Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni

Part 12

Chapter 123,736 wordsPublic domain

--Orsù, disse Lisa risolutamente, vo' fare ciò ch'Egli m'ispira. Domattina non saranno uscite ancora di mente al babbo le parole dicesti, le preghiere di Fra Zaccaria; basterà ch'egli mi punisca d'avergli avuto sì poco rispetto, d'essermi maritata senza sua saputa, ma non vorrà rinnegar quel perdono che ha poche ore prima implorato pe' suoi nemici, non vorrà rinnegarmi per figlia, cacciarmi soltanto perchè un Pallesco è divenuto suo genero. E poi ci butteremo a' suoi piedi con Arriguccio, lo pregheremo come si prega Iddio; Iddio non nega il perdono, potrà egli negarlo? La speranza è un male che facilmente s'appicca; se pure si può dire un male anche quando è fallace. Laudomia si persuase alla fine anch'essa che dopo un primo impeto di sdegno le cose si sarebbero pur potuto assestare. Lisa sedutasi accanto alla culla si recò in grembo il fanciullino e scopertosi il seno glielo porse, dicendo:

--Prendi angioletto, e voglia Dio che quando sarai fatto grande, siano spente queste maladette parti.--

Il bambino suggendo avidamente il latte, la Lisa gli dicea sorridendo:

--Avrei pur bisogno mi lasciasti un po' di forza per domani.... ma Iddio me la darà.---

Appoco appoco il fanciullino veniva chiudendo gli occhi, e la madre dondolando colla sedia, canterellava sottovoce una canzoncina, onde s'addormentasse del tutto. Laudomia, ritta dietro la sorella, gli veniva intanto ravviando i capelli, e finalmente glieli serrava in una reticella per la notte.

Mona Fede strascinando certe sue pianelle si dava da fare per ammannire i letti delle due giovani, porre la culla d'Arriguccio accanto a quella di Lisa.

--Aveva ascoltata attentamente la discussione tra le due sorelle, ma la conclusione ultima poco le andava a sangue: ricordando la parte avuta nel caso della Lisa, già le pareva aver addosso Niccolò con tutta la casa; onde, quando tacquero, con molti sospiri e molti scrollamenti di capo, pur seguitando ad ammannire l'occorrente per la notte cominciò a brontolare:

--Hum! Dio faccia che la vada bene!.... è presto detto raccontare ogni cosa!.... e poi? Se riesce a rovescio? Se succede qualche diavoleto peggio?.. così almeno con un po' di riguardo si vive, stiamo in puntelli è vero, ma insomma finora non è andata malaccio, e un giorno o l'altro in qualche modo s'ha da trovar la via d'uscir da questo gineprajo.,.. ma almeno, per amor di Dio, non gli stessi a dire, che v'ho tenuto mano, che sono stata io.... lo sapete anche voi, io non ci ho che far niente!....--

--No, no, non gli dirò nulla, rispose la Lisa sorridendo della paura della povera vecchia.

--Già vi dico il vero, avrete un gran coraggio se vi basterà la vista di dire a messer Niccolò «Son moglie di....» Uh vergine Santissima!... solamente a pensarci.... è un grand'uomo dabbene, non c'è che dire, è un santo, ma quando s'entra su certi particolari, e' diventa troppo pessima bestia.... è un pezzo che sono in questa casa, e come l'ho veduto io in certe occasioni, non l'avete veduto voi altre, avrebbe fatto tremare il sig. Giovanni. Quando poi ci si mette di mezzo quella diavoleria del Giglio e delle Palle.... allora salvatevi.... che io poi non so capire che domin si vogliano Intendere: quel che so io è, che quando era vivo il sig. Lorenzo, e i Fiorentini gridavano Palle, il grano non istava a sette lire lo stajo, nè il vino a otto e nove fiorini d'oro il barile, come oggi giorno. Del resto, i ricchi e i signori hanno le loro fantasie, ed io in questo non c'entro.... ma volevo dire a proposito di messer Niccolò, e di quando va in furia..... Alla venuta de' Francesi nel novantaquattro.... voi altre eravate ancora in mente Dei.... que' caporali dell'esercito, com'è usanza di cotesta nazione, vagheggiavano le belle donne di Firenze: un certo capitano de' Guasconi, proprio il nemico lo tentò di mettersi a spesseggiare qui sotto i balconi per M. Fiore vostra madre. Un giorno il padrone torna a casa e qui, proprio sul portone, se lo trovò tra' piedi. Vi so dir che con due parole ed un certo viso che gli fece, il capitano pensò bene provvedersi d'altro alloggiamento. Insomma, badate al fatto vostro.---

--Fede, lasciami stare, già sono risoluta, e sai che non mi muto.--

--Eh lo so, lo so anche troppo.... Basta, Dio faccia che se ne indovini una: ma da quel giorno che i leoni[24] s'azzuffarono, e fu morta la leonessa, una che è una non ci è più andata bene nè per Firenze, nè qui per la casa. Già l'ho sempre inteso dire a' vecchi, che per questa città non è il più pessimo augurio.... e jer notte a aria cheta si sentiva sin di qua il ruggito di quel leone grande che venne colla giraffa, quando il soldano mandò a presentare il sig. Lorenzo nell'88... quel povero animale lo saprà ben egli perchè grida a quel modo.--

--Ed anch'io lo so, rispose la Lisa, e te lo dico subito, e' grida perch'egli ha fame: ora che la carne d'asino vale un carlino la libbra gli toccherà far magro scotto.--

--Sentite, sentite, s'è vero che non finisce mai d'urlare!....--

Le tre donne cessaron in un subito di cicalare; la Lisa fermò la sedia, la Fede rattenne perfin l'anelito, tendendo ognuna gli orecchi. Per l'ora tarda, tutta la città quieta, il lungo della casa alto, e non troppo discosto dal palagio de' Signori, dietro il quale era il serraglio de' leoni, s'udiva giunger tratto tratto il cupo e rauco ruggire di quelle fiere, che in quel disagio dell'assedio (la Lisa aveva indovinato) pativan la fame.

Ma mentre le povere donne stavan tutte orecchie ad udir quel ruggito lontano, un suono scoppiò terribile e vicino, la voce di Niccolò, che battendo all'uscio colpi furiosi, gridava:

--Apri, mala femmina!....--

CAPITOLO XI

Tra le molte leggi ed i molti ordini coi quali si reggeva la repubblica Fiorentina ve n'era uno il quale, non ostante fosse stabilito a tutela del viver libero, era non di rado pregiudicevole a quello, e partoriva tutto di pessimi effetti. Questo si chiamava la tamburagione.

Affinchè ogni cittadino potesse avere una via secreta, sicura, e sempre aperta per accusare ai magistrati chi macchinasse contro lo stato, e per togliere al tempo stesso ogni sospetto quando l'accusato fosse possente e temuto, erano ordinate in varj luoghi della città alcune casette chiamate tamburi, sul coperchio delle quali era un fesso d'onde si poteva far passare lettere o carte, e la chiave di tali tamburi era presso i rettori.

Chi voleva far pervenire in mano di questi un'accusa contro un cittadino la buttava in un tamburo (e ciò si nominava tamburare), e rompendo in due pezzi un grosso d'argento ne serbava una metà, l'altra la chiudeva nella lettera onde se in seguito gli fosse venuto bene di farsi riconoscere ne avesse il modo.

Queste tamburagioni produssero mai sempre poco vantaggio, se pure ne produssero alcuno, e spesso furono istrumento alla malignità, all'odio ed alle vendette d'uomini codardi e vigliacchi.

Messer Benedetto de' Nobili tra gli altri il quale, se il lettore se ne ricorda, avea concertato con Malatesta quanto fosse da farsi per costringere Niccolò ad accettar Troilo per suo genero, s'era tanto maneggiato, che gli venne fatto scoprire ove fosse il bambino della Lisa. Conobbe poter ottenere l'intento molto facilmente per vie della tamburagione.

Scritta perciò una lettera accomodata a questo suo disegno, la gettò nel tamburo posto nel muro del palazzo de' Signori dalla parte della Dogana, e venne in mano al gonfaloniere Carduccio la sera stessa ove accadder le cose accennate nel precedente capitolo.

La lettera diceva così:

_Magnifice Domine_

«Avvegnachè sia pervenuta a notizia d'alcuni cittadini amanti della patria e di questo stato popolare esservi chi desidera e procura far novità, e tiene pratiche segrete coi nemici del nome e della libertà Fiorentina, si tengon essi obbligati darne avviso a chi può correre al riparo d'un tanto male.

Sappia adunque la vostra Magnificenza, che si dubita assai da molti sul fatto di messer Niccolò de' Lapi, e si crede quella sua rigidità contro la parte Pallesca non sia che una vana ostentazione per colorire disegni pregiudizievoli a questo reggimento. La cagione di cotali sospetti sta nel sapersi che molte volte prima che cominciasse l'assedio era messo segretamente in casa sua, di notte tempo e per una loggia che mira sulla via dei Conti, Troilo degli Ardinghelli, rubello, al quale Niccolò ha maritata la Lisa; e per tener nascosto il parentado, dubitando forse non generi sospetto nel popolo, tiene ora un fanciullo nato di questo matrimonio, molto ben guardato in certe camere appartate su in alto della sua casa.

Vi è chi dice d'aver veduto Troilo entrargli di notte in casa anche a questi giorni che il campo è sotto le mura, benchè si sappia esser il sopraddetto Troilo ai servigi del principe d'Orange, e militare coi nemici di Firenze (ciò era al tutto falso, e messer Benedetto lo sapeva meglio d'ogni altro). Ora potrà la V. Magnificenza chiarirsi della verità dei fatti, e giudicar cosa si debba inferire da queste pratiche condotte con tanto segreto, e se faccian ritratto di buono e leale cittadino. A ogni modo non s'è voluto mancare di non l'avvertire a quella _quae bene valeat_.»

Il Carduccio rimase senza fiato leggendo quell'accusa. Niccolò, il suo amico, l'uomo sul quale non era mai caduto un sospetto, crederlo un traditore, crederlo soltanto capace di dissimulare, non ci si sapeva indurre. Dall'altro lato la lettera citava fatti così positivi che si potevano così presto verificare!... Stette un momento sopra di se, ma tosto nel suo cuore riuscì vittoriosa la buona opinione che aveva del vecchio popolano, e deliberò mostrargli questa volta quanto largamente si rimettesse nella sua fede.

Si trovava appunto il Ferruccio alla presenza; fatto un piego, ove pose la lettera, e suggellato, lo pregò volesse in suo servigio portarlo tosto a Niccolò, dicendogli queste parole «Il gonfaloniere vi manda questo scritto onde veggiate in qual conto vi tiene.»

Pensò servirsi del Ferruccio e non d'un fante, affinchè qualunque alterazione apparisse sul volto di Niccolò nel leggere una sì enorme accusa, non fosse veduta se non da persona amica e prudente, e così non andasse per le bocche d'ognuno.

Giunse il Ferruccio a casa i Lapi, ed intromesso, non senza qualche maraviglia di Niccolò di vederlo così tosto ricomparire, gli pose in mano la lettera, dicendogli le proprie parole del Carduccio.

Niccolò l'aperse; la lesse, e rimase un momento senza dir parola o far moto nessuno. Poi alzatosi in piedi, e fattosi più presso al lume, colla mano si strofinò gli occhi e la fronte, guardò fisso in viso il Ferruccio come per accertarsi ch'era desso, e ricominciò a leggere il foglio dal principio.

Finita questa seconda lettura, e fatto certo che tutto ciò non era sogno, pensò al primo che non fosse se non una filza di menzogne trovate da' suoi nemici per iscreditarlo, e fu sua buona ventura, che se avesse pensato ciò poter esser vero, è probabile, colto così all'improvviso, fosse caduto morto. Due o tre volte incominciò a parlare, ma gli s'annodava la lingua in bocca e taceva, finalmente, facendo ogni prova onde non apparisse agli occhi del Ferruccio la tempesta si sentiva nel cuore, lo pregò ringraziasse il Carduccio della sua cortese opinione, ed usando tronche ma amorevoli parole gli diede commiato.

Volto allora a' suoi figliuoli, che soli erano rimasti, con un'occhiata che li fece tremare, disse con quella voce alla quale alcuno in casa non osava replicare:

--Niuno sia tanto ardito d'uscir di questa camera finch'io non torno; presto saprò se anche sotto questo tetto vivano traditori.--

I tre giovani, attoniti e conturbati, si guardarono in viso l'un l'altro senza profferir parola; Niccolò, preso un lume colla manca, s'avviò per uscire, e passando vicino a Vieri gli strappò d'accanto la daga; varcò la soglia, chiuse la porta, e cominciò a salire la scala. Fatto il primo capo, si fermò un momento a pensare, poi scagliò lontano da sè il pugnale, che venne sdrucciolando per gli scalini insino in fondo.

Giunse alla porta della camera ove dormivan le figlie, si fermò di nuovo un momento origliando, pose l'occhio al buco della chiave, ed il povero sventurato vecchio fu certo alfine della sua vergogna. La Lisa allattava il bambino.

A quella vista smarrito affatto il lume degli occhi percosse due volte col pugno chiuso sì fattamente la porta che quasi la staccò dalle bandelle, e con voce che pareva piuttosto ruggito d'una fiera mandò quel grido che abbiam poco sopra narrato.

--Apri!.... mala femmina.--

Passarono due o tre secondi, e nessuno apriva. Niccolò con una valida spinta sforza l'uscio già scassinato, entra, e si ferma in mezzo alla camera. Le due giovani s'eran fatte a un tratto diacciate e bianche come due statue di marmo, ed il vecchio rimasto muto, ed assalito da un tremito convulso, figgeva nella Lisa due occhi di fiamma che sembravano consumarla come fosse di cera.

--È dunque vero! gridò alla fine dando un muglio che i figli udirono dal pianterreno, e trasportato dalla furia di quel primo impeto si scagliò contro la figlia colle più orrende e vituperose parole che siano mai state dette a femmina perduta, a tale che Laudomia tutta tremante cadde bocconi piangendo dirottamente, e prese pel lembo il lucco del padre: ma questi voltosele come un serpe cui venga pesta la coda, glielo strappò dalle mani, e la sbigottita giovane ricadde colle braccia e colla fronte sul pavimento.

Lisa col capo tra le ginocchia (che al primo picchiar di Niccolò avea posto il fanciullo nella culla) non s'era mai mossa; dopo quella prima sfuriata il vecchio tacque un momento come per riprender l'anelito, ma tosto proseguiva:

--Dimmi, femmina d'inferno, vergogna mia, vergogna della tua casa, non potevi prima ammazzarmi, e poi far quel che tu hai fatto? Non vi eran più coltelli in Firenze? Ci voleva tanto a spegner l'ultimo fiato di vita d'un vecchio di novant'anni? Non bastava levartelo dinanzi, e poi se volevi, darti anima e corpo al nemico? Togliermi la vita? che mi toglievi? ma l'onore salvato per tanti anni puro, intatto insin ad oggi!...... quando ho già un piè nella fossa, tu, perversa, mi butti il fango in capo? Su questi canuti, che dovean essere la gloria de' miei figliuoli, l'onore di te, sozza scellerata!.... E se non eri da tanto di saper tener in mano un pugnale, chè nol dicesti a quel tuo sgherro ribaldo.... era impresa di gentiluomo, di Pallesco, di cortigiano fradicio de' Medici scannar un vecchio da tergo..... ma sapeva il traditore che potea farmi peggio.... Ma, alla croce d'Iddio, anch'io gli saprò far conoscere l'error suo d'aver lasciato vivo Niccolò, e se n'avrà a pentire che non sarà più tempo.... Averardo.... Vieri....--

I giovani, che stavano in orecchi, corsero alle grida di Niccolò, che data loro a leggere la lettera mandatagli dal Carduccio esclamava:

--Chi di noi sarà tanto ardito d'or innanzi di alzar gli occhi in viso a Lamberto, a quel giovane onorato e dabbene, ed altrettanto disavventurato....--

E qui fermatosi un momento come colto da un nuovo pensiero:

--Disavventurato? seguiva, son pur pazzo.... avrà invece a ringraziar Dio, e botarsi, d'averlo salvato d'impacciarsi con questa trista, con questa sfacciata, che ha potuto tradire un par suo per darsi ad un ribaldo traditore, traditor mille volte!....

--Fuori di questa casa, gridava con furore e voce sempre crescente, fuori ora proprio, tu e questo fanciullo, e va, portaglielo a suo padre, e digli che ringrazii Iddio ch'io non son nè Pallesco, nè gentiluomo, ne cortigiano, che s'io fossi tale!.... che avete fatto assai ad uscirmi vivi dalle mani... Ma è stato Iddio che non ha permesso ch'io venissi sin qui con quella daga....--

Mentre Niccolò profferiva queste parole, la Laudomia in terra non cessava di singhiozzare tentando d'abbracciare le ginocchia del padre, che mai nol sofferse, e sempre la respingeva; i fratelli, vedendolo venuto in tanto furore, non ardivano appressarsegli.

La Lisa, che senza muoversi, e senza aprir bocca aveva ascoltato sino al fine quella gran villania finch'era contro essa sola, si scosse udendo chiamar traditore il marito, e ritrovò forza nella sua ardita natura, che a guisa d'una molla più era compressa, e più valida risorgeva. Alzò la fronte pallida, ed affissato il padre con occhio languido ma sicuro si pose ginocchioni così un po' distante com'era, poi disse:

--Mi fate voi degna dirvi quattro parole prima ch'io esca di questa casa?--

Niccolò rispose--Di', e fa presto.--

--Se voi m'avessi ammazzata, lo meritavo bene.... non posso negarlo. Conosco d'aver fatto errore grande, scostandomi da quell'obbedienza che v'era dovuta, e conosco ch'io dovevo almeno, poichè il male era fatto, confessarvi ogni cosa.... Laudomia ch'è costì e che non seppe mai nulla finchè tutto non fu condotto a fine, me lo consigliava; sono stata io che non ho voluto. Dunque tutta la colpa è mia, ed è ragionevole ch'io ne porti la pena, e tutto quanto m'avete detto, o mi direte, e qualunque sia il castigo che mi preparate, tutto riceverò benedicendovi le mani e dirò d'averlo molto ben meritato; ma se siete signore e padrone di me, non lo siete dell'onore e del nome di Troilo, che mai fu traditore a persona....--

--Io voglio aver tanta pazienza ch'io ti ascolti insino in fine....--

Disse Niccolò con riso amaro.

--E, riprendeva Lisa, di questo ne starà a paragone con tutto il mondo. S'egli è della parte Pallesca, egli è quali furono gli antichi suoi, e ciò non vuol dir altro se non che egli l'intende a un altro modo, che non l'intende il popolo di questa città.... e sarebbe cosa troppo enorme voler dire, che quanti cittadini son fuori di questa mura tutti sono traditori....--

--E tu vile ribalda sei tanto ardita di bestemmiar la tua patria a questo modo, in casa di Niccolò, e credi pazza che tel comporti?.... e quando dovresti nasconderti sotterra, e morir per la vergogna, e ringraziar Dio e me che ancora vedi lume, invece ti rimane pur tanta faccia di parlare, e per poco la non dice che la buona, la virtuosa è stata essa.... e l'uomo dabbene egli è 'l suo drudo, e non è traditore chi viene armata mano contro la sua patria?.... Ah, che conosco finalmente che vipera mi tenevo in seno, che sia maladetta l'ora che tua madre s'incinse di te pel mio malanno.... Animo, a chi dich'io? Ch'io ho troppo sofferto.... Animo, fuor di questa casa....--

Finir queste parole, avventarsi alla Lisa, afferrarla per le trecce e strascinarla carpone sin presso la porta, malgrado i pianti e le grida di Laudomia, fu tutt'uno.

I figli allora, commossi a pietà per la misera sorella, s'interposero e gliela levaron di mano.

--Via, disse Vieri, il più giovane de' tre, ch'era bonaccio e di que' caratteri che non possono sentir discorrere di guai, via, d'ogni cosa alla fine si vuol far pace, e basta bene che la se ne vadi se voi non la volete in casa....--

--Oh padre mio! interrompeva Laudomia, è vero, abbiam fatto error grande, ma Iddio perdona pure a chi si pente, e domanda pietà... Se quel che più v'offende è l'aver essa sposato un pallesco, ma non avete voi pregato per essi non son tre ore... e se non perdonate, come volete che Iddio, scusate babbo s'io son tanto ardita.... come volete che Iddio perdoni a voi?--

Gridò Niccolò:

--Non mi star a far la saccente, ch'io non ho mestieri d'imparar da te, sciocca, ciò che convenga di fare.... Sta a vedere ora che bisognerà lasciarsi vituperare le figliuole da' Palleschi, per dar retta alle tue baje.... bada a te, e a' fatti tuoi, tu.... e tu (volgendosi a Lisa) prendi quel fanciullo e levamiti dinanzi, e vattene col malanno, che Dio ti dia....--

La povera giovane, ch'era sino allora rimasa in terra buttata come uno straccio, coi capelli che le cadevan per le spalle e pel volto, mandando tratto tratto dal petto un singhiozzo convulso si venne alzando con gran fatica.

--Iddio è giusto, diceva interrottamente, oh Iddio è giusto.... egli e non voi m'avrà a giudicare.... e vedrà.... se meritavo.... d'esser trattata... a questo modo. Per la disubbidienza.... quanto a questo, ero colpevole.... è vero..... ma è mio marito.... non è mio drudo, come dite.... non ho peccato.... Per quanto all'esser Pallesco.... oh questo poi!.... Iddio non parteggia, io mi confido ch'egli non è nè Pallesco, nè Piagnone.... egli maledice.... oh sì, maledice queste sette.... quest'odj.... questi furori....--

--Egli maledice i figliuoli empj, gridò Niccolò, i figliuoli che disubbidiscono, e vituperano chi diè loro la vita, e n'attristano la vecchiaja, e li cacciano disperati nella fossa, e tu, sciagurata, te n' avvedrai....--

A questo punto Laudomia atterrita, e quasi smarriti i sensi e l'intelletto per la terribil scena di cui era spettatrice, e per l'orrenda maledizione scagliata dal vecchio sul capo della misera sorella, non trovava più forza per formar parole, ma coi gemiti, colle lagrime, coll'abbracciare le ginocchia e baciar i piedi del padre, divenuta come ebbra e forsennata, coll'avvinghiarsegli appigliandosi alle sue vesti tentava ancora d'impietosirlo. Ma lo sventurato vecchio era (non per modo di dire, ma realmente) fuor di sè, e smarrito ogni lume, ogni senso di ragione, ributtò Laudomia con un urto così valido che la misera si dovette arrovesciare sul suolo: provò dapprima un gran dolore al capo; a poco a poco non sentì più nulla e svenne.

I figli di Niccolò, visto l'atto crudele e furibondo del vecchio, che sconvolto nel viso, irti i capelli sulla fronte livida, mostrava col pallore, col tremito delle membra, coll'errar delle pupille, star presso a perder i sensi, come già dava segno di aver smarrito l'intelletto, gli si posero attorno con sommesse ed umili parole, ma pur usando misuratamente le forze, e l'avviarono fuor della camera dietro la sventurata sua figlia.

Questa, col fanciullo in collo che piangeva, scese, e senza più volgersi uscì in istrada. Al padre s'era intanto dissipata la nube che l'aveva per un momento come tratto di senno, si sciolse dalle braccia de' figli, e chiuso con impeto il portone, fe' correre il chiavistello, e senza profferir più parola entrò nelle sue stanze e voltò la chiave dell'uscio.

Eran circa le sei ore, che in quella stagione corrispondono a un dipresso alla mezzanotte; la tramontana spingeva di traverso una pioggia fitta e diacciata, e la povera Lisa camminava a caso nelle tenebre, ora inciampando, ora entrando fino a mezza gamba nelle pozze d'acqua e di mota di che era piena la via, ma non avendo altra cura, altro pensiero che di tenersi ben serrato al petto il suo bambino ed addoppiargli i panni in capo ed indosso, onde salvarlo dall'acqua e dal freddo.