Chapter 6
Finalmente s'intesero delle voci. Erano minatori, che tornavano dal lavoro. Sfilarono davanti a Roberto, davanti alla carrozza, scambiando qualche parola con Andrea, accorgendosi appena del giovine con cui sino dal giorno successivo avrebbero dovuto far conoscenza. Apparsi come ombre, come ombre si dileguarono. Tornò a regnare il silenzio, e intanto le tenebre divenivano più fitte. Tremolavano le stelle nel firmamento, cantavano i grilli, gracchiavano le cicale sugli alberi. Era notte fatta. Roberto non ne poteva più. Non era la stanchezza del viaggio, era la solitudine, era un senso penoso d'isolamento che l'opprimeva. Se in quell'istante gli avessero detto: Rinuncia alla tua idea di essere un impiegato di miniera, e sarai in un attimo a Milano nella tua casa, vicino a Lucilla, vicino ai tuoi amici, forse egli non avrebbe saputo resistere alla tentazione di accettar la proposta.
Un lumicino brillò nell'oscurità a un centinaio di metri. Fissando gli occhi da quella parte, si vedeva sorgere un fabbricato.
--Ci siamo?--tornò a domandare Roberto.
--Io ci sono--rispose Andrea--perchè qui c'è l'osteria e qui si lascia il cavallo. Ella deve fare ancora una salita di dieci minuti.
--Qualcheduno mi accompagnerà--soggiunse con piglio infastidito l'Arconti--perchè io non ho l'obbligo di saper la strada. E il bagaglio non lo posso già prender in ispalla.
--Adesso vedremo--disse il cocchiere di malavoglia.--Ci sarà il figlio dell'oste.
Andrea scese dalla vettura e prese il cavallo pel morso. A quel punto, un uomo d'alta statura uscì dall'osteria e gridò--Arconti, sei qui?
Era la voce di Odoardo Selmi.
--Sei tu, Odoardo?--chiese Roberto brancolando nel buio, e tutto consolato di trovar finalmente una persona amica.
Si sentì cinto da due braccia poderose, e ricambiò di gran cuore due baci scoccatigli sulle guancie dal suo condiscepolo.
--Bravo Roberto! Scusa se non ho potuto venire incontro. Esco da mezz'ora appena dalla miniera.... Quanto piacere m'hai fatto ad accettare la mia offerta! Ci vorrà in te una bell'abnegazione ad acconciarti a questa vita, ma insomma alla lunga ci si avvezza a tutto e vedremo di stare alla meno peggio....
--Grazie, Selmi, grazie di queste buone parole.... Avrò proprio bisogno della tua affezione e della tua indulgenza.... Ma per bacco! Sei cresciuto di volume da quand'eri a Milano.... Che spalle hai fatto, e che torace!
--Eh, me la passo.... Son sempre quella materia greggia ch'ero al Politecnico. A fronte di voi azzimati, eleganti, spiritosi, che figura ci facevo!.... Povero Roberto! Che disgrazia doveva toccarti! E perchè non iscrivermi prima?... Ma adesso non è tempo da chiacchiere.... Avrai fame.... Ancora pochi minuti e ci siamo.... Qui, per questa scorciatoia.... A casa troveremo pronta la cena.... Il mio maggiordomo fa le cose benino.
--Il tuo maggiordomo?--disse ridendo Roberto, mentre a braccio dell'amico saliva per un sentiero erto e sassoso.
--Sì, mia sorella Maria.... Te la presenterò....
--Ah, tua sorella... Mi ricordo che me ne parlavi qualche volta.
--Sì, allora era una fanciulla.... Adesso è una ragazza fatta. Ma così esile e mingherlina da non mostrar che quindici anni. E ne ha venti compiti.... All'aspetto non par certo mia sorella.... E nemmeno all'intelligenza.... Oh, quantunque non sia stata al Politecnico, val tanto più di me.... Siamo rimasti soli, e me la son condotta meco.... Del resto, guai se non l'avessi.... E non è un angelo per me solo.... ma per tutti i nostri minatori, per la nostra valle.... È semplice, modesta.... vedrai.... Ah, guardi quel coso nero laggiù?... È un caminone.... E quelle baracche lì in fondo?... Sono magazzini.... E a destra ci sono i forni per le fusioni. E più a basso le due caldaie a vapore.... Nella miniera poi s'entra di là...
E accennò a sinistra. Indi soggiunse.--Ma, con questo buio, sfido a vederci..... Domani, domani.
Chiacchierando così, si arrivò ben presto a una casa isolata in cima alla collina. La porta d'ingresso era aperta, e lasciava veder una tavola apparecchiata e rischiarata da un lume a petrolio. Nel vano della porta si disegnava una figura di donna.
--Ecco mia sorella, ecco il nostro ospite Roberto Arconti--disse Odoardo, facendo la duplice presentazione.--Roberto sarà il compagno della nostra vita per un pezzo, spero.... Bisogna trattarlo come uno di casa.
--Come un altro fratello--rispose senza enfasi, ma spontaneamente Maria, mentre stringeva la mano al nuovo arrivato. E proseguì, non lasciandogli tempo di ringraziare.--Vuol esser condotto nella sua camera, o vuol cenar prima?
Roberto preferì di cenare. Non gli pareva vero di trattenersi ancora un poco in quell'ambiente schietto, sereno, affettuoso.
Maria non era bella. Era magra, pallida, con fattezze piuttosto irregolari; ma aveva due grandi occhi cilestri pieni di dolcezza e di pensiero, e una bocca facile a sorridere e guarnita di bianchissimi denti. Due anni addietro una malattia le aveva fatto cadere i capelli. Aveva dovuto tagliarseli corti corti, e adesso le crescevano lentamente, ciò che contribuiva a darle un'aria quasi infantile. La sua vocina era melodiosa, insinuante, di quelle che fanno spiccare ogni parola.
--Maria esercita la sua alta direzione anche sulla cucina--disse Odoardo.
--Davvero? Mi congratulo con lei della sua abilità,--osservò l'ingegnere Arconti, che trovava saporitissime le vivande.
Durante la cena, un ragazzo portò il baule, ch'era rimasto all'osteria.
--Aspetta lì--disse la giovinetta--or ora bisognerà metterlo nella camera dell'ingegnere.--Intanto bevi un bicchier di vino.
--Ci sarà poi anche una cassa--soggiunse Roberto.--La vettura non la conteneva, e bisognò lasciarla alla stazione. Mi assicurarono che ci sarà modo di averla qui domani.
--Senza dubbio--rispose il Selmi.--Dovevo immaginarmelo che in quella timonella tutto non ci sarebbe stato....
--Se avessi badato a me--insinuò Maria.
--Avrei fatto meglio--assentì Odoardo. Indi rivolgendosi all'amico:--Sarà una cassa di biancheria.
--Veramente--disse Roberto con qualche esitanza--è una cassa di libri.
Odoardo non seppe trattenere un'esclamazione di sorpresa.
--Libri? Che cosa vuoi farne? Qui? Quando avrai lavorato tutto il giorno, avrai ben altra voglia che di leggere.
Maria slanciò a suo fratello un'occhiata di rimprovero.--Hai torto. Un'ora per aprire un libro la si può trovar sempre, e il signor Roberto ha fatto bene a portar con sè qualcheduno de' suoi vecchi amici.
L'Arconti guardò con riconoscenza la giovinetta che prendeva le difese della lettura.
--Sì, sì--ripigliò Odoardo vuotando un bicchiere di vino.--Capisco ch'io non sono buon giudice.... Non ho mai vegliato _sulle dotte pagine_, io.... ma rispetto i gusti degli altri. Del resto, quando avrai i tuoi libri Maria ti aiuterà a metterli a posto.... È una ragazza che trova tempo a far tutto.... anche a dar da mangiare ai cani.
Infatti la fanciulla distribuiva i rilievi della mensa fra due cani da caccia, che erano entrati silenziosamente nella stanza.
Di lì a poco, ella si alzò, accese una candela e disse:--Vado a vedere se tutto è in ordine nella camera del signor Roberto.
I due giovinotti rimasero soli col bicchiere di vino davanti e col sigaro in bocca. Ricorsero gli anni della scuola e si raccontarono le vicende successe dacchè non si erano visti. Odoardo, modesto per sua natura, attribuiva a una combinazione fortunata l'aver potuto trovar così presto un ufficio onorevole e lucroso. Qualche volta gli pareva che la responsabilità fosse superiore alle sue forze, ed era tentato di rinunciarvi. Nel complesso però non si trovava male; la vita attiva, faticosa si confaceva al suo fisico robusto; alcune delle qualità richieste per la miniera sentiva di averle. Non mancava di coraggio, di sangue freddo, di perseveranza.--Ma son sempre stato corto di cervello, questo è il guaio--egli soggiungeva picchiandosi il fronte.
E poichè Roberto rideva.--No, no, parlo sul serio--continuava il Selmi, mentre vuotava allegramente uno dopo l'altro i bicchieri di vino;--capisco che sono un buon generale di divisione, ma non sono un buon generale in capo. E c'è stato dell'egoismo nel consigliarti di venir qui; sentivo che tu avresti supplito alle mie deficienze.
--Io?
--Sì, sì, vedrai.... Oh me lo ricordo bene ch'eri il primo della tua classe.
--Questo vuol dir molto!.... Si è portenti in iscuola e asini fuori.... e viceversa.... Eh, caro Selmi, la voglia di far bene la ho, ma volere non è sempre potere.... E sa Iddio se riuscirò anche negli uffici che mi destini, e che, tra parentesi, ignoro ancora quali siano precisamente.
--Domani intanto faremo un giro per la miniera, che tu devi conoscere in ogni sua parte.... Vedrai i lavori compiuti, i lavori progettati, e ti formerai un'idea delle difficoltà vinte e di quelle che restano da superarsi. Ti presenterò ai minatori; c'è della scoria, ma c'è anche della brava gente.... A proposito, hai un revolver?
--No.... Perchè?
--Perchè in questi luoghi il revolver bisogna sempre averlo. Te ne darò uno io.
--Siamo dunque sul piede di guerra?
--Tutt'altro. Ma è opportuno di far sapere che non si sarà mai colti alla sprovvista.
--_Si vis pacem, para bellum_--esclamò Roberto con una risatina.
--Appunto. Col latino non ho confidenza, ma questo motto lo conosco. Del resto, tu per ora sei addetto all'amministrazione, ma se ci troverai gusto, credo che finirai a poter occuparti della miniera. Bisogna prima che tu metta un po' d'ordine alla contabilità. Tuo padre era un bravo uomo d'affari, e qualche cosa avrai imparato da lui.
--Molto poco; pure mi ci proverò, ma ti confesso che, nella mia qualità d'ingegnere, preferirei occuparmi di cose tecniche.
--Te ne occuperai a suo tempo: sta sicuro; ho intenzione di farti il mio capo di stato maggiore.... Ma ecco di nuovo mia sorella.
--Forse il signor Roberto è stanco--disse la giovinetta entrando.--Se vuole che lo accompagni nella sua camera.
--Stanco no--egli rispose--ma non so le abitudini della miniera.
--Abitudini da montanari--osservò il Selmi.--Coricarsi presto e alzarsi presto.... Alle sei sono già nel sotterraneo. A ogni modo, per te che sei nell'amministrazione non ci sarà adesso un orario così faticoso.... Domani verrò a prenderti alle otto e mezzo, dopo la mia prima ispezione.
--E adesso che ore sono?
--Le nove passate.
--Chiacchierando s'è fatto tardi.... Vado dunque.... Se la signorina Maria m'indica la strada.
--Verrò io stessa,--disse la ragazza.
Riprese la candela, che non aveva ancora spenta, e si avviò. Roberto la seguì dopo aver stretto cordialmente la mano all'amico.
Maria salì una piccola scala, infilò un corridoio e si fermò davanti a un uscio.--Eccoci--ella disse--non s'immagini di trovare una bella camera.... Però, domattina, aprendo le imposte, godrà di una magnifica vista. È tutto quello che ci può esser qui.
Dopo questo preambolo, la giovinetta entrò nella stanza, ch'era piccina, modesta, a muri bianchi, ma pulita assai.
--Se le manca qualche cosa, non ha che da suonare il campanello--ella soggiunse.--Dall'altra parte del corridoio dorme la Caterina, la nostra donna di servizio. Vede quell'uscio?--e additò un usciolino laterale.--Lì c'è una camera ove di giorno lavoro, stiro, inamido la biancheria; ma potrà servirsene anche lei; già io non ci sto mica da mattina a sera... e in ogni modo non disturbo.... Faccia conto che sia un salotto... Qui su questo tavolino ha il necessario per iscrivere... non so se le penne le accomoderanno; son quelle che adopero io.... per la nota del bucato.... Ecco l'armadio, ove riporrà la roba del baule, che è la, nell'angolo.... O piuttosto, non ne levi adesso che quello che le è indispensabile; pel resto l'aiuterò io domani... Buona notte....
Maria accese una candela che si trovava sul tavolino, diede ancora un'occhiata in giro per veder se tutto era in ordine; quindi strinse la mano a Roberto, e lo lasciò solo.
L'ingegnere Arconti non ebbe agio per quella sera di fermarsi a considerare la rustica semplicità della stanza che gli era assegnata dai suoi ospiti; un prepotente bisogno di riposo lo vinse e si coricò all'ora stessa in cui, a Milano, soleva uscir di casa per recarsi alla _Scala_ o al _Club_.
IX.
Roberto dormì tutto d'un fiato sinchè la luce del giorno, penetrando nella camera attraverso gli spiragli delle imposte mal commesse, venne a svegliarlo ad un tratto. Balzò dal letto, si vestì a mezzo, e corse a spalancar la finestra. Maria aveva avuto ragione. La prospettiva era bellissima, e una leggera nebbietta che velava i piani più bassi del quadro non faceva che dar risalto maggiore all'insieme. Non era lo spettacolo imponente che Roberto aveva goduto in qualche punto dell'Alta Italia, ove le Alpi cinte di nevi fanno cornice ai boschi d'abeti e ai torrenti impetuosi; era una natura calma e serena, che attraeva e riposava lo sguardo. La casa sorgeva sopra una collina abbastanza elevata; a destra e a sinistra si vedevano altre collinette, dietro a cui spuntava qualche cima più ardua, più nuda, che lasciava indovinare i prossimi Apennini. Di fronte, verso levante, si stendeva a perdita d'occhio una pianura ubertosa, seminata a cereali ed a canape e frastagliata di mandorli, di viti, d'ulivi. Nè mancavano altri alberi, che con l'abbondante fioritura davano larga promessa di frutti. A capo di lunghi filari di pioppi o in mezzo a brune macchie di cipressi biancheggiava qualche casinetto di campagna illuminato dai primi raggi del sole. Qua e là, sulle pendici o nel piano, un campanile intorno al quale si stringevano poche case. Un fiumicello mezzo asciutto portava con tardo passo le sue scarse acque verso l'Adriatico di cui, a cielo perfettamente sereno, si sarebbe potuta distinguere la striscia azzurra al lembo estremo dell'orizzonte.
Il nostro giovinotto rimase per alcuni minuti appoggiato al davanzale della finestra. Egli non vedeva di là nè l'apertura del sotterraneo, nè il capannone sotto al quale eran collocati i forni delle fusioni, nè alcuna delle principali officine addette alla miniera, e per un momento avrebbe potuto credersi in villa presso un amico, se non lo avesse richiamato alla realtà delle cose l'odore di zolfo che si spandeva per l'aria, e il via vai delle squadre dei minatori che si davano il cambio. Roberto guardò l'orologio. Non erano che le sei. Ci volevano due ore e mezzo prima che Odoardo venisse a prenderlo, e l'Arconti arrossiva di starsene lì in muta contemplazione mentre l'opera del giorno era principiata pegli altri. Anch'egli doveva lavorare, anch'egli doveva lottare.
Lasciò la finestra e si accinse a terminare la sua _toilette_. Pure, a questo punto, lo prese una tristezza invincibile. Girò gli occhi intorno, e avvertì più viva che mai tutta la differenza tra l'ieri e l'oggi. Quell'asciugamano pulito, ma ruvido, appeso a un chiodo infisso nel muro, quel piccolo specchio malamente inquadrato in una cornice di carta pesta, quella brocca e quel catino di terraglia ordinaria, quelle pareti nude senz'altro fregio che un filo celeste alla base, il complesso insomma di quella camera, che la sera innanzi aveva appena osservata, lo ammoniva che la sua esistenza di giovinotto elegante era finita per sempre, ed era finita non solo in teoria, ma in pratica. Ed è appunto nella pratica che si manifestano le difficoltà maggiori. Poichè l'essere in massima disposti a tutti i sacrifici non toglie che il peso dei sacrifici si senta quando si comincia a compierli.
E ora pell'Arconti il Rubicone era passato davvero, ora s'inaugurava la vita nuova, una vita che imponeva il rifiuto di ogni raffinatezza, di ogni superfluità. Non era senza un certo imbarazzo che egli guardava la sua camicia diligentemente insaldata, e faceva il nodo alla sua cravatta di seta, e passava nell'occhiello i bottoni di pietra dura de' suoi polsini; e mentre si ravviava i capelli davanti allo specchio, era combattuto fra la vecchia abitudine di spartirli col pettine e il timore di rendersi ridicolo con una acconciatura troppo ricercata. Per quanto semplice fosse il suo abbigliamento, egli sentiva che agli occhi di quella popolazione di minatori egli doveva parere come un animale esotico, o peggio ancora, come un gingillo di porcellana che non si può toccar senza romperlo. D'altra parte, le ulteriori trasformazioni che gli sarebbe convenuto subire per acquistare il _color locale_, per diventar simile, per esempio, a Odoardo Selmi, lo empivano d'un segreto sgomento. Che avrebbe detto Lucilla a vederlo cambiato in tal modo?
E Lucilla intanto gli sorrideva dall'album ch'egli teneva aperto sul tavolino, ed era così bella, così bella! Roberto non ebbe il coraggio di disgustarla, e finì di vestirsi come se avesse dovuto passare da lei. Indi si affacciò alla finestra.
Proprio sotto la finestra c'era in quel momento Maria, chinata a dar da mangiare ai pulcini.
--Buon giorno, signora Maria--disse Roberto.
Ella alzò la testa, e rispose sorridendo:--Buon giorno, signor Arconti. Bella occupazione, non è vero, la mia? Ma credevo che dormisse ancora....
--Le strane idee ch'ella ha di noi cittadini...
--Ebbene, giacchè è alzato, vuol scendere?
--Sicuro.
--Scenda allora, le darò il caffè e latte... E poi la condurrò un poco in giro.
Roberto fu in due salti nel salotto ove aveva cenato la sera innanzi e ove la Caterina stava spolverando i mobili. Anche di quel salotto gli era sfuggita la sera prima la rustica semplicità. Nel mezzo una tavola rotonda dal piano non levigato e dalle gambe tentennanti, a una parete una credenza di legno comune, la cui cornice non correva parallela al soffitto, ma, prolungata, avrebbe fatto con esso un angolo acuto, in giro alcune sedie di paglia, sui muri quattro litografie a colori rappresentanti le quattro stagioni.
Maria s'era dileguata, ma comparve di lì a pochi secondi con un vassoio sul quale c'era una tazza di caffè e latte e alcune fette di pane.
--Troverà il latte piuttosto cattivo--osservò la giovinetta.--Odoardo ricorda sempre quello di Milano... Qui bisogna avvezzarsi a una vita di privazioni.
--Però--rispose Roberto--quest'aria libera, questi ampi orizzonti hanno anch'essi il loro prezzo.
--Ah sì. Mi pare che fra muri non ci potrei vivere...
--A Milano non c'è mai stata?
--Che? Quando c'era Odoardo si viveva coi miei genitori nel nostro paesuccio. Città grandi non ne ho nemmeno vedute... E forse non ne vedrò mai.
--O che dice? È tanto giovine.
--Del resto, che importa?--ella soggiunse stringendosi nelle spalle.--Si sta bene così.
--Ha ragione--replicò Roberto con accento convinto, mentre deponeva la tazza del caffè e latte.
--Dunque vuol uscire?
--Eccomi.
--Non ci si può dilungar troppo perchè alle otto e mezzo deve trovarsi con mio fratello. Dalla parte della miniera andrà con lui. Noi scenderemo al villaggio per una scorciatoia. Passi.
Quando furono all'aperto, la giovinetta si avviò per un sentiero scosceso saltando da un sasso all'altro con l'agilità d'un capriuolo. Roberto, per non esser da meno di lei, faceva prodigi d'equilibrio. A un tratto Maria ebbe uno scrupolo.--Vo troppo presto?
--Oh scusi--rispose l'ingegnere in tono semiserio--sono alpinista anch'io.
--Davvero?
Egli le spiegò ch'era ascritto al Club alpino, che aveva la sua brava aquila da poter appuntare al cappello, ma che in fondo non aveva bazzicato molto con le montagne.
--Io, che non sono di nessun Club e che non ho nessun'aquila, sono più alpinista di lei--osservò Maria, sorridendo.
Si sentì il mormorio dell'acqua corrente.
--Eccoci al nostro gran fiume--disse la ragazza.--Ora va umile e dimesso, ma nell'inverno è ben altra cosa. Qualche volta fa il cattivo, minaccia la strada e spianta gli alberi.
Giunti sulla via carrozzabile, incontrarono due barocci tirati da muli e carichi di pani di zolfo.
--È zolfo della miniera?--chiese Roberto.
--Non della nostra; d'un'altra più addentro nei monti. E qui abbiamo una raffineria.
Era un fabbricato a un sol piano, dal tetto ingiallito che destò nell'Arconti una vaga reminiscenza dei risotti milanesi.
Due operai ritti sulla soglia salutarono Maria e guardarono con una certa curiosità il bel giovinotto ch'era con lei. Un cane le si avvicinò agitando festosamente la coda. Ella si chinò un momento a lisciargli il pelo.
--La conoscono tutti qui, uomini e bestie--osservò Roberto.
--Sicuro; siamo buoni amici anche noi, non è vero, Leone?... Che cosa c'è?
Questa domanda un po' in forma di rimprovero era rivolta al cane, che s'era permesso di digrignare i denti all'indirizzo dell'Arconti.
Le parole della ragazza disarmarono subito i sospetti di Leone, che si accostò all'ingegnere, lo fiutò, e poi strofinò il muso sulle sue gambe lasciandovi una traccia di zolfo.
Maria si mise a ridere.--Bisogna pur che ci si avvezzi--ella disse a Roberto, il quale si spolverava i calzoni col fazzoletto bianco.--Chi va al mulino s'infarina, e qui lo zolfo non si schiva mai.... Veda il povero Leone come ha la coda e le orecchie gialle.
L'Arconti osservava i suoi vestiti eleganti con lo stesso imbarazzo che avrebbe provato trovandosi in arnese contadinesco a una festa di ballo tra le signore scollate e gli uomini in coda di rondine.
--E questa è Valduria--ripigliò la giovinetta.
Saranno state un venti case distribuite ai due lati della via, alcune assai miserabili, altre d'aspetto abbastanza civile e di costruzione recente. C'era un Ufficio postale, una stazione di carabinieri, un botteghino di caffè e _liguori_, un paio di bettole, teatro di magnifiche sbornie, un banco di macellaio ove la domenica si vendeva per carne di manzo della carne di vacca, una farmacia nella quale all'imbrunire i magnati del luogo discorrevano di politica. La chiesa sorgeva isolata sopra un piccolo rialto di terra.
Il villaggio si trovava sulla sponda sinistra del fiume; subito dopo le ultime abitazioni c'era un ponte di pietra che metteva alla riva opposta, e che per quella mattina segnò il punto estremo della passeggiata.
Maria non ricondusse però l'ingegnere Arconti per la medesima strada, ma prese una viottola che saliva a zig-zag sul dorso della collina.
--Mi lascia fare una visita, non è vero?--ella domandò al suo compagno.
--Si figuri.
--Oh una visita di due minuti dalla madre d'uno de' soprastanti ch'è infermiccia.... Ma c'è Giorgetto qui--ella soggiunse vedendo un bimbo che si teneva le mani sugli occhi.--Piangi, Giorgetto? Cos'hai?
E corse verso il fanciullo, che poteva avere sei anni e che apparteneva anche lui a una famiglia di minatori.
Giorgetto spiegò con molte lagrime la immensa sventura che gli era toccata. Paolino, il pessimo Paolino, il figlio del direttore della raffineria laggiù, gli aveva tolto a forza un bel bastoncello che il suo babbo aveva tagliato per lui da un albero il giorno prima... Oh lo direbbe al babbo e Paolino starebbe fresco.... Adesso era andato da quella parte.--E segnò col dito alla sua destra.--Se Maria potesse raggiungerlo e dargli uno scapaccione.
--Che spirito vendicativo!--osservò sorridendo la giovinetta.--Non sarebbe meglio far così?
Ella si alzò in punta di piedi, e sfrappò un ramo da un arbusto che cresceva lungo il sentiero. Poi levato di tasca un grosso temperino che aveva una lama adunca a foggia di roncola, spogliò in un momento quel ramo delle sue foglie, ne spianò i nodi e ne fece un bastone simile a quello di cui Giorgetto piangeva la perdita. Il bimbo, nel ricevere il prezioso regalo, spiccò un salto per la consolazione.
--Che armi ha!--esclamò Roberto con piglio scherzoso.
--Non è vero? Sono formidabile.
Salirono in silenzio fino a una casa bianca d'aspetto modesto, ma pulito.
--Se non vuol entrare, mi aspetti qui--disse Maria.--Mi spiccio subito.... Veda, può seder su questo muricciuolo.
--Ebbene, Gertrude, come va stamattina? Già alzata?--cominciò la ragazza avvicinandosi carezzevole a una vecchia che lavorava di calze davanti alla tavola d'una cucina a pian terreno.