Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni

Part 21

Chapter 213,950 wordsPublic domain

Sarebbe cosa difficilissima voler determinare quale fosse l'animo di Troilo in quel momento. I misteri del cuore umano sono tanto profondi, ed il bene vi si trova misto col male in un modo così inestricabile, che riesce talvolta assai arduo il giudicare anche i maggiori ribaldi. Forse al punto di por mano irremissibilmente a quest'opera tenebrosa la sua coscienza mandava l'ultimo grido. L'idea di riveder quella misera che avea tanto patito per lui, che tutta si rimetteva nell'amor suo: d'accoglierla fra le sue braccia, e quel suo stesso confidente amore farlo servir di rete ove rimanesser colti i suoi più cari, e cadessero così in mano de' loro implacabili nemici, tutto ciò era talmente vile ed orrendo, che non era possibile, per quanto fosse ribaldo, vi si accingesse con animo freddo e tranquillo. Ma la voce del suo buon angelo non potè farsi dar retta da lui tutto invaso dal desiderio d'una grandezza futura, che tratto tratto gli s'affacciava vivissimo; dall'orgoglioso pensiero che gli persuadeva esser male assai leggiero l'ingannar una fanciulla popolana quando n'andava lo stato e la fortuna d'un gentiluomo. Quel momento d'incertezza e di rimorso, se pure n'ebbe, passò come un lampo: fermò l'animo anticipatamente per non lasciarsi commovere da qualunque cosa potesse udir dalla Lisa, e per acquetarsi interamente, diceva in cuor suo: «Che gran danno avrò io poi fatto a costei? aver un fanciullo da un gentiluomo! quasi ciò non accada ogni giorno! ma io non farò come molti altri, e le darò tanti danari che bastino a trovarle un marito suo pari.»

Mentre Troilo veniva camminando con questi pensieri, la Lisa, che aspettava col cuore tremante da una mezz'ora in circa, stimando invece fosser già trascorse due ore almanco, stava timorosa di qualche nuova disgrazia. Sul punto di riveder quello che avea cotanto amato, il suo cuore, cacciando tutt'i sospetti, s'era inebbriato della sola idea di giunger pur una volta ad essere tra le sue braccia. Ma la poverina s'affliggeva pensando: «Dio sa come mi troverà! I dispiaceri, lo stento m'hanno tanto consumata!.... Oh! che cosa pagherei d'esser bella come era una volta!» E per fare almeno tutto il possibile, si veniva racconciando alla meglio i capelli, e spogliatasi una vestaccia che s'era messa per aver sembianza di zingana, rimaneva coi panni che si trovò aver indosso quando uscì della casa paterna, i soli che possedesse dappoi, e procurava disporli con buon garbo più che potesse: e in tutti questi rassettamenti usava gran riguardo di non far rumore, temendo a ogn'ora di venire sentita o scoperta.

Finalmente ode passi d'uomini sulla strada, tende l'orecchio rattenendo l'anelito; i passi s'accostano, varcano una siepe, e si dirigono alla sua volta: l'oscurità impediva di discernere chi li movesse, ma ben tosto udì la voce di Fanfulla che diceva:

--State di buona voglia, madonna, eccolo lui in persona.--

La giovane si volle alzare, ma le forze le mancarono, cadde sulle ginocchia, dicendo:

--Oh! Troilo mio, t'ho pur riveduto prima di morire!--

Il giovane raccoltala da terra se la stringeva al petto, con parole di tanta tenerezza, così appassionate, che la Lisa per poco non gli rimase in braccio svenuta.

Conoscendo noi l'animo di chi le proferiva non ci regge il cuore di riferirle.

Il buon Fanfulla a quegli atti strofinandosi le palpebre colla mano ruvida, diceva:

--Sta a vedere che mi metto a piangere.--

Così passato quel primo momento, Troilo si recava in collo il fanciullino facendogli infinite carezze, mentre la Lisa attaccatasi al braccio del giovane e stringendosi a lui, gli diceva:

--Io, che temevo mi sgridassi d'esser venuta così di notte con questo bambino!.... sciagurata, io doveva pur conoscerti, Troilo mio! perdonami, ch'io ti feci questo torto. Oh! ma ora non pensiamo più a nulla. Ci siam trovati! Non ci sono più guai per la povera Lisa tua, tutto è dimenticato.... Era tempo!.... Ho sofferto tanto, sai!... ti racconterò poi!.... Ma ora non ci penso più.--

E in così dire avviatisi tutti e tre per tornare in paese, seguitava la Lisa con voce più bassa:

--No, non ci penso più, che l'animo si muta in un momento.... ma il viso è un'altra cosa... quello della povera Lisa ti piacque un giorno! oh, quanto ti parrà diverso! Non ti sbigottire, Troilo mio.... vedi, ora che ho il cuore tanto contento.... in poco tempo.... tornerò come prima.... abbi pazienza qualche giorno... e quando mi sarò rimessa, se piacerà a Dio che pur mi trovi bella, io ti dirò: «È tutta opera tua, amor mio!» Oh, poveretta me! Pensare che or ora mi vedrai in viso!....--

--Via, pazzerella, che sogni son questi, rispose Troilo sorridendo, tu mi fai torto, e se non cacci codesti pensieri io m'adirerò.--

La povera Lisa paurosa di dir cosa che l'offendesse tacque all'istante, e stringendosi al suo braccio, soggiunse soltanto:

--Oh, amor mio, hai troppo ragione! ed io son pazza a diffidare di te.--

In quella giunsero alla villa.

Baccio intanto, ammonito da quanto era successo poco prima rispetto a Bindo, a tener d'occhio gli andamenti di Troilo, neppur in questa sua seconda uscita non l'avea perduto di vista.

Lo trovarono in mezzo alla via, ed accostatosi a loro senza mostrar di conoscere la Lisa e Fanfulla, o di curarsi di loro, disse a Troilo:

--Soprastate un momento, ch'io debbo dirvi cosa che importa.--

Troilo disse pianamente alla giovane:

--Costui è il commissario del campo.... non vorrei avesse a sospettar chi tu sia.... chè qui si sta in gran gelosia de' Piagnoni, e di chi ha che far con loro.... Fatti dunque in costà tu e quest'uom dabbene, ed aspettatemi tanto ch'io gli abbia fatto motto.--

La Lisa volonterosa d'ubbidire, si staccò dal suo braccio, e passo passo se n'andò in là nella parte più scura della strada, e Troilo avvicinatosi al Valori, questi gli disse pieno d'allegrezza:

--È la Lisa?--

--È dessa.--

--Ora dunque, riprese Baccio, sappi che per dar miglior colore alla tua partita dal campo, n'ho pensata una.... e non mi par cattiva..... Basta, ora non è il tempo di mettersi in troppi discorsi.... Era qui or ora il tuo servo.... trova mezzo di mandarla con esso lui al tuo alloggiamento, e tu rimanti qui, e discorreremo.--

Troilo ritornato alla Lisa le disse:

--Per cosa che molto importa io non posso venir teco, vanne tu coll'uomo che or ora ti manderò, e non dubitare. Se t'occorre nulla, comandagli, ed egli ti provvederà d'ogni cosa.... Addio Lisa, sta di buona voglia, ch'io penerò poco a raggiungerti.--

Lasciatala in così dire, trovò un suo famiglio per nome Michele, quello stesso che, vestito da prete, l'avea ajutato a fingere il suo matrimonio, e gl'impose conducesse la Lisa alla Torre del Gallo ov'egli alloggiava, e la servisse di quanto le potrebbe bisognare in quel primo momento.

Disse il servo:

--Ponete mente, messere, che costei non mi avesse a riconoscere.--

--Eh! non c'è paura, rispose Troilo, prima ell'era tanto sbigottita questa mattina, che neppur ti vide in viso: poi, è passato tanto tempo, ed ora in abito così diverso e con quella gran barba che ti lasciasti crescere, nemmeno il diavolo ti ravviserebbe. Oh! va, va, e non dubitare.... nel parlarle abbi cura soprattutto di dirle quante pappolate ti verranno in capo, per farla sicura ch'io non penso, non ho pensato, e non penserò che ad essa.--

--Io ho inteso... Insomma, far con questa, come si va facendo con tutte l'altre vostre ganze.--

--Appunto.--

Il servo si mosse ed il ribaldo padrone raggiunse il Valori, e tornati nella sala, sedettero insieme al fuoco. Disse Baccio:

--Ora ascoltami bene, chè ormai se tu saprai fare, la cosa non può fallire: ho riflettuto che se tu vai a Firenze colla Lisa non per questo ti verrà fatto d'entrar in casa di Niccolò. Convien tu abbia un qualche merito con esso lui. A quest'effetto Bindo ci servirà maravigliosamente.--

E qui gli venne spiegando il nuovo inganno che avea immaginato, del quale dovendo il lettore veder tra poco l'esecuzione, sarebbe superfluo il discorrere adesso. Rimasero inoltre d'accordo de' segni che Troilo avrebbe potuto fare dai tetti della casa di messer Benedetto de' Nobili, della cifra da usarsi ove accadesse il corrisponder per lettere, fissarono il luogo ove queste sarebber lasciate, e prese da uomini che non doveano così neppur incontrarsi; e questo modo di corrispondere avea il vantaggio grandissimo che, venendo a cader nelle mani de' nemici uno di tali messi, anche volendo non poteva svelare chi l'avesse mandato. Aggiunse poi Baccio moltissimi consigli, promesse e conforti, e tra i quali l'ammonì a far gran capitale dei Frati di S. Marco, e tenersi con loro più che potesse, stimando, com'era il vero, che avessero autorità grandissima sull'animo di Niccolò.

--Io ti darò una letterina pel Nobili, che potrai cucirti ne' panni, o nascondere agevolmente altrove. Orsù dunque, Troilo, mostrati valentuomo, va col nome di Dio, che a pensare qual guadagno avrai a fare con così poca fatica, davvero ch'io t'ho invidia. Or ora alla Torre del Gallo ci rivedremo, ti porterò danari che bastino pel tuo trattamento mentre sarai costà: intanto fa buona cera con madonna, e tienla allegra, chè quest'allegria d'ora l'avrà a scontar anche troppo.... ed io non son di que' tristi che godono di far patire senza utile alcuno.--

Troilo dovette pur dire in cuor suo: «Tu sei il gran ribaldo!» S'alzò, disse addio al Valori, e preso commiato dal principe s'avviava al suo alloggiamento, considerando per via quanto fosse ben pensata la nuova frode che gli avea comunicata il Valori, e sentendo per lui quella riverente ammirazione che provano i birboni per chi è più birbone di loro.

CAPITOLO XVIII.

Le colline che sovrastano a Firenze dalla banda di mezzodì, entrano colle loro falde nella cerchia delle mura, tantochè dalla via de' Bardi alla porta a S. Giorgio, la città si viene alzando quasi in anfiteatro: fuori della terra sorge gradatamente il poggio ricco d'uliveti, di vigne e di molte case sparse; a mezza costa siede Giramonte; e sulla cresta del giogo d'onde si scende in val d'Ema, sta la Torre del Gallo, ove il conte Piermaria di S. Secondo avea i suoi quartieri, e dove era parimente alloggiato Troilo degli Ardinghelli.

Quell'edilizio non consiste in una sola torre, come parrebbe mostrare il suo nome. Essa s'innalza sull'angolo d'una casa in forma di rettangolo, con un cortile interno circondato da un portico: la torre, alta due volte la rimanente fabbrica, è a molti piani; sulla cima un terrazzo munito di merli, ov'è piantata un'asta colla banderuola di ferro che ha la figura d'un gallo.

All'epoca del nostro racconto il viottolo pel quale vi si giunge dal piano de' Giullari era chiuso tra due file di cipressi, per mezzo le quali la Lisa e Fanfulla venivan camminando, preceduti da Michele, che con una lanterna illuminava la via. Giunti in casa, e nella camera ove Troilo dormiva, disse il servo:

--Madonna, il padrone m'ha comandato ch'io facessi ogni vostro volere.... già e' non accadeva... io che gli sto vicino di dì e di notte, so ben io.... infin quando dorme, vedete, egli ha sempre in bocca il vostro nome.... ancora jer notte, senza andar più in là.... lo sentii... credo che sognasse.... e gridava «Io voglio la Lisa mia! Se non la riti trovo io morrò senza manco nessuno!»

È facile l'immaginare quanto dolci suonassero al cuor della giovane i discorsi di quel mariolo. Malgrado la lunga via, ed il disagio sofferto, non le pareva a quel punto sentir più stanchezza, e col bimbo in collo che le dormiva su una spalla andava girando per le camere; e considerando il disordine grandissimo ch'era là dentro, diceva sorridendo a Fanfulla:

--Si vede bene che qui non son donne! Guardate, poverino, egli ha un letto che un cane non ci dormirebbe.--

E nel dir queste parole, dato a Fanfulla il bambino, si poneva sollecita a rassettar le coltri, rimboccar le lenzuola, osservar che pendessero uguali e simmetriche da tutte le parti, con quel fare di superiorità incontrastata che è proprio delle donne in queste occasioni. Rifatto il letto a suo modo si volgeva al resto della stanza, ove non eran che poche sedie ed una tavola, ingombrate in modo di biancheria, panni, guanti ed altre robe, che molte eran cadute a terra. Le sole armi tutte riunite insieme pendevano forbite e lucenti lungo la parete. Era sulla tavola una specie di valigetta mezzo aperta. La Lisa per fortuna non pensò nè a toccarla nè a guardar che cosa contenesse; avrebbe forse in esse trovato materia di gravi obbiezioni alle parole udite poco prima dal servo.

Finito di metter in ordine, e coricato nel letto il fanciullo, diceva, guardandolo dormire riposatamente:

--Oh! vedete, Fanfulla, se questa cosa non par proprio condotta da Dio! Jer notte egli ebbe a morire.... e stasera, con tutto il disagio ed il freddo di questo viaggio.... e' par che non abbia avuto mai male! Da quanto tempo me lo diceva il cuore, che a venir qui sarebber finiti tutti i miei guai!--

Il seguito di quest'istoria mostrerà quanto sia un bel fidarsi di quel benedetto cuore, che però moltissimi, e le donne più di tutti, ascoltano qual consigliero e profeta infallibile.

Troilo frattanto spiccatosi dal Valori se n'era venuto a casa diviato; ed entrando nella camera, ov'era atteso con tanto desiderio, buttò su una sedia cappello e pastrano, e mettendo un respiro libero, disse con grande allegrezza:

--Finalmente eccomi da te! e qui, viva Dio, non avrò più nè commissario, nè principe, nè altro malanno che mi venga ad intorbidare.... ma da quanto vedo (e dava un'occhiata in giro) è facile accorgersi ch'io non son più in balìa di quel disutilaccio di Michele, che mi tiene questa camera com'una stalla. Lisa mia, tu sei sempre a un modo, sempre amorevole, sempre un'angioletta!--

Poi presole le mani, e guardandola fissa nel viso, che per le moltiplici commozioni di quella sera se l'era infocato, e non appariva smunto e sparuto quanto lo era in effetto, le diceva:

--Brava, Lisa mia! Tu m'hai voluto uccellare, è questo quel viso tanto munto, tanto brutto....? un pò dimagrata lo sei, ma ora ti ristorerai d'ogni affanno.--

--Oh! amor mio, dicea la Lisa fuor di se, è proprio vero? Siam proprio riuniti? Mi par un sogno.... mi par d'impazzare certi momenti.... se fosse un sogno, oh, poveretta me quando mi destassi!--

Alzatasi poi, e condotto Troilo vicino al letto, soggiungeva:

--Vedi il povero Arriguccio nostro! Che viso patito, coll'ossicine a fior di pelle! Tu t'aspettavi fosse più grande, più bello eh? Ho fatto assai a tenerlo vivo; non avevo più latte!.... Oh! che giorni, che notti ho passate! ti narrerò tutto, ma ora non voglio pensar che al presente.... il passato è passato, e per sempre!--

Fanfulla, per non turbar quei primi momenti ch'egli stimava egualmente dolci per ambedue, s'era fin qui tenuto in disparte: comparve intanto Michele con un pò di cenetta; sederono tutti e tre, e mangiarono lietamente. Troilo allora volgendosi a chi era stato scorta alla sua donna, e che al viso ardito, al parlare, alle cicatrici ond'era segnato gli pareva uomo diverso da quello che dinotavano i panni ond'era vestito, gli diceva:

--Neppur ho avuto tempo di rendervi quelle grazie che merita la gran cortesia usata da voi alla mia Lisa....--

--Oh! Troilo mio, interruppe essa, egli ha fatto tanto per me, che s'io gli dessi il sangue neppur potrei compensarlo.--

--Sappiate, madonna, rispose Fanfulla, che in tutta la vita mia, vecchio come sono, io non ebbi mai il maggior piacere di questo ch'io provo stasera vedendovi contenta, e ridotta in luogo sicuro con vostro marito. Oh! che diavolo vi vien in mente di parlar di cortesia, di compensi? Con me non ci voglion queste novellate, buone pei cortigiani..... e la prima volta che v'occorra nulla, m'avete a dire «Qua la tua pelle, chè mi bisogna» questo sarà il mio guiderdone.--

A queste parole Troilo stava per rispondere, pensando al tempo stesso venir con bel modo a domandar chi egli fosse, chè pur si sentiva una gran curiosità di saperlo, ma entrò in camera Michele tutto ansante, chè aveva fatto le scale correndo, e disse:

--Messer Troilo! è qui il sig. commissario che vi vuole, e sale da voi.--Il giovane mostrando maraviglia, e contorcendosi sulla sedia con impazienza, diceva:

--È pur una gran cosa ch'io non possa godermi in pace un momento.... questa è pur una gran noja!.... Animo, fagli lume, e fallo entrare. Volto poi a' suoi commensali, proseguiva: Già sarà per qualche malanno.... non ne mancan mai. Entrate tutt'a due in quella cameruccia e badate a non farvi sentire, che guai se vi vedesse! e' vorrebbe sapere chi siete.... poi, talvolta da solo a solo potrò sbrigarmene più presto.--

Fanfulla e la Lisa alzatisi in fretta presero un lume e si ritrassero in uno stanzino attiguo.

Poco stante entrò Baccio, e mentre Troilo gli facea riverenza, dicendogli ad alta voce: «Qual buona faccenda vi conduce qui a quest'ora?» con un cenno dell'occhio e della mano gli mostrava che la Lisa era nel camerino.

Baccio rispose con uno sguardo, e, sedutosi, cominciò a parlare, procurando alzar la voce abbastanza da poter essere udito da essa. Affinchè la cosa principale ch'egli voleva fosse ascoltata dalla giovane, paresse venirgli detta a caso, e come si narrerebbe un fatto di poca importanza, disse a Troilo, che il principe l'avea mandato per commettergli un incarico di gran momento, e da tenersi segretissimo, che per allora non voleva dirgli altro, ma si trovasse la mattina appresso armato, a cavallo, sulla piazzetta del Pian de' Giullari, e sarebbe stato mandato a tal impresa che, riuscendo, buon per lui; moltiplicava poi le carezze e le buone parole con dirgli, ch'egli era molto innanzi nella grazia del principe, e sapendo mantenersela n'avrebbe potuto ricavar onore ed utile grandissimo. Passando poi da questi ad altri ragionamenti, fatti come per ozio, diceva, quasi rammentandosi a un tratto:

--Oh, a proposito, sai! quel giovanotto di stasera.... quello ch'io ho campato dalle forche, ad istanza tua, e' me ne sa male, ma per lui non c'è rimedio.... quel che non è stato stasera sarà domattina.--

--Oh! come?--disse Troilo.

--Che vuoi? Il principe non so da chi ha saputo la cosa; e' dice che non è per sopportar questi assassinamenti.... tanto più, quando gli hanno detto ch'egli è figliuolo d'un Piagnone, di quel Niccolò de' Lapi.... (A questa parola un grido soffocato s'udì nella cameruccia vicina); «quell'arrabbiato, egli ha ordinato, s'impicchi domattina...» e quando ha detto voglio... già sai, è tutto inutile; per un verso e' dice bene, se non si castigasse l'insolenza di costui, avremmo sempre a guardarci la vita contro questi traditori.... anzi, come il carcere costaggiù presso la villa è pieno, il giovinetto è stato condotto a questa Torre, e chiuso per stanotte sotto la volta qui al terreno.--

Troilo allora con grandissima istanza si poneva a pregar il Valori che volesse interceder per lui e trovar modo a salvarlo.

--Ascoltami, rispondeva Baccio asciutto asciutto, tu daresti del capo nel muro. Ma se vuoi dar retta a me, di questo fatto non t'impicciare, che una tanta premura pel figlio d'un Piagnone, non mi sa troppo di buono. Io ti voglio bene, e però non dirò nulla, ma avverti a quel che tu fai, Troilo!--

Così dicendo s'alzò, ed uscito seco scese le scale; quando furono in parte da non poter essere uditi dalla Lisa si cacciarono a ridere, e Baccio diceva:

--Hai tu inteso il grido, quando dissi Niccolò de' Lapi? io ho colto dove posi la mira. Or bene, eccoti qua cento scudi d'oro, e la lettera, sii avveduto, chè buon per te; già feci motto qui al conte Piermaria che dirà ai suoi uomini d'obbedirti in tutto, e preparati a far questa difficile impresa, degna d'un paladino della Tavola Rotonda... e potrai dire a Niccolò «Ecco il figliuol vostro liberato per virtù del mio fortissimo braccio! miglior salvocondotto non lo potresti avere.... e sappimene grado. Addio.»

Troilo, risalito in camera, trovò la Lisa, che tutto sossopra e piangendo gli si buttò al collo esclamando:

--Oh Dio, Dio! che ho io inteso? C'è qui un mio fratello?.... e si vuoi farlo morire? Oh, dimmi presto! chi è? come?... per qual cagione? non si potrà salvarlo! ma qual è, qual è de' miei fratelli?--

--È Bindo, rispose Troilo, mostrando anch'esso grandissimo turbamento, pur troppo è Bindo,.... benedetto ragazzo!.... è stato tutto per volerti troppo bene,.... e però gli perdono, e vorrei salvarlo a costo....--

E qui si batteva la fronte col pugno in atto disperato; poi narrava alla Lisa tutto il fatto, soggiungendo:

--Io non t'ho detto nulla.... prima, neppur v'è stato tempo.... poi, lo tenevo campato, e speravo domattina poternelo mandar libero a Firenze.... ma ora, come si rimedia.... oh Dio, Dio! che orrenda cosa!--e colle mani ne' capelli dava in nuove smanie.

--Come si rimedia? gridava la Lisa disperata, ma in qualche modo si rimedia!.... si trova una via.... ce ne sono tante.... Ma non capisci che Bindo non può far questa morte.... che non è possibile.... che sarebbe un orrore troppo grande.... per cagion mia.... il suo sangue mi cadrebbe sul capo a me.... a te.... sul capo di quel povero bambino che è là! Ma non è vero che non c'è rimedio.... oh! sì, Troilo.... dimmi che c'è.... che l'hai trovato.... siete due uomini, ci son io.... io.... io sola farò per tre.... oh! ma è troppo.... che io avessi all'anima anche il sangue di questo fanciullo! è troppo, è troppo....--

--Chetati Lisa, in nome di Dio,--diceva Troilo abbracciandola.

--Chetatevi, diceva Fanfulla, chè con queste smanie si farà poco frutto.... pensiamo... e forse... mi son trovato in peggiori imbrogli!.... ma vedete, col gridar non si fa nulla.--

--Non grido, rispondeva la giovine tutta tremante, no, ecco, sto zitta.... v'ubbidisco.... ditemi voi quel che debbo fare.... ma salvatemi Bindo.... non è egli vero che l'avete trovato il modo?... oh! se sapeste, una povera donna che è già con tanti rimorsi, ed ora avrò anche questa uccisione... oh, ma parlate una volta! non avete cuore, non avete pietà nessuna!...--

Troilo s'era posto a sedere col capo tra le mani. Alzato in piedi ad un tratto, e presa pel braccio la Lisa disse risolutamente.

--Sì, perdio, v'è il rimedio.... uno solo, e bisogna adoperarlo. Lisa! io ti sacrifico più che la vita! stanotte fra tre ore.... quando tutti dormono, rimane soltanto un uomo di guardia al portone.... so la camera di quello che ha la chiave del carcere..., con questa daga l'ammazzo:.... all'altro faccio lo stesso.... se la cosa mi riesce, e non può fallire, domattina saremo tutti salvi a Firenze.--

La Lisa non potè formar parole, ma gli si buttò tra le braccia, stringendolo e baciandolo pel petto e per la faccia dove le veniva: quando si fu racchetata, Troilo se la fece seder vicina, poi proseguiva:

--Da gran tempo, Lisa mia, io mi sentivo spinto a lasciar questo campo. I miei maggiori furon tutti Palleschi, ed anch'io lo era, venni a questa guerra, onde i Medici fosser rimessi, ma non pensando mai che questo bastardo di questo papa volesse, com'ora si è conosciuto, la total rovina della patria nostra. Non è ora il tempo di spiegarti a minuto quali siano stati i miei dubbj, le mie incertezze; quanto sia stato contrastato dall'amor di parte per un verso, dell'amor tuo e della città nostra per l'altro. Questo solo ti dico, che mi sono risoluto in tutto combatter per Firenze e non contr'essa, e quest'occasione presente io la credo mandata da Dio per darmi l'ultima spinta.

--Oh! non dir altro, Troilo mio, ch'io non reggerò a tanta allegrezza. Che potrà dir il babbo quando conosca questo tuo proposito.... Oh Dio! questa è una felicità troppo grande.... e quel poverino cacciato dal nonno, che non avea più nè casa nè tetto!... questa è opera tua, Dio grande, benedetto! Io non meritavo tanto bene.--

--Ora, disse Fanfulla, che tutto si mette per la buona via, non gettiamo il tempo in ismanie ed in allegrezze, e pensiamo all'essenziale.--