Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni

Part 18

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--Ditemi, messer Niccolò. Sapete ove s'è riparata vostra figlia?--

--Vuoi dir la Lisa.... che la mia figlia è Laudomia. Rispose il vecchio con volto severo. Non lo so, e non mi curo saperlo. Tieni a mente, Lamberto, che prima di fermare un proposito, vi penso. E fermato ch'io l'ho, non mi muto. Ora parliam di Firenze. Pensiamo al fatto tuo. Tu sei a cavallo, tu hai indosso l'arnese d'un uomo d'arme. Se vuoi darmi retta, ti porrai nella compagnia dell'Arsoli. Egli è valent'uomo; la sua è buona gente, e di cavalli n'abbiam mestieri, per tener aperti i passi e pulito il contado verso Mugello, ove già scorron quelli del marchese del Vasto.--

--Così farò.... Ma e colui.... Quel Troilo, dov'è?....--

--È in campo.... Oh! che pensieri ti giran nel capo? Vorresti tu?.... non sai ch'è suo marito?... Se l'incontrerai in battaglia passagli il petto colla spada,.... ti è lecito.... ma non dubitare, ciò non avverrà.... i traditori non s'incontrano in battaglia. Orsù, levati di questi pensieri. Sii uomo, Lamberto.--

Il giovine percosse col pugno sul cosciale di ferro, e balzò in piedi.

--Voi avete mille ragioni. Andiamo dunque dall'Arsoli, e poniamoci alla bisogna.... E, appunto... neppur vi domando dei fratelli. Che n'è di Baccio?--

--Morto in battaglia.--

--Di Bernardo?--

--Morto in battaglia.--

--E Bindo, e Vieri ed Averardo.--

--A difender le mura, e seguitar i fratelli se così avrà fissato Iddio.--

--Ah sì! seguitiamoli, e Dio voglia chiamar me per il primo, chè l'uscir di questa vita sarà uscire d'un gran travaglio.--

Ed in quella si mosse per andarsene. Ma il vecchio lo fermò. Aperse un forziere, e trattone un mazzo di chiavi:

--Queste, disse, son le chiavi della casa ove stava la povera Nunziata. Ma prima d'andarvi fa di parlare col Fivizzano in S. Marco. Egli deve dirti cosa che importa.--

--Oh, madre mia benedetta!--disse Lamberto prendendo quelle chiavi e baciandole: e due lagrime gli scesero per le gote.

--Tua madre è in miglior luogo che non siam noi. E morì benedicendo Iddio d'avere in te un figliuolo valentuomo e dabbene.--

--Dite voi il vero?--chiese Lamberto tutto tremante, e mutato in viso l'immenso conforto che gli arrecavano quelle parole.

--Sì, ti dico il vero, e il Fivizzano, che la confessò agli estremi, ti confermerà il mio detto.--

--Oh! lodato... ringraziato sia Iddio mille volte, e quell'anima santa e pura che ora è beata nella sua gloria!--

E in così dire il valente giovane abbracciò il padre dando in un pianto d'allegrezza; chè proprio gli parve rinascere a nuova vita.

Stato così un momento si sciolse da quell'abbraccio ed uscì, senza più volgersi, mentre Niccolò gli diceva:

--Ricordati che questa è casa tua, e quando non sii comandato, qui è già fatto il tuo letto. Or va, e più tardi lasciati rivedere.--

Lamberto prese verso S. Marco; e dove poco prima il domandar di sua madre gli metteva si può dir terrore, adesso invece tutto mutato per le parole di Niccolò, non vedeva l'ora di trovarsi con chi gli parlasse di lei e potesse soddisfarlo sui mille particolari che ardeva di conoscere. Portarsi col pensiero nella sua vita avvenire, e trovarsi solo, senza la sua Lisa, colla continua memoria d'esserne stato sì bruttamente tradito, era tremenda sventura, di quelle però che non abbattono, anzi talvolta servono ad elevare un'anima forte e virtuosa. Ma durare i giorni, i mesi e gli anni; invecchiare; e sempre con quel rimprovero in cuore, tua madre morente ti cercò invano intorno al suo letto, le sorse nel cuore il pensiero di chiamarti ingrato, un altro chiuse le sue pupille, compose le sue membra gelate.... Questo era tale strazio che non valeva ad affrontare neppur col pensiero. Ed in fatti qual tempra umana è forte abbastanza per stargli a paragone?

Smanioso d'uscir del tutto di questa angoscia, e con un'impaziente speranza che le parole del frate avessero a sollevarlo interamente fu tosto alla porteria del convento. Per l'ora tarda durò fatica a farsi aprire; pure nominatosi, fu messo dentro, ed in pochi momenti si trovò nella cella di Fra Zaccaria da Fivizzano.

--Son io, son Lamberto! disse al frate attonito che un uomo tutto coperto di ferro, venisse con tant'impeto a quell'ora nella sua cella. Sono scavalcato in casa i Lapi, sarà un'ora.... So tutto.... Niccolò, povero vecchio, egli stesso m'ha narrato della Lisa.... Iddio vuol così!.... Ma so che avete a parlarmi, che foste voi a chiuder gli occhi alla povera mamma mia.... perdonatemi s'io son venuto a darvi disagio a quest'ora.... ma non ho potuto aspettare a domani. Oh! consolatemi, chè n'ho mestieri! Ditemi che mi benedisse, che non mi chiamò sconoscente, che mi perdonò d'esser lontano! Oh, parlate, per l'amor di Dio!...--

--Lamberto, rispose il frate abbracciandolo, tu sei un giovin dabbene, e questi tuoi timori ne fanno fede. Ora chetati: la Nunziata era madre: ma era madre animosa, e t'amava per te, e non per se stessa. Sì, ti benedisse, e ben lungi dal far sinistro giudizio sul fatto tuo, mi disse che moriva contenta vedendoti sulla via di divenir un valent'uomo ed un uom dabbene. Se Iddio, mi diceva, vuol negarmi il conforto d'averlo qui ora accanto al mio letto, sarà forse pel nostro migliore; sarà meno amara quest'ultima dipartenza, ed egli vorrà sciogliermi così d'ogni pensiero di quaggiù onde mi volga tutta a lui ed ai pensieri dell'anima. Due ore prima di passare, (era la sera sull'imbrunire) mi chiamò, e mi disse: Fra Zaccaria, tirate in qua quel deschetto, sedete qui al capezzale, e scrivete quattro parole ch'io ho in animo di far avere a Lamberto mio. Lo conosco: avrà bisogno di conforto per più d'un verso. Io scrissi e suggellai il foglio. Poi soggiunse, sento che mi si va spegnendo il anelito: un altro poco, e non potrò più parlare: quest'ultimo fiato che m'avanza sia per Lamberto mio, e stesa la mano tremula, come tu fossi stato ivi presente e ginocchioni e te la ponesse sul capo, aggiunse: «Ti prego, Dio onnipotente, di benedire il figliuol mio com'io lo benedico: fallo buono in questa vita, e beato nell'altra.» Non potè dir altro. Non parlò più, e passò tranquilla e serena.--

Lamberto fin dal principio di questo discorso piangeva come un bambino; Fra Zaccaria gli porse il foglio, che il giovine baciò mille volte, ed ebbe in un momento reso tutto molle di lagrime.

--Piangi, che n'hai ragione; diceva il frate commosso; piangi Lamberto, che nessun amore vale l'amor d'una madre, e quando la morte l'ha spento niun altro lo compensa. Ma che dich'io spento? egli è fatto più puro, più ardente in quell'amore immenso che tutto vede, che numera le nostre lagrime, per volgerle poi in altrettanta allegrezza. Essa t'ama lassù in paradiso, quanto t'amava in terra, e più se fosse possibile; essa compatisce questo tuo dolore, t'è grata di questo pianto.--

--Ah! ch'io fui uno sciagurato, esclamava Lamberto raddoppiando i singhiozzi, dovevo prevederlo, essa, poveretta, mi lasciò partire perchè... pensava a me solo..... a vedermi contento..... ma io dovea prevederlo.... a lasciarla così sola.... chè la malinconia, il timore de' rischi ne' quali m'avvolgevo.... dovevo pur saperlo, che non avrebbe potuto durare a questa passione continua, che il dolore l'avrebbe uccisa!--

--Ascoltami Lamberto. Accade talvolta nel risolvere un partito che in qualche modo si cade in colpa. Se a te paresse d'aver fallato, non sia mai ch'io ti ritragga dal sentirne dolore, e dal chieder perdono a chi meglio di noi conosce il cuor nostro. Ma per quel ch'io so di te, e della mamma tua, per quell'autorità che dalla Chiesa si comparte a' suoi ministri, ti dico di non affannarti più oltre con questi timori. Io ti fo sicuro del cuor di tua madre, ed in quel foglio ne troverai miglior riprova che non sono le mie parole. Ora dunque datti pace.--Lamberto intanto impaziente di leggere lo scritto della madre s'era accostato al lume spiegando il foglio, ma Fra Zaccaria gli disse:

--Non ora, figliuolo, chè non è lecito l'intrattenersi in convento a notte avanzata, e poi, sarà forse meglio che solo, ed in quiete, tu faccia codesta lettura. Come poi abbi dato convenevole sfogo a codesta tua giusta passione, taccia ogni pensiero de' tuoi mali privati, a fronte del grande e virtuoso pensiero della patria: essa ha mestieri di uomini forti e non inviliti dal pianto. Le tue forze, la tua vita, non tua ma di questa città, non si disperdano inutili, mentre è tempo d'usarle in suo benefizio. Lamberto! coll'arme in mano, a fronte de' nemici.... là ti vuole Iddio; là, tua madre dal cielo t'addita il tuo luogo! Combatti e muori per la libertà di questo popolo; e renderai più onore alla memoria di essa che non con un mare di lacrime. Oh figlio! Iddio nell'ira sua ha rammentato i peccati de' nostri padri.... il grido delle nostre iniquità è salito fino al suo trono.... debbon esser lavate, lavate col sangue. Ora va, chè a quest'ora nessuno di fuori dovrebbe trovarsi in convento: e già troppo sei soprastato.--

Le fiere parole del frate, tanto simili a quelle udite poco innanzi da Niccolò, e che parevano quasi racchiudere una rampogna, fecero levar il capo al giovine. Una vampa di caldo gli salì alle gote, strinse la mano a Fra Zaccaria, e nel guardarlo, un baleno di sdegno gli corse tra ciglio e ciglio: ma rimessosi tosto, gli disse:

--Io avevo bisogno de' vostri conforti per quanto s'attiene alla mamma. Iddio vi rimeriti, che per le vostre parole son tornato in vita. Ma quanto alla patria, io son Fiorentino, e posso dir d'esser dei Lapi!.... Addio Fra Zaccaria, il resto ve lo dirà chi avrà tra qualche giorno vedute l'opere mie.--

Uscì così dicendo. Quando fu di nuovo in piazza S. Marco si fermò, ed alzate le mani al cielo, disse: «Dio, ti ringrazio!» Gli parve sentirsi salir dal petto più libero il respiro, scorrer più spedito il sangue, e star più franco sulle ginocchia. Ma quel foglio che teneva in mano voleva leggerlo, e tosto, ed esser solo, che nessuno venisse ad interromperlo. Era un bujo grandissimo (allora in Firenze non eran lampioni, ora sul tardi si spengono ma pur vi sono. È sempre un progresso) si guardò intorno se apparisse da lungi la lampada di qualche madonna. Vide il chiarore di quella che è sul canto di via Larga, e che v'era anco in quel tempo.

Quantunque racchetato in gran parte per le parole del Fivizzano, pure una voce interna e severa non restava d'accusarlo dicendo: «Gli uomini t'assolvono, ma Iddio vede che in cuore ti nacque però il dubbio di far errore lasciando tua madre! Prevedesti possibile ciò che è avvenuto pur troppo! Eppur partisti!» Si sentiva bisogno d'una espiazione: ed il dolore amarissimo del tradimento della Lisa, gli si mutava, per dir così, in altrettanta dolcezza pensando «questo castigo m'è dovuto!» e pregava Iddio, dicendo: «se mai per effetto dell'umana fragilità la povera mamma fosse rattenuta fra quelle anime che ancora non sono ammesse alla visione divina, accetta le mie pene in di lei suffragio, fa patir me solo in questa vita, e rendila felice nell'altra!» Poi pensando a quel foglio desiderava trovarvi qualche comando, arduo, doloroso; e qualunque potesse essere, si disponeva ad eseguirlo scrupolosamente con gioja, con quell'impeto proprio d'un'anima incapace di venir a patti col dovere, colla coscienza, incapace di soddisfarsi co' palliativi, e spinta per natura sua a cercare in ogni azione ciò che la virtù ha di più grande.

La parte migliore, più nobile del suo cuore provava questi affetti, formava questi propositi: ma nell'altra più inferma, ove trovan sempre ricovero le passioni, benchè domate, si racchiudeva pur sempre come in una trincea l'immagine dei suo amore perduto, pronta ad uscirne ove appena trovasse libero il campo.

Egli era giunto intanto a portata della lampada. Aprì il foglio, lo baciò, e principiò a leggere. Diceva così:

«Sono parecchi mesi ch'io non so più nulla del fatto tuo. Ma Iddio non vorrà che sii capitato male. Tu tornerai, e non troverai più mamma tua, che a Lui non piacque ch'io t'aspettassi se non in paradiso, e tanto spero dalla sua misericordia. Ora mi vien meno la vita: poche parole dunque. Tieni a mente, figliuolo, che il tuo primo debito è verso il nostro signore Iddio e la sua santa Fede: poi verso la tua patria: nell'amore di essa è racchiusa ogni virtù, che i virtuosi cittadini, e non altro, fanno le città felici e potenti» (questi pensieri, che forse al lettore parranno superar l'ingegno d'una contadina, s'erano impressi nella mente della Nunziata nel suo praticare in casa di Niccolò.) «Ricordati sempre del babbo, e della mamma tua, che s'ingegnò allevarti onoratamente secondo le sue povere facoltà, e non potendo lasciarti di molta roba, ambedue ti lasciarono, la Dio mercè, un buon nome, tantochè non t'abbi mai a vergognare di loro: e per quanto s'appartiene a te, fa in modo che pei tuoi portamenti sia benedetta sempre la loro memoria. Se Iddio ti vorrà salito a maggior fortuna, non ti levare in superbia, e rammentati, che anche tu sei nato di poveretti. Ama e soccorri dunque i poveri, e de' ricchi tieni quel conto che è dovuto, e non più. Della Lisa io ne feci sempre giudizio, quale venne poi raffermato dai fatti. Fin dal principio, lo sai, codesto tuo amore non mi finiva di piacere. Pure non ti volli contristare. Ora Iddio te ne ha sciolto, conosco di quanto dolore ciò ti sarà cagione, ma ho ferma fiducia che tutto quanto è accaduto sarà per tua gran ventura. Io te lo dicevo pure, che la Laudomia era il fatto tuo! Ora, non per comando, ma per consiglio, ti conforto quanto posso a porre in essa il tuo amore. Prego Iddio che la faccia tua moglie; nè saprei qual maggior bene desiderarti. Addio, figliuol mio buono. Troppe cose vorrei dirti, ma la lena mi vien meno. Che tu sii benedetto nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito santo.»

«La mamma.»

E questa firma avea con grande stento voluto pure scriverla essa di sua mano.

Chi potrebbe dir con parole la piena d'affetti che innondò il cuore del povero giovane a questo punto? Se, o lettore, avesti madre, che per una intera vita non abbia pensato che al tuo solo bene, non abbia avuto cuore che per istudiar di giovarti, se essa fu il tuo conforto, la tua guida, la tua provvidenza, e se questa madre tu l'hai perduta, non hai bisogno che ti si spieghi ciò che dovè provare il cuor di Lamberto leggendo quel foglio. Se invece Iddio non te la tolse, nessuna spiegazione potrebbe bastare. Possa il supremo tra i dolori esser per te lungamente un mistero!

Suonava la mezzanotte alla torre di Palagio, e Lamberto era immobile nel luogo stesso, ginocchioni col capo appoggiato al muro:, e dopo un pianger lungo e dirotto, ripensando quanto di soave, di tenero era in quel foglio, sentiva cessar a mano a mano la procella che l'aveva agitato, e spandersi nel cuore una pace, una tranquillità mesta bensì, ma rassegnata confidente. Incapace poco innanzi di riflettere e di risolvere su nulla, ora invece a poco, a poco, quasi al diradarsi d'una tenebrosa caligine, cominciavano le virtù dell'anima a poter discernere, combinare le idee. Di tanti affetti impetuosi, uno solo rimaneva vivo e potente, quello di seguire in tutto i voleri, i consigli della madre. Darsi alla virtù, alla patria, a Laudomia.

Ma poteva egli sperare d'aver così tosto ad offrirle un cuore libero e degno di lei? Sospirava agitato da questo dubbio, che a quel punto, meno che mai, gli era possibile conoscer sè stesso, i suoi affetti, i suoi desiderj. Prevedeva una vita d'affanni e di travagli, ma togliendosi tosto dal volerli conoscere o numerare, e risoluto d'incontrarli, qualunque fossero, trovava finalmente riposo nell'idea consolante d'un santo dovere adempiuto. Si preparava a soffrire con quella prontezza e quella gioja che la religione sola può dare, perchè essa sola è potente abbastanza sul cuore dell'uomo per convincerlo che il soffrire è un bene; essa sola invece d'insegnargli a fuggire il dolore, o a sopportarlo con superba ed impaziente rassegnazione, gli apprende ad esserne lieto ed a trovarvi un guadagno. Essa sola è guida e compagna all'uomo nei giorni della sventura, e riporta il vanto d'impedire ch'egli divenga un istrumento inutile o dannoso all'umanità.

Questo sentire, che tolse Lamberto dal buttarsi al disperato, e lo rese invece, come si vedrà in appresso, un operoso e forte cittadino, dominava il suo animo, perchè gli uomini di quel secolo ottenebrato pur troppo di tanto sangue e tanti delitti, ignoravano però quello di negar fede a tutto, fuorchè all'oro ed ai diletti che si compran con esso.

Aveano, è vero, odj, amori eccessivi e furibondi, ma ciò appunto, perchè credevan vi fosser cose che meritassero o gli uni o gli altri. Il soffio avvelenato dell'indifferenza, del dubitare, ammesso come un, principio, non aveva agghiacciato quei cuori: essi poteano palpitare liberi e sicuri, per quella fede che s'aveano scelta, poteano sagrificar tutto per seguirla e farla trionfare, potean dire colla fronte levata: «Noi crediamo che al mondo vi sian cose più alte, più degne, più stimabili delle ricchezze, de' comodi, de' piaceri» senza il sospetto che l'ironia rispondesse alle loro parole, che il loro nobile sacrificio venisse accolto col sorriso dello scherno e della compassione.

Fortuna per Lamberto di non esser nato 300 anni dopo, e per conseguenza di non aver avuto la tentazione d'imitare certi eroi che la letteratura moderna sembra offrirci quali modelli di fortezza, di pensar magnanimo e di ardito operare.

Colpito dalla sventura, tradito ne' suoi affetti più cari, avrebbe pensato che la vita è un viaggio senza meta, la virtù un'illusione, il praticarla una fatica senza compenso; avrebbe veduto nell'umanità un branco di vili o di scellerati, nella morte il termine del soffrire, e dopo la morte il nulla.

Forse si sarebbe ucciso, forse si sarebbe scagliato come una fiera sugli uomini, sarebbe divenuto scellerato per vendicarsi di loro; avrebbe adorato come suo idolo il superbo diletto di calpestarli, ed infine avrebbe detto a se stesso: «io solo sono generoso, io solo sono potente contro la sventura, io valgo più di tutti!»

Ma egli non ebbe questi pensieri, che era ancor lontano quel secolo in cui la poesia e le lettere doveano chiamar magnanimo e forte chi è vinto dalle passioni: debole e dappoco chi n'è vincitore.

CAPITOLO XVI.

Poichè la Lisa ebbe visto chiudersele in faccia dal padre il portone di casa; dappoichè la sua miseria, le sue preghiere, il suo pianto tutto era stato inutile, si mosse, lenta e sconsolata, dopo essersi un momento riposata sugli scalini del limitare, per tornare ove avea lasciato il figlio. Colla sinistra veniva attenendosi ai muri, portava nella destra il poco pane, nel quale erano, si può dir, numerati i giorni di vita che rimanevano a lei ed al suo bambino, e con voce sommessa andava dicendo: «Oh! debbe pur esser enorme il mio peccato!»

Giunta all'uscio della casetta in via Larga, udì il pianto del povero Arriguccio, unito al cantar della vecchia, che non sapendo trovare altro modo s'ingegnava così di racchetarlo. Salita a furia, trovava in grembo alla Niccolosa l'affamata creaturina, che colle manine le frugava ne' panni, aprendo le labbra aride, e cercando il seno. Gettò su un desco la tovaglia col pane, si tolse in collo il figlio, sedette, si scinse in un lampo, e trovò aver pure tanto latte da poterlo calmare per un momento. «Oh, il mio sangue potesse far le veci del latte!» diceva sospirando la misera madre.

La vecchia, alzato un de' capi della tovaglia, e vedendo il pane arrecato:

--Questo, diceva, è pur qualcosa la Dio mercè! ma quanto durerà? Oh! chi ve l'ha dato? dove fusti?.... siete uscita tanto in furia....--

--Dal babbo.--

--E nient'altro? Non v'è riuscito?....--

--Nulla, nulla. Io non ho più anima al mondo che si curi di me, che m'ajuti. Oh! ma è vivo il padre di quest'innocente, s'io dovessi passar tra le fiamme, io saprò giungere a lui: io glielo arrecherò.... è suo sangue alla fine?.... se Fanfulla vorrà condurmi egli, se no, andrò sola. Che cosa mi potrà succedere alla fine.... che m'ammazzino? E qui non moriam forse di stento oncia a oncia?--

--Voi dite il vero, e, secondo me, qui non è tempo da perdere ed ogni poco che si tardi, questo fanciullo è ridotto di qualità che l'ajutarlo poi sarebbe inutile.--

Le due donne tacquero alcuni minuti, mentre il bambino tutto inquieto per la scarsità dell'alimento, ora si staccava dal petto lamentandosi, ora accarezzato dalla madre si lasciava riporre il capezzolo fra le labbra, finchè dopo un lungo durare di queste angustie venne ricadendo in quell'irritazione convulsa ond'era stato assalito in prima sera. Apparvero i segni precursori del nuovo insulto, e la Lisa a darsi da fare per ajutarlo, e piangendo diceva:

--Oh, Vergine Santa, aiutatemi! ecco che gli torna il benedetto[33]. Oh! questa volta sarà l'ultima, non saremo più a tempo.... si potesse mandar per lo speziale.... avesse un qualche lettovaro!... oh! correte.--

--Figlia benedetta, è suonata ora mezzanotte, e qui ser Nuto, al canto alla macina, quand'è a letto non s'alzerebbe pel papa.--

--Ma provate almeno, che Dio vi rimeriti, volete voi lasciar morire quest'innocente senz'aver mosso un dito?--

La vecchia, che non avrebbe messo un piè fuor dell'uscio sola, a quell'ora, per guadagnar un regno, rimaneva ritta senza dar segno di voler contentar la Lisa, e le veniva dicendo:

--E' mi par migliorato il fanciullo, voi vedrete madonna che non sarà nulla.--

La Lisa, che non poteva sperare soccorso da costei, e non voleva abbandonar il figlio in quel momento, si slanciò alla finestra dicendo:

--Oh! non passerà nessuno, che ci voglia ajutare?--

Guardò in istrada, era buja. Tese l'orecchio, nessuna pedata s'udiva. Volse il cuore e lo sguardo alla Madonna, ch'era poche braccia lontano, e fissando l'occhio sotto la lampada, vide nell'ombra non so che luccicare: strinse le ciglia, e s'accorse d'un uomo armato ginocchioni, ed al vedere tutto attento a dire orazioni:

--Oh! pensava: egli è soldato; ma costì solo a pregare, a quest'ora, e' non può esser se non un uom dabbene!--ed alzando la voce lo chiamò:--Oh, quel soldato! Venite insin qui all'uscio, che Dio v'ajuti e la Madonna.... noi siam due donne sole con un bambino che sta per morire se voi non ci soccorrete.... Iddio si ricorderà di questa carità.--

Il soldato a quel grido balzò in piedi con una prontezza che fe' maravigliar la Lisa; pel bujo non lo poteva vedere, ma s'accorse al suono de' passi, che s'era accostato sotto la finestra alta dalla via circa un uomo e mezzo.

Tenendosi sicura del suo buon volere, lo pregava tutta affannata di correr allo speziale e tornare presto con qualche medicina, e v'aggiungeva molti ringraziamenti e benedizioni. Il soldato, senza profferir parola s'avviò correndo.

--Neppur mi risponde! pensava la giovane, sarà buon segno, o cattivo?--e tutta tremante teneva dietro al rumore de' passi che si andava allontanando. Dopo un minuto, un picchiar furioso che udì venir di verso lo speziale l'avvertì che il soldato pensava ad ajutarla.

Vi pensava il buon Lamberto che l'aveva tosto raffigurata; e nel primo moto dell'ira e della sorpresa era stato per dirle: «Che importa a me d'un figlio di traditori?» Ma raffrenatosi, e preso miglior consiglio, fece in cuore questa preghiera. «Dio! rimetti alla mamma mia ogni suo debito, com'io ora lo rimetto a costei.»

Lo speziale s'affacciò sonnacchioso, mandando il malanno a chi metteva la strada a rumore, e giurando, s'egli non si partiva l'avrebbe fatto pentire. Ma s'avvide che chi picchiava era coll'arme indosso, ed udendosi dire: «Se tu non apri, spezial ribaldo, io ti butterò l'uscio in mezzo alla strada.» Divenne come un agnellino, aprì, diede a Lamberto un alberello che, gli promise avrebbe fatto l'effetto che si voleva, ed egli presolo fu tosto sotto la finestra della Lisa, la quale appena l'udì tornare scese, per incontrarlo, e l'aspettava sull'uscio di strada.