Nella nebbia

Part 8

Chapter 8710 wordsPublic domain

Nelle ore di minor sorveglianza, quando tutti erano occupati e mi dimenticavano, o mi credevano nella mia camera a far i compiti, io mi rifugiavo volentieri in una vasta soffitta.

Là trovavo molti oggetti curiosi che mi divertivano: mobili rotti di ogni genere; ritratti a olio rosicchiati dai topi; uno specialmente notevole per la ricchezza del costume — il ritratto della madre del marchese Giorgio, a cui egli non perdonava di avere compromesso il patrimonio di casa Cravenna durante la vedovanza, mentr'egli era tenuto lontano a studiare. Vi erano, in certe casse, brani di costumi ricamati in oro; trine ingiallite; grandi fisciù di tulle alla Maria Antonietta; spadini ruggini e, sopratutto, libri condannati all'oblìo — forse alle fiamme — dallo spirito religioso di zia Teresa: libri d'ogni genere, ma per lo più romanzi, drammi, poemi, che destarono in me il primo amore della lettura: _Siroe_, _Attilio Regolo_, _Ivanhoe_, _La Fattucchiera delle acque_, _La bella pellegrina_, _Ossian_, _Leopardi_.... tutto alla rinfusa. Quante ore ho passate là, e come dolci!

In un angolo della soffitta era un cassone nero, assai grande, che mi respingeva.

M'inspirava un vago terrore. Ma a poco a poco, come accade tante volte nella vita, quel terrore, quella ripugnanza, fermarono il mio pensiero e divennero un incentivo di curiosità. Infine un giorno mi sentii attirata verso quell'angolo misterioso da tutta la forza del mio terrore e della mia repugnanza.

Esaminando da vicino il cassone nero, m'accorsi che non era tarlato e in disordine come gli altri. Non aveva serratura. M'accinsi ad alzare il coperchio che mi parve pesantissimo. Finalmente riescii, e mentre lo tenevo sospeso con le mie braccette sottili, ficcai dentro la testa.

Uno strano odore mi salì al cervello. Odore di chiesa vuota, quando gli scaccini spengono le candele dopo una grande funzione. Rimasi sbalordita e chiusi gli occhi.

Quando li riaprii vidi, traverso a un velo nero che avvolgeva tutto, una corona di rose bianche con largo nastro di raso bianco ingiallito.

Il mio primo movimento fu di ammirazione e di contentezza. Che bella scoperta avevo fatta!

Staccai la mano destra dal coperchio, forzandomi a sostenerlo con la sola sinistra, e mi spenzolai per raccogliere la bella ghirlanda che era sul fondo del cassone. Alzai il velo.... una zaffata dell'acre odore mi punse più vivamente; un brivido di freddo mi passò nelle spalle. Restai immobile, attonita, trattenendo il fiato; gli occhi fissi sul drappo di velluto nero attraversato da una grande croce bianca, su cui posavano le rose. Più in là, mezzo nascosti tra le pieghe del drappo intravidi alcuni ceri, un Cristo d'argento e altri oggetti confusi.

Lasciai ricadere la corona che avevo già afferrata. Tremavo e un'acuta angoscia mi stringeva la gola. Che avevo visto io mai?

La morte! La terribile immagine mi si era appalesata improvvisamente. Ignoravo ancora le cupe tristezze della natura. Tante volte ero corsa alla finestra per vedere «il bel funerale»; tante volte mi avevano detto che il mio babbo e la mia mamma erano in paradiso. Ma queste cose non avevano che sfiorato il mio spirito, senza rattristarlo.

Dal fondo di quel cassone usciva per me la sfinge fatale, mi atterriva, mi conquideva.

Lentamente mi raddrizzai, ritirai la testa, e, adagio adagio, sostenendolo con tutta la mia forza perchè non facesse colpo — sentivo che quel colpo mi avrebbe strappato un grido — feci ridiscendere il grave coperchio.

Mi parve la lapide di una tomba.

Tremavo sempre un poco, ma non avevo alcuna paura. Sentivo e pensavo come non avevo ancora sentito, nè pensato. Il mio cuore si apriva al dolore. Era finita l'infanzia, distrutta la benedetta ignoranza!

In un istante ebbi l'intuizione confusa, ma profonda, della vita e delle sue più terribili fatalità.

Uscii dalla soffitta e chiusi l'uscio. Mi pareva di essere forte e tranquilla. Ma tutto a un tratto la mia sicurezza si franse; mi sentii vacillare e m'abbandonai sull'alto della scala nel sole che veniva dal lucernario.

Piansi lungamente pensando al mio babbo e alla mia mamma come se fossero morti allora; e pensando a me stessa come a una creatura cara e perduta da gran tempo, che ritrovavo e riconoscevo nella più profonda miseria.

INDICE

_Inutile!_ Pag. 3 _Vecchioni increduli_ » 17 _Intuizioni oscure_ » 31 _Un desinare_ » 39 _Nella buona Società_ » 49 _Il primo incontro col Mostro_ » 59 _La Cristina_ » 69 _Al Pianoforte_ » 79 _Una ballerina_ » 91 _Una istitutrice_ » 101 _Due Case_ » 125

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.