Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni
Part 34
Crebbe poi l'agitazione, se era pur possibile che crescesse, per questo fortuito accidente: un povero fanciullo del popolo minuto, il quale, come si seppe di poi, da più mesi era rimasto abbandonato, senza ricovero nessuno, essendogli morto in battaglia il padre, lanajolo, e la madre di fame, avea notato, stretto dalla necessità, un luogo sul lato del Palazzo verso la dogana ove sboccava a fior di terra un acquajo che veniva di su dalle cucine della Signoria, e per esser così un poco fesso il condotto, il misero fanciullo s'era accorto di certe erbe che colle lavature delle stoviglie cadevano per quel canale, ed ingegnandosi di dilatare la rottura, poi ricopertala alla meglio onde altri non se n'avvedesse e non gli rapisse quel suo solo ed ultimo bene, veniva qui sulla sera ogni giorno, e trovava, fermata in certe cannucce che avea disposte in traverso del condotto, una piccola quantità di bucce di frutta, d'ossicini, di legumi e d'altre immondezze, colle quali sosteneva la sua povera vita. Questa sera v'era venuto come il solito, tutto sfinito, chè al povero fanciullo quel tristo pasto bastava appena appena per non morire, ma reggendosi a' muri pure v'era venuto. Ma quel giorno, in Palagio, pel sottosopra della nuova arrivata, o non s'era pensato a desinare nè a cena, o, comunque fosse, per quell'acquajo non era stata buttata cosa veruna, ed il povero sventurato orfanello, che appena avea più un soffio di vita, non trovò nulla, e caduto boccone presso l'acquajo diede in un pianger basso e fioco; nè trovato altro modo d'ajutarsi, cavando lungo il muro coll'ugne, ne strappava pochi fili di gramigna che vi crescevano, tutti arsicci, e se li cacciava in bocca, e mentre si sforzava colle indebolite mascelle di masticarli, fu visto cader sul fianco, stirare un momento le consunte membra, e rimaner immobile.
Notato l'atto da alcuni per caso, gli si fecero accosto, vollero sollevarlo da terra, e trovarono che era morto; e da un frate che s'imbattè costì fu portato via per mezzo la piazza, mentre appunto per le parole di Niccolò e degli altri era il popolo più infiammato, e gli animi più commossi. Il pietoso spettacolo di quel morticino portato in collo a quel modo, colle braccia e le gambe spenzolate, la testa arrovesciata, le labbra livide ed imbrattate dai succhi verdi di quell'erbe, che ancor teneva strette tra denti serrati dall'ultima convulsione, scosse i cuori di que' poveri popolani, che in quell'infelice vedevan raffigurata la sorte de' loro figliuoli, e di loro stessi.
--Se s'ha a morire a quel modo, gridavano alcuni, moriam piuttosto d'archibusate!--Ah cane! Ah rinnegato Chimenti!, diceva un altro, ah! traditore, assassino della tua patria!....--E Bindo, che si trovava fra costoro, diceva adirato:
--Ma ditelo voi: di tante volte che siam usciti contro i nemici, fummo vinti, ributtati una sola? Non tornammo sempre in Firenze perchè così ci parve di fare, o (per esser più veri) per difetto di quel traditore di Malatesta? Eh! gridiamo tutti che si vuoi uscire a combattere, mettiamoci d'accordo noi, e converrà bene che i signori su in Palazzo s'accordino anch'essi al nostro volere.--
Per queste parole, e per tante cause riunite, sempre più si faceva terribile ed alto il tumulto e le grida del popolo che chiedeva battaglia, e molti, spingendosi su per le scalere che sorgono sotto la ringhiera ed il portone di Palagio, mostravano voler far forza alla guardia, per entrare e turbar le deliberazioni della pratica radunata. Si potea scorger da lontano l'onda della turba che si sollevava da un lato, e l'agitarsi disordinato delle picche de' soldati che s'ingegnavano raffrenarla: ma a rimettere un po' d'ordine in questa confusione corse a un tratto tra la folla la voce, che era vinto il partito d'assaltare le trincere. A questa nuova si levaron mille grida di _viva i Signori!_--_Viva il marzocco!_ E nel modo istesso che in mare al cader del vento, cade presto, ma non subito, la superbia del flutto, così, ancora per breve spazio durò il frastuono e l'agitazione, ma poi a poco a poco, anco per esser oramai notte chiusa, si venne diradando la folla, scemaron le grida e il susurro, e movendosi allegri i cittadini, pieni di nuova speranza, tornaron alle loro case, lasciando la piazza muta e deserta.
Insieme cogli altri, e misto tra quelli che venivan per Vacchereccia e Mercatonovo, camminava anche Troilo, tirando verso Ponte Vecchio. Dacchè non ci siam più occupati de' fatti suoi, egli s'era occupato anche troppo della scellerata bisogna per la quale era venuto in Firenze, e vendutosi a Baccio Valori, quantunque sul primo si portasse assai rimessamente e di malavoglia, come accennammo, parte per un resto di ripugnanza a totali ribalderie, parte per trovarsi affastidito della vita che gli conveniva menare, avea poi a poco a poco, calpestando ogni scrupolo, saputo guadagnar benissimo il prezzo del suo tradimento.
Dal tetto della casa de' Nobili, quando l'occasione lo richiedeva, veniva facendo cenni a quelli del campo con panni e biancherie, di giorno, e con lumi la notte: avea tenuto mano ad una segreta corrispondenza tra Baccio e Malatesta, e portava le lettere in una balestriera fuor di porta a S. Gallo, ove un messo del campo di notte segretamente veniva per esse. Instrutto da Malatesta, chè oramai si fidava di lui interamente, s'era addimesticato coi giovani della milizia, e con quelli spezialmente che appartenendo alla setta di Niccolò Capponi, ed essendo de' grandi, concorrevano bensì col resto del popolo alla difesa, ma nutrendo sempre in cuore l'antica gelosia contro la plebe, e mantenendo il sospetto non venisse il reggimento a cadere unicamente nelle sue mani, offrivan appiglio a chi si volesse staccare dal comune interesse, come di fatti avvenne.
Troilo, senza scoprirsi, e mostrandosi anzi acceso più degli altri per la parte Piagnona, avea però saputo con grand'arte seminar tra loro di quelle parole che inveleniscon gli animi più sollevati, e li spingon destramente verso que' propositi che non s'oserebbe esprimere allo scoperto. Mostrandosi pensoso, sopra ogni cosa, del bene della città, diceva talvolta, stando sopra di sè e sospirando: «Si vincerà, si scioglierà l'assedio, non v'ha dubbio nessuno, ma poi?...» e qui una reticenza, ed a chi lo stimolava si spiegasse, aggiungeva con voce grave «poi... faccia Iddio che questo popolo non si levi in troppa superbia, non voglia cose disoneste.... non abusi della vittoria.»
Con queste ed altre somiglianti insinuazioni, ed anco per esser egli gentiluomo, era venuto in grazia de' grandi, e coll'arti medesime appropriate ai diversi umori che dividevano i cittadini, era generalmente ben veduto, ed avuto in grande stima da tutti, e Niccolò stesso, malgrado la sua vecchia esperienza, e non ostante gli antichi sospetti, s'era ora del tutto rassicurato sul fatto suo, ed interamente si riposava sulla sua fede.
Trovatosi Troilo in piazza questa sera tra il popolo avea fatto come gli altri; gridato, urlato, Battutosi il petto come il più arrabbiato Piagnone, ma insieme era venuto attentamente notando gli atti ed i visi di quelli fra i cittadini che sembrava partecipassero a que' furori, più per non cader in sospetto del popolo che perchè tale fosse realmente la loro opinione, e quando la turba si cominciava a sciogliere, avendo veduto un cerchiello di giovani fermati un po' in disparte sotto la loggia dell'Orgagna, fra quali era il Morticino, Alamanno de' Pazzi, Daniele degli Alberti, Giannozzo de' Nerli e molti altri de' primi di Firenze, ch'eran di quegli appunto ch'egli andava sobillando, s'era accostato a loro, e dopo molti ragionamenti coi quali magnificava l'ardito proposito d'andare a combattere, e si protestava pronto a morir mille volte per la libertà, faceva poi intendere destramente che maggior gloria sarebbe stata a' grandi l'abbracciar questo partito, che ai popolani: poichè vincendosi lo stato rimaneva in balìa de' popolani, e perdendosi, o i nemici, espugnata la città, l'avrebber posta a sacco, ed i ricchi perdean più de' poveri; o si veniva agli accordi, ed ai ricchi sarebbe toccato pagar le taglie che senza dubbio verrebbon poste a' cittadini per punire una troppo ostinata e pazza difesa, onde a ogni modo i grandi ci perdevano, ed il popolo ci veniva ad acquistare: e finiva dicendo: «Tanto maggior virtù sarà per voi il combattere!»
Ma quei giovani, conoscendo ch'egli diceva il vero, ed a fronte del danno, poco curandosi di tanta virtù, stavano ingrugnati senza rispondere, e Troilo in cuore godeva, vedendo così ben riuscirgli le sue malizie.
Questi suoi aggiramenti furon molti più che non si scrivono, bastandoci aver accennato quali fossero il suo animo e le sue frodi.
Uscito egli dunque di piazza, e venuto al Ponte Vecchio, che già era notte, si condusse al palazzo di Malatesta. Le bocche delle vicine strade, e quella di Via Maggiore, di dove era venuto, eran prese dalle guardie, che riconosciutolo lo lasciaron passare, e, giunto al portone, che trovò chiuso e guardato da molti soldati, fu messo dentro, e s'avviò per cercare di maestro Barlaam, che soleva segretamente introdurlo da Malatesta.
Attraversando il cortile illuminato da molte torce vide nel lato, in fondo, e collocato in modo che dal portone aperto potesse vedersi anco da chi passava in istrada, vide, dico, un asino sparato, ed appiccato pei piè di dietro, come s'usa de' vitelli e de' manzi ne' macelli.
Con questa vista voleva Malatesta dar ad intendere al popolo ch'egli pativa non men degli altri gli stenti di quell'assedio, e si cibava di quella vil carne: se ciò fosse vero lo vedremo tra poco.
Nel nuovo alloggiamento del capitan generale, maestro Barlaam s'era allogato alla meglio, ed in modo però d'esser sempre, per certi bugigattoli segreti, a portata del suo signore. Anche qui le sue camere eran terrene, ma non avendovi per la sua officina quelle comodità che gli offeriva il palazzo Serristori, era ancora colle sue robe per aria, ammucchiate in disordine negli angoli della camera che occupava.
Entratovi Troilo lo trovò che attendeva a dar loro sesto, ed in questa bisogna lo veniva ajutando Selvaggia. Lo salutarono ambedue, come s'usa con chi da un pezzo è di casa. Da quando lasciammo Selvaggia sulla strada d'Empoli erano scorsi di molti mesi, come sa il lettore, ed in questo frattempo, quantunque non le fosse avvenuta cosa d'importanza, è però bene, a maggior chiarezza di quest'istoria, diciamo di lei quattro parole.
Maestro Barlaam vedutala ricomparire così tosto, e quando meno l'aspettava, chè essa era venuta difilato a scavalcare da lui, s'era molto maravigliato, e mentre stava in sospetto non venisse costei a tempestarlo con nuove richieste e nuovi furori, fu rassicurato tosto da essa, che gli disse risolutamente aver ormai mutato d'animo, pensieri e desiderj; aver scoperto finalmente quanto poco meritasse il suo amore quello sciaurato pel quale avea durate tante fatiche, e tanto sofferto: narrò come l'avesse trattata, e quali parole di scherno avesse dovuto sentire, e giurando di volersi a ogni modo vendicare, profferiva al padre di volerlo servire d'or innanzi in ogni cosa, e non ubbidir se non lui, purchè l'ajutasse ad ottenere questa tanto desiderata vendetta. Mostrandosi poi nei modi non più altiera e feroce come prima, ma docile e dimessa, come colei che era a un tratto caduta d'ogni speranza; e considerando il maestro, che un animo sicuro come il suo poteva però talvolta venirgli molto a proposito pe' suoi fini, l'accolse benignamente, e le disse, che era molto contento si fosse messa sulla via ragionevole, e quanto al vendicarsi, ch'ella gli desse campo a pensare, e lasciasse capitar l'occasione, e poi forse farebbe in modo ch'ella rimanesse contenta. Senza voler dir altro, nè fidandosi ancora del suo giudizio, la venne intrattenendo, finchè trovatala sempre uguale a sè stessa, e sempre più accesa nel volersi vendicare di Lamberto, un giorno le svelò, ridendo, tutte le pappolate che le avea date ad intendere quella prima sera che s'era trovata con Troilo e messer Benedetto, de' quali, dicendole ora i veri nomi e lo stato, soggiunse: che non gliene volle dire allora, per sospetto, che trovandosi essa con Lamberto non gli rivelasse ogni cosa.
Avendo essa poi varie volte occasione di trovarsi con Troilo, ed affiatandosi seco, a poco a poco erano spesse volte venuti sul discorso di Lamberto, e mostrando Selvaggia passione grandissima nel parlar di costui e non minor desiderio di fargli dispiacere, Troilo, visto che la cosa faceva per lui, avea soffiato in questo fuoco, pensando che nessuno al mondo avrebbe potuto tenergli il fermo, ed ajutarlo ne' suoi disegni, quanto questa cotanto offesa ed adirata donna. Ed avendo da essa, e parte dal padre, avuto notizia della sua vita passata, e conosciuta la sua arrischiata e terribil natura, rimase persuaso che in cuore di siffatta tempra l'odio e la sete di vendetta per l'amor vilipeso dovean produrre effetti sicuri e tremendi, e che nel suo disegno di toglier Laudomia a Lamberto non potea trovare ausiliario che più efficacemente di lei lo soccorresse.
Non sapeva ancora, a dir il vero, in che l'avrebbe potuta adoprare; ma prevedendo in nube il fin dell'assedio, ed il momento in cui la casata de' Lapi si troverebbe oppressa cogli altri popolani, pensava: «Capiterà bene una qualche occasione! e fra due anime, come Selvaggia ed io, che vogliam risolutamente la cosa stessa, sarà gran che, se non ci vien fatta!»
--Presto, presto, maestro, disse dunque Troilo entrando e senza risponder al saluto, conducetemi dal sig. Malatesta, chè si sta mettendo di gran carne a bollire, e qui non è tempo da perdere!--
Barlaam gli s'avviò innanzi e, mentre Troilo usciva con esso, diceva, volto a Selvaggia:
--Sta di buona voglia anche tu, chè se egli non ha voluto far alle braccia con qualche archibusata, dovrebbe star poco a comparire il nostro messer, e allora a noi, n'avremo ognun la sua parte.--
E via senz'aspettar risposta.
Trovò Malatesta in un suo salotto appartato, ed avea finito di cenare allora allora; era ancora seduto a tavola, avendo dinanzi in certi piattelli gli avanzi della vivanda, che alle ossa appariva essere stata composta di capponi ed uccellami, e non d'asino. Appoggiato col gomito al bracciolo del seggiolone e stuzzicandosi i denti, tenea bassa la fronte, ed il lume della lucerna che ardeva in mezzo alla mensa gli percuoteva sulla cotenna tirata e scolorita del cranio, che rifletteva quel raggio come fosse d'avorio ingiallito.
Gli sedevan di contro messer Benedetto de' Nobili, e Baccio Valori, che molte volte, durante l'assedio, con grandissimo suo disagio e pericolo era venuto segretamente a visitarlo[57]. Tutti e tre alzarono il viso verso Troilo, che aspettavano con grande impazienza, per udire che novità vi fosse; e Malatesta, che volea parer d'animo sicuro, quantunque gli errasse sulla fronte e nella guardatura un sospetto inquieto, e non senza qualche spavento, disse, sforzandosi di sorridere:
--Che tu sii il ben venuto!.... Orsù, e che ne dicono i Piagnoni del loro Gedeone?--
--Dicono.... dicono.... (rispose Troilo scrollando il capo coll'atto che significa «non è tempo da motteggi») Dicono ch'e' faranno senz'esso..... ed hanno il diavolo addosso più che mai.--
--E con esso si stieno, rispose Malatesta, alzando le spalle con disprezzo. A buoni conti questa mosca dal naso ce la siam saputa cacciare. E in piazza, che si fa?
--In piazza e stato l'inferno, e ancora mi duol l'ugola pel grand'urlare,.... chè a far il Piagnone ci vuol canna e polmoni.... ve lo dico io!.... In somma, il nostro vecchione, ed i frati, e'l Fojano, e tutti, a predicare, e dagli! a chi più ne diceva, chè non avrebber voluto Fra Girolamo per ragazzo. E il popolo era com'andasse a nozze: schiamazzi, urli, battersi il petto; e la conclusione è stata: che se non si spargeva la voce che in Palagio era vinto il partito di uscir a combattere, io credo che que' diavoli tagliavan a pezzi la Signoria.
--Ed ora?--
--Ora tutti a casa a prepararsi per la festa di domani.--
--Oh, oh! il marzocco arriccia il pelo da maladetto senno questa volta! E se a me non piacesse l'uscire?--
--Farebbon qualche diavoleto, ho paura, e vorrebbero sforzarvi.--
--E s'io chiedessi licenza, e li lasciassi ingegnarsi da loro, con quest'esercito addosso, che non pensa e non sogna altro che sacco?--
--Al modo come sono infiammati, e come gli ho veduti stasera, io non vorrei giurare che v'avessero a lasciar finir la parola, e pensassero i fatti loro farseli da se.--
--Quando fosse così, vedremmo un bel gioco, alla croce di Dio!--
E l'occhio del traditore lampeggiò di quella rabbia diabolica che accende uno scellerato se scorga possibile il perdere in un punto il frutto di lunghe frodi.
Baccio allora, che non avea il capo a far il bravo, e stava con una vecchia paura addosso che non tentava dissimulare, diceva:
--Ma e gli altri, e la setta di Niccolò[58] che fanno? che dicono? E' pare che in Firenze non sian più se non Piagnoni?--
--Che volete che facciano! Fanno come gli altri. Chi avesse voluto dir una parola in contrario, era bravo stasera, e poteva far conto di tornar a casa colle budelle nella berretta. Tuttavia, anche stasera qualche cosa s' è fatta.... via.... rassicuratevi. E s'io non erro, a un serra serra molti gonfaloni tentennerebbero, e molti di questi che hanno le casse molto ben foderate di ducati avrebber caro che non finissero per le mani de' _bisogni_, e de' lanzi; e perciò terrebbono più presto per gli accordi e pel sig. Malatesta, che vuoi le cose oneste, ed ha promesso loro di molte volte uno stato di pochi, che sarebbe appunto il fatto loro.... Non è egli vero, sig. Malatesta? Io credo che il papa non vorrà farvi parer bugiardo, e sarà contento dar loro uno stato di pochi--E sorridendo con malizia, aggiungeva--Ed anzi, per mostrarsi largo nel mantenere i patti, vorrà che sian pochi fin dove si può giungere, e se a questo modo lo stato finisse in un solo non istarà a guardarla tanto pel sottile.--
CAPITOLO XXVII.
Nessuno de' tre non rispose alle suggestive parole di Troilo; chè quelle vecchie volpi poco si fidavan tra loro, e sapevano che non sempre i padroni vogliono che si parli tanto sicuramente delle loro ribalderie, anche tra quegl'intimi che sono pur incaricati d'eseguirle. Onde Baccio, dando una voltata al discorso, diceva:
--A buon conto, del Ferruccio siam liberi, che potea nuocer tanto... io ho scritto la morte del principe a S. Beatitudine, cui dorrà grandemente, son certo, d'un così valoroso signore; ma dacchè la volontà d'Iddio[59] e le sorti della guerra l'hanno tolto di questa vita.... da quel sant'uomo ch'egli è, comporterà in pace una tanta sventura....--
--Ma non siam ancor liberi d'ogni sospetto,.... sig. Malatesta (disse quasi raccomandandosi), qui è tempo di star desti, ed all'erta.... pensiamo che gli imperiali, ora che il principe, e D. Ferrante, come nuovo capitano, non ha grande autorità, pensiamo, per amor di Dio, non abbia a succedere qualche strano scherzo... che ad ogni poco d'occasione quelle genti potrebbero abbottinarsi a voler dar l'assalto, e dove riuscissero, trattar Firenze, come Roma tre anni sono. E se noi dessimo Firenze saccheggiata a S. Beatitudine, sapete che grado ce n'avrebbe.... E potrebbe anco avvenire che l'esercito ributtato dalle mura si risolvesse e s'andasse con Dio, che sarebbe mal peggiore; perchè bisogna pensarvi.--
--E' par che non ci pensi! rispose Malatesta con impazienza. Orsù, voi, messer Baccio, tornate in campo più presto che voi potete, e fate di trattener quelle genti col dire, che non si vuol in Firenze sentir parlar d'accordi;.... così i soldati spereranno sul sacco, e finchè speran sovr'esso non faranno movimento nessuno. E di questi arrabbiati lasciatene il pensiero a me. E tu, Troilo, e voi, messer Benedetto, pensate che il tempo stringe, e che è venuto il momento di raccogliere il frutto delle vostre fatiche e de' vostri pericoli. Trovate Cencio e gli altri, e mettetevi in moto, chè ora è tempo rannodar que' giovani che hanno que' bei ducati e non li voglion perdere.... io so quel che mi dico.... su loro e non su altri si dee far fondamento. Voi sapete quel che avete loro a promettere.... fate che a me si uniscano ed a me faccian capo.... Eh! soggiungeva poi scrollando il capo e sorridendo, di questi furori di libertà n'ho veduti a guarir parecchi, o coll'oro, o col timore di perderlo!.... e quel vecchione di Niccolò debb'essere d'una pasta diversa d'ogni altro, per dio! che e' dicono di fiorini egli n'abbia piene le cantine, eppure non si cura di nulla,... su di esso non è da far conto, non è egli vero?--
--Oh! disse Troilo con quel viso di chi ode dire la maggiore stravaganza del mondo. Oh! quanto a Niccolò, se non avete altro moccolo, anderete a letto all'oscuro.... figuratevi! Nemmeno a discorrerne.--
Al Nobili, udendo di quelle cantine piene di fiorini, era venuta l'acqua alla bocca, e
--Per l'amor di Dio, disse, che non succeda il sacco!... Già vi ricorderete, messer Baccio, che sul fatto di Niccolò siam d'accordo... e dacchè ora sembra si venga allo stringere, ho caro rammentarvelo... per dirvela com'è, a far quel che vuole il signor Malatesta, e rannodare, com'egli dice, questa setta de' grandi, in questi momenti,... non si scherza!... se nulla nulla si cadesse in sospetto, ne va la vita.... io son contento porla a questo rischio, ma a cose finite poi ricordatevi....--
--Sì, sì, già sapete, ve l'ho promesso, disse troncando le parole il Valori, affastidito di questo vile ribaldo.
--Io poi, disse Troilo ridendo, non patteggio a danari... altre cose voglio... e quando sarà tempo vi dirò quel che fa per me, messer Baccio: ora non vi voglio tener a disagio, chè avete altro pel capo.... Questo solo vi dico, che ho passati qui nove mesi in mezzo a prediche e croci, e me n' avrete a saper grado.--
--Orsù, non è tempo da pazzie ora... bensì vi giuro la mia fede ch'io non mancherò a nessuna promessa ch'io v'abbia fatta, e per avventura potrei attenerla migliorata, ove i vostri portamenti lo meritino.--
--E di tanto ero certissimo, rispose Troilo. Ora, messer Benedetto, andiamo, chè prima di domani ci rimane di molte bisogne da fare, e non vorrei mancare di trovarmi a casa per l'ora delle orazioni,.... chè non avessi ad andar a letto come i cani, a uso vostro... e poi, e poi egli è bene ch'io faccia provvista di divozioni, così n'avrò poi per fin che campo senza avermi a confonder altrimenti, quando non sarò più in casa i Lapi.--
Malatesta s'alzò, ed aperto un cassone ne trasse un sacchetto di danari, e consegnandolo a Troilo, gli disse:
--Questi in mio servigio li darete, uscendo, a Cencio, chè li distribuisca a' soldati, tanto che ognuno abbia la parte sua; e ditegli che non si lascino senza vino... non troppo però... ch'io non li vorrei ubbriachi. Ora andate e siate accorti e di fede, chè buon per voi. E d'ogni novità fatemi avvertito, che la riuscita o la rovina dell'impresa in questi momenti può dipender da un nulla.--
Troilo ed il Nobili, toltisi di quivi, scesero in cortile e, consegnati a Cencio i danari, uscirono. Dopo pochi passi si separarono, andando ognuno in traccia di quelli che era loro commesso sedurre e trarre al partito di Malatesta.
Mentr'essi attendevano a queste macchinazioni, Niccolò, che aveva abbandonata la piazza insiem colla turba del popolo, si trovava in casa già da qualche tempo.
Affrante le membra dalle cure, dalla fatica, dal dolore amarissimo della rotta e della morte del Ferruccio, dolore ch'egli aveva dovuto comprimere alla presenza del popolo per non disanimarlo, e che perciò appunto avea sentito più cocente di dentro, il misero vecchio entrando in camera s'era buttato sul suo seggiolone, e col capo nelle mani, l'anima ottenebrata da funesti presentimenti, e combattuto tra la speranza e i sospetti circa le profezie del frate, taceva, e tratto tratto metteva lunghi e profondi sospiri.