Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni
Part 50
Fra Benedetto s'impegnò alla meglio farle animo e consolarla, poi s'informò se vi fosse in casa nessuno della famiglia, e seppe che la sola Lisa col suo fanciullino era, si può dir, prigioniera dalla sera innanzi nella sua camera all'ultimo piano; udì l'istoria delle diavolerie di Gavinana, e questo racconto confusamente narrato, tramezzato sempre da singhiozzi, da esclamazioni, da lagrime e sospiri, si faceva, mentre avviatosi per condursi presso la giovane, veniva lentamente salendo le scale.
--Oh Madonna Santissima! diceva M. Fede stendendo la mano al saliscendi dell'uscio, che spettacolo vedrete!... la poverina pare smemorata! e non ha dormito mai tutta la notte, o non piange, e sta muta, cogli occhi fissi in terra, ed ogni poco dice: _Era un traditore_! e non c'è verso a farla muovere, o parlare, e non risponde altro.... Oh Vergine benedetta, in che modo ha a finire questa casa, e noi poverine, sventurate!... E di messere che ne sarà?.... e de' figliuoli.... e di M.ª Laudomia?.... neppur sapere dove sian capitati.... Oh Signore, che rovina! che rovina!--
--Ora via, apri, disse il frate, qui non v'è rimedio, non v'è speranza che in Dio.--
La vecchia aperse, ed entrarono.
Lisa sedeva innanzi ad una tavola; v'appoggiava i gomiti e le braccia, e su queste il capo, tantochè il viso si nascondeva, mostrando soltanto la capigliatura disordinata e negletta, come lo eran le vesti, che l'avvolgevan incomposte, più che non la coprissero.
Accanto alla tavola si tenea ritto il piccolo Arriguccio, e per esser troppo piccino, non aggiungendo agli orli di essa col viso, vi s'attaccava colle manine, tra lo sbigottito e 'l piangente di veder la mamma a quel modo; e colle sue dita, piccole e tonde come pignoletti, facea forza inutilmente per sollevarsi tanto che la vedesse in volto; ma essa immobile e muta, neppur parea s'avvedesse degli sforzi del fanciullino.
--Povera infelice! disse Fra Benedetto commosso, se fu grande il tuo errore non è minore il castigo!....--
Poi pianamente fattosele dappresso la chiamò più volte invano, la scosse, poi dolcemente postale una mano sotto la fronte, le sollevava il capo. Essa mise un gemito, come le desse noja quest'atto; pure alzò il viso, affissò il guardo nel frate, e fu tale, che questi più che mai doloroso, pensò in cuor suo:
--Oh Dio! che il senno di costei si smarrisce! Ed essa intanto scrollando il capo:
--Eh?.... Che ne dite?.... L'avreste immaginato ch'egli era un traditore?--e rimasta muta un momento, soggiungeva, stringendosi nelle spalle:
--Eppure è così.... Era un traditore!--
--Oh figlia benedetta! Poverina! Troppo avete ragione di dolervi.... ed io, che parte ho inteso i vostri casi, son venuto poi apposta per sentir come stavi, per profferirmivi in quel poco che posso, per consolarvi e pianger con esso voi.... Poverina.... via... su.... un po' di forza.... è tremenda la vostra tribolazione.... ma Iddio non le manda per nostro danno, le manda perchè a lui ci volgiamo, per rammentarci che non s'ha a cercar il bene quaggiù, ma in Lui solo....--
Lisa pareva tutta attenta a queste parole, ed il buon vecchio ne traeva felice presagio; ma essa a un tratto interrompendolo, e prendendogli con forza convulsa le mani, gli diceva:
--Ma ditemi il vero, Fra Benedetto, voi l'avreste creduto, che era un traditore?--
--E che volete che vi dica, figliuola benedetta? No, non l'avrei creduto; ma chi può penetrare ne' cuori se non Iddio.... tant'è vero, che io pur troppo dissi a messer Niccolò....--
--Ah dunque lo sapevate!.... ma perchè, perchè non dirmelo anche a me poverina? perchè mettervi d'accordo tutti per tradir questa disgraziata?--
--Ma via, chetatevi figliuola, chetatevi per l'amor di Dio, voi non m'avete inteso....--
E M.ª Fede anch'essa tutta piangente: --Chetatevi, madonna, ch'egli non v'ha detto cotesto....--
--Ed io sto cheta, non dico nulla.... che ho io detto?---
E l'infelice li guardava, or l'uno or l'altra, con occhi pieni d'un talchè così nuovo, così spaventato, che ambedue più che mai ne sbigottivano.
--Oh! non pensate ora a coteste cose, via, fatevi un po' di forza!.... cacciate la memoria di quel disgraziato... perdonategli.... pregate Iddio che abbia pietà di lui; poi dimenticatelo....--
--E come ho io a fare per dimenticarlo se io l'ho sempre qui (e colle mani si premeva il petto), qui nel cuore che me lo tormenta, me l'abbrucia, e non mi lascia requie nè riposo?.... io che l'amavo tanto, che non vedevo se non lui solo nel mondo!... perchè non dirmi quand'era tempo «Bada, ch'egli è un traditore!....»
--E perch'egli è tale, per questo appunto tu l'hai a scordare figliuola, e tanto più ora, a' termini in che è ridotto il babbo! pensa al povero padre tuo!....--
--Oh! il babbo.... è vero.... dov'è, che gli hanno fatto?--
Disse Lisa quasi colpita da una spaventevole idea del tutto nuova ed inaspettata:
--Ah, è vero, sciaurata!... è vero.... ma s'io non ho più il capo!... compatitemi Fra Benedetto, abbiate pietà di me, povera pazza.... io lo sento, il cervello non è più mio,... oh! ditemi, del babbo che n'è stato!...--
E qui cacciandosi le mani ne' capelli, dette finalmente in uno scoppio di pianto, versando lacrime a torrenti, e dicendo interrottamente:
--E pensare che.... sono.... stata io cagione di tutto!... Che.... avrò all'anima.... la morte sua!.... Oh! disse alzandosi risoluta, e racconciandosi i panni indosso, chè da ogni lato, male allacciati, le cadevano, andiamo per l'amor di Dio, andiamo a lui subito.... ch'io voglio morire a' suoi piedi.... io non posso morire altrimenti. Ah, poterlo salvare! poter trovare una via di morir per lui!... insegnatemi il modo, e prendetevi... che posso io darvi?... che m'è rimasto?... la vita di questo fanciullo?.... prendetevela.... tutto, tutto! purchè il sangue di quel vecchio non mi spruzzi il viso, non mi piova sull'anima come un fuoco d'inferno....--
Il Frate e M.ª Fede, mentr'ella smaniava a quel modo, mezzo fuori di sè, le stavano attorno tentando ogni via di racchetarla, ora con parole, ora con atti, con carezze, con persuasioni, che neppure udiva, o non curava quell'infelice. Ma lo sfogo del tanto piangere le giovò più di tutto, e si venne a mano a mano rallentando quello stato convulso e violento, divenner più rari i singhiozzi, più lento l'ansare del petto, sembrò volgesse gli sguardi più naturali, tanto che a Fra Benedetto parve poter acconsentire a condurla fuori, e tentare con essa di penetrare nelle carceri del bargello.
M.ª Fede la venne rassettando per tutta la persona, e le compose alla meglio i capelli e le vesti, mentre Lisa, recatosi in braccio il bambino, stringendolo e baciandolo, diceva, bagnandogli il viso di lacrime:
--Oh poverino! Quando potrai conoscere l'istoria di casa tua, i casi della mamma, saprai quanto caro ci sei costato a tutti.... Fede, ti raccomando Arriguccio.... chiuditi a chiave, sai!--
Ripose in terra il fanciullo e si mosse per uscire: poi fermatasi a un tratto si rivolse, tornò ad abbracciarlo, e disse, tenendogli tra le mani il capo:
--Oh bimbo mio, Dio ti benedica! Dio non ti castighi mai per le colpe di tua madre!.... tu che sei innocente, oh potessi pregar per me!--
Lo baciò un'ultima volta, dicendo:
--Ti vedrò ancora, bambino mio? poi, staccatasi da lui, tenne dietro al frate e scesero in cortile.
Pensò questi di far motto al Nobili per ottener che la Lisa potesse uscire, o, meglio ancora, impetrare che le venisse concesso veder il padre.
Trovò messer Benedetto in un angolo del portico, ove, tra un monte di masserizie, ed attendendo a ciò che faceano que' suoi ribaldi, s'era seduto sul seggiolone proprio di Niccolò, su quello che, collocato nella stanza del letto accanto al cammino, troppo era noto a Fra Benedetto. A quella vista gli si rinnovò più dolorosa la memoria del perduto amico, e non potè accostarsi al Nobili, e parlargli, senza che negli occhi e nel volto non apparisse turbamento grandissimo. Pure, facendo forza per comprimere codesti affetti, gli disse:
--Messer Benedetto, io v'ho a chieder in grazia, che sia concesso a M.ª Lisa, alla figlia di Niccolò, d'uscir di questa casa... e che ella possa condursi sicuramente al bargello, e veder suo padre. Voi non vorrete negarle questa consolazione, non è egli vero?--
Il Nobili fu per dir no addirittura, chè ben lontano di sentirsi disposto a far piaceri a Niccolò, gli avrebbe fatto volentieri invece quel maggior dispiacere che avesse potuto; adirato e rabbioso com'era tuttora per la scena che abbiamo dianzi descritta. Ma non potendo mancare alla sua natura d'ipocrita, considerò che a nulla gli sarebbe giovato mostrarsi duro in questo caso, ed invece poteva con poca spesa apparire caritatevole, umano, e superiore ad ogni pensiero di vendetta o di parte. Disse dunque:
--Veramente io non dovrei, non potrei... chè gli ordini son severi. Pure.... conosco anch'io, sarebbe troppo disumana cosa impedir che una figlia abbracciasse il padre.
E messo un sospiro, alzò gli occhi al Cielo, aggiungendo:
--Già abbastanza son infelici costoro. Oh, la ragion di stato!... ell'è pur la terribil cosa!...--
--Iddio vi tenga conto di questa vostra umanità; ora dunque siate contento darci un de' vostri uomini che ci accompagni.--
--Oh, ser Cecco, disse accennando ad un ometto sparuto, e mal in arnese, fate motto.... Andate con costoro, e procurate che possano entrare da Niccolò. Se qualcuno facesse opposizione, valetevi del nome mio.--
Ottenuta questa licenza, si mosse il Frate colla Lisa e la loro guida: passando sotto l'androne per uscire in istrada, vide in terra buttato tra un monte di robe anco il ritratto di Fra Girolamo, e s'accorse che per ischerno, l'aveano imbrattato tutto col carbone, e fategli le corna ed altre insolenze e sporcizie; ne torse gli occhi con dolore, e affrettando il passo, gli parve mill'anni trovarsi fuori di quel luogo di tanta desolazione.
CAPITOLO XXXIX.
L'ira alla quale s'era lasciato trasportare Niccolò contro il Nobili, e le rigorose parole usate con esso, le ripensava l'afflitto vecchio nell'amarezza del cuore, dolendosi di non aver saputo raffrenar quell'impeto, quando l'appressarsi della sua ultim'ora, avrebbe dovuto più infondergli la mansuetudine e la pazienza.
Raccolse i pensieri, e procurando dimenticare quella dolorosa scena, tutti li volse a Dio chiedendogli perdono del suo errore; offerendogli il desiderio, se non altro, di perdonare a chi avea procurata la rovina di Firenze, e pregandolo volesse per sua misericordia purgarlo in quegli ultimi momenti d'ogni lievito d'odio gli fosse rimasto nel cuore.
Così a poco a poco gli venne pur fatto di calmarsi, e stette a questo modo insin che sonarono in Palagio le 22 ore. Udì allora nell'andito vicino un rumor di passi e quel suonar di chiavi che tanto di frequente ferisce l'orecchio de' poveri prigionieri: poi sentì aprirsi la toppa della sua segreta, scorrere i chiavistelli, e finalmente spalancato l'uscio entrò un uomo, che dalla cappa scura e da una medaglia che avea al collo con suvvi il giglio fiorentino, conobbe essere il cancelliere della Balia. Cinque o sei birri e tavolaccini l'accompagnavano, e fecero cerchio intorno al cancelliere suddetto, il quale, volto a Niccolò, gli disse, usando le parole che si costumavano in quella trista occasione:
--Niccolò, assai mi pesa di doverti annunciare ciò che è pur mio ufficio annunciarti, che per partito vinto di tutte fave nere dell'eccelsa Balia del popolo Fiorentino, tu sei condannato nel capo, quale ti sarà mozzo questa notte ad ore sei nel cortile del bargello. Così il nostro Signor Jesù Cristo abbia in pace l'anima tua: Niccolò, rispondimi, hai tu inteso? affinchè costoro possano farne testimonianza.--
--Io ho inteso.--
Disse il vecchio, che a quell'annunzio non diede col volto, nè in tutta la persona, segno veruno di alterazione: poi soggiunse tosto, parlando con tranquillità, ma al tempo stesso in modo grave e solenne:
--Non per me, ch'io accetto volentieri questa morte pe' miei peccati, ma per salvare i diritti de' cittadini e di Firenze, e la fede de' patti giurati, quale si falsa e s'offende ora nella persona mia, protesto e dichiaro irrita e nulla questa condennagione.--
Que' birri e quel cancelliere, che avea di birro tutto fuorchè il vestire, e che non s'impacciavan d'altro, che del loro ufficio, e non intesero o non badarono alla protesta di Niccolò, che scambiarono colle solite dichiarazioni d'innocenza di tutti i condannati, al momento in cui vien loro annunciata la morte. Lo fecero alzare senza maltrattarlo, nè usargli gran riguardi o mostrargli compassione, ma coll'indifferenza che s'acquista in ogni mestiere a forza d'abitudine; ed ajutandolo, chè s'avvedevano mal potea reggersi in piedi e camminare, lo condussero passo passo insino alla cappella.
Dal 1260, quando il palazzo del bargello serviva a' Priori, ed essi udivan la messa ogni mattina in questa cappella, non era stata mutata in nulla, e si manteneva nella sua divota e venerabile antichità. Era un rettangolo coperto da un'ardita ed elevata vôlta, che quattro spine rilevate, innalzandosi dai capitelli di sottili colonne poste agli angoli, tagliavano in quattro parti, incontrandosi nella sommità, ove, a guisa di chiave, era lo scudo fiorentino di parte Guelfa. Le spine eran dipinte a liste in traverso rosse e bianche: i campi d'un azzurro annerito omai dal tempo e dal fumo de' ceri, sparso di stelle d'oro. Di faccia all'ingresso, l'altare con un Cristo crocifisso grande al naturale di legno nero, coperto sino a mezza gamba d'una tunica o clamide oscura ricamata d'argento, come il Volto Santo di Lucca: da ciascun de' lati due ceri accesi, le mura tutte dipinte per mano di quegli artefici che ornarono il camposanto di Pisa, Buffalmacco, Gaddi, Tafo ec., ma per esser affumicate poco più si vedevano le loro pitture. La luce riflessa dal sole cadente (dritta non potea giungervi) ravvivava i colori dell'invetriate dipinte di due finestroni, e penetrando nell'interno della cappella vi spargeva una tinta misteriosa ed incerta nella quale spiccavan soltanto i lumi dell'altare.
Vicino a questo era già radunata la compagnia della Misericordia: quattro giornanti ed un capo guardia, coperti di loro cappe nere colla buffa calata sul viso del quale gli occhi solo apparivan per due buchi tondi. Aveano appoggiato al muro in un angolo un lor crocifisso grande, portatile però, sul quale un archetto confitto nel braccio superiore reggeva un drappo nero impresso di due croci bianche.
Quando entrò Niccolò sorretto da' birri, i fratelli attendevano a recitar i salmi del vespero a voce bassa. Appena lo videro si mossero tutti ad incontrarlo, e levatolo di mano a que' ribaldi, che tosto se n'andarono all'uscio e vi rimasero di guardia, disse uno di loro:
--Iddio ti salvi, Niccolò, e dacchè egli ti chiama a sè dalle miserie di questa vita mortale, noi siam qui per assisterti e prestarti tutti que' servigi che per noi si potrà, come è dover nostro, e come vuole la nostra santa regola.--
Ed in così dire lo volsero verso un lettuccio posto dirimpetto all'altare ove i condannati a morte usavano riposare, se stanchezza od infermità o vecchiaja lo richiedesse.
Sedutosi Niccolò, rispose:
--Io vi ringrazio, fratelli. Iddio sia quello che vi rimuneri della vostra carità.--Costoro allora andarono in un angolo ov'era preparata una piccola tavola e la portarono d'appresso al vecchio: poi con una tovaglia di bucato apparecchiarono pulitissimamente, ponendovi stoviglie, posate, tutto in somma l'occorrente per la cena, meno i coltelli, chè, non eran permessi ai condannati, e domandarono a Niccolò quando volesse cenare e qual vivanda desiderasse.
--Io non vo' aggravarmi di cibo, figliuoli, che, per queste poche ore debbo pensare allo spirito e non al corpo: pure, per non ismarrire troppo le forze, accetterò un po' di brodo e due dita di vino, e di nuovo di tutto vi ringrazio.
Non tardarono a comparire l'uno e l'altro, e preso questo poco ristoro parve che visibilmente Niccolò si riconfortasse, ch'egli era assai accasciato e cadente quando era quivi venuto. Quelli che lo servivano, vistolo star più ritto e girar gli occhi non più tanto languidi e spenti come innanzi, parve concertassero non so che fra loro, bisbigliandosi poche parole all'orecchio; poi quattro di essi se n'andarono verso la porta, tenendosi tra quella e Niccolò, il quinto gli si pose a sedere accanto, come per intrattenerlo secondo s'usa co' pazienti, ed accostandogli la bocca all'orecchio, gli disse pianamente:
--Messere, io v'ho a palesar una cosa... ponete mente di non dar segno veruno, che que' ribaldi di guardia non se n'avvedessero.--
Niccolò, un po' maravigliato, pure disse che farebbe.
--Voi dovete sapere, riprese l'altro, ch'io sono il Bozza; e quelli colà sono messer Bindo vostro, messer Lamberto, e quello che gli dicon Fanfulla, ed un loro famiglio: e jernotte, prima dell'alba, mi vennero a chiamare, e s'è concertato di barattar il giro co' giornanti che dovevan venirvi assistere, e siam venuti noi in vece, e sotto queste cappe siamo benissimo armati, e ci siam risoluti o liberarvi o morire con esso voi, e quel che vi promise il Bozza in S. Marco, ora ve l'attiene... ed il modo l'udrete ora da messer Lamberto, ch'io ve lo mando qui, e così un po' per uno parlerete con tutti senza far parere di nulla, che così usan fare i Fratelli co' condannati....--
E prima che Niccolò potesse rispondere, s'alzò, e poco stante Lamberto e Bindo eran venuti a sedersi a' fianchi del vecchio: presagli nascostamente ognuno una mano, che tratto tratto di sotto la buffa caldamente baciavano, disse Lamberto:
--Nostro solo timore era che non poteste reggervi e camminare; poichè potete, la Dio grazia, il resto lo faremo noi.... ci getteremo su codesti birri di guardia, e se ci vien fatto liberarcene al primo senza che levino il rumore, abbiam qui con noi una cappa della Misericordia che vi metteremo indosso e potremo uscire: verranno altri Fratelli... e parrà che ci diano la muta... io spero che ci verrà fatto.... altra speranza non ci rimane.... Molti del popolo son ordinati fuori ad aspettarci ed ajuteranno...--
--Lamberto, Bindo, figliuoli miei! disse Niccolò tagliandogli le parole, io ringrazio Dio ch'Egli m'ha procurato un conforto ch'io mai non mi sarei aspettato, e che non meritavo... quello di vedervi ancora una volta.... io vi ringrazio.... e conoscendovi, so che fareste più che non dite.... ma io non accetto le vostre animose offerte, e vi prego e vi comando come padre di togliervi affatto da codesti pensieri. S'io potessi uscir di qua senza pericolo, senza danno d'alcuno, io non vorrei.... pensate ora s'io vorrei mettendo a rischio la vita di tanti, le vite vostre, che potranno forse essere spese un giorno per l'utile della città! E vi pensate che mi pesi morire?
--Che mi possa parer duro dopo 91 anni di vita, dopo tanti travagli incontrati per veder onorata e felice questa povera patria, che son pur troppo andati invece a riuscire a vederla ora caduta al fondo d'ogni miseria, senza potervi far contrasto o trovar rimedio!.... Creder ch'io possa temer la morte?
--Io la desidero figliuoli! Essa è il solo pensiero tranquillo e dolce tra tanti dolorosi che mi travagliano! e voi vorreste levarmelo? vorreste togliermi quel riposo che Iddio concede alfine a queste membra logore ed afflitte, appunto perch'Egli conosce che han sofferto abbastanza? Qual ajuto potrei dar ancora a questa disavventurata patria? Vorreste voi che scordassi per me quegli insegnamenti che vi diedi, essere scopo dell'uomo non il protrarre la vita più ch'egli può, ma usarla virtuosamente, e saperla lasciare virilmente quando bisogna?--
I due giovani a quelle parole non poterono raffrenare le lagrime, e con caldissime istanze lo stringevano, tentando ogni via di rimoverlo da quel proposito; Niccolò allora, vestendo il suo aspetto di quell'autorità, alla quale nessun de' suoi aveva mai avuto pur il pensiero di far contrasto, diceva:
--Io credevo coll'esempio e colle parole avervi insegnato quella virtù che s'appartiene a' buoni cittadini, e mi confortavo d'avervi allevati in modo che in ogni occasione porreste l'utile della patria innanzi ad ogni altra cosa.... Volete voi ora che vada alla morte col disperato pensiero che neppur questo lo potetti ottenere? Che un vecchio di 91 anni viva pochi giorni più o meno, importa forse alla salute di Firenze? Ad essa pensate, e non a me... pensate ad uscir di qui, e ridurvi in salvo, voi che siete giovani, e vi potete valere della vita vostra.... pensate a rannodar i fuorusciti della parte del popolo.... io sono invecchiato in queste bisogne, e so come si conducono.... pensate a preparar la vendetta.... a tornar forti un giorno, e liberar quella patria che non abbiam saputo guardar dai traditori.... a questo pensate se siete figli di Niccolò, e se vi preme esser da lui benedetti.... non vidi io morire i vostri fratelli? Piansi forse o mi lamentai, o tentai impedirli che facessero il debito loro? E credete voi ch'io gli amassi meno che voi non amate me? Orsù, neppur una parola voglio aggiungere, chè il contrastar di tal cosa troppo invilisce me e voi. Addio, figliuoli, dividiamoci ora, e ci rivedremo felici in quella patria che conquistano i forti e non i codardi; in quel regno che, al detto di Cristo, _vim patitur, et violenti rapiunt illud_.--
La mirabile ed indomita costanza del valoroso vecchio, si comunicò come una fiamma a' cuori de' due giovani, che da un tanto esempio si sentiron, per dir così, trasportati in una regione superiore, ove rimanean sotto i piedi gli affetti e le miserie terrene.
Convinti che ogni loro istanza sarebbe tornata vana, ed accesi di desiderio di mostrarsi quali egli voleva che fossero (non potendolo salvare era la sola consolazione che rimanesse a dargli) gli promisero ambedue non iscostarsi un punto dalla sua volontà.
--Noi saprem vincere il nostro dolore, disse Lamberto, e la vostra virtù ci sarà di sostegno,.... non avrete a vergognarvi de' vostri figli.... e finchè ci duri la vita, vi giuriamo che il vostro volere, i vostri pensieri saranno i nostri....--
--E così vi benedirà Iddio, rispose Niccolò rasserenato tutto; così verrete accompagnati sempre dalle benedizioni mie; e le mie preghiere v'ajuteranno dal Cielo, ove per bontà d'Iddio spero aver luogo.... Ora due altre parole, per le cose di quaggiù, poi non avrò altro pensiero in terra. Lamberto, tu ti ricorderai, che non è gran tempo, io ti raccomandava la casa mia.... la casa mia ora, è tutta in questo fanciullo. Ricordatevi che siete fratelli, amatevi, aiutatevi, e tu, Bindo,.... dacchè Iddio ti vuole orfano.... odi i consigli di Lamberto, e secondo quelli informa la vita tua.... Laudomia non accade raccomandartela, Lamberto, essa è tua moglie, e ti conosco. Ma Lisa! Oh! quando nacque costei, chi m'avesse detto!.... sia fatta la volontà di Dio!.... Costei ha più che mai bisogno di conforto e d'ajuto, povera disgraziata! Sappiate....--
E qui narrò a' figliuoli tutto quanto avea inteso dal Nobili.
Rimaser muti i due giovani a questo racconto, tanta fu l'indegnazione che gli invase contro quel traditore, e tanta la meraviglia d'un caso che era del tutto contro ogni loro aspettazione; e con brevi parole, dato prima un qualche sfogo allo sdegno, narrarono anch'essi al vecchio tutto quanto era avvenuto dopo che s'eran lasciati sulla strada di Prato; dissero aver lasciata a M.^e Murlo, in custodia del Pievano e di Selvaggia, Laudomia, la quale, prostrata affatto di forze ed ammalata, non s'era potuta movere, ma avea ad ogni conto voluto ch'essi venissero subito a Firenze per tentar tutto onde salvare il padre, e toccò a Niccolò maravigliarsi alla sua volta, che potesse giungere tant'oltre l'umana scelleratezza, e che tanto avesse potuto fidarsi d'un ribaldo qual era Troilo.
--Iddio ci voleva castigare, e ci rese ciechi.... ci tolse l'intelletto.... _quos vult perdere dementat_.... anche in questo, _fiat voluntas tua_!....