Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni
Part 11
È inutile distendersi nel minuto racconto dei modi tenuti da ambedue le sorelle per celare in quegli ultimi giorni d'angoscia e di dolore prima la madre, poi il bambino. L'esperienza ha più volte mostrato poter passar segreti ed inosservati fatti simili a questo anche in famiglie nelle quali vegli l'occhio materno: in casa i Lapi poi fu cosa agevole celarsi a Niccolò, lontano le mille miglia da cotali sospetti, tutto avvolto ne' pensieri della città e della mercanzia, spesso fuor di casa, e, quando vi era, sempre racchiuso nelle sue stanze terrene.
Ma questo segreto custodito con tanto studio, e per tanto tempo, per poco non si venne a scoprire per cagione della Lisa medesima. Per quanto Laudomia e la fante la scongiurassero, non vi fu verso a persuaderla si separasse dal suo bambino per confidarlo ad una balia. In un carattere più docile codesto amore, quantunque bello e virtuoso, si sarebbe però piegato sotto la quasi assoluta necessità, ma essa volle: e trovata opposizione volle con tal impeto, con tali smanie, che facendo dubitare della sua vita in quei momenti di sfinimento, bisognò pure arrendersi e contentarla. Ma allora fu indispensabile aprirsi ad altra donna. Sotto colore che pel governo de' panni bisognasse una fante di più, fu presa in casa una giovane d'un sesto assai lontano, la quale venutavi col bambino della Lisa ne fu creduta madre e si teneva l'allattasse.
Per non esser in casa altro che uomini i quali avean il capo a tutt'altro, anche questa andò bene.
Bensì, Niccolò e taluno de' figli udendo talvolta su in alto i vagiti del bambino dicevano alle giovani «Che domin siete andate cercando di metterci in casa questa tristizia! Mancan eglino donne in Firenze?» Ma la cosa tosto si quietava.
Gli uomini la dicevano, e le donne la facevano a modo loro: come accade per lo più nelle famiglie quando tra uomini e donne si discute circa le cose domestiche.
Troilo intanto malgrado la cacciata de' Medici, e l'abbassamento della parte Pallesca, era rimasto in Firenze con buon numero de' suoi consorti, e vi s'andava mantenendo per trovarsi a portata, ove gli venisse fatto, di giovare ai suoi signori ed alla parte.
Quando poi i capitani di Carlo V rupper guerra a' Fiorentini apertamente, cresciuti i sospetti nel governo pei quali si mostrava ognora più rigido verso i fautori della famiglia sbandita, parve a molti di questi tempo oramai di fuggirsi. Il seduttore della Lisa partito anch'esso segretamente, si condusse al campo degl'imperiali, che facean la massa a Fuligno: non potè, o non volle far motto alla figlia di Niccolò, prima di lasciar Firenze: le scrisse però in modo di consolarla e racquetarla alquanto. Non essere, scriveva, atto di leale, e d'onorato gentiluomo romper fede a' suoi signori, ed abbandonarli nella mala fortuna; stesse di buon animo, avesse cura di se, del loro piccolo Arriguccio; sperasse tempi migliori; poi proteste di amore, giuramenti di non esser giammai per mancarle ecc....
Quanto fosser sincere queste espressioni è difficile giudicarlo, poichè non sempre anche gli effetti contrarj, sono sufficiente argomento per asserire sieno state usate con animo di mancarvi.
Il fatto stà però, che da quella lettera in poi o Troilo non volesse farsi sospetto ai suoi con mostrare di tener pratiche in Firenze, o realmente fosse già spenta del tutto nel suo cuore ogni idea di virtù, d'onore, di compassione per la sua vittima, essa non ebbe più nè lettera nè riscontro veruno che le desse nuova de' fatti suoi: e se ne vivesse malcontenta e sconsolata vel potete immaginare. Soltanto dopo parecchi mesi, quando già i nemici erano a campo sotto Firenze, venne a sapere pel canale di certi prigioni, che Troilo era in campo, e militava fra i gentiluomini del principe d'Orange.
Allora cominciò la meschina ad aprire gli occhi ed a tener per certo che Troilo fosse a lei traditore come lo era alla patria. «Esser così vicino, pensava, e non farmi aver una linea di scritto, non farmi dir una parola? Ah fossi io dov'è egli! fossi ne' suoi panni! saprei ben io trovare i modi!»
Laudomia che aveva concepiti gli stessi sospetti anche prima della sorella si sforzava però di nasconderli, e di scusare il creduto cognato; e talvolta trasportata dal desiderio non si potea risolvere a crederlo ribaldo e sciagurato a quel segno.
Quantunque s'ingannasse, poichè è impossibile immaginare più vile ribalderia di quella colla quale avea tradita la Lisa, pure non era forse nato per esser uno scellerato, ed avrebbe per avventura avuti i semi di molte virtù se non gli avesse soffocati un vizio più di tutti pericolosissimo, la vanagloria. Questa passione la più credula ed al tempo stesso la più fallace conduce l'uomo direttamente al fine opposto di quello che gli promette, soprattutto s'appiglia ai cervelli leggieri. Troilo per sua disgrazia se l'era dato vinto fin da fanciullo: e trovandosi presto in compagnia d'uomini tra i quali il vizio fruttava onore, la virtù dispregio, si diede a quello non tanto per propria inclinazione quanto per vanagloria.
Il tradimento fatto alla Lisa venne da lui ordito e condotto a fine per potersi vantare d'aver vinta una prova. Vero è ch'egli in principio l'amava, o piuttosto (per non profanare una tal parola) gli era piaciuta la sua bellezza: forse lasciato ai propri pensieri, non si sarebbe mai condotto a farle cotale inganno: ma uccellato da compagni, che lo deridevano avesse tanti rispetti ad una popolana, figlia d'un Piagnone sagrificò barbaramente ad una meschina vanità l'onore di quell'infelice, e la pace d'una famiglia onesta e dabbene.
Ora che il lettore ne conosce le tristi vicende, torniamo ove Niccolò sedeva fra suoi nella forma descritta al principio del capitolo antecedente.
CAPITOLO X.
Posto fine al ragionamento ch'egli avea tenuto sotto voce col Castiglione, il conversare divenne generale, e si ravvolgeva sugli affari del Governo, e sui partiti da prendersi, che quivi sotto l'influenza de' Frati di S. Marco, e di Niccolò, quasi in anticipazione delle pubbliche discussioni, si concertavano.
Come accennammo al capitolo V, era stato mozzo il capo al Cocchi per inconsiderate parole a pro de' Medici. Messer Ficino Ficini, caduto nello stesso errore, fu preso, posto al tormento, e condannato alla medesima pena. La sentenza doveva eseguirsi appunto in quell'ora, nel cortile del bargello, a lume di torchj, ed il discorso tenuto da messer Bernardo con Niccolò s'era aggirato sul caso di costui. Poco stante un tavolaccino della Signoria bussò alla porta di casa i Lapi; fu introdotto, entrato, si volse a Niccolò e disse:
--Il magnifico gonfaloniere vi fa sapere che in questo momento è stato mozzo il capo a messer Ficino; è morto molto da buon cristiano.--
--Stà bene, rispose il vecchio senza scomporsi, ed il tavolaccino uscì. Ma gli astanti, e le donne più di tutti, si scossero a quest'annuncio, e premurosamente tutt'insieme domandarono per qual causa si fosse fatta cotal uccisione.
--Un nemico di meno a questa città, rispose Niccolò; egli fu tanto ardito di dire pubblicamente che Firenze era stata meglio sotto le palle che a popolo: chi si mostra traditore colle parole sarà da aspettare venga ai fatti?
Tutti abbassato il viso e lo sguardo, tacquero. Fra Benedetto alzò gli occhi al cielo con un sospiro raffrenato. Le due giovani colle due mani abbandonate sul lavoro guardavan sgomentate or gli uni or gli altri. Il Ferruccio scostandosi dal cammino e buttandosi su una sedia diceva:
--Così avessimo stiacciato il capo al serpe, come ora si cerca di stiacciargli la coda, e la città non sarebbe a questi termini,... ma gli uomini pagano spesso i loro errori colla vita, ed i popoli colla libertà. Se alla calata di re Carlo nel 94, Piero e' suoi consorti, e tre anni sono Ippolito ed Alessandro si fossero non cacciati ma spenti, si risparmiava il sangue di molti con quello di pochi.... I Pisani ci dicon ciechi per via delle colonne di S. Giovanni! Han ben altre e più potenti cagioni di chiamarci tali!.... Non abbiam saputo vedere che per i Medici il più sicuro confino e in S. Lorenzo!....[21].
Alle rigide parole del Ferruccio, che pur troppo avevano in se una parte di vero, tutti rimasero pensosi e muti per qualche minuto. Era venuta intanto l'ora in cui per costume della famiglia si faceva in comune la preghiera della sera. Alzossi Niccolò, si volse a Bindo, il quale inteso il cenno uscì e poco dopo introdusse una brigata di operai e di fattorini del fondaco di Niccolò che avean costume ritrovarsi a queste preghiere, e che s'inginocchiarono taciti e riverenti in sull'uscio. Il vecchio trasse d'un forziere un libro di preci, e porgendolo a Fra Zaccaria gli disse:
--Più d'una volta in tempi men tristi il nostro glorioso Fra Girolamo fece l'uffizio che state per far voi;.... quanto sovente qui in questa camera ci diceva: «figliuolo, verranno i flagelli, converrà patire, combattere, ma poi _Florentia renovabitur_»!.... La prima parte della profezia è avverata, preghiamolo ora c'impetri da Dio l'adempimento della seconda; ottenga pace e libertà questo popolo, e chi combatte per esso incontri gloriosa vittoria, od onorata morte.
--_Amen_, rispose Fra Zaccaria. Prese il libro, e postosi ginocchione sotto la nicchia ov'eran le ceneri del Savonarola, gli altri si inginocchiarono intorno per la camera. Dopo le solite orazioni pregò per le anime di coloro che già avean lasciata la vita nell'assedio, e più particolarmente per quella di Baccio. Niccolò, al nome del figliuolo, fu visto congiunger le mani in atto di fervida preghiera, ed alzar gli occhi al cielo pieni d'una serena rassegnazione.
Fra Zaccaria intanto per le parole dette poco prima dal vecchio, e per la vista della tonaca di Fra Girolamo, nella quale fissava gli sguardi, si sentiva ribollire in cuore più fervidi i pensieri di Dio e della patria. Per l'uso continuo avea facile il dire all'improvviso, chè niuno ebbe allora più di lui dalla natura l'eloquenza ardita e concitata del tempo, e l'animo inclinato ad usarla. Nel finir la preghiera il suono della sua voce si veniva facendo più alto; finita che l'ebbe, senza volgersi nè interrompersi proseguiva dicendo:
--No, non saranno disperse dai venti le tue parole, o glorioso Fra Girolamo, ed i nemici di chi confida in Dio diverranno polvere e cenere. _Exurgat Deus et dissipentur inimici ejus_! Ecco già s'adempion le tue profezie! La mano di Dio già s'aggrava sulla sventurata Firenze. Ora è tempo d'esclamare al Signore, di spargersi di cenere, di correre a penitenza. Ora è tempo d'armarsi di costanza e fortezza, onde impetrare che s'avveri la misericordia, come s'è avverato il flagello. Volgiamci all'unico re nostro, e nostro Signore Gesù Cristo.... Ricordati, esclamiamo, che questo popolo t'ha scelto per solo suo re[22] Vedi che i tuoi nemici già vengono per toglierti il regno, per porsi sul tuo glorioso trono, fatti scudo a questo popolo che non vuol esser d'altri che tuo. Non sei tu quel Dio forte e geloso che s'adirò contro Israele quando chiedeva un re? Non sei tu quello stesso che al profeta Samuele diceva _Non enim te abjecerunt sed me, ne regnem super eos_! Non sei tu quel Dio che volendo usare agli ingrati ebrei un'ultima misericordia, dicesti loro per mezzo del Profeta:
_Et constituet sibi tribunos et centuriones, et aratores agrorum suorum, et messores segetum, et fabros annorum et curruum suorum._
_Filias quoque vestras faciet sibi unguentarius, etc._
Son pur queste, seguiva, le tue minacce contro chi si volea sottrarre al tuo imperio: Sii tu dunque giudice, o sommo Iddio, fra te ed il tuo popolo, e s'egli combatte per obbedire a te solo, per non piegare il ginocchio a Dagon ed a Belial, combatti dunque con noi, salvaci dalla spada degli Amorrei e degli Amaleciti, _Exurge, exurge Domine_, e sian dispersi i tuoi ed i nostri nemici.--
Queste parole dette in modo quasi profetico, potenti perchè profferite da chi li credeva, destarono fra gli astanti un fremito d'approvazione. Niccolò, che si sentiva ancor nelle vene il calor de' trent'anni ove si trattasse di patria e di Palleschi, afferrò pel braccio il Ferruccio e diceva fremendo:
--No, perdio, non c'entreranno in Firenze que' maladetti; e finchè vivrete voi, fortissimi giovani, finch'io sarò vivo, le Palle non cacceranno il Giglio. Co' nemici di fuori la spada, con quei di dentro la mannaja. Ben c'insegnava il nostro Fra Girolamo nella congiura di Bernardo del Nero, come si tolgon di mezzo i traditori. Vollero guerra a morte, e se l'abbiano, ed il loro scellerato sangue ricada sovr'essi!....
--Guerra a morte, ripeteva ferocemente il Ferruccio, odio e maledizione eterna a tutti i Palleschi! Così potessi con questa (e batteva sull'elsa) spaccare il cuore di quanti sono dentro e fuori le mura!--
Niccolò, i suoi figli ed il Castiglione risposero a queste parole di sangue con un riso sinistro. Fra Benedetto pensò sospirando:--In che tristi tempi mi tocca a vivere!--Fra Zaccaria ebbe appena con un primo moto del volto mostrato d'approvare il Ferruccio, che tosto mutato viso abbassò le ciglia e tacque.
Ma chi sentì poi adatto darsi come una coltellata nel cuore fu la povera Lisa, e serrando le ciglia malamente verso il Ferruccio stava per dirgli--«Si può esser buon cittadino senza aver animo e parole di beccajo» Ma la divina Laudomia che avea letto nel suo cuore, conoscendo quanto dovessero offenderla cotali discorsi, e quanto fosse facile che nell'opporvisi cadesse in qualche imprudenza, si fece coraggio, le tagliò la parola, e con quel suo modo tutto dolcezza disse:
--Messer Ferruccio, anch'io amo la patria e mi tengo buona cittadina; anch'io spero che le vostre spade ajutate dal favore che Iddio promette alla giustizia salveranno la nostra città dalle mani de' Medici e d'ogni altro tiranno, ma se credo lecita ad un cristiano la brama di venir liberato da chi cerca d'opprimerlo; se credo permesso, anzi opera santa, ributtar colle ferite e le morti gl'inimici della patria, non trovo che il nostro divin Redentore ci abbia permesso d'odiarli, di godere ne' loro strazj, di rallegrarci della loro morte per piacer di vendetta. Non dite voi il _Pater noster_, messer Ferruccio?--
Il Ferruccio e gli altri rimasero senza saper che rispondere a queste mansuete parole, e per verità oppor loro una buona ragione non era cosa facile; Fra Zaccaria poi, che aveva bensì un'anima tutta fuoco per le sue opinioni politiche, ma era al tempo stesso uomo leale, severo e virtuoso, cui eran sorti in cuore i medesimi pensieri di Laudomia senz'essersi attentato a palesarli, disse volgendosi a Fra Benedetto:
--Quello che dovevamo dir noi ministri dell'evangelio, l'ha detto la Laudomia. Iddio parla spesso per bocca dell'innocenza; egli sia quello che ti benedica buona fanciulla.--
Laudomia arrossì, e tacque, e la Lisa di, nascosto le prese una mano, se l'accostò alle labbra ringraziandola così alla mutola d'aver tanto appuntino indovinato il suo cuore.
Niccolò, era rimasto come assorto in un profondo pensiero, in quel momento le passioni di parte, l'odio contro i Palleschi nutrito per tanti anni durava fatica a reggersi contro la sublime mansuetudine che suonava nei detti della figlia, le si accostò, le pose una mano sul capo, e le disse:
--Che tu sii benedetta, cara, buona Landomia.
Persino il feroce Ferruccio (tanto è grande ed invincibile la forza della virtù) fattosi dappresso alla giovane la stette guardando un momento in atto di rispetto e di maraviglia, ma poi brontolando le diceva:
--Voi parlate bene Laudomia, ma al modo in cui si vive oggi giorno, con tutti questi perdoni ci farebbe poco frutto, se un nemico è in piedi, ponilo a giacere se puoi, e quando è caduto non t'impacciar di levarlo da terra, che chi spicca l'impiccato, l'impiccato impicca lui. Del resto poi io son soldato e non chierico, amo la mia patria, sono nemico de' suoi nemici. S'io potessi ammazzarli tutti non lascerei di farlo, e del resto non m'intrometto in altro.--
--Non nego che si possa, che si debba ammazzarli talvolta, rispose Laudomia alzando timidamente i suoi occhi azzurri e sereni sul volto duro e torbido del feroce repubblicano, ma non si può forse al tempo stesso piangere sulla dolorosa necessità che ci porta a versar tanto sangue? Non si può forse sentir per loro pietà invece d'odiarli? Non si può almeno pregar per loro, che morendo lasciano pur mogli e madri sconsolate? Che hanno pur un'anima immortale da salvare o perdere eternamente? Voi, Fra Zaccaria, diceste che ora è tempo di meritar misericordia e perdono dal nostro Signore Iddio. Non vi par egli che, invece di godersi nell'odio de' Palleschi, nell'immagine delle loro membra palpitanti, sarebbe miglior via a meritar questa misericordia il pregar per essi, il chiedere a Dio la forza di ributtarli bensì e difendersi da loro, ma, nel mostrarsi buoni cittadini, di non iscordarsi d'esser cristiani?--
A coteste parole quasi costretti da una forza invincibile, Fra Zaccaria, il primo, e poi tutti gli altri, e perfin Ferruccio, caddero ginocchioni. Alzò la voce il frate non più tremenda e sonora come prima ma dolce e raumiliata.
--Dio di bontà, disse: _ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem_; una fanciulla ha dato gloria al tuo nome più di noi che pur siam tuoi ministri.--
--Ora accogli questa nostra nuova preghiera, salva il tuo popolo dalle violente mani de' malvagi; ma sovvienti che que' malvagi sono più miseri di noi, poichè si chiariscono tuoi nemici e rinnegano il tuo santo nome, rammenta che sono nostri fratelli, che tutti siamo tuoi figli, rammenta che tutti a un modo ti costiam prezzo di sangue, infondi adunque in loro sensi di giustizia, in noi di mansuetudine, concedi ad essi il perdono, a noi la forza di accordarlo, e di chiedertelo per loro.--
--Ti raccomandiamo, o Signore, più degli altri l'imperator Carlo V, poichè egli è il nostro più fiero nemico! Ti raccomandiamo papa Clemente. Ti raccomandiamo tutta la casa de' Medici....--
(Queste parole parvero tanto nuove, tanto enormi, che fecero riscuotere ognuno).
--Ti raccomandiamo tutti i nostri nemici, i Palleschi....--
La povera Lisa, che stava ginocchioni col viso nascosto nelle palme sentiva a questa preghiera due rivi di pianto scenderle per le mani e le braccia.
--Ti raccomandiamo finalmente tutti coloro che ci hanno fatto o vogliono farci ingiuria. Salga, o Iddio, questa nostra preghiera sino al piè del tuo trono, ed a norma delle tue promesse c'impetri quella misericordia e quel perdono che non abbiamo negato ai nostri fratelli.--
Finita questa orazione tutti s'alzarono con viso sereno e contento, che tale è il primo frutto d'una vittoria riportata dalla carità sulle passioni dell'odio e del furore di parte.
--Ecco la Trojana che suona, disse messer Bernardo[23], è tempo di andarci con Dio.--
Voltosi poi alla Laudomia le disse sorridendo;
--Non anderò agli Otto a dir loro quali preghiere ci avete fatto fare stasera, chè non vorrei credessimo tutti dormire a letto, ed avessimo a dormire al bargello....--
Salutato poi Niccolò, uscirono tutti. I frati s'avviarono al convento, egli a casa sua, ed il Ferruccio disse voler arrivar insin in palagio per non so che faccende egli avea col gonfaloniere.
Le cose accadute in questa serata aveano versato un po' di balsamo nel cuor della Lisa. Avvezza a non udir parlar de' Palleschi che nel modo con che si parlerebbe di fiere, pieni sempre gli orecchi di parole di sangue contro di loro, s'era sentita ricrear il cuore dal suono di quella preghiera, come da una celeste rugiada; senza saper essa stessa ben definire quali speranze potesse accogliere, le pareva però di veder come un primo albore d'un men tristo avvenire. Salì in camera colla Laudomia, vi si chiuse, e quando fu ben sicura di non esser sovrappresa, corse nella stanza vicina alla culla del suo bambino; e lo trovò che dormiva riposatamente. Nel voltolarsi come soglion fare i fanciulletti di poco tempo avea disordinato il lettuccio. Una picciola gambetta tonda e bianca con un piedino color di rosa, usciva fuori dalie coperte; le braccia stavan buttate uno in qua l'altro in là con certe manine piccine e grassotte, ed il petto colmo e tondo, splendeva così candido e pulito che pareva un raso, e proprio rubava i baci.
La povera madre s'abbandonò tutta sulla culla, guardando però di non lo svegliare, ed aprendo la porta a mille affetti che aveva dovuto tutta la sera tener racchiusi nel cuore, cominciò a piangere dirottamente. Racquetatasi poi a poco a poco, diceva al fanciullo, che s'era pur risentito, aveva aperti gli occhi, e colle manine s'andava ora prendendo un piedino, ora accarezzava il mento della Lisa.
--Povero Arriguccio, passerino mio, amore della madre.... sai.... hanno pregato anche per te finalmente, hanno pregato anche pel babbo. Poi volgendosi a Laudomia le diceva:
--Sai che sono stata per isvelare ogni cosa? Quando Fra Zaccaria ha detto preghiamo pei nostri nemici Palleschi, c'è mancato un pelo che non abbia detto:--Preghiamo dunque per mio marito.--
--Davvero non so che mi ti dire, rispose Laudomia, in certi momenti anch'io quasi quasi penserei che fosse il nostro meglio.... ma pure, misura sette, e taglia uno....--
--Più ci penso e più mi pento di non averlo fatto.... vedi che vita di sospetto viviamo; sempre così non è possibile di durarla, senzachè ben sai per la natura mia quel finger continuo, quel coprire, quel dissimulare è cosa troppo dura ed insopportabile.... sono stata una dappoca a non saper cogliere quel momento che si trovavan avere il cuore un po' men duro del solito. S'io avessi parlato, allora per forza conveniva che il rumore fosse men grande se non volevano smentire le loro parole e le loro orazioni.--
Laudomia non partecipava che sino a un certo punto a questa speranza; il suo chiaro discernimento le mostrava che era un mal fidarsi di un momento di commozione, e che non bisognava creder per questo che cuori indurati nell'odio e nella vendetta si potessero così tosto ed interamente cambiare; perciò disse alla sorella:
--Lisa mia, quanto a questo lo sa Iddio che cosa sarebbe accaduto, e per me, siccome non mi son mai attentata a darti un consiglio (fuorchè quel primo), così neppur ora non mi vi attento; quel che ti posso dire si è, che qualunque cosa risolva, mi avrai sempre pronta per ajutarti, reggerti, consolarti, per quanto mi durino le forze e la vita. Lo sai pure ch'io vivo del bene che mi vuoi, del bene che mi vogliono i miei di casa, che non conosco, non comprendo altra gioja fuori di quella d'essere amata, e di pensare a procurar il bene, la contentezza, la pace di chi mi ama.--
La povera Laudomia pensava forse nel secreto del suo cuore a Lamberto nel dir codeste parole, ma non osando fermare troppo il pensiero in lui, riportava sulla Lisa e sulla sua famiglia quegli affetti che pur volevano un oggetto sul quale fermarsi.
Lisa intenerita le si gettò al collo dicendo:
--Io credo che gli angioli non abbiano il cuore fatto altrimenti dal tuo. Così ti avessi dato retta quella mattina sul tornar di chiesa.... ma dopo mi pareva ogni giorno più difficile: che vorrà dire che stasera invece mi sento spinta con tanta forza a confessare, a svelare ogni cosa?---
--Iddio talvolta, rispose Laudomia, ci pone in cuore ciò che farebbe per noi.--