Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni
Part 37
Malatesta dunque spedì all'incontro delle torme del popolo alcuni suoi uomini, che le trovarono sul Ponte Vecchio, e dissero al gonfaloniere ed ai signori, che se venissero avanti d'un passo, l'intero esercito imperiale sarebbe messo dentro le mura, e da alcuni cittadini, che eran stati testimonj dell'occupazione di porta S. Pier Gattolini, fu confermata la verità del fatto, ed esser oramai in potestà di Malatesta il mandare ad effetto le riferite minacce; ed al tempo stesso, entrando costoro tra i Signori e tra que' primi del popolo che seguivano, e prendendo le mani or degli uni or degli altri, ed esortando, e pregando, e piangendo, confortavano la turba a ritirarsi, e non voler tentar Iddio e la fortuna in un'impresa ormai disperata, e che non poteva partorire se non la rovina e l'eccidio universale. Ma in que' petti cotanto accesi non potè lo sdegno dar così tosto luogo alla ragione, ed il messo di Malatesta, eccitando più che mai la generale indegnazione accrebbe la sete di vendetta, e la voglia di muovere all'assalto, più che non la frenasse:, ma furon tante e tali le parole di que' cittadini che s'erano messi di mezzo, e tanta l'evidenza, che ormai nessuna forza al mondo non poteva salvare quello sventurato popolo, che alla fine il Gonfaloniere e la Signoria, dolenti e disperati d'ogni ajuto, e maledicendo la sorte, la crudeltà del papa, ed i traditori che n'erano stati strumento, diedero pure al popolo il comando di tornar addietro, e sciogliere l'ordinanza.
Quella fermata della testa del popolo sul Ponte Vecchio produsse in tutta la folla un rigurgito, per dir così, nel senso opposto alla direzione che prima seguiva, e si vide correr per essa a mano a mano quel moto ondulato che si comunican tra loro le anella ond'è composto il corpo de' bruchi, ed al tempo medesimo correva addietro, di bocca in bocca, la voce dell'ostacolo incontrato, e sul primo era ripetuta senza variazioni o commenti, ma poi andando avanti, soffriva di strane trasformazioni, ed alla fine tra un bisbiglio pieno di terrore, e che sempre più incalzava, si veniva da tutti affermando, esser entrati dal lato opposto i nemici in Firenze, e tutto l'Oltrarno venuto già in potere degli imperiali, che avean dato principio all'uccisioni ed al sacco.
Dall'estremo ardire suol facilmente la moltitudine passar all'estremo scoramento, tanto più quando si vede minacciata da un pericolo oscuro, contro il quale non conosce difese, e che perciò appunto viene dalla fantasia fatto maggiore della verità. Alla cura dell'utile comune, succede allora quella delle private cose, e da que' cittadini che disperavano ormai salvar la patria, occorse più vivo alla mente il pensier delle mogli, de' figli, della famiglia, ad ognuno sovvenne de' suoi cari lasciati inermi tra le domestiche mura; ognuno già se li figurava manomessi da tedeschi e dagli spagnoli del campo: correre tosto alla loro difesa fu il pensiero che invase ciascuno, e sciolse in brevi momenti quell'ordinanza cotanto calcata.
Correvan qua e là i cittadini per le strade, per le piazze, pe' chiassi, parendo a tutti mill'anni riveder l'uscio di casa, e tremando trovarlo già sconficcato, trovar già dentro i soldati imperiali; avean i volti bassi, i petti ansanti, gli occhi lagrimosi, e ciascheduno, secondo la natura sua, o si volgeva a Dio, e con pregare interrotto ne implorava l'ajuto, o l'imprecava con tremende bestemmie; e chi si scagliava contro il papa, chi contro Fra Girolamo, chiamandolo ciurmadore, e maledicendolo per averli ingannati. Ed a poco a poco spargendosi per le case e per le famiglie lo spavento, si levava per tutto un pianto, un lamento di donne, di bambini, e quelle che si trovavan sole in casa, nè vedean ricomparire i loro uomini, avvisandosi d'ogni peggior danno, e che già fossero stati morti, ed insieme udendo le grida ed il pianger delle vicine, uscivan di senno affatto e, tolti a furia in braccio i piccoli bambini, trascinandosi dietro i più grandicelli, che tutti sbigottiti afferravan loro la gonna, venivan fuori delle case, e vagando per le strade, cercavan d'una qualche chiesa per ripararvisi; e deposti sulle predelle degli altari i bambini, colle braccia in croce, e parendo loro ogni tratto sentirsi ne' capelli le mani de' soldati, gridavano a Dio misericordia.
Nè a tutte le famiglie, che pur l'avrebber voluto, riusciva ripararsi intere ne' luoghi santi, chè in molte, come suoi accadere, erano infermi da malattie o da ferite, inchiodati ne' letti, o vecchi ridotti dagli anni ad una eguale impotenza di muoversi od ajutarsi, ed allora sorgeva un nuovo e più doloroso contrasto tra il desiderio di porre in salvo chi potea fuggire, e l'ambascia di abbandonar soli ed indifesi quelli che sarebbe bisognato trasportar con molte braccia e molto tempo: e da questa varietà d'accidenti ne nacquero atti stupendi di fortezza, di carità, di pietà filiale, ove la prontezza dell'anima aggiunse forze soprannaturali a persone deboli e languenti, e si videro giovani donne riuscire a levarsi in collo o padre, o madre cadenti, e giungere tutte affannate e sfinite a deporli sulle scalee di qualche chiesa, ove da pietose braccia eran raccolti e trasportati a piè degli altari. A fronte di cotesti atti virtuosi, altri se ne videro brutti e nefandi, ed in molte madri lo spavento e la cura de' figli spegnendo ogni altro affetto, lasciavan le case aperte, ed entrovi abbandonati quelli che non avean forza a seguirle, e talvolta accadde che non da soldati nemici, ma dalla feccia de' ribaldi della città venisser commesse ruberie ed assassinamenti su quei miseri derelitti.
Ora quelli tra' cittadini che ritornando in casa la trovavan vota, e fuggita la sbigottita famiglia, si davano a domandarne pel vicinato, a cercarne qua e là per le strade, e ritrovatala, parte rampognando, parte compiangendo l'improvvida fuga, la riducevano di nuovo d'onde s'era partita; chè la città s'era per cura della Signoria un poco rassicurata quanto all'imminenza del sacco, ed era stato posto ad ogni ponte un gonfalone di guardia, per difendersi da chi venisse d'Oltrarno, onde nel cuor di molti l'improvviso terrore avea già dato luogo ad una nuova speranza, e tra'l popolo radunato in piazza, quantunque nè tanto nè così ardito come prima, s'udivan pure di molte voci che di nuovo chiedevan battaglia. Ma ve n'eran anco non pochi chiedenti gli accordi; poi tra cittadini alcuni, che più la patria e la libertà stimavano, che non la vita, concorrendo al marzocco che era sul canto di Palagio, s'abbracciavano a que' ruvidi macigni che gli servon di base, gli innondavan di lacrime, li coprivan di baci, giuravan voler difender fino all'ultimo quella venerata repubblica, voler morir mille volte prima che disertarla.
Dove potea esser Niccolò se non quivi, se non il primo ed il più infiammato di questi? Poteva egli anche a quest'estremo, ammettere il solo dubbio che Firenze avesse a cadere? Poteva egli credere Fra Girolamo un impostore, le sue profezie una menzogna?
Ritto a piedi del Leone, circondato da' suoi e da molti cittadini, egli veniva tratto tratto con gravi ed infiammate parole comunicando ad ogni cuore quella fede, quella costanza, che nel suo rimanevano inconcusse, e neppure quando il sole cominciò a declinare all'occidente, e quando alla fine, calato sotto l'orizzonte, cominciarono a comparir le stelle, non volle lasciar quel luogo malgrado le istanze de' suoi, che non potevan patire avesse a sopportar tanti disagi, e temendo nella notte avessero a succeder nuovi accidenti, od i Palleschi cogliesser l'occasione di far novità e levar il rumore, ricusò ostinato di andarsene a casa, e tratti dal suo esempio, molti cittadini passarono anch'essi in piazza l'ore del sonno. È facile immaginare quali poteron essere per l'universale, quanto dolorose, piene di sospetti, di spavento per i mali estremi che s'aspettavano dall'indomani, e quando, dopo la mezzanotte, un alto silenzio era succeduto a tanto rumore, e non s'udiva in piazza se non i passi delle sentinelle, il lamento de' gufi appollajati in cima della torre, e di quando in quando il batter delle ore. Niccolò, cedendo alla stanchezza, cominciò a declinar la fronte su un letto composto de' mantelli de' suoi figli, e s'addormentò col capo basso alla base del marzocco, mentre essi muti e pensosi vegliavano al suo fianco. Due ore prima di giorno, la luna che era in sul finire, venne a poco a poco mostrandosi pallida e scema sugli edifizj verso oriente, ed illuminò d'una luce alabastrina il volto del vecchio addormentato. Lamberto gli avea tolto pianamente il cappello di ferro, e, per difenderlo dall'umido rezzo della notte, gli avea tirato sul capo il lembo d'uno di que' mantelli, e l'augusta e placida serenità sparsa sui lineamenti di Niccolò, il suo respirar largo e profondo mostravano che sulla nuda terra, nell'estreme sventure, e tra i maggiori pericoli è pur concesso trovar sonno e riposo all'uomo forte ad incontaminato.... Resta a saper se in quella notte, in quelle ore medesime, l'avranno trovato uguale ne' loro letti di piuma, di seta e d'oro, Carlo V e Clemente VII.
Un nuovo disordine, preparato però da lunghe macchinazioni, sorgeva intanto ad affrettare e render più dolorosa l'agonia della repubblica.
La setta de' grandi, risolutasi affatto a staccarsi dal resto del popolo, concorse armata alla prim'alba sulla piazza di S. Spirito, in numero di quattrocento giovani delle prime case di Firenze, «sprezzando» secondo le proprie parole del Varchi «la religione del sagramento, tante volte ed in tanti modi fatto da loro.»
Scelsero codesto luogo per esser prossimo alle case di Malatesta, e poter così soccorrerlo all'uopo, e venire soccorsi: sforzare il Palagio agli accordi, ed averli tali che potessero salvare il loro grado e le loro ricchezze, era il fine al quale tendevano. Corse a questo rumore Bernardo da Verrazzano, Commissario della milizia del quartiere, e si studiò con buone parole ricondurli al dovere, mostrando loro di quanta importanza fosse che in quel pericolo si mantenessero unite le volontà di tutto il popolo, che potrebbe così ottenere capitoli più ragionevoli e confacenti alla comune utilità, ove all'opposto le scissure e le disunioni, dando maggior animo a' nemici, gli avrebber resi meno trattabili e più insolenti.
Ma furono sparse al vento le sue parole, chè anzi ributtato e minacciato villanamente, mancò poco non venisse ammazzato dal Morticino degli Antinori, che toltolo di mira coll'archibuso, già appressava al draghetto la fune accesa, ed avrebbe dato fuoco, se da' circostanti non fosse stato rattenuto e ripreso.
Venuta la nuova in Palagio di questo ammutinamento, la Signoria, che oramai navigava per perduta, ed in tanti e così diversi pericoli che la minacciavano non sapeva più che farsi, nè come riparare, spedì pure per tentare ogni prova, il Rosso de' Buondelmonti, Commissario della milizia di S. Maria Novella, a pregarli che non volessero l'ultimo strazio della repubblica, colle ragioni medesime addotte già senza frutto dal Verrazzano, e che pur senza frutto furono udite per la seconda volta, rispondendo costoro non voler per l'innanzi riconoscere altra signoria nè altro signore che Malatesta.
Disperatosi allora il Buondelmonti di potere svolger costoro, a lui si condusse pregandolo, per parte della Signoria, volesse colla sua autorità far partire que' giovani da S. Spirito, e se questa domanda gli venisse accordata, lo può immaginare il lettore; chè anzi già avea mandato Malatesta a que' cittadini abbindolandoli colle solite promesse d'uno stato di pochi, quale essi desideravano, e profferendosi pronto ad ajutarli e sostenerli, ed al Commissario della Signoria, disse alla fine aperto, ch'egli stava con quelli di S. Spirito e non conosceva altri che loro.
Questa ribellione de' grandi, quantunque pel loro scarso numero non paresse cosa di tanta importanza, fu però il colpo che dopo altri mille decise finalmente la caduta della repubblica di Firenze; nel modo istesso che ad abbattere un'antica e ben radicata quercia, quando pel lavoro di molte scuri tentenni già recisa sul calcio, basta alla fine un urto leggero.
Vennero in piazza i giovani di S. Spirito fatti oramai sicuri, e crescendo d'insolenza, e s'attelarono in arme sotto la tettoja de' Pisani, guardando in cagnesco i Piagnoni che avean dirimpetto, schierati sotto la ringhiera, e se, come parve probabile, avessero attaccata la zuffa, sa Iddio a qual rovina sarebbe stata condotta la città: ma l'ordinanza di questi s'era d'assai assottigliata, chè alla sfilata s'eran partiti molti, conoscendo oramai che il più contrastare alla fortuna sarebbe stato di puro danno, e volere, non morire essi per la patria, ma che la patria perisse per loro o per la loro ostinazione.
CAPITOLO XXIX.
Conoscendosi costoro padroni oramai di Firenze, vollero per prima cosa che la Signoria rilasciasse que' cittadini Palleschi, che fin dal principio dell'assedio erano sostenuti in Palagio; e la Signoria, che dovea ubbidire, non potendo più comandare, li fece tostamente porre in libertà, onde presto furon veduti uscire di Palagio ringraziando i loro liberatori, come poco dopo ringraziaron Malatesta, recandosi a fargli riverenza.
Il Busini, che era presente a quel fatto, e stava con que' pochi Piagnoni superstiti, desideroso più di morire che di vivere, narra, in una delle sue lettere al Varchi, che costoro avendo, durante la prigionia, trasandata ogni cura della persona, apparvero con lunghe barbe, e rassomigliavano ai romiti della Falterona.
Ora dunque i Signori, non conoscendovi più rimedio, sforzati dalla necessità, dalla violenza dei nobili, e rimasti oramai abbandonati a se soli, dovettero alla fine risolversi a cedere; e, radunato il consiglio degli Ottanta nella sala grande di Palagio, in quella stessa, che per opera di Fra Girolamo era stata disposta pel consiglio maggiore; in quella, ove alcuni anni dopo il Vasari dipinse in tante storie le battaglie che ribadiron poi la servitù fiorentina; radunato, dico, il consiglio, pieno di quel lutto, di quel dolor tacito e profondo che assai si può immaginare, elessero quattro ambasciadori a Don Ferrante colla commissione d'accordarsi, salva però sempre la libertà fiorentina.
Questa clausola sola parrà al lettore una derisione amara, ed il progresso del tempo mostrò, che il suo giudizio non erra: ma è nell'indole umana l'attenersi con grandissima ostinazione alle parole allorquando vien meno la realtà da esse significata.
Partirono gli ambasciatori, si condussero alla villa Guicciardini, detta la Bugia, ove alloggiava Baccio Valori, e venuti a parlamento con esso e con D. Ferrante, dopo lunga discussione, fermarono i capitoli della resa, e tornarono con essi, che già era fatta notte, in Firenze.
Niccolò, quantunque abbandonato quasi da tutti, era sempre rimasto in piazza, al luogo medesimo. Quando gli fu annunciato che tutto era finito, estinta ogni speranza, e Firenze venuta finalmente alle mani de' Palleschi, provò quel dolore che supera ogni altro dolore, e non è da mettersi a confronto nè colla perdita de' beni, nè con quella della vita, e neppur della libertà, nascendo da una perdita assai più tremenda per l'uomo, quella d'una fede nutrita, tenuta infallibile e santa pel corso dell'intera vita. Scoprir traditore l'amico dell'infanzia, è forse il solo dolore che a questo s'avvicini.
Chi può immaginare, non che descrivere, lo sconvolgimento tremendo che dovette operarsi nell'animo del vecchio popolano, quando a un tratto, quasi allo squarciarsi d'un velo, sentì nascersi il dubbio che Fra Girolamo gli avesse ingannati?
A novant'anni s'avvide l'infelice vecchio che egli ancor non conosceva tutti i dolori della vita, e mentre i suoi gli stavano attorno confortandolo, e notando con ansia l'istantanea e spaventosa mutazione che appariva nei suoi lineamenti, quella sua fronte, quei suoi occhi, già cotanto sicuri, caddero a terra, il suo volto illividito espresse una così desolata disperazione, che gli astanti temettero un momento non avesse a cader morto allora allora, e con quelle parole e quegli argomenti che alla mente d'ognuno parevan migliori, si studiavano ravvivarlo, mentre piano piano procuravano trascinarlo alla volta di casa.
Riuscirono a condurvelo, passando taciti per quelle strade poco prima tanto riboccanti di popolo, tanto piene di rumori e di grida, ed ora oscure, deserte e taciturne, se non che da quando a quando s'udivan lamenti, pianti soffocati, che sonavan per l'aria senza potersi conoscere d'onde venissero. Quando Niccolò rivide la bruna facciata della sua casa, ove avea vissuto libero tant'anni, e dove oramai gli conveniva viver servo, od uscirne, sentì rinnovarsi più amaro il suo dolore, come accade a chi rivede per la prima volta quelle mura ove visse lungamente con una persona cara, e che la morte abbia rapita per sempre. Nel varcare la soglia, l'androne; nell'entrare nella sua camera sentì opprimersi il cuore come entrasse in una prigione. Trovò le figlie piangenti, che gli si fecero incontro, ed abbracciandolo raddoppiarono il singhiozzare, ed egli, senza nè rispingerle, nè corrispondere a quelle loro mute condoglianze, si venne spogliando l'arme e le gettò a terra lontane, lanciando sovr'esse un ultimo ed amaro sguardo; un altro sguardo gettava in alto a quella nicchia entro la quale stava appesa la tonaca, ed eran collocate le ceneri di Fra Girolamo, e senza torcer le pupille da quelle cose che in cotal momento dovean destar in lui tanta tempesta di pensieri, rimase un buon pezzo fisso, ed alla fine il misero venne alla presenza de' suoi, che profondamente commossi, e senza osar quasi respirare lo circondavano, pianse, pianse a lungo ed amaramente.
Degli sbagli delle profezie e de' profeti a tutti si suol dar la colpa fuorchè a loro, chè essendo la fede un affetto del cuore, più che un'operazione dell'intelletto, il cuore s'ostina a serbarla, a difenderla contro gli assalti della ragione, contro l'evidenza stessa, e trattandosi appunto di predizioni non mancano mai appigli per persuadersi, quando gli eventi siano succeduti a rovescio, che la colpa fu di chi non seppe interpretarle, o adempierne le condizioni.
Così Niccolò, che non poteva in un momento abjurare quella fede in Fra Girolamo, che era stata lo spirito animatore di tutta la sua vita, che non poteva in un punto detestare ciò che avea adorato, nè rinunziare in quella terribil prova alla sola consolazione, alla sola speranza che gli avanzasse, disse in cuor suo, mentre s'affissava in quelle reliquie:
--E se i nostri peccati furon tali da renderci immeritevoli della divina misericordia, vorremo, per colmar la misura, perder anco la fede? Ci fu promessa vittoria: ma abbiam noi combattuto? Perchè ritrarci vilmente? Perchè arrenderci? Può forse Iddio ajutare i codardi?... Oh Firenze! nelle tue forze speravi e non in quelle di Dio, ed egli t'ha abbandonata alle tue forze sole! _Quare. Quare dubitasti?_--
Questi pensieri furon cagione del pianto di Niccolò, ed insieme di rinnovare più salda in lui quella credenza che avea potuto bensì vacillare, ma non mai venire abbattuta, onde, riassumendo nel volto e nella presenza quell'autorità grave e tranquilla, solo per un momento smarrita, disse ai figli, a Lamberto ed a Troilo:
--Figliuoli miei! Ad uomini men forti e di minor fede che voi non siete, le parole che sto per dirvi potriano parere stoltezza, e vacillazioni d'un vecchio.... Ma a voi, che conoscete le promesse fatte da Dio per bocca del suo profeta a questa città, che fidate in esse,... a voi che, la Dio grazia, non conoscete nè viltà nè paura, posso ben dire, anco allorquando da tanti si crede che siam perduti, sì, perdio, posso dirvelo,.... che non siam perduti del tutto nè irremissibilmente. No! che a chi non dispera di Dio, nè di se stesso, sempre avanza una via di salute.... si dovrà dire che tutto il popolo di Firenze, che tante migliaja di cittadini non han più forza nelle braccia, non han più modo a difendersi, e perchè? Perchè piacque ad alcuni codardi disperar della pubblica salute, e darsi in mano a' nemici dello stato. Perchè quattrocento grandi... (Ah Lamberto! ti ricordi? non te l'avevo io detto?).... vollero calpestare i giuramenti, farsi traditori, per questo non siam più noi? non siam più quelli che eravamo jeri? Le nostr'armi non hanno più nè punta nè taglio? Siam scemati di numero? Son cresciuti i nemici?... Sì, è vero, siam scemati di 400 traditori, e d'altrettanti si sono afforzati i Palleschi.... e non è ella una vergogna, un'infamia, che ciò basti a sbigottire un intero popolo, a fargli cader l'armi di mano?.... Disperi chi vuole! s'arrenda chi vuole, ch'io non dispero e non mi arrendo.... Ah Ferruccio, Ferruccio! ci hai pure insegnato come si combatte! e noi in una terra piena d'armati, con mura salde ed intatte!.... Oh vergogna! vergogna eterna!.... Orsù, non è tempo questo di parole, ma di fatti; l'ore incalzano; la notte s'avanza. Io voglio tentar questa prova, ed Iddio ci ajuterà. Uscite, ed andate per la città cercando de' nostri, de' nostri operaj, de' poveri popolani.... Ah, non son traditori costoro!.... in essi e non ne' grandi sta la forza della città.... e raduniamci tutti in S. Marco dopo la mezzanotte, e là stabiliremo ciò che ci resti a fare; là vedremo se in Firenze vi sono uomini ancora. Io m'avvio ad aspettarvi, fate che ognuno venga per l'uscio di dietro dell'orto, farò che s'apra a chi dirà _S. Marco e libertà_. Ora andate, e non perdiamo tempo.--
Gli animosi giovani accettarono con allegrezza il messo, e si mossero, ravvivati dall'idea che vi fosse pur ancora qualcosa da fare. Usciti appena dall'uscio si separarono, andando ognuno verso quelli che avea più in pratica, e sui quali facea maggior fondamento, e Niccolò, lasciando le figlie che piangevano, prevedendo oscuri pericoli e nuovi guai, si condusse anch'esso a S. Marco.
Troilo era uscito cogli altri, mostrandosi più sollecito ed infiammato di tutti. Ma quando si trovò solo (avea preso a caso verso S. Trinita) si fermò un tratto, e scrollando il capo diceva:
--Io dico così che questo vecchio ha indosso il diavolo e la versiera!.... Ed io, che credevo d'esserne fuori finalmente! Ed eccoci da capo!.... Già, finchè non l'abbiam messo a giacere non è contento, e se non troverà pazzi che gli dien retta, è capace d'andar solo con quella sua picca ad affrontar il campo.--
Così parlando tra se stesso, avea ripreso a camminare; passato il ponte, s'era condotto alla casa di Malatesta, al quale avea in animo dar notizia di questo nuovo accidente.
Le strade tutt'all'intorno eran piene di soldati, di cittadini di parte Pallesca, che andavano e venivano, e con visi allegri, con parlar alto, cogli atti, co' gesti, colle risa, assai mostravano la mutazione che s'era operata nel loro stato, e la sicurezza in che oramai si sentivano. Il cortile, le finestre del palazzo splendevan di molti lumi, e nell'interno era un ronzìo, un moversi, un dimenarsi di genti, e ben appariva che da quanti eran raddunati in codesto luogo, non si pensava che a rallegrarsi ed a festeggiare.
Troilo, trovato un familiare di casa, fe' sapere a Malatesta, ch'egli avea a comunicargli cosa di grande importanza; non ebbe ad aspettar molto, e venne tostamente introdotto. Egli era in una sua camera segreta con Baccio Valori, in istretti ragionamenti, e Troilo entrando udì questi che diceva:
--Io non mancherò di scrivere a Sua Beatitudine, ma essa potrebbe anco pensare che voi ne volete troppo....--