizione delle _Opere_ del Machiavelli, ed una copia dello stesso era presso di chi fece l'edizione colla data d'Italia 1813, come è affermato nella prefazione, vol. I, pag. XLIII.
[620] GENTILLET, _Discours sur les moyens de bien gouverner et maintenir en bonne paix un royaume.... contre N. Machiavel le Florentin:_ Lausanne, 1576. La traduzione tedesca, di cui comparve una seconda edizione nel 1583, fu intitolata _Anti-Machiavellus_; la traduzione latina: _Commentariorum de regno et quovis principatu vite ac tranquille administrando_, libri III, 1576. Nel 1577 ne fu fatta una traduzione inglese da Simon Patericke, la quale venne pubblicata nel 1602. La diversità dei titoli ha qualche volta indotto in errore, facendo credere che si tratti di opere diverse. Riportiamo qui alcuni periodi della lettera dedicatoria e del proemio al primo libro dell'edizione latina, nei quali si vede chiaramente il rancore del Gentillet contro il Machiavelli, ed in parte si vedono anche le origini di questo rancore. «Sathanam ut pestiferum illud inde usque ab Italia virus spargeret instrumentum in Galliis peridoneum nactum fuisse, Reginam Matrem (Catharinam Mediceam), quae Machiavelli civis sui scripta in tantum honorem et dignitatem adduxerit, ut nemo eo tempore in aula gallica isti Medeae acceptus esset quin Machiavellum italice, gallico legeret, teneret, edisceret, quin eius praecepta ut Apollinis oracula in mores et in negotia transferret.» Ed altrove: «Ab excessu Henrici II regis Galliam peregrinis arbitriis sive placitis ac praeceptis Machiavelli regi et agitari coeptam.... Neminem in Gallia adeo hospitem esse ut nesciat Machiavelli libros eo tempore a quindecim annis haud minus assidue aulicorum manibus teri suevisse, quam breviarium a sacrificis.» Vedi anche CHRISTII, _De Nicolao Machiavello_, etc., che a pag. 33 riporta questi brani, ed altrove ne riporta molti altri simili.
E. MEYER in un suo lavoro, _Machiavelli and Elisabethan Drama_ (Weimar E. Felber, 1897), trova, negli scrittori inglesi di quel tempo, ricordato il Machiavelli un gran numero di volte (395). Dal modo come è ricordato egli ne induce che quegli scrittori conobbero il Machiavelli solo indirettamente, per mezzo del libro del suo avversario Gentillet.
[621] Il BODINO scrisse il suo _De Repubblica_ in francese, e la tradusse poi nel 1584 in latino, facendovi alcune aggiunte. Si possono consultare l'edizione francese del 1593 e la latina del 1591. Scrisse anche un'opera intitolata: _Methodus ad facilem historiarum cognitionem._
Secondo il Lerminier, il _De republica_ è «le début de la science politique dans l'Europe moderne, ébauche d'une raison ferme, mais incertaine dans ses voies, qui flotte tour à tour entre les théories _a priori_ et la méthode d'observation, entre la République de Platon et la Politique d'Aristote, où l'érudition étouffe souvent la pensée, où l'esprit de l'auteur, en voulant monter dans le monde des idées et des systèmes, s'abat presque toujours dans son vol impuissant sans méthode, sans lumière; mais cependant témoignage irrécusable de vigueur et de génie, monument du seizième siècle, etc.» LERMINIER, _Introduction général à l'histoire du droit_. Bruxelles, 1836, pagine 29-30. Vedi ancora _J. Bodin et son temps, tableau des théories politiques et des idées économiques au seizième siècle_, par HENRI BOUDRILLART. Paris, Guillaumin, 1853. Questo libro contiene un esame ed un sunto minutissimo delle opere del Bodino.
[622] Vedi _Aforismi Politici_ 28, 29 e 35, in _Opere di T. Campanella_, scelte, ordinate ed annotate da A. D'ANCONA. Torino, Pomba. 1854, vol. II, pagine 16 e 17.
[623] BARTHÉLEMY SAINT-HILAIRE, _Politique d'Aristote, traduite en finançais_. Paris, 1848.
[624] BARTHÉLEMY SAINT-HILAIRE, op. cit., _Préface_, pagine CXXVI e segg.
[625] Il volume annotato di mano di Cristina ha questo titolo: _Le Prince de Nicolas Machiavel, secretaire et citoien de Florence, traduit et commenté_ par A. N. AMELOT, sieur de la Houssaie. Amsterdam, Wetstein, 1683. In fine della lettera dedicatoria a Lorenzo dei Medici, trovasi segnata in manoscritto, forse di mano della stessa annotatrice, la data 1684. Il prof. Ernesto Monaci della Università di Roma, con una grande cortesia, di cui gli siamo riconoscentissimi, ci permise di valerci liberamente di questo volume, che egli possiede. Vedi _Appendice_, doc. XXIV.
[626] _L'Antimachiavel_ fu dal Voltaire pubblicato, senza nome d'autore, nel 1740, con la data: À la Haye, Van Duren, 1741. _La Réfutation du Prince de Machiavel_, di cui fu trovato il manoscritto originale, meno il secondo capitolo, che manca, fu pubblicata l'anno 1848, nel vol. VIII della grande edizione di tutte le _Opere_ di Federigo il Grande, diretta dal professor Preuss, e stampata dalla Tipografia Reale di Berlino, per commissione del Governo prussiano.
[627] _Réfutation du Prince de Machiavel_, chap. I, pag. 190 e seg., nel volume sopra citato.
[628] «Vielmehr ist die ganze Arbeit des Prinzen, ein grosses Missverständniss.» Laonde egli, così continua il Mohl: «bekämpft nur ein selbstgeschaffenes Scheinbild.... Dass diese Arbeit also eine im Wesentlichen verfehlte und eine des künftigen grossen Staatsmannes, welcher sie schrieb, nicht würdig ist, unterliegt keinem Zweifel. Es ist nicht zu hart geurtheilt, wenn sie als eine Schülerarbeit über einen falsch aufgefassten Gegenstand bezeichnet wird.» MOHL, op. cit., pag. 553.
Assai più benigno è il giudizio del Trendelenburg, che tuttavia non conduce a conclusioni molto diverse. Egli fa un esame più particolareggiato dello scritto di Federigo, ma dimostra una minore conoscenza delle altre opere del Machiavelli. Oltre di che, discorrendo in occasione della festa in onore del gran Re, doveva sforzarsi d'essere più benevolo nel giudicarne il libro. _Machiavell und Antimachiavell, Vortrag zum Gedächtniss Friederichs des Grossen, gehalten am 25 Januar 1855, in der königlichen Akademie der Wissenschaften_, von ADOLF TRENDELENBURG. Berlin, bei G. Bethge, 1855.
[629] _Mémoires de Mad. de Rémusat_. Paris, Lévy, 1880. Tome I, pagine 335-38.
[630] Tutto questo è confermato, quasi con le stesse parole, così nei _Mémoires de Mad. de Rémusat_, come in quelli del Principe di Metternich.
[631] _Mémoires de Mad. de Rémusat_, loc. cit. Vi può essere qualche esagerazione nella forma; ma sono concetti che rispondono all'indole dell'uomo, ed a ciò che molti ne han detto.
[632] «Je crois avoir lu quelque part que Napoléon faisait grand cas de Guicciardini; ce qui est certain, c'est qu'il admirait sincèrement Machiavel.» Così scrive il principe di Metternich. V. _Mémoires_, etc. (Paris, Plon, 1880), vol. I, pag. 281, in nota.
[633] La nota qui sopra citata.
[634] METTERNICH, _Mémoires_, etc., vol. I, pag. 289-92.
[635] J. LIPSIUS, _Liber adversus dialogistam_, pag. 37, ediz. del 1594. Vedi anche dello stesso autore, _Politicorum, lib. VI_, nella prefazione.
[636] «Gratias agamus Machiavello et huiusmodi scriptoribus, qui aperte et indissimulanter proferunt quid homines facere soleant, non quid debeant.» _De augumentis scientiarum_, lib. V, cap. II.
[637] BOCCALINI, _Ragguagli di Parnaso_, Centuria I, ragguaglio 89.
[638] _De Legationibus_, lib. IV, cap. IX.
[639] «En feignant de donner des leçons aux rois, il en a donné des grandes aux peuples. Le _Prince_ de Machiavel est le livre des républicains.» Ed in nota aggiunge: «Machiavel était un honnête homme et un bon citoyen; mais attaché à la maison des Médicis, il était forcé, dans l'oppression de sa patrie, de déguiser son amour pour la liberté. Le choix seul de son exécrable héros manifeste assez son intention secrète, et l'opposition des maximes de son livre du _Prince_ à celles de ses _Discours_ sur Tite-Live, et de son histoire de Florence, démontre que ce profond politique n'a eu jusqu'ici que des lecteurs superficiels ou corrompus.» ROUSSEAU, _Œuvres_. Genève, 1782,