Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni

Part 28

Chapter 283,862 wordsPublic domain

--Oh! me l'avranno ammazzato!....--

La ferrea tempra di questa donna non potè stare contro un tal pensiero: poveretta! si mise a piangere come un bambino. Dopo aver pianto un pezzo, diceva fra sè, in un momento di terribile disperazione:

--Come deve essere spietato!... astuto!.... quel demonio che da quando nacqui mi è sempre stato sopra accanito!.... e mi seguita dappertutto!.... in pace.... in guerra.... fin nel profondo del mare.... non c'è modo a fuggirlo!.... Ma io voleva morire questa volta.... domandavo tanto? Morire!.... ma per Lamberto, ma per salvargli la vita.... Oh sì!... appunto! anche questa era troppa gioja per Selvaggia! Una gioja!.... una che è una! non l'ha da provare.... mai.... mai! Ma chi sono io? diceva alla fine dando in uno scoppio di pianto dirotto e sconsolato. Chi sono io?.... sono un serpe? una fiera?... Che cosa ho fatto prima di nascere? che delitto commisi?... T'ho io pregato di mettermi a questo mondo, Dio terribile che mi creasti?....--

Queste tremende smanie, aumentando i mali fisici di Selvaggia, la spinsero di nuovo nel primo letargo: vi stette, immemore di sè e de' suoi dolori, Dio sa quanto tempo! Ritornandole poi l'uso de' sensi, si vide un cappuccino inginocchiato accanto, che le andava bagnando le tempie d'aceto. Penò un pezzo a poter parlare; appena le riuscì di farsi intendere, domandò:

--Dove siamo?--

--Sulla santa Marta, figliuolo, rispose il buon frate, nell'acque di M. Cristo, e diretti a Gaeta.--

--Oh! ditemi, soggiungeva ansiosa facendo forza di sollevar il capo: la capitana spagnuola?.... sulla quale si combatteva quando fui rovesciato in mare?--

--A picco, figliuolo; che Dio abbia in pace tante povere anime.--

--Ed anche lui?... anche Lamberto?.... anche quel bravo giovane?.... quello che tutti gli uccideva lui solo.... Oh! ditemelo? anch'esso?--

--Che volete ch'io sappia? non so di chi mi vogliate parlare, ne son morti tanti! che a saper il nome di tutti ci vuol altro! Quel che posso dirvi è, che la galera cadde sul fianco, chè una cannonata l'avea sfondata sott'acqua.... e quanto dir un'avemmaria, la bandiera di Spagna, che stava in cima all'albero maestro, scomparve nel mare.--

--Oh! me l'hanno ammazzato!--ripetè due volte l'infelice con voce debole e profonda, e rimase muta, immobile, senza mostrar di udire o di curare nè i conforti, nè gli ajuti del frate.

Giunta la galera a Gaeta, tenuta allora pei Francesi, vennero sbarcati i feriti, e Selvaggia cogli altri, ed ammucchiati in certi magazzini, sudici, malsani, del porto. Se il lettore ha veduto (e se non l'ha veduto, meglio per lui!) un ospedal militare in tempo di guerra, se il suo piede ha calcato la paglia trita e fetida che serve di letto a centinaja di feriti, ravvolti in tutte le sozzure della miseria, egli può farsi un'idea dell'orribil luogo nel quale fu ridotta la poveretta, e tenga a calcolo che, trecento anni sono, cotali ospedali eran di molto peggiori de' nostri.

Parrebbe che la natura, formando certe esistenze d'uomini predestinate al patire, avesse cura (più crudele forse che provida) di rafforzarle con una complessione ad ogni prova: al modo istesso che, il costruttor di navi, ricuopre di rame, e rende più validi i fianchi di quelle destinate ad affrontar le tempeste ed i ghiacci del polo.

Una tal complessione avea sortito Selvaggia, ed i dolori, le malattie, gli stenti ne' quali venne languendo per più d'un anno, non valsero a torla di vita. Non del tutto chiuse, dopo alcuni mesi, le sue ferite, fu levata a braccia (chè in piedi non potea stare) dalla paglia dell'ospedale per dar luogo ad altri feriti, e lasciata sul lastrico d'una strada, ove sarebbe morta di fame, se da caritatevoli persone non fosse stata raccolta, e soccorsa, finchè a gran pena, e dopo molto tempo, non potè riacquistar forza e salute.

Finchè avea tenuto per certo di dover morire, l'idea di lasciar la vita senza riveder Lamberto, senza saper più nulla di lui, avea reso più grave e disperato il suo male: ma appena sentì rinascersi le forze, appena le tornò in cuore un pò di vita, riprese la speranza ch'egli non fosse morto nella battaglia, che le potesse riuscire ancora di ritrovarlo, e questa speranza fu per essa la miglior medicina.

Per quanto cercasse informarsi dai soldati, dai viandanti che passavan di Gaeta, giammai le venne fatto d'udir parola che la togliesse a tanta incertezza, o le potesse dar indizio dove fosse capitato: e quando qualcun di nuovo le veniva innanzi, e dopo averlo interrogato si trovava un'altra volta delusa nelle sue speranze, la poveretta ripetea sospirando:

--Me l'hanno ammazzato!....--

Alla fine, sentendosi forte assai bene, tolse una mattina commiato da chi tanto amorevolmente l'aveva soccorsa, e sola, a piede, con un bastoncello, e senz'altro bene che que' pochi panni che aveva indosso, e certi danari donatile da que' suoi benefattori, prese animosa per le gole d'Itri la via di Roma. Avea udito dell'assedio che s'era stretto intorno a Firenze. «S'egli è vivo, vi sarà anch'esso» diceva «s'egli non v'è.... sarà segno ch'io posso oramai uscir di vita.... ma almeno morrò ov'egli è nato, sull'uscio di casa sua.... questa consolazione almeno me la lasceranno?.... Oh Dio! fa che non passi allora qualcuno che mi riconosca e dica: costei è Selvaggia la cortigiana, che forse sarei cacciata anche di là....»--

In cotali pensieri, variando continuamente supposizioni e progetti, veniva camminando tacita e sola. Le due prime giornate fece di molte miglia, poi le sue ferite le principiarono di nuovo a dolere, e dovette riposarsi a lungo e più sovente. Passò Terracina, le paludi, i colli di Velletri e d'Albano, battuta ora dalle piogge d'autunno, ora sfinita dalla stanchezza, ora trafitte le membra da acuti dolori, ma sempre soccorsa dalla speranza, portata dal desiderio di Firenze, ove dovea trovar fine alla lunga e travagliosa incertezza. Dopo dieci giorni di viaggio entrò una sera in Roma per porta S. Giovanni. Vi si trattenne alcuni giorni per riprender un po' di forza, e poi di nuovo avanti, e per Viterbo, Radicofani e Siena, dopo un mese, dacchè avea lasciato Gaeta, giunse finalmente alle porte di Firenze.

Entrata in porta S. Gallo (avea dovuto, lasciando la via diritta, condursi quivi per un lungo circuito, onde evitare il campo imperiale), si buttò a giacere sotto la vôlta stessa della porta, non tanto per riposarsi, chè la sua ferrea complessione s'era più che altro rafforzata nelle fatiche del viaggio, quanto per pensar al modo di trovar Lamberto, chè in una città così vasta, ove non era mai stata, piena di tanti soldati e tanto popolo, conosceva la cosa non molto agevole. Egli è soldato, pensava; dunque, chiedendo del capitano che comanda le milizie, di ragione, dovrei poterlo scoprire. Appiccato ragionamento con alcuni di que' gabellieri, le fu detto che il capitano de' Fiorentini era il sig. Malatesta Baglioni, signore di Perugia.

Si scosse a questo nome, e n'avea motivo, come vedremo più innanzi. Rimase pensosa un pezzo; diceva alla fine: «Egli avrà seco mio padre!... Mio padre qui?... e posso vederlo fra pochi momenti!»

E stette ancora un buon poco battagliando con sè stessa: poi a un tratto alzandosi risoluta, disse: «Sarà forse pel mio meglio. Andiamo.» E domandando agli uni e agli altri la sua via, giunse, che già era fatto notte, al portone de' Serristori.

Maestro Barlaam frattanto era solo nel suo scrittojo, che dovremmo piuttosto chiamare officina, essendo il luogo ove, coll'ajuto di due fornelli e di gran quantità di pentole, alberelli, lambicchi e storte componeva rimedii, stillava acque, che mantenevano o dovean mantenere la vacillante salute del suo padrone. Il magro e misero carcame del vecchio ebreo era avvolto nella classica _vesta da camera_, o robbone di velluto logoro, foderato di pellicce; senza il quale, grazie ai pittori e narratori di storie che ci precedettero, è impossibile di figurarsi l'alchimista.

Egli aveva tutti i vizj delle razze lungamente perseguitate, ed insieme quelle doti, direi quasi virtù, che loro concede la natura, onde non rimangano affatto senza difesa contro i loro oppressori: avaro, astutissimo, incapace di provar mai in nessun'occasione, o per chi si sia, il senso della pietà e della compassione, senz'altra cura che di sè stesso, senz'altra mira che il proprio interesse. Ma questo medesimo concentrarsi di tutte le facoltà morali nelle stretta periferia del suo solo individuo, l'avean dotato d'una mirabile rapidità di concetto nell'ordire i suoi disegni, d'una tenacità imperturbabile nell'eseguirli, e d'una prudenza calcolatrice, dissimulata e paziente per rivolgere e guidare a' suoi fini gli uomini coi quali si trovava aver che fare. La sua mente fredda, e lucidissima insieme, potea paragonarsi ad una scacchiera, sulla quale le mosse sien rare, ponderate, frutto d'un disegno impenetrabile e sicuro.

In tempi ove gli agi, i comodi, la sicurezza della vita erano il frutto per lo più della nascita, dell'ardire e della forza materiale, egli, privo di tutti questi doni, figlio, per soprappiù, d'una razza sprezzata e maladetta, avea saputo coll'ingegno e coll'astuzia procurarsi quei beni, che per altre vie gli venivan ricusati dalla condizione sociale d'allora. Egli era giunto a sottomettersi Malatesta; ed all'ombra della sua potenza viveva vilmente, è vero, ma ricco e sicuro. Un momento di sdegno, un capriccio del suo padrone, potea però fargli perder tutto, e la vita insieme: chè l'ebreo ben sapeva di non essere amato, e che quelle carezze, que' riguardi che gli si usavano, eran soltanto perchè si credeva non poter far senza di lui.

Conosceva Malatesta inclinato al sospetto, terribile nell'ira, implacabile soprattutto nella vendetta; e, continuo studio della sua vita era il mantener saldi ed interi i fili della rete in cui lo tenea avviluppato, far che non se n'avvedesse, e lo tenesse invece per servitore leale, affezionato, ed incapace mai di usar seco simulazione o tradimento.

Mentr'egli seduto ad una tavola leggeva un Averoe manoscritto in carta pecora, al lume d'una piccola lucerna, s'alzò la portiera dell'uscio che metteva in cortile, ed un soldato entrando, disse:

--Maestro, v'è fuori un giovane che cerca di voi.--

E prima che il vecchio avesse tempo a rispondere, entrò Selvaggia, si fermò sull'uscio, ed il soldato se n'andò pe' fatti suoi.

--Chi siete voi?--disse Barlaam stringendo le ciglia, e mettendo la mano scarna tra i suoi occhi e la fiammella della lucerna per veder meglio chi tanto sicuramente entrava senz'ambasciata.

Selvaggia soprastette un momento a rispondere. Provava un' indicibile passione alla vista di chi era prima e scellerata origine di tutte le sue sventure. Pure, venuta avanti lenta lenta, ed appoggiate le mani alla tavola si lasciò guardare un momento, poi con sorriso amaro diceva:

--Ho mutato viso eh? dacchè m'avete venduta.... e con quello che ho al presente sarei cattiva merce....--

Il vecchio allora la raffigurò, e senza che si potesse, dalla sua voce, dal volto, da gesto nessuno trarre il menomo indizio dell'impressione prodotta in lui da questa comparsa improvvisa, disse con impassibile tranquillità:

--Ah!.... sei tu Selvaggia?

La giovane allora punta dalla freddezza di questo sciagurato, alzò la fronte, intrecciò le braccia sul petto, e riprese con voce e modo risoluto:

--Sì, son io. Ora ascoltatemi, maestro Barlaam: in tutti i giorni, in tutte le ore trascorse in questi anni passati dal momento che mi lasciaste sola quella notte.... in quella stanza con colui.... non v'è mai nato in mente il pensiero «Dio m'avea data una figlia! Che n'ho io fatto?» Non v'è mai accaduto essere destato nel sonno dalla sua immagine? Non l'avete veduta vituperata, schernita, coperta d'oltraggi, raminga di terra in terra? Non v'è mai venuto in mente il dubbio.... essa forse è nuda, forse ha fame, forse giace inferma, e non ha chi le porga un sorso d'acqua? chi l'ajuti? ditemi, non l'avete provato mai un momento di rimorso pensando agli immeritati dolori ch'essa soffriva per cagion vostra?--

Selvaggia tacque un momento aspettando risposta, ma visto che il padre, immobile ed impassibile, cogli occhi sul suo manoscritto, non dava segno nessuno di voler parlare, proseguiva con passione sempre crescente:

--E questa miseria, questi mali ch'io v'ho enumerati, credete voi che siano stati i soli o i peggiori? Non vi nacque mai il sospetto, che quest'infelice che voi condannavi al delitto, alla vergogna, avesse forse invece sortito dalla natura un anima sdegnosa d'ogni viltà, un cuore capace di virtù e d'amore? Che quest'amore potesse divenire un giorno un bisogno per essa come l'aria che si respira? Che diventasse il suo pensiero incessante, la sua vita, l'unico ed ardentissimo suo desiderio? Che si trovasse per cagion vostra, incapace, indegna d'ottenerlo, e morisse disperata maledicendovi? Ditemi.... non vi venne mai questo pensiero?.... movetevi.... rispondetemi, per Dio!....--gridò forsennata percuotendo sulla tavola co' pugni serrati.

--Io credo che tu abbi il diavolo addosso! disse il maestro arretrando un poco il suo seggiolone, e mezzo insospettito non volesse costei manometterlo. Simulando tuttavia sicurezza, proseguiva:

--Dimmi un poco, Selvaggia, chi credevi tu d'essere? la figlia di qualche principe? Non lo sai che sei nata in terra di cristiani da un ebreo mendico? che i ricchi, i signori hanno più stima de' loro bracchi che de' figli della nostra razza? che questa vergogna che tu vai dicendo non la potevi fuggire e v'eri destinata dall'utero di tua madre? E perchè vivessi almeno negli agi io t'avevo data a chi ti poteva far ricca e felice? E se tu non hai saputo governarti, se ti sei fatta cacciar via, che colpa n'ho io? e che cosa vieni a rompermi il capo con queste tue novellate e questi tuoi furori?--

--E chi v'avea detto ch'io avessi bisogno di viver negli agi? Chi v'aveva domandato tesori? Non v'è altro bene che l'oro a questo mondo?--

--Orsù, Selvaggia, se tu seguiti a far la pazza a questo modo, con un fischio fo venir qui quattro soldati che ti mettano in istrada, e quando avrò detto ch'io non so chi tu sia, avrò detto tutto. Se invece vorrai prender la buona via.... Se t'occorron danari....--

Ed un pronunziar più lento di quest'ultima frase lasciò conoscere quanto costasse al vecchio avaro.

--Io non venni qui per danari, seguitava a gridar la Selvaggia, mostrando nella voce e nella guardatura un'esaltazione sempre maggiore; venni qui perchè ho l'inferno nel cuore.... perch'io non posso viver senz'esso, perchè vo' rivederlo ad ogni costo... perchè spero ancora, prima ch'io muoja, di trovar un cuore che non sia per me di bronzo!.... amore! oh, lo so, non è per la povera Selvaggia!.... Ma un po' d'affetto.... oh! l'otterrò s'io ritrovo Lamberto....--

--Oh, insomma, disse Barlaam risoluto, stendendo la mano verso un fischietto d'ottone che era sulla tavola, io non t'intendo....--

Selvaggia afferrò quella mano, e mutando a un tratto l'espressione, quasi feroce, della sua fisonomia, disse con fredda e sinistra ironia:

--Non m'intendete? aspettate un momento, che io vi parlerò una lingua che intenderete.... Se vi serve la memoria! (e fate che vi serva, chè v'importa!) vi ricorderete che prima di vendermi a quell'uomo che poi m'ebbe là in quel castello del Friuli.... m'avevate promessa a Malatesta.... soldato allora de' Veneziani... egli era sui principii e non troppo ricco... ed il prezzo ch'egli potea darvi era minore di quello offertovi da quell'altro... però all'altro mi desti, facendo credere a Malatesta ch'io fossi stata rapita da certi soldati. Non credevi eh? che ne sapessi tanto?.... voi ora direte ch'io non ho prove per convincerlo del vostro inganno... ma qui sta il vostro errore.... voi non foste avveduto, maestro! nella fretta, e pel timore non vi fuggisse di mano il vantaggioso mercato, voi scriveste un foglio al mio compratore, dicendogli come stava la cosa, e pregandolo fosse contento tenermi nascosta finchè Malatesta si fosse partito colla compagnia da que' contorni, e così fu fatto.... Malatesta non seppe, nè sospettò di nulla, ed anzi, salito poi a maggior fortuna, v'accettò fra suoi famigliari, e vi fece ricco come siete al presente. Questo foglio vivendo io libera e sciolta nella casa di costui, lo trovai un giorno, e mi parve cosa che meritasse di esser serbata.... non pensando però mai dovesse venire un tempo che m'avesse a servir tanto.... io l'ho con me, maestro! ed affinchè non crediate che io mi vanti, vedete s'è vero.--

In così dire si trasse di seno il foglio e lo squadernò agli occhi del vecchio rimasto atterrato a quella vista.

Ben sapeva che Malatesta non era uomo a perdonagli quel tratto se gli fosse venuto a cognizione.

--Maestro Barlaam! disse Selvaggia lasciandogli libera la mano, che avea sempre tenuta ghermita durante il suo discorso, ora chiamate i vostri soldati, fatemi cacciar via, più non vi trattengo.... avreste mutato pensiero?.... m'avreste intesa questa volta?--

CAPITOLO XXIII.

L'astuto vecchio trovatosi colto ne' suoi proprii lacci non si perdè d'animo, e dove non valeva la forza pensò valesse la simulazione. Si sforzò di vestire d'un'apparenza di tenerezza, umile e contristata, quel suo bruttissimo volto, che ne divenne più brutto il doppio, e guardando Selvaggia scrollava il capo, e diceva:

--Sì, t'intendo!.... va dunque.... va da Malatesta.... mostragli quel foglio.... fa che mi strappi questo rimasuglio di vita... già non sei venuta per altro; volevi farti padrona di quel poco ch'io ho potuto metter assieme in tant'anni di sudori..... volevi la morte mia.... lo meritavo!.... era stato troppo enorme il mio delitto.... avea voluto levarti dai cenci.... farti viver contenta e ricca, in uno splendido stato.... oh! meritavo la morte.... oh! figliuola.... disse poi alzandosi, ed aprendo le braccia verso Selvaggia, è questo dunque ciò che prepari all'infelice tuo padre?--

--Mio padre voi? disse Selvaggia arretrandosi e sorridendo amaramente. Maestro! voi non m'intendevi poco fa: ora v'intendo io.--

--Non m'intendi? sciagurata... non odi neppur più la voce del sangue?--

--V'è una voce di sangue tra noi, ma a voi non a me tocca l'udirla. Questa voce vi dirà, che mediante questo foglio il sangue vostro è mio,.... è mio, m'avete intesa?.... quello di maestro Barlaam.... non quello di mio padre, che io sola fra i vivi, non l'ebbi mai. Ma rassicuratevi, non venni qui per ispargerlo, non cerco la vostra rovina, tenetevi i vostri tesori.... al prezzo che gli acquistaste sono assai ben vostri.... rimettetevi a sedere ed ascoltatemi. Io incontrai due anni sono un giovane, un angelo, il solo di cui mi caglia, il solo che mi faccia soffrir la vita finchè dura la speranza di ritrovarlo, un uomo.... Ma che vo' io a parlarvi di lui ora? disse con impazienza, provando nel parlar di Lamberto a maestro Barlaam ugual ripugnanza che il giovane avea mostrata altra volta nel sentire il suo amore accennato da essa.

--In una parola, proseguiva, io venni in Firenze per cercar di lui. Non voglio da voi altro se non che mi ajutate a rintracciarlo, e trovato ch'io l'abbia vi lascio.... e non udrete mai più parlar de' fatti miei. Ecco i miei patti, maestro!....--

All'udir queste parole il vecchio riprese fiato, e gli parve, come si suol dire, averla per un tozzo di pane. Siccome le sue smorfie di tenerezza divenivano inutili, riprese il suo viso impietrito, e disse:

--T'ajuterò quanto potrò molto volentieri, se non vuoi altro.... sappimi dire il nome di costui... chi egli è.--

Selvaggia, colle più brevi parole possibili, fe' conoscere al padre il nome, l'aspetto, la condizione di Lamberto; ed egli prendendone appunto, le scrisse su un fogliolino: diede alla figlia poche monete d'argento, ed accomiatandola le disse, si facesse rivedere il giorno dopo, ed intanto si sarebbe dato pensiero del fatto suo.

L'indomani ella vi venne due volte nella giornata ed una terza la sera al tardi, ma non era riuscito ancora a Barlaam di scoprir nulla. «La città è piena di soldati, ci vuol tempo; ho fatto domandare tutti i capitani, se vi è, si troverà.... miracoli non se ne posson fare» diceva egli alla giovane per calmare la sua impazienza.

Troilo e messer Benedetto, che lasciammo per la via, erano intanto giunti al palazzo Serristori: venendo loro negato di entrare da Malatesta, chè a quell'ora non volea veder nessuno, disse il Nobili:

--Andiamone dal maestro.... è cosa di così poco rilievo che già sarà tutt'uno.... una parola ch'egli dica a Malatesta, e' sarà fatta.--

E così venne alle stanze di Barlaam, col quale era molto domestico. Entrarono, essendosi prima spogliati della cappa di confratelli e buttatala in un angolo, e trovarono il vecchio con Selvaggia, che, vestita com'era da soldato, non riconobbero per donna, e stimarono fosse uno de' famigliari di casa.

--Addio maestro--disse il Nobili, con un certo suo modo autorevole; e l'ebreo rispose al saluto molto umilmente, come solea usar con tutti, e tanto più con quelli che sapea nella grazia del suo padrone.

--Noi siam venuti a domandarvi un piacere, proseguiva il primo; questo gentiluomo..... egli è quello che venne travestito da frate.... de' nostri.... di quelli del campo.... vi ricordate?--l'ebreo accennò col capo di sì.

--Egli dunque per una sua faccenda, ed io pure di compagnia, volevamo far motto a Malatesta.... ma ci vien detto ch'egli a quest'ora non ammette visite. Sarete dunque contento in nostro servigio salire un momento da lui, ed esporgli il nostro desiderio.... di che questo giovane ed io molto lo preghiamo.... è un'inezia.... che ad esso non costerà che il volerlo. Si tratta di mandar colle bande di contado un uomo d'arme qui della compagnia del signor Amico d'Arsoli.... e della cagione che noi gli domandiam codesto, gliene parlerò poi a miglior agio quando ci troveremo insieme.--

--E come ha nome questo soldato?--domandò Barlaam movendosi e mostrando cogli atti del volto che non era cosa difficile ad ottenersi.

--È quello che si tiene in casa Niccolò fin da fanciullo... che stette un tempo nelle Bande Nere, col signor Giovanni, ed ora dovrà maritarsi colla Laudomia.... se troverà il momento, ben inteso (e girò un'occhiata a Troilo sorridendo); egli è quel Lamberto..... ben sapete.--

--Ah! disse il maestro, ho capito--ed uscì.

Troilo ed il Nobili, che a lui solo ponean mente, non s'avvidero dell'atto di sorpresa ed allegrezza che fece Selvaggia udendo pronunziare il nome di quello che da tanto tempo cercava. Ma represso quel primo moto, di tutto quanto aveva udito non le rimase presente all'intelletto altra frase fuor di questa «ora dovrà maritarsi colla Laudomia.» Le pareva che queste parole le si fossero infisse nel cuore come altrettante saette, e le passò innanzi gli occhi rapida qual baleno, come una visione di nuove e più spaventevoli angosce che le si preparassero. Rimasta sola coi due venuti, smaniosa di parlar pure una volta ed udir di Lamberto, benchè conoscesse ormai che ogni parola sarebbe stata una nuova fitta, cominciò a dire, frenandosi, e mostrando indifferenza più che poteva:

--Anch'io un tempo fui delle bande del signor Giovanni.... oh! lo conosco bene quel bravo giovane.... ed ho caro che sia ora in Firenze.... ma ditemi?.... com'è? come avete detto? egli prende moglie?....--

--Sì, prende moglie.... cioè.... non così tosto credo io--rispose Troilo con un certo sorriso malizioso.

Selvaggia s'accorse che v'era sotto qualche cosa, e le crebbe la smania di chiarirsene pienamente. Ma come riuscirvi? Potea sperare che costoro volessero tanto fidarsi d'uno sconosciuto da palesargli così al primo i loro segreti?

Pure seguì a maneggiarsi con molta destrezza, ed ottenne gli venisser narrati tutti i casi di Lamberto colla Lisa, e poi colla sorella, ed in fine il matrimonio imminente: ma d'onde quel dubbio che s'avesse ad eseguire? Chi voleva impedirlo? perchè?

Tuttociò le si nascondeva, e non trovava modo a scoprirlo; tornò intanto il maestro con viso allegro, e disse: