Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni
Part 38
E queste parole si riferivan alle disoneste domande fatte da Malatesta al papa, siccome prezzo del sangue de' Fiorentini. Tacquero all'entrar del giovane, che potè osservar i visi d'ambedue tanto mutati da quei di prima, che appena sembravano le stesse persone. Il capitano parea meno scarno, stava sopra di sè più ritto, ed a Baccio parean scemati vent'anni. L'accolsero con festa, non però egualmente sincera in ambedue, chè dopo la vittoria, le parti rispettive di questi ribaldi s'erano già mutate, ed i loro interessi non potean oramai molto accordarsi. Baccio vedeva giunto il momento che avrebbe avuto addosso tutti quelli che s'erano adoperati per lui, ed ai quali aveva tanto promesso, e s'egli volea conservarsi la grazia di papa Clemente, e non rischiare di perdere esso stesso le sue ricompense, ben sapeva che la sola via era quella consigliata da Guido di Monforte a Bonifacio VIII, ed espressa da Dante col verso
«_Lunga promessa coll'attender corto_....»
E quanto gli avesse a riuscire ardua e piena di fastidj glielo mostravan le pretensioni di Malatesta da lui già messe avanti, e sulle quali già discutevano al giunger di Troilo; era perciò naturale, che non gli riuscisse neppur molto gradito in quel momento l'aspetto di questi, come a chi sta battagliando con un creditore inesorabile poco piace la sopraggiunta d'un nuovo. Ma Baccio era troppo astuto per non saper celare que' suoi pensieri sotto un'apparenza grata ed amorevole; mentre Malatesta trovandosi con Troilo, per dir così, in comunione d'interessi, e vedendo in lui quasi un ausiliario, non avea bisogno di fingere per fargli buon viso.
Egli dunque, stendendogli la mano e stringendogliela, gli diceva, volto un poco verso il Valori.
--Ed anche questo giovane s'è portato da valent'uomo e non ha temuto nè fatiche nè pericoli... e se le cose son riuscite tanto a modo di S. Beatitudine, convien pure in gran parte sapergliene grado.... Ora dimmi un po', Troilo, ti diedi io un mal consiglio confortandoti a quest'impresa? Sei contento ora?--
Baccio, con un suo risetto finto e sforzato, accompagnava, e pareva approvare le parole di Malatesta, al quale intanto mandava divotamente il canchero in cuore, e l'altro, proseguiva tutto allegro:
--Coraggio, coraggio giovinotto, chè son finite le prediche e i _miserere_, e le processioni, ed hai finito oramai di tribolare, ed è volere di S. S. che i suoi servitori, quelli che l'hanno ajutata, abbian que' premj che meritano: e qui messer Baccio saprà ben egli eseguire le intenzioni generose e magnifiche di S. Beatitudine.... e poi, basta a dire che il papa è di casa Medici.... e codesta Casa non conosce nè ingratitudine nè miseria.--
Forse Malatesta, cui era noto assai bene l'animo di Clemente, che s'avvedeva anco de' pensieri di Baccio, parlava così per istraziarlo, e Troilo probabilmente col fine medesimo, rispondeva:
--Eh! lo so, lo so, non occorre dirmelo.... e quanto a messer Baccio, è un pezzo che mi vuol bene, e son certissimo che delle cose mie egli n'ha maggior pensiero di me. Ma non penso a queste cose ora; chè v'è un nuovo diavoleto per aria, e son venuto ad avvisarvene....--
E qui narrava come Niccolò, non si tenendo ancora per vinto, volesse far un'ultima prova, ed avesse dato opera onde rannodare la parte Piagnona e ridurla ad un notturno ritrovo nel convento di S. Marco, ove eran per risolvere, Dio sa che disperato e pazzo partito.
--Non che io creda che possano oramai nuocer molto, proseguiva Troilo, ed anco bisognerà vedere se si troveranno, al punto che son le cose, molti sciocchi e furibondi tanto da volersi mettere a questo sbaraglio.... ma pure m'è parso la cosa non del tutto da trascurarsi, e ve n'ho voluti avvertire.... tanto più, che dovendo trovarmi anch'io a questo consiglio, potrei giovare in qualche modo.--
--Ed hai fatto benissimo a darcene avviso, rispose Baccio, chè forse forse.... da questa occasione... si potrebbe.... lasciamici pensare un minuto.--
Malatesta, vedendo Baccio che colla mano al mento, e l'occhio fisso e pensoso, parea dar molto peso alla nuova riferita da Troilo, diceva, sorridendo con ischerno:
--Oh! che volete voi che faccian costoro?.... Meno che non vengan, come credevan essi, gli angioletti per aria.... ma, vorrei veder anche questa, che gli angioli l'avesser a pigliar col papa! sarebbe una bella disciplina!...--
Baccio, senza badare a queste parole, si veniva accarezzando colla mano il mento, sporgeva innanzi il labbro inferiore, tentennando il capo, come chi sta fra se stesso discutendo e pensando un progetto: alla fine, quasi risolvendosi, diceva:
--Lo so anch'io, che i Piagnoni ci ponno oramai nuocer poco.... Ma e se potessero anzi giovarci? se con queste loro pazzie ci ajutassero invece ad ottenere.... a far sì che.... so ben io quel che mi dico....--
E troncando le parole ricominciava a pensare ed i suoi due uditori a guardarlo, aspettando spiegasse questo nuovo disegno; rimasti così un poco in silenzio tutti e tre, diceva Baccio:
--Ditemi un pò, sig. Malatesta. I capitoli son fermati: la città è nostra, ve l'accordo.... Ma.... qua, tra voi e me, che non ci ode nessuno.... Siam noi sicuri ugualmente di quest'esercito? Siam certi ch'egli non vorrà se non quello che vorremo noi? Che quei diavoli tedeschi e spagnuoli, dopo undici mesi d'assedio, dopo tanti malanni e tante fatiche vorranno proprio rinunciare al sacco di Firenze? Vorranno star contenti alla doppia paga, e partirsi cheti e senz'offesa della città? E se volessero far tutto il rovescio, chi li potrebbe impedire o rattenere? È morto il principe: è morto Gian d'Urbino: e D. Ferrante, che autorità ha egli su codesti ladroni? E se Firenze andasse a sacco, lo sapete anche voi qual grado ce ne saprebbe il papa. Voi, sig. Malatesta, potreste far conto (parliamoci chiaro) di non riveder Perugia; io, d'andarmene a tribolar la vita mia, Dio sa dove, e, quanto a Troilo, non se ne discorre...--
Le parole di Baccio, che racchiudevano moltissima probabilità, scossero gli animi di que' due, che avrebber fatto ogni cosa al mondo piuttosto che mettere in compromesso quelle ricompense di che facean oramai capitale.
--Ora ascoltatemi, proseguiva Baccio, il campo, finchè stia unito e d'una sola volontà, sarà più forte di noi: ma s'io non erro, ci verrà facilmente fatto di metterlo in discordia.... Si facciano azzuffar tra loro, ed avran di grazia a cercare di campar la vita.... altro che pensare ad entrar in Firenze.... Voi mi domanderete, come farli azzuffare?.... E qui voglio che m'ajuti Niccolò co' suoi Piagnoni.... Eh! proseguiva Baccio con un riso di compiacenza, quando ho soltanto un minuto da potervi pensare... ancora mi riesce di trar d'impaccio me ed altri!--
Ed il ribaldo, tutto contento, scrollava il capo e rideva; volto poi a Troilo gli spiegò minutamente il suo progetto, e l'ammaestrò ottimamente sul modo che avesse a tenere, trovandosi la notte coi Piagnoni, ed in ultimo, soggiungeva, con un suo maladetto ghigno:
--E andando bene la cosa v'è un altro guadagno..... pensate quante paghe di meno avrem forse a sborsare.... Son io buon massajo, eh?--
--Io vi fo di berretta, messer Baccio, disse Malatesta ridendo, e giurando al suo modo perugino, soggiungeva: Per lo Dio, che in fatto di trappole io non potrei star con voi per ragazzo!--
Baccio, sempre più soddisfatto del suo pensiero, proseguiva:
--Un altro vantaggio vi trovo.... già, quando una pensata è di quelle che dico io, quadra per tutti i versi.... Con questo modo verranno a scoprirsi i più arrabbiati de' Piagnoni, quelli da' quali non è da sperare nè pace nè tregua, e che perciò si vogliono spegnere, e quanti n'andranno all'altro mondo in questa zuffa saran tanti di meno che daran da fare al carnefice, tanto odio di meno che ne verrà a noi, al papa, ed alla casa de' Medici... anche dell'odio convien esser massajo... E di Niccolò, più degli altri, avrei caro liberarmene con una buona archibusata senz'averlo a mandare al bargello, chè il popolo è troppo in favor suo, ed in uno stato nuovo e in puntelli com'è il nostro, è un brutto pigliarsela con uomini del taglio di Niccolò.... Tutto sta ch'egli, vecchio com'è, possa trovarsi a questa scaramuccia...... chè del volere non ne dubito.--
--Oh! quanto alla volontà egli n'avrà di troppo, ma ch'egli possa è un altro discorso, disse Troilo... e stasera egli era assai bene stracco.... a ogni modo, potrebb'essere che....--
--S'egli finirà a questo modo, tanto meglio per lui.... chè altrimenti converrà lasciar ogni rispetto, e 'l popolo dica ciò che vuole; eh! non è uomo da lasciarsi vivo in Firenze, a voler che lo stato de' Medici metta le barbe!.... Ma a ciò si penserà dopo il fatto. Un'altra cosa ora.... E se costoro s'azzuffano, come te n'uscirai tu, Troilo? Non vorrei che ci avessi a rimanere, ora che tocchiamo il porto.--
Non che Baccio fosse in molto pensiero della vita del giovane, che anzi, a cose finite, avrebbe forse applicato anche ad esso il calcolo accennato poc'anzi circa le paghe de' soldati; ma ora egli potea ancora esser necessario ove Niccolò rimanesse in vita, e convenisse trovar modo d'averlo nelle mani senza scandalo e senza rumore.
--Voi sapete, che del pericolo della vita mia poco mi son curato sin ora, rispose Troilo; poi, sorridendo così un poco, soggiungeva: ma, per dirvela com'è, ai termini in cui siamo, stavo pensando anch'io, che la pelle mia val qualche ducato più che non valeva un mese fa... e se si potesse recitar la commedia al naturale, senza rompere il collo, l'avrei caro altrettanto.--
--E di questo lasciane il pensiero a me, disse Baccio risolutamente, e porgendogli la mano proseguiva: va, e fa pure del Piagnone come gli altri e non dubitar di nulla, chè troverò io il modo a cavarti d'ogni pericolo.... Tu già ti fidi di me?----
Disse Troilo in cuore--Fidarsi o non fidarsi, a questo fiasco ho io a bere; poi ad alta voce:
--Orsù, messer Baccio, voi vedete ch'io non istò a mercantare quanto ai pericoli, e di questo a suo tempo ve ne ricorderete: ora lasciatemi andare, e speriamo bene.--
--E tu va e stà di buon animo, rispose Baccio, che di lacciuoli n'ho dovizia, e anche te saprò trarre d'impaccio.... ma (ed alzò il viso ed il dito per dar maggior forza all'ultime parole) giudizio e prudenza.... e pensa che questa sarà l'ultima fatica, e dopo non avrai che a sguazzare e darti buon tempo.--
Troilo uscì brontolando tra' denti «l'ultima fatica! Non vorrei che avesse ad esser l'ultima daddovero.»
Tuttavia non potendo far altrimenti (chè del Baccio d'ora, signore, si può dir, di Firenze, non poteva farsi beffe, come avea usato col Baccio del campo, quando tutto era ancora in forse, e pieno di pericoli) si rassegnò ad eseguire puntualmente e ad ogni suo rischio quanto gli era stato commesso.
Niccolò intanto, con gran disagio e non senza pericolo, che era un mal andar per le strade in que' momenti di confusione, s'era condotto alla porteria di S. Marco.
Picchiò in un certo suo particolar modo col quale era solito farsi conoscere; venne il portinajo, che gli domandò di dentro s'egli era solo, ed udito di sì, gli aperse così a mezzo, e con sospetto; e messolo dentro, richiuse in fretta con quante serrature e chiavistelli v'erano. Era costui un vecchio laico, che stava a quell'ufficio fin da' tempi di Fra Girolamo, uomo semplice, e caldissimo per le cose del convento e della parte Piagnona.
--Scusate, disse, messer Niccolò, s'io v'ho domandato se eri solo, ma ancora mi ricordo delle cose del 98[62], e mi pare che que' tempi voglian ritornare.... Oh! i flagelli predetti dal nostro santo maestro non son finiti! Iddio abbia pietà di noi....--
--Fatevi animo, Fra Gaudenzio, ch'egli non abbandona se non chi si discosta da Lui, disse Niccolò passando innanzi, ed il vecchio frate giungendo le mani, rispose: «_Amen_» e gli teneva dietro coll'occhio, notando l'andare lento, stanco ed affannoso di Niccolò, che seguiva il porticato del primo cortile «Povero vecchio!» disse alle fine il frate, e scrollando il capo e sospirando rientrò nella sua cella accanto alla porta. La stanchezza di Niccolò, troppo naturale ad un vecchio di tanta età, battuto, com'egli era, dalle passioni e dai patimenti di quegli ultimi giorni, veniva aumentata quella notte dallo stato dell'atmosfera. Sulla valle dell'Arno e su Firenze si stendevan nuvoli bassi e densi, i quali formando uno strato, e quasi un coperchio, comprimevano l'aria, la tenevano inerte, tantochè non un soffio, non la menoma corrente veniva a ristorare, a ravvivar l'anelito in quella afa morta e pesante. Le lampade del chiostro, che poste a grandi distanze, servivan di guida e di segnali in quell'oscurità, più che non la rischiarassero, avean le loro fiammelle ritte ed immobili, che illuminavan appena un piccol tondo sul muro al quale eran dappresso, o sul pavimento sottoposto, e tutto il resto era tenebre; ma più neri di tutto apparivano i vani degli archi, da' quali in altr'occasione si sarebbe veduto il cielo: senonchè, nell'angolo verso tramontana, al disopra del tetto, nasceva tratto tratto un tremolìo d'una luce livida e biancastra, che errando sulle facciate del chiostro vi rifletteva a momenti un chiarore pallido e vacillante, pel quale si distinguevano le piccole finestre delle celle, le linee dell'armatura, ed il pozzo collocato in mezzo al cortile, poi a un tratto, tutto spariva in un'oscurità più nera di prima, ed intanto parea d'udire (ed era tanto debole e lontano, che era impossibile conoscer da qual parte venisse) un romoreggiare basso e continuo del tuono, simile a quello che produrrebbe un corpo grave strascinato sotto la volta d'un sotterraneo.
Niccolò, salita lentamente e con fatica la scala, si trovò nell'androne del dormitorio, al primo piano verso via del Maglio, e si fermava un momento per riposarsi innanzi alla Annunziata, dipinta a fresco sulla parete dirimpetto da Frate Angelico.
Il lume d'una piccola lampada che v'ardeva davanti lasciava veder la semplice e celestiale bellezza del volto della Vergine, divota e gentile invenzione d'un cuore illibato e pieno d'amore: l'augusta e riverente forma dell'Arcangelo colle grand'ali aperte ed appuntate, i capegli sciolti, la veste ricca e lunga sino ai piedi, e che suppone più che non mostri le forme della persona, le sottili colonne e gli archi d'un portico sotto il quale sono collocate le due figure: dinanzi a quest'immagine chinò la fronte Niccolò, e, giunte le mani, si trattenne ad orare per alcuni momenti, chiedendo il celeste ajuto per l'impresa alla quale era per porsi; ed ove gli venisse prosperamente eseguita, fece voto erigere una chiesa a tutte sue spese in onore della Vergine: poi, un tratto alzati gli occhi in alto, gli venne veduta al sommo dell'arco sul quale posa l'incavallatura del tetto del dormitorio, la maladetta impresa de' Medici, postavi da Cosimo il vecchio, fondator del convento.
Quello stemma gli parve quasi una funesta visione, quasi il tristo segnale d'una fatalità che lo perseguitasse, ne distolse lo sguardo con isdegno, e toltosi di costì, si volse a man ritta, ed alla distanza di poche celle trovò quella di Fra Zaccaria da Fivizzano.
I due amici s'abbracciarono senza dir parola; ed il frate ben s'avvisò che la venuta di Niccolò, a quell'ora tarda, non fosse senza grave cagione.
--Possibile, gli disse guardandolo fisso, e tenendogli ancor le mani sugli omeri ove le avea posate, nell'abbracciarlo, possibile che ci rimanesse ancora qualche speranza?--
--Negli uomini poca, Fra Zaccaria, ma io n'ho di molta in Dio, io son venuto qui stanotte perchè non posso credere ch'Egli ci abbia al tutto abbandonati, che nell'ira sua egli abbia al tutto risoluta la nostra rovina.... non posso persuadermi che il nostro santo martire abbia derelitto questo misero popolo.... e non l'ajuti, non lo difenda dal Cielo contro i tiranni, com'egli fece vivendo in terra tra noi.... Oh sì! io lo credo certissimo, questa è una prova, una terribil prova che Iddio permette onde far esperienza della nostra fede.... usciamone vincitori.... non lasciam ch'essa si scuota, che si smarrisca.... non ci scandalizziamo al cospetto dell'abbominazione, e, viva Dio!.... ch'egli non verrà meno a' suoi fedeli.... non gli darrà in mano de' suoi nemici, e dopo la tribolazione, dopo la prova, seguirà il gaudio e la vittoria....--
Dopo queste parole, alle quali corrispondevano pienamente i pensieri e i desiderj dell'ardito frate, che in essi era infiammato quanto Niccolò, e per esser nel vigor dell'età lo superava di forze, spiegò il vecchio il suo disegno; disse: che avea mandato i suoi giovani onde vedessero di ravvivare le cadute speranze de' Piagnoni, si rannodassero, e facessero di condurli quella notte al convento, onde consigliarsi sui partiti che si potessero abbracciare, e paresser migliori in quell'estremo, e distendendosi in molti ragionamenti, non durò fatica ad infondere nel frate il suo spirito, la fiducia, la costanza che lo animava, e risolsero andar tosto dal superiore, Fra Benedetto, e farlo avvertito di ciò che si stava ordinando.
Trovarono il povero vecchio già in letto, e se si sbigottisse all'udire l'arrischiato proposito di Niccolò, non è da dirlo, chè assai si può immaginare, conoscendo la natura sua timida e mite; privo di forza morale, egli era avvezzo ad abbandonarsi in balìa dell'altrui, e tanto più seguì questo partito nella presente occasione, tanto pericolosa e difficile, per la quale si sentiva non aver nè rimedi, nè consigli, e molto meno ardire.
Le sue parole furon piene di sospiri, di rammarichi e di dubitazioni; la conclusione fu di rimettersi in tutto al giudizio di Niccolò, pregando Iddio volesse proteggere la città ed il convento contro la rovina e l'esterminio che loro soprastava.
Lasciato così Fra Benedetto, Niccolò scese in chiesa ad aspettare, e Fra Zaccaria andò di cella in cella a destare ed avvertire i frati, incominciando da quelli de' quali maggiormente si fidava, e così a mano a mano si risentì tutto il convento, ed uscendo i frati per gli anditi, e parlando tra loro di questa novità, si vedevano, o camminare a due, a tre insieme avviandosi verso la chiesa, o far cerchielli e discorrere quali mesti e pensosi, quali arditi e loquaci, co' loro tonacelli bianchi, e molti con bugie o stoppini accesi in mano che illuminavano a sott'insù quelle loro fisonomie, la più parte severe e veramente virili, e che pel distacco tagliente del chiaro-scuro apparivan più che mai piene d'angoli, di rughe e d'incavi.
I lumi, il bianco delle tonache e de' muri, facean parer più oscura in alto l'incavallatura rozza, comecchè ottimamente disposta, del tetto che copre il dormitorio; avendo le sottoposte celle, con un curioso modo di costruzione, un soppalco loro proprio che le ristringe e le preserva dal freddo.
In breve tutta la famiglia del convento, che sommava quasi a duecento frati, fu radunata in chiesa: ed alla maggior parte di loro, che da quaranta circa, avean in molte occasioni avuto gran parte ne' casi e nelle deliberazioni di stato, che eran usi ai pericoli, ai rivolgimenti, ai contrasti cittadineschi, non facea maraviglia nè recava spavento questo notturno e misterioso consesso, chè in quell'età anche gli uomini appartenenti alle classi ordinariamente meno ardite, avean però sempre un non so che di fiero e d'armigero, che il progresso della civiltà ha poi cancellato dalla società d'oggi giorno.
Intanto ad un oriuolo posto in fondo al dormitorio, in una stretta ed alta cassa di noce oscuro nella quale si moveva il pendolo, e pendevano i contrappesi, suonò la mezzanotte; poco stante la suonò l'oriuolo di sagrestia, poi quello del campanile; era l'ora fissata, e poco potean stare i primi a comparire. Fu mandato un frate ad aspettare all'uscio dell'orto in via del Maglio, ammonito ad aprire a chi dicesse, com'era il convegno, S. Marco e libertà.
CAPITOLO XXX
Niccolò, sceso in chiesa, s'era intanto inginocchiato presso l'altar maggiore.
Un sagrestano v'accendeva quattro ceri, pe' quali si venivano un poco a diradare le tenebre, chè la vastità del luogo non potea dirsi illuminata da così poca luce: ma la rischiarava tratto tratto e pienamente quella de' lampi che guizzava su per l'invetriate de' finestroni, e tingendosi, ne' vividi e variati colori de' vetri, correa per la chiesa con un chiarore simile a quello dell'iride, che mantenendosi a momenti tremulo ed abbagliante, scompariva poi tosto, e nella rinnovata oscurità facea parer più che mai offuscato e smorto il raggio delle candele. Le loro fiammelle, ritte ed immobili sin allora, cominciarono repentinamente ed a scosse a piegarsi, e farsi piccine come avessero a spegnersi, chè il temporale addensatosi ne' monti di Mugello, s'era venuto accostando; già si levava quel vento umido e fresco che suol precedere la bufera; ed entrando pe' fessi e per gli spiragli delle finestre con sibili acuti e discordi, ovvero ingolfandosi sotto i porticati del chiostro, per gli anditi, pe' bugigattoli del convento, facea con opposte e rapide correnti sbatter usci, imposte e finestre, svolazzar tende e portiere, quasi ammonendo a premunirsi contro l'imminente tempesta. Il tuono anch'esso fatto più alto e vicino, pareva attraversasse le regioni superiori del cielo, nascendo lontano, poi scoppiando sul capo col fragore delle artiglierie, e dileguandosi infine, brontolava prolungato e lontano nelle gole de' monti. I primi goccioloni d'acqua cominciarono a percuoter di traverso l'invetriate, ed a poco a poco spesseggiavan sempre più fitti, finchè a quello strepito s'aggiunse il tempestar minuto e secco della grandine che ribalzava sui tetti, sulle gronde, pe' muri, per le finestre: e ad ogni colpo di tuono cresceva il rovescio, il muggito del vento, che s'udiva scompigliare gli alberi dell'orto.
Di tanto frastuono appena s'avvedeva Niccolò, che pieno del suo pensiero non avea la mente se non a quel solo, ed a raccomandarsi a Dio che lo facesse riuscire; e per la mutata condizione dell'atmosfera, per la nuova frescura arrecata dal temporale, sentendo ricrearsi gli spiriti, e quella pesante stanchezza che l'opprimeva dar luogo a nuove forze, e per così dire, ad una nuova vita, sorgeva più che mai coll'animo a sperar bene.
La chiesa s'era frattanto venuta empiendo di frati. Fra Zaccaria, fattosi dappresso a Niccolò, gli diceva:
--Questo tempaccio fa per noi; i nostri potranno uscir di casa e venir qua più sicuramente, senza aver chi gli osservi....--
Ed in quella sull'uscio della sagrestia comparve Lamberto, molle fradicio, e che gocciava per tutto come fosse cavato da un fiume. Niccolò gli tenea gli occhi fissi nel volto, mentre gli s'accostava per leggervi l'esito delle sue pratiche, e s'avvide che non era per annunciargli gran chè di buono. Quando gli fu da presso, disse con viso scuro:
--Io ho fatto il potere.... e qualcuno ho raccapezzato.... del popolo minuto però, de' vostri operaj di for S. Maria.... Oh! codesti son tutti pronti e verranno dove voi vorrete, e sono stato casa per casa, e nessuno s'è tirato indietro, e insin le donne, anzi, esse per le prime, facean animo agli uomini e dicevan: «Andate, andate, che messer Niccolò sa ben egli quel che si conviene, e poi, non viviam noi del suo pane? ora dunque è dovere, che mettiam la vita per lui, e per quel ch'egli ha in animo di fare.»
--E così quella povera gente si confortavan gli uni gli altri, e si mettevan in ordine, e presto ne vedrete comparire in buon dato.... ma i popolani grassi, i cittadini di conto....--