Chapter 4
--Non ancora--disse il signor Mariano. E soggiunse rivoltosi di nuovo a suo figlio:--Povero Roberto! S'io fossi vissuto alcuni anni di più, o se fossi stato meno imprevidente, che avvenire poteva essere il tuo!... Con tanto ingegno, con tanta cultura!... Le lotte della politica, i trionfi del Parlamento, chi sa che cosa ti avrebbe aspettato!... E l'ambizione più santa dei padri è che i loro figliuoli salgano ov'essi non hanno potuto salire, ottengano ciò ch'essi non hanno potuto ottenere.... E invece....
--Oh babbo--interruppe il giovane--tu non sai che male mi faccia a sentirti a parlare così.... tu mi lasci ciò che vale più della fortuna di un Rothchild; mi lasci l'esempio della tua vita, della tua energia, della tua probità.... Fin ch'io respiri, ti benedirò sempre, tu il migliore, tu l'ottimo dei padri....
--Grazie--bisbigliò il signor Mariano--grazie, figliuol mio.
E lasciò cader la testa sui guanciali. A un cenno di Roberto, il medico si chinò sul moribondo.
--La lucerna si spegne--disse con un filo di voce l'Arconti, riconoscendo il dottore.
La sua pupilla si dilatò straordinariamente come se volesse arrestare le ultime immagini della vita; un fremito gli corse tutte le membra; la mano che Roberto teneva stretta nella sua si contrasse ed irrigidì. Successe una breve agonia, e poi la morte.
Non si durò poca fatica a trascinar via Roberto, che s'era gettato bocconi sul letto del defunto e non voleva staccarsene. Alla fine egli si lasciò condur da sua madre, la quale capì che cosa significava quella venuta e si abbandonò senza freno alla sua disperazione. Ma, come accade nei caratteri deboli e malati, il suo dolore prendeva le forme più stravaganti ed assurde, e a' suoi lamenti ella mesceva ingiuste accuse contro gli altri. L'infermità di suo marito era stata trascurata perchè non s'era voluto dir niente a lei. Se la si fosse avvertita in tempo, ella avrebbe ben saputo evitar la catastrofe. Un po' di svago, un po' di riposo avrebbe vinto appieno la malattia. Invece Mariano s'era ammazzato a forza di lavoro, e la seduta pubblica del maggio gli aveva dato l'ultimo crollo. Bisognava tener responsabile l'_Unione_ della disgrazia.... Già a questo proposito ella aveva _le sue idee_, da cui non si doveva sperar di rimoverla.
Poi, s'interrompeva per battere i piedi, per prendersi la testa fra le mani e strapparsi i capelli, e gridava ch'ella era la più disgraziata delle donne, che in casa nessuno aveva tenuto conto di lei, nemmeno Mariano, che il meglio ch'ella poteva fare era di morire, e via di questo tono.
Quando Roberto s'avvide che nè le sue parole, nè le sue carezze potevano calmare sua madre, egli cedette al bisogno irresistibile che provava di rimaner solo, e andò a chiudersi nella sua camera da studio. Avrebbe veduto volontieri, oh quanto! una persona, ma quella persona non c'era. La signora Dal Bono non aveva stimato opportuno di condur Lucilla ad assistere ad una così dolorosa tragedia, nè si poteva darle torto.
Seduto su una poltrona, coi gomiti appuntati sulle ginocchia, con la faccia nascosta tra le mani, il giovine rimase a lungo come trasognato. Le lagrime gli si erano rasciugate sul ciglio, non piangeva più, non pensava nemmeno; vedeva passarsi confusamente davanti agli occhi le terribili immagini degli ultimi giorni, vedeva il suo babbo adorato steso senza moto sul letto, ma credeva ancora di vaneggiare, credeva che non fosse il suo babbo. Da mesi e mesi la catastrofe era prevista, era ritenuta inevitabile, eppure, in quel dormiveglia dello spirito, Roberto non sapeva ancora capacitarsi ch'essa avesse colpito la sua casa. Curioso stato dell'animo, nel quale si ha la coscenza dei fatti avvenuti, ma si presume ch'essi siano avvenuti ad altri che a noi.
Alla lunga Roberto si risentì dal suo torpore, si guardò intorno, e si alzò da sedere. Che brividi aveva per l'ossa! Si avvicinò alla finestra. La pioggia batteva sui vetri; non uno squarcio azzurro nel cielo; per quanto la pupilla si protendeva lontano era una sola nuvola, grigia, uniforme, ampia come la volta del firmamento. Roberto si mosse di nuovo e diè un'occhiata alle sue biblioteche. I suoi libri, i suoi cari amici, la cui schiera era cresciuta con lui, essi che avevano alimentato il suo pensiero, che avevano svegliato la sua immaginazione, erano lì raccolti in bell'ordine, legati quasi tutti in marocchino col titolo in oro sul dorso, a ricordargli un tempo finito per sempre, il tempo dei cari studi, degli ozi fecondi, dell'agiatezza. Molti tra quei libri glieli aveva regalati suo padre, o nel giorno della sua festa, o al capo d'anno, o dopo gli esami, o in altra ricorrenza qualsiasi, chè già al signor Mariano non mancavano mai pretesti per far regali, E con che gusto eran scelti! C'era il meglio di cinque letterature, la latina, l'italiana, la francese, la tedesca, l'inglese. Poi c'erano i volumi comprati da lui, spendendo buona parte della mesata che suo padre aveva cominciato a passargli quando aveva compiuto i dodici anni e che gli aveva a grado a grado aumentata col passar del tempo. Egli non aveva da pensare che a' suoi minuti piaceri e a provvedersi i suoi testi di scuola. S'era quindi formato una buona biblioteca scientifica, che poteva essergli preziosa anche in avvenire.
Ah, la sua camera da studio! Quante ore liete vi aveva passate! Come in essa tutto gli rammentava la sua infanzia gioconda, la sua adolescenza felice e cinta d'affetto! Quando i suoi condiscepoli venivano a visitarlo--oh!--essi dicevano--il tuo non è uno studio, è una reggia.--Quei mobili così di buon gusto, quel parafuoco che la sua mamma gli aveva ricamato, quel tagliacarte d'avorio, dono di Lucilla, quei gingilli sparpagliati sulla consolle, quelle stampe appese alle pareti, quel ricco album di fotografie, tutto insomma rivelava un'esistenza confortata dagli agi e dalla tenerezza domestica. Poi i cassetti della sua scrivania chiudevano altri tesori. In uno v'erano i suoi versi, poichè il suo ingegno aveva pari disposizione per le lettere e per le scienze, e i suoi versi, senz'essere capolavori, erano spontanei, affettuosi; in un altro c'era una cartella co' suoi disegni; progetti di fabbriche con le relative piante, cogli spaccati e coi vari dettagli decorativi; più basso si trovavano i suoi quaderni, i suoi calcoli algebrici, le sue formule, tutti i ricordi insomma della scuola.
Ah, la sua camera da studio! Com'ella si rallegrava quando Lucilla vi faceva una rapida apparizione col pretesto di veder una nuova litografia, di prender un libro, oppure, senza tanti preamboli, per salutarvi il suo amico. Vi restava per tutta la giornata come un torpore di sole, come un profumo di fiori. Ma non era soltanto la venuta di Lucilla che vi era cara e desiderata. Spesso il signor Mariano entrava nel santuario di suo figlio, e vi si tratteneva per un paio d'ore a fumare e a discorrer di mille cose. Pareva impossibile come in mezzo a tante faccende il signor Mariano conservasse una freschezza di fantasia da disgradarne un giovine che si affaccia alla soglia dell'esistenza, come sapesse tenersi a giorno di tutte le novità scientifiche e letterarie, come in tutti gli argomenti riuscisse a essere un colto e amabile parlatore. I condiscepoli di Roberto non s'infastidivano della sua presenza, non ammutolivano davanti a lui, ma rimanevano stupefatti di tante cognizioni e di tanta festività.
Ma ormai questa camera da studio non aveva più pregio pel nostro giovine. Essa apparteneva al passato, apparteneva al periodo felice della sua vita, a quel periodo che la morte di suo padre chiudeva per sempre.
E in ogni modo, fino a quando avrebbe potuto rimanervi? Gli era pur forza romper gl'indugi, rinunciare agli agi, gettarsi a capo fitto nella lotta. Forse suo padre s'apponeva al vero rimproverandosi di averlo avvezzato troppo bene. Oh! d'ora in poi non avrebbe camminato sui soffici tappeti, non avrebbe potuto adagiarsi nelle poltrone a molle e fumare il sigaro contemplando gli stucchi del soffitto. Chi sa quale sarebbe stata la sua prima tappa nel viaggio faticoso? Anche rimanendo in Milano (ed egli contava di andarsene per sottrarsi alla tentazione di continuar nelle vecchie abitudini), anche rimanendo in Milano gli sarebbe stato indispensabile cambiar casa, e questo era anzi uno dei primi provvedimenti a cui egli doveva persuadere sua madre.
Roberto non si dissimulava le infinite difficoltà che lo aspettavano al varco, ma egli non era accasciato sotto il peso di queste; sentiva in sè una fibra virile più atta a spezzar gli ostacoli che disposta a lasciarsi spezzare. Ciò che l'opprimeva era il peso del suo dolore. Oh il suo povero babbo! Il suo povero babbo!
I tristi uffici che la morte impone nelle case da lei visitate non consentirono a Roberto di perdersi in troppo lunghe meditazioni. Alcuni amici suoi e amici del defunto si erano offerti di alleggerirlo di molte cure strazianti: egli li ringraziò, ma volle far quasi tutto da sè. Scrisse di suo pugno gli avvisi mortuari, diede egli stesso tutte le istruzioni pei funerali. Sua madre, in un momento di calma, l'aveva fatto chiamare, aveva voluto veder l'avviso che le era parso troppo semplice, e con la frivolezza vanitosa ch'era una delle sue caratteristiche, gli aveva detto:--Bada di far le cose per bene. I funerali del tuo povero padre devono esser splendidi.... Bisogna che tutta Milano si accorga dell'uomo che ha perduto.... E che vi siano necrologie su tutti i giornali.
A questo punto s'era messa a piangere.... Poi aveva imposto a Roberto di spedir gli inviti a parecchie famiglie dell'aristocrazia con cui ella era in qualche relazione.--Non siamo da meno di loro.... E voglio saper esattamente chi sarà venuto e chi no.... per regolarmi in avvenire.
La signora Federica parlava sempre dell'avvenire come s'esso avesse potuto esser uguale al passato, come se non ci fosse per lei la necessità di cambiar radicalmente il suo sistema di vita.
Comunque sia, il desiderio della signora Federica circa allo splendore del servizio funebre fu pienamente esaudito, non tanto pel lusso della cerimonia, quanto pel concorso delle pubbliche rappresentanze e dei cittadini. Il cavaliere Arconti poteva aver avuto i suoi difetti, poteva aver abusato alquanto della sua influenza nell'_Unione_ per trascinare la Società a qualche impresa un po' arrischiata e non conforme appieno all'indole dello Statuto, ma le sue qualità eminenti d'ingegno e di cuore, ma i sacrifizi da lui fatti in ogni tempo per la sua patria gli avevano creato numerose simpatie e avevano reso generale il compianto per la sua fine immatura. Vecchi commilitoni del 48, antichi conoscenti perduti di vista da un pezzo, Associazioni operaie che noveravano il cavaliere Mariano fra i membri onorari, avevano voluto far atto di presenza intorno alla sua bara, insieme agli amici più intimi, alle rappresentanze del Municipio e della Camera di Commercio, ai consiglieri, agli impiegati e a molti azionisti dell'_Unione_, accorsi, malgrado le recenti vicende, a rendere un estremo omaggio al già onnipossente direttore della società. Nè erano mancate le carrozze dell'aristocrazia, il cui intervento stava tanto a cuore alla signora Federica. E in mezzo al dolore sincero ch'ella provava, quand'ella ebbe la relazione del funerale, quando seppe che il carro mortuario era stato seguito dall'equipaggio di casa X e di casa Y, quando lesse le numerose necrologie comparse nei principali fogli della città, non potè a meno di prender un'aria di trionfo e di esclamare:--Oh gli Arconti sono qualche cosa in Milano!--indi la signora Federica ebbe un'_idea_, una delle sue solite idee. Bisognava ordinare al Vela la statua di Mariano. Non era possibile che Mariano non avesse un monumento, mentre lo avevano tanti asini e tanti farabutti.
VI.
Erano giorni ben tristi per Roberto. Tutte le difficoltà della sua nuova situazione gli si affollavano addosso imperiose e gli toglievano quasi il respiro. In primo luogo, non era piccola noia per lui il dover combattere le _idee_ strampalate che nascevano come funghi nel cervello balzano della signora Federica. Sappiamo che le era venuto il ghiribizzo del monumento; poi s'era fitta in capo che si avesse da far causa all'_Unione_; finalmente una mattina era entrata per tempissimo in camera di suo figlio a suggerirgli un'operazione sui fondi turchi. Un amico d'una sua amica aveva guadagnato una bella sommetta in una speculazione simile, ed ella non capiva perchè Roberto non dovesse tentar la fortuna. _Chi non risica non rosica_,--ella soggiungeva sentenziosamente. Il giovane cercava alla meglio di persuader sua madre a lasciarlo cheto, ma non vi riusciva che a mezzo. Poichè, sebbene la signora Federica non rimanesse a lungo sopra un pensiero, appena le era passata una fantasia gliene veniva un'altra, e la sua mente era un'instancabile officina di fuochi artificiali.
Comunque sia, questa non era che una delle tante brighe di Roberto. Quantunque egli avesse consentito a farsi aiutare da qualche amico in alcuni uffici di minor conto, come scambio di biglietti, ringraziamenti ai giornalisti, ecc. ecc., c'erano lettere a cui doveva rispondere egli stesso, c'erano visite ch'egli non poteva ommettere, nè poteva delegare ad altri. E ciò gli lasciava pochissimo agio di occuparsi delle cose più serie, vale a dire di cercar l'impiego che gli era tanto necessario. Aveva scritto alla direzione delle Ferrovie meridionali per sentire se fosse ancora disponibile il posto che gli era stato offerto mesi addietro in Calabria, ma quel posto non c'era più; era stato dato da tre mesi a uno dei sessant'otto postulanti che s'erano presentati. E da ogni parte gli si rispondeva che bisognava aver pazienza, che il paese attraversava un periodo di crisi, che tutte le aziende pubbliche e private rigurgitavano di personale, che in ogni modo si sarebbe veduto, si sarebbe cercato; era giovine tanto, l'avvenire era per lui. Parole, sempre parole, nulla più che parole--egli osservava malinconicamente.
Una mattina, reduce da alcune faccende, egli trovò nel suo studio uno de' più servizievoli amici suoi, il giovane ingegnere Giorgio Leoni, il quale stava scrivendo gli indirizzi su alcune buste che contenevano delle carte da visita. Oh--disse Roberto--guardando uno di quegli indirizzi.--Selmi aveva mandato il biglietto?
--Sì, eccolo qua.
Roberto lesse: _Odoardo Selmi, miniera di Valduria in Romagna_. Indi soggiunse, rivolgendosi al suo amico.
--Lo sapevi che egli aveva quest'impiego?
--Io no. Da quando ha finito il Politecnico, e lo ha finito un anno prima di noi, io non ne avevo più saputo novella.
--A ogni modo, fu una cortesia il ricordarsi di me in questa circostanza. Gli si era mandata la partecipazione?
--No....
--Avrà letto qualche necrologia sui giornali.
--Povero Selmi--soggiunse Leoni--era un ottimo diavolaccio, leale, affettuoso, ma non era un'aquila, nè aveva una grande istruzione.
--Era paziente, attivo.... Non so se avesse famiglia....
--I genitori eran morti.... Deve aver avuto una sorella minore. Forse si sarà maritata.... La nominava spesso.
--Ebbene, intanto egli ha un impiego.
--Sì, in una miniera. Bel gusto! C'è da morire di malinconia.
--Chi sa?
Roberto si allontanò dall'amico e andò verso la sua scrivania, ove s'immerse nell'esame di alcune carte. Ormai egli possedeva tutti gli elementi necessari per farsi un'idea esatta della situazione economica della famiglia. I conti non s'eran fatti aspettare; appena morto il cavalier Mariano, i vari creditori s'erano affrettati a mandar le loro polizze; dal canto loro, i nuovi preposti all'_Unione_, non avevano perduto troppo tempo. Avevano trasmesso a Roberto una copia della partita del defunto Direttore, partita che, per i prelevamenti fatti nell'anno, si saldava con un piccolo _deficit_, anche accettando il bilancio quale era stato presentato all'Assemblea generale e tenendo conto del dividendo sulle dieci azioni del cav. Mariano. Tuttavia la Società dichiarava non solo di rinunciare al ricupero del suo credito, ma altresì di assegnare alla vedova del benemerito Direttore per una volta tanto la somma di dieci mila lire. Quantunque fosse una soluzione men disastrosa di quello che si poteva attendere con gli umori che spiravano nella Società, la signora Federica montò sulle furie, disse che diecimila lire erano un insulto, che dovevano essere almeno quarantamila, e che bisognava assolutamente far lite, nè si lasciò convincere del contrario dalle ragioni di Roberto. Bensì le venne in soccorso anche questa volta la sua insanabile leggerezza, che di lì a brevissimo tempo le fece volger ad altro il pensiero.
--Insomma--ella chiese un giorno a suo figlio--si può saper positivamente quello che ci resta, pagati tutti i debiti?
Roberto l'aveva detto altre volte, ma non ebbe nessuna difficoltà di ripeterlo.
--Le diecimila lire dell'indennità--egli rispose--possiamo ritenerle assorbite dalle vecchie passività e dalle spese straordinarie di questi mesi; ci restano ancora le tue ventimila lire di dote investite in rendita, le dieci azioni dell'_Unione_ che appartenevano al babbo, cioè altre diecimila lire, le cinque azioni mie, le cinque tue, diecimila lire anche queste. Sono quarantamila lire da potersi realizzare a nostro piacere. Poi c'è l'impianto della casa, poi ci sono le tue gioie, che importeranno anch'esse qualche migliaio di lire....
--Non curiamoci delle gioie--interruppe la signora Federica.--Hai detto che c'è una quarantina di mila lire realizzabili quando si voglia?
--Sì. Ebbene?
--Ebbene--continuò la signora Federica--quarantamila lire sono un discreto capitale.
Roberto, che sapeva come in casa sua si fossero spese fino alla morte di suo padre circa trentamila lire all'anno, non potè a meno di sorridere.--Ti pare?--egli disse.
--Sicuro, non già per viverci sopra senza far nulla....
--In nome del cielo!--esclamò il giovine, cui non pareva vero di sentir dalla bocca di sua madre una cosa ragionevole.
--Un discreto capitale--proseguì la signora Federica--per farlo girare, per metterlo in commercio.
--In commercio? E chi dovrebbe metterlo in commercio?
--Oh bella! Tu stesso!... Vedi, Roberto, tu hai poca fede nel tuo ingegno.... E sì che l'ingegno non ti manca.... Ti manca l'iniziativa.... Capisco le tue obbiezioni alla proposta di far affari di Borsa.... Quelli lì han rovinato molta gente.... Ma il commercio è tutt'altra cosa.... E adesso anche i giornali dicono che ci sarà da guadagnare un bel gruzzolo di moneta nei grani.... Guarda piuttosto, guarda co' tuoi occhi.
Si tolse di tasca un numero d'un giornale, e segnò a suo figlio un articolo che cominciava con queste parole: «Tutto sorride quest'anno ai negozianti di cereali. La corrente dell'aumento è pronunziatissima, e non si fermerà così presto.»
--Cara mammina--disse Roberto, restituendo il giornale piegato alla signora Federica--quando ti persuaderai che di queste faccende me n'intendo un pochino più di te.... e che nemmeno i tuoi grani fanno al caso nostro?
--Il presuntuoso? Se ne intende?... Con quella pratica di mondo che ha! Non sa che criticar tutto, e non suggerisce nulla, e così si lascerà venir l'acqua alla gola.
Era uno strano modo d'invertire le parti, e Roberto si lasciò scappare un punto ammirativo, che la signora Federica rilevò alquanto stizzita.
--Già; e tu, che ridi sempre delle mie idee, potresti farmi sapere un po' quali sono le tue?
--Oh mi spiccio in due parole. Col primo del mese si cambia casa, si smette la carrozza, si licenzia la servitù, ad eccezione d'una persona....
--Questo vuoi fare?--proruppe scandalizzata la signora Federica.
--Sì, cara mamma--egli soggiunse, prendendole le mani nelle sue--e tu mi aiuterai, perchè sei buona, e non puoi volere che il tuo Roberto finisca coll'andare in prigione per debiti....
Ma la signora Federica non volle sentir altro. Si svincolò da suo figlio, e uscì dalla stanza gridando ch'era vittima della peggiore di tutte le tirannie.
Nondimeno, la sua resistenza si spuntava contro la volontà calma, ma inflessibile, di Roberto. Prima che si compisse il termine stabilito, egli aveva già posto ad effetto la massima parte dei suo programma. Lo splendido appartamento in via Monte Napoleone era stato mutato in un quartierino modestissimo in una delle nuove strade della città, la servitù s'era ridotta ad una persona, la carrozza era scomparsa, quantunque la signora Federica avesse dichiarato eroicamente che, piuttosto d'uscire a piedi, ella sarebbe rimasta in casa tutta la vita. Inoltre Roberto aveva provveduto in modo che sua madre non potesse disporre senza il suo consentimento della modesta sostanza che l'era rimasta. Ch'ella vivesse con la sola rendita non era possibile; però il capitale non doveva essere toccato che a poco per volta. Presto o tardi, Roberto sarebbe stato in grado di colmare il disavanzo co' suoi guadagni.
Del matrimonio non si parlava più che come di cosa remota. Il giovine Arconti sapeva che, prima d'acquistar il diritto di favellarne, egli doveva vincere ben altre battaglie che quelle combattute sinora. Ma egli vedeva spesso Lucilla, perchè le Dal Bono venivano sovente dalla signora Federica, e perch'egli si recava qualche volta a casa loro. Queste visite infastidivano il signor Benedetto, che ne rimproverava le sue donne; ma non osava proibirle direttamente a Roberto. Il temperamento focoso degli Arconti sbigottiva il valorosissimo uomo, il quale, durante la malattia del signor Mariano, s'era fitto in capo di avere anche lui un'affezione al cuore, e temeva che tutto potesse esacerbarla.
La signora Federica andava pazza per Lucilla, che le dava ragione in molte delle sue lagnanze contro il suo figliuolo, e specialmente in quella relativa alla carrozza.
--Roberto è un esagerato--diceva la ragazza con la sua frase preferita.--La carrozza non è una cosa di lusso. Chi c'è in Milano che stia senza carrozza?--Indi rivolgendosi a Gipsy, che l'accompagnava quasi sempre, soggiungeva sentenziosamente:--Ah Gipsy, questi uomini son proprio tutti d'uno stampo.... Su, bella, ritta, sulle due zampe di dietro.... così.... Brava, Gipsy, brava!
E la spensierata fanciulla batteva le mani alle prodezze ammirabili della sua cagnetta.
Roberto vedeva tutto con gli occhi di innamorato, e si sforzava di persuadersi che il tempo avrebbe dato a Lucilla la serietà che le mancava. Ch'ella gli volesse bene era certo, ed egli gliene voleva tanto!
Qualche volta egli riusciva ad aver un colloquio a quattr'occhi con lei, e usava della sua eloquenza, che non era poca, per convincerla ch'egli non poteva agir diversamente da quello che agiva.--Credilo--egli le diceva--è anche nell'interesse del nostro matrimonio che tengo questa via. Vedendomi assestato, economo, previdente, tuo padre avrà minor difficoltà a consentire alle nostre nozze, quando, ottenuta una buona posizione, io gli farò la domanda formale della tua mano.
--Sì, sì--rispondeva Lucilla, tentennando il capo--sarà verissimo che tutte le strade conducono a Roma, ma quella che hai scelta è la più lunga.... Con un po' di audacia....
--Oh! le ubbie della mamma....
--Ubbie fin che vuoi, ma intanto la famosa posizione che stai sempre aspettando non si vede....
--Si vedrà.
--Ci sposeremo a ottant'anni. Nella cronaca dei giornali cittadini del secolo venturo si leggerà: _Oggi si è celebrato davanti al Sindaco il matrimonio di due venerabili...._
--Zitto--interruppe Roberto, e le mise la mano sulla bocca.--Dimmi piuttosto, se in questo frattempo....
--In quale frattempo? Da oggi al 1920? Al 1930 forse?
--Bambina! Se nei tre o quattro anni ch'io impiegherò a conquistare il mio posto nel mondo, ti si presenterà qualche gran signore...
--E mi chiederà in moglie?
--Sì.
--Risponderò: signore, scusi tanto, ma sono impegnata. Come a una festa quando vi domandano una polka che si deve ballare con un altro.
--Non far queste similitudini....
--Oh l'uomo grave! Non permette scherzi....
--Se verrà qualche marchese, qualche conte con le sue nove palle sul biglietto da visita?...