Nella lotta

Chapter 7

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--Eh, figliuola mia--rispose la vecchia tossendo.--A poltrire fra le lenzuola non ci si guadagna nulla.... Tanto e tanto questa tosse dovrò portarmela meco finchè vivo.

Maria si frugò nella saccoccia del vestito e ne trasse una scatola di _Liebig_, che posò in silenzio sulla credenza.

--Oh bimba, bimba, non la finirai più con quei tuoi regali? E io che posso fare per te?

--Volermi un po' di bene, ecco tutto.

--Oh di bene te ne voglio tanto.... E non son sola a volertene.

S'interruppe guardando fuori della porta.

--C'è qualcheduno con te?

--Sì, un amico di mio fratello, che s'è impiegato nella miniera.

--Uno che viene a star qui?

--Già.

--E perchè l'hai lasciato fuori? Fallo entrare.

Maria si affacciò alla soglia e chiamò Roberto, che non s'era seduto sul muricciuolo, ma girava lì presso.

Quando il giovine fu entrato, Maria ne disse il nome e il cognome, e spiegò all'Arconti come Gertrude fosse madre d'uno tra i migliori e più coraggiosi lavoranti della miniera.

--Lo conoscerò forse oggi stesso e spero che diventeremo amici,--rispose Roberto.

La donna non parve provare una gran simpatia per questo nuovo ospite di Valduria.

--Eh desidero anch'io che diventino amici--ella disse squadrando il giovinotto d'alto in basso;--ma mio figlio è un povero minatore, ella è un signorino della città, e mi sembra difficile che possa aver le nostre idee e adattarsi alla nostra vita.

--Le idee si modificano--osservò Roberto--e quando si vuole sul serio, ci si adatta a tutto.

--Sarà--soggiunse Gertrude con aria scettica. Poi, indirizzandosi a Maria.--E non li prendi oggi i tuoi fiorellini? Cipriano li ha lasciati lì apposta per te.

Maria si fece rossa e prese in silenzio alcune margherite che si trovavano sulla tavola.--Ogni giorno, poi--ella balbettò alquanto confusa.--Addio Gertrude, a rivederci.

--Via, te li devi metter nei capelli, quei fiori.

--Oh Gertrude--esclamò Maria in tono di rimprovero.--A rivederci.

Era chiaro che Gertrude aveva insistito sulla faccenda dei fiori perchè c'era un estraneo, e non era men chiaro che Maria s'era mostrata infastidita per la stessa ragione.

--C'è un romanzetto in aria--pensò Roberto, guardando di sottecchi la fanciulla che aveva perduto la sua primitiva vivacità.--E quella vecchia mi sbirciava con un certo piglio sospettoso come se credesse ch'io potessi essere un rivale del suo figliuolo. Che idee!... Chi sarà poi questo Cipriano?

Maria s'era messo un po' dispettosamente il mazzolino di margherite nei capelli e affrettava il passo verso casa.

Si era già in vicinanza della miniera, quando comparve Odoardo.

--Ebbene--egli disse,--avete fatto un giro lungo?

Maria si rasserenò alla vista di suo fratello, e gli descrisse in poche parole la passeggiata che aveva fatto fare al suo ospite.

--Non sei mica stanco?--ripigliò Odoardo prendendo per un braccio l'Arconti.

--Stanco? Figurati.

--Ebbene, adesso verrai con me fino all'ora del desinare.... Ma vestito così? ah nemmeno per sogno!

L'ingegnere Arconti dovette di buona o di mala voglia ricorrere al guardaroba dell'amico Selmi. Indossò un vestito unto e bisunto, calzò un paio di stivaloni inzaccherati di fango, e si acconciò in testa un cappellaccio che aveva perduta la forma e il colore primitivo. Inoltre Roberto, quantunque non fosse nè piccolo, nè esile di persona, non poteva gareggiare col Selmi nella magnitudine delle forme, onde la giubba gli era troppo ampia, i calzoni troppo lunghi, gli stivali e il cappello troppo larghi. Avrebbe riso del suo aspetto grottesco se il suo sucido abbigliamento non avesse offeso ad un tempo le suscettività del suo odorato e quelle dei suo senso artistico.

--Hai l'aria d'un ragazzo che ha preso l'olio--gli disse Odoardo, che si divertiva fuor di misura alle smorfie del suo antico condiscepolo.--Se tu vedessi come arricci il naso e che sberleffi fai con le labbra.

--In verità--rispose Roberto--se non ho preso l'olio per bocca, lo prendo per infiltrazione.... A spremer questa roba....

--Bazzecole.... Qualche goccia colata dal lume con cui si scende in miniera, un po' di grasso proveniente dall'essere stato troppo vicino a una macchina.... ma il più è fango, sai.... Coraggio, coraggio; anderemo prima sotterra, poi visiteremo i forni fusori e le altre officine.... Avevo ordinato a Cipriano di esser qui.... Ah eccolo....

S'avanzò un giovinotto di statura alta, di carnagione e di capelli bruni, con due occhi pieni d'intelligenza e di fierezza. Poteva avere venticinque anni, era in abito da minatore, ma la lunga consuetudine gli faceva portare il suo vestito con una disinvoltura non priva di eleganza.

--Cipriano Regoli--disse Odoardo presentandolo a Roberto--il migliore dei nostri soprastanti.--E finì la presentazione.--L'ingegnere Arconti, che ormai viene a stare con noi.

--Ho già sentito il vostro nome--rispose Roberto porgendo la mano all'operaio, che ne guardò con una singolare espressione di fisonomia le dita bianche, affilate, aristocratiche.--Ho parlato di voi stamattina con vostra madre....

--Ha visto mia madre?--domandò l'operaio con qualche sorpresa.

--Sì, or ora, nel tornare da una breve passeggiata colla signora Maria.

Una nuvola passò sul fronte di Cipriano, che disse solamente--Ah!

--Il romanzo c'è--pensò in cuor suo Roberto.

Si avviarono verso l'apertura del sotterraneo.

--T'avverto che ci son centoquindici scalini da fare--osservò Odoardo battendo sulla spalla dell'amico.

Cipriano staccò da uno dei pilastrini dell'arco in pietra cotta, che costituiva la imboccatura della _discenderia_, tre di quei lumi dal lungo manico uncinato onde sogliono servirsi i minatori di tutti i paesi. Li accese in silenzio, ne consegnò uno al direttore, l'altro all'Arconti, e tenne il terzo per sè.

--Vieni dietro a noi--riprese il Selmi, rivolgendosi di nuovo a Roberto.--Andremo adagio.... Tu puoi con la sinistra tenerti alla maniglia di legno che c'è per buona parte della scala.

La _discenderia_ poteva avere un metro e mezzo di larghezza. Di questo metro e mezzo la metà era occupata dagli scalini, l'altra metà dai tubi delle pompe a vapore destinate a cacciar fuori l'acqua dalla miniera. Indi un continuo stillicidio, che aveva finito col far una pozzanghera del piano d'ogni scalino. Le pareti erano anch'esse umide, lubriche, viscose, rivestite in parte da travi massiccie. Grosse travi sostenevano pure la vôlta alta forse due metri. Su quest'armatura delle pareti e della vôlta, sui tubi delle pompe, sulla poltiglia degli scalini, le lampade a mano proiettavano entro un breve spazio una luce rossastra, fantastica; al di là di quello spazio era una tenebra fitta; solo, voltandosi indietro, verso lo sbocco della miniera, si vedeva un chiarore vago, scialbo, come di crepuscolo mattutino. Cipriano camminava in capofila: dopo di lui veniva Odoardo, e ultimo Roberto, in riguardo al quale i primi due rallentavano il passo. Il Selmi era loquace e scherzoso; gli altri tacevano.

Quanto più si scendeva tanto più l'aria si faceva densa, tanto più distinto si sentiva lo strepito delle pompe.

--Siamo a tre quarti di viaggio--disse a un certo punto Odoardo.

Di lì a poco si vide nel fondo agitarsi qualche fiammella, moversi qualche ombra. Un romore cupo simile a tuono si mesceva di tratto in tratto alla voce assordante delle pompe. Era lo scoppio delle mine.

La scala riusciva a una specie di pianerottolo rettangolare, chiuso all'ingiro da un assito di legno. A destra un uscio aperto nel tavolato metteva al serbatoio dove andavano a versarsi le acque della miniera; per un altro uscio a sinistra si entrava nel locale delle pompe; di fronte c'era l'ingresso a una delle principali gallerie.

Quel pianerottolo, ogni sei ore, era il punto più animato del sotterraneo; tutti i minatori dovevano passarvi, sia nel recarsi al lavoro, sia nell'andarsene, e nell'ora in cui si mutavano le squadre, la scala veduta di laggiù offriva uno spettacolo singolare. Questi salivano e quelli scendevano, cercando di occupar quanto meno spazio fosse possibile per non urtarsi allorchè s'incontravano, talvolta scambiandosi un saluto o una facezia, più spesso taciti e seri, di quella serietà ch'è propria della vita sotterranea. Si sentiva lo scalpitio dei piedi sprofondantisi nella melma, e alla fiamma delle lanterne si vedevano strane faccie illuminarsi di sotto in su, strane ombre allungarsi e accorciarsi sulle pareti e sul piano ripidamente inclinato della scala.

Roberto fu condotto prima nella camera delle pompe dove regnava una temperatura di serra calda e dove il vapore che usciva dalle valvole impregnava l'atmosfera. In mezzo a quella nuvola, che rendeva ancor più incerta la luce di due lampade appese alle pareti, si aggiravano i pompisti, mezzo svestiti, con le maniche della camicia rimboccate fin sopra il gomito, col viso annerito dal carbone e dal fumo, con la fronte stillante sudore. Il movimento si arrestò per qualche minuto affinchè l'Arconti potesse esaminar da vicino i congegni. Una delle pompe non funzionava bene; Roberto la fece lavorare sotto i suoi occhi e credette scoprire il motivo di quell'imperfezione. Era precisamente ciò che aveva sempre detto il pompista anziano, il quale acquistò subito molta stima pel nuovo ingegnere.

Nelle gallerie la temperatura ribassava repentinamente a pochi gradi sopra zero. Erano corridoi alti abbastanza perchè un uomo aitante della persona potesse starci ritto, e d'una larghezza sufficiente perchè il passaggio dei carretti di minerale sopra un binario di ferro non impedisse ai minatori di moversi ai lati. A ogni dieci metri si trovava a destra e a sinistra, un'apertura simile a quella d'un enorme forno che saliva per un buon tratto nelle viscere del monte in direzione perpendicolare al piano della galleria, poi si piegava a gomito, tantochè dal basso non si vedeva ove andasse a finire. Era lì che si procedeva all'estrazione del minerale.

Odoardo s'era accinto a spiegare il sistema d'estrazione, ma Roberto disse:--Vediamo.

Penetrarono così in uno di quei filoni, all'estremità del quale un manipolo di minatori praticava dei buchi nella roccia col mezzo d'un lungo bastone di ferro appuntito, detto _palo a mine_. Alla venuta del direttore i minatori voltarono un momento la testa, ma il Selmi ordinò che continuassero il lavoro. Ed essi continuarono infatti, animandosi con la voce, picchiando in cadenza col martello sul capo del _palo a mine_, mentre la punta si apriva faticosamente la strada nel sasso, e ne sprigionava di tratto in tratto qualche favilla.

--Allorchè i fori hanno raggiunta la profondità voluta--osservò Odoardo Selmi facendo da cicerone all'amico--li si riempie di polvere a cui si dà fuoco mediante una miccia. Naturalmente i lavoranti s'affrettano a mettersi al sicuro finchè la mina sia scoppiata. Qualche volta lo scoppio ritarda, e allora c'è un pericolo serio per i minatori, i quali vanno a verificare se la miccia si sia spenta prima del tempo. In più d'un caso l'esplosione è successa proprio nel punto in cui s'andava a esaminare il perchè dell'indugio.... Un brutto accidente davvero.... Vi ricordate, Cipriano, del povero Matteo, l'autunno scorso?

Cipriano si strinse nelle spalle.--Poichè bisogna morire, meglio così che sopra un saccone di paglia.

Si continuò il giro della miniera.--E per di qua si manda sopra terra il minerale--disse Odoardo fermandosi davanti a una _discenderia_, che differiva dall'altra per esservi, invece che scalini, un doppio binario.--I carretti pieni son tirati su pel binario a sinistra e ritornan vuoti per quello a destra.

Un più minuto esame fu consacrato agli ultimi lavori. S'erano incontrate difficoltà non previste. Minaccie d'avvallamenti, pericoli d'inondazione e di scoppi di gaz, quanto bastava insomma per far venir la voglia di smettere. A questo punto Cipriano, il quale fin allora non aveva pronunciato che pochi monosillabi, entrò con vivacità nella conversazione. Aveva la parola netta, incisiva, era pieno di fede nell'avvenire della miniera; non lo diceva, ma lasciava intendere che per lui Odoardo aveva la colpa d'essere timido. Roberto ascoltava con vivo interesse e di tanto in tanto faceva qualche osservazione col piglio d'uomo che non presume di saperne più degli altri, ma che si limita a manifestar le sue impressioni. In complesso, egli mostrava di propendere più per le idee ardite di Cipriano che per la circospezione eccessiva del Selmi, e il giovine soprastante pareva contento di trovare un ausiliario nel nuovo impiegato.

La visita alla parte esterna della miniera non occupò meno tempo di quella all'interno. C'erano i forni che ardevano dì e notte e dai quali si ricavava lo zolfo mediante la fusione; c'eran le caldaie a vapore; c'era una enorme grù, che, mossa da una manovella, serviva a far salire il minerale dal sotterraneo; c'erano le varie officine inerenti all'opificio, officine di fabbri, di falegnami, ecc., ecc., c'era infine il deposito del combustibile, delle pietre cotte, del legname. L'ingegnere Arconti osservava tutto. Molto di ciò ch'egli vedeva era nuovo per lui, ma la naturale prontezza dell'ingegno e il largo corredo di studi gli permettevano di colmar le lacune del suo spirito e di esprimer su ogni cosa idee giuste e precise.

--È un uomo che la sa lunga--dicevano gli operai.--Non gli manca che la pratica.

Odoardo Selmi era soddisfattissimo della buona impressione prodotta dal suo amico sul personale della miniera, e sussurrava nell'orecchio a Roberto fregandosi le mani.--Ti vedo già ingegnere in capo di qualche grande Società mineraria.

--Canzonatore!

--No, no, parlo sul serio. Ingegnere in capo con quindici mila lire di stipendio.... E allora sai, si può passar lietamente metà della giornata sotto terra....

--Ah ti confesso che preferisco star sopra terra...

--Baje! Alla lunga ci s'innamora anche del sotterraneo. Anch'esso ha il suo fascino, la sua poesia... e tu sei poeta... Ma, capisco, non riesci a persuaderti che la poesia possa trovarsi a suo agio in una miniera di zolfo.

--T'inganni. La poesia c'è dappertutto. Ma non la s'incontra mai alla superficie.... È come un minerale prezioso..... Per trovarla bisogna scavare.

Chiacchierando così, i due amici ritornavano lentamente verso casa. Cipriano s'era accommiatato.

--Dev'essere un bravo giovinotto, colui--osservò Roberto.

--Ha molta intelligenza.... è un po' violento di carattere, è un po' poeta nelle sue idee...

--A proposito del discorso che si teneva or ora.... Ebbene, la violenza è certo un difetto, ma minore della freddezza, dell'apatia.... E in quanto all'avere un granellino di poeta, tanto meglio....

Odoardo Selmi tentennò il capo.--Meglio fino a un certo punto.... Non quando ci fa correr dietro alle chimere.... Basta, non vorrei che quel ragazzo lì avesse una certa inclinazione per Maria....

--Lo credi?--disse Roberto, che se n'era già accorto.

--Sì.... Io non me ne impiccio.... Maria ha più giudizio di me, e saprà regolarsi benissimo. Non mi opporrei a un suo desiderio, sopratutto in un argomento così delicato, ma non mi sembra partito per lei.

--Eh sì.... A rifletterci bene, in confronto di tua sorella, Cipriano non è poi che.....

--Mi fraintendi,--interruppe Odoardo.--Tu giudichi un po' con le idee cittadinesche.... Non è che Cipriano sia di bassa estrazione per Maria.... Siamo di origine popolana anche noi, e fumi non se n'è mai avuti in casa. Cipriano ha intelligenza e istruzione quanto basta per mia sorella che, poveretta, non ha mai potuto coltivarsi come avrebbe voluto. In famiglia tutti i sacrifizi si son fatti per me; di lei si è detto che ce n'era d'avanzo quando avesse saputo essere una buona massaia. E vedi, se si fosse fatto tutto l'inverso, se si fosse pensato a lei invece che a me, si sarebbe seminato in un terreno molto più propizio.... Quello che voglio dire si è che Cipriano, forse buonissimo di fondo, ha certe intemperanze, certi impeti che non mi piacciono, e temo che quell'angiolo di mia sorella si pentirebbe amaramente di avergli dato retta.... Ma eccoci giunti.... Avrai fame....

Mancavano venti minuti al tocco, ch'era l'ora del desinare.--Salgo a cambiarmi,--disse Roberto, a cui pareva mill'anni di deporre quei vestiti non suoi e d'immergere la faccia in un catino d'acqua. Perciò egli fu piuttosto sconcertato quando vide che c'era qualcheduno in camera sua.

Era Maria, la quale, dopo aver, con l'aiuto di Caterina, rifatto il letto dell'ingegnere, stava in muta contemplazione davanti all'_album_ di fotografie ch'egli aveva lasciato aperto sul tavolino alla pagina ove si trovava il ritratto di Lucilla.

Côlta alla sprovveduta, la giovinetta si voltò in sussulto, divenne rossa e balbettò:--Oh signor ingegnere.... Scusi.... l'album era aperto.

--Scusarla? E di che?

--Che bel ritratto!--soggiunse Maria.--E che bella ragazza!

--Le piace?

--Oh tanto!... È una sua parente?

Ma si pentì subito della sua domanda, e tornò a dire in fretta:--Oh scusi.... Sono un'indiscreta.

E si mosse per andarsene.

Malgrado la sua fretta di rimaner solo, Roberto la trattenne.--Ma no, ma no, signora Maria, non se ne vada così.... La ringrazio anzi della sua domanda.... Così avrò agio di parlar qualche volta con lei di Lucilla.

--Si chiama Lucilla?

--Sì.

--Sarebbe la sua fidanzata?--ripigliò la ragazza con qualche esitazione.

--Quasi.--E spiegò la sua condizione di fronte a Lucilla.--Se Lucilla aspetta,--egli concluse,---sarà mia sposa.

--Vuole che non aspetti?--disse Maria, come offesa dal dubbio, e quasi volesse prender le parti della giovine assente.

--_Lontan dagli occhi lontan dal core_--sussurrò Roberto.

--Oh ell'ama la sua Lucilla?

--Se l'amo?.... Quanto si può amare una donna.

--E non la stima?

Roberto comprese il significato di queste parole e disse:--Ha ragione.

Maria cambiò discorso.--La lascio... Or ora si va a pranzo.... A proposito.... ha la nota della sua biancheria?

--Io? no....

--No? E la roba l'ha riposta tutta nel cassettone?

--No davvero. Ce n'è ancora molta nel baule.

--Tanto meglio. La metterò a posto io e farò l'inventario... A rivederci; appena è pronto scenda.... Troverà già in tavola.

X.

--Signor ingegnere, è arrivata la sua cassa di libri.

Maria pronunziò queste parole entrando vivamente nella camera che suo fratello aveva battezzata col pomposo nome di studio e nella quale egli aveva insediato l'Arconti. Costui era immerso nell'esame di alcuni quaderni, in cui cercava il bandolo dell'arruffatissima contabilità della miniera. Non pretendeva d'essere un gran ragioniere, ma ne sapeva abbastanza da capire che il sistema seguito fino allora era fatto apposta per ingenerar confusione e che bisognava cambiarlo da cima a fondo.

All'annunzio recatogli da Maria, egli si scosse, guardò l'orologio, e parve combattuto fra il desiderio di rivedere i suoi vecchi amici e quello di continuare il lavoro a cui s'era accinto.

--Venga, venga,--disse la giovinetta, che indovinò il suo pensiero,--ha lavorato anche troppo. Son già le sei. Venga finch'è giorno a dare un'occhiata alla sua cassa. Ho fatto restar di là l'uomo che l'ha portata, e che si offerse d'aprirla davanti a lei.

--Allora eccomi qui,--esclamò Roberto. E il piacere che provava in quel momento gli colorava d'un vivo incarnato le guancie.

La cassa era nella camera dell'ingegnere, accanto al baule. Appena fu aperta, l'identica domanda venne sul labbro all'Arconti e a Maria:--Dove si metteranno tutti questi libri?

Quantunque fossero cento volumi al più, in Valduria non s'era mai visto una biblioteca simile; solo il brigadiere dei carabinieri possedeva una ventina di romanzi _à sensation_, la cui lettura manteneva in istato di umidità permanente gli occhi della maestra comunale. L'ingegnere Selmi si contentava di tre o quattro opere tecniche, e Maria, ch'era la letterata della famiglia, aveva di sua esclusiva proprietà i _Promessi Sposi_, il _Marco Visconti_, i _Bozzetti militari_ del De Amicis, e il primo volume della _Gerusalemme liberata_. Il secondo mancava.

I libri del giovane Arconti erano tutti legati con gran cura e alcuni anche con lusso. C'erano perfino due o tre edizioni illustrate splendidamente. Ricordi d'altri tempi, ahimè, ormai tanto lontani. Roberto stesso riconosceva che que' libri, a Valduria, fuori del loro nido elegante, fuori della loro bella biblioteca di noce, facevano un effetto singolare. Eppure non sapeva pentirsi di averli portati seco. Se lo prendeva la nostalgia, se lo assaliva una subitanea e profonda tristezza, a chi avrebbe potuto ricorrere se non a quei fidi compagni del suo pensiero?

--Diavolo!--esclamò Maria, rispondendo alla domanda ch'ella stessa s'era rivolta un momento prima.--Il posto è presto trovato. Qui no, ma nella stanza attigua, dove, come le dissi jersera, passo parte della giornata a lavorare... Ma potrò fare anche a meno di starci, io.... La lascerò tutta per lei...

--A questo patto no.... Non accetto....

--Bene, bene... Ne riparleremo.... In quanto ai libri, sfido io, se non li mette là, dove vuol metterli? lasci fare a me, ordinerò al falegname gli scaffali... Oh, Bastiano fa le cose a modo....

Si rammentò che l'ingegnere veniva da una grande città, che aveva abitudini raffinate e non poteva esser di così facile contentatura com'era lei. Onde soggiunse un po' confusa:--Bisognerà, per altro che abbia una grande indulgenza... Poveri libri! Alloggiavano molto meglio una volta.

La giovinetta non seppe resistere alla tentazione di chinarsi sopra la cassa e di prendere in mano qualcheduno di quei volumi. Poi li riponeva con infinita delicatezza, e alzava gli occhi verso Roberto come a chiedergli scusa della libertà che s'era presa.

Ma egli l'incoraggiava con lo sguardo e con la parola.--Faccia, faccia; quando vedo festeggiare i miei libri, mi par d'essere una mamma che si rallegra delle cortesie usate ai suoi bimbi.

Pur c'era una cosa che turbava Maria. Molti tra questi libri non erano italiani, e la ragazza, dopo averne guardato il frontispizio, si affrettava a ricollocarli a posto con una certa aria di mortificazione.

--Che peccato,--ella disse finalmente,--di non poter sapere nessuna lingua straniera, nemmeno il francese.

--Non sa proprio nulla di francese?--domandò Roberto con interesse.

--Odoardo aveva cominciato a insegnarmene i principii, ma poi ha smesso.... Ha tanto poco tempo, ed io ero una scolara di testa così dura!

Se Odoardo fosse stato presente, egli, con la ordinaria franchezza, si sarebbe affrettato a smentire la sua troppo modesta sorella, e a confessare che quelle lezioni erano state interrotte soltanto per colpa del maestro, il quale doveva convincersi della sua insufficienza.

--Vorrebbe ritentare la prova con me?--chiese l'ingegnere Arconti.

--Con lei!--esclamò Maria, quasi non credendo a sè stessa.--Si prenderebbe questo disturbo?

--Si, davvero. Sarebbe uno svago.

--Oh com'è buono! Com'è gentile!--replicò la fanciulla, che per poco non si metteva a saltare dalla contentezza.--E quando....

S'interruppe arrossendo... Egli sorrise e disse:--Quando che cosa?... Oh via, non si confonda.... Vuol che la finisca io la frase.... Quando si comincia?.... Ebbene, si comincerà domani sera.... Stasera voglio scrivere a casa.